Pronto soccorso chiusi, ambulanze lumaca: così si muore nell’Italia dei tagli

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Pronto soccorso chiusi, ambulanze lumaca: così si muore nell’Italia dei tagli

Meno pronto soccorso, meno ambulanze: l’Italia delle emergenze è in emergenza
Strutture e mezzi per il pronto intervento soffrono per i tagli alla sanità. Scende il numero dei pronto soccorso e la riduzione dei mezzi si riflette anche sul tempo medio d’intervento delle ambulanze: così la rete dell’emergenza è al collasso“

 

In soli quindici anni, la mannaia dei tagli ha ridotto drasticamente le strutture e i mezzi per l’intervento nel nostro Paese.

 L’Italia nelle emergenze è in emergenza. Tra Dea – Dipartimenti d’emergenza e accettazione – e pronto soccorso il crollo è stato del 20% dal 2003 al 2013 (fonte ministero della Salute), arrivando a toccare il 28% nel 2015 (fonte Anaao-Assomed), le ambulanze attrezzate per gli interventi più critici sono nettamente diminuite e, nei piccoli centri, in caso d’incidente le forze dell’ordine non sempre sono disponibili, complici i tagli recenti alla polizia stradale.

A lanciare l’SOS soccorsi è il mensile “Quattroruote” che, nel numero di giugno, fotografa il declino allarmante che si è verificato in quasi tutte le regioni.

Secondo il mensile di Editoriale Domus, in edicola il prossimo 26 maggio, il numero dei pronto soccorso e dei Dea (dipartimenti di emergenza-urgenza e accettazione) tra il 2003 e il 2015 (fonte Anaao-Assomed) è sceso ulteriormente al 28% al livello nazionale, con 168 unità soppresse.

Certo, non è così dappertutto. La Lombardia e la Toscana hanno registrato un leggero potenziamento della rete di emergenza con un aumento rispettivamente di sei e nove unità, ma in alcune aree i tagli sono stati pesanti.

È il caso del Veneto che ha subìto una riduzione del 47% (in pratica, ha dimezzato la propria rete, portandola da 92 centri a 49), delle Marche (-44%, da 48 a 27), del Molise (-40%, da 10 a 6), della Puglia (-36%, da 75 a 48) e del Friuli (-29%, da 28 a 20).

Anche sul fronte dei mezzi di pronto intervento le cose sono andate peggiorando: se nel 2003 in Italia circolavano (a parte i mezzi delle organizzazioni di volontariato) 2.373 ambulanze, 906 delle quali per il soccorso di base, 1.172 per quello avanzato e 295 unità mobili di rianimazione (ovvero veicoli super attrezzati), nel 2013 risulta maggiore il numero delle ambulanze semplici (1.189), ma nettamente inferiore quello dei mezzi avanzati (712, -39%) e attrezzati per la rianimazione (224, -24%).

Col risultato che i veicoli a disposizione, in media, si sono ridotti del 10%: a livello regionale, le situazioni peggiori si registrano in Lazio (da 138 a 73), Calabria (da 54 a 28) e Marche (da 82 a 48). Segno positivo, invece, in Liguria (da 35 a 86) e Sardegna (da 73 a 80).

La riduzione dei mezzi si riflette anche sul tempo medio d’intervento dei veicoli di soccorso, che è di 18 minuti: un dato sì migliorato (di tre minuti) negli ultimi quindici anni, ma estremamente variabile a seconda delle zone del Paese.

Si va, infatti, dagli otto minuti del Trentino Alto Adige ai 33 minuti in Basilicata. Differenze che possono rivelarsi fatali in caso di incidenti stradali.

fonte: http://www.today.it/economia/soccorsi-tagli-ospedali-ambulanze.html

È ufficiale – I grandi economisti del nostro Governo colpiscono ancora: manovra, autovelox come bancomat. Passa l’emendamento che massacrare la Gente di multe per coprire buchi di bilancio dei Comuni!

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È ufficiale – I grandi economisti del nostro Governo colpiscono ancora: manovra, autovelox come bancomat. Passa l’emendamento che massacrare la Gente di multe per coprire buchi di bilancio dei Comuni!

Ve lo avevamo già anticipato:

I grandi economisti del nostro Governo colpiscono ancora: manovra correttiva, per coprire buchi di bilancio invitano i Comuni ad utilizzare gli autovelox per massacrare la Gente di multe!

Ma ora è ufficiale.

Manovra, autovelox come bancomat. Passa l’emendamento che scippa i soldi alla sicurezza stradale
Via libera nella notte a una modifica al decreto di correzione dei conti. Comuni e città metropolitane potranno utilizzare i proventi delle sanzioni per finanziare oneri di viabilità e polizia locale

Torna la temuta norma autovelox che permette a Province e Citta metropolitane di utilizzare i soldi delle multe per fare cassa. Nella notte di ieri è stato approvato un emendamento all’articolo 18, firmato da un ampio spettro di forze politiche a partire dal Pd, che inserendo il comma3-bis prevede la possibilità per le province e le città metropolitane di utilizzare i proventi delle sanzioni (le contravvenzioni) per le violazioni al Codice della Strada, comprese quelle relative all’eccesso di velocità rilevato con autovelox e dispositivi analoghi, per finanziare, nel 2017 e 2018, gli oneri relativi alle funzioni di viabilità e polizia locale per migliorare la sicurezza stradale.

Tale norma deroga alla normativa vigente che prevede l’utilizzo di una quota dei proventi delle sanzioni spettanti agli enti locali per una serie di specifiche destinazioni, tra cui gli interventi relativi alla segnaletica delle strade di proprietà dell’ente, il potenziamento delle attività di controllo e di accertamento delle violazioni stradali ed altre finalità connesse al miglioramento della sicurezza stradale, nonché, per i proventi da violazioni ai limiti di velocità, alla realizzazione di interventi di manutenzione e messa in sicurezza delle infrastrutture stradali.

Pronta la rivolta di consumatori e automobilisti. “Noi siamo a favore della sicurezza stradale e per multe severe nei confronti di chi non rispetta i limiti di velocità – avvisava il Codacons nei giorni scorsi quando si era ventilata la possibilità dell’emedamento -, ma questa norma, così come studiata, appare pericolosissima perché le amministrazioni, grazie a tale misura, potranno disseminare le strade di autovelox e utilizzare i soldi delle multe non per incrementare la sicurezza sulle strade, ma per coprire i buchi di bilancio, pagare straordinari e stipendi dei vigili e realizzare opere stradali per le quali i cittadini pagano già le tasse”.

Roberto Petrini, la Repubblica

Renzi e il Pd, un danno anche per l’ambiente – Ecco il risultato dei loro conflitti d’interessi con le lobby del fossile: l’Italia è al 26° posto al mondo per investimenti nel rinnovabile – Nel 2012 era al 6° posto…!!!

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Renzi e il Pd, un danno anche per l’ambiente – Ecco il risultato dei loro conflitti d’interessi con le lobby del fossile: l’Italia è al 26° posto al mondo per investimenti nel rinnovabile – Nel 2012 era al 6° posto…!!!

 

di MoVimento 5 Stelle

Non lo dice il Movimento 5 Stelle. Lo hanno denunciato, numeri alla mano, esperti e docenti universitari che hanno partecipato al convegno “Energia 5 Stelle: dal fossile a efficienza e rinnovabili, quale via”.

Mentre il MoVimento 5 Stelle ha presentato un programma energetico che punta alla transizione ecologica, portando l’Italia fuori dal carbone entro la fine della prossima legislatura e fuori dall’era del petrolio e dei fossili entro il 2050.
Renzi e i governi Pd, con le mani e piedi legati ai conflitti d’interessi delle lobby del fossile e dalle difese delle posizioni di rendita di chi distribuisce energia, in questi ultimi quattro anni hanno danneggiato il settore delle rinnovabili. Un settore fortemente legato al ‘made in Italy’ e che potrebbe creare centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro.

Qualche dato del disastro targato Renzi e governi Pd dal 2013. Sono numeri da far impallidire il peggior Berlusconi.

Tra il 2013 ed il 2015 in Italia la produzione da energie rinnovabili è calata del 7,5%

Tra il 2013 ed il 2015 le emissioni di CO2 in Italia sono aumentate (aumentate!) del 10%.

Nella mappa mondiale degli investimenti del settore delle rinnovabili, l’Italia è passata dal 6° posto del 2012 al 25° del 2016.

Nel 2016 in Italia sono stati installati in Italia solo 360 MW di nuovo fotovoltaico e 290 MW di nuovi impianti eolici, con un calo annuale del 19% relativo alle installazioni di solare, eolico ed idroelettrico.

Renzi in questi anni ha ostacolato lo sviluppo della mobilità elettrica. Un’enorme opportunità industriale anche per il nostro Paese con risorse accessibili. Secondo il Politecnico di Milano, per servire 1 milione di veicoli elettrici è sufficiente un investimento sulle infrastrutture di ricarica di 450 milioni di euro, cioè 450 euro a veicolo elettrico circolante e circa 1 TWh di elettricità che potrebbe essere prodotta da energia rinnovabile.

 

fonte: http://www.beppegrillo.it/2017/05/renzi_e_il_pd_un_danno_per_lambiente_pdfossile.html

 

Ecco come giocano sulla pelle della Gente: nel mangime dei polli c’è un veleno – la formaldeide – che l’Europa non vuole vietare!

mangime dei polli

 

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Ecco come giocano sulla pelle della Gente: nel mangime dei polli c’è un veleno – la formaldeide – che l’Europa non vuole vietare!

La formaldeide è un veleno. Da oltre 13 anni l’Associazione Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) lo ha inserito nell’elenco delle sostanze considerate con certezza cancerogene per l’uomo. Un regolamento europeo, entrato in vigore nel 2016, lo definisce come sostanza che “può provocare il cancro”, eppure in sede di Consiglio europeo gli Stati membri litigano sul da farsi e se vietarlo o meno come additivo per mangimi di polli. Siamo alle comiche! Se l’Europa non è in grado di prendere decisioni che possano tutelare la salute dei cittadini, l’Italia allora faccia da sola. Ritardi e perdite di tempo non sono ammissibili quando c’è di mezzo la salute delle persone. In questo articolo, tradotto in italiano, Politico.eu ricostruisce i dissidi fra gli Stati europei e l’ombra lunga delle lobby che pretendono di condizionale il processo decisionale.

traduzione di un articolo pubblico su Politico.eu

“Meglio andarci piano con le battute sulle mummie. L’Unione europea sta avendo seri problemi con la formaldeide. A seguito della recente protesta sui pesticidi e i biscotti per bambini, la prossima battaglia importante che la Comunità europea si appresta a combattere riguarda l’uso della formaldeide – gas solitamente conosciuto per il suo uso nell’imbalsamazione dei corpi – nel mangime per polli.

La sicurezza nella produzione alimentare in Europa si sta rivelando una parte inaspettatamente importante nel programma della presidenza di Jean-Claude Juncker. La Commissione si è ritrovata a dovere spendere parte del suo potere politico in guerre ingrate riguardanti erbicidi, come il glifosato, o come l’acrilamide che è un prodotto cancerogeno che può essere trovato nelle patatine e nei biscotti.

La formaldeide è un altro prodotto chimico controverso, che preoccupa la presidenza Juncker. La Commissione europea, anche se in ritardo, sta tentando di sbloccare la decisione riguardante l’opportunità di continuare o meno ad utilizzare la formaldeide per proteggere gli uccelli – e di conseguenza anche gli esseri umani – dal contrarre il virus dalla salmonella.

Sono due anni che si aspetta un verdetto che chiarifica se questa sostanza tossica possa essere una componente o meno del mangime per uccelli. Gli stati membri dell’UE sono ancor oggi bloccati dalla sindrome della “comitatologia”, ovvero l’oscuro processo di elaborazione politica a porte chiuse in cui i vari Comitati tecnici dei paesi membri dell’UE lottano fra loro per modificare la legislazione esistente. La Commissione potrebbe rompere questo stallo decisionale, ma non ha ancora deciso di effettuare questa mossa.

A Febbraio, il presidente della Commissione Juncker ha proposto una revisione del processo di comitatologia, per forzare i governi nazionali ad prendersi le proprie responsabilità per le decisioni da loro prese a Bruxelles. Junker sostiene che troppo spesso la Commissione è usata come capro espiatorio a livello politico, decisioni difficili che gli Stati membri vogliono evitare sono sempre rinviate alla Commissione, spesso anche nei casi in cui gli Stati membri siano d’accordo con il ramo esecutivo dell’UE.

Bruxelles e i suoi Paesi membri si trovano in una situazione di impasse su come eliminare il glifosato – la sostanza principale dell’erbicida Roundup prodotto dalla Monsanto – e le colture geneticamente modificate. I membri dell’UE non vogliono prendersi la responsabilità di questa decisione e stanno cercando di accollarla alla Commissione, ma Juncker questa volta sta puntando i piedi.

L’EPIDEMIA DI SALMONELLA
Stanchi dell’immobilità di Bruxelles per quanto riguarda la formaldeide, la Polonia e la Spagna hanno deciso di vietare l’uso di questa sostanza nel mangime per polli. Decisione presa per il timore che questa sostanza sia cancerogena e anche per salvaguardare la sicurezza dei lavoratori.

Alcune settimane dopo il divieto della Polonia dell’uso della formaldeide, una propagazione del virus della salmonella in una fattoria polacca ha portato alla morte di due lavoratori, un bambino di 5 anni in Croazia e un’altra persona in Ungheria. Le autorità polacche sostengono di non aver trovato traccia del virus della salmonella nel mangime dato alle galline della fattoria, portandoli a concludere che la malattia fosse proveniente da un’altra fonte. I produttori di mangimi e la lobby delle sostanze chimiche hanno usato questa notizia dell’epidemia come prova inconfutabile del fallimento del processo legislativo della UE.

Le indagini condotte dalle autorità di sicurezza alimentare nei Paesi Bassi, in Belgio, in Croazia, in Norvegia, in Polonia, in Austria, in Francia, in Ungheria e nel Regno Unito hanno portato adidentificare il focolare dell’epidemia a Fermy Drobiu Wozniak, una grande azienda agricola polacca produttrice di uova.

A marzo l’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha confermato che 218 casi certi e 252 casi probabili di salmonella erano dovuti a prodotti immessi nel mercato fra febbraio 2016 e maggio 2016 e provenienti dalle aziende polacche. L’epidemia è iniziata solo alcune settimane dopo che la Polonia ha ordinato ai lavoratori di pollame e uova di terminare le rimanenti scorte di alimenti trattati con formaldeide. Questa decisione è stata presa in risposta alla decisione dell’UE del 2013 di rimuovere la formaldeide dalla lista di sostanze autorizzate nei processi agricoli. Anche se la formaldeide è stata utilizzata per molti anni come sostanza per proteggersi dalla salmonella, le preoccupazioni del suo impatto sulla salute sono cresciute negli ultimi anni.

Daniel Wozniak, responsabile commerciale della Fermy Drobiu Wozniak, ha confermato lo scoppio dell’epidemia di salmonella dell’anno scorso ma ha rifiutato di rispondere alle domande sulla causa dell’epidemia. Un portavoce della Rappresentanza Permanente della Polonia all’Unione Europea ha negato qualsiasi connessione tra l’epidemia e il mangime per polli utilizzato dalle aziende agricole di Wozniak. “Non esiste alcun legame diretto tra lo scoppio dell’epidemia di salmonella e il divieto di usare la formaldeide nel mangime per polli”, ha aggiunto il portavoce, specificando che “nessuna traccia” del virus della salmonella è stata trovata nei campioni di mangime provenienti dalle aziende polacche.

Molti paesi dell’UE sostengono che hanno trovato alternative efficaci per combattere il virus della salmonella. “Da tutte le informazioni che abbiamo disponibili sul legame tra il virus della salmonella presente nei mangimi ed i casi di salmonella contratti da persone, solo in pochissimi casi si è potuto stabilire un legame di causa-effetto”, ha dichiarato Arnaud Bouxin, vice-segretario generale della Federazione dei produttori europei di mangimi (FEFAC ).

IL RUOLO DELLE LOBBY
Ma i lobbisti sostengono che l’importanza dell’uso della formaldeide nella protezione contro il virus della salmonella è indiscussa. La Anitox Corp, colosso Americano della produzione di cibo per animali, ha iniziato una campagna di lobbying a Bruxelles utilizzando la società di consulenza Red Flag per dimostrare che la formaldeide dovrebbe continuare ad essere utilizzata nel settore dell’alimentazione per gli uccelli.

Mentre Anitox ha rifiutato di commentare, Arnaud Bouxin ha descritto la compagnia Anitox come “estremamente attiva” nella sua azione di lobby. Bouxin sostiene che Antinox: “sta cercando di esercitare pressioni per ottenere un parere positivo sull’utilizzo della formaldeide a livello europeo”.

L’UNIONE EUROPA NON DECIDE
Un portavoce della Commissione ha confermato la decisione di riesaminare l’uso della formaldeide come agente antibatterico nel mangime per polli e per suini in attesa della decisione in Comitatologia dei comitati permanenti che si occupano di piante, animali, cibo e alimentazione.

“La formaldeide è attualmente autorizzata come additivo per mangimi ma solo con un uso limitato a conservante nel latte scremato usato per i maialini da latte“, ha detto il portavoce UE. “Una riflessione è ancora in corso sull’autorizzazione o meno dell’uso della formaldeide come additivo per tutti i tipi di mangimi”.

Polonia, Spagna, Francia e Italia vogliono il divieto di uso della formaldeide nella produzione alimentare a causa della sua potenziale cancerogenicità. Ma Danimarca e Finlandia sostengono che la salmonella è una minaccia più immediata. La Finlandia ha dichiarato di aver identificato più volte il virus della salmonella in mangimi importati e che altre soluzioni per frenare la diffusione del virus della salmonella si sono dimostrate inefficaci. La Finlandia perciò ha deciso che proseguirà il trattamento dei mangimi per animali con la formaldeide continuando a seguire la sua politica di “tolleranza zero” verso la salmonella.

Se i governi degli Stati membri non troveranno un accordo, la Commissione dovrà decidere se prendersi ancora una volta le responsabilità di un’altra decisione politica a nome dei Paesi membri della UE. “La prima preoccupazione della Commissione è la protezione della salute umana”, ha detto il portavoce della Commissione. “Stiamo esplorando tutte le opzioni possibili nel pieno rispetto della legislazione vigente della UE”.
fonte: http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2017/05/nel-mangime-dei-poll.html

 

 

L’art 9 della Costituzione: “Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” …ma il Pd se ne fotte della Costituzione se deve fare un favore alle Multinazionali. E gli Ulivi Millenari della Puglia li abbatte lo stesso per far spazio al metanodotto!!

Costituzione

 

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L’art 9 della Costituzione: “Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” …ma il Pd se ne fotte della Costituzione se deve fare un favore alle Multinazionali. E gli Ulivi Millenari della Puglia li abbatte lo stesso per far spazio al metanodotto!!

 

Gli olivi monumentali, una passeggiata nella storia d’Italia

Dalla Puglia alla Calabria, dalla Sardegna alla Toscana, dal Garda all’Umbria. Vi sono innumerevoli esempi di olivi monumentali, spettatori della storia d’Italia. Immergersi in questo percorso virtuale è ripercorrere la nostra storia e creare una via dell’olio extra vergine d’oliva unica nel suo genere, ricordando l’articolo 9 della Costituzione

 

Che cosa definisce il carattere di monumentalità di una pianta di olivo? Una lucida definizione si estrae dalla legge regionale del 2007 sulla “Tutela e Valorizzazione del paesaggio degli Ulivi della Puglia”. Essa spiega il carattere di monumentalità quando la pianta gode un’età plurisecolare. In particolare, l’art.2 della legge, lo trae dalle misure del tronco, che deve avere un diametro uguale o superiore a un metro, misurato all’altezza di un metro e trenta dal suolo.

Dopo sei anni, per la prima volta in Italia, la tutela degli alberi monumentali è stata regolata con la legge n. 10 del 14 gennaio 2013. Attraverso tali norme, i comuni dovranno censirli, documentarli e chi ne provoca l’abbattimento, potrebbe essere sanzionato.

Quando un tronco è per così dire “frammentato” il diametro che lo definisce, è quello d’insieme, ricavato dalla ricomposizione della forma teorica del tronco intero. Il carattere monumentale oltre ad essere un principio è anche una funzione definita da spazio e tempo anche se spesso l’irregolarità di un tronco d’ulivo, non restituisce con esattezza tutte le grandezze riguardanti la sua età, il suo sviluppo, l’incidenza della sua chioma, la sua origine.

L’ulivo è ancora il grande testimone del popolo Mediterraneo. Ogni ulivo si porta dentro, dai tempi del mito di Atena, i profili dei suoi migliaia di custodi. Con esso si ritorna a cercare quel vasto tempio perduto che, probabilmente, avremmo da sempre tenuto innanzi, senza che mai ce ne accorgessimo. “Se riesci a scorgere un solo profilo su queste piante, è troppo poco”, ti dicono i vecchi saggi.

La legge attribuisce il carattere di monumentalità a quegli uliveti che presentano una percentuale minima del 60 per cento di piante monumentali all’interno dell’unità colturale, individuata nella relativa particella catastale.

Si applica questa definizione quando la misura di riferimento del tronco è inferiore alle attese e non si vuol tralasciare il suo valore antropologico o quando è citato o rappresentato in documenti, in rappresentazioni iconiche e storiche.

L’accredito di questo valore si aggiunge alla forma dell’albero analizzata tra gli articoli della legge. La forma teorica dell’olivo monumentale s’interpone tra spirali, alveoli, cavità e portamenti. Attraverso quei contorni puoi riconoscerne un’espressione, una faccia, una danza o una piacevole presenza. È in questo momento che l’insieme di quelle presenze si traducono in paesaggi mozzafiato o surreali, in emozioni, in aspetti di vita rurale o in azioni di tutela.

A quella commissione nominata ad hoc che decide la monumentalità del singolo albero o della sua piana se ne dovrebbe affiancare una di esperti d’arte per definire, all’unisono, quel limite spaziale ed estetico che narra il valore della scultura. Ci vuole davvero poco.

Allora, il solenne ulivo diventerebbe a tutti gli effetti, un bene d’interesse storico-artistico, architettonico, archeologico riconosciuto ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 (Codice dei beni culturali, ai sensi dell’articolo 10 della legge 6 luglio 2002, n. 137).

Una regione come il Salento, con migliaia di alberi plurisecolari, di respiro messapico, dovrebbe essere rivalutata o meglio dettagliata. Quei monumenti sono una evidente dichiarazione d’amore per l’umanità oltre che una ricchezza culturale. Una riflessione che rilanciai qualche anno fa ma mai presa in considerazione. Si riparte da zero e altre occasioni si ripresenteranno per ripensare a questo intento. Ogni territorio che ama queste piante può fare la sua parte. Ogni buon governo, dovrebbe percepire questa dimensione ecologica, con lo stesso stupore con cui si ammira un capolavoro e decidere poi di riporre tale patrimonio, tra quelli dell’umanità.

C’è un valore simbolico, etico e ambientale in un ulivo plurisecolare. A questo proposito non scordiamo che l’Italia con l’art 9 della Costituzione “Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” lo Stato italiano demanda alle Regioni la tutela e la selezione delle aree protette, tra cui i monumenti naturali, tra i quali, si spera, quegli ulivi ritrovati in ogni meridiano del nostro territorio.

Molti di loro sono nel Salento, terra magno – greca, scavata da frantoi ipogei e origine messapica.
Ritroviamo a ridosso di monasteri e menhir alberi millenari che è quasi impossibile nominarli. Sono migliaia. Per essi si dice che il passaggio attraverso le grandi cavità dei loro tronchi, sia di buon auspicio. Per le genti, questo rito sarebbe servito, un tempo, per allontanare gli spiriti indesiderati e chi avrebbe dimostrato ostilità nei confronti di tali generose piante. Quelli della piana del misterioso Masso della Vecchia a Giurdignano nei dintorni di Otranto avrebbero una sacralità e un’energia indefinibile. Le vibrazioni intorno alle pietre fitte sparse in questo territorio ti conducono a Strudà, frazione di Vernole dove trovi i patriarchi che hanno incantato la moglie di Obama, quali l’ulivo Regina, Lu Barone e la Baronessa, varietà Ogliarola, circonferenze di 15 metri ed età di oltre 1500 anni.
Non poco distante trovi a Borgagne, Lu Matusalemme, il più vecchio d’Italia; a Scorrano l’ulivo Patriarca, a Felline di Alliste, Lu Gigante, a Specchia, a Casarano l’ulivo Lu Re, a Trepuzzi l’ulivo Lumaca.
A Nardo in località Sarparea, ne trovi degli altri che ricordano sicuramente i bivacchi dei cavalieri templari prima di salpare per la terra Santa da Otranto o da Brindisi. Nel Salento li trovi sparsi come guardiani, nel territorio dell’Arneo, luoghi di lotte contadine del dopoguerra, con i suoi Giganti; ancora, in località Zanzara- Monteruga, i tronchi spiralati, imitano i moti della Terra. L’olio estratto da questi ulivi, attraverso la via romana Sallentina che collegava il Capo di Leuca con Taranto era destinato, passando per il Porto di Gallipoli, alle città del nord dell’Europa.
Un altro sito importante di ulivi millenari si trova in località Monacelli, vicino all’Abbazia di Cerrate, ai confini con il brindisino, dove si dice, siano stati ingentiliti dai monaci di San Basilio già nel XII secolo. Sono monumenti tra luoghi energetici ricchi di storie e aneddoti per ogni comunità.

Sempre in Puglia, meritano menzione i millenari della piana degli ulivi secolari, nel territorio che comprende quelli di Carovigno, Ostuni, Fasano e Monopoli. La piana è attraversata dalla via Traiana, quella che da Roma giungeva a Brindisi, riferimento commerciale per l’oriente dell’olio d’oliva. Tra essi quelli ubicati in località Brancati di Ostuni, l’ulivo Capanna di circa 3000 anni e oltre 10 metri di circonferenza. A Ginosa l’Ulivo Pensante e poi altri a Manduria, Oria, Ceglie Messapica.
A Corato, in provincia di Bari, è mappato un ulivo secolare di circa 600 anni. Vi è grande certezza che esso fosse uno dei progenitori della varietà coratina. La pianta, che si trova in proprietà privata, è stata rilanciata recentemente per essere annoverata insieme agli altri alberi pugliesi come patrimonio dell’Unesco. Anche nel parco del Gargano ne trovi circa 300 monumentali.

Nel Lazio l’ulivo di Palombara Sabina si trova nei dintorni di un convento del quattrocento dedicato a San Francesco e a pochi metri dallo scavo archeologico di sito romano. Ha un’età stimata intorno ai 3000 anni e una circonferenza superiore ai 12 metri. I cittadini che lo chiamano U l’ivo, tramite associazioni di volontari, è stato recuperato e valorizzato per farne attrazione turistica. Un altro riscontrato nel Lazio è quello di Tivoli con circa 15 metri di circonferenza a petto d’uomo.

A Luras, in località San Nicola nel cuore della Gallura della Sardegna si trova l’ulivo più grande d’Europa, il S’ozzastru tra i 3000 e i 4000 anni di età. È un olivastro, selvatico, di 14 metri d’altezza per circa 12 metri di circonferenza. Nel 1991 è stato dichiarato come Monumento Nazionale.
Sempre in Sardegna, un altro olivastro il Sa Tanca Manna si riscontra a Cugliersi in provincia di Oristano, quello di Santa Maria Navarrese, sulla costa di Baunei, nella provincia dell’ogliastra, la cui chioma spinge sui 10 metri di altezza.
Ancor più meraviglioso è il parco degli ulivi di “S’Ortu Mannu, a Villamassargia. Qui insiste il Sa Reina un ulivo di circa 800 anni e una circonferenza superiore ai 15 metri.

Nel cosentino, a pochi passi dal centro storico del comune di Sangineto, si possono ammirare un gruppo di ulivi secolari. Molti di essi hanno dimensioni davvero ragguardevoli. Alcuni di essi sono stati stimati per un’età di oltre 2000 anni e circonferenze aggirarsi intorno ai 20 metri al pedale. Molti ulivi monumentali in Calabria sono distribuiti sulla Piana di Gioia Tauro. Il Dasa a Vibo Valentia, Il Rossano e Il Gattuzzo in provincia di Cosenza.

Anche nel Veneto la presenza di alberi monumentali è considerevole. Sono alberi con età stimata intorno ai 350 anni con circa 8 metri di circonferenza come il Guarenti a comune di Garda e il Villa Are sulla collina delle Torricelle in provincia di Verona.

L’Olivo della Strega si trova in provincia di Grosseto, a Magliano, all’interno del giardino della chiesa della Santissima Annunziata. Secondo alcuni è vecchio di 3500 anni e il suo tronco ha una circonferenza alla base di nove metri. Nella stessa provincia, l’ulivo Fibbianello che incanta per la sua altezza di oltre 20 metri. Nel lucchese, insistono l’ulivo Impollinatore e quello dei Trenta Zoccoli, forse meno alti rispetto al precedente ma pur sempre dei bellissimi millenari.

Tra i millenari umbri troviamo il Macciano e il Sant’emiliano. Il primo si trova nelle vicinanze di Giano dell’Umbria e il secondo in località Bovara nell’agro di Trevi di Perugia.

In Sicilia è annoverato l’Olivo dei Templi, nell’omonima valle ad Agrigento, nei pressi del Tempio della Concordia.

L’ulivo millenario è una dimensione ecologica su cui l’osservatore non può che stupirsi e relazionare il proprio stato emotivo con il territorio. Ogni residente ha il suo esclusivo ulivo di riferimento, ne quota il suo valore simbolico ed etico, si ricarica dalla vitalità della sua linfa e si rende portavoce di un importante messaggio. Tutti sanno che senza quell’ulivo che restituisce storia, dignità e cultura, qualsiasi popolo perderebbe la sua identità.

di Mimmo Ciccarese

tratto da: http://www.teatronaturale.it/racconti/quo-vadis/22884-gli-olivi-monumentali-una-passeggiata-nella-storia-d-italia.htm