Sulle tavole il primo salmone Ogm. Ma tranquilli, tanto Voi non potrete riconoscerlo!

 

salmone

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Sulle tavole il primo salmone Ogm. Ma tranquilli, tanto Voi non potrete riconoscerlo!

 

Sulle tavole il primo salmone Ogm (ma i consumatori non possono riconoscerlo)

È il primo animale transgenico ad arrivare sulle tavole dei consumatori. “L’onore” spetta al salmone prodotto dalla AquaBounty Technologies, una società di Maynard, Massachusetts, che ha sviluppato il pesce geneticamente modificato e ha annunciato il 4 agosto scorso di averne venduto 4,5 tonnellate ai clienti canadesi.

Il pesce, una varietà di salmone atlantico, è progettato per crescere più velocemente, raggiungendo la dimensione di vendita in circa la metà del tempo – circa 18 mesi. AquaBounty ha venduto il suo primo batch commerciale a prezzo di mercato: 5,30 dollari per libbra (0,45 kg), secondo quanto spiegato dalla società che non ha voluto rivelare, però, chi lo abbia comperato.
Il pesce è stato allevato nelle vasche di un’azienda a Panama e ora la società ha in programma di ampliare la produzione aprendo un sito sull’isola Prince Edward del Canada, dove le autorità locali a giugno hanno dato la luce verde.

AquaBounty ha impiegato 25 anni per portare il suo salmone Ogm sulle tavole e ha sostenuto una lunga battaglia con i sistemi regolatori di diversi paesi. Il risultato è che tanto gli Usa che il Canada non richiedono al salmone-Frankenstein di essere etichettato come Ogm.
Ma a differenza del Canada, le battaglie politiche negli Stati Uniti hanno finora bloccato l’ingresso del salmone sul mercato a stelle e strisce.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/08/07/sulle-tavole-il-primo-salmone-ogm-ma-i-consumatori-non-possono-riconoscerlo/24783/

L’Italia sta per finanziare i nuovi Ogm, ma i Tg MUTI…!!!

 

Ogm

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

L’Italia sta per finanziare i nuovi Ogm, ma i Tg MUTI…!!!

 

L’Italia sta per finanziare i nuovi Ogm ma nessuno ne parla

Tra due giorni la Commissione Agricoltura della Camera si esprimerà su un decreto che stanzia milioni. Ma la Corte di Giustizia dell’UE potrebbe dichiararli illegali a settembre

L’Unione Europea non ha ancora deciso se le nuove tecniche di manipolazione geneticaproducano colture Ogm a tutti gli effetti, oppure se legalmente queste possano aggirare la direttiva comunitaria che disciplina i prodotti transgenici e quindi entrare nei campi di tutta Europa. Per conoscere il destino di questi nuovi OGM, ottenuti con metodi sviluppati dopo l’entrata in vigore della direttiva, bisognerà aspettare una sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, investita dal Consiglio di Stato francese del ruolo di fare chiarezza. Il giudizio sulla natura di questi nuovi organismi è atteso nei prossimi mesi, eppure l’Italia si sta muovendo per approvare un decreto  del Ministero dell’Agricoltura che stanzia 21 milioni di euro per ricerche in questo campo. La commissione Agricoltura della Camera dei Deputati dovrà dare un parere, entro venerdì, sul piano di finanziamento straordinario sulle “Biotecnologie sostenibili per l’agricoltura italiana” presentato dal Ministero su input del CREA (Consiglio di ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), senza sapere se sta spendendo denaro nella promozione di OGM illegali.

Secondo l’Associazione Rurale Italiana (ARI), il decreto «contiene di fatto una serie di decisioni politiche destinate ad avere un forte impatto normativo, poiché stabilisce che i prodotti che risultano dall’applicazione delle cosiddette nuove tecniche di creazione varietale (NBT), in particolare da cisgenesi e genome editing, non siano considerati OGM».

Gli obiettivi del progetto stilato dal CREA si basano su un parere favorevole dell’EFSA (l’Agenzia UE per la sicurezza alimentare) e puntano a «costituire nuovi genotipi più resistenti agli stress abiotici, alle malattie e ai parassiti, dotati di nuovi caratteri di qualità nutrizionali e tecnologiche e più idonei alle nuove esigenze di coltivazione».

Il 3 luglio scorso, tuttavia, il commissario europeo Vytenis Andriuakitis, convocato al Parlamento UE per rispondere ad una interrogazione, ha ammesso che «malgrado anni di dibattiti e lavori di esperti, nessuna decisione è stata ancora presa relativamente al quadro giuridico applicabile alle “nuove tecniche di selezione” nell’Unione Europea. Non esiste nessuna misura specifica di valutazione, di biosicurezza, di tracciabilità o di etichettatura ai prodotti ottenuti con questi procedimenti».

Nonostante questo vuoto normativo l’Italia sembra già sicura del fatto che i cosiddetti nuovi OGM non rientreranno nel perimetro della direttiva europea, al punto da impegnare decine di milioni di euro nel loro sviluppo. Del resto, lo stesso Ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, ha dichiarato che «se l’Europa deciderà, come spero, che cisgenesi e genome editing sono distinguibili dalle vecchie tecnologie OGM su basi scientifiche, dobbiamo prepararci ad affrontare questa nuova frontiera».

La battaglia, anche se si svolge in punta di diritto, è di natura profondamente politica. Si scontrano due modelli agricoli differenti, uno fondato sull’agroecologia e la riconversione ecologica mediante tecniche naturali, l’altro figlio di un approccio tecnologico e industriale.

Le nuove tecniche (New Breeding Techniques – NBT) tentano di dare slancio a quest’ultimo, consentendogli di sfuggire alla regolamentazione grazie ad una caratteristica specifica: nessun DNA estraneo finisce nelle piante create in laboratorio, perché i ricercatori sono riusciti a sopprimere i geni presenti nel genoma dei vegetali senza ricorrere ad un vettore batterico. Così, chi li sostiene afferma che non si tratti di OGM, mentre chi si oppone ritiene che sia solo un altro escamotage per far rientrare dalla finestra le colture transgeniche in un continente che finora è riuscito a vietarle quasi completamente.

 

fonte: http://www.globalist.it/economy/articolo/2009163/l039italia-sta-per-finanziare-i-nuovi-ogm-ma-nessuno-ne-parla.html

Cosa sono i nuovi OGM e perché destano tante preoccupazioni?

OGM

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

.

 

Cosa sono i nuovi OGM e perché destano tante preoccupazioni?

Le nuove tecniche di creazione varietale producono nuovi OGM o generano organismi equivalenti a quelli convenzionali? Perché l’Italia li sta finanziando?

(Rinnovabili.it) – Che cosa sono i nuovi OGM? Perché in Europa infuria una battaglia tra organizzazioni ambientaliste e aziende dell’agribusiness su questo tema? Qual è la posizione di Bruxelles e quale quella dell’Italia? Per rispondere a queste domande può essere utile partire dalla breve pubblicazione lanciata ieri dal Coordinamento europeo della Via Campesina, network di movimenti contadini che si batte da decenni per un ritorno all’agricoltura di piccola scala, sostenibile, più democratica e senza il contributo della chimica.

I nuovi OGM, spiega il dossier, sono il risultato di tecniche di ingegneria genetica sviluppate negli ultimi anni, che hanno preso il nome di New Breeding Techniques (NBT). Consistono nell’inserimento, nelle cellule delle piante, di sequenze genetiche o proteine, di un transgene della stessa famiglia vegetale o di un transgene che ne alteri alcuni tratti per poi essere eliminato. Altra tecnica è innestare su una pianta transgenica una pianta non transgenica.

Ora, la Direttiva europea 2001/18 che regola gli organismi geneticamente modificati, stabilisce che l’OGM è «un organismo, diverso da un essere umano, il cui materiale genetico è stato modificato in modo diverso da quanto avviene in natura con l’accoppiamento e/o la ricombinazione genetica naturale».

 

>> Leggi anche: i nuovi OGM saranno legali anche in Italia? <<

 

Secondo l’industria e pezzi del mondo della ricerca, le New Breeding Techniques non produrrebbero piante OGM, ma vegetali del tutto comparabili a quelli che si trovano in natura. Non combinando più una serie di sequenze genetiche al di fuori dell’organismo, per poi inserirle in maniera randomica nel suo genoma, consentirebbero di modificare le piante con maggior precisione. Nessun nuovo materiale genetico finirebbe negli organismi riceventi, cosa che prima era inevitabile dato l’utilizzo di un vettore batterico per il trasporto degli enzimi deputati a effettuare la modifica del Dna. Tuttavia, si tratta pur sempre di «tecniche in vitro agli acidi nucleici», che per il protocollo di Cartagena sulla biosicurezza danno vita agli OGM.

Le New Breeding Techniques comprendono:

  • – Mutagenesi oligonucleotide diretta
  • – Nucleasi a dito di zinco
  • – Cisgenesi e intragenesi
  • – Innesto
  • – Agroinfiltrazione
  • – Metilazione del DNA ed RNA dipendente
  • – Selezione varietale inversa
  • – Genomica sintetica

Per l’industria si tratta di tecniche che «consistono interamente in fenomeni naturali, come incrocio o selezione», e permettono di sviluppare nuove varietà vegetali in maniera simile ma più veloce e preciso rispetto alle tecniche

convenzionali. Pertanto, gli organismi risultanti non dovrebbero essere soggetti alla Direttiva europea sugli OGM, né a particolare etichettatura. Tuttavia, è difficile fugare del tutto la possibilità di alterazioni imprevedibili ed effetti indesiderati, anche sul lungo termine, quali la contaminazione dell’ambiente circostante o le controindicazioni per i consumatori. Per questo, suggerisce Via Campesina, anche i nuovi OGM dovrebbero essere etichettati e tracciabili. Inoltre, le ripercussioni potrebbero assumere contorni anche economici, con i piccoli agricoltori indotti a comprare semi brevettati dalle multinazionaliperdendo la loro autonomia.

La Corte di Giustizia dell’UE, chiamata in causa dalla Francia, emetterà nei prossimi mesi una sentenza per sciogliere i dubbi sulla natura degli organismi prodotti con le NBT. La sentenza dovrà essere recepita dalla Commissione Europea e dagli stati membri. L’Italia, tuttavia, per iniziativa del Ministero delle Politiche Agricole, sta per finanziare un progetto da 21 milioni di euro per la ricerca e lo sviluppo di questi nuovi OGM. La Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati ha dato il suo via libera qualche giorno fa, nel silenzio di maggioranza e opposizione. Se la Corte UE deciderà che simili tecniche producono organismi geneticamente modificati ai sensi della legge comunitaria, la fuga in avanti del nostro paese sarà stata inutile e incauta.

tratto da: http://www.rinnovabili.it/ambiente/cosa-sono-nuovi-ogm-333/

Non solo ci avvelenano con il grano cattivo, ma ci vogliono ubbidienti e disinformati!

grano

 

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Non solo ci avvelenano con il grano cattivo, ma ci vogliono ubbidienti e disinformati!

 

Mentre i cittadini cercano di difendersi dagli effetti nefasti della globalizzazione dell’economia, mentre gli agricoltori si organizzano – come stanno facendo i produttori di grano duro del Sud Italia associati a GranoSalus – per informare la popolazione sui pericoli per la salute provocati da alcuni prodotti agricoli che arrivano da Paesi extraeuropei, l’Unione Europea deve fronteggiare l’offensiva di alcune multinazionali che pretendono di importare i propri prodotti senza alcun controllo e senza ‘tracciabilità’. Magari per farci mangiare gli OGM. Non solo. Pretendono pure che la UE smantelli le etichette, lasciando al buio i consumatori…

Ci stanno avvelenando con il grano pieno di glifosato e micotossine. Di fatto, continuiamo a non sapere che cosa c’è, veramente, nella pasta, nel pane, nelle pizze, nelle farine e nei dolci che finiscono sulle nostre tavole. Non contenti di questo, nel silenzio quasi generale, non solo stanno creando le condizioni per imporci i grani avvelenati, ma stanno lavorando, anche, per eliminare tutte le leggi sulle etichettature.

Questa richiesta potrebbe arrivare dal Comitato WTO – TBT (Technical Barriers to Trade).

Per carità: non sempre alle etichette che accompagnano i prodotti che mangiamo corrisponde, poi, quanto ci sta scritto. Ma è pur sempre un’indicazione, ignorando la quale, a norma di legge, scattano le sanzioni. Ma alle multinazionali non vanno bene nemmeno le etichette. I prodotti, secondo chi oggi controlla il mercato mondiale globalizzato, debbono circolare liberamente. E i consumatori non debbono conoscere né la provenienza di un prodotto, né la sua qualità. Tutti al buio, alla faccia della ‘tracciabilità’!

Abbiamo già raccontato cosa stanno combinando i ‘Signori dell’Unione Europea dell’Euro’ con il CETA, il trattato commerciale tra il Canada e la stessa Unione Europea:

Accordo UE-Canada: ci costringeranno a mangiare il grano duro canadese e tanto altro ancora

Sul CETA si sono già pronunciate due commissioni del Parlamento Europeo. L’ultima parola spetterà allo stesso Parlamento di Strasburgo, a febbraio. Lì si scoprirà quali forze politiche difendono la salute dei consumatori e chi, invece, difende gli interessi delle multinazionali.

Sul CETA non aspettiamoci informazione, ma solo controinformazione sulla rete. Gli interessi in ballo sono enormi. E questa volta – per ciò che riguarda l’Italia – non penalizzano solo il Mezzogiorno con il grano duro (argomento al quale questo blog dedica ampio spazio). Questa volta è toccata – e molto pesantemente – anche l’industria dei salumi e, in particolare, del prosciutto crudo.

Il CETA, infatti, prevede di ‘inondare’ di suini canadesi l’Europa. Intanto non sappiamo come li allevano, che mangimi usano, se li imbottiscono di sostanze chimiche varie. Sappiamo, sì, che i canadesi sono molto attenti alla propria alimentazione e prima di far entrare nel proprio Paese un prodotto impongono controlli severissimi sulla qualità: ne sanno qualche cosa i produttori di uva Italia siciliani, che hanno dovuto sottoporre il proprio prodotto a controlli severissimi prima di avviare l’esportazione in Canada, come potete leggere qui:

Il Canada esporta in Sicilia grano duro pieno di glifosato e micotossine, ma pretende uva da tavola siciliana supercontrollata!

L’attenzione verso la qualità dei cibi dei canadesi, però, scompare quando questo Paese di furbi deve esportare il grano duro che produce nelle proprie zone umide e fredde: a questo punto i controlli non servono più: e se i consumatori di mezzo mondo cominciano a protestare perché non vogliono un grano duro pieno di glifosato e micotossine, ecco che arriva in soccorso il già citato CETA, in base al quale i Paesi dovranno tenersi il grano duro canadese – e anche i suini e i prosciutti – che gli piacciano o no!

Non è finita. In Canada gli OGM – Organismi Geneticamente Modificati sono all’ordine del giorno. Ipocritamente l’Unione Europea ha ‘bandito’ gli OGM, ma è pronta a ratificare l’accordo commerciale con il Canada per fare mangiare agli europei i prodotti agricoli – freschi e trasformati – del Canada a base di OGM a ventiquattro carati!

A che serve avere bandito gli OGM – come ha fatto l’Unione Europea – e poi siglare l’accordo CETA che farebbe arrivare in Europa chissà quanti prodotti OGM? Non è ipocrisia?

Poi c’è la sabbia bituminosa, altro grande affare dei canadesi. Di che si tratta? Semplice: del combustibile più sporco del mondo. A voi la ‘ricetta’: mettere insieme argilla, sabbia, acqua e bitume, mescolate energicamente e, oplà!, ecco ottenute le sabbie bituminose. Dalle quali si estrae una sostanza vischiosa simile al petrolio che può essere convertita in greggio e, successivamente, raffinata per ottenere derivati (se ne volete sapere di più leggete qui).

Per la cronaca, nella provincia canadese dell’Alberta c’è uno dei giacimenti di sabbie butiminose più estesi del mondo. Con il CETA ci divertiremo anche con questo nuovo inquinante…

Con questo trattato commerciale internazionale – sempre che l’Unione Europea lo ratifichi – ci saranno problemi anche per i pescatori. La nostra attività di pesca è in crisi. A completare il quadro penserà quella parte del CETA che si occupa di pesca. Soprattutto di pesce allevato.

Fino a qualche anno fa si pensava che il pesce di allevamento fosse addirittura migliore di quello pescato. Purtroppo non è più così. Il salmone di allevamento, per esempio, è ormai un vero problema, come potete leggere in questo articolo:

Il salmone? Ottimo prodotto. Ma meglio mangiarlo solo una volta al mese…

Tutto questo riguarda il CETA. Ora, dall’Unione Europea dell’Euro potrebbe arrivare un nuovo attacco al cittadini, questa volta – come già ricordato – alle etichette dei prodotti. Bruxelles, infatti, potrebbe cedere alle proteste di Stati Uniti e Canada, contrarie alle recenti normative adottate dai Paesi UE sull’etichettatura d’origine dei prodotti alimentari.

In realtà – per ciò che riguarda gli Stati Uniti – questa posizione è stata espressa dall’Amministrazione Obama. Ora bisognerà capire cosa farà il nuovo presidente, Trump. Il nuovo presidente degli Stati Uniti, infatti, ha già espresso contrarietà al TTPI. Vedremo cosa deciderà sulle etichettature.

Che cosa si prepara? Ancora una volta la ricetta è semplice: eliminare le informazioni sui prodotti che finiscono sulle tavole di tutti noi.

A chi ci vuole vendere prodotti agricoli di pessima qualità non vanno proprio giù le norme che sono già state approvate dall’Unione Europea. Di recente – per citare un esempio – l’Italia ha stabilito che i consumatori debbono conoscere l’origine del latte. E’ una cosa sacrosanta: perché un consumatore dovrebbe acquistare il latte e non sapere dove è stato prodotto?

Sempre per ciò che riguarda l’Italia, nei mesi scorsi il Governo del nostro Paese ha varato un decreto che impone alle industrie e, in generale, a chi utilizza il grano di informare i cittadini sulla provenienza dei prodotti che utilizzano.

Nel caso della pasta, le industrie debbono dire da dove arriva il grano duro che utilizzano.

 

Credeteci: ci sarà da divertirsi. Le industrie della pasta, infatti, non sembrano molto felici di far sapere ai consumatori che grano duro utilizzano. E forse nemmeno i canadesi saranno contenti…

Questo decreto, ovviamente, cozza con il CETA. Perché il bello di questa storia del grano canadese coltivato nelle zone fredde e umide sta nel fatto che a qualcuno bisogna ‘sbolognarlo’, ma senza fare sapere ai cittadini quali sono i problemi che questo prodotto comporta. E anche se lo sanno, beh, se lo debbono tenere lo stesso nel nome del CETA…

Ma CETA o non CETA, GranoSalus – l’associazione che raccoglie produttori di grano duro del Sud Italia e tanti consumatori – ha già avviato i controlli sui derivati del grano: e non potrà certo essere l’Unione Europea a vietare ai cittadini di difendersi dai veleni. La stessa UE non potrà imporre agli agricoltori del Mezzogiorno del nostro Paese di fallire per consentire ai canadesi di farci mangiare il loro grano duro.

Su questi due punti informeremo i nostri lettori su quello che fanno i parlamentari europei eletti in Sicilia e, in generale, nel Sud Italia. 

Ribadiamo: ci sarà da ridere se, malauguratamente, il Parlamento Europeo dovesse ratificare il CETA.

Come finirà? Sulla gestione USA di Trump non ci possiamo pronunciare. Ma non è da escludere che il Canada avvii un contenzioso presso l’OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio). Non è un’ipotesi campata in aria: un precedente di rilievo è rappresentato dalla legge sull’indicazione d’origine delle carni (COOL, Country of Origin Labelling), che gli Stati Uniti hanno abrogato su istanza del Messico, che ha fatto valere l’accordo NAFTA (North America Free Trade Agreement).

In ogni caso, visto che il Parlamento Europeo si dovrà pronunciare sul CETA entro febbraio, è probabile che chi ha in testa di fare qualcosa contro le leggi sulla ‘tracciabilità’ aspetti prima il pronunciamento dell’assemblea di Strasburgo.

Amaro il commento del sito Foods Times Blog (qui potete leggere per esteso l’articolo):

Le confederazioni agricole hanno voluto il libero scambio sulle derrate agroalimentari e ora pedalano, verso i destini ignoti del capitale finanziario che domina produzioni industriali e mercati. Dopo l’abolizione dei contributi alla produzione, l’abbattimento delle barriere tariffarie e l’apertura di contingenti tariffari su merci in aperta concorrenza con quelle proprie, la rinuncia a tutelare gran parte delle proprie DOP e IGP, è giunta l’ora della de-regolamentazione. Ad maiora”.

ATTENZIONE! Il nostro Parlamento sta per ratificare, a nostra insaputa, il CETA, cioè la morte di tutti diritti fondamentali dei cittadini…!!

 

CETA

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

ATTENZIONE! Il nostro Parlamento sta per ratificare, a nostra insaputa, il CETA, cioè la morte di tutti diritti fondamentali dei cittadini…!!

ATTENZIONE! Il Parlamento italiano sta per ratificare il CETA, cioè la morte dei diritti fondamentali

Arriva in Senato il ddl per la ratifica del Trattato di libero scambio UE-Canada denominato CETA. Non è un caso che, come già accaduto per la ratifica del Trattato di Lisbona e per il Fiscal Compact, tali procedure avvengano tra giugno ed agosto, cioè quando gli italiani sono al mare impegnati nelle solite discussioni di calcio-mercato.

Ma cosa prevede il CETA? Nella sostanza, e in breve, è un accordo di libero scambio tra UE e Canada che consente alle multinazionali delle rispettive aree di esportare e vendere prodotti (EU-Canada, considerando che parecchie multinazionali americane hanno sede legale in Canada) senza trovare intralci né nelle legislazioni nazionali a tutela della salute e del lavoro, né nei diritti fondamentali sanciti dalle Costituzioni degli Stati membri come ad esempio il diritto al lavoro, alla giusta retribuzione, al giorno di riposo settimanale, all’orario di lavoro, alla retribuzione minima e così via. Trattasi dei cosiddetti “irritanti commerciali” che tanto infastidiscono le multinazionali. Con il CETA vengono definitivamente superati!

Ma v’è di più! Il CETA introduce anche un sistema di giustizia privata, il cosiddetto ISDS – Investor-state dispute settlement  cioè una forma di risoluzione privata delle controversie tra investitore e Stato. Attraverso questo sistema le multinazionali potranno non tenere conto dei diritti fondamentali vigenti negli Stati adire organismi di giustizia privata sovranazionali al fine di redimere le controversie con quegli Stati che intendessero rispettare le proprie disposizioni costituzionali a tutela – ad esempio – della salute e del lavoro!

Un vero e proprio cavallo di troia a tutela del capitale internazionale e a scapito dei diritti fondamentali.

Il CETA, già approvato dal Parlamento europeo pochi mesi fa, dovrà essere ora ratificato da ciascuno Stato membro a seconda delle procedure costituzionali di ognuno. In cambio chissà di quale incarico o beneficio (magari successivo all’attività politica) i nostri parlamentari consentiranno che sulle nostre tavole finiscano prodotti intrisi di antibiotici (rendendo gli stessi inefficaci quando ve ne sarà bisogno), condannando noi e i nostri figli alla schiavitù perenne! E chi si permetterà di alzare la testa o la voce, non troverà nello Stato un amico a difesa dei diritti fondamentali sanciti nelle Costituzioni nazionali!

Nel frattempo l’informazione di regime sonnecchia! La notizia che il Parlamento si accinga a ratificare il CETA è passata totalmente in secondo piano. Il televideo della Rai non ne fornisce neppure menzione!

Con il CETA gli Stati sono definitivamente morti! I criminali di Bruxelles continuano la loro opera distruttiva nei confronti delle Costituzioni nazionali, quindi della libertà, dei diritti fondamentali e della democrazia! E i nostri parlamentari, a libro paga del capitale internazionale, eseguono acriticamente gli ordini provenienti dalla criminale sovrastruttura EUropea!

Un Parlamento eletto con meccanismi elettorali dichiarati incostituzionali, in grave e palese alterazione dei principi di rappresentatività democratica (Corte costituzionale, sentenza n. 1/2014; Corte di Cassazione, sentenza n. 8878/2014), continua indisturbato la sua opera distruttiva della Costituzione! 

 Giuseppe PALMA

 

fonte: http://www.stopeuro.org/attenzione-il-parlamento-italiano-sta-per-ratificare-il-ceta-cioe-la-morte-dei-diritti-fondamentali/

…E a Bari sequestrate 50mila tonnellate di grano tossico canadese. Tutta roba che sarebbe dovuta finire sulle nostre tavole!

grano

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

.

…E a Bari sequestrate 50mila tonnellate di grano tossico canadese. Tutta roba che sarebbe dovuta finire sulle nostre tavole!

leggi anche:

In arrivo da Vancouver una nave con 50mila tonnellate di grano. Gli Agricoltori protestano. Dovremmo farlo pure noi: Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!
50mila tonnellate di grano tossico sono state sequestrate a Bari nelle stive della “Cmb Partner”, proveniente da Vancouver, attraccata l’8 giugno scorso.

Grano tossico contenente sostanze pericolose in una quantità di gran lunga superiore ai limiti di legge è stato sequestrato a Bari, nelle stive della “Cmb Partner” (una nave lunga 256 metri per una stazza complessiva di quasi 60mila tonnellate), proveniente da Vancouver, attraccata l’8 giugno scorso.
Tale grano era destinato ad essere inviato nei granai pugliesi, come sempre quando arrivano carichi dal Canada. Resta solo da sperare che i precedenti carichi, già distribuiti, venduti e consumati, non contenevano le sostanze pericolose riscontrate in quest’ ultimo.

Fatto sta che dopo la denuncia fatta da inuovivespri.it con l’articolo  :“Il grano canadese che arriva in Europa è un rifiuto speciale che finisce sulle nostre tavole”, che ha fatto il giro del web, qualcosa si è mosso.

La Procura di Bari ha disposto il sequestro probatorio dell’ intero carico, dopo i controlli effettuati dagli uomini dei carabinieri forestali in accordo con la magistratura barese.

Come riferisce La Gazzetta del Mezzogiorno :

<< Il provvedimento sarebbe stato eseguito dai Carabinieri forestali dopo le prime analisi sui campioni di cereale che avrebbero rilevato la presenza di sostanze nocive in percentuali superiori ai limiti consentiti dalla legge. Il sequestro ha riguardato anche il cargo.

Secondo la Coldiretti sotto accusa di continuo il grano canadese per le irregolarità riscontrate in termini di residui di deossinivalenolo (o Don o vomitossina), una pericolosa micotossina e per l’uso intensivo di glifosate, un potente diserbante, utilizzato proprio nella fase di pre-raccolta (pratica vietata in Italia) per seccare e garantire – in modo artificiale – un livello proteico elevato.

Le importazioni di grano tossico canadese favorite dal CETA

Le importazioni di grano dal Paese nordamericano rischiano di essere favorite dall’approvazione dell’accordo Ceta (Comprehensive economic and trade agreement) tra Unione europea e Canada, primo esportatore di grano duro in Italia. Un accordo che dovrà essere ratificato dal Parlamento nazionale e contro il quale la Coldiretti si dice pronta a scatenare una mobilitazione per scongiurare il paventato azzeramento strutturale dei dazi, a prescindere dall’andamento di mercato.>>

 

 

Milioni di api morte attorno ai campi di mais OGM imbevuti di pesticidi neonicotinoidi. L’Efsa li aveva vietati, ma evidentemente sotto la pressione delle Multinazionali, sta valutando di rivedere il divieto!

api morte

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

.

Milioni di api morte attorno ai campi di mais OGM imbevuti di pesticidi neonicotinoidi. L’Efsa li aveva vietati, ma evidentemente sotto la pressione delle Multinazionali, sta valutando di rivedere il divieto!

Poiché l’Unione europea ritiene di eliminare le restrizioni su tre pesticidi nella famiglia neonicotinoide, sarebbe bene considerare il fenomeno, conosciuto dagli apicoltori canadesi, in cui le api iniziano a morire in branco poco dopo la stagione di semina di mais.

“Una volta che il mais è stato piantato le nostre api sono morte dai milioni”, ha detto l’apicoltore Dave Schuit nell’estate 2013, come riportato da Eat Local Grown.

Quella primavera, Schuit ha perso 600 alveari contenenti 37 milioni di api. Lo stesso anno l’agricoltore canadese Gary Kenny ha dichiarato che otto dei 10 alveari che ha mantenuto sulla sua proprietà sono morti poco dopo che i suoi vicini hanno piantato il mais nei loro campi.

Il mais geneticamente modificato (GM) è ampiamente coltivato in Canada, ma perché le morti delle api sono avvenute subito dopo la piantagione, le piante di mais non sono probabili da incolpare per questo particolare moria. Invece, gli apicoltori credono che la causa è che i semi di mais sono stati pre-trattati con neonicotinoidi. La semina d’aria provoca polveri neonicotinoidi che volano dai semi.

 

GLI STUDI 

In uno studio i ricercatori della American Purdue University hanno esaminato le api morti o che stavano morendo come quelle del 2013. I risultati dicono: “Le api hanno mostrato sintomi neurotossici, l’analisi delle api morte ha rivelato tracce di [i neonotinoidi] thiamethoxam / clothianidin in ogni caso”… “I trattamenti di seme di colture a campo (principalmente mais) sono l’unica fonte principale di questi composti”.

Un’indagine di agenzie di regolamentazione della gestione del Pest ha anche sottolineato la stessa causa, concludendo che i semi di mais trattati con questi neonicotinoidi “hanno contribuito alla maggior parte delle mortalità delle api”.

“I seme sono il problema”, ha dichiarato Paul Wettlaufer, agricoltore locale e direttore della Federazione federale dell’agricoltura.

I neonicotinoidi sono “pesticidi sistemici”. Essi vengono applicati ai semi prima della piantagione e poi ripresi in ogni tessuto della pianta, inclusi foglie, semi, pollini, fiori e nettari. Questo li rende altamente letali non solo ai parassiti agricoli, ma a tutti gli insetti e anche agli uccelli che visitano le piante per qualsiasi motivo.

“L’uso profano [dei neonotinoidi] in ambito agricolo, la loro elevata persistenza nel suolo e nell’acqua, la loro assorbimento da parte delle piante e la traslocazione ai fiori … mettono a rischio i servizi di impollinazione”, ha concluso uno studio internazionale di ricerca.

Non solo i pollinatori sono minacciati. Due importanti studi nel 2015 hanno scoperto che i pesticidi hanno effetti diffusi e pericolosi su interi ecosistemi. Uno, pubblicato nella rivista Nature, ha scoperto che l’uso di neonicotinoidi stava causando il crollo delle popolazioni di uccelli. Ciò è probabilmente causato sia dall’avvelenamento diretto che dalla devastazione delle fonti alimentari invertebrate.

Nel frattempo, un’analisi da parte della Task Force sui pesticidi sistemici, di 800 studi separati, ha concluso che anche se utilizzati secondo le linee guida del produttore, i neonicotinoidi causano danni a specie “non bersaglio” come lombrichi, insetti, invertebrati acquatici e addirittura lucertole e pesci. I pesticidi sono “probabili avere una vasta gamma di impatti biologici ed ecologici negativi”, ha scritto la task force.

 

IL CASO DI CRESCITA DI UN BAN

Nel 2013, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha imposto un divieto di due anni sull’uso di tre neonicotinoidi, citando un rischio probabile per le api. L’EFSA ha ora lanciato un nuovo studio per rivedere tale politica, con risultati attesi nel gennaio 2017.

Tuttavia, l’evidenza di un divieto di neonicotinoidi è ancora più forte di quanto sia stato due anni fa. Anche l’agenzia americana per la protezione dell’ambiente (EPA) è stata costretta ad ammettere che i prodotti chimici devastano gli impollinatori. L’agenzia ha recentemente annunciato i risultati delle prove sul campo, trovando che anche l’utilizzo di neonicotinoidi (25 parti per miliardo nel polline vegetale e nel nettare) di livelli molto bassi, ha causato perdite misurabili nelle popolazioni di alveari da api.

I ricercatori ritengono che i neonicotinoidi danneggino i cervelli delle api, in particolare la capacità di elaborare informazioni relative all’orientamento e alla direzione.

 

fonte: http://www.anonews.co/bees/

Approfittando del caos dei vaccini e con la complicità del silenzio dei Media, Gentiloni approva il CETA all’insaputa della Gente – Ecco i pericoli a cui questi disgraziati ci espongono!!

 

CETA

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

Approfittando del caos dei vaccini e con la complicità del silenzio dei Media, Gentiloni approva il CETA all’insaputa della Gente – Ecco i pericoli a cui questi disgraziati ci espongono!!

Leggete anche:

Il CETA è ancora peggio del TTIP. È una porcata che serve solo a sacrificare la salute della Gente al business delle Multinazionali! …E infatti il nostro Governo lo ha già approvato nel più totale silenzio dei media complici!
Le denunce di GranoSalus: il sistema CETA, le navi al veleno e la pasta con glifosato e micotossine “made in Italy”…Ecco quello che dovete sapere sulle porcherie che ci fanno mangiare…!!

 

Da coscienzeinrete.net

Mentre ci sbraniamo per i vaccini, Gentiloni approva il CETA in silenzio stampa…

L’ultimo consiglio dei ministri ha approvato ddl di ratifica del trattato di libero scambio con il Canada, un provvedimento dalle nefaste ripercussioni di cui nessuno dei grandi e piccoli media nazionali ha dato notizia.

E’ arrivato il CETA, ma non ditelo in giro. Il governo ha approvato il disegno di legge per la sua ratifica ed attuazione, ossia per l’accordo economico e commerciale tra l’Unione europea e il Canada. Ma piano – per favore! – non strillatelo.Eh già, perché il temuto trattato, firmato lo scorso 30 ottobre a Bruxelles e ratificato dal parlamento europeo questo febbraio sta per arrivare al parlamento italiano. Chi lo dice? Il consiglio dei ministri che si è riunito mercoledì sera in fretta e furia e senza neanche un minuto di preavviso; quel cdm di cui i rappresentanti solitamente si affrettano a propagandare i risultati e per il quale invece non è stata convocata neanche l’ombra di una conferenza stampa. E come mai, c’è da chiedersi, neanche il più ridicolo e scarso dei media (provare per credere? Fatevi un giro su google) ha dato questa notizia di epocale importanza? Perché è meglio farlo passare in sordina, o perché forse questo “gran valore” economico non lo ha? Per entrambi i motivi.

Scopo dell’Accordo – si legge nel comunicato del governo – “è stabilire relazioni economiche avanzate e privilegiate, fondate su valori e interessi comuni, con un partner strategico”. Si creano nuove opportunità per il commercio e gli investimenti tra le due sponde dell’Atlantico – si legge ancora – “grazie a un migliore accesso al mercato per le merci e i servizi e a norme rafforzate in materia di scambi commerciali per gli operatori economici”. Accidenti, che grande occasione, addirittura la sola Italia potrebbe beneficiare in termini di maggiori esportazioni verso il Canada “per circa 7,3 miliardi di dollari canadesi”. Ripetiamolo insieme: sette miliardi. Per avere un’idea, l’IMU che noi italiani abbiamo pagato sui nostri immobili, nel solo 2016, è costata 10 miliardi di euro; circa la stessa cifra è stata spesa dal governo Renzi per pagare i famigerati “80 euro”. Il governo Gentiloni ha recentemente “salvato” il sistema bancario creando con estrema facilità un fondo da 20 miliardi di euro. Di esempi se ne potrebbero fare a bizzeffe, ma il concetto è chiaro: questo accordo economicamente non vale la carta su cui è stampato, e il problema maggiore è che a fronte di un così ridicolo guadagno – nemmeno sicuro, considerato che si tratta di stime – stiamo per svendere completamente la nostra nazione, e non è un esagerazione. Perché ciò che più fa male è che i nostri governanti si affrettino a specificare come l’accordo “garantirà comunque espressamente il diritto dei governi di legiferare nel settore delle politiche pubbliche, salvaguardando i servizi pubblici (approvvigionamento idrico, sanità, servizi sociali, istruzione) e dando la facoltà agli Stati membri di decidere quali servizi desiderano mantenere universali e pubblici e se sovvenzionarli o privatizzarli in futuro”. Peccato che la cosa, oltre a suonare palesemente come una “escusatio non petita”, è oltremodo falsa.

Spieghiamoci. E’ vero che “espressamente” il testo del Ceta – nelle sue premesse – “riconosce” agli Stati membri il diritto di prendere autonome decisioni in materie di interesse pubblico come appunto la sanità e il resto, ma in maniera altrettanto precisa descrive il funzionamento del “dispute settlement”, ossia di un arbitrato internazionale cui una “parte” (che può essere uno Stato ma anche un’azienda che opera sul suo territorio) può fare ricorso in caso sia in disaccordo con decisioni prese da altre parti. Tradotto, un’altra nazione o peggio una semplice società, spesso multinazionale, può impugnare una decisione di uno Stato anche quando adottata “nel diritto di legiferare nel settore delle politiche pubbliche”, qualora questa vada a “discriminare” il business dell’azienda. Il funzionamento di questo “tribunale privato” fa diretto richiamo al DSS, identico strumento previsto dall’Organizzazione Mondiale del commercio (o “WTO”, accordo simile al Ceta ma su scala globale). Quest’ultimo prevede la selezione di un “panel” di giudici, composto da esperti provenienti solitamente dal mondo della consulenza privata (esatto, delle multinazionali) o da atenei altrettanto privati. Il panel redige un rapporto contenente la propria opinione circa l’esistenza o meno di un’infrazione alle regole del WTO.

Esso non ha la forza legale di una vera e propria sentenza eppure la procedura di appello ha una durata massima prevista in novanta giorni, e la sentenza, dopo l’approvazione, è definitiva. Sintetizzando: l’Organizzazione Mondiale del Commercio (cui l’Europa e l’Italia hanno aderito da più di vent’anni, nel 1995) ha fini prettamente economici e finanziari; gli Stati, si dice, sono sovrani, eppure i principi che regolano gli scambi internazionali sono al di sopra delle leggi nazionali, ed internazionali; in caso di controversie, le parti (non gli Stati in realtà, quanto le società multinazionali “discriminate”) possono rivolgersi al WTO e chiedere se sia giusto o meno non applicare il suo regolamento; il WTO, privato e- sicuramente -imparzialissimo, emette la sentenza, che, per carità, non ha forza legale vera e propria (non essendo un vero tribunale), però è ad ogni modo inappellabile e definitiva. Democraticamente. E quel che è previsto per il Wto vale per il CETA. Il tribunale del WTO è stato mai adito per questioni sugli scambi internazionali? Oh sì! Solo gli Stati Uniti sono stati coinvolti in più di 95 casi contro società private, e di questi processi gli USA, in qualità di nazione, ne ha persi 38 e vinti appena 9. Gli altri o sono stati risolti tramite negoziazioni preliminari oppure sono ancora in dibattimento. In circa 20 casi il Panel addirittura non è mai stato formato, e la maggior parte dei processi che hanno perso riguarda livelli di standard ambientale, misure di sicurezza, tasse e agricoltura.

Questo panegirico forse può risultare oscuro pertanto è utile fare una semplificazione: lo Stato italiano, al contrario di quanto dice il governo Gentiloni, non può decidere autonomamente alcunché, prima di tutto perché fa parte dell’Unione europea e ha siglato accordi comunitari come il Patto di stabilità e il fiscal compact, oltre a far parte di un’unione monetaria, quindi di partenza non ha alcun potere decisionale in termini di politiche monetarie, fiscali, economiche e sociali. Secondo poi, pur godesse di una simile sovranità, comunque rischierebbe di trovarsi contro cause miliardarie– private –e di perderle, con tanti saluti al “potere politico”. Quel che allora il misero comunicato stampa del consiglio dei ministri dice in parte è vero, ossia che il governo può “decidere quali servizi mantenere universali e pubblici e se sovvenzionarli o privatizzarli in futuro”. Scopo dell’accordo è infatti di liberalizzare completamente qualsivoglia tipo di merce o servizio, inclusi quelli che teoricamente uno Stato soltanto dovrebbe garantire, e che invece già stanno finendo in mano ai privati (cliniche sanitarie, scuole, ecc ecc), in un mondo che sempre più sarà alla portata di poche persone e tasche. Ed ecco che la nostra carta Costituzionale si trasforma in carta igienica.

Quanto alle “potenzialità” di esportazione la nostra bella Penisola, da sempre caratterizzata da una grande vocazione all’export, già da tempo ha incrementato la vendita dei propri beni all’estero. Siamo più competitivi? Facciamo cose migliori? Ne più ne meno come prima, semplicemente gli italiani non hanno più una lira (i consumi domestici sono drasticamente calati, grazie a politiche iniziate da Mario Monti che in una celebre intervista ammise di “distruggere la domanda interna”) e quindi le imprese (quelle che non hanno chiuso) si sono arrangiante puntando ancor più sui mercati forestieri; solo pochi giorni fa l’Istat ha registrato nei suoi dati la “morte” della classe media italiana. Nel frattempo, visto che le merci di qualità come quelle nostrane non ce le possiamo permettere, nei nostri negozi arrivano tonnellate di merce a basso costo ma di pessima qualità che viene assoggettata a controlli scarsi o addirittura nulli, poiché già siamo in un’unione di libero scambio, l’Unione europea, che stiamo per estendere al Canada. Inutile dire che simili politiche danneggiano direttamente le nostre imprese, dunque il lavoro e in generale il benessere del nostro popolo. Tutto questo per – forse – sette miseri miliardi. Neanche i 30 denari di Giuda.

Fonte: http://www.lintellettualedissidente.it/economia/gentiloni-approva-il-ceta-in-silenzio-stampa/

I PERICOLI DEL CETA

1) Il rischio di ingresso di OGM e pesticidi attualmente vietati

Non solo non si vieta l’ingresso di alimenti contenenti OGM e sostanze chimiche tossiche, ma si da di fatto il via libera a una deregolamentazione ampia e irreversibile. Non si torna indietro.

Ricordiamo inoltre che in Italia c’è ancora il divieto di coltivazione in campo degli Ogm, ma il nostro paese di recente ha detto sì in Europa all’autorizzazione di nuovi. Tuttavia, fa sapere il Parlamento Ue,

“per fugare le preoccupazioni dei cittadini che l’accordo dia troppo potere alle multinazionali e che i governi non possano legiferare per tutelare la salute, la sicurezza o l’ambiente, l’UE e il Canada hanno entrambi confermato esplicitamente, sia nel preambolo dell’accordo sia nella dichiarazione comune allegata, il diritto degli Stati a rifarsi al diritto nazionale”.

2) Importazione di prodotti derivati da animali trattati con ormoni della crescita

Tra le pagine del CETA, infatti è possibile trovare gravi pericoli per la salute e l’ambiente. Uno di questi riguarda l’importazione di prodotti derivati da animali trattati con ormoni della crescita. Sarebbe bastato questo a fermare il trattato, pensato per arricchire pochi e danneggiare molti.

3) Equivalenza delle misure sanitarie e fitosanitarie di Europa e Canada

Basta leggere l’allegato 5-D per rendersi conto, senza tanti sforzi, di quello che sarà. Nel trattato vi sono infatti le linee guida per il riconoscimento di equivalenza delle misure sanitarie e fitosanitarie nei due Paesi. Ciò significa che il CETA permetterà di ottenere il mutuo riconoscimento di un prodotto – e quindi evitare nuovi controlli nel Paese in cui verrà venduto – se si è in grado di dimostrarne l’equivalenza con quelli commercializzati dalla controparte. La sostanziale equivalenza verrà valutata basandosi su una serie di criteri o linee guida che tuttavia non sono definiti.

LEGGI anche: CETA: ULTIMA OCCASIONE PER FERMARE LO STRAPOTERE DELLE MULTINAZIONALI (PETIZIONE)

4) Glifosato, uno dei timori più fondati

Il glifosato, minaccia più che mai concreta. Non si può di certo dire no a questa sostanza solo perché lo Iarc, massima agenzia mondiale per la ricerca sul cancro, emanazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, lo ritiene probabilmente cancerogeno.

Se in Europa se ne vietasse l’uso, che ne sarebbe del grano canadese importato? Dovrebbe essere prodotto senza usare l’erbicida.

LEGGI anche: GLIFOSATO, L’ERBICIDA CHE AVVELENA TUTTO IL MONDO (VIDEO)

LEGGI anche: GLIFOSATO, COME ADERIRE ALL’ICE PER IL DIVIETO TOTALE (#STOPGLYPHOSATE)

5) Nelle mani del controllore senza controllo

Il Ceta potrà essere implementato dopo la ratifica dall’organismo di cooperazione regolatoria. Si tratta di un gruppo di tecnici il cui operato non è soggetto ad alcun controllo pubblico.

6) Crescita economica irrisoria per l’Europa e perdita di posti di lavoro

Secondo uno studio indipendente, l’entrata in vigore del CETA provecherebbe la perdita di circa 200 mila posti di lavoro nell’Unione europea. Inoltre, secondo quanto stimato dalla stessa Commissione europea, l’adozione di questo trattato vedrebbe nel lungo periodo in Europa una irrisoria crescita economica compresa tra lo 0,02 e lo 0,03%. In Canada invece tale percentuale è compresa tra lo 0,18 e lo 0,36%.

7) L’Investment Court System (ICS), il sistema di tutela degli investimenti delle multinazionali

L’ICS assicura agli investitori stranieri particolari privilegi e minaccia il diritto dei governi di adottare e far rispettare leggi di interesse pubblico, come la protezione dell’ambiente o della salute pubblica. Grazie al CETA, l’Ics permetterebbe alle multinazionali di citare in giudizio i singoli Stati, ma non consentirebbe il contrario. Se l’ICS non dovesse passare l’esame di legittimità della Corte di giustizia europea, si bloccherebbe l’applicazione del CETA. Contro questo punto si è schierato apertamente il Belgio, che sta valutando di chiedere alla Corte di giustizia europea di pronunciarsi sulla legittimità

“Questo accordo commerciale rischia di minare la democrazia e lo stato di diritto in Europa, a vantaggio di una manciata di multinazionali”, ha detto Federica Ferrario di Greenpeace Italia.

“Oggi è stata scritta una pagina oscura per la democrazia in Europa, ma non tutto è compromesso – dichiara Monica Di Sisto, portavoce della Campagna Stop TTIP Italia – La battaglia della società civile si sposta adesso a livello nazionale. Monitoreremo gli impatti dell’accordo, dimostrando che avevamo ragione a criticarne l’impianto, e spingeremo il Parlamento italiano a bloccare questo trattato dannoso per i nostri cittadini e lavoratori. I parlamentari europei, in particolare socialdemocratici e popolari, hanno abdicato al loro ruolo di garanti dei diritti e dell’ambiente”.

L’accordo infatti dovrà essere anche ratificato dai Parlamenti nazionali e regionali.

L’accordo CETA potrebbe applicarsi provvisoriamente dal primo giorno del mese successivo alla data cui entrambe le parti si sono reciprocamente notificate il completamento di tutte le procedure necessarie. Per i deputati tale data dovrebbe essere non prima del 1° aprile 2017.

Ancora una volta sono stati fatti gli interessi delle multinazionali.

TRATTO DA: https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/22959-ceta-approvazione-parlamento-ue#accept

 

 

…E l’Ungheria si ribella a Monsanto: distrugge le sementi e da fuoco ai campi di mais OGM!!

Monsanto

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

…E l’Ungheria si ribella a Monsanto: distrugge le sementi e da fuoco ai campi di mais OGM!!

L’Ungheria ha assunto una posizione coraggiosa contro la gigante Monsanto e la modificazione genetica, distruggendo ben 1000 acri di mais coltivati con sementi geneticamente modificate, notizia rilasciata dal Sottosegretario di Stato del Ministero dello Sviluppo Rurale Lajos Bognar.

Bognar ha deciso che la migliore linea d’azione era distruggere i raccolti in modo che il polline non potesse diffondersi ad altre colture non OGM.

A differenza di molti paesi dell’Unione europea, l’Ungheria è una nazione in cui le sementi geneticamente modificate (OGM) sono vietate. In una posizione simile contro gli ingredienti geneticamente modificati c’è il Perù che ha anche superato un divieto di dieci anni sui prodotti alimentari geneticamente modificati.

Ritornando in Ungheria precisiamo che anche i commercianti di semi nel paese sono tenuti ad assicurarsi che i loro prodotti non contengano OGM, tantomeno mescolati con semi naturali, presumibilmente per errore.

L’Ungheria ha preso una posizione forte contro gli OGM. In effetti, la Costituzione del Paese dice:
L’Ungheria promuovere l’effettiva applicazione del diritto di cui al paragrafo (1) da un agricoltura libera da organismi geneticamente modificati, garantendo l’accesso a cibo sano e acqua potabile, attraverso l’organizzazione di sicurezza sul lavoro e l’assistenza sanitaria, per gli sport di sostegno e regolare fisico esercizio, nonché garantendo la protezione dell’ambiente.

tratto da: http://www.ninconanco.info/lungheria-distrugge-tutte-le-sementi-monsanto-ogm-brucia-campi-mais/

Come si uccide l’Agricoltura? In arrivo da Vancouver una nave con 1600 tir di quella porcheria che in Canada si ostinano a chiamare grano. E intanto da noi il prezzo crolla del 48%, tocca i minimi storici e non copre i costi di produzione costringendo gli agricoltori ad arrendersi!!

Agricoltura

 

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Come si uccide l’Agricoltura? In arrivo da Vancouver una nave con 1600 tir di quella porcheria che in Canada si ostinano a chiamare grano. E intanto da noi il prezzo crolla del 48%, tocca i minimi storici e non copre i costi di produzione costringendo gli agricoltori ad arrendersi!!

Coldiretti, la protesta contro la nave del grano che viene da Vancouver

Prezzi in calo del 48%, nel mirino il frumento straniero. Italmopa: importazioni necessarie per ovviare al deficit soprattutto quantitativo del raccolto nazionale rispetto al fabbisogno dell’industria

Per svuotarla, sarà necessario riempire 1.600 camion. Certo, non bisognerà trebbiare: il raccolto è stato già fatto, dall’altra parte del mondo, e trasportato in Italia con una nave che dopo 40 giorni di viaggio è ormeggiata nel porto di Bari, con 50 mila tonnellate di grano provenienti da Vancouver, Canada. È il motivo per cui venerdì, in Puglia, è scoppiata la #guerradelgrano, con tanto di hashtag che rende più moderno uno dei lavori più antichi, quello della coltivazione della materia prima del pane.

La protesta non ha viaggiato solo sui social ma anche per strada, con un migliaio di agricoltori, coordinati dalla Coldiretti, che nel primo giorno di trebbiatura si sono ritrovati al varco della Vittoria del porto di Bari. Il problema è il prezzo che nella campagna 2016-2017 ha toccato i livelli più bassi dal 2009-2010 (20,5 euro di media per quintale di grano, vale a dire il costo di due pizze, fino ai 18,7 euro di maggio). «Un pacco di pasta su tre — spiega Gianni Cantele, presidente di Coldiretti Puglia — contiene prodotto straniero senza che si sappia. Il “grano giramondo” ha contribuito a far crollare del 48% i prezzi in Italia con perdite di 145 milioni di euro per gli agricoltori pugliesi, senza alcun beneficio per i consumatori, perché dal grano alla pasta i prezzi aumentano di circa il 500% e dal grano al pane addirittura del 1.400%. In Canada, poi, sono usate 99 sostanze attive vietate nella Ue».

Gli industriali, però, non ci stanno: per Italmopa «le importazioni di grano sono indispensabili per ovviare al deficit quantitativo del raccolto nazionale rispetto al fabbisogno dell’industria». E per Aidepi «non c’è nessun inganno nei confronti dei consumatori perché le etichette della pasta sono conformi alle normative vigenti». «E anche sulla sicurezza alimentare — aggiunge Margherita Mastromauro, presidente della sezione agroalimentare di Confindustria Bari-Bat e titolare del pastificio Riscossa — nessun problema, perché quando il grano viene importato si applicano le norme italiane ed europee per i residui di fitofarmaci e i controlli non mancano».

La soluzione? Per Colomba Mongiello (Pd), componente della Commissione Agricoltura della Camera, «la Ue deve decidere rapidamente sulla certificazione della pasta Made in Italy e la formazione del prezzo della materia prima deve avvenire con maggiore trasparenza con la Cun, la Commissione unica nazionale del grano duro, da istituire in Puglia, a Foggia, capitale del grano. Dove la crisi si fa più sentire».

tratto da: http://www.corriere.it/economia/17_giugno_10/coldiretti-protesta-contro-nave-grano-che-viene-vancouver-fb6f74aa-4db2-11e7-9a56-ce0022081322.shtml

Coldiretti: “Prezzo del grano ai minimi storici, non copre i costi di produzione”

“Si preannuncia una nuova annata terribile per i cerealicoltori sardi con il prezzo del grano ancora con il segno meno rispetto allo scorso anno quando venne pagato già il 30 per cento in meno rispetto al 2015”

“Si preannuncia una nuova annata terribile per i cerealicoltori sardi con il prezzo del grano ancora con il segno meno rispetto allo scorso anno quando venne pagato già il 30 per cento in meno rispetto al 2015. Le speculazioni, favorite dall’invasione del grano duro dall’estero, stanno facendo crollare il prezzo del grano dallo scorso anno pagato ai cerealicoltori sotto i costi di produzione. Un pacco di pasta imbustato in Italia su tre è fatto con grano straniero senza alcuna indicazione per i consumatori – E’ la denuncia di Coldiretti.
“Sono ben 2,3 milioni le tonnellate di grano duro che sono arrivate lo scorso anno dall’estero, quasi la metà delle quali proprio dal Canada che peraltro ha fatto registrare nel 2017 un ulteriore aumento del 15% secondo le analisi Coldiretti su dati Istat relativi ai primi due mesi del 2017 – proseguono – una realtà che rischia di essere favorita dall’approvazione da parte dell’Europarlamento del Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement) con il Canada che prevede l’azzeramento strutturale dei dazi indipendentemente dagli andamenti di mercato”.
E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti in occasione dello scoppio della #laguerradelgrano che questa ieri ha portato migliaia di agricoltori alle banchine per lo scarico di un mega cargo con grano canadese al Porto di Bari.
“Siamo vicini ai nostri colleghi – sottolinea Paolo Floris cerealicoltore di Sanluri – perché combattono una battaglia anche nostra”.
“Quest’anno il prezzo che si sta presentando nel mercato è ancora inferiore: dai 18 ai 22 euro al quintale –denuncia Paolo Floris –, produrremmo ancora un anno in perdita, non riusciremo a pagarci i costi di produzione. Le spese vive per coltivare un ettaro di terra si aggirano intorno ai 750 euro, mentre il ricavato si ferma a circa 630 euro”.
“Non possiamo continuare a coltivare in perdita. Molti ettari il prossimo anno rimarranno incolti” annuncia Floris.
La superficie coltivata a grano duro in Sardegna è crollata negli ultimi 12 anni del 60 per cento, perdendo 58.129 ettari.  Si è passati dai 96.710 ettari coltivati nel 2004 ai 38581 del 2015.
tratto da: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=52929