Forse non lo sapete, ma il mondo è in attesa di una nuova Chernobyl. Entro i prossimi 5 anni è previsto un nuovo devastante incidente in uno dei 15 reattori delle fatiscenti centrali nucleari rimaste attive in Ucraina

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Forse non lo sapete, ma il mondo è in attesa di una nuova Chernobyl. Entro i prossimi 5 anni è previsto un nuovo devastante incidente in uno dei 15 reattori delle fatiscenti centrali nucleari rimaste attive in Ucraina

 

Dopo Chernobyl, allarme nucleare sull’Europa: nei prossimi 5 anni un nuovo devastante incidente

Nei prossimi 5 anni c’è l’80% di possibilità di un incidente atomico, una nuova Chernobyl, nelle centrali nucleari rimaste attive in Ucraina dopo il disastro del 1986. Uno degli eventi più disastrosi del Novecento europeo, dunque, potrebbe ripetersi a breve, e tutto dipende dalle condizioni fatiscenti delle quattro centrali ucraine e dei loro 15 reattori.

Come spiega un reportage del Giornale, tutte le strutture ancora in funzione furono costruite in epoca sovietica e ora, facendosi carico di una produzione energetica nettamente superiore alle proprie capacità, hanno bisogno assoluto di manutenzione e ammodernamento. “Le centrali ucraine sono vecchie – accusa Dmitry Marunich, co-presidente del Fondo ucraino per la strategia energetica -. Non dovrebbero essere utilizzate per più di 30 anni, ma la vita di sette reattori è già stata prolungata. Fra pochi anni alcuni di essi non saranno più utilizzabili e andranno spenti una volta per tutte”.

Nell’autunno 2014 c’è già stato un inquietante precedente: uno dei reattori della centrale di Zaporizzja si fermò, provocando un blackout che coinvolse decine di migliaia di persone. Pochi mesi dopo, non a caso, la centrale richiese una licenza di estensione della vita utile del reattore, segno che probabilmente il degrado delle strutture era ormai insopportabile. La rivista anglosassone Energy Research & Social Science aveva evidenziato come “gli incidenti alle centrali nucleari ucraine non vengono registrati nei database, nonostante i media statali ne abbiano dato notizia”. Una mancanza di trasparenza che ricorda molto da vicino quanto accaduto poco più di trent’anni fa, quando per settimane le allora autorità sovietiche cercarono di minimizzare il rischio radiazioni e nascondere il devastante effetto fall-out di quei giorni, con 66 vittime accertate e una stima di persone coinvolte nei mesi e anni successivi, tra feriti, ammalati di leucemia e altre patologie derivate dall’esposizione alle radiazioni, che arriva addirittura ai 6 milioni di Greenpeace. “Se l’Europa non risolverà i problemi del nucleare ucraino nei prossimi anni – è l’allarme finale di Marunich – sarà tutto il Continente a doversi preoccupare. E non solo l’Ucraina”.

 

fonte: http://tv.liberoquotidiano.it/video/esteri/12419750/ucraina-centrali-nucleare-dopo-chernobyl-nuovo-rischio-altissimo-incidenti-reattori.html

ATTENZIONE – Spada di Damocle sull’Europa, nuove crepe nei reattori nucleari in Belgio. La situazione è davvero critica, ma a noi non fanno sapere niente!

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ATTENZIONE – Spada di Damocle sull’Europa, nuove crepe nei reattori nucleari in Belgio. La situazione è davvero critica, ma a noi non fanno sapere niente!

Spada di Damocle sull’Europa. Nuove crepe nei reattori nucleari in Belgio

di Dario Tamburrano, EFDD – M5S Europa

Le ultime ispezioni effettuate nelle decrepite centrali nucleari belghe hanno individuato una moltitudine di nuove crepe nell’acciaio dei reattori Doel 3 e Tihange 2. Essi vengono mantenuti accesi nonostante le migliaia di crepe già individuate da tempo e l’età ormai veneranda essendo entrati in funzione rispettivamente nel 1982 e nel 1983 e sono progettati per durare trent’anni. L’unica contromisura adottata in passato dalle autorità fu la promessa di distribuire a tutta la popolazione pillole di iodio, utili in caso di incidente nucleare per limitare i danni all’organismo. Ma non hanno fatto neanche quello: non ci sono i soldi!

I reattori di Doel e Thiange fanno parte dei 128 catorci atomici europei che continuano a funzionare alla faccia del buonsenso: per smantellare il vetusto parco nucleare dell’UE e per gestire le scorie servirebbero 286 miliardi di euro mentre attualmente, per coprire questi costi, sono disponibili solo 105,1 miliardi di euro. Mancano 118 miliardi.

L’esistenza di 300 ulteriori crepe nel reattore Doel 3 attende ancora la conferma ufficiale, mentre il ministro belga degli Interni, Jan Jambon, ha ammesso l’esistenza di 70 nuove crepe nel reattore Tihange 2 la scorsa settimana, rispondendo ad un’interrogazione parlamentare. In seguito, l’agenzia belga per il controllo nucleare ha pubblicato il risultato dei controlli effettuati a Thiange 2 ed é stato possibile fare i conti con precisione: le crepe sono passate da 3.149 (quelle rilevate nel febbraio 2015) a 3.219, con un aumento del 2,22% in due anni.

Secondo le autorità del Belgio, le crepe non sono pericolose e quelle già note non si sono ingrandite; la scoperta di nuove crepe sarebbe dovuta al fatto che l’apparecchiatura ad ultrasuoni usata per ispezionare il reattore é stata collocata in un punto diverso rispetto a due anni fa. Le dimensioni delle nuove crepe non sono state rese note. Quelle vecchie sono state descritte come microbolle di idrogeno nell’acciaio, spesse come una cartina per le sigarette e con una lunghezza che arriva fino a 16 centimetri, o forse anche superiore.

Più un reattore é vecchio, più si discosta dagli attuali standard di sicurezza. Reattori così vecchi e così crepati impediscono di dormire sonni tranquilli. Le centrali nucleari di Doel e Tihange si trovano a poca distanza dal confine tedesco. La Germania é preoccupata: dopo la scoperta delle nuove crepe, ha ricordato al Belgio la richiesta, già avanzata due anni fa, di spegnere i reattori e ha reclamato accesso alle informazioni. Il Lander tedesco del Nord Reno Westfalia, il più vicino, ha comprato – lui sì – le pillole di iodio da distribuire alla popolazione in caso di incidente.

 

fonte: http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2017/06/spada-di-damocle-sul.html

Le centrali nucleari Europee? Hanno un’età media di oltre 30 anni, sono CATORCI ATOMICI! – Tanto poi la pelle ce la rimette la Gente, mica loro…!

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Le centrali nucleari Europee? Hanno un’età media di oltre 30 anni, sono CATORCI ATOMICI! – Tanto poi la pelle ce la rimette la Gente, mica loro…!

 

Centrali nucleari europee: catorci atomici

Scrive Dario Tamburrano, vicepresidente dell’Intergruppo del Parlamento Europeo “Common Goods and Public Services”: «Le centrali nucleari dell’UE hanno un’età media di 30,6 anni. Praticamente, sono dei catorci atomici che vengono mantenuti accesi alla faccia del buonsenso».

Riprendiamo l’intervento di Dario Tamburrano, vicepresidente dell’Intergruppo del Parlamento Europeo “Common Goods and Public Services”, comparso QUI

Questo dato e quelli seguenti, salvo se diversamente indicato, sono tratti da “The world nuclear industry status report” redatto nel 2015 da esperti indipendenti. Valgono le considerazioni che faceva Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace ed ex ricercatore dell’Enea, all’indomani di Fukushima:  più un reattore nucleare è vecchio, più è distante dagli standard di sicurezza attuali. E a proposito di Fukushima: le migliaia e migliaia di crepe nei reattori nucleari del Belgio sono state scoperte durante i controlli effettuati in seguito all’incidente nucleare in Giappone. Eppure quei reattori (insieme ad altri decisamente stagionati) sono stati recentemente riaccesi. E’ proprio il caso di dire che da Fukushima l’UE non ha imparato nulla, per parafrasare il titolo del convegno cui abbiamo partecipato la scorsa settimana a Bruxelles e contemporaneamente riassumere tutti i discorsi.

Il grafico qui sotto mostra l’età dei 128 reattori nucleari in funzione nell’UE. Come quelli seguenti, fotografa la situazione al mese di luglio del 2015.

Anni 60 e 70 ed una grande negli Anni 80, che ha interessato soprattutto la Francia. Attorno al 1990, oltre al picco dei reattori, si è registrata la svolta: i reattori sono stati più spesso spenti che inaugurati.

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I 128 reattori accesi nell’UE costituiscono circa un terzo di quelli attivi in tutto il mondo. Ecco la loro distribuzione per classi di età

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Ci sono state tre “ondate” di costruzione di centrali nucleari: due piccole negli Anni 60 e 70 ed una grande negli Anni 80, che ha interessato soprattutto la Francia. Attorno al 1990, oltre al picco dei reattori, si è registrata la svolta: i reattori sono stati più spesso spenti che inaugurati.

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L’85% dei reattori nucleari europei è concentrato in otto Paesi dell’Europa occidentale; solo 19 reattori sono distribuiti fra gli Stati che facevano parte dei satelliti URSS e che recentemente sono entrati nell’UE. La cartina che mostra la loro distribuzione nello spazio è stata pubblicata dall’European Nuclear Society.

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Sarebbe saggio spegnere i 128 catorci atomici dell’UE. Ma l’atomo è una maledizione che si proietta sempre nel futuro: secondo un documento di lavoro della Commissione Europea visto dalla prestigiosa agenzia di stampa Reuters all’inizio di febbraio, per smantellare il vetusto parco nucleare e per gestire le scorie servirebbero 286 miliardi di euro. Attualmente, per coprire questi costi, sono disponibili solo 105,1 miliardi di euro. Mancano 118 miliardi. Bisognerà pur trovarli e imparare la lezione: mai spendere un centesimo per il nucleare, che – oltre ad essere pericoloso – inghiotte soldi come una voragine senza fondo. Al momento sembra che l’UE – come non ha imparato da Fukushima – non voglia imparare nemmeno questa lezione e tende a considerare praticabile la costruzione di nuove centrali. Ma è un’altra storia. Cercheremo di raccontarla nel giro di pochi giorni.

Fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/centrali-nucleari-europee-catorci-atomici

 

Radiazioni di Fukushima: ecco gli effetti sulla popolazione mondiale

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Radiazioni di Fukushima: ecco gli effetti sulla popolazione mondiale

Ogni abitante della Terra ha subito una significativa dose di radiazioni dal disastro nucleare di Fukushima. Ecco i dati

Le radiazioni del disastro nucleare di Fukushima hanno toccato ognuno di noi. A dimostrarlo è una ricerca del Norwegian Institute for Air Research che ha calcolato le effettive ricadute dell’incidente nelle varie aree del pianeta. Gli studiosi hanno analizzato i dati del Comprehensive Nuclear-Test-Ban Treaty Organisation, un gruppo di ricerca specializzato nella misurazione delle radiazioni nucleari sulla popolazione. E’ il cesio-137 ad essere oggetto della misurazione dagli esperti, si tratta di un elemento pesante ed in grado di spostarsi anche per lunghissime distanze.

Ebbene, secondo le ricerche, una percentuale del 23% della sostanza non ha lasciato il Giappone mentre la quota restante ha viaggiato per il mondo attraverso gli oceani. I residenti nell’ara di Fukushima hanno subito una quantità di radiazioni comprese tra 1 e 5 millisievert già durante i primi 3 mesi. Nelle altre zone del Giappone, invece, le radiazioni, in questi anni, si sono fermate a 0.5 millisievert, una quantità appena inferiore ad una TAC. Nelle restanti aree del nostro pianeta, quindi compresa anche l’Italia, le radiazioni pro capite sono meno di 0,1 millisievert dal 2011 ad oggi. Si tratta, in sostanza, della stessa quantità che avremmo subito con una radiografia.

 

fonte: http://www.scienzenotizie.it/2017/05/10/radiazioni-di-fukushima-ecco-gli-effetti-sulla-popolazione-mondiale-1322060

 

Incredibile, ma vero: paghi l’Autostrada? finanzi il nucleare francese!!

 

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Incredibile, ma vero: paghi l’Autostrada? finanzi il nucleare francese!!

 

Paghi l’Autostrada, finanzi il nucleare francese

Nella cordata a cui Atlantia ha ceduto il 10 per cento di Autostrade per l’Italia c’è anche Edf Invest, il fondo creato dall’utility transalpina per finanziare il “decommissioning”

Pensateci, la prossima volta che vi fermate al casello: ogni volta che pagate, una parte del pedaggio incassato sulla maggior parte della rete italiana serve per finanziare il nucleare francese. Per la precisione, finisce nel fondo che è stato creato per sostenere, un domani, il processo di decommissioning delle centrali atomiche transalpine. Perché mandarle in pensione non sarà facile (bisogna trovare una alternativa “energetica”) e soprattutto non sarà economico (le centrali atomiche attive in Francia sono 54): secondo gli ultimi dati occorreranno almeno 70 miliardi, conto che ogni anno sale sempre di più.

Peccato che le autorità francesi, fino a questo momento, ne abbiano messi da parte meno di un terzo. Per evitare un salasso al momento decisivo, il colosso dell’energia Electricitè de France – che ha in gestione gli impianti – ha creato una divisione chiamata Edf Invest: la quale ha anche il compito di gestire il fondo dedicato al decommissioning, ma soprattutto di investire in progetti remunerativi per alimentarlo. Una delle operazioni che ha visto protagonista Edf Invest porta proprio in Italia: il gruppo Atlantia ha appena ceduto il 10% di Autostrade per l’Italia, il principale concessionario del nostro paese, per 1,48 miliardi: un 5% è andato al fondo infrastrutturale cinese Silk Road (impegnato, tra l’altro, alla realizzazione della nuova Via della Seta), mentre l’altro 5% a un consorzio formato da Allianz (74%), Edf Invest (20%) e Dif Infrastructure (6%).

Così, una parte dei proventi che ogni anno arrivano dalle principali tratte austostradali italiane (dall’Autosole alla Milano-Venezia) vengono messi da parte a Parigi per il cappottino di cemento che servirà a mettere in sucurezza le centrali nucleari quando arriveranno a fine vita. I francesi, fino a oggi, hanno cercato di rinviare il problema il più possibile: il presidente uscente Hollande aveva promesso che avrebbe iniziato l’opera, cominciando dall’impianto più vecchio che si trova in Alsazia, ma non c’è riuscito. Ora la palla passa a Macron, facilitato dal fatto che la Francia sta investendo sempre di più in rinnovabili (eolico, in particolare); il che dovrebbe facilitare la transizione. Bisognerà (con)vincere le resistenze dei sindacati e dalle comunità locali sede delle centrali, le quali hanno goduto in questi anni di benefici economici non indifferenti.

A ogni buon conto, Edf Invest – che al momento gestisce 4 miliardi di euro – va avanti nel suo compito e si porta avanti con i soldi. Guarda caso, incrociando in più di una occasione le società italiane. Sempre con Atlantia ha vinto la gara per la privatizzazione dell’aeroporto di Nizza: il 60% dello scalo sulla Costa Azzurra è stato aggiudicato alla cordata composta dalla holding della famiglia Benetton (65%), da Edf Invest (25%) e da Aeroporti di Roma (10%) che fa sempre riferimento ad Atlantia. Una operazione che ha provocato più di una polemica in Francia, con accuse a Edf di voler utilizzare i guadagni dell’aeroporto di Nizza non tanto per il decommissioning quanto per il progetto che la vede protagonista in Inghilterra per la costruzione di una grande impianto nuclare sulla costa del Mare del Nord.

Sempre Edf Invest è tra i partner del gruppo Snam nella gara vinta per la vendita di Tigf, la rete del gas del sud-ovest della
Francia appartenuta a Total e dove ha una quota anche il fondo sovrano di Singapore. In altre parole, Edf Invest è diventato lo strumento con cui l’Eliseo (proprietario al 75% dell’utility) si ritaglia un ruolo nelle privatizzazioni e nella vendita di asset che considera stretegici. Il cha tradotto significa: se vuoi comprare uan società francese devi prendermi a bordo come socio di minoranza.

fonte: http://www.repubblica.it/economia/finanza/2017/05/27/news/autostrade-166593624/?ref=fbpr

Rifiuti radioattivi – Il sismologo Enzo Boschi lancia l’allarme: “Italia, altissimo il rischio di un grave incidente nucleare”

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Rifiuti radioattivi – Il sismologo Enzo Boschi lancia l’allarme: “Italia, altissimo il rischio di un grave  incidente nucleare”

Il sismologo Enzo Boschi: “Italia, il rischio di un incidente nucleare”

È una questione aperta dalla fine degli anni Ottanta e ancora oggi è irrisolta: il problema della sistemazione dei rifiuti radioattivi in un unico deposito nazionale. Le scorie da decenni si trovano in luoghi provvisori, distribuiti in diverse località dell’Italia, tra cui le province di Vercelli, Alessandria, Latina, Rimini, Milano e Palermo. Sono stoccati in condizioni che non corrispondono assolutamente agli standard di sicurezza. Un argomento del quale la politica continua a disinteressarsi.

Per tutto il 2015 – come sottolinea Il Giorno – si era discusso della creazione di un solo deposito, e grazie a una martellante campagna di comunicazione lo scorso anno si erano compiuti piccoli passi in avanti verso la soluzione del problema: il governo si era ripromesso di far diventare la Cnapi – acronimo della carta in cui sono state messe nero su bianco le possibili aree destinate al deposito nazionale – il punto di arrivo di una valutazione strategica ambientale, tanto che i vertici della Sogin erano stati rinnovati. L’idea era quella di lavorare al deposito. Idea che è rimasta tale.

Il sismologo Enzo Boschi ha cercato di fare il punto della situazione, che si può riassumere con una sua frase: “Nessuno sembra voler davvero affrontare il problema“. L’esperto accusa il governo di aver utilizzato lo scorso anno l’ennesimo escamotage per rimandare una decisione che tra otto anni sarà costretto a prendere per forza e che oggi ha la possibilità di rinviare grazie alla mancanza di qualcuno in grado di coordinare le attività. Boschi aggiunge: “Resta in tutta la sua gravità il problema di pericolosissimi rifiuti radioattivi sistemati in depositi temporanei. È necessaria una disgrazia affinché la questione sia presa in considerazione da coloro che ne hanno la responsabilità?”.

Boschi sostiene poi che a rafforzare l’idea che il governo voglia lasciare tutto così com’è c’è la dichiarazione del ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, secondo cui la procedura per la pubblicazione della Cnapi è in attesa del Rapporto ambientale. Ma in realtà Sogin ha consegnato il Rapporto cinque mesi fa. Perché Galletti allora si è espresso in tal senso? La risposta arriva sempre dal sismologo: “Se lo ammettessero (il rischio, ndr), dovrebbero ultimare la Valutazione ambientale e dopo 180 giorni sarebbero obbligati a pubblicare la Carta e una volta fatto, i cittadini e i sindaci delle possibili aree destinate al deposito valuterebbero i pro e i contro dell’avere il deposito nel loro territorio ed esprimerebbero una scelta”.

L’unico reale vantaggio che il governo avrebbe nel continuare a rimandare, conclude Boschi, è che, una volta che si è arrivati vicini ai termini di scadenza, verranno prese decisioni di urgenza, dove ogni provvedimento è lecito e soprattutto dove la scelta verrà “calata” dall’alto e così i cittadini si troveranno ancora una volta esclusi. Una soluzione all’italiana.

fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/12311465/nucleare-possibile-disgrazia-continui-rimandi.html