Dedicato a Beatrice Lorenzin: “Io medico scappo in Germania, in Italia è mafia!”

 

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Dedicato a Beatrice Lorenzin: “Io medico scappo in Germania, in Italia è mafia!”

Ci Teniamo a dedicare quest’articolo al nostro stimatissimo e lungimirante Ministro Della Sanità Beatrice Lorenzin…

“Io medico scappo in Germania, in Italia è mafia”

Preferiscono fare i pizzaioli o i gelatai a mezzo servizio in Germania pur di poter un giorno lavorare come medici nel Paese della Merkel. Il sogno per cui hanno studiato tanto e che in Italia sembra sempre più lontano. Metà giornata dedicata allo studio della lingua e l’altra dietro un banco a servire i clienti e a praticare il nuovo idioma. Negli ultimi anni c’è stato un ‘boom’ di giovani laureati in Medicina, ma anche infermieri, che hanno scelto la terra tedesca per specializzarsi, lavorare e mettere su famiglia. Secondo l’Istat, i professionisti del settore sanitario che hanno chiesto al ministero della Salute la documentazione utile per esercitare all’estero sono passati da 396 nel 2009 a 2.363 nel 2014 (+ 596%).

Con la Brexit, è oggi la Germania ad attrarre questi ragazzi. Complice anche un sistema italiano della formazione che fa acqua da tutte le parti. Basti pensare che il bando per il concorso per le scuole di specializzazione è uscito con grande ritardo solo pochi giorni fa e la prova si farà il 28 novembre. Da mesi in attesa ci sono circa 15mila candidati. E alla fine solo uno su tre entrerà. Pochi posti per specializzarsi e pochissimi contratti di lavoro stabile nel Sistema sanitario nazionale.

‘Ogni giorno ci arrivano 4-5 richieste – afferma all’Adnkronos Davide Civita (28 anni), presidente del gruppo Facebook ‘Medici italiani in Germania’ (3400 membri) e specializzando in Cardiologia in Germania – Stimiamo in circa 6mila unità, tra medici, infermieri e studenti, le persone che cercano fortuna qui. In Italia ho lavorato, senza stipendio, a Milano all’ospedale S.Raffaele come medico volontario in cardiologia. La beffa – osserva Civita – è che continuo a pagare i contributi previdenziali in Italia: 1.800 euro l’anno. La mia posizione non la posso chiudere altrimenti perdo tutto. Una vera e propria ‘mafia’. Scrivilo pure – chiosa – perché io in questi anni per pagarmi la scuola di tedesco ho fatto il gelataio, la mattina i corsi e il pomeriggio nel negozio per 8-10 euro l’ora come vengono pagati gli immigrati appena arrivati“.

Ad insegnare il tedesco a chi arriva nella terra del premio Nobel per la Medicina Rober Koch, ci pensa un quarantenne italiano: Paolo Andreocci, Dopo un dottorato ha avuto la lungimiranza di fondare a Friburgo l’Internationales Sprachzentrum Dialogo (Isd). E di connazionali ‘dottorini’ in fuga Andreocci ne ha conosciuti molti. “Nella nostra scuola organizziamo dal 2009 corsi per l’apprendimento e il perfezionamento del tedesco medico finalizzati all’approvazione del titolo di studio – spiega Andreocci, direttore dell’Isd di Friburgo – Negli ultimi anni abbiamo registrato un forte incremento di richieste e di partecipanti. E ora, grazie ai nuovi corsi organizzati dall‘ISD per conto del Ministero, c’è un ‘boom’ di domande ogni giorno. Proprio lunedì (25 settembre n.dr.) è partita la didattica per l’anno 2017-2018 “.

Ho scelto la Germania perché in Italia ci sono poche possibilità. A luglio ho preso l’abilitazione e il mio sogno era fare la specializzazione in Neurologia – racconta Alessandro C. (26 anni). Ma le date del concorso per le Scuole di specializzaizone tardavano e non potevo aspettare. In Germania si riesce a lavorare con serietà e continuità. Io non sono riuscito a fare l’Esasmus ma ho fatto la tesi a Berlino e ora ho un livello di tedesco C1. Sono ormai 3-4 anni che studio questa lingua e ho svolto alcuni tirocini come medico di base ad Hannover. Qui si lavora di più che in Italia e tutto è organizzato molto meglio. Ora sono a Friburgo per frequentare il corso di tedesco medico-scientifico, una volta finito non credo di trovare grosse difficoltà per un posto in ospedale. Qui c’è molta richiesta. A casa che dicono? Mi mamma – risponde Alessandro – avrebbe preferito avermi vicino casa a Padova, ma entrambi i miei genitori hanno capito la situazione. Sì, sono contento di essere venuto a fare il medico in Germania“.

Come funzionano i corsi e come può un laureato in Medicina in Italia farsi riconoscere la laurea e lavorare in Germania? “Vista la carenza di dottori del sistema sanitario tedesco, il Governo da febbraio 2017 ha deciso di aprire un bando per l’accredito di scuole di lingua specializzate in corsi di tedesco medico-scientifico per stranieri – spiega Andreocci – Noi abbiamo partecipato e vinto perché avevamo tutti i requisiti, ad oggi in Germania non ci sono molte strutture che possono dare questo servizio. La scelta del Governo permette di promuovere corsi gratuiti (durata 400-600 unità didattiche, valore cicrca 2.500 euro) per medici e infermieri di altri Paesi che conoscono l’idioma ma devono perfezionarlo. La frequenza – prosegue il direttore della Scuola – non è obbligatoria ma è chiaro che aiuta per la preparazione all’esame di lingua C1-Medico. Questo certificato è necessario per il passo successivo: ottenere il riconoscimento della laurea italiana da parte di un ufficio preposto. L‘esame consiste in una prova scritta e orale, una anamnesi del paziente, la presentazione del caso clinico davanti ai colleghi e la redazione di una lettera di dimissioni”.

Non sempre i giovani laureati che cercano fortuna in Germania conoscono già il tedesco. “Abbiamo due tipologie di studenti – prosegue – chi ha già un certificato B2-Tedesco e chi parte da zero o quasi. Va ricordato che C1-Tedesco è l‘ultimo livello prima del ‘madre lingua’. Se uno ha già un B2 per arrivare ad un C1 deve frequentare 4-600 ore di lezioni, quantificabili con 8 ore al giorno, diciamo dai 2 ai 3 mesi e mezzo. Se si parte da zero invece si può arrivare ad un livello B1 in 6 mesi di studio e al C1, lavorando sodo, con un anno”.

I corsi dell’Internationales Sprachzentrum Dialogo sono tenuti da docenti accreditati dal ministero e certificati da continui aggiornamenti. “Noi invitiamo anche degli ospiti – racconta Andreocci – medici tedeschi che raccontano la loro prospettiva, come vedono i colleghi stranieri. Non ci sono solo italiani, ma chi frequenta la nostra scuola arriva da tutto il mondo. I non europei specialmente da Asia e Sudamerica. Questi devono fare anche un esame ulteriore di conoscenze mediche. Questo, come dicevamo, perché il ministero tedesco si fida di più degli atenei italiani (europei). Il 75% di chi ha frequentato il nostro istituto ha trovato lavoro abbastanza presto, indipendentemente dal campo di specializzazione. Poi c’è un 25% che ha trovato difficoltà con la lingua o con la vita in Germania”.

Il giovane medico che entra nel mondo professionale tedesco è considerato da subito “medico a tutti gli effetti – riporta un documento del Segretariato italiano giovani medci (Sigm) – e quindi responsabilizzato, pur all’interno di una organizzazione gerarchica, che in Germania, a differenza che in Italia, esiste ancora e che distingue tra ‘Assistenzarzt’ (medico assistente) ‘Oberarzt’ (medico capo reparto) e ‘Chefarzt’ (primario). Ma è tutto oro quello che luccicca? ”Qui in Germania la situazione dei piccoli ospedali non è buona, spesso le strutture si riuniscono in gruppi e non è raro per i medici ritrovarsi in cassa integrazione – avverte Davide Civita – Il lato positivo? sono le retribuzione, qui i medici arrivano a prendere il doppio rispetto all’Italia. Ma si lavora anche di più e con molte più responsabilità anche se sei uno specializzando. Si eseguono molte più operazioni, spesso lavoro anche in medicina d’urgenza e la notte sono solo’Le difficoltà? ‘Il fatto che in Germania gli ospeldai posso fallire – ricorda il medico – quindi si deve sempre avere un piano B. Fare colloqui e essere sempre pronto a nuove esperienze. Poi la burocrazia, per qualsiasi cosa si devono presentare molte carte; le tasse molto alte e un poi il clima, a volte può essere davvero ostico“.

Ad inizio settembre la Sigm ha promosso una manifestazione a piazza Montecitorio per #GioveniMediciDay . Proteste e appelli per risolvere le problematiche di un percorso post laurea assai tortuoso e che condiziona l’ascesa professionale di tanti ragazzi. La Conferenza delle Regioni, come ha spiegato in una recentissima seduta Antonio Saitta, coordinatore della Commissione Salute della Conferenza, ha preso in carico il problema. ”Dobbiamo lavorare con il Governo per prevedere l’accesso dei medici al Servizio sanitario nazionale anche subito dopo la laurea e l’abilitazione, quindi anche senza specializzazione. A tal riguardo peraltro è in discussione in Parlamento un disegno di legge delega che definisce alcuni precisi indirizzi su cui varrebbe la pena – ha concluso Saitta – riprendere il confronto magari in un organismo paritetico di indirizzo e coordinamento che coinvolga i diversi attori istituzionali interessati (Regioni, Ministero della salute e Miur)”. Il tempo corre e i camici bianchi con le valigie pronte aumentato di giorno in giorno.

di Francesco Maggi

fonte: http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2017/09/30/medico-scappo-germania-italia-mafia_hZYZg9kKMHeKzgFGURduKP.html?refresh_ce

La terrificante testimonianza di un medico che spiega perché la medicina ufficiale é incapace di curare le malattie!

 

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La terrificante testimonianza di un medico che spiega perché la medicina ufficiale é incapace di curare le malattie!

Dr. Giuseppe De Pace
(ortopedico ospedaliero)

La testimonianza di un medico che, dopo vent’anni di professione, mette in discussione la medicina ufficiale, in quanto incapace di curare le malattie.

Sono un chirurgo ortopedico con circa vent’anni di professione (quindici in ospedale), svolti nella continua ricerca di terapie efficaci. Ho passato parecchio del mio tempo allo studio sulle strategie terapeutiche e dei nuovi farmaci, a volte provandoli su me stesso per saggiarne l’efficacia….

Ho raggiunto degli obiettivi di rilievo, sapendo, alla fine, di poter ottenere ciò che volevo. Ma la conquista più importante ottenuta è l’aver capito che la “medicina ufficiale” è falsa ed è solo strumento di potere delle Multinazionali della Salute.
Noi medici siamo plagiati, fin dall’inizio, dagli insegnamenti universitari che ci vengono propinati da un manipolo di “professori” che hanno il solo interesse di lasciarci nell’ignoranza sulla vera origine delle malattie. Alcuni di noi, alla fine, raggiungono la consapevolezza e mettono in moto delle grosse energie che provocano reazioni positive nel Tutto.

Da molto tempo mettevo in discussione la “medicina ufficiale” in quanto incapace di curare le malattie, al massimo poteva lenire i sintomi apparenti spostandoli su altri organi. Ed è proprio su questo equivoco che si basa tutta la piramide della “medicina della malattia”. Se la malattia “A” ha come sintomi – x, y, z – , sopprimendoli si ritiene che il paziente sia guarito. Non interessa che, come conseguenza, si sia sviluppata la malattia “B” con i sintomi – j, k, w – in quanto avremo il farmaco per bloccare anche questi ultimi, e così via. Non si capisce, o non si vuole capire, che la malattia “B” è solo l’espressione del blocco della malattia “A”, cioè di un meccanismo di difesa dell’organismo che cerca una nuova via per disintossicarsi. In definitiva, come dice Tilden, le malattie non sono altro che sintomi di un’unica malattia: la tossiemia.Ho vissuto in prima persona il dramma di un bambino di undici anni, affetto da linfoma non-Hogkin. La letteratura internazionale parla di sopravvivenza dell’80% con i nuovi protocolli chemioterapici, notizia molto confortante anche per me che vivevo per la prima volta da vicino questa esperienza. L’equivoco, questa volta, si gioca sul fatto che se il paziente muore anche dopo un mese per insufficienza renale o epatica, superinfezioni, ecc. provocati chiaramente dalla chemio, per la statistica non è morto di linfoma! Ritornando al bambino, questi fu sottoposto per diciotto mesi a dosi massive di chemioterapia ed irradiazioni total-body, per cui i periodi che non faceva terapia, rimaneva in ospedale per curare gli effetti devastanti della chemio. Il suo ultimo mese di vita lo ha passato paralizzato nel letto, intontito dagli stupefacenti e quasi cieco.

A cosa è servito tutto ciò? Come si può pensare di eliminare i pidocchi da una persona dandole fuoco?

Questa triste esperienza è stata per me fondamentale in quanto mi ha definitivamente risvegliato la consapevolezza e, grazie anche all’aiuto delle persone dell’ASSOCIAZIONE S.U.M. – Stati Uniti del Mondo – (di cui oggi sono membro), ho compreso che si deve agire sulle cause per risolvere ogni problema.

Il concetto, quindi, di SALUTE non è, la non-malattia come ritiene la medicina ufficiale, ma è un perfetto equilibrio tra mente e corpo (mens sana in corpore sano). D’altronde non si spiega perché un farmaco non abbia la stessa azione in tutte le persone o una infezione non colpisca tutti i soggetti esposti. Ci deve essere una variante molto importante!
Ultimamente ho sentito dire da alcuni autorevoli (!) colleghi che una terapia è efficace se dà almeno il 55-60% di risultati positivi, vale a dire all’incirca la stessa percentuale dell’astensione al trattamento! Se un’auto non frena le vengono sostituiti i freni e per tutte le auto che hanno lo stesso problema il rimedio è lo stesso. Se una persona ha mal di testa, non è detto che prendendo un antalgico possa passare il dolore! Quindi ci deve essere una seconda variante che interferisce sul processo di guarigione. È la Mente. Mentre il Corpo lo curiamo con una sana alimentazione, disintossicandolo e dandogli i supporti necessari per reagire alle aggressioni esterne (radiazioni, inquinamenti, ecc), la Mente la preserviamo stando in pace con noi stessi e con gli altri, amando Tutto e Tutti, senza fare differenze e mettendosi veramente al posto dell’altro. Solo dal perfetto equilibrio tra Mente e Corpo scaturisce la Salute.

Sono stato operato un anno fa di lobectomia tiroidea per ipertiroidismo (!) e condannato, come d’altronde è la regola, a prendere l’Eutirox a vita. Nonostante seguissi scrupolosamente le indicazioni datemi, continuavo a soffrire di dolori muscolari agli arti e di astenia (considerate che avevo smesso di fumare da oltre un anno proprio perché soffrivo di dolori agli arti).
Cambiando dentro sono cambiato fuori, ho modificato completamente la mia alimentazione (eliminando la carne e gran parte delle proteine animali, immettendo sostanze essenziali e non raffinate, combinando bene gli alimenti), ho eliminato completamente l’Eutirox e gli altri medicinali, rivolgendomi alle sostanze naturali.
Il risultato è stato la scomparsa dei dolori muscolari e la normalizzazione dei valori ematici non solo tiroidei.
Ho sempre sofferto di influenza e raffreddore frequenti specie nella stagione invernale, e mi è stato sempre obiettato che ero un soggetto “linfatico” perché nato pretermine e quindi non avevo sviluppato bene il sistema immunitario! Oggi io non soffro più di raffredore o influenza, anche stando a contatto con soggetti influenzati, io non prendo più niente (…ma allora la teoria sui germi di Pasteur forse non è molto esatta!!) e mi sento pieno di energia e vitalità.
Soffrivo di “verruche piane” al volto che ho trattato con crioterapia ripetutamente senza grossi risultati. Dopo sei mesi di “giuste abitudini alimentari” non è più presente alcuna verruca.
Perché nel popolo americano vi è una alta incidenza di infarto da ipercolesterolemia mentre nel popolo giapponese è bassissima? Perché nei paesi più industrializzati è in crescente aumento il diabete mentre nei cosiddetti paesi sottosviluppati è pressoché assente? È lampante che la variabile è l’alimentazione, ma i padroni della Sanità non lo dicono, raccontandoci la favola della genetica e della predisposizione familiare! Infatti si è visto con il fenomeno dell’emigrazione cambiare, nell’ambito della stessa razza, l’incidenza delle malattie.

Penso che non ci siano dubbi sulla veridicità di queste mie dichiarazioni, che provengono da una mente estremamente razionale e che si è sempre mossa nei canoni della scienza e della ricerca. Tutto è ulteriormente avvalorato dal fatto che, tengo a sottolineare, ho parecchi anni di professione, svolti sempre attivamente ed ho raggiunto obiettivi ragguardevoli, almeno secondo i canoni della Medicina Ufficiale.

C’è tanta gente che non vuole cambiare le proprie abitudini sbagliate; ma c’è tanta altra gente che è alla ricerca di qualcosa di concreto e di vero e noi gli daremo il nostro aiuto a percorrere la strada della Sanità e della Consapevolezza.”

Attenzione – Studio Usa: mortalità più alta per i pazienti seguiti da medici ultrasessantenni

 

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Attenzione – Studio Usa: mortalità più alta per i pazienti seguiti da medici ultrasessantenni

Il lavoro scientifico ha valutato l’assistenza a 730 anziani. “Ma se i professionisti hanno casistica alta le differenze d’età si annullano”. In Italia circa 26mila camici bianchi hanno più di 60 anni.

I PAZIENTI ospedalieri curati da medici più anziani hanno una mortalità più alta di quelli seguiti da professionisti più giovani. Alla conclusione arriva uno studio del British Medical Journal pubblicato ieri. C’è però un’eccezione, dice sempre il lavoro scientifico, e riguarda i professionisti con una casistica ampia. In quel caso l’esito delle cure è in linea con la media anche per i dottori in là con gli anni.

La ricerca. Lo studio è stato condotto da Yusuke Tsugawa della Harvard T. H. Chan school of public health ed è osservazionale. E’ stata analizzata la mortalità a 30 giorni dal ricovero di circa 730mila pazienti dai 65 anni in su seguiti da 19mila medici, in un arco di tempo compreso tra il 2011 e il 2014 in vari ospedali statunitensi. La mortalità media è stata dell’11,1% ed è salita di circa l’1% nei malati seguiti da medici con più di 60 anni (nella fascia di età under 40 il dato è del 10,8%, in quella tra 40 e 49 dell’11,1, in quella tra 50 e 59 dell’11,3 e in quella over 60, appunto, del 12,1). I risultati “sono stati raggiunti – è scritto dai ricercatori – considerando medici con bassi o medi volumi di pazienti ma non con quelli che li hanno alti”. Lavorare su tanti casi rende l’efficacia dell’assistenza simile tra i professionisti più giovani e quelli anziani. Sono state anche osservate le riammissioni, che vengono utilizzate come spie del fatto che qualcosa non abbia funzionato nel primo ricovero. Su queste però non ci sono differenze a seconda dell’età del medico che ha seguito il malato poi rientrato in ospedale.

L’Italia. La ricerca riguarda gli Stati Uniti ma fa riflettere anche in Italia, dove per vari fattori, ma principalmente per i blocchi del turn over e i problemi di reclutamento, l’età media dei camici bianchi è in crescita. “Nel nostro Paese ci sono oltre 26mila medici del servizio sanitario ultrasessantenni su circa 100mila – dice Massimo Cozza della Cgil medici – E’ ora di stabilizzare i precari e sbloccare le assunzioni. E in più abbiamo fatto la richiesta insieme a Cisl e Uil di dare la possibilità di non fare le guardie notturne ai professioniti di oltre 60″. Inoltre c’è il discorso della casistica. “Su questo abbiamo sempre che detto le attività devono essere concentrate in centri che hanno un adeguato numero di malati perché è ormai chiaro che lavorare poco è lavorare male”. Il riferimento è anche ai tanti piccoli ospedali ancora aperti nel nostro Paese.

fonte: http://www.repubblica.it/salute/2017/05/17/news/studio_usa_mortalita_piu_alta_per_i_pazienti_seguiti_da_medici_ultrasessantenni-165647001/?ref=fbp5

La testimonianza: “Così, da medico, ho curato mia moglie dal tumore con il metodo Di Bella e terapie non tradizionali”

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La testimonianza: “Così, da medico, ho curato mia moglie dal tumore con il metodo Di Bella e terapie non tradizionali”

 

Riproponiamo questa testimonianza del 2012 tratta da Il Giornale. All’epoca fece scalpore, poi è passata al dimenticatoio…

“Così, da medico, ho curato mia moglie da un tumore”

Carlo è un odontoiatra lombardo, ha 42 anni e 3 figli piccoli. Scoprì il metodo Di Bella quando la moglie rischiò di morire, nel 2009, dopo la diagnosi di cancro cerebrale invasivo (astrocitoma anaplastico), lo stesso tumore che stroncò Ted Kennedy…

Questa è la storia di un odontoiatra di 42 anni, Carlo, sposato e con 3 figli piccoli, che è riuscito a cambiare il suo destino. Davanti alla malattia della moglie – un tumore al cervello ad alto grado (astrocitoma anaplastico) che l’ha portata in fin di vita – lui si è comportato come il comandante saggio del Titanic (uno che non è mai esistito).

Ha azzeccato la manovra giusta, pur sfiorando l’iceberg letale. “Dovevo salvarla – dice ora che il tumore della moglie si è fermato – Ci tengo però a dire che se lei fosse morta io non sarei affondato: sono molto credente e sono convinto che Dio ci ami profondamente, anche nella malattia”.

Come vi siete accorti del tumore? (lo stesso che stroncò Ted Kennedy)
“Nell’aprile 2009 mia moglie aveva 35 anni, ha avuto un attacco epilettico mentre lavorava. In ospedale le hanno trovato una lesione cerebrale, è stata operata dieci giorni dopo”.

Diagnosi?
“Astrocitoma anaplastico (il cancro delle cellule che sostengono i neuroni) al terzo grado. È un tumore maligno che cresce rapidamente anche se non dà metastasi. Il dramma è che non si riesce a rimuoverlo del tutto perché infiltra i tessuti sani vicini”.

E qual è la cura?
“Radioterapia e chemioterapia prolungate nel tempo, la sopravvivenza a due anni è del 50% a cinque anni del 18%.”

Come trovarsi l’iceberg a un palmo dalla prua…Che avete fatto?
“Il protocollo prevede 30 sedute di radioterapia e concomitante chemioterapia, si cerca di andare avanti il più possibile, il guaio è stato che dopo tre cicli di chemio mia moglie ha manifestato altissima tossicità al fegato e al sangue: non aveva più globuli rossi e bianchi, né piastrine. Neppure le trasfusioni le davano sollievo. A dicembre è entrata in uno stato cachettico (la condizione del malato terminale)… pensavamo non arrivasse a fine anno…Durante questa mia tragedia non dormivo più, studiavo ogni notte e in ogni pausa del giorno, avrò consultato centinaia di studi e decine di professionisti”.

Dove è approdato?
“Alla terapia Di Bella, innanzittutto: il dottor Achille Norsa ha pubblicato diversi ‘case report’ sui tumori cerebrali, l’ho consultato insieme a Giuseppe Di Bella e a Paolo Lissoni.”.

Quali effetti ha avuto la terapia Di Bella su sua moglie? “Ottimi. Oggi, a tre anni di distanza, lavora e si occupa della famiglia come prima di ammalarsi, il suo cancro non è andato avanti, è rarissimo che un tumore cerebrale di questo tipo resti immobile, gli esami però lo provano. Come dicevano i latini contra factum non datur argomentum, ossia, di fronte ai fatti non serve discutere. Quel che ho capito è che non si può pensare di arrestare un tumore senza la somatostatina (soffoca le cellule maligne, togliendo loro il nutrimento dei vasi sanguigni).”

Ha provato a dirlo a un oncologo tradizionale?
“Durante il periodo delle cure i medici degli ospedali mi hanno sempre trattato come un deficiente, ora che vedono mia moglie viva e vegeta tacciono e la guardano come si guarda un fantasma. Ripetevano ‘che queste terapie non servono a nulla’, mentre io dico che se avessero letto Schally, Pollak, Lincoln forse qualche dubbio gli sarebbe venuto. Negli Usa è normale testare i farmaci off label, ossia i medicinali per uno scopo diverso da quello che è scritto sul bugiardino, è il caso della somatostatina e degli inibitori prolattinici usati da Di Bella contro i tumori ma anche di altre sostanze. Là si fa quando le cure tradizionali si rivelano inefficaci, da noi nemmeno è possibile immaginarlo”.

A proposito di altre sostanze, lei non ha curato sua moglie soltanto con il metodo Di Bella.
“No. Ero deciso a provarle tutte. Ho impiegato anche altri due farmaci non riconosciuti in Italia. Il primo è CRM 197, scoperto dallo scienziato italiano Buzzi, è la parte non tossica della tossina difterica che provoca, nel malato di tumore, una cascata immunitaria (è in corso una sperimentazione in Giappone su donne con tumore ovarico)”.

Il secondo?
E’ un oncolitico (‘scioglie’ il cancro), si chiama virus di Newcastle, della famiglia dei virus responsabili dell’aviaria, è un ritrovato di un medico ungherese. In Germania questo prodotto è impiegato nelle cliniche e negli ospedali”.

Quindi ha acquistato i medicinali all’estero.
“Sì, entrambi. Non solo, ho dovuto anche farli somministrare all’estero, perché in Italia sono farmaci vietati”.

Ma non è rischioso mescolare tutte queste sostanze? “Certamente bisogna saperle usare, ci vuole un medico esperto. Quanto al mescolarle mi ero informato, sono adatte a sposarsi con la terapia Di Bella e al caso di mia moglie. La mia fortuna è che so leggere bene in inglese”.

Quindi lei non ci sa dire se il tumore di sua moglie si è stabilizzato per il metodo Di Bella o per le altre due terapie. “Francamente no. Ma non mi importa, quel che conta è che lei stia bene e faccia una vita normale”.

Avrà speso un sacco di soldi.
“Tanti. Sa qual è la tristezza? Che io ho potuto fare tutto questo (tradotto: curare la madre dei miei figli) perché: sono medico, ho studiato e non ho problemi economici, ma gli altri…?”

Per gli altri offre lo Stato…Ma è vero che lei ora fa il consulente gratis?
“E’ l’effetto del passaparola, abito in un centro piccolo, ormai ho una discreta competenza sui tumori cerebrali, così la gente viene qui a chiedermi un parere e io per comodità, concentro le consulenze dopo il lavoro. L’ultima ora della giornata la passo così. È il minimo che possa fare dopo quello che ho ricevuto, è il mio modo di aiutare chi sta male”.

 

fonte: http://www.ilgiornale.it/news/salute/cos-medico-ho-curato-mia-moglie-tumore.html

Il terribile sfogo di un Medico Italiano: “La medicina è falsa ed è solo uno strumento di potere delle Multinazionali della Salute. Non cura le malattie, ma sposta i sintomi generando nuove malattie!”

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Il terribile sfogo di un Medico Italiano: “La medicina è falsa ed è solo uno strumento di potere delle Multinazionali della Salute. Non cura le malattie, ma sposta i sintomi generando nuove malattie!”

Il dottor Giuseppe De Pace ha pubblicato una lettera aperta dove ha espresso una sua denuncia, basandosi su situazioni vissute in prima persona.

La Medicina Ufficiale è falsa ed è solo uno strumento di potere delle Multinazionali della Salute. Essa è incapace di curare le malattie, al massimo lenisce i sintomi apparenti spostandoli su altri organi e generando nuove malattie, che portano il paziente a un circolo vizioso didipendenza dal sistema sanitario.

Giuseppe è un chirurgo ortopedico con vent’anni d’esperienza, di cui quindici in ospedale.
Lo sfogo nasce dall’aver visto morire un bambino di undici anni, affetto dalinfoma non-Hogkin, in seguito a una terapia che prevedeva la chemio.
La letteratura internazionale parla di sopravvivenza dell’80% con i nuovi protocolli chemioterapici. Notizia molto confortante anche per me che vivevo per la prima volta da vicino questa esperienza.

L’equivoco nasce dal fatto che se il paziente muore dopo un mese per insufficienza renale o epatica, superinfezioni, ecc provocai chiaramente dalla chemio, per la statistica non è morto di linfoma!

La medicina di oggi vede il corpo umano come un sistema biochimico, dove a ogni causa segue una conseguenza (il sintomo). Il farmaco serve quindi ad eliminare il sintomo, senza tuttavia risalire alla causa.
Il concetto di salute non è la non-malattia, come ritiene la medicina ufficiale, ma è un perfetto equilibrio tra mente e corpo.
Dunque, il corpo rimane malato, ma la malattia si sposta altrove.

La chemioterapia, ad esempio, colpisce il DNA delle cellule che si dividono rapidamente, ovvero quelle cancerogene ma non solo! Anche quelle del nostroSistema Immunitario si dividono velocemente, distruggendo così anche l’unica cosa che può salvarci la vita!

Inoltre la chemioterapia non può distruggere il 100% delle cellule cancerogene, ma dal 60% all’80%, il “resto” del lavoro è svolto dal nostro sistema immunitario.

Sapevate che secondo il Journal of the American Medical Association, le malattie iatrogene (le malattie dovute a terapie mediche) sono al terzo posto tra le cause di morte negli Stati Uniti ?! Più di 120.000 persone muoiono ogni anno a causa dei famosi Effetti Collaterali dei medicinali.

Ecco una spiegazione sugli effetti collaterali del ricercatore Bruce Lipton:
Ogni sostanza che immettiamo nel nostro corpo interagisce con determinate proteine funzionali, le quali possono determinare le funzioni di organi o distretti completamente diversi tra loro. Se prendiamo ad esempio una pastiglia per il cuore, i suoi principi attivi possono interagire anche con il sistema nervoso centrale.
Questo accade proprio perché la medicina ufficiale agisce a livello biochimico e non a livello biofisico.

Il dottore Giuseppe De Pace ha abbandonando la medicina ufficiale per poi testare su se stesso un approccio Olistico. E’ così guarito da alcune patologie croniche, semplicemente riequilibrando il proprio sistema energetico:Sono stato operato un anno fa di lobectomia tiroidea per ipertiroidismo e condannato, come d’altronde è la regola, a prendere l’Eutirox a vita. Nonostante seguissi scrupolosamente le indicazioni datemi, continuavo a soffrire di dolori muscolari agli arti e di astenia. Ho deciso di cambiare completamente la mia alimentazione (eliminando la carne e gran parte delle proteine animali, immettendo sostanze essenziali e non raffinate, combinando bene gli alimenti), ho eliminato completamente l’Eutirox e gli altri medicinali, rivolgendomi alle sostanze naturali. Il risultato è stato la scomparsa dei dolori muscolari e la normalizzazione dei valori ematici non solo tiroidei.
Fonte: http://www.respiriamoverde.com/blog/2014/02/23/medicina-non-cura-ma-sposta-sintomi-lo-sfogo-di-un-medico-italiano/