Medicina criminale – Qualcuno spieghi l’utilità di iniettare ai neonati, 30 secondi dopo il parto, la pericolosa ed inutile vitamina K1, in una soluzione piena di alluminio e alcool, il tutto all’insaputa dei genitori!

 

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Medicina criminale – Qualcuno spieghi l’utilità di iniettare ai neonati, 30 secondi dopo il parto, la pericolosa ed inutile vitamina K1, in una soluzione piena di alluminio e alcool, il tutto all’insaputa dei genitori!

È allucinante, iniettare a neonati con poche ore di vita un composto con alcool, una quantità spropositata di alluminio e vitamina K1 del tutto inutile se non dannosa… Ed il tutto senza né informare né chiedere il consenso ai genitori. È da criminali!

Ecco solo qualcosa di quello che abbiamo trovato:

Quanto tossiche sono le iniezioni di vitamina K e il vaccino dell’epatite B?

Questa é la traduzione di questo articolo:

http://www.thevaccinereaction.org/2016/03/how-toxic-are-vitamin-k-and-hepatitis-b-injections/

Chiariamo un paio di cose prima di tutto riguardo all’iniezione di vitamina K. Non è un vaccino. E non è una vitamina innocua. È una forma sintetica di vitamina K e le dosi sono di molto superiori a quanto un neonato riceverebbe naturalmente.

Nel 2003 l’Accademia Americana dei Pediatri (American Academy of Pediatrics (AAP)) pubblicò un documento medico che rifiutava l’associazione tra l’iniezione di Vitamina K che viene data alla nascita e il cancro. Il documento confermava la necessità dell’iniezione come da direttiva dal 1961 dell’AAP, per la prevenzione di emorragie derivanti da un’insufficienza di vitamina B.

L’AAP continua a sostenere che l’iniezione debba essere data a tutti I nascituri nonostante solo una piccolissima percentuale, nasca con la malattia emorragica del neonato, la quale può provocare un’emorragia al cervello.

Ma la cosa più allarmante della vitamina K, fabbricata sinteticamente è che contiene alcol benzilico, 9 milligrammi di alcol benzilico. Quindi, I dottori iniettano neonati che sono nati da pochi minuti con una soluzione contente alcol, il quale si concentra nel fegato, l’organo necessario alla disintossicazione. Ci sono tantissimi neonati che sviluppano l’itterizia dopo un paio di giorni dalla nascita. Uno degli effetti collaterali riconosciuti dell’iniezione di vitamina K, oltre a problemi respiratori e cardiaci, è – si avete indovinato – l’itterizia.

(per quanto riguarda i del vaccino per l’epatite, continuate QUI la lettura)

Da Mednat.Org:

IMPORTANTE SEGNALAZIONE
L’iniezione della Vitamina K1 (s’intende una serie di composti che derivano dal 2-metil-1,4-naftochinone, la K1 e’ chiamata anche fillochinone), ai neonati in  Italia ed in altre nazioni del mondo, viene fatta a tutti bambini appena nascono ma di nascosto o con genitori “consenzienti”, senza pero’ aver fatto leggere loro il bugiardino del farmaco.
Non hanno bisogno del vostro consenso, l’iniezione è inclusa nelle pratiche mediche che effettuano nella  sezione dove voi dichiarate di lasciare in cura il vostro bambino, al reparto nursering, per esser lavato, medicato ecc.
Per le sostanze che contiene questa iniezione (alluminio, vedi foto, sostanze che passano facilmente nel cervello del piccolo e che ecciteranno od altereranno i neuroni fin da subito, e poi nel tempo potrebbero generare problemi ….tipo intossicazione del fegato, infatti questa iniezione puo’ portare, a stress ossidoriduttivo con diminuzione dei livelli di emissione di glutatione, da parte delle cellule, anche epatiche, perche’, nel neonato specialmente, e’ stato intossicato da quelle SOSTANZE con l’iniezione di VitaminaK1, e puo’ produrre anche e non  solo emolisi), queste sostanze iniettate (vitaminaK1…) sono state sempre  e preventivamente irradiate daCobalto 60…., quindi ogni genitore avrebbe, secondo i “diritti umani“, di denunciare il Ministero della Salute Italiano per complicità premeditata in crimine organizzato !!
Segue alle volte, sempre all’insaputa dei genitori e senza scriverlo sulla cartella clinica, anche la vaccinazione per l’epatite A o B, con vaccino irradiato dal Cobalto 60, tutte sostanze in grado di scatenare anche e non solo malattie autoimmunitarie, sordità, cecità, patologie neurologicheAIDSepatite B, epatite CCancroAutismoprecoce, ecc.
due giorni dalla nascita spuntano fuori varie associazioni che vi fanno firmare la vendita del DNA del vostro figlio a Terzi (case farmaceutiche) mediante il prelievo del sangue dal tallone, per la cosiddetta prevenzione delle malattie metaboliche !
Insomma appena nasci ATTENTANO alla tua salute !

La Vitamina K1 negli USA, è stata definitivamente introdotta nei reparti di maternita’ nel 1961 in quanto le emorragie erano tante perché facevano circoncisione prima dell’8″ giorno di vita, cioe’ nel tempo in cui i valori sanguigni del bimbo si stabilizzano. In Italia non so da quando, ma credo poco dopo perché siamo una loro colonia….
La maggior parte dei neonati nella prima settimana di vita sviluppa un certo grado di ittero, che è una colorazione giallastra della pelle. L’ittero è generalmente una condizione benigna. non riesco a trovate statistiche, ma solo dati che affermano che la maggior parte quindi suppongo un 80-90% dei neonati…. siccome il 99,9% dei neonati viene trattato dalla iniezione ed oggi viene fatta in vena….non piu’ in muscolo, del Konakion….e’ facile capire da dove viene l’ittero nei neonati !
praticamente gli fanno fare una epatite = infiammazione del fegato che gli puo’ durare negli anni….
le tossine della Vitamina K1, gliele inoculano alla nascita per far sviluppare malattie…che poi vengono ancora di piu’ alimentate ed aggravate con i vaccini !
Tutto programmato da Big Pharma e filiera fin dentro gli ospedali con infermiere e medici ignoranti od in malafede !

A parte il discorso alluminio, vedi foto e porcherie varie dentro l’iniezione della VitaminaK1 (Sostanze che contiene questa iniezione), a fronte di una azione “tendenzialmente razionale” nel dare/iniettare e/o somministrare la vitamina K1, per “evitare emorragie cerebrali fatali”, sarebbe più indicato somministrare la vitamina K2 (non aditivata con sostanze tossiche come la K1 e preparate su colture batteriche), se si considera che poi l’integrazione del neonato puo’ continuare anche con vitamina D….perchè la vitamina K2 aiuta a fare si che la vitamina D3 venga assorbita e vada veramente dove deve andare, cioè nelle ossa e non nelle arterie.
Quindi a pensare bene la vitamina K1 viene data per salvare dalle emorragie, a pensar male viene data, sapendo poi dei Vaccini fatti dopo poco tempo (3 mesi), per aumentare ancora di più l’effetto di microischemia cerebrale che un vaccino puo’ causare in un neonato con barriera ematoencefalica ancora immatura (l’ittero neonatale infatti è pericoloso e viene curato proprio perchè la bilirubina potrebbe finire nel cervello e creare danni !)…. Questa e’ solo biochimica spicciola e patologia generale…
Precisazione necessaria:
le reazioni in questo caso all’alluminio (presente in VitaminaK1 e Vaccini) dipendono anche da dove arriva, cioe’ va, la sostanza tossica, se nei tessuti o fin nella cellula ed a seconda del luogo (organo), variano le tipologie di reattivita’ alle sostanze tossiche ed al metalli tossici, senza contare le reattivita’ immunitarie del soggetto che sono SEMPRE individuali e non hanno collegamento solo con la quantita’…ma anche e soprattutto con il riconoscimento della vibrazione, cioe’ con la frequenza di battimento atomico delle molecole della sostanza inoculata, che la mente/cervello detetta, rivela ed individua in realtime, attivando le opportune e necessarie reazioni di eliminazione che possono essere anche abnormi…. e se non ce la fa, ad eliminarle per le vie naturali emuntorie….sono guai…perche esse vengono facilmente trasportate anche dai macrofagi, specie nel cervello per mezzo della via linfatica) e/o incistata dalla melanina in sospensione nei liquidi corporei e depositata nei tessuti grassi (anche il cervello in particolare)…. sostanza che si puo’ rendere di nuovo disponibile in certi stati febbrili…..generando gravi problemi, anche neurologici.
Lo stesso meccanismo vale anche per TUTTI i Vaccini e le loro sostanze nocive !

Ricordo a tutti che il farmaco Vitamina K1 chiamato Konakion e’ commercializzato da Roche spa, in Italia e nei bugiardini, difficili da reperire in Italia, NON si fa cenno all’alluminio….forse perche’ l’alluminio contenuto e’ sotto i limiti di Legge…ma nelle indicazioni dell’ Ag. Farmaco del governo, si legge:
Avvertenze e precauzioni
Si rivolga al medico, al farmacista o all’infermiere prima di prendere/ di somministrare al bambino o prima che le venga somministrato Konakion.
In particolare informi il medico: – se lei/il bambino soffre di una grave malattia del fegato.
Pertanto il medico sottoporrà lei/il bambino ad esami del sangue per monitorarne la fluidità.
Bambini Non somministri Konakion a bambini di età inferiore ad 1 anno.
Tratto da:
https://farmaci.agenziafarmaco.gov.it/aifa/servlet/PdfDownloadServlet?pdfFileName=footer_000108_008776_FI.pdf&retry=0&sys=m0b1l3

…e’ per questo motivo che viene facilmente l’itterizia ai bambini appena nati…. per l’intossicazione del fegato, che questi criminali fanno alla nascita, e quando labarriera ematoencefalica si sta ancora rafforzando … !

Vitamina K (Konakion)
NOTA INFORMATIVA IMPORTANTE CONCORDATA CON L’AGENZIA ITALIANA DEL FARMACO (AIFA) – 26 giugno 2014
Modifica via di somministrazione da intramuscolare ad endovenosa – giugno 2014
Oggetto: Konakion 10mg/ml soluzione orale e iniettabile per uso endovenoso
Modifica via di somministrazione parenterale autorizzata da intramuscolare ad endovenosa
Gentile Dottoressa/Egregio Dottore, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) in accordo con l’Azienda titolare AIC, Roche S.p.A, desidera comunicarLe le seguenti informazioni in materia di sicurezza relative all’uso di Konakion 10 mg/ml soluzione orale e iniettabile per uso endovenoso – fitomenadione (vitamina K1 sintetica).
Sintesi
– Durante il trattamento con Konakion sono stati segnalati casi in cui la somministrazione intramuscolare determinava un effetto di deposito ed un rilascio continuato di vitamina K1 che potevano causare difficoltà in fase di ripristino del trattamento anticoagulante oltre ad un possibile rischio di formazione di ematomi.
– Dopo attenta valutazione dei dati scientifici presenti in letteratura e di quelli di farmacovigilanza, si è ritenuto necessario, a tutela della sicurezza dei pazienti, modificare la via di somministrazione parenterale autorizzata da intramuscolare ad endovena.
– Gli operatori sanitari devono prestare attenzione alla nuova via di somministrazione del Konakion 10 mg/ml soluzione orale e iniettabile a seguito dell’aggiornamento delle informazioni sul prodotto (Riassunto delle Caratteristiche del Prodotto, Foglio Illustrativo ed etichette), di cui è riportato l’estratto per pronto riferimento in allegato.
Le modalità corrette di somministrazione del farmaco sono esclusivamente la via orale e la via endovenosa.
Altre informazioni di sicurezza
– Si specifica che la somministrazione endovena di Konakion 10mg/ml era già autorizzata prima dell’aggiornamento delle informazioni sul prodotto (utilizzo limitato in caso di pericolose emorragie da anticoagulanti di tipo dicumarolico) e che tale via di somministrazione era già utilizzata nella pratica clinica descritta in letteratura.
– L’eliminazione della via intramuscolare, che tutela il paziente da un possibile effetto deposito e dal rischio di formazione di ematomi nel sito d’iniezione, non comporta alcuna limitazione terapeutica del medicinale in quanto le indicazioni autorizzate vengono coperte anche dalla via orale.
Indicazioni terapeutiche
Konakion 10 mg/ml soluzione orale e iniettabile per uso endovenoso è indicato:
In caso emorragie o pericolo di emorragie da grave “ipoprotrombinemia” (deficit dei fattori della coagulazione II, VII, IX e X) di diversa eziologia, incluso sovradosaggio di anticoagulanti di tipo cumarinico, della loro associazione con fenilbutazone ed altre forme di ipovitaminosi K (ad es. ittero da occlusione, affezioni epatiche ed intestinali, e dopo trattamenti prolungati con antibiotici, sulfamidici o salicilati).
Ulteriori informazioni
Tutte le informazioni relative alla prescrizione e agli eventi avversi di Konakion sono consultabili nelle informazioni sul prodotto attualmente autorizzate disponibili sulla Banca Dati Farmaci di AIFA (https://farmaci.agenziafarmaco.gov.it/bancadatifarmaci/).
Richiamo alla segnalazione
I medici e gli altri operatori sanitari sono tenuti a segnalare qualsiasi sospetta reazione avversa associata al medicinale KONAKION.
I medici e gli altri operatori sanitari devono, a norma di legge, trasmettere le segnalazioni di sospette reazioni avverse, tramite l’apposita scheda cartacea (reperibile sul sito http://www.agenziafarmaco.gov.it/sites/default/files/tipo_filecb84.pdf) o compilando online la scheda elettronica (http://www.agenziafarmaco.gov.it/sites/default/files/scheda_aifa_operatore_sanitario16.07.2012.doc) tempestivamente, al Responsabile di Farmacovigilanza della struttura sanitaria di appartenenza o, qualora operanti in strutture sanitarie private, tramite la Direzione sanitaria, al responsabile di farmacovigilanza della ASL competente per territorio.

Ulteriori informazioni
Qualora necessiti di ulteriori informazioni di natura medica sul prodotto, La preghiamo di fare riferimento al servizio di Medical Information di Roche S.p.A. al numero verde 800.31.21.55 o all’indirizzo e-mail: milano.romis@roche.com ….
cioe’ ci si affida al produttore….FOLLIA TOTALE !

 

fonti: varie dal Web

 

Fanno pubblicità annunciando “Senza Olio di Palma” – Leggete questo nostro articolo di 2 anni fa: ‹‹Criminali sulla pelle dei bambini – Biscotti Plasmon imbottiti (di nascosto) di olio di palma! L’incredibile scoperta di una mamma che ha chiesto chiarimenti alla Plasmon senza avere alcuna risposta!›› …E allora pensateci, cosa altro ci nascondono?

Olio di Palma

 

 

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Fanno pubblicità annunciando “Senza Olio di Palma” – Leggete questo nostro articolo  di 2 anni fa: ‹‹Criminali sulla pelle dei bambini – Biscotti Plasmon imbottiti (di nascosto) di olio di palma! L’incredibile scoperta di una mamma che ha chiesto chiarimenti alla Plasmon senza avere alcuna risposta!›› …E allora pensateci, cosa altro ci nascondono?

E’ una battaglia che stiamo portando avanti da tempo. La battaglia contro chi oggi ci prende in giro con la dicitura “senza olio di palma”. Lo dicono facendo credere che sia un loro merito: aver reso il prodotto migliore.

E invece la verità è che ci hanno avvelenato sapendo quello che facevano e sono stati costretti a rinunciare all’olio di palma solo perchè noi consumatori li abbiamo scoperti!

Ma questo riguarda l’olio di palma. E le altre porcherie che mettono dentro i loro prodotti industriali? Quanti sono pericolosi per la salute? Loro lo sanno, noi ancora no.

Ecco l’articolo da noi pubblicato il 27 aprile 2015, tratto da Il Fatto Alimentare.

Criminali sulla pelle dei bambini – Biscotti Plasmon imbottiti (di nascosto) di olio di palma! L’incredibile scoperta di una mamma che ha chiesto chiarimenti alla Plasmon senza avere alcuna risposta!

Questa è la storia di Pina Boccia, laureata in Scienze e tecnologie alimentari all’Università di Napoli Portici, che quattro anni fa chiede alla Plasmon quale ingrediente si nasconda dietro la dicitura “olio vegetale”, presente sull’etichetta. L’azienda non risponde e accampa scuse improbabili per non rivelare la presenza massiccia dell’olio di palma che da anni ha sostituito il grasso ottenuto dal latte (3-4 volte più costoso).

La mamma nell’articolo pubblicato su Teatro Naturale omette il nome del produttore. Ma confrontando l’elenco degli ingredienti citato con quello riportato sulla confezione dei biscotti Plasmon destinati ai bambini con più di 6 mesi si evince facilmente che si tratta dello stesso prodotto. Per precauzione abbiamo comunque chiesto conferma alla Plasmon che non ha voluto rispondere.

Non potevamo però limitarci a raccontare una storia. È doveroso dire che la scelta di Plasmon di introdurre nella dieta dei più piccoli (già dal sesto mese) un grasso come il palma, non presente negli alimenti abitualmente destinati ai bambini di questa età è molto discutibile. «L’immagine dei biscotti Plasmon è ben consolidata in Italia – spiega Michele Sculati medico specialista in scienza dell’alimentazione Phd – ed è riassunta nella frase del sito aziendale “I biscotti Plasmon nascono da ricette studiate in linea con le più recenti indicazioni nutrizionali(*). A tal proposito è utile ricordare quanto scritto nelle più recenti linee guida dell’European Food Safety Authority sui livelli di assunzione raccomandata di grassi, e in particolare nel merito dei grassi saturi. Per i bambini si suggerisce un’assunzione “la più bassa possibile” di grassi saturi(**).

Questo è quanto si legge nella tabella riassuntiva a pagina 58 dove è specificato che con il termine bambini vengono inclusi bambini al di sotto dei 36 mesi, per le quali cambia solamente l’indicazione relativa alla percentuale totale di grassi, non di acidi grassi saturi. Essendo l’olio di palma ricco di grassi saturi – continua Sculati – e vista la possibilità di  sostituirlo con oli che ne contengono quantità minori, la presenza come principale fonte di lipidi nei biscotti Plasmon appare incoerente con un prodotto pubblicizzato come “in linea con le più recenti indicazioni nutrizionali”».

Chiediamo quindi a Plasmon di sostituire l’olio di palma con altri grassi vegetali o del latte. La diffidenza dei genitori verso questo grasso tropicale è giustificata perché si tratta di un olio mediocre che nessun pediatra inserirebbe nella dieta dei bambini. Viene spontaneo chiedersi perché un biscotto considerato il migliore della gamma, con una tradizione di ingredienti di alta qualità, debba utilizzare un grasso tropicale che non si trova neppure in vendita al supermercato come invece avviene per altri oli vegetali. Tutto ciò premesso, c’è poi l’inconcepibile comportamento di un’azienda che nasconde a un genitore la presenza di un ingrediente fondamentale nella ricetta di un alimento da dare a un bambino di 6 mesi con scuse inesistenti.

A proposito di Plasmon vale la pena ricordare la campagna pubblicitaria di qualche anno fa quando l’azienda aveva acquistato alcune pagine del Corriere della sera per dire alle mamme che i suoi prodotti erano veramente destinati ai bambini di età inferiore ai 36 mesi, mentre la pasta Piccolini della Barilla e i biscotti Mulino Bianco, avendo un contenuto di pesticidi e di altri composti troppo elevato, non erano adatti ai bambini così piccoli (come forse alcuni consumatori potevano pensare).

In quell’occasione Il Fatto Alimentare prese una netta posizione a favore della Plasmon. Oggi con la stessa lucidità invitiamo l’azienda ad essere coerente con quel messaggio in cui sosteneva di utilizzare ingredienti e materie prime adatte ai bambini e di togliere l’olio di palma dai biscotti.

Roberto La Pira

 

Ecco la  storia di Pina Boccia

Siamo a febbraio 2011, inizio lo svezzamento di mio figlio e acquisto per la prima volta i biscotti di una nota azienda “esperta in alimentazione infantile da più di un secolo”.
Scorro velocemente l’elenco degli ingredienti che vengono riportati in ordine decrescente di peso: “farina di frumento, zucchero, olio vegetale, latte scremato in polvere, integratore (proteine del latte), fibra alimentare (inulina), agenti lievitanti (carbonato acido di sodio, tartrato monopotassico), malto da orzo, olio di oliva, sali minerali, aromi, vitamine. Contiene: Glutine, Latte.”
“Olio vegetale? Olio vegetale in un babyfood?” – mi chiedo.
“E poi olio di oliva, neanche extra vergine, separato da “olio vegetale” e in quartultima posizione” – osservo.

Questo elenco non mi convince proprio, temo che dietro questa dicitura si nascondano oli tropicali che credo non adeguati all’alimentazione di un bambino di pochi mesi e allora, in veste di mamma premurosa alle prese con le prime pappe e da clandestina addetta al settore, chiedo notizie al Servizio Consumatori della nota azienda inviando un messaggio di posta elettronica.

Una mamma così premurosa deve stare molto a cuore al Servizio Consumatori di questa azienda perché, dopo appena qualche ora, ricevo una risposta. Peccato che però esordisca sbagliando il mio cognome… scherzo, su questo posso passarci sopra, è il contenuto della email che mi lascia spiazzata.

Mi viene detto gentilmente che l’azienda non può comunicarmi il suo “know how”, cioè non mi può dire che tipo di olio c’è nei biscotti (in verità non è tenuta, adeguatamente alla normativa vigente in quell’anno), ma in compenso posso stare serena perché è vero che si tratta di un olio vegetale che non conosco, ma di sicuro non è idrogenato e inoltre tutte le materie prime utilizzate sono rigorosamente controllate e garantite su ogni lotto di produzione.

Rimango basita: a me non interessa certo conoscere il know how aziendale, io voglio solo sapere se sto compiendo una scelta di sana alimentazione per mio figlio e non discuto sul puntuale controllo dei lotti di produzione.

Un Servizio Consumatori così pronto e rassicurante, eppure non sono affatto soddisfatta della risposta fornita, ma non demordo, io voglio proprio sapere cosa c’è dentro quei biscotti e ci riprovo l’indomani inviando una nuova mail e chiedendo anche perché l’ingrediente “olio di oliva” è separato dall’ingrediente “olio vegetale”. Devo essere proprio una cliente della peggiore specie!

Questa volta il Servizio Consumatori impiega qualche giorno per darmi un risposta plausibile, ma evidentemente non ci riesce: mi viene data un’informazione parzialmente errata secondo cui dalla quantità di acidi grassi saturi e insaturi è possibile risalire al profilo acidico di un olio e poi specifica che “l’olio di oliva viene dichiarato separatamente dalla voce “olio vegetale” per preservare il know how aziendale sugli altri ingredienti utilizzati in ricetta”. Il Servizio Consumatori, al secondo scambio di battute, fornisce notizie rassicuranti (neanche troppo) per la mamma, ma molto poco soddisfacenti per il tecnologo alimentare.

A questo punto mi arrendo, penso che potrei inviare tante altre email e rimanere senza mai conoscere il contenuto reale di quei biscotti. La legge lo permette e l’azienda esercita in suo diritto. Oggi, dopo 4 anni ho avuto finalmente la risposta, anzi l’ho trovata scritta! Sapete dove? In etichetta! Ebbene sì, se mio figlio fosse nato qualche anno dopo avrei potuto leggere direttamente in etichetta il “know how” aziendale, uno dei componenti peculiari, tra l’altro presente in terza posizione e quindi con un peso rilevante nella ricetta: olio di palma!

Dal 14 dicembre dello scorso anno, infatti, il Regolamento (UE) n. 1169/11 ha imposto particolari disposizioni in materia di informazioni ai consumatori relative agli alimenti (***). Questo vuol dire che in etichetta non è più possibile scrivere genericamente olio vegetale, ma è obbligatorio esplicitare la sua origine (palma, cocco, oliva…) e qualora si tratti di una miscela di oli vegetali l’elenco deve essere riportato in ordine di peso decrescente. Se poi è presente un olio idrogenato, ossia chimicamente modificato, è obbligatorio indicarlo.

Dunque, l’elenco degli ingredienti del biscotto per l’infanzia, per effetto del Regolamento 1169, si è così modificato: “farina di frumento, zucchero, oli vegetali (palma da coltivazioni sostenibili, oliva), latte scremato in polvere, amido di frumento, malto da orzo, fibra alimentare (inulina), agenti lievitanti (carbonato acido di ammonio, carbonato acido di sodio, difosfato disodico), sali minerali, aromi, vitamine. Contiene: Glutine, Latte”

Il racconto di questa mia esperienza per sottolineare quanto sia importante disporre di etichette chiare, approfondite e fruibili e quanto sia fondamentale, nell’ottica di una sana alimentazione, leggerle e soprattutto capirle.
L’Associazione Pandolea, in linea con la sua mission di diffondere cultura, si presta volentieri a fugare i vostri dubbi in materia di etichettatura, basta scrivere a info@pandolea.it.

Ps: mio figlio oggi è cresciuto e a merenda mangia pane e olio extra vergine di oliva!
PPS: anche l’olio di oliva ora fa parte del know how!

Pina Boccia

 

(*) http://www.plasmon.it/tutto-su-plasmon, accesso marzo 2015

(**) Scientific Opinion on Dietary Reference Values for fats, including saturated fatty acids, polyunsaturated fatty acids, monounsaturated fatty acids, trans fatty acids, and cholesterol. EFSA Journal 2010; 8(3):1461

(***) Nello specifico, come si legge nell’allegato VII – parte A, gli oli di origine vegetale possono essere raggruppati nell’elenco degli ingredienti sotto la designazione «oli vegetali» seguita da un elenco di indicazioni dell’origine vegetale specifica ed eventualmente anche dalla dicitura «in proporzione variabile». Se raggruppati, gli oli vegetali vanno nell’elenco degli ingredienti sulla base del peso complessivo degli oli vegetali presenti e inoltre l’espressione «totalmente o parzialmente idrogenato», a seconda dei casi, deve accompagnare l’indicazione di un olio idrogenato.

da: http://zapping.altervista.org/criminali-sulla-pelle-dei-bambini-biscotti-plasmon-imbottiti-di-nascosto-di-olio-di-palma-lincredibile-scoperta-di-una-mamma-che-ha-chiesto-chiarimenti-alla-plasmon-senza-avere-alcuna-risposta/