Erri De Luca – “La Monsanto ha brevettato la sterilità. Ci vendono un seme che cresce, fa il frutto e poi muore”

 

Erri De Luca

 

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Erri De Luca – “La Monsanto ha brevettato la sterilità. Ci vendono un seme che cresce, fa il frutto e poi muore”

 

La Monsanto ha brevettato la sterilità. Ci vendono un seme che cresce fa il frutto e poi muore.
E noi dobbiamo ricomprarlo. In natura invece quel seme avremmo potuto ripiantarlo infinite volte e avremmo sempre avuto il frutto. Questo porterà alla più grave perdita per l’umanità: la perdita della sovranità alimentare.
Ascoltate le parole di Erri De Luca intervistato a Indovina Chi Viene A Cena, Rai3

QUI il Video 

Erri De Luca – “La Monsanto ha brevettato la sterilità. Ci vendono un seme che cresce, fa il frutto e poi muore”

Pesticidi: quando gli insetti siamo noi !!

Pesticidi

 

 

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Pesticidi: quando gli insetti siamo noi !!

 

Patologie come tumori, leucemie e sclerosi connesse all’uso di pesticidi, impiegati troppo e male. Lo dicono gli studi. Un rischio concreto che spesso sfugge ai sistemi di analisi, rischiando di ritardare gli allarmi.

Erbicidi, fungicidi, antiparassitari creati dall’uomo per uccidere ogni tipo di minaccia cosiddetta biotica, cioè vivente, portata da insetti, funghi e piante infestanti alle nostre preziose coltivazioni. Un fine condivisibile, se non fosse che solo una percentuale minima dei pesticidi diffusi finisce proprio sulle colture destinatarie del trattamento. Le tonnellate di prodotti chimici in eccesso restano perciò nell’ambiente e, tramite aria, acqua e terreni, entrano in contatto con le persone per esposizione o grazie alla catena alimentare.

CON LA CHIMICA NON SI SCHERZA
Uno scenario che preoccupa i Medici per l’ambiente dell’Isde (International Society of Doctors for Environment), in primis per le modalità spregiudicate con le quali i pesticidi vengono diffusi, spesso a distanza ridotta da abitazioni e siti sensibili, come scuole e asili; talvolta con leggerezza, ad esempio per diserbare rapidamente il ciglio delle strade. Ma non solo. Molte tra queste sostanze possono, infatti, danneggiare la salute umana anche in dosaggi minimi assunti progressivamente dall’organismo, magari nutrendosi di cibo che le contiene in quantità comprese entro i termini di legge. E gli effetti non sono trascurabili.

«Numerosi studi – ricorda Celestino Panizza, medico epidemiologo dell’Isde – documentano gli effetti dell’esposizione dei bambini ai pesticidi, ma soprattutto delle madri e dei padri nel periodo gestazionale e preconcezionale, come causa dell’aumento di rischio di insorgenza di leucemie infantili.

L’Efsa (European Food Safety Authority, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, ndr) nel 2013, ma anche i risultati del programma di ricerca americano Agricultural Health Study condotto per anni su 50mila agricoltori e i loro familiari, afferma che l’insorgenza e l’aumento delle leucemie infantili è associato all’esposizione dei genitori a pesticidi. Un altro studio mette in relazione la presenza dei metaboliti (cioè il composto che deriva dalle trasformazioni che avvengono in organismo dalla molecola originaria) degli insetticidi piretroidi nelle urine della madre con l’aumento di rischio d’insorgenza di leucemia nei nuovi nati».

«La relazione tra esposizione ai pesticidi e aumento delle leucemie infantili è insomma abbastanza consolidata – conclude Panizza – come anche quella tra l’esposizione ai pesticidi (soprattutto organofosfati) e il morbo di Parkinson, che in Francia è considerato malattia professionale degli agricoltori. Diversi studi documentano infine una relazione tra sclerosi laterale amiotrofica (Sla) ed esposizione ai pesticidi. Così anche per linfomi non Hodgkin e tumori alla prostata». Molte evidenze, insomma, senza contare che assai sarebbe ancora da indagare l’eventuale pericolosità di miscele di più pesticidi.

DIFFICILI DA RILEVARE, DURI A MORIRE

Non si parla di raffreddori, dunque. E per imporre grandi cautele sull’impiego dei pesticidi basterebbe sapere che ben 14 di essi sono tra i composti regolamentati dalla Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti (i cosiddetti POPs): si tratta di «composti tossici che si degradano poco –precisa Panizza – che ritroveremo a lungo (vedi atrazina e DDT/DDE, ndr) e che si bio-vanificano, cioè aumentano la loro concentrazione lungo la catena alimentare».
E poi composti talvolta poco o affatto rilevati.

Da un lato per colpa degli strumenti d’analisi (nel rapporto 2014 di Ispra si denunciano carenze nell’aggiornamento dei “programmi di monitoraggio”, l’inadeguatezza delle “prestazioni dei laboratori” e la scarsità di informazioni sui biocidi), dall’altro perché magari neppure ricercati: ad esempio il glyphosate, l’erbicida più usato e base del famoso Roundup di Monsanto, pur molto diffuso nelle acque, come anche il suo metabolita AMPA, è oggetto di ricerca soltanto in Regione Lombardia, tanto che la stessa Ispra suggerisce di estendere le indagini in proposito anche in altre regioni.

 

tratto da: http://curiosity2015.altervista.org/pesticidi-quando-gli-insetti-siamo-noi/

La fusione Bayer-Monsanto è contro la legge europea in materia di concorrenza. Bayer-Monsanto controllerebbe il nostro intero sistema alimentare! Firma anche tu Petizione per fermare questo crimine!

 

Bayer-Monsanto

 

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La fusione Bayer-Monsanto è  contro la legge europea in materia di concorrenza. Bayer-Monsanto controllerebbe il nostro intero sistema alimentare! Firma anche tu Petizione per fermare questo crimine!

Petizione per fermare la fusione Bayer-Monsanto

WeMove.eu, insieme a Friend of the Earth, Sum of Us e Food&Water Europe, ha promosso una petizione per sollecitare l’Unione Europea affinchè tenti di porre un freno alla fusione dei due colossi del biotech e dei pesticidi, Bayer e Monsanto.

Come spiegano da WeMove, l’iniziativa prende le mosse da un rapporto firmato da Ioannis Lianos e Dmitry Katalevsky  della facoltà di legge del UCL (University College London) dove vengono espressi pareri estremamente critici sulla fusione dei due colossi.

Il rapporto mette in evidenza cinque motivi per i quali l’Unione Europea dovrebbe non autorizzare la fusione in nome della legge sulla concorrenza.

QUI LE MOTIVAZIONI ELENCATE DA WEMOVE E SINTETIZZATE DAL RAPPORTO 

«Bay-Santo (come viene chiamato il nuovo colosso che nascerebbe dalla fusione delle due ultinazionali) controllerebbe il nostro intero sistema alimentare. Bay-Santo vorrebbe che gli agricoltori comprassero tutto ciò di cui hanno bisogno da un’unica azienda. Iniziando con gli Ogm, i semi e i pesticidi, quali prodotti principali, Bay-Santo offrirà anche fertilizzanti, tecnologie digitali e macchinari agricoli» spiegano da WeMove.

«Bayer è uno dei maggiori produttori di sostanze chimiche ad uso agricolo, fertilizzanti e pesticidi. Monsanto è uno dei massimi produttori di piante modificate geneticamente. Insieme queste aziende potrebbero avere un totale controllo su ciò che gli agricoltori coltivano nei loro campi, sui pesticidi che usano, su cosa comprano nei negozi e infine su cosa mettiamo in tavola. Se la fusione dovesse riuscire, le due aziende devono ottenere l’approvazione delle autorità per la concorrenza di tutto il mondo, tra cui l’UE. Bayer è riuscita a “convincere” Donald Trump ad appoggiare questa mega-fusione [3] ed ora vi è solo un’organizzazione che ha abbastanza influenza per fermare l’accordo: l’Unione europea. Sappiamo che Margrethe Vestager, Commissario per la concorrenza, sta informalmente già negoziando con Bayer a porte chiuse. Se non agiamo ora, questa mega-fusione potrebbe essere affare fatto. Ecco perché dobbiamo dirle di respingere subito l’accordo» prosegue la petizione di WeMove.

«La fusione di Bayer e Monsanto non è la sola mega-fusione nel settore dei prodotti chimici per l’agricoltura. ChemChina ha assorbito la svizzera Syngenta e anche Dow Chemical e Dupont si sono accorpate. Se avvenisse anche la fuzione tra Bayer e Monsanto i tre nuovi giganti agroindustriali controllerebbero il 70% dei prodotti chimici per l’agricoltura del mondo e il 60% del mercato dei semi. Questo sarebbe un colpo devastante anticoncorrenziale per gli agricoltori italiani e di tutto il mondo, vincolandoli a comprare semi e pesticidi da solo tre aziende globali. Queste multinazionali hanno dimostrato già in passato di mettere il loro profitto al di sopra della nostra salute e dell’ambiente. L’agricoltura industriale implica un circolo vizioso delle stesse colture su vasti campi, il che necessita di sempre più fertilizzanti e pesticidi per generare risultati. Al tempo stesso questo modello di agricoltura causa l’erosione e la totale scomparsa della catena alimentare per insetti, uccelli e piccoli animali. Anche se la nostra lotta è in Europa, la battaglia contro queste mega-fusioni è globale. Vi è un crescente movimento di agricoltori, consumatori e cittadini come noi, che protestano contro queste mega-fusioni. Nessuna tra le importanti autorità per la concorrenza ha ancora autorizzato la fusioni. Spetta a noi responsabilizzare Vestager e chiedere di bloccare la fusione».

QUI PER FIRMARE 

GranoSalus dopo la pasta fa analizzare le semole: ecco quelle che contengono glifosato e quelle che non ne contengono

 

glifosato

 

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GranoSalus dopo la pasta fa analizzare le semole: ecco quelle che contengono glifosato e quelle che non ne contengono

 

Le analisi sulle semole: ecco quelle che contengono glifosato e quelle che non ne contengono

Dopo le analisi su otto marche di pasta industriale prodotte in Italia, GranoSalus e I Nuovi Vespri – che ormai da qualche tempo operano insieme – propongono oggi ai propri lettori e, in generale, ai consumatori, i risultati delle analisi su venti marche di semola rimacinata di grano duro. Le analisi riguardano la presenza o l’assenza di un solo contaminante: il glifosato, il diserbante del quale si parla molto in questi giorni, se è vero che la UE deve decidere se prorogarne l’uso o bandirlo dalla farmacopea agricola europea 

Dopo le analisi su otto marche di pasta industriale prodotta in ItaliaGranoSalus e I Nuovi Vespri (che da qualche tempo operano insieme) hanno promosso le analisi per verificare la presenza o l’assenza di glifosato in venti marche di semola rimacinata di grano duro prodotta nel nostro Paese. Parliamo di un alimento molto presente sulle nostre tavole, perché con queste semole si preparano il pane, le pizze. le focacce e, in generale, i prodotti da forno. Da qui l’importanza di informare i consumatori.

In questa prima fase le analisi promosse hanno verificato la presenza o l’assenza di glifosato, il diserbante per il quale l’Unione Europea ha momentaneamente, mettiamola così, sospeso il giudizio. Il glifosato, com’è noto, è prodotto da una multinazionale americana – la Monsanto – che circa un anno fa si è fusa con la Bayer.

In questi giorni i Paesi che fanno parte dell’Unione Europea debbono decidere se prorogare per altri dieci o cinque anni la possibilità di utilizzare questo diserbante, o se bandirlo definitivamente dalla farmacopea agricola europea. In questo momento il giudizio è sospeso. I giudizi dei Paesi che fanno parte dell’Unione sono contrastanti: Italia e Francia, ad esempio, si sono pronunciati per bandire il glifosato dall’agricoltura europea; mentre Spagna e Regno Unito vorrebbero continuare ad utilizzarlo (la Germania si è astenuta).

Ma il tema che trattiamo oggi non riguarda tanto se continuare o no ad utilizzare il glifosato: oggi I Nuovi Vespri e GranoSalus informano i propri lettori e, in generale, i cittadini sulle analisi relative a venti marche di semola rimacinata di grano duro. Analisi, lo ribadiamo, che in questa fase riguardano solo la presenza o l’assenza di glifosato.

“Il nuovo test di GranoSalus, condotto da un primario laboratorio accreditato su 20 campioni di semole rimacinate di grano duro, contrassegnati da lotti – leggiamo nel sito di GranoSalus – rivela la presenza di residui di glifosato, un erbicida che è tuttora al centro di un dibattito scientifico sulla sua tossicità. Anche se dal test i residui sono in tutti i casi fortunatamente nei limiti di legge, occorre che l’Europa dica chiaramente se questa sostanza fa male oppure no senza mercanteggiare proroghe che quasi tutti i consumatori europei non vogliono”.

Cominciamo con le 14 marche di semola rimacinata di grano duro che contengono tracce di glifosato.

La semola Progeo Tre Grazie presenta 0,184 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Eurospin Tre Mulini presenta 0,167 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola De Cecco presenta 0,152 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Divella presenta 0,143 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola La Molisana presenta 0,142 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Granoro presenta 0,123 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Casillo presenta 0,112 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Casillo 100% grano italiano presenta 0,017 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Molino Martinucci presenta 0,104 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Semolificio Loiudice presenta 0,098 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Molino Mininni presenta 0,092 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Garofalo presenta 0,089 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Molino Flli Dell’Acqua presenta 0,075 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Despar presenta 0,029 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

Queste quattordici marche di semola presentano tracce di glifosato tracce di glifosato entro i limiti stabiliti dall’Unione Europea.

Detto questo, i consumatori italiani, visto che nel Sud Italia si produce grano duro privo di glifosato, possono utilizzare semole rimacinate di grano duro prive di glifosato. GranoSalus e I Nuovi Vespri, grazie alle analisi, hanno appurato che le seguenti sei marche di semola rimacinata di grano duro non contengono tracce di glifosato. Sono:

semola di rimacinato Auchan

semola di rimacinato Coop Viviverde Bio Cappelli

semola di rimacinato Molino Careccia (sede a Stigliano, Matera)

semola di rimacinato Molino Rossetto Cappelli (sede a Padova)

semola di rimacinato Molino Francesco Di Melfi

semole di rimacinato Eocene srl Tumminia (Salemi, Trapani).

Che dire? Rispetto alla pasta, “la quantità di glifosato riscontrata nelle stesse marche di semola risulta più alta. Dunque, Il fenomeno della contaminazione non migliora, ma peggiora”.

Non sta a noi stabilire il perché, in quattordici marche di semola rimacinata di grano duro sono presenti tracce di glifosato. Il dato è che le tracce di questo diserbante ci sono, pur entro i limiti – lo ribadiamo ancora una volta – previsti dalla legislazione europea.

E siccome noi siamo del Sud, viviamo nel Mezzogiorno d’Italia – dove, lo ribadiamo, il grano duro, per maturare, non ha certo bisogno del glifosato (UTILIZZATO INVECE NELLE AREE FREDDE E UMIDE DEL CANADA PER FAR MATURARE ARTIFICIALMENTE IL GRANO DURO COLTIVATO DA QUELLE PARTI) – non possiamo fare a meno di restare un po’ stupiti dall’aver riscontrato la presenza di tracce di glifosato in quattro marche di semole prodotte nel Meridione d’Italia: il riferimento è alla semola del Molino Martinucci, del Semolificio Loiudice e del Molino Mininni, tutt’e tre di Altamura, in Puglia. Lo stesso discorso vale per il Molino Flli dell’Acqua di Matera.

Leggiamo sempre sul sito di GranoSalus:

“Si conferma una presenza diffusa dell’ erbicida nelle semole prodotte dai
molini pugliesi e non solo. Tra questi, come sopra accennato, il marchio Casillo, leader nel mercato delle semole di grano duro nonché principale importatore di grano estero, pur riportando sulla confezione la dicitura “100% grano italiano”, presenta residui di glifosato. Eppure siamo di fronte ad un prodotto su cui è garantita la “rintracciabilità” del grano ed il grano è detto italiano. Da qui sorge un’ulteriore domanda: un ente di certificazione come CSQA in presenza di un divieto d’uso del glifosato sul grano, è tenuto a controllare attentamente il rispetto della norma ed anche l’assenza del glifosato nelle semole?”.

“Avevamo visto giusto con le precedenti analisi – prosegue la nota di GranoSalous – sebbene le industrie della pasta ci abbiano portato in Tribunale dove i ricorsi contro GranoSalus e I Nuovi Vespri sono stati tutti rigettati”.

Il sito di GranoSalus solleva anche un dubbio:

“Dunque, i residui di Glifosate (o glifosato) sia nelle semole De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Granoro, che presentano livelli più alti rispetto a quelli della pasta, sia nelle semole Progeo, Eurospin, Despar, Casillo, Martimucci, Loiudice, Mininni e F.lli Dell’Acqua, potrebbero indurre a sospettare che vi sia stata un’attività di miscelazione tra grani esteri e grani nazionali”.

Anche se “occorrerebbe però considerare che ci sono dei divieti. Il primo divieto è quello previsto dal regolamento di esecuzione (UE) 2016/1313 della Commissione del 1° agosto 2016, che ha modificato il regolamento di esecuzione (UE) n. 540/2011, e dal Decreto del Ministero della Salute entrato in vigore il 7 ottobre 2016, che presupporrebbe una tacita abrogazione dei limiti previsti dal regolamento comunitario n° 293 del 2013. Sicché anche piccole tracce di glifosato sotto i limiti di legge – rinvenibili nel grano e di conseguenza nella semola – potrebbero indurre a sospettare attività di miscelazione vietata”.

Quindi le conclusioni:

“Da oggi i consumatori hanno qualche risposta in più che evidenzia come sia possibile produrre cibi sani senza contaminanti. E alcune catene della grande distribuzione cominciano a dimostrare sensibilità al tema dei contaminanti”.

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/10/28/le-analisi-sulle-semole-ecco-quelle-che-contengono-glifosato-e-quelle-che-non-ne-contengono/

Monsanto dà il “bacio della morte” all’Europa…!

 

 

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Monsanto dà il “bacio della morte” all’Europa…!

Monsanto dà il ‘bacio della morte’ all’Europa, proteste contro il produttore mondiale di Glifosato.

L’Europarlamento boccia il glifosato: “Via in 5 anni”, con un bando dall’agricoltura che avverrà soltanto a partire dal 2022. Decisione che delude le aspettative delle associazioni italiane che speravano in uno stop immediato. Intanto, un nuovo studio californiano ha fatto emergere dati inquietanti: la concentrazione di glifosato nel sangue, dei pazienti sottoposti al test, è aumentata di 13 volte dal ’93 al 2016.

“L’idea di rinnovare la licenza dell’erbicida glifosato è un trucco, che non modifica nulla”, avverte Greenpeace Europa che attacca la proposta della Commissione Europea – approvata dal Parlamento europeo – sull’eliminazione in 5 anni del glifosato e del progressivo bando della sostanza entro la fine del 2022. Per la coalizione #stopglifosato, che raccoglie 45 associazioni italiane che si sono schierate contro l’utilizzo dell’erbicida, si tratta di una truffa. “Quello che conta è quanto e come si usa il glifosato, non quanto dura la licenza. Il Parlamento Europeo e gli europei vogliono un divieto, non un trucco che non cambia nulla”, ha dichiarato la coordinatrice per le politiche alimentari dell’organizzazione Franziska Achterberg.

La protesta organizzata a Bruxelles dalla coalizione di Stop Glyphosate si è svolta davanti al palazzo che ha ospitato la riunione degli esperti Ue: con un letto occupato da personaggi che rappresentavano l’Europa e Monsanto, la principale azienda produttrice di glifosato, impersonificati rispettivamente da un ragazza – nelle vesti della bella addormentata Europa – baciata da un ragazzo dalle sembianze di un teschio.

Per capire di cosa stiamo parlando bisogna sapere che l’uso del glifosato (formula molecolare C3H8NO5P, ndr), considerato un erbicida totale, “è vietato in Italia sul grano in pre raccolta a differenza di quanto avviene per quello straniero proveniente da Usa e Canada, dove ne viene fatto un uso intensivo nella fase di pre raccolta per seccare e garantire artificialmente un livello proteico elevato”, spiega la Coldiretti che, nel giorno del ‘Pasta Day’, ci tiene a ricordare come “l’etichetta garantisce un giusto riconoscimento del lavoro di oltre trecentomila aziende agricole italiane che lo coltivano (il grano, ndr), ma anche la valorizzazione un territorio di 2 milioni di ettari coltivati”.

Stando ai dati diffusi da Coldiretti: “Il nostro paese è il principale produttore europeo e secondo mondiale di grano duro, destinato alla pasta con 4,3 milioni di tonnellate su una superficie coltivata pari a circa 1,3 milioni di ettari che si concentra nell’Italia meridionale, soprattutto in Puglia e Sicilia che da sole rappresentano circa il 40% della produzione nazionale. Inoltre, gli italiani sono i maggiori consumatori mondiali di pasta con una media di 23,5 chili all’anno pro capite e leader nella produzione industriale con 3,2 milioni di tonnellate, davanti a Usa, Turchia e Brasile”.

 

fonte: http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Monsanto-bacio-della-morte-Europa-proteste-contro-produttore-mondiale-Glifosato-349d6e0c-cd89-431a-a96f-a59ce29e9149.html#foto-2

 

Cosa succede se pochi giganti controllano il nostro cibo?

 

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Cosa succede se pochi giganti controllano il nostro cibo?

Il potere sui sistemi di produzione del cibo si sta concentrando in poche mani, con effetti potenzialmente disastrosi sugli agricoltori e i consumatori

Esperti preoccupati per le maxi-fusioni nel sistema del cibo

 

(Rinnovabili.it) – Se le maxi fusioni tra giganti dell’agroindustria e della chimica proseguiranno con questo ritmo, l’accumulo di potere sulle modalità di produzione del cibo sul pianeta aumenterà al punto da causare gravi danni all’agricoltura e agli agricoltori. Lo afferma il nuovo rapporto dell’iPES, il panel internazionale di esperti sulla sostenibilità dei sistemi alimentari, presieduto dall’ex relatore speciale dell’ONU sul diritto al cibo, Olivier de Schutter.

Il dossier mette sotto la lente l’oligarchia delle grandi multinazionali agroalimentari e prova a tracciare degli scenari partendo dagli impatti dei grandi movimenti di capitale che stanno portando all’aggregazione di soggetti già leader del mercato. In questa partita, spiegano gli esperti dell’iPES, le piccole e medie imprese di coltivatori rischiano di dover far fronte a costi crescenti, che porteranno ad un aumento del prezzo finale anche per i consumatori.

Le grandi manovre dei colossi agrochimici sono iniziate nel 2015: dalla fusione da 130 miliardi di dollari tra Dow e DuPont all’acquisizione di Monsanto da parte di Bayer per 66 miliardi, fino al buyout da 43 miliardi di Syngenta operato da ChemChina, che ora pianifica una fusione con Sinochem nel 2018. Assistiamo ad una concentrazione senza precedenti nei settori delle sementi, dei fertilizzanti, della genetica animale e dei macchinari agricoli, con la nascita di player sempre più grandi e capaci di controllare i passaggi strategici di filiera: la logistica, la trasformazione e la vendita al dettaglio.

Questo consolidamento produce effetti negativi sul settore primario. Oggi, su 570 milioni di aziende agricole, il 70% è di piccola e media scala. Rendere i piccoli produttori sempre più dipendenti da una manciata di fornitori e acquirenti porta a una compressione dei loro redditi e li costringe a cambiare le modalità di produzione. Chi coltiva il nostro cibo sarà indotto ad investire sulle colture richieste dal mercato internazionale, che erodono la sicurezza alimentare a livello locale. Tutto perché l’unica speranza di accedere al mercato passa ormai per le grandi imprese, che adottano una strategia intelligente: non si assumono i rischi della produzione, ma si limitano a stipulare contratti-capestro con gli agricoltori, scaricando su di loro i rischi e negoziano i prezzi da una posizione di forza, poiché controllano gli snodi chiave della catena produttiva. Le fusioni degli ultimi anni consentiranno ai big di riunire i rispettivi capitali economici e politici, rafforzandone la capacità di influenzare il processo decisionale a livello nazionale e internazionale.

«Stiamo camminando su un terreno inesplorato – ha avvisato Pat Mooney, primo autore del rapporto – Se le offerte sul tavolo andranno a buon fine, tre aziende controlleranno oltre il 60% del mercato mondiale delle sementi. Gli agricoltori dovranno affrontare un aumento dei prezzi per i semi tra l’1,5 e il 5,5%». Le stesse tre sorelle avranno il dominio del 70% dell’industria agrochimica e del 75% del mercato dei pesticidi.

Le fusioni avranno l’effetto di accelerare un processo di integrazione verticale già in atto lungo tutta la filiera, arrivando fino ai supermercati. Viste le prospettive – spiega il rapporto – le imprese dominanti sono diventate troppo grandi per alimentare l’umanità in modo sostenibile, troppo grandi per operare in condizioni eque con gli altri attori della filiera e troppo grandi per aprirsi all’innovazione. Piuttosto che guidare i sistemi alimentari verso la sostenibilità, questo meccanismo rafforza solo la logica del modello agroindustriale, causando degrado ambientale e declino economico e sociale.

fonte: http://www.rinnovabili.it/alimentazione/pochi-giganti-controllano-cibo-333/

 

 

 

Perchè queste notizie i Tg non le danno? Costretti a mangiare OGM per legge! La Corte Europea IMPONE gli OGM in Italia!

 

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Perchè queste notizie i Tg non le danno? Costretti a mangiare OGM per legge! La Corte Europea IMPONE gli OGM in Italia!

 

La Corte Europea impone gli OGM in Italia: è polemica sul mais Mon810

Una sentenza della Corte di Giustizia Europea ha stabilito che gli OGM non possono essere vietati in Italia: il caso del mais Mon810.

Negli ultimi tempi è tornato prepotentemente al centro delle cronache lo spinoso caso che vede contrapposta l’Italia alle istituzioni comunitarie: l’oggetto del contendere riguarda infatti la coltivazione degli OGM (Organismi Geneticamente Modificati) e anche una sentenza della Corte di Giustizia Europea, in cui si ignora sostanzialmente quanto stabilito quattro anni fa da un decreto che metteva al bando il mais Mon810 della Monsanto, la multinazionale statunitense attiva nel settore delle biotecnologie agricole. Ma è utile ripercorrere questa intricata vicenda sin dall’inizio per capire meglio i contorni che ha assunto di recente.

LE COLTIVAZIONI OGM DI FIDENATO – Come è noto, tutto nasce nel 2009 con la decisione di Giorgio Fidenato, un imprenditore agricolo friulano, di coltivare nei suoi terreni in provincia di Pordenone il mais Mon810una varietà genericamente modificata della Monsanto e prodotta per combattere le perdite di raccolto causate dagli insetti. Nonostante agisse senza violare le norme dell’EFSA (European Food Safety Authority), Fidenato ha dovuto fare i conti con le norme in vigore nel nostro Paese che, sin dal 2001, impongono il rilascio di un’autorizzazione per le colture OGM. Dalla decisione dell’agricoltore di non sottostare al decreto del 2001 è nata una disputa legale protrattasi fino ai giorni nostri, tanto che lo stesso Fidenato coltiva ancora il Mon810 (nonostante il decreto interministeriale del 2013 firmato dall’allora Ministro delle Politiche Agricole, Nunzia De Girolamo), forte della decisione della Corte Europea del 2015.

L’INTERROGAZIONE IN COMMISSIONE AGRICOLTURA – La “querelle” nasce proprio dal fatto che la decisione della Corte con sede in Lussemburgo, dando ragione a Fidenato, ha minato l’autorità del Governo in carica nel 2013 e ha esautorato il nostro Paese dal poter decidere su una materia delicata. Di recente, alla Camera è stata presentata dalla deputata Serena Pellegrino una interrogazione in Commissione Agricolturasul rischio che si possano riaprire degli spiragli per le coltivazioni degli OGM. Secondo la Pellegrino, le parole del Ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, chiariscono che “in Italia è stato disposto in via definitiva il divieto di coltivazione di tutti i mais transgenici in corso di autorizzazione per l’immissione in commercio”. Sulla stessa linea è anche la Coldiretti che si rifà alla Direttiva Europea n. 412 del 2015, nella quale si dava all’Italia la possibilità di decidere autonomamente sugli OGM, sconfessando così il tribunale lussemburghese.

GLI SVILUPPI GIUDIZIARI – Tuttavia, la vicenda giudiziaria iniziata dopo che i campi di Fidenato erano stati sottoposti a sequestro (e prima che il Tribunale di Pordenone chiedesse l’intervento della Corte Europea), è ben lungi dall’essere conclusa, anche se si moltiplicano le evidenze circa le conseguenze negative delle coltivazioni del Mon810 sulla biodiversità e sull’incremento dell’inquinamento “genetico”. A far temere un colpo di coda sono le motivazioni della sentenza che dà ragione all’agricoltore: “Non sussistono prove scientifiche a supporto delle misure di emergenza richieste e viene meno anche il principio di precauzione”. Insomma, bisognerebbe attendere che gli OGM in questione si dimostrino nocivi prima di vietarli: un paradosso che, però, in futuro potrebbe aprire ad iniziative sulla scia di quella di Fidenato; questi ha intanto annunciato che la questione “verrà portata di nuovo alla Corte in sede pregiudiziale”. In attesa del nuovo capitolo giudiziario, da una recente indagine la posizione dei cittadini italiani emerge però in maniera netta: l’80% non si fida delle colture biotech e raramente porta in tavola prodotti transgenici.

Il Team di Breaknotizie

fonte: http://www.breaknotizie.com/la-corte-europea-impone-gli-ogm-in-italia-e-polemica-sul-mais-mon810/

Micotossine? Don? Pesticidi? Glifosato? Monsanto? Ma chi se ne frega: grano duro, a settembre raddoppiano le importazioni! …E ciaone al buon grano Italiano!

 

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Micotossine? Don? Pesticidi? Glifosato? Monsanto? Ma chi se ne frega: grano duro, a settembre raddoppiano le importazioni! …E ciaone al buon grano Italiano!

 

Grano duro, a settembre raddoppiano le importazioni

Il dato dell’import diffuso l’11 ottobre 2017 da Bmti – 250mila tonnellate – mentre i prezzi all’ingrosso del cereale pastificabile italiano perdono il 2% nello stesso mese. Foggia stabile su 227 euro/ton. Ismea (origine) fermo a 222,5

Borsa merci telematica italiana ha reso nota ieri, 11 ottobre 2017, la rilevazione sull’import italiano di grano duro dai paesi extra Ue di settembre 2017, comunicata dalla Dg Agricoltura della Commssione Ue: ben 250mila tonnellate, che significa raddoppiata rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Un quantitativo che ha inciso sul prezzo all’ingrosso delgrano duro nazionale fino in tutta Italia per un -2%, unitamente ad aspettative pesanti, indotte anche dalle elevate scorte italiane ed estere del cereale pastificabile. Il cedimento del prezzo del grano duro fino nazionale di settembre su agosto, registrato dall’Osservatorio prezzi della Camera di commercio di Foggia, era stato del  3,34%, ben maggiore della media nazionale elaborata da Bmti.

E a Foggia il grano duro fino nazionale all’ingrosso sempre ieri, 11 ottobre 2017, risulta nuovamente stabile dopo che il 4 ottobre si era assistito ad un nuovo calo, il quarto successivo cedimento rispetto alle quotazioni del 30 agosto. E così si continua a registrare da quella data una perdita, che nei valori massimi si attesta a -5,42%.

Nella seduta di ieri, la Borsa merci della Camera di commercio ha segnalato un livello di attività improntato alla calma, torna quindi la stabilità per il grano duro fino nazionale. Intanto, sul fronte dei prezzi all’origine, si segnala l’ultima rilevazione Ismea del 4 ottobre scorso a Foggia, che per questo cereale continua a segnalare un 222,5 euro, stabile, ma in perdita sui valori di fine agosto del 4,30%.

Il grano duro fino nazionale all’ingrosso a Foggia è stato quotato ieri l’altro a 222 euro la tonnellata sui valori minimi e 227 euro sui massimi, stabile sulla seduta del 4 ottobre in entrambi i casi. Questi gli esisti registrati dall’Osservatorio prezzi della Borsa merci della Camera di commercio del capoluogo pugliese, stante le condizioni di “franco partenza luogo di stoccaggio”. Si tratta di valori che si presentano decisamente più bassirispetto alle ultime tre sedute di agosto, nelle quali il cereale era stato quotato sempre a 240/235.

Il persistere dei cali nelle ultime sedute nei prezzi all’ingrosso del grano duro pastificabile nazionale in Puglia, e sulla stessa tendenza c’è anche il prezzo all’origine, risente – a questo punto – di più fattori.
Intanto iniziano a pesare le scorte elevate del cereale pastificabile, presenti sia in Italia che nel resto del mondo, che consentono a molini e pastifici di neutralizzare almeno in parte, e fino ad ora, gli effetti rialzisti della riduzione dell’offerta da parte del settore agricolo italiano, colpito dalla magra trebbiatura del 2017.

E poi c’è il deciso raddoppio dell’export. Ieri, in un comunicato stampa la Bmti, nel sottolineare come i prezzi siano in calo a settembre per i frumenti di origine nazionale, afferma: ”Ad incidere negativamente è stata soprattutto la pressione esercitata dall’ampia offerta di prodotto disponibile sul mercato estero. Nel caso del grano duro (fino), i prezzi hanno ceduto il 2% su base mensile, scendendo sui 230 euro/t ma mantenendosi più alti del 24% rispetto allo scorso anno”.

Bmti riferisce così della sua analisi mensile sul mercato cerealicolo, realizzata sulla base dei prezzi ufficiali all’ingrosso rilevati dalle Camere di commercio italiane. “In particolare, nonostante la conferma di un raccoltonazionale in deciso calo rispetto al 2016, le quotazioni del grano duro hanno risentito del considerevole afflusso di prodotto estero – continua la nota –l’analisi dei dati diffusi dalla Dg Agricoltura della Commissione Europea mostra che a settembre l’import italiano dai paesi extra Ue (Canada in primis) è stato pari ad oltre 250mila tonnellate, quasi il doppio rispetto allo scorso anno e ai massimi delle ultime annate”.

A Foggia, intanto, si affievolisce la differenza di prezzo tra il nuovo raccolto ed il vecchio. Con questi valori infatti il prezzo del grano duro fino nazionale all’ingrosso risulta aumentato solo del 19,47% se si raffronta il prezzo massimo registrato ieri con quello fissato sulla piazza di Foggia dalla Borsa merci della Camera di commercio il 7 giugno scorso: 190 euro alla tonnellata. Lo stesso differenziale aveva raggiunto il 26,31% nella seduta del 30 agosto 2017.

Inoltre, su base annua, il prezzo massimo all’ingrosso risulta maggiore rispetto alla quotazione del 12 ottobre 2016 – 207,00 euro alla tonnellata – del 9,66%, anche se questa forbice nelle ultime quattro sedute del 2017 appare ridursi, anche per l’incremento dei prezzi conosciuto dal grano duro sulla piazza di Foggia nelle corrispondenti sedute di un anno fa.

L’ultima rilevazione di Ismea sui prezzi medi all’origine del grano duro fino nazionale sulla piazza di Foggia – 222,5 euro alla tonnellata alle condizioni di “franco magazzino – partenza” – risale al 4 ottobre scorso e viene riferita come stabile sulle settimane precedenti. Ismea aveva rilevato però un prezzo medio il 29 agosto di 232,5 euro la tonnellata, rispetto alla quale si continua a registrare una perdita secca del -4,30%.

fonte: http://agronotizie.imagelinenetwork.com/agricoltura-economia-politica/2017/10/12/grano-duro-a-settembre-raddoppiano-le-importazioni/55927?ref=cookie-accepted

La Natura non la freghi: i parassiti si adattano sempre più in fretta agli OGM…!

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La Natura non la freghi: i parassiti si adattano sempre più in fretta agli OGM…!

La scoperta dei ricercatori dell’Università dell’Arizona: I parassiti si adattano sempre più in fretta agli OGM.

In soli 5 anni molti parassiti sviluppano la resistenza agli OGM

 

(Rinnovabili.it) – Quasi cento milioni di ettari di terreni agricoli nel mondo, lo scorso anno sono stati coltivati con soia, mais e cotone Bt. Si tratta di colture OGM capaci di produrre una proteina codificata dal transgene del Bacillus thuringiensis, un batterio tossico per alcuni parassiti.

Utilizzato anche nel biologico, anche se in maniera differente (fitofarmaci contenenti il batterio vengono spruzzati sulle piante, mentre le colture OGM sono in grado di produrre da sole la tossina), negli anni ha ricevuto alcune critiche: sono emerse prove che, con il passare del tempo, gli insetti sviluppavano una resistenza alla tossina, rendendola inutile. Oggi un nuovo studio rivela che la resistenza dei parassiti alle colture di Bt sta evolvendo più velocemente di prima.

I ricercatori dell’Università di Tucson (Arizona) hanno lavorato per scoprire perché i parassiti  si siano adattati rapidamente in alcuni casi, ma non altri. Quando nel 1996 le colture OGM basate sul Bacillus thuringiensis furono introdotte per la prima volta, nessuno sapeva quanto rapidamente gli insetti nocivi si sarebbero adattati. Ma come spesso accade, venne data priorità al commercio: non per nulla, tra le aziende che volevano diffondere questo tipo di colture c’erano colossi del calibro di Monsanto.

Dopo vent’anni, la scienza torna a porsi il problema. I ricercatori hanno analizzato i dati ricavati da 36 casi che studiano le risposte al Bt di 15 specie di parassiti in 10 paesi in tutti i continenti (eccetto l’Antartide). Hanno scoperto che l’efficacia delle colture Bt si è ridotta in 16 casi nel solo 2016, rispetto ai tre casi appena rilevati al 2005. In questi 16 casi, i parassiti hanno sviluppato la resistenza in un tempo medio di poco superiore ai cinque anni.

Gli esperti supportano la tesi che coltivare “piante rifugio” permetta di allungare i tempi in cui gli insetti sviluppano la resistenza ala proteina degli OGM. I rifugi sono piante non OGM che i parassiti possono mangiare senza esporsi alle tossine Bt. Mettere a dimora queste piante vicino ai campi di mais, cotone o soia modificata riduce le probabilità che due insetti resistenti si mescolino l’uno con l’altro. Secondo le leggi dell’evoluzione, gli accoppiamenti tra un genitore resistente e un genitore non resistente producono prole che vulnerabile alla coltura Bt.

 

fonte: http://www.rinnovabili.it/alimentazione/parassiti-adattano-ogm-333/

Glifosato, storia di un veleno da cui è impossibile difendersi

 

Glifosato

 

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Glifosato, storia di un veleno da cui è impossibile difendersi

Biscotti, farine, corn flakes, pasta, ma anche acqua potabile del rubinetto di casa (acquista qui il numero) e le baguette precotte da supermercato. E ancora: abbigliamento, come l’intimo per bambini, e matrici biologiche come le urine di 14 donne incinte. Sono oltre cento le matrici analizzate dal Salvagente in un anno e mezzo per verificare la presenza di glifosato: un numero impressionante se pensiamo che il Piano di controllo del ministero della Salute ha previsto l’analisi di soli 25 campioni di grano, di cui solo 13 proveniente dall’estero.

Il 5 ottobre gli Stati membri sono chiamati a esprimersi sulla richiesta della Ue di autorizzare per altri 10 anni l’uso del glifosato. Oggi la Coalizione StopGlifosato ha organizzato un tweetstorm per chiedere er chiedere al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, al ministro delle Politiche agricole Alimentari e Forestali, Maurizio Martina, alla ministra della Salute, Beatrice Lorenzin e al ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, che l’Italia il 5 ottobre dica a Bruxelles “No alla ri-autorizzazione per altri 10 anni dell’uso del glifosato” e che, come ha fatto il governo austriaco, chieda alla Commisione Ue l’apertura di un’indagine sulla valutazione di rischio relativo al glifosato condotta dall’Efsa, nella quale sono stati copiate e incollate decine e decine di pagine prese dai documenti della Monsanto.

“Nessuno è al sicuro”

I risultati più sorprendenti sicuramente sono quelli che abbiamo pubblicato nel numero di giugno 2017. Non serve infatti vivere vicino ai campi, il rischio di essere contaminati dal glifosato è reale anche abitando al centro di una grande città come Roma. Le analisi condotte dal Salvagente, in collaborazione con l’associazione A Sud, parlano chiaro: 14 donne su 14 esaminate sono risultate positive alla ricerca di glifosato nelle loro urine.

I quantitativi di glifosato riscontrati dalle analisi vanno da 0,43 nanogrammi per millilitro di urina fino a 3,48 nanogrammi. Pochi? Molti? Impossibile dare un giudizio, dal momento che non esistono quantità massime consentite. Quel che è certo è che il glifosato non dovrebbe mai essere presente nel nostro organismo, tanto meno in quello dei nascituri.

Cos’è il glifosato

Il glifosato è un erbicida non selettivo impiegato sia su colture arboree che erbacee e aree non destinate alle colture agrarie (industriali, civili, argini, scoline, ecc.). È attualmente utilizzato in 750 prodotti per l’agricoltura: tra quelli che lo contengono come principio attivo il più noto è certamente il Roundup della Monsanto, una miniera d’oro per gli affari della multinazionale di biotecnologie agrarie. Basti pensare che secondo le stime della US Geological Survey, il consumo dell’erbicida è passato dai 67 milioni di chili del 1995 (l’anno precedente alla coltivazione dei campi Ogm) agli 826 milioni di chili del 2014, e la tendenza è quella di crescere, perché le piante infestanti sono sempre più resistenti e quindi hanno bisogno di dosi maggiori della sostanza per avere lo stesso effetto.

La Iarc e l’Efsa: due pareri discordanti

Il glifosato ha fatto il suo ingresso sulla scena scientifica e politica a marzo dello scorso anno quando una monografia della Iarc, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, ha revisionato tutti gli studi scientifici in materia e ha concluso classificando l’erbicida come genotossico (in grado cioè di danneggiare il Dna), sicuro cancerogeno per gli animali e probabile cancerogeno per l’uomo. Pochi mesi dopo l’Efsa ha ribaltato le conclusioni della Iarc sostenendo che è improbabile che il glifosato rappresenti un rischio cancerogeno per gli umani. Una presa di posizione che ha prestato il fianco a molte critiche che hanno a che fare, innanzitutto, con l’indipendenza degli autori che hanno firmato lo studio su cui l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare ha basato le sue conclusioni. Questo studio risulta scritto dalla Gliphosate task force, ovvero un gruppo in cui collaborano i produttori di fitofarmaci o meglio le aziende che hanno chiesto di poter vendere il glifosato nei paesi dell’Unione europea. Il rapporto tedesco (commissionato dall’Istituto federale tedesco per la valutazione del rischio (Bfr) di 947 pagine consiste sostanzialmente in una serie di riassunti di studi commissionati da quelle aziende per indagare gli effetti del glifosato sulla salute.

Lo scandalo Monsanto Papers e il copia-incolla dell’Efsa

A luglio scorso scoppia lo scandalo dei Monsanto Papers. In quelle carte non ci sono solo le pressioni esercitate da Monsanto sulla Iarc, l’Agenzia internazionale sulla ricerca contro il cancro, che ha definito come “probabile cancerogeno” il glifosato (principio attivo del RoundUp, l’erbicida più usato al mondo), e testimoniate dall’inchiesta condotta da Le Monde. Dai Monsanto Papers emergono anche i condizionamenti messi in atto dal big dei pesticidi sull’Epa, l’Autorità di protezione ambientale, competente a rilasciare negli Stati Uniti le licenze all’uso dei pesticidi.

Non solo. A settembre scoppia anche il caso del copia-incolla dell’Efsa: nel parere nel quale l’Autorità per la sicurezza alimentare europea ha dato il via libera alla Ue per ri-aiutorizzare il glifosato, sono state copiate di sana pianta un centinaio di pagine direttametne dai documenti della Monsanto con i quali il big dell’agritech perorava l’innocuità del suo RoundUp.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/10/03/glifosato-storia-di-un-veleno-da-cui-e-impossibile-difendersi/26519/