La strage delle api? Dobbiamo ringraziare la Bayer ed il suo pesticida killer!

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La strage delle api? Dobbiamo ringraziare la Bayer ed il suo pesticida killer!

 

Pesticida Bayer Uccide le Api

Pesticida Bayer Uccide le Api. Di Justin Gardner.

La Bayer Accidentalmente Finanzia uno Studio che Mostra che Suo Pesticida sta Uccidendo le Api ma Prontamente Nega le Conclusioni. La Bayer ha ricordato al mondo che non esiterà a negare le conclusioni scientifiche di uno studio, anche se lo studio è stato finanziato dalla stessa Bayer.

Uno studio su larga scala sui pesticidi neonicotinoidi si sta aggiungendo al crescente numero di prove che queste sostanze chimiche agricole stanno danneggiando le popolazioni di api.

Eseguito su 33 siti nel Regno Unito, in Germania e in Ungheria, lo studio ha scoperto che l’esposizione ai neonicotinoidi “ha danneggiato le api che hanno meno probabilità di sopravvivere durante l’inverno, mentre i bombi e le api solitarie hanno prodotto meno regine“.

Bayer e Syngenta, produttori di pesticidi “Neonicotinoidi” che stanno per raccogliere enormi profitti se l’Europa rimuove il divieto ai Neonicotinoidi, hanno tempestivamente contestato le conclusioni dei ricercatori, anche se hanno finanziato parzialmente lo studio.

Gli autori notano che questo è il primo esperimento nel mondo reale che dimostra causalità diretta tra Neonicotinoidi e ridotte popolazioni di api ed è coerente con altri risultati.

Secondo lo studio :

La colza dai semi oleosi è stata coltivata con i rivestimenti dei semi contenenti neonicotinoidi (clothianidin o thiamethoxam) o nessun trattamento delle sementi.

Per le api da miele, abbiamo trovato effetti negativi (in Ungheria e Regno Unito) e positivi (Germania) durante la fioritura delle colture. In Ungheria, gli effetti negativi sulle api (associate con il clothianidin) persistono durante l’inverno e hanno portato a una riduzione delle colonie nella primavera successiva (diminuisce del 24%).

Nelle api selvatiche (Bombus terrestris e Osmia bicornis), la riproduzione è stata negativamente correlata con i residui di neonicotinoidi.

Questi risultati indicano che i neonicotinoidi causano una ridotta capacità delle api a ricreare nuove popolazioni nell’anno successivo all’esposizione.

Gli effetti negativi su bombi e sulle api solitarie sono stati osservati in tutti e tre i paesi in cui le concentrazioni più elevate di residui di neonicotinoidi nei nidi provocano minor numero di regine.

Gli effetti nocivi sono stati riscontrati sulle api da miele nel Regno Unito e in Ungheria, e sono coerenti con le osservazioni dei ratei di alta mortalità nel Regno Unito e una diminuzione del 24% delle colonie in Ungheria.

 

Tuttavia, in Germania (casualmente sede della Bayer NdR) non sono stati riscontrati effetti dannosi.

Questo comparto relativamente piccolo dei risultati del lavoro è stato ripreso da Bayer e Syngenta per affermare che i loro prodotti sono sicuri per le api o che i risultati non sono definitivi.

Le due aziende producono i pesticidi Neonicotinoidi utilizzati nello studio.

Non condividiamo l’interpretazione del Centro per l’ecologia e l’idrologia sugli effetti negativi dei trattamenti di sementi, siamo certi che i neonicotinoidi sono sicuri quando vengono utilizzati e applicati in modo responsabile,

ha dichiarato il dottor Richard Schmuck, direttore della scienza ambientale in Bayer.

Non dovrebbe sorprendere che i produttori di un pesticida agricolo, dal valore di miliardi di euro, possano cogliere la parte più piccola di uno studio per instillare dubbi nella mente pubblica. Gli scienziati che effettivamente eseguivano lo studio forniscono un’altra interpretazione, basata su tutto il corpo delle prove.

I nostri risultati sono una causa di grave preoccupazione, ha detto l’autore dello studio Richard Pywell del Centro per l’Ecologia e l’Idrologia di Oxfordshire. Abbiamo mostrato per la prima volta gli effetti negativi dei dei semi rivestiti di neonicotinoidi sulle api e abbiamo mostrato simili effetti negativi sulle api selvatiche. Questo è importante perché molti raccolti a livello mondiale sono possibili grazie agli insetti impollinatori e senza questa sarebbe impossibile produrre certi alimenti.

I dati verranno studiati come parte di una valutazione prevista a novembre nella UE, che deciderà se mantenere il divieto neonico.

La BBC riferisce che l’UE “sta lavorando a nuove proposte di bando per estendere il divieto di neonicotinoidi“.

Per illustrare la complessità del problema, dato che i Neonicotinoidi sono stati vietati dal 2013, alcuni agricoltori europei stanno spruzzando più grandi quantità di altri pesticidi come i ptiroidi, che potrebbero fare un grave danno alle api e agli insetti benefici.

C’è certamente la necessità di una gestione delle specie nocive nell’agricoltura, ma qual’è il costo è l’approccio chimico che esige l’ambiente naturale e gl insetti impollinatori delle nostre colture alimentari? Le prove sui Neonicotinoidi dicono che le api sono altamente sensibili a queste sostanze chimiche, ma gli agricoltori hanno anche bisogno di soluzioni alternative.

Per affrontare il problema, dobbiamo considerare come siamo arrivati qui. I parassiti sono stati introdotti in tutto il mondo avvalendosi di contaminazioni sulle navi e su altri veicoli. I parassiti spesso trovano le loro nuove sistemazioni prive di predatori naturali che normalmente li mantengono sotto controllo.

Le pratiche agricole aggressivamente spinte dai produttori di prodotti chimici e dalle società degli OGM hanno anche aumentato i problemi dei parassiti. Il modello agricolo corporativo basato sul brevetto costringe le coltivazioni monoculturali ad una elevata irrorazione di prodotti chimici. Ciò crea un ciclo per cui le piante e gli insetti parassiti diventano resistenti agli erbicidi e ai pesticidi, spingendo le aziende a produrre altri prodotti chimici più tossici.

Questa sempre crescente dipendenza dalle sostanze chimiche, che minaccia gli ecosistemi naturali e la salute umana, è altamente redditizia per aziende come Bayer e Monsanto.

L’approccio chimico ignora completamente migliaia di anni di apprendimento umano. Il concetto che ora conosciamo come pratiche di gestione integrata di parassiti (IPM), come la multicoltura, la rotazione delle colture, l’arricchimento del suolo e i perimetri arborei naturali, sono un’alternativa efficace all’approccio chimico.

fonte: https://sadefenza.wordpress.com/2017/07/11/pesticida-bayer-uccide-le-api/

Glifosato: i complici di Monsanto al Parlamento Europeo negano che il pesticida sia cancerogeno. Verso il rinnovo per altri 10 anni sulla pelle della Gente!

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Glifosato: i complici di Monsanto al Parlamento Europeo negano che il pesticida sia cancerogeno. Verso il rinnovo per altri 10 anni sulla pelle della Gente!

GLIFOSATO: L’UE NEGA CHE IL PESTICIDA SIA CANCEROGENO E VA VERSO IL RINNOVO PER ALTRI 10 ANNI

Glifosato: cancerogeno o non cancerogeno? Non si arresta la querelle sul pesticida della Roundup più utilizzato al mondo, soprattutto dopo che le autorità europee hanno negato che incida sulla salute pubblica.

Ma secondo un nuovo rapporto del tossicologo Peter Clausing: ‘l’Ue ha violato le normative e le prove che dimostrano che il glifosato è cancerogeno’. Mesi di esperimenti ignorati, dunque, per far sì che vi sia un rinnovo per altri dieci anni del glifosato.

 “L’evidenza che il pesticida è cancerogeno è così evidente che dovrebbe essere vietato immediatamente. Quello che mi lascia perplesso è vedere come le autorità europee abbiano violato le proprie regole, adesso devono essere responsabili del loro fallimento”, spiega Clausing nella sua ricerca. 

Appena un mese fa, la Monsanto aveva ricevuto una nuova denuncia, presentata questa volta al tribunale federale del Wisconsin per l’uso scorretto della pubblicità. L’azione legale era partita da una class-action di consumatori che accusavano l’erbicida Roundup di essere pubblicizzato come sicuro in maniera falsa, dato che gli effetti sulla salute sono ormai noti.

Nel frattempo, il 18 luglio la coalizione #Stopglifosato, di cui anche greenMe.it fa parte aveva diffuso un comunicato in vista della presunta riapprovazione da parte dell’Ue per altri dieci anni, che sarebbe valida solo a maggioranza qualificata, ovvero se 16 paesi su 28 diranno si.

Cosa succederà? Verranno ignorate le oltre un milione di firme raccolte dai cittadini che hanno chiesto di bandire il glifosato aderendo all’Ice? Più volte abbiamo parlato del glifosato e dei suoi effetti sul fegato ad esempio o sul sistema nervoso, causando ansia.

Non solo, tracce di pesticidi sono stati trovati in alimenti come pane, farina, birra e via dicendo, sostanze chimiche che di certo non possono fare bene al nostro organismo. E veniamo alla domanda del secolo: il glifosato è cancerogeno o no?

A marzo 2017, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa) ne ha escluso la cancerogenicità, spiegando però che è tossico per l’ambiente marino e irritante per gli occhi.

Cosa dicono Iarc ed Efsa? Nel marzo 2015 lo Iarc aveva detto che il glifosato era potenzialmente cancerogeno, l’Efsa nel novembre dello stesso anno, diceva nel suo rapporto è “improbabile che sia cancerogeno”.

Scienziati indipendenti chiedono che si faccia chiarezza, ma solo il tossicologo austriaco Peter Clausing, ha finora denunciato come i tre organismi coinvolti(l’Istituto federale tedesco per la Valutazione del rischio, l’Efsa e la Echa) abbiano costantemente violato le stesse normative e procedure europee che stabiliscono i criteri per la valutazione degli studi.

Nello specifico, secondo Clausing, gli studi fatti sono sufficienti a dimostrare che il glifosato è una sostanza cancerogena. Sette dei 12 sperimenti sono andati in tal senso, ma i risultati sono stati ignorati dall’Ue.

“Sono preoccupato per la salute pubblica. In Europa, l’incidenza di tumori è raddoppiata e triplicata negli ultimi decenni. In gioco c’è la vita di 500milioni di cittadini europei”, spiega il tossicologo.

A sostegno della tesi c’è la nuova relazione pubblicata dal GLOBAL 2000 (Friends of the Earth Austria) di Claire Robinson che converge sul fatto che ‘le autorità hanno cercato di coprire la prova degli effetti cancerogeni del glifosato”.

FIRMA QUI LA PETIZIONE #STOPGLIFOSATO

Dominella Trunfio

fonte: https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/24628-glifosato-ue-nega-cancerogeno

 

I complici europei del glifosato

di Ruchi Shroff*

L’intero impianto internazionale della regolamentazione dei pesticidi è palesemente inadeguato di fronte ai dati che vengono costantemente riportati da studi scientifici ed epidemiologici indipendenti e ci rammenta quanto sia necessario osservare, individuare e denunciare i conflitti di interesse e le interferenze dovute ad attività di lobbying da parte delle aziende produttrici nei confronti di enti ed istituzioni.

In un nuovo rapporto pubblicato da Global 2000: “Glifosato: violazione sistematica delle regole da parte delle autorità“, il tossicologo tedesco Peter Clausing espone le 5 ragioni principali per le quali le autorità dell’Unione europea avrebbero trascurato e/o ignorato prove evidenti dell’effetto cancerogeno del glifosato sugli animali e come sistematicamente avrebbero violato le direttive e le raccomandazioni delle stesse OCSE (Organizzazione di cooperazione e sviluppo economico) ed ECHA (Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche), che in realtà dovrebbero guidare il loro lavoro. Nel suo nuovo rapporto, Clausing conferma dunque l’accusa di frode scientifica e distorsione dei dati nei confronti dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) e dell’Istituto tedesco per la Sicurezza e Salute Occupazionale (BfR), che già aveva lanciato lo scorso anno in occasione della sua testimonianza presso il Tribunale Monsanto e nel rapporto “Agenzie regolatrici (BfR, EFSA) usano argomenti parziali per negare la carcinogenicità del Glifosato”.

Nel recente Rapporto “Il Veleno è servito: glifosato e altri veleni, dai campi alla tavola” si analizza la testimonianza di Peter Clausing che ha dichiarato come i risultati ottenuti dall’EFSA siano in contraddizione rispetto alle evidenze riportate nel report presentato all’ECHA da parte del BfR. Clausing ha spiegato che i topi maschi di tutti e cinque gli studi sulla cancerogenicità presi in considerazione da EFSA e BfR, e da loro considerati di qualità accettabile, mostrano un aumento statisticamente significativo dell’incidenza di molti tipi di tumori; ben tre di questi cinque studi mostrano un incremento significativo di un particolare tipo di cancro, il linfoma maligno. I ricercatori sottolineano inoltre come i risultati sperimentali siano riproducibili. Clausing ha inoltre sottolineato come – nella stessa legislazione europea – già solo questi risultati sperimentali superino i limiti per la classificazione del glifosato in classe 1B  (sostanze con presunto potenziale cancerogeno per gli esseri umani basate su risultati ottenuti da sperimentazione animale). Questa e altre contraddizioni contenute nella valutazione dell’autorità tedesca sono particolarmente significative se si considera che la regolamentazione europea sui pesticidi dovrebbe vietare l’autorizzazione di una sostanza attiva non appena emergano risultati di laboratorio che ne indichino la potenziale cancerogenità.

Clausing non è però il solo a criticare l’impianto normativo. Durante la Conferenza: Il Veleno alle Porte: a rischio salute e occupazione,  la Dott.sa Patrizia Gentilini, medico oncologo ed ematologo dell’Isde Italia, ci ha infatti fatto notare come “nelle valutazioni tossicologiche delle agenzie incaricate siamo ancora al punto in cui si testa solo il principio attivo, non la formulazione commerciale, non il cocktail, l’insieme delle molecole e come se non bastasse ci si basa sostanzialmente sui dati forniti dalle stesse aziende produttrici”. Di fronte all’aumento costante di malattie correlate all’inquinamento da agro tossici, alla contaminazione del suolo, dell’aria, dell’acqua e alla progressiva estinzione delle api, le procedure attuali consentono troppe deroghe e tendono sempre di più ad escludere il principio di precauzione, come evidenziato nel recente rapporto redatto dal relatore speciale delle Nazioni Unite per il diritto al cibo, Hilal Elver, in cui si evidenziano diverse carenze nel quadro normativo internazionale in materia di regolamentazione dei pesticidi, in special modo l’inadeguatezza dei parametri in vigore rispetto alla concreta entità delle sostanze tossiche pericolose attualmente commercializzate e diffuse nell’ambiente.

Il rapporto inoltre sollecita la necessità che le autorità competenti osservino più attentamente le ingerenze e le pressioni dell’industria agrochimica sia in campo scientifico che istituzionale e che mettano in atto strumenti adeguati per garantire maggiore trasparenza nelle procedure di valutazione del rischio per la salute e per l’ambiente. Ne fornisce un esempio l’inchiesta di Corporate Europe Observatory, nel 2013 sui i conflitti di interesse all’interno delle agenzie europee, in cui è emerso che quasi il 60 per cento degli esperti di EFSA aveva legami e interessi finanziari diretti o indiretti con le stesse aziende per le quali effettuava le valutazioni di rischio. I responsabili della politica non devono stare al gioco delle grandi aziende agrochimiche, bensì applicare il principio della precauzione e impegnarsi a garantire che le evidenze scientifiche esistenti vengano valutate in maniera corretta. Ne va della salute dei 500 milioni di cittadini dell’Unione europea.

 

fonte: http://comune-info.net/2017/07/complici-europei-del-glifosato/

Intolleranti al grano? Attenzione, potrebbe non essere il glutine, ma il pesticida Roundup di Monsanto!

 

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Intolleranti al grano? Attenzione, potrebbe non essere il glutine, ma il pesticida Roundup di Monsanto!

 

Intolleranza al grano ed il pesticida Roundup della Monsanto

Purtroppo stanno aumentano vertiginosamente le intolleranze alimentari, escludendo quelle riconducibili ad una matrice genetica, per la maggior parte vengono provocate da alimenti contaminati da antibiotici, gas, pesticidi (è scontato citare la Terra dei Fuochi). Ma leggiamo attentamente la situazione attinente al grano, i pesticidi della Monsanto e la celiachia.

Intolleranza al grano, non è il glutine ma il pesticida Roundup di Monsanto!

L’intolleranza al grano è in crescita e sembra causata dai pesticidi Monsanto.

Una delle malattie in continuo aumento negli ultimi anni è l’intolleranza al grano, ed in particolare alla sostanza che fissa l’amido, glutine. La malattia, che va da una semplice intolleranza temporanea all’allergia vera e propria, si può manifestare a tutte le età e la sua incidenza aumenta in tutti i Paesi: in Italia si stima 1 persona ogni 100-150 abitanti (Associazione italiana celiachia); negli Stati Uniti 1 persona su 133; infine, studi epidemiologici recenti hanno riscontrato la presenza di celiachia e il suo aumento perfino in Africa e in Sudamerica (Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute).

Recentemente, dai risultati emersi in alcuni studi, sembrerebbe che l’allergia al grano non dipenda dal grano stesso ma dal modo in cui esso viene coltivato. Non sembra una coincidenza, infatti, che uno dei maggiori pesticidi utilizzati nelle coltivazioni di questo importante cereale sia proprio il Roundup, erbicida prodotto dal colosso Monsanto, un prodotto da anni sotto accusa in quanto ricco di glifosato.

Il Roundup non solo uccide tutte le erbacce, ma si fissa sul terreno in cui viene utilizzato rendendolo sterile. Intanto i livelli di contaminazione di glifosato sono in continuo aumento. Le erbe infestanti sono diventate più resistenti agli erbicidi, rendendo necessario un loro utilizzo più massiccio, con conseguente accumulo di sostanze tossiche nelle piante; inoltre gli agricoltori si sono resi conto che spruzzando Roundup sulle coltivazioni di grano aumenta la produzione. Il risultato è che questo erbicida viene utilizzato molto più frequentemente e liberamente e gli Americani consumano tracce della sostanza chimica ogni volta che mangiano prodotti a base di grano.

Nel 2013, uno studio pubblicato su Interdisciplinary Toxicology ha evidenziato una relazione diretta tra l’aumento della presenza di glifosato nel grano e l’aumento della celiachia, con un andamento quasi identico. Sempre attraverso tale studio si è evidenziato come l’effetto più dannoso sia proprio a carico dell’apparato digerente: ilglifosato va a colpire i batteri “buoni” del nostro organismo, ovvero quelli utili per la produzione di amminoacidi essenziali per la digestione.

Il glifosato, insomma, è molto più tossico di quanto si pensasse originariamente e se, da una parte, le sperimentazioni del colosso biotech continuano indisturbate (per esempio a Molokai sta sperimentando nuove qualità di grano in grado di resistere maggiormente ai pesticidi), dall’altra fortunatamente, alcuni Paesi stanno intervenendo per porre freno alla potente multinazionale: l’Olanda ha detto ’No alla Monsanto’. Il parlamento olandese, infatti, ha recentemente deciso di vietare la vendita di erbicidi a base di glifosato ai privati, a partire dal 2015.

Nell’attesa che anche gli altri Paesi prendano esempio dall’Olanda, ogni persona dovrebbe tutelare la propria salute acquistando grano di qualità come il triticum monococcum: ha un basso tenore di glutine, un alto contenuto proteico, è adatto ai terreni poveri e aridi, ha un basso impatto ambientale, si presta facilmente all’agricoltura biologica e, soprattutto, non è modificato dalla Monsanto!

tratto da: http://www.tuttogreen.it/intolleranza-al-grano-non-e-il-glutine-ma-il-pesticida-roundup-di-monsanto/

Roundup, il pesticida della Monsanto possibile causa dell’aumento di intolleranze al glutine

Un nuovo studio, portato avanti da due scienziati americani, sostiene che un maggior uso delglifosatopesticida della Monsanto conosciuto con il nome commerciale di Roundup, potrebbe essere la causa della crescita dei casi di celiachia, intolleranza al glutine ma anche della sindorme dell’intestino irritabile.

La Celiachia e più in generale l’ipersensibilità al glutine è un problema crescente in tutto il mondo, soprattutto in Nord America e in Europa, dove le ultime statistiche parlano di un 5% della popolazione interessata. I sintomi di chi non tollera il glutine possono includere nausea, diarrea, eruzioni cutanee, anemia ma anche problemi all’umore e un maggior rischio di contrarre malattie alla tiroide, insufficienza renale e tumori.

Nel rapporto, opera di Anthony Samsel e Stephanie Seneff, si sostiene che il glifosato, principio attivo del Roundup sia il fattore più importante che sta causando questa “epidemia” di intolleranze. Si legge nel documento redatto dai due scienziati che: “I pesci esposti al glifosato sviluppano problemi digestivi simili alla celiachia. Il morbo celiaco è associato a squilibri nei batteri intestinali che possono essere spiegati considerando gli effetti noti del glifosato sui batteri intestinali”.

Ma c’è di più: “Il glifosato è noto per inibire gli enzimi del citocromo P450, famiglia enizmatica implicata nella detossificazione delle tossine ambientali, nell’attivazione della vitamina D3, nel catabolismo della vitamina A, nel mantenimento della produzione della bile e nella fornitura di solfato all’intestino. Anche carenze di ferro, cobalto, molibdeno, rame ed altri metalli rari associate alla celiachia possono essere attribuiti a forte capacità del glifosato di chelare questi elementi”.

La portata della notizia è di interesse mondiale dato che il glifosato della Monsanto sembra essere diventato l’erbicida più venduto al mondo, vista anche la crescita della produzione di grano Roundup Ready GM, appunto della Monsanto.

Il rapporto si avvale di una corposa parte bibliografica che fa riferimento alle ricerche scientifiche prese in esame e si conclude con un appello ai governi di riconsiderare le politiche relative alla sicurezza dei residui di glifosato negli alimenti.

tratto da: http://www.greenme.it/informarsi/agricoltura/12682-roundup-pesticida-monsanto-celiachiaintolleranza-glutine

Glifosato: per la California è vietato perchè cancerogeno. Per l’Unione Europea, invece, possiamo pure crepare…

 

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Glifosato: per la California è vietato perchè cancerogeno. Per l’Unione Europea, invece, possiamo pure crepare…

Glifosato: per la California è cancerogeno. L’Ue ce lo serve sul piatto…

Storica vittoria dello stato americano contro la Monsanto. Previsto un avviso ai consumatori anche nelle etichette del prodotto. Lo stesso che i canadesi usano per fare maturare il grano che noi importiamo… La vergogna del CETA approvato anche dal Governo Gentiloni e dalla commissione Esteri del Senato…

Una vittoria per i cittadini e una dura sconfitta per la multinazionale Monsanto: a partire dal 7 luglio la California inserirà il glifosato nella lista dei  prodotti “cancerogeni”. Lo ha stabilito l’ufficio di valutazione dei rischi per la salute e l’ambiente (Office of environmental health hazard assessment, Oehha) dello Stato americano in sintonia con quanto sostenuto dallo IARC (International Agency for Research on Cancer) che fa capo all’ Organizzazione mondiale della sanità

Parliamo, come ormai è noto, del diserbante più diffuso al mondo. La multinazionale americana – che, di recente, si è fusa con la multinazionale tedesca che opera nel settore farmaceutico Bayer (come potete leggere qui) – aveva citato in giudizio lo Stato della California per impedire questa classificazione, ma ha perso la causa. E se i ricorsi confermeranno quanto stabilito dall’Agenzia californiana, sui prodotti contenenti glifosato dovrà essere aggiunta una etichetta che avvisi i consumatori dei rischi.

Un grande passo avanti per uno Stato che da anni ha intrapreso una battaglia per la salvaguardia dell’agricoltura e della salute dei cittadini.

Parliamo però solo delle confezioni che contengono l’erbicida. Non ci sarà nessuna etichettatura sui prodotti alimentari che sono stati trattati con il glifosato.

E questo è un argomento che ci interessa da vicino: il glifosato, infatti, non è usato solo come erbicida, ma anche come disseccante, per fare maturare la piante in condizioni climatiche ostili. Pratica molto diffusa  in Canada, soprattutto nelle coltivazioni di grano duro (ma non solo).

Grano duro che poi rifilano alle nostre industrie della pasta: più della metà del grano duro importato in Italia proviene dal Canada, come vi abbiamo raccontato qui. 

E l’Europa che fa? Con l’approvazione del CETA – Comprehensive Economic and Trade Agreement, letteralmente “Accordo economico e commerciale globale”, ovvero il  trattato di libero scambio tra Unione Europea e Canada – spalanca ulteriormente le porte al grano duro e ad altri prodotti canadesi. Stessa cosa ha fatto il Governo Gentiloni che, in sordina, ha approvato il trattato. Che ora deve essere ratificato dal Parlamento italiano (la commissione Esteri del Senato l’ha già approvato con i voti di PD, Forza Italia e qualche centrista, come vi abbiamo raccontato qui).

L’Europa, attenta a non turbare gli umori delle multinazionali più che a proteggere la nostra salute, continua a sbandierare lo studio dell’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare secondo cui il glifosato non provoca il cancro. Una conclusione opposta a quella dello IARC.

Peccato che l’Agenzia europea non abbia mai pubblicato gli studi sul tema, né li abbia mai posti al vaglio degli scienziati indipendenti, perché li considera legati a segreti commerciali.

Non solo. Secondo la Ong Corporate Europe Observatory il 46% degli esperti dell’Efsa in carica per il periodo 2015-2018 si trova in una situazione di conflitto di interessi, cioè con legami finanziari diretti o indiretti con compagnie o gruppi lobbystici i cui prodotti sono valutati dall’Autorità.

Insomma, possiamo stare tranquilli…

tratto da: http://www.inuovivespri.it/2017/07/04/glifosato-per-la-california-e-cancerogeno-lue-ce-lo-serve-sul-piatto/

Incredibile, ma vero: Glifosato, gli studi dell’Efsa hanno nascosto le prove di cancerogenicità…!

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Incredibile, ma vero: Glifosato, gli studi dell’Efsa hanno nascosto le prove di cancerogenicità…!

 

In una lettera indirizzata al presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, il tossicologo di fama mondiale Christopher Portier ha messo in luce le verità nascoste sul glifosato. In particolare, Portier sostiene che gli studi condotti da Efsa e Echa – sulla base dei quali l’esecutivo europeo ha riautorizzato l’erbicida – non hanno tenuto conto di un aumento significativo dei tumori come conseguenza all’esposizione al glifosato. “Sono sorpreso della quantità di dati che sono stati omessi” scrive il tossicologo.

Juncker non ha risposto personalmente alla lettera. “Dal momento che la maggioranza dei problemi sollevati dalla lettera è legata alla valutazione scientifica del glifosato, la Commissione chiederà all’Efsa e all’Echa di rispondere”, ha dichiarato Anca Paduraru, portavoce dell’esecutivo dell’Ue.

“Sul glifosato sarebbe più ragionevole applicare il principio di precauzione” ha detto il parlamentare socialista Marc Tarabella. I rischi associati al glifosato, infatti, non sono limitati alla sua natura potenzialmente cancerogena. Alcuni studi hanno concluso che l’erbicida può avere effetti sul ciclo riproduttivo e dunque è considerato anche un interferente endocrino. Su questi effetti dannosi del glifosato non ha dubbi neanche Patrizia Gentilini, oncologa dell’Isde, che abbiamo intervistato nel numero in edicola del nostro mensile. L’oncologa ci ha spiegato perché è preoccupante la presenza di tracce di glifosato nell’urina di 14 donne incinta: “Il glifosato specie nella sua formulazione commerciale e a diluizioni comparabili a quelle cui attraverso la dieta siamo esposti induce necrosi e favorisce la morte cellulare programmata”.

 

In arrivo l’ok al glifosato per almeno altri 10 anni: ma possiamo fermarlo. Firma anche tu!

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In arrivo l’ok al glifosato: ma possiamo fermarlo. Firma anche tu!

Ancora almeno 10 anni di glifosato: è questo il rischio concreto cui i cittadini europei si trovano di fronte. L’allarme è lanciato dalla Coalizione #StopGlifostao, composta da 45 associazioni ambientaliste e di tutela della salute.

In questi giorni, il commissario Ue per la Salute e la sicurezza alimentare Vytenis Andriukaitis ha sostenuto le conclusioni di EFSA e ECHA (rispettivamente l’agenzia europea  sul cibo e quella per la sicurezza dei prodotti chimici) che hanno emesso dei pareri di non cangerogenicità per il glifosato, l’erbicida più diffuso al mondo, ma di ‘solo’ rischio per la salute degli occhi e l’inquinamento delle falde acquifere. Inoltre, il Copa-Cogeca, organizzazione dei sindacati agricoli e delle cooperative europee, ha scritto una lettera al presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, chiedendo all’’Esecutivo Ue il rinnovo dell’autorizzazione dell’erbicida per 15 anni,

Ma – come hanno rivelato EU Observer e One World – il parere dell’EFSA appare discendere direttamente da una relazione scritta da Monsanto, l’azienda produttrice del glifosato. Secondo le mail sequestrate da un tribunale statunitense, almeno due importanti studi scientifici su cui si è basata la decisione dell’agenzia europea per la sicurezza alimentare, sono stati trasferiti direttamente dalla multinazionale a studiosi che poi li hanno firmati, avallandone l’indipendenza.

“Non è un segreto per nessuno: sia l’Efsa che l’Echa hanno ammesso di aver basato la loro decisione anche su studi prevenienti da Monsanto”, afferma Maria Grazia Mammuccini, portavoce della Coalizione #StopGlifosato . “Il punto è quanto l’hanno basata sugli studi effettivamente indipendente, Diciamo che dopo che l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha messo il glifosato nella lista dei prodotti probabilmente cancerogeni, sollevando l’attenzione dei cittadini, quasi nulla sembra essere sfuggito al controllo delle multinazionali”.

“Per quello che riguarda le 45 associazioni che fanno parte della Coalizione, il problema non è rifiutare le evidenze scientifiche: noi chiediamo al contrario che gli studi vengano fatti nel rispetto dell’indipendenza della ricerca, pagati con soldi pubblici e non influenzati da chi produce, La politica europea non sta facendo il suo dovere”, ha aggiunto Maria Grazia Mammuccini.

Quasi 800 mila cittadini europei hanno già firmato l’Iniziativa ICe contro il glifosato, per costruire una legge ‘dal basso’ contro l’erbicida. L’Italia non ha ancora raggiunto il quorum: per farlo servono 20 mila firme entro la fine del mese.

“E’ importante che ci sia una mobilitazione generale delle persone che hanno a cuore la loro salute e quella dell’ambiente”, dice Mammuccini. L’appuntamento centrale della campagna è il 13 maggio, quando nelle piazze italiane ed europee ci saranno banchetti per la raccolta delle firme per l’ICE la legge di iniziativa popolare per dire #StopGlifosato, che è comunque possibile appoggiare mettendo la propria firma sul sito www.stoglifosato.it

Firma la petizione ICE

Aderiscono alla Coalizione italiana #StopGlifosato: ACP-ASSOCIAZIONE CULTURALE PEDIATRI – AIAB –  ANABIO- APINSIEME – ASSIS – ASSOCIAZIONE PER L’AGRICOLTURA BIODINAMICA – ASSO-CONSUM – ASUD – AVAAZ – CDCA – Centro Documentazione Conflitti Ambientali – CONSORZIO DELLA QUARANTINA – COSPE ONLUS – DONNE IN CAMPO CIA LOMBARDIA – EQUIVITA – FAI – FONDO AMBIENTE ITALIANO – FEDERBIO – FEDERAZIONE PRO NATURA – FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA – FIRAB – GREEN BIZ – GREEN ITALIA – GREENME – GREENPEACE – IBFAN- ITALIA – IL FATTO ALIMENTARE- IL TEST – ISDE Medici per l’Ambiente – ISTITUTO RAMAZZINI – ITALIA NOSTRA – LEGAMBIENTE – LIFEGATE – LIPU-BIRDLIFE ITALIA – MDC-MOVIMENTO DIFESA DEL CITTADINO – NAVDANYA INTERNATIONAL – NUPA-NUTRIZIONISTI PER L’AMBIENTE – PAN ITALIA – Pesticide Action Network – REES-MARCHE – SLOW FOOD ITALIA – TERRA NUOVA – TOURING CLUB ITALIANO – UNAAPI-UNIONE NAZIONALE ASSOCIAZIONI APICOLTORI ITALIANI – UPBIO – VAS-VERDI AMBIENTE E SOCIETA’ – WWF ITALIA – WWOOF-ITALIA

di Terra Nuova

fonte: http://www.terranuova.it/News/Agricoltura/In-arrivo-l-ok-al-glifosato-ma-possiamo-fermarlo.-Firma-anche-tu

 

Un altro regalo dell’Unione Europea: Glifosato sulle nostre tavole per altri 10 anni, forse 15 anni!

Unione Europea

 

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Un altro regalo dell’Unione Europea: Glifosato sulle nostre tavole per altri 10 anni, forse 15 anni!

 

Da I Nuovi Vestri

Il ‘regalo’ dell’Unione Europea dell’Euro: glifosato nella nostra vita per altri 10 anni, forse per altri 15 anni!

Ormai la ‘Grande Unione Europea’ ha già deciso: il glifosato non fa male. Entro la fine dell’estate sapremo se ci ‘sciropperemo’ gli alimenti pieni di questo diserbante per altri 10 o per altri quindici anni. Gli affari delle multinazionali sono salvi. Il CETA pure. Messi in sicurezza i ‘valori’ che contano possiamo proseguire con la retorica europeista… 

Il parere finale arriverà dell’Unione Europea prima dell’inizio dell’estate. Ma già si sa che per altri dieci anni, forse addirittura per altri 15 anni, la ‘Grande Europa unità’ dell’Euro ci dirà che il glifosato non fa male alla salute e che nelle giuste concentrazioni può finire nel nostro organismo. Hai voglia a condurre battaglie in mezzo mondo (come potete leggere qui), a far vedere che cosa è capace di provocare questo terribile diserbante. Tutto inutile, perché gli interessi in ballo sono tanti. Sono interessi che coinvolgono direttamente le multinazionali. Due multinazionali, in particolare: la Mosanto, storico gruppo americano che produce erbicidi al glifosato (o gliphosate) e la Bayer, storico gruppo tedesco che opera nella farmaceutica. Due gruppi che si sono fusi per la ‘gioia’ degli abitanti del Pianeta Terra… (qui l’articolo sulla Bayer che ha acquisito la Monsanto).

Il messaggio che arriva dai potenti del mondo è chiarissimo: non possiamo fare a meno del glifosato. O meglio, chi comanda non può fare a meno di propinarcelo nel grano, nella soia, nel mais. Per essere precisi, ormai l’industria chimica ha assunto definitivamente il controllo delle coltivazioni di soia e di mais. Ormai si producono varietà di soia e di mais che resistono al glifosato. Sono Organismi Geneticamente Modificati (OGM) che resistono alle irrorazioni di glifosato.

Milioni di ettari di mais e di soia, in grandi aree del mondo, si coltivano così: si semina e, a un certo punto, quando le piante hanno raggiunto una certa taglia, gli aerei carichi di glifosato irrorano con questo diserbante le piantagioni che si estendono per migliaia e migliaia di ettari. Il glifosato – conosciuto anche con il nome “Secca tutto” – fa seccare tutto, tranne le piante di mais e di soia, che sono state geneticamente ‘progettate’ (con le manipolazioni genetiche) per resistere proprio al glifosato.

Chi ci guadagna? In prima battuta, ovviamente, ci guadagnano i produttori di diserbanti al glifosato (oltre alla Monsanto – che come già ricordato oggi è tedesco-americana – al 31 marzo dello scorso anno si contavano ben 14 aziende che commercializzano una vasta gamma di prodotti al glifosato).

Poi ci guadagnano le multinazionali che si sono impossessate di migliaia e migliaia di ettari di terreni in tante parti della Terra. Invece di coltivare mais e soia con i metodi tradizionali, con gli agricoltori che vanno negli appezzamenti per effettuare le lavorazioni dei terreni tradizionali, le multinazionali vanno giù con il glifosato. Risparmiano i soldi sulla manodopera e pazienza se creano milioni di disoccupati e prodotti agricoli avvelenati da questo diserbante.

Del resto, chi è che controlla il mais e la soia che arriva sulle nostre tavole? certo, l’Unione Europea, almeno fino ad oggi, ha bandito gli OGM dalla nostra agricoltura. Ma chi ci assicura che le importazioni di mai e soia (e soprattutto di derivati del mais e della soia) che arrivano in Europa siano prive di glifosato? Chi ha effettuato i controlli?

Viviamo immersi nella follia capitalistica di un’agricoltura controllata dalle multinazionali della chimica e della farmaceutica. Con un palese conflitto di interessi: più persone si ammalano, più medicinali si vendono. E chi li ferma questi?

Per il latte l’Unione Europea ha stabilito che, nelle etichette, bisognerà indicare la provenienza. I cittadini consumatori debbono sapere da dove arriva il latte. Il Governo del nostro Paese ha proposto a Bruxelles di fare la stessa cosa con la pasta. Ma già c’è la secca opposizione della Barilla.

Che farà l’Unione Europea? Imporrà ai produttori di pasta industriale di indicare l’origine del grano? Insomma, i consumatori italiani – e, in generale, i consumatori d’Europa e del resto del mondo (visto che la pasta industriale italiana si esporta in tutto il mondo) – avranno la possibilità di conoscere con quale grano duro è prodotta la pasta?

Per ora l’unico dato certo è l’approvazione del CETA da parte del Parlamento Europeo. Il CETA è il trattato internazionale tra Unione Europea e Canada che rischia di penalizzare le produzioni locali, come ha denunciato Slow Food.

Il Canada non è un Paese a caso: è il Paese – come questo blog racconta spesso – dove il grano duro che viene prodotto anche nelle aree fredde e umide: grano che viene fatto maturare artificialmente grazie al glifosato.

A chi, se non all’Europa, il Canada venderebbe circa 4 milioni di tonnellate di grano duro al glifosato?

Tutto questo spiega il perché l’Unione Europea, quando si tratta di glifosato, va con i piedi di piombo. E spiega perché, con molta probalità, i cittadini europei saranno costretti a mangiare derivati del grano – a cominciare dalla pasta – al glifosato.

Il glifosato è un veleno. Ma chi lo produce guadagna un mucchio di soldi. Leggiamo su Slow Europa:

“Nel 2012 sono state vendute nel mondo 718.600 tonnellate di glifosato. Il mercato globale del glifosato valeva 5,4 miliardi di dollari, quell’anno, e nel 2019 dovrebbe attestarsi sugli 8,8 miliardi, crescendo a un tasso annuo del 7,2% (fonte: Glyphosate Market for Genetically Modified and Conventional Crops – Global Industry Analysis, Size, Share, Growth, Trends and Forecast 2013 – 2019, in Transparency Market Research)”. (qui l’articolo per esteso).

Pensiamo veramente che chi non vuole essere avvelenato dal glifosato possa fare perdere 3 miliardi e 400 milioni di Euro, nei prossimi due anni, a chi produce e guadagna con questo erbicida?

A meno che… A meno che non inizi una rivoluzione dal basso. Con i consumatori che, fregandosene, ad esempio, della pubblicità scorretta, inizino ad acquistare, là dov’è possibile, prodotti a Km zero con la certezza che tali prodotti non contengano tali contaminanti.

Ieri, per esempio, nella settima puntata del nostro ‘viaggio’ nel mondo della pasta artigianale, abbiamo intervistato Giuseppe Li Rosi, grande conoscitore del mondo del grano siciliano e protagonista di ‘Simenza’ che, tra le tante cose, ha detto:

“Il fatto che ci dicono che la presenza di glifosato e micotossine DON sia entro i limiti previsti dalla normativa europea non significa nulla. Noi, in Sicilia, produciamo grano duro senza la presenza di glifosato e di micotossine. E allora mangiamo la nostra pasta, il nostro pane e, in generale, tutti i derivati prodotti con il nostro grano. Magari estendendo la coltura dei nostri grani antichi, che rappresenterebbe una strategia valida per la tutela dell’agrobiodiversità, sia utilizzando il germoplasma dei grani locali che hanno una più ampia variabilità genetica, sia per le caratteristiche nutrizionali e salutistiche”.

Non c’è altra via per sfuggire alla follia di un’Unione Europea – controllata dalle multinazionali – che ci vuole propinare per altri dieci anni, forse per altri quindici anni i prodotti alimentari avvelenati dal glifosato.

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/04/30/il-regalo-dellunione-europea-delleuro-glifosato-nella-nostra-vita-per-altri-10-anni-forse-per-altri-15-anni/#_

Clorpirifos: il pesticida che sta uccidendo lentamente i bambini della California… per il momento!

Clorpirifos

 

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Clorpirifos: il pesticida che sta uccidendo lentamente i bambini della California… per il momento!

Come una morte lenta. Con questo titolo inquietante, il Guardian racconta una storia agghiacciante, che mette insieme pesticidi e bambini. Il veleno in questione è tristemente noto: si chiama clorpirifos ed è vietato in numerosi paesi. Purtroppo però negli Usa è tornato a far paura.

Molte le famiglie che ne temono gli effetti, peraltro già evidenti sulla salute dei più piccoli, in particolare dei residenti latini dell’area centrale della California. A raccontare la loro storia è stato Sam Levin, che ha intervistato una mamma, Fidelia Morales. Un giorno, una nuvola bianca di pesticidi ha avvolto il cortile della loro abitazione, ricoprendo del tutto l’altalena con cui giocano i bambini. Non è che solo un esempio di quello che accade.

Il chlorpyrifos è un pesticida neurotossico molto usato per uccidere gli insetti in mandorle, noci, arancia, uva, broccoli e altre coltivazioni, bandito dall’uso domestico nel 2000.

Se immaginiamo la distesa di agrumeti che circoda la sua casa nella California Central Valley, pensiamo a un paradiso naturale, fatto di genuinità. Così purtroppo non è a causa delle sostanze chimiche spruzzate nell’aria nelle grandi coltivazioni in maniera indiscriminata. Tra esse il pericoloso clorpirifos. La donna teme che l’esposizione a lungo termine a varie sostanze chimiche presenti nell’aria abbia fatto male ai suoi figli. I ragazzi, dai 9 ai 20 anni, soffrono tutti di malattie respiratorie croniche, asma e difficoltà di concentrazione a scuola.

“Sappiamo che ciò è pericoloso per i bambini, ma cosa dobbiamo fare?” lamenta.

Sotto l’amministrazione Obama, l’agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente (EPA) aveva proposto il divieto di utilizzo del clorpirifos per l’agricoltura, dopo una lotta legale durata dieci anni con gruppi ambientalisti. Si tratta di un pesticida ampiamente utilizzato negli Usa ma non per questo sicuro. Numerose ricerche infatti hanno documentato i rischi sia per i lavoratori agricoli che per le comunità.

Ma allora perché questo pesticida si usa ancora?

L’amministrazione Trump ha fatto un passo indietro, respingendo le accuse contro il pesticida e annullando il divieto di utilizzo. Di fatto, secondo le nuove norme l’EPA non dovrà riesaminare i rischi sanitari della sostanza per altri cinque anni,consentendone l’utilizzo.

Ciò significa che, nonostante le recenti vittorie per famiglie e ambientalisti che hanno combattuto per più di un decennio per tutelarsi dal pesticida, l’uso diffuso continuerà in California, dove viene coltivata la maggior parte dei frutti e la frutta a guscio degli Stati Uniti” rivela il Guardian.

“C’è un senso di impotenza. Sono avvelenato e non posso fare nulla. È come una morte lenta aggiunge Luis Medellin, un lavoratore di 30 anni, seduto con le sue tre sorelle più piccole nella casa della famiglia nella piccola città agricola di Lindsay.

Dal canto loro, le associazioni ambientaliste hanno citato l’EPA per aver revocato il divieto introdotto dalla precedente amministrazione contro l’antiparassitario.

I residenti di Tulare County, una comunità agricola rurale a nord di Los Angeles, raccontano le loro tristi storie legate ai pesticidi e alle malattie provocate dall’esposizione cronica a questi fitofarmaci. I bambini vomitano spesso, hanno la pelle irritata e soffrono di continui mal di testa e vertigini. A ciò si aggiungono numerosi casi di autismo, problemi di apprendimento, disturbi da deficit di attenzione e disturbi respiratori.

Diversi studi epidemiologici hanno trovato collegamenti tra il pesticida e un certo numero di disturbi. Tra questi quello condotto dall’Università della California Davis: le donne in gravidanza che vivevano vicino a campi e fattorie in cui si utilizzava il chlorpyrifos presentavano infatti un aumento del rischio di bambini con autismo. Ma non solo. Bassi o moderati livelli di esposizione al chlorpyrifos durante la gravidanza sono stati anche legati a un QI più basso e a problemi di memoria tra i neonati.

Pesticidi… E in Europa?

Nel nostro continente l’utilizzo del clorpirifos è ammesso ma entro certi limiti, fissati nell’agosto del 2016. Essi variano in base alla tipologia di pianta. Ad esempio per le mele si parla di 0,01 mg/kg – ppm (parti per milione).

Storie che fanno rabbia e che sicuramente ci fanno pensare al glifosato, classificato dallo Iarc come sostanza probabilmente cancerogena per l’uomo. Una delle ultime notizie (beffe), arriva dal  nuovo rapporto del Global2000: le aziende produttrici di glifosato starebbero infatti comprando il mondo scientifico. Secondo Global2000, Monsanto potrebbe “aver distorto le prove scientifiche sugli effetti per la salute pubblica dell’erbicida, al fine di mantenere sul mercato questa controversa sostanza”.

Neanche la scienza è immune alle lusinghe del denaro.

Francesca Mancuso

 

tratto da: https://www.greenme.it/informarsi/agricoltura/23651-pesticida-clorpirifos

Glifosato – Le proteste in tutti Europa? Milioni di firme raccolte? La salute della Gente? A “loro” non glie ne frega una beata minchia! Commissione Europea favorevole al rinnovo del pesticida per altri 15 anni…!!

Glifosato

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Glifosato – Le proteste in tutti Europa? Milioni di firme raccolte? La salute della Gente? A “loro” non glie ne frega una beata minchia! Commissione Europea favorevole al rinnovo del pesticida per altri 15 anni…!!

 

Glifosato, in arrivo lo scandaloso rinnovo a 15 anni

Non avevamo dubbi, la Commissione europea non aspettava altro che la sentenza (oscura) dell’ECHA per poter finalmente prorogare la concessione all’utilizzo del glifosato. Per loro è stata una liberazione, come se si fossero scrollati di dosso un problema che stava per esplodergli tra le mani. Il commissario europeo per l’agricoltura, Phil Hogan si è infatti detto “rincuorato dai recenti pareri delle agenzie europee” sul glifosato. Esprimendosi senza mezzi termini favorevole al rinnovo del pesticida per 10 o addirittura 15 anni. Questo mercoledì il collegio dei commissari discuterà proprio sulla durata di questa ennesima concessione.

A nulla sono valse le proteste organizzate praticamente in tutti Europa, le milioni di firme raccolte per impedire a questo pesticida di continuare a spopolare e la mobilitazione di una larga fetta del Parlamento europeo. Perché quando gli interessi di lobby e multinazionali è stringente, le maglie di questa Europa si allargano per fare favori a destra e a manca. Se poi, come in questo caso, ci si mette di mezzo anche la Germania (che tramite Bayer ha acquisito in “tempi più che sospetti” Monsanto) il gioco è fatto.

Ancora una volta la Commissione europea è insensibile al benessere dei cittadini e dimostra di non essere un’istituzione al servizio di quest’ultimi. Rinnovare il glifosato per 15 anni, dopo che è stato dimostrato come il parere delle agenzie europee fosse inquinato da interessi di varia natura, è una vera follia. Non rimane che attendere l’iter della cosiddetta “ICE”, l’Iniziativa dei Cittadini Europei, così da riportare la questione in Europa e tentare di bloccare e bandire questa sostanza una volta per tutte.

fonte: http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2017/04/glifosato-in-arrivo.html

 

Studio Usa: il Glifosato è cancerogeno, incide sul Dna e porta a diabete, asma, alzheimer – Ma nel dubbio, meglio farvi ammalare: la Commissione Ue propone di rinnovare l’autorizzazione per 10 anni!

Glifosato

 

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Studio Usa: il Glifosato è cancerogeno, incide sul Dna e porta a diabete, asma, alzheimer – Ma nel dubbio, meglio farvi ammalare: la Commissione Ue propone di rinnovare l’autorizzazione per 10 anni!

STUDIO USA: IL GLIFOSATO INCIDE SUL DNA E PORTA A DIABETE, ASMA, ALZHEIMER

Una revisione della letteratura scientifica collega il glifosato, uno dei più popolari diserbanti, classificato dall’Airc come probabile cancerogeno, ad una vasta gamma di malattie attraverso un meccanismo che modifica il funzionamento del Dna. A dirlo è lo studio “Glyphosate pathways to modern disease V” condotto dagli scienziati Anthony Samsel e Stephanie Seneff, del Massachusetts Institute of Technology (Mit). Secondo la ricerca, il glifosato agisce come un analogo della glicina in grado di alterare una serie di proteine. Questo processo anomalo è correlato a diverse malattie, compreso diabete, obesità, asma, morbo di Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica (Sla), e il morbo di Parkinson, tra le altre.  Il ricercatore Stephen Frantz, come riporta il sitoBeyondpesticides.org, spiega: “Quando una cellula sta cercando di formare le proteine, può afferrare il glifosato invece della glicina e formare una proteina  danneggiata. Dopo di che è il caos medico. Dove il glifosato sostituisce la glicina, la cellula non può più comportarsi come al solito, provocando conseguenze imprevedibili con molte malattie e disturbi conseguenti.”

L’APPELLO: VIETARE IL ROUNDUP DELLA MONSANTO

Il rilascio di questo studio arriva sulla scia di diverse altre discussioni e azioni sul glifosato che hanno avuto luogo nel corso delle ultime settimane. Il mese scorso in un briefing del Congresso, una delegazione di scienziati indipendenti, tra cui gli autori di questo studio, hanno presentato i loro risultati, esortando i legislatori a chiedere all’Agenzia di protezione ambientale (Epa) di vietare il RoundUp, l’erbicida della Monsanto, fornendo testimonianza sull’impatto del glifosato sul suolo, così come il rischio irragionevole che essa rappresenta per gli esseri umani, gli animali e l’ambiente. L’Epa ha però risposto che gran parte delle informazioni fornite possononon avere un impatto sulla loro valutazione del rischio attuale del glifosato, che è previsto per il 2017.
Per saperne di più del glifosato, è possibile richiedere la guida gratuita del Test Salvagente, cliccando qui.

fonte: https://www.testmagazine.it/2016/07/19/studio-usa-il-glifosato-incide-sul-dna-e-porta-a-diabete-asma-alzheimer/10873/

 

Glifosato, nel dubbio, meglio farvi ammalare la Commissione Ue propone di rinnovare l’autorizzazione per 10 anni.

Il 20 luglio, la Commissione europea ha presentato formalmente agli Stati membri dell’Ue la sua proposta di rinnovare l’autorizzazione dell’erbicida glifosato per altri dieci anni, fino al 15 dicembre 2027. La proposta, che comprende anche un allegato, è stata pubblicata cinque giorni dopo che la Commissione Ue ha ricevuto il parere positivo deliberato in marzo dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA), secondo la quale il glifosato non è cancerogeno, né mutageno, né tossico per la riproduzione e neppure genotossico. Secondo l’ECHA, le prove scientifiche attualmente disponibili indicano che il glifosato provoca gravi lesioni oculari ed è tossico per gli organismi acquatici, con effetti di lunga durata. Quindi, l’erbicida può mantenere la sua attuale classificazione, il che significa che la Commissione Ue può approvarne nuovamente l’uso come sostanza attiva nei pesticidi. La valutazione dell’ECHA riguarda solo la classificazione di pericolosità della sostanza, sulla base delle sue proprietà, ma non tiene conto delle probabilità di esposizione e quindi non affronta i rischi da esposizione.

La discussione sul rinnovo dell’autorizzazione inizierà subito ma, come riferisce l’agenzia Reuters, il commissario alla Salute e alla Sicurezza alimentare, Vytenis Andriukaitis, ha affermato che “la Commissione non ha alcuna intenzione di riapprovare questa sostanza senza il sostegno di una maggioranza qualificata degli Stati membri. Questa è e rimarrà una responsabilità condivisa”. Una maggioranza qualificata per una proposta significa che almeno 16 dei 28 Stati membri devono votare a favore e il sostegno deve provenire da paesi che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell’Ue.

Questa maggioranza qualificata, a favore o contro, è mancata quando il 30 giugno 2016 è scaduta la precedente autorizzazione al glifosato e la Commissione Ue è stata costretta ad assumersi la responsabilità di una proroga di 18 mesi, in attesa del parere dell’ECHA, a fronte della disputa scientifica sul livello di cancerogenicità di questo erbicida tra l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell’Organizzazione mondiale della sanità e l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa). La proposta di proroga di 18 mesi aveva visto venti paesi a favore, Francia e Malta contro, mentre si erano astenuti Germania, Italia, Portogallo, Austria, Lussemburgo, Bulgaria e Grecia.

La proposta di rinnovo decennale dell’autorizzazione di questo erbicida è contestata dalla Coalizione StopGlifosato, che riunisce 45 associazioni italiane non governative, ambientaliste, dell’agricoltura biologica e della società civile. “Siamo a dir poco indignati, quanto sconcertati, per questa proposta della Commissione europea, che intende rinnovare l’autorizzazione all’uso del glifosato dopo la presentazione di oltre 1.300.000 firme da parte di cittadini europei, una decisione che rischia di screditare ulteriormente le istituzioni europee” dichiara Mariagrazia Mammuccini, portavoce della Coalizione, annunciando che è già stato richiesto ai ministri Martina, Galletti e Lorenzin, di esprimersi, a nome del governo italiano, contro la proposta della Commissione europea.

fonte: http://www.ilfattoalimentare.it/glifosato-autorizzazione-10-anni.html

tratto da: http://curiosity2015.altervista.org/glifosato-nel-dubbio-meglio-farvi-ammalare-lunione-europea-dice-si-ad-altri-18-mesi-veleni/