Ma veramente pensate di comprare Olio extravergine d’oliva a 3 Euro e mezzo a bottiglia? Poveri illusi, a questo prezzo chissà quale porcheria ci vendono!

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Ma veramente pensate di comprare Olio extravergine d’oliva a 3 Euro e mezzo a bottiglia? Poveri illusi, a questo prezzo chissà quale porcheria ci vendono!

 

 

Olio d’oliva extra vergine a 3 Euro e mezzo a bottiglia: a questo prezzo chissà che cosa ci vendono!

Quest’anno l’annata in Italia è stata pessima. La produzione di olive è crollata. Morale: un litro di olio d’oliva a ‘bocca di frantoio’ non può costare meno di 7-8 Euro al litro. Se pubblicizzano la vendita di olio d’oliva extra vergine a 3 Euro e mezzo circa dovete stare molto attenti: Iddio solo sa cosa ci può essere nelle bottiglie. Ricordatevi che il Parlamento Europeo, quest’anno, ha autorizzato l’arrivo in Europa di 90 mila tonnellate di olio d’oliva tunisino… Strana coincidenza, no?

In tante città siciliane (ma qualcosa ci dice che è così anche nel resto d’Italia) campeggia una pubblicità a caratteri cubitali:

Olio d’oliva extra vergine a 3 Euro e mezzo circa”.

Vi risparmiamo il nome dell’azienda che offre questo ‘prodotto di qualità’ (un noto marchio nazionale) e il nome della catena di supermercati che lo vende. Con questo articolo vogliamo fare riflettere i nostri lettori che sono anche consumatori.

Cominciamo con la domanda brutale: da dove arriva questo olio d’oliva extra vergine?

In prima battuta, diciamo subito che non può essere un olio extravergine italiano di quest’anno. Per un motivo molto semplice: perché il 2016 verrà ricordato come un’annata nera per l’olivicoltura del nostro paese, compresa quella da olio.

Il clima non è stato clemente per questa coltura. E nemmeno alcune patologie hanno dato tregua, con riferimento, soprattutto, alla ‘Lebbra dell’olivo’, una malattia che crea problemi nelle annate caratterizzate da un’elevata piovosità, da umidità e da temperature miti (come potete leggere qui).

La riduzione della produzione di olive, quest’anno, è stata drastica. In alcune zone della Sicilia le perdite hanno superato il 50-60% della produzione.

In conseguenza della riduzione dell’offerta il prezzo dell’olio d’oliva extra vergine a ‘bocca di frantoio’ (acquistato, cioè, presso i frantoi) è schizzato all’insù: dai 4 Euro al chilo (quasi un litro) dello scorso anno è passato a 7-8 Euro al litro (più 8 Euro che 7).

Ciò significa che, se imbottigliato, dovrebbe costare almeno 8,5-9 Euro a bottiglia.

Abbiamo così appurato che l’extra vergine da 3 Euro e mezzo circa promosso a caratteri cubitali non può essere olio di oliva italiano di quest’anno.

Sarà un olio d’oliva extra vergine italiano dello scorso anno? A parte il fatto che l’olio extra vergine che ha oltre un anno di vita non è proprio un prodotto di alta qualità. Anzi. Come abbiamo già accennato, lo scorso anno, nel nostro Paese, l’olio extra vergine, a ‘bocca di frantoio’, si acquistava a 4 Euro al chilo. Ciò significa che, imbottigliato, l’olio extra vergine italiano dello scorso anno non può costare meno di 5 Euro a bottiglia. Magari 4 Euro e mezzo: ma 3 Euro e mezzo circa a bottiglia, no: non può essere un extra vergine di alta qualità: assolutamente no!

Detto questo, non possiamo nascondere ai nostri lettori che, guarda caso, nei mesi scorsi – quasi ad anticipare la cattiva annata (ma noi non crediamo che la scienza riesca a modificare il clima…) – il Parlamento Europeo ha autorizzato l’arrivo, in Europa, di 90 mila tonnellate di olio d’oliva tunisino!

Per carità: nulla contro la Tunisia. Ci sono solo alcuni problemi che è bene che i consumatori conoscano.

Intanto non abbiamo ancora visto olio d’oliva o olio d’oliva extra vergine (si tratta di due qualità di olio d’oliva diverse: il primo contiene un po’ di acidità, il secondo – l’extra vergine – deve avere un tasso di acidità inferiore all’1% espressa in acido oleico) con il marchio dove si spiega che arriva dalla Tunisia.

Visto il grande quantitativo la promozione dovrebbe essere martellante. Invece, chissà perché, è come se l’olio d’oliva tunisino non fosse tra noi. Come mai?

Guarda caso – come già sottolineato – la bassa produzione di extra vergine di quest’anno, in Italia, sta coincidendo con “l’invasione” di olio d’oliva tunisino. Una combinazione quasi ‘magica’.

Cosa vogliamo dire? Che non possiamo escludere che olio d’oliva tunisino venga venduto come olio d’oliva extra vergine italiano. In pratica, un raggiro ai danni dei consumatori.

Un raggiro conveniente: un chilo di olio d’oliva tunisino costa circa un Euro. Non c’è bisogno di essere maghi dell’imprenditoria per capire che i margini di guadagno, per chi sta ‘pilotando’ tale ‘operazione’, sono cospicui.

Un raggiro pericoloso: in Italia i trattamenti contro vari agenti patogeni dell’olivo non mancano: ma sono contenuti e fatti con oculatezza. E con prodotti chimici non estremamente tossici.

Che pesticidi utilizzano in Tunisia? Ci piacerebbe saperlo. Ci piacerebbe sapere, ad esempio, se anche in Tunisia sono stati banditi i cloroderivati: pesticidi dannosi per la salute umana, che l’Italia ha bandito dalla farmacopea agricola tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70 del secolo passato.

Una precisazione anche per i ‘marxisti della domenica’ – che sono anche terzomondisti – che difendono i tunisini e che magari accusano di razzismo chi manifesta dubbi sui prodotti che arrivano dall’Africa.

Sull’olio tunisino ha parlato Ettore Pottino, presidente di Confagricoltura della Sicilia in un’intervista rilasciata a La Sicilia di Catania:

“In questi ultimi anni di delocalizzazione dell’agricoltura imprenditori siciliani, italiani, tedeschi, spagnoli ed europei in generale hanno spostato i loro interessi dove il denaro viene remunerato di più. Hanno fatto incetta di seminativi in Romania per beneficiare dei contributi della PAC, di agrumeti in Marocco per importare arance facendole passare per spagnole e, manco a dirlo, hanno comprato tutti gli oliveti tunisini usufruendo dello sgravio fiscale totale per dieci anni. Qui hanno investito rendendo innovativi gli impianti e, grazie alla manodopera a costo bassissimo e alla possibilità di impiegare fitofarmaci proibiti in Europa, invadono i nostri mercati di olio a 2-3  euro al chilo. Dunque, la Mogherini e l’UE non daranno questo aiuto al popolo tunisino, non sosterranno la democrazia di quel Paese, ma i nostri imprenditori e quelli italiani e tedeschi che, senza pagare tasse, miscelano legalmente il loro olio tunisino con quello siciliano o italiano, o lo vendono con etichetta tunisina nei supermercati a prezzi low cost. Il nostro olio non può competere e viene svenduto o non viene acquistato”.

Che dire, in conclusione? Solo una precisazione.

Quest’anno – piaccia o no alla grande distribuzione organizzata – l’olio d’oliva extra vergine italiano imbottigliato non può costare meno di 8-9 Euro per ogni bottiglia di un litro-chilo.

Il resto sono chiacchiere.

Foto tratta da insiemeperlaterra.it

articolo di I Nuovi Vespri

 

Ancora falso olio extravergine: Bertolli, De Cecco e Carapelli bocciati nel test della tv svizzera Patti Chiari. CONTINUANO A PRENDERCI PER I FONDELLI. Segnatevi queste marche e ricordatevele quando andate a fare la spesa!!

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Ancora falso olio extravergine: Bertolli, De Cecco e Carapelli bocciati nel test della tv svizzera Patti Chiari. CONTINUANO A PRENDERCI PER I FONDELLI. Segnatevi queste marche e ricordatevele quando andate a fare la spesa!!

 

Ancora falso olio extravergine: Bertolli, De Cecco e Carapelli bocciati nel test della tv svizzera Patti Chiari. Promossa Monini. Vince lo svizzero Sabo, prodotto dall’italiana Clemente

Ancora una volta un test comparativo, questa volta realizzato dal programma della tv svizzera italiana Patti Chiari, segnala la presenza sul mercato di finti oli extravergini. Gli autori del servizio, andato in onda il 9 dicembre hanno fatto analizzare in laboratorio 12 bottiglie (alcune vendute anche nei supermercati italiani), rilevando in alcuni casi l’assenza dei requisiti di legge per etichettare l’olio come extravergine di oliva. Il panel di esperti, nominati dal Consiglio olivicolo internazionale (COI) di Weadensiwill nel Canton Zurigo,  ha analizzato l’olio da un punto di vista organolettico alla ricerca di difetti sensoriali percepibili al gusto e all’olfatto, come stabilito dalla normativa europea.

I risultati sono stati davvero scoraggianti. Metà delle bottiglie prese in esame sono state bocciate a causa dei difetti riscontrati nel gusto e per la scarsa qualità del prodotto. Sulla base dei giudizi attribuiti dal panel ai vari marchi, la norma europea non consentirebbe di vendere come extravergini sei oli su dodici. Tra i marchi sotto accusa troviamo: De Cecco Classico, Bertolli Originale e Carapelli Classico. Non è la prima volta che Bertolli, come pure Carapelli e De Cecco vengono accusati di proporre in bottiglia un olio extravergine che non è tale. I primi rilievi risalgono al 2015  quando le inchieste di Il Test – Salvagente, aveva realizzato un test comparativo che ha declassato da olio extra vergine a olio vergine 9 marchi italiani tra cui Bertolli, ma anche Carapelli, De Cecco e Sasso. In seguito anche il programma svizzero Kassensturz e la rivista elvetica Ktipp bocciano ancora Bertolli. Pochi mesi fa, per Bertolli, Sasso e Carapelli, è arrivata anche una sanzione dall’Agcm, che ha condotto ulteriori analisi sensoriali, riscontrando difetti tali da provocare il declassamento dell’olio a vergine. In seguito alla sanzione, Carapelli (controllata da Deoleo), aveva scritto al Fatto Alimentare in rappresentanza di Bertolli e Sasso, per ribadire l’impegno del gruppo a migliorare gli standard qualitativi dei propri prodotti.

Tra le sei bottiglie di vero extravergine, due sono comunque di scarsa qualità

Esce vincitore dal test, l’olio extravergine 100% italiano Sabo, imbottigliato in Canton Ticino, ma prodotto dall’azienda italiana Clemente, con olive 100% pugliesi. Seguono l’olio Gran Delizia Toscano IGP e Monini Classico. Due degli oli sottoposti al test, pur essendo stati classificati extravergini dagli assaggiatori, raggiungono un punteggio insufficiente.

 

 

L’olio extra vergine Bertolli è stato bocciato dagli assaggiatori

A conferma dei risultati ottenuti dal panel svizzero, Patti Chiari ha sottoposto i 12 oli anche all’esame organolettico del Comitato di assaggio ufficiale dell’olio Chianti DOP, e al laboratorio fiorentino di analisi ValorItalia di Sambuca per quanto attiene le analisi chimiche. Sia il secondo panel, che le analisi di laboratorio  hanno sostanzialmente confermato la classifica degli esperti svizzeri. Vale la pena sottolineare come da un punto di vista analitico tutti gli oli analizzati rispettano i parametri chimici previsti dalla legge europea sugli extravergini, anche se alcuni elementi evidenziano le criticità evidenziate nelle prove di assaggio. Il laboratorio ha confermato le criticità dell’olio De Cecco (troppi polifenoli (cattivi) a basso peso molecolare), di Carapelli (presenza di alchilesteri). Al contrario, l’olio Sabo risulta contenere la quantità maggiore di polifenoli (buoni)  indice di buona qualità del prodotto e responsabili delle note amare di un extravergine di qualità.

Le aziende produttrici degli oli bocciati contestano le analisi

Deoleo, proprietaria di Carapelli e Bertolli, insieme a De Cecco e altre aziende produttrici degli oli bocciati dal test hanno contestato le analisi, avanzando l’idea che  le modalità di conservazione e stoccaggio potrebbero aver alterato le caratteristiche, oltre a sottolineare la soggettività delle analisi organolettiche. Tutte le aziende assicurano che le analisi condotte internamente prima prima e dopo aver ricevuto i risultati dei test della TV svizzera sono conformi ai requisiti di legge. Alle accuse di poca riproducibilità dei test sensoriali risponde Gianfranco De Felice del Coi, che ha rassicurato sulla validità assoluta della prova di  assaggio come elemento discriminante per classificare un extravergine e ha consigliato, se si vuole avere garanzia di maggiore qualità, di scegliere extravergini DOP e IGP. L’ultima nota riguarda la decisione dei grandi marchi di non accettare l’invito al confronto proposto dalla tv svizzera. Siamo di fronte all’ennesimo test che riscontra anomalie tra i grandi marchi  dell’olio extravergine e all’ennesimo rifiuto delle aziende di discutere. Un atteggiamento che non può portare a niente di buono.

 

fonte:http://www.ilfattoalimentare.it/falso-extravergine-patti-chiari.html