Erri De Luca – “La Monsanto ha brevettato la sterilità. Ci vendono un seme che cresce, fa il frutto e poi muore”

 

Erri De Luca

 

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Erri De Luca – “La Monsanto ha brevettato la sterilità. Ci vendono un seme che cresce, fa il frutto e poi muore”

 

La Monsanto ha brevettato la sterilità. Ci vendono un seme che cresce fa il frutto e poi muore.
E noi dobbiamo ricomprarlo. In natura invece quel seme avremmo potuto ripiantarlo infinite volte e avremmo sempre avuto il frutto. Questo porterà alla più grave perdita per l’umanità: la perdita della sovranità alimentare.
Ascoltate le parole di Erri De Luca intervistato a Indovina Chi Viene A Cena, Rai3

QUI il Video 

Erri De Luca – “La Monsanto ha brevettato la sterilità. Ci vendono un seme che cresce, fa il frutto e poi muore”

Monsanto dà il “bacio della morte” all’Europa…!

 

 

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Monsanto dà il “bacio della morte” all’Europa…!

Monsanto dà il ‘bacio della morte’ all’Europa, proteste contro il produttore mondiale di Glifosato.

L’Europarlamento boccia il glifosato: “Via in 5 anni”, con un bando dall’agricoltura che avverrà soltanto a partire dal 2022. Decisione che delude le aspettative delle associazioni italiane che speravano in uno stop immediato. Intanto, un nuovo studio californiano ha fatto emergere dati inquietanti: la concentrazione di glifosato nel sangue, dei pazienti sottoposti al test, è aumentata di 13 volte dal ’93 al 2016.

“L’idea di rinnovare la licenza dell’erbicida glifosato è un trucco, che non modifica nulla”, avverte Greenpeace Europa che attacca la proposta della Commissione Europea – approvata dal Parlamento europeo – sull’eliminazione in 5 anni del glifosato e del progressivo bando della sostanza entro la fine del 2022. Per la coalizione #stopglifosato, che raccoglie 45 associazioni italiane che si sono schierate contro l’utilizzo dell’erbicida, si tratta di una truffa. “Quello che conta è quanto e come si usa il glifosato, non quanto dura la licenza. Il Parlamento Europeo e gli europei vogliono un divieto, non un trucco che non cambia nulla”, ha dichiarato la coordinatrice per le politiche alimentari dell’organizzazione Franziska Achterberg.

La protesta organizzata a Bruxelles dalla coalizione di Stop Glyphosate si è svolta davanti al palazzo che ha ospitato la riunione degli esperti Ue: con un letto occupato da personaggi che rappresentavano l’Europa e Monsanto, la principale azienda produttrice di glifosato, impersonificati rispettivamente da un ragazza – nelle vesti della bella addormentata Europa – baciata da un ragazzo dalle sembianze di un teschio.

Per capire di cosa stiamo parlando bisogna sapere che l’uso del glifosato (formula molecolare C3H8NO5P, ndr), considerato un erbicida totale, “è vietato in Italia sul grano in pre raccolta a differenza di quanto avviene per quello straniero proveniente da Usa e Canada, dove ne viene fatto un uso intensivo nella fase di pre raccolta per seccare e garantire artificialmente un livello proteico elevato”, spiega la Coldiretti che, nel giorno del ‘Pasta Day’, ci tiene a ricordare come “l’etichetta garantisce un giusto riconoscimento del lavoro di oltre trecentomila aziende agricole italiane che lo coltivano (il grano, ndr), ma anche la valorizzazione un territorio di 2 milioni di ettari coltivati”.

Stando ai dati diffusi da Coldiretti: “Il nostro paese è il principale produttore europeo e secondo mondiale di grano duro, destinato alla pasta con 4,3 milioni di tonnellate su una superficie coltivata pari a circa 1,3 milioni di ettari che si concentra nell’Italia meridionale, soprattutto in Puglia e Sicilia che da sole rappresentano circa il 40% della produzione nazionale. Inoltre, gli italiani sono i maggiori consumatori mondiali di pasta con una media di 23,5 chili all’anno pro capite e leader nella produzione industriale con 3,2 milioni di tonnellate, davanti a Usa, Turchia e Brasile”.

 

fonte: http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Monsanto-bacio-della-morte-Europa-proteste-contro-produttore-mondiale-Glifosato-349d6e0c-cd89-431a-a96f-a59ce29e9149.html#foto-2

 

Stop Glifosato anzi no. A che gioco gioca il governo italiano?

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Stop Glifosato anzi no. A che gioco gioca il governo italiano?

 

L’Italia dirà No al glifosato. Anzi forse dirà Sì a una nuova autorizzazione. Ma non per 10 anni come propone la Ue ma “di 5 anni”Euractiv, portale di informazione molto addentro alle questioni e agli equilibri politici di Bruxelles, cita fonti italiane vicine al dossier Glifosato che contraddicono le dichiarazioni dei ministri Martina e Lorenzin che hanno detto che il governo italiano voterà No alla proposta della Ue.

“L’Italia verso una licenza di altri 5 anni”

“La posizione dell’Italia in questo momento è per il No, ma il governo sta pensando al tempo necessario per adeguarsiQuindi, è possibile che possano sostenere un’estensione dell’uso dell’erbicida per altri cinque anni “, ha spiegato una fonte a Euractiv al Foro globale dell’alimentazione organizzata a Treviso.

Una posizione in linea con quanto dichiarato da Paolo De Castro, vicepresidente della Commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale: “Dobbiamo fidarci di quello che ci dicono le agenzie Ue (Efsa e Echa, ndr) e dobbiamo andare verso una più breve approvazione ad esempio di cinque anni“. E poi ha aggiunto: “Capisco che il ministro Martina si concentri su una posizione più vicina ai consumatori ma io sono all’Europarlamento, la situazione è diversa”.

Giovedì 25 ottobre si vota. (Forse)

Domani ci sarà un voto in plenaria al Parlamento europeo sulla posizione espressa giovedi della Commissione Envi che ha chiesto l’eliminazione del glifosato al massimo entro il 2020.

Giovedì invece saranno chiamati gli Stati membri a esprimersi sulla proposta della Ue sul rinnovo per altri 10 anni. È quasi sicuro che non ci sarà una maggioranza qualificata come chiesto dalla stessa Commissione e forse potrebbe invece consolidarsi – sempre che l’Italia mantenga la parola sul No – una minoranza (Francia più Italia) per bloccare il provvedimento. A quel punto la votazione dovrebbe aggiornarsi a novembre.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/10/23/stop-glifosato-anzi-no-a-che-gioca-gioca-il-governo-italiano/27319/

Glifosato, in Europa contaminato il 45% dei terreni, anche quelli non trattati

 

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Glifosato, in Europa contaminato il 45% dei terreni, anche quelli non trattati

 

Continua il dibattito tra i paesi dell’Unione europea riguardo l’approvazione degli erbicidi a base di glifosato. Dopo il voto della Commissione Ambiente del Parlamento europeo che ha chiesto l’abbandono del pesticida  eliminato dopo un periodo di tre anni per permettere l’eliminazione delle scorte, arriva unaricerca dai risultanti inquietanti. 

Glifosato nel 45% dei raccolti europei

Pubblicato su Science of The Total Environment, lo studio di un team di ricercatore guidati da Vera Silva, è la prima valutazione su larga scala della distribuzione e della concentrazione di glifosato e del suo principale metabolita acido aminometilfosfonico (AMPA) nelle zone agricole dell’Ue, e tiene in considerazione la diffusione potenziale causata dal vento e dall’erosione idrica. Il glifosato e i suoi derivati sono stati trovati nel 45% dei raccolti, provenienti da undici paesi e sei sistemi di coltura, con una concentrazione massima di 2 mg al chilo.

In Italia glifosato nel 17% dei casi

Le stime indicano chiaramente che il trasporto di particolato può contribuire all’esposizione umana e ambientale nei confronti di residui di erbicidi. Secondo i ricercatori definire i valori soglia dei residui nel suolo è urgente per definire i potenziali rischi per la salute del suolo e gli effetti in relazione all’esportazione dall’erosione del vento e dell’acqua. Le concentrazioni più elevate di glifosato e AMPA nel suolo sono state osservate nelle parti meridionali dell’UE. A livello nazionale, la frequenza dei terreni con glifosato variava dal 7% in Polonia al 53% in Portogallo, mentre la frequenza dei suoli con AMPA variava dal 17% in Italia (stessa percentuale per glifosato) e Grecia all’80% in Danimarca . I campioni di colture permanenti e colture a radice avevano la più alta frequenza di terreno con glifosato e AMPA.

Il voto della commissione ambiente Ue

Intanto la Commissione Ambiente del Parlamento europeo chiede con una maggioranza schiacciante che il glifosato venga definitivamente eliminato dopo un periodo di tre anni per permettere l’eliminazione delle scorte. La Coalizione #StopGlifosato, che raccoglie 45 associazioni italiane,ha accolto con favore questo voto del Parlamento. “Si tratta di un importante passo in avanti verso la definitiva eliminazione”, dice Maria Grazia Mammuccini, portavoce della Coalizione. “Chiediamo però che questa uscita sia immediata: ci pare che la dannosità del glifosato sia stata ampiamente dimostrata, anche oltre il principio di precauzione, che rimane la bussola delle politiche europee”. “Credo – aggiunge Mammuccini – che il rifiuto di Monsanto di rispondere alle domande dell’Europarlamento sulle pressioni a vario titolo esercitate presso le agenzie di controllo della Ue, abbia contribuito ad orientare  le scelte della Commissione Ambiente. Ora – conclude- dobbiamo attendere il voto in plenaria del 24 ottobre. Il giorno dopo, il 25, è prevista la riunione del PAFF, il Comitato sul cibo e la sicurezza alimentare a cui siedono i governi nazionali: non si potrà non tener conto del segnale che arriva dall’Europarlamento”. Il voto della Commissione Ambiente dell’Europarlamento disegna una situazione in cui la maggioranza degli eletti è fortemente sensibile al tema: 39 deputati di tutti i Paesi Ue hanno votato a favore della risoluzione che chiede l’eliminazione del glifosato, a fronte di 9 contrari e 10 astenuti

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/10/20/glifosato-in-europa-contaminato-il-45-dei-terreni-anche-quelli-non-trattati/27255/

Messico: costretti a mangiare tortillas Ogm e al glifosato grazie agli Stati Uniti. E i nostri politici vogliono approvare Ceta e TTIP?

Messico

 

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Messico: costretti a mangiare tortillas Ogm e al glifosato grazie agli Stati Uniti. E i nostri politici vogliono approvare Ceta e TTIP?

Messico, tortillas Ogm e al glifosato per colpa degli Usa

Il 90,4% delle tortillas consumate in Messico contengono sequenze di mais transgenico mentre l’82% di toast, farina, cereali e snack contengono anche derivati del mais transgenico. E’ quanto emerge da uno studio condotto dall’Università nazionale autonoma del Messico Unam e dell’Università autonoma metropolitana Uam. I ricercatori “hanno campionato” praticamente tutti gli alimenti realizzati prevalentemente con il mais disponibili nei supermercati rilevando in quasi tutti tracce di mais transgenico di 3 tipiNK603 (tolleranza al glifosato), 60,8 per cento; TC1507 (tolleranza al glufosinato ammonio e resistente agli insetti), 54,5 per cento;MON810 (resistenza agli insetti), 34,9 per cento. I ricercatori hanno anche analizzato 10 alimenti etichettati come “liberi da transgenici”: tuttavia, anche nella metà di questo campione sono state trovate tracce di mais transgenico.

Lo studio dimostra che la normativa attuale che vieta la coltivazione di mais transgenico ma  – non di importarlo – non tutela sufficientemente i consumatori dal momento che quasi la totalità dei cibi risulta contaminata.

Lo studio pubblicato dalla rivista Agroecology and Sustainable Food Systems, evidenzia anche la presenza di tracce di glifosato nel 27,7 per cento dei campioni. L’erbicida è stato classificato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), come “possibile cancerogeno”.

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/10/16/messico-tortillas-ogm-e-al-glifosato-per-colpa-degli-usa/26790/

OGM: ecco quello che mangiamo – Dalla Cambogia maiali mutanti muscolosi che sembrano Hulk!

 

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OGM: ecco quello che mangiamo – Dalla Cambogia maiali mutanti muscolosi che sembrano Hulk!

OGM: maiali mutanti prodotti in Cambogia muscolosi come Hulk
L’associazione animalista ha accusato l’azienda produttrice di carne suina di sfruttamento degli animali, ecco perché.

Le immagini dei #maiali che è possibile visionare sulla pagina Facebook della fattoria accusata di sfruttamento degli animali, sono terribili. I maiali sono stati progettati geneticamente per avere dei muscoli ingombranti. Le immagini sono emerse dall’allevamento presente in Cambogia.

Sfruttati al massimo

Questi maiali dal “doppio muscolo” sembrano avere delle grandi difficoltà a camminare e perfino ad alzare la propria testa; il gruppo per i diritti dell’animale PETA ha affermato che questi suini sono in qualche modo geneticamente modificati, per essere più muscolosi e quindi per pesare di più. Nel 2015, gli scienziati dell’Università Nazionale di Seoul in Corea sono stati in grado di modificare geneticamente il gene myostatina dei maiali, che regola tipicamente la produzione di tessuti muscolari, permettendo così ai maiali di costruire una massa muscolare quasi illimitata.

I ricercatori speravano che questi maiali, sarebbero stati approvati per la vendita. Newsweek, ha dichiarato che questi maiali geneticamente modificati non sono mai stati approvati per la vendita come alimento.

Già in commercio?

Mentre la Food and Drug Administration ha stabilito che il salmone dell’AGO AquAdvantage è sicuro da mangiare come qualsiasi altro salmone, nessun altro animale geneticamente modificato è stato approvato per il consumo. Attualmente nessuno può vendere carne geneticamente modificata e se qualcuno sta attualmente vendendo carne da maiali #OGM, “deve sapere che è illegale” ha dichiarato la Food and Drug.

Nessuna di queste specie è stata attualmente approvata per il consumo umano. Ad oggi, l’unico animale geneticamente modificato che è in commercio è il salmone AquAdvantage, prodotto da AquaBounty e modificato con lo scopo di farlo crescere più rapidamente delle varietà tradizionali del salmone.

Già negli anni ’80, gli scienziati di Beltsville, nel Maryland, hanno aggiunto geni di ormone della crescita umana agli embrioni di suini. Poiché furono allevati con geni di un’altra specie, questi suini erano stati definiti “trasgenici”, a differenza dei maiali “Hulk“, a cui sono stati alterati i propri geni.

A Beltsville nacquero 19 suini: due erano morti, quattro morirono praticamente subito, e sebbene qualcuno sia cresciuto più velocemente del solito, altri dieci sono morti prima di raggiungere un anno di età. Questi maiali soffrirono di artrite, problemi di pelle e occhi e sono morti di stress, ulcere peptiche, pericardite e polmonite.

Prima che gli animali come i maiali OGM raggiungano il mercato, si dovranno effettuare delle ulteriori ricerche; i suini non dovranno essere nocivi per la salute umana, l’ambiente e “dovranno anche avere, un buon gusto” hanno affermato i ricercatori. #alimenti geneticamente modificati

 fonte: http://it.blastingnews.com/cronaca/2017/10/ogm-maiali-mutanti-prodotti-in-cambogia-muscolosi-come-hulk-002083683.html

Perchè queste notizie i Tg non le danno? Costretti a mangiare OGM per legge! La Corte Europea IMPONE gli OGM in Italia!

 

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Perchè queste notizie i Tg non le danno? Costretti a mangiare OGM per legge! La Corte Europea IMPONE gli OGM in Italia!

 

La Corte Europea impone gli OGM in Italia: è polemica sul mais Mon810

Una sentenza della Corte di Giustizia Europea ha stabilito che gli OGM non possono essere vietati in Italia: il caso del mais Mon810.

Negli ultimi tempi è tornato prepotentemente al centro delle cronache lo spinoso caso che vede contrapposta l’Italia alle istituzioni comunitarie: l’oggetto del contendere riguarda infatti la coltivazione degli OGM (Organismi Geneticamente Modificati) e anche una sentenza della Corte di Giustizia Europea, in cui si ignora sostanzialmente quanto stabilito quattro anni fa da un decreto che metteva al bando il mais Mon810 della Monsanto, la multinazionale statunitense attiva nel settore delle biotecnologie agricole. Ma è utile ripercorrere questa intricata vicenda sin dall’inizio per capire meglio i contorni che ha assunto di recente.

LE COLTIVAZIONI OGM DI FIDENATO – Come è noto, tutto nasce nel 2009 con la decisione di Giorgio Fidenato, un imprenditore agricolo friulano, di coltivare nei suoi terreni in provincia di Pordenone il mais Mon810una varietà genericamente modificata della Monsanto e prodotta per combattere le perdite di raccolto causate dagli insetti. Nonostante agisse senza violare le norme dell’EFSA (European Food Safety Authority), Fidenato ha dovuto fare i conti con le norme in vigore nel nostro Paese che, sin dal 2001, impongono il rilascio di un’autorizzazione per le colture OGM. Dalla decisione dell’agricoltore di non sottostare al decreto del 2001 è nata una disputa legale protrattasi fino ai giorni nostri, tanto che lo stesso Fidenato coltiva ancora il Mon810 (nonostante il decreto interministeriale del 2013 firmato dall’allora Ministro delle Politiche Agricole, Nunzia De Girolamo), forte della decisione della Corte Europea del 2015.

L’INTERROGAZIONE IN COMMISSIONE AGRICOLTURA – La “querelle” nasce proprio dal fatto che la decisione della Corte con sede in Lussemburgo, dando ragione a Fidenato, ha minato l’autorità del Governo in carica nel 2013 e ha esautorato il nostro Paese dal poter decidere su una materia delicata. Di recente, alla Camera è stata presentata dalla deputata Serena Pellegrino una interrogazione in Commissione Agricolturasul rischio che si possano riaprire degli spiragli per le coltivazioni degli OGM. Secondo la Pellegrino, le parole del Ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, chiariscono che “in Italia è stato disposto in via definitiva il divieto di coltivazione di tutti i mais transgenici in corso di autorizzazione per l’immissione in commercio”. Sulla stessa linea è anche la Coldiretti che si rifà alla Direttiva Europea n. 412 del 2015, nella quale si dava all’Italia la possibilità di decidere autonomamente sugli OGM, sconfessando così il tribunale lussemburghese.

GLI SVILUPPI GIUDIZIARI – Tuttavia, la vicenda giudiziaria iniziata dopo che i campi di Fidenato erano stati sottoposti a sequestro (e prima che il Tribunale di Pordenone chiedesse l’intervento della Corte Europea), è ben lungi dall’essere conclusa, anche se si moltiplicano le evidenze circa le conseguenze negative delle coltivazioni del Mon810 sulla biodiversità e sull’incremento dell’inquinamento “genetico”. A far temere un colpo di coda sono le motivazioni della sentenza che dà ragione all’agricoltore: “Non sussistono prove scientifiche a supporto delle misure di emergenza richieste e viene meno anche il principio di precauzione”. Insomma, bisognerebbe attendere che gli OGM in questione si dimostrino nocivi prima di vietarli: un paradosso che, però, in futuro potrebbe aprire ad iniziative sulla scia di quella di Fidenato; questi ha intanto annunciato che la questione “verrà portata di nuovo alla Corte in sede pregiudiziale”. In attesa del nuovo capitolo giudiziario, da una recente indagine la posizione dei cittadini italiani emerge però in maniera netta: l’80% non si fida delle colture biotech e raramente porta in tavola prodotti transgenici.

Il Team di Breaknotizie

fonte: http://www.breaknotizie.com/la-corte-europea-impone-gli-ogm-in-italia-e-polemica-sul-mais-mon810/

La Natura non la freghi: i parassiti si adattano sempre più in fretta agli OGM…!

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La Natura non la freghi: i parassiti si adattano sempre più in fretta agli OGM…!

La scoperta dei ricercatori dell’Università dell’Arizona: I parassiti si adattano sempre più in fretta agli OGM.

In soli 5 anni molti parassiti sviluppano la resistenza agli OGM

 

(Rinnovabili.it) – Quasi cento milioni di ettari di terreni agricoli nel mondo, lo scorso anno sono stati coltivati con soia, mais e cotone Bt. Si tratta di colture OGM capaci di produrre una proteina codificata dal transgene del Bacillus thuringiensis, un batterio tossico per alcuni parassiti.

Utilizzato anche nel biologico, anche se in maniera differente (fitofarmaci contenenti il batterio vengono spruzzati sulle piante, mentre le colture OGM sono in grado di produrre da sole la tossina), negli anni ha ricevuto alcune critiche: sono emerse prove che, con il passare del tempo, gli insetti sviluppavano una resistenza alla tossina, rendendola inutile. Oggi un nuovo studio rivela che la resistenza dei parassiti alle colture di Bt sta evolvendo più velocemente di prima.

I ricercatori dell’Università di Tucson (Arizona) hanno lavorato per scoprire perché i parassiti  si siano adattati rapidamente in alcuni casi, ma non altri. Quando nel 1996 le colture OGM basate sul Bacillus thuringiensis furono introdotte per la prima volta, nessuno sapeva quanto rapidamente gli insetti nocivi si sarebbero adattati. Ma come spesso accade, venne data priorità al commercio: non per nulla, tra le aziende che volevano diffondere questo tipo di colture c’erano colossi del calibro di Monsanto.

Dopo vent’anni, la scienza torna a porsi il problema. I ricercatori hanno analizzato i dati ricavati da 36 casi che studiano le risposte al Bt di 15 specie di parassiti in 10 paesi in tutti i continenti (eccetto l’Antartide). Hanno scoperto che l’efficacia delle colture Bt si è ridotta in 16 casi nel solo 2016, rispetto ai tre casi appena rilevati al 2005. In questi 16 casi, i parassiti hanno sviluppato la resistenza in un tempo medio di poco superiore ai cinque anni.

Gli esperti supportano la tesi che coltivare “piante rifugio” permetta di allungare i tempi in cui gli insetti sviluppano la resistenza ala proteina degli OGM. I rifugi sono piante non OGM che i parassiti possono mangiare senza esporsi alle tossine Bt. Mettere a dimora queste piante vicino ai campi di mais, cotone o soia modificata riduce le probabilità che due insetti resistenti si mescolino l’uno con l’altro. Secondo le leggi dell’evoluzione, gli accoppiamenti tra un genitore resistente e un genitore non resistente producono prole che vulnerabile alla coltura Bt.

 

fonte: http://www.rinnovabili.it/alimentazione/parassiti-adattano-ogm-333/

“NATURALE” – La leva che muove il mercato del cibo. Ma cosa ci rifilano con questo aggettivo?

 

NATURALE

 

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“NATURALE” – La leva che muove il mercato del cibo. Ma cosa ci rifilano con questo aggettivo?

 

Cercasi cibi e prodotti naturali. Che sia una “moda” o un’approfondita e argomentata richiesta, di certo i consumatori sembrano sempre più propensi a circondarsi di prodotti che rispondano a questo requisito.

 

Del resto, che l’interesse verso prodotti “naturali” sia crescente, lo ha dimostrato anche l’Osservatorio Sana 2017, il Salone internazionale del biologico e del naturale che si è tenuto come ogni anno a Bologna, agli inizi di settembre. Secondo Nomisma, le famiglie acquirenti che hanno fatto almeno un acquisto consapevole di un prodotto bio negli ultimi 12 mesi sono salite al 78% del totale (5 anni fa la percentuale era parti al 53%). Tra chi, invece, è già legato al bio, il 60% acquista prodotti di frequente(almeno una volta alla settimana). Altro dato è quello che rileva che l’89% di chi ha iniziato ad acquistare bio da alcuni anni continua a farlo.

Cosa è percepito come “naturale”?

Bio a parte (o meglio, bio incluso), cosa significa “naturale” per chi fa acquisti?

Il gruppo Hero, azienda internazionale del settore alimentare specializzata nella commercializzazione di prodotti di marca (marmellate, prodotti per bambini, barrette, ma anche prodotti senza glutine e finalizzati alle decorazioni alimentari) ha condotto una ricerca approfondita raccogliendo 85mila testimonianze di consumatori in 32 paesi del mondo, per provare a rispondere a questa domanda.

Lo studio realizzato dal Gruppo Hero, tuttavia, non prevede una classifica delle caratteristiche che influenzano le persone che vogliono prodotti cosiddetti naturali: “Lo studio non redige una classifica di quali attributi vengano identificati come più o meno importanti – fa sapere  Luis Manuel Sánchez-Siles, direttore Innovazione del Gruppo Hero, uno dei ricercatori che ha preso parte allo studio, insieme a Sergio Román (Università di Murcia) e Michael Siegrist (ETH Zurigo) – ma di certo la caratteristica ‘organico’ o ‘bio’ è considerata estremamente correlata al concetto di naturalità. Nella ricerca infatti viene specificato che ‘altre ricerche devono essere fatte per stilare una misurazione, ancora mancante, del FNI (Food Naturalness Importance). Una tale misurazione potrebbe far scaturire ulteriori studi futuri che esaminino proprio quali siano le caratteristiche più rilevanti per i consumatori’”.

Il punto è che ‘naturale’ non significa per tutti la stessa identica cosa, quando si parla di alimenti o prodotti in senso lato.

Conta l’origine, gli ingredienti, la produzione…

Nel settore alimentare non esiste una definizione del termine ‘naturale’ condivisa a livello universale – confermano dal Gruppo Hero – così che a volte l’espressione risulta vaga e talvolta abusata, spesso oggetto di confusione. Secondo quanto rivelato dallo studio condotto, i consumatori percepiscono un prodotto come naturale in base all’origine delle materie prime, agli ingredienti utilizzati e al processo produttivo”.

Obiettivo di questo studio, infatti, come dichiarato da Sánchez-Siles, era quello di indagare le convinzioni dei consumatori: “Non volevamo imporre la nostra idea su ciò che riteniamo rappresenti la naturalità, bensì desideravamo scoprire come questo concetto fosse percepito dai consumatori”, spiegano i ricercatori.

Quindi, origine, ingredienti e processo produttivo sono senz’altro gli strumenti ‘principe’ attraverso cui i consumatori – scelti dal gruppo Hero all’interno di un range appartenente a fasce sociali ed età diverse in quattro continenti – giudicano i prodotti per fare i propri acquisti. Ed ecco quindi che, per i cittadini, se i prodotti sono bio e/o a km0 è preferibile, così come risulta apprezzabile se il processo di trasformazione non prevede l’utilizzo di conservanti, additivi, coloranti, aromi artificiali, agenti chimici, ormoni, pesticidi e ogm. Ovviamente, il risultato di questi parametri deve far ottenere un prodotto che il consumatore giudichi anche fresco e gustoso, oltre che sano e se possibile eco-sostenibile. Tra le caratteristiche che influenzano il cittadino intenzionato ad acquistare un prodotto ‘secondo natura’, anche la confezione ha il suo peso quando rievoca l concetto di naturalità e di tradizione, così come la strategia di marketing.

Chimico vs naturale?

Insomma, da questa ricerca sulla percezione, ciò che si evince è senz’altro che per il consumatore che cerca un prodotto sano, gustoso, fresco e privo di pesticidi, è molto importante richiamare il concetto di ‘naturale’. Sebbene, come sappiamo, esistono sostanze presenti in natura che sono nocive per l’uomo: “Per i consumatori ciò che è naturale viene immediatamente associato con l’essere sano, ma è assolutamente vero che esistono diverse sostanze naturali, nocive per l’essere umano. Purtroppo il nostro studio non ha approfondito il tema della comprensione del consumatore riguardo alle sostanze naturali ma pericolose/velenose”, precisa Sánchez-Siles. Che aggiunge:“Alla Hero vengono eseguiti controlli qualità estremamente severi su tutti i prodotti, nessuna compagnia solida e onesta prenderebbe mai in considerazione l’idea di usare tali sostanze”.

Viene poi da chiedersi se, in questo immaginario in parte calzante alla realtà e in parte forse no, sia ‘chimico’ il contrario di ‘naturale’: “È una domanda davvero difficile alla quale rispondere – precisa Sánchez-Siles – Dovremmo innanzi tutto stabilire cosa intendiamo col termine ‘chimico’ perché il cibo è formato da composti naturali chimici. Prendiamo una mela per esempio piena di buoni e sani composti naturali chimici, non è di certo cattiva no?”.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/09/18/la-leva-del-naturale-muove-il-mercato-del-cibo-ma-cosa-ci-vendono-con-questo-aggettivo/26174/?utm_content=buffer07463&utm_medium=social&utm_source=twitter.com&utm_campaign=buffer

Meno regole per OGM, clonazione, pesticidi: è arrivato il CETA

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Meno regole per OGM, clonazione, pesticidi: è arrivato il CETA

Da ieri l’accordo commerciale UE-Canada (CETA) è in vigore in applicazione provvisoria, in attesa del voto degli stati membri. Ecco cosa cambia per la sicurezza alimentare

Entra in vigore il CETA, i rischi per la sicurezza alimentare

 

(Rinnovabili.it) – Ieri è partita l’applicazione provvisoria del CETA nell’Unione Europea. Con essa il controverso accordo commerciale con il Canada entra in vigore in tutte le sue parti sulle quali l’UE può vantare una competenza esclusiva. Restano fuori i capitoli di competenza mista, che richiedono anche la ratifica degli stati membri: in particolare, non verrà istituita per il momento la Corte sovranazionale sugli investimenti che permetterebbe agli investitori canadesi ed europei di fare causa ai rispettivi governi utilizzando una corsia preferenziale rispetto alla giustizia ordinaria. In sostanza, da oggi viene cancellato oltre il 98% delle tasse su import ed export di prodotti tra le due sponde dell’Atlantico, ma soprattutto inizia il lavoro di una serie di comitati tecnici cui è stata affidata la revisione di normative, standard, requisiti di sicurezza e controlli che vengono considerati dal trattato un «ostacolo al commercio». Le numerose organizzazioni della società civile che si oppongono al CETA hanno lanciato l’allarme sul potenziale abbattimento di queste cosiddette “barriere non tariffarie”, che rappresentano una protezione per la salute, l’ambiente, l’occupazione, la qualità di prodotti e servizi.

In corrispondenza dell’avvio dell’applicazione provvisoria, l’Istituto per l’agricoltura e la politica commerciale europeo (IATP), Greenpeace e il Centro canadese per le policy alternative (CCPA) hanno lanciato tre documenti informativi (reperibili quiqui qui) che illustrano perché le disposizioni del CETA possono minare irrimediabilmente gli standard europei di sicurezza alimentare.

In particolare, i tre briefing voglino mettere in luce il tentativo di abbattere le restrizioni all’uso di organismi geneticamente modificati (OGM), ormoni della crescitasostanze chimiche antimicrobiche per il “lavaggio” della carne, norme relative all’etichettatura del paese di origine per la carne e altri prodotti alimentari, tra cui il primo salmone OGM del mondo, creato dall’azienda USA Acquadvantage e appena entrato nel mercato canadese. Non mancano infine pericoli per lo sdoganamento futuro della clonazione animale.

Questa deregolamentazione è possibile grazie al meccanismo della cooperazione regolatoria, inserito nel CETA e in altri accordi di libero scambio. Un gruppo di tecnici nominati dalle parti contraenti (UE e Canada) avrà il potere di passare in rassegna vecchie e nuove normative dei due blocchi e, dialogando con le lobby del settore privato,

impostarne la revisione in senso più business-oriented. Ciò si tradurrebbe in una omologazione dei sistemi regolamentari europeo e canadese, il che comporterebbe una riduzione dei controlli e delle norme più severe per facilitare il commercio transnazionale. I meccanismi più stringenti e cautelativi per tracciabilità, etichettatura, sostanze chimiche, residui di pesticidi e benessere animale sono in vigore nell’Unione Europea, mentre il Canada applica norme più morbide, simili a quelle degli Stati Uniti. Il CETA ha il compito di uniformare il sistema.

Tuttavia, gli stati membri possono esercitare un diritto di veto con il voto dei loro Parlamenti. Per ora, soltanto 4 paesi hanno ratificato l’accordo: Danimarca, Lettonia, Croazia e Malta, mentre Spagna, Repubblica Ceca e Portogallo hanno avviato il processo. L’Italia si appresta a fare un primo passaggio in Senato il prossimo 26 settembre. La Campagna Stop TTIP Italia, con Greenpeace, Coldiretti, CGIL, Slow Food, le associazioni dei consumatori e le reti dell’agricoltura contadina hanno chiesto ai senatori di maggioranza (PD, centristi e Forza Italia) di rinviare la votazione. In Francia, il governo Macron ha chiesto ad un comitato di esperti una valutazione di sostenibilità del CETA, ricevendo una risposta molto critica in nove punti, che evidenzia il mancato rispetto del principio di precauzione, la debolezza degli impegni in favore del clima e dell’ambiente, i rischi per l’agricoltura. Il Belgio ha fatto ricorso alla Corte di Giustizia Europea perché spinto dalla Vallonia ad approfondire la compatibilità di un tribunale sovranazionale sugli investimenti con la legislazione comunitaria.

 

fonte: http://www.rinnovabili.it/alimentazione/ogm-clonazione-pesticidi-ceta-333/