Come Monsanto avvelena il Mondo da oltre 100 anni

 

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Come Monsanto avvelena il Mondo da oltre 100 anni

 

Il gigante degli OGM Monsanto questa settimana ha paralizzato la sua richiesta all’UE di approvare i “nuovi progressi tecnologici”, ma questo non significa che gli europei non devono temere per la loro salute. Oggi il nome Monsanto è associato principalmente agli OGM (organismi geneticamente modificati), ma uno sguardo alla storia della società mostra che il suo lavoro è stato collegato con aree molto diverse. Gli effetti di questo lavoro si fanno ancora sentire in tutto il mondo e in alcuni casi la scienza ha già dimostrato che hanno conseguenze estremamente dannose per l’ambiente e per la salute umana…

 

1. Saccarina

Nel 1901 John Francis Queeny ha fondato l’azienda Monsanto Chemical Works a St. Louis, Missouri, per la produzione di sostituti dello zucchero per la Coca Cola. Nei primi dei 70 diversi studi, tra cui uno studio del National Cancer Institute USA, questi rivelarono che la saccarina provoca il cancro nei ratti e altri mammiferi.

2. PCB (bifenili policlorurati)

Negli anni ’20 del secolo scorso, la Monsanto ha iniziato a produrre policlorobifenili, un elemento liquido refrigerante per trasformatori elettrici, condensatori e motori elettrici. Mezzo secolo dopo, l’Environmental Protection Agency statunitense ha presentato prove che i PCB causano il cancro negli animali e negli esseri umani. Nel 1979 il Congresso degli Stati Uniti ne ha vietato la produzione. La Convenzione di Stoccolma sui Contaminanti Organici Persistenti ha vietato i PCB in tutto il mondo nel 2001. Nel 2003, la Monsanto ha pagato oltre 600 milioni di dollari agli abitanti di Anniston (Alabama), dove sorgeva la produzione di queste sostanze chimiche, che hanno subito gravi problemi di salute come il cancro, malattie del fegato e malattie neurologiche. Secondo la ricerca condotta negli Stati Uniti nel 2011, questa sostanza chimica continua ad apparire nel sangue delle donne in gravidanza, mentre altri studi deducono un legame tra PCB e autismo.

3. Polistirolo

Nel 1941 Monsanto focalizzata sulla plastica e il polistirolo sintetico per l’imballaggio degli alimenti. Negli anni ’80 l’ Environmental Protection Agency USA lo ha classificato come il quinto prodotto chimico la cui produzione genera i rifiuti più pericolosi, ma viene ancora prodotto.

4. Armi nucleari e bombe atomiche

Nel 1936 la Monsanto ha acquistato i Laboratori Thomas & Hochwalt nell’ Ohio che divenne il suo Dipartimento Centrale di Ricerca. Tra il 1943 e il 1945 questo dipartimento coordinò i propri sforzi con il Comitato di Ricerca della Difesa Nazionale degli Stati Uniti e si dedicò alla purificazione e la produzione di plutonio, e perfezionare prodotti chimici che vengono utilizzati come inneschi per le armi nucleari.

5. DDT (dicloro difenil tricloroetano)

Nel 1944, la Monsanto è stata uno dei primi produttori del DDT per combattere le zanzare che diffondono la malaria. Fu utilizzato in modo intensivo come insetticida in agricoltura. Nonostante decenni di pubblicità della Monsanto, che ha insistito sul fatto che il DDT era al sicuro, infine gli effetti cancerogeni furono confermati e nel 1972 il DDT è stato vietato su tutto il territorio degli Stati Uniti. Oggi è noto che provoca infertilità e fallimenti nello sviluppo degli embrioni.

6. Doixina

Nel 1945 la Monsanto ha cominciato a promuovere l’uso di pesticidi chimici in agricoltura e prodotto l’erbicida 2,4,5-T, uno dei precursori dell’ Agente Orange contenente diossina. Le diossine si accumulano nella catena alimentare, soprattutto nel tessuto adiposo degli animali. Esse sono altamente tossiche e possono causare problemi di riproduzione e dello sviluppo, interessare il sistema immunitario, interferire con gli ormoni e quindi provocare il cancro.

7. Agente Orange

Nel 60 Monsanto è stato uno dei produttori dell’ Agente Orange, usato come arma chimica nella guerra del Vietnam. Come conseguenza dell’uso dell’Agente Orange circa 400.000 persone sono state uccise o mutilate, 500.000 bambini sono nati con difetti alla nascita, 1 milione di persone portatori di handicap o che hanno avuto problemi di salute, tra cui i soldati statunitensi esposti alla sostanza durante gli attacchi eseguiti. I rapporti interni di Monsanto mostrano che la società era a conoscenza degli effetti tossici dell’ Agente Orange quando lo ha venduto al governo degli Stati Uniti. Ma non finisce qui, infatti ora la Monsanto produce e commercializza l’erbicida più venduto al mondo, il Roundup, che contiene oltre il 70% di Agente Arancio, e che sta già causando gravissimi danni alla salute ed all’ambiente.
8. “Fertilizzanti” prodotti dal petrolio

Nel 1955 la Monsanto ha iniziato questa pratica, dopo l’acquisto di una raffineria di petrolio. Il problema è che i fertilizzanti prodotti dal petrolio rendono sterile la terra, visto che uccidono i microrganismi benefici del suolo.

9. Aspartame

L’aspartame è un dolcificante non calorico, che è 150-200 volte più dolce dello zucchero. E’ stato scoperto nel 1965 dalla multinazionale farmaceutica GD Searl. Nel 1985 Monsanto acquistò GD Searl e ha iniziato la commercializzazione del dolcificante con il marchio NutraSweet. Nel 2000 ha venduto il marchio. NutraSweet è postulato come l’elemento che è presente in 5.000 tipi di prodotti e viene consumato da 250 milioni di persone in tutto il mondo. E’ dichiarato sicuro per il consumo umano da più di 90 paesi. Nel febbraio 1994, il Dipartimento di Salute e Servizi Sociali degli Stati Uniti ha pubblicato l’elenco dei 94 effetti collaterali che la sostanza può avere sulla salute umana. Nel 2012, sulla base dei dati dell’Istituto Ramazzini (Italia) che è riuscito a testare gli effetti cancerogeni di NutraSweet nei ratti, la Commissione Europea ha chiesto di avviare un nuovo processo di rivalutazione di questo composto.

10. L’ormone della crescita bovino

La somatotropina bovina ricombinante (rBGH), detta anche ormone della crescita bovina, è un ormone geneticamente modificato della Monsanto che viene iniettato nel vacche da latte per aumentare la produzione di latte. Secondo diverse indagini, soprattutto europee, vi è un collegamento tra latte rBGH e cancro della mammella, cancro del colon e della prostata nell’uomo. Si evidenzia che il prodotto provoca gli effetti più gravi nei bambini per due semplici motivi: bevono più latte rispetto agli adulti e hanno meno massa corporea per elaborare i contaminanti del latte. L’ormone è vietato in Canada, Australia, Nuova Zelanda, Giappone, Israele, Unione Europea e Argentina.
(Fonte: http://www.vocidallastrada.com/2013/09/come-monsanto-avvelena-il-mondo-da.html )

La lista delle sostanze o prodotti della Monsanto che stanno distruggendo la salute e l’ambiente è ben più lunga di questa. Basti pensare agli OGM ed ai vari prodotti chimici ad essi associati ed ai gravissimi danni che essi stanno causando alla salute ed all’ambiente in molti Paesi del mondo dove sono stati introdotti. Molti di questi semi e prodotti chimici sono brevetti Monsanto.

La cosa ancora più assurda è che questo grande inganno degli OGM vuole essere fatto passare, dalle multinazionali biotech, come la soluzione al problema della fame nel mondo, delle carenze alimentari e delle difficoltà del settore agricolo. Tutto questo è falso! Ci sono ormai moltissime testimonianze di contadini e popolazioni disperate che affermano e evidenziano l’inutilità e la pericolosità degli OGM, erbicidi, pesticidi, fertilizzanti ecc.
fonte: http://laviadiuscita.net/come-monsanto-avvelena-il-mondo-da-oltre-100-anni/

Glifosato: l’Ue si rimangia che il pesticida sia cancerogeno e rinnova per altri 10 anni, così come imposto dalla Germania… D’altra parte cosa ci dovevamo spettare dal matrimonio Bayer-Monsanto?

 

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Glifosato: l’Ue si rimangia che il pesticida sia cancerogeno e rinnova per altri 10 anni, così come imposto dalla Germania… D’altra parte cosa ci dovevamo spettare dal matrimonio Bayer-Monsanto?

 

Glifosato, la Germania volta le spalle ai consumatori e dice sì

La Germania voterà Sì al rinnovo decennale del glifosato, con un pensierino anzi a chiedere addirittura l’autorizzazione per 15 anni, cioè il massimo consentito.

“Dopo due anni di trattative – commenta l’eurodeputato Marco Affronte, che segue con preoccupazione l’evolversi della vicenda – solo lo schieramento deciso di uno dei pesi massimi dell’Europa poteva cambiare gli equilibri sul rinnovo/non rinnovo del Glifosato (la cui autorizzazione per l’uso in Europa scade il 31 dicembre 2017). Quello schieramento è arrivato, purtroppo – pare certo – dalla parte sbagliata”.

Francia, Italia e Spagna non si sono sbilanciate, ma la posizione tedesca è ovviamente determinante.

Come mai, ci chiediamo, dopo l’astensione dello scorso anno questo cambiamento di fronte? “Pare che siano state le imminenti elezioni in Germania a far prendere alla Cancelliera la decisione di accontentare i tantissimi agricoltori tedeschi che usano il Glifosato, contenuto nel RoundUp della Monsanto che – non è un dettaglio – sta trattando con la tedesca Bayer per la fusione“, ci spiega Affronte.

Eccolo il punto, che appare ben lontano dalla tutela degli interessi dei cittadini europei: l’affare in corso (da finalizzare entro la fine del 2017) tra il gruppo tedesco che vuole acquisire la multinazionale Usa dei pesticidi coinvolge interessi economici troppo grandi da scalfire. E tutto il resto – tutela della salute e dell’ambiente – passa in secondo piano.

D’altra parte l’oncologa Patrizia Gentilini lo aveva previsto: Bayer-Monsanto, chi fa profitto con farmaci e pesticidi può avere a cuore la salute?

Ecco l’articolo tratta da Il Fatto Quotidiano:

Per rinfrescarVi la memoria – L’oncologa Patrizia Gentilini: Bayer-Monsanto, chi fa profitto con farmaci e pesticidi può avere a cuore la salute?

Quello che i media non Vi dicono – SPAGHETTI AI PESTICIDI: ecco le marche da evitare !!

 

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Quello che i media non Vi dicono – SPAGHETTI AI PESTICIDI: ecco le marche da evitare !!

 

 

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Quello che i media non Vi dicono – SPAGHETTI AI PESTICIDI: ecco le marche da evitare !!

 

La notizia è del 2014, ma da quanto ci risulta non è cambiato niente!

SPAGHETTI AI PESTICIDI: LA LISTA DELLE MARCHE IN CUI SONO STATI TROVATI

La radio-televisione svizzera RTS e la rivista Bon à Savoir, hanno realizzato una ricerca per testare la qualità di uno dei prodotti più consumati sulle nostre tavole: gli spaghetti. i risultati delle analisi effettuate su 15 confezioni di spaghetti di marche diverse, sono però al quanto preoccupanti: infatti in sette di esse è stata rilevata la presenza di pesticidi.  La ricerca svizzera ha preso in esame la pasta prodotta sia tradizionalmente sia con grano proveniente da agricoltura biologica, venduta in cinque insegne molto comuni nello stati elvetico: Aldi, Lidl, Coop, Denner e Manor.

1) La pasta Qualité & Prix ha riportato la presenza di un pesticida molto diffuso in agricoltura, lacipermetrina, un acaricida le cui tracce si trovano anche nei chicchi di caffè e nel cotone, oltre che in altri cereali.

2) I marchi Prix Garantie, Combino, Reggano, Barilla e La Pasta di Flavio sono stati giudicati positivi alla presenza di pirimifos metile, un pesticida che viene utilizzato nella conservazione del grano per la pasta nei silos.

3) Gli spaghetti Dennerè analizzati invece contenevano l’insetticida-nematocida terbufos, anch’esso come il precedente utilizzato in molti tipi di coltivazione, dalle patate al mais.

4) Dai risultati apparentemente disastrosi si sono invece salvati gli spaghetti integrali Barilla (ma non quelli tradizionali, come detto), la pasta De Cecco e gli spaghetti Garofalo.

5) Esenti dalla presenza di pesticidi anche gli spaghetti svizzeri M-Classic ed M-Budget, gli italianissimi Agnesi e gli spaghetti svizzeri di Coop e Migros.

Tuttavia i risultati non sarebbero così preoccupanti come sembrano ad una prima occhiata. A parte il fatto che molti di questi marchi non sono disponibili sugli scaffali italiani, resta da considerare che secondo le leggi in vigore la presenza di tracce di pesticidi è tollerata, purchè si mantenga al di sotto della soglia limite di 0,010 mg/kg consentita per legge. Al di là dei limiti di legge per gli insetticidi, fa invece certamente piacere scoprire che tutti i marchi che si dichiarano biologici analizzati nella ricerca sono stati rilevati effettivamente come tali.

Resta da capire se la presenza di pesticidi riguardi solo gli spaghetti svizzeri o anche quelli venduti nel nostro paese. Di certo il fatto che quattro delle sette marche giudicate non rispondenti ai limiti siano prodotte in Italia, lascia poche speranze in merito. La ricerca riporta nel dettaglio: pasta Combino di Lidl, Reggano di Aldi, Barilla e La Pasta di Flavio, tutte positive alla presenza di residui di un insetticida.

 

Fonte: La Verita Di Ninco Naco

L’ecocidio della Monsanto

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L’ecocidio della Monsanto

 

L’ecocidio, ovvero aver distrutto o causato danni ingenti all’ambiente e agli ecosistemi nei quali vivono diverse comunità, è un nuovo termine utilizzato dal Tribunale di Opinione Monsanto dell’Aja, per descrivere l’accusa mossa direttamente al colosso dell’agrochimica…
E’ abbastanza noto ormai che il settore agrochimico e agroalimentare sia finito nelle mani di pochi. Il controllo sulle masse passa, necessariamente, anche per il controllo sull’alimentazione, base della crescita di ogni individuo.
Controllando quindi le produzioni agricole, le multinazionali possono decidere cosa e come immettere sul mercato, possono controllare gli agricoltori e influenzarli nelle loro scelte di produzione. Possono anche immettere particolari sostanze non proprio “pulite” sul mercato e obbligare gli agricoltori ad utilizzare…
A proposito: la parola ecocidio fa rima con un’altra parola…

(www.osservatoriodiritti.com) – Monsanto condannata per ecocidio. Un Tribunale d’opinione condanna la multinazionale per aver distrutto ambiente ed ecosistemi.

«Colpevole». È il verdetto emesso a metà aprile dal “Tribunale Internazionale Monsanto” all’Aja, in Olanda. Il tribunale di opinione organizzato dalla società civile ha giudicato un imputato eccellente: il gigante dell’agrochimica Monsanto, recentemente acquisito dal gruppo tedesco Bayer. Il verdetto a cui sono giunti i cinque giudici nominati dalle associazioni è pesante: Monsanto è colpevole di aver violato il diritto a vivere in un ambiente sano, al cibo e a uno standard di salute adeguato. I giudizi si sono basati sulle leggi internazionali che regolano i diritti umani e ambientali, dopo aver ascoltato numerose testimonianze.
L’accusa più pesante è quella di “ecocidio”, ovvero di aver distrutto o causato danni ingenti all’ambiente e agli ecosistemi nei quali vivono diverse comunità: dall’Argentina al Burkina Faso, dagli Stati Uniti all’India. Un reato che non esiste nella legislazione internazionale, l’ecocidio, ma di cui il tribunale della società civile chiede l’introduzione per colmare la disparità tra i diritti concessi alle multinazionali e i loro obblighi nei confronti delle comunità.

«Una parodia», così Monsanto ha definito in una lettera aperta l’iniziativa del tribunale, accusando gli organizzatori di voler distrarre l’attenzione dalla necessità di un’agricoltura tecnologica, in grado di poter sfamare una popolazione mondiale in forte crescita. La sedia riservata all’imputato, durante tutta la durata del processo, è rimasta vuota e Monsanto, informata e invitata a partecipare, non è stata in alcun modo rappresentata.
Sementi ogm e diritto al cibo: Usa e Burkina Faso

Numero uno al mondo tra i produttori di sementi tradizionali e ibride, Monsanto avrebbe abusato della sua posizione dominante, spingendo contadini e paesi ad adottare semi geneticamente modificati per migliorare la produttività. Secondo il tribunale di opinione, infatti, la multinazionale avrebbe messo a rischio il diritto al cibo per contadini e intere comunità.

L’esempio riportato nella sentenza è quello degli Stati Uniti: nelle campagne statunitensi centinaia di agricoltori sono stati costretti a indennizzare Monsanto per aver utilizzato sementi ibride senza licenza. A pagare la compagnia sono stati anche i contadini che si sono ritrovati i campi contaminati da ogm e che avevano conservato le sementi per l’anno successivo. Le sementi ibride, infatti, devono essere acquistate tutti gli anni, perché vincolate da patenti.

In un report del 2013 dal titolo “Seed Giants vs US Farmers” (Giganti della semente contro agricoltori), il Center For Food Safety (Centro per la sicurezza del cibo) e la campagna “Save Our Seeds” (Salva le nostre sementi) parlano di 142 cause intentate da Monsanto contro più di 400 agricoltori, per un totale di 23 milioni di dollari vinti dall’azienda. Negli Stati Uniti il 93% dei semi di soia e l’86% di quelli di mais sono ogm. Le sementi di Monsanto avrebbero ridotto anche la biodiversità e si sarebbero rivelate poco efficienti per la loro dipendenza da erbicidi e pesticidi.

Il caso più recente di ritorno ai semi tradizionali è quello del Burkina Faso, che ha deciso di abbandonare nel 2016 il cotone BT di Monsanto e di chiedere un risarcimento a causa del calo di produttività e della scarsa qualità della materia prima.

Erbicida RoundUp: glifosato cancerogeno?

Tra gli erbicidi più contestati e più diffusi al mondo c’è proprio un prodotto che fino al 2001 era un brevetto Monsanto: il RoundUp. Fino a quella data la multinazionale ha spinto molto per la vendita di sementi ibride resistenti al glifosato, la molecola alla base dell’erbicida RoundUp. Non è un caso che questo specifico prodotto sia stato utilizzato in modo intensivo in paesi dove sono diffuse le colture ogm di mais e soia.Monsanto forniva all’agricoltore il pacchetto completo: i semi ibridi resistenti al glifosato e l’erbicida RoundUp. L’erbicida non selettivo, in grado di uccidere tutte le erbacce, veniva utilizzato in modo intensivo prima della semina e al momento del raccolto, per velocizzare l’essiccatura.

Proprio per l’uso massiccio di erbicida, secondo il tribunale, la compagnia avrebbe violato il diritto alla salute delle comunità vicine ai campi e degli stessi agricoltori che lo utilizzavano. Molti contadini e abitanti delle campagne avrebbero sviluppato linfomi, tumori e malattie croniche.

La comunità scientifica si è però divisa sulla cancerogenicità del glifosato, alla base di molte formulazioni per erbicidi, tra cui il RoundUp. A metà marzo l’Agenzia europea per le sostanze chimiche ha dichiarato il glifosato non cancerogeno, per mancanza di prove scientifiche che lo dimostrino. Un giudizio che sostiene la posizione già espressa dall’Efsa, l’Autorità europea per la Sicurezza alimentare e che contraddice lo studiopubblicato nel 2015 e confermato nel 2016 dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. L’agenzia specializzata dell’Organizzazione mondiale della sanità, infatti, aveva inserito il glifosato tra gli elementi probabilmente cancerogeni per l’uomo.
Nel mese di marzo di quest’anno 40 persone hanno avviato un processo presso un ramo dellaSuprema Corte della California chiedendo i danni alla multinazionale per gli effetti causati dal RoundUp. Nel 2016 la California aveva aggiunto il glifosato nell’elenco dei cancerogeni.

L’Argentina e la soia Monsanto

Oltre agli Stati Uniti, anche l’Argentina è uno dei paesi in cui i prodotti Monsanto, e in particolare i semi ibridi, si sono più diffusi. La multinazionale ha cominciato ad operare nel paese nel 1956. Ma fu negli anni ’90 che la scelta dell’Argentina di puntare sull’agricoltura intensiva spinse in alto le vendite dell’erbicida firmato Monsanto, contestualmente alla diffusione della coltivazione di soia resistente al glifosato.

L’uso indiscriminato di pesticidi, riportano le testimonianze raccolte dal tribunale, avrebbe provocato: malattie, tumori e malformazioni anche nei bambini e nelle comunità adiacenti ai campi coltivati. Testimonianze sono state raccolte dal fotografo Pablo Ernesto Piovano nel reportage “El costo humano de los agrotóxicos” e vengono raccontate nel video “Glifosato: l’erbicida nuoce alla salute del mondo?” diAlessandro Casati e Gaetano Pecoraro (vedi sotto). Secondo dati diffusi da Greenpeace nel 2016 con il report “Trangenicos en Argentina”, nel paese sudamericano in più del 75% delle zone agricole l’aria, il suolo e le acque risultano contaminati.

Sono molte le proteste e le cause contro Monsanto avviate in questi anni. Nel 2016 la comunità di Malvinas nella provincia argentina di Cordoba, dopo tre anni di protesta, ha vinto la sua battaglia contro la multinazionale, che voleva realizzare nell’area il più grande impianto di semi di mais geneticamente modificati.

Vedi: Youtube.com/Watch
Monsanto-Agenzia per l’ambiente: rapporti pericolosi

Il verdetto del Tribunale Internazionale Monsanto non ha alcun valore legale, ma a gettare ombre sul comportamento della multinazionale ci ha pensato quest’anno anche una corte federale degli Stati Uniti. LaCorte Federale di San Francisco ha desecretato documenti sugli effetti dell’erbicida RoundUp, agli atti di numerosi processi contro il colosso dell’agrochimica. Tra i documenti ci sono mail e comunicazioni intercorse tra i dipendenti di Monsanto e l’Agenzia statunitense di protezione dell’ambiente (Epa). Un ex dirigente dell’agenzia, infatti, secondo le carte, avrebbe cercato di fermare un’indagine sugli effetti dell’erbicida.
Secondo i documenti la compagnia, inoltre, sarebbe l’autrice occulta di ricerche attribuite ad esperti accademici che definivano non cancerogene le sostanze contenute nel RoundUp. Monsanto, dal canto suo, ribadisce la scientificità e la trasparenza delle sue attività e definisce “parziale” la pubblicazione: sarebbero molti i documenti, depositati agli atti, che non sono stati diffusi.

Lo scorso 20 maggio in centinaia di città del mondo si è svolta l’annuale “March against Monsanto” (Marcia contro Monsanto), alla sua sesta edizione. Una marcia internazionale organizzata da numerose associazioni della società civile che ha dedicato l’edizione di quest’anno proprio al RoundUp, chiedendone la messa al bando.

Fonte: Azione Tradizionale

Grano canadese, a rischio raccolti e aziende ma soprattutto la salute!

 

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Grano canadese, a rischio raccolti e aziende ma soprattutto la salute!

Continua il fuoco di sbarramento delle parti sociali sul CETA, in discussione al Parlamento. Dalla piazza di Montecitorio, dove si sono dati appuntamento le associazioni contro il trattato di libero scambio tra Canada ed Unione Europea, arriva il grido d’allarme della Coldiretti sul Made in Italy alimentare.

Infatti, per gli agricoltori l’accordo spalancherebbe le porte all’invasione di grano duro dal Paese nordamericano, i cui sbarchi sono aumentati del 15% nei primi 2 mesi del 2017. Manovre “speculative” che rischiano di tagliare i prezzi pagati ai produttori agricoli sotto i costi di produzione, e di decimare ulteriormente le semine di grano, giàcrollate del 7,3%(-100mila ettari), minacciando di desertificare 300 mila aziende e 2 milioni di ettari.

Numerose anche le minacce per la salute, dato che il grano canadese viene trattato con il glifosato, sostanza cancerogena fuori legge in Italia. Inoltre nel trattato è previsto il via libera all’importazione a dazio zero per carni suine (75 mila tonnellate) e bovine (50 mila tonnellate), dove sono presenti ormoni per l’accrescimento ugualmente vietati in Italia.

fonte: http://finanza.lastampa.it/News/2017/07/05/grano-canadese-a-rischio-raccolti-e-aziende-ma-soprattutto-la-salute/MTU5XzIwMTctMDctMDVfVExC

 

L’Agricoltura che uccide: pesticidi e cancro al fegato

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L’Agricoltura che uccide: pesticidi e cancro al fegato

Un nuovo rapporto della American Cancer Society ha rilasciato una rivelazione allarmante: i tassi di decesso per cancro al fegato sono raddoppiati  negli Usa ( e anche in Europa) a partire dalla metà degli anni ’80.

La relazione, che appare nella rivista CA: A Cancer Journal for personale medico s, offre diversi motivi possibili per questo sorprendente aumento, tra gli alti tassi di infezione da epatite C, un aumento dei tassi di obesità, un più alto consumo di alcol, e la mancanza di accesso alle l’assistenza sanitaria in alcuni dati demografici.

Quello che il rapporto non prende in esame, tuttavia, è il nesso comprovato tra pesticidi e cancro al fegato.
È importante riconoscere non solo alcuni, ma tutti i fattori di rischio per lemalattie del fegato, perché uccide oltre29.000 persone ogni anno.

La malattia del fegato è riconosciuto come la quinta causa di morte di cancro negli uomini, e l’ottavo nelle donne negli Stati Uniti. Guardato globalmente, tuttavia, il cancro del fegato è secondo solo al cancro polmonare in termini di decessi totali per cancro.

Una recente meta-analisi di 16 studi diversi, che comprendeva oltre 480.000 partecipanti provenienti da Asia, Europa e Stati Uniti, ha esaminato il legame tra esposizione ai pesticidi  e lo sviluppo di una delle forme più comuni di cancro al fegato, il carcinoma epatocellulare.

Lo studio ha determinato che l’esposizione ai pesticidi è collegata a un aumento del 71% del rischio di cancro al fegato.

Hamdi Abdi, un ricercatore del cancro presso il National Cancer Institute, e l’autore principale dello studio, ha osservato che mentre gli altri tipi di cancro al fegatocausati da infezioni da epatite C o abuso di alcol sono ben documentati, non si hanno abbastanza notizie per riconoscere il ruolo che i pesticidi svolgono nello sviluppo di questo tipo di cancro.

La natura degli studi inclusi nella meta-analisi ha reso difficile determinare esattamente quali pesticidi sono stati responsabili per l’aumento del rischio e a quali livelli, e sono necessari ulteriori studi.

Nel frattempo, tuttavia, studi come questo mettono in evidenza un altro motivo per cui dovremmo fare la transizione dalla frutta e verdura coltivati in modo convenzionale a opzioni senza pesticidi e di provenienza locale, biologici.

Naturalmente, gli alimenti biologici offrono molto di più di una semplice protezione dal cancro al fegato. Infatti, l’uso di pesticidi è stato collegato allo sviluppo di almeno nove malattie croniche :

La malattia di Alzheimer: studi hanno trovato che le persone esposte ai pesticidi hanno un aumentato il rischio di sviluppare la malattia di Alzheimer e la demenza, e sono anche soggetti a problemi di capacità motorie, problemi comportamentali e disturbi cognitivi.

Altri tipi di tumore:
Oltre al cancro del fegato, l’uso di pesticidi è stato anche legato allo sviluppo di tumori ossei, del cervello, del pancreas, della vescica e della prostata, nonché alla leucemia.
Difetti di nascita: Come l’uso di pesticidi agricoli aumenta, allo stesso modo aumentano i tassi di difetti alla nascita, in particolare nelle comunità agricole rurali, vedi Cosa succede in Argentina per i pesticidi.

Alterazioni del sistema endocrino: Proprio come plastica e detergenti per la casa, i pesticidi disturbano l’equilibrio ormonale, che causa la malattia, problemi riproduttivi e problemi di sviluppo.
Problemi di fertilità: L’esposizione ai pesticidi ha dimostrato di influenzare la fertilità di uomini e donne.

Asma: i tassi di asma sono in aumento in tutto il paese, e gli studi hanno trovato un chiaro legame tra questa condizione e l’esposizione di pesticidi. Un Agricultural Health Study ha coinvolto più di 25.000 donne a contatto con i campi per lavoro, ha confermato un legame tra sette insetticidi e asma atopica.
Diabete: L’esposizione ai pesticidi organofosfati sprona l’obesità e può portare al diabete.

Morbo di Parkinson: Il legame tra il morbo di Parkinson e l’uso di pesticidi è chiaramente definito, con uno studio che ha constatato che l’uso frequente di pesticidi domestici aumenta le probabilità di sviluppare questa malattia del 45 per cento. L’uso di organofosfati è ancora più pericoloso, ed aumenta il rischio di Parkinson di un enorme 71 per cento.

Disturbi dello sviluppo neurologico: Dal momento che il cervello e gli organi dei bambini si stanno ancora sviluppando sono particolarmente sensibili agli effetti dei pesticidi. I bambini che vivono in aree in cui l’irrorazione aerea per gli insetti è di routine hanno il 25 per cento in più di probabilità di sviluppare disturbi dello sviluppo neurologico come l’autismo.

Fonte: http://www.ninconanco.info/cibo-diventa-sempre-piu-tossico-causa-pesticidi-aumentano-casi-cancro-al-fegato/

La Guerra del grano, a colpi di pane e diserbante e spaghetti all’erbicida…!

Guerra del grano

 

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La Guerra del grano, a colpi di pane e diserbante e spaghetti all’erbicida…!

 

Guerra del grano a colpi di pane e diserbante e spaghetti all’erbicida

Sulle tavole degli italiani e nelle campagne del nostro Paese é in corso una guerra invisibile che prima ancora di scoppiare ufficialmente, assicurano gli oncologi, sta già mietendo da decenni moltissime vittime.

Farine, pane, pasta, cioè almeno il 50% dell’alimentazione degli italiani, sarebbero avvelenate dal diserbante sistemico fitotossico glyphosate classificato come cancerogeno dalla  IARC, Agency for Research on Cancer, l’Agenzia per la Ricerca sul Cancrodell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Sulla indiscriminata utilizzazione del micidiale erbicida glyphosate si fonda infatti tutta l’enorme capacità produttiva della varietà di grano duro canadese “Manitoba che sta monopolizzando i mercati mondiali e rovinando letteralmente le produzioni italiane qualitativamente molto superiori, e sanitariamente garantite.

Che fare? come controllare e prevenire?

Sappiamo che l’Italia è la nazione leader mondiale per le politiche rivolte alla sicurezza alimentare ed ambientale. Ma registriamo più di una falla nella tutela dei cittadini dai prodotti agroalimentari di importazione. Così accade che gli italiani continueranno a mangiare la pasta prodotta con il grano canadese. Ma questo grano continuerà ad arrivare legalmente nei nostri piatti con il glifosato.

Per questo è urgente adottare misure precauzionali sull’ingresso in Italia di prodotti stranieri, in particolare quelli provenienti da Usa e Canada, dove viene fatto un uso intensivo del glyphosate proprio nella fase precedente la raccolta. Questo serve ad accelerare la maturazione del grano e quindi la mietitura…

L’emergenza del grano duro ha caratterizzato in questa stagione i mercati italiani. Il prezzo è crollato a 180 euro a tonnellata, nello scorso anno era 315 euro a tonnellata. Il grano italiano è stato colpito, quindi,  da una speculazione da 700 milioni di euro. Infatti i danni subiti dai produttori italiani ammontano a questa cifra. Il crollo dei prezzi è drammatico, senza precedenti, toccando quota 18 centesimi al chilo. Oggi i compensi degli agricoltori sono tornati ai livelli di 30 anni fa.

La causa di tutto ciò è una manovra speculativa sui mercati esteri. Dal grano alla pasta i prezzi sono aumentati del 500 % e quelli dal grano al pane addirittura del 1.400%.

E noi continuiamo a mangiare pane e diserbante e spaghetti all’erbicida…!

 

Tratto da: https://www.zerozeronews.it/guerra-del-grano-colpi-pane-diserbante-spaghetti-allerbicida/

 

…E a Bari sequestrate 50mila tonnellate di grano tossico canadese. Tutta roba che sarebbe dovuta finire sulle nostre tavole!

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…E a Bari sequestrate 50mila tonnellate di grano tossico canadese. Tutta roba che sarebbe dovuta finire sulle nostre tavole!

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In arrivo da Vancouver una nave con 50mila tonnellate di grano. Gli Agricoltori protestano. Dovremmo farlo pure noi: Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!
50mila tonnellate di grano tossico sono state sequestrate a Bari nelle stive della “Cmb Partner”, proveniente da Vancouver, attraccata l’8 giugno scorso.

Grano tossico contenente sostanze pericolose in una quantità di gran lunga superiore ai limiti di legge è stato sequestrato a Bari, nelle stive della “Cmb Partner” (una nave lunga 256 metri per una stazza complessiva di quasi 60mila tonnellate), proveniente da Vancouver, attraccata l’8 giugno scorso.
Tale grano era destinato ad essere inviato nei granai pugliesi, come sempre quando arrivano carichi dal Canada. Resta solo da sperare che i precedenti carichi, già distribuiti, venduti e consumati, non contenevano le sostanze pericolose riscontrate in quest’ ultimo.

Fatto sta che dopo la denuncia fatta da inuovivespri.it con l’articolo  :“Il grano canadese che arriva in Europa è un rifiuto speciale che finisce sulle nostre tavole”, che ha fatto il giro del web, qualcosa si è mosso.

La Procura di Bari ha disposto il sequestro probatorio dell’ intero carico, dopo i controlli effettuati dagli uomini dei carabinieri forestali in accordo con la magistratura barese.

Come riferisce La Gazzetta del Mezzogiorno :

<< Il provvedimento sarebbe stato eseguito dai Carabinieri forestali dopo le prime analisi sui campioni di cereale che avrebbero rilevato la presenza di sostanze nocive in percentuali superiori ai limiti consentiti dalla legge. Il sequestro ha riguardato anche il cargo.

Secondo la Coldiretti sotto accusa di continuo il grano canadese per le irregolarità riscontrate in termini di residui di deossinivalenolo (o Don o vomitossina), una pericolosa micotossina e per l’uso intensivo di glifosate, un potente diserbante, utilizzato proprio nella fase di pre-raccolta (pratica vietata in Italia) per seccare e garantire – in modo artificiale – un livello proteico elevato.

Le importazioni di grano tossico canadese favorite dal CETA

Le importazioni di grano dal Paese nordamericano rischiano di essere favorite dall’approvazione dell’accordo Ceta (Comprehensive economic and trade agreement) tra Unione europea e Canada, primo esportatore di grano duro in Italia. Un accordo che dovrà essere ratificato dal Parlamento nazionale e contro il quale la Coldiretti si dice pronta a scatenare una mobilitazione per scongiurare il paventato azzeramento strutturale dei dazi, a prescindere dall’andamento di mercato.>>

 

 

Milioni di api morte attorno ai campi di mais OGM imbevuti di pesticidi neonicotinoidi. L’Efsa li aveva vietati, ma evidentemente sotto la pressione delle Multinazionali, sta valutando di rivedere il divieto!

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Milioni di api morte attorno ai campi di mais OGM imbevuti di pesticidi neonicotinoidi. L’Efsa li aveva vietati, ma evidentemente sotto la pressione delle Multinazionali, sta valutando di rivedere il divieto!

Poiché l’Unione europea ritiene di eliminare le restrizioni su tre pesticidi nella famiglia neonicotinoide, sarebbe bene considerare il fenomeno, conosciuto dagli apicoltori canadesi, in cui le api iniziano a morire in branco poco dopo la stagione di semina di mais.

“Una volta che il mais è stato piantato le nostre api sono morte dai milioni”, ha detto l’apicoltore Dave Schuit nell’estate 2013, come riportato da Eat Local Grown.

Quella primavera, Schuit ha perso 600 alveari contenenti 37 milioni di api. Lo stesso anno l’agricoltore canadese Gary Kenny ha dichiarato che otto dei 10 alveari che ha mantenuto sulla sua proprietà sono morti poco dopo che i suoi vicini hanno piantato il mais nei loro campi.

Il mais geneticamente modificato (GM) è ampiamente coltivato in Canada, ma perché le morti delle api sono avvenute subito dopo la piantagione, le piante di mais non sono probabili da incolpare per questo particolare moria. Invece, gli apicoltori credono che la causa è che i semi di mais sono stati pre-trattati con neonicotinoidi. La semina d’aria provoca polveri neonicotinoidi che volano dai semi.

 

GLI STUDI 

In uno studio i ricercatori della American Purdue University hanno esaminato le api morti o che stavano morendo come quelle del 2013. I risultati dicono: “Le api hanno mostrato sintomi neurotossici, l’analisi delle api morte ha rivelato tracce di [i neonotinoidi] thiamethoxam / clothianidin in ogni caso”… “I trattamenti di seme di colture a campo (principalmente mais) sono l’unica fonte principale di questi composti”.

Un’indagine di agenzie di regolamentazione della gestione del Pest ha anche sottolineato la stessa causa, concludendo che i semi di mais trattati con questi neonicotinoidi “hanno contribuito alla maggior parte delle mortalità delle api”.

“I seme sono il problema”, ha dichiarato Paul Wettlaufer, agricoltore locale e direttore della Federazione federale dell’agricoltura.

I neonicotinoidi sono “pesticidi sistemici”. Essi vengono applicati ai semi prima della piantagione e poi ripresi in ogni tessuto della pianta, inclusi foglie, semi, pollini, fiori e nettari. Questo li rende altamente letali non solo ai parassiti agricoli, ma a tutti gli insetti e anche agli uccelli che visitano le piante per qualsiasi motivo.

“L’uso profano [dei neonotinoidi] in ambito agricolo, la loro elevata persistenza nel suolo e nell’acqua, la loro assorbimento da parte delle piante e la traslocazione ai fiori … mettono a rischio i servizi di impollinazione”, ha concluso uno studio internazionale di ricerca.

Non solo i pollinatori sono minacciati. Due importanti studi nel 2015 hanno scoperto che i pesticidi hanno effetti diffusi e pericolosi su interi ecosistemi. Uno, pubblicato nella rivista Nature, ha scoperto che l’uso di neonicotinoidi stava causando il crollo delle popolazioni di uccelli. Ciò è probabilmente causato sia dall’avvelenamento diretto che dalla devastazione delle fonti alimentari invertebrate.

Nel frattempo, un’analisi da parte della Task Force sui pesticidi sistemici, di 800 studi separati, ha concluso che anche se utilizzati secondo le linee guida del produttore, i neonicotinoidi causano danni a specie “non bersaglio” come lombrichi, insetti, invertebrati acquatici e addirittura lucertole e pesci. I pesticidi sono “probabili avere una vasta gamma di impatti biologici ed ecologici negativi”, ha scritto la task force.

 

IL CASO DI CRESCITA DI UN BAN

Nel 2013, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha imposto un divieto di due anni sull’uso di tre neonicotinoidi, citando un rischio probabile per le api. L’EFSA ha ora lanciato un nuovo studio per rivedere tale politica, con risultati attesi nel gennaio 2017.

Tuttavia, l’evidenza di un divieto di neonicotinoidi è ancora più forte di quanto sia stato due anni fa. Anche l’agenzia americana per la protezione dell’ambiente (EPA) è stata costretta ad ammettere che i prodotti chimici devastano gli impollinatori. L’agenzia ha recentemente annunciato i risultati delle prove sul campo, trovando che anche l’utilizzo di neonicotinoidi (25 parti per miliardo nel polline vegetale e nel nettare) di livelli molto bassi, ha causato perdite misurabili nelle popolazioni di alveari da api.

I ricercatori ritengono che i neonicotinoidi danneggino i cervelli delle api, in particolare la capacità di elaborare informazioni relative all’orientamento e alla direzione.

 

fonte: http://www.anonews.co/bees/

Come si uccide l’Agricoltura? In arrivo da Vancouver una nave con 1600 tir di quella porcheria che in Canada si ostinano a chiamare grano. E intanto da noi il prezzo crolla del 48%, tocca i minimi storici e non copre i costi di produzione costringendo gli agricoltori ad arrendersi!!

Agricoltura

 

 

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Come si uccide l’Agricoltura? In arrivo da Vancouver una nave con 1600 tir di quella porcheria che in Canada si ostinano a chiamare grano. E intanto da noi il prezzo crolla del 48%, tocca i minimi storici e non copre i costi di produzione costringendo gli agricoltori ad arrendersi!!

Coldiretti, la protesta contro la nave del grano che viene da Vancouver

Prezzi in calo del 48%, nel mirino il frumento straniero. Italmopa: importazioni necessarie per ovviare al deficit soprattutto quantitativo del raccolto nazionale rispetto al fabbisogno dell’industria

Per svuotarla, sarà necessario riempire 1.600 camion. Certo, non bisognerà trebbiare: il raccolto è stato già fatto, dall’altra parte del mondo, e trasportato in Italia con una nave che dopo 40 giorni di viaggio è ormeggiata nel porto di Bari, con 50 mila tonnellate di grano provenienti da Vancouver, Canada. È il motivo per cui venerdì, in Puglia, è scoppiata la #guerradelgrano, con tanto di hashtag che rende più moderno uno dei lavori più antichi, quello della coltivazione della materia prima del pane.

La protesta non ha viaggiato solo sui social ma anche per strada, con un migliaio di agricoltori, coordinati dalla Coldiretti, che nel primo giorno di trebbiatura si sono ritrovati al varco della Vittoria del porto di Bari. Il problema è il prezzo che nella campagna 2016-2017 ha toccato i livelli più bassi dal 2009-2010 (20,5 euro di media per quintale di grano, vale a dire il costo di due pizze, fino ai 18,7 euro di maggio). «Un pacco di pasta su tre — spiega Gianni Cantele, presidente di Coldiretti Puglia — contiene prodotto straniero senza che si sappia. Il “grano giramondo” ha contribuito a far crollare del 48% i prezzi in Italia con perdite di 145 milioni di euro per gli agricoltori pugliesi, senza alcun beneficio per i consumatori, perché dal grano alla pasta i prezzi aumentano di circa il 500% e dal grano al pane addirittura del 1.400%. In Canada, poi, sono usate 99 sostanze attive vietate nella Ue».

Gli industriali, però, non ci stanno: per Italmopa «le importazioni di grano sono indispensabili per ovviare al deficit quantitativo del raccolto nazionale rispetto al fabbisogno dell’industria». E per Aidepi «non c’è nessun inganno nei confronti dei consumatori perché le etichette della pasta sono conformi alle normative vigenti». «E anche sulla sicurezza alimentare — aggiunge Margherita Mastromauro, presidente della sezione agroalimentare di Confindustria Bari-Bat e titolare del pastificio Riscossa — nessun problema, perché quando il grano viene importato si applicano le norme italiane ed europee per i residui di fitofarmaci e i controlli non mancano».

La soluzione? Per Colomba Mongiello (Pd), componente della Commissione Agricoltura della Camera, «la Ue deve decidere rapidamente sulla certificazione della pasta Made in Italy e la formazione del prezzo della materia prima deve avvenire con maggiore trasparenza con la Cun, la Commissione unica nazionale del grano duro, da istituire in Puglia, a Foggia, capitale del grano. Dove la crisi si fa più sentire».

tratto da: http://www.corriere.it/economia/17_giugno_10/coldiretti-protesta-contro-nave-grano-che-viene-vancouver-fb6f74aa-4db2-11e7-9a56-ce0022081322.shtml

Coldiretti: “Prezzo del grano ai minimi storici, non copre i costi di produzione”

“Si preannuncia una nuova annata terribile per i cerealicoltori sardi con il prezzo del grano ancora con il segno meno rispetto allo scorso anno quando venne pagato già il 30 per cento in meno rispetto al 2015”

“Si preannuncia una nuova annata terribile per i cerealicoltori sardi con il prezzo del grano ancora con il segno meno rispetto allo scorso anno quando venne pagato già il 30 per cento in meno rispetto al 2015. Le speculazioni, favorite dall’invasione del grano duro dall’estero, stanno facendo crollare il prezzo del grano dallo scorso anno pagato ai cerealicoltori sotto i costi di produzione. Un pacco di pasta imbustato in Italia su tre è fatto con grano straniero senza alcuna indicazione per i consumatori – E’ la denuncia di Coldiretti.
“Sono ben 2,3 milioni le tonnellate di grano duro che sono arrivate lo scorso anno dall’estero, quasi la metà delle quali proprio dal Canada che peraltro ha fatto registrare nel 2017 un ulteriore aumento del 15% secondo le analisi Coldiretti su dati Istat relativi ai primi due mesi del 2017 – proseguono – una realtà che rischia di essere favorita dall’approvazione da parte dell’Europarlamento del Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement) con il Canada che prevede l’azzeramento strutturale dei dazi indipendentemente dagli andamenti di mercato”.
E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti in occasione dello scoppio della #laguerradelgrano che questa ieri ha portato migliaia di agricoltori alle banchine per lo scarico di un mega cargo con grano canadese al Porto di Bari.
“Siamo vicini ai nostri colleghi – sottolinea Paolo Floris cerealicoltore di Sanluri – perché combattono una battaglia anche nostra”.
“Quest’anno il prezzo che si sta presentando nel mercato è ancora inferiore: dai 18 ai 22 euro al quintale –denuncia Paolo Floris –, produrremmo ancora un anno in perdita, non riusciremo a pagarci i costi di produzione. Le spese vive per coltivare un ettaro di terra si aggirano intorno ai 750 euro, mentre il ricavato si ferma a circa 630 euro”.
“Non possiamo continuare a coltivare in perdita. Molti ettari il prossimo anno rimarranno incolti” annuncia Floris.
La superficie coltivata a grano duro in Sardegna è crollata negli ultimi 12 anni del 60 per cento, perdendo 58.129 ettari.  Si è passati dai 96.710 ettari coltivati nel 2004 ai 38581 del 2015.
tratto da: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=52929