I finanziamenti (nascosti) degli ospedali privati al partito del ministro della Salute Lorenzin

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I finanziamenti (nascosti) degli ospedali privati al partito del ministro della Salute Lorenzin

di Ulisse Spinnato Vega, giornalista

Con 60mila euro gentilmente regalati tra il 2014 e il 2015, le cliniche private affiliate all’Aiop (Associazione italiana ospedalità privata) di Lazio, Toscana e Lombardia rappresentano il primo donatore del Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano e del ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Sì, avete capito bene: i centri medici privati e il partito che occupa il dicastero responsabile del sistema sanitario.

Il MoVimento 5 Stelle lo ha scoperto analizzando le tabelle sulle erogazioni liberali superiori a 5mila euro da parte di persone fisiche e giuridiche alle formazioni politiche. Dati in teoria pubblici, ma che, almeno nel caso di Ncd, non appaiono in dettaglio nel rendiconto 2014, mentre nella relazione del tesoriere sul 2015 vengono sì riportati in elenco, ma con gli opportuni omissis, giustificati da esigenze di privacy del donatore. E vengono esposti in modo parziale pure nella relazione del tesoriere al bilancio 2016, con Aiop che non compare affatto (malgrado i contributi dell’associazione siano stati registrati a Montecitorio proprio l’anno scorso). Insomma, si tratta di informazioni formalmente disponibili, eppure spesso difficilissime da reperire in concreto.

Inoltre Aiop, raggiunta al telefono sotto mentite spoglie (un cronista freelance) per non destare sospetti, a domanda esplicita ha negato di aver mai rigirato fondi ad alcun partito. Dunque, gli ospedali privati hanno finanziato la formazione politica del ministro della Salute con ben 60mila euro sugli 810mila incassati complessivamente da Ncd nel biennio 2014-2015 (e protocollati in Parlamento nel 2016). Una cifra importante, se si considera che gran parte degli altri fondi arriva dagli stessi esponenti del partito di Alfano. Ne deriva che le cliniche private fanno molto affidamento su un partito che naturalmente non amministra in solitudine nessuna regione (è nelle coalizioni di governatori importanti come Maroni o Toti), quindi non ha le mani in modo diretto su pezzi del Servizio sanitario nazionale. Tuttavia ha posti importanti di governo, a partire proprio dal ministero della Salute.

Peraltro, i legami tra Ncd e Aiop sono vari e ramificati, dato che, per dirne una, la presidente dell’associazione in Sicilia e vicepresidente nazionale, Barbara Cittadini, “regina” delle cliniche private nell’Isola, è sposata con il deputato alfaniano Dore Misuraca. Aiop, che aderisce a Confindustria, è la più importante sigla di settore. Rappresenta circa 500 case di cura sparse in tutta Italia, con oltre 53mila posti letto di cui 45mila immancabilmente accreditati presso il Ssn. I 60mila euro erogati in due anni a Ncd non sono esattamente “argent de poche”, visto che i consuntivi associativi 2015 e 2016 della sede nazionale riportano avanzi cumulati inferiori a 27mila euro. Però sono soldi ben spesi, data la tendenza degli ultimi governi (Lorenzin è al dicastero della Salute già dai tempi di Enrico Letta) a depauperare la sanità pubblica in favore di quella convenzionata e privata tout court.

Si potrebbe parlare a lungo, ad esempio, delle prestazioni considerate “inappropriate” dal ministero e dunque a rischio tagli per far cassa. Ma restando all’attualità, l’inquilina centrista di Lungotevere Ripa, spalleggiata fortemente dal Bomba, ha lanciato la crociata sulla vaccinazione a tappeto con un decreto che adesso prevede dieci trattamenti obbligatori dal prossimo settembre. Gli stanziamenti sono previsti dal nuovo Piano di prevenzione vaccinale 2017-19 e ammontano a 413 milioni per il triennio. Nel dettaglio: 100 milioni quest’anno, 127 milioni nel 2018 e 186 milioni a partire dal 2019. Secondo le stime delle Regioni, il piano dovrebbe raggiungere circa 800mila under 16 non vaccinati per 6-7 milioni di certificati e un primo impatto di spesa pari a 150 milioni per l’acquisto dei vaccini necessari.

Le strutture pubbliche ce la faranno da sole a rispondere all’enorme domanda che verosimilmente scaturirà dalle nuove norme? Oppure, oltre al ruolo delle farmacie, la sanità privata accreditata sarà chiamata a supporto dalle Asl, magari con convenzioni ad hoc? Secondo Vittorio Demicheli, epidemiologo di fama ed ex direttore della sanità piemontese, “sui destinatari in età da obbligo scolastico l’impatto maggiore del provvedimento riguarda la parte organizzativa degli ambulatori, con la gestione dell’anagrafe vaccinale, delle informazioni sugli inadempienti e delle chiamate per gli appuntamenti. Un’incombenza che ricade sul pubblico, sulle Asl”. “Mentre in merito alla immunizzazione degli adulti – spiega Demicheli – il piano introduce due vaccini negli over 65, pneumococco ed herpes zoster, che andranno a ricadere soprattutto sulla medicina convenzionata. E oltre ai costi di acquisto, ci saranno, a parità di accordi, circa 6 euro per ogni vaccino. Il conto è facile se si considera che avremo grossomodo un milione di vaccinazioni aggiuntive sugli adulti, facendo una previsione un po’ a spanne”, dice il manager della sanità piemontese.

E’ chiaro che siamo di fronte a mere stime predittive. E in linea generale, ovviamente, non tutta la sanità convenzionata fa capo ad Aiop. Tuttavia, quest’ultima rimane l’associazione più rappresentativa del comparto. L’interesse delle cliniche private per il dossier immunizzazioni è comunque evidente e l’offerta è già sul mercato. Bisogna allora cavalcare il clima di presunta emergenza sanitaria creatosi attorno al tema. Una delle tante strutture associate Aiop, la romana Villa Mafalda, parla sul suo blog di “rischio alto per il morbillo e la rosolia” e aggiunge: “Nel nostro Paese i bambini vengono vaccinati sempre meno: riguardo a molte patologie siamo sotto la soglia di sicurezza, quella che assicura la protezione anche di coloro che non possono vaccinarsi per motivi sanitari. Di conseguenza salterebbe l’immunità della popolazione riguardo le stesse malattie”. Mentre la stessa Aiop Lazio, presente tra i finanziatori di Ncd, aveva preso posizione contro la trasmissione Rai Report per la sua recente inchiesta sulle immunizzazioni.

Naturalmente, non c’è nulla di illegale. Si tratta di erogazioni regolarmente registrate, benché stranamente negate dal donatore e ignote al grande pubblico. Né si evince la prova di un “do ut des” diretto. Tuttavia, è chiaro che imprese private non fanno nulla per nulla. I cittadini, comunque, possono mettere in fila i fatti per farsi un’idea su cosa muova davvero i partiti che scrivono le leggi in questo Paese.

fonte: http://www.beppegrillo.it/m/2017/07/i_finanziamenti_nascosti_degli_ospedali_privati_al_partito_del_ministro_della_salute_lorenzin.html

Sanità – la ribellione dei medici: “Tradito il diritto alla salute. Il Governo pensi alle sofferenze sociali, non a quelle delle banche”

 

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Sanità – la ribellione dei medici: “Tradito il diritto alla salute. Il Governo pensi alle sofferenze sociali, non a quelle delle banche”

La protesta dei medici fatta passare sotto silenzio

Leggiamo da Il Fatto Quotidiano:

Sanità, medici: “Tradito il diritto alla salute. Governo si occupi delle sofferenze sociali come di quelle bancarie”

Dopo il caso del malato di tumore morto in pronto soccorso al San Camillo, l’associazione dei medici dirigenti italiani denuncia: “Il nostro servizio sanitario nazionale sta precipitando, nel silenzio e nell’indifferenza, nel baratro dell’incapienza di posti letto, di medici, di infermieri, di spazi fisici, di risorse e di formazione. Il diritto ad essere curati in maniera appropriata ed in condizioni dignitose è diventato quasi un privilegio”

“Basterebbe che governo e regioni si occupassero delle sofferenzesociali come di quelle bancarie” per evitare casi come quello del Pronto Soccorso dell’Ospedale San Camillo. E’ l’amara analisi di Costantino Troise, segretario di Anaao Assomed, l’associazione dei medici dirigenti italiani del servizio sanitario nazionale, che accusano la politica di aver abbandonato la sanità pubblica segnandone un lento e ineluttabile declino. “Il nostro servizio sanitario nazionale sta precipitando, nel silenzio e nell’indifferenza, nel baratro dell’incapienza. Un’incapienza di posti letto, di medici, di infermieri, di spazi fisici, di risorse in conto capitale, di formazione – spiega Troise – Siamo ai margini dell’Europa come numero di posti letto per mille abitanti, sotto la media europea per le risorse destinate alla Sanità. Il diritto ad essere curato in maniera appropriata ed in condizioni dignitose è diventato quasi un privilegio. Dall’addio al posto fisso alla fine del ‘letto fisso‘”.

L’analisi dei medici dirigenti è spietata perché crudele è il contesto in cui si trovano a lavorare: da un lato ci sono le pene del paziente che chiede di essere aiutato, dall’altro un’insufficienza di mezzi e uomini destinata a peggiorare nell’ipotesi di nuovi taglialla sanità. “A medici e infermieri spetta assumersi tutti i rischi ed assistere allo scempio quotidiano di un diritto fondamentale. Ai pazienti spetta invece il martirio che questo scempio comporta. Costretti a vivere lo stesso dramma su fronti contrapposti”, prosegue Troise accusando la politica di aver tradito la carta costituzionale.

“Tutti sono bravi a discettare della Costituzione che verrà – prosegue – ma del rispetto dell’attuale Carta Costituzionale ed in particolare dell’articolo 32 (il diritto alla salute) di cui dovremmo esser fieri nessuno parla (..) Ma chi, nel vociare dei contendenti, che il rispetto e l’applicazione dei diritti fondamentali sono non meno importanti delle modifiche degli assetti parlamentari?”, continua Troise, contrario anche all’ipotesi di abolizione della Guardia medica che, nella sua visione, comporterà un incremento esponenziale del lavoro di 118 e Pronto soccorso.

Per l’Anaao Assomed, la dignità negata ad un malato terminale è un fatto gravissimo. Ne sono coscienti anche i dirigenti del San Camillo, come dimostra il fatto che il direttore sanitariodell’ospedale romano, Luca Casertano, si è scusato pubblicamente con Patrizio Cairoli, figlio dell’uomo, malato terminale, morto nell’ospedale romano dopo aver trascorso 56 ore sulla barella del Pronto Soccorso. I vertici del San Camillo spezzano però anche una lancia per il lavoro che ogni giorno viene fatto in corsia: “I nostri Pronto soccorso – ricorda Casertano – gestiscono ogni anno più di 90.000 accessi. Presso il dipartimento di emergenza dove è stato ricoverato il signor Cairoli ogni giorno arrivano 150 nuovi casi che vengono presi in carico e curati dal personale medico e infermieristico. Un flusso elevato di persone che, in caso di incremento di accessi di malati – non prevedibile, ma frequente – può aver in qualche modo limitato oimpedito una idonea comunicazione da parte degli operatori sanitari”.

Alla luce di quanto accaduto, l’Anaao invita la politica a una profonda riflessione per evitare di distruggere quel che resta della sanità pubblica italiana. “A leggere quello che accade nei Pronto Soccorso cittadini, ed in particolare quanto avvenuto all’Ospedale San Camillo di Roma, ci si chiede se coloro che dovrebbero difendere questi diritti conoscano lo stato comatoso della sanità pubblica – conclude – O pensano che 70.000 posti letto in dieci anni siano evaporati per un sortilegio e non per l’effetto della mannaia dei tagli che hanno introdotto negli ospedali pubblici? Il dubbio è lecito dato che non crediamo che alcun giudice, anchorman, parlamentare o ministro accetterebbe di morire in barella in un ambiente inappropriato insicuro e non dignitoso di un Paese civile”.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/10/07/sanita-medici-tradito-il-diritto-alla-salute-governo-si-occupi-delle-sofferenze-sociali-come-di-quelle-bancarie/3082452/

Gli ospedali italiani disinfettano i biberon con un agente altamente CANCEROGENO pur di risparmiare (sulla pelle dei nostri bambini) 22 centesimi!!

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Gli ospedali italiani disinfettano i biberon con un agente altamente CANCEROGENO pur di risparmiare (sulla pelle dei nostri bambini) 22 centesimi!!

 

Allarmante questione sanitaria sollevata dalla trasmissione Report. Il 95% degli ospedali italiani utilizza biberon e tettarelle sterilizzate con un gas cancerogeno, l’etilene. Come? Grazie a un dettaglio lessicale. Le telecamere interrogano senza successo la Lorenzin.

7 milioni sono i biberon e le tettarelle che vengono sterilizzate con l’ossido di etilene. E 500mila sono i bambini che ogni anno nascono in Italia rischiando la salute nei reparti neonatali nei primi giorni di vita. Un paradosso tutto all’italiana: proprio dove si dovrebbe tutelare la salute dei nostri figli, è lì che rischiano di ammalarsi di cancro.

Ecco tutti i dettagli di questa vicenda agghiacciante.

Cos’è l’ossido di etilene

L’etilene è un gas che viene utilizzato per la sterilizzazione. L’Unione Europea però nel 2007 ne ha vietato l’uso per la sterilizzazione di contenitori che entrano in contatto con gli alimenti (come ad esempio i contenitori delle mense). Secondo l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il gas è infatti cancerogeno.

L’etilene è un gas cosiddetto biocida. Uccide cioè qualsiasi microrganismo che possa contaminare il materiale che si vuole sterilizzare. L’Oms ha stabilito un rapporto diretto tra l’ossido di etilene e la leucemia. Nonché con tumori a vari organi: cervello, stomaco e pancreas. Secondo Marco Manservigi, intervistato da Report, la sostanza provoca mutazioni genetiche in quanto agisce a livello del DNA. Si possono avere danni legati all’apparato riproduttivo, che vanno a influire sulla fertilità, sullo sviluppo delle gravidanze. Danni che, peraltro, possono essere anche trasmessi ereditariamente.

Le analisi fatte sulle tettarelle e biberon monouso

Il 95% delle strutture sanitarie italiane fa uso delle tettarelle e biberon monouso sterilizzate con etilene. L’acquisto viene predisposto dalle Asl coordinate dal Ministero della salute. Ci si aspetterebbe che al Ministero qualcuno si sia preoccupato di verificare che su questi prodotti non ci siano tracce di etilene, soprattutto visto l’uso a cui sono destinate.

Ma come spiega a Report Guido Moro, neonatologo e presidente dell’associazione Banca del Latte, dopo il procedimento di sterilizzazione si dovrebbe procedere a un’areazione per eliminare i residui di gas. Cosa che in realtà non avviene, visto che sui campioni analizzati risultano residui di etilene. Residuo che può essere assorbito dal neonato attraverso il latte o il contatto con la mucosa orale.

Il dettaglio lessicale che mette in pericolo i neonati

Una domanda sorge spontanea. Possibile che il Ministero e le Asl lascino vincere gli appalti di fornitura ad aziende come la Lifetech Care (o Flormed), che sterilizzano con etilene quando c’è una legge che lo vieta espressamente? Questo succede grazie a un “dettaglio lessicale”.

La terrarella e il biberon sono sì strumenti utilizzati per alimentare il bambino. Le aziende produttrici però li presentano nelle gare per gli appalti come “dispositivi medici”, termine con cui solitamente si definiscono bisturi, siringhe o altri strumenti per sala operatoria. Per questi ultimi, la legge consente che la sterilizzazione avvenga con etilene. Fatta la legge, trovato l’inganno.

Classificare i biberon come dispositivi medici diventa una scorciatoia per aggirare il divieto. E, qualora si escludesse una ditta da una gara perché ha sterilizzato con l’etilene un prodotto presentato come dispositivo medico, avrebbe ragione in sede di ricorso.  Infatti, come avalla Gaetano Privitera, direttore del reparto di igiene ed epidemiologia dell’Università di Pisa, “quel biberon non è usato per dare latte al neonato. Quel biberon è utilizzato per garantire un supporto nutrizionale terapeutico a un neonato”, quindi è a tutti gli effetti un dispositivo medico. Non è complicato leggere tra le righe una beffa che va ad aggiungersi al danno.

Le alternative all’etilene

La sterilizzazione con ossido di etilene è sostituibile con altre tecniche. Sempre Report ci mostra una fabbrica alle porte di Milano che produce tettarelle e biberon in silicone liquido, sterilizzati con i raggi beta.

I raggi beta o fasci di elettroni sterilizzano allo stesso modo dell’etilene. C’è però una “sottile” differenza: non lasciano residui cancerogeni su biberon e tettarelle. Il Ministero ignora forse che esistono delle tecniche alternative e sicure per la sterilizzazione? O forse preferisce spendere 28 centesimi piuttosto che 50 per ogni tettarella (questa è la differenza di prezzo tra uso di etilene e raggi beta)?. Le aziende che meriterebbero di vincere gli appalti dunque non risultano concorrenziali: si preferisce un risparmio di 22 centesimi a discapito della salute di 500mila bambini.

La risposta del Ministero della Sanità Italiana

Il ministero della Salute, a seguito dello studio del professor Privitera, ha tratto le sue conclusioni, racchiuse in una email timbrata dalla direzione generale della prevenzione sanitaria e datata 7 gennaio 2016. Nel dettaglio si legge: “Vista la classificazione dell’ossido di etilene come agente cancerogeno per l’uomo, si raccomanda che tale sistema di sterilizzazione sia limitato esclusivamente a biberon e tettarelle destinati ai neonati prematuri o con gravi patologie”.

Il ministero dunque vieta l’uso di biberon e tettarelle sterilizzate con etilene per i neonati sani e in normopeso, che rappresentano oltre l’80% dei nati in Italia.  Eppure le Asl intervistate dichiarano di non aver ricevuto tali note del Ministero.

La Lorenzin, interrogata da Report, rimanda la questione “troppo tecnica” per lei al suo ufficio tecnico, impegnandosi a far luce sulla vicenda al più presto. In fondo, si tratta solo della salute dei neonati.

Italia vs Francia: scopri le differenze

Uno scenario simile si è verificato in Francia, nel 2011. Oltralpe si scoprì che la maggior parte degli ospedali usava biberon e tettarelle sterilizzati a ossido di etilene. Il Ministero della salute avviò subito un’inchiesta, preoccupandosi dei rischi potenziali per i neonati.

A distanza di cinque anni non è più possibile acquistare in Francia biberon o tettarelle sterilizzate con etilene. I produttori sono inoltre sottoposti alla stretta sorveglianza delle autorità sanitarie. L’uso di questi prodotti è limitato negli ospedali con neonati in terapia intensiva. Per tutti gli altri, vanno usati biberon non sterilizzati. Quale sarà la situazione in Italia tra 5 anni?

 

tratto da: https://www.ambientebio.it/salute/rischi-salute/etilene-cancerogeno-biberon/

Il Prof. Giuseppe Di Bella: le multinazionali manipolano la sanità e almeno il 50% dei dati medici è corrotto. E’ FINITA LA LIBERTÀ DI CURA E DI RICERCA!

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Il Prof. Giuseppe Di Bella: le multinazionali manipolano la sanità e almeno il 50% dei dati medici è corrotto. E’ FINITA LA LIBERTÀ DI CURA E DI RICERCA!

 

In questi giorni è emersa in tutta la sua gravità l’estensione della corruzione delle istituzioni sanitarie prevalentemente oncologiche con 22 indagati. In Italia la lottizzazione politica della sanità si estende dal portantino al primario, essendo ogni ASL un centro di potere, una riserva di voti di scambio, clientelari, di consistenti fatturati.

LE MULTINAZIONALI MANIPOLANO LA SANITA’

I rapporti con le multinazionali sono sempre più stretti. Uno degli aspetti globali più gravi è  l’ormai noto e da più parti denunciato meccanismo con cui viene chiaramente manipolato dalle multinazionali l’Impact Factor (criterio di valutazione di una rivista scientifica , paragonabile al rating in finanza). Con queste stesse finalità è stata creata, un’entità dogmatica sovranazionale, la cosiddetta “Comunità scientifica”. E’ sufficiente leggere le dichiarazioni del Nobel per la medicina Scheckman,  su riviste scientifiche ai primissimi posti dall’Impact Factor, come Science,  ecc, egli… dichiara che “la ricerca in campo scientifico non è affatto libera ma in mano ad una cerchia ristretta” la cosiddetta “Comunità scientifica”

ALMENO IL 50% DEI DATI MEDICI E’ CORROTTO

Il riferimento delle istituzionali sanitarie alla tanto celebrata “Comunità scientifica” è continuo, essa pontifica con giudizio infallibile, ma è ormai talmente inquinata, da aver falsificato almeno il 50%  del dato scientifico. Questa realtà, è stata documentata da Richard Horton, caporedattore del Lancet, una delle più prestigiose riviste mondiali di medicina, che ha dichiarato: “Gran parte della letteratura scientifica, forse la metà, può essere dichiarata semplicemente falsa. La scienza ha preso una direzione verso il buio.”.

Anche Marcia Angell, per 20 anni caporedattore  di un’altra delle massime testate scientifiche internazionali, il New England Medical Journal (NEMJ), ha dichiarato: “Semplicemente, non è più possibile credere a gran parte della ricerca clinica che viene pubblicata“.

Una dichiarazione da valutare con la massima attenzione, per la competenza, l’esperienza e la cultura, il livello scientifico della Prof Angel, che come Il Prof Horton, per anni ha revisionato la letteratura scientifica internazionale. Premi Nobel e caporedattori delle massime testate medico scientifiche mondiali non sono complottisti, ma le rare, forse ultime, voci che all’onestà intellettuale associano una grande cultura e rilevanti meriti scientifici.

LE EVIDENZE SCIENTIFICHE CHE NON ARRICCHISCONO NON SONO PUBBLICATE

Una rilevante quantità di evidenze scientifiche, cioè di dati scientifici definitivamente acquisiti, certificati, incontestabili, non sono trasferiti nella clinica, non sono inseriti nei “prontuari”, nelle “linee guida”, nei “protocolli”. Per questo, malgrado una vastissima e autorevole letteratura dimostri quanto  la proliferazione cellulare tumorale sia strettamente dipendente dall’interazione tra PRL (Prolattina) eGH (ormone della crescita), e da fattori di crescita GH dipendenti, né il suo antidoto naturale, la Somatostatina, né gli inibitori  prolattinici, sono inseriti come antitumorali nei prontuari, in quanto produrrebbero se non un crollo, un grave ridimensionamento  dei fatturati oncologici.

Numerosi e documentati studi certificano l’efficacia antitumorale dellasomatostatina, in sinergismo con inibitori prolattinici, e altri componenti del Metodo Di Bella come Melatonina, soluzione di Retinoidi in Vitamina E,evitamina D3, che hanno un ruolo ed un’efficacia determinante e documentata nella terapia e in quella prevenzione dei tumori che non sanno e/o non vogliono attuare.

IL MEDICO E’ OBBLIGATO A SOTTOSTARE AL NUOVO REGOLAMENTO

Il programma di azzeramento della libertà del medico di prescrivere secondo le evidenze scientifiche sta ormai rapidamente concludendosi, come chiaramente evidenziato dal nuovo codice deontologico che blocca definitivamente la libertà di prescrivere secondo scienza e coscienza, penalizza gravemente ogni medico che non si attenga scrupolosamente ai loro dictat terapeutici, indipendentemente dai risultati ottenuti sul paziente, dando ampie coperture medico legali ai medici responsabili di eventi anche gravi, fino alla morte, se questi medici si sono attenuti al prontuario. Essendo ormai evidente questo disegno, stanno manifestandosi le prime reazioni: alcuni ordini dei medici, tra cui quello di Bologna, hanno respinto e contestato questa umiliazione della dignità del medico, e il sovvertimento del millenario codice etico di comportamento del medico. Questo disegno è completato dalla fine programmata della libertà di ricerca scientifica, codificata nel decreto legge N° 158 del 13 sett. 2012 e nella legge N° 189 del 8 nov. 2012.

E’ FINITA LA LIBERTA’ DI CURA E DI RICERCA

Sono previste gravissime sanzioni disciplinari e pecuniarie ai ricercatori che, come il Prof. Di Bella, senza il benestare di comitati etici, intraprendano studi clinici e ricerche scientifiche, anche se in autonomia e autofinanziati. In pratica con questi decreti è finita la libertà non solo di cura ma di ricerca. Hanno creato le condizioni per cui solo le multinazionali saranno autorizzare a finanziare studi clinici finalizzati alla registrazione di farmaci con procedure di cui si conoscono e sono stati denunciati gli espedienti e trucchi  statistici per arrivare comunque alla registrazione e relativo fatturato (vedi denunce dei Prof Angell , Horton,e del Nobel Scheckmann ).

I progressi ottenuti dal  Prof. Di Bella nella cura dei tumori conosciuti dal pubblico, avevano portato nel 1997 e  98, ad una mobilitazione della gente. Sotto la pressione dell’opinione pubblica nel 1998, fu approvata  la cosiddetta “legge Di Bella” (articolo 3, comma 2 D.L. n. 17 del 23 febbraio 98, conv. con modificazioni, dalla legge 8 aprile 1998, n. 94), che consentiva al medico di prescrivere al di fuori dei vincoli burocratici ministeriali secondo scienza e coscienza, in base alle evidenze scientifiche. La Legge Finanziaria 2007 (al comma796, lettera Z), ha abrogato questa disposizione di legge in base alla quale per 9 anni i medici hanno potuto prescrivere farmaci di cui esisteva un razionale d’impiego scientificamente testato, ma ignorato dalle commissioni ministeriali, eliminando la libertà e autonomia del medico sia come ricercatore che come clinico, e impedendo così la valorizzazione e il trasferimento nella terapia medica  della ricerca scientifica.

Giuseppe di Bella per Dionidream

 

Attenzione – Importantissimo: Le cose che nessuno Vi dice – Liste d’attesa lunghe in ospedale? AVETE DIRITTO per legge ALLA VISITA PRIVATA PAGANDO SOLO IL TICKET !!

Liste d'attesa

 

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Attenzione – Importantissimo: Le cose che nessuno Vi dice – Liste d’attesa lunghe in ospedale? AVETE DIRITTO per legge ALLA VISITA PRIVATA PAGANDO SOLO IL TICKET !!

Liste d’attesa lunghe in ospedale? Scatta il diritto alla visita privata pagando solo il ticket

La prestazione sanitaria non erogata entro determinati termini dà diritto a ricorrere a prestazioni libero-professionali sostenendo solo il costo del ticket  

di Valeria Zeppilli – In Italia la sanità ha diversi problemi. Tra di essi c’è quello delle liste d’attesa, che il cittadino paga a caro prezzo.

Queste, infatti, sono spesso lunghissime e costringono i cittadini che hanno necessità di sottoporsi ad esami di laboratorio, a esami di diagnostica strumentale o a interventi chirurgici non urgenti a ricorrere a strutture private, con notevole aggravio di costi.

Tempi massimi

In realtà, però, un decreto legislativo del 1998, precisamente il numero 124, detta delle direttive ben precise in materia di liste d’attesa.

In particolare, il comma 10 dell’articolo 3 sancisce che le Regioni sono tenute a disciplinare i criteri secondo i quali i direttori generali delle aziende unità sanitarie locali e ospedaliere devono determinare i tempi massimi che possono intercorrere tra la data in cui una prestazione viene richiesta e quella in cui la stessa è erogata. Tale termine non solo dovrebbe soggiacere a un’adeguata pubblicità ma andrebbe anche comunicato all’assistito al momento in cui questi presenta la domanda della prestazione.

Ricorso alle prestazioni libero-professionali

Ciò posto, il medesimo articolo 3 prevede, peraltro, la possibilità per l’assistito di chiedere che la prestazione venga resa nell’ambito dell’attività libero-professionale intramuraria nel caso in cui l’attesa si prolunghi oltre il predetto limite massimo.

Addirittura, ma solo in subordine, deve ritenersi possibile ricorrere anche a prestazioni interamente private come tutela rispetto all’inadempienza dell’amministratore.

In entrambi i casi, la differenza di costi è posta a carico dell’azienda unità sanitaria locale di appartenenza e dell’azienda unità sanitaria locale nel cui ambito è richiesta la prestazione. Il cittadino si fa carico, invece, del solo costo del ticket.

Liste bloccate

Per ovviare a tale “dovere”, molte ASL stanno ricorrendo ad un illegittimo escamotage: quello di bloccare le liste d’attesa, non accettando le prenotazioni dei cittadini che vengono poste nella condizione di “attesa di entrare nella lista di attesa”.

Se, quindi, ci si trova di fronte a una lista d’attesa bloccata, è chiaro che si è dinanzi ad una situazione in cui l’azienda sanitaria non è in grado di ottemperare al suo dovere di garantire un’adeguata tempestività delle prestazioni da rendere. Si tratta, in altre parole, di uno dei casi che danno diritto ad usufruire delle prestazioni in regime intramoenia o, in subordine, in regime privato pagando il solo costo del ticket e ponendo la differenza a carico della ASL.

Fac simile istanza per la prestazione in regime di attività libero-professionale

Egr. Dir. Gen. dell’Azienda Sanitaria _____

Oggetto: istanza per usufruire di prestazioni in regime di attività libero-professionale

Io sottoscritto ___________ nato a ___________ il _____________ e residente in _______________ via ___________________ n. __ (C.F.: _____________________)

Premesso che

– in data _________ il medico dott. _________ mi ha prescritto il seguente accertamento _______;

– in data __________, dopo aver tentato di prenotare il predetto accertamento, mi è stata comunicata l’impossibilità di procedere alla prenotazione prima del _________;

– il predetto accertamento è tuttavia urgente e non può essere differito così a lungo;

– in forza del d.lgs. n. 124/1998 è mio diritto conoscere i tempi massimi intercorrenti tra la richiesta di prestazioni e la loro erogazione e usufruire, nel caso di impossibilità di rispettare i predetti tempi, di attività libero-professionali in regime intramoenia.

Tutto ciò premesso,

chiedo

che la prestazione da me richiesta sia resa in regime di attività libero-professionale intramuraria con onere a carico del servizio sanitario nazionale e che mi venga fornita tempestiva comunicazione in merito, avvisando che in difetto, la predetta prestazione verrà effettuata privatamente con successiva richiesta di rimborso a carico di codesta azienda.

Luogo, data

Firma

Allegati:

  • Copia richiesta di prestazione
  • Copia comunicazione CUP

Fonte: Liste d’attesa lunghe in ospedale? Scatta il diritto alla visita privata pagando solo il ticket
(www.StudioCataldi.it)