OGM: ecco quello che mangiamo – Dalla Cambogia maiali mutanti muscolosi che sembrano Hulk!

 

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OGM: ecco quello che mangiamo – Dalla Cambogia maiali mutanti muscolosi che sembrano Hulk!

OGM: maiali mutanti prodotti in Cambogia muscolosi come Hulk
L’associazione animalista ha accusato l’azienda produttrice di carne suina di sfruttamento degli animali, ecco perché.

Le immagini dei #maiali che è possibile visionare sulla pagina Facebook della fattoria accusata di sfruttamento degli animali, sono terribili. I maiali sono stati progettati geneticamente per avere dei muscoli ingombranti. Le immagini sono emerse dall’allevamento presente in Cambogia.

Sfruttati al massimo

Questi maiali dal “doppio muscolo” sembrano avere delle grandi difficoltà a camminare e perfino ad alzare la propria testa; il gruppo per i diritti dell’animale PETA ha affermato che questi suini sono in qualche modo geneticamente modificati, per essere più muscolosi e quindi per pesare di più. Nel 2015, gli scienziati dell’Università Nazionale di Seoul in Corea sono stati in grado di modificare geneticamente il gene myostatina dei maiali, che regola tipicamente la produzione di tessuti muscolari, permettendo così ai maiali di costruire una massa muscolare quasi illimitata.

I ricercatori speravano che questi maiali, sarebbero stati approvati per la vendita. Newsweek, ha dichiarato che questi maiali geneticamente modificati non sono mai stati approvati per la vendita come alimento.

Già in commercio?

Mentre la Food and Drug Administration ha stabilito che il salmone dell’AGO AquAdvantage è sicuro da mangiare come qualsiasi altro salmone, nessun altro animale geneticamente modificato è stato approvato per il consumo. Attualmente nessuno può vendere carne geneticamente modificata e se qualcuno sta attualmente vendendo carne da maiali #OGM, “deve sapere che è illegale” ha dichiarato la Food and Drug.

Nessuna di queste specie è stata attualmente approvata per il consumo umano. Ad oggi, l’unico animale geneticamente modificato che è in commercio è il salmone AquAdvantage, prodotto da AquaBounty e modificato con lo scopo di farlo crescere più rapidamente delle varietà tradizionali del salmone.

Già negli anni ’80, gli scienziati di Beltsville, nel Maryland, hanno aggiunto geni di ormone della crescita umana agli embrioni di suini. Poiché furono allevati con geni di un’altra specie, questi suini erano stati definiti “trasgenici”, a differenza dei maiali “Hulk“, a cui sono stati alterati i propri geni.

A Beltsville nacquero 19 suini: due erano morti, quattro morirono praticamente subito, e sebbene qualcuno sia cresciuto più velocemente del solito, altri dieci sono morti prima di raggiungere un anno di età. Questi maiali soffrirono di artrite, problemi di pelle e occhi e sono morti di stress, ulcere peptiche, pericardite e polmonite.

Prima che gli animali come i maiali OGM raggiungano il mercato, si dovranno effettuare delle ulteriori ricerche; i suini non dovranno essere nocivi per la salute umana, l’ambiente e “dovranno anche avere, un buon gusto” hanno affermato i ricercatori. #alimenti geneticamente modificati

 fonte: http://it.blastingnews.com/cronaca/2017/10/ogm-maiali-mutanti-prodotti-in-cambogia-muscolosi-come-hulk-002083683.html

Perchè queste notizie i Tg non le danno? Costretti a mangiare OGM per legge! La Corte Europea IMPONE gli OGM in Italia!

 

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Perchè queste notizie i Tg non le danno? Costretti a mangiare OGM per legge! La Corte Europea IMPONE gli OGM in Italia!

 

La Corte Europea impone gli OGM in Italia: è polemica sul mais Mon810

Una sentenza della Corte di Giustizia Europea ha stabilito che gli OGM non possono essere vietati in Italia: il caso del mais Mon810.

Negli ultimi tempi è tornato prepotentemente al centro delle cronache lo spinoso caso che vede contrapposta l’Italia alle istituzioni comunitarie: l’oggetto del contendere riguarda infatti la coltivazione degli OGM (Organismi Geneticamente Modificati) e anche una sentenza della Corte di Giustizia Europea, in cui si ignora sostanzialmente quanto stabilito quattro anni fa da un decreto che metteva al bando il mais Mon810 della Monsanto, la multinazionale statunitense attiva nel settore delle biotecnologie agricole. Ma è utile ripercorrere questa intricata vicenda sin dall’inizio per capire meglio i contorni che ha assunto di recente.

LE COLTIVAZIONI OGM DI FIDENATO – Come è noto, tutto nasce nel 2009 con la decisione di Giorgio Fidenato, un imprenditore agricolo friulano, di coltivare nei suoi terreni in provincia di Pordenone il mais Mon810una varietà genericamente modificata della Monsanto e prodotta per combattere le perdite di raccolto causate dagli insetti. Nonostante agisse senza violare le norme dell’EFSA (European Food Safety Authority), Fidenato ha dovuto fare i conti con le norme in vigore nel nostro Paese che, sin dal 2001, impongono il rilascio di un’autorizzazione per le colture OGM. Dalla decisione dell’agricoltore di non sottostare al decreto del 2001 è nata una disputa legale protrattasi fino ai giorni nostri, tanto che lo stesso Fidenato coltiva ancora il Mon810 (nonostante il decreto interministeriale del 2013 firmato dall’allora Ministro delle Politiche Agricole, Nunzia De Girolamo), forte della decisione della Corte Europea del 2015.

L’INTERROGAZIONE IN COMMISSIONE AGRICOLTURA – La “querelle” nasce proprio dal fatto che la decisione della Corte con sede in Lussemburgo, dando ragione a Fidenato, ha minato l’autorità del Governo in carica nel 2013 e ha esautorato il nostro Paese dal poter decidere su una materia delicata. Di recente, alla Camera è stata presentata dalla deputata Serena Pellegrino una interrogazione in Commissione Agricolturasul rischio che si possano riaprire degli spiragli per le coltivazioni degli OGM. Secondo la Pellegrino, le parole del Ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, chiariscono che “in Italia è stato disposto in via definitiva il divieto di coltivazione di tutti i mais transgenici in corso di autorizzazione per l’immissione in commercio”. Sulla stessa linea è anche la Coldiretti che si rifà alla Direttiva Europea n. 412 del 2015, nella quale si dava all’Italia la possibilità di decidere autonomamente sugli OGM, sconfessando così il tribunale lussemburghese.

GLI SVILUPPI GIUDIZIARI – Tuttavia, la vicenda giudiziaria iniziata dopo che i campi di Fidenato erano stati sottoposti a sequestro (e prima che il Tribunale di Pordenone chiedesse l’intervento della Corte Europea), è ben lungi dall’essere conclusa, anche se si moltiplicano le evidenze circa le conseguenze negative delle coltivazioni del Mon810 sulla biodiversità e sull’incremento dell’inquinamento “genetico”. A far temere un colpo di coda sono le motivazioni della sentenza che dà ragione all’agricoltore: “Non sussistono prove scientifiche a supporto delle misure di emergenza richieste e viene meno anche il principio di precauzione”. Insomma, bisognerebbe attendere che gli OGM in questione si dimostrino nocivi prima di vietarli: un paradosso che, però, in futuro potrebbe aprire ad iniziative sulla scia di quella di Fidenato; questi ha intanto annunciato che la questione “verrà portata di nuovo alla Corte in sede pregiudiziale”. In attesa del nuovo capitolo giudiziario, da una recente indagine la posizione dei cittadini italiani emerge però in maniera netta: l’80% non si fida delle colture biotech e raramente porta in tavola prodotti transgenici.

Il Team di Breaknotizie

fonte: http://www.breaknotizie.com/la-corte-europea-impone-gli-ogm-in-italia-e-polemica-sul-mais-mon810/

La Natura non la freghi: i parassiti si adattano sempre più in fretta agli OGM…!

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La Natura non la freghi: i parassiti si adattano sempre più in fretta agli OGM…!

La scoperta dei ricercatori dell’Università dell’Arizona: I parassiti si adattano sempre più in fretta agli OGM.

In soli 5 anni molti parassiti sviluppano la resistenza agli OGM

 

(Rinnovabili.it) – Quasi cento milioni di ettari di terreni agricoli nel mondo, lo scorso anno sono stati coltivati con soia, mais e cotone Bt. Si tratta di colture OGM capaci di produrre una proteina codificata dal transgene del Bacillus thuringiensis, un batterio tossico per alcuni parassiti.

Utilizzato anche nel biologico, anche se in maniera differente (fitofarmaci contenenti il batterio vengono spruzzati sulle piante, mentre le colture OGM sono in grado di produrre da sole la tossina), negli anni ha ricevuto alcune critiche: sono emerse prove che, con il passare del tempo, gli insetti sviluppavano una resistenza alla tossina, rendendola inutile. Oggi un nuovo studio rivela che la resistenza dei parassiti alle colture di Bt sta evolvendo più velocemente di prima.

I ricercatori dell’Università di Tucson (Arizona) hanno lavorato per scoprire perché i parassiti  si siano adattati rapidamente in alcuni casi, ma non altri. Quando nel 1996 le colture OGM basate sul Bacillus thuringiensis furono introdotte per la prima volta, nessuno sapeva quanto rapidamente gli insetti nocivi si sarebbero adattati. Ma come spesso accade, venne data priorità al commercio: non per nulla, tra le aziende che volevano diffondere questo tipo di colture c’erano colossi del calibro di Monsanto.

Dopo vent’anni, la scienza torna a porsi il problema. I ricercatori hanno analizzato i dati ricavati da 36 casi che studiano le risposte al Bt di 15 specie di parassiti in 10 paesi in tutti i continenti (eccetto l’Antartide). Hanno scoperto che l’efficacia delle colture Bt si è ridotta in 16 casi nel solo 2016, rispetto ai tre casi appena rilevati al 2005. In questi 16 casi, i parassiti hanno sviluppato la resistenza in un tempo medio di poco superiore ai cinque anni.

Gli esperti supportano la tesi che coltivare “piante rifugio” permetta di allungare i tempi in cui gli insetti sviluppano la resistenza ala proteina degli OGM. I rifugi sono piante non OGM che i parassiti possono mangiare senza esporsi alle tossine Bt. Mettere a dimora queste piante vicino ai campi di mais, cotone o soia modificata riduce le probabilità che due insetti resistenti si mescolino l’uno con l’altro. Secondo le leggi dell’evoluzione, gli accoppiamenti tra un genitore resistente e un genitore non resistente producono prole che vulnerabile alla coltura Bt.

 

fonte: http://www.rinnovabili.it/alimentazione/parassiti-adattano-ogm-333/

“NATURALE” – La leva che muove il mercato del cibo. Ma cosa ci rifilano con questo aggettivo?

 

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“NATURALE” – La leva che muove il mercato del cibo. Ma cosa ci rifilano con questo aggettivo?

 

Cercasi cibi e prodotti naturali. Che sia una “moda” o un’approfondita e argomentata richiesta, di certo i consumatori sembrano sempre più propensi a circondarsi di prodotti che rispondano a questo requisito.

 

Del resto, che l’interesse verso prodotti “naturali” sia crescente, lo ha dimostrato anche l’Osservatorio Sana 2017, il Salone internazionale del biologico e del naturale che si è tenuto come ogni anno a Bologna, agli inizi di settembre. Secondo Nomisma, le famiglie acquirenti che hanno fatto almeno un acquisto consapevole di un prodotto bio negli ultimi 12 mesi sono salite al 78% del totale (5 anni fa la percentuale era parti al 53%). Tra chi, invece, è già legato al bio, il 60% acquista prodotti di frequente(almeno una volta alla settimana). Altro dato è quello che rileva che l’89% di chi ha iniziato ad acquistare bio da alcuni anni continua a farlo.

Cosa è percepito come “naturale”?

Bio a parte (o meglio, bio incluso), cosa significa “naturale” per chi fa acquisti?

Il gruppo Hero, azienda internazionale del settore alimentare specializzata nella commercializzazione di prodotti di marca (marmellate, prodotti per bambini, barrette, ma anche prodotti senza glutine e finalizzati alle decorazioni alimentari) ha condotto una ricerca approfondita raccogliendo 85mila testimonianze di consumatori in 32 paesi del mondo, per provare a rispondere a questa domanda.

Lo studio realizzato dal Gruppo Hero, tuttavia, non prevede una classifica delle caratteristiche che influenzano le persone che vogliono prodotti cosiddetti naturali: “Lo studio non redige una classifica di quali attributi vengano identificati come più o meno importanti – fa sapere  Luis Manuel Sánchez-Siles, direttore Innovazione del Gruppo Hero, uno dei ricercatori che ha preso parte allo studio, insieme a Sergio Román (Università di Murcia) e Michael Siegrist (ETH Zurigo) – ma di certo la caratteristica ‘organico’ o ‘bio’ è considerata estremamente correlata al concetto di naturalità. Nella ricerca infatti viene specificato che ‘altre ricerche devono essere fatte per stilare una misurazione, ancora mancante, del FNI (Food Naturalness Importance). Una tale misurazione potrebbe far scaturire ulteriori studi futuri che esaminino proprio quali siano le caratteristiche più rilevanti per i consumatori’”.

Il punto è che ‘naturale’ non significa per tutti la stessa identica cosa, quando si parla di alimenti o prodotti in senso lato.

Conta l’origine, gli ingredienti, la produzione…

Nel settore alimentare non esiste una definizione del termine ‘naturale’ condivisa a livello universale – confermano dal Gruppo Hero – così che a volte l’espressione risulta vaga e talvolta abusata, spesso oggetto di confusione. Secondo quanto rivelato dallo studio condotto, i consumatori percepiscono un prodotto come naturale in base all’origine delle materie prime, agli ingredienti utilizzati e al processo produttivo”.

Obiettivo di questo studio, infatti, come dichiarato da Sánchez-Siles, era quello di indagare le convinzioni dei consumatori: “Non volevamo imporre la nostra idea su ciò che riteniamo rappresenti la naturalità, bensì desideravamo scoprire come questo concetto fosse percepito dai consumatori”, spiegano i ricercatori.

Quindi, origine, ingredienti e processo produttivo sono senz’altro gli strumenti ‘principe’ attraverso cui i consumatori – scelti dal gruppo Hero all’interno di un range appartenente a fasce sociali ed età diverse in quattro continenti – giudicano i prodotti per fare i propri acquisti. Ed ecco quindi che, per i cittadini, se i prodotti sono bio e/o a km0 è preferibile, così come risulta apprezzabile se il processo di trasformazione non prevede l’utilizzo di conservanti, additivi, coloranti, aromi artificiali, agenti chimici, ormoni, pesticidi e ogm. Ovviamente, il risultato di questi parametri deve far ottenere un prodotto che il consumatore giudichi anche fresco e gustoso, oltre che sano e se possibile eco-sostenibile. Tra le caratteristiche che influenzano il cittadino intenzionato ad acquistare un prodotto ‘secondo natura’, anche la confezione ha il suo peso quando rievoca l concetto di naturalità e di tradizione, così come la strategia di marketing.

Chimico vs naturale?

Insomma, da questa ricerca sulla percezione, ciò che si evince è senz’altro che per il consumatore che cerca un prodotto sano, gustoso, fresco e privo di pesticidi, è molto importante richiamare il concetto di ‘naturale’. Sebbene, come sappiamo, esistono sostanze presenti in natura che sono nocive per l’uomo: “Per i consumatori ciò che è naturale viene immediatamente associato con l’essere sano, ma è assolutamente vero che esistono diverse sostanze naturali, nocive per l’essere umano. Purtroppo il nostro studio non ha approfondito il tema della comprensione del consumatore riguardo alle sostanze naturali ma pericolose/velenose”, precisa Sánchez-Siles. Che aggiunge:“Alla Hero vengono eseguiti controlli qualità estremamente severi su tutti i prodotti, nessuna compagnia solida e onesta prenderebbe mai in considerazione l’idea di usare tali sostanze”.

Viene poi da chiedersi se, in questo immaginario in parte calzante alla realtà e in parte forse no, sia ‘chimico’ il contrario di ‘naturale’: “È una domanda davvero difficile alla quale rispondere – precisa Sánchez-Siles – Dovremmo innanzi tutto stabilire cosa intendiamo col termine ‘chimico’ perché il cibo è formato da composti naturali chimici. Prendiamo una mela per esempio piena di buoni e sani composti naturali chimici, non è di certo cattiva no?”.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/09/18/la-leva-del-naturale-muove-il-mercato-del-cibo-ma-cosa-ci-vendono-con-questo-aggettivo/26174/?utm_content=buffer07463&utm_medium=social&utm_source=twitter.com&utm_campaign=buffer

Meno regole per OGM, clonazione, pesticidi: è arrivato il CETA

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Meno regole per OGM, clonazione, pesticidi: è arrivato il CETA

Da ieri l’accordo commerciale UE-Canada (CETA) è in vigore in applicazione provvisoria, in attesa del voto degli stati membri. Ecco cosa cambia per la sicurezza alimentare

Entra in vigore il CETA, i rischi per la sicurezza alimentare

 

(Rinnovabili.it) – Ieri è partita l’applicazione provvisoria del CETA nell’Unione Europea. Con essa il controverso accordo commerciale con il Canada entra in vigore in tutte le sue parti sulle quali l’UE può vantare una competenza esclusiva. Restano fuori i capitoli di competenza mista, che richiedono anche la ratifica degli stati membri: in particolare, non verrà istituita per il momento la Corte sovranazionale sugli investimenti che permetterebbe agli investitori canadesi ed europei di fare causa ai rispettivi governi utilizzando una corsia preferenziale rispetto alla giustizia ordinaria. In sostanza, da oggi viene cancellato oltre il 98% delle tasse su import ed export di prodotti tra le due sponde dell’Atlantico, ma soprattutto inizia il lavoro di una serie di comitati tecnici cui è stata affidata la revisione di normative, standard, requisiti di sicurezza e controlli che vengono considerati dal trattato un «ostacolo al commercio». Le numerose organizzazioni della società civile che si oppongono al CETA hanno lanciato l’allarme sul potenziale abbattimento di queste cosiddette “barriere non tariffarie”, che rappresentano una protezione per la salute, l’ambiente, l’occupazione, la qualità di prodotti e servizi.

In corrispondenza dell’avvio dell’applicazione provvisoria, l’Istituto per l’agricoltura e la politica commerciale europeo (IATP), Greenpeace e il Centro canadese per le policy alternative (CCPA) hanno lanciato tre documenti informativi (reperibili quiqui qui) che illustrano perché le disposizioni del CETA possono minare irrimediabilmente gli standard europei di sicurezza alimentare.

In particolare, i tre briefing voglino mettere in luce il tentativo di abbattere le restrizioni all’uso di organismi geneticamente modificati (OGM), ormoni della crescitasostanze chimiche antimicrobiche per il “lavaggio” della carne, norme relative all’etichettatura del paese di origine per la carne e altri prodotti alimentari, tra cui il primo salmone OGM del mondo, creato dall’azienda USA Acquadvantage e appena entrato nel mercato canadese. Non mancano infine pericoli per lo sdoganamento futuro della clonazione animale.

Questa deregolamentazione è possibile grazie al meccanismo della cooperazione regolatoria, inserito nel CETA e in altri accordi di libero scambio. Un gruppo di tecnici nominati dalle parti contraenti (UE e Canada) avrà il potere di passare in rassegna vecchie e nuove normative dei due blocchi e, dialogando con le lobby del settore privato,

impostarne la revisione in senso più business-oriented. Ciò si tradurrebbe in una omologazione dei sistemi regolamentari europeo e canadese, il che comporterebbe una riduzione dei controlli e delle norme più severe per facilitare il commercio transnazionale. I meccanismi più stringenti e cautelativi per tracciabilità, etichettatura, sostanze chimiche, residui di pesticidi e benessere animale sono in vigore nell’Unione Europea, mentre il Canada applica norme più morbide, simili a quelle degli Stati Uniti. Il CETA ha il compito di uniformare il sistema.

Tuttavia, gli stati membri possono esercitare un diritto di veto con il voto dei loro Parlamenti. Per ora, soltanto 4 paesi hanno ratificato l’accordo: Danimarca, Lettonia, Croazia e Malta, mentre Spagna, Repubblica Ceca e Portogallo hanno avviato il processo. L’Italia si appresta a fare un primo passaggio in Senato il prossimo 26 settembre. La Campagna Stop TTIP Italia, con Greenpeace, Coldiretti, CGIL, Slow Food, le associazioni dei consumatori e le reti dell’agricoltura contadina hanno chiesto ai senatori di maggioranza (PD, centristi e Forza Italia) di rinviare la votazione. In Francia, il governo Macron ha chiesto ad un comitato di esperti una valutazione di sostenibilità del CETA, ricevendo una risposta molto critica in nove punti, che evidenzia il mancato rispetto del principio di precauzione, la debolezza degli impegni in favore del clima e dell’ambiente, i rischi per l’agricoltura. Il Belgio ha fatto ricorso alla Corte di Giustizia Europea perché spinto dalla Vallonia ad approfondire la compatibilità di un tribunale sovranazionale sugli investimenti con la legislazione comunitaria.

 

fonte: http://www.rinnovabili.it/alimentazione/ogm-clonazione-pesticidi-ceta-333/

Il DIKTAT dell’Europa: “L’Italia non può vietare gli OGM” …E vedrete come i politici si caleranno le braghe svendendo, ancora una volta, la nostra salute per gli interessi delle Multinazionali!

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Il DIKTAT dell’Europa: “L’Italia non può vietare gli OGM” …E vedrete come i politici si caleranno le braghe svendendo, ancora una volta, la nostra salute per gli interessi delle Multinazionali!

Il DIKTAT dell’Europa di oggi: “L’Italia non può vietare gli OGM”

Gli Ogm in Italia si possono ancora vietare? A quanto pare no. La tanto sbandierata sovranità nazionale viene ancora una volta calpestata dalle decisioni di organismi comunitari non eletti. Ma gli italiani sono ancora fortemente contrari al biotech nel piatto…

Può un organo europeo calpestare la volontà di cittadini e governi nazionali? A quanto pare sì. La Corte di Giustizia europea ha infatti dichiarato illegittimo un decreto interministeriale del 2013, in cui si vietava la coltivazione di Ogm in Italia. In particolare, veniva messo al bando il mais Mon810, variante geneticamente modificata del cereale, di cui Monsanto detiene i copyright.

La sentenza dà ragione a Giorgio Fidenato, agricoltore friulano che aveva seminato la varietà di mais nei suoi campi, pur non ottenendo la necessaria autorizzazione. Ma per la Coldiretti il governo italiano ha tutto il diritto di vietare la coltivazione di ogm nel proprio territorio: lo dice anche una direttiva europea approvata nel 2015.

Ricostruiamo i contorni della vicenda.

Ogm in Italia: la vicenda Fidenato

Tutto comincia tra il 2009 e il 2010. Siamo in Friuli-Venezia Giulia, ad Arba per la precisione, in provincia di Pordenone. In due campi di sua proprietà, a Fanna e a Vivaro, Fidenato comincia a coltivare del mais transgenico, il Mon810. La coltivazione è autorizzata dall’Europa e dall’ Efsa (Autorità europea per la sicurezza). Anche se all’epoca non sono specificamente vietati, però, per gli Ogm in Italia vige un sistema autorizzativo particolare.

Il decreto legislativo 212 del 2001, infatti, impone una specifica autorizzazione per le coltivazioni geneticamente modificate. Lo stesso decreto prevede in caso di violazione, l’arresto fino a 6 mesi e una multa di importo massimo da 51.70 euro. Ma il coltivatore friulano ne fa quasi una battaglia di libertà e imperterrito continua a coltivare il Mon810. Tra l’altro, lo fa anche senza nessuna misura di tutela di contaminazione: gli ogm infestano tranquillamente anche i campi circostanti (come vedremo).

A dare per prima l’allarme, è stata Greenpeace. Poco dopo le prime semine, la ong segnala il comportamento di Fidenato agli organi competenti, che però non intervengono tempestivamente. A quel punto, 23 attivisti dell’associazione decidono di entrare nei campi dell’agricoltore, tagliando, isolando e mettendo in sicurezza la parte superiore delle piante geneticamente modificate. Sono le “punte” infatti a produrre il polline che si sarebbe diffuso di lì a poco anche negli altri terreni confinanti.

A questo punto interviene l’autorità giudiziaria. I campi vengono posti sotto sequestro e Fidenato condannato a 25mila euro di multa dal gip di Pordenone. Decisione a cui l’agricoltore si opporrà: nel febbraio 2011 comincia il primo processo sulla vicenda. Il tribunale di Pordenone chiede quindi l’intervento della Corte di Giustizia, che darà ragione a Fidenato: l’uomo sarà assolto nel luglio 2013.

Ma prima di attendere il pronunciamento definitivo, Fidenato ha continuato nella sua opera…

Ogm in Italia: il divieto del governo

Giugno 2012: Fidenato semina ancora il Mon810, malgrado la querelle giudiziaria. Giugno 2013: passa ancora un anno e il risultato non cambia. L’agricoltore persiste. E questa volta interviene il governo.

L’allora Ministro delle Politiche Agricole, Nunzia De Girolamo, firma insieme a Lorenzin e Orlano un decreto interministeriale per ridefinire la coltivazione di Ogm in Italia. In particolare, arriva un divieto proprio per il Mon810. Le motivazioni? Sono presto dette:

«Il divieto di coltivazione del Mais MON810 – si legge in un comunicato diffuso dal Mipaaf – è motivato dalla preoccupazione sollevata da uno studio del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura, consolidata da un recentissimo approfondimento tecnico scientifico dell’Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che ne evidenzia l’impatto negativo sulla biodiversità, non escludendo rischi su organismi acquatici, peraltro già evidenziati da un parere dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare reso nel dicembre 2011».

Il mais ogm, quindi, mette a rischio la biodiversità. La decisione è di vietarne la coltivazione. E il problema non riguarda unicamente i campi del signor Fidenato.

Già perché, come temeva Greenpeace, gli organismi ogm si sono ‘estesi’ anche nei campi limitrofi. La conferma è arrivata a novembre 2013. Il Corpo forestale, infatti, attestava che nei terreni adiacenti a quelli seminati con mais Mon810 veniva rivelato “inquinamento genetico” fino al 10%.

Gli ultimi 4 anni all’insistenza di Fidenato si sono opposte svariate sentenze in diversi gradi di giudizio. Nel 2015, il Consiglio di Stato respingeva il ricorso dell’agricoltore, che si rivolge quindi, ancora una volta, alla Corte di Giustizia europea.

Leggi anche: Gli Ogm: Italia vota a favore “grazie” alla Lorenzin

Ogm in Italia: la decisione della Corte Ue

Dalla Corte di Lussemburgo è arrivato infine il diktat al nostro Paese. Il 13 settembre, l’organismo ha di fatto imposto la coltivazione di Ogm in Italia, dando ragione a Fidenato. I giudici infatti dichiarano “illegittimo” il decreto interministeriale del 2013. E sostengono che “non vi erano nuove prove scientifiche a supporto delle misure di emergenza richieste”, che hanno poi portato al divieto.

Ma la Corte si spinge oltre. Arrivando a sostenere che il principio di precauzione sia illegittimo:

«Il principio di precauzione, che presuppone un’incertezza sul piano scientifico in merito all’esistenza di un certo rischio, non è sufficiente per adottare tali misure».

In sostanza, viene detto che, anche se esistono dubbi sulla sicurezza di un determinato prodotto o alimento, questi ultimi non si possono vietare, fino a che non è stata dimostrata con certezza la loro nocività. Verrebbe da chiedere: e se poi scopriamo che fanno male? Come facciamo ad annullare gli effetti pregressi?

Intanto Fidenato gongola e annuncia nuove semine.

«La Corte di Giustizia europea – ha dichiarato – vuole la dimostrazione scientifica che gli Ogm possano nuocere alla salute prima di bloccare la libera commercializzazione delle merci. La guerra però non è ancora vinta e siamo pronti a riportare la questione alla Corte in sede pregiudiziale, seminando nuovamente la prossima primavera».

Ogm in Italia: ma i cittadini non sono d’accordo

A fare chiarezza ci pensa però Coldiretti. Che ha spiegato come ci sia poco da esultare per i fautori del mais Ogm in Italia. Sono infatti almeno 3 i fattori da considerare.

Innanzitutto il fatto che una direttiva europea del 2015 ha di fatto superato il decreto interministeriale del governo italiano. La direttiva è la 2015/412, approvata nel marzo di due anni fa, che dava la possibilità agli Stati membri di limitare o vietare del tutto la coltivazione di Ogm sul proprio territorio. L’Italia è tra le 17 nazioni che hanno usufruito di questa possibilità.

Il secondo punto è di natura ‘popolare’. Sono pochi infatti coloro che in Italia approvano gli organismi geneticamente modificati nel piatto. Coldiretti ha infatti realizzato un’indagine in cui emerge che “quasi 8 cittadini su 10 – il 76 per cento – si oppongono oggi al biotech nei campi che in Italia sono giustamente vietati in forma strutturale dalla nuova normativa”. La domanda qui è: può la Corte di Giustizia cozzare così apertamente con la volontà popolare di un Paese?

Il terzo punto, forse ancora più dirimente, è la tutela del Made in Italy. Il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, è stato molto netto sul punto:

«Per l’Italia gli organismi geneticamente modificati in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico del Made in Italy».

Fonte: AmbienteBio

Ogm, la Corte Europea contro l’Italia: “Non può vietare le coltivazioni geneticamente modificate” – Insomma la nostra salute calpestata non solo per gli interessi dei nostri politici, ma pure per gli interessi della casta Europea!

 

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Ogm, la Corte Europea contro l’Italia: “Non può vietare le coltivazioni geneticamente modificate” – Insomma la nostra salute calpestata non solo per gli interessi dei nostri politici, ma pure per gli interessi della casta Europea!

Ogm, la Corte europea contro l’Italia: “Non può vietare le coltivazioni geneticamente modificate”

Secondo i giudici europei non possono essere impedite se non di fronte a prove certe di rischi per la salute umana, animale e per l’ambiente. Il caso riguarda l’agricoltore Giorgio Fidenato che piantò mais modificato autorizzato dall’Ue ma vietato da un decreto del 2013. La Coldiretti: “Sentenza superata da legge 2015”

Impossibile vietare la coltivazione Ogm, senza prove certe che faccia male alla salute. A dirlo è la Corte Europea in una sentenza del 13 settembre in cui specifica che se sui prodotti geneticamente modificati non ci sia certezza di grave rischio per la salute umana, degli animali o per l’ambiente, né la Commissione né gli Stati membri hanno la facoltà di adottare misure di emergenza quali il divieto della coltivazione. La giustizia europea risponde così al caso di Giorgio Fidenato, un agricoltore penalmente perseguito in Italia, perché nel 2014 piantò mais geneticamente modificato. Una pratica permessa dall’Ue ma vietata da un decreto interministeriale del 2013.

In sostanza, il decreto italiano viene bocciato perché illegittimo. Il motivo sta tutto nel “principio di precauzione“, che deve basarsi sulla certezza dell’esistenza del rischio, senza la quale non è possibile eludere o modificare le disposizioni già esistenti per gli alimenti geneticamente modificati, oggetto di una valutazione scientifica completa prima di essere immessi in commercio.

Secondo Coldiretti, però, la decisione della corte è obsoleta e si riferisce ad un quadro normativo ormai passato e del tutto superato. Nel 2015, infatti, è stata approvata una direttiva che permetteva ai paesi europei di vietare la semina Ogm anche se autorizzata a livello Ue. L’Italia è tra i 17 Stati membri che hanno scelto questa possibilità. Il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo fa sapere che “per l’Italia gli organismi geneticamente modificati in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico del Made in Italy”.

Non solo. Da un’indagine Coldiretti divulgata in occasione della sentenza della Corte europea, emerge che “quasi 8 cittadini su 10 – il 76 per cento – si oppongono oggi al biotech nei campi che in Italia sono giustamente vietati in forma strutturale dalla nuova normativa”, comunica la confederazione degli agricoltori.

Per l’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica la decisione della Corte Europea di Giustizia dell’Unione europea è “potenzialmente rivoluzionaria”. L’Ue “ha condannato l’Italia per proibizioni immotivate sugli Ogm”. In una nota sottolinea la “vittoria odierna dell’agricoltore friulano Giorgio Fidenato, iscritto Associazione Luca Coscioni, e dei Taboga” e come la sua “disobbedianza civile” “sollevi l’enorme problema politico generale della necessità di porre al centro delle decisioni normative e politiche le evidenze scientifiche“. Spetta ora al giudice nazionale risolvere la causa conformemente alla decisione della Corte. La decisione vincola però gli altri giudici nazionali ai quali verrà sottoposto un problema simile.  Secondo l’associazione “non basterà invocare il ‘principio di precauzione’ per proibire, ci vorranno delle prove”.

L’agricoltore friuliano Giorgio Fidenato, in passato aveva più volte aveva tentato di seminare mais transgenico e aveva impugnato il decreto dell’esecutivo che vieta la coltura del mais geneticamente modificato in Italia. Nel febbraio 2015 il Consiglio di Stato aveva respinto il ricorso dell’imprenditore che poi, si è rivolto alla Corte di Giustizia europea.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/09/13/ogm-la-corte-europea-contro-litalia-non-puo-vietare-le-coltivazioni-geneticamente-modificate/3854262/

Il Prof. Franco Berrino: “Gli OGM sono pericolosi per la terra, per la povertà, per la fame”.

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“Gli OGM sono pericolosi per la terra, per la povertà, per la fame.

Questa è la principale ragione per cui dobbiamo combattere, perché la monocoltura degli OGM sta affamando popolazioni nel mondo.

Se gli OGM che ci sono adesso, fondamentalmente la soia, il mais, il cotone, perché tutti gli altri tentativi sono stati fallimentari, ma questa storia del mais…. noi importiamo, lo sapete… è proibito produrlo in Italia ma ne importiamo enormi quantità per nutrire gli animali, inoltre gli animali mangiano un cibo che non è il loro e per di più… io non sono preoccupato se nel mio piatto, ad un certo punto, mi capita una soia OGM anche perché mi sarà già capitata,immagino, qualche imbroglio ci sarà pur stato nel mondo, ma perché non ci sono delle solide dimostrazioni che faccia male, fa male al pianeta!

E poi perché mai dovremmo mangiare il cibo OGM? Non ce nessun vantaggio economico, se non per chi brevetta questi, questi… Io sono rimasto colpito, quando andavo ai primi congressi sulla soia e un campo di soia OGM trattato con il roundup, con il glifosato, produce forse il 2-3% in più in un campo di soia tradizionale. Non ce nessuna ragione economica di produrre gli OGM, l’unica ragione è per monopolizzare il seme.

Quindi no agli OGM e dobbiamo diffondere questa informazione.

Ci è stata fatta un’informazione martellante da parte dell’industria sull’utilità degli OGM, un’informazione fatta di falsità; gli OGM per combattere la fame nel mondo, nooo, gli OGM sono una causa della fame nel mondo, non una cosa per combatterla.

Io non sono contro la ricerca sul DNA ricombinante, sono state fatte cose meravigliose, è stata creata l’insulina, oggi un diabetico può vivere bene grazie alle nostre capacità di far produrre a dei batteri OGM l’insulina, sono favorevole alla ricerca in questo campo ma giù le mani dal cibo!

Difendiamo il cibo! Riappropriamoci del nostro cibo! Vogliamo il nostro cibo!

Non è che me ne intenda tanto ma parlando con chi fa la permacultura per esempio, mi sto rendendo conto che funziona e la produttività è elevata. Poi, avvolte la produttività è più bassa ma perché usi del semi antichi e se fai il grano monococco ti rende meno, naturalmente, che non i grani moderni, quelli ricchissimi di questo glutine.

Io penso che prima di distruggere definitivamente il pianeta, gli interessi produttivi andranno vero il biologico perché finirà per rendere di più. Se noi distruggiamo la terra, sterilizziamo la terra e poi non ce la facciamo più a produrre cosi tanto, no?

La rivoluzione verde è stata una cosa fantastica, ha aumentato enormemente la produttività e oggi, però, i contadini si suicidano perché si sono indebitati e i terreni non valgono più niente; perché l’acqua è inquinata, mi sto riferendo ai contadini dell’India in questo momento, io penso che sarà inevitabile che torneremo a produrre cibo senza chimica, adesso siamo nella fase più brutta della grande aggressività dell’industria ma io penso che se noi riusciamo a difenderci dal monopolio del seme si tornerà a questo.”

Trascrizione di un video del dottor Franco Berrino: “Ecco come gli OGM contribuiscono alla distruzione dell’ambiente” che potete vedere QUI

 

 

Dopo il Fipronil, dall’Olanda arriva anche l’Ogm libero!

 

 

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Dopo il Fipronil, dall’Olanda arriva anche l’Ogm libero!

A poche settimane dallo scandalo del Fipronil, l’insetticida tossico ritrovato nelle uova provenienti da Belgio e Olanda, dai Paesi Bassi arriva un altro rischio per la sicurezza alimentare europea. Questa volta si tratta però di una proposta: un documento riservato che l’Olanda ha inviato agli altri stati membri dell’Ue con la richiesta di deregolamentare l’immissione in commercio e nei campi dei nuovi Ogm. A diffondere il documento è stato il gruppo dei verdi europei. L’eurodeputato del Movimento 5 Stelle, Marco Affronte, ha rilanciato la notizia su Facebook scrivendo: “Allucinante!!! Abbiamo intercettato la proposta olandese ai rappresentanti degli altri stati membri: deregolamentazione totale per gli Ogm”.

Al centro della proposta i “nuovi Ogm”

Il documento, dal titolo “Proposta di discussione sulle azioni volte a migliorare il meccanismo di esenzione per le piante geneticamente modificate ai sensi della direttiva 2001/18 / CE”. La direttiva in questione è per l’appunto quella che prevede che qualsiasi organismo transgenico prima di essere introdotto in territorio comunitario debba passare prima per l’autorizzazione della Commissione europea.  Gli olandesi, nello specifico, propongono di esentare da questo passaggio i cosiddetti “nuovi ogm”, formalmente detti: “Nuove tecniche di coltivazione (Npbts)”. 

Greenpeace: “Meccanismo uguale al passato”

Federica Ferrario, responsabile della Campagna Ogm di Greenpeace Italia, dichiara: “Quelle tecniche producono Ogm, escluderle dalla direttiva europea non ha nessun senso logico. Si tratta infatti – spiega l’esperta – di una serie di tecniche “nuove” nel senso che quando è stata fatta la direttiva ancora non esistevano. In ogni caso modificano il dna delle colture. Ad esempio, una di queste tecniche è lacisgenesi”. La differenza con i vecchi metodi è che invece di inserire del Dna di un organismo completamente differente, qui si inseriscono geni che appartengono alla stessa specie. “Ma comunque è una tecnica che in natura non esiste – continua Ferrario – tagliano il dna, inseriscono il gene, e non si sa che reazione si ha né che effetti e rischi questo possa comportare nel tempo. Il meccanismo è lo stesso dei vecchi Ogm”.

Un autogoal per l’Italia

Per Greenpeace, se l’Italia sposasse questo tipo di interpretazione “sarebbe veramente un autogol per tutta la nostra produzione agroalimentare, perché significherebbe non avere tracciabilità ed etichettatura in grado di far sapere se e quando stai comprando questo tipo di Ogm. Addio Made in Italy e trasparenza nei confronti dei consumatori”. Non è ancora noto, quali reazioni abbiano avuto i rappresentanti italiani davanti a questa proposta, né quale sarà la posizione del ministro delle politiche agricole Maurizio Martina rispetto alla deregolamentazione degli Npbts. Di sicuro, è un fatto il finanziamento di 21 milioni di euro che lo scorso anno è stato inserito nella legge di stabilità su volontà del Miipaf per la ricerca nel campo delle “biotecnologie sostenibili” tra le quali, appunto, la cisgenesi.  “La deregolamentazione di queste tecniche – conclude Ferrario – viaggia nella direzione di quanto richiesto da accordi come il Ttip e il Ceta che puntano a dare il via libera a un tipo di prodotti che negli Usa sono già in fase di sperimentazione nel campo”.

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/09/08/dopo-il-fipronil-dallolanda-arriva-anche-logm-libero/25721/

Mezzo mondo è ormai pieno di malattie provocate dai derivati del grano che contiene glifosato e micotossine.

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Mezzo mondo è ormai pieno di malattie provocate dai derivati del grano che contiene glifosato e micotossine.

Aumentano le malattie provocate dai derivati del grano, dalla sensibilità al glutine a patologie molto più gravi come linfomi, morbo di Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica (Sla) e il morbo di Parkinson. Ma non si fa nulla.

Micotossine e intolleranze – Secondo i dati dell’ultimo rapporto del ministero della Salute, i celiaci in Italia sono 172.197 (dati del 2014), quasi 8mila in più rispetto al 2013 e 23.500 in più confrontati invece con quelli del 2012. Ma questi sono solo i numeri delle diagnosi, perché lo stesso ministero ha calcolato che le persone che soffrono di celiachia in Italia sono 600mila.

Dobbiamo però specificare che una volta c’era la Celiachia, malattia autoimmune su base genetica. Da quando i grani coltivati nella zone fredde e umide del mondo hanno invaso il nostro pianeta i danni alla salute di milioni e milioni di persone non si contano più.

Milioni e milioni di persone, a un certo punto della loro vita – a trent’anni, a quarant’anni, a cinquant’anni – hanno cominciato ad accusare i sintomi di una malattia che pensavano fosse celiachia. Ma com’è possibile, si diceva, se la celiachia è una malattia su base genetica?”

Poi si è scoperto che non era celiachia, ma una malattia legata alla sensibilità al glutine (Gluten sensitivit). Cosa succede nel nostro organismo a causa dei derivati del grano che contengono le micotossine l’abbiamo già accennato: si ‘sfasciano’ i villi intestinali e questi ultimi cominciano ad assorbire il glutine che va nel sangue, creando seri problemi al nostro organismo.

Già, i problemi al nostro organismo: i disturbi all’apparato digerente e persino le emicranie, oggi sempre più diffuse nel mondo.

Tra glifosato e micotossine c’è un mondo pieno di malattie: non soltanto la Gluten sensitivit, ma anche altre patologie: diabete, obesità, asma, linfomi, morbo di Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica (Sla) e il morbo di Parkinson.

E che cosa si fa davanti a queste patologie provocate dal grano avvelenato da glifosato e micotossine? Nulla.

Il tratto gastrointestinale è la prima barriera fisica contro i contaminanti del cibo, ma è anche il primo bersaglio di queste sostanze tossiche.

Tratto da Ninco Nanco Blog