Big Pharma ora parla cinese… figuratevi in po’ come ora avranno cura della nostra salute!

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‘Big pharma’ ora parla cinese: prima sede italiana di Techdow

La prima azienda farmaceutica orientale a commercializzare in Europa approccia uno dei più diffusi bisogni di sanità pubblica offrendo il primo biosimilare di enoxaparina sodica

Forte del fiorente mercato europeo di eparine, delle quali è primo produttore mondiale, Techdow Pharma apre la prima sede in Italia che, con circa 250 milioni di euro di spesa annua, è per la multinazionale cinese uno dei più importanti paesi d’esportazione dell’enoxaparina sodica a basso peso molecolare. Dopo UK, Germania e Polonia, l’azienda lancia anche sul mercato italiano il biosimilare della molecola anticoagulante più utilizzata in Europa nella profilassi e trattamento delle malattie tromboemboliche, in particolare per prevenire il tromboembolismo venoso (TEV) e la trombosi venosa profonda (TVP) sua principale manifestazione.La prima è una condizione in cui si formano coaguli nel torrente circolatorio venoso e può causare TVP, ovvero ostruzione completa o parziale di una o più vene dell’addome e delle pelvi. Negli suoi oltre 20 anni di storia, la multinazionale cinese è diventata fornitore di eparine dei Big Pharma europei. Considerazioni epidemiologiche e demografiche inducono a ipotizzare un alto grado di penetrazione del nuovo biosimilare. Innanzitutto in Italia l’incidenza di TVP è di circa 1 ogni mille soggetti all’anno ma aumenta esponenzialmente tra i 70 e 80 anni d’età (si parla di 5-25 nuovi casi ogni mille persone), circostanza non trascurabile in un paese con una popolazione che invecchia e vive più a lungo. La TVP, come ha spiegato il professor Andrea Stella, presidente della Società Italiana di Chirurgia Vascolare ed Endovascolare “se non trattata tempestivamente con anticoagulante può portare a Trombo Embolia Polmonare, quando un trombo distaccato dalla sede d’origine raggiunge il polmone seguendo la circolazione venosa verso il cuore e ostruisce un’arteria polmonare provocando morte improvvisa a seguito di insufficienza respiratorianel 50 per cento dei casi”. Occorre ricordare che la TEV è al terzo posto per causa di morte nella popolazione generale e al primo posto nella popolazione ospedalizzata.

Le situazioni più a rischio d’insorgenza di TVP sono quelle di prolungata immobilizzazione, come interventi chirurgici, traumi, gravidanza, eventi cardiovascolari maggiori come ictus o malattie croniche come diabete in particolare in presenza di emodialisi, ossia quando sussiste il rischio di formazione di coaguli nella circolazione extracorporea. In tutte queste circostanze, come nelle arteriopatie periferiche con ischemia critica agli arti inferiori,  è indicata la profilassi con eparine a basso peso molecolare (EBPM) che hanno basso rischio emorragico e azione prolungata nelle 24 ore. “Noi ortopedici siamo grossi prescrittori di eparina a basso peso molecolare – spiega la dottoressa Chiara Fossati, specialista in Ortopedia e Traumatologia – Protesica d’anca, ginocchio, artroscopia sono solo alcune delle applicazioni di questi farmaci in chirurgia ortopedica. Il bisogno di anticoagulazione è evidente se si tiene conto che l’Indicazione di profilassi con eparine a basso peso molecolare (EBPM) è di 35 giorni per la protesi d’anca e del ginocchio come indicato dal ‘Consenso Intersocietario Italiano del 2013’. Il rischio in ortopedia protesica maggiore di TEV in pazienti non trattati è del 50 per cento, quello di embolia polmonare è del 6 per cento”. Rispetto alle eparine non frazionate, che hanno catene polimeriche più lunghe, sono somministrate per via intravenosa o in infusione e necessitano di monitoraggio, le EBPM si somministrano per via sottocutanea a domicilio, dove il paziente trascorre quasi tutto il decorso post-operatorio, essendo ormai sempre più ridotti i tempi di ospedalizzazione. Queste caratteristiche adattano il farmaco alle necessità del paziente perché le EBPM offrono la possibilità di stabilire la dose in base al peso corporeo.

Sotto il profilo dell’efficacia e della sicurezza il biosimilare di enoxaparina sodica prodotto da Techdow è equivalente a quello del farmaco originator, quello a cui si riferisce in termini biologici e registrato in precedenza, come dimostrano i risultati dei test pre-clinici e i trial clinici necessari per l’autorizzazione all’immissione in commercio. Il professor Filippo Drago, direttore di del Dipartimento di Scienze Biomediche e Biotecnologiche dell’Università di Catania ha affermato la ‘superiore dignità’ del farmaco biosimilare rispetto al ‘generico’: “Biosimilare non va confuso con ‘generico’ perché è equivalente in termini clinici al farmaco registrato precedentemente. Il generico viene registrato dall’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) e dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFa) sulla base di una bioequivalenza esclusivamente cinetica (concentrazione plasmatica) ma senza prove di equivalenza terapeutica. Il biosimilare, invece, deve dimostrare equivalenza in termini di efficacia e sicurezza rispetto all’originator”. Non dobbiamo quindi farci spaventare dalla provenienza cinese della enoxaparina di Techdow che è stata sottoposta a uno scrupoloso esercizio di comparabilità richiesto dall’EMA per attestare sovrapponibilità analitica, pre-clinica e clinica. Gli effetti simili sui fattori della coagulazione del sangue sono stati accertati da un trial clinico di fase I su 20 soggetti sani ma l’azienda ha liberamente condotto un altro trial clinico di fase III mettendo a confronto biosimilare e originator in pazienti sottoposti a chirurgia del ginocchio, per un totale di 299 soggetti in 14 centri europei. Anche questa indagine ha confermato la perfetta sovrapponibilità del biosimilare di enoxaparina sodica a basso peso molecolare con l’originator. Tutti questi benefici si sommano a quello economico: il farmaco di Techdow costerà il 26 per cento meno. Con una penetrazione del farmaco del 15 per cento nel primo anno, del 23 per cento nel secondo e del 30 per cento nel terzo è possibile stimare un risparmio progressivo da 5,1 a 13, 6 milioni l’anno e, a tendere, ca 34 milioni. Sono stime che fanno intravedere buone possibilità d’investimento in ricerca per lo sviluppo di nuove soluzioni terapeutiche. (MARTINA BOSSI)

 

fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/salute/13266019/big-pharma-ora-parla-cinese-prima-sede-italiana-di-techdow.html

TI HANNO CONVINTO CHE SEI MALATO, così potrai comprare – pagando profumatamente – le loro medicine! E mentre TU ti avveleni e crepi, loro si arricchiscono!

 

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Una storia di truffe… Psicofarmaci. E’ la storia di farmaci che rappresentano un grosso affare e che alimentano un’industria psichiatrica da 330 miliardi di dollari, senza una sola cura. Il costo in termini di vite umane è persino più grande: questi farmaci uccidono circa 42.000 persone ogni anno. Il numero dei decessi è in continuo aumento.

 

Una storia di truffe… Psicofarmaci. E’ la storia di farmaci che rappresentano un grosso affare e che alimentano un’industria psichiatrica da 330 miliardi di dollari, senza una sola cura. Il costo in termini di vite umane è persino più grande: questi farmaci uccidono circa 42.000 persone ogni anno. Il numero dei decessi è in continuo aumento.

Con più di 175 interviste ad avvocati, esperti della salute mentale, familiari delle vittime e gli stessi sopravvissuti, questo documentario smaschera la somministrazione di psicofarmaci e rivela una brutale ma ben fortificata macchina fabbrica soldi.

 

Qualche commento al video;

paultor8
gli psichiatri sono tutti dei pagliacci come anche gli psicologi… prescrivono psicofarmaci come se te o il tuo corpo avesse qualcosa che non va quando in realtà te e il tuo corpo state reagendo a qualcosa che è successo in un certo modo… in questo modo non si cura niente, è come mettere una pezza sopra la ferita, bisogna essere consapevoli di ciò che è accaduto, già la consapevolezza libera e poi capire come comportarsi rispetto ai disturbi sviluppatisi in seguito a queste situazioni, ma dare dei farmaci per far finire il problema mi sembra una barzelletta…
Rispondi · 2
Alessio Licchetta
io mi reputo una persona sana ma ho conosciuto tanta gente che fa uso di psicofarmaci. Un giorno per curiosità lessi il foglietto illustrativo di un farmaco antidepressivo se nn ricordo male si chiama tavor……bè ragazzi vi dico solo che il mondo fa la guerra alla marijuana ma poi vende legalmente le droghe piu pericolose del pianeta come farmaci. SE C’E’ QUALCUNO CHE SOFFRE DI DEPRESSIONE CHE STA LEGGENDO SAPPIA CHE LA DEPRESSIONE E’ UNA MALATTIA INVENTATA DI SANA PIANTA.

Alex King
@shadomax68 Comunque qui in primis si mette in risalto il fatto che la psichiatria non è una scienza è non può essere misurata con metodo scientifico ! Questo è un dato di fatto ! Non una campana ! (come tu cerchi di insinuare) ! Vedere poi un mercato messo in piedi (330 miliardi di dollari) che se non è basato sulla scienza e quindi metodo scientifico è pura stregoneria (quindi truffa) è molto preoccupante ! Considerando gli effetti devastanti che hanno sulle persone … Questo è Satanismo

Fonte: altrarealta.blogspot.it

Tratto da: lastella via sapereeundovere.it

L’insaziabile avidità che uccide: il modello di business del Big Pharma

 

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L’insaziabile avidità che uccide: il modello di business del Big Pharma

Le grandi case farmaceutiche negli Usa sostengono che gli alti profitti ottenuti con prezzi alti dei farmaci servono a finanziare le ricerche innovative volte a salvare vite umane. In realtà quei proventi vengono utilizzati per comprare azioni delle stesse società, mentre viene ristretto l’accesso ai farmaci e si pongono freni all’innovazione. La multinazionale Big Pharma giustifica questo nell’investimento in innovazione per produrre medicine per migliorare la qualità della nostra vita, ma è solo teoria. Stamani al Festival dell’Economia di Trento, l’economista William Lazonick, ha affrontato questo tema spiegando il settore farmaceutico statunitense e presentando la sua teoria basata sull’impresa innovativa che torna ad essere comunità, dove capitale e lavoro si mescolano per produrre beni e servizi.

Roberto Mania, giornalista di Repubblica, ha introdotto la lezione del professor William Lazonick, economista dell’Università del Massachusetts a Lowell, illustrando come negli anni, durante la cavalcata dell’ideologia liberista, sia mancato un pensiero critico, una voce alternativa. Abbiamo assistito alla disgregazione sociale, alla nascita delle disuguaglianze, al cambiamento delle periferie del mondo, alla perdita di ruolo delle classi sociali, al declino della classe media in Europa e negli Stati Uniti. In questo scenario Lazonick è stato una voce critica, ancora in tempi non sospetti, e comprendendo che quel capitalismo finanziario aveva una visione corta, senza futuro, è approdato alla teoria dell’impresa innovativa per ricomporre i cocci di un capitalismo senza un ruolo. Il suo percorso intellettuale si basa sull’idea dell’impresa innovativa che torna ad essere comunità, con una funzione comunitaria, che mescola capitale e lavoro per produrre beni e servizi.
William Lazonick oggi si è concentrato sul settore farmaceutico statunitense nel quale è viva una discussione su come vengono utilizzati i profitti dei farmaci. In tutti settori può accadere che i profitti ottenuti da alcune industrie servano ad acquistare azioni delle società stesse, ma a questo modello si sono adeguate anche le case farmaceutiche: anche se sostengono che gli alti profitti ottenuti con prezzi alti dei farmaci servono a finanziare le ricerche innovative volte a salvare vite umane, in realtà quei proventi vengono utilizzati per comprare azioni delle stesse società, mentre viene ristretto l’accesso ai farmaci e si pongono freni all’innovazione. Negli Stati Uniti le medicine costano il doppio. Big Pharma giustifica questo nell’investimento in innovazione per produrre medicine per migliorare la qualità della nostra vita. In realtà negli Stati Uniti le multinazionali come Big Pharma non sviluppano più nuovi farmaci ma acquisiscono altre aziende farmaceutiche che brevettano farmaci; ci sono poi le aziende della New Economy, che presentano un approccio più speculativo, ovvero hanno sviluppato farmaci a maggiore diffusione, a poco prezzo, e giocando sulla quantità e grazie ai finanziamenti pubblici per le start up, non solo hanno guadagnato parecchio, ma hanno capito che potevano guadagnare ancora di più senza sviluppare nuovi farmaci.
E’ Medici Senza Frontiere che lancia l’allarme, affermando che i farmaci necessari non vengono prodotti perché le aziende si concentrano su quelli che fanno guadagnare di più. Addirittura alcune aziende producono farmaci nocivi, con una avidità rapace e assassina per soddisfare gli assurdi compensi dei top manager (cifre inimmaginabili) invece che investire per produrre farmaci dedicati alla salute globale. Questo atteggiamento predatorio è basato quindi su una azione che si sofferma sugli effetti azionari invece che su quelli benefici, contraria all’obiettivo virtuoso di avere un prodotto di qualità ad un prezzo più basso.
Il professor Lazonick ha parlato della sua teoria incardinata sul processo innovativo definendolo incerto collettivo e cumulativo, ovvero dal futuro imprevedibile, che coinvolge una pluralità di soggetti e che richiede del tempo. E’ inutile negare che le aziende che sposano questo progetto si trovano spesso in difficoltà a causa del costo elevato dell’innovazione, ma nel momento in cui si raggiunge un prodotto di qualità, l’orizzonte è quello di ammortizzare i costi fissi. Quando si parla di innovazione in questo senso, è bene specificare che non si intendono solo investimenti nelle attrezzature ma soprattutto nelle risorse umane. Questo ha un effetto positivo per tutti gli stakeholder, compresi i consumatori.

fonte: https://www.trentinosalute.net/Notizie/L-insaziabile-avidita-che-uccide-il-modello-di-business-del-Big-Pharma