Medici e case farmaceutiche, binomio fantastico. Credete di vivere nel mondo delle favole?

 

case farmaceutiche

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Medici e case farmaceutiche, binomio fantastico. Credete di vivere nel mondo delle favole?

 

“Come può un medico far credere che le aziende farmaceutiche possano essere interessate alla formazione?”
Marcia Angell, ex-Editor in Chief del NEJM.

All’Università, ti insegnano quanto sia importante il rapporto con il paziente, tralasciando quanto poi in pratica sarà importante il legame con l’informatore scientifico.
Sapete, l’80% delle Università è disposto a cedere i diritti degli studi alle case farmaceutiche, pur di ricevere fondi. Cosa vuol dire questo? Che se durante gli studi viene scoperto qualcosa che non piace, lo studio puo’ essere interrotto. Ed ancora più importante, una volta finito e consegnato, non hai alcun diritto su quel lavoro.
Se la casa farmaceutica vuole divulgare dei dati bene, ma non è costretta a farlo. “Protezione di segreto industriale“, spesso lo chiamano così.
Senza voler ricordare che nel giro degli ultimi 30 anni, la ricerca sia palesemente finita nelle mani di BigPharma, e non potrebbe essere altrimenti : hanno i soldi, e decidono loro.
Dati presi da qui.

 

Più soldi un medico riceve dalle aziende farmaceutiche più farmaci brand (di marca) prescrive, anche un solo pasto offerto può fare la differenza. Così recita il sottotitolo di un documento di ProPublica.
ProPublica è un’organizzazione di giornalisti investigativi indipendenti che lavora indagando sui rapporti fra industria del farmaco e medici negli Stati Uniti. Nel 2010 uscì allo scoperto con la campagna Dollars for Docs, nella quale erano stati messi in rete i nomi di alcuni medici USA con i relativi pagamenti da parte delle case farmaceutiche, per dare modo al pubblico di conoscere le informazioni rese note durante dibattimenti processuali. Con quell’inchiesta uno dei suoi giornalisti vinse il premio Pulitzer. Era un primo tentativo empirico per dimostrare che si prescrivono più farmaci e presidi medicali quando si è stati pagati dall’industria.

Si crede sempre che le male marce siano poche, che regni l’onestà nel mondo della salute : non è così, e dispiace dirlo.
Se la ricerca è in mano a delle multinazionali, e l’UNICO obiettivo delle multinazionali è generare profitto per gli azionisti, la salute viene dopo. Logico no?
Soprattutto, bastano poche persone corrotte per mandare avanti un sistema corrotto. Esempio lampante è quello del legame fra il CDC-COCA COLA

Qui un articolo de L’Internazionale, scritto da Ben Goldacre : Cattive medicine. Le case farmaceutiche ingannano i medici e danneggiano i pazienti.”

Tutti i medici basano le loro terapie sulle linee guida. Ma chi scrive le linee guida? Da chi sono finanziati gli studi che permettono di redigere le linee guida?
Su cosa è basata la linea di cura del paziente? Sui farmaci.
I farmaci chi li produce?
Devo andare avanti? E’ abbastanza cristallina la cosa.

Pensate, il 70% dei panel di chi redige le linee guida, ha dei legami con le industrie farmaceutiche.
Su 215 linee guida, soltanto 90 erano chiare su quali fossero i conflitti di interesse.
E di questo se ne occupava il BMJ, nel lontano 2005.

Soltanto un piccolo esempio, sul testosterone.
The Milwaukee Journal Sentinel ha pubblicato una analisi  sulle attività educazionali centrate sulla “terapia” a base di testosterone: dei 75 corsi valutati, 65 prevedevano la docenza di relatori gravati da conflitti di interesse. È un mercato, quello del testosterone, in costante crescita a conferma dell’efficacia – più che del prodotto – della strategia pubblicitaria. Nel 2000, le prescrizioni di testosterone erano sostanzialmente limitate a non molto frequenti casi di ipogonadismo: meno di un milione di ricette l’anno. Nel 2014 sono salite a 6,5 milioni. Con una parallela crescita di rischio da farmaco: dal 2010 sono state segnalate 3.900 reazioni avverse negli Stati Uniti, che hanno portato a 2.000 ricoveri e a 150 decessi. Senza considerare, perché più difficilmente quantificabile, l’aumento del rischio di cancro della prostata legato all’assunzione di testosterone.
Le evidenze a sfavore di questi prodotti sono schiaccianti, al punto che Steve Nissen – clinico della Cleveland Clinic e tra i più apprezzati trialisti americani – è giunto a dichiarare che qualsiasi nuovo studio sul testosterone relegherebbe i cittadini statunitensi al rango di porcellini d’India: cavie, per l’interesse delle industrie farmaceutiche.

Il problema è talmente serio che nel 2010 gli Stati Uniti hanno emanato una legge, chiamata Sunshine Act, per portare alla luce i legami fra i medici e l’industria. Il Sunshine Act non ha lo scopo di limitare i regali e i finanziamenti ai medici e alle istituzioni sanitarie, ma di renderli trasparenti. La legge è stata elaborata dopo che un gruppo di giornalisti aveva rivelato che nel biennio 2009/10 l’industria farmaceutica aveva elargito a oltre 18.000 medici somme per un totale di circa 320 milioni di dollari, con versamenti intorno ai 250.000 dollari ai 10 medici che guidavano la graduatoria. 6 anni dopo, una cosa simile è arrivata anche nel nostro paese.

Questo  è successo a Monza, scoperto proprio qualche giorno fa :

Monza, inchiesta “Disturbo”, ennesima corruzione nella sanità, arrestate 14 persone tra chirurghi, medici di base e manager, tutti accusati, in concorso tra loro, di corruzione e associazione a delinquere. Alcuni chirurghi del Policlinico di Monza, secondo la Procura, hanno favorito infatti la Ceraver Italia Srl, reclutando pazienti, comprando a spese degli ospedali protesi ortopediche di bassa qualità e moltiplicando il numero delle operazioni, con la complicità di medici di base e manager. L’accusa è di aver agito “per aumentare gli utili” della multinazionale francese “anche a discapito della salute pubblica”. In cambio hanno ottenuto denaro, regali, viaggi, vacanze, assunzioni di personale, partecipazioni a congressi e cene in locali di lusso. Complesso il meccanismo corruttivo, portato alla luce grazie a centinaia di intercettazioni telefoniche: i manager Ceraver si adoperavano per “incentivare” i chirurghi del Policlinico di Monza (ma anche di tante altre strutture afferenti, sempre convenzionate con il Sistema sanitario nazionale) a comprare esclusivamente protesi della multinazionale francese a un prezzo variabile tra i 1.500 e i 2.500 euro a pezzo, pagando al chirurgo dagli 80 ai 100 euro per ogni acquisto. A tal fine coinvolgevano i medici di base, il cui compito era quello di identificare pazienti da sottoporre a operazione, i quali venivano prima visitati dagli specialisti presso gli ambulatori territoriali (visite che venivano pure pagate ‘in nero’) e poi indirizzati al Policlinico o in altre strutture sanitarie collegate per il ricovero e l’intervento. Gli accordi illeciti e le dazioni di denaro hanno avuto un’impressionante cadenza regolare, gestita dal manager promoter di Ceraver Marco Camnasio. I chirurghi coinvolti peraltro, sostengono gli investigatori, hanno dato l’impressione di far passare in secondo piano la valutazione sulle caratteristiche delle protesi Ceraver, protesi che i medici intercettati hanno definito di qualità inferiore rispetto a quelle di altre marche. Proprio questa circostanza, paradossalmente, avrebbe fatto alzare il prezzo del “disturbo”, corrisposto agli ortopedici in virtù del maggiore rischio di fallimento degli interventi.

Recentemente, famoso è stato il caso del Dr. Guido Fanelli. Vi lascio questa sua perla :
Non è che faccio il boss, sono io e basta, comando io, ho creato un sistema. Io prendo soldi dall’uno e dall’altro in maniera uguale e paritaria, sono bravo a tenere il piede in quattro o cinque scarpe. Io ho il centro hub del dolore più grosso di Italia con 19mila interventi all’anno, ho la forza di spostare milioni di euro perchè con la forza scientifica tutti danno credito a ciò che scriviamo

Possiamo anche tornare al 2010, medici corrotti per un giro d’affari di 2 milioni di euro.
“Gli inquirenti spiegano che i medici avrebbero percepito “compensi illeciti in cambio di prescrizioni e somministrazioni arbitrarie a centinaia di pazienti in cura per diffuse patologie croniche di specialità medicinali prodotte dalle aziende corruttrici, che realizzavano maggiori profitti derivanti dal conseguente incremento della diffusione dei farmaci”.

Possiamo andare ancora più indietro, questa inchiesta della Procura di Bari del 2006.
Ai medici corrotti andavano compensi in danaro (percentuali tra il 10 e il 18% del prezzo dei medicinali prescritti), oppure orologi, telefoni cellulari, materiale informatico, viaggi di piacere e partecipazioni a congressi scientifici. In più di un caso – ritengono di aver accertato i carabinieri del Nas di Bari – tra medici e informatori scientifici c’è stata anche una trattativa sul tipo di compenso che i sanitari dovevano percepire: ad esempio 5.000 euro al mese al posto di vacanze con la famiglia in luoghi esotici o in capitali europee. Nel corso dell’inchiesta il magistrato sequestrò un libro paga sul quale erano scritti i compensi percepiti dai medici e, accanto, il voto che l’informatore scientifico esprimeva: le valutazioni erano scarso, sufficiente, buono; o anche: da tornare. Dopo il sequestro del libro-paga, il 15 aprile 2005, il pm ottenne dal gip l’arresto di 60 persone (18 medici, 16 farmacisti, 6 dirigenti e 20 informatori scientifici di molte case farmaceutiche nazionali ed estere), che si aggiunsero alle 44 persone arrestate tra il 7 e il 25 luglio del 2003.”

Qualche giorno fa è uscita quest’ultima inchiesta dei NAS
Praticamente ‘a libro paga’: denaro, regali, inviti ai convegni e ‘premi’ per i medicinali che poi riuscivano a piazzare. Alcuni tra medici e funzionari della struttura sanitaria, abusando delle loro funzioni di pubblici ufficiali, condizionavano alcuni concorsi pubblici, favorendo l’assunzione di medici e paramedici da loro prescelti per meri interessi personali; percepivano dalle case farmaceutiche somme di denaro come premio in cambio dell’incremento della prescrizione dei loro farmaci, nonché per finanziare le assunzioni. Il sistema corruttivo, inoltre – si legge nel comunicato dei Nas – prevedeva l’illecito finanziamento da parte delle case farmaceutiche di convegni scientifici, corsi di aggiornamento e borse di studio con enormi elargizioni di denaro, mascherate come sponsorizzazioni per l’attività di ricerca medica che, allo stato, non risulta svolta. Per nascondere i legami corruttivi, il denaro ottenuto veniva indirizzato verso alcune compiacenti società “provider di servizi” che formalmente organizzavano gli eventi, ma di fatto distraevano il denaro ottenuto dalle società farmaceutiche per ridistribuirlo nei conti correnti dei medici, ricompensati anche con beni di varia natura.”

Non possiamo accettare che la salute sia diventata un business e che i medici si facciano corrompere.
Più medici onesti, che denunciano le ingerenze dell’industria farmaceutica
Più giudici onesti, che condannano seriamente chi mette il denaro prima della salute.

Volete vivere nel mondo delle favole? Volete essere convinti a tutti i costi che la sanità sia pulita e le industrie lavorino alacramente per noi? Non per questo bisogna buttare giù tutti i farmaci, tutti i medici. Bisogna specificarlo perchè di idioti è pieno il mondo.
Siete liberi di credere a quello che preferite, tocca a noi migliorare le cose. 

 

fonte: http://www.medicinapiccoledosi.it/case-farmaceutiche/medici-case-farmaceutiche-mondo-delle-favole/

Medici e case farmaceutiche, binomio fantastico. Credete di vivere nel mondo delle favole?

Medici

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Medici e case farmaceutiche, binomio fantastico. Credete di vivere nel mondo delle favole?

“Come può un medico far credere che le aziende farmaceutiche possano essere interessate alla formazione?”
Marcia Angell, ex-Editor in Chief del NEJM.

All’Università, ti insegnano quanto sia importante il rapporto con il paziente, tralasciando quanto poi in pratica sarà importante il legame con l’informatore scientifico.
Sapete, l’80% delle Università è disposto a cedere i diritti degli studi alle case farmaceutiche, pur di ricevere fondi. Cosa vuol dire questo? Che se durante gli studi viene scoperto qualcosa che non piace, lo studio puo’ essere interrotto. Ed ancora più importante, una volta finito e consegnato, non hai alcun diritto su quel lavoro.
Se la casa farmaceutica vuole divulgare dei dati bene, ma non è costretta a farlo. “Protezione di segreto industriale“, spesso lo chiamano così.
Senza voler ricordare che nel giro degli ultimi 30 anni, la ricerca sia palesemente finita nelle mani di BigPharma, e non potrebbe essere altrimenti : hanno i soldi, e decidono loro.
Dati presi da qui.

 

Più soldi un medico riceve dalle aziende farmaceutiche più farmaci brand (di marca) prescrive, anche un solo pasto offerto può fare la differenza. Così recita il sottotitolo di un documento di ProPublica.
ProPublica è un’organizzazione di giornalisti investigativi indipendenti che lavora indagando sui rapporti fra industria del farmaco e medici negli Stati Uniti. Nel 2010 uscì allo scoperto con la campagna Dollars for Docs, nella quale erano stati messi in rete i nomi di alcuni medici USA con i relativi pagamenti da parte delle case farmaceutiche, per dare modo al pubblico di conoscere le informazioni rese note durante dibattimenti processuali. Con quell’inchiesta uno dei suoi giornalisti vinse il premio Pulitzer. Era un primo tentativo empirico per dimostrare che si prescrivono più farmaci e presidi medicali quando si è stati pagati dall’industria.

Si crede sempre che le male marce siano poche, che regni l’onestà nel mondo della salute : non è così, e dispiace dirlo.
Se la ricerca è in mano a delle multinazionali, e l’UNICO obiettivo delle multinazionali è generare profitto per gli azionisti, la salute viene dopo. Logico no?
Soprattutto, bastano poche persone corrotte per mandare avanti un sistema corrotto. Esempio lampante è quello del legame fra il CDC-COCA COLA

Qui un articolo de L’Internazionale, scritto da Ben Goldacre : Cattive medicine. Le case farmaceutiche ingannano i medici e danneggiano i pazienti.”

Tutti i medici basano le loro terapie sulle linee guida. Ma chi scrive le linee guida? Da chi sono finanziati gli studi che permettono di redigere le linee guida?
Su cosa è basata la linea di cura del paziente? Sui farmaci.
I farmaci chi li produce?
Devo andare avanti? E’ abbastanza cristallina la cosa.

Pensate, il 70% dei panel di chi redige le linee guida, ha dei legami con le industrie farmaceutiche.
Su 215 linee guida, soltanto 90 erano chiare su quali fossero i conflitti di interesse.
E di questo se ne occupava il BMJ, nel lontano 2005.

Soltanto un piccolo esempio, sul testosterone.
The Milwaukee Journal Sentinel ha pubblicato una analisi  sulle attività educazionali centrate sulla “terapia” a base di testosterone: dei 75 corsi valutati, 65 prevedevano la docenza di relatori gravati da conflitti di interesse. È un mercato, quello del testosterone, in costante crescita a conferma dell’efficacia – più che del prodotto – della strategia pubblicitaria. Nel 2000, le prescrizioni di testosterone erano sostanzialmente limitate a non molto frequenti casi di ipogonadismo: meno di un milione di ricette l’anno. Nel 2014 sono salite a 6,5 milioni. Con una parallela crescita di rischio da farmaco: dal 2010 sono state segnalate 3.900 reazioni avverse negli Stati Uniti, che hanno portato a 2.000 ricoveri e a 150 decessi. Senza considerare, perché più difficilmente quantificabile, l’aumento del rischio di cancro della prostata legato all’assunzione di testosterone.
Le evidenze a sfavore di questi prodotti sono schiaccianti, al punto che Steve Nissen – clinico della Cleveland Clinic e tra i più apprezzati trialisti americani – è giunto a dichiarare che qualsiasi nuovo studio sul testosterone relegherebbe i cittadini statunitensi al rango di porcellini d’India: cavie, per l’interesse delle industrie farmaceutiche.

Il problema è talmente serio che nel 2010 gli Stati Uniti hanno emanato una legge, chiamata Sunshine Act, per portare alla luce i legami fra i medici e l’industria. Il Sunshine Act non ha lo scopo di limitare i regali e i finanziamenti ai medici e alle istituzioni sanitarie, ma di renderli trasparenti. La legge è stata elaborata dopo che un gruppo di giornalisti aveva rivelato che nel biennio 2009/10 l’industria farmaceutica aveva elargito a oltre 18.000 medici somme per un totale di circa 320 milioni di dollari, con versamenti intorno ai 250.000 dollari ai 10 medici che guidavano la graduatoria. 6 anni dopo, una cosa simile è arrivata anche nel nostro paese.

Questo  è successo a Monza, scoperto proprio qualche giorno fa :

Monza, inchiesta “Disturbo”, ennesima corruzione nella sanità, arrestate 14 persone tra chirurghi, medici di base e manager, tutti accusati, in concorso tra loro, di corruzione e associazione a delinquere. Alcuni chirurghi del Policlinico di Monza, secondo la Procura, hanno favorito infatti la Ceraver Italia Srl, reclutando pazienti, comprando a spese degli ospedali protesi ortopediche di bassa qualità e moltiplicando il numero delle operazioni, con la complicità di medici di base e manager. L’accusa è di aver agito “per aumentare gli utili” della multinazionale francese “anche a discapito della salute pubblica”. In cambio hanno ottenuto denaro, regali, viaggi, vacanze, assunzioni di personale, partecipazioni a congressi e cene in locali di lusso. Complesso il meccanismo corruttivo, portato alla luce grazie a centinaia di intercettazioni telefoniche: i manager Ceraver si adoperavano per “incentivare” i chirurghi del Policlinico di Monza (ma anche di tante altre strutture afferenti, sempre convenzionate con il Sistema sanitario nazionale) a comprare esclusivamente protesi della multinazionale francese a un prezzo variabile tra i 1.500 e i 2.500 euro a pezzo, pagando al chirurgo dagli 80 ai 100 euro per ogni acquisto. A tal fine coinvolgevano i medici di base, il cui compito era quello di identificare pazienti da sottoporre a operazione, i quali venivano prima visitati dagli specialisti presso gli ambulatori territoriali (visite che venivano pure pagate ‘in nero’) e poi indirizzati al Policlinico o in altre strutture sanitarie collegate per il ricovero e l’intervento. Gli accordi illeciti e le dazioni di denaro hanno avuto un’impressionante cadenza regolare, gestita dal manager promoter di Ceraver Marco Camnasio. I chirurghi coinvolti peraltro, sostengono gli investigatori, hanno dato l’impressione di far passare in secondo piano la valutazione sulle caratteristiche delle protesi Ceraver, protesi che i medici intercettati hanno definito di qualità inferiore rispetto a quelle di altre marche. Proprio questa circostanza, paradossalmente, avrebbe fatto alzare il prezzo del “disturbo”, corrisposto agli ortopedici in virtù del maggiore rischio di fallimento degli interventi.

Recentemente, famoso è stato il caso del Dr. Guido Fanelli. Vi lascio questa sua perla :
Non è che faccio il boss, sono io e basta, comando io, ho creato un sistema. Io prendo soldi dall’uno e dall’altro in maniera uguale e paritaria, sono bravo a tenere il piede in quattro o cinque scarpe. Io ho il centro hub del dolore più grosso di Italia con 19mila interventi all’anno, ho la forza di spostare milioni di euro perchè con la forza scientifica tutti danno credito a ciò che scriviamo

Possiamo anche tornare al 2010, medici corrotti per un giro d’affari di 2 milioni di euro.
“Gli inquirenti spiegano che i medici avrebbero percepito “compensi illeciti in cambio di prescrizioni e somministrazioni arbitrarie a centinaia di pazienti in cura per diffuse patologie croniche di specialità medicinali prodotte dalle aziende corruttrici, che realizzavano maggiori profitti derivanti dal conseguente incremento della diffusione dei farmaci”.

Possiamo andare ancora più indietro, questa inchiesta della Procura di Bari del 2006.
Ai medici corrotti andavano compensi in danaro (percentuali tra il 10 e il 18% del prezzo dei medicinali prescritti), oppure orologi, telefoni cellulari, materiale informatico, viaggi di piacere e partecipazioni a congressi scientifici. In più di un caso – ritengono di aver accertato i carabinieri del Nas di Bari – tra medici e informatori scientifici c’è stata anche una trattativa sul tipo di compenso che i sanitari dovevano percepire: ad esempio 5.000 euro al mese al posto di vacanze con la famiglia in luoghi esotici o in capitali europee. Nel corso dell’inchiesta il magistrato sequestrò un libro paga sul quale erano scritti i compensi percepiti dai medici e, accanto, il voto che l’informatore scientifico esprimeva: le valutazioni erano scarso, sufficiente, buono; o anche: da tornare. Dopo il sequestro del libro-paga, il 15 aprile 2005, il pm ottenne dal gip l’arresto di 60 persone (18 medici, 16 farmacisti, 6 dirigenti e 20 informatori scientifici di molte case farmaceutiche nazionali ed estere), che si aggiunsero alle 44 persone arrestate tra il 7 e il 25 luglio del 2003.”

Qualche giorno fa è uscita quest’ultima inchiesta dei NAS
Praticamente ‘a libro paga’: denaro, regali, inviti ai convegni e ‘premi’ per i medicinali che poi riuscivano a piazzare. Alcuni tra medici e funzionari della struttura sanitaria, abusando delle loro funzioni di pubblici ufficiali, condizionavano alcuni concorsi pubblici, favorendo l’assunzione di medici e paramedici da loro prescelti per meri interessi personali; percepivano dalle case farmaceutiche somme di denaro come premio in cambio dell’incremento della prescrizione dei loro farmaci, nonché per finanziare le assunzioni. Il sistema corruttivo, inoltre – si legge nel comunicato dei Nas – prevedeva l’illecito finanziamento da parte delle case farmaceutiche di convegni scientifici, corsi di aggiornamento e borse di studio con enormi elargizioni di denaro, mascherate come sponsorizzazioni per l’attività di ricerca medica che, allo stato, non risulta svolta. Per nascondere i legami corruttivi, il denaro ottenuto veniva indirizzato verso alcune compiacenti società “provider di servizi” che formalmente organizzavano gli eventi, ma di fatto distraevano il denaro ottenuto dalle società farmaceutiche per ridistribuirlo nei conti correnti dei medici, ricompensati anche con beni di varia natura.”

Non possiamo accettare che la salute sia diventata un business e che i medici si facciano corrompere.
Più medici onesti, che denunciano le ingerenze dell’industria farmaceutica
Più giudici onesti, che condannano seriamente chi mette il denaro prima della salute.

Volete vivere nel mondo delle favole? Volete essere convinti a tutti i costi che la sanità sia pulita e le industrie lavorino alacramente per noi? Non per questo bisogna buttare giù tutti i farmaci, tutti i medici. Bisogna specificarlo perchè di idioti è pieno il mondo.
Siete liberi di credere a quello che preferite, tocca a noi migliorare le cose. 

 

fonte: http://www.medicinapiccoledosi.it/case-farmaceutiche/medici-case-farmaceutiche-mondo-delle-favole/

 

Medicina – Le cure che i medici non farebbero mai e poi mai su loro stessi – Chiediamoci perchè!

 

Medicina

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Medicina – Le cure che i medici non farebbero mai e poi mai su loro stessi – Chiediamoci perchè!

 

Cure che i medici non seguirebbero

Quando siete davanti ad una diagnosi preoccupante, una procedura invasiva o un’operazione rischiosa, probabilmente la domanda più intelligente che vorreste porre al vostro medico è « Lei che farebbe?».

Dopo anni di esperienza, essi sanno meglio di chiunque altro quali trattamenti e cure vale la pena fare e quali è meglio evitare.

A seguire dottori di primo piano e ricercatori rivelano ciò che personalmente eviterebbero; molti di loro sono controcorrente rispetto al sistema. I loro commenti vi sorprenderanno e vi illumineranno.

Uno psichiatra che non assumerebbe mai antidepressivi

La Dott.ssa Joanna Moncrieff è senior lecturer in psichiatria al London University College ed autrice di “The Myth Of The Chemical Cure” (Il Mito delle Cure Chimiche).
«Esercito la psichiatria da oltre 20 anni e nella mia esperienza gli antidepressivi non fanno nulla di buono. Non li prenderei mai in nessuna circostanza, nemmeno se pensassi al suicidio. Tutta la ricerca mostra che – nel migliore dei casi – gli antidepressivi fanno sentire le persone un pochino meglio di un placebo, ma non significa che di fatto curino la depressione. Dopo tutti questi anni di scannerizzazione del cervello, non abbiamo una sola prova che la depressione sia collegata ad un qualche squilibrio chimico nel cervello, dunque è discutibile tutta l’idea che noi possiamo trattarla con sostanze chimiche.

Io credo che la depressione è una reazione estrema alle nostre circostanze, ed il modo migliore per riprendersi è elaborare e lavorare sulla causa. A volte questo significa terapie che implicano dialogo, a volte significa modificare le circostanze come per esempio trovare un nuovo lavoro o guardare in faccia problemi relazionali…
Ovviamente ci sono alcune persone che sono depresse senza un motivo apparente, ma comunque non c’è evidenza che essi soffrano di una malattia cerebrale o che gli antidepressivi possano aiutarli. La cosa migliore resta cercare e trovare delle nuove cose che spezzino il cerchio di pensiero e comportamento …

Gli antidepressivi sono delle medicine psicoattive, che alterano la mente come fanno l’alcool o la cannabis ed io ho sempre pensato che se fossi depressa, vorrei conservare tutte le mie facoltà per uscire dallo stallo e non vorrei ritrovarmi ottenebrata da nessuna medicina, i cui effetti in realtà non comprendiamo»
Cardiologi che rifiutano le statine

Professor Kevin Channer, cardiologo al Claremont Hospital di Sheffield:

«Le statine hanno avuto un grande effetto nel ridurre il numero di attacchi cardiaci e infarti ed ora c’è una certa tendenza a dare a tutti queste pasticche che abbassano il colesterolo; ma io non ne assumerei nemmeno una senza avere la prova che sono sotto forte rischio: ogni volta che si prende un farmaco, bisogna pensare a rischi e benefici.

Le statine riducono le probabilità di attacco cardiaco o infarto, nella misura del 30%, dunque sì, c’è un vantaggio. Ma in termini reali è minimo, il rischio di avere in un anno un attacco cardiaco o infarto è dell’1%. Assumendo una statina questo scenderebbe allo 0,70%, che è ancora molto basso. Ho passato la mia vita professionale a prescrivere statine, ne conosco gli effetti collaterali: dolori muscolari, debilitazione generale, mal di stomaco.

Alcuni sostengono che andrebbero date quando il rischio è all’1,5%, ma personalmente non prenderei in considerazione di prendere il farmaco se non ad un rischio del 3%. Tutti quelli che hanno avuto un attacco cardiaco o un infarto hanno un rischio del 3% e per costoro il rischio del dolore vale il prezzo del beneficio.

D’altro canto, però, assumerei – e li assumo – farmaci che abbassino la pressione; anche se i mie valori personali sono attualmente al limite, so che invecchiando non potranno che salire e le ricerche dimostrano che più bassa è la pressione, più lunga è la vita.

Alcuni dei vecchi farmaci causavano effetti collaterali, ma ora io ne sto prendendo uno degli ultimi prodotti, che si chiama angiotensina, che blocca i ricettori e non sto avendo problemi».

Specialista della prostata che non fa il test PSA

Richard Ablin, professore di patologia presso l’University of Arizona College of Medicine:

«Quando nel 1970 scoprii il PSA, cioè l’antigene specifico per la prostata, ci rendemmo presto conto che ciò sarebbe stato di grande aiuto per i pazienti con cancro alla prostata. La proteina è specifica della ghiandola prostatica, non si trova infatti in quantità significative in nessun altro organo. Nel caso in cui un soggetto con cancro alla prostata l’avesse rimossa noi possiamo poi testare, grazie alla nostra scoperta, il PSA e verificare se è rimasto parte del cancro non individuato prima.

Purtroppo però il test PSA iniziò ad essere usato per la diagnosi del cancro alla prostata. Questo è stato un grosso errore: il PSA non è specifico per il cancro, è semplicemente una proteina prodotta dalla prostata; quindi trovarne un alto livello può significare semplicemente che un uomo ha la prostatite (una infezione) o una prostata ingrossata, qualcosa che da problemi ma è di ordine benigno. I livelli “normali” poi variano grandemente da soggetto a soggetto e non esiste una soglia oltre la quale possiamo diagnosticare il cancro in modo affidabile. Il test non può nemmeno fare la differenza tra un cancro prostatico a crescita lenta e uno aggressivo a crescita violenta. E’ come lanciare la monetina: la stessa efficacia.

Nonostante questo, è stato adottato come modo per diagnosticare il cancro alla prostata e, come risultato, milioni di uomini (maschi) sono stati curati eccessivamente e spesso con effetti collaterali altamente debilitanti quanto non necessari. Mi sottoporrei ad un test PSA solo dopo un trattamento per un cancro alla prostata o a scopo diagnostico in combinazione con altri test, tipo un esame rettale digitale».

Un Professore che dice che l’attività fisica, da sola, non basta

Jack Winkler, esperto di salute pubblica ed ex professore di politiche nutrizionali alla London Metropolitan University:

«Fare ginnastica può impedire di prendere peso, se si eccede un po’ con il cibo. Ma se siete in sovrappeso, mi dispiace ma non sarà sufficiente. Ti sei mangiato a pranzo un panino da 300 calorie? Per compensare devi nuotare per più di un’ora. Per perdere peso, devi bruciare più calorie di quante non ne hai assunte e l’unico modo per farlo è ridurre la quantità dei cibi assunti, questa è la realtà fondamentale. Ovviamente l’attività fisica è una buona idea, anche perché in essa ci sono molti altri benefici».

Il Chirurgo ortopedico che evita i raggi X

Chris Walker, chirurgo ortopedico al Liverpool Bone and Joint Centre:

«Troppo spesso, i pazienti vanno dal loro medico perché hanno dolori o sentono rigidità e vogliono che venga fatto qualcosa. I medici cosi li mandano a fare delle radiografie che possono ogni tanto mostrare dei guai, cosi finiscono col dire ai pazienti, che hanno l’artrite. Appena sentono questa diagnosi, i pazienti perdono il controllo e cominciano a diventare delle vittime. Prendono degli anti-infiammatori (che possono avere degli effetti collaterali gastrointestinali), si spaventano all’idea di fare attività fisica e la loro vita in genere si impoverisce in senso lato.

Ecco perché, a meno che non ci siano sintomi allarmanti di artrite – come dolore costante o notturno – io eviterei di far fare delle radiografie. Con l’età la maggior parte di noi ha qualche problemino alle articolazioni: la cosa migliore è fare del movimento. Le giunture amano il movimento, quello che le danneggia sono la corsa ed i salti ma camminare, nuotare ed andare in bicicletta riducono effettivamente il dolore e la rigidità e rallentano il manifestarsi dell’artrite. Mantenendosi attivi si perde peso, cosa che è di grandissimo aiuto, e non si finisce depressi perché si è troppo impegnati con la vita».

Lo specialista dell’anca dice di lascia perdere le maratone di mezza età

Jeremy Latham, chirurgo ortopedico specializzato, presso la University Hospital Southampton:

«Vedo di continuo persone nei loro 40 e 50 anni che si sono massacrate le articolazioni, perché come conseguenza di una crisi di mezza età, hanno deciso di fare maratone o triathlon. Bel dilemma, perché da un lato ci sono prove documentate che correre faccia bene alla salute delle articolazioni, ma se non siete ben allenati, rischiate di accelerare gli acciacchi alle ginocchia o caviglie. Se siete entrati nella mezza età e volete dimagrire ed essere in forma, il mio consiglio è di camminare, nuotare o andare in bicicletta: tutte attività “dolci” per le vostre articolazioni».

Asma, lo specialista che vuole eliminare gli inalatori

Mike Thomas, docente di ricerche nella prima assistenza e specialista in medicina della respirazione e cura dell’asma presso la University of Southampton:

«Molti diventano troppo dipendenti dagli inalatori “della salvezza” e finiscono nel panico se non ne hanno a portata di mano. L’uso quotidiano di questi strumenti, aumenta il rischio di attacchi gravi e gli effetti collaterali degli alti dosaggi di steroidi includono l’assottigliamento delle ossa, la facilità di ecchimosi ed un aumentato rischio di diabete e di pressione alta. Pertanto, invece di far sì che le persone diventino sempre più dipendenti dagli inalatori, sto collaborando con il Governo in una ricerca che mostri come semplici esercizi di respirazione, combinati al controllo dell’ansia, possano migliorare il controllo dell’asma.

Una volta che i pazienti trovano che gli attacchi di asma diventano meno stressanti, ricorrono meno agli inalatori. Se avessi l’asma, vorrei imparare come gestirla autonomamente, mi interessa aiutare i pazienti a migliorare la qualità della vita e diminuire la quantità di farmaci che prendono».

Lo specialista del sonno che non prenderebbe sonniferi

Dr Guy Meadows, specialista del sonno e fondatore della Scuola del Sonno:

«I sonniferi indeboliscono la vostra fiducia nella vostra capacità naturale di addormentarvi e possono finire con il produrre dipendenza psico-fisica. Cominciate col pensare che: “se non prendo una pillola non mi addormenterò”. E così il corpo si aspetta di ricevere un sedativo. In cambio correte cosi il rischio di avere una insonnia a rimbalzo quando smetterete di prenderli, il che spiega perché così tante persone siano nei guai quando vogliono smettere.

Gli effetti collaterali includono: capogiri, mal di testa, perdite della memoria, senso di rimbambimento. Studi recenti mostrano anche, che i sonniferi sono associati ad un rischio di morte quattro volte maggiore, cosa che per me alla lunga supera il beneficio. La ricerca dice anche che i sonniferi forniscono solo dai 20 ai 30 minuti di sonno in più.

Inoltre il sonno fornito da questi medicamenti, non è né naturale né di ristoro e questo perché alterano l’“architettura del sonno” limitandone la profondità ed interferendo con il sonno REM, necessari per sentirci riposati al risveglio. In alcuni casi, come quando la carenza di sonno è la seria conseguenza di gravi traumi, sono i sonniferi a dare la possibilità di questo recupero fondamentale. Ma non è la condizione nella quale si ritrova la gran maggioranza della gente, per la quale i sonniferi diventano inutili».

Tratto da: The Living Spirit
Traduzione di Cristina Bassi
Fonte

Sanità – la ribellione dei medici: “Tradito il diritto alla salute. Il Governo pensi alle sofferenze sociali, non a quelle delle banche”

 

Sanità

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

Sanità – la ribellione dei medici: “Tradito il diritto alla salute. Il Governo pensi alle sofferenze sociali, non a quelle delle banche”

La protesta dei medici fatta passare sotto silenzio

Leggiamo da Il Fatto Quotidiano:

Sanità, medici: “Tradito il diritto alla salute. Governo si occupi delle sofferenze sociali come di quelle bancarie”

Dopo il caso del malato di tumore morto in pronto soccorso al San Camillo, l’associazione dei medici dirigenti italiani denuncia: “Il nostro servizio sanitario nazionale sta precipitando, nel silenzio e nell’indifferenza, nel baratro dell’incapienza di posti letto, di medici, di infermieri, di spazi fisici, di risorse e di formazione. Il diritto ad essere curati in maniera appropriata ed in condizioni dignitose è diventato quasi un privilegio”

“Basterebbe che governo e regioni si occupassero delle sofferenzesociali come di quelle bancarie” per evitare casi come quello del Pronto Soccorso dell’Ospedale San Camillo. E’ l’amara analisi di Costantino Troise, segretario di Anaao Assomed, l’associazione dei medici dirigenti italiani del servizio sanitario nazionale, che accusano la politica di aver abbandonato la sanità pubblica segnandone un lento e ineluttabile declino. “Il nostro servizio sanitario nazionale sta precipitando, nel silenzio e nell’indifferenza, nel baratro dell’incapienza. Un’incapienza di posti letto, di medici, di infermieri, di spazi fisici, di risorse in conto capitale, di formazione – spiega Troise – Siamo ai margini dell’Europa come numero di posti letto per mille abitanti, sotto la media europea per le risorse destinate alla Sanità. Il diritto ad essere curato in maniera appropriata ed in condizioni dignitose è diventato quasi un privilegio. Dall’addio al posto fisso alla fine del ‘letto fisso‘”.

L’analisi dei medici dirigenti è spietata perché crudele è il contesto in cui si trovano a lavorare: da un lato ci sono le pene del paziente che chiede di essere aiutato, dall’altro un’insufficienza di mezzi e uomini destinata a peggiorare nell’ipotesi di nuovi taglialla sanità. “A medici e infermieri spetta assumersi tutti i rischi ed assistere allo scempio quotidiano di un diritto fondamentale. Ai pazienti spetta invece il martirio che questo scempio comporta. Costretti a vivere lo stesso dramma su fronti contrapposti”, prosegue Troise accusando la politica di aver tradito la carta costituzionale.

“Tutti sono bravi a discettare della Costituzione che verrà – prosegue – ma del rispetto dell’attuale Carta Costituzionale ed in particolare dell’articolo 32 (il diritto alla salute) di cui dovremmo esser fieri nessuno parla (..) Ma chi, nel vociare dei contendenti, che il rispetto e l’applicazione dei diritti fondamentali sono non meno importanti delle modifiche degli assetti parlamentari?”, continua Troise, contrario anche all’ipotesi di abolizione della Guardia medica che, nella sua visione, comporterà un incremento esponenziale del lavoro di 118 e Pronto soccorso.

Per l’Anaao Assomed, la dignità negata ad un malato terminale è un fatto gravissimo. Ne sono coscienti anche i dirigenti del San Camillo, come dimostra il fatto che il direttore sanitariodell’ospedale romano, Luca Casertano, si è scusato pubblicamente con Patrizio Cairoli, figlio dell’uomo, malato terminale, morto nell’ospedale romano dopo aver trascorso 56 ore sulla barella del Pronto Soccorso. I vertici del San Camillo spezzano però anche una lancia per il lavoro che ogni giorno viene fatto in corsia: “I nostri Pronto soccorso – ricorda Casertano – gestiscono ogni anno più di 90.000 accessi. Presso il dipartimento di emergenza dove è stato ricoverato il signor Cairoli ogni giorno arrivano 150 nuovi casi che vengono presi in carico e curati dal personale medico e infermieristico. Un flusso elevato di persone che, in caso di incremento di accessi di malati – non prevedibile, ma frequente – può aver in qualche modo limitato oimpedito una idonea comunicazione da parte degli operatori sanitari”.

Alla luce di quanto accaduto, l’Anaao invita la politica a una profonda riflessione per evitare di distruggere quel che resta della sanità pubblica italiana. “A leggere quello che accade nei Pronto Soccorso cittadini, ed in particolare quanto avvenuto all’Ospedale San Camillo di Roma, ci si chiede se coloro che dovrebbero difendere questi diritti conoscano lo stato comatoso della sanità pubblica – conclude – O pensano che 70.000 posti letto in dieci anni siano evaporati per un sortilegio e non per l’effetto della mannaia dei tagli che hanno introdotto negli ospedali pubblici? Il dubbio è lecito dato che non crediamo che alcun giudice, anchorman, parlamentare o ministro accetterebbe di morire in barella in un ambiente inappropriato insicuro e non dignitoso di un Paese civile”.

fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/10/07/sanita-medici-tradito-il-diritto-alla-salute-governo-si-occupi-delle-sofferenze-sociali-come-di-quelle-bancarie/3082452/

Cifre scandalose: ecco quanto incassano i medici facendo i vaccini – Ora, dopo aver letto questo, chiedi il parere del tuo medico sui vaccini…

vaccini

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

.

Cifre scandalose: ecco quanto incassano i medici facendo i vaccini – Ora, dopo aver letto questo, chiedi il parere del tuo medico sui vaccini…

Quanto guadagnano i medici con le vaccinazioni? Sul numero 5 di Toscana Medica, di maggio 2015, troviamo un articolo interessante. Toscana Medica è un «Mensile di informazione e dibattito per i Medici toscani a cura dell’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri di Firenze». Il link alla copia online lo trovate cliccando qui, sul sito www.ordine-medici-firenze.it.

A pagina 21 troviamo lo «Schema di accordo regionale per l’effettuazione delle attività di vaccinazione nell’ambito della pediatria di famiglia». Nella pagina successiva troviamo il paragrafo «Compensi». Vi leggiamo:

«Per le attività di informazione, promozione, acquisizione del consenso informato, effettuazione dell’atto vaccinale, registrazione della vaccinazione, segnalazione e recupero degli inadempienti da parte del pediatra di famiglia si fa riferimento a quanto stabilito dal punto 4.3 dell’AIR 2001, tuttora vigente, che prevede un compenso che si articola in una tariffa per la prestazione vaccinale e in una per il raggiungimento di obiettivi.

Al fine di venire incontro alle esigenze della Regione Toscana, riferite ai processi di sostenibi- lità economica in atto, si concordano le seguenti tariffe da applicarsi in sede di prima applicazione del presente Accordo. Le parti condividono di effettuare una rivalutazione in occasione del prossimo AIR nel quale, nel caso in cui si evidenzino reali risparmi derivanti da una sempre maggiore presa in carico delle vaccinazioni da parte dei pediatri famiglia e conseguente diminuzione degli ambulatori pubblici, si possano riqualificare le tariffe riportandole a quanto già previsto dall’attuale AIR.

Esecuzione della prestazione:

• 15,00 euro per ogni atto vaccinale mono o pluri-somministrazione.

Raggiungimento dei singoli obiettivi:

• 1.000 euro per copertura vaccinale tra i propri assistiti > 95% x terza dose esavalente;

• 1.000 euro per copertura vaccinale tra i propri assistiti > 95% x morbillo;

• 1.000 euro per copertura vaccinale tra i propri assistiti femmine > 80% x papilloma virus.

I relativi premi di obiettivo sono dimezzati per il raggiungimento di coperture tra 92 e 95% per terza dose esavalente e morbillo, e di coperture tra 71 e 80% per papilloma virus. Per coperture inferiori a quanto sopra specificato non è previsto alcun premio obiettivo. La copertura viene valutata al 31 dicembre di ciascun anno, tenendo conto di escludere dal calcolo i soggetti irreperibili e quelli che hanno firmato il dissenso informato».

Questi sono i compensi per i medici della Regione Toscana ma è lecito supporre che non siano tanto diversi da quelli di altre regioni.

Sul sito www.salute.gov leggiamo che «Il pediatra può seguire di regola non più di 800 assistiti, ma possono essere concesse deroghe in relazione a particolari situazioni locali, come avviene nel caso in cui in una zona non c’è disponibilità di altri pediatri, oppure quando in una famiglia si aggiunge un nuovo bambino».

Vogliamo divertirci a fare un rapido calcolo? Se un pediatra ha 500 assistiti e riesce a raggiungere i tre obiettivi sopra riportati, si mette in tasca, oltre ai 3000 euro, anche 15 euro «per ogni atto vaccinale».

Considerando che il 95% di 500 è 475, dobbiamo moltiplicare questo numero per 15 e quindi: 475*15=7125.

Avete letto bene: 7125 euro. Per l’esavalente. A cui si sommano 7125 euro per il morbillo. Quindi 14250 euro.

Non solo: l’80% di 500 è 400 e quindi, per il papilloma virus dobbiamo moltiplicare 400*15=6000.

Ora possiamo tirare delle somme approssimative: 3000 euro di obiettivi + 7125 euro (95% esavalente) + 7125 euro (95% morbillo) + 6000 euro (80% papilloma) = 23250 euro. E non abbiamo considerato le altre vaccinazioni…

Si tratta di cifre così elevate che ci viene quasi il dubbio di esserci sbagliati. Però abbiamo rifatto i semplici calcoli più volte e il risultato è questo. Abbiamo maleinterpretato in qualche modo il documento pubblcato su Toscana Medica? Lo speriamo ma non ci sembra.

Lo speriamo perché quei soldi sono soldi dei cittadini che pagano le tasse e perché, se questi dati fossero reali, come purtroppo sembra, si capirebbe perché tanti padiatri non hanno alcun dubbio sulle controverse vaccinazioni…

Viene in mente quella canzone di Caparezza, «Sono troppo stitico», quando dice: «Fidati di ‘sti impasti chimici, te li danno medici che vanno in vacanza ai Tropici».

Fonti:

Gino Strada: “No alla sanità per lucrare, uno schifo trarre profitto dal dolore” – E infatti ecco che si inventano i medici che “più vaccini più guadagni” la vergognosa e assurda idea di trasformare la sanità in una corsa al profitto!

  • lapillolarossa15.altervista.org/tag/vaccini/ – Inchiesta shock – Premi in denaro ai pediatri che fanno vaccinareEcco in realtà a cosa servono i vaccini !!
  • https://codacons.it/vaccini-toscana-premi-denaro-3000-euro-ai-pediatri-vaccinano-almeno-95-dei-propri-assistiti/
  • https://www.informarexresistere.fr/cifre-scandalose-ecco-quanto-incasserebbero-i-medici-facendo-i-vaccini/

 

 

Attenzione – Studio Usa: mortalità più alta per i pazienti seguiti da medici ultrasessantenni

 

mortalità

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

.

Attenzione – Studio Usa: mortalità più alta per i pazienti seguiti da medici ultrasessantenni

Il lavoro scientifico ha valutato l’assistenza a 730 anziani. “Ma se i professionisti hanno casistica alta le differenze d’età si annullano”. In Italia circa 26mila camici bianchi hanno più di 60 anni.

I PAZIENTI ospedalieri curati da medici più anziani hanno una mortalità più alta di quelli seguiti da professionisti più giovani. Alla conclusione arriva uno studio del British Medical Journal pubblicato ieri. C’è però un’eccezione, dice sempre il lavoro scientifico, e riguarda i professionisti con una casistica ampia. In quel caso l’esito delle cure è in linea con la media anche per i dottori in là con gli anni.

La ricerca. Lo studio è stato condotto da Yusuke Tsugawa della Harvard T. H. Chan school of public health ed è osservazionale. E’ stata analizzata la mortalità a 30 giorni dal ricovero di circa 730mila pazienti dai 65 anni in su seguiti da 19mila medici, in un arco di tempo compreso tra il 2011 e il 2014 in vari ospedali statunitensi. La mortalità media è stata dell’11,1% ed è salita di circa l’1% nei malati seguiti da medici con più di 60 anni (nella fascia di età under 40 il dato è del 10,8%, in quella tra 40 e 49 dell’11,1, in quella tra 50 e 59 dell’11,3 e in quella over 60, appunto, del 12,1). I risultati “sono stati raggiunti – è scritto dai ricercatori – considerando medici con bassi o medi volumi di pazienti ma non con quelli che li hanno alti”. Lavorare su tanti casi rende l’efficacia dell’assistenza simile tra i professionisti più giovani e quelli anziani. Sono state anche osservate le riammissioni, che vengono utilizzate come spie del fatto che qualcosa non abbia funzionato nel primo ricovero. Su queste però non ci sono differenze a seconda dell’età del medico che ha seguito il malato poi rientrato in ospedale.

L’Italia. La ricerca riguarda gli Stati Uniti ma fa riflettere anche in Italia, dove per vari fattori, ma principalmente per i blocchi del turn over e i problemi di reclutamento, l’età media dei camici bianchi è in crescita. “Nel nostro Paese ci sono oltre 26mila medici del servizio sanitario ultrasessantenni su circa 100mila – dice Massimo Cozza della Cgil medici – E’ ora di stabilizzare i precari e sbloccare le assunzioni. E in più abbiamo fatto la richiesta insieme a Cisl e Uil di dare la possibilità di non fare le guardie notturne ai professioniti di oltre 60″. Inoltre c’è il discorso della casistica. “Su questo abbiamo sempre che detto le attività devono essere concentrate in centri che hanno un adeguato numero di malati perché è ormai chiaro che lavorare poco è lavorare male”. Il riferimento è anche ai tanti piccoli ospedali ancora aperti nel nostro Paese.

fonte: http://www.repubblica.it/salute/2017/05/17/news/studio_usa_mortalita_piu_alta_per_i_pazienti_seguiti_da_medici_ultrasessantenni-165647001/?ref=fbp5

B17, la vitamina anticancro boicottata dalle multinazionali farmaceutiche per questioni di utili (una vitamina non si può brevettare !!!)

B17

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

B17, la vitamina anticancro boicottata dalle multinazionali farmaceutiche per questioni di utili (una vitamina non si può brevettare !!!)

 

B17, la vitamina anticancro boicottata dalle multinazionali farmaceutiche per questioni di utili (una vitamina non si può brevettare !!!)

 

IMPORTANTE: Questo articolo non è scritto per fornire una cura semplicistica per il cancro ma, per mettere in luce possibilità che la medicina ufficiale mantiene nascoste in quanto nuocerebbero agli interessi delle multinazionali farmaceutiche: una vitamina non è brevettabile!

————————————-

La vitamina B17 è presente nei noccioli amari di albiccocca, e di pesca e nelle mandorle amare.

ATTENZIONE: una dose eccessiva può essere letale. La vitamina B17 non è da intendere come un trattamento di prevenzione della malattia.

La vitamina B17 viene assorbita dalle cellule e scomposta per idrolisi, in due veleni: benzaldeide e ioni cianuro.
Al’interno di una cellula sana questi due veleni vengono convertiti rapidamente in acido benzoico e tiocianati, entrambi innocui. Questo avviene grazie alla presenza, nelle cellule sane, di Rodanese un enzima invece assente all’interno delle cellule neoplastiche.

La cellula neoplastica ( tumorale), essendo priva di Rodanese, non è in grado di rendere innocui i due veleni prodotti dalla vitamina B17 che quindi si diffondono nella cellula fino ad ucciderla.

Il medico russo Inosmetzeff professore presso l’Università imperiale di tutte le russie nel 1834 curò una donna di 48 anni con estese metastasi da cancro ovarico e, nel 1845, dopo quindi ben 11 anni, questa donna risultava essere ancora viva.

Giuseppe Nacci in “Diventa medico di te stesso” scrive:

La vitamina B17 è una molecola stabile, chimicamente inerte e non nociva se assunta nelle giuste quantità appropriate e sotto controllo medico. Il dosaggio iniziale raccomandato nell’adulto è di 4-5 semini amari al giorno, se semini amari di albicocca, (quantità maggiori o minori se di altro frutto), per la prima settimana, salendo o meno di dosaggio nelle settimane successive, a discrezione del medico, fino a raggiungere valori che devono essere accuratamente calcolati in funzione dell’emi-vita biologica della vitamina B17, delle analisi urinarie (presenza di Tiocianato di sodio e di acido ippurico in quantità tale da far presumere un superamento della soglia limite ritenuta compatibile per la terapia in atto), della massa ematica e corporea del paziente, della buona funzionalità epatica, renale e di altri organi, della possibile colliquazione massiccia della massa tumorale con possibile exitus per blocco renale irreversibile, etc…

Attualmente il trattamento del cancro con vitamina B17  in America è vietato per legge, le multinazionali farmaceutiche hanno portato avanti una lunga campagna denigratoria nei confronti della vitamina in questione già dagli anni 50, convincendo tutti della sua supposta pericolosità.

Nonostante ciò, in tutto il mondo, esistono medici che utilizzano questo tipo di vitamina nel trattamento del cancro, spesso abbinandola a una dieta vegetariana del tutto priva di proteine.

Ne è un esempio il dott. Francisco Contreras amministratore dell’ospedale Oasis of Hope (Oasi di speranza) di Tijuna Messico che, in 35 anni di attività, ha curato oltre 60.000 pazienti con queste tecniche.

Il cancro può essere affrontato in svariati modi diversi, esistono tanti strumenti a nostra disposizione. Purtroppo però ufficialmente l’unica possibilità sembra essere la chemioterapia o la radioterapia.. Entrambe fortemente sospettate di essere inutili e dannose.

 

 

FONTE: http://curiosity2013.altervista.org/b17-la-vitamina-anticancro-boicottata-dalle-multinazionali-farmaceutiche-questioni-utili-vitamina-si-puo-brevettare/

Per rinfrescarVi la memoria – Vaccini, il Codacons si schiera dalla parte di Report e rincara la dose – La denuncia: molti medici che oggi attaccano la trasmissione sono pagati dalle aziende farmaceutiche!!

 

Report

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

Vaccini – Il Codacons si schiera dalla parte di Report e rincara la dose – La denuncia: molti medici che oggi attaccano la trasmissione sono pagati dalle aziende farmaceutiche!!

 

REPORT, CODACONS DENUNCIA: MOLTI MEDICI CHE OGGI ATTACCANO TRASMISSIONE SONO PAGATI DALLE AZIENDE FARMACEUTICHE

BENE REPORT SU VACCINI, SERVE TRASPARENZA. ORA PROGRAMMA DEDICHI UNA PUNTATA AI RAPPORTI TRA MEDICI E LOBBY DEI FARMACI

Il Codacons interviene a gamba tesa sul caso Report dopo la puntata sui vaccini, e lo fa difendendo la trasmissione e denunciando i rapporti sospetti tra medici e la lobby dei farmaci.
Molti di coloro che oggi attaccano Report sono soggetti legali a doppio giro alle aziende farmaceutiche produttrici di vaccini – spiega l’associazione dei consumatori – Il vero scandalo non è che una trasmissione televisiva sollevi dubbi su alcune vaccinazioni, ma che ci siano medici ed esperti che ricevono fondi e finanziamenti dalle case farmaceutiche e poi vanno impunemente in tv o sui giornali a propagandare i prodotti di tali aziende.
Un programma come Report ha il dovere di trattare il tema dei vaccini e cercare a fondo la verità, perché i cittadini, e lo sosteniamo da tempo, hanno diritto alla massima trasparenza su un tema delicato come le vaccinazioni – prosegue il Codacons – Proprio per questo invitiamo la trasmissione a dedicare una puntata ai rapporti poco chiari tra medici e aziende farmaceutiche, per capire come sia possibile un tale legame economico che rappresenta un evidente pericolo per gli utenti.

Qui la puntata di Report sui vaccini.

 

tratto da: 

http://www.codacons.it/articoli/report_codacons_denuncia_molti_medici_che_oggi_attaccano_trasmissione_sono_pagati_dalle_aziende_farmaceutiche_296771.html