“Nessun collegamento tra bibite gassate e obesità” – E’ il rivoluzionario risultato di uno studio finanziato dalle Lobby delle bibite gassate! Ma sono idioti loro o pensano che lo siamo noi?

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“Nessun collegamento tra bibite gassate e obesità” – E’ il rivoluzionario risultato di uno studio finanziato dalle Lobby delle bibite gassate! Ma sono idioti loro o pensano che lo siamo noi?

 

“Niente collegamenti con l’obesità”. Ma lo studio è pagato delle lobby

La rivista Annals of Internal Medicine ha pubblicato uno studio scientifico nel quale dimostra che le ricerche in cui vengono minimizzati gli effetti delle bibite zuccherate sull’uomo sono pilotate dalle lobby dello zucchero

Più di uno studio scientifico, in passato, ha cercato di dimostrare che non ci sia un chiaro collegamento tra consumo di bevande zuccherate e obesità, ma ecco che la rivista Annals of Internal Medicine smaschera cosa si nasconde dietro queste ricerche.

Annals of Internal Medicine ha dimostrato che tutti quegli studi in cui – in un certo senso – venivano supportate le bevande zuccherose, in realtà erano stati finanziati dalle grande industrie di bibite zuccherate. In parole povere, questa rivista sostiene che le ricerche in cui vengono minimizzati gli effetti delle bibite zuccherose sull’uomo sono pilotate e finanziate dalle lobby dello zucchero.

Un gruppo di ricercatori della University of California, a sostegno di questa tesi, ha esaminato 60 studi pubblicati tra il 2001 e il 2016, tutti aventi come oggetto gli effetti sul corpo umano dell’assunzione di determinate bibite. Tra questi, almeno 26 non avevano trovato una correlazione con obesità o diabete. L’autore del report, il dottor Dean Schillinger, ha poi notato che, tranne in un caso, le ricerche che non avevano scoperto alcun collegamento erano proprio quelle che erano state finanziate dall’industria delle bevande zuccherate.

“L’industria delle bevande zuccherate sembra manipolare le ricerche per avere un vantaggio economico, a spese della sanità pubblica – conclude l’autore nella ricerca -. La realtà è che siamo in guerra contro il diabete ora. E in ogni guerra si fa propaganda. Ciò che la comunità dovrebbe fare è concentrarsi sugli studi indipendenti. Se si guarda solo a questi, risulta evidente che le bevande zuccherate causino obesità e diabete”.

Come riporta l’Huffingtonpost, non è la prima volta che un simile studio conferma quelli che per molto tempo sono stati solo dei sospetti. Già qualche tempo fa, da una ricerca pubblicata sulla rivista Jama Internal Medicine, era emersa una verità sconvolgente: per più di cinquant’anni l’industria dello zucchero avrebbe pilotato le ricerche, pagando decine di scienziati in modo che sminuissero il pericoloso collegamento tra alimenti zuccherati e problemi cardiaci e spostassero l’attenzione sui grassi saturi e il colesterolo.

Con questo studio, quindi, l’Università della California non fa altro che confermare una serie di ipotesi che per anni sono state dimenticate in un cassetto e che ora, gettano dubbi su una serie di ricerche e pareri scientifici.

fonte: http://www.ilgiornale.it/news/cronache/lobby-dello-zucchero-finanziano-ricerche-che-minimizzano-1326171.html

Quella pancetta vi può ammazzare: lo studio scientifico. Ecco perché vi siete pesati sempre nel modo sbagliato

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Quella pancetta vi può ammazzare: lo studio scientifico. Ecco perché vi siete pesati sempre nel modo sbagliato

Arriva un allarme per tutti i cosiddetti soggetti normopeso, quelli con braccia e gambe magre, ma con una pancetta più o meno prominente. Così come per le persone sovrappeso, anche loro mettono seriamente a rischio la propria salute, come ribadito dall’ultima ricerca dell’Università di Auckland. Come riporta il Corriere della sera, quei soggetti: “Sono ad alto rischio cardiovascolare. La valutazione dell’indice di massa corporea, usato per identificare chi ha problemi di peso e calcolato dividendo i chili per il quadrato dell’altezza, non tiene conto infatti di due elementi fondamentali – dice il responsabile del Centro per la Cura dell’Obesità al Policlinico Tor Vergata di Roma, Paolo Sbraccia – quanto grasso c’è realmente nel corpo e dove si trova”.

Secondo i dati degli esperti, circa la metà dei normopeso è a rischio: “Il grasso accumulato sugli organi interni ha effetti metabolici negativi, per esempio favorisce la produzione di mediatori dell’infiammazione, aumenta lo stress ossidativo generale e, se si accumula a livello epatico, faiclita la comparsa del diabete”, oltre che esportre a rischio infarto e ictus.

L’unico modo per allontanare i rischi è quindi: “Fare più movimento, è il mezzo migliore per ridurre i depositi di grasso e contemporaneamente aumentare la massa muscolare, per una composizione corporea ideale. I falsi magri – ha aggiunto – sono avvantaggiati rispetto a chi ha qualche chilo di troppo, perché per fare attività fisica non devono spostare una mole imponente. L’unico nemico da combattere resta per loro la pigrizia”.

 

fonte:

Obesità più letale di fumo e diabete: “ruba” il 47% di anni di vita in più rispetto al tabagismo!

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Obesità più letale di fumo e diabete: “ruba” il 47% di anni di vita in più rispetto al tabagismo!

Obesità più letale di fumo e diabete: causa il maggior numero di anni di vita persi
Nella classifica dei “big killer” mondiali troviamo a seguire diabete, fumo, pressione alta e colesterolo

L’obesità è la causa del maggior numero di anni di vita persi per morte prematura. E’ quanto rivela uno studio presentato al meeting della Society of General Internal Medicine 2017, tenutosi a Washington e condotto da esperti della Cleveland Clinic della New York University School of Medicine. Nella classifica dei “big killer” mondiali, l’obesità supera dunque diabete e fumo, rispettivamente al secondo e terzo posto. A seguire troviamo pressione alta e colesterolo.

Utilizzando simulazioni al pc, gli studiosi hanno stimato l’impatto di ciascun fattore (dall’obesità al fumo alla pressione alta) sul rischio di morte prematura prima dei 70 anni. In particolare, è stato osservato che l’obesità “ruba” il 47% di anni di vita in più rispetto al tabagismo.

“I fattori di rischio comportamentali e modificabili costituiscono dunque un fardello notevole per la mortalità delle popolazioni”, spiegano gli autori della ricerca. Corretti stili di vita intrapresi per ridurre tali fattori di rischio potrebbero di gran lunga porre un freno alla mortalità prematura.