La bomba ecologica di cui nessuno parla: nell’oceano un milione di tonnellate di acqua radioattiva proveniente da Fukushima.

 

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La bomba ecologica di cui nessuno parla: nell’oceano un milione di tonnellate di acqua radioattiva proveniente da Fukushima.

Nel Pacifico 1 milione di tonnellate di acqua radioattiva di Fukushima

Oltre sei anni dopo il disastro nucleare di Fukushima, il Giappone non ha ancora deciso come smaltire il milione di tonnellate di acqua radioattiva attualmente stoccata presso la centrale di Daiichi in 900 grandi serbatoi.

Secondo gli esperti che lavorano per il governo, si dovrebbe procedere a un rilascio graduale nel vicino Oceano Pacifico dopo aver effettuato un trattamento in grado di rimuovere tutti gli elementi radioattivi ad eccezione del trizio, che secondo loro è sicuro in piccole quantità.

Ma i pescatori locali temono che i consumatori non acquisteranno pesce catturato nell’area se ciò dovesse accadere, e la loro attività che sta ancora lottando per ripartire dopo lo tsunami, sarebbe ulteriormente danneggiata.

Gli ultimi test multipli hanno dimostrato che la maggior parte dei pesci catturati vicino a Fukushima sono sicuri da consumare. Ma giustamente la popolazione è ancora riluttante. Va detto anche che conservare a lungo l’acqua radioattiva nei serbatoi non è affatto sicuro visto che un altro terremoto o uno tsunami potrebbero provocarne una immediata fuoriuscita.

Ogni giorno la quantità di acqua radioattiva a Fukushima aumenta di 150 tonnellate.L’acqua di raffreddamento deve essere pompata nei reattori per evitare che si surriscaldino. Quindi filtra dalle camere di contenimento e si raccoglie nei serbatoi insieme all’acqua sotterranea che penetra attraverso le crepe negli edifici del reattore. A causa delle forti piogge, l’afflusso delle acque sotterranee aumenta in modo significativo, incrementandone il volume. Alla fine 210 tonnellate di queste acque possono essere trattate e riutilizzate per il raffreddamento dei reattori ma 150 tonnellate vengono messe nei serbatoi in attesa di conoscere la loro sorte.

Per ovviare al problema, la Tokyo Electric Power Co (Tepco), l’utility che gestisce l’impianto di Fukushima ha scavato dozzine di pozzi per pompare l’acqua freatica prima che raggiunga gli edifici del reattore e ha costruito un “muro di ghiaccio” sotterraneo di discutibile efficacia con il parziale congelamento del terreno attorno ai reattori.

Un altro panel governativo ha raccomandato l’anno scorso alla Tepco di diluire l’acqua fino a circa 50 volte e rilasciarne circa 400 tonnellate al giorno in mare, un processo che richiederebbe quasi un decennio prima di essere completato. Il rilascio di acqua triturica radioattiva è consentito in altre centrali nucleari.

Tra le possibili alternative c’è anche l’attesa. Si potrebbe rilasciare l’acqua dal 2023in poi, quando metà del trizio presente al momento del disastro sarà naturalmente scomparso. A quel punto bisognerebbe incrociare le dita e sperare che non si verifichino altri terremoti.

 

 

tratto da: https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/25839-acqua-radioattiva-fukushima

Incredibile: entro il 2050 nel mare più plastica che pesce! È questo il mondo che stiamo lasciando ai nostri figli?

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Incredibile: entro il 2050 nel mare più plastica che pesce! È questo il mondo che stiamo lasciando ai nostri figli?

Protezione degli oceani: nel 2050 più plastica che pesce.

Gli oceani, polmoni della terra, sono malati di plastica. The New Plastic Economy lotta per la protezione degli oceani. E tu, vuoi fare la tua parte?

Oceani: polmoni, regolatori del clima e fonte di vita

Oceani e mari sono i polmoni della Terra, i regolatori del clima e una fonte di sopravvivenza indispensabile per l’uomo. Eppure sono malati, di plastica. Stiamo avvelenando il pianeta. Tanto che, se non cambiamo abitudini, nel 2050 ci sarà più plastica che pesce negli oceani.

Danni agli oceani: pesca e plastica

Gli oceani producono più del 50% dell’ossigeno del pianeta, soprattutto grazie a fitoplancton (piccoli organismi acquatici vegetali) e alghe. Sono i regolatori dell’atmosfera terrestre e del clima globale. E sono fondamentali per la vita dell’uomo: il 60% della popolazione mondiale vive entro 60 km dalle coste e 3 miliardi di persone basano il 15-20% della loro dieta sui prodotti ittici. Ma ora gli oceani non stanno bene.

A farli ammalare sono lo sovra-sfruttamento della pesca e la plastica. Ogni anno raccogliamo 130 milioni di tonnellate di pesce, generando circa 180 miliardi di Dollari di fatturato e un indotto di 500 miliardi. Ma gli oceani non sono infiniti. Ogni anno vengono persi imballaggi di plastica per un valore di 80-120 miliardi di Dollari. Continuando così, nel 2050 ci sarà più plastica che pesce, come rivela il report The New Plastics Economy – Rethinking the future of plastics, pubblicato dalla Ellen MacArthur Foundation con il World Economic Forum. E il responsabile è sempre uno: l’uomo.

Oceani… e Mediterraneo di plastica

Il 60-80% dei rifiuti marini mondiali e il 90% di quelli sulle spiagge è di plastica. Si stima che galleggino quasi 269.000 tonnellate di rifiuti di plastica nel mondo (esclusi nei fondali e sulle spiagge) ma non è un dato definitivo. Su Litterbase c’è la mappa dell’inquinamento oceanico mondiale. In molti paesi c’è preoccupazione: dal Canada, che vive su tre oceani (Atlantico, Pacifico e Mar Glaciale Artico) che generano 300.000 posti di lavoro e circa 40 miliardi di Dollari di PIL. Alla Norvegia, dove un petroliere ha destinato parte della sua fortuna alla pulizia degli oceani. E non il Mediterraneo non si salva.

Plastica negli oceani: cos’è, dov’è e come ci è arrivata?

La plastica si classifica in macro-plastiche (di diametro o lunghezza superiore a 25mm), meso-plastiche (tra 25 e 5mm), micro-plastiche (minore di 5mm) e nano-plastiche (minore di 1 micrometro). Si calcola che ci siano tra 4.800 e 30.300 tonnellate di micro-plastica solo nel Mediterraneo, secondo la ricerca Un Mediterraneo di plastica di Greenpeace Italia. Mozziconi di sigarette, sacchetti di plastica e materiali usa & getta (tappi, coperchi, bottiglie) inquinano i nostri mari, come evidenzia Legambiente. Ma in mare ci sono anche le reti da pesca fantasma, ossia gli strumenti da pesca abbandonati, persi o scartati che sono veri killer del mare con tartarughe, delfini e balenottere come vittime principali.

Il cattivo smaltimento dei rifiuti umani è il motivo principale di tanta plastica nei nostri oceani. Infatti l’inquinamento oceanico si concentra nelle aree urbanizzate, lungo le rotte commerciali e nei canyon sottomarini. 1.341 specie marine sono venute a contatto con i rifiuti, il 17% di queste sono nelle liste rosse dell’IUCN. La micro-plastica uccide in due modi: sia ingestione che intrappolamento e soffocamento sono fatali. E corriamo anche il rischio che le micro-plastiche si spostino lungo la catena alimentare e arrivino fino a noi (esistono scarsi dati e nessuna normativa a riguardo, ad oggi).

La protezione degli oceani in un piano d’azione

Dopo i risultati, The New Plastics Economy ha iniziato una campagna mondiale di tre anni per riformare il sistema della plastica. A gennaio ha pubblicato il rapporto The New Plastics Economy – Catalysing Action in cui presenta un piano d’azione. Lo studio è sostenuto da mondo accademico, industrie, ONG e start-up, ha 40 partner internazionali come Unilever, Mars, Amcor, P&G, Danone, CocaCola, Nestlé e H&M. L’obiettivo è di aumentare il riuso e riciclo fino al 70% dall’attuale 14%. I punti-chiave sono tre:

  1. Ri-progettazione e innovazione – Creare materiali e modelli riutilizzabili permetterebbe di recuperare il 30% degli imballaggi plastici. Da quelli piccoli (coperchi, tappi etc.) ai materiali non convenzionali come PVC, EPS e PS.
  2. Riuso – Il riutilizzo salverebbe il 20% dei contenitori oggi considerati rifiuti. Ad esempio, bottiglie e sacchetti riutilizzabili salverebbero 6 milioni di tonnellate di materiale e ci farebbe risparmiare 9 miliardi di Dollari l’anno.
  3. Riciclo – Il riciclo sarebbe utile per il 50% degli imballaggi restanti. Favorire innovazione e riuso potrebbe aumentare la raccolta di plastica per un valore fino a 190-290 Dollari/tonnellata, spingendo l’economia circolare a investire in materiali green. Portando a un risparmio di 2-3 miliardi di Dollari l’anno, solo nei paesi dell’OCSE.

Soluzione: 4 consigli per salvare gli oceani

Cambiare il nostro stile di vita è l’unico modo per salvare gli oceani. Come? Esistono almeno quattro modi con cui puoi aiutare gli oceani. Evitiamo la plastica usa & getta. E riduciamo il nostro impatto ambientale. L’innovazione sta facendo i primi passi con la plastica biodegradabile e Ocean CleanUp, la barriera sottomarina per la pulizia degli oceani (però è ancora un prototipo). Ma non basta.

La protezione degli oceani parte da noi

Come si legge in Un Mediterraneo di plastica:

“Uno degli aspetti cruciali per risolvere il problema dell’inquinamento da plastica è cambiare il nostro atteggiamento rispetto alla cultura dell’usa e getta”.

La protezione degli oceani deve partire da noi. Stiamo avvelenando loro e la Terra. La responsabilità di salvarla, quindi, spetta a noi. I nostri polmoni sono malati di plastica. Per curarli dobbiamo cambiare le nostre abitudini.

Tu sei pronto a fare la tua parte?

fonte:

-http://www.green.it/protezione-degli-oceani/

 

Wave Star, la centrale che produce elettricità pulita ed a basso costo delle onde. Così in Danimarca hanno risolto il problema energetico. Da noi invece NO. Alla faccia dei nostri 8000 km di costa. I nostri politici proprio non se la sentono di dare questo dispiacere alle lobby del Petrolio!

 

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Wave Star, la centrale che produce elettricità pulita ed a basso costo delle onde. Così in Danimarca hanno risolto il problema energetico. Da noi invece NO. Alla faccia dei nostri 8000 km di costa. I nostri politici proprio non se la sentono di dare questo dispiacere alle lobby del Petrolio!

 

E’ davvero incredibile il potenziale dell’energia del mare. Pensate, basterebbe lo 0,02% dell’energia prodotta dal mare per soddisfare il fabbisogno energetico di tutta la terra! Tra le rinnovabili oggi è forse la meno conosciuta, ma secondo le stime, questa preziosa risorsa, nei prossimi anni subirà una forte impennata. E l’Italia, con quasi 8.000 km di coste, potrebbe essere uno dei paesi leader per la ricerca, lo sviluppo e l’implementazione di queste nuove tecnologie marine. Cosa stiamo aspettando? Ah, dimenticavo. I nostri politici proprio non se la sentono di dare un dispiacere del genere ai loro amici delle lobby del Petrolio!

 

fonte: http://curiosity2017.blogspot.it/2017/04/wave-star-la-centrale-che-produce.html

 

4.000 pescherecci “spariti”: così la politica ed i partiti hanno ucciso la pesca italiana!

 

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4.000 pescherecci “spariti”: così la politica ed i partiti hanno ucciso la pesca italiana!

“A tre anni dalla sua adozione, il Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca (FEAMP) è ancora su un binario morto: è stato utilizzato solo l’1.4% delle risorse, in termini netti poco più di 6 miliardi. Per non parlare del fatto che il FEAMP rappresenti solo lo 0.6% del Quadro Finanziario Pluriennale, tutti i fondi che l’Europa mette a disposizione, il che la dice lunga su quanto si stia investendo sul settore della pesca!

I pescatori sono in crisi. La stessa Unione europea ha attestato che la gravità della situazione ha fatto registrare una riduzione delle catture al ritmo del 2% annuo, un calo costante dei redditi e un’incidenza dei costi di produzione fino al 60%. Solo per quanto riguarda l’Italia, gli ultimi dati disponibili registrano una fuoriuscita di oltre 4.000 pescherecci per una flotta che oggi si assesta poco sopra le 12.000 unità. I piccoli pescatori abbandonano e si rafforzano solo i grandi armatori. E parliamo di un settore, quello dell’economia del mare, che vanta effetti indiretti su tutto il sistema economico: per ogni euro prodotto da questo settore se ne attivano infatti altri 1.9 nel resto dell’economia!

SICILIA: LA DISCRIMINAZIONE SULLE QUOTE TONNO
In Sicilia la situazione è drammatica. Quest’anno è stata concessa all’Italia una quota di catture del tonno rosso in aumento del 20% rispetto allo scorso anno. Peccato però che questa quota è “riservata” solo a 30 pescherecci. 3.800 pescatori siciliani non potranno pescare il tonno rosso del Mediterraneo. L’aumento delle quote del 20% è andato tutto agli unici trenta pescherecci già autorizzati alla pesca industriale con palangaro e reti di circuizione. Esclusa del tutto la marineria artigianale e costiera che nell’Isola rappresenta il 90% del settore ed è la più grande d’Italia. Chiediamo che i 537 milioni stanziati dal Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca abbiano una corsia preferenziale per i piccoli pescatori. L’Europa deve definire meglio le caratteristiche della piccola pesca (dimensioni barca, il bacino di mare battuto, lo sforzo di pesca) per poterla aiutare più efficacemente.

LE PROPOSTE PER RILANCIARE IL SETTORE
Il ritardo nell’attivazione del FEAMP inibisce, inoltre, la volontà e la capacità di investire in un settore cui tutti, da anni, attribuiscono un ruolo strategico per il futuro dell’economia, come accade nei paesi extra UE, ma che in realtà da noi è bloccato mentre sono in continuo aumento le importazioni di prodotti ittici dall’estero.

Tutti quanti noi sappiamo che il carico di norme che da tempo le imprese europee debbono sopportare gli altri Paesi extra UE non lo hanno. Risulta in tal senso fondamentale focalizzare maggiormente l’attenzione sulla parità di condizioni per chi produce, nei confronti dei produttori comunitari e non. Noi combattiamo per ridurre la complessità amministrativa relativa alle norme di finanziamento e per tutelare l’importanza che la pesca riveste per le comunità costiere in termini di occupazione, crescita e coesione territoriale. Nello stesso tempo però è innegabile che il settore vada ammodernato, anche per ciò che concerne l’accessibilità dei dati scientifici e la cooperazione con università e stakeholders. Ma bisogna farlo aiutando i pescatori, non lasciandoli soli”.

di Rosa D’Amato, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa.

http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2017/10/4000-pescherecci-spa.html

Tonno, fino a 36 volte più inquinato in alcuni mari. Ecco i consigli de Il Salvagente per evitarlo al supermercato!

 

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Tonno, fino a 36 volte più inquinato in alcuni mari. Ecco i consigli de Il Salvagente per evitarlo al supermercato!

 

Tonno, fino a 36 volte più inquinato in alcuni mari. Ecco come evitarlo al supermercato

Occhio alla scatoletta! Secondo una nuova ricerca dalla Scripps Institution of Oceanography presso l’Università della California di San Diego, riportata dal portale EcoWatch, i livelli di inquinanti organici persistenti (Pop) nel tessuto muscolare del tonno pinna gialla pescato nelle aree più industrializzate del Nord-Est dell’Oceano Pacifico e Oceano Atlantico Nord-Est può essere fino a 36 volte superiore a quello del tonno pescata nelle acque incontaminate dell’Oceano Pacifico occidentale.

Pesticidi e Pcb

I pop possono essere resistenti alla degradazione e possono accumularsi nell’ambiente e passare da una specie all’altra attraverso la catena alimentare. Comprendono pesticidi, ritardanti di fiamma e policlorobifenili (PCB) – un composto vietato, altamente pericoloso utilizzato per vernici, materiale elettrico e altri prodotti. Nello studio, pubblicato sulla rivista Environmental Health Perspectives, – continua EcoWatch – i ricercatori hanno analizzato i livelli contenuti in 117 tonno pinna gialla pescato in tutto il mondo. È stato notato che il 90 per cento del tonno catturato nell’Oceano Atlantico nord-est e oltre il 60 per cento di quelli catturati nel Golfo del Messico conteneva livelli di inquinante che avrebbe innescato la salute avvisi di sicurezza per le persone con maggiori rischi di malattie di origine alimentare, comprese le donne in gravidanza e in allattamento e le persone con sistema immunitario compromesso.

Come scegliere il tonno

Come si fa a capire se il tonno acquistato al supermercato viene dalle zone più inquinate? Le aree di pesca nei mari internazionali sono denominate secondo la numerazione decisa dalla Fao. Per esempio, il mar Mediterraneo corrisponde alla zona Fao 37. Le due zone incriminate per alto inquinamento, L’oceano Atlantico Nordorientale e il Pacifico nordorientale sono indicate rispettivamente con le zone Fao 27 e 61 e 67. Ma se nel caso del tonno fresco, così come per tutti gli altri prodotti ittici freschi, è obbligatorio per legge indicare al consumatore la zona di pesca di provenienza, purtroppo per quanto riguarda il prodotto lavorato, questa pratica è affidata alla buona volontà delle aziende. Grazie alla pressione dei consumatori per avere maggiori trasparenza e alla campagna “Tonno in trappola” di Greenpeace, i maggiori marchi italiani forniscono le informazioni necessarie per conoscere la zona Fao di pesca direttamente sulla confezione o inserendo il codice sulla scatola in un motore di ricerca del sito. Coop, Conad, Riomare, As do mar, Nostromo sono tra questi. Fortunatamente, la maggiori parte del tonno pescato e inscatolato per il mercato italiano viene dall’oceano indiano e pacifico centro meridionale, ma questo non vuol dire che il consumatore non debba controllare con attenzione quando acquista e prediligere le aziende che puntano sulla trasparenza.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/08/11/tonno-fino-a-36-volte-piu-inquinato-in-alcuni-mari-ecco-come-evitarlo-al-supermercato/24860/

Air gun: i “cannoni ad aria compressa” di cui nessuno parla – Distruggono i nostri mari uccidono la fauna, ma fanno arricchire le lobby del petrolio.

 

 

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Air gun: i “cannoni ad aria compressa” di cui nessuno parla – Distruggono i nostri mari uccidono la fauna, ma fanno arricchire le lobby del petrolio.

AIR GUN. Il progetto segreto di cui nessuno parla. Insomma, quando si tratta di denaro ed interessi non si guarda in faccia a nessuno! ECCO A COSA SERVONO

Tutto ha inizio il 7 maggio 2014, quando la Schlumberger Italiana Spa – filiale italica della Schlumberger Oilfield Services, colosso texano dei servizi per le società petrolifere – presenta al Ministero dell’ambiente e al Ministero dello sviluppo economico una «istanza di permesso di prospezione» per una «miglior comprensione della situazione geologica e della potenzialità geomineraria» di un’area marina localizzata nel Mar di Sardegna.

Il perimetro in questione racchiude quasi 21 mila chilometri quadrati di mare e comprende i comuni di Alghero – a sole 33 miglia -, Bosa, Cuglieri, Magomadas, Narbolia, Porto Torres, San Vero Milis, Sassari, Stintino, Tresnuraghes, Villanova Monteleone. Il punto di costa più vicino è il Capo dell’Argentiera, situato a sole 24 miglia nautiche.

La richiesta non è certo una sorpresa: il triangolo d’acqua tra Sardegna, Spagna e Francia è da qualche anno sotto l’acuta osservazione delle compagnie petrolifere, che lo considerano di “sicuro interesse” per l’attività mineraria.

L’ utilizzo dell’ Air Gun

L’ uso dell’ air gun è perfettamente legale e non rientra tra gli eco-reati riconosciuti in Italia.
Per scoprire se sotto un fondale marino sono presenti giacimenti di gas o petrolio, la Schlumberger si avvale e si potrebbe avvalere anche in Sardegna degli air gun. Proprio sul sito della società texana è possibile trovare una definizione della famigerata tecnologia: «Una fonte di energia sismica utilizzata per l’acquisizione di dati sismici marini attraverso il rilascio in acqua di aria fortemente compressa». In pratica, a seconda della “risposta” fornita dal fondale, è possibile verificare la presenza di eventuali giacimenti.

Si tratta di una sorta di “bomba sonora” che spara aria compressa a cadenza di qualche secondo e può raggiungere i 260 decibel.
Cannonate di aria compressa, ogni 10 secondi, a 250 decibel, 24 ore al giorno, tutti i giorni, per l’intera durata dell’ operazione.

Gli effetti collaterali? Le tartarughe e i piccoli pesci subiscono danni irreversibili che li portano alla morte; per i cetacei c’è la perdita dell’ udito, con il conseguente disorientamento e l’ inevitabile ammassarsi verso le coste per cercare rifugio, spiaggiandosi.

Non a caso i pescatori di Taiji sfruttano l’ inquinamento acustico per disorientare e ammassare i delfini, battendo dei martelli contro la barca a ridosso dell’ acqua e scatenando il panico tra i delfini.

L’utilizzo di tale tecnologia potrebbe quindi mettere a repentaglio l’ecosistema delle zone interessate

Inoltre il Ministero dell’ Ambiente ha appena concesso l’ utilizzo dell’ air gun alla società petrolifera Global Med LLC al largo di Santa Maria di Leuca, nel Salento, a partire da 13 miglia dalla costa. Se le bombe sonore dovessero trovare il petrolio, si prospetterebbe poi il rischio delle trivellazioni. 
La provincia promette ricorso, mentre la Global Med ha puntato gli occhi anche su altre due aree nello Ionio.

tratto da: http://www.jedanews.it/blog/cronaca/air-gun-cannoni-aria-compressa/

Air gun: opportunità per la ricerca, o pericolo per l’ambiente?

L’attesa legge sugli ecoreati è stata approvata, ma rimane aperto il dibattito sul permesso di usare gli air-gun per le indagini geofisiche off-shore

“Dopo anni di attese, finalmente è legge”. È così che il presidente del Senato Pietro Grasso ha commentato l’approvazione della legge sugli ecoreati, che dal 29 maggio 2015 equipara i crimini contro l’ambiente a delitti a tutti gli effetti, punibili con la reclusione fino a venti anni. Una legge attesa da tempo, ma che non ha mancato di attirare critiche anche da ambienti ambientalisti, che guardano ad alcune delle norme contenute nel testo approvato dal parlamento come a un’occasione mancata.

Le polemiche maggiori arrivano dai Verdi e da altre associazioni ambientaliste come PeacelinkGreenpeace e il Wwf, e sono legate al controverso divieto di utilizzo dei cannoni ad aria compressa o “air-gun”, per prospezioni marine, un divieto che era stato inizialmente inserito nel disegno di legge ma che è stato poi eliminato dalla versione definitiva del testo.

In Italia le attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi in mare sono vietate entro 12 miglia marine dal perimetro delle aree protette, e, per i soli idrocarburi liquidi, entro 5 miglia dalle linee di base delle acque territoriali lungo l’intero perimetro costiero nazionale. Nelle restanti zone autorizzate, la ricerca degli idrocarburi avviene soltanto tramite la prospezione geofisica con air-gun: bandirli sarebbe quindi equivalso a bloccare sul nascere qualsiasi attività di questo tipo. Per questo, la scomparsa del divieto dal testo definitivo della legge sugli ecoreati è stato visto da più parti come un favore fatto dal governo alla lobby del petrolio.

L’air-gun è una tecnica usata per l’ispezione geosismica dei fondali marini: in sostanza è un dispositivo che spara aria compressa in acqua producendo onde che si propagano nel fondale, vengono riflesse dagli strati della crosta terrestre e tornano a dei ricevitori chiamati idrofoni. Analizzando le velocità delle onde attraverso i diversi sedimenti e rocce incontrati, è possibile ricostruire la stratigrafia del sottosuolo e riconoscere la presenza di gas o di liquidi. Appare quindi evidente come queste indagini siano fondamentali per la ricerca off-shore di idrocarburi, e lo sono anche per la ricerca geologica di base.

Le indagini geofisiche sono tecniche non distruttive per studiare il sottosuolo molto usate anche a terra (in questo caso la sorgente delle onde è una massa battente o una piccola carica esplosiva) ma è solo l’air-gun ad essere sotto attacco, perché i picchi di pressione generati, che possono raggiungere i 260 dB, sono particolarmente dannosi per l’ambiente marino e specialmente per i cetacei. Questo è il motivo per cui le associazioni ambientaliste hanno molto criticato lo stralcio del divieto.

“Per due gocce di petrolio, per le quali nessun Paese serio nemmeno si scomoderebbe, questi signori stanno mettendo a rischio quanto di più prezioso l’Italia possa offrire: le sue risorse paesaggistiche e naturali, la sua biodiversità”, ha dichiarato nelle scorse settimane Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace. “Scopriranno presto che l’opposizione ai loro piani fossili è cosa ben più estesa e radicata di quanto pensino”. Lo stesso tema è in discussione anche in America, dove le risorse disponibili non sono proprio “due gocce” e dove lo scorso marzo settantacinque scienziati hanno scritto una lettera al presidente Obama per vietare l’uso degli air-gun lungo le coste dell’Atlantico, perché lungo quelle statunitensi e canadesi del Pacifico lo è già.

A gioire della legge così com’è sono invece Confindustria e le società che si occupano dell’estrazione di idrocarburi, raggruppate dall’associazione Assomineraria, il cui presidente Pietro Cavanna ha spiegato su Adnkronos che il divieto avrebbe bloccato 17 miliardi di euro di investimenti già pronti e che ogni milione porterebbe sei nuovi posti di lavoro, cioè 100 mila nuovi assunti. Ha poi affermato che sfruttando il potenziale inesplorato del sottosuolo italiano si potrebbe aumentare la produzione di idrocarburi dall’11% al 22% del fabbisogno nazionale, limitando l’importazione.

In questo tira e molla di critiche e consensi, il governo si difende sostenendo di aver rimediato a un errore che avrebbe causato gravi danni alla ricerca di base. Infatti circa due mesi prima, il 9 marzo, i principali enti di ricerca italiani (come Cnr, Ogs, Ingv, e Ispra) avevanopubblicato una nota per chiedere una modifica del decreto, affermando che “vietare l’utilizzo dell’air-gun significa bloccare lo sviluppo delle conoscenze dell’interno della terra”.

Nonostante il polverone, sia l’opposizione che gli ambientalisti sostengono che per pur non essendo la migliore legge possibile, questa rappresenta sicuramente un passo avanti atteso e necessario. Parola di Legambiente : “Se è vero quello che dice Angelo Bonelli, quella che si sta consumando sarebbe una sorta di “truffa” legislativa, a favore di chi inquina. Peccato che non sia così. È impossibile peggiorare il quadro attuale della tutela penale dell’ambiente, quasi inesistente”.

Viste le differenze di opinioni che esistono su questo tema, abbiamo chiesto ad un rappresentante del mondo della ricerca e ad un ambientalista di spiegarci le loro ragioni.

Le ragioni della ricerca

Intervista a Fabrizio Zgur, ricercatore dell’ Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS)

Per quali scopi vengono utilizzati gli air gun in generale e dall’OGS in particolare?

Il primo input per l’uso degli air gun è venuto dalla ricerca degli idrocarburi a partire dagli anni Sessanta, ma oggi questa tecnica è fondamentale anche per la ricerca di base. La geofisica a riflessione in mare prevede l’utilizzo di sorgenti pneumatiche, cioè aria compressa a circa 140 atmosfere che viene liberata per generare onde sismiche: ovviamente maggiore è la profondità di indagine, maggiore sarà l’energia utilizzata. In questo campo l’OGS svolge attività di ricerca sulla geologia, la tettonica e la geodinamica della Terra, cioè ad esempio sulla struttura della Terra al di sotto della crosta terrestre. I nostri studi sono in parte finanziati dallo stato, ma negli ultimi anni abbiamo avuto alcuni finanziamenti da privati, talvolta anche per trovare siti idonei alla costruzione di piattaforme off-shore per la coltivazione di idrocarburi.

Il divieto di usare gli air gun è stato stralciato dalla legge sugli ecoreati nonostante questa tecnica possa avere un impatto sull’ambiente marino. Qual è la posizione dell’OGS su questo tema?

È stato ampiamente dimostrato che un impatto ambientale esiste ma chiunque lavori in questo campo è tenuto a seguire procedure di mitigazione sancite a livello internazionale, come ad esempio quelle del Joint Nature Conservation Committee. Una di queste è il soft start , che prevede l’uso di energie ridotte nella fase iniziale, che vengono aumentate gradualmente per dare il tempo agli animali di allontanarsi dall’area. Inoltre sulla nave deve essere presente un mammal observer, ovvero un biologo che si occupa di controllare la presenza di cetacei in superficie. Per il monitoraggio più in profondità si utilizza un sistema acustico sensibile alle frequenze emesse dalla maggior parte dei cetacei: l’attività non può iniziare se questi sono presenti nell’arco di 500 m dalla nave. Anche gli impulsi acustici ad alta pressione prodotti dall’air gun vengono misurati e confrontati con dei valori soglia, riportati dall’European Association for Acquatic Mammals. Esiste inoltre un elenco di specie e aree protette, e di zone e periodi di riproduzione. Siamo consapevoli di avere ripercussioni sull’ambiente, ma negare l’uso di questa tecnica sarebbe un delitto nei confronti della ricerca in campo geofisico.

Esistono alternative?

La sismica è un’ecografia di tutto ciò che c’è nel sottosuolo e non esistono altre tecniche in grado di dare una risoluzione così elevata. Verrebbero quindi a mancare moltissime informazioni fondamentali per la ricerca di base e applicata.

Le ragioni degli ambientalisti

Intervista a Fabrizia Arduini, referente energia WWF Abruzzo e presidente WWF Zona Frentana e Costa Teatina

Il 5 maggio scorso è stato modificato il testo del decreto legge sugli ecoreati, eliminando il comma che vietava l’utilizzo della tecnica dell’air gun nei nostri mari. Questa decisione è stata molto contestata dal WWF e da altre associazioni ambientaliste. Quali sono gli effetti delle onde di rifrazione sull’ecosistema marino?

Le onde di rifrazione usate nella ricerca geosismica creano danni, spesso irreversibili, a tutta la fauna ittica, compresa quella protetta. Ricordiamo che tutti i cetacei del Mediterraneo sono considerati specie protetta. I danni sono molteplici: lesioni del sistema uditivo, embolie, emorragie interne, vertigini e disorientamento. Il fisico Maria Rita D’Orsogna ha stimato che questi suoni possono essere un miliardo di volte più potenti di un concerto rock. Credo che a questo non ci sia niente da aggiungere.

Quali sono le coste più a rischio?È possibile accedere con queste strumentazioni anche alle aree protette?

Le coste più a rischio sono quelle adriatiche, ioniche e Canale di Sicilia, ma c’è un attenzione preoccupante anche per la costa occidentale della Sardegna. Il primo progetto di prospezione che è andato in VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) è quello della Schlumberger, in piena Zona di Protezione Ecologica, a ridosso del Santuario dei Cetacei. Fortunatamente, grazie anche al nostro contributo, non è andato a buon fine. Ma torneranno all’attacco.

La tecnica dell’air gun però viene comunemente usata anche per scopi di ricerca scientifica, e per questo è stata difesa dai principali enti di ricerca italiani. Ci si sarebbe potuti comportare diversamente?

Sarebbe bastato che questi istituti di ricerca avessero proposto un emendamento: esclusa la ricerca scientifica. Esiste già nel Mediterraneo una lunga tradizione di studio ma l’air gun non ha nulla di scientifico quando utilizzato dai petrolieri: produce ricostruzioni tridimensionali molto accurate, che permettono di circoscrivere in dettaglio i giacimenti petroliferi e di stimare con precisione i volumi. Ad oggi non esistono metodi di indagine meno impattanti.

Articolo Realizzato in collaborazione con il Master Sgp

tratto da: https://www.galileonet.it/2015/08/air-gun-opportunita-per-la-ricerca-o-pericolo-per-lambiente/

 

Plasma Marino. Il fantastico farmaco del tutto naturale che viene dal mare!

 

Plasma Marino

 

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Acqua di mare isotonica = plasma marino = Plasma di Quinton

Sono la stessa cosa

Perché è la migliore bibita?

Il motivo è che l’acqua di mare isotonica (la cui preparazione spieghiamo qui) è molto simile al liquido interno che circonda le nostre cellule.

Si può anche usare nelle trasfusioni.

È il miglior mezzo di coltura. Solo in quest’acqua vivono i globuli bianchi (esperimento realizzato 100 anni fa e riprodotto all’Università di Alicante nel 2012).

Si chiamano isotoniche quelle bevande che hanno la stessa quantità di sale che è presente nei liquidi del nostro corpo (9 grammi di sale per ogni litro).

Questi liquidi circondano tutte le nostre cellule, che, anche se non sembra, non si toccano direttamente le une con le altre.

Nel caso del sangue, il liquido in cui nuotano i globuli rossi e bianchi è il plasma, in altre parti del corpo questo liquido prende altri nomi: spazio intercellulare o matrice extracellulare. All’interno delle ossa questo liquido contiene altre sostanza che conferiscono a questo tessuto del noatro corpo la sua tipica durezza.

Cent’anni fa si dimostrò che questo liquido è uguale all’acqua di mare in una particolare diluizione, perciò la miglior bevanda isotonica è quella che presenta le stesse caratteristiche del liquido che circonda le nostre cellule: acqua di mare diluita con acqua normale fino alla stessa concentrazione di sale presente nel nostro corpo (9 grammi per litro) si chiama “acqua di mare isotonica”.

Dato che l’acqua di mare contiene 36 grammi di sale per litro, per ridurne la concentrazione fino a 9 grammi dobbiamo mescolare un bicchiere di acqua di mare con tre di acqua normale.

In questo modo si può già bere, ha il sapore di un consomè freddo, né insipida né salata, senza sapore di pesce.

Possiamo aggiungere un po’ di succo di limone o un po’ di panela (succo di canna da zucchero evaporato e non raffinato) per migliorarne il sapore.

Bevendo questa “acqua di mare isotonica” stiamo sostituendo il nostro liquido intercellulare con uno pulito.

Le arterie, le vene e i vasi linfatici che portano nutrimento e ritirano i rifiuti delle nostre cellule non entrano in diretto contatto con queste ultime, non le toccano: le sostanze nutritive come quelle di scarto percorrono la distanza che separa i vasi dalle cellule veicolati dal liquido intercellulare.

Se questo liquido è sporco, le sostanze nutritive arrivano con difficoltà alle cellule e i prodotti di scarto di queste ultime si accumulano tutt’intorno, producendo una sensazione di stanchezza generale nell’organismo.

In una vita normale, senza grandi sforzi, i rifiuti cellulari si eliminano quotidianamente con la stessa velocità con cui vengono prodotti.

Ma quando ci sottoponiamo ad uno sforzo intenso e prolungato (come nel caso degli sportivi), i prodotti di scarto si accumulano attorno alle nostre cellule perché la velocità con cui si producono è maggiore di quella con cui il nostro organismo li elimina.

In questa siruazione l’acqua di mare isotonica è la miglior bevanda perché ci apporta tutto ciò che perdiamo attraverso il sudore, come acqua e minerali e soprattutto perché sostituisce rapidamente il liquido intercellulare sporco con uno pulito. Dato che l’acqua di mare isotonica è identica ai nostri liquidi interni, il nostro corpo non fa alcuno sforzo per assimilarla.

È come una trasfusione di plasma pulito attraveso la quale sciogliamo i residui accumulati e le cellule cominciano a funzionare meglio: recuperiamo più in fretta.

Questo è ciò che spiegano gli sportivi che la assumono:

  • riducono i tempi di recupero
  • non produce nausea
  • possono berne molta senza avvertire pesantezza
  • non si lesionano

Anche le persone che hanno l’organismo intossicato da medicine o prodotti chimici che le cellule non vogliono nel loro interno, notano un inmediato miglioramento dello stato generale del loro organismo.

 

12 Benefici del Plasma Marino

1. Nutre le ghiandole endocrine. Tiroide e surrenali sono ghiandole in stretta relazione tra loro e che sono molto sensibili alla carenza di minerali ed elettroliti nel corpo. Il plasma marino ripristina le scorte di minerali e permette il corretto ambiente in cui le ghiandole possono funzionare.

2. Alcalinizza. I minerali sono gli alcalinizzatori naturali per eccellenza. Quando il pH del corpo diventa troppo acido a livello cellulare, la membrana cellulare si chiude. Diventa ermetica. Il plasma marino aiuta a ripristinare l’equilibrio acido-basico del corpo e riequilibra la carica elettrica delle cellule che possono così cedere tossine, assorbire nutrienti e rigenerarsi.

3. Carenze nutrizionali. Lo stress continuo nella nostra società, l’impoverimento dei terreni e il consumo di zucchero raffinato ha portato ad una profonda privazione di minerali nell’organismo umano. Come conseguenza assistiamo ad una carenza nutrizionale diffusissima tanto che viene stimato che l’80% della popolazione è carente di minerali essenziali come magnesio e zinco. Il plasma marino contiene tutti i minerali nel corretto rapporto tra loro e quindi nutre le cellule in profondità. In particolare è utile, non solo per chi soffre di anoressia e astenia, ma anche per l’anemia dato che stimola la rigenerazione del sangue (grazie in particolare al ferro e rame). Inoltre alcuni minerali contenuti nel plasma marino sono costituenti di vitamine, come il cobalto nella vitamina B12 e la carenza di questa vitamina è molto diffusa nella popolazione (sia vegetariana che onnivora).

4. Sostiene gli sportivi. Coloro che fanno sport e attività fisica regolare devono reintegrare i minerali persi attraverso la sudorazione e la produzione di energia. Se questo non avviene si osserva un calo delle prestazioni dato che i mitocondri delle cellule e l’omeostasi non funzionano perfettamente. L’assunzione di plasma marino è ideale per la sua dimostrata azione sui mitocondri, la regolazione omeostatica e la remineralizzazione.

5. Anticancro. Gli scienziati hanno dimostrato che il plasma marino svolge una azione preventiva contro il cancro. E’ stato osservato in un altro studio che inibisce la propagazione delle cellule del cancro al seno.

6. Malattie cardiovascolari. E’ stato dimostrato che il plasma marino fornisce protezione dalle malattie cardiovascolari riducendo i livelli di colesterolo totale, trigliceridi, indice aterogenico e malondialdehide (MDA), aumentando la capacità antiossidante equivalente del trolox nel siero (TEAC). Il meccanismo molecolare della sua protezione cardiovascolare avviene attraverso la regolazione dei recettori delle lipoproteine a bassa densità epatica (recettori LDL) e sull’espressione del gene CYP7A1 [5].

7. Alzheimer. Uno studio internazionale eseguito nell’ospedale di Catanzaro guidato dal Dr. Lacava ha fatto assumere oralmente plasma marino isotonico a 36 pazienti con gravi disturbi cognitivi (Alzheimer, demenza) per un mese. I risultati hanno mostrato che la sintomatologia e la necessità di trattamenti medici erano notevolmente diminuiti. I ricercatori commentano che “L’acqua di mare isotonica, avente una composizione qualitativamente e quantitativamente identica al fluido extracellulare, può determinare un meccanismo di regolazione favorevole nello scambio tra il plasma, interstiziale e settore intracellulare partecipando al ripristino della stessa funzionalità cellulare. Un uso coerente e adeguato di plasma marino, nei pazienti anziani, può quindi contribuire a ripristinare una corretta omeostasi dell’organismo.

8. Pressione e colesterolo altiDiversi studi hanno dimostrato che il plasma marino può ridurre la pressione alta grazie alla particolare combinazione di minerali. Avviene anche una riduzione del colesterolo e degli accumuli lipidici nel fegato.

9. Eczema e psoriasi. Uno studio che ha coinvolto pazienti con sindrome da eczema / dermatite atopica, ha mostrato che se trattati con plasma marino si osserva un miglioramento dei sintomi cutanei quali infiammazione, lichenificazione e frattura della pelle. I ricercatori hanno commentato che solitamente i pazienti con questo tipo di problemi della pelle presentano uno squilibrio di diversi minerali essenziali nei capelli, e alcuni presentano metalli tossici. L’assunzione di plasma marino ha ripristinato i minerali essenziali come il selenio e ha ridotto i livelli di metalli tossici come il mercurio e il piombo nei pazienti trattati.

10. Osteoporosi. Gli organi hanno bisogno di minerali per funzionare e se non ci sono i minerali disponibili nella nostra alimentazione, il corpo li cerca nelle ossa e nei muscoli. Poiché le ossa hanno bisogno di un apporto bilanciato di magnesio calcio e fosforo, se questi mancano può verificarsi l’osteoporosi.

11. Soluzione più bilanciata e completa di minerali. Nessun sale minerale è indipendente dagli altri, tutti interagiscono direttamente o indirettamente con gli altri elettroliti. Ogni volta che assumiamo minerali isolati solleviamo problemi di opposizione tra minerale e minerale, e si accentua lo squilibrio interno. In natura non esistono elementi isolati. Il plasma marino contiene 76 elementi ovvero quasi tutti i minerali ed elementi traccia in forma perfettamente bilanciata e sinergica. Nel libro di Ariane D’Aragon intitolato “Eau de mer, eau de la vie Rien de mieux pour regénérer le corps” troviamo numerose testimonianze di medici naturopati e complementari sul plasma marino. Questa è l’unica fonte di minerali che uso – spiega Johanne Béliveau, naturopata presso la Clinica di Naturopathie S.te-Thérèse in Quebec – C’è una grande varietà di vendita di minerali nei negozi di alimenti naturali e farmacie, ma molti di loro non possono essere assimilati dal corpo umano. Ad esempio, si vende la Dolomite, un tipo di roccia, come fonte di calcio. Ma anche se riduciamo questa roccia in polvere, il calcio non entra purtroppo nelle nostre cellule. Le sue molecole sono troppo grandi. Restano attorno alle nostre cellule. Questo crea depositi ed acidifica il corpo. Al contrario, i minerali contenuti nel plasma marino sono facilmente assimilati anche quando qualcuno ha grossi problemi di salute e una digestione fragile. Ho pazienti che avevano il cancro i quali, prendendo tre fiale al giorno per un lungo periodo di tempo hanno avuto risultati molto sorprendenti. C’è stata davvero una significativa riduzione delle metastasi. Non ho visto niente di meglio per rigenerare il corpo.”

12. Gravidanza. In gravidanza è utile, secondo gli studi di Quinton, per prevenire aborti, ridurre la nausea e partorire bambini in ottima salute.

 

fonte: varie dal Web

Non Vi fate fregare – Le regole al mare: l’accesso in spiaggia? Resta libero e gratuito!!

 

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Non Vi fate fregare – Le regole al mare: l’accesso in spiaggia? Resta libero e gratuito!!

Le regole al mare: l’accesso in spiaggia? Resta libero e gratuito

Il bagnante spesso si trova all’ultima spiaggia, ovvero costretto a pagare un biglietto allo stabilimento anche solo per transitare nella struttura per accedere al mare. Una violazione in piena regola della norma contenuta nella Finanziaria 2007 (legge 296/2006 articolo 1, comma 251) che afferma il principio della “spiaggia libera” e stabilisce “l’obbligo per i titolari delle concessioni di consentire il libero e gratuito accesso e transito, per il raggiungimento della battigia antistante l’area ricompresa nella concessione, anche al fine della balneazione”. Del resto la spiaggia è un bene pubblico, appartiene al Demanio, anche se è data in concessione agli stabilimenti balneari. Di più. La battigia resta sempre a disposizione di tutti.

Le regole: transito garantito

Pertanto è bene ricordare qualche regola a tutela dei bagnanti:

  • La battigia, la striscia di sabbia di 5 metri a partire dall’infrangersi dell’onda, è un’area esclusa dalla concessione;
  • I titolari degli stabilimenti devono consentire il transito gratuito verso la battigia;
  • Nell’area di pertinenza della battigia è vietato collocare ombrelloni, sdraio e simili per non intralciare eventuali operazioni di salvataggio;
  • In caso di violazione delle regole, è possibile rivolgersi alla polizia municipale o alla capitaneria di porto.

Indicazioni molto utili compreso il modulo-tipo per presentare un reclamo o segnalare un abuso sono contenuti nel portale manualedelbagnante.it messo a disposizione dalla Federazione nazionale dei Verdi. La legge riconosce, dunque, il diritto dei bagnanti di passare e raggiungere il mare per la via più breve, indipendentemente dal fatto che altri accessi possano essere garantiti da spiagge “libere” limitrofe. Inoltre la norma chiarisce che chiunque può fare il bagno nel tratto di mare preferito, anche in corrispondenza di un lido “privato”. Unico vincolo: non intralciare i 5 metri di battigia, che devono rimanere sgombri per garantire ai mezzi di soccorso di intervenire in caso di necessità.

Nessuna prenotazione

Il bagnante che vuole arrivare a tuffarsi in mare passando dallo stabilimento deve o no pagare il ticket di ingresso? La risposta è no, ma l’applicazione della legge purtroppo non è uguale dappertutto. La stragrande maggioranza delle Regioni si sono adeguate, mentre non mancano ancora veri e propri abusidi gestori di lidi “privati” che continuano a fare orecchie da mercante e a sbarrare la strada a chi vuole anche solo accedere alla battigia. Naturalmente se si usufruisce dei servizi messi a disposizione del lido – bagni, docce, lettini – è lecito che il gestore pretenda il pagamento del servizio. Ma il transito deve essere sempre libero e gratuito.

Il discorso – e le contestazioni – si fanno ancora più dure quando il tratto di spiaggianon è in concessione ma è semplicemente autorizzato il noleggio dell’attrezzatura, la cosiddetta spiaggia “libera attrezzata”. In molti casi purtroppo l’arenile viene “occupato” a priori oppure viene addirittura “imposto” l’affitto di ombrelloni e sdraio. Comportamenti vessatori e illegali visto che il gestore non può preparare in anticipo le postazioni senza che nessuno le abbia richieste, né vietare al bagnante la possibilità di “piantare” il suo ombrellone.

Chi deve pulire

Un’altra circostanza che spesso limita l’utilizzo degli arenili è la sporcizia. Secondo una recente indagine di Legambiente in Italia ci sono 714 rifiuti ogni 100 metri di spiaggia.

A chi spetta il servizio di pulizia? Nelle spiagge libere è a carico del Comune o del concessionario se affidata come spesso accade a soggetti privati. Se la spiaggia è sporca è possibile inviare una segnalazione o un esposto circostanziato ai soggetti responsabili: al Comune di appartenenza o alla capitaneria di porto competente per territorio.

La pulizia della spiaggia in concessione inoltre è un obbligo del concessionario anche d’inverno. Oltre a essere un comportamento incivile, da quest’anno anche in spiaggia è entrata in vigore la contravvenzione per chi getta in terra mozziconi di sigarette, scontrini, chewing gum masticati e fazzolettini usati. Tra l’altro, come previsto dal “collegato ambientale” (n. 221 del 28 dicembre 2015) che ha introdotto due nuovi articoli (232-bis e 232-ter) nel Testo unico ambientale, il divieto di “abban- dono di mozziconi dei prodotti da fumo” si estende al “suolo, acque e scarichi”. Quindi anche chi getta la cicca in mare è passibile di multa. Ricordiamo che chi abbandona questi “piccoli rifiuti” rischia una sanzione ammi- nistrativa pecuniaria da 30 a 150 euro, che viene raddoppiata se si tratta di “rifiuti da prodotti da fumo”.

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/07/09/le-regole-al-mare-laccesso-in-spiaggia-resta-libero-e-gratuito/24116/

Sei stato punto da una medusa? Ecco cosa fare subito e cosa evitare

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Sei stato punto da una medusa? Ecco cosa fare subito e cosa evitare

Sono l’incubo ricorrente del bagno in mare e nelle nostre acque sono presenti in abbondanza. Parliamo delle meduse. Cosa fare se veniamo punti noi o i nostri bambini? Ecco qualche consiglio su come comportarsi in caso di contatto direttamente dal sito dell’ospedale Bambino Gesù di Roma. 

COSA FARE IN CASO DI CONTATTO?
La prima cosa da fare è stare tranquilli. Se si è vicini alla riva, uscire dall’acqua. Se ci si trova a largo, richiamare l’attenzione per farsi aiutare. Per prima cosa verificare che non vi siano parti di medusa rimaste attaccate alla pelle e, nel caso, eliminarle delicatamente con le mani. Se non si dispone di medicamenti, può essere utile far scorrere acqua di mare sulla parte interessata per tentare di diluire la sostanza tossica non ancora penetrata.

COME SI DEVE CURARE LA PARTE IRRITATA
La medicazione corretta consiste nell’applicazione di Gel astringente al cloruro d’alluminio. Il Gel astringente ha un’immediata azione antiprurito e blocca la diffusione delle tossine. Purtroppo non è ancora diffusa in Italia l’abitudine di portare con sé questo gel, che è utile anche per le punture di zanzara. In mancanza di questa pomata, si può usare una crema al cortisone anche se ha un effetto più ritardato (entrano in azione dopo 20-30 minuti dall’applicazione), cioè quando il massimo della reazione si dovrebbe già essere spenta naturalmente.
Evitare di grattarsi o di strofinare la sabbia sulla parte dolorante. E non usare medicazioni estemporanee con ammoniaca, aceto, alcool o succo di limone: peggiorerebbero la situazione.

QUANDO CI SI DEVE PREOCCUPARE
Se immediatamente dopo il contatto, la reazione cutanea si diffonde e compaiono difficoltà respiratorie, pallore, sudorazione e disorientamento, chiamare il 118 e spiegare di cosa si tratta: si riceveranno le istruzioni sul da farsi in attesa che arrivi il personale di Pronto Soccorso.

GLI ESITI
L’area di pelle colpita dalle meduse rimane sensibile alla luce solare e tende a scurirsi rapidamente. Per evitare che la pelle si macchi, è bene evitare pomate antistaminiche e occorre tenere coperta, o ben protetta da uno schermo solare, l’area colpita, fino a quando la razione infiammatoria non scompare (non più di due settimane).

fonte: http://www.leggo.it/societa/sanita/meduse_punture_rimedi-2532864.html

 

Congestione: Tutto ciò che ogni genitore deve sapere

 

Congestione

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Congestione: Tutto ciò che ogni genitore deve sapere

Congestione… Mai sottovalutare i tempi di digestione! La prudenza non è mai troppa per la salute nostra e quella dei nostri bimbi. ECCO COSA DEVI SAPERE

Il sole, il caldo… L’afa di questi giorni e il refrigerio al mare…L’aria condizionata e le sudate eccessive… Ma per fortuna esiste quella piacevole brezza marina e la freschezza ottenuta solo dalle acque blu… Insomma, un bel bagno rilassante e rinfrescante, MA ATTENZIONE! Non sempre è una buona idea e spesso se non si prendono i dovuti accorgimenti si corrono rischi elevati.

Soprattutto i bimbi, sono i maggiori soggetti a rischio. Soprattutto a causa della loro eccessiva impazienza di correre nuovamente a giocare con l’acqua…
Ovviamente è un problema anche per noi grandi, e per questo è bene stare attenti soprattutto appena mangiato.
Per incoscienza, leggerezza, noncuranza qualcuno subito dopo un discreto pasto si tuffa nelle acque del mare, magari fredde, per divertimento o cercando refrigerio alla calura estiva… ma rischiando la pelle.
E’ bene sapere che i tempi d’ attesa sono differenti a seconda di ciò che abbiamo mangiato.

  • Se si tratta di un semplice panino, non occorre molto tempo.
  • Per yogurt e frutta non sono necessari tempi di attesa
  • Per una tazza di latte saranno necessari 30 minuti
  • Per un gelato un’ora
  • Per un pasto light (pasta con condimento leggero tipo olio a crudo o insalatone o caprese) un’ora e mezza
  • Per un pasto completo o abbondante (il canonico primo, secondo, dessert) l’attesa sarà di 3 ore.

Senza ricorrere ad eccessi assolutistici, divieti di ore e ore prima di immergersi…la regola di base era e rimane: attenzione e prudenza, che non è mai troppa!! 

Dopo un pranzo o magari uno spuntino, occorre aspettare il tempo necessario per permettere la digestione dei cibi, prima di tuffarsi in mare.
ASPETTARE IL TEMPO NECESSARIO, NON E’ UN DETTO COMUNE O UN SENTITO DIRE. E’ BEN PIU’ DI QUESTO ED E’ BENE ATTENDERE PER PERMETTERE CHE LA DIGESTIONE AVVENGA.

I rischi della congestione

ll rischio che si corre se si fa un bagno senza attendere il tempo necessario, è la congestione causata dalla differenza di temperatura tra l’acqua fredda del mare e quella dello stomaco che sta elaborando la digestione, lavorando col sangue caldo del nostro corpo. La conseguenza dello sbalzo termico è l’arresto della digestione che causa abbassamento di pressione fino a provocare vertigini, nausea e vomito, fitte addominali e a volte svenimento.

E’ opportuno fare piccoli pasti ma spesso, in questo modo sarà più facile digerire!
Ciò che causa la congestione non è l’immersione nell’ acqua, ma l’immersione in un elemento più freddo rispetto la temperatura corporea, come è l’acqua del mare. 

E’ preferibile fare più spuntini a base di frutta, data anche la durata elevata dell’esposizione al calore dei raggi solari!
La cura e la prevenzione non sono mai abbastanza!
Se si prende sottogamba il problema della congestione, si può incorrere in problemi molto seri!

 

fonte: http://www.jedanews.it/blog/sanita/salute-sanita/congestione-tempi-dattesa-attenzione/