I crimini delle Multinazionali: Nestlé, Danone e Coca Cola si stanno rubando tutta l’acqua

 

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I crimini delle Multinazionali: Nestlé, Danone e Coca Cola si stanno rubando tutta l’acqua

 

Nestlé, Danone e Coca Cola si stanno rubando tutta l’acqua

L’acque è una risorsa importante e la Nestlé lo sa bene, continuando nelle sue acquisizioni, in questo caso nella riserva degli indiani Morongo in California.
Gli abitanti di Riverside, vivendo in una terra arida con penuria di acqua al confine di questa regione, si lamentano del fatto che la multinazionale svizzera riesca ad estrarla dal sottosuolo e imbottigliarla con il marchio Pure Life rivendendola in tutto il Nordamerica.
Tutto regolare dal punto di vista giuridico, visto che l’accordo della Nestlé con gli indiani, stipulato nel 2002 con termine 2027, non può essere modificato perché lo Stato della California non ha nessuna giurisdizione in questo territorio, aggiungendo il fatto che sono ignoti i termini del contratto e la quantità di acqua che viene estratta, ma risulta certo il profitto da parte del colosso elvetico stimato in circa 8 miliardi di euro l’anno.
Questa storia è stata raccontata dal regista svizzero Urs Schnell nel documentario “Bottled Life” premiato lo scorso anno al Festival di Berlino, denunciando il fatto che coloro che vivono ai margini della riserva indiana si lamentano della cattiva qualità dell’acqua, e del fatto che durante la giornata, viene interrotta più volte l’erogazione.
Questa è una vera e propria guerra per accaparrarsi le risorse, in questo caso dell’acqua, ambito nel quale la Nestlé ha ormai assunto una posizione di monopolio, assieme a Danone e Coca Cola, e quando questo “risiko” sarà completato potranno chiudere i rubinetti e ricattare il mondo come già stanno facendo.
L’acqua viene presa in ostaggio, con le buone o con le cattive, divenendo profitto per pochi, mentre noi ignari consumatori ci sentiamo ormai “sicuri” solo se l’acquistiamo in bottiglia, frutto di politiche mirate e di un battage pubblicitario finalizzato a considerare l’acqua sicura solamente se imbottigliata.
Lo sappiamo bene in Italia, visto che in Europa siamo i maggiori consumatori di acqua in bottiglia, mentre nel mondo siamo al secondo posto, come riferito dal Censis, il Centro Studi Investimenti Sociali.
L’acqua fondamentale risorsa del pianeta sta rapidamente sparendo, la sua scarsità a livello globale si profila come la maggiore minaccia di crisi ecologica, economica e politica.
L’acqua è un bene imprescindibile per la vita umana, per questo fa gola alle multinazionali e il suo business ha un valore immenso, generando una estrazione selvaggia dalle falde.
Il film documentario “Bottled Life” non parla solo dell’acqua dei Morongo, ma anche di altri luoghi, per esempio di ciò che sta accadendo in Pakistan dove i pozzi scavati dalla multinazionale svizzera Nestlé stanno privando la popolazione dell’acqua potabile, che poi rivende a caro prezzo dopo averla, mentre la prima acqua “purificata”, cioè acqua di rubinetto trattata con l’aggiunta di minerali, viene commercializzata nel Paese asiatico.
Secondo me è un atto criminale e siamo in presenza di un commercio ignobile e sregolato, visto che ogni anno in Pakistan muoiono più di 200.000 bambini a causa della dissenteria e l’accesso alle proprie falde sotterranee è la sola possibilità per le persone per avere acqua sicura.
Insomma, l’acqua è vita, non un bene da cui trarre un indiscriminato profitto, in nome del quale, la Nestlé sta contribuendo al depauperamento delle risorse idriche, inaridendo le locali fonti d’acqua e i pozzi fino a oggi utilizzati per uso domestico e agricolo.
Difficile pensare che l’estrazione dell’acqua condotta dalla Nestlé sia sostenibile da parte dell’ambiente, visto che quasi sicuramente ciò avviene molto più velocemente di quanto possa essere naturalmente rinnovata, mettendo a rischio il diritto all’acqua da parte delle future generazioni.

 

fonte: http://www.pandorando.it/nestle-danone-coca-cola-si-stanno-rubando-tutta-lacqua/

Boicottiamo Nestlé – La numero 1 nell’uccisione dei neonati !

 

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Boicottiamo Nestlé – La numero 1 nell’uccisione dei neonati !

“Ogni giorno nei paesi poveri del mondo muoiono 4.000 bambini poichè non sono allattati al seno. Questa non è una nostra tesi, ma un dato dell’UNICEF”Baby Milk Action
“Molte persone oggi credono nelle superstizioni moderne, queste includono l’allattamento col biberon. Queste superstizioni non sono meno dannose di alcune insalubri superstizioni antiche. Ma mentre alcune antiche supestizioni hanno le loro radice nell’ignoranza, quelle moderne traggono la loro sorgente dall’avidità. E noi sappiamo che il profitto ha forti e potenti interessi”Un ex Segretario generale della Sanità delle Filippine
“Un bambino allattato con latte in polvere è 25 volte più a rischio di morire di dissenteria di uno allattato al seno, in posti dove l’acqua non è sicura.”UNICEF
Come ripetutamente segnalato dall’UNICEF la Nestlè viola il codice internazionale redatto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dalla stessa UNICEF, che proibisce la promozione dell’uso di latte in polvere per l’alimentazione dei neonati.
L’uso di tale latte, in sostituzione a quello materno, fornito gratuitamente negli ospedali nei primi giorni di allattamento, crea nel lattante disaffezione al latte materno. Ciò ha causato e causa la morte di un altissimo numero di bambini nei primi mesi di vita, poichè nel terzo mondo il latte in polvere viene preparato con acqua spesso malsana. Fonti dell’UNICEF parlano di più di 1.000.000 neonati morti all’anno nel Sud del mondo perchè non più nutriti al seno.
Nestlé è uno dei simboli della globalizzazione, della distruzione di ciò che non è mercato globale, ma anzi uno dei promotori dell’appiattimento globale, per favorire i loro profitti di grandi economie, prodotti unificati per tutti i consumatori del pianeta, un po’ come il McDonald’s, di cui è infatti sempre più spesso partner, anche con Disney, per aggredire i piccoli consumatori del nord del mondo.
Una delle ultime azioni contro tutti noi (esclusi gli azionisti Nestlè) è stato quello di far passare la possibilità di etichettare come cioccolato, prodotti fatti anche senza il cacao, quindi sempre più da un lato cibo uscito dai compilatori di materia* e dall’altro un nuovo mezzo per far ribbassare i prezzi ai contadini del sud del mondo produttori di cacao.
Nestlé è il più grande produttore di cibo mondiale, il gigante del settore agroalimentare, con stabilimenti in più di 80 paesi ed un giro d’affari di circa 52 miliardi di dollari. Con un budget pubblicitario di circa 8 miliardi di dollari all’anno, Nestlè ha un notevole vantaggio sulle donne che producono naturalmente il latte per i loro neonati e non hanno “una fortuna” da investire per promuovere la bontà del loro prodotto.
Nestlè ha infatti dalla fine del 1999 iniziato una vera e propria operazione di contropropaganda, a partire dalla Gran Bretagna, che cercasse di ridare lustro al marchio della compagnia oramai logorato dai 23 anni di boicottaggio, che si sono fatti sentire ed hanno lasciato il segno nell’opinione pubblica, e che hanno posto problemi, come quello di avere campagne pubblicitarie bloccate perchè giudicate ingannevoli dalla Advertising Standard Authority o dal fatto che il parlamento europeo vorrebbe convocare delle multinazionali in audizioni pubbliche per gli abusi e i danni da queste causate negli anni. Nestlè è la prima compagnia che vorrebbero mettere in questa scomoda posizione.
Così Nestlè ha cercato di incrementare, e molto pubblicizzare, le sue iniziative di beneficienza verso attività dedicate ai bambini ed alle chiese. La loro nuova tattica comprende anche arrivare a mettere la pubblicità su media abbastanza rispettati per i loro contenuti attenti (come “The Big Issue”) per recuperare immagine anche nei settori che più sono stati attenti ai motivi del boicottaggio e per cercare di cancellare l’immagine che si è diffusa negli anni ossia che Nestlè tragga i suoi massimi profitti succhiando con avidità dai paesi del terzo mondo (ma in effetti è così). Ed anche per far recedere le chiese che si sono molto impegnate nelle campagne di boicottaggio a causa della devastante pratica di diffondere il latte in polvere nei paesi poveri con la susseguente mortalità dovuta a diarrea, che non si verificherebbe con l’allattamento al seno (secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità più di un milione di bambini muoiono ogni anno a causa di una nutrizione con biberon/latte in polvere fatta in modo non igienico, solitamente a causa delle acque non potabili).
In pratica un bambino ogni 30 secondi.
Nestlé controlla il 40% del mercato mondiale del latte per bambini, pubblicizzandolo con molta aggrssività nei paesi del terzo mondo, cercando anche di scoraggiare l’allattamento al seno. Chiaramente dopo un piccolo periodo di allattamento da biberon il latte della madre si asciuga e non viene più prodotto dall’organismo… un nuovo consumatore è nato.
Nestlè “incoraggia” gli operatori della sanità a spingere i suoi prodotti. Lo fanno facendo donazioni, per esempio agli ospedali del Gabon (Africa), malgrado il governo di quel paese abbia chiesto alla Nestlé di farla finita. Nelle Filippine la compagnia ha dovuto subire lo scandalo di essere stata scoperta a “affittare” delle infermiere diplomate in funzione di “educatrici sanitarie” per andare per le case e convincere le madri ad usare i prodotti Nestlé. Ignorando i consigli della Organizzazione Mondiale della Sanità che raccomanda che i cibi complementari debbono essere utilizzati dopo i sei mesi di vita, i prodotti Nestlè sono etichettati come utilizzabili dopo la seconda settimana di vita. Le etichette non forniscono informazioni chiare, e, in alcuni casi, in lingue che le madri non possono capire.
Nestlè esporta il suo latte nelle “colonie” fin dal 1873, sono 126 anni che la compagnia ignora le leggi. Attualmente Nestlè è sotto processo in India per via delle etichette, ma per fare un altro esempio, nel 1939 la compagnia esportava i suoi prodotti in Singapore e Malesia etichettati come “ideali per bambini delicati”, mentre era stata vietata la commercializzazione in Gran Bretagna per via dei casi di cecità e rachitismo.
Allattamento al seno : alcuni fatti
  • L’allattamento al seno è andato declinando rapidamente tra gli anni 1960/70, con l’espansione del mercato del latte in polvere. In Messico si è passati dal 100% al al 40 %, in Cile dal 90% di allattati al seno si è passati al 5%, a Singapore dall’80% al 5% (fonte: UK Food Group)
  • L’allattamento al seno è vitale non solo per l’apporto nutrizionale, ma soprattutto per la sua funzione di trasmissione di anticorpi e quindi protezione contro le malattie.
  • Nei paesi sviluppati il cibo in più che deve assumere la madre per allattare, viene a costare meno di un decimo del cibo artificiale per il bambino.
  • La gente povera solitamente dilusce troppo il latte in polvere spesso con acqua malsana, causando così, per lo meno malnutrizione.
  • Una recente ricerca del British Medical Council ha riscontrato che il latte di mucca, quello da 26p a pinta va altrettanto bene per i bambini sopra i sei mesi di vita del latte in polvere che costa circa 5 sterline per 10 pinte.
Nestlé produce quasi tutto quello che nel settore alimentare può essere confezionato e venduto. Qui di seguito c’è l’impressionante serie di marchi e prodotti commercializzati dalla Nestlè, che è comunque in continua espansione e come uno squalo continua ad ingoiare società più piccole. Quindi questa lista è spesso in ritardo nel segnalare le nuove acquisizioni. Avete però a disposizione un bel numero di prodotti da boicottare, sconsigliare, trasformare le pubblicità… etc. etc. ;->
  • Soft drinks: One-O-One, Chinò, Aranciata S. Pellegrino, Acqua Brillante Recoaro, Beltè, Gingerino Recoaro, Nestea, Nestè, Sanbitter
  • Acqua: Acqua Vera, S. Bernardo, S. Antonio, S. Pellegrino, Perrier, Claudia, Panna, Pejo, Levissima, Lora recoaro
  • Gelati: Motta, Alemagna, Antica gelateria del corso, McDonald’s McFlurry
  • Surgelati: Surgela, Mare fresco, Valle degli Orti
  • Pasta e riso: Buitoni, Pezzullo, Curtiriso, Bella Napoli
  • Biscotti e simili: Dorè, Cheerios,
  • Caffè e simili: Nescafè, Orzoro, Nesquik, Malto Kneipp
  • Dolci: KitKat, Galak, Lion, Crunch, Smarties, After Eight, Quality Street, Toffee, Polo
  • Formaggi, latticini: Locatelli (Pizzaiola), Fiorello, Fruttolo, Formaggino Mio,
  • Cibi per animali: Friskies, Buffet
  • Salumi: King
  • Cioccolato: Perugina (Cacao, Le Ore Liete, Baci Perugina), Nestlè (Cioccoblocco, Galak)
  • Brodo: Maggi
  • Cosmetici: L’Oreal
  • Varie: Diger Seltz

Nestlé Scheda tratta da Mini guida al consumo critico e al boicottaggio 1998 realizzata da“Movimento gocce di giustizia

  • Oltre che essere il principale produttore di latte in polvere, controlla fra il 35 ed il 50% del maercato mondiale, è la maggiore società agroalimentare del mondo.
  • Trasgredisce sotto molti punti di vista il codice OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) sul latte in polvere nel Sud del mondo. promuove l’uso del latte in polvere attraverso la pubblicità, gli sconti sugli acquisti e la distribuzione di campioni gratuiti sia al personale sanitario che alle madri, favorendo così l’insuccesso dell’allattamento naturale, cosicchè il bambino viene a dipendere dal latte artificiale. Comperare il latte può costare più della metà dell’intero reddito familiare. Le madri sono costrette a diluire il latte in polvere e questo porta alla malnutrizione. Infine l’acqua che serve a diluire il latte è spesso malsana, ciò causa diarrea, disidratazione e morte di un milione e mezzo di bambini ogni anno , come denuncia l’Unicef.
  • E’ uno dei più grandi commercianti di caffè e cacao, pertanto è uno dei massimi responsabili delle gravi condizioni in cui versano milioni di contadini del sud del mondo a causa dei suoi metodi commerciali totalmente ispirati alla logica del profitto.
E’ in corso un boicottaggio internazionale coordinato da Baby Milk Action per indurla a sospendere le violazioni del codice di regolamentazione commerciale elaborato dall’OMS in materia di latte in polvere.
Nestlé scheda tratta da Boycott!
NESTLE’ S.A. FATTURATO: 36.530 MILIARDI DI LIRE
AVENUE NESTLE’ 55
CH-1800 VEVEY
SVIZZERA
Secondo l’UNICEF un milione e mezzo di bambini muoiono ogni anno poiché non vengono nutriti con il latte materno. E molti milioni in più di bambini si ammalano seriamente. L’allattamento al seno materno fornisce il migliore inizio alla vita per tutti i bambini, ma in una società di poveri costituisce un’indispensabile fonte di sopravvivenza. Le società che producono latte per bambini promuovono il loro prodotto presso mamme ed operatori sanitari, poiché si rendono conto che, se non riescono a far attecchire l’allattamento artificiale, non fanno affari. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’UNICEF hanno un Codice Internazionale che proibisce ogni forma di promozione di latte per bambini. La Nestle’ viola questo codice più frequentemente degli altri concorrenti.
Una delle strategie di maggior successo della Nestle’ consiste in forniture gratuite di latte agli ospedali: allattare con il biberon i neonati favorisce l’insuccesso dell’allattamento naturale. Il bambino viene infatti a dipendere dal latte artificiale. Una volta a casa la madre deve comprare il latte da sé. In molte società ciò può costare più della meta’ dell’intero reddito familiare. Le madri povere a volte diluiscono eccessivamente il latte in polvere e ciò porta alla malnutrizione. In condizioni di poverta’ l’acqua mischiata al latte e’ spesso malsana; porta a diarrea, disidratazione e spesso alla morte. Il primo boicottaggio della Nestle’ venne sospeso nel 1984, quando la Nestle’ promise di rispettare il Codice Internazionale. La Nestle’ rinnegò subito la sua promessa, cosicché il boicottaggio venne nuovamente attivato nel 1988, concentrando l’azione sul prodotto più venduto e famoso della Nestlè, il Nescafè. La Nestlé ora ammette che le forniture gratuite sono dannose, ma si rifiuta di bloccarle negli ospedali, a meno che i governi facciano leggi in materia. La Nestle’ e’ impegnata a far diminuire l’allattamento al seno materno allo scopo di vendere più latte in polvere. Una risoluzione del 1986 dell’Assemblea Mondiale della Sanità aveva stabilito che: “nessuna fornitura, gratuita o con sussidio, di latte in polvere per bambini deve essere data agli ospedali o ai reparti maternità; il piccolo ammontare necessario dovrà essere acquistato dalle istituzioni”.
Il boicottaggio della Nestlè sta funzionando ?
La Nestle’ e’ chiaramente preoccupata per il danno alle sue vendite e alla sua reputazione. Il boicottaggio è appoggiato a livello internazionale da migliaia di persone, nonchè da centinaia di organizzazioni, inclusa la Chiesa d’Inghilterra. Il boicottaggio continuera’ finche’ la Nestle’ interromperà tutte le sue irresponsabili pratiche di commmercializzazione. Cosa puoi fare: – Non acquistare più Nescafè, e scrivi alla Nestle’ dicendo che sostieni il boicottaggio. – Distribuisci volantini sul boicottaggio. – Chiedi a qualsiasi gruppo comunitario, sindacati, chiese ed altre organizzazioni di unirsi alla campagna.
COSA COMBINA NEL MONDO LA NESTLE’
REGIMI OPPRESSIVI: Nestlè ha filiali in Brasile, Cina, Colombia, Egitto, El Salvador, Guatemala, Honduras, India, Indonesia, Kenya, Libano, Messico, Papua Nuova Guinea, Filippine, Senegal, Sri Lanka, Turchia. L’Oreal è presente anche in Perù e Marocco.
RELAZIONI SINDACALI: nel 1989 i lavoratori di una fabbrica di cioccolato a Cacapava, Brasile, fecero sciopero. I lavoratori si lamentavano delle misere condizioni di lavoro, compresa la discriminazione verso le donne, la mancanza di indumenti protettivi e le inadeguate condizioni di sicurezza. Entro due mesi dall’inizio dello sciopero la compagnia aveva licenziato 40 dei suoi operai, compresa la maggior parte degli organizzatori dello sciopero.
COMMERCIALIZZAZIONE IRRESPONSABILE: recenti mosse della Nestlè nel campo del latte in polvere per neonati comprendono un’ulteriore violazione del Codice dell’OMS, cioè la pubblicità del suo nuovo latte ipo-allergenico, Good Start, negli USA. Si è saputo che alcuni neonati hanno sofferto di shock ‘anafilattici’, con pericolo per le loro vite, dopo essere stati nutriti con questo prodotto. Vedi anche il boicottaggio sotto.
TEST SU ANIMALI: L’Oreal è attualmente oggetto di boicottaggio per il suo uso continuato di test sugli animali. La stessa Nestlè è stata recentemente criticata dalla BUAV (antivivisezionisti inglesi) per aver fatto test di cancerogenicità del suo caffè su topi.
CAMPAGNA DI BOICOTTAGGIO:
la Nestlè è attualmente oggetto di un boicottaggio mondiale per la pubblicità irresponsabile del latte in polvere, e L’Oreal per i test sugli animali.
fonte: http://www.tmcrew.org/csa/l38/multi/nestle.htm
tratto da: http://curiosity2017.blogspot.it/2017/03/boicottiamo-nestle-la-numero-1.html

Altro che palma sostenibile! Le promesse tradite di Nestlè e Mars

 

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Altro che palma sostenibile! Le promesse tradite di Nestlè e Mars

 

Nestlé, Mars and Hershey hanno ripetutamente ingannato i consumatori promettendo loro di rendere più sostenibile la filiera di approvvigionamento dell’olio di palma. Un miglioramento che non sono mai riusciti a portare a compimento come denuncia la Rainforest Action Network. In particolare, le tre aziende hanno più volte promesso di evitare la deforestazione delle zone dove si approvvigionano senza mai centrare gli obiettivi.  

Spiega la portavoce del Ran, Laurel Sutherlin, al The Guardian: “Per molti anni Nestlé, Marte e Hershey si sono impegnati a rendere più sostenibile l’approvvigionamento di olio di palma. Quando arriva il momento di applicare le promesse, non fanno nulla e continuano a far scomparire oranghi, tigri e elefanti nella penisola di Sumatra”. Per fare un esempio, in seguito della campagna di Greenpeace GreenTech KitKat nel 2010, Nestlé si è impegnata a utilizzare olio di palma certificato solo sostenibile entro il 2015. Salvo poi nel 2015 rimandare l’impegno al 2020.

Qualche ammissione arriva da Hershey che non ha raggiunto la soglia del 27% di olio di palma sostenibile fallendo l’obiettivo: “Ci siamo resi conto che era più difficile raggiungere questi obiettivi – ha fatto sapere l’azienda al quotidiano britannico – che originariamente avevamo sperato”.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/10/31/altro-che-palma-sostenibile-le-promesse-tradite-di-nestle-e-mars/27625/

Nestlé ammette: “Non possiamo garantire assenza di lavoro minorile per il nostro cacao” …e se ammettono questo, figuratevi un po’ cosa c’è dietro…!

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Nestlé ammette: “Non possiamo garantire assenza di lavoro minorile per il nostro cacao” …e se ammettono questo, figuratevi un po’ cosa c’è dietro…!

 

“Non è possibile garantire che il 100% del cacao di Nestlé non è stato prodotto con lavoro minorile“. A dirlo è il direttore degli affari pubblici della multinazionale Usa, Christian Frutiger. In occasione della presentazione del rapporto “Affrontare il lavoro minorile”, il responsabile della Nestlé ha dichiarato a ConfectioneryNews che il sistema di prevenzione del lavoro infantile di Nestlé nel suo piano di cacao coprirà circa la metà dell’offerta dell’azienda entro il 2020, ma il pieno raggiungimento non sarà mai possibile.

Il 70% dei fornitori senza monitoraggio

Secondo la multinazionale, il sistema di monitoraggio del lavoro minorile (CLMRS) che ha adottato in una parte della sua catena di approvvigionamento di cacao in Costa d’Avorio e Ghana dal 2012 sta riducendo gli incidenti di lavoro minorile del 51%, per cui il colosso alimentare ha subito anche una class action nel 2015Nestlé ha scoperto circa 7.000 bambini impegnati nelle peggiori forme di lavoro minorile dopo l’inizio del monitoraggio, la maggior parte dei quali ora sono fuori dal lavoro di cacao. Eppure quasi il 70% dei volumi di cacao di Nestlé non dispone del sistema CLMRS. Il sistema di prevenzione si basa su circa 1.200 funzionari di collegamento comunitari, che rilevano incidenti di lavoro minorile e riportano all’International Cocoa Initiative (ICI) il partner delle Ong. “Il 100% delle aziende – spiega Frutiger – probabilmente non sarà mai coperto dal sistema di monitoraggio, ma è un percorso continuo. Stiamo lavorando per arrivare fino al 50% e continuare il viaggio verso il 100%”.

“Ci possono essere casi di lavoro minorile”

Nel 2011, Nestlé ha commissionato alla Fair Labour Association di riesaminare la propria catena di approvvigionamento di cacao e sviluppare ulteriormente l’CLMRS in base alle sue raccomandazioni. Ma Frutiger ammette: “Non possiamo aver capito pienamente la completa complessità della questione del lavoro minorile” prima che la relazione venisse commissionata. Il dirigente Nestlé ha aggiunto: “Non possiediamo aziende agricole, perciò la prima cosa che abbiamo dovuto fare è accorciare la filiera di approvvigionamento” per rendere più facili i controlli. Non basta, secondo le stesse parole Di Frutiger: “Non c’è mai la garanzia del 100% che non esista il lavoro minorile … ci possono essere casi di lavoro minorile. Il lavoro minorile è un fenomeno di povertà e questo fenomeno ha bisogno di un approccio multiplo”. Anche se il problema del lavoro minorile nella catena di approvvigionamento di cacao è conosciuto da decenni, si stimano ancora due milioni di bambini che lavorano nelle aziende di cacao in Costa d’Avorio e in Ghana.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/10/19/nestle-non-possiamo-garantire-assenza-di-lavoro-minorile-per-il-nostro-cacao/27229/