Ecco perché le api stanno scomparendo: sono attratte dai cocktail di pesticidi, che le uccidono!

 

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Ecco perché le api stanno scomparendo: sono attratte dai cocktail di pesticidi, che le uccidono!

 

Un esperimento tanto semplice quanto inquietante, almeno per i risultati che ha dato. Quello condotto da tre scienziati dell’Illinois e appena pubblicato su Scientific Reports. L’équipe, infatti ha proposto alle api uno sciroppo di zucchero normale e una miscela dolce con diversi fungicidi ed erbicidi a diverse concentrazioni. Assieme a queste altre opzioni, tra le quali acqua zuccherata mescolata con sostanze chimiche presenti in natura.
Ebbene le api hanno scelto proprio il cocktail di veleni. Le stesse sostanze chimiche, insomma, che ne stanno mettendo in pericolo la sopravvivenza a livello globale. Oltre al clorotalonil, un potente fungicida, le “cavie” hanno optato per acqua, zucchero e glifosato, secondo quanto riporta l’esperimento.

E si tratta di una constatazione molto preoccupante, soprattutto perché segna un pericolo molto grave per le api. Questi insetti, infatti, sono noti per poter “fiutare” le sostanze chimiche potenzialmente pericolose, in pratica valutare la qualità del cibo e utilizzare le sostanze fitochimiche come spunti per prendere decisioni su cosa è per loro commestibile.

Se questa capacità, come dimostra l’esperimento, viene meno proprio nei confronti dei pesticidi, la loro sopravvivenza è ad alto rischio.

Esattamente come accade per i neonicotinoidi, pesticidi oramai tristemente famosi per aver decimato questi insetti, il nettare ai fitofarmaci riportato in alveare può mettere a rischio l’intera colonia abbreviare la durata della vita delle api esposte e devastare l’organizzazione dell’alveare.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2018/01/10/le-api-attratte-dai-cocktail-di-pesticidi-che-le-uccidono/30132/

I vini francesi? Pieni di fungicidi, erbicidi e insetticidi! E allora ancora qualche dubbio? Beviamo Italiano, il miglior vino del mondo!

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I vini francesi? Pieni di fungicidi, erbicidi e insetticidi! E allora ancora qualche dubbio? Beviamo Italiano, il miglior vino del mondo!

 

Troppi residui di pesticidi in un bicchiere di vino. In Francia un test del mensile Que Choisir mette a nudo il Bordeaux il re dei vini francesi da 40 euro a bottiglia: il giornale ha analizzato 38 bottiglie grands crus(34 millesimati 2014 e due non classificati) verificando in laboratorio la presenza di 177 fitofarmaci(funghicidi, erbicidi e insetticidi). I risultati sono sorprendenti: ben 35 vini sono contaminati da una a sei molecole e solo 3 vini sono risultati privi di qualsiasi residuo. In tre campioni infine è stato riscontrato l’Iprodione un funghicida ritenuto particolarmente pericoloso per la salute umana vista la sua capacità di “perturbare” il sistema endocrino.

Situazione critica ma in miglioramento

Il test francese segnala una situazione critica anche se in miglioramento visto che  la concentrazioneriscontrata è, in media, tre volte inferiore a quella registrata nel 2013 fa quando il mensile analizzò ben 92 bottiglie di vino riscontrando prossoché una contaminazione generalizzata e più elevata di quella attuale.

Solo tre sono “puliti”

Nell’ultimo test solo tre bottiglie sono risultate “pulite” cioè libere da pesticidi: lo Château Durfort-­Vivens, lo Château Pontet-Canet e lo Château Clerc Milon. Altre tre etichette hanno riportato contaminazioni talmente basse da non essere quantificate. Discorso diverso invece per altre bottiglie dove la presenza di residui – sempre al di sotto dei limiti di legge – è emersa in modo marcato: in alcuni campioni è stata registrata la presenza di residui fino a 6 molecole.

Tre bocciati per “Iprodione”

In tre casi (Mouton Cadet BordeauxL’Héritage de Chasse-SpleenChâteau Prieuré-Lichine Margaux) è stato rilevato l’Iprodione un funghicida molto discusso in quanto considerata una sostanza interferente endocrino ovvero capace di alterare il sistema ormonale. Va detto che la concentrazione riscontrata è stata anche mille volte inferiore ai limiti di legge. Un dato tranquillizzante senza dubbio che però non può non mettere in risalto come ci siano altre etichette e quindi altre produzioni che ne facciano a meno.

Nel resto d’Europa il quadro non è migliore

A giugno, l’Associazione dei chimici cantonali svizzeri ha pubblicato i risultati delle analisi su 255 vinisvizzeri, tedeschi, austriaci, francesi, italiani e portoghesi: solo 20 campioni (8%) sono risultati privi di residui, e 249 hanno soddisfatto i requisiti legali. Ma al di fuori dell’Unione, non solo i limiti massimi di residui (LMR) non esistono necessariamente, ma soprattutto i test per verificarli sono rariIn Canada, la LCBO (Ontario Liquor Control Board), che testa un campione di ogni vino venduto nella provincia, afferma che il 99,8% di essi contiene “tracce non rilevabili di residui di pesticidi”. “Una dichiarazione altamente improbabile, tranne che per vendere solo vino biologico”, hanno chiosato i giornalisti di Que Choisir.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2018/01/02/vino-i-francesi-hanno-un-problema-troppi-pesticidi-nel-bordeaux/29893/

Agghiacciante: Pesticidi neurotossici trovati nell’87% dei neonati…!

Pesticidi

 

 

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Agghiacciante: Pesticidi neurotossici trovati nell’87% dei neonati…!

 

Qualche settimana fa avevamo parlato di come la campagna #ipesticididentrodinoiattraverso un esperimento aveva dimostrato che basterebbero due settimane di una dieta con prodotti senza pesticidi per abbattere e in alcuni casi azzerare il contenuto di sostanze inquinanti.

Oggi l’esposizione a pesticidi, erbicidi e insetticidi è aumentata notevolmente o semplicemente se ne parla di più. Di certo è che dall’Unione europea non arrivano risposte rassicuranti, ricordiamo che neanche un mese fa i paesi hanno salvato l’erbicida Roundup della Monsanto che sta avvelenando il mondo.

Ma come dicevamo, non è solo il glifosato a preoccupare. Ad esempio il chlorpyrifossecondo alcuni ricercatori potrebbe alterare lo sviluppo del cervello e causare danni cerebrali, anomalie neurologiche, ridotto quoziente intellettivo e aggressività nei bambini. Negli adulti, invece, la sostanza chimica sarebbe collegata al morbo di Parkinson e al cancro del polmone.

Il clorpirifos viene usato dal lontano 1965 nelle colture di grano, mais, frutta e verdura, come mele, ciliegie, fragole, broccoli, cavolfiori e tanti altri. Tutti cibi che dai campi arrivano nel nostro organismo. Il pesticida è usato non solo in America ma anche in Europa con dei limiti sui residui. Secondo uno studio, l’87% dei neonati eredita il clorpirifos dal cordone ombelicale.

Nonostante ciò l’EPA che è l’agenzia per la protezione dell’ambiente negli Stati Uniti, non ha rimosso il pesticida dal mercato, esattamente come è successo in Europa per il glifosato. E anche in questo caso, migliaia di cittadini avevano firmato una petizione per eliminarlo dalle colture.

E anche qui, si parla di conflitti d’interesse e di studi non propriamente indipendenti, ma già nel lontano 2014 era stato sollevato il problema relativo al clorpirifos quando uno studio aveva dimostrato che le donne incinte esposte al clorpirifos durante il secondo trimestre avevano un rischio aumentato del 60% di dare alla luce un bambino autistico.

Un altro studio aveva misurato i livelli di clorpirifos nel plasma materno e il cordone ombelicale di donne e bambini che vivevano in una comunità agricola, rilevando che in alcuni casi nel sangue materno ce n’era fino al 70,5% e nel cordone ombelicale fino all’87,5%.

Come ridurre l’esposizione ai pesticidi? 

Come abbiamo detto più volte, i pesticidi vengono utilizzati nell’agricoltura intensiva per proteggere le coltivazioni dai parassiti, al fine di ottenere raccolti più abbondanti. La frutta e la verdura non vengono intaccate dai parassiti, ma su di esse permangono sostanze chimiche potenzialmente dannose per la salute. e diverse ricerche lo dimostrano.

Se da un lato è impossibile evitare l’esposizione esistono tuttavia degli accorgimenti che possiamo prendere nella vita di tutti i giorni per ridurre il contatto. Ecco alcuni suggerimenti:

  • Mangiare prodotti biologici e cibi fermentati
  • Lavare bene frutta e verdura prima di consumarla
  • Conoscere quali sono i vegetali più contaminati
  • Se si ha la possibilità coltivare il proprio orto
  • Togliersi le scarpe prima di entrare in casa per tenere lontani agenti nocivi

 Dominella Trunfio – GreenMe

Glifosato, la presa per i fondelli della Commissione Ue ai cittadini europei

 

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Glifosato, la presa per i fondelli della Commissione Ue ai cittadini europei

“Le feuilleton du glyphosate continue”. La soap opera del glifosato continua. Così le Monde nell’edizione di oggi commenta la risposta della Commissione europea finalmente arrivata ieri alla Ice di 1,3 milioni di cittadini europei che chiedevano #StopGlifosato. I nostri lettori conoscono bene la petizione, molti la hanno anche firmata dato che il Salvagente era tra i sostenitori. Quello che attendevano era la risposta, doverosa (anzi obbligatoria) della Commissione. Che è arrivata – come si direbbe a Roma – “dopo i fuochi”, ossia dopo la decisione del 27 novembre di rinnovare l’autorizzazione al glifosato per altri 5 anni.

E le argomentazioni sono sembrate ai più decisamente poco chiare. L’esecutivo di Bruxelles si è spesso limitato a contestare le preoccupazioni dei cittadini come “senza fondamento”.

Promesse vuote

Ha promesso il miglioramento della “trasparenza degli studi commissionati dall’industria e il rafforzamento della governance nella conduzione di questi studi” senza farci capire in che modo voglia raggiungere un obiettivo che proprio in questa vicenda ha mostrato di essere molto lontano da ottenere. Certo, ha promesso più soldi e prerogative all’Efsa, ma ha dimenticato di chiarire come intende ristabilire un clima di fiducia sull’agenzia, dopo i clamorosi casi di “copia-incolla” dai documenti Monsanto sulle relazioni che riguardano il glifosato.

E ha rimandato alla primavera del prossimo anno ogni spiegazione sulle misure che intenderebbe avviare.

Ridurre i pesticidi? Non è tra gli obiettivi

Ancora più elusiva la risposta alla terza domanda della Ice, quella che chiedeva di limitare l’uso di pesticidi nella Ue. Niente da fare, spiega la Commissione, questo obiettivo non è all’ordine del giorno.

“Ignorando le tre richieste della Ice, i regolatori europei sembrano aver dimenticato da chi hanno davvero ricevuto la loro legittimità: dai cittadini e non dalle aziende”, ha detto a Le Monde Angeliki Lysimachou, per l’associazione Pesticide Action Network Europe.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/12/13/glifosato-la-presa-per-i-fondelli-della-commissione-ue-ai-cittadini-europei/29175/

Il rinnovo al glifosato per altri 5 anni? Lo ha deciso un Ministro Tedesco. Un grande regalo allo “loro” Bayer!

 

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Il rinnovo al glifosato per altri 5 anni? Lo ha deciso un Ministro Tedesco. Un grande regalo allo “loro” Bayer!

Il rinnovo al glifosato lo ha deciso un Ministro tedesco

L’indicazione del governo era la solita: astensione. Invece Carl Schmidt ha fatto di testa sua, dando il voto decisivo al glifosato e spaccando l’esecutivo

Spaccatura sul glifosato nel governo tedesco al tramonto

Se il glifosato è nuovamente al sicuro da ogni divieto, autorizzato in Europa per altri cinque anni, è per iniziativa personale del Ministro dell’Agricoltura tedesco. Sconfessando la posizione del governo, che puntava sull’astensione, Christian Schmidt ha lasciato di stucco Angela Merkel, del suo stesso partito. La decisione unilaterale del Ministro, che ha dato indicazione agli esperti tedeschi di votare a favore, ha mostrato tutta la debolezza della cancelliera in questa fase e spaccato il governo. Mentre infatti tenta di costruire faticosamente una nuova alleanza dopo le elezioni di settembre, Merkel vede allargarsi la frattura con i socialdemocratici che attualmente reggono l’esecutivo. Il Ministro dell’Ambiente, Barbara Hendricks, viene dall’altro schieramento ed è su tutte le furie per il colpo di testa del suo omologo con delega all’agricoltura.

Schmidt ha giustificato il suo voto, sostenendo che la Commissione Europea avrebbe avuto l’ultima parola sulla questione e avrebbe «in ogni caso votato a favore del rinnovo». Ma un conto è addossare la colpa a Bruxelles, un altro è mostrare la volontà esplicita degli stati membri – e in particolare della Germania – di estendere l’uso di un diserbante sospettato di essere cancerogeno.

Le associazioni ambientaliste chiedono le dimissioni di Schmidt, poiché ha violato la fiducia del governo contravvenendo alla posizione sempre assunta in precedenza. Anche Angela Merkel si è dissociata, dicendo in una conferenza stampa che il voto favorevole del Ministro «non corrispondeva alla posizione concordata dal governo».

Di certo, però, questa inversione a U sembra favorire Monsanto, che preferiva un rinnovodell’autorizzazione al glifosato prima della formazione di un nuovo governo in Germania. La partita dell’azienda, dunque, è vinta su tutta la linea. Perfino la potente cancelliera tedesca ha dovuto subire lo schiaffo, che fra l’altro pesa e non poco nei colloqui che con difficoltà sta cercando di portare avanti con i socialdemocratici dopo il tramonto della coalizione con le destre e i Verdi. Questi ultimi possono permettersi ora di picchiare duro, come dimostra la dichiarazione del presidente del gruppo parlamentare, Anton Hofreiter: «La decisione di ieri non è stata solo un affronto a milioni di persone, ma anche al più importante partner europeo della Germania: il presidente francese Emmanuel Macron».

fonte: http://www.rinnovabili.it/ambiente/rinnovo-glifosato-ministro-tedesco-333/

Glifosato: l’Unione Europea si “dimentica” che è cancerogeno e fa un bel regalo alla Bayer: rinnovato per altri 5 anni

 

Glifosato

 

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Glifosato: l’Unione Europea si “dimentica” che è cancerogeno e fa un bel regalo alla Bayer: rinnovato per altri 5 anni

 

Altri 5 anni di glifosato: “Un regalo a Bayer” che segna la fine del principio di precauzione?

Non è andata proprio giù a molti la decisione europea di concedere l’autorizzazione per altri 5 anni al glifosato. Pur se immaginabile, dopo le incredibili affermazioni del commissario alla salute Vytenis Andriukaitis che aveva detto “Il glifosato non vincerà mai un concorso di bellezza ma serve”

E le reazioni sono molte.

Commentando per esempio l’approvazione della proposta della Commissione europea sul rinnovo per altri cinque anni dell’autorizzazione al glifosato, Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura di Greenpeace Italia, dichiara:

«Il voto odierno è un regalo alle multinazionali agrochimiche, a scapito di salute e ambiente. Bene comunque il voto contrario dell’Italia che ha dimostrato nuovamente di dare priorità alla tutela delle persone, e non al fatturato di chi produce e commercia il glifosato».

Allo stato attuale, conclude Greenpeace, nessuno può affermare con certezza che il glifosato sia sicuro, specie dopo le rivelazioni che stanno continuando a emergere grazie ai cosiddetti “Monsanto Papers” e lo scandalo del “copia-incolla”, relativo a parti del rapporto dell’EFSA sui rischi dell’uso del glifosato copiate dalla richiesta di rinnovo dell’autorizzazione di Monsanto.

“Vota a favore anche Germania, in attesa di responso sulla fusione Bayer-Monsanto: almeno altri 5 anni di farmaci e pesticidi a braccetto!” ha twittato Piernicola Pedicini, europarlamentare 5Stelle che si è speso molto in questa lunga battaglia europea.

“È morto il principio di precauzione” chiude lapidario José Bové leader ambientalista. Noi speriamo di no, ma vista questa storia c’è poco di cui essere ottimisti.

 

da: https://ilsalvagente.it/2017/11/27/altri-5-anni-di-glifosato-un-regalo-a-bayer-che-segna-la-fine-del-principio-di-precauzione/28710/

200.000 morti l’anno a causa dei pesticidi nel cibo, ma la gente continua a preferire il bello al sano

ZZZ

 

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200.000 morti l’anno a causa dei pesticidi nel cibo, ma la gente continua a preferire il bello al sano

I pesticidi utilizzati per aumentare la produzione agricola per una popolazione in crescita a discapito della salute della stessa, causano 200.000 morti l’anno.

La diagnosi è di avvelenamento acuto.
Lo sostiene un rapporto dei relatori speciali dell’Onu per il diritto al cibo, Hilal Elver, e per le sostanze tossiche, Baskut Tuncak, presentato al Consiglio per i Diritti umani delle Nazioni Unite, in cui chiedono un nuovo trattato internazionale per regolare ed eliminare progressivamente l’uso di pesticidi tossici in agricoltura.

Ci si chiede come mai però, si sia aspettato tanti anni per giungere a questa conclusione, un pò come accadde negli anni 70 con l’amianto.

“L’uso eccessivo di pesticidi è molto pericoloso per la salute umana e per l’ambiente, ed è fuorviante affermare che i pesticidi sono vitali per garantire la sicurezza alimentare”,è quanto detto dai due relatori dell’Onu al Consiglio per i diritti umani a Ginevra.

I pesticidi causano 200.000 morti all’anno nel mondo per avvelenamento acuto.

I due relatori speciali delle Nazioni Unite puntano anche il dito contro le tecniche di marketing aggressive e senza etica dell’agroindustria, che nega la pericolosità e gli impatti di alcuni pesticidi.

L’industria chimica attribuisce invece la colpa dei danni all’uso improprio che ne fanno gli agricoltori,  e spende enormi quantità di denaro per corrompere i politici ed insabbiare le evidenze scientifiche.

Nell’Era oscura del Dio Denaro la nostra salute è costantemente sotto attacco, e spetta solo a noi scegliere di mangiare sano, il cibo avvelenato è una nostra scelta, poiché oggi preferiamo frutta e verdura bella e perfetta invece che sana, e per arrivare al prodotto “perfetto”, bello e appariscente bisogna sapere che dietro c’è un trattamento intensivo dello stesso.

tratto da: http://curiosity2017.blogspot.it/2017/03/200000-morti-lanno-causa-dei-pesticidi.html

Se ne parla troppo poco – Non solo glifosato. Monsanto fa terra bruciata anche con il dicamba!

 

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Se ne parla troppo poco – Non solo glifosato. Monsanto fa terra bruciata anche con il dicamba!

Non solo glifosato. Monsanto fa terra bruciata con il dicamba

Non sono tempi facili per Monsanto, almeno sul piano dell’immagine pubblica. A inguaiare la multinazionale dell’agrochimica non c’è solo la catena di scandali legata agli studi scientifici “aggiustati” (a monte di quelli di cui vi avevamo dato notizia la settimana scorsa c’è tutta la vicenda dei Monsanto Papers, una serie di mail, rapporti e conversazioni telefoniche desecretate dalla corte federale di San Francisco che Internazionale ha pubblicato in italiano sul numero di giugno: i documenti originali sono online sul sito U.S. Right to Know).

E nemmeno lo stop (momentaneo) dell’Unione Europea alla prevista fusione da 66 miliardi di euro con Bayer, sulla quale la Commissione Europea ha fatto sapere martedì scorso di aver avviato un’indagine che si concluderà il prossimo 8 gennaio.

Dicamba, l’erba del vicino non è più verde

Parliamo invece dei problemi che stanno emergendo negli Stati Uniti dove 17 Stati hanno avviato indagini in seguito ai gravi danni riportati dalle coltivazioni agricole su oltre 2,5 milioni di acri di terreno (corrispondenti a circa 1 milione di ettari).

Sul banco degli accusati c’è il dicamba, un potente erbicida che – al pari del più noto glifosato – può essere applicato su colture resistenti come la soia e il cotone geneticamente modificati di Monsanto. Il guaio è che il dicamba è anche molto volatile ed è quindi suscettibile di distruggere le coltivazioni che non resistono al bombardamento di sostanze chimiche.

Gli esperti non sanno ancora se a favorire il propagarsi di questa “epidemia” siano stati forti venti o cambiamenti di temperatura, ma sono già più di 1400 le denunce arrivate dagli agricoltori, esasperati dal fatto che – secondo quanto previsto dalle linee guida del Dipartimento dell’Agricoltura – le assicurazioni non coprono i danni causati dall’erbicida.

Lo Stato più colpito è l’Arkansas, dove dall’11 luglio è stato bandito per 120 giorni l’uso di prodotti a base di dicamba (analoghe misure restrittive sono state adottate in Missouri e in Tennessee): lo scorso anno, secondo la testimonianza di uno sceriffo locale a Reuters, una disputa tra coltivatori sull’utilizzo della sostanza è perfino sfociata in un omicidio.

A caccia di un colpevole

Il colosso di Saint Louis e gli agricoltori si rimpallano a vicenda la responsabilità del disastro: l’azienda sostiene di aver fornito ai suoi acquirenti tutte le informazioni necessarie per l’utilizzo del prodotto, ma è proprio la complessità delle istruzioni, secondo i legali di questi ultimi, ad aver provocato conseguenze spiacevoli.

Il dicamba è provvisto infatti di un’etichetta da 4550 parole con una lunga serie di indicazioni relative alle condizioni necessarie per l’uso (distanza dal terreno, velocità dei venti, temperature e altro ancora).

Specifiche così dettagliate da risultare virtualmente impossibili da seguire, confermano alcuni esperti: «Le restrizioni su queste etichette sono qualcosa di mai visto prima» sostiene Bob Hartzler, agronomo e specialista di sementi all’università dell’Iowa. Quelle relative alla velocità del vento, ad esempio, non avrebbero comunque consentito di irrorare in tempo utile le coltivazioni di soia. La multinazionale, a detta dei ricorrenti, avrebbe «omesso di informare l’Epa [l’agenzia per la protezione ambientale del governo Usa, NdA] che le istruzioni non erano realistiche».

Ma questo non è l’unico né il più grave capo d’accusa. Il dicamba uccide le piante a foglia larga in maniera indiscriminata, per questo tradizionalmente veniva utilizzato solo prima che le piantine emergessero dal terreno. Così come è successo per le colture tollerati al glifosato, la creazione di varietà di cotone e soia gm resistenti al dicamba ha permesso a chi le adottava di applicare l’erbicida senza più alcuna remora: un milione di acri di terreno (circa 400mila ettari) sono stati seminati con colture di questo tipo solo nel corso del 2016 e la stessa Monsanto ha messo in conto per l’anno corrente un incremento da 15 a 20 milioni di acri di coltivazioni di soia Xtend (resistente al dicamba).

Il problema della dispersione era però noto da tempo, motivo per cui l’azienda ha cominciato a sviluppare una versione del dicamba in teoria meno volatile e più sicura. In attesa di ottenere l’approvazione delle autorità, tuttavia, i vecchi prodotti sono rimasti in commercio e gli agricoltori hanno continuato a utilizzarli mettendo a rischio le altre coltivazioni.

In via ufficiale Monsanto ha sconsigliato di farlo e ora incolpa di tutto coloro che hanno fatto un uso scorretto del prodotto. In realtà, si sostiene in una delle cause avviate, gli agenti di vendita dell’azienda avrebbero privatamente rassicurato gli agricoltori invitandoli a ricorrere alla vecchia versione dell’erbicida fino all’approvazione di quella più aggiornata.

Quasi metà degli agricoltori americani ormai denuncia la presenza di infestanti resistenti al glifosato (le cosiddette super-erbacce) e questo fattore spiega la loro propensione a virare sul dicamba. Il biologo Nicholas Staropoli, direttore associato del Genetic Literacy Project, scrive in proposito: «La questione legale in realtà si riduce a questo: cosa Monsanto si aspettava che sarebbe accaduto quando ha messo in commercio le sementi un intero anno prima che la versione “sicura” del dicamba venisse approvata?».

Una ricerca non troppo indipendente

C’è infine un altro aspetto della vicenda che suscita forse le maggiori perplessità ed è legato proprio allo sviluppo del nuovo XtendiMax con tecnologia VaporGrip (cioè il dicamba Monsanto progettato per essere meno volatile).

Reuters ha documentato il rifiuto da parte della multinazionale a consentire che gli scienziati delle università effettuassero test di volatilità sui campioni di XtendiMax: sui campioni forniti, secondo quanto testimoniato da ricercatori delle università dell’Arkansas, del Missouri e dell’Illinois, era infatti espressamente vietato eseguire questo genere di prove.

Secondo Scott Patridge, vicepresidente di Monsanto, la scelta era motivata dal fatto «per ottenere risultati significativi occorrono tempi molto, molto lunghi». Il gigante dell’agrobusiness temeva insomma che permettere studi indipendenti sul nuovo dicamba ne avrebbe messo a rischio l’approvazione da parte delle autorità federali.

Ad affermarlo con chiarezza (senza essere smentito) era stato del resto Boyd Carey, un agronomo dipendente di Monsanto chiamato a testimoniare davanti a un comitato statale dell’Arkansas sui pesticidi nell’estate 2016.

Sebbene nulla impedisca alle aziende di limitare la ricerca sulle sostanze di cui sono proprietarie, le restrizioni imposte in questo caso sono comunque senza precedenti (le concorrenti Basf e DuPont, che commercializzano a loro volta erbicidi a base di dicamba, non ne hanno adottate di analoghe).

Non è detto che i test indipendenti sulla volatilità dell’XtendiMax avrebbero alterato il corso della crisi, osserva Reuters, ma avrebbero fornito ai regolatori un quadro più completo sulle sue proprietà nel momento in cui dovevano decidere se e quando autorizzarne la vendita.

Nel settembre scorso l’Epa ha approvato il prodotto senza richiedere test aggiuntivi e senza spiegare quanto l’assenza di studi indipendenti abbia inciso sulla decisione finale di autorizzarne la registrazione per un periodo di soli due anni anziché venti.

Ora è la stessa agenzia federale, di fronte alla marea montante delle polemiche, ad affermare di essere molto preoccupata dai recenti report sui danni alle colture e di aver avviato una revisione delle restrizioni imposte. Ma qualcuno pagherà per tutto quello che è già successo?

 

Andrea Cascioli

a.cascioli@slowfood.it

 

tratto da: http://www.slowfood.it/non-solo-glifosato-monsanto-fa-terra-bruciata-dicamba/

Il test Svizzero: fino a 6 pesticidi diversi nel tuo tè verde, quello che ti dovrebbe fare tanto, ma proprio tanto bene…

 

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Il test Svizzero: fino a 6 pesticidi diversi nel tuo tè verde, quello che ti dovrebbe fare tanto, ma proprio tanto bene…

 

Il test svizzero: fino a 6 pesticidi diversi nelle bustine di tè verde

Ancora una volta le bustine di tè sotto accusa. Dopo il test di 60 Millions de Consummateurs sulla qualità nera, questa volta a finire in laboratorio sono state le bustine di tè verde. I risultati? Purtroppo sempre deludenti. Il mensile svizzero Bon a savoir ha fatto analizzare 14 marchi di tè verde: con l’eccezione di Lipton e Coop Naturaplan, sono state rilevate tracce di pesticidi in tutti i tè analizzati.

Non si salvano neppure i marchi blasonati come Twining: nel Pure Green Tea sono stati rintracciati 6 pesticidi diversi. Le quantità misurate rimangono entro i limiti di legge ma, come sempre, non sono presi in considerazione gli effetti sulla salute dell’uomo  del cd “effetto cocktail”.

Le sostanze trovate

Partiamo dalle buone notizie. Il test svizzero ha premiato i marchi che avevano una più alta concentrazione di polifenoli, una sostanza presente nei tè verdi che procura benefici all’organismo. Un punteggio più basso, invece, è stato affidato agli infusi che avevano i pesticidi. Gli alcaloidi pirrolizidinici possono essere trovati nelle preparazioni di tè verde quando le piante selvatiche vengono raccolte nello stesso momento. In dosi elevate possono causare danni al fegato. Si sospetta inoltre che siano stati osservati effetti cancerogeni negli animali. Nel test svizzero, quindi, sono stati penalizzati (-0,5) i prodotti quando il valore di tolleranza giornaliera è superato con quattro buste al giorno per una persona da 60 kg; per quanto riguarda le quantità minori, la penalità era limitata a 0,2 punti. Il perclorato e i clorati possono inibire l’assorbimento di iodio da parte della tiroide. Le tracce di ciascuno di questi prodotti hanno portato ad una detrazione di 0,2 punti. L’antrachinone ha dimostrato di essere cancerogena negli esperimenti sugli animali. Una penalità di 0,5 punti è stata applicata a gradi superiori al valore raccomandato dall’Ue (0,02 g / kg). Tra 0,01 e 0,02 g / kg, è stato sottratto 0,2 punti.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/11/21/il-test-svizzero-fino-a-6-pesticidi-diversi-nelle-bustine-di-te-verde/28516/

Le mele del Trentino? Sono così piene di pesticidi da aver contaminato il DNA dei neonati !!

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Le mele del Trentino? Sono così piene di pesticidi da aver contaminato il DNA dei neonati !!

Il dibattito sui pesticidi c’è ed è pure molto acceso. Nell’affollatissima sala dell’Istituto comprensivo di Cles, si è svolto il convegno «Ambiente è salute: esposizione cronica a pesticidi e Dna umano», presentazione della prima ricerca scientifica su alcuni residenti della Val di Non ed organizzata dal Comitato per il diritto alla salute.
Che il tema scottante fosse particolarmente sentito è stato testimoniato dal fatto che l’organizzazione ha dovuto impedire l’accesso alla sala a molte persone interessate all’iniziativa e giunte quando l’auditorium era ormai al completo. Tuttavia, questo interesse si è fatto sentire in maniera più brusca, quando alcuni interventi a fine dibattito hanno portato un altro punto di vista sull’agricoltura tradizionale.
Ma andiamo per gradi. Sergio De Romedis del Comitato per il diritto alla Salute Val di Non ha introdotto la serata: «Oggi presenteremo uno studio scientifico effettuato sugli abitanti della Val di Non relativo ai danni al Dna dovuti all’esposizione cronica ai pesticidi. Ciò non significa che siamo contro l’agricoltura, ma, al contrario, pensiamo che essa sia fondamentale. Tuttavia, attraverso l’uso di determinate sostanze chimiche di sintesi, crediamo che essa crei una conflittualità, poiché sono state trovate tracce di pesticidi nel corpo di chi non è esposto professionalmente».
La parola è dunque passata agli esperti. Il dottor Marco Tomasetti dell’università politecnica delle Marche ha spiegato l’azione dei pesticidi sul Dna umano: anzitutto essi creano una rottura del genoma, poi inibiscono la naturale funzione ricostruttiva e, proprio per questo, obbligano la cellula a riprodursi in maniera errata. Questo non significa certo malattia istantanea, ma è comunque una premessa a tumori o malattie neurodegenerative.
Il secondo intervento è stato quello della dottoressa Renata Alleva del Irccs Rizzoli di Bologna, la quale ha presentato lo studio sulla popolazione nonesa: «Abbiamo effettuato uno studio su un gruppo di persone che per motivi residenziali è quotidianamente a contatto con i pesticidi. Si è misurata la qualità dell’aria, la presenza di pesticidi all’interno delle case e si sono poi eseguiti prelievi sulle persone in periodi diversi, ad alta e bassa esposizione».
Lo studio afferma che nei periodi di alta esposizione il Dna ci mette molto tempo a riparare i danni subiti dai pesticidi e anzi è inibito dal farlo. «Il danno al Dna si accumula e una donna in gravidanza può trasferire al feto le sostanze – ha proseguito la Alleva – Ciò può avvenire anche durante l’allattamento, visto che i residui dei pesticidi si accumulano nei grassi».
Lo studio sarà pubblicato su una rivista scientifica internazionale, laMolecular Nutrition & Food Research.
Nel dibattito è intervenuto oggi, con una nota dettagliata, anche l’assessore Michele Dallapiccola, che rivendica quanto fatto dalla Provincia su questo fronte e invita a evitare gli allarmismi.
IL DIBATTITO: «I CONTADINI NON SONO ASSASSINI»
Dopo l’intervento del pediatra dottor Pinelli, il quale ha parlato delle conseguenze dei pesticidi sullo sviluppo dei bambini, è seguito un dibattito acceso. In cui però nessuno ha confutato lo studio scientifico (non c’erano esperti di microbiologia o medicina titolati a farlo), ma si è trasferito il dibattito su temi generali.
Così ad esempio Alessandro Dalpiaz, direttore dell’Apot: «La serata mi ha disorientato. Noi agricoltori siamo accusati di essere gli artefici delle problematiche esposte in questo studio. Non crediamo sia così. Noi agiamo nel rispetto delle norme e non sta a noi fare pressione sul legislatore affinché elimini determinati pesticidi. Al contrario di quanto sostenuto stasera, la qualità e l’aspettativa di vita non sono peggiorate».
A queste parole sono partite grida di protesta contro Dalpiaz, il quale ha proseguito dicendo che «Noi non siamo colpevoli, ma interpreti della nostra vita professionale. Possiamo sicuramente migliorare, ma dobbiamo trovare punti di incontro e dialogare di più». Dalpiaz ha ripreso il proprio posto in sala accompagnato da forti proteste.
In questo clima rovente, dal mondo ortofrutticolo è arrivata un’altra voce, quella di Gabriele Calliari, presidente Coldiretti Trentino: «Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Siamo tutti venuti qui in auto e chissà quanti aerei sono passati sopra le nostre teste durante la serata. Io non mi sento un killer di bambini. Devo forse pensare che la gente muore di cancro per colpa della mia attività? L’agricoltura oggi è a un bivio: o è legittimata e può dunque andare avanti, oppure deve terminare. Dobbiamo smettere di produrre e acquistare prodotti esteri distribuiti dalle lobby multinazionali e ogm? Diamoci una mano, altrimenti non se ne esce».
Anche in questo caso non sono mancati i brusii di sottofondo, ma certo non così forti come quelli rivolti a Dalpiaz. La serata si è quindi conclusa verso mezzanotte.
APOT E MELINDA: «ECCO PERCHÉ ABBIAMO PARTECIPATO»
Diversi rappresentanti dei Consorzi Melinda e «La Trentina», associati ad Apot – Associazione produttori ortofrutticoli trentini – ed una rappresentanza di frutticoltori di imprese private, e rappresentanze di enti locali del territorio, non hanno voluto mancare al Convegno, per ribadire il proprio impegno e volontà di accogliere le istanze della popolazione sul fronte del tema dell’utilizzo dei fitofarmaci. E lo hanno ribadito in un comunicato stampa.
Esso informa: «Abbiamo ritenuto utile una nostra presenza all’incontro per confermare la disponibilità dei frutticoltori verso un confronto più aperto e attento sui temi della salute e dell’ambiente – dichiara Alessandro Dalpiaz, direttore di Apot -. Dobbiamo essere coscienti che solo attraverso una progettualità rinnovata, ma anche sufficientemente condivisa, sarà possibile migliorare la qualità del sistema produttivo e del sistema territoriale, offrendo maggiori e più solide garanzie sociali ed economiche al Trentino, dando pieno significato al concetto di sostenibilità che ingloba le istanze economiche, sociali ed ambientali dei lavoratori e dei cittadini».
Continua il comunicato stampa: «Sulla medesima posizione il presidente di Melinda Michele Odorizzi, che ricorda come “L’interesse del Consorzio passi anche attraverso le sensibilità dei cittadini, che vanno ascoltate ed applicate nelle politiche ambientali e commerciali ma anche nel lavoro quotidiano dei singoli frutticoltori”».
Secondo il comunicato dei frutticoltori «Il confronto continuo e costruttivo, quindi, è quanto Apot e i Consorzi associati auspicano, da cui trarre utili suggerimenti e indicazioni importanti per la formulazione di programmi di attività e progetti in grado di favorire il raggiungimento di obiettivi di qualità ambientale, sociale ed economica alla base del concetto di “sostenibilità”, verso cui i frutticoltori, le loro rappresentanze e la società civile sono comunemente orientati».
fonte: http://www.ladige.it/popular/salute/2016/03/20/pesticidi-studio-residenti-val-non-agiscono-dna-passano-mamma-feto
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