4.000 pescherecci “spariti”: così la politica ed i partiti hanno ucciso la pesca italiana!

 

pesca

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

4.000 pescherecci “spariti”: così la politica ed i partiti hanno ucciso la pesca italiana!

“A tre anni dalla sua adozione, il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) è ancora su un binario morto: è stato utilizzato solo l’1.4% delle risorse, in termini netti poco più di 6 miliardi. Per non parlare del fatto che il FEAMP rappresenti solo lo 0.6% del Quadro Finanziario Pluriennale, tutti i fondi che l’Europa mette a disposizione, il che la dice lunga su quanto si stia investendo sul settore della pesca!

I pescatori sono in crisi. La stessa Unione europea ha attestato che la gravità della situazione ha fatto registrare una riduzione delle catture al ritmo del 2% annuo, un calo costante dei redditi e un’incidenza dei costi di produzione fino al 60%. Solo per quanto riguarda l’Italia, gli ultimi dati disponibili registrano una fuoriuscita di oltre 4.000 pescherecci per una flotta che oggi si assesta poco sopra le 12.000 unità. I piccoli pescatori abbandonano e si rafforzano solo i grandi armatori. E parliamo di un settore, quello dell’economia del mare, che vanta effetti indiretti su tutto il sistema economico: per ogni euro prodotto da questo settore se ne attivano infatti altri 1.9 nel resto dell’economia!

SICILIA: LA DISCRIMINAZIONE SULLE QUOTE TONNO
In Sicilia la situazione è drammatica. Quest’anno è stata concessa all’Italia una quota di catture del tonno rosso in aumento del 20% rispetto allo scorso anno. Peccato però che questa quota è “riservata” solo a 30 pescherecci. 3.800 pescatori siciliani non potranno pescare il tonno rosso del Mediterraneo. L’aumento delle quote del 20% è andato tutto agli unici trenta pescherecci già autorizzati alla pesca industriale con palangaro e reti di circuizione. Esclusa del tutto la marineria artigianale e costiera che nell’Isola rappresenta il 90% del settore ed è la più grande d’Italia. Chiediamo che i 537 milioni stanziati dal Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca abbiano una corsia preferenziale per i piccoli pescatori. L’Europa deve definire meglio le caratteristiche della piccola pesca (dimensioni barca, il bacino di mare battuto, lo sforzo di pesca) per poterla aiutare più efficacemente.

LE PROPOSTE PER RILANCIARE IL SETTORE
Il ritardo nell’attivazione del FEAMP inibisce, inoltre, la volontà e la capacità di investire in un settore cui tutti, da anni, attribuiscono un ruolo strategico per il futuro dell’economia, come accade nei paesi extra UE, ma che in realtà da noi è bloccato mentre sono in continuo aumento le importazioni di prodotti ittici dall’estero.

Tutti quanti noi sappiamo che il carico di norme che da tempo le imprese europee debbono sopportare gli altri Paesi extra UE non lo hanno. Risulta in tal senso fondamentale focalizzare maggiormente l’attenzione sulla parità di condizioni per chi produce, nei confronti dei produttori comunitari e non. Noi combattiamo per ridurre la complessità amministrativa relativa alle norme di finanziamento e per tutelare l’importanza che la pesca riveste per le comunità costiere in termini di occupazione, crescita e coesione territoriale. Nello stesso tempo però è innegabile che il settore vada ammodernato, anche per ciò che concerne l’accessibilità dei dati scientifici e la cooperazione con università e stakeholders. Ma bisogna farlo aiutando i pescatori, non lasciandoli soli”.

di Rosa D’Amato, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa.

http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2017/10/4000-pescherecci-spa.html

Tonno, fino a 36 volte più inquinato in alcuni mari. Ecco i consigli de Il Salvagente per evitarlo al supermercato!

 

Tonno

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

Tonno, fino a 36 volte più inquinato in alcuni mari. Ecco i consigli de Il Salvagente per evitarlo al supermercato!

 

Tonno, fino a 36 volte più inquinato in alcuni mari. Ecco come evitarlo al supermercato

Occhio alla scatoletta! Secondo una nuova ricerca dalla Scripps Institution of Oceanography presso l’Università della California di San Diego, riportata dal portale EcoWatch, i livelli di inquinanti organici persistenti (Pop) nel tessuto muscolare del tonno pinna gialla pescato nelle aree più industrializzate del Nord-Est dell’Oceano Pacifico e Oceano Atlantico Nord-Est può essere fino a 36 volte superiore a quello del tonno pescata nelle acque incontaminate dell’Oceano Pacifico occidentale.

Pesticidi e Pcb

I pop possono essere resistenti alla degradazione e possono accumularsi nell’ambiente e passare da una specie all’altra attraverso la catena alimentare. Comprendono pesticidi, ritardanti di fiamma e policlorobifenili (PCB) – un composto vietato, altamente pericoloso utilizzato per vernici, materiale elettrico e altri prodotti. Nello studio, pubblicato sulla rivista Environmental Health Perspectives, – continua EcoWatch – i ricercatori hanno analizzato i livelli contenuti in 117 tonno pinna gialla pescato in tutto il mondo. È stato notato che il 90 per cento del tonno catturato nell’Oceano Atlantico nord-est e oltre il 60 per cento di quelli catturati nel Golfo del Messico conteneva livelli di inquinante che avrebbe innescato la salute avvisi di sicurezza per le persone con maggiori rischi di malattie di origine alimentare, comprese le donne in gravidanza e in allattamento e le persone con sistema immunitario compromesso.

Come scegliere il tonno

Come si fa a capire se il tonno acquistato al supermercato viene dalle zone più inquinate? Le aree di pesca nei mari internazionali sono denominate secondo la numerazione decisa dalla Fao. Per esempio, il mar Mediterraneo corrisponde alla zona Fao 37. Le due zone incriminate per alto inquinamento, L’oceano Atlantico Nordorientale e il Pacifico nordorientale sono indicate rispettivamente con le zone Fao 27 e 61 e 67. Ma se nel caso del tonno fresco, così come per tutti gli altri prodotti ittici freschi, è obbligatorio per legge indicare al consumatore la zona di pesca di provenienza, purtroppo per quanto riguarda il prodotto lavorato, questa pratica è affidata alla buona volontà delle aziende. Grazie alla pressione dei consumatori per avere maggiori trasparenza e alla campagna “Tonno in trappola” di Greenpeace, i maggiori marchi italiani forniscono le informazioni necessarie per conoscere la zona Fao di pesca direttamente sulla confezione o inserendo il codice sulla scatola in un motore di ricerca del sito. Coop, Conad, Riomare, As do mar, Nostromo sono tra questi. Fortunatamente, la maggiori parte del tonno pescato e inscatolato per il mercato italiano viene dall’oceano indiano e pacifico centro meridionale, ma questo non vuol dire che il consumatore non debba controllare con attenzione quando acquista e prediligere le aziende che puntano sulla trasparenza.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/08/11/tonno-fino-a-36-volte-piu-inquinato-in-alcuni-mari-ecco-come-evitarlo-al-supermercato/24860/

Air gun: i “cannoni ad aria compressa” di cui nessuno parla – Distruggono i nostri mari uccidono la fauna, ma fanno arricchire le lobby del petrolio.

 

 

Air gun

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

.

Air gun: i “cannoni ad aria compressa” di cui nessuno parla – Distruggono i nostri mari uccidono la fauna, ma fanno arricchire le lobby del petrolio.

AIR GUN. Il progetto segreto di cui nessuno parla. Insomma, quando si tratta di denaro ed interessi non si guarda in faccia a nessuno! ECCO A COSA SERVONO

Tutto ha inizio il 7 maggio 2014, quando la Schlumberger Italiana Spa – filiale italica della Schlumberger Oilfield Services, colosso texano dei servizi per le società petrolifere – presenta al Ministero dell’ambiente e al Ministero dello sviluppo economico una «istanza di permesso di prospezione» per una «miglior comprensione della situazione geologica e della potenzialità geomineraria» di un’area marina localizzata nel Mar di Sardegna.

Il perimetro in questione racchiude quasi 21 mila chilometri quadrati di mare e comprende i comuni di Alghero – a sole 33 miglia -, Bosa, Cuglieri, Magomadas, Narbolia, Porto Torres, San Vero Milis, Sassari, Stintino, Tresnuraghes, Villanova Monteleone. Il punto di costa più vicino è il Capo dell’Argentiera, situato a sole 24 miglia nautiche.

La richiesta non è certo una sorpresa: il triangolo d’acqua tra Sardegna, Spagna e Francia è da qualche anno sotto l’acuta osservazione delle compagnie petrolifere, che lo considerano di “sicuro interesse” per l’attività mineraria.

L’ utilizzo dell’ Air Gun

L’ uso dell’ air gun è perfettamente legale e non rientra tra gli eco-reati riconosciuti in Italia.
Per scoprire se sotto un fondale marino sono presenti giacimenti di gas o petrolio, la Schlumberger si avvale e si potrebbe avvalere anche in Sardegna degli air gun. Proprio sul sito della società texana è possibile trovare una definizione della famigerata tecnologia: «Una fonte di energia sismica utilizzata per l’acquisizione di dati sismici marini attraverso il rilascio in acqua di aria fortemente compressa». In pratica, a seconda della “risposta” fornita dal fondale, è possibile verificare la presenza di eventuali giacimenti.

Si tratta di una sorta di “bomba sonora” che spara aria compressa a cadenza di qualche secondo e può raggiungere i 260 decibel.
Cannonate di aria compressa, ogni 10 secondi, a 250 decibel, 24 ore al giorno, tutti i giorni, per l’intera durata dell’ operazione.

Gli effetti collaterali? Le tartarughe e i piccoli pesci subiscono danni irreversibili che li portano alla morte; per i cetacei c’è la perdita dell’ udito, con il conseguente disorientamento e l’ inevitabile ammassarsi verso le coste per cercare rifugio, spiaggiandosi.

Non a caso i pescatori di Taiji sfruttano l’ inquinamento acustico per disorientare e ammassare i delfini, battendo dei martelli contro la barca a ridosso dell’ acqua e scatenando il panico tra i delfini.

L’utilizzo di tale tecnologia potrebbe quindi mettere a repentaglio l’ecosistema delle zone interessate

Inoltre il Ministero dell’ Ambiente ha appena concesso l’ utilizzo dell’ air gun alla società petrolifera Global Med LLC al largo di Santa Maria di Leuca, nel Salento, a partire da 13 miglia dalla costa. Se le bombe sonore dovessero trovare il petrolio, si prospetterebbe poi il rischio delle trivellazioni. 
La provincia promette ricorso, mentre la Global Med ha puntato gli occhi anche su altre due aree nello Ionio.

tratto da: http://www.jedanews.it/blog/cronaca/air-gun-cannoni-aria-compressa/

Air gun: opportunità per la ricerca, o pericolo per l’ambiente?

L’attesa legge sugli ecoreati è stata approvata, ma rimane aperto il dibattito sul permesso di usare gli air-gun per le indagini geofisiche off-shore

“Dopo anni di attese, finalmente è legge”. È così che il presidente del Senato Pietro Grasso ha commentato l’approvazione della legge sugli ecoreati, che dal 29 maggio 2015 equipara i crimini contro l’ambiente a delitti a tutti gli effetti, punibili con la reclusione fino a venti anni. Una legge attesa da tempo, ma che non ha mancato di attirare critiche anche da ambienti ambientalisti, che guardano ad alcune delle norme contenute nel testo approvato dal parlamento come a un’occasione mancata.

Le polemiche maggiori arrivano dai Verdi e da altre associazioni ambientaliste come PeacelinkGreenpeace e il Wwf, e sono legate al controverso divieto di utilizzo dei cannoni ad aria compressa o “air-gun”, per prospezioni marine, un divieto che era stato inizialmente inserito nel disegno di legge ma che è stato poi eliminato dalla versione definitiva del testo.

In Italia le attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi in mare sono vietate entro 12 miglia marine dal perimetro delle aree protette, e, per i soli idrocarburi liquidi, entro 5 miglia dalle linee di base delle acque territoriali lungo l’intero perimetro costiero nazionale. Nelle restanti zone autorizzate, la ricerca degli idrocarburi avviene soltanto tramite la prospezione geofisica con air-gun: bandirli sarebbe quindi equivalso a bloccare sul nascere qualsiasi attività di questo tipo. Per questo, la scomparsa del divieto dal testo definitivo della legge sugli ecoreati è stato visto da più parti come un favore fatto dal governo alla lobby del petrolio.

L’air-gun è una tecnica usata per l’ispezione geosismica dei fondali marini: in sostanza è un dispositivo che spara aria compressa in acqua producendo onde che si propagano nel fondale, vengono riflesse dagli strati della crosta terrestre e tornano a dei ricevitori chiamati idrofoni. Analizzando le velocità delle onde attraverso i diversi sedimenti e rocce incontrati, è possibile ricostruire la stratigrafia del sottosuolo e riconoscere la presenza di gas o di liquidi. Appare quindi evidente come queste indagini siano fondamentali per la ricerca off-shore di idrocarburi, e lo sono anche per la ricerca geologica di base.

Le indagini geofisiche sono tecniche non distruttive per studiare il sottosuolo molto usate anche a terra (in questo caso la sorgente delle onde è una massa battente o una piccola carica esplosiva) ma è solo l’air-gun ad essere sotto attacco, perché i picchi di pressione generati, che possono raggiungere i 260 dB, sono particolarmente dannosi per l’ambiente marino e specialmente per i cetacei. Questo è il motivo per cui le associazioni ambientaliste hanno molto criticato lo stralcio del divieto.

“Per due gocce di petrolio, per le quali nessun Paese serio nemmeno si scomoderebbe, questi signori stanno mettendo a rischio quanto di più prezioso l’Italia possa offrire: le sue risorse paesaggistiche e naturali, la sua biodiversità”, ha dichiarato nelle scorse settimane Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace. “Scopriranno presto che l’opposizione ai loro piani fossili è cosa ben più estesa e radicata di quanto pensino”. Lo stesso tema è in discussione anche in America, dove le risorse disponibili non sono proprio “due gocce” e dove lo scorso marzo settantacinque scienziati hanno scritto una lettera al presidente Obama per vietare l’uso degli air-gun lungo le coste dell’Atlantico, perché lungo quelle statunitensi e canadesi del Pacifico lo è già.

A gioire della legge così com’è sono invece Confindustria e le società che si occupano dell’estrazione di idrocarburi, raggruppate dall’associazione Assomineraria, il cui presidente Pietro Cavanna ha spiegato su Adnkronos che il divieto avrebbe bloccato 17 miliardi di euro di investimenti già pronti e che ogni milione porterebbe sei nuovi posti di lavoro, cioè 100 mila nuovi assunti. Ha poi affermato che sfruttando il potenziale inesplorato del sottosuolo italiano si potrebbe aumentare la produzione di idrocarburi dall’11% al 22% del fabbisogno nazionale, limitando l’importazione.

In questo tira e molla di critiche e consensi, il governo si difende sostenendo di aver rimediato a un errore che avrebbe causato gravi danni alla ricerca di base. Infatti circa due mesi prima, il 9 marzo, i principali enti di ricerca italiani (come Cnr, Ogs, Ingv, e Ispra) avevanopubblicato una nota per chiedere una modifica del decreto, affermando che “vietare l’utilizzo dell’air-gun significa bloccare lo sviluppo delle conoscenze dell’interno della terra”.

Nonostante il polverone, sia l’opposizione che gli ambientalisti sostengono che per pur non essendo la migliore legge possibile, questa rappresenta sicuramente un passo avanti atteso e necessario. Parola di Legambiente : “Se è vero quello che dice Angelo Bonelli, quella che si sta consumando sarebbe una sorta di “truffa” legislativa, a favore di chi inquina. Peccato che non sia così. È impossibile peggiorare il quadro attuale della tutela penale dell’ambiente, quasi inesistente”.

Viste le differenze di opinioni che esistono su questo tema, abbiamo chiesto ad un rappresentante del mondo della ricerca e ad un ambientalista di spiegarci le loro ragioni.

Le ragioni della ricerca

Intervista a Fabrizio Zgur, ricercatore dell’ Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS)

Per quali scopi vengono utilizzati gli air gun in generale e dall’OGS in particolare?

Il primo input per l’uso degli air gun è venuto dalla ricerca degli idrocarburi a partire dagli anni Sessanta, ma oggi questa tecnica è fondamentale anche per la ricerca di base. La geofisica a riflessione in mare prevede l’utilizzo di sorgenti pneumatiche, cioè aria compressa a circa 140 atmosfere che viene liberata per generare onde sismiche: ovviamente maggiore è la profondità di indagine, maggiore sarà l’energia utilizzata. In questo campo l’OGS svolge attività di ricerca sulla geologia, la tettonica e la geodinamica della Terra, cioè ad esempio sulla struttura della Terra al di sotto della crosta terrestre. I nostri studi sono in parte finanziati dallo stato, ma negli ultimi anni abbiamo avuto alcuni finanziamenti da privati, talvolta anche per trovare siti idonei alla costruzione di piattaforme off-shore per la coltivazione di idrocarburi.

Il divieto di usare gli air gun è stato stralciato dalla legge sugli ecoreati nonostante questa tecnica possa avere un impatto sull’ambiente marino. Qual è la posizione dell’OGS su questo tema?

È stato ampiamente dimostrato che un impatto ambientale esiste ma chiunque lavori in questo campo è tenuto a seguire procedure di mitigazione sancite a livello internazionale, come ad esempio quelle del Joint Nature Conservation Committee. Una di queste è il soft start , che prevede l’uso di energie ridotte nella fase iniziale, che vengono aumentate gradualmente per dare il tempo agli animali di allontanarsi dall’area. Inoltre sulla nave deve essere presente un mammal observer, ovvero un biologo che si occupa di controllare la presenza di cetacei in superficie. Per il monitoraggio più in profondità si utilizza un sistema acustico sensibile alle frequenze emesse dalla maggior parte dei cetacei: l’attività non può iniziare se questi sono presenti nell’arco di 500 m dalla nave. Anche gli impulsi acustici ad alta pressione prodotti dall’air gun vengono misurati e confrontati con dei valori soglia, riportati dall’European Association for Acquatic Mammals. Esiste inoltre un elenco di specie e aree protette, e di zone e periodi di riproduzione. Siamo consapevoli di avere ripercussioni sull’ambiente, ma negare l’uso di questa tecnica sarebbe un delitto nei confronti della ricerca in campo geofisico.

Esistono alternative?

La sismica è un’ecografia di tutto ciò che c’è nel sottosuolo e non esistono altre tecniche in grado di dare una risoluzione così elevata. Verrebbero quindi a mancare moltissime informazioni fondamentali per la ricerca di base e applicata.

Le ragioni degli ambientalisti

Intervista a Fabrizia Arduini, referente energia WWF Abruzzo e presidente WWF Zona Frentana e Costa Teatina

Il 5 maggio scorso è stato modificato il testo del decreto legge sugli ecoreati, eliminando il comma che vietava l’utilizzo della tecnica dell’air gun nei nostri mari. Questa decisione è stata molto contestata dal WWF e da altre associazioni ambientaliste. Quali sono gli effetti delle onde di rifrazione sull’ecosistema marino?

Le onde di rifrazione usate nella ricerca geosismica creano danni, spesso irreversibili, a tutta la fauna ittica, compresa quella protetta. Ricordiamo che tutti i cetacei del Mediterraneo sono considerati specie protetta. I danni sono molteplici: lesioni del sistema uditivo, embolie, emorragie interne, vertigini e disorientamento. Il fisico Maria Rita D’Orsogna ha stimato che questi suoni possono essere un miliardo di volte più potenti di un concerto rock. Credo che a questo non ci sia niente da aggiungere.

Quali sono le coste più a rischio?È possibile accedere con queste strumentazioni anche alle aree protette?

Le coste più a rischio sono quelle adriatiche, ioniche e Canale di Sicilia, ma c’è un attenzione preoccupante anche per la costa occidentale della Sardegna. Il primo progetto di prospezione che è andato in VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) è quello della Schlumberger, in piena Zona di Protezione Ecologica, a ridosso del Santuario dei Cetacei. Fortunatamente, grazie anche al nostro contributo, non è andato a buon fine. Ma torneranno all’attacco.

La tecnica dell’air gun però viene comunemente usata anche per scopi di ricerca scientifica, e per questo è stata difesa dai principali enti di ricerca italiani. Ci si sarebbe potuti comportare diversamente?

Sarebbe bastato che questi istituti di ricerca avessero proposto un emendamento: esclusa la ricerca scientifica. Esiste già nel Mediterraneo una lunga tradizione di studio ma l’air gun non ha nulla di scientifico quando utilizzato dai petrolieri: produce ricostruzioni tridimensionali molto accurate, che permettono di circoscrivere in dettaglio i giacimenti petroliferi e di stimare con precisione i volumi. Ad oggi non esistono metodi di indagine meno impattanti.

Articolo Realizzato in collaborazione con il Master Sgp

tratto da: https://www.galileonet.it/2015/08/air-gun-opportunita-per-la-ricerca-o-pericolo-per-lambiente/

 

Plasma Marino. Il fantastico farmaco del tutto naturale che viene dal mare!

 

Plasma Marino

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Acqua di mare isotonica = plasma marino = Plasma di Quinton

Sono la stessa cosa

Perché è la migliore bibita?

Il motivo è che l’acqua di mare isotonica (la cui preparazione spieghiamo qui) è molto simile al liquido interno che circonda le nostre cellule.

Si può anche usare nelle trasfusioni.

È il miglior mezzo di coltura. Solo in quest’acqua vivono i globuli bianchi (esperimento realizzato 100 anni fa e riprodotto all’Università di Alicante nel 2012).

Si chiamano isotoniche quelle bevande che hanno la stessa quantità di sale che è presente nei liquidi del nostro corpo (9 grammi di sale per ogni litro).

Questi liquidi circondano tutte le nostre cellule, che, anche se non sembra, non si toccano direttamente le une con le altre.

Nel caso del sangue, il liquido in cui nuotano i globuli rossi e bianchi è il plasma, in altre parti del corpo questo liquido prende altri nomi: spazio intercellulare o matrice extracellulare. All’interno delle ossa questo liquido contiene altre sostanza che conferiscono a questo tessuto del noatro corpo la sua tipica durezza.

Cent’anni fa si dimostrò che questo liquido è uguale all’acqua di mare in una particolare diluizione, perciò la miglior bevanda isotonica è quella che presenta le stesse caratteristiche del liquido che circonda le nostre cellule: acqua di mare diluita con acqua normale fino alla stessa concentrazione di sale presente nel nostro corpo (9 grammi per litro) si chiama “acqua di mare isotonica”.

Dato che l’acqua di mare contiene 36 grammi di sale per litro, per ridurne la concentrazione fino a 9 grammi dobbiamo mescolare un bicchiere di acqua di mare con tre di acqua normale.

In questo modo si può già bere, ha il sapore di un consomè freddo, né insipida né salata, senza sapore di pesce.

Possiamo aggiungere un po’ di succo di limone o un po’ di panela (succo di canna da zucchero evaporato e non raffinato) per migliorarne il sapore.

Bevendo questa “acqua di mare isotonica” stiamo sostituendo il nostro liquido intercellulare con uno pulito.

Le arterie, le vene e i vasi linfatici che portano nutrimento e ritirano i rifiuti delle nostre cellule non entrano in diretto contatto con queste ultime, non le toccano: le sostanze nutritive come quelle di scarto percorrono la distanza che separa i vasi dalle cellule veicolati dal liquido intercellulare.

Se questo liquido è sporco, le sostanze nutritive arrivano con difficoltà alle cellule e i prodotti di scarto di queste ultime si accumulano tutt’intorno, producendo una sensazione di stanchezza generale nell’organismo.

In una vita normale, senza grandi sforzi, i rifiuti cellulari si eliminano quotidianamente con la stessa velocità con cui vengono prodotti.

Ma quando ci sottoponiamo ad uno sforzo intenso e prolungato (come nel caso degli sportivi), i prodotti di scarto si accumulano attorno alle nostre cellule perché la velocità con cui si producono è maggiore di quella con cui il nostro organismo li elimina.

In questa siruazione l’acqua di mare isotonica è la miglior bevanda perché ci apporta tutto ciò che perdiamo attraverso il sudore, come acqua e minerali e soprattutto perché sostituisce rapidamente il liquido intercellulare sporco con uno pulito. Dato che l’acqua di mare isotonica è identica ai nostri liquidi interni, il nostro corpo non fa alcuno sforzo per assimilarla.

È come una trasfusione di plasma pulito attraveso la quale sciogliamo i residui accumulati e le cellule cominciano a funzionare meglio: recuperiamo più in fretta.

Questo è ciò che spiegano gli sportivi che la assumono:

  • riducono i tempi di recupero
  • non produce nausea
  • possono berne molta senza avvertire pesantezza
  • non si lesionano

Anche le persone che hanno l’organismo intossicato da medicine o prodotti chimici che le cellule non vogliono nel loro interno, notano un inmediato miglioramento dello stato generale del loro organismo.

 

12 Benefici del Plasma Marino

1. Nutre le ghiandole endocrine. Tiroide e surrenali sono ghiandole in stretta relazione tra loro e che sono molto sensibili alla carenza di minerali ed elettroliti nel corpo. Il plasma marino ripristina le scorte di minerali e permette il corretto ambiente in cui le ghiandole possono funzionare.

2. Alcalinizza. I minerali sono gli alcalinizzatori naturali per eccellenza. Quando il pH del corpo diventa troppo acido a livello cellulare, la membrana cellulare si chiude. Diventa ermetica. Il plasma marino aiuta a ripristinare l’equilibrio acido-basico del corpo e riequilibra la carica elettrica delle cellule che possono così cedere tossine, assorbire nutrienti e rigenerarsi.

3. Carenze nutrizionali. Lo stress continuo nella nostra società, l’impoverimento dei terreni e il consumo di zucchero raffinato ha portato ad una profonda privazione di minerali nell’organismo umano. Come conseguenza assistiamo ad una carenza nutrizionale diffusissima tanto che viene stimato che l’80% della popolazione è carente di minerali essenziali come magnesio e zinco. Il plasma marino contiene tutti i minerali nel corretto rapporto tra loro e quindi nutre le cellule in profondità. In particolare è utile, non solo per chi soffre di anoressia e astenia, ma anche per l’anemia dato che stimola la rigenerazione del sangue (grazie in particolare al ferro e rame). Inoltre alcuni minerali contenuti nel plasma marino sono costituenti di vitamine, come il cobalto nella vitamina B12 e la carenza di questa vitamina è molto diffusa nella popolazione (sia vegetariana che onnivora).

4. Sostiene gli sportivi. Coloro che fanno sport e attività fisica regolare devono reintegrare i minerali persi attraverso la sudorazione e la produzione di energia. Se questo non avviene si osserva un calo delle prestazioni dato che i mitocondri delle cellule e l’omeostasi non funzionano perfettamente. L’assunzione di plasma marino è ideale per la sua dimostrata azione sui mitocondri, la regolazione omeostatica e la remineralizzazione.

5. Anticancro. Gli scienziati hanno dimostrato che il plasma marino svolge una azione preventiva contro il cancro. E’ stato osservato in un altro studio che inibisce la propagazione delle cellule del cancro al seno.

6. Malattie cardiovascolari. E’ stato dimostrato che il plasma marino fornisce protezione dalle malattie cardiovascolari riducendo i livelli di colesterolo totale, trigliceridi, indice aterogenico e malondialdehide (MDA), aumentando la capacità antiossidante equivalente del trolox nel siero (TEAC). Il meccanismo molecolare della sua protezione cardiovascolare avviene attraverso la regolazione dei recettori delle lipoproteine a bassa densità epatica (recettori LDL) e sull’espressione del gene CYP7A1 [5].

7. Alzheimer. Uno studio internazionale eseguito nell’ospedale di Catanzaro guidato dal Dr. Lacava ha fatto assumere oralmente plasma marino isotonico a 36 pazienti con gravi disturbi cognitivi (Alzheimer, demenza) per un mese. I risultati hanno mostrato che la sintomatologia e la necessità di trattamenti medici erano notevolmente diminuiti. I ricercatori commentano che “L’acqua di mare isotonica, avente una composizione qualitativamente e quantitativamente identica al fluido extracellulare, può determinare un meccanismo di regolazione favorevole nello scambio tra il plasma, interstiziale e settore intracellulare partecipando al ripristino della stessa funzionalità cellulare. Un uso coerente e adeguato di plasma marino, nei pazienti anziani, può quindi contribuire a ripristinare una corretta omeostasi dell’organismo.

8. Pressione e colesterolo altiDiversi studi hanno dimostrato che il plasma marino può ridurre la pressione alta grazie alla particolare combinazione di minerali. Avviene anche una riduzione del colesterolo e degli accumuli lipidici nel fegato.

9. Eczema e psoriasi. Uno studio che ha coinvolto pazienti con sindrome da eczema / dermatite atopica, ha mostrato che se trattati con plasma marino si osserva un miglioramento dei sintomi cutanei quali infiammazione, lichenificazione e frattura della pelle. I ricercatori hanno commentato che solitamente i pazienti con questo tipo di problemi della pelle presentano uno squilibrio di diversi minerali essenziali nei capelli, e alcuni presentano metalli tossici. L’assunzione di plasma marino ha ripristinato i minerali essenziali come il selenio e ha ridotto i livelli di metalli tossici come il mercurio e il piombo nei pazienti trattati.

10. Osteoporosi. Gli organi hanno bisogno di minerali per funzionare e se non ci sono i minerali disponibili nella nostra alimentazione, il corpo li cerca nelle ossa e nei muscoli. Poiché le ossa hanno bisogno di un apporto bilanciato di magnesio calcio e fosforo, se questi mancano può verificarsi l’osteoporosi.

11. Soluzione più bilanciata e completa di minerali. Nessun sale minerale è indipendente dagli altri, tutti interagiscono direttamente o indirettamente con gli altri elettroliti. Ogni volta che assumiamo minerali isolati solleviamo problemi di opposizione tra minerale e minerale, e si accentua lo squilibrio interno. In natura non esistono elementi isolati. Il plasma marino contiene 76 elementi ovvero quasi tutti i minerali ed elementi traccia in forma perfettamente bilanciata e sinergica. Nel libro di Ariane D’Aragon intitolato “Eau de mer, eau de la vie Rien de mieux pour regénérer le corps” troviamo numerose testimonianze di medici naturopati e complementari sul plasma marino. Questa è l’unica fonte di minerali che uso – spiega Johanne Béliveau, naturopata presso la Clinica di Naturopathie S.te-Thérèse in Quebec – C’è una grande varietà di vendita di minerali nei negozi di alimenti naturali e farmacie, ma molti di loro non possono essere assimilati dal corpo umano. Ad esempio, si vende la Dolomite, un tipo di roccia, come fonte di calcio. Ma anche se riduciamo questa roccia in polvere, il calcio non entra purtroppo nelle nostre cellule. Le sue molecole sono troppo grandi. Restano attorno alle nostre cellule. Questo crea depositi ed acidifica il corpo. Al contrario, i minerali contenuti nel plasma marino sono facilmente assimilati anche quando qualcuno ha grossi problemi di salute e una digestione fragile. Ho pazienti che avevano il cancro i quali, prendendo tre fiale al giorno per un lungo periodo di tempo hanno avuto risultati molto sorprendenti. C’è stata davvero una significativa riduzione delle metastasi. Non ho visto niente di meglio per rigenerare il corpo.”

12. Gravidanza. In gravidanza è utile, secondo gli studi di Quinton, per prevenire aborti, ridurre la nausea e partorire bambini in ottima salute.

 

fonte: varie dal Web

Non Vi fate fregare – Le regole al mare: l’accesso in spiaggia? Resta libero e gratuito!!

 

mare

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

Non Vi fate fregare – Le regole al mare: l’accesso in spiaggia? Resta libero e gratuito!!

Le regole al mare: l’accesso in spiaggia? Resta libero e gratuito

Il bagnante spesso si trova all’ultima spiaggia, ovvero costretto a pagare un biglietto allo stabilimento anche solo per transitare nella struttura per accedere al mare. Una violazione in piena regola della norma contenuta nella Finanziaria 2007 (legge 296/2006 articolo 1, comma 251) che afferma il principio della “spiaggia libera” e stabilisce “l’obbligo per i titolari delle concessioni di consentire il libero e gratuito accesso e transito, per il raggiungimento della battigia antistante l’area ricompresa nella concessione, anche al fine della balneazione”. Del resto la spiaggia è un bene pubblico, appartiene al Demanio, anche se è data in concessione agli stabilimenti balneari. Di più. La battigia resta sempre a disposizione di tutti.

Le regole: transito garantito

Pertanto è bene ricordare qualche regola a tutela dei bagnanti:

  • La battigia, la striscia di sabbia di 5 metri a partire dall’infrangersi dell’onda, è un’area esclusa dalla concessione;
  • I titolari degli stabilimenti devono consentire il transito gratuito verso la battigia;
  • Nell’area di pertinenza della battigia è vietato collocare ombrelloni, sdraio e simili per non intralciare eventuali operazioni di salvataggio;
  • In caso di violazione delle regole, è possibile rivolgersi alla polizia municipale o alla capitaneria di porto.

Indicazioni molto utili compreso il modulo-tipo per presentare un reclamo o segnalare un abuso sono contenuti nel portale manualedelbagnante.it messo a disposizione dalla Federazione nazionale dei Verdi. La legge riconosce, dunque, il diritto dei bagnanti di passare e raggiungere il mare per la via più breve, indipendentemente dal fatto che altri accessi possano essere garantiti da spiagge “libere” limitrofe. Inoltre la norma chiarisce che chiunque può fare il bagno nel tratto di mare preferito, anche in corrispondenza di un lido “privato”. Unico vincolo: non intralciare i 5 metri di battigia, che devono rimanere sgombri per garantire ai mezzi di soccorso di intervenire in caso di necessità.

Nessuna prenotazione

Il bagnante che vuole arrivare a tuffarsi in mare passando dallo stabilimento deve o no pagare il ticket di ingresso? La risposta è no, ma l’applicazione della legge purtroppo non è uguale dappertutto. La stragrande maggioranza delle Regioni si sono adeguate, mentre non mancano ancora veri e propri abusidi gestori di lidi “privati” che continuano a fare orecchie da mercante e a sbarrare la strada a chi vuole anche solo accedere alla battigia. Naturalmente se si usufruisce dei servizi messi a disposizione del lido – bagni, docce, lettini – è lecito che il gestore pretenda il pagamento del servizio. Ma il transito deve essere sempre libero e gratuito.

Il discorso – e le contestazioni – si fanno ancora più dure quando il tratto di spiaggianon è in concessione ma è semplicemente autorizzato il noleggio dell’attrezzatura, la cosiddetta spiaggia “libera attrezzata”. In molti casi purtroppo l’arenile viene “occupato” a priori oppure viene addirittura “imposto” l’affitto di ombrelloni e sdraio. Comportamenti vessatori e illegali visto che il gestore non può preparare in anticipo le postazioni senza che nessuno le abbia richieste, né vietare al bagnante la possibilità di “piantare” il suo ombrellone.

Chi deve pulire

Un’altra circostanza che spesso limita l’utilizzo degli arenili è la sporcizia. Secondo una recente indagine di Legambiente in Italia ci sono 714 rifiuti ogni 100 metri di spiaggia.

A chi spetta il servizio di pulizia? Nelle spiagge libere è a carico del Comune o del concessionario se affidata come spesso accade a soggetti privati. Se la spiaggia è sporca è possibile inviare una segnalazione o un esposto circostanziato ai soggetti responsabili: al Comune di appartenenza o alla capitaneria di porto competente per territorio.

La pulizia della spiaggia in concessione inoltre è un obbligo del concessionario anche d’inverno. Oltre a essere un comportamento incivile, da quest’anno anche in spiaggia è entrata in vigore la contravvenzione per chi getta in terra mozziconi di sigarette, scontrini, chewing gum masticati e fazzolettini usati. Tra l’altro, come previsto dal “collegato ambientale” (n. 221 del 28 dicembre 2015) che ha introdotto due nuovi articoli (232-bis e 232-ter) nel Testo unico ambientale, il divieto di “abban- dono di mozziconi dei prodotti da fumo” si estende al “suolo, acque e scarichi”. Quindi anche chi getta la cicca in mare è passibile di multa. Ricordiamo che chi abbandona questi “piccoli rifiuti” rischia una sanzione ammi- nistrativa pecuniaria da 30 a 150 euro, che viene raddoppiata se si tratta di “rifiuti da prodotti da fumo”.

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/07/09/le-regole-al-mare-laccesso-in-spiaggia-resta-libero-e-gratuito/24116/

Sei stato punto da una medusa? Ecco cosa fare subito e cosa evitare

medusa

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

.

Sei stato punto da una medusa? Ecco cosa fare subito e cosa evitare

Sono l’incubo ricorrente del bagno in mare e nelle nostre acque sono presenti in abbondanza. Parliamo delle meduse. Cosa fare se veniamo punti noi o i nostri bambini? Ecco qualche consiglio su come comportarsi in caso di contatto direttamente dal sito dell’ospedale Bambino Gesù di Roma. 

COSA FARE IN CASO DI CONTATTO?
La prima cosa da fare è stare tranquilli. Se si è vicini alla riva, uscire dall’acqua. Se ci si trova a largo, richiamare l’attenzione per farsi aiutare. Per prima cosa verificare che non vi siano parti di medusa rimaste attaccate alla pelle e, nel caso, eliminarle delicatamente con le mani. Se non si dispone di medicamenti, può essere utile far scorrere acqua di mare sulla parte interessata per tentare di diluire la sostanza tossica non ancora penetrata.

COME SI DEVE CURARE LA PARTE IRRITATA
La medicazione corretta consiste nell’applicazione di Gel astringente al cloruro d’alluminio. Il Gel astringente ha un’immediata azione antiprurito e blocca la diffusione delle tossine. Purtroppo non è ancora diffusa in Italia l’abitudine di portare con sé questo gel, che è utile anche per le punture di zanzara. In mancanza di questa pomata, si può usare una crema al cortisone anche se ha un effetto più ritardato (entrano in azione dopo 20-30 minuti dall’applicazione), cioè quando il massimo della reazione si dovrebbe già essere spenta naturalmente.
Evitare di grattarsi o di strofinare la sabbia sulla parte dolorante. E non usare medicazioni estemporanee con ammoniaca, aceto, alcool o succo di limone: peggiorerebbero la situazione.

QUANDO CI SI DEVE PREOCCUPARE
Se immediatamente dopo il contatto, la reazione cutanea si diffonde e compaiono difficoltà respiratorie, pallore, sudorazione e disorientamento, chiamare il 118 e spiegare di cosa si tratta: si riceveranno le istruzioni sul da farsi in attesa che arrivi il personale di Pronto Soccorso.

GLI ESITI
L’area di pelle colpita dalle meduse rimane sensibile alla luce solare e tende a scurirsi rapidamente. Per evitare che la pelle si macchi, è bene evitare pomate antistaminiche e occorre tenere coperta, o ben protetta da uno schermo solare, l’area colpita, fino a quando la razione infiammatoria non scompare (non più di due settimane).

fonte: http://www.leggo.it/societa/sanita/meduse_punture_rimedi-2532864.html

 

Congestione: Tutto ciò che ogni genitore deve sapere

 

Congestione

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Congestione: Tutto ciò che ogni genitore deve sapere

Congestione… Mai sottovalutare i tempi di digestione! La prudenza non è mai troppa per la salute nostra e quella dei nostri bimbi. ECCO COSA DEVI SAPERE

Il sole, il caldo… L’afa di questi giorni e il refrigerio al mare…L’aria condizionata e le sudate eccessive… Ma per fortuna esiste quella piacevole brezza marina e la freschezza ottenuta solo dalle acque blu… Insomma, un bel bagno rilassante e rinfrescante, MA ATTENZIONE! Non sempre è una buona idea e spesso se non si prendono i dovuti accorgimenti si corrono rischi elevati.

Soprattutto i bimbi, sono i maggiori soggetti a rischio. Soprattutto a causa della loro eccessiva impazienza di correre nuovamente a giocare con l’acqua…
Ovviamente è un problema anche per noi grandi, e per questo è bene stare attenti soprattutto appena mangiato.
Per incoscienza, leggerezza, noncuranza qualcuno subito dopo un discreto pasto si tuffa nelle acque del mare, magari fredde, per divertimento o cercando refrigerio alla calura estiva… ma rischiando la pelle.
E’ bene sapere che i tempi d’ attesa sono differenti a seconda di ciò che abbiamo mangiato.

  • Se si tratta di un semplice panino, non occorre molto tempo.
  • Per yogurt e frutta non sono necessari tempi di attesa
  • Per una tazza di latte saranno necessari 30 minuti
  • Per un gelato un’ora
  • Per un pasto light (pasta con condimento leggero tipo olio a crudo o insalatone o caprese) un’ora e mezza
  • Per un pasto completo o abbondante (il canonico primo, secondo, dessert) l’attesa sarà di 3 ore.

Senza ricorrere ad eccessi assolutistici, divieti di ore e ore prima di immergersi…la regola di base era e rimane: attenzione e prudenza, che non è mai troppa!! 

Dopo un pranzo o magari uno spuntino, occorre aspettare il tempo necessario per permettere la digestione dei cibi, prima di tuffarsi in mare.
ASPETTARE IL TEMPO NECESSARIO, NON E’ UN DETTO COMUNE O UN SENTITO DIRE. E’ BEN PIU’ DI QUESTO ED E’ BENE ATTENDERE PER PERMETTERE CHE LA DIGESTIONE AVVENGA.

I rischi della congestione

ll rischio che si corre se si fa un bagno senza attendere il tempo necessario, è la congestione causata dalla differenza di temperatura tra l’acqua fredda del mare e quella dello stomaco che sta elaborando la digestione, lavorando col sangue caldo del nostro corpo. La conseguenza dello sbalzo termico è l’arresto della digestione che causa abbassamento di pressione fino a provocare vertigini, nausea e vomito, fitte addominali e a volte svenimento.

E’ opportuno fare piccoli pasti ma spesso, in questo modo sarà più facile digerire!
Ciò che causa la congestione non è l’immersione nell’ acqua, ma l’immersione in un elemento più freddo rispetto la temperatura corporea, come è l’acqua del mare. 

E’ preferibile fare più spuntini a base di frutta, data anche la durata elevata dell’esposizione al calore dei raggi solari!
La cura e la prevenzione non sono mai abbastanza!
Se si prende sottogamba il problema della congestione, si può incorrere in problemi molto seri!

 

fonte: http://www.jedanews.it/blog/sanita/salute-sanita/congestione-tempi-dattesa-attenzione/

Sveglia Gente – Il mare di plastica non è una cosa che si vede solo in Tv …tutta questa porcheria entra nella nostra catena alimentare!

plastica

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

Sveglia Gente – Il mare di plastica non è una cosa che si vede solo in Tv …tutta questa porcheria entra nella nostra catena alimentare!

 

Un mare di plastica… che entra nella catena alimentare

Quante micro e nano plastiche ci sono in mare? E quali effetti hanno sulla catena alimentare? Da dove provengono e quali sono le soluzioni applicabili? Un gruppo di scienziati ha cercato di rispondere a queste domande.

I numeri sono impressionanti. Secondo Legambiente il 96% dei rifiuti galleggianti in mare è composto da plastica (di cui il 16% sono buste) e l’89% della fauna marina rischia di ingerirla. Non stiamo parlando solo di tartarughe che scambiano borse di plastica per meduse, ma soprattutto di detriti che con il passare del tempo e per effetto del calore diventano frammenti microscopici ed entrano a far parte della catena alimentare dei pesci. Le microplastiche hanno dimensioni inferiori ai 5 mm e a loro volta si frammentano in nanoplastiche, addirittura invisibili all’occhio umano, rilasciando in mare composti chimici tossici quali ftalati, perfluorurati, ritardanti di fiamma, per citarne solo alcuni.

Marco Faimali, responsabile dell’Istituto di Scienze Marine del Cnr, è netto: «La media di microplastiche nei mari è troppo alta: in alcune zone del mondo si arriva ad averne 100 chili in un solo chilometro cubo». Ogni anno 8 milioni di tonnellate di plastica entrano in contatto con l’ambiente marino. Le microplastiche penetrano nel plancton che è alla base dell’intera catena alimentare marina. Un fatto preoccupante perché l’accumulo di sostanze tossiche negli esseri viventi aumenta man mano che si risale la piramide alimentare.

Il 60% della letteratura scientifica sull’argomento è stato prodotto negli ultimi 15 anni, segno che la ricerca si sta focalizzando sempre di più sull’analisi dei contaminanti marini ma che ancora c’è molto da fare. Tra le evidenze scientifiche, sottolinea, Alberta Mandich, endocrinologa ambientale del Dipartimento di scienze della terra di UniGe: «Abbiamo alimentato due batterie di spigole con mangimi differenti: uno convenzionale e l’altro con aggiunta di microplastiche». Risultato? Nel primo caso la percentuale di mortalità è rimasta ferma intorno al 3%; nel secondo è schizzata al 63%. Infertilità, intersessualità, indebolimento delle barriere protettive dell’organismo sono effetti degli inquinanti che interferiscono con il sistema di produzione ormonale.

Ma allora, quali sono gli effetti sull’uomo quando mangia pesce? Claudia Bolognesi, responsabile dell’Unità carcinogenesi ambientale dell’Ospedale San Martino di Genova, prova a rassicurare: «Gli studi non confermano l’assorbimento di microplastiche da parte dei tessuti umani», ma allo stesso tempo ammette che «i dati tossicologici sono ancora pochi». Il fatto è che il rischio da parte dell’uomo di assorbire microplastiche non proviene solo dall’ingerimento di pesce. Le microplastiche sono contenute in oggetti di uso comune: nei cosmetici, per esempio, quali esfolianti facciali, dentifrici, shampoo, trucchi e creme solari. Prima di finire in acqua, queste sostanze entrano in contatto con l’uomo. Tracce di microplastiche sono state rinvenute anche nel miele e nella birra. E nei farmaci. Per questo la scienza si sta concentrando anche sugli effetti degli interferenti endocrini sull’organismo umano, sugli effetti che tali sostanze hanno sul sistema riproduttivo e sul latte materno.

Insomma, i contaminanti nelle acque marine sono un segnale allarmante. Ciò nonostante non esistono ancora leggi che fissino dei limiti di microplastiche nell’ambiente e nei prodotti alimentari. È a questo proposito che viene chiamata in causa Renata Briano, deputata europea vicepresidente della Commissione pesca. «Per emanare una legge è necessario far convergere tutti i settori, non solo quello ambientale. L’inquinamento dei mari ci costa 8 miliardi di dollari l’anno e le prime vittime sono i pescatori. Sono loro che dobbiamo incentivare e coinvolgere maggiormente nella pulizia dei mari». A chi chiama in causa la mancanza di fondi destinati alla ricerca scientifica Briano risponde: «I soldi ci sono. Con i finanziamenti diretti abbiamo attivato linee di progetto che stanno avanzando e dando i primi risultati. Invece abbiamo urgentemente bisogno di investire quelle risorse in educazione e ricerca, incentivando chi mette in pratica attività di prevenzione».

Franco Andaloro, dirigente Ispra, ha concluso: «Non vogliamo allarmare e basta. Vogliamo che queste ricerche servano per accrescere la consapevolezza del consumatore. Perché un consumatore informato è anche un consumatore più sicuro».

fonte: http://www.terranuova.it/News/Ambiente/Un-mare-di-plastica-che-entra-nella-catena-alimentare

 

Le sorprendenti proprietà della luce solare. Fonte di giovinezza, benessere e salute. I fantastici benefici che vanno oltre la vitamina D

luce solare

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

Le sorprendenti proprietà della luce solare. Fonte di giovinezza, benessere e salute. I fantastici benefici che vanno oltre la vitamina D

Il sole apporta numerosi benefici alla salute che vanno oltre a quelli relativi alla produzione della vitamina D da parte della pelle esposta alla luce solare. Ecco perché la causa di moltissimi disturbi di salute che vanno dall’influenza ai problemi digestivi e psicologici possono essere dovuti alla carenza di esposizione solare che oggi tutti noi stiamo subendo a causa di passare il 99% del tempo in spazi chiusi o con la pelle non esposta al sole.

Come l’esposizione al sole migliora la funzione immunitaria

La ricerca conferma che evitare il sole può essere l’origine di un gran numero di problemi di salute. Non solo il corpo produce la vitamina D in risposta all’esposizione al sole sulla pelle nuda, ma la luce produce anche una serie di altri benefici per la salute che sono estranei alla produzione di vitamina D. In realtà, gli esseri umani sembrano avere molto in comune con le piante in questo senso dato che abbiamo bisogno del pieno spettro di luce che offre il Sole.

Di recente, i ricercatori della Georgetown University Medical Center (GUMC) hanno pubblicato uno studio di laboratorio utilizzando cellule in capsule di Petri, che mostra che l’esposizione alla luce blu e ultravioletta (UV) aumenta l’attività dei linfociti T, i globuli bianchi del sangue coinvolti nella funzione immunitaria nella lotta contro le infezioni.

Questo è il primo studio che mostra un effetto della luce su questo particolare tipo di cellule immunitarie, quindi sono necessarie ulteriori ricerche per verificare i risultati. Tuttavia, ci sono molte prove nella letteratura medica che confermano che la luce solare ha proprietà immunostimolanti. In uno studio pubblicato su Nature è stato dimostrato che la luce stimola la produzione endogena di perossido di idrogeno, che potenzia l’attività dei linfociti T. Sono stati sufficienti 5-10 minuti di esposizione al sole per aumentare l’attività delle cellule immunitarie. Infatti, come già sappiamo, il Prof. Neumivakin usa, nella sua clinica in Russia, acqua addizionata con perossido di idrogeno (acqua ossigenata per uso interno) per curare i suoi pazienti dove la medicina ufficiale ha fallito.

Data la grande superficie della pelle umana, tutte le cellule T presenti nella pelle potrebbero potenzialmente beneficiare di questo fenomeno attraverso l’esposizione alla luce blu. Si noti che la vitamina D viene prodotta nel corpo solo tramite esposizione ai raggi UVB (quelli rilasciati nelle ore centrali più calde della giornata), che però possono essere dannosi in caso di esposizione prolungata. Se la luce blu dai raggi del sole è in grado di energizzare le cellule T che combattono le infezioni, potrebbe essere un potenziale mezzo di trattamento per stimolare l’immunità in molti pazienti. Mentre i ricercatori sembrano fiduciosi che la luce blu da sola potrebbe essere un trattamento immunitario aumentando di valore, è importante rendersi conto che gli effetti biologici della luce possono essere molto complessi, ed è importante farlo bene.

Come spiegato dal Dr Alexander Wunsch, un esperto di livello mondiale sulla fotobiologia, l’eccessiva esposizione alla luce blu – come quella da illuminazione a LED, che è principalmente blu o l’illuminazione a incandescenza – può essere molto dannosa, e può essere un fattore di rischio significativo per la degenerazione maculare legata all’età e danneggiare la retina. La luce blu sana proviene dal sole, poiché è bilanciata dalla radiazione nel vicino infrarosso, che ha molte importanti funzioni biologiche. È importante sottolineare che la radiazione del vicino infrarosso attiva il citocromo c ossidasi nei mitocondri e contribuisce a ottimizzare la produzione di ATP.

Per questo motivo le luci artificiali sono limitate e poco terapeutiche rispetto a quello che il sole ci offre gratuitamente tutto il tempo. Per molto tempo si è creduto che i mammiferi avessero le cellule fotosensibili solo negli occhi. Si sta scoprendo invece che le cellule fotosensibili si trovano anche in molte altre zone del corpo umano. Come notato dagli autori, questo studio dimostra che i linfociti T possiedono fotosensibilità intrinseca e questa proprietà può migliorare la loro motilità sulla pelle. In altre parole, le cellule T rilevano e rispondono alla luce.

La luce blu innesca la produzione di perossido di idrogeno (H2O2) nelle cellule T, che innesca una cascata chimica che si traduce in un aumento della motilità cellulare. L’aumento della motilità e a sua volta dell’attività, permette alle cellule immunitarie di funzionare meglio. È interessante notare che, una volta che le cellule T vengono attivate aumentano anche la loro capacità antiossidante. E’ stato precedentemente dimostrato anche che lo spettro della luce solare a 470 nm può uccidere lo Staphylococcus aureus resistente alla meticillina (MRSA) in vitro.

La luce solare e la vitamina D per ridurre il rischio di ogni malattia

A questi effetti sulla funzione immunitaria della luce solare vanno aggiunti i benefici per l’immunità dovuti all’effetto della produzione di vitamina D. La vitamina D infatti ha un’effetto antibiotico naturale, battericida e immunostimolanti. Per esempio, i ricercatori hanno scoperto che la vitamina D agisce direttamente sul gene che codifica un peptide antimicrobico e sul gene NOD2 che avvisa le cellule della presenza di microbi. La vitamina D è anche coinvolta nella produzione di oltre 200 peptidi antimicrobici che aiutano a combattere tutti i tipi di infezioni.

C’è un numero cospicuo e in crescita di ricerche scientifiche che confermano i numerosi vantaggi di avere livelli ottimali di vitamina D. È importante sottolineare che l’evidenza ormai mostra chiaramente che una volta che si raggiunge un livello di vitamina D nel siero di 40 ng / ml, il rischio di cancro diminuisce del 67%, rispetto ad avere un livello di 20 ng/ml o meno. [Rif. 9-15]

Anche la Health and Medicine Division of the National Academies of Sciences, Engineering, and Medicine (ex Istituto di Medicina, IOM) ha evidenziato il legame tra la vitamina D e il rischio generale di mortalità per tutte le cause, tra cui il cancro. La vitamina D aumenta anche le possibilità di sopravvivenza dal cancro, e questo include anche il melanoma. La vitamina D è importante anche per la salute delle ossa, la funzione cognitiva, la funzione immunitaria e per una gravidanza sana e un sano sviluppo infantile. I benefici per la salute della vitamina D sono così significativi che un gruppo di ricerca svedese [Rif. 23-24] ha recentemente avvertito che

“evitare l’esposizione al sole è un fattore di rischio di morte tanto quanto fumare.”

La luce solare migliora notevolmente il sonno

Trascorrere del tempo alla luce del sole di mezzogiorno aiuta a regolare il ritmo circadiano, che è importante per un sonno ottimale. Infatti la luce solare stimola la conversione di triptofano in serotonina, la quale oltre a svolgere il ruolo di ormone del buon umore, è il precursore della melatonina. Quindi più luce assumiamo durante il giorno, più melatonina avremo di notte e quindi il nostro sonno sarà più riposante e benefico. La vitamina D  che si ottiene dall’esposizione al sole può anche svolgere un ruolo nel sonno. Gli scienziati hanno scoperto che una carenza di vitamina D aumenta il rischio di apnea ostruttiva del sonno. In uno studio [Rif. 25] , il 98% dei pazienti con apnea nel sonno aveva carenza di vitamina D, e più grave è la carenza, più grave è la apnea.

La luce solare abbassa la pressione alta e riduce il rischio di malattie cardiache

La ricerca ha dimostrato che quando la luce solare colpisce la pelle, l’ossido nitrico (NO) viene rilasciato nel sangue. [Rif. 26] L’NO è un potente composto che aiuta a proteggere il sistema cardiovascolare, diminuendo il rischio sia per gli attacchi di cuore e sia per l’ictus.

L’UVB della luce solare abbassa la pressione sanguigna dilatando i vasi, in particolare i capillari nella pelle dove dirige circa il 60% del flusso di sangue. Questo consente quindi ai raggi del sole di penetrare facilmente nell’organismo. La luce del sole e i raggi UV sono noti per essere germicidi e possono aiutare a eliminare le infezioni nel sangue. Questo aspetto della luce solare è stato utilizzato per trattare la tubercolosi nel tardo 19° secolo e l’inizio del 20°, ed è stato anche motivo della concessione di un premio Nobel a Finson nel 1903 per questo lavoro.

Secondo uno studio del 2013, per ogni singola morte di cancro alla pelle, da 60 a 100 persone muoiono di ictus o malattie cardiache legate a ipertensione. Quindi, il rischio di morire di malattie cardiache o ictus è in media 80 volte superiore al rischio di morire di cancro alla pelle. Mentre i livelli di vitamina D più alti sono correlati con una minore incidenza di malattie cardiovascolari, gli integratori di vitamina D per via orale non sembrano dare benefici alla pressione sanguigna, probabilmente perché gli integratori non aumentano i livelli di ossido nitrico. E’ quindi importante esporsi al sole per avere questo effetto benefico.

La luce solare riduce l’infiammazione nel corpo

La luce del sole sembra anche alterare l’espressione genetica. Gli scienziati dell’Università di Cambridge hanno recentemente dimostrato che l’espressione del 28% del patrimonio genetico umano varia da stagione a stagione. [Rif. 29] Alcuni di questi cambiamenti genetici influenzano le risposte infiammatorie. Durante i mesi invernali, sono attivati i geni del sistema immunitario per le infiammazioni, che aiutano a combattere i microbi, e durante l’estate l’attività di questi geni aumenta. In sostanza, durante il periodo estivo il corpo comincia a combattere il danno subito dall’infiammazione prodotta quando il sistema immunitario è in allarme. Per questo, è necessario esporsi al sole.

La luce solare previene l’influenza e tutte le malattie infettive

Sia la luce solare (in particolare i raggi ultravioletti) che la vitamina D prodotta quando la pelle è esposta ad essa hanno potenti effetti antimicrobici. Mentre la vitamina D aumenta la produzione di naturali peptidi antimicrobici che distruggono le pareti cellulari di virus e batteri, la luce UV aumenta anche i livelli ematici di linfociti atti a distruggere l’infezione (globuli bianchi).

Non esporsi al sole, oltre a incrementare i tassi di malattie cardiovascolari, può anche essere responsabile del riemergere della tubercolosi [Rif. 30-32], che oggi uccide circa 4.100 persone ogni singolo giorno. Nel 2014, ci sono stati 1,5 milioni di decessi legati alla tubercolosi in tutto il mondo, il che la rende la malattia infettiva n° 1. La luce UV, quella blu in particolare, agisce anche come un potente disinfettante dell’ambiente. La ricerca ha scoperto che la luce UV può ridurre la diffusione della tubercolosi nei reparti ospedalieri e nelle sale d’aspetto del 70%, e aiuta a uccidere il 90% dei batteri resistenti ai farmaci in ospedale. [Rif. 36] I dati suggeriscono che la luce UV a 254 nm può uccidere i ceppi farmaco-resistenti di S. aureus e di E. faecalis in appena cinque secondi.[Rif. 37]

La luce solare migliora l’umore e la salute mentale allontanando la depressione

L’esposizione al sole aumenta la serotonina nel cervello, favorendo il benessere complessivo, che è in parte il motivo per cui si sente meglio dopo aver trascorso qualche tempo al sole. La terapia della luce è stata a lungo il trattamento per il disturbo affettivo stagionale (SAD), e la ricerca più recente suggerisce che può essere utile nel trattamento della depressione maggiore. [Rif. 38] La schizofrenia è stata anche legata alla mancanza di esposizione al sole durante la gravidanza. [Rif. 39] È importante sottolineare che anche l’intestino produce serotonina, e la vitamina D ha dimostrato di combattere l’infiammazione causata da un eccesso di serotonina intestinale. In altre parole, la luce solare e la vitamina D svolgono ruoli intricati nell’asse intestino-cervello, aumentando i livelli di serotonina nel cervello e riducendo al contempo i suoi livelli nell’intestino, migliorando così l’umore da un lato, e riducendo l’infiammazione intestinale dall’altro.

La luce solare aumenta il testosterone e protegge la fertilità maschile

La luce del sole aiuta a stimolare la libido maschile aumentando i livelli di testosterone. Una ricerca australiana rivela che i livelli di testosterone negli uomini salgono e scendono con le stagioni, con un picco nel mese di agosto, e ha livelli più bassi in marzo. I ricercatori della Johns Hopkins hanno anche collegato bassi livelli di vitamina D con un aumento del rischio per la disfunzione erettile.

Riferimenti
1 Newsweek January 11, 2017
2 The Evolving Planet December 30, 2016
3 Life Science Daily December 28, 2016
4 Scientific Reports December 20, 2016; 6: 39479
5 News18 December 22, 2016
6 Photomedicine and Laser Surgery 2009 Apr;27(2):221-6
7 Mercola.com Vitamin D Fights Crohn’s Disease
8 Cancer Research Frontiers 2016 May; 2(2): 156-183 (PDF)
9 PLOS ONE, 2016; 11 (4): e0152441
10 PR Web April 6, 2016
11 UC San Diego Health April 6, 2016
12 Science World Report April 13, 2016
13 Oncology Nurse Advisor April 22, 2016
14 Tech Times April 11, 2016
15 ABC News April 9, 2016
16 Institute of Medicine (US) Committee to Review Dietary Reference Intakes for Vitamin D and Calcium
17 J Clin Endocrinol Metab 2013;98:2160-2167.
18 Anticancer Research February 2011: 31(2); 607-611
19 UC San Diego Health System Press Release March 6, 2014
20 Cancer Therapy Advisor March 23, 2016
21 Cancer Network March 21, 2016
22 Dr. Rath Foundation March 2016
23 Journal of Internal Medicine March 16, 2016 DOI: 10.1111/joim.12496
24 Refinery 29, March 22, 2016
25 Bel Marra Health May 3, 2016
26 Medical News Today May 8, 2013
27 Journal of Investigative Dermatology April 2013
28 BBC News May 7, 2013
29, 41 Daily Mail May 2, 2016
30 The Lancet February 19, 2000:355(9204); 618-619
31 Acta Med Indones. 2006 Jan-Mar;38(1):3-5.
32 Econotimes March 25, 2016
33 Huffington Post March 24, 2016
34 Science Daily March 17, 2009
35 Imperial College London March 17, 2009
36 Healio Infectious News November 2012
37 Osomy Wound Management 1998 Oct;44(10):50-6
38 Journal of Clinical Psychiatry 1991 May;52(5):213-6.
39 BBC News July 20, 2001
40 New Hope Network May 2, 2016
41 Lucas RM, Ponsonby AL, Dear K, Valery PC, Pender MP, Taylor BV, Kilpatrick TJ, Dwyer T, Coulthard A, Chapman C, van der Mei I, Williams D, McMichael AJ. Sun exposure and vitamin D are independent risk factors for CNS demyelination. Neurology. 2011 Feb 8;76(6):540-8.
42 Wang Y, Marling SJ, McKnight SM, Danielson AL, Severson KS, Deluca HF. Suppression of experimental autoimmune encephalomyelitis by 300-315nm ultraviolet light.Arch Biochem Biophys. 2013 Aug 1;536(1):81-6.
43 Wang Y, Marling SJ, Beaver EF, Severson KS, Deluca HF. UV light selectively inhibits spinal cord inflammation and demyelination in experimental autoimmune encephalomyelitis.Arch Biochem Biophys. 2015 Feb 1;567:75-82.
44 Godar DE, Landry RJ, Lucas AD. Increased UVA exposures and decreased cutaneous vitamin D3 levels may be responsible for the increasing incidence of melanoma. Med Hypothesis 2009 Apr;72(4):434-43.

fonte: https://www.dionidream.com/luce-solare-benefici/

 

La luce solare contrasta la miopia 

I ricercatori australiani hanno scoperto che i bambini che trascorrono la maggior parte dei loro giorni al chiuso hanno tassi significativamente più elevati di miopia. Secondo i ricercatori la ragione sta nel fatto che il neurotrasmettitore dopamina è responsabile di inibire la crescita eccessiva del bulbo oculare che causa la miopia, e il sole stimola la retina proprio a rilasciare più dopamina.

La luce solare contrasta la sclerosi multipla

Riguardo la sclerosi multipla, diversi studi scientifici indicano che sia la vitamina D che l’esposizione ai raggi UVB del sole hanno prevengono la formazione della sclerosi multipla e ne rallentano la progressione. [Rif. 41-43] Non a caso, in un articolo precedente, avevamo spiegato come il Protocollo Coimbra abbia avuto parecchio successo nel trattamento di diversi casi di sclerosi multipla impiegando alte dosi di vitamina D.

Come ridurre il rischio di cancro della pelle beneficiando dell’esposizione al sole

Un fattore di rischio importante per il melanoma è la sovraesposizione alle radiazioni UV sia da sole sia da lettini abbronzanti o lampade dirette. Si devono prendere precauzioni per evitare scottature a tutti i costi. In spiaggia è meglio portare vestiti a maniche lunghe e un cappello e coprire la pelle appena comincia a diventare rossa. Se si ha la pelle molto chiara non è necessario passare ore sotto il sole ma basta qualche decina di minuti per raggiungere il livello di esposizione necessario. Ottimizzare i livelli di vitamina D può richiedere infatti pochi minuti sotto il sole con l’abbigliamento minimo. Anche gli altri effetti sulla salute associati all’esposizione al sole al di là della produzione di vitamina D sembrano essere abbastanza ad azione rapida. In uno studio le cellule T sono state attivate entro 5- 10 minuti dall’esposizione alla luce.

Nel complesso, l’evidenza suggerisce che i benefici dell’esposizione al sole superano di gran lunga i rischi di cancro della pelle. Per ridurre ulteriormente i rischi, massimizzando i benefici, qui ci sono alcuni fattori da considerare. Chi ha la fotodermatite ad esempio dovrebbe fare attenzione all’esposizione solare ed integrare la vitamina D.

Dal 1935 ad oggi i casi di melanoma sono aumentati dall’essere 1 su 100.000 persone all’anno a 23 su 100.000, soprattutto per chi lavora in ambienti chiusi. Poiché l’esposizione al sole è diminuita nel complesso, alcuni ricercatori affermano che la causa sia da ricercare nella carenza di vitamina D, nell’insufficiente esposizione al sole e nell’assorbire la luce solare solo dai filtri delle finestre e della crema solare che filtrano alcuni raggi e fanno passare altri.

Quanto tempo esporre la pelle al sole evitando scottature. Man mano che la pelle si abbronza il tempo a cui possiamo esporci senza scottarci si allunga, mentre all’inizio bisogna stare attenti ed evitare di esporsi troppo. Per questo motivo non si può dare una tempistica generale anche considerato il fatto che ognuno di noi ha una carnagione diversa. Il riferimento di tempo è quindi il seguente: l’ideale è esporsi per un tempo pari alla metà di quello che impiegheresti per scottarti. Se non hai idea di quanto ti ci vuole per scottarti basta che fai attenzione alla sensazione della pelle: quando comincia a diventare rossa è ora di girarsi dall’altro lato e poi quando anche l’altro lato ha raggiunto il suo tempo coprirsi con la maglietta.

Il mare fa bene al cervello e rende felici. Lo dice la scienza

mare

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Il mare fa bene al cervello e rende felici. Lo dice la scienza

Uno studio condotto in dieci anni di ricerca scientifica dimostra come l’acqua rilasci sostanze chimiche collegate alla felicità

 

Se siete malati di viaggi (una malattia che si chiama ‘wanferlust‘) questa notizia è per voi. Stare vicino all’acqua stimola il cervello. E’ quanto risulta da uno studio condotto in dieci anni di ricerca scientifica che dimostra come questo elemento rilasci sostanze chimiche collegate alla felicità, come la dopamina, la serotonina e l’ossitocina.

Lo riporta il sito ericazuanon.com che cita il libro di Wallace J. Nichols ‘Blue Mind: The Surprising Science That Shows How Being Near, In , On, Or Under Water Can Make You Happier, Healthier, More Connected, And Better At What You Do’(‘Mente Blu: la scienza sorprendente che mostra come stare vicino, sopra, dentro o sotto l’acqua possa renderti più felice, più sano, più connesso e migliore in ciò che fai’).

Lo studio dimostra come l’acqua – e quindi, mare, lago o fiume – porti al cervellocinque benefici fondamentali per la felicità:

1. Il colore blu da’ sollievo
A quanto pare il colore blu è anche il colore preferito del mondo. L’autore cita un progetto di ricerca del 2003, in cui è stato chiesto a 232 persone in tutto il mondo di indicare il proprio colore preferito. Ancora una volta è risultato essere il blu.

2. Stare lungo la costa rende più rilassati
Secondo uno studio citato nel libro, per calmarci a livello di subconscio, basta anche solo osservare un paesaggio marittimo: guardare immagini della natura, infatti, fa attivare le parti del nostro cervello associate “a un atteggiamento positivo, alla stabilità emotiva e al recupero di ricordi felici”.

3. L’acqua ringiovanisce le menti stanche
In uno studio del 1995 pubblicato su Environmental Psychology sono stati analizzati il rendimento e la concentrazione di due gruppi di studenti: uno a cui erano state assegnate stanze con vista più paesaggistica (alberi, laghi, prati) e un altro a cui erano state date stanze su vedute più urbane. Il primo gruppo non solo dava risultati più brillanti, ma dimostrava anche una maggiore capacità di attenzione.

4. Guardare le fotografie fa bene, ma l’acqua nella vita reale fa meglio
Secondo le risposte inviate durante uno studio con l’applicazione Mappiness (più di un milione), non solo le persone sono più serene quando stanno all’aria aperta, ma sono più felici del 5,2% quando si trovavano vicino a un corpo d’acqua.

5. L’acqua ci riporta al nostro stato naturale
Siamo connessi all’acqua fin dal principio della nostra vita. Il corpo è mediamente composto per il 75% da acqua e il mantenimento della quantità adeguata di idratazione è basilare per il corretto funzionamento dei nostri organi.

 

 

 

tratto da: http://curiosity2015.altervista.org/il-mare-fa-bene-al-cervello-e-rende-felici-lo-dice-la-scienza/