Andate su YouTube, digitate “stalle dell’orrore” e restate atterriti… Intanto la Ministra Lorenzin le “benedice” come modelli di sostenibilità! Ma come siamo messi?

 

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Andate su YouTube, digitate “stalle dell’orrore” e restate atterriti… Intanto la Ministra Lorenzin le “benedice” come modelli di sostenibilità! Ma come siamo messi?

La ministra Lorenzin “benedice” le mucche della super-stalla

Cucù! Il ministro della salute alla presentazione di un allevamento intensivo di bovini. E ai cittadini, attraverso i media mainstream, lascia intendere che questi sono modelli di sostenibilità! Ma come siamo messi?

Nei giorni scorsi, a Iolanda, in provincia di Ferrara, il ministro della salute Beatrice Lorenzin è intervenuta al convegno “Zootecnia 4.0”, promosso da Bonifiche Ferraresi con Assocarni e Coldiretti, per presentare un nuovo centro zootecnico che, come qualche media riporta, “spicca in sostenibilità e integrazione e si guadagna l’appellativo di scommessa nazionale come innovativo modello italiano di allevamento bovino. Una vera e propria rivoluzione per quella che vuole essere la stalla del futuro”.

Si tratta di un allevamento con capacità di 5000 animali,  dieci enormi stalle  e 33 mila mq di superficie.

E’ necessario, quindi, che il Ministro della Salute si rechi personalmente ad appoggiare, avallare ed esaltare quello che, più che essere la stalla del futuro, non è altro che l’ennesimo allevamento intensivo? Ricordiamo che allevamento intensivo significa: animali allevati e uccisi alla catena di montaggio senza alcun rispetto per le loro necessità specie-specifiche, emissioni inquinanti per l’ambiente, liquami da smaltire, uso di antibiotici a iosa (che poi passeranno a chi quegli animali li mangia).

La ministra Lorenzin, che evidentemente tiene alla nostra salute (!), si esprime così: “Purtroppo ci districhiamo costantemente in mezzo alle mode, grandi ondate che bisognerebbe combattere insegnando ai cittadini la consapevolezza, la capacità di scelta di fronte a notizie fuorvianti. Come ministro sono molto preoccupata per mode alimentari basate sulla disinformazione, come nel caso delle battaglie sui vaccini ad esempio, in cui si è arrivati a livelli tali da far sì che una grandissima parte dei cittadini rinunciasse a un elemento primario di profilassi mettendo a rischio la salute di intere comunità”.

Tra malnutrizione, povertà alimentare, diete scarse in proteine o in carboidrati secondo la moda del momento, Lorenzin indica la via da seguire: “In mezzo ai radicalismi c’è l’equilibrio: la nostra dieta mediterranea, patrimonio dell’Unesco, con la sua piramide alimentare che vede in cima proprio la carne”.

Vorrei far notare alla ministra che se nella piramide alimentare della dieta mediterranea un  alimento si trova in cima, significa che è proprio quello che va mangiato di meno (in quantità) e raramente. Non quello considerato, quindi, il più importante. Alla base, infatti, ci sono pane, pasta, riso e cereali integrali, la frutta, la verdura, i legumi, l’olio d’oliva tra gli alimenti essenziali e che non dovrebbero mai mancare sulla nostra tavola. Ogni giorno.

Ma qui non si tratta solo di saper interpretare correttamente una piramide alimentare ma di spacciare per mode alimentari modelli diversi da quelli in cui crede lei e che avrebbero, unici, l’avallo medico-scientifico e l’etichetta di equilibrio, buon senso e salute.

Possiamo decidere di mangiare la carne, che ci fa bene, possiamo esserne convinti quanto si vuole. Trovo tuttavia scorretto tacciare di radicalismo chi non crede affatto nelle stesse teorie. Non si tratta più di qualche pazzo isolato e stravagante, dal cuore troppo tenero o dalle reazioni scomposte e violente che va in giro a sbracciarsi contro chi alleva, macella o mangia la carne. Sono ormai moltissimi i medici e gli scienziati che raccomandano di evitarla o di ridurla moltissimo. E non si tratta di persone sconosciute di cui non si conoscono curricula, esperienze, pubblicazioni o provenienza. Sono numerosissimi gli studi che accertano i danni causati da un consumo eccessivo di carne (ne mangiamo, ormai, ogni giorno). L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha recentemente definito la carne rossa come probabilmente cancerogena mentre molti studiosi lo dicono da anni. La ministra, dunque, come mai parla ancora di disinformazione? Di mode strampalate e pericolose?

E non mi metterò a parlare di etica. Non voglio farlo per onestà intellettuale e perché non ritengo, da vegana, di fare una vita più etica di chi sceglie di nutrirsi di prodotti animali. Non è sufficiente essere vegan finché non si comincia a porsi profondamente il problema di una vita più etica a 360 gradi. Non voglio quindi usare questa parola ma mi chiedo come mai il problema delle condizioni di vita degli animali non venga neppure posto. Se si continua a promuovere un sistema basato sul modello intensivo di allevamento, invece di andare avanti si torna indietro. Possiamo anche far finta che non esistano le torture perpetrate ad esseri senzienti e del tutto innocenti: maltrattamenti indegni dell’essere umano che si ripetono ogni giorno su milioni di animali da sacrificare al nostro gusto e sull’altare della tradizione culinaria italiana. Possiamo anche conoscere la verità e pensare che sia giusto e sacrosanto il diritto dell’uomo di rendere schiavi altri esseri viventi ma si recuperi almeno quel senso di dignità e di rispetto verso l’uomo stesso che porti ad evitar loro sofferenze atroci, inutili e perfettamente evitabili. Esistono ormai allevamenti che si ispirano a modelli completamente diversi per chi crede fermamente che mangiare animali morti sia indispensabile alla propria salute.

Dove sta allora, davvero, cara ministra Lorenzin, la disinformazione, il pericolo, il rischio per la salute e l’ambiente, la mancanza di rispetto per altri esseri viventi? Dove sta il radicalismo di cui lei parla se non dove, invece di ascoltare, si va diritti per la propria strada convinti di possedere la verità assoluta anche contro innumerevoli voci discordi?

fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/il-cucu-del-ministro-tra-le-mucche-della-super-stalla

 

L’ultima follia di Bruxelles: “tappare il culo” alle mucche

Bruxelles

 

 

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L’ultima follia di Bruxelles: “tappare il culo” alle mucche!

È più forte di loro. Anche nel mezzo della tempesta perfetta che rischia di spazzare via finanziariamente e politicamente le fondamenta stessa del Vecchio Continente, i fenomeni dell’Unione Europea devono trovare il modo non solo di provocare danni collaterali, ma anche di farli ricorrendo a quel peculiarissimo mix di ottusità, iperburocraticismo, correttezza politica e rifiuto totale di scendere a compromessi con il principio di realtà che da sempre il più autentico trademark delle decisioni prese sull’asse Bruxelles-Strasburgo. Anche nel mezzo dell’uragano greco, l’Unione Europea ha ritenuto di imporre ad agricoltori ed allevatori comunitari di mettere un bel tappo nel sedere di mucche e ruminanti in genere.
Succede mercoledì, quando ad Atene si sta per votare il famoso accordo con i creditori e quando l’Unione Europea quasi tutta segue col fiato sospeso gli eventi in diretta dal parlamento ellenico. Quasi tutta, perché c’è un meandro dell’edificio comunitario in cui i guai della Grecia non fanno né caldo nè freddo: la commissione Ambiente dell’Europarlamento. Dove tutti gli occhi sono per la nuova Direttiva comunitaria contro l’inquinamento. C’è l’effetto serra, c’è il riscaldamento globale, c’è l’emergenza ambientale: tutti temi su cui l’Unione non può far sentire la propria voce. All’uopo, il Commissariato per l’Agricoltura guidato dall’irlandese Phil Hogan ha predisposto un ambizioso piano con entrata in vigore nel 2030 consistente in vigorosa riduzione delle emissioni nocive.
Vigorose sì, ma non abbastanza per lo zelo ambientalista della Commissione. Che prende il piano e gli inietta una robusta dose di ricostituente draconiano: tra le altre cose, la data di esordio viene anticipata al 2025, si includono nel novero degli inquinanti da ridurre anche metano e ammoniaco, si includono nella platea dei soggetti chiamati a ridurre le emissioni anche agricoltori ed allevatori. Tanto l’inasprimento che persino l’autrice del rapporto – la conservatrice britannica Julie Girling – si rifiuta di votarlo. Le perplessità della signora vengono fatte proprie da Popolari e resto dei partiti di centrodestra, che cercano di stoppare la manovra. Tutto vano: il pacchetto passa e prende la via dell’aula, dove andrà in votazione al rientro dalla pausa estiva.
Il motivo di tanta perplessità è presto spiegato: l’inclusione di ammoniaca e metano e l’inclusione del settore primario nel piano è una mazzata micidiale: di ammoniaca abbondano infatti i più comuni fertilizzanti e concimi, e riconvertirsi in pochi anni ad altro prodotto ugualmente performante ma più eco-friendly può essere complesso. Se la soluzione del problema dell’ammoniaca è solo complessa, quella del metano però è impossibile. Massima fonte di produzione del metano, infatti, è l’apparato digerente dei ruminanti. E, a meno di ad ora non preventivabili balzi in avanti della bioingegneria, l’ipotesi che da qui al 2030 si riesca ad intervenire sugli intestini di mucche e capre onde farne fuoriuscire altro tipo di gas appare abbastanza remota. Non risultando percorribile neppure la pista – suggestiva, per carità – dell’occlusione artificiale dello sfintere dei poveri quadrupedi, di modi per evitare che le emissioni bovine ed ovine impattino l’atmosfera ne resta solo uno: la rimozione coatta degli animali dall’aria aperta ed il loro ricollocamento in strutture chiuse dotate di appositi strumenti in grado di neutralizzare i pericolosi gas. Una specie di via di mezzo tra la stalla e la saletta fumatori del ristorante, insomma.
Questo il quadro, che gli europarlamentari più sensibili alle ragioni degli agricoltori abbiano tirato su le barricate diventa comprensibile: la transumanza ecologicamente corretta imposta dall’Unione avrebbe costi tremendi per gli allevatori, che si vedrebbero costretti a rivoluzionare dalle fondamenta le proprie aziende e a farlo pure in fretta.
Ideologia, pastoie burocratiche, superfetazione regolamentare, disagio per il cittadino: gli ingredienti per una ennesima puntata del grande romanzo horror che va sotto il titolo di Unione europea ci sono tutti. Per sventare la minaccia, si può solo sperare che l’estate porti consiglio.
Marco Gorra

http://www.liberoquotidiano.it/news/esteri/11811814/L-ultima-follia-di-Bruxelles-.html