OGM – 20 anni di corruzione e frodi scientifiche. Dal cotone alla senape, gli agricoltori e la biodiversità vengono sacrificati, con qualumque mezzo, in nome del profitto della Monsanto.

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OGM – 20 anni di corruzione e frodi scientifiche. Dal cotone alla senape, gli agricoltori e la biodiversità vengono sacrificati, con qualumque mezzo, in nome del profitto della Monsanto.

20 anni di corruzione e frodi scientifiche, dal cotone alla senape ogm
La corruzione per introdurre illegalmente il cotone Bt in India si sta ripetendo con la senape ogm. Gli agricoltori e la biodiversità vengono sacrificati in nome del profitto della Monsanto.

Il cartello dei veleni, le sei multinazionali produttrici di pesticidi e ogm che hanno in mano le sementi del mondo, sta corrompendo i nostri governi, le nostre agenzie di regolamentazione e alcuni nostri scienziati per promuovere i loro organismi geneticamente modificati (ogm), che sono pericolosi e non funzionano, e per richiedere brevetti e royalty sulla base di frodi scientifiche.

I tentativi di corruzione delle agenzie di regolamentazione da parte della Monsanto e i suoi attacchi alla scienza sono ogni giorno sempre più evidenti. I Monsanto papers, resi pubblici dopo la loro scoperta in un’azione legale contro la Monsanto intrapresa da undici vittime di cancro, mostrano che non solo i prodotti della Monsanto (Roundup e le colture Roundup Ready) sono cancerogeni ma che ha anche attaccato l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e gli scienziati che hanno provato la correlazione con il cancro.

Monsanto e l’introduzione illegale degli ogm in India

L’introduzione illegale degli ogm in India è iniziata il 10 marzo 1995 quando la Mahyco (Maharastra hybrid seeds company) ha importato 10 grammi di sementi di cotone Bt della Monsanto senza l’approvazione del Genetic engineering appraisal committee (Geac), che è l’unico ente che può dare il permesso per importare sostanze geneticamente modificate (in questo caso, sementi). Nel 1998 la Monsanto ha fatto un accordo esclusivo con Mahyco e ha creato una joint venture per introdurre il cotone ogm in India.

Così nel 1998 Monsanto e Mahyco hanno iniziato illegalmente alcune prove sul campo per il cotone Bt in 40 zone e io stessa ho dovuto intraprendere un’azione legale (Writ petition numero 71 del 1999) contro di loro e contro il governo per sostenere le nostre leggi sulla biosicurezza.

L’introduzione illegale degli ogm in India è iniziata il 10 marzo 1995

A marzo 2002, il ministero dell’Ambiente ha ammesso presso la Corte suprema che il cotone Bt comporta rischi significativi. In una nostra causa abbiamo ripetuto la nostra preghiera: che nessun ogm, incluso il cotone Bt, dovrebbe essere permesso senza un processo normativo, indipendente e solido. Abbiamo anche richiesto un’indagine su come il cotone Bt si sia diffuso illegalmente in India e che gli agricoltori fossero risarciti.

Eppure, pochi giorni dopo che il cotone Bt era stato dichiarato pericoloso dalla Geac, è stato dichiarato sicuro nel caso della Monsanto. Così, la Monsanto ha ottenuto il permesso per introdurre il cotone Bt Bollgard I. Questa è una dimostrazione spudorata di corruzione. Gli agricoltori e la nostra biodiversità sono stati sacrificati in nome dei profitti della Monsanto.

Le conseguenze del cotone Bt

nostri studi hanno dimostrato che quasi il 60 per cento degli organismi benèfici per il suolo sono stati uccisi dalla tossina Bt nei campi di cotone di Vidarbha, nello stato occidentale di Maharashtra in India. Sulle piante di cotone Bt non ci sono più insetti impollinatori e l’industria del miele in queste aree è crollata. Già nella fase di sperimentazione era chiaro che il cotone Bt non funziona come tecnologia contro i parassiti. Infatti, si sono formati nuovi parassiti e l’afide del cotone è diventato resistente.

La giustificazione principale a sostegno dell’ingegneria genetica della tossina Bt sulle colture è che questa ridurrebbe l’uso di insetticidi. Un opuscolo della Monsanto mostrava un’immagine di alcuni afidi con la scritta: “Li vedrete sul vostro cotone ma è normale, non spruzzare pesticidi”. Tuttavia, sono emersi nuovi parassiti, gli afidi del cotone sono diventati resistenti e gli agricoltori stanno usando più pesticidi che mai.

La Monsanto ha ingannato gli agricoltori e il governo non è riuscito a disciplinarla secondo le leggi della biosicurezza. Il fallimento del governo nella regolamentazione degli ogm e il fallimento del tribunale nell’implementazione delle leggi hanno portato a migliaia di suicidi tra gli agricoltori.

Sulle piante di cotone bt non ci sono più insetti impollinatori e l’industria del miele in queste aree è crollata

La Monsanto ha usato il fallimento della propria tecnologia come scusa per vendere il cotone ogm Bollard II a prezzi più elevati e con maggiori royalty (illegali). La Monsanto, infatti, non può legalmente riscuotere royalty sulle sementi in India perché le leggi indiane sui brevetti non riconoscono le sementi, le piante e gli animali come “invenzioni”.

Quando il governo ha approvato un provvedimento sul controllo dei prezzi delle sementi la Monsanto ha intrapreso un’azione giuridica contro il governo che è stata chiusa solo dopo il nostro intervento. Adesso la Monsanto sta sfidando l’articolo 3 della nostra legge sui brevetti alla Corte suprema di Delhi, dove sono dovuta intervenire un’altra volta. La Monsanto controlla il 95 per cento del settore delle sementi di cotone e quando la commissione sulla concorrenza ha iniziato un’indagine sul monopolio, ha portato perfino la commissione in tribunale.

Dal cotone Bt alla senape ogm

La corruzione a cui abbiamo assistito con il cotone Bt a discapito degli agricoltori e dell’ambiente sta per essere ripetuta con la senape ogm. La senape ogm è frutto di trasformazioni genetiche e dell’introduzione di geni da organismi non collegati. La frode scientifica principale nella promozione della senape ogm è negare la sua resistenza ai pesticidi, nonostante contenga il gene Bar che produce la proteina Pat (Phosphynothricin acetyltransferase) che crea resistenza all’erbicida Basta (glufosinate ammonium).

Un altro imbroglio scientifico è l’affermazione che la senape ogm non comporta rischi di contaminazione genetica attraverso l’impollinazione, sebbene sia una coltura incline all’impollinazione incrociata.

La frode scientifica principale nella promozione della senape ogm è negare la sua resistenza ai pesticidi

La senape è il nostro cibo, la nostra cultura. Mangiamo le sue foglie nel sarson da saag, i semi come condimento, l’olio in cucina e in medicina. La senape è cibo sia per le persone che per gli animali. Eppure, non è stato effettuato nessun test. Un’analisi afferma – senza basi scientifiche – che la senape ogm “non presenta rischi di effetti collaterali sulla salute e la sicurezza di persone e animali”. Non sono stati condotti test su nessun cibo della dieta indiana. Eppure, viene affermato che è sicura. L’assenza di test non è una prova di sicurezza.

Promuovere un tipo di senape che ha caratteristiche di resistenza agli erbicidi viola le raccomandazioni del comitato tecnico della corte suprema che ha dichiarato che non dovrebbe essere autorizzato nessun ogm tollerante agli erbicidi e nessuna coltura ogm di cui l’india è centro di diversità. Questo per proteggere la nostra biodiversità, che è un obbligo secondo la legge.

La maggior parte degli stati che coltivano senape hanno affermato che non autorizzeranno la senape ogm. Ignorare i diritti degli stati per prendere decisioni sovrane sugli ogm è una violazione della costituzione e del quadro normativo sulla biodiversità. La lezione tragica del cotone Bt dovrebbe aiutarci a evitare la distruzione delle vite dei nostri agricoltori e del nostro patrimonio naturale. L’integrità della scienza, della nostra sovranità, della nostra biodiversità e della nostra democrazia è a rischio nei casi del cotone Bt e della senape ogm. Vent’anni di corruzione politica e truffe scientifiche sono abbastanza.

 

tratto da: https://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/pesticidi-mondo-navdanya-international

 

 

Glifosato, il sogno impossibile di una natura sterilizzata

 

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Glifosato, il sogno impossibile di una natura sterilizzata

Il glifosato è il principio attivo più usato in agricoltura; è un disseccante, e ci racconta bene la relazione che il mondo “sviluppato” ha con l’agricoltura e, più in generale, con la natura.

Infatti non viene impiegato solo dagli agricoltori, ma anche da tante pubbliche e private amministrazioni per “tenere sotto controllo” le erbe indesiderate: si usa per il verde pubblico (una normativa europea ha stabilito che non si possa più fare, ma gli Stati membri hanno tempo fino al 2020 per adeguarsi), per “pulire” i bordi delle strade, i vialetti d’accesso delle case private, quelli di alberghi e ristoranti, per “punire” quei fili d’erba che si azzardano a comparire tra una mattonella e l’altra dei cortili pavimentati. Si spande glifosato sulle scarpate di fianco ai binari, qualche volta anche tra i binari stessi, lungo le autostrade, insomma in tutte quelle situazioni non agricole in cui si sceglie di risparmiare tempo, fatica, e denaro (non necessariamente in questo ordine di priorità) per la manutenzione.

Per quanto riguarda il mondo agricolo, il glifosato dovrebbe servire a combattere le erbe infestanti.

Una delle ragioni del suo uso massiccio nelle aree in cui si coltivano grandi estensioni e nelle quali è consentita la coltivazione di Ogm sta nel fatto che una delle modifiche genetiche che sono state ottenute dall’ingegneria genetica è la resistenza di un tipo di mais e un tipo di soia al RoundUp, ovvero a un diserbante che ha il glifosato tra i suoi ingredienti principali. I campi di soia e mais RR (RoundUp Ready) possono essere serenamente irrorati con l’erbicida senza che l’agricoltore debba temere il disseccamento della coltura target.

Purtroppo però, l’uso prolungato seleziona specie e ceppi di erbacce resistenti, che vengono combattuti alzando i dosaggi, cosa che avviene in tanta parte di America Latina, Usa e non solo, determinando un accumulo progressivo nell’ambiente e nella catena alimentare.

Ma anche alle nostre latitudini se ne usa parecchio, perchè, Ogm a parte, ci siamo messi in testa che anche l’agricoltura, come il vialetto pavimentato che porta al nostro garage, debba essere pulita, ordinata e non debba prendere iniziative.

Se impiantiamo un frutteto ci devono stare solo gli alberi, qualunque altra presenza non è autorizzata e dunque la combattiamo come fosse una questione di legittima difesa. Se impiantiamo un vigneto ci comportiamo come se quel vigneto fosse completamente scollegato dal resto dell’universo, come se il suolo, anziché essere un organismo vivente, che ha proprie logiche e dinamiche di reazione, e ospita altri abitanti oltre a quelli che noi stiamo coltivando, fosse invece solo un substrato inerte e così si deve comportare. Se potessimo coltivare un vigneto su una spianata di cemento, allora sì che sarebbe tutto più semplice. Ma non possiamo, e allora facciamo quanto in nostro potere per rendere il suolo delle vigne quanto più simile a una spianata di cemento.

Ovviamente tutto questo lo fa solo un determinato tipo di agricoltura, così come la parte relativa al verde pubblico e privato è gestita in quel modo solo da un determinato tipo di cittadini e di amministrazioni.

Per fortuna, infatti, esistono agricoltori e cittadini che cercano di disturbare il meno possibile l’universo, e per farlo sono disposti a qualche fatica e a un po’ di studio. Addirittura: sono disposti a dedicare parte dei loro bilanci alla cura dell’universo in cui mangiano, bevono, respirano.

Ci sono sistemi agricoli, praticabili anche sulle grandi superfici, che consentono di controllare l’inerbimento senza utilizzare la chimica. Le false semine per quel che riguarda i cereali, per esempio, la rotazione delle colture, la pacciamatura o il sovescio. O ancora l’impiego di tecniche meccaniche, senza dimenticare la cara e vecchia zappa, soprattutto nei frutteti e nei vigneti, che richiede tempo e fatica che però poi vanno pagati.

Certo, ci va più cura, più tempo, più lavoro e più attenzione. E ci andrebbe anche un pochino di tecnologia. Perchè, restando ai cereali, molto si potrebbe risolvere con delle mietitrebbia capaci di selezionare meglio i semi desiderati escludendo gli altri.

C’è poi la scelta di quel che si coltiva. I grani antichi, per esempio, sono più alti di quelli “moderni”. Questo li rende un pochino meno redditizi (allettano più facilmente), ma anche meno interessati alla questione delle erbacce, perché fanno sì che il terreno prenda meno luce, per cui si sviluppano meno erbe. Inoltre, essendo più alti, al momento della mietitura sarà più semplice escludere il livello delle erbe. Ricordiamoci anche questo quando decidiamo quale pane, pasta o farina comprare. I grani antichi, oltre ad avere naturalmente meno glutine di quelli moderni, sono anche meno bisognosi di chimica nella fase di produzione.

In più crescono bene solo in luoghi con un clima sufficientemente asciutto e una quantità di ore di luce adeguata. Luoghi dove non c’è bisogno di quelle irrorazioni di glifosato che in alcuni Paesi sono lecite, per esempio il Canada (…avete presente il Ceta?): prima del raccolto si nebulizza un po’ di glifosato sui campi, così si è sicuri che tutto secca per bene e non si creeranno muffe indesiderate nel grano stoccato o nelle farine, che si manterranno per un sacco di tempo, potranno fare il giro del mondo e arrivare da noi a costi bassissimi rispetto a quelli delle farine da grani antichi. Evviva.

Così torniamo da capo: vogliamo cibo a costi ridicoli? Lo possiamo avere, ma dobbiamo sapere cosa implica la semina su sodo (che fa risparmiare tempo e denaro, protegge il suolo dall’erosione, ma spesso è abbinata all’utilizzo di erbicidi), dobbiamo sapere che tutto quel residuo chimico non “sparisce”, solo perché nei prodotti non lo ritroveremo (ammesso e non concesso), ma va a finire nel sottosuolo e dunque nelle acque e dunque nei fiumi, nei mari, nei pesci. Che noi mangiamo. E li mangiano anche quelli che diserbano a mano e non inquinano il vialetto del garage. Li mangiano anche quelli che vivono dall’altra parte del globo, non hanno né campi da coltivare, né vialetti, né garage, ma solo un villaggio su un’isola dove cercano di vivere in pace pescando e crescendo i propri figli.

Un recente studio ci racconta della presenza di glifosato nelle nostre urine: lì proprio non ci dovrebbe essere. Vogliamo aspettare che i governi ci indichino un limite legale di glifosato anche nei nostri fluidi corporei? Dopodiché, vedendo qualcuno accostare l’auto nella piazzola di emergenza e scendere slacciandosi la cintura potremo dire: “gli scappa da diserbare”.

 

 

fonte: http://www.slowfood.it/glifosato-il-sogno-impossibile-di-una-natura-sterilizzata/

 

La Natura si ribella – L’Amaranto, l’antica pianta sacra degli Incas, attacca le colture OGM !!

 

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La Natura si ribella – L’Amaranto, l’antica pianta sacra degli Incas, attacca le colture OGM !!

La Natura si ribella e infesta le coltivazioni OGM

Amaranto, l’antica pianta sacra degli Incas attacca le colture OGM

Panico tra gli agricoltori proOGM negli Stati Uniti.
Le loro colture di soia OGM, nonostante i massicci trattamenti chimici, non riescono a tenere alla larga l’antico cereale naturale dell’Amaranto, che si ribella infestando i loro campi.
Gli agricoltori statunitensi hanno dovuto lasciare cinquemila ettari di  soia transgenica, mentre altri cinquantamila sono seriamente minacciati.
Già nel 2004, un agricoltore di Atlanta osservò che diverse piante di amaranto resistevano al potente e cancerogeno erbicida Roundup. Da allora la situazione è peggiorata e il fenomeno si è diffuso in Sud e Nord Carolina, Arkansas, Tennessee e Missouri. Secondo un gruppo di scienziati britannici dal Centro di Ecologia e Idrologia, vi è stato un trasferimento dei geni tra la pianta geneticamente modificata e alcune erbacce come l’amaranto.
Questo indesiderato e pericoloso risultato, contraddice le affermazioni dei sostenitori pro-OGM che affermano che un’ibridazione tra una pianta OGM e una pianta naturale è semplicemente “impossibile“….
A quanto pare Madre Natura si sta ribellando, portando a galla le pericolose menzogne dell’agricoltura chimico/industriale che attualmente sta avvelenando la terra, gli animali e noi esseri umani.
L’erbicida potente usato, il Roundup, ha esercitato un’enorme pressione sulle piante, che hanno ulteriormente aumentato la velocità di adattamento.
” A quanto pare un gene per la resistenza agli erbicidi ha dato vita ad un impianto ibrido…
L’unica soluzione è strappare le erbacce a mano, come “una volta“, ma questo non è più possibile date le enormi dimensioni delle colture….
Inoltre, essendo profondamente radicate al suolo, questi cereali antichi sono molto difficili da estirpare.
Possiamo dire che il Karma gira anche nell’agricoltura!
E ‘divertente notare che l’amaranto, ormai considerato un “diabolica” pianta per l’agricoltura chimico/industriale degli OGM è al contrario una pianta sacra per gli Incas. Essa appartiene ai cibi più antichi del mondo.
Ogni pianta produce una media di 12.000 grani l’anno e produce molte più proteine della soia ogm, inoltre produce vitamine A e C, e sali minerali.
L’Amaranto sopporta la maggior parte degli sbalzi climatici, e non ha problemi con gli insetti o con le malattie, tanto meno con la mania di prepotenza prodotta dall’incoscienza dell’uomo.
Noi tutti amanti della Natura dovremmo ringraziare la pianta sacra dell’Amaranto e da essa prendere esempio, perché come lei resiste ai pazzi esperimenti dell’uomo, noi dovremmo fare altrettanto resistendo a chi fa le guerre in nome nostro, a chi crea le crisi economiche volendoci tutti schiavi, a chi distrugge la Natura in nome di un falso progresso e che ci rinchiudi in tutte queste città soffocanti che ci rendono deboli ed insensibili ai problemi del mondo.
fonte: http://curiosity2017.blogspot.it/2017/03/blog-post.html

Il paradosso della Germania prima impone il Glifosato all’Unione Europea, poi lo vieta in casa sua… Non Vi puzza di enorme paraculata per favorire la propria industria (Bayer-Monsanto) sulla pelle degli Europei?

 

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Il paradosso della Germania prima impone il Glifosato all’Unione Europea, poi lo vieta in casa sua…  Non Vi puzza di enorme paraculata per favorire la propria industria (Bayer-Monsanto) sulla pelle degli Europei?

 

Prima si astiene, poi vota a favore dell’uso del glifosato ma solo in casa altrui. Perché ora la Germaniavuole vietare a casa propria il famigerato pesticida, considerato “probabile cancerogeno” dalla Iarc e finito nella bufera dopo la pubblicazione dei Monsanto papers perché la multinazionale avrebbe condizionato il giudizio “assolutorio” dell’Efsa.

Socialdemocratici e Verdi vogliono il divieto

Se la Csu, il partito della cancelliera Merkel, spinge per un divieto all’uso privato (nei giardini di casa, per intenderci) già in vigore in Italia, i socialdemocratici della Spd e i Verdi stanno spingendo per un divieto nazionale completo. Harald Ebner, l’esperto che per i Grün tedeschi ha seguito il dossier Glifosato, ha insistito sul fatto “che il divieto di uso privato rappresenterebbe una piccola riduzione della quantità di glifosato utilizzato nel paese e non gioverebbe all’ambiente e alla salute”. Servirebbe insomma una messa al bando completa anche per gli usi agricoli (ma gli agricoltori tedeschi si sono sempre schierati in Europa a favore del rinnovo della licenza).

Dall’astensione al Sì per il rinnovo della licenza in Europa

Lo stallo è totale visto che a Berlino dopo quasi 4 mesi dalle elezioni manca ancora un governo. E proprio in questa incertezza istituzionale che sarebbe nato il “voltafaccia” tedesco in Europa sul glifosato. In sintesi: in ben due occasioni la Germania a settembre e ottobre si è astenuta mentre a sorpresa il 27 novembre ha abbandonato l’Italia e la Francia ferme sul loro “No”, e si è schierata per il “Sì” al rinnovo della licenza per altri 5 anni del glifosato in Europa. Voti che hanno contato nella decisione finale in favore di quella Monsanto (proprietaria del RoundUp, l’erbificida più usato al mondo a base di glifosato) che dovrebbe anche in sposa alla tedesca Bayer.

La cancelliera in mezzo al guado

La Merkel ancora senza una maggioranza per il suo terzo mandato non ha digerito il voto favorevoledella Germania in Europa. Secondo i retroscena, la decisione di votare a favore della licenza è stata presa dal ministro dell’Agricoltura Christian Schmidt senza il sostegno del ministero dell’Ambiente. Per quel voto  Schmidt fu è stato redarguito dalla cancelliera  Merkel che ora di fronte alla richiesta opposta (mettere al bando il glifosato) per giunta a casa propria rischia davvero una brutta figura con i consumatori europei.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/12/19/glifosato-prima-berlino-lo-impone-alla-ue-e-poi-lo-vieta-a-casa-sua/29621/

Glifosato, la presa per i fondelli della Commissione Ue ai cittadini europei

 

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Glifosato, la presa per i fondelli della Commissione Ue ai cittadini europei

“Le feuilleton du glyphosate continue”. La soap opera del glifosato continua. Così le Monde nell’edizione di oggi commenta la risposta della Commissione europea finalmente arrivata ieri alla Ice di 1,3 milioni di cittadini europei che chiedevano #StopGlifosato. I nostri lettori conoscono bene la petizione, molti la hanno anche firmata dato che il Salvagente era tra i sostenitori. Quello che attendevano era la risposta, doverosa (anzi obbligatoria) della Commissione. Che è arrivata – come si direbbe a Roma – “dopo i fuochi”, ossia dopo la decisione del 27 novembre di rinnovare l’autorizzazione al glifosato per altri 5 anni.

E le argomentazioni sono sembrate ai più decisamente poco chiare. L’esecutivo di Bruxelles si è spesso limitato a contestare le preoccupazioni dei cittadini come “senza fondamento”.

Promesse vuote

Ha promesso il miglioramento della “trasparenza degli studi commissionati dall’industria e il rafforzamento della governance nella conduzione di questi studi” senza farci capire in che modo voglia raggiungere un obiettivo che proprio in questa vicenda ha mostrato di essere molto lontano da ottenere. Certo, ha promesso più soldi e prerogative all’Efsa, ma ha dimenticato di chiarire come intende ristabilire un clima di fiducia sull’agenzia, dopo i clamorosi casi di “copia-incolla” dai documenti Monsanto sulle relazioni che riguardano il glifosato.

E ha rimandato alla primavera del prossimo anno ogni spiegazione sulle misure che intenderebbe avviare.

Ridurre i pesticidi? Non è tra gli obiettivi

Ancora più elusiva la risposta alla terza domanda della Ice, quella che chiedeva di limitare l’uso di pesticidi nella Ue. Niente da fare, spiega la Commissione, questo obiettivo non è all’ordine del giorno.

“Ignorando le tre richieste della Ice, i regolatori europei sembrano aver dimenticato da chi hanno davvero ricevuto la loro legittimità: dai cittadini e non dalle aziende”, ha detto a Le Monde Angeliki Lysimachou, per l’associazione Pesticide Action Network Europe.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/12/13/glifosato-la-presa-per-i-fondelli-della-commissione-ue-ai-cittadini-europei/29175/

Coalizione di Org ambientaliste di Austria, Germania, Italia, Francia e Portogallo intraprende azione penale contro l’Efsa (Autorità Europea per sicurezza alimentare): valutazione non obiettiva e trasparente sui rischi del glifosato, in favore di Monsanto e sulla pelle della gente!

 

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Coalizione di Org ambientaliste di Austria, Germania, Italia, Francia e Portogallo intraprende azione penale contro l’Efsa (Autorità Europea per sicurezza alimentare): valutazione non obiettiva e trasparente sui rischi del glifosato, in favore di Monsanto e sulla pelle della gente!

 

Glifosato, azione penale contro l’Efsa: la sua valutazione non è indipendente.

Una coalizione di organizzazioni ambientaliste di Austria, Germania, Italia, Francia e Lisbona (Global 2000, PAN Europe, PAN Germany, PAN Italia e Generations Futures) ha annunciato una azione penalecontro l’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi (BfR) e l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) perché non hanno fatto una valutazione obiettiva e trasparente dei rischi del glifosato. L’auspicio è che la causa transnazionale possa portare ad ottenere un controllo indipendente e oggettivosul glifosato  da parte di uno o più tribunali. In Italia, la causa intentata da Global 2000 e PAN Italia è depositata presso la Procura della Repubblica di Parma.

I “Monsanto paper” sotto accusa

La decisione delle associazioni ambientaliste nasce dalla constatazione del fatto che la valutazione dell’Efsa – decisiva per il rinnovo dell’autorizzazione del pesticida per i prossimi 5 anni – si è basata su uno studio, quello del Bfr copiato, in molte sue parti, da un report messo a punto dalla Monsanto, la casa produttrice dell’erbicida più utilizzato al mondo. Si trattava, ovviamente, di un rapporto che non metteva in mostra nessuna criticità circa la sicurezza del glifosato. Una circostanza che ricorre nella stragrande maggioranza degli studi pubblicati dall’industria agrochimica.

Solo gli studi indipendenti bocciano il glifosato

Solo il 2% dei 46 studi dell’industria agrochimica – denuncia la coalizione – conclude che l’erbicida contro le infestanti è genotossico. Al contrario, 53 studi indipendenti pubblicati su un totale di 70 dimostrano il contrario. 

Con l’autorizzazione al rinnovo, come si è più volte sottolineato, si è rinunciato al principio di precauzione che da sempre ha ispirato la normativa comunitaria. I pesticidi con proprietà cancerogene, mutagene o tossiche per la riproduzione non possono essere autorizzate dal regolamento CE sui pesticidi, accusano le organizzazioni ambientaliste, denunciando che il BfR non ha esaminato gli studi pubblicati che tengono conto di queste proprietà del glifosato. Le organizzazioni fanno ora affidamento sul fatto che diversi o almeno uno dei tribunali in cui le accuse penali saranno depositate in una revisione obiettivagiungono alla stessa conclusione.

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/12/07/glifosato-azione-penale-contro-lefsa-la-sua-valutazione-non-e-indipendente/29047/

Erri De Luca: Ecco come la Monsanto ha stravolto la natura per trarne profitto. Ha trovato un modo per lucrare sulla più grave perdita per l’umanità: la perdita della nostra sovranità alimentare

 

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Erri De Luca: Ecco come la Monsanto ha stravolto la natura per trarne profitto. Ha trovato un modo per lucrare sulla più grave perdita per l’umanità: la perdita della nostra sovranità alimentare

ASSURDO! ECCO COSA HA BREVETTATO LA MONSANTO. QUESTA PERA NON È COME LE ALTRE…DI ENRICO DE LUCA

Ecco come la Monsanto ha stravolto la natura per trarne profitto.Ha trovato un modo per farci perdere del tutto la sovranità alimentare.Ecco quale

Enrico De Luca, detto Erri , è un famoso giornalista, scrittore e poeta italiano.  Intervistato dalla trasmissione “Indovina chi viene a cena (Rai3) spiega in semplici parole come la Monsanto (il più grande rivenditore di sementi al mondo) abbia brevettato un sistema per stravolgere  i propri semi in modo da farci perdere la sovranità alimentare traendone profitto.
In pratica la Monsanto ha brevettato la sterilità dei propri semi.
I loro semi crescono, fanno il frutto che genera a sua volta semi sterili che non è possibile ripiantare.  Per ripiantare quel frutto quindi si è costretti a ricomprare quei semi.
Un seme naturale invece genera un frutto con semi non sterili (come la pera mostrata da Erri De Luca), che possono essere ripiantati per generare altri frutti e cosi via.
E’ chiaro come questo brevetto Monsanto  porterà alla più grave perdita per l’umanità: la perdita della sovranità alimentare
Qui la fonte con il video dell’intervista di Enrico De Luca

 

 

Glifosato: l’Unione Europea si “dimentica” che è cancerogeno e fa un bel regalo alla Bayer: rinnovato per altri 5 anni

 

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Glifosato: l’Unione Europea si “dimentica” che è cancerogeno e fa un bel regalo alla Bayer: rinnovato per altri 5 anni

 

Altri 5 anni di glifosato: “Un regalo a Bayer” che segna la fine del principio di precauzione?

Non è andata proprio giù a molti la decisione europea di concedere l’autorizzazione per altri 5 anni al glifosato. Pur se immaginabile, dopo le incredibili affermazioni del commissario alla salute Vytenis Andriukaitis che aveva detto “Il glifosato non vincerà mai un concorso di bellezza ma serve”

E le reazioni sono molte.

Commentando per esempio l’approvazione della proposta della Commissione europea sul rinnovo per altri cinque anni dell’autorizzazione al glifosato, Federica Ferrario, responsabile campagna Agricoltura di Greenpeace Italia, dichiara:

«Il voto odierno è un regalo alle multinazionali agrochimiche, a scapito di salute e ambiente. Bene comunque il voto contrario dell’Italia che ha dimostrato nuovamente di dare priorità alla tutela delle persone, e non al fatturato di chi produce e commercia il glifosato».

Allo stato attuale, conclude Greenpeace, nessuno può affermare con certezza che il glifosato sia sicuro, specie dopo le rivelazioni che stanno continuando a emergere grazie ai cosiddetti “Monsanto Papers” e lo scandalo del “copia-incolla”, relativo a parti del rapporto dell’EFSA sui rischi dell’uso del glifosato copiate dalla richiesta di rinnovo dell’autorizzazione di Monsanto.

“Vota a favore anche Germania, in attesa di responso sulla fusione Bayer-Monsanto: almeno altri 5 anni di farmaci e pesticidi a braccetto!” ha twittato Piernicola Pedicini, europarlamentare 5Stelle che si è speso molto in questa lunga battaglia europea.

“È morto il principio di precauzione” chiude lapidario José Bové leader ambientalista. Noi speriamo di no, ma vista questa storia c’è poco di cui essere ottimisti.

 

da: https://ilsalvagente.it/2017/11/27/altri-5-anni-di-glifosato-un-regalo-a-bayer-che-segna-la-fine-del-principio-di-precauzione/28710/

Se ne parla troppo poco – Non solo glifosato. Monsanto fa terra bruciata anche con il dicamba!

 

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Se ne parla troppo poco – Non solo glifosato. Monsanto fa terra bruciata anche con il dicamba!

Non solo glifosato. Monsanto fa terra bruciata con il dicamba

Non sono tempi facili per Monsanto, almeno sul piano dell’immagine pubblica. A inguaiare la multinazionale dell’agrochimica non c’è solo la catena di scandali legata agli studi scientifici “aggiustati” (a monte di quelli di cui vi avevamo dato notizia la settimana scorsa c’è tutta la vicenda dei Monsanto Papers, una serie di mail, rapporti e conversazioni telefoniche desecretate dalla corte federale di San Francisco che Internazionale ha pubblicato in italiano sul numero di giugno: i documenti originali sono online sul sito U.S. Right to Know).

E nemmeno lo stop (momentaneo) dell’Unione Europea alla prevista fusione da 66 miliardi di euro con Bayer, sulla quale la Commissione Europea ha fatto sapere martedì scorso di aver avviato un’indagine che si concluderà il prossimo 8 gennaio.

Dicamba, l’erba del vicino non è più verde

Parliamo invece dei problemi che stanno emergendo negli Stati Uniti dove 17 Stati hanno avviato indagini in seguito ai gravi danni riportati dalle coltivazioni agricole su oltre 2,5 milioni di acri di terreno (corrispondenti a circa 1 milione di ettari).

Sul banco degli accusati c’è il dicamba, un potente erbicida che – al pari del più noto glifosato – può essere applicato su colture resistenti come la soia e il cotone geneticamente modificati di Monsanto. Il guaio è che il dicamba è anche molto volatile ed è quindi suscettibile di distruggere le coltivazioni che non resistono al bombardamento di sostanze chimiche.

Gli esperti non sanno ancora se a favorire il propagarsi di questa “epidemia” siano stati forti venti o cambiamenti di temperatura, ma sono già più di 1400 le denunce arrivate dagli agricoltori, esasperati dal fatto che – secondo quanto previsto dalle linee guida del Dipartimento dell’Agricoltura – le assicurazioni non coprono i danni causati dall’erbicida.

Lo Stato più colpito è l’Arkansas, dove dall’11 luglio è stato bandito per 120 giorni l’uso di prodotti a base di dicamba (analoghe misure restrittive sono state adottate in Missouri e in Tennessee): lo scorso anno, secondo la testimonianza di uno sceriffo locale a Reuters, una disputa tra coltivatori sull’utilizzo della sostanza è perfino sfociata in un omicidio.

A caccia di un colpevole

Il colosso di Saint Louis e gli agricoltori si rimpallano a vicenda la responsabilità del disastro: l’azienda sostiene di aver fornito ai suoi acquirenti tutte le informazioni necessarie per l’utilizzo del prodotto, ma è proprio la complessità delle istruzioni, secondo i legali di questi ultimi, ad aver provocato conseguenze spiacevoli.

Il dicamba è provvisto infatti di un’etichetta da 4550 parole con una lunga serie di indicazioni relative alle condizioni necessarie per l’uso (distanza dal terreno, velocità dei venti, temperature e altro ancora).

Specifiche così dettagliate da risultare virtualmente impossibili da seguire, confermano alcuni esperti: «Le restrizioni su queste etichette sono qualcosa di mai visto prima» sostiene Bob Hartzler, agronomo e specialista di sementi all’università dell’Iowa. Quelle relative alla velocità del vento, ad esempio, non avrebbero comunque consentito di irrorare in tempo utile le coltivazioni di soia. La multinazionale, a detta dei ricorrenti, avrebbe «omesso di informare l’Epa [l’agenzia per la protezione ambientale del governo Usa, NdA] che le istruzioni non erano realistiche».

Ma questo non è l’unico né il più grave capo d’accusa. Il dicamba uccide le piante a foglia larga in maniera indiscriminata, per questo tradizionalmente veniva utilizzato solo prima che le piantine emergessero dal terreno. Così come è successo per le colture tollerati al glifosato, la creazione di varietà di cotone e soia gm resistenti al dicamba ha permesso a chi le adottava di applicare l’erbicida senza più alcuna remora: un milione di acri di terreno (circa 400mila ettari) sono stati seminati con colture di questo tipo solo nel corso del 2016 e la stessa Monsanto ha messo in conto per l’anno corrente un incremento da 15 a 20 milioni di acri di coltivazioni di soia Xtend (resistente al dicamba).

Il problema della dispersione era però noto da tempo, motivo per cui l’azienda ha cominciato a sviluppare una versione del dicamba in teoria meno volatile e più sicura. In attesa di ottenere l’approvazione delle autorità, tuttavia, i vecchi prodotti sono rimasti in commercio e gli agricoltori hanno continuato a utilizzarli mettendo a rischio le altre coltivazioni.

In via ufficiale Monsanto ha sconsigliato di farlo e ora incolpa di tutto coloro che hanno fatto un uso scorretto del prodotto. In realtà, si sostiene in una delle cause avviate, gli agenti di vendita dell’azienda avrebbero privatamente rassicurato gli agricoltori invitandoli a ricorrere alla vecchia versione dell’erbicida fino all’approvazione di quella più aggiornata.

Quasi metà degli agricoltori americani ormai denuncia la presenza di infestanti resistenti al glifosato (le cosiddette super-erbacce) e questo fattore spiega la loro propensione a virare sul dicamba. Il biologo Nicholas Staropoli, direttore associato del Genetic Literacy Project, scrive in proposito: «La questione legale in realtà si riduce a questo: cosa Monsanto si aspettava che sarebbe accaduto quando ha messo in commercio le sementi un intero anno prima che la versione “sicura” del dicamba venisse approvata?».

Una ricerca non troppo indipendente

C’è infine un altro aspetto della vicenda che suscita forse le maggiori perplessità ed è legato proprio allo sviluppo del nuovo XtendiMax con tecnologia VaporGrip (cioè il dicamba Monsanto progettato per essere meno volatile).

Reuters ha documentato il rifiuto da parte della multinazionale a consentire che gli scienziati delle università effettuassero test di volatilità sui campioni di XtendiMax: sui campioni forniti, secondo quanto testimoniato da ricercatori delle università dell’Arkansas, del Missouri e dell’Illinois, era infatti espressamente vietato eseguire questo genere di prove.

Secondo Scott Patridge, vicepresidente di Monsanto, la scelta era motivata dal fatto «per ottenere risultati significativi occorrono tempi molto, molto lunghi». Il gigante dell’agrobusiness temeva insomma che permettere studi indipendenti sul nuovo dicamba ne avrebbe messo a rischio l’approvazione da parte delle autorità federali.

Ad affermarlo con chiarezza (senza essere smentito) era stato del resto Boyd Carey, un agronomo dipendente di Monsanto chiamato a testimoniare davanti a un comitato statale dell’Arkansas sui pesticidi nell’estate 2016.

Sebbene nulla impedisca alle aziende di limitare la ricerca sulle sostanze di cui sono proprietarie, le restrizioni imposte in questo caso sono comunque senza precedenti (le concorrenti Basf e DuPont, che commercializzano a loro volta erbicidi a base di dicamba, non ne hanno adottate di analoghe).

Non è detto che i test indipendenti sulla volatilità dell’XtendiMax avrebbero alterato il corso della crisi, osserva Reuters, ma avrebbero fornito ai regolatori un quadro più completo sulle sue proprietà nel momento in cui dovevano decidere se e quando autorizzarne la vendita.

Nel settembre scorso l’Epa ha approvato il prodotto senza richiedere test aggiuntivi e senza spiegare quanto l’assenza di studi indipendenti abbia inciso sulla decisione finale di autorizzarne la registrazione per un periodo di soli due anni anziché venti.

Ora è la stessa agenzia federale, di fronte alla marea montante delle polemiche, ad affermare di essere molto preoccupata dai recenti report sui danni alle colture e di aver avviato una revisione delle restrizioni imposte. Ma qualcuno pagherà per tutto quello che è già successo?

 

Andrea Cascioli

a.cascioli@slowfood.it

 

tratto da: http://www.slowfood.it/non-solo-glifosato-monsanto-fa-terra-bruciata-dicamba/

Ogm, flop in Europa – restano solo Spagna e Portogallo a coltivarli

 

Ogm

 

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Ogm, flop in Europa – restano solo Spagna e Portogallo a coltivarli

Secondo i dati diffusi da InfOgm, Ong francese che dal 1999 monitora l’impiego degli Organismi geneticamente modificati e la loro diffusione sul territorio europeo, nel 2017 si registra un calo della superficie coltivata del 4,3%. In particolare Repubblica Ceca e Slovacchia hanno deciso di mettere al bando le coltivazioni di Mon810, il mais transgenico della Monsanto.

Solo propaganda, nessuna convenienza

Ad oggi nella Ue restano solo Spagna e Portogallo ad autorizzare le coltivazioni Ogm. E così, come riporta in una nota Coldiretti in base ai dati InfOgm, la superficie europea coltivata a transgenico risulta pari a 130.571 ettari rispetto ai 136.338 del 2016.

“Le scelte degli agricoltori europei – rimarca Coldiretti – sono la dimostrazione concreta della mancanza di convenienza nella coltivazione Ogm nonostante le proprietà miracolistiche propagandate dalle multinazionali che ne detengono i diritti”.

Il no dei consumatori italiani

Otto italiani su 10, secondo un sondaggio Ixè, sono contrari alla coltivazione degli Ogm. “Per l’Italia – ha spiegato Roberto Moncalvo, presidente Coldiretti – gli organismi geneticamente modificati in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico del made in Italy“.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/11/20/ogm-flop-in-europa-restano-solo-spagna-e-portogallo-a-coltivarli/28457/?utm_content=buffer464d3&utm_medium=social&utm_source=twitter.com&utm_campaign=buffer