Il Limone? Contiene 22 sostanze anti-cancro ! Ma alle Lobby dei Farmaci proprio non fa piacere che tu lo sappia!

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Il Limone? Contiene 22 sostanze anti-cancro ! Ma alle Lobby dei Farmaci proprio non fa piacere che tu lo sappia!

Il Limone? Contiene 22 sostanze anti-cancro ! Ma la Lobby dei Farmaci non vuole che tu lo sappia!

Il Limone? Contiene 22 sostanze anti-cancro !!!

 

Il limone non è solo buono, rinfrescante, dissetante ed ottimo come condimento in tutti i nostri piatti, ma quando lo assumiamo accadono innumerevoli reazioni positivi nel nostro corpo.
Lo stesso Umberto Veronesi, Direttore Scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia, afferma:
“Il limone è ricco di limonoidi che hanno una diretta capacità di frenare alcuni tipi di cellulecancerose. E’ utile contro le infiammazioni croniche e grazie all’abbondanza di molecole con notevoli proprietà antiossidanti è capace di contrastare l’azione dei radicali liberi, che possono alterare la struttura delle membrane cellulari e del materiale genetico. L’ideale èuna spremuta di un limone al giorno. E una spruzzata di limone sull’insalata, è un gesto che bisognerebbe ricordarsi di fare più spesso”.
Quello che sorprende è che del limone non si butta nulla infatti la scorza di limone contiene sostanze in grado di
Rafforzare il sistema immunitario;
Abbassare il colesterolo
Prevenire il cancro
Eliminare infezioni batteriche.
La ricerca sta dimostrando che i fitonutrienti possono essere più efficaci della chemioterapia senza causare danni al corpo. Si è scoperto che la pectina degli agrumi contenuta sia nella polpa che nella scorza, è in grado di inibire la diffusione del cancro alla prostata, mammella e alla pelle.
I limonoidi, sostanze naturali presenti nelle bucce di agrumi che danno quel caratteristico sapore amaro, è dimostrato che sono anche in grado di rallentare la crescita delle cellule del cancro e anche uccidere le cellule tumorali in vitro e sugli animali.
Il limone contiene 22 composti anti-cancro, tra cui limonene, pectina, glicosidi cardiaci, flavonoidi che interrompono la divisione cellulare nelle cellule tumorali. I glicosidi ad esempio si sono dimostrati efficaci nelcancro al colon-retto, mammella e prostata.
Secondo The Commonwealth Scientific and Industrial Research Organization (CSIRO) dell’Australia, gli agrumi possono ridurre il rischio di alcuni tipi di cancro del 50 per cento. Secondo uno studio pubblicato su Cancer Causes and Control, il succo degli agrumi è risultato più protettivo nei confronti dei tumori dello stomaco, della bocca, della laringe e della faringe.
Inoltre poiché la maggior parte delle malattie ha origine dall’accumulo di tossine nell’organismo, il limone è molto utile in quanto è contiene più di 45 flavonoidi antiossidanti che stimolano la depurazione e ladisintossicazionedi tutto il corpo, in particolare lavorando su fegato ed intestino che sono i luoghi dove questi residui dannosi si immagazzinano maggiormente.
Nella medicina Ayurvedica la buccia di limone viene usata infatti per disintossicare il fegato e stimolare l’appetito facendo rilassare lo stomaco.
Uno studio pubblicato sul Current Cancer Drug Targets, afferma che i flavonoidi del limone hanno il potere dirallentare il processo di duplicazione delle cellule tumorali grazie ad una efficace azione antiproliferativa.
Il limone contrasta efficacemente i radicali liberi che sono responsabili dell’invecchiamento precoce e deidannicellulari che possono essere causa della nascita di cellule cancerose. Quindi il limone non solo faringiovanire lapelle ma previene il cancro anche in questo modo.
Inoltre bere il succo di un limone la sera prima di andare a letto ha aiutato molte donne contro la cistite grazie al potente spettro anti-microbico contro le infezioni batteriche e i funghi.
Il limone è ottimo anche come antidepressivo, utile contro stress e disturbi nervosi, regola la pressione alta, rimuove naturalmente parassiti e vermi intestinali.
Basta il succo di un limone al giorno che puoi spremere nell’acqua e berlo oppure usarlo come condimento a crudo. Per avere ancora più benefici bisogna usare anche la scorza. La scorza è amara e quindi spesso viene buttata ma c’è un trucco per consumarla con piacere come spiegato in Ecco come ATTIVARE il Limone per avere tutti questi benefici. Mi raccomando scegli limoni biologici o non trattati, dato che userai la buccia.
Per finire il limone è uno dei più potenti alcalinizzanti dell’organismo che ci sia, infatti sebbene sia acido la sua digestione produce sostanze alcalinizzanti, e come ha detto il premio Nobel per la medicina Otto Heinrich Warburg, il cancro può svilupparsi solo in un ambiente acido. Il limone è quindi uno dei più potenti rimedi anticancro che abbiamo a disposizione!
fonte: http://www.dionidream.com/limone-22-composti-anticancro/

È Italiana la nuova fantastica, innovativa tecnica per curare i Tumori – Un ago per eliminarli in una sola seduta: il primo intervento in soli 10 minuti!

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È Italiana la nuova fantastica, innovativa tecnica per curare i Tumori –  Un ago per eliminarli in una sola seduta: il primo intervento in soli 10 minuti!

 

Tumore, l’ago incandescente lo scioglie: il primo intervento in soli 10 minuti

Un ago incandescente contro il tumore. La tecnica innovativa, che si chiama termoablazione mediante microonde, permette di sciogliere il tumore (e anche le forme metastatiche) al fegato, ai reni, ai polmoni, alla tiroide e alle ossa in un’unica seduta, anche ambulatorialmente, in cui il paziente viene sedato e curato in pochi minuti senza sentire dolore e, in molti casi, senza avere la necessità poi di altri trattamenti come quelli chemioterapici. La nuova metodica, rivoluzionaria nel trattamento di alcune neoplasie, è approdata nella Chirurgia e Medicina dell’Ospedale di Chioggia: proprio oggi, martedì 15 novembre, i professionisti della Ulss 14 hanno curato con questo innovativo trattamento, in soli dieci minuti, un signore chioggiotto di 65 anni che era affetto da una grave lesione metastatica epatica. L’intervento di alta specialità si è tenuto nelle nuove sale operatorie di day surgery, recentemente restaurate.

«La termoablazione mediante microonde – hanno spiegato il primario di Chirurgia Salvatore Ramuscello insieme al responsabile del servizio di ecografia interventistica Mario Della Loggia – è un nuovissimo trattamento che necessita di un generatore di microonde e di un terminale chiamato antenna che, mediante guida ecografica, viene inserita direttamente nella lesione. L’antenna, attraverso un aumento di temperatura rapido, controllato e localizzato, provoca la distruzione del tessuto malato con la massima precisione. Rispetto a ieri possiamo intervenire in maniera mininvasiva, con una piccola incisione di 2-3 millimetri, su tumori importanti e calibrare il tipo di cura a seconda della neoplasia: si agisce localmente, delimitando e colpendo solo l’area interessata dalla malattia. Persino l’intensità di calore e la durata dell’intervento viene misurata in base alla grandezza del tumore da distruggere. In questo modo evitiamo l’asportazione chirurgica, rendendo possibile il trattamento anche su pazienti pluripatologici, quindi inoperabili e fragili, con tempi di ricovero più brevi e una migliore ripresa funzionale dei pazienti stessi».

L’intervento di oggi è durato 10 minuti e questa sera il paziente potrà già andare a casa con una ferita di 2 millimetri senza neppure sutura.

fonte: http://salute.ilmessaggero.it/medicina/ospedale_chioggia_operazione_tumore_ago_che_scioglie-2082573.html

 

L’oncologa Rita Brandi: “Ecco le prove che il Metodo Di Bella funziona”!!

 

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L’oncologa Rita Brandi: “Ecco le prove che il Metodo Di Bella funziona”!!

 

Da: Corriere della Sera

Seguace di Di Bella: «Io ho le prove che il Metodo funziona»

L’oncologa: «La sperimentazione è stato un bluff. Il professore diceva che la chemio è arcaica e non ha mai guarito nessuno»

di Riccardo Brunoù

Nel 1999 il ministero della Salute, al termine di una sperimentazione di più di un anno, stabilì che il metodo Di Bella era inefficace. Diciassette anni dopo, ci sono ancora moltissimi pazienti che chiedono di essere curati con il cocktail di farmaci ideato dal fisiologo di origine siciliana e medici che applicano quel protocollo. Come Rita Brandi, oncologa romana, che spiega senza troppi giri di parole: «La Di Bella continua perché la chemio non guarisce». Il malato per sottoporsi alla cura deve firmare un consenso informato. «Ho il dovere di prospettargli tutte le possibilità — spiega la dottoressa —. Se sceglie la terapia standard lo seguo nel migliore dei modi, affiancando le terapie di sostegno». Ma la maggiore parte dei suoi pazienti («circa l’80%» conferma) vanno da lei per quel metodo che ancora suscita speranze, ultima scialuppa dopo aver provato tutte le rotte della medicina convenzionale. Anche la dottoressa Brandi ha iniziato così. «Era il 1998, mia madre aveva un cancro al pancreas, diagnosi infausta, nessuna illusione chemioterapica. Corsi a Modena dal professore, lui fu chiaro, mi disse subito che non sarebbe morta di vecchiaia. Le avevano dato tre mesi di vita, visse dieci mesi, ma in condizioni decisamente migliori, meno dolori, voglia di fare, non era più una donna buttata sempre al letto».

«Posso tirare fuori le cartelle cliniche»

Già questo, spiega Rita Brandi, sarebbe un successo. Ma lei è pronta a dimostrare che la multiterapia, basata sulla convinzione che si possa fermare la crescita del tumore agendo sull’ormone della crescita e la prolattina, a volte può guarire. «Posso tirare fuori le cartelle cliniche, non ho paura a confrontarmi. Dicevano che sarebbe bastato un solo caso per darle validità, ce ne sono quanti ne vogliono». È convinta che la «sperimentazione sia stata un bluff. Hanno scelto pazienti terminali, che avevano già completato l’iter tradizionale, fortemente debilitati e defedati». Ricorda quando «Di Bella mi diceva che la “chemioterapia è invasiva ed arcaica e che non ha mai guarito nessuno”. Al contrario, io ho visto morire di chemio». Nonostante questo, assicura di non essere una «dibelliana con i paraocchi». «Bisogna essere aperti a tutto ciò che può aiutare il paziente. E purtroppo la stragrande maggioranza dei medici ha perso l’entusiasmo e la curiosità». È consapevole che le sue scelte la isolano. «All’inzio ho sofferto, essere accostata ai ciarlatani mi ha provocato turbamenti emotivi. Ma ci sono i pazienti a darti coraggio e a spingerti ad andare avanti».

fonte: http://www.corriere.it/cronache/16_settembre_13/seguace-di-bella-io-ho-prove-d47f3d40-79f4-11e6-8c12-dd8263fa3b6d.shtml

Scoperto un super-fungo potenzialmente letale e resistente ai farmaci che si contrae soprattutto in ospedale. Si è già diffuso in Europa, gli esperti: “Minaccia globale per la salute”

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Scoperto un super-fungo potenzialmente letale e resistente ai farmaci che si contrae soprattutto in ospedale. Si è già diffuso in Europa, gli esperti: “Minaccia globale per la salute”

Scoperto un super-fungo potenzialmente letale e resistente ai farmaci che si contrae soprattutto in ospedale. Si è già diffuso in Europa, gli esperti: “Minaccia globale per la salute”

Un nuovo super-fungo potenzialmente letale e resistente ai farmaci sta seminando il panico negli ospedali orientali, americani e ora pure europei.

Si tratta della “Candida auris”, un micete lievitiforme che è stato isolato per la prima volta nel 2009 nel canale uditivo di un 70enne giapponese ricoverato all’Ospedale geriatrico di Tokyo. Dal 2013 il fungo è stato riscontrato anche negli ospedali degli Stati Uniti, soprattutto di New York e del New Jersey, poi è “migrato” in Gran Bratagna. la prima epidemia in Europa è stata registrata all’ospedale cardiologico di Londra, dove, tra aprile 2015 e luglio 2016, ci sono stati 50 casi.

Negli ultimi mesi a New York, su 44 casi di infezione diffusi in 15 ospadali e uno studio medico, ci sono state 17 morti. I pazienti deceduti, tuttavia, avevano altre patologie preesistenti, perciò, riorta il Corriere della Sera, non è stato possibile stabilire in modo definitivo la relazione causa-effetto.

I principali sintomi della Candida auris sono bruciore e difficoltà a deglutire, ma nei casi peggiori provoca infezioni sistemiche entrando in circolo. Può infettare le ferite, le orecchie e il sangue e colpisce soprattutto i soggetti deboli, come neonati e anziani. È difficile da identificare nei test di laboratorio, perché può essere facilmente scambiato con la Candida comune.

Il super-fungo agisce come un super-batterio, non risponde ai farmaci anti funghicidi e si diffonde molto facilmente. Inoltre sembre che l’infezione si contragga prevalentemente in ospedale: è stato trovato sulle attrezzature degli ospedali e sulla pelle di alcuni pazienti, anche già trattati con i medicinali. Nella maggior parte dei casi, infatti, il fungo è stato identificato in persone che erano state ricoverate a lungo in ospedale, avevano subito interventi chirurgici recenti, impiegato antibiotici e antimicotici ad ampio spettro o usato cateteri venosi centrali.

Per questo i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie statunitensi hanno definito questo super-fungo potenzialmente letale come “una minaccia globale per la salute”.

fonte: http://www.ilgiornale.it/news/salute/scoperto-fungo-letale-resistente-ai-farmaci-minaccia-globale-1392219.html

 

 

Medicinali, effetti collaterali: Morte!

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Medicinali, effetti collaterali: Morte!

 

Effetti collaterali: morte
Marcello Pamio – Effervescienza

Sapevate che le case farmaceutiche spendono 35-40 mila dollari l’anno per ciascun medico in attività con lo scopo di convincerli a prescrivere i loro prodotti? Sapevate che i cosiddetti opinion leader, grandi scienziati e medici qualificati, vengono corrotti con viaggi costosi, regali o più semplicemente con soldi perché recensiscano positivamente i medicinali? Sapevate che il 75% dei maggiori scienziati in ambito medico sono sul libro paga delle industrie farmaceutiche? E che le industrie inventano malattie e le pubblicizzano con campagne di marketing mirate per espandere il mercato dei propri prodotti?

Molte di queste cose non sono risapute dalla maggior parte delle persone e il motivo è semplice: le lobbies non vogliono che si sappiano…
Un libro-denuncia scritto da John Virapen, manager pentito delle grandi multinazionali, rompe il muro di silenzio e omertà e porta un po’ di luce nell’ombra.
Virapen è il classico self made man: nato nella colonia britannica “La Guyana” ha iniziato dai lavori più umili per giungere come General Manager ai vertici di una delle più potenti e influenti multinazionali del mondo: Eli Lilly Inc.
Il suo libro “Effetti collaterali: morte” è una pesantissima denuncia che non lascia spazio a nessun dubbio. Questo suo pentimento però non arriva a caso: la nascita di un figlio e la conseguente paura che questo possa finire in uno di quegli ingranaggi da lui creati e oliati per anni…

Ad aiutare la stesura del libro, ci sono anche i rimorsi di coscienza per quello che ha contribuito a fare: «Notte dopo notte, ombre e fantasmi si danno appuntamento accanto al mio letto. Di solito si manifestano alle prime ore del mattino. Mi sveglio fradicio di sudore. Indirettamente ho contribuito alla morte di tante persone, i loro fantasmi oggi mi perseguitano».
Si tratta di una denuncia che mostra il volto più inquietante di un potere profondamente radicato nella nostra società, un potere enorme il cui unico scopo è vendere, vendere e ancora vendere droghe. E non vogliono venderle solo ai malati, ma anche alle persone sane.
Come Jules Romains nel 1923 fece dire al dottor Knock nel suo capolavoro letterario, Il dr. Knock e il trionfo della medicina: «Un sano è un malato che non sa di esserlo». Quindi le lobbies gentilmente ce lo ricordano!
Virapen con la sua esperienza diretta nelle sale che contano, smonta pezzo dopo pezzo tante certezze, compresa la stessa struttura portante della scienza ortodossa basata sugli studi clinici.
«Puoi ottenere quello che vuoi, lavorare sodo e aggirare ogni limite legale, se sai qual è il prezzo giusto e se sei disposto a pagarlo».

E’ tutta una questione di soldi
«Le autorità statali non sono in grado di salvare te o il mio bambino dalle organizzazioni criminali radicate nell’industria farmaceutica. I funzionari sono corruttibili, gli specialisti sono corruttibili e anche i medici lo sono. Tutti possono essere corrotti, in un certo senso».
Questo è l’incipit del libro…

Il ruolo degli opinion leader
Nel mondo scientifico esiste una precisa scala gerarchica.
I cosiddetti opinion maker o opinion leader sono importanti ricercatori, medici, luminari, baroni universitari che le industrie osannano e cercano in tutte le maniere di coinvolgere.
Dietro enormi pagamenti, spacciati per consulenze, questi personaggi mettono il proprio nome su ricerche, pubblicazioni e studi. In pratica firmano, avallandoli scientificamente, studi sfornati dalle industrie, che spesso e volentieri non hanno neppure letto.
Il valore di un opinion maker è incalcolabile: sono loro i veri poteri forti. Tutto quello che dicono viene preso come oro colato, anche se i fatti e i risultati scientifici dimostrano il contrario.
Le informazioni dispensate dagli opinion leader vengono seguite ciecamente da tutti i medici, per così dire meno quotati. Sono i veri trascinatori.

Corrompere i medici
Il budget messo a disposizione dalle aziende per conquistare (cioè corrompere e convincere) un medico è enorme. Una volta si regalavano fiori, ricettari, penne, ecc. ma questo ormai rappresenta il passato; adesso ci sono gioielli, liquori e vini pregiatissimi, profumi di marca, opere d’arte e dulcis in fundo i viaggi (chiamati corsi di formazione). Viaggiare può far perdere i freni inibitori, in particolare se il medico viaggia senza la sua dolce metà…
Perché i medici sono così importanti per l’industria farmaceutica? Semplice: la maggior parte dei farmaci devono essere venduti dietro prescrizione medica. Le ricette del medico hanno una incidenza diretta sul fatturato delle case farmaceutiche!
Questo è il motivo per cui le industrie iniziano a far proseliti tra i medici quando sono ancora all’università, finanziando loro gli studi per assicurarsi un appoggio in futuro e influenzarne le scelte. In America spendono 35-40.000 dollari all’anno per ogni medico!

Blockbuster
Normalmente si definisce blockbuster un farmaco che supera il miliardo di dollari in un anno come vendite.
Ma per gli addetti ai lavori, cioè per i personaggi che bazzicano e decidono le sorti di milioni di persone all’interno di sale ovali, un farmaco non si definisce blockbuster solo in base alle vendite: è molto più di una semplice pastiglia venduta miliardi di volte. Per un blockbuster la malattia, che venga curata o che vengano trattati solo i sintomi, è un aspetto del tutto secondario, anche perché le persone malate sono un mercato relativamente piccolo.
Immaginate che differenza farebbe riuscire a convincere ad assumere farmaci a quelli che non sono malati. Il sogno di ogni manager. Ecco la caratteristica fondamentale di un blockbuster: venderlo a tutti, non solo ai malati ma anche ai sani!
Raggiungere il massimo delle vendite era proprio l’obiettivo della fluoxetina…

Il caso emblematico della fluoxetina
Virapen ha partecipato all’entrata in commercio di numerosi farmaci, tra cui blockbuster, ma quello che più di tutti ha segnato negativamente la storia dell’umanità, è stato il Prozac.
Solo per il nome Prozac, la Lilly pagò centinaia di migliaia di dollari un’azienda specializzata in branding e comunicazione, la Interbrand. E’ una prassi piuttosto comune tra le lobbies sborsare un sacco di soldi per trovare il nome di un nuovo prodotto. Per ogni modello di auto, yogurt, detersivo, ecc. il processo di scelta del nome è lungo, costoso e laborioso. Il nome astratto Prozac unisce il prefisso positivo “pro”, derivato dal greco e dal latino, con un suffisso breve e che evoca efficienza.
La fluoxetina appartiene alla famiglia dei cosiddetti SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina), in pratica serve a impedire il riassorbimento naturale della serotonina nel cervello, perché un riassorbimento eccessivo altera gli equilibri del neurotrasmettitore. Negli anni ’80 solo i pazienti gravi in cura psichiatrica assumevano simili farmaci psicotropi. Studiando però tale farmaco, venne fuori un effetto collaterale che i vertici dell’industria individuarono come molto interessante e potenzialmente lucrativo: alcune persone avevano perso peso.
Le persone grasse, nel mondo occidentale, sono un’ottima clientela potenziale.
Il grosso problema era far riuscire ad approvare il farmaco come pillola dimagrante. La Lilly aveva fretta e non poteva attendere, quindi alla fine decise di richiedere l’approvazione solo come antidepressivo. Una volta che il farmaco è in commercio è molto più facile estendere la licenza ad altri usi terapeutici! Questo è un trucchetto comune usato purtroppo spesso dalle lobbies.
In Svezia una procedura di approvazione può durare anche sette anni. Troppo tempo per chi ha fame di soldi. Per cui Virapen riuscì a corrompere il medico psichiatra che doveva redigere la relazione finale per l’agenzia di controllo. La cosa tragica è che lo psichiatra era all’inizio contrarissimo al Prozac e non lo avrebbe mai approvato. Ma 20.000 dollari in contanti e la commissione a lui e ai suoi colleghi di una ricerca pagata ovviamente dalla Lilly sulla fluoxetina, fecero cambiare miracolosamente il suo parere.
Modificarono così i documenti ufficiali rendendoli adatti all’approvazione.
Ecco un esempio di falsificazione: «su dieci persone che hanno assunto il principio attivo X, cinque hanno avuto allucinazioni e tentato il suicidio, quattro di loro ci sono riuscite», è stato cambiato nel più blando: «con uno dei soggetti è andato esattamente come previsto, è stata riscontrata una perdita di peso in quattro soggetti, e cinque dei restanti hanno avuto effetti collaterali».

La parola “suicidio” è stata fatta sparire del tutto dal rapporto ufficiale, anche se quelle persone nello studio si sono ammazzate veramente.
Nel 1986 ci furono moltissimi casi di suicidio durante i test clinici con il Prozac, mentre nei test successivi del 1995 risultò un tasso di suicidi sei volte maggiore. E l’azienda lo sapeva benissimo, ma ha nascosto i dati. I casi di morte durante i test clinici sono archiviati dalle aziende stesse come segreti commerciali, e per questo motivo possono non essere rivelati alle autorità competenti. L’intero meccanismo è studiato in modo da proteggere l’industria, non le persone.

Quanti pazienti alla fine hanno assunto il Prozac prima che venisse approvato? E per quanto tempo è stato testato questo farmaco psicoattivo? Sottraendo le categorie escluse per vari motivi dai test, rimangono 286 persone. L’86% dei soggetti che hanno testato il Prozac, lo hanno assunto per meno di 3 mesi. Quindi uno dei farmaci più prescritti e venduti al mondo è stato testato solamente da 286 persone per poche settimane. Viene da sé che tutti gli altri milioni di pazienti sono le vere e inconsapevoli cavie umane!
Questo purtroppo per noi è quello che avviene quasi sempre nei processi di approvazione di farmaci: statistiche falsate, dati scomodi fatti sparire, animali scelti ad hoc per ottenere dati utili in laboratorio, persone gravemente danneggiate o morte non vengono considerate, ecc. Il tutto per ottenere l’autorizzazione.
L’idea iniziale della Eli Lilly, cioè di vendere la fluoxetina come farmaco dimagrante, non fu necessaria perché il Prozac era già diventato un blockbuster come antidepressivo.

Qui entra in ballo la psichiatria, quella collusa e pagata dall’industria. A furia di catalogare ogni manifestazione possibile della depressione, hanno fatto aumentare il numero delle persone che si riconoscono in questa o in quella categoria. Dal momento in cui semplici sbalzi di umore sono stati considerati sintomi depressivi, il numero dei malati è salito alle stelle.
Casualmente e improvvisamente milioni di persone sono diventate depresse, ma per fortuna era appena stata approvata la cura d’eccellenza, la pillola della felicità: il Prozac.
Come tutti i farmaci, il rovescio della medaglia si chiama “effetto collaterale”, nei farmaci psicotropi il numero è elevatissimo.
In alcune ricerche fatte dalla stessa Lilly, i danni collaterali interessavano il 90% dei soggetti; nel 15-20% dei casi gli effetti collaterali somigliavano addirittura al disturbo che il Prozac avrebbe dovuto curare: la depressione.
Tra le centinaia di effetti collaterali, uno dei più deleteri è l’acatisia che provoca impulsi omicidi e suicidi. Questi medicinali possono dar luogo a pensieri suicidi e violenti, ma allo stesso tempo annientare la volontà e l’iniziativa. Non è un caso infatti che la maggior parte delle stragi senza motivo avvenute nei college americani, sono state eseguite da persone psichiatrizzate in cura con tali droghe (Prozac, Paxil, Zoloft, ecc.).

Dati ufficiali alla mano, si può parlare di oltre 250.000 persone che hanno cercato di togliersi la vita dopo aver assunto il Prozac, di cui circa 25.000 sembra ci siano riuscite.
E questa purtroppo è una stima del 1999.
Ma come disse Lenin: «la morte di una persona è una tragedia. La morte di un milione di persone è statistica»…
Purtroppo l’industria farmaceutica ragiona solo per statistica: se sanno che solo lo 0,1% dei pazienti morirà assumendo il principio attivo, si ritengono soddisfatti. Questi prodotti però vengono venduti così tanto in tutto il mondo che quell’uno dopo lo zero scavalca la virgola, e la prima persona muore. Poi diventano 10, 100, 1000, 10.000…

Quindi se non vogliamo diventare una statistica anche noi, un numero prima o dopo la virgola, sarebbe bene che stessimo il più lontano possibile dai farmaci!

Tratto dal libro, “Effetti collaterali: morte”, John Virapen, ed. Chinaski

Marco Travaglio – “Così hanno truffato Di Bella” – Dosi sballate e farmaci scaduti, la sperimentazione viziata da gravissime irregolarità !!

Marco Travaglio

 

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Marco Travaglio – “Così hanno truffato Di Bella” – Dosi sballate e farmaci scaduti, la sperimentazione viziata da gravissime irregolarità !!

 

Travaglio: ‘Così hanno truffato Di Bella’

Dosi sballate e farmaci scaduti, la sperimentazione della cura Di Bella sarebbe viziata da gravi irregolarità!

 

A quindici anni dalla fine della sperimentazione il Metodo Di Bella sta tornando a far parlare. Migliaia di pazienti si stanno rivolgendo a Giuseppe Di Bella, che sta portando avanti la terapia inventata dal padre Luigi, per essere curati. Ci sono, inoltre, migliaia di casi di guarigione e i tribunali di diverse città hanno imposto alle ASL locali di rimborsare le cure ad alcuni malati. La sperimentazione di questa terapia alternativa era stata bocciata a fine anni ’90, ma da un’indagine del PM Raffaele Guariniello era emerso che c’erano stati gravi errori nella sperimentazione. È significativo un articolo di Marco Travagliopubblicato su Repubblica nel settembre del 2000, in cui il giornalista raccontava i lati oscuri della vicenda. Lo riportiamo di seguito:

La sperimentazione della cura Di Bella sarebbe viziata da gravi irregolarità. Peggio: alcuni dei 386 malati di cancro che provarono la “multiterapia” (Mdb) del medico modenese sarebbero stati usati come cavie, trattati con farmaci “guasti e imperfetti”, non si sa con quali effetti sulla salute. E l’ Istituto superiore di Sanità, pur sapendolo, non avrebbe avvertito 50 dei 51 ospedali d’ Italia che sperimentavano i protocolli. Sono queste le conclusioni della lunga e minuzionsa indagine aperta due anni fa dal procuratore aggiunto di Torino Raffaele Guariniello, in seguito ad alcune denunce, sulla sperimentazione nei 4 “centri di riferimento” di Torino (Molinette, San Giovanni antica sede, Mauriziano e Sant’ Anna) e nei 4 della provincia (gli ospedali di Chivasso, Orbassano, Chieri e Cirè). Un’ indagine che non entra nel merito dell’ efficacia o meno della cura, ma si limita ad analizzare la regolarità della sperimentazione. Quattro gli accusati, tutti dirigenti dell’ Istituto superiore di sanità (Iss): Roberto Raschetti e Donato Greco, coordinatori della sperimentazione del 1998, Stefania Spila Alegiani, responsabile dei preparati galenici, ed Elena Ciranni, che curava i rapporti con i vari centri clinici. Grave l’ ipotesi di reato: “somministrazione di medicinali guasti o imperfetti” (punibile, secondo l’ articolo 443 del codice penale, con la reclusione fino a 3 anni). Il direttore Giuseppe Benagiano, a suo tempo indagato, è stato poi archiviato. Nessuna responsabilità per l’ ex ministro della Sanità Rosi Bindi, sentita come testimone in gran segreto, a Roma, all’ inizio dell’ anno. I 4 indagati hanno ricevuto l’ “avviso di chiusura indagini”. Una sorta di preannuncio di rinvio a giudizio, che poi però non è arrivato: grazie alla legge Carotti, i difensori hanno chiesto e ottenuto dal Pg della Cassazione Nino Abbate il trasferimento dell’ inchiesta a Firenze. Con la curiosa motivazione che i farmaci “incriminati” li produce l’ Istituto farmacologico militare fiorentino. Inutile l’ opposizione di Guariniello il quale, sentenze della Cassazione alla mano, ha ribattuto che il 443 non punisce la produzione o la detenzione, ma la somministrazione di farmaci guasti (avvenuta, appunto, a Torino). Spetterà dunque alla Procura di Firenze – che l’ anno scorso aveva già archiviato un’ altra inchiesta sui protocolli Di Bella – trarre le conclusioni: rinviare a giudizio o chiedere l’ archiviazione. Tutto dipenderà dall’ interpretazione delle irregolarità emerse a Torino: errori in buona fede o condotte dolose? Per Guariniello, la prova del dolo sarebbe in una lettera inviata nel ‘ 98 a un ospedale romano, che chiedeva lumi sulla conservazione e la composizione delle “soluzioni ai retinoidi” previste per i protocolli 1 e 9. Nella lettera i dirigenti dell’ Iss precisavano che quelle sostanze hanno una “validità” di soli 3 mesi, dopo di che “scadono” e vanno buttate. Peccato che la stessa direttiva non sia stata diramata agli altri 50 ospedali che sperimentavano la cura. E che infatti continuarono, ignari di tutto, a somministrare quelle soluzioni ampiamente scadute (addirittura vecchie di 4, 5, 9 mesi) e “deteriorate”. Non solo: un gravissimo errore tecnico avrebbe dimezzato il quantitativo di un componente, un principio attivo, fondamentale per l’ efficacia di quelle soluzioni: l’ “axeroftolo palmitato”. In pratica, per i due protocolli, quella sperimentata non era la multiterapia Di Bella, ma una “variazione sul tema” non dichiarata. Così com’ era emerso nel ‘ 98 per altri due protocolli, frettolosamente ritirati dopo che Guariniello vi aveva scoperto alcune sostanze mancanti e alcune altre (come il tamoxifene del professor Umberto Veronesi) aggiunte da una mano misteriosa. Ma quel capitolo è ancora aperto. A Torino.”

 

tratto da: http://lapillolarossa15.altervista.org/marco-travaglio-cosi-hanno-truffato-di-bella-dosi-sballate-e-farmaci-scaduti-la-sperimentazione-viziata-da-gravissime-irregolarita/

Luigi Di Bella – In Italia è morto da ciarlatano, in Inghilterra ne riconoscono il valore degli studi!

Di Bella

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Luigi Di Bella – In Italia è morto da ciarlatano, in Inghilterra ne riconoscono il valore degli studi!

 

Dall’Inghilterra riconoscimento agli studi del prof. Luigi Di Bella

Riguardo il tema della prevenzione dei tumori è appena stato pubblicato su una rivista scientifica inglese uno studio sul ruolo delle vitamine (retinoidi) già usate dal defunto professor Luigi Di Bella

di Vincenzo Brancatisano

Riguardo il tema della prevenzione dei tumori è appena stato pubblicato su una rivista scientifica inglese uno studio sul ruolo delle vitamine (retinoidi) già usate dal defunto professor Luigi Di Bella nella sua contestata multiterapia contro il cancro.

Lo studio, intitolato “Solution of retinoids in vitamin E in the Di Bella Method biological multitherapy”, porta la firma del figlio Giuseppe, medico a Bologna, che continua le ricerche del fisiologo di origini siciliane ma attivo per tanti anni a Modena. È Giuseppe Di Bella a comunicare che «sono stati evidenziati e dimostrati  i molteplici meccanismi biochimici e molecolari con cui i tre retinoidi del Metodo Di Bella, solubilizzati in  vitamina E, sinergicamente  alla  vitamina D, esercitano un fondamentale ruolo scientificamente testato primario e vitale nella prevenzione e cura dei tumori». Lo studio, apparso sulla rivista “Neuro Endocrinol Letter”, mette in luce l’attività terapeutica dei retinoidi e di altre vitamine ma anche il ruolo delle medesime sul piano della prevenzione: «Ora – spiega Di Bella – manca una reale e scientificamente documentata  prevenzione farmacologica dei tumori. L’oncologia definisce impropriamente prevenzione la diagnostica, i vari screening, le ecografie, gli esami strumentali, ematochimici che si limitano a prendere atto più o meno precocemente dell’insorgenza e della presenza di una neoplasia, ma non possono intervenire sulle cause di induzione, crescita e diffusione della neoplasia stessa». Lo stesso Luigi Di Bella, che già nella tesi di laurea aveva dedicato lunghi studi al ruolo straordinario della vitamina A, ha sempre puntato sulla prevenzione, indirizzando i pazienti e le loro famiglie verso l’assunzione di un preparato costituito da estere palmitato della vitamina A, betacarotene, acido tutto trans Retinoico, sciolti in vitamina E, secondo una composizione e una posologia che è agli atti del Ministero della salute poiché nel 1998 la soluzione ai retinoidi fu sottoposta a una infruttuosa sperimentazione assieme ad altri componenti, tra i quali la melatonina, la bromocriptina e la somatostatina.

Gli esiti negativi di quella sperimentazione, che coinvolse 316 pazienti in tutta Italia, non furono mai accettati dall’autore della terapia né dalle migliaia di pazienti che invece hanno continuato a curarsi con i farmaci e le sostanze galeniche le quali a loro volta hanno continuato a essere vendute nelle farmacie con risultati che, stando

alle tante testimonianze rinvenibili anche in rete, non sarebbero da disprezzare. Si sono poi moltiplicate le pubblicazioni, come l’ultima citata, che potrebbero consentire alla comunità scientifica di dibattere sull’utilità delle sostanze sul piano della prevenzione e della cura dei tumori.

fonte: http://gazzettadimodena.gelocal.it/modena/cronaca/2016/02/15/news/dall-inghilterra-riconoscimento-agli-studi-del-prof-luigi-di-bella-1.12965283