Il DIKTAT dell’Europa: “L’Italia non può vietare gli OGM” …E vedrete come i politici si caleranno le braghe svendendo, ancora una volta, la nostra salute per gli interessi delle Multinazionali!

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Il DIKTAT dell’Europa: “L’Italia non può vietare gli OGM” …E vedrete come i politici si caleranno le braghe svendendo, ancora una volta, la nostra salute per gli interessi delle Multinazionali!

Il DIKTAT dell’Europa di oggi: “L’Italia non può vietare gli OGM”

Gli Ogm in Italia si possono ancora vietare? A quanto pare no. La tanto sbandierata sovranità nazionale viene ancora una volta calpestata dalle decisioni di organismi comunitari non eletti. Ma gli italiani sono ancora fortemente contrari al biotech nel piatto…

Può un organo europeo calpestare la volontà di cittadini e governi nazionali? A quanto pare sì. La Corte di Giustizia europea ha infatti dichiarato illegittimo un decreto interministeriale del 2013, in cui si vietava la coltivazione di Ogm in Italia. In particolare, veniva messo al bando il mais Mon810, variante geneticamente modificata del cereale, di cui Monsanto detiene i copyright.

La sentenza dà ragione a Giorgio Fidenato, agricoltore friulano che aveva seminato la varietà di mais nei suoi campi, pur non ottenendo la necessaria autorizzazione. Ma per la Coldiretti il governo italiano ha tutto il diritto di vietare la coltivazione di ogm nel proprio territorio: lo dice anche una direttiva europea approvata nel 2015.

Ricostruiamo i contorni della vicenda.

Ogm in Italia: la vicenda Fidenato

Tutto comincia tra il 2009 e il 2010. Siamo in Friuli-Venezia Giulia, ad Arba per la precisione, in provincia di Pordenone. In due campi di sua proprietà, a Fanna e a Vivaro, Fidenato comincia a coltivare del mais transgenico, il Mon810. La coltivazione è autorizzata dall’Europa e dall’ Efsa (Autorità europea per la sicurezza). Anche se all’epoca non sono specificamente vietati, però, per gli Ogm in Italia vige un sistema autorizzativo particolare.

Il decreto legislativo 212 del 2001, infatti, impone una specifica autorizzazione per le coltivazioni geneticamente modificate. Lo stesso decreto prevede in caso di violazione, l’arresto fino a 6 mesi e una multa di importo massimo da 51.70 euro. Ma il coltivatore friulano ne fa quasi una battaglia di libertà e imperterrito continua a coltivare il Mon810. Tra l’altro, lo fa anche senza nessuna misura di tutela di contaminazione: gli ogm infestano tranquillamente anche i campi circostanti (come vedremo).

A dare per prima l’allarme, è stata Greenpeace. Poco dopo le prime semine, la ong segnala il comportamento di Fidenato agli organi competenti, che però non intervengono tempestivamente. A quel punto, 23 attivisti dell’associazione decidono di entrare nei campi dell’agricoltore, tagliando, isolando e mettendo in sicurezza la parte superiore delle piante geneticamente modificate. Sono le “punte” infatti a produrre il polline che si sarebbe diffuso di lì a poco anche negli altri terreni confinanti.

A questo punto interviene l’autorità giudiziaria. I campi vengono posti sotto sequestro e Fidenato condannato a 25mila euro di multa dal gip di Pordenone. Decisione a cui l’agricoltore si opporrà: nel febbraio 2011 comincia il primo processo sulla vicenda. Il tribunale di Pordenone chiede quindi l’intervento della Corte di Giustizia, che darà ragione a Fidenato: l’uomo sarà assolto nel luglio 2013.

Ma prima di attendere il pronunciamento definitivo, Fidenato ha continuato nella sua opera…

Ogm in Italia: il divieto del governo

Giugno 2012: Fidenato semina ancora il Mon810, malgrado la querelle giudiziaria. Giugno 2013: passa ancora un anno e il risultato non cambia. L’agricoltore persiste. E questa volta interviene il governo.

L’allora Ministro delle Politiche Agricole, Nunzia De Girolamo, firma insieme a Lorenzin e Orlano un decreto interministeriale per ridefinire la coltivazione di Ogm in Italia. In particolare, arriva un divieto proprio per il Mon810. Le motivazioni? Sono presto dette:

«Il divieto di coltivazione del Mais MON810 – si legge in un comunicato diffuso dal Mipaaf – è motivato dalla preoccupazione sollevata da uno studio del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura, consolidata da un recentissimo approfondimento tecnico scientifico dell’Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che ne evidenzia l’impatto negativo sulla biodiversità, non escludendo rischi su organismi acquatici, peraltro già evidenziati da un parere dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare reso nel dicembre 2011».

Il mais ogm, quindi, mette a rischio la biodiversità. La decisione è di vietarne la coltivazione. E il problema non riguarda unicamente i campi del signor Fidenato.

Già perché, come temeva Greenpeace, gli organismi ogm si sono ‘estesi’ anche nei campi limitrofi. La conferma è arrivata a novembre 2013. Il Corpo forestale, infatti, attestava che nei terreni adiacenti a quelli seminati con mais Mon810 veniva rivelato “inquinamento genetico” fino al 10%.

Gli ultimi 4 anni all’insistenza di Fidenato si sono opposte svariate sentenze in diversi gradi di giudizio. Nel 2015, il Consiglio di Stato respingeva il ricorso dell’agricoltore, che si rivolge quindi, ancora una volta, alla Corte di Giustizia europea.

Leggi anche: Gli Ogm: Italia vota a favore “grazie” alla Lorenzin

Ogm in Italia: la decisione della Corte Ue

Dalla Corte di Lussemburgo è arrivato infine il diktat al nostro Paese. Il 13 settembre, l’organismo ha di fatto imposto la coltivazione di Ogm in Italia, dando ragione a Fidenato. I giudici infatti dichiarano “illegittimo” il decreto interministeriale del 2013. E sostengono che “non vi erano nuove prove scientifiche a supporto delle misure di emergenza richieste”, che hanno poi portato al divieto.

Ma la Corte si spinge oltre. Arrivando a sostenere che il principio di precauzione sia illegittimo:

«Il principio di precauzione, che presuppone un’incertezza sul piano scientifico in merito all’esistenza di un certo rischio, non è sufficiente per adottare tali misure».

In sostanza, viene detto che, anche se esistono dubbi sulla sicurezza di un determinato prodotto o alimento, questi ultimi non si possono vietare, fino a che non è stata dimostrata con certezza la loro nocività. Verrebbe da chiedere: e se poi scopriamo che fanno male? Come facciamo ad annullare gli effetti pregressi?

Intanto Fidenato gongola e annuncia nuove semine.

«La Corte di Giustizia europea – ha dichiarato – vuole la dimostrazione scientifica che gli Ogm possano nuocere alla salute prima di bloccare la libera commercializzazione delle merci. La guerra però non è ancora vinta e siamo pronti a riportare la questione alla Corte in sede pregiudiziale, seminando nuovamente la prossima primavera».

Ogm in Italia: ma i cittadini non sono d’accordo

A fare chiarezza ci pensa però Coldiretti. Che ha spiegato come ci sia poco da esultare per i fautori del mais Ogm in Italia. Sono infatti almeno 3 i fattori da considerare.

Innanzitutto il fatto che una direttiva europea del 2015 ha di fatto superato il decreto interministeriale del governo italiano. La direttiva è la 2015/412, approvata nel marzo di due anni fa, che dava la possibilità agli Stati membri di limitare o vietare del tutto la coltivazione di Ogm sul proprio territorio. L’Italia è tra le 17 nazioni che hanno usufruito di questa possibilità.

Il secondo punto è di natura ‘popolare’. Sono pochi infatti coloro che in Italia approvano gli organismi geneticamente modificati nel piatto. Coldiretti ha infatti realizzato un’indagine in cui emerge che “quasi 8 cittadini su 10 – il 76 per cento – si oppongono oggi al biotech nei campi che in Italia sono giustamente vietati in forma strutturale dalla nuova normativa”. La domanda qui è: può la Corte di Giustizia cozzare così apertamente con la volontà popolare di un Paese?

Il terzo punto, forse ancora più dirimente, è la tutela del Made in Italy. Il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, è stato molto netto sul punto:

«Per l’Italia gli organismi geneticamente modificati in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico del Made in Italy».

Fonte: AmbienteBio

Ogm, la Corte Europea contro l’Italia: “Non può vietare le coltivazioni geneticamente modificate” – Insomma la nostra salute calpestata non solo per gli interessi dei nostri politici, ma pure per gli interessi della casta Europea!

 

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Ogm, la Corte Europea contro l’Italia: “Non può vietare le coltivazioni geneticamente modificate” – Insomma la nostra salute calpestata non solo per gli interessi dei nostri politici, ma pure per gli interessi della casta Europea!

Ogm, la Corte europea contro l’Italia: “Non può vietare le coltivazioni geneticamente modificate”

Secondo i giudici europei non possono essere impedite se non di fronte a prove certe di rischi per la salute umana, animale e per l’ambiente. Il caso riguarda l’agricoltore Giorgio Fidenato che piantò mais modificato autorizzato dall’Ue ma vietato da un decreto del 2013. La Coldiretti: “Sentenza superata da legge 2015”

Impossibile vietare la coltivazione Ogm, senza prove certe che faccia male alla salute. A dirlo è la Corte Europea in una sentenza del 13 settembre in cui specifica che se sui prodotti geneticamente modificati non ci sia certezza di grave rischio per la salute umana, degli animali o per l’ambiente, né la Commissione né gli Stati membri hanno la facoltà di adottare misure di emergenza quali il divieto della coltivazione. La giustizia europea risponde così al caso di Giorgio Fidenato, un agricoltore penalmente perseguito in Italia, perché nel 2014 piantò mais geneticamente modificato. Una pratica permessa dall’Ue ma vietata da un decreto interministeriale del 2013.

In sostanza, il decreto italiano viene bocciato perché illegittimo. Il motivo sta tutto nel “principio di precauzione“, che deve basarsi sulla certezza dell’esistenza del rischio, senza la quale non è possibile eludere o modificare le disposizioni già esistenti per gli alimenti geneticamente modificati, oggetto di una valutazione scientifica completa prima di essere immessi in commercio.

Secondo Coldiretti, però, la decisione della corte è obsoleta e si riferisce ad un quadro normativo ormai passato e del tutto superato. Nel 2015, infatti, è stata approvata una direttiva che permetteva ai paesi europei di vietare la semina Ogm anche se autorizzata a livello Ue. L’Italia è tra i 17 Stati membri che hanno scelto questa possibilità. Il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo fa sapere che “per l’Italia gli organismi geneticamente modificati in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico del Made in Italy”.

Non solo. Da un’indagine Coldiretti divulgata in occasione della sentenza della Corte europea, emerge che “quasi 8 cittadini su 10 – il 76 per cento – si oppongono oggi al biotech nei campi che in Italia sono giustamente vietati in forma strutturale dalla nuova normativa”, comunica la confederazione degli agricoltori.

Per l’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica la decisione della Corte Europea di Giustizia dell’Unione europea è “potenzialmente rivoluzionaria”. L’Ue “ha condannato l’Italia per proibizioni immotivate sugli Ogm”. In una nota sottolinea la “vittoria odierna dell’agricoltore friulano Giorgio Fidenato, iscritto Associazione Luca Coscioni, e dei Taboga” e come la sua “disobbedianza civile” “sollevi l’enorme problema politico generale della necessità di porre al centro delle decisioni normative e politiche le evidenze scientifiche“. Spetta ora al giudice nazionale risolvere la causa conformemente alla decisione della Corte. La decisione vincola però gli altri giudici nazionali ai quali verrà sottoposto un problema simile.  Secondo l’associazione “non basterà invocare il ‘principio di precauzione’ per proibire, ci vorranno delle prove”.

L’agricoltore friuliano Giorgio Fidenato, in passato aveva più volte aveva tentato di seminare mais transgenico e aveva impugnato il decreto dell’esecutivo che vieta la coltura del mais geneticamente modificato in Italia. Nel febbraio 2015 il Consiglio di Stato aveva respinto il ricorso dell’imprenditore che poi, si è rivolto alla Corte di Giustizia europea.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/13/ogm-la-corte-europea-contro-litalia-non-puo-vietare-le-coltivazioni-geneticamente-modificate/3854262/

Il Prof. Franco Berrino: “Gli OGM sono pericolosi per la terra, per la povertà, per la fame”.

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“Gli OGM sono pericolosi per la terra, per la povertà, per la fame.

Questa è la principale ragione per cui dobbiamo combattere, perché la monocoltura degli OGM sta affamando popolazioni nel mondo.

Se gli OGM che ci sono adesso, fondamentalmente la soia, il mais, il cotone, perché tutti gli altri tentativi sono stati fallimentari, ma questa storia del mais…. noi importiamo, lo sapete… è proibito produrlo in Italia ma ne importiamo enormi quantità per nutrire gli animali, inoltre gli animali mangiano un cibo che non è il loro e per di più… io non sono preoccupato se nel mio piatto, ad un certo punto, mi capita una soia OGM anche perché mi sarà già capitata,immagino, qualche imbroglio ci sarà pur stato nel mondo, ma perché non ci sono delle solide dimostrazioni che faccia male, fa male al pianeta!

E poi perché mai dovremmo mangiare il cibo OGM? Non ce nessun vantaggio economico, se non per chi brevetta questi, questi… Io sono rimasto colpito, quando andavo ai primi congressi sulla soia e un campo di soia OGM trattato con il roundup, con il glifosato, produce forse il 2-3% in più in un campo di soia tradizionale. Non ce nessuna ragione economica di produrre gli OGM, l’unica ragione è per monopolizzare il seme.

Quindi no agli OGM e dobbiamo diffondere questa informazione.

Ci è stata fatta un’informazione martellante da parte dell’industria sull’utilità degli OGM, un’informazione fatta di falsità; gli OGM per combattere la fame nel mondo, nooo, gli OGM sono una causa della fame nel mondo, non una cosa per combatterla.

Io non sono contro la ricerca sul DNA ricombinante, sono state fatte cose meravigliose, è stata creata l’insulina, oggi un diabetico può vivere bene grazie alle nostre capacità di far produrre a dei batteri OGM l’insulina, sono favorevole alla ricerca in questo campo ma giù le mani dal cibo!

Difendiamo il cibo! Riappropriamoci del nostro cibo! Vogliamo il nostro cibo!

Non è che me ne intenda tanto ma parlando con chi fa la permacultura per esempio, mi sto rendendo conto che funziona e la produttività è elevata. Poi, avvolte la produttività è più bassa ma perché usi del semi antichi e se fai il grano monococco ti rende meno, naturalmente, che non i grani moderni, quelli ricchissimi di questo glutine.

Io penso che prima di distruggere definitivamente il pianeta, gli interessi produttivi andranno vero il biologico perché finirà per rendere di più. Se noi distruggiamo la terra, sterilizziamo la terra e poi non ce la facciamo più a produrre cosi tanto, no?

La rivoluzione verde è stata una cosa fantastica, ha aumentato enormemente la produttività e oggi, però, i contadini si suicidano perché si sono indebitati e i terreni non valgono più niente; perché l’acqua è inquinata, mi sto riferendo ai contadini dell’India in questo momento, io penso che sarà inevitabile che torneremo a produrre cibo senza chimica, adesso siamo nella fase più brutta della grande aggressività dell’industria ma io penso che se noi riusciamo a difenderci dal monopolio del seme si tornerà a questo.”

Trascrizione di un video del dottor Franco Berrino: “Ecco come gli OGM contribuiscono alla distruzione dell’ambiente” che potete vedere QUI

 

 

Dopo il Fipronil, dall’Olanda arriva anche l’Ogm libero!

 

 

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Dopo il Fipronil, dall’Olanda arriva anche l’Ogm libero!

A poche settimane dallo scandalo del Fipronil, l’insetticida tossico ritrovato nelle uova provenienti da Belgio e Olanda, dai Paesi Bassi arriva un altro rischio per la sicurezza alimentare europea. Questa volta si tratta però di una proposta: un documento riservato che l’Olanda ha inviato agli altri stati membri dell’Ue con la richiesta di deregolamentare l’immissione in commercio e nei campi dei nuovi Ogm. A diffondere il documento è stato il gruppo dei verdi europei. L’eurodeputato del Movimento 5 Stelle, Marco Affronte, ha rilanciato la notizia su Facebook scrivendo: “Allucinante!!! Abbiamo intercettato la proposta olandese ai rappresentanti degli altri stati membri: deregolamentazione totale per gli Ogm”.

Al centro della proposta i “nuovi Ogm”

Il documento, dal titolo “Proposta di discussione sulle azioni volte a migliorare il meccanismo di esenzione per le piante geneticamente modificate ai sensi della direttiva 2001/18 / CE”. La direttiva in questione è per l’appunto quella che prevede che qualsiasi organismo transgenico prima di essere introdotto in territorio comunitario debba passare prima per l’autorizzazione della Commissione europea.  Gli olandesi, nello specifico, propongono di esentare da questo passaggio i cosiddetti “nuovi ogm”, formalmente detti: “Nuove tecniche di coltivazione (Npbts)”. 

Greenpeace: “Meccanismo uguale al passato”

Federica Ferrario, responsabile della Campagna Ogm di Greenpeace Italia, dichiara: “Quelle tecniche producono Ogm, escluderle dalla direttiva europea non ha nessun senso logico. Si tratta infatti – spiega l’esperta – di una serie di tecniche “nuove” nel senso che quando è stata fatta la direttiva ancora non esistevano. In ogni caso modificano il dna delle colture. Ad esempio, una di queste tecniche è lacisgenesi”. La differenza con i vecchi metodi è che invece di inserire del Dna di un organismo completamente differente, qui si inseriscono geni che appartengono alla stessa specie. “Ma comunque è una tecnica che in natura non esiste – continua Ferrario – tagliano il dna, inseriscono il gene, e non si sa che reazione si ha né che effetti e rischi questo possa comportare nel tempo. Il meccanismo è lo stesso dei vecchi Ogm”.

Un autogoal per l’Italia

Per Greenpeace, se l’Italia sposasse questo tipo di interpretazione “sarebbe veramente un autogol per tutta la nostra produzione agroalimentare, perché significherebbe non avere tracciabilità ed etichettatura in grado di far sapere se e quando stai comprando questo tipo di Ogm. Addio Made in Italy e trasparenza nei confronti dei consumatori”. Non è ancora noto, quali reazioni abbiano avuto i rappresentanti italiani davanti a questa proposta, né quale sarà la posizione del ministro delle politiche agricole Maurizio Martina rispetto alla deregolamentazione degli Npbts. Di sicuro, è un fatto il finanziamento di 21 milioni di euro che lo scorso anno è stato inserito nella legge di stabilità su volontà del Miipaf per la ricerca nel campo delle “biotecnologie sostenibili” tra le quali, appunto, la cisgenesi.  “La deregolamentazione di queste tecniche – conclude Ferrario – viaggia nella direzione di quanto richiesto da accordi come il Ttip e il Ceta che puntano a dare il via libera a un tipo di prodotti che negli Usa sono già in fase di sperimentazione nel campo”.

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/09/08/dopo-il-fipronil-dallolanda-arriva-anche-logm-libero/25721/

Mezzo mondo è ormai pieno di malattie provocate dai derivati del grano che contiene glifosato e micotossine.

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Mezzo mondo è ormai pieno di malattie provocate dai derivati del grano che contiene glifosato e micotossine.

Aumentano le malattie provocate dai derivati del grano, dalla sensibilità al glutine a patologie molto più gravi come linfomi, morbo di Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica (Sla) e il morbo di Parkinson. Ma non si fa nulla.

Micotossine e intolleranze – Secondo i dati dell’ultimo rapporto del ministero della Salute, i celiaci in Italia sono 172.197 (dati del 2014), quasi 8mila in più rispetto al 2013 e 23.500 in più confrontati invece con quelli del 2012. Ma questi sono solo i numeri delle diagnosi, perché lo stesso ministero ha calcolato che le persone che soffrono di celiachia in Italia sono 600mila.

Dobbiamo però specificare che una volta c’era la Celiachia, malattia autoimmune su base genetica. Da quando i grani coltivati nella zone fredde e umide del mondo hanno invaso il nostro pianeta i danni alla salute di milioni e milioni di persone non si contano più.

Milioni e milioni di persone, a un certo punto della loro vita – a trent’anni, a quarant’anni, a cinquant’anni – hanno cominciato ad accusare i sintomi di una malattia che pensavano fosse celiachia. Ma com’è possibile, si diceva, se la celiachia è una malattia su base genetica?”

Poi si è scoperto che non era celiachia, ma una malattia legata alla sensibilità al glutine (Gluten sensitivit). Cosa succede nel nostro organismo a causa dei derivati del grano che contengono le micotossine l’abbiamo già accennato: si ‘sfasciano’ i villi intestinali e questi ultimi cominciano ad assorbire il glutine che va nel sangue, creando seri problemi al nostro organismo.

Già, i problemi al nostro organismo: i disturbi all’apparato digerente e persino le emicranie, oggi sempre più diffuse nel mondo.

Tra glifosato e micotossine c’è un mondo pieno di malattie: non soltanto la Gluten sensitivit, ma anche altre patologie: diabete, obesità, asma, linfomi, morbo di Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica (Sla) e il morbo di Parkinson.

E che cosa si fa davanti a queste patologie provocate dal grano avvelenato da glifosato e micotossine? Nulla.

Il tratto gastrointestinale è la prima barriera fisica contro i contaminanti del cibo, ma è anche il primo bersaglio di queste sostanze tossiche.

Tratto da Ninco Nanco Blog

La guerra sporca di Monsanto sulla pelle della Gente – Un piano ben orchestrato e finanziato profumatamente per attaccare il biologico, screditarlo, istillare nei consumatori la sensazione che sia un bluff…!

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La guerra sporca di Monsanto sulla pelle della Gente – Un piano ben orchestrato e finanziato profumatamente per attaccare il biologico, screditarlo, istillare nei consumatori la sensazione che sia un bluff…!

Da Il Salvagente

Nuovo scandalo negli Usa: la guerra sporca di Monsanto al biologico

Un piano ben orchestrato e finanziato per attaccare il biologico, screditarlo, istillare nei consumatori la sensazione che sia un bluff.

È quello messo in atto nel 2014 dai dirigenti di Monsanto, il principale fornitore mondiale di pesticidi e di semi geneticamente modificati. Lo scandalo, emerso in questi giorni, descrive come – ancora una volta – le multinazionali abbiano messo le mani sulla scienza per i loro poco confessabili interessi.

Lo studio “indipendente” che svela il bluff del bio

I fatti. È l’aprile 2014 quando esce il rapporto di 30 pagine di Academics Review, descritto come “una non-profit guidata da esperti accademici indipendenti in agricoltura e scienze alimentari”. Il gruppo svela che i consumatori sono stati ingannati, hanno speso più soldi per il cibo biologico a causa di pratiche di marketing ingannevoli da parte dell’industria del bio .
I titoli di stampa seguono a ruota: “Il bio smascherato” (Brownfield News) e “Industria bio, che boom per ingannare i consumatori” (Food Safety Tech News.

I risultati sono stati “approvati da un gruppo internazionale di scienze agricole indipendenti, scienze alimentari, esperti economici e giuridici di rispettate istituzioni internazionali”, assicura il comunicato stampa del gruppo.

Per eliminare ogni dubbio sull’indipendenza, il comunicato stampa conclude con questa nota: “La revisione degli accademici non ha alcun conflitto di interesse associato a questa pubblicazione e tutti i costi sono stati pagati con i nostri fondi generali senza alcuna specifica influenza o direzione del donatore “.

Ciò che non è mai stato menzionato nella relazione, nel comunicato stampa o sul sito web è che a partecipare alla raccolta fondi per Academics Review, ha collaborato Monsanto che ha anche definito la strategia, discusso i piani per nascondere i finanziamenti dell’industria, secondo quanto svelano le e-mail ottenute grazie alla legge che garantisce il diritto alla conoscenza statunitense, il Freedom Act.

Criticare il bio per magnificare gli Ogm

I motivi di Monsanto per attaccare l’industria bio? Semplici: i semi e le sostanze chimiche di Monsanto sono vietati dall’uso nell’agricoltura biologica e gran parte della messaggistica di Monsanto è che i suoi prodotti sono superiori agli organici come strumenti per incrementare la produzione alimentare globale.

 

fonte:https://ilsalvagente.it/2017/08/21/nuovo-scandalo-negli-usa-la-guerra-sporca-di-monsanto-al-biologico/25245/

Sulle tavole il primo salmone Ogm. Ma tranquilli, tanto Voi non potrete riconoscerlo!

 

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Sulle tavole il primo salmone Ogm. Ma tranquilli, tanto Voi non potrete riconoscerlo!

 

Sulle tavole il primo salmone Ogm (ma i consumatori non possono riconoscerlo)

È il primo animale transgenico ad arrivare sulle tavole dei consumatori. “L’onore” spetta al salmone prodotto dalla AquaBounty Technologies, una società di Maynard, Massachusetts, che ha sviluppato il pesce geneticamente modificato e ha annunciato il 4 agosto scorso di averne venduto 4,5 tonnellate ai clienti canadesi.

Il pesce, una varietà di salmone atlantico, è progettato per crescere più velocemente, raggiungendo la dimensione di vendita in circa la metà del tempo – circa 18 mesi. AquaBounty ha venduto il suo primo batch commerciale a prezzo di mercato: 5,30 dollari per libbra (0,45 kg), secondo quanto spiegato dalla società che non ha voluto rivelare, però, chi lo abbia comperato.
Il pesce è stato allevato nelle vasche di un’azienda a Panama e ora la società ha in programma di ampliare la produzione aprendo un sito sull’isola Prince Edward del Canada, dove le autorità locali a giugno hanno dato la luce verde.

AquaBounty ha impiegato 25 anni per portare il suo salmone Ogm sulle tavole e ha sostenuto una lunga battaglia con i sistemi regolatori di diversi paesi. Il risultato è che tanto gli Usa che il Canada non richiedono al salmone-Frankenstein di essere etichettato come Ogm.
Ma a differenza del Canada, le battaglie politiche negli Stati Uniti hanno finora bloccato l’ingresso del salmone sul mercato a stelle e strisce.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/08/07/sulle-tavole-il-primo-salmone-ogm-ma-i-consumatori-non-possono-riconoscerlo/24783/

L’Italia sta per finanziare i nuovi Ogm, ma i Tg MUTI…!!!

 

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L’Italia sta per finanziare i nuovi Ogm, ma i Tg MUTI…!!!

 

L’Italia sta per finanziare i nuovi Ogm ma nessuno ne parla

Tra due giorni la Commissione Agricoltura della Camera si esprimerà su un decreto che stanzia milioni. Ma la Corte di Giustizia dell’UE potrebbe dichiararli illegali a settembre

L’Unione Europea non ha ancora deciso se le nuove tecniche di manipolazione geneticaproducano colture Ogm a tutti gli effetti, oppure se legalmente queste possano aggirare la direttiva comunitaria che disciplina i prodotti transgenici e quindi entrare nei campi di tutta Europa. Per conoscere il destino di questi nuovi OGM, ottenuti con metodi sviluppati dopo l’entrata in vigore della direttiva, bisognerà aspettare una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, investita dal Consiglio di Stato francese del ruolo di fare chiarezza. Il giudizio sulla natura di questi nuovi organismi è atteso nei prossimi mesi, eppure l’Italia si sta muovendo per approvare un decreto  del Ministero dell’Agricoltura che stanzia 21 milioni di euro per ricerche in questo campo. La commissione Agricoltura della Camera dei Deputati dovrà dare un parere, entro venerdì, sul piano di finanziamento straordinario sulle “Biotecnologie sostenibili per l’agricoltura italiana” presentato dal Ministero su input del CREA (Consiglio di ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), senza sapere se sta spendendo denaro nella promozione di OGM illegali.

Secondo l’Associazione Rurale Italiana (ARI), il decreto «contiene di fatto una serie di decisioni politiche destinate ad avere un forte impatto normativo, poiché stabilisce che i prodotti che risultano dall’applicazione delle cosiddette nuove tecniche di creazione varietale (NBT), in particolare da cisgenesi e genome editing, non siano considerati OGM».

Gli obiettivi del progetto stilato dal CREA si basano su un parere favorevole dell’EFSA (l’Agenzia UE per la sicurezza alimentare) e puntano a «costituire nuovi genotipi più resistenti agli stress abiotici, alle malattie e ai parassiti, dotati di nuovi caratteri di qualità nutrizionali e tecnologiche e più idonei alle nuove esigenze di coltivazione».

Il 3 luglio scorso, tuttavia, il commissario europeo Vytenis Andriuakitis, convocato al Parlamento UE per rispondere ad una interrogazione, ha ammesso che «malgrado anni di dibattiti e lavori di esperti, nessuna decisione è stata ancora presa relativamente al quadro giuridico applicabile alle “nuove tecniche di selezione” nell’Unione Europea. Non esiste nessuna misura specifica di valutazione, di biosicurezza, di tracciabilità o di etichettatura ai prodotti ottenuti con questi procedimenti».

Nonostante questo vuoto normativo l’Italia sembra già sicura del fatto che i cosiddetti nuovi OGM non rientreranno nel perimetro della direttiva europea, al punto da impegnare decine di milioni di euro nel loro sviluppo. Del resto, lo stesso Ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, ha dichiarato che «se l’Europa deciderà, come spero, che cisgenesi e genome editing sono distinguibili dalle vecchie tecnologie OGM su basi scientifiche, dobbiamo prepararci ad affrontare questa nuova frontiera».

La battaglia, anche se si svolge in punta di diritto, è di natura profondamente politica. Si scontrano due modelli agricoli differenti, uno fondato sull’agroecologia e la riconversione ecologica mediante tecniche naturali, l’altro figlio di un approccio tecnologico e industriale.

Le nuove tecniche (New Breeding Techniques – NBT) tentano di dare slancio a quest’ultimo, consentendogli di sfuggire alla regolamentazione grazie ad una caratteristica specifica: nessun DNA estraneo finisce nelle piante create in laboratorio, perché i ricercatori sono riusciti a sopprimere i geni presenti nel genoma dei vegetali senza ricorrere ad un vettore batterico. Così, chi li sostiene afferma che non si tratti di OGM, mentre chi si oppone ritiene che sia solo un altro escamotage per far rientrare dalla finestra le colture transgeniche in un continente che finora è riuscito a vietarle quasi completamente.

 

fonte: http://www.globalist.it/economy/articolo/2009163/l039italia-sta-per-finanziare-i-nuovi-ogm-ma-nessuno-ne-parla.html

Cosa sono i nuovi OGM e perché destano tante preoccupazioni?

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Cosa sono i nuovi OGM e perché destano tante preoccupazioni?

Le nuove tecniche di creazione varietale producono nuovi OGM o generano organismi equivalenti a quelli convenzionali? Perché l’Italia li sta finanziando?

(Rinnovabili.it) – Che cosa sono i nuovi OGM? Perché in Europa infuria una battaglia tra organizzazioni ambientaliste e aziende dell’agribusiness su questo tema? Qual è la posizione di Bruxelles e quale quella dell’Italia? Per rispondere a queste domande può essere utile partire dalla breve pubblicazione lanciata ieri dal Coordinamento europeo della Via Campesina, network di movimenti contadini che si batte da decenni per un ritorno all’agricoltura di piccola scala, sostenibile, più democratica e senza il contributo della chimica.

I nuovi OGM, spiega il dossier, sono il risultato di tecniche di ingegneria genetica sviluppate negli ultimi anni, che hanno preso il nome di New Breeding Techniques (NBT). Consistono nell’inserimento, nelle cellule delle piante, di sequenze genetiche o proteine, di un transgene della stessa famiglia vegetale o di un transgene che ne alteri alcuni tratti per poi essere eliminato. Altra tecnica è innestare su una pianta transgenica una pianta non transgenica.

Ora, la Direttiva europea 2001/18 che regola gli organismi geneticamente modificati, stabilisce che l’OGM è «un organismo, diverso da un essere umano, il cui materiale genetico è stato modificato in modo diverso da quanto avviene in natura con l’accoppiamento e/o la ricombinazione genetica naturale».

 

>> Leggi anche: i nuovi OGM saranno legali anche in Italia? <<

 

Secondo l’industria e pezzi del mondo della ricerca, le New Breeding Techniques non produrrebbero piante OGM, ma vegetali del tutto comparabili a quelli che si trovano in natura. Non combinando più una serie di sequenze genetiche al di fuori dell’organismo, per poi inserirle in maniera randomica nel suo genoma, consentirebbero di modificare le piante con maggior precisione. Nessun nuovo materiale genetico finirebbe negli organismi riceventi, cosa che prima era inevitabile dato l’utilizzo di un vettore batterico per il trasporto degli enzimi deputati a effettuare la modifica del Dna. Tuttavia, si tratta pur sempre di «tecniche in vitro agli acidi nucleici», che per il protocollo di Cartagena sulla biosicurezza danno vita agli OGM.

Le New Breeding Techniques comprendono:

  • – Mutagenesi oligonucleotide diretta
  • – Nucleasi a dito di zinco
  • – Cisgenesi e intragenesi
  • – Innesto
  • – Agroinfiltrazione
  • – Metilazione del DNA ed RNA dipendente
  • – Selezione varietale inversa
  • – Genomica sintetica

Per l’industria si tratta di tecniche che «consistono interamente in fenomeni naturali, come incrocio o selezione», e permettono di sviluppare nuove varietà vegetali in maniera simile ma più veloce e preciso rispetto alle tecniche

convenzionali. Pertanto, gli organismi risultanti non dovrebbero essere soggetti alla Direttiva europea sugli OGM, né a particolare etichettatura. Tuttavia, è difficile fugare del tutto la possibilità di alterazioni imprevedibili ed effetti indesiderati, anche sul lungo termine, quali la contaminazione dell’ambiente circostante o le controindicazioni per i consumatori. Per questo, suggerisce Via Campesina, anche i nuovi OGM dovrebbero essere etichettati e tracciabili. Inoltre, le ripercussioni potrebbero assumere contorni anche economici, con i piccoli agricoltori indotti a comprare semi brevettati dalle multinazionaliperdendo la loro autonomia.

La Corte di Giustizia dell’UE, chiamata in causa dalla Francia, emetterà nei prossimi mesi una sentenza per sciogliere i dubbi sulla natura degli organismi prodotti con le NBT. La sentenza dovrà essere recepita dalla Commissione Europea e dagli stati membri. L’Italia, tuttavia, per iniziativa del Ministero delle Politiche Agricole, sta per finanziare un progetto da 21 milioni di euro per la ricerca e lo sviluppo di questi nuovi OGM. La Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati ha dato il suo via libera qualche giorno fa, nel silenzio di maggioranza e opposizione. Se la Corte UE deciderà che simili tecniche producono organismi geneticamente modificati ai sensi della legge comunitaria, la fuga in avanti del nostro paese sarà stata inutile e incauta.

tratto da: http://www.rinnovabili.it/ambiente/cosa-sono-nuovi-ogm-333/

Non solo ci avvelenano con il grano cattivo, ma ci vogliono ubbidienti e disinformati!

grano

 

 

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Non solo ci avvelenano con il grano cattivo, ma ci vogliono ubbidienti e disinformati!

 

Mentre i cittadini cercano di difendersi dagli effetti nefasti della globalizzazione dell’economia, mentre gli agricoltori si organizzano – come stanno facendo i produttori di grano duro del Sud Italia associati a GranoSalus – per informare la popolazione sui pericoli per la salute provocati da alcuni prodotti agricoli che arrivano da Paesi extraeuropei, l’Unione Europea deve fronteggiare l’offensiva di alcune multinazionali che pretendono di importare i propri prodotti senza alcun controllo e senza ‘tracciabilità’. Magari per farci mangiare gli OGM. Non solo. Pretendono pure che la UE smantelli le etichette, lasciando al buio i consumatori…

Ci stanno avvelenando con il grano pieno di glifosato e micotossine. Di fatto, continuiamo a non sapere che cosa c’è, veramente, nella pasta, nel pane, nelle pizze, nelle farine e nei dolci che finiscono sulle nostre tavole. Non contenti di questo, nel silenzio quasi generale, non solo stanno creando le condizioni per imporci i grani avvelenati, ma stanno lavorando, anche, per eliminare tutte le leggi sulle etichettature.

Questa richiesta potrebbe arrivare dal Comitato WTO – TBT (Technical Barriers to Trade).

Per carità: non sempre alle etichette che accompagnano i prodotti che mangiamo corrisponde, poi, quanto ci sta scritto. Ma è pur sempre un’indicazione, ignorando la quale, a norma di legge, scattano le sanzioni. Ma alle multinazionali non vanno bene nemmeno le etichette. I prodotti, secondo chi oggi controlla il mercato mondiale globalizzato, debbono circolare liberamente. E i consumatori non debbono conoscere né la provenienza di un prodotto, né la sua qualità. Tutti al buio, alla faccia della ‘tracciabilità’!

Abbiamo già raccontato cosa stanno combinando i ‘Signori dell’Unione Europea dell’Euro’ con il CETA, il trattato commerciale tra il Canada e la stessa Unione Europea:

Accordo UE-Canada: ci costringeranno a mangiare il grano duro canadese e tanto altro ancora

Sul CETA si sono già pronunciate due commissioni del Parlamento Europeo. L’ultima parola spetterà allo stesso Parlamento di Strasburgo, a febbraio. Lì si scoprirà quali forze politiche difendono la salute dei consumatori e chi, invece, difende gli interessi delle multinazionali.

Sul CETA non aspettiamoci informazione, ma solo controinformazione sulla rete. Gli interessi in ballo sono enormi. E questa volta – per ciò che riguarda l’Italia – non penalizzano solo il Mezzogiorno con il grano duro (argomento al quale questo blog dedica ampio spazio). Questa volta è toccata – e molto pesantemente – anche l’industria dei salumi e, in particolare, del prosciutto crudo.

Il CETA, infatti, prevede di ‘inondare’ di suini canadesi l’Europa. Intanto non sappiamo come li allevano, che mangimi usano, se li imbottiscono di sostanze chimiche varie. Sappiamo, sì, che i canadesi sono molto attenti alla propria alimentazione e prima di far entrare nel proprio Paese un prodotto impongono controlli severissimi sulla qualità: ne sanno qualche cosa i produttori di uva Italia siciliani, che hanno dovuto sottoporre il proprio prodotto a controlli severissimi prima di avviare l’esportazione in Canada, come potete leggere qui:

Il Canada esporta in Sicilia grano duro pieno di glifosato e micotossine, ma pretende uva da tavola siciliana supercontrollata!

L’attenzione verso la qualità dei cibi dei canadesi, però, scompare quando questo Paese di furbi deve esportare il grano duro che produce nelle proprie zone umide e fredde: a questo punto i controlli non servono più: e se i consumatori di mezzo mondo cominciano a protestare perché non vogliono un grano duro pieno di glifosato e micotossine, ecco che arriva in soccorso il già citato CETA, in base al quale i Paesi dovranno tenersi il grano duro canadese – e anche i suini e i prosciutti – che gli piacciano o no!

Non è finita. In Canada gli OGM – Organismi Geneticamente Modificati sono all’ordine del giorno. Ipocritamente l’Unione Europea ha ‘bandito’ gli OGM, ma è pronta a ratificare l’accordo commerciale con il Canada per fare mangiare agli europei i prodotti agricoli – freschi e trasformati – del Canada a base di OGM a ventiquattro carati!

A che serve avere bandito gli OGM – come ha fatto l’Unione Europea – e poi siglare l’accordo CETA che farebbe arrivare in Europa chissà quanti prodotti OGM? Non è ipocrisia?

Poi c’è la sabbia bituminosa, altro grande affare dei canadesi. Di che si tratta? Semplice: del combustibile più sporco del mondo. A voi la ‘ricetta’: mettere insieme argilla, sabbia, acqua e bitume, mescolate energicamente e, oplà!, ecco ottenute le sabbie bituminose. Dalle quali si estrae una sostanza vischiosa simile al petrolio che può essere convertita in greggio e, successivamente, raffinata per ottenere derivati (se ne volete sapere di più leggete qui).

Per la cronaca, nella provincia canadese dell’Alberta c’è uno dei giacimenti di sabbie butiminose più estesi del mondo. Con il CETA ci divertiremo anche con questo nuovo inquinante…

Con questo trattato commerciale internazionale – sempre che l’Unione Europea lo ratifichi – ci saranno problemi anche per i pescatori. La nostra attività di pesca è in crisi. A completare il quadro penserà quella parte del CETA che si occupa di pesca. Soprattutto di pesce allevato.

Fino a qualche anno fa si pensava che il pesce di allevamento fosse addirittura migliore di quello pescato. Purtroppo non è più così. Il salmone di allevamento, per esempio, è ormai un vero problema, come potete leggere in questo articolo:

Il salmone? Ottimo prodotto. Ma meglio mangiarlo solo una volta al mese…

Tutto questo riguarda il CETA. Ora, dall’Unione Europea dell’Euro potrebbe arrivare un nuovo attacco al cittadini, questa volta – come già ricordato – alle etichette dei prodotti. Bruxelles, infatti, potrebbe cedere alle proteste di Stati Uniti e Canada, contrarie alle recenti normative adottate dai Paesi UE sull’etichettatura d’origine dei prodotti alimentari.

In realtà – per ciò che riguarda gli Stati Uniti – questa posizione è stata espressa dall’Amministrazione Obama. Ora bisognerà capire cosa farà il nuovo presidente, Trump. Il nuovo presidente degli Stati Uniti, infatti, ha già espresso contrarietà al TTPI. Vedremo cosa deciderà sulle etichettature.

Che cosa si prepara? Ancora una volta la ricetta è semplice: eliminare le informazioni sui prodotti che finiscono sulle tavole di tutti noi.

A chi ci vuole vendere prodotti agricoli di pessima qualità non vanno proprio giù le norme che sono già state approvate dall’Unione Europea. Di recente – per citare un esempio – l’Italia ha stabilito che i consumatori debbono conoscere l’origine del latte. E’ una cosa sacrosanta: perché un consumatore dovrebbe acquistare il latte e non sapere dove è stato prodotto?

Sempre per ciò che riguarda l’Italia, nei mesi scorsi il Governo del nostro Paese ha varato un decreto che impone alle industrie e, in generale, a chi utilizza il grano di informare i cittadini sulla provenienza dei prodotti che utilizzano.

Nel caso della pasta, le industrie debbono dire da dove arriva il grano duro che utilizzano.

 

Credeteci: ci sarà da divertirsi. Le industrie della pasta, infatti, non sembrano molto felici di far sapere ai consumatori che grano duro utilizzano. E forse nemmeno i canadesi saranno contenti…

Questo decreto, ovviamente, cozza con il CETA. Perché il bello di questa storia del grano canadese coltivato nelle zone fredde e umide sta nel fatto che a qualcuno bisogna ‘sbolognarlo’, ma senza fare sapere ai cittadini quali sono i problemi che questo prodotto comporta. E anche se lo sanno, beh, se lo debbono tenere lo stesso nel nome del CETA…

Ma CETA o non CETA, GranoSalus – l’associazione che raccoglie produttori di grano duro del Sud Italia e tanti consumatori – ha già avviato i controlli sui derivati del grano: e non potrà certo essere l’Unione Europea a vietare ai cittadini di difendersi dai veleni. La stessa UE non potrà imporre agli agricoltori del Mezzogiorno del nostro Paese di fallire per consentire ai canadesi di farci mangiare il loro grano duro.

Su questi due punti informeremo i nostri lettori su quello che fanno i parlamentari europei eletti in Sicilia e, in generale, nel Sud Italia. 

Ribadiamo: ci sarà da ridere se, malauguratamente, il Parlamento Europeo dovesse ratificare il CETA.

Come finirà? Sulla gestione USA di Trump non ci possiamo pronunciare. Ma non è da escludere che il Canada avvii un contenzioso presso l’OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio). Non è un’ipotesi campata in aria: un precedente di rilievo è rappresentato dalla legge sull’indicazione d’origine delle carni (COOL, Country of Origin Labelling), che gli Stati Uniti hanno abrogato su istanza del Messico, che ha fatto valere l’accordo NAFTA (North America Free Trade Agreement).

In ogni caso, visto che il Parlamento Europeo si dovrà pronunciare sul CETA entro febbraio, è probabile che chi ha in testa di fare qualcosa contro le leggi sulla ‘tracciabilità’ aspetti prima il pronunciamento dell’assemblea di Strasburgo.

Amaro il commento del sito Foods Times Blog (qui potete leggere per esteso l’articolo):

Le confederazioni agricole hanno voluto il libero scambio sulle derrate agroalimentari e ora pedalano, verso i destini ignoti del capitale finanziario che domina produzioni industriali e mercati. Dopo l’abolizione dei contributi alla produzione, l’abbattimento delle barriere tariffarie e l’apertura di contingenti tariffari su merci in aperta concorrenza con quelle proprie, la rinuncia a tutelare gran parte delle proprie DOP e IGP, è giunta l’ora della de-regolamentazione. Ad maiora”.