Mars vuole modificare geneticamente il cacao – La scusa è che ce n’è poco. La verità che noi mangeremo porcherie e loro guadagneranno di più!

Mars

 

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Mars vuole modificare geneticamente il cacao – La scusa è che ce n’è poco. La verità che noi mangeremo porcherie e loro guadagneranno di più!

 

Mars vuole modificare geneticamente il cacao

Mars vuole modificare geneticamente il cacao – La scusa è che ce n’è poco. La verità che noi mangeremo porcherie e loro guadagneranno di più!

Una squadra di ricercatori dell’Università della California sta lavorando per modificare geneticamente le piante di cacao.  La ricerca è finanziata da Mars, la multinazionale statunitense di dolciumi (tra cui M&M’s, Twix e Snickers), che ha annunciato un investimento di un miliardo di dollari.

Il cacao viene coltivato soprattutto in piccoli appezzamenti di terreno e per lo più in Costa d’Avorio e in Ghana, due paesi dell’Africa centro-occidentale, ma viene prodotto anche nelle altre aree equatoriali come il sud-est asiatico e l’America centrale. Perché le piante di cacao crescano servono un terreno ricco di azoto, un’alta umidità e molta pioggia. Secondo gli scienziati il clima di queste regioni potrebbe cambiare molto nei prossimi 30 anni per il riscaldamento globale: le temperature potrebbero alzarsi, l’umidità potrebbe diminuire e queste condizioni potrebbero favorire alcune malattie del cacao, tra cui quella causata dal fungo Moniliophthora perniciosa – e chiamata “scopa delle streghe” in Brasile – e quella dovuta al fungo Moniliophthora roreri.

Secondo uno studio della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), l’agenzia degli Stati Uniti che si occupa principalmente di meteorologia, la maggiore frequenza delle malattie del cacao spingerà gli agricoltori che lo coltivano a spostare le piantagioni più in alto: ad esempio, in Costa d’Avorio e in Ghana, dagli attuali 100-250 metri di altitudine a 450-500 metri. Una strategia di questo tipo potrebbe però causare altri problemi: in Ghana, per esempio, i territori a un’altitudine maggiore sono spesso protetti per ragioni di salvaguardia ambientale e non possono essere coltivati.

La riduzione delle terre coltivabili a cacao sarebbe un grosso problema per le industrie alimentari che lo usano come materia prima – come Mars – perché ne ridurrebbe sensibilmente la produzione, già ritenuta inadeguata a soddisfare la domanda sempre crescente di cioccolato.

La ricerca dell’Università della California dovrebbe quindi creare delle nuove versioni del cacao più resistenti, che permettano agli agricoltori di non spostare i propri campi.

È il primo tentativo di usare sul cacao la tecnica CRISPR, che però è già stata usata su altre piante, ad esempio per cambiare il colore di un fiore e per rendere le foglie di vite resistenti a un tipo di fungo.

La genetista Jennifer Doudna, una delle ideatrici della tecnica CRISPR e insegnante del dipartimento di ingegneria chimica dell’Università della California, sta supervisionando la collaborazione con Mars e ritiene che ricerche come questa, cioè riguardo al cibo, siano le più importanti applicazioni della tecnica.

Ora, la domanda nasce spontanea: il problema non è imminente. Abbiamo ancora in po’ di tenpo per affrontarlo con calma.

Allora mi chiedo, invece di modificare il cacao, perchè non si studia per combattere il surriscaldamento?

Facile no?

Se amate la pizza e la pizzerie dove di solito andate si trasferisce a 200 kilometri, non comprate una macchina superveloce, cercate un’altra pizzeria più vicina, no?

No. Non è così semplice. La verità è che col cacao geneticamente modificato loro sperano di guadagnare di più. E fa niente se noi mangeremo porcherie!

Altro che palma sostenibile! Le promesse tradite di Nestlè e Mars

 

palma

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Altro che palma sostenibile! Le promesse tradite di Nestlè e Mars

 

Nestlé, Mars and Hershey hanno ripetutamente ingannato i consumatori promettendo loro di rendere più sostenibile la filiera di approvvigionamento dell’olio di palma. Un miglioramento che non sono mai riusciti a portare a compimento come denuncia la Rainforest Action Network. In particolare, le tre aziende hanno più volte promesso di evitare la deforestazione delle zone dove si approvvigionano senza mai centrare gli obiettivi.  

Spiega la portavoce del Ran, Laurel Sutherlin, al The Guardian: “Per molti anni Nestlé, Marte e Hershey si sono impegnati a rendere più sostenibile l’approvvigionamento di olio di palma. Quando arriva il momento di applicare le promesse, non fanno nulla e continuano a far scomparire oranghi, tigri e elefanti nella penisola di Sumatra”. Per fare un esempio, in seguito della campagna di Greenpeace GreenTech KitKat nel 2010, Nestlé si è impegnata a utilizzare olio di palma certificato solo sostenibile entro il 2015. Salvo poi nel 2015 rimandare l’impegno al 2020.

Qualche ammissione arriva da Hershey che non ha raggiunto la soglia del 27% di olio di palma sostenibile fallendo l’obiettivo: “Ci siamo resi conto che era più difficile raggiungere questi obiettivi – ha fatto sapere l’azienda al quotidiano britannico – che originariamente avevamo sperato”.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/10/31/altro-che-palma-sostenibile-le-promesse-tradite-di-nestle-e-mars/27625/