Per rinfrescarVi la memoria – Ecco come l’UE uccide il Made in Italy detassando l’olio tunisino e aumentandone le importazioni. Il tutto con il vergognoso voto favorevole del Pd…!!

 

Made in Italy

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

Per rinfrescarVi la memoria – Ecco come l’UE uccide il Made in Italy detassando l’olio tunisino e aumentandone le importazioni. Il tutto con il vergognoso voto favorevole del Pd…!!

Riportiamo quanto pubblicato un anno fa. Perchè, purtroppo, abbiamo la memoria corta e come ci siamo dimenticati che abbiamo a capo del primo partito Italiano ed alla segreteria del Governo gente che aveva giurato di lasciare la politica, si siamo dimenticati di porcate come questa…

 

Dal Blog di Beppe Grillo

Il Pd vota per l’invasione dell’olio tunisino e uccide il made in Italy

Oggi muore il Made in Italy. Con i voti favorevoli di Alessia Mosca (Pd), Goffredo Bettini (Pd) e dei gruppi Ppe, S&D e Alde la Commissione Commercio Internazionale del Parlamento europeo ha approvato l’importazione senza dazi di una quota annua di 35.000 tonnellate di olio d’oliva dalla Tunisia. Questa ulteriore quota si aggiunge alle 56.700 tonnellate annue già previste dall’accordo di associazione UE-Tunisia e sarà in vigore per due anni.

Un aumento del 40% di importazione di olio distruggerà la produzione olivicola pugliese, siciliana e non solo. È uno schema suicida per l’economia del Sud Europa, così come dimostrato dai precedenti accordi con il Marocco, che hanno contribuito a distruggere la produzione di arance nel Sud Italia e causato indirettamente tensioni sociali, come quelle vissute a Rosarno.

Dietro l’invasione dell’olio tunisino ci sono precisi interessi economici in gioco: l’obiettivo è quello di affossare i piccoli e medi produttori del Sud Italia, mentre ai grandi viene data la possibilità di comprare a prezzo stracciato l’olio extraeuropeo per poi spacciarlo Made in Italy, come in passato già dimostrato dalle inchieste della magistratura.

L’agricoltura italiana, ancora una volta, viene usata come merce di scambio per la politica internazionale. La Mogherini, che ha ideato il piano, conosce le conseguenze economico-sociali di questa politica iper-liberista?

L’Europa sta già facendo molto per il popolo tunisino. Nel 2011 anni ha stanziato nel programma di macro assistenza finanziaria ben 800 milioni di euro. Nel 2015 sono stati erogati 100 milioni di euro, una prima tranche di un prestito complessivo di 300 milioni. Perché adesso questa ulteriore apertura? Alcuni sospetti nascono dagli interessi economici dell’attuale primo ministro tunisino. Habib Essid è, infatti, uno dei maggiori produttori di olio del Paese e dal 2004 al 2010 è stato persino direttore esecutivo del Consiglio oleicolo internazionale. Con questa importazione senza dazi si vuole aiutare il popolo tunisino o gli affari dei suoi governanti?

Il MoVimento 5 Stelle si opporrà e difenderà con tutti i mezzi la produzione e l’eccellenza italiana, già a partire dalla prossima plenaria quando il testo verrà votato per l’approvazione definitiva. Il Pd può dire lo stesso?

Dal Web

L’ UE detassa l’olio tunisino e ne aumenta le importazioni.Così muore l’olio italiano…

La UE autorizza lo sbarco di olio tunisino esentasse in Italia, contribuendo a mettere in difficoltà produzione e commercio italiano del settore.

Questo provvedimento di “razzismo economico” andrà ad aiutare i tunisini e a penalizzare i produttori di olio  italiani abbandonati a se stessi, i quali già faticano a far rispettare il marchio Made in Italy in tutto il mondo. I produttori, giustamente, temono un abbassamento dei prezzi eccessivo, causato dall’arrivo massiccio di altro olio tunisino a basso costo, perchè detassato.

In questo modo non si ferma l’invasione dell’olio tunisino. Anzi, raddoppia. Già le importazioni dal Paese africano sono aumentate del 734% nel 2015, diventando il nostro terzo fornitore dopo la Spagna, dopo la sua detassazione questa invasione a che livello arriverà?

La cosa strana è che nel 2015  l’Italia si è confermata il principale importatore mondiale di olio d’oliva nonostante l’andamento positivo della produzione nazionale. Qualcosa non torna..

Produciamo uno dei migliori oli del mondo e allo stesso tempo siamo leader nell’importazione di olio farlocco. Ed ora, con la misura presa dal Parlamento Europeo di detassare l’olio tunisino, le importazioni sono destinate ad aumentare, e il VERO olio made in italy, sovrattassato e ivato, a soccombere.

Ma non finisce quì, sembra proprio che questo provvedimento dell’ UE di agevolare l’olio tunisino per aumentarne l’importazione, fosse stato preso proprio per mettere in difficoltà  l’Italia e non gli altri paesi dell’ unione. Infatti come riferisce ILGIORNALE.it :

<<OVVIAMENTE LA DECISIONE DELL’EUROPA AVRÀ LE CONSEGUENZE MAGGIORI PROPRIO IN ITALIA. È NOTO, INFATTI, CHE SIAMO TRA I MAGGIORI PRODUTTORI DI OLIO D’OLIVA DI QUALITÀ. E, SOPRATTUTTO, IL NUOVO OLIO TUNISINO “AGEVOLATO VA AD AGGIUNGERSI ALLE ATTUALI 56.700 TONNELLATE A DAZIO ZERO GIÀ PREVISTE DALL’ACCORDO DI ASSOCIAZIONE UE-TUNISIA, PORTANDO IL TOTALE DEGLI ARRIVI ANNUALE OLTRE QUOTA 90MILA TONNELLATE, PRATICAMENTE TUTTO L’IMPORT IN ITALIA DAL PAESE AFRICANO”. INSOMMA, L’EUROPA IMPORTERÀ 90MILA TONNELLATE DALLA TUNISIA. CHE GUARDA CASO, SONO PROPRIO LE TONNELLATE DI IMPORTAZIONE CHE FA L’ITALIA.>>

E’ abbastanza chiaro quindi che queste 90mila tonnellate di olio tunisino detassato e a basso costo arrivino tutte in Italia, a mettere i bastoni tra le ruote ai nostri produttori.

Una vera e propria strategia per condannare a morte l’olio italiano, che evita anche il boicottaggio di quello farlocco. Infatti,anche se i consumatori volessero, boicottare l’olio tunisino, si imbatterebbero in un’impresa ardua quasi impossibile.
Il problema è che troppo spesso non si capisce quando si sta per acquistare un olio “importato”. Il rischio concreto è il moltiplicarsi di vere e proprie frodi e inganni, con gli oli di oliva provenienti dall’estero che vengono spesso mescolati con quelli nazionali per acquisire, con le immagini in etichetta e sotto la copertura di marchi storici, magari ceduti all’estero, una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati nazionali ed esteri, a danno dei produttori italiani e dei consumatori.

 

La grande truffa dell’etichetta a semaforo per il cibo voluta dalle multinazionali: promossi Coca-Cola e cibi spazzatura. Bocciati Parmigiano e Olio di Oliva…!

 

etichetta a semaforo

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

.

 

La grande truffa dell’etichetta a semaforo per il cibo voluta dalle multinazionali: promossi Coca-Cola e cibi spazzatura. Bocciati Parmigiano e Olio di Oliva…!

Le 6 sorelle del cibo dicono sì al semaforo che promuove la Coca-Cola e boccia il Parmigiano.

Non capita tutti di avere una dichiarazione congiunta di sei colossi dell’industria alimentare che si mettono d’accordo per stabilire, in barba alle istituzioni europee e alla concorrenza, quale sistema di etichettatura adottare nel prossimo futuro. Le sei sorelle del Big Food Coca-Cola, Mars, Mondelez, Nestlé, PepsiCo e Unilever hanno annunciato che adotteranno il modello dell’etichetta a semaforo sullo stile inglese, molto criticato in Europa, ma i tre colori, rosso, giallo e verde saranno attribuiti a grassi, zuccheri, sale non riferiti a 100 grammi o ml di prodotto come avviene oggi in tutta Europa nella tabella nutrizionale bensì in base a quelli presenti per porzione.

Levata di scudi dell’Italia e di altri 15 Paesi europei contro la proposta. A Bruxelles, come ha segnalato per primo il sito Greatitalianfoodtrade, è in programma un tavolo tecnico nell’ambito della “Piattaforma Ue per la dieta, l’attività fisica e la salute“, in cui Coca Cola e Pepsi & Co, Mars e Mondelez, Nestlé e Unilever si accingono a dichiarare il loro appoggio al cosiddetto “traffic lights system”.

Il sistema “semaforico” fu introdotto nel 2013 su base volontaria dalla Gdo britannica col sostegno delle associazioni dei consumatori e poi recepito nel 2014 dall’amministrazione sanitaria d’oltremanica allo scopo di contrastare l’obesità. Consiste nell’apporre sulle confezioni dei prodotti alimentari una sintetica informazione sul contenuto di grassi, zuccheri e altri nutrienti, utilizzando i colori verde, giallo e rosso in misura delle quantità contenute e delle loro possibili ripercussioni sull’equilibrio di una sana alimentazione.

Ma l’etichetta a semafori ha suscitato la contestazione sia dell’industria alimentare che dei governi di molti Paesi, Italia in testa, che lo giudicano grossolano e penalizzante dei prodotti tipici di alcune aree, come quella mediterranea. Secondo Coldiretti, infatti, alcune eccellenze del made in Italy esportate in tutto il mondo come il Prosciutto di Parma, il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano, ma anche l’olio extravergine di oliva, sarebbero tra le vittime illustri di questo sistema grafico. L’approccio britannico crea infatti paradossi come il bollino rosso all’olio extravergine d’oliva e il verde alla bevanda gassata. “Va respinta l’ipotesi – sostiene l’associazione dei coltivatori – di un’informazione visiva che finisce per escludere dalla dieta alimenti sani come i prodotti a denominazione di origine (Dop/Igp), per promuovere, al contrario, il cibo spazzatura come le bevande gassate senza zucchero, ingannando i consumatori rispetto al reale valore nutrizionale“.  Un no ribadito anche dall’industria italiana: “L’etichetta a semafori – ha avvertito il presidente di Federalimentare Luigi Scordamaglia –  va a ledere gravemente il modello produttivo italiano, basato su standard qualitativi elevati e trasparenza”.

In prima linea nella battaglia contro l’etichetta britannica il ministro delle Politiche Agricole: “Ribadiremo con forza il nostro no a questo sistema”, ha tuonato Maurizio Martina, annunciando una lettera “nelle prossime ore” alla Commissione Ue chiedendole di “impedire la diffusione di un elemento così distorsivo del mercato”.

by Curiosity

Ma veramente pensate di comprare Olio extravergine d’oliva a 3 Euro e mezzo a bottiglia? Poveri illusi, a questo prezzo chissà quale porcheria ci vendono!

Olio extravergine

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

.

 

Ma veramente pensate di comprare Olio extravergine d’oliva a 3 Euro e mezzo a bottiglia? Poveri illusi, a questo prezzo chissà quale porcheria ci vendono!

 

 

Olio d’oliva extra vergine a 3 Euro e mezzo a bottiglia: a questo prezzo chissà che cosa ci vendono!

Quest’anno l’annata in Italia è stata pessima. La produzione di olive è crollata. Morale: un litro di olio d’oliva a ‘bocca di frantoio’ non può costare meno di 7-8 Euro al litro. Se pubblicizzano la vendita di olio d’oliva extra vergine a 3 Euro e mezzo circa dovete stare molto attenti: Iddio solo sa cosa ci può essere nelle bottiglie. Ricordatevi che il Parlamento Europeo, quest’anno, ha autorizzato l’arrivo in Europa di 90 mila tonnellate di olio d’oliva tunisino… Strana coincidenza, no?

In tante città siciliane (ma qualcosa ci dice che è così anche nel resto d’Italia) campeggia una pubblicità a caratteri cubitali:

Olio d’oliva extra vergine a 3 Euro e mezzo circa”.

Vi risparmiamo il nome dell’azienda che offre questo ‘prodotto di qualità’ (un noto marchio nazionale) e il nome della catena di supermercati che lo vende. Con questo articolo vogliamo fare riflettere i nostri lettori che sono anche consumatori.

Cominciamo con la domanda brutale: da dove arriva questo olio d’oliva extra vergine?

In prima battuta, diciamo subito che non può essere un olio extravergine italiano di quest’anno. Per un motivo molto semplice: perché il 2016 verrà ricordato come un’annata nera per l’olivicoltura del nostro paese, compresa quella da olio.

Il clima non è stato clemente per questa coltura. E nemmeno alcune patologie hanno dato tregua, con riferimento, soprattutto, alla ‘Lebbra dell’olivo’, una malattia che crea problemi nelle annate caratterizzate da un’elevata piovosità, da umidità e da temperature miti (come potete leggere qui).

La riduzione della produzione di olive, quest’anno, è stata drastica. In alcune zone della Sicilia le perdite hanno superato il 50-60% della produzione.

In conseguenza della riduzione dell’offerta il prezzo dell’olio d’oliva extra vergine a ‘bocca di frantoio’ (acquistato, cioè, presso i frantoi) è schizzato all’insù: dai 4 Euro al chilo (quasi un litro) dello scorso anno è passato a 7-8 Euro al litro (più 8 Euro che 7).

Ciò significa che, se imbottigliato, dovrebbe costare almeno 8,5-9 Euro a bottiglia.

Abbiamo così appurato che l’extra vergine da 3 Euro e mezzo circa promosso a caratteri cubitali non può essere olio di oliva italiano di quest’anno.

Sarà un olio d’oliva extra vergine italiano dello scorso anno? A parte il fatto che l’olio extra vergine che ha oltre un anno di vita non è proprio un prodotto di alta qualità. Anzi. Come abbiamo già accennato, lo scorso anno, nel nostro Paese, l’olio extra vergine, a ‘bocca di frantoio’, si acquistava a 4 Euro al chilo. Ciò significa che, imbottigliato, l’olio extra vergine italiano dello scorso anno non può costare meno di 5 Euro a bottiglia. Magari 4 Euro e mezzo: ma 3 Euro e mezzo circa a bottiglia, no: non può essere un extra vergine di alta qualità: assolutamente no!

Detto questo, non possiamo nascondere ai nostri lettori che, guarda caso, nei mesi scorsi – quasi ad anticipare la cattiva annata (ma noi non crediamo che la scienza riesca a modificare il clima…) – il Parlamento Europeo ha autorizzato l’arrivo, in Europa, di 90 mila tonnellate di olio d’oliva tunisino!

Per carità: nulla contro la Tunisia. Ci sono solo alcuni problemi che è bene che i consumatori conoscano.

Intanto non abbiamo ancora visto olio d’oliva o olio d’oliva extra vergine (si tratta di due qualità di olio d’oliva diverse: il primo contiene un po’ di acidità, il secondo – l’extra vergine – deve avere un tasso di acidità inferiore all’1% espressa in acido oleico) con il marchio dove si spiega che arriva dalla Tunisia.

Visto il grande quantitativo la promozione dovrebbe essere martellante. Invece, chissà perché, è come se l’olio d’oliva tunisino non fosse tra noi. Come mai?

Guarda caso – come già sottolineato – la bassa produzione di extra vergine di quest’anno, in Italia, sta coincidendo con “l’invasione” di olio d’oliva tunisino. Una combinazione quasi ‘magica’.

Cosa vogliamo dire? Che non possiamo escludere che olio d’oliva tunisino venga venduto come olio d’oliva extra vergine italiano. In pratica, un raggiro ai danni dei consumatori.

Un raggiro conveniente: un chilo di olio d’oliva tunisino costa circa un Euro. Non c’è bisogno di essere maghi dell’imprenditoria per capire che i margini di guadagno, per chi sta ‘pilotando’ tale ‘operazione’, sono cospicui.

Un raggiro pericoloso: in Italia i trattamenti contro vari agenti patogeni dell’olivo non mancano: ma sono contenuti e fatti con oculatezza. E con prodotti chimici non estremamente tossici.

Che pesticidi utilizzano in Tunisia? Ci piacerebbe saperlo. Ci piacerebbe sapere, ad esempio, se anche in Tunisia sono stati banditi i cloroderivati: pesticidi dannosi per la salute umana, che l’Italia ha bandito dalla farmacopea agricola tra la fine degli anni ’60 e i primi anni ’70 del secolo passato.

Una precisazione anche per i ‘marxisti della domenica’ – che sono anche terzomondisti – che difendono i tunisini e che magari accusano di razzismo chi manifesta dubbi sui prodotti che arrivano dall’Africa.

Sull’olio tunisino ha parlato Ettore Pottino, presidente di Confagricoltura della Sicilia in un’intervista rilasciata a La Sicilia di Catania:

“In questi ultimi anni di delocalizzazione dell’agricoltura imprenditori siciliani, italiani, tedeschi, spagnoli ed europei in generale hanno spostato i loro interessi dove il denaro viene remunerato di più. Hanno fatto incetta di seminativi in Romania per beneficiare dei contributi della PAC, di agrumeti in Marocco per importare arance facendole passare per spagnole e, manco a dirlo, hanno comprato tutti gli oliveti tunisini usufruendo dello sgravio fiscale totale per dieci anni. Qui hanno investito rendendo innovativi gli impianti e, grazie alla manodopera a costo bassissimo e alla possibilità di impiegare fitofarmaci proibiti in Europa, invadono i nostri mercati di olio a 2-3  euro al chilo. Dunque, la Mogherini e l’UE non daranno questo aiuto al popolo tunisino, non sosterranno la democrazia di quel Paese, ma i nostri imprenditori e quelli italiani e tedeschi che, senza pagare tasse, miscelano legalmente il loro olio tunisino con quello siciliano o italiano, o lo vendono con etichetta tunisina nei supermercati a prezzi low cost. Il nostro olio non può competere e viene svenduto o non viene acquistato”.

Che dire, in conclusione? Solo una precisazione.

Quest’anno – piaccia o no alla grande distribuzione organizzata – l’olio d’oliva extra vergine italiano imbottigliato non può costare meno di 8-9 Euro per ogni bottiglia di un litro-chilo.

Il resto sono chiacchiere.

Foto tratta da insiemeperlaterra.it

articolo di I Nuovi Vespri

 

Ancora falso olio extravergine: Bertolli, De Cecco e Carapelli bocciati nel test della tv svizzera Patti Chiari. CONTINUANO A PRENDERCI PER I FONDELLI. Segnatevi queste marche e ricordatevele quando andate a fare la spesa!!

olio extravergine

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

Ancora falso olio extravergine: Bertolli, De Cecco e Carapelli bocciati nel test della tv svizzera Patti Chiari. CONTINUANO A PRENDERCI PER I FONDELLI. Segnatevi queste marche e ricordatevele quando andate a fare la spesa!!

 

Ancora falso olio extravergine: Bertolli, De Cecco e Carapelli bocciati nel test della tv svizzera Patti Chiari. Promossa Monini. Vince lo svizzero Sabo, prodotto dall’italiana Clemente

Ancora una volta un test comparativo, questa volta realizzato dal programma della tv svizzera italiana Patti Chiari, segnala la presenza sul mercato di finti oli extravergini. Gli autori del servizio, andato in onda il 9 dicembre hanno fatto analizzare in laboratorio 12 bottiglie (alcune vendute anche nei supermercati italiani), rilevando in alcuni casi l’assenza dei requisiti di legge per etichettare l’olio come extravergine di oliva. Il panel di esperti, nominati dal Consiglio olivicolo internazionale (COI) di Weadensiwill nel Canton Zurigo,  ha analizzato l’olio da un punto di vista organolettico alla ricerca di difetti sensoriali percepibili al gusto e all’olfatto, come stabilito dalla normativa europea.

I risultati sono stati davvero scoraggianti. Metà delle bottiglie prese in esame sono state bocciate a causa dei difetti riscontrati nel gusto e per la scarsa qualità del prodotto. Sulla base dei giudizi attribuiti dal panel ai vari marchi, la norma europea non consentirebbe di vendere come extravergini sei oli su dodici. Tra i marchi sotto accusa troviamo: De Cecco Classico, Bertolli Originale e Carapelli Classico. Non è la prima volta che Bertolli, come pure Carapelli e De Cecco vengono accusati di proporre in bottiglia un olio extravergine che non è tale. I primi rilievi risalgono al 2015  quando le inchieste di Il Test – Salvagente, aveva realizzato un test comparativo che ha declassato da olio extra vergine a olio vergine 9 marchi italiani tra cui Bertolli, ma anche Carapelli, De Cecco e Sasso. In seguito anche il programma svizzero Kassensturz e la rivista elvetica Ktipp bocciano ancora Bertolli. Pochi mesi fa, per Bertolli, Sasso e Carapelli, è arrivata anche una sanzione dall’Agcm, che ha condotto ulteriori analisi sensoriali, riscontrando difetti tali da provocare il declassamento dell’olio a vergine. In seguito alla sanzione, Carapelli (controllata da Deoleo), aveva scritto al Fatto Alimentare in rappresentanza di Bertolli e Sasso, per ribadire l’impegno del gruppo a migliorare gli standard qualitativi dei propri prodotti.

Tra le sei bottiglie di vero extravergine, due sono comunque di scarsa qualità

Esce vincitore dal test, l’olio extravergine 100% italiano Sabo, imbottigliato in Canton Ticino, ma prodotto dall’azienda italiana Clemente, con olive 100% pugliesi. Seguono l’olio Gran Delizia Toscano IGP e Monini Classico. Due degli oli sottoposti al test, pur essendo stati classificati extravergini dagli assaggiatori, raggiungono un punteggio insufficiente.

 

 

L’olio extra vergine Bertolli è stato bocciato dagli assaggiatori

A conferma dei risultati ottenuti dal panel svizzero, Patti Chiari ha sottoposto i 12 oli anche all’esame organolettico del Comitato di assaggio ufficiale dell’olio Chianti DOP, e al laboratorio fiorentino di analisi ValorItalia di Sambuca per quanto attiene le analisi chimiche. Sia il secondo panel, che le analisi di laboratorio  hanno sostanzialmente confermato la classifica degli esperti svizzeri. Vale la pena sottolineare come da un punto di vista analitico tutti gli oli analizzati rispettano i parametri chimici previsti dalla legge europea sugli extravergini, anche se alcuni elementi evidenziano le criticità evidenziate nelle prove di assaggio. Il laboratorio ha confermato le criticità dell’olio De Cecco (troppi polifenoli (cattivi) a basso peso molecolare), di Carapelli (presenza di alchilesteri). Al contrario, l’olio Sabo risulta contenere la quantità maggiore di polifenoli (buoni)  indice di buona qualità del prodotto e responsabili delle note amare di un extravergine di qualità.

Le aziende produttrici degli oli bocciati contestano le analisi

Deoleo, proprietaria di Carapelli e Bertolli, insieme a De Cecco e altre aziende produttrici degli oli bocciati dal test hanno contestato le analisi, avanzando l’idea che  le modalità di conservazione e stoccaggio potrebbero aver alterato le caratteristiche, oltre a sottolineare la soggettività delle analisi organolettiche. Tutte le aziende assicurano che le analisi condotte internamente prima prima e dopo aver ricevuto i risultati dei test della TV svizzera sono conformi ai requisiti di legge. Alle accuse di poca riproducibilità dei test sensoriali risponde Gianfranco De Felice del Coi, che ha rassicurato sulla validità assoluta della prova di  assaggio come elemento discriminante per classificare un extravergine e ha consigliato, se si vuole avere garanzia di maggiore qualità, di scegliere extravergini DOP e IGP. L’ultima nota riguarda la decisione dei grandi marchi di non accettare l’invito al confronto proposto dalla tv svizzera. Siamo di fronte all’ennesimo test che riscontra anomalie tra i grandi marchi  dell’olio extravergine e all’ennesimo rifiuto delle aziende di discutere. Un atteggiamento che non può portare a niente di buono.

 

fonte:http://www.ilfattoalimentare.it/falso-extravergine-patti-chiari.html