“NATURALE” – La leva che muove il mercato del cibo. Ma cosa ci rifilano con questo aggettivo?

 

NATURALE

 

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“NATURALE” – La leva che muove il mercato del cibo. Ma cosa ci rifilano con questo aggettivo?

 

Cercasi cibi e prodotti naturali. Che sia una “moda” o un’approfondita e argomentata richiesta, di certo i consumatori sembrano sempre più propensi a circondarsi di prodotti che rispondano a questo requisito.

 

Del resto, che l’interesse verso prodotti “naturali” sia crescente, lo ha dimostrato anche l’Osservatorio Sana 2017, il Salone internazionale del biologico e del naturale che si è tenuto come ogni anno a Bologna, agli inizi di settembre. Secondo Nomisma, le famiglie acquirenti che hanno fatto almeno un acquisto consapevole di un prodotto bio negli ultimi 12 mesi sono salite al 78% del totale (5 anni fa la percentuale era parti al 53%). Tra chi, invece, è già legato al bio, il 60% acquista prodotti di frequente(almeno una volta alla settimana). Altro dato è quello che rileva che l’89% di chi ha iniziato ad acquistare bio da alcuni anni continua a farlo.

Cosa è percepito come “naturale”?

Bio a parte (o meglio, bio incluso), cosa significa “naturale” per chi fa acquisti?

Il gruppo Hero, azienda internazionale del settore alimentare specializzata nella commercializzazione di prodotti di marca (marmellate, prodotti per bambini, barrette, ma anche prodotti senza glutine e finalizzati alle decorazioni alimentari) ha condotto una ricerca approfondita raccogliendo 85mila testimonianze di consumatori in 32 paesi del mondo, per provare a rispondere a questa domanda.

Lo studio realizzato dal Gruppo Hero, tuttavia, non prevede una classifica delle caratteristiche che influenzano le persone che vogliono prodotti cosiddetti naturali: “Lo studio non redige una classifica di quali attributi vengano identificati come più o meno importanti – fa sapere  Luis Manuel Sánchez-Siles, direttore Innovazione del Gruppo Hero, uno dei ricercatori che ha preso parte allo studio, insieme a Sergio Román (Università di Murcia) e Michael Siegrist (ETH Zurigo) – ma di certo la caratteristica ‘organico’ o ‘bio’ è considerata estremamente correlata al concetto di naturalità. Nella ricerca infatti viene specificato che ‘altre ricerche devono essere fatte per stilare una misurazione, ancora mancante, del FNI (Food Naturalness Importance). Una tale misurazione potrebbe far scaturire ulteriori studi futuri che esaminino proprio quali siano le caratteristiche più rilevanti per i consumatori’”.

Il punto è che ‘naturale’ non significa per tutti la stessa identica cosa, quando si parla di alimenti o prodotti in senso lato.

Conta l’origine, gli ingredienti, la produzione…

Nel settore alimentare non esiste una definizione del termine ‘naturale’ condivisa a livello universale – confermano dal Gruppo Hero – così che a volte l’espressione risulta vaga e talvolta abusata, spesso oggetto di confusione. Secondo quanto rivelato dallo studio condotto, i consumatori percepiscono un prodotto come naturale in base all’origine delle materie prime, agli ingredienti utilizzati e al processo produttivo”.

Obiettivo di questo studio, infatti, come dichiarato da Sánchez-Siles, era quello di indagare le convinzioni dei consumatori: “Non volevamo imporre la nostra idea su ciò che riteniamo rappresenti la naturalità, bensì desideravamo scoprire come questo concetto fosse percepito dai consumatori”, spiegano i ricercatori.

Quindi, origine, ingredienti e processo produttivo sono senz’altro gli strumenti ‘principe’ attraverso cui i consumatori – scelti dal gruppo Hero all’interno di un range appartenente a fasce sociali ed età diverse in quattro continenti – giudicano i prodotti per fare i propri acquisti. Ed ecco quindi che, per i cittadini, se i prodotti sono bio e/o a km0 è preferibile, così come risulta apprezzabile se il processo di trasformazione non prevede l’utilizzo di conservanti, additivi, coloranti, aromi artificiali, agenti chimici, ormoni, pesticidi e ogm. Ovviamente, il risultato di questi parametri deve far ottenere un prodotto che il consumatore giudichi anche fresco e gustoso, oltre che sano e se possibile eco-sostenibile. Tra le caratteristiche che influenzano il cittadino intenzionato ad acquistare un prodotto ‘secondo natura’, anche la confezione ha il suo peso quando rievoca l concetto di naturalità e di tradizione, così come la strategia di marketing.

Chimico vs naturale?

Insomma, da questa ricerca sulla percezione, ciò che si evince è senz’altro che per il consumatore che cerca un prodotto sano, gustoso, fresco e privo di pesticidi, è molto importante richiamare il concetto di ‘naturale’. Sebbene, come sappiamo, esistono sostanze presenti in natura che sono nocive per l’uomo: “Per i consumatori ciò che è naturale viene immediatamente associato con l’essere sano, ma è assolutamente vero che esistono diverse sostanze naturali, nocive per l’essere umano. Purtroppo il nostro studio non ha approfondito il tema della comprensione del consumatore riguardo alle sostanze naturali ma pericolose/velenose”, precisa Sánchez-Siles. Che aggiunge:“Alla Hero vengono eseguiti controlli qualità estremamente severi su tutti i prodotti, nessuna compagnia solida e onesta prenderebbe mai in considerazione l’idea di usare tali sostanze”.

Viene poi da chiedersi se, in questo immaginario in parte calzante alla realtà e in parte forse no, sia ‘chimico’ il contrario di ‘naturale’: “È una domanda davvero difficile alla quale rispondere – precisa Sánchez-Siles – Dovremmo innanzi tutto stabilire cosa intendiamo col termine ‘chimico’ perché il cibo è formato da composti naturali chimici. Prendiamo una mela per esempio piena di buoni e sani composti naturali chimici, non è di certo cattiva no?”.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/09/18/la-leva-del-naturale-muove-il-mercato-del-cibo-ma-cosa-ci-vendono-con-questo-aggettivo/26174/?utm_content=buffer07463&utm_medium=social&utm_source=twitter.com&utm_campaign=buffer

Plasma Marino. Il fantastico farmaco del tutto naturale che viene dal mare!

 

Plasma Marino

 

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Acqua di mare isotonica = plasma marino = Plasma di Quinton

Sono la stessa cosa

Perché è la migliore bibita?

Il motivo è che l’acqua di mare isotonica (la cui preparazione spieghiamo qui) è molto simile al liquido interno che circonda le nostre cellule.

Si può anche usare nelle trasfusioni.

È il miglior mezzo di coltura. Solo in quest’acqua vivono i globuli bianchi (esperimento realizzato 100 anni fa e riprodotto all’Università di Alicante nel 2012).

Si chiamano isotoniche quelle bevande che hanno la stessa quantità di sale che è presente nei liquidi del nostro corpo (9 grammi di sale per ogni litro).

Questi liquidi circondano tutte le nostre cellule, che, anche se non sembra, non si toccano direttamente le une con le altre.

Nel caso del sangue, il liquido in cui nuotano i globuli rossi e bianchi è il plasma, in altre parti del corpo questo liquido prende altri nomi: spazio intercellulare o matrice extracellulare. All’interno delle ossa questo liquido contiene altre sostanza che conferiscono a questo tessuto del noatro corpo la sua tipica durezza.

Cent’anni fa si dimostrò che questo liquido è uguale all’acqua di mare in una particolare diluizione, perciò la miglior bevanda isotonica è quella che presenta le stesse caratteristiche del liquido che circonda le nostre cellule: acqua di mare diluita con acqua normale fino alla stessa concentrazione di sale presente nel nostro corpo (9 grammi per litro) si chiama “acqua di mare isotonica”.

Dato che l’acqua di mare contiene 36 grammi di sale per litro, per ridurne la concentrazione fino a 9 grammi dobbiamo mescolare un bicchiere di acqua di mare con tre di acqua normale.

In questo modo si può già bere, ha il sapore di un consomè freddo, né insipida né salata, senza sapore di pesce.

Possiamo aggiungere un po’ di succo di limone o un po’ di panela (succo di canna da zucchero evaporato e non raffinato) per migliorarne il sapore.

Bevendo questa “acqua di mare isotonica” stiamo sostituendo il nostro liquido intercellulare con uno pulito.

Le arterie, le vene e i vasi linfatici che portano nutrimento e ritirano i rifiuti delle nostre cellule non entrano in diretto contatto con queste ultime, non le toccano: le sostanze nutritive come quelle di scarto percorrono la distanza che separa i vasi dalle cellule veicolati dal liquido intercellulare.

Se questo liquido è sporco, le sostanze nutritive arrivano con difficoltà alle cellule e i prodotti di scarto di queste ultime si accumulano tutt’intorno, producendo una sensazione di stanchezza generale nell’organismo.

In una vita normale, senza grandi sforzi, i rifiuti cellulari si eliminano quotidianamente con la stessa velocità con cui vengono prodotti.

Ma quando ci sottoponiamo ad uno sforzo intenso e prolungato (come nel caso degli sportivi), i prodotti di scarto si accumulano attorno alle nostre cellule perché la velocità con cui si producono è maggiore di quella con cui il nostro organismo li elimina.

In questa siruazione l’acqua di mare isotonica è la miglior bevanda perché ci apporta tutto ciò che perdiamo attraverso il sudore, come acqua e minerali e soprattutto perché sostituisce rapidamente il liquido intercellulare sporco con uno pulito. Dato che l’acqua di mare isotonica è identica ai nostri liquidi interni, il nostro corpo non fa alcuno sforzo per assimilarla.

È come una trasfusione di plasma pulito attraveso la quale sciogliamo i residui accumulati e le cellule cominciano a funzionare meglio: recuperiamo più in fretta.

Questo è ciò che spiegano gli sportivi che la assumono:

  • riducono i tempi di recupero
  • non produce nausea
  • possono berne molta senza avvertire pesantezza
  • non si lesionano

Anche le persone che hanno l’organismo intossicato da medicine o prodotti chimici che le cellule non vogliono nel loro interno, notano un inmediato miglioramento dello stato generale del loro organismo.

 

12 Benefici del Plasma Marino

1. Nutre le ghiandole endocrine. Tiroide e surrenali sono ghiandole in stretta relazione tra loro e che sono molto sensibili alla carenza di minerali ed elettroliti nel corpo. Il plasma marino ripristina le scorte di minerali e permette il corretto ambiente in cui le ghiandole possono funzionare.

2. Alcalinizza. I minerali sono gli alcalinizzatori naturali per eccellenza. Quando il pH del corpo diventa troppo acido a livello cellulare, la membrana cellulare si chiude. Diventa ermetica. Il plasma marino aiuta a ripristinare l’equilibrio acido-basico del corpo e riequilibra la carica elettrica delle cellule che possono così cedere tossine, assorbire nutrienti e rigenerarsi.

3. Carenze nutrizionali. Lo stress continuo nella nostra società, l’impoverimento dei terreni e il consumo di zucchero raffinato ha portato ad una profonda privazione di minerali nell’organismo umano. Come conseguenza assistiamo ad una carenza nutrizionale diffusissima tanto che viene stimato che l’80% della popolazione è carente di minerali essenziali come magnesio e zinco. Il plasma marino contiene tutti i minerali nel corretto rapporto tra loro e quindi nutre le cellule in profondità. In particolare è utile, non solo per chi soffre di anoressia e astenia, ma anche per l’anemia dato che stimola la rigenerazione del sangue (grazie in particolare al ferro e rame). Inoltre alcuni minerali contenuti nel plasma marino sono costituenti di vitamine, come il cobalto nella vitamina B12 e la carenza di questa vitamina è molto diffusa nella popolazione (sia vegetariana che onnivora).

4. Sostiene gli sportivi. Coloro che fanno sport e attività fisica regolare devono reintegrare i minerali persi attraverso la sudorazione e la produzione di energia. Se questo non avviene si osserva un calo delle prestazioni dato che i mitocondri delle cellule e l’omeostasi non funzionano perfettamente. L’assunzione di plasma marino è ideale per la sua dimostrata azione sui mitocondri, la regolazione omeostatica e la remineralizzazione.

5. Anticancro. Gli scienziati hanno dimostrato che il plasma marino svolge una azione preventiva contro il cancro. E’ stato osservato in un altro studio che inibisce la propagazione delle cellule del cancro al seno.

6. Malattie cardiovascolari. E’ stato dimostrato che il plasma marino fornisce protezione dalle malattie cardiovascolari riducendo i livelli di colesterolo totale, trigliceridi, indice aterogenico e malondialdehide (MDA), aumentando la capacità antiossidante equivalente del trolox nel siero (TEAC). Il meccanismo molecolare della sua protezione cardiovascolare avviene attraverso la regolazione dei recettori delle lipoproteine a bassa densità epatica (recettori LDL) e sull’espressione del gene CYP7A1 [5].

7. Alzheimer. Uno studio internazionale eseguito nell’ospedale di Catanzaro guidato dal Dr. Lacava ha fatto assumere oralmente plasma marino isotonico a 36 pazienti con gravi disturbi cognitivi (Alzheimer, demenza) per un mese. I risultati hanno mostrato che la sintomatologia e la necessità di trattamenti medici erano notevolmente diminuiti. I ricercatori commentano che “L’acqua di mare isotonica, avente una composizione qualitativamente e quantitativamente identica al fluido extracellulare, può determinare un meccanismo di regolazione favorevole nello scambio tra il plasma, interstiziale e settore intracellulare partecipando al ripristino della stessa funzionalità cellulare. Un uso coerente e adeguato di plasma marino, nei pazienti anziani, può quindi contribuire a ripristinare una corretta omeostasi dell’organismo.

8. Pressione e colesterolo altiDiversi studi hanno dimostrato che il plasma marino può ridurre la pressione alta grazie alla particolare combinazione di minerali. Avviene anche una riduzione del colesterolo e degli accumuli lipidici nel fegato.

9. Eczema e psoriasi. Uno studio che ha coinvolto pazienti con sindrome da eczema / dermatite atopica, ha mostrato che se trattati con plasma marino si osserva un miglioramento dei sintomi cutanei quali infiammazione, lichenificazione e frattura della pelle. I ricercatori hanno commentato che solitamente i pazienti con questo tipo di problemi della pelle presentano uno squilibrio di diversi minerali essenziali nei capelli, e alcuni presentano metalli tossici. L’assunzione di plasma marino ha ripristinato i minerali essenziali come il selenio e ha ridotto i livelli di metalli tossici come il mercurio e il piombo nei pazienti trattati.

10. Osteoporosi. Gli organi hanno bisogno di minerali per funzionare e se non ci sono i minerali disponibili nella nostra alimentazione, il corpo li cerca nelle ossa e nei muscoli. Poiché le ossa hanno bisogno di un apporto bilanciato di magnesio calcio e fosforo, se questi mancano può verificarsi l’osteoporosi.

11. Soluzione più bilanciata e completa di minerali. Nessun sale minerale è indipendente dagli altri, tutti interagiscono direttamente o indirettamente con gli altri elettroliti. Ogni volta che assumiamo minerali isolati solleviamo problemi di opposizione tra minerale e minerale, e si accentua lo squilibrio interno. In natura non esistono elementi isolati. Il plasma marino contiene 76 elementi ovvero quasi tutti i minerali ed elementi traccia in forma perfettamente bilanciata e sinergica. Nel libro di Ariane D’Aragon intitolato “Eau de mer, eau de la vie Rien de mieux pour regénérer le corps” troviamo numerose testimonianze di medici naturopati e complementari sul plasma marino. Questa è l’unica fonte di minerali che uso – spiega Johanne Béliveau, naturopata presso la Clinica di Naturopathie S.te-Thérèse in Quebec – C’è una grande varietà di vendita di minerali nei negozi di alimenti naturali e farmacie, ma molti di loro non possono essere assimilati dal corpo umano. Ad esempio, si vende la Dolomite, un tipo di roccia, come fonte di calcio. Ma anche se riduciamo questa roccia in polvere, il calcio non entra purtroppo nelle nostre cellule. Le sue molecole sono troppo grandi. Restano attorno alle nostre cellule. Questo crea depositi ed acidifica il corpo. Al contrario, i minerali contenuti nel plasma marino sono facilmente assimilati anche quando qualcuno ha grossi problemi di salute e una digestione fragile. Ho pazienti che avevano il cancro i quali, prendendo tre fiale al giorno per un lungo periodo di tempo hanno avuto risultati molto sorprendenti. C’è stata davvero una significativa riduzione delle metastasi. Non ho visto niente di meglio per rigenerare il corpo.”

12. Gravidanza. In gravidanza è utile, secondo gli studi di Quinton, per prevenire aborti, ridurre la nausea e partorire bambini in ottima salute.

 

fonte: varie dal Web

L’Altra Italia: l’alternativa al Glifosato? Il diserbante naturale dagli scarti!

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L’Altra Italia: l’alternativa al Glifosato? Il diserbante naturale dagli scarti!

Esiste un’economia del denaro ed esiste un’economia delle relazioni che i soldi non possono sostituire. Ed è proprio grazie alla ricerca e allo scambio di competenze che dei materiali naturali come la lanapossono essere utilizzati tanto per l’efficienza energetica nell’edilizia che per portare una sfida tutta italiana e sostenibile ai big dei pesticidi.

ZERO PETROLCHIMICA, ZERO PADRINI POLITICI

Ne è convinta Daniela Ducato, giudicata la migliore innovatrice europea del settore eco-friendly a Stoccolma, la patria svedese delle politiche green, che con Edilana e la filiera Edizero Architecture for peace che guida, condivide con altri esperti rigorosi ed appassionati come lei, ricerche, competenze, studi ma anche prodotti e macchinari e soprattutto “punti di vista” finalizzati alla messa in pratica di strategie e pratiche sostenibili ed etiche. Una filosofia così forte e radicata che porta Ducato a definire il ‘suo’ 2017 l’anno di “innovazioni e produzioni, zero petrolchimica, zero combustioni, zero spreco di denaro pubblico, zero padrini politici”. E zero spreco di materiali, “perché tutto quello che viene scartato in una produzione qualsiasi può essere riutilizzato in un altro ambito”.

IL DISERBANTE ECOLOGICO

Proprio a partire da questa convinzione, Ducato è stata in grado di passare dal campo dell’edilizia – con soluzioni efficaci e non inquinati considerati tra i migliori al mondo in quanto a termoisolamento – a quello dell’agricoltura con l’ultimo prodotto inventato da un team di esperti e commercializzato, Ortolana natural weed control: un diserbante totalmente naturale che, utilizzato come additivo in macchine a vapore – le Cavalli a vapore (dal nome della ditta Cavalli&Cavalli che li produce) – riesce a diserbare anche laddove la chimica non ce la fa.

“Inizialmente ci hanno chiamato dal Comune di Cagliari perché avevano alcune zone in cui tutti i trattamenti che avevano provato non davano risultati e così hanno provato con il nostro prodotto che si è rivelato il più efficace”, racconta Ducato, che spiega: “Le prove scientifiche che vengono chieste a realtà come la nostra sono numericamente superiori a quelle richieste ad altri; un esempio è la messa in opera di cappotti termici fatti con il petrolio, per fare un esempio, ma anche per tutto il resto… Se non dimostriamo di essere davvero matematicamente i migliori, nessuno ci prende in considerazione”.

TUTTO NASCE DALLA DIFESA DELLE API

Dopo alcuni anni di esperienza nel settore dell’edilizia e della geotecnica, con soluzioni ormai acquisite sia in Italia che all’estero, Ducato si è ‘buttata’ nel verde inteso come orti e verde urbano. “Quando sono venuta a vivere a Guspidi mi sono subito accorta dell’importanza che hanno le api per questa zona della Sardegna, dove operano tantissimi apicoltori, professionali ed amatoriali, che lamentavano da tempo le terribili conseguenze per le api a causa dell’impiego dei diserbanti chimici”, racconta Ducato.

E così, dal mix di lana (gli scarti della lavorazione), estratti di viti vinicole (principalmente Malvasia) e in qualche caso scarti di olio ed estratti della pulizia delle arnie, è nato Ortolana Natural weed control, l’ecodiserbante al 100% naturale che esplica la sua funzione associato alla macchina a vapore che lo spruzza soprattutto nel caso di orti, vigneti, frutteti e verde pubblico. “Stavamo già da tempo sperimentando il vapore per il diserbo – racconta Eugenio Cavalli della Cavalli&Cavalli – ma non eravamo soddisfatti dei risultati; il problema stava nel fatto che, il vapore, una volta a contatto con l’atmosfera, perdeva in fretta il calore necessario a produrre l’effetto diserbante – spiega il manager della Cavalli&Cavalli -. L’incontro con Daniela Ducato ha fatto sì che si trovasse la soluzione, aggiungendo quell’additivo naturale che in grado di allungare il mantenimento del calore di quei quattro secondi in più che fanno la differenza”.

UN FUTURO SENZA VELENI

È questo, dunque, il senso della filiera e di quell’economia delle relazioni di cui Ducato parla: “Le ricerche che fanno un ingegnere, un agronomo, un biologo acquistano valore maggiore quando si uniscono al punto di vista di chi ne osserva i risultati da un’altra ottica: per questo la condivisione delle scoperte e delle competenze costituisce la vera ricchezza dell’innovazione”.

L’obiettivo – ma anche la premessa a tutto questo lavoro – per Ducato è che l’innovazione proceda fin tanto che, ad esempio, gli ecodiserbanti non saranno più necessari, come lo sono invece oggi per una “società in transizione”: “Il mio auspicio è che si arrivi ad un punto in cui l’agricoltura venga impostata in un modo tale per cui non debba più essere necessario utilizzare diserbanti in generale, grazie ad un tipo di innovazione che faccia bene alla terra”.

UN SUCCESSO DA ESPORTARE

Oggi, gli interlocutori di Edizero ed Edilana crescono a vista d’occhio: “Sono tanti i soggetti che, oltre a condividere i nostri obiettivi, hanno necessità di riconvertirsi, di non usare veleni, di modificare le proprie strutture”, chiarisce Ducato che individua nell’avvertimento di una forte “esigenza di normalità” la molla che ha fatto scattare tutto il suo impegno.

La Cavalli&Cavalli si occupa della commercializzazione del diserbante richiesto ad oggi “da molti enti pubblici e Comuni”. Ma anche fuori dai confini italiani, fino agli Stati Uniti, dove è già stato sperimentato. Perché l’eco dei successi di Ducato si fa sentire, visto che, in occasione del Forum mondiale dell’economia e della parità di genere che si è tenuto a New Delhi, è stata indicata tra le 20 persone che sul fronte della produzione di biomateriali stanno cambiando il pianeta.

Scarti di lana, olio e malvasia: ecco come nasce, dal genio di un Italiano, il primo diserbante 100% naturale.

 

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Scarti di lana, olio e malvasia: ecco come nasce, dal genio di un Italiano, il primo diserbante 100% naturale.

Chissà a quando risale il momento in cui ci siamo convinti che un prodotto chimico sia di gran lunga migliore di uno di origine naturale: probabilmente l’efficacia è indubbia ma la sicurezza per l’uomo e per gli ambienti? Le grandi aziende, le multinazionali, ma anche i piccoli coltivatori, hanno usato con troppa leggerezzaerbicidi e fertilizzanti sui terreni, ed ora ci ritroviamo con essere umani e campi avvelenati.

Un’azienda italiana con sede in Sardegna è decisa nell’invertire la tendenza per scongiurare l’uso di mortiferi prodotti chimici. Dopo anni di studio nasce il primo diserbante 100% ecologico, a base di scarti naturali di lana, olio e malvasia.

L’Italia non può permettersi di avvelenare la propria terra: prima che sia troppo tardi, l’azienda tricolore propone una soluzione alternativa del tutto naturale.

È il primo eco-diserbante al mondo ed è un prodotto tutto italiano, il Natural Weed Control: gli agricoltori francesi, ancor prima di quelli italiani, lo hanno già utilizzato nelle vigne, e negli Stati Uniti è impiegato nella coltivazione di erbe farmaceutiche. Tutti ne sono entusiasti e ad oggi questo diserbante è destinato a far traballare il monopolio di importanti multinazionali che producono erbicidi ed altri prodotti agricoli.

Il team di ricerca è capitanato dall’imprenditrice sarda Daniela Ducato, da anni impegnata nel settore della bioedilizia e dello sviluppo di materiali naturali.

Per la donna è solo “una questione culturale” considerare più affidabile un prodotto chimico che naturale. Come lei stessa afferma, non ci rendiamo conto del dannoche facciamo quando usiamo sostanze nocive: ad esempio per quanto riguarda il trattamento del verde urbano, a patire le conseguenze non solo solo le aiuole e i prati ma anche gli operai, gli animali domestici i bambini che popolano i parchi delle nostre città.

Tutto è iniziato per salvare le api: in Italia molte sono morte a causa dei prodotti usati in agricoltura.

L’idea è nata da un’esigenza molto concreta: salvare le api dalla moria registrata negli ultimi sul territorio nazionale. In Sardegna ci sono molti apicoltori disperati per l’assenza sostanziale di api.

Le api e le farfalle sono le prime a risentire dei prodotti con cui vengono trattati i terreni: la loro importantissima funzione di impollinazione viene così a mancare.

Il cuore dell’eco-diserbante sono gli scarti della lana di pecora a cui si aggiungono quelli delle lavorazioni dell’olio e del vino.

Tutti elementi di scarto che contribuiscono a creare un diserbante molto efficace: il comune di Cagliari l’ha impiegato per estirpare le erbacce dalle zone verdi della città, con risultati eccezionali.

L’efficacia del prodotto non è di natura chimica: le erbe infestanti vengono seccategrazie al calore e al vapore. “Mettendo insieme questi elementi la pianta intrappola il calore e si secca già dopo due giorni”, spiega la Ducato.

La composizione del diserbante può essere variata per renderlo adatto all’utilizzo vitivinicolo, orticolo o per frutteti: non inquina è sicuro per l’ambiente, per i consumatori e per gli agricoltori, che possono distribuirlo senza mascherineessendo del tutto naturale.

Il mercato del primo eco-diserbante italiano è destinato a crescere e noi, lo speriamo con tutto il cuore per amore della nostra bellissima terra e per quella di tutto il pianeta!

fonte: http://www.curioctopus.it/read/12567/scarti-di-lana-olio-e-malvasia:-il-primo-diserbante-100-per-cento-naturale-e-italiano

ATTENZIONE – Il “Biologico” Cinese invade i supermercati! Leggete le etichette!

 

Biologico

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ATTENZIONE – Il “Biologico” Cinese invade i supermercati! Leggete le etichette!

 

Durante le olimpiadi di Pechino gli atleti cinesi venivano alimentati con prodotti accuratamente selezionati NON provenienti dai supermercati, lo sapevi? Probabilmente i cibi etichettati come biologici sono sani e non dovremmo preoccuparci, oppure dovremmo indagare? Ecco come stanno le cose.

Se pensi che i prodotti cinesi siano una rarità al supermercato purtroppo ti sbagli di grosso. Secondo l’Istituto Nazionale di Economia Agraria, le importazioni alimentari dalla Cina sono pari a circa 500 milioni di euro all’anno ed è in crescita esponenziale.

I cibi che attraversano le nostre frontiere sono principalmente: pomodorolegumisecchi, ortaggi e cereali(soprattutto riso), prodotti ortofrutticoli freschi (come mele,funghi, o l’aglio che ha subito un aumento del 120%), spaghetti di riso, prodotti ittici surgelati (gamberetti e pesce di vario genere) e cibi della tradizione gastronomica cinese (salsa di soia e ). Inoltre molte nostre aziende acquistano dalla Cina grassi vegetali e olio di semi come ingredienti per i loro prodotti.

Basta leggere l’etichetta accuratamente per scoprire che molti prodotti non sono italiani né europei ma di provenienza NON-UE, ovvero al di fuori dell’Unione Europea, senza specificare molto. Altri prodotti invece hanno scritto chiaro e tondo Provenienza Cina.

Recentemente ha fatto scalpore sui social networks, la scoperta che prodotti tipicamente italiani come i fagioli borlotti e cannellini, per di più etichettati come biologici, fossero in verità un prodotto cinese. Ecco il post su Facebook a riguardo di Davide Suraci, laureato in Agraria:

Davide Suraci ha aggiunto 2 nuove fotosu tutte le furie.

Oggi sugli scaffali di un supermercato…Due prodotti “biologici” – fagioli secchi – con denominazione italiana (cannellini e borlotti) ma rigorosamente coltivati in Cina (osservare l’indicazione della provenienza). Se è vero per i cinesi che tutto ciò che si può masticare è commestibile, è anche vero che non tutto ciò che è commestibile sia salubre. Immaginate adesso in quali lontani, insalubri e sconosciuti terreni possono aver luogo simili coltivazioni….Il “bello” della truffa e dell’assenza di garanzie sanitarie raggiunge l’apice se date una sbirciatina all’imprimatur (via libera!) offerto dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali…Chi ci garantisce sull’assenza, in tali prodotti “taroccati”, di sostanze tossiche prese direttamente dai terreni, dall’acqua e dell’atmosfera della Repubblica Popolare Cinese? Moltissimi cittadini ignari comprano e consumano, insieme ai propri figli questi prodotti senza alcuna tutela e/o informazione da parte delle istituzioni…

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Da ilgiornaledelcibo.it:

NON SOLO RISO E TÈ: IL BOOM DEL BIOLOGICO CINESE

Cereali, pesce surgelato, pomodori, tè. Ma anche olio, legumi, addirittura frutta e funghi. I prodotti bio cinesi non si nascondono più e si preparano a completare un’invasione cominciata dieci anni fa. Con prevedibile scia di polemiche in un terreno che si fa improvvisamente scivoloso perché ancora vergine nonostante ormai decennale. Perché trovare tra gli scaffali di rivenditori specializzati fagioli borlotti e fagioli cannellini provenienti dalla Cina ha inorridito i puristi e gettato nuove ombre sulla bontà di ciò che arriva dall’Estremo Oriente.

L’importazione di bio cinese

Le importazioni alimentari dalla Cina, secondo l’Istituto nazionale di economia agraria, valgono 500 milioni di euro all’anno e sono in ascesa, e lo stesso discorso vale per il biologico: numeri su scala inferiore, ma ugualmente importanti. Secondo l’ultimo rapporto del Sinab, il sistema di informazione sulla bioagricoltura, l’Asia, e la Cina in particolare, occupano un posto importante nelle 91mila tonnellate di prodotto biologico importato dall’Italia (dati 2014): oltre 22mila sono di provenienza cinese, ossia il 25% del totale. Un prodotto bio su 4 importati e immessi sul mercato italiano è dunque orientale, con dati significativi per i cereali (8.600 tonnellate, con un aumento del 150% rispetto al 2013), le colture industriali (quasi 7mila, in diminuzione però rispetto all’anno precedente), persino per gli ortaggi (poco meno di 4mila, con un raddoppio sul dato 2013).

I numeri della crescita

Sensibilmente aumentati rispetto al 2005, l’anno della svolta, in realtà gli ettari riservati in Cina all’agricoltura biologica non la pongono ai primi posti a livello mondiale. È invece la crescita del mercato che colpisce, tanto che le previsioni la proiettano per il futuro al primo posto.

Lo si evince dal rapporto, il tradizionale volume annuale di statistiche sul biologico The World of Organic Agriculture che Fibl e Ifoam hanno di recente presentato al Biofach di Norimberga, la più importante fiera del settore: i dati, aggiornati a fine 2014, indicano in 43,7 milioni di ettari la superficie a livello mondiale raggiunta dal settore, con una crescita di 0,5 milioni di ettari rispetto al 2013.

Ebbene, in una classifica capeggiata dall’Australia, il paese con la più vasta superficie agricola bio (17,2 milioni di ettari, per  il 97%), seguita da Argentina (3,1 milioni) e Stati Uniti (2,2 milioni), la Cina non eccelle, con poco più di un milione di ettari. Né è ai primi posti per numero di produttori biologici, che a livello mondiale hanno superato i 2,3  milioni (il numero maggiore è in India, 650mila).

È sul mercato che il livello sale. Gli Stati Uniti sono il primo mercato con 27,1 miliardi di euro, seguiti da Germania (7,9 miliardi di euro), Francia (4,8 miliardi di euro), e, per l’appunto, Cina: 3,7 miliardi di euro, con un trend di crescita costante.

I prodotti

Tanti, e in costante crescita di numero e varietà. Sono diverse le aziende italiane che hanno scommesso sul cinese, alcune delle quali di primo piano, e ogni anno l’elenco di prodotti bio made in China si arricchisce. Ecco quindi legumi secchi, riso e altri cereali, ortaggi di vario tipo, mele, funghi, aglio, tè.

E ovviamente spaghetti di riso, mentre il pomodoro, dopo lo scandalo di qualche anno fa (sugo made in Italy fatto con materia prima dell’estremo Oriente) è in calo. Facile dunque imbattersi non solo in riso di tutte le tipologie, ma anche in prodotti che si pensavano italiani come i fagioli cannellini e borlotti che tanto scandalo hanno fatto in Rete.

Pro e contro il biologico cinese

Sono più argomentati i secondi, a leggere siti e blog del settore, anche se non ci sono prese di posizione ufficiali da parte di organizzazioni di categoria e delle principali associazioni a difesa dei consumatori. A favore del bio made in China ecco quindi il prestigio e la serietà delle aziende che hanno deciso di investire in Oriente, e prima di importare hanno effettuato approfonditi studi sull’effettivo stato dell’agricoltura bio cinese. 

I detrattori, invece, portano diversi argomenti a difesa della loro tesi. L’inquinamento anzitutto, elevatissimo in Cina tanto da posizionarla al primo posto nel mondo. Quindi una regolamentazione diversa rispetto a quella presente in Italia di prodotti chimici e fertilizzanti (di cui è il maggiore consumatore mondiale), che nella penisola sono vietati.

E poi il diverso regime dei controlli: le aziende italiane vengono verificate ogni anno, quelle cinesi no e men che meno dagli organi di controllo nostrani. E infine, l’assenza di accordi tra Europa e Cina sul rispetto delle normative europee. La sensazione di chi è contrario è dunque quella che dietro la dicitura “agricoltura cinese” (o agricoltura non Ue, come spesso accade) che appare sulla confezione non ci sia una selezione rigorosa. Il tempo dirà quanto l’italiano apprezza il prodotto orientale.

 

Ormai è ufficiale! L’olio di palma è tossico. Ma le multinazionali lo sapevano già dal 2009. E lo usavano lo stesso, addirittura nei prodotti per neonati! In fondo cos’è la salute dei bambini a confronto del business?

olio di palma

 

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Ormai è ufficiale! L’olio di palma è tossico. Ma le multinazionali lo sapevano già dal 2009. E lo usavano lo stesso, addirittura nei prodotti per neonati! In fondo cos’è la salute dei bambini a confronto del business?

 

E’ ufficiale! L’olio di palma è tossico,le multinazionali lo sapevano dal 2009

L’Efsa ha stabilito di recente che l’olio di palma è dannoso per la salute, soprattutto per quella dei bambini. Ed è arrivata a questo risultato dopo uno studio decennale e molto accurato. È triste però scoprire che le grandi multinazionali dell’alimentazione lo sapevano già dal 2009. Lo testimonia il report di un convegno tenutosi appunto il 21-22 aprile del 2009 a Praga che aveva per tema proprio i “contaminanti” frutto dei processi di trasformazione dei cibi e le strategie per ridurli al minimo. Tra le varie sostanze tossiche trattate nel congresso c’era anche il 3-Mcpd, ossia il 3-monocloropropandiolo e suoi esteri degli acidi grassi. Una sostanza tossica che si sprigiona quando gli oli vegetali – e soprattutto quello di palma – sono sottoposti a raffinazione ad alte temperature (200°C). In particolare sia l’Efsa nel suo studio che i colossi dell’industria alimentare presenti al convegno praghese sottolineano che nel trattamento degli oli di semi in genere “vengono prodotti livelli notevolmente inferiori di esteri Mcpd che dai grassi di palma”. Quindi il grasso tropicale anche all’ora era considerato come il principale imputato.
Amare poi le conclusioni del congresso, perché purtroppo ancora attuali anche se riferite al 2009: “Al momento non è possibile la produzione di grassi a base di palma a basso contenuto di esteri Mcpd”. L’Efsa nel suo studio, infatti, ha sottolineato che “i livelli di 3-Mcpd e dei suoi esteri degli acidi grassi negli oli vegetali” e in particolare nel palma “sono rimasti in gran parte invariati nel corso degli ultimi cinque anni”. E per questo ha dimezzato la dose giornaliera tollerabile (DGT), portandola a 0,8 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo al giorno.
Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha chiesto al Commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare, Vytenis Povilas Andriukaitis, di avviare con urgenza l’esame della questione all’interno dei gruppi tecnici. La palla passa dunque all’Ue e si spera che intervenga a regolare per legge i parametri per un uso non pericoloso per la salute dell’olio di palma in campo alimentare.
Intanto in Italia si allunga la lista di aziende che hanno scelto volontariamente di eliminare l’olio di palma dai propri prodotti. L’ultima è la Coop, che già aveva tolto il grasso tropicale da oltre 100 prodotti a marchio. Ma che, dopo la pubblicazione del dossier dell’Efsa, ha decisio di abolirlo del tutto anche nei 120 prodotti restanti. La sostituzione avverrà gradualmente nei prossimi mesi.

 

Ecco il Cardamomo: antinfiammatorio, digestivo, carminativo, antispastico, antimuco e prezioso per la prevenzione del tumore. Altro che i veleni che ci vendono in farmacia…!

cardamomo

 

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Ecco il Cardamomo: antinfiammatorio, digestivo, carminativo, antispastico, antimuco e prezioso per la prevenzione del tumore. Altro che i veleni che ci vendono in farmacia…!

 

Quando parliamo in generale di cardamomo ci si riferisce al cardamomo piccolo, il choti  ilayachi o Elettaria cardamomum, distinto dal cardamomo grande (Amomum subulatum), con proprietà  farmaceutiche ben diverse.

I baccelli sono verde chiaro, all’interno i semi variano invece dal castano al bruno scuro. I semi scuri sono i migliori e più profumati, per questo è sempre bene scegliere i cardamomi con semi nerastri. Esiste un’altra varietà reperibile in Occidente che ha un baccello bianco, ma si differenzia per sapore e proprietà e non dovrebbe essere comprato.

Il cardamomo non solo è ottimo per aromatizzare i nostri piatti in cucina, sia dolci sia salati, ma ha tante proprietà. Ha un sapore iniziale (rasa) dolce e pungente, è riscaldante. In termini di Ayurveda, il cardamomo aumenta Pitta e riduce Vata e Kapha (rimuovendolo dallo stomaco – kledak kapha – e dai polmoni).

Alcune fra le più importanti proprietà del cardamomo

Rinfrescante: Grazie al suo profumo è utile anche in caso di alitosi. Bisogna masticare la bacca intera, con i semi ancora all’interno, in misura di 4 o 5 al giorno per sconfiggere l’alito pesante.

Favorisce la digestione: Buona abitudine è quella di masticarlo terminati i pasti. Grazie agli oli essenziali di cui è ricco, aiuta la produzione di succhi gastrici, stimolando l’appetito. Dal punto di vista ayurvedico, infatti,  il cardamomo è uno degli stimolanti della digestione più efficace e sicuro. Risveglia la milza, stimola samana vayu, accende agni e rimuove kapha da stomaco e polmoni. Aiuta a allontanare vomito e nausea ed è un ottimo alleato anche contro il meteorismo. Da tenere sempre con sé, soprattutto in viaggio. Non a caso, appartiene alla stessa famiglia dello zenzero, altra nota spezia dalle proprietà antinfiammatorie.


Rafforza il cuore: È un tonico cardiaco ed un espettorante per le malattie respiratorie.

Ottimo per il mal di gola: Benefico in caso di infiammazioni delle vie aeree. Fare gargarismi con un infuso di cardamomo procura benefici in caso di tosse e raffreddore. Se bollito nell’acqua insieme alla cannella può essere utilizzato per gargarismi contro il mal di gola.

Denti:  Si tratta di un antibatterico naturale, quindi masticare dei piccoli semi di cardamomo potrebbe essere utile nel prevenire e nel contrastare delle fastidiose carie, grazie alla presenza di cineolo, un composto dall’attività battericida. Si è dimostrato efficace contro patologie batteriche orali da  Streptococcus mutans and Candida albicans.

Ipertensione e circolazione: Grazie alla presenza dei numerosi composti antiossidanti all’interno, questa spezia ha potenziali proprietà anti-ipertensive. In uno studio indiano del 2009  condotto su 20 pazienti affetti da ipertensione, il consumo di 3 grammi di polvere di cardamomo (non acquistatelo in polvere ma sgusciate i semi e schiacciateli)  si è rivelata efficace nel ridurre la pressione del sangue sia sistolica sia diastolica, nel migliorare i processi di fibrinolisi e nell’aumentare i livelli di antiossidanti nell’organismo, senza avere un minimo effetto collaterale. Evidenze scientifiche dimostrano che il cardamomo contiene componenti che proteggono ed aiutano a prevenire coaguli di sangue.

Antidepressivo: Le donne egiziane erano solite bruciare essenze di cardamomo nell’aria per gli effetti benefici e stimolanti. Ancora oggi molti prodotti cosmetici sono al profumo di cardamomo.

Attività antitumorali: Tanti sono gli studi in merito che evidenziano le capacità antitumorali di questa spezia. Ad esempio, in uno studio del 2012, pubblicato sulla rivista Journal of Medicinal Food, questa spezia è risultata efficace nel contrastare il melanoma su animali. Mentre in un lavoro del 2013 pubblicato sulla rivista Asian Pacific Journal of Cancer Prevention è stato visto come gli stessi antiossidanti di questo alimenti fosse in grado di contrastare e di inibire la crescita di cellule cancerose.

Ricca fonte di ferro vegetale: É importante sottolineare come 2 semplici cucchiai di cardamomo contengano 1.62 mg di ferro. Abbinarlo a della verdura ricca di vitamina C come cavoli, cavolfiori o broccoli, aumenta la biodisponibilità di questo minerale.

Ricco di Manganesio:
un minerale importantissimo per per l’assorbimento di calcio a livello intestinale, per il corretto funzionamento degli ormoni tiroidei e sessuali e, soprattutto, per un’ottimale regolazione dei livelli glicemici…Proprio riguardo a quest’ultimo aspetto, diversi studi hanno evidenziato l’associazione tra pazienti affetti da diabete di tipo 2 e livelli insufficienti di manganese. Il cardamomo è una fonte eccellente di questo minerale e non sarebbe affatto una cattiva idea abbinarlo con della cannella in una potenziale condizione di iperglicemia, essendo la cannella nota per le sue proprietà antidiabetiche.

Molto utilizzato nell’Ayurveda anche nella cura delle malattie delle vie urinarie, infezioni come cistiti e gonorrea. Sempre secondo la medicina indiana, il cardamomo apporta benefici anche a dolori muscolari ed articolari.

L’abbinamento del cardamomo allo zenzero è una delle più stupende sinergia: entrambi lavorano sull’apparato digestivo e sul metabolismo, poi il cardamomo sprigiona i suoi effetti benefici sulla regolazione del muco del corpo (quindi facilita il processo di eliminazione delle tossine) mentre lo zenzero stimola il sistema immunitario. Entrambi aiutano la digestione, ed energizzano il corpo contro i dolori muscolari (ottima tisana energizzante per fibromialgia).
Come tutti i decotti è necessario berne almeno due tazze al giorno per almeno 1 mese.
Questa bevanda è ottima anche fredda nelle calde giornate estive.

Ingredienti
4/5 bacche di cardamomo
una o due fettine di zenzero
1/2 lt di acqua
Preparazione
Mettere le fettine di zenzero e le bacche nell’acqua e far bollire per 10 minuti.

Tisana al cardamomo per l’intestino

Ingredienti
2 cucchiaio di semi di cardamomo
2 cucchiaini di miele o zucchero di canna integrale

Preparazione
Far bollire i semi di cardamomo in acqua per 5 minuti. Trascorso questo tempo, spegnere la fiamma e lasciare riposare la tisana per altri 5 minuti. Dolcificare e bere.

Infuso di cardamomo contro il raffreddore

Mettere 1 chucchiaio di semi di cardamomo in una tazza di acqua, portata a ebollizione in precedenza, e lasciare riposare per almeno 10 minuti. Trascorso questo tempo, utilizzare l’infuso per fare dei dei gargarismi.

Aumentando le dosi, è possibile usare lo stesso infuso anche per fare dei suffumigi, avendo cura di filtrare il liquido prima.

Se unito al latte, il cardamomo evita la formazione del muco.

Efficace è anche l’olio essenziale di cardamomo

Antiinfiammatorio, antispastico, carminativo, e come aromaterapia è stimolante, afrodisiaco, energizzante

Uso esterno
L’aroma dolce del cardamomo lenisce il mal di testa dovuto a stress. Versare 2 gocce della sua essenza su un fazzoletto e respirarne il profumo per alcuni minuti.

Uso interno
Una tisana con l’aggiunta di cardamomo aiuta in caso di gonfiore e digestione lenta. Inoltre, rilassa la muscolatura intestinale. Versare 2 cucchiaini di miele e 2 gocce di essenza in 1 tazza di tisana. Mescolare finché il miele si sarà sciolto e bere l’infuso a piccoli sorsi.

In caso di mal di stomaco e singhiozzo l’essenza di cardamomo è in grado di favorire la digestione e rilassare il diaframma. Assumere 1 cucchiaino di miele con una goccia di olio essenziale.

Controindicazioni

Il consiglio è quello di aggiungerlo nelle pietanze giornaliere con regolarità, fate attenzione se avete Pitta alto non eccedete nell’uso.

Il Cardamomo è un rimedio molto ben tollerato con pochissime controindicazioni. L’unica avvertenza da segnalare è indirizzata a coloro che presentano calcolosi della colecisti: potrebbe sollecitarne la motilità con conseguenti dolori addominali o addirittura coliche.

Sono state rilevate interazioni con farmaci antiaggreganti, come l’aspirina, quindi è bene non farne assunzione qualora si sia sottoposti ad una terapia farmacologica di questo genere.

Cardamomo in cucina

L’aroma del cardamomo e’ piuttosto forte e piccante: ricorda la scorza del limone e l’eucalipto. In cucina, e’ ampiamente usato per la preparazione di riso, dolci (come il dolce scandinavo Käffebrod), amari e caffè (il famoso caffè arabo qahwa), appunto per la sua principale funzione: quella digestiva. Molte miscele di spezie prevedono il cardamomo, tra queste l’ormai diffusissimo curry e il garam masala, tipico della cucina indiana e pakistana.
Il cardamomo è anche usato per aromatizzare liquori: è tra gli ingredienti del glogg, la famosa bevanda alcolica svedese e di molti amari e digestivi italiani.

 

tratto da: http://www.lifeme.it/2017/03/cardamomo-proprieta-benefici-utilizzo.html

Il Cortisone: il miglior modo per non guarire mai! – Ecco come sostituirlo con rimedi naturali con zero effetti collaterali!

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Il Cortisone: il miglior modo per non guarire mai! – Ecco come sostituirlo con rimedi naturali con zero effetti collaterali!

 

Cortisone: ecco come sostituirlo con rimedi naturali con zero effetti collaterali

Il cortisone è un farmaco che a lungo andare provoca effetti collaterali, anche gravi. In alcuni casi, e sotto il tassativo consenso del proprio medico, può essere sostituito con rimedi naturali che hanno lo stesso effetto benefico ma non gli stessi effetti collaterali

I farmaci al cortisone sono molto usati per curare patologie di vario genere, in particolare allergie, infiammazioni, problemi articolari. Il cortisone è un farmaco pesante, che porta a molteplici conseguenze se utilizzato per lunghi periodi. In alcuni casi, per patologie leggere o situazioni non troppo gravi, si può pensare di sostituirlo con alcune alternative naturali sempre se queste siano state opportunamente approvate dal nostro medico curante. Quando è possibile è meglio evitare il consumo di cortisone perché può portare ad effetti collaterali come il gonfiore, aumento della pressione e della glicemia, irritabilità, variazioni nel peso, abbassamento delle difese immunitarie e altro.

RIBES NERO 2Il rimedio cortison-like certamente più conosciuto e apprezzato è il ribes nigrum, ovvero il ribes neroparticolarmente efficace sotto forma digemmoterapico, cioè quello estratto dalle gemme della pianta. Esistono diversi studi che hanno comprovato la sua azione simile a quella del cortisone anche se certamente più lenta. Questa pianta è in grado di ridurre l’infiammazione e modulare la risposta immunitaria, soprattutto in caso di allergie.Cardiospermum_halicacabum

La pianta, Cardiospermum Halicacabum è originaria dell’India, del Sud America e dell’Africa, è nota già dagli anni ’70 come cortisone naturale poiché ha potenzialità antinfiammatorie e antiallergiche, date da i fitosteroli contenuti nelle sommità fiorite della pianta, che vengono utilizzati soprattutto per realizzare creme ad uso topico perfette per chi soffre di pelle sensibile ad allergie e infiammazioni di vario genere come gli eczemi. A differenza del cortisone, il Cardiospermum Halicacabum si può usare anche per lunghi periodi dato che è molto ben tollerato.

CURCUMA 5La curcumina è il principio attivo più importante presente nella curcuma, sono numerosi gli studi su questo principio attivo ed i risultati sono sempre più incoraggianti: confermerebbero infatti che la curcumina potrebbe possedere potenti effetti antinfiammatori e addirittura possibili benefici nella lotta contro il cancro. L’efficacia antinfiammatoria di questa sostanza si è rivelata molto simile a quella di farmaci come il cortisone e il fenilbutazone, soprattutto nelle fasi acute delle malattie e ovviamente senza effetti collaterali. Per avere dei benefici, però, la dose da assumere è alta, non basta dunque la normale assunzione alimentare. Perciò, anche in questo caso, è sempre bene rivolgersi ad un medico.

ZENZERO COPDiverse ricerche hanno dimostrato inoltre che tra le varie proprietà dello zenzero è presente anche quella  antinfiammatoria. Uno studio effettuato dall’Università di Copenaghen ha messo a confronto l’uso di estratto di zenzero contro cortisone e ibuprofene per l’artrite. I risultati mostrano che l’ibuprofene  non sia utile in questi casi, mentre cortisone ed estratto di zenzero hanno portato a buoni miglioramenti. Lo zenzero in questione però, al contrario del cortisone, non presenta effetti collaterali.

reishi1Il Ganoderma lucidum, o Reishi è un fungo tipico della Cina e del Giappone che è stato al centro di vari studi, oggi un affermato antinfiammatorio, sostituibile al cortisone in alcuni casi. Per ottenere buoni risultati con il Reishi è necessario assumerlo sotto forma di compresse, facendo attenzione ad acquistare un prodotto di qualità. E’ molto importante però sapere anche quanto assumerne, le dosi variano a seconda della patologia che si deve curare, è dunque tassativo interpellare un esperto o il proprio medico curante che potrà consigliare tempi e modi per la sua corretta somministrazione.