Glifosato: non serve vivere vicino ai campi per essere contaminati

 

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Glifosato: non serve vivere vicino ai campi per essere contaminati

 

Uno studio indipendente trova consistenti tracce di glifosato in un campione di donne in gravidanza residenti a Roma.

Da quando L’Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) ha classificato il glifosato come «probabilmente cancerogeno» il dibattito sull’erbicida più utilizzato al mondo è salito a livello europeo dove l’autorizzazione al suo utilizzo è stata rinnovata a tutto il 2017.

Se ancora qualcuno di voi avesse dubbi sul fatto che non è più tollerabile continuare a subire l’avvelenamento di questa sostanza e ancora non avesse firmato Ice (Iniziativa dei cittadini europei) che ne chiede il bando dal territorio europeo (firmate qui per favore), vi riportiamo l’ennesimo studio che prova quanto possa essere dannoso per la nostra salute.

Ad aprile 2017 l’associazione A Sud e la rivista Il Salvagente hanno incaricato un laboratorio tedesco di eseguire analisi tossicologiche indipendenti su un campione di 14 donne incinte, scelte nel contesto urbano della città di Roma. I risultati dei test, effettuati dal BioCheck Lab di Lipsia, sono allarmanti: tutti e 14 i campioni di urine raccolti mostrano la presenza di glifosato, con un range che va dagli 0,43 ai 3,48 nanogrammi/ml. La sua presenza può essere causata da diversi fattori, primo tra tutti l’alimentazione. Il glifosato entra nell’organismo umano non solo mediante pane, pasta, farina e altri prodotti a base di farina ma anche attraverso carni e formaggi. Sappiamo tutti che l’85% dei mangimi utilizzati negli allevamenti sono costituiti da mais, soia, colza ogm brevettati proprio per essere resistenti al glifosato.

Quanto glifosato dovrebbe esserci nelle urine? La risposta a questa domanda è: zero.

Se è vero che non sono previsti livelli massimi di concentrazione nel corpo umano, è comunque inammissibile la presenza di questa sostanza chimica. Come conferma l’oncologa Patrizia Gentilini, membro del Comitato Scientifico dell’Isde (International Society of Doctors for the Environment), che ha commentato: «Il glifosato rinvenuto nelle urine delle donne che si sono sottoposte al test è in concentrazioni superiori al limite di quantificazione nel 100% dei casi». Gentilini spiega che in un’indagine dello stesso tipo effettuata in Germania dal 2001 al 2015 su un totale di 399 soggetti – maschi e femmine di età compresa tra i 20 e i 29 anni – il glifosato è stato trovato solo nel 32% delle analisi effettuate. «Occorre considerare – aggiunge Gentilini – che il valore massimo riscontrato tra le 14 donne in gravidanza esaminate a Roma è stato del 24% superiore al valore più alto trovato tra le analisi effettuate in Germania. Vi sono ragioni scientifiche perché il risultato dei test possa ritenersi un campanello di allarme».

Insomma, si può affermare che questa ricerca evidenzia il rischio concreto per la salute umana, riproduttiva e neonatale rappresentato dall’esposizione al glifosato. Perché? Oltre alla sua neurotossicità e alla connessione con diverse tipologie di cancro, l’erbicida è da considerarsi un interferente endocrino associato all’insorgenza di disturbi della crescita, aborti spontanei, anormalità dello sperma e diminuzione del numero degli spermatozoi. Vi serve altro?

Nel dubbio vi riportiamo un’altra ricerca. In uno studio indipendente ancora in corso, il dottor Paul Winchester sta dimostrando che le madri con alti livelli di glifosato nelle urine hanno una gravidanza più breve e i bambini un peso minore alla nascita, il che può comportare minori abilità cognitive nell’età dello sviluppo e più alti rischi di sindromi metaboliche. Dallo stesso studio emerge che le donne che vivono nelle zone rurali presentano un più alto contenuto di glifosato nelle urine rispetto alle donne residenti nelle aree urbane, suggerendo una maggiore esposizione legata alla prossimità dei campi coltivati.

Glyphosate  international

L’indagine condotta sulle donne romane, fa parte di un più ampio Dossier realizzato dalle Associazioni A Sud, Navdanya International e Cdca, dal titolo: Il Veleno è servito – glifosato e altri veleni dai campi alla tavola, che racconta storia, evoluzioni e rischi dell’utilizzo della chimica di sintesi in agricoltura, soffermandosi sugli studi scientifici pubblicati, sui profili normativi, sul conflitto di interessi che coinvolge le lobbies agrochimiche impegnate a ottenere normative più permissive. E ci fa una panoramica sugli effetti del glifosato nel resto del mondo.

Negli Stati Uniti, è stato trovato nelle urine del 93% dei consumatori sottoposti a indagine tossicologica durante un progetto avviato nel 2015 dall’Università di San Francisco – California (Ucsf).

L’Argentina rappresenta uno dei paesi maggiormente colpiti dagli effetti dell’agricoltura industriale: da quando nel 1996 il governo argentino spalancò le porte alla coltivazione transgenica della soia RoundUp Ready resistente al RoundUp (l’erbicida a base di glifosato) i casi di cancro e malformazioni alla nascita sono esplosi, come hanno anche dimostrato le immagini scattate dal fotografo Pablo Piovano.

In Colombia, il massiccio ricorso alla pratica delle fumigazioni aeree di glifosato per lo sradicamento dei campi illegali di coca (pratica sostenuta dal Plan Colombia approvato nel 2000 dagli Stati Uniti) ha portato all’inquinamento dei corsi d’acqua e dei terreni e allo sfollamento di migliaia di colombiani oltre naturalmente all’insorgere di gravi patologie epidermiche, oftalmiche, epatiche e oncologiche.

Esistono alternative al glifosato? Noi pensiamo di sì e che ne varrà la pena.

A cura di Maurizio Bongioanni
m.bongioanni@slowfood.it

 

tratto Da: http://www.slowfood.it/roma-glifosato-nelle-urine-concentrazioni-superiori-al-limite-quantificazione-nel-100-dei-casi-analizzati/

 

 

Ecco come i nostri EuroParlamentari hanno vergognosamente votato contro il divieto all’uso del glifosato proposto dai 5stelle. Ed ecco come altrettanto vergognosamente questo viene nascosto dalla Stampa accusando i 5Stelle di Fake News

 

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Ecco come i nostri EuroParlamentari hanno vergognosamente votato contro il divieto all’uso del glifosato proposto dai 5stelle. Ed ecco come altrettanto vergognosamente questo viene nascosto dalla Stampa accusando i 5Stelle di Fake News

 

In foto, in alto a sinistra: la votazione del 24/10/2017 con cui gli eurodeputati hanno bocciato il blocco del glifosato

Oggi, sorprendentemente ma non troppo, veniamo accusati da “La Repubblica” di De Benedetti e Scalfari di aver diffuso una fake news sul voto del glifosato. Ieri abbiamo pubblicato un articoloper denunciare un voto che noi riteniamo essere vergognoso, abbiamo scritto nero su bianco quelle che sono state le scelte degli eurodeputati italiani, un’azione che fa lo stesso Parlamento europeo. Gli “onorevoli”, invece di chiedere scusa, hanno reagito accusandoci pesantemente con le classiche argomentazioni sconclusionate, solo per aver detto la verità. Sono sempre loro, quelli che pensano di poter prendere in giro gli italiani e che non si rendono conto che hanno avallato una sostanza probabilmente cancerogena (che ci avvelenerà per almeno i prossimi 5 anni) e che distrugge – invece di aiutare – le attività agricole.

Ormai la loro strategia è chiara, ogni volta che fanno qualcosa di scomodo e vengono colti sul fatto, la si butta sulla nuova campagna mediatica di Renzi e Berlusconi. Viene scritto a firma Alberto D’Argenio, riportando testualmente: “Una fake news, peraltro, visto che i parlamentari avevano votato un testo che prevedeva sì il rinnovo ma anche la messa al bando dell’erbicida entro 5 anni“. Quello che evidentemente si ignora palesemente è ciò che abbiamo ripetuto allo sfinimento, fino quasi alla noia: i parlamentari che abbiamo citato hanno votato CONTRO il BANDO IMMEDIATO DEL GLIFOSATO prima che votassero per il prolungamento del suo utilizzo a 5 anni.

Dal canto nostro, siamo chiaramente contro ogni forma di violenza, compresa ovviamente quella verbale. Ma è anche arrivato il momento che ognuno si assuma le proprie responsabilitàe, più di ogni altra per un parlamentare europeo, la responsabilità di quello che vota. Invitiamo “La Repubblica” di De Benedetti e Scalfari e tutti quelli che ci accusano di fake news a leggere attentamente quanto stiamo per riportare, in quanto la fonte (che dovrebbe riportare, stando a loro, notizie false) è lo stesso Parlamento europeo.

– Nostro emendamento in cui chiedevamo alla Commissione di “VIETARE CON EFFETTO IMMEDIATO” il glifosato nell´Unione Europea: LINK, fonte Parlamento europeo
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– BEN 501 eurodeputati di differenti schieramenti politici hanno votato contro questa nostra richiesta respingendo l´emendamento in questione: tra questi LEGA (Bizzotto, Borghezio, Fontana e Zanni), FORZA ITALIA (Cicu, Cirio, Comi, Dorfmann, Gardini, Martusciello, Matera, Patriciello, Pogliese, Salini) e PD (Benifei, Bettini, Bonafè, Bresso, Briano, Chinnici, Cozzolino, Danti, De Castro, De Monte, Gasbarra, Giuffrida, Grapini, Gualtieri, Kyenge, Mosca, Panzeri, Paolucci, Picierno, Pittella, Sassoli, Toia, Viotti, Zanonato, Zoffoli). Tutto registrato qua alle pagine 88-89LINK, fonte Parlamento europeo

– Emendamento dei socialisti (dove confluisce il PD a livello europeo) che chiedeva di “eliminare progressivamente” il glifosato “ENTRO IL 15 DICEMBRE 2022”: LINK, fonte Parlamento europeo
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– BEN 353 eurodeputati hanno votato a favore di questa richiesta, tra cui i soliti Lega, Forza Italia e PD, capendo o facendo finta di non capire che dietro queste parole si celava di fatto una richiesta di rinnovo della sostanza in questione dal 16 dicembre 2017, data in cui ne scadrà l´approvazione a livello europeo, al 15 dicembre 2022. Si tratta cioè di avere la sostanza sul mercato per altri 5 anni. Tutto registrato qua alle pagine 90-91LINK, fonte Parlamento europeo

(Oltretutto questo emendamento andava ad aggiungere due anni alla proposta di testo iniziale, laddove, al fine di riuscire a presentare il testo in sessione plenaria, si era trovato come compromesso con i vari gruppi quello di chiedere l´eliminazione della sostanza ENTRO IL 15 DICEMBRE 2020. Inutile dire che noi abbiamo votato contro).
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– BEN 355 europarlamentari hanno votato a favore di quello che non è un bando a 5 anni ma un nuovo rinnovo dell’approvazione della sostanza attiva glifosato fino al 2022. Tra cui i soliti LEGA, FORZA ITALIA (Cicu, Dorfmann, Patriciello), PD e l´”indipendente” Affronte. Non solo, ma ben 111 europarlamentari si sono astenuti. Tra questi Mussolini, Pogliese e De Castro. Tutto registrato qua alle pagine 106-107LINK, fonte Parlamento europeo
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– Inutile dire che noi abbiamo votato contro, così come votammo contro il 13 aprile 2016 quando si trattò di far passare la prima obiezione del Parlamento europeo su questo stesso argomento. Il motivo è semplice: anche allora venne inserito all´ultimo momento nel testo un emendamento che chiedeva il rinnovo del glifosato per 7 anni. Potete leggerla qua: LINK, fonte Parlamento europeo
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– Proposta della Commissione in cui si legge, al considerando 13, che “il Parlamento europeo ha adottato, il 13 aprile 2016 e il 24 ottobre 2017, delle risoluzioni CHE RINNOVANO L’APPROVAZIONE DELLA SOSTANZA ATTIVA GLIFOSATO“: LINK, fonte Commissione europea
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– Proposta finale della Commissione con, indovinate un po’, UN RINNOVO A 5 ANNI FINO AL 15 DICEMBRE 2022: LINK, fonte Commissione europea

 

fonte: http://www.efdd-m5seuropa.com/2017/11/glifosato-1.html

 

Glifosato, NESSUNO È AL SICURO – Lo sconvolgente test de “Il Salvagente” conferma il rischio: “14 donne incinte su 14 positive all’erbicida potenzialmente (anzi, quasi sicuramente) cancerogeno”…!

 

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Glifosato, NESSUNO È AL SICURO – Lo sconvolgente test de “Il Salvagente” conferma il rischio: “14 donne incinte su 14 positive all’erbicida potenzialmente (anzi, quasi sicuramente) cancerogeno”…!

 

Non serve vivere vicino ai campi, il rischio di essere contaminati dal glifosato è reale anche abitando al centro di una grande città come Roma. Le analisi condotte dal Salvagente, in collaborazione con l’associazione A Sud, parlano chiaro: 14 donne su 14 esaminate sono risultate positive alla ricerca di glifosato nelle loro urine.

“Se non si cambia rotta nessuno può sentirsi al sicuro. Né può pensare che lo siano i propri figli, neppure se non hanno ancora visto la luce” spiega Riccardo Quintili, direttore del mensile il Salvagente, che ha presentato in conferenza stampa il numero della rivista dedicato proprio al pesticida, aggiungendo che “tra le tante cose da cambiare c’è anche l’atteggiamento di chi dovrebbe istituzionalmente difendere i consumatori e invece spesso si macchia di conflitti di interessi che ne ottenebrano il giudizio.” Il riferimento è ai troppi scandali che hanno accompagnato gli studi sulla sicurezza del glifosato, in particolare quelli che nel corso degli ultimi anni lo hanno assolto sconfessando la “probabile cancerogenicità” dichiarata dalla Iarc.

I quantitativi di glifosato riscontrati dalle analisi vanno da 0,43 nanogrammi per millilitro di urina fino a 3,48 nanogrammi. Pochi? Molti? Impossibile dare un giudizio, dal momento che non esistono quantità massime consentite. Quel che è certo è che il glifosato non dovrebbe mai essere presente nel nostro organismo, tanto meno in quello dei nascituri.

“Ci sono numerosi dati sperimentali condotti su cellule placentari ed embrionali umane che dimostrano come il glifosato induca necrosi e favorisca la morte cellulare programmata – ha spiegato Patrizia Gentilini, oncologa e membro del comitato scientifico di Isde – Quindi si tratta di una sostanza genotossica oltre che cancerogena, come ha stabilito la Iarc, non dimenticando che l’erbicida agisce anche come interferente endocrino”.

Indiziato numero uno, secondo le analisi presentate dal mensile dei consumatori e da A Sud è l’alimentazione: la strada che porta il glifosato all’interno del nostro organismo passa inevitabilmente per quello che portiamo in tavola. Non solo pane, pasta, farina e altri prodotti a base di farina come hanno dimostrato le nostre analisi condotte un anno fa dal Salvagente. Oltre l’85% dei mangimi utilizzati in allevamenti, infatti, sono costituiti da mais, soia, colza Ogm, resi resistenti al glifosato.

Contestualmente ai risultati delle analisi è stato presentato il Dossier, realizzato dalle Associazioni A Sud, Navdanya International e CDCA, dal titolo: “Il Veleno è servito – glifosato e altri veleni dai campi alla tavola”, che racconta storia, evoluzioni e rischi dell’utilizzo dei pesticidi in agricoltura, soffermandosi sugli studi scientifici pubblicati, sui profili normativi, sul conflitto di interessi che coinvolge le lobbies agrochimiche impegnate ad ottenere normative più permissive e sulle azioni dal basso promosse in diversi paesi da cittadini, agricoltori e movimenti sociali in prima linea per difendere la propria salute e la sovranità alimentare. Il dossier è gratuitamente scaricabile in e-book dai siti www.asud.net e www.navdanyainternational.it/.

Secondo Ruchi Shroff, dell’associazione Navdanya International, braccio italiano dell’omonima associazione indiana presieduta dalla scienziata e attivista Vandana Shiva: “in tutto il mondo la società civile si sta mobilitando contro l’uso degli agrotossici promosso dal Cartello dei Veleni delle multinazionali che si arricchisce ai danni dei cittadini e a spese degli Stati. L’Italia deve assumere un ruolo più consapevole nelle sedi competenti per difendere la salute dei cittadini, le piccole e medie imprese agricole, la ricchezza culturale e le eccellenze alimentari, come pizza, pasta e pane, che già ora vengono inquinate dal grano canadese al glifosato. Il dossier dimostra come sia possibile un sistema di produzione e distribuzione del cibo sostenibile, equo e salutare contro un sistema industriale anti-ecologico, iniquo e tossico”.

Nel mirino anche le politiche di regolamentazione delle sostanze tossiche in agricoltura; per Marica Di Pierri, A Sud, “occorre cambiare radicalmente la maniera in cui produciamo il cibo. Un’agricoltura senza pesticidi è possibile ed è una questione di salute oltre che di tutela dell’ambiente in cui viviamo. C’è bisogno di rivedere le procedure autorizzative affinché siano trasparenti e non condizionate dallo strapotere delle multinazionali produttrici”.

Simona Savini, associazione WeMove e coordinatrice in Italia dell’ICE Stop Glifosato: “Attraverso l’Iniziativa dei Cittadini Europei per vietare il glifosato potremmo davvero gettare le basi per un’agricoltura libera dai pesticidi. Centinaia di associazioni sono impegnate in questa campagna e i soli in tre mesi abbiamo raccolto 800mila firme su (www.stopglyphosate.org/it). Dobbiamo arrivare al milione entro giugno, e anche in Italia possiamo fare la nostra parte.”

fonte: fonte: https://ilsalvagente.it/2017/05/24/glifosato-le-nostre-analisi-confermano-il-rischio-14-donne-incinte-su-14-positive-allerbicida/

tratto da: http://curiosity2017.blogspot.it/2017/05/glifosato-nessuno-e-al-sicuro-il-test.html

Glifosato, la Francia ha deciso: “Il pesticida sarà vietato fino al 2022” – Ma non vi preoccupare, cari Italiani, noi abbiamo la Lorenzin – STATE SERENI!

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Glifosato, la Francia ha deciso: “Il pesticida sarà vietato fino al 2022” – Ma non vi preoccupare, cari Italiani, noi abbiamo la Lorenzin – STATE SERENI!

La Francia, in attesa della decisione della Ue attesa per il 5 ottobre, ha deciso di mettere al bando il glifosato fino al 2022. “Da oggi e per tutto il prossimo quinquennio la Francia vieterà l’uso dell’ebricida per tutti gli usi compreso quello in agricoltura, perché rappresenta una minaccia alla salute dei cittadini”, ha spiegato stamane il portavoce del governo di Parigi Christophe Castaner.

La Francia accelera

Nei giorni passati c’è stata in tutto il paese molta tensione con manifestazioni degli agricoltori che chiedevano al presidente Emmanuel Macron e al suo esecutivo di rivedere la posizione francese contraria da sempre a ri-autorizzare il glifosato in Europa. Ma quella di oggi pare una accelerazione di Parigi a pochi giorni dall’inizio della discussione a Bruxelles sul destino dell’erbicida della Monsanto. La Francia ha già annunciato (insieme alla Svezia) di votare contro la proposta della Commissione.

A Bruxelles voterà la Lorenzin

Parigi ha una posizione chiave perché è necessaria una maggioranza qualificata: molti paesi dell’Est e del Nord Europa voteranno a favore, compresa, probabilmente la Germania. L’Italia ancora non ha reso nota la sua posizione anche se al Salvagente il ministro Martina ha ribadito la sua intenzione: “No al rinnovo della licenza per altri 10 anni”. Ma a Bruxelles l’Italia sarà rappresentato dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin.

La strage delle api? Dobbiamo ringraziare la Bayer ed il suo pesticida killer!

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La strage delle api? Dobbiamo ringraziare la Bayer ed il suo pesticida killer!

 

Pesticida Bayer Uccide le Api

Pesticida Bayer Uccide le Api. Di Justin Gardner.

La Bayer Accidentalmente Finanzia uno Studio che Mostra che Suo Pesticida sta Uccidendo le Api ma Prontamente Nega le Conclusioni. La Bayer ha ricordato al mondo che non esiterà a negare le conclusioni scientifiche di uno studio, anche se lo studio è stato finanziato dalla stessa Bayer.

Uno studio su larga scala sui pesticidi neonicotinoidi si sta aggiungendo al crescente numero di prove che queste sostanze chimiche agricole stanno danneggiando le popolazioni di api.

Eseguito su 33 siti nel Regno Unito, in Germania e in Ungheria, lo studio ha scoperto che l’esposizione ai neonicotinoidi “ha danneggiato le api che hanno meno probabilità di sopravvivere durante l’inverno, mentre i bombi e le api solitarie hanno prodotto meno regine“.

Bayer e Syngenta, produttori di pesticidi “Neonicotinoidi” che stanno per raccogliere enormi profitti se l’Europa rimuove il divieto ai Neonicotinoidi, hanno tempestivamente contestato le conclusioni dei ricercatori, anche se hanno finanziato parzialmente lo studio.

Gli autori notano che questo è il primo esperimento nel mondo reale che dimostra causalità diretta tra Neonicotinoidi e ridotte popolazioni di api ed è coerente con altri risultati.

Secondo lo studio :

La colza dai semi oleosi è stata coltivata con i rivestimenti dei semi contenenti neonicotinoidi (clothianidin o thiamethoxam) o nessun trattamento delle sementi.

Per le api da miele, abbiamo trovato effetti negativi (in Ungheria e Regno Unito) e positivi (Germania) durante la fioritura delle colture. In Ungheria, gli effetti negativi sulle api (associate con il clothianidin) persistono durante l’inverno e hanno portato a una riduzione delle colonie nella primavera successiva (diminuisce del 24%).

Nelle api selvatiche (Bombus terrestris e Osmia bicornis), la riproduzione è stata negativamente correlata con i residui di neonicotinoidi.

Questi risultati indicano che i neonicotinoidi causano una ridotta capacità delle api a ricreare nuove popolazioni nell’anno successivo all’esposizione.

Gli effetti negativi su bombi e sulle api solitarie sono stati osservati in tutti e tre i paesi in cui le concentrazioni più elevate di residui di neonicotinoidi nei nidi provocano minor numero di regine.

Gli effetti nocivi sono stati riscontrati sulle api da miele nel Regno Unito e in Ungheria, e sono coerenti con le osservazioni dei ratei di alta mortalità nel Regno Unito e una diminuzione del 24% delle colonie in Ungheria.

 

Tuttavia, in Germania (casualmente sede della Bayer NdR) non sono stati riscontrati effetti dannosi.

Questo comparto relativamente piccolo dei risultati del lavoro è stato ripreso da Bayer e Syngenta per affermare che i loro prodotti sono sicuri per le api o che i risultati non sono definitivi.

Le due aziende producono i pesticidi Neonicotinoidi utilizzati nello studio.

Non condividiamo l’interpretazione del Centro per l’ecologia e l’idrologia sugli effetti negativi dei trattamenti di sementi, siamo certi che i neonicotinoidi sono sicuri quando vengono utilizzati e applicati in modo responsabile,

ha dichiarato il dottor Richard Schmuck, direttore della scienza ambientale in Bayer.

Non dovrebbe sorprendere che i produttori di un pesticida agricolo, dal valore di miliardi di euro, possano cogliere la parte più piccola di uno studio per instillare dubbi nella mente pubblica. Gli scienziati che effettivamente eseguivano lo studio forniscono un’altra interpretazione, basata su tutto il corpo delle prove.

I nostri risultati sono una causa di grave preoccupazione, ha detto l’autore dello studio Richard Pywell del Centro per l’Ecologia e l’Idrologia di Oxfordshire. Abbiamo mostrato per la prima volta gli effetti negativi dei dei semi rivestiti di neonicotinoidi sulle api e abbiamo mostrato simili effetti negativi sulle api selvatiche. Questo è importante perché molti raccolti a livello mondiale sono possibili grazie agli insetti impollinatori e senza questa sarebbe impossibile produrre certi alimenti.

I dati verranno studiati come parte di una valutazione prevista a novembre nella UE, che deciderà se mantenere il divieto neonico.

La BBC riferisce che l’UE “sta lavorando a nuove proposte di bando per estendere il divieto di neonicotinoidi“.

Per illustrare la complessità del problema, dato che i Neonicotinoidi sono stati vietati dal 2013, alcuni agricoltori europei stanno spruzzando più grandi quantità di altri pesticidi come i ptiroidi, che potrebbero fare un grave danno alle api e agli insetti benefici.

C’è certamente la necessità di una gestione delle specie nocive nell’agricoltura, ma qual’è il costo è l’approccio chimico che esige l’ambiente naturale e gl insetti impollinatori delle nostre colture alimentari? Le prove sui Neonicotinoidi dicono che le api sono altamente sensibili a queste sostanze chimiche, ma gli agricoltori hanno anche bisogno di soluzioni alternative.

Per affrontare il problema, dobbiamo considerare come siamo arrivati qui. I parassiti sono stati introdotti in tutto il mondo avvalendosi di contaminazioni sulle navi e su altri veicoli. I parassiti spesso trovano le loro nuove sistemazioni prive di predatori naturali che normalmente li mantengono sotto controllo.

Le pratiche agricole aggressivamente spinte dai produttori di prodotti chimici e dalle società degli OGM hanno anche aumentato i problemi dei parassiti. Il modello agricolo corporativo basato sul brevetto costringe le coltivazioni monoculturali ad una elevata irrorazione di prodotti chimici. Ciò crea un ciclo per cui le piante e gli insetti parassiti diventano resistenti agli erbicidi e ai pesticidi, spingendo le aziende a produrre altri prodotti chimici più tossici.

Questa sempre crescente dipendenza dalle sostanze chimiche, che minaccia gli ecosistemi naturali e la salute umana, è altamente redditizia per aziende come Bayer e Monsanto.

L’approccio chimico ignora completamente migliaia di anni di apprendimento umano. Il concetto che ora conosciamo come pratiche di gestione integrata di parassiti (IPM), come la multicoltura, la rotazione delle colture, l’arricchimento del suolo e i perimetri arborei naturali, sono un’alternativa efficace all’approccio chimico.

fonte: https://sadefenza.wordpress.com/2017/07/11/pesticida-bayer-uccide-le-api/

Glifosato: i complici di Monsanto al Parlamento Europeo negano che il pesticida sia cancerogeno. Verso il rinnovo per altri 10 anni sulla pelle della Gente!

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Glifosato: i complici di Monsanto al Parlamento Europeo negano che il pesticida sia cancerogeno. Verso il rinnovo per altri 10 anni sulla pelle della Gente!

GLIFOSATO: L’UE NEGA CHE IL PESTICIDA SIA CANCEROGENO E VA VERSO IL RINNOVO PER ALTRI 10 ANNI

Glifosato: cancerogeno o non cancerogeno? Non si arresta la querelle sul pesticida della Roundup più utilizzato al mondo, soprattutto dopo che le autorità europee hanno negato che incida sulla salute pubblica.

Ma secondo un nuovo rapporto del tossicologo Peter Clausing: ‘l’Ue ha violato le normative e le prove che dimostrano che il glifosato è cancerogeno’. Mesi di esperimenti ignorati, dunque, per far sì che vi sia un rinnovo per altri dieci anni del glifosato.

 “L’evidenza che il pesticida è cancerogeno è così evidente che dovrebbe essere vietato immediatamente. Quello che mi lascia perplesso è vedere come le autorità europee abbiano violato le proprie regole, adesso devono essere responsabili del loro fallimento”, spiega Clausing nella sua ricerca. 

Appena un mese fa, la Monsanto aveva ricevuto una nuova denuncia, presentata questa volta al tribunale federale del Wisconsin per l’uso scorretto della pubblicità. L’azione legale era partita da una class-action di consumatori che accusavano l’erbicida Roundup di essere pubblicizzato come sicuro in maniera falsa, dato che gli effetti sulla salute sono ormai noti.

Nel frattempo, il 18 luglio la coalizione #Stopglifosato, di cui anche greenMe.it fa parte aveva diffuso un comunicato in vista della presunta riapprovazione da parte dell’Ue per altri dieci anni, che sarebbe valida solo a maggioranza qualificata, ovvero se 16 paesi su 28 diranno si.

Cosa succederà? Verranno ignorate le oltre un milione di firme raccolte dai cittadini che hanno chiesto di bandire il glifosato aderendo all’Ice? Più volte abbiamo parlato del glifosato e dei suoi effetti sul fegato ad esempio o sul sistema nervoso, causando ansia.

Non solo, tracce di pesticidi sono stati trovati in alimenti come pane, farina, birra e via dicendo, sostanze chimiche che di certo non possono fare bene al nostro organismo. E veniamo alla domanda del secolo: il glifosato è cancerogeno o no?

A marzo 2017, l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa) ne ha escluso la cancerogenicità, spiegando però che è tossico per l’ambiente marino e irritante per gli occhi.

Cosa dicono Iarc ed Efsa? Nel marzo 2015 lo Iarc aveva detto che il glifosato era potenzialmente cancerogeno, l’Efsa nel novembre dello stesso anno, diceva nel suo rapporto è “improbabile che sia cancerogeno”.

Scienziati indipendenti chiedono che si faccia chiarezza, ma solo il tossicologo austriaco Peter Clausing, ha finora denunciato come i tre organismi coinvolti(l’Istituto federale tedesco per la Valutazione del rischio, l’Efsa e la Echa) abbiano costantemente violato le stesse normative e procedure europee che stabiliscono i criteri per la valutazione degli studi.

Nello specifico, secondo Clausing, gli studi fatti sono sufficienti a dimostrare che il glifosato è una sostanza cancerogena. Sette dei 12 sperimenti sono andati in tal senso, ma i risultati sono stati ignorati dall’Ue.

“Sono preoccupato per la salute pubblica. In Europa, l’incidenza di tumori è raddoppiata e triplicata negli ultimi decenni. In gioco c’è la vita di 500milioni di cittadini europei”, spiega il tossicologo.

A sostegno della tesi c’è la nuova relazione pubblicata dal GLOBAL 2000 (Friends of the Earth Austria) di Claire Robinson che converge sul fatto che ‘le autorità hanno cercato di coprire la prova degli effetti cancerogeni del glifosato”.

FIRMA QUI LA PETIZIONE #STOPGLIFOSATO

Dominella Trunfio

fonte: https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/24628-glifosato-ue-nega-cancerogeno

 

I complici europei del glifosato

di Ruchi Shroff*

L’intero impianto internazionale della regolamentazione dei pesticidi è palesemente inadeguato di fronte ai dati che vengono costantemente riportati da studi scientifici ed epidemiologici indipendenti e ci rammenta quanto sia necessario osservare, individuare e denunciare i conflitti di interesse e le interferenze dovute ad attività di lobbying da parte delle aziende produttrici nei confronti di enti ed istituzioni.

In un nuovo rapporto pubblicato da Global 2000: “Glifosato: violazione sistematica delle regole da parte delle autorità“, il tossicologo tedesco Peter Clausing espone le 5 ragioni principali per le quali le autorità dell’Unione europea avrebbero trascurato e/o ignorato prove evidenti dell’effetto cancerogeno del glifosato sugli animali e come sistematicamente avrebbero violato le direttive e le raccomandazioni delle stesse OCSE (Organizzazione di cooperazione e sviluppo economico) ed ECHA (Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche), che in realtà dovrebbero guidare il loro lavoro. Nel suo nuovo rapporto, Clausing conferma dunque l’accusa di frode scientifica e distorsione dei dati nei confronti dell’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) e dell’Istituto tedesco per la Sicurezza e Salute Occupazionale (BfR), che già aveva lanciato lo scorso anno in occasione della sua testimonianza presso il Tribunale Monsanto e nel rapporto “Agenzie regolatrici (BfR, EFSA) usano argomenti parziali per negare la carcinogenicità del Glifosato”.

Nel recente Rapporto “Il Veleno è servito: glifosato e altri veleni, dai campi alla tavola” si analizza la testimonianza di Peter Clausing che ha dichiarato come i risultati ottenuti dall’EFSA siano in contraddizione rispetto alle evidenze riportate nel report presentato all’ECHA da parte del BfR. Clausing ha spiegato che i topi maschi di tutti e cinque gli studi sulla cancerogenicità presi in considerazione da EFSA e BfR, e da loro considerati di qualità accettabile, mostrano un aumento statisticamente significativo dell’incidenza di molti tipi di tumori; ben tre di questi cinque studi mostrano un incremento significativo di un particolare tipo di cancro, il linfoma maligno. I ricercatori sottolineano inoltre come i risultati sperimentali siano riproducibili. Clausing ha inoltre sottolineato come – nella stessa legislazione europea – già solo questi risultati sperimentali superino i limiti per la classificazione del glifosato in classe 1B  (sostanze con presunto potenziale cancerogeno per gli esseri umani basate su risultati ottenuti da sperimentazione animale). Questa e altre contraddizioni contenute nella valutazione dell’autorità tedesca sono particolarmente significative se si considera che la regolamentazione europea sui pesticidi dovrebbe vietare l’autorizzazione di una sostanza attiva non appena emergano risultati di laboratorio che ne indichino la potenziale cancerogenità.

Clausing non è però il solo a criticare l’impianto normativo. Durante la Conferenza: Il Veleno alle Porte: a rischio salute e occupazione,  la Dott.sa Patrizia Gentilini, medico oncologo ed ematologo dell’Isde Italia, ci ha infatti fatto notare come “nelle valutazioni tossicologiche delle agenzie incaricate siamo ancora al punto in cui si testa solo il principio attivo, non la formulazione commerciale, non il cocktail, l’insieme delle molecole e come se non bastasse ci si basa sostanzialmente sui dati forniti dalle stesse aziende produttrici”. Di fronte all’aumento costante di malattie correlate all’inquinamento da agro tossici, alla contaminazione del suolo, dell’aria, dell’acqua e alla progressiva estinzione delle api, le procedure attuali consentono troppe deroghe e tendono sempre di più ad escludere il principio di precauzione, come evidenziato nel recente rapporto redatto dal relatore speciale delle Nazioni Unite per il diritto al cibo, Hilal Elver, in cui si evidenziano diverse carenze nel quadro normativo internazionale in materia di regolamentazione dei pesticidi, in special modo l’inadeguatezza dei parametri in vigore rispetto alla concreta entità delle sostanze tossiche pericolose attualmente commercializzate e diffuse nell’ambiente.

Il rapporto inoltre sollecita la necessità che le autorità competenti osservino più attentamente le ingerenze e le pressioni dell’industria agrochimica sia in campo scientifico che istituzionale e che mettano in atto strumenti adeguati per garantire maggiore trasparenza nelle procedure di valutazione del rischio per la salute e per l’ambiente. Ne fornisce un esempio l’inchiesta di Corporate Europe Observatory, nel 2013 sui i conflitti di interesse all’interno delle agenzie europee, in cui è emerso che quasi il 60 per cento degli esperti di EFSA aveva legami e interessi finanziari diretti o indiretti con le stesse aziende per le quali effettuava le valutazioni di rischio. I responsabili della politica non devono stare al gioco delle grandi aziende agrochimiche, bensì applicare il principio della precauzione e impegnarsi a garantire che le evidenze scientifiche esistenti vengano valutate in maniera corretta. Ne va della salute dei 500 milioni di cittadini dell’Unione europea.

 

fonte: http://comune-info.net/2017/07/complici-europei-del-glifosato/

Intolleranti al grano? Attenzione, potrebbe non essere il glutine, ma il pesticida Roundup di Monsanto!

 

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Intolleranti al grano? Attenzione, potrebbe non essere il glutine, ma il pesticida Roundup di Monsanto!

 

Intolleranza al grano ed il pesticida Roundup della Monsanto

Purtroppo stanno aumentano vertiginosamente le intolleranze alimentari, escludendo quelle riconducibili ad una matrice genetica, per la maggior parte vengono provocate da alimenti contaminati da antibiotici, gas, pesticidi (è scontato citare la Terra dei Fuochi). Ma leggiamo attentamente la situazione attinente al grano, i pesticidi della Monsanto e la celiachia.

Intolleranza al grano, non è il glutine ma il pesticida Roundup di Monsanto!

L’intolleranza al grano è in crescita e sembra causata dai pesticidi Monsanto.

Una delle malattie in continuo aumento negli ultimi anni è l’intolleranza al grano, ed in particolare alla sostanza che fissa l’amido, glutine. La malattia, che va da una semplice intolleranza temporanea all’allergia vera e propria, si può manifestare a tutte le età e la sua incidenza aumenta in tutti i Paesi: in Italia si stima 1 persona ogni 100-150 abitanti (Associazione italiana celiachia); negli Stati Uniti 1 persona su 133; infine, studi epidemiologici recenti hanno riscontrato la presenza di celiachia e il suo aumento perfino in Africa e in Sudamerica (Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute).

Recentemente, dai risultati emersi in alcuni studi, sembrerebbe che l’allergia al grano non dipenda dal grano stesso ma dal modo in cui esso viene coltivato. Non sembra una coincidenza, infatti, che uno dei maggiori pesticidi utilizzati nelle coltivazioni di questo importante cereale sia proprio il Roundup, erbicida prodotto dal colosso Monsanto, un prodotto da anni sotto accusa in quanto ricco di glifosato.

Il Roundup non solo uccide tutte le erbacce, ma si fissa sul terreno in cui viene utilizzato rendendolo sterile. Intanto i livelli di contaminazione di glifosato sono in continuo aumento. Le erbe infestanti sono diventate più resistenti agli erbicidi, rendendo necessario un loro utilizzo più massiccio, con conseguente accumulo di sostanze tossiche nelle piante; inoltre gli agricoltori si sono resi conto che spruzzando Roundup sulle coltivazioni di grano aumenta la produzione. Il risultato è che questo erbicida viene utilizzato molto più frequentemente e liberamente e gli Americani consumano tracce della sostanza chimica ogni volta che mangiano prodotti a base di grano.

Nel 2013, uno studio pubblicato su Interdisciplinary Toxicology ha evidenziato una relazione diretta tra l’aumento della presenza di glifosato nel grano e l’aumento della celiachia, con un andamento quasi identico. Sempre attraverso tale studio si è evidenziato come l’effetto più dannoso sia proprio a carico dell’apparato digerente: ilglifosato va a colpire i batteri “buoni” del nostro organismo, ovvero quelli utili per la produzione di amminoacidi essenziali per la digestione.

Il glifosato, insomma, è molto più tossico di quanto si pensasse originariamente e se, da una parte, le sperimentazioni del colosso biotech continuano indisturbate (per esempio a Molokai sta sperimentando nuove qualità di grano in grado di resistere maggiormente ai pesticidi), dall’altra fortunatamente, alcuni Paesi stanno intervenendo per porre freno alla potente multinazionale: l’Olanda ha detto ’No alla Monsanto’. Il parlamento olandese, infatti, ha recentemente deciso di vietare la vendita di erbicidi a base di glifosato ai privati, a partire dal 2015.

Nell’attesa che anche gli altri Paesi prendano esempio dall’Olanda, ogni persona dovrebbe tutelare la propria salute acquistando grano di qualità come il triticum monococcum: ha un basso tenore di glutine, un alto contenuto proteico, è adatto ai terreni poveri e aridi, ha un basso impatto ambientale, si presta facilmente all’agricoltura biologica e, soprattutto, non è modificato dalla Monsanto!

tratto da: http://www.tuttogreen.it/intolleranza-al-grano-non-e-il-glutine-ma-il-pesticida-roundup-di-monsanto/

Roundup, il pesticida della Monsanto possibile causa dell’aumento di intolleranze al glutine

Un nuovo studio, portato avanti da due scienziati americani, sostiene che un maggior uso delglifosatopesticida della Monsanto conosciuto con il nome commerciale di Roundup, potrebbe essere la causa della crescita dei casi di celiachia, intolleranza al glutine ma anche della sindorme dell’intestino irritabile.

La Celiachia e più in generale l’ipersensibilità al glutine è un problema crescente in tutto il mondo, soprattutto in Nord America e in Europa, dove le ultime statistiche parlano di un 5% della popolazione interessata. I sintomi di chi non tollera il glutine possono includere nausea, diarrea, eruzioni cutanee, anemia ma anche problemi all’umore e un maggior rischio di contrarre malattie alla tiroide, insufficienza renale e tumori.

Nel rapporto, opera di Anthony Samsel e Stephanie Seneff, si sostiene che il glifosato, principio attivo del Roundup sia il fattore più importante che sta causando questa “epidemia” di intolleranze. Si legge nel documento redatto dai due scienziati che: “I pesci esposti al glifosato sviluppano problemi digestivi simili alla celiachia. Il morbo celiaco è associato a squilibri nei batteri intestinali che possono essere spiegati considerando gli effetti noti del glifosato sui batteri intestinali”.

Ma c’è di più: “Il glifosato è noto per inibire gli enzimi del citocromo P450, famiglia enizmatica implicata nella detossificazione delle tossine ambientali, nell’attivazione della vitamina D3, nel catabolismo della vitamina A, nel mantenimento della produzione della bile e nella fornitura di solfato all’intestino. Anche carenze di ferro, cobalto, molibdeno, rame ed altri metalli rari associate alla celiachia possono essere attribuiti a forte capacità del glifosato di chelare questi elementi”.

La portata della notizia è di interesse mondiale dato che il glifosato della Monsanto sembra essere diventato l’erbicida più venduto al mondo, vista anche la crescita della produzione di grano Roundup Ready GM, appunto della Monsanto.

Il rapporto si avvale di una corposa parte bibliografica che fa riferimento alle ricerche scientifiche prese in esame e si conclude con un appello ai governi di riconsiderare le politiche relative alla sicurezza dei residui di glifosato negli alimenti.

tratto da: http://www.greenme.it/informarsi/agricoltura/12682-roundup-pesticida-monsanto-celiachiaintolleranza-glutine

Glifosato: per la California è vietato perchè cancerogeno. Per l’Unione Europea, invece, possiamo pure crepare…

 

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Glifosato: per la California è vietato perchè cancerogeno. Per l’Unione Europea, invece, possiamo pure crepare…

Glifosato: per la California è cancerogeno. L’Ue ce lo serve sul piatto…

Storica vittoria dello stato americano contro la Monsanto. Previsto un avviso ai consumatori anche nelle etichette del prodotto. Lo stesso che i canadesi usano per fare maturare il grano che noi importiamo… La vergogna del CETA approvato anche dal Governo Gentiloni e dalla commissione Esteri del Senato…

Una vittoria per i cittadini e una dura sconfitta per la multinazionale Monsanto: a partire dal 7 luglio la California inserirà il glifosato nella lista dei  prodotti “cancerogeni”. Lo ha stabilito l’ufficio di valutazione dei rischi per la salute e l’ambiente (Office of environmental health hazard assessment, Oehha) dello Stato americano in sintonia con quanto sostenuto dallo IARC (International Agency for Research on Cancer) che fa capo all’ Organizzazione mondiale della sanità

Parliamo, come ormai è noto, del diserbante più diffuso al mondo. La multinazionale americana – che, di recente, si è fusa con la multinazionale tedesca che opera nel settore farmaceutico Bayer – aveva citato in giudizio lo Stato della California per impedire questa classificazione, ma ha perso la causa. E se i ricorsi confermeranno quanto stabilito dall’Agenzia californiana, sui prodotti contenenti glifosato dovrà essere aggiunta una etichetta che avvisi i consumatori dei rischi.

Un grande passo avanti per uno Stato che da anni ha intrapreso una battaglia per la salvaguardia dell’agricoltura e della salute dei cittadini.

Parliamo però solo delle confezioni che contengono l’erbicida. Non ci sarà nessuna etichettatura sui prodotti alimentari che sono stati trattati con il glifosato.

E questo è un argomento che ci interessa da vicino: il glifosato, infatti, non è usato solo come erbicida, ma anche come disseccante, per fare maturare la piante in condizioni climatiche ostili. Pratica molto diffusa  in Canada, soprattutto nelle coltivazioni di grano duro (ma non solo).

Grano duro che poi rifilano alle nostre industrie della pasta: più della metà del grano duro importato in Italia proviene dal Canada.

E l’Europa che fa? Con l’approvazione del CETA – Comprehensive Economic and Trade Agreement, letteralmente “Accordo economico e commerciale globale”, ovvero il  trattato di libero scambio tra Unione Europea e Canada – spalanca ulteriormente le porte al grano duro e ad altri prodotti canadesi. Stessa cosa ha fatto il Governo Gentiloni che, in sordina, ha approvato il trattato. Che ora deve essere ratificato dal Parlamento italiano (la commissione Esteri del Senato l’ha già approvato con i voti di PD, Forza Italia e qualche centrista.

L’Europa, attenta a non turbare gli umori delle multinazionali più che a proteggere la nostra salute, continua a sbandierare lo studio dell’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare secondo cui il glifosato non provoca il cancro. Una conclusione opposta a quella dello IARC.

Peccato che l’Agenzia europea non abbia mai pubblicato gli studi sul tema, né li abbia mai posti al vaglio degli scienziati indipendenti, perché li considera legati a segreti commerciali.

Non solo. Secondo la Ong Corporate Europe Observatory il 46% degli esperti dell’Efsa in carica per il periodo 2015-2018 si trova in una situazione di conflitto di interessi, cioè con legami finanziari diretti o indiretti con compagnie o gruppi lobbystici i cui prodotti sono valutati dall’Autorità.

Insomma, possiamo stare tranquilli…

tratto da: http://www.inuovivespri.it/2017/07/04/glifosato-per-la-california-e-cancerogeno-lue-ce-lo-serve-sul-piatto/

Incredibile, ma vero: Glifosato, gli studi dell’Efsa hanno nascosto le prove di cancerogenicità…!

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Incredibile, ma vero: Glifosato, gli studi dell’Efsa hanno nascosto le prove di cancerogenicità…!

 

In una lettera indirizzata al presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, il tossicologo di fama mondiale Christopher Portier ha messo in luce le verità nascoste sul glifosato. In particolare, Portier sostiene che gli studi condotti da Efsa e Echa – sulla base dei quali l’esecutivo europeo ha riautorizzato l’erbicida – non hanno tenuto conto di un aumento significativo dei tumori come conseguenza all’esposizione al glifosato. “Sono sorpreso della quantità di dati che sono stati omessi” scrive il tossicologo.

Juncker non ha risposto personalmente alla lettera. “Dal momento che la maggioranza dei problemi sollevati dalla lettera è legata alla valutazione scientifica del glifosato, la Commissione chiederà all’Efsa e all’Echa di rispondere”, ha dichiarato Anca Paduraru, portavoce dell’esecutivo dell’Ue.

“Sul glifosato sarebbe più ragionevole applicare il principio di precauzione” ha detto il parlamentare socialista Marc Tarabella. I rischi associati al glifosato, infatti, non sono limitati alla sua natura potenzialmente cancerogena. Alcuni studi hanno concluso che l’erbicida può avere effetti sul ciclo riproduttivo e dunque è considerato anche un interferente endocrino. Su questi effetti dannosi del glifosato non ha dubbi neanche Patrizia Gentilini, oncologa dell’Isde, che abbiamo intervistato nel numero in edicola del nostro mensile. L’oncologa ci ha spiegato perché è preoccupante la presenza di tracce di glifosato nell’urina di 14 donne incinta: “Il glifosato specie nella sua formulazione commerciale e a diluizioni comparabili a quelle cui attraverso la dieta siamo esposti induce necrosi e favorisce la morte cellulare programmata”.

 

In arrivo l’ok al glifosato per almeno altri 10 anni: ma possiamo fermarlo. Firma anche tu!

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In arrivo l’ok al glifosato: ma possiamo fermarlo. Firma anche tu!

Ancora almeno 10 anni di glifosato: è questo il rischio concreto cui i cittadini europei si trovano di fronte. L’allarme è lanciato dalla Coalizione #StopGlifostao, composta da 45 associazioni ambientaliste e di tutela della salute.

In questi giorni, il commissario Ue per la Salute e la sicurezza alimentare Vytenis Andriukaitis ha sostenuto le conclusioni di EFSA e ECHA (rispettivamente l’agenzia europea  sul cibo e quella per la sicurezza dei prodotti chimici) che hanno emesso dei pareri di non cangerogenicità per il glifosato, l’erbicida più diffuso al mondo, ma di ‘solo’ rischio per la salute degli occhi e l’inquinamento delle falde acquifere. Inoltre, il Copa-Cogeca, organizzazione dei sindacati agricoli e delle cooperative europee, ha scritto una lettera al presidente della Commissione Jean-Claude Juncker, chiedendo all’’Esecutivo Ue il rinnovo dell’autorizzazione dell’erbicida per 15 anni,

Ma – come hanno rivelato EU Observer e One World – il parere dell’EFSA appare discendere direttamente da una relazione scritta da Monsanto, l’azienda produttrice del glifosato. Secondo le mail sequestrate da un tribunale statunitense, almeno due importanti studi scientifici su cui si è basata la decisione dell’agenzia europea per la sicurezza alimentare, sono stati trasferiti direttamente dalla multinazionale a studiosi che poi li hanno firmati, avallandone l’indipendenza.

“Non è un segreto per nessuno: sia l’Efsa che l’Echa hanno ammesso di aver basato la loro decisione anche su studi prevenienti da Monsanto”, afferma Maria Grazia Mammuccini, portavoce della Coalizione #StopGlifosato . “Il punto è quanto l’hanno basata sugli studi effettivamente indipendente, Diciamo che dopo che l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha messo il glifosato nella lista dei prodotti probabilmente cancerogeni, sollevando l’attenzione dei cittadini, quasi nulla sembra essere sfuggito al controllo delle multinazionali”.

“Per quello che riguarda le 45 associazioni che fanno parte della Coalizione, il problema non è rifiutare le evidenze scientifiche: noi chiediamo al contrario che gli studi vengano fatti nel rispetto dell’indipendenza della ricerca, pagati con soldi pubblici e non influenzati da chi produce, La politica europea non sta facendo il suo dovere”, ha aggiunto Maria Grazia Mammuccini.

Quasi 800 mila cittadini europei hanno già firmato l’Iniziativa ICe contro il glifosato, per costruire una legge ‘dal basso’ contro l’erbicida. L’Italia non ha ancora raggiunto il quorum: per farlo servono 20 mila firme entro la fine del mese.

“E’ importante che ci sia una mobilitazione generale delle persone che hanno a cuore la loro salute e quella dell’ambiente”, dice Mammuccini. L’appuntamento centrale della campagna è il 13 maggio, quando nelle piazze italiane ed europee ci saranno banchetti per la raccolta delle firme per l’ICE la legge di iniziativa popolare per dire #StopGlifosato, che è comunque possibile appoggiare mettendo la propria firma sul sito www.stoglifosato.it

Firma la petizione ICE

Aderiscono alla Coalizione italiana #StopGlifosato: ACP-ASSOCIAZIONE CULTURALE PEDIATRI – AIAB –  ANABIO- APINSIEME – ASSIS – ASSOCIAZIONE PER L’AGRICOLTURA BIODINAMICA – ASSO-CONSUM – ASUD – AVAAZ – CDCA – Centro Documentazione Conflitti Ambientali – CONSORZIO DELLA QUARANTINA – COSPE ONLUS – DONNE IN CAMPO CIA LOMBARDIA – EQUIVITA – FAI – FONDO AMBIENTE ITALIANO – FEDERBIO – FEDERAZIONE PRO NATURA – FORUM ITALIANO DEI MOVIMENTI PER L’ACQUA – FIRAB – GREEN BIZ – GREEN ITALIA – GREENME – GREENPEACE – IBFAN- ITALIA – IL FATTO ALIMENTARE- IL TEST – ISDE Medici per l’Ambiente – ISTITUTO RAMAZZINI – ITALIA NOSTRA – LEGAMBIENTE – LIFEGATE – LIPU-BIRDLIFE ITALIA – MDC-MOVIMENTO DIFESA DEL CITTADINO – NAVDANYA INTERNATIONAL – NUPA-NUTRIZIONISTI PER L’AMBIENTE – PAN ITALIA – Pesticide Action Network – REES-MARCHE – SLOW FOOD ITALIA – TERRA NUOVA – TOURING CLUB ITALIANO – UNAAPI-UNIONE NAZIONALE ASSOCIAZIONI APICOLTORI ITALIANI – UPBIO – VAS-VERDI AMBIENTE E SOCIETA’ – WWF ITALIA – WWOOF-ITALIA

di Terra Nuova

fonte: http://www.terranuova.it/News/Agricoltura/In-arrivo-l-ok-al-glifosato-ma-possiamo-fermarlo.-Firma-anche-tu