Sentenza shock della Corte Ue: c’è relazione tra vaccino e malattia…!!

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Sentenza shock della Corte Ue: c’è relazione tra vaccino e malattia…!!

Sentenza choc della Corte Ue: c’è relazione tra vaccino e Sla. Ecco perché

Quando statistica e legge raccolgono i tre indizi che fanno la prova scientifica, anche se la conferma medica ancora non è arrivata, succede che, in mancanza di consenso scientifico, il difetto di un vaccino e il nesso di causalità tra il difetto stesso e una malattia possono essere provati con un complesso di indizi gravi, precisi e concordanti. E a stabilirlo, mettendo un chiaro paletto all’infinito dibatti tra pro-vaccinazione e No vax è direttamente la Corte di giustizia dell’Unione Europea, nella sentenza relativa alla causa che vede opposti un cittadino francese, ammalatosi di sclerosi multipla, e la Sanofi Pasteur, produttrice di un vaccino contro l’epatite B. E allora, la prossimità temporale tra la somministrazione del vaccino e l’insorgenza di una malattia, l’assenza di precedenti medici personali e familiari della persona vaccinata e l’esistenza di un numero significativo di casi repertoriati di comparsa di tale malattia a seguito di simili somministrazioni possono eventualmente costituire indizi sufficienti a formare una simile prova, secondo i giudici di Lussemburgo.

Vaccini, l’emblematico caso del signor W. che fa giurisprudenza

E nell’interminabile dibattito intestato ai vaccini, il caso del signor W. fa giurisprudenza. All’uomo, in base a quanto ricostruito dai togati lussemburghesi, è stato somministrato, tra la fine del 1998 e la metà del 1999, un vaccino contro l’epatite B prodotto dalla Sanofi Pasteur. Nell’agosto del ’99, W. ha iniziato a manifestare vari disturbi, che hanno condotto, nel novembre 2000, alla diagnosi di sclerosi multipla. W. è deceduto nel 2011, ma già a partire dal 2006 lui e la sua famiglia hanno promosso un’azione giudiziaria contro la Sanofi Pasteur per ottenere il risarcimento del danno che W. affermava di aver subìto a causa del vaccino. La Cour d’appel de Paris (Corte d’appello di Parigi), chiamata a pronunciarsi, ha dichiarato, in particolare, che non vi è consenso scientifico a favore dell’esistenza di un nesso di causalità tra la vaccinazione contro l’epatite B e l’insorgenza della sclerosi multipla. Ritenendo che fosse non dimostrato il nesso di causalità, ha respinto il ricorso. La Cour de cassation (Corte di cassazione, Francia), dinanzi alla quale la sentenza della Cour d’appel de Paris è stata impugnata, chiede alla Corte di giustizia se, nonostante l’assenza di consenso scientifico e tenuto conto del fatto che, secondo la direttiva dell’Unione sulla responsabilità per danno da prodotti difettosi, spetta al danneggiato provare il danno, il difetto e il nesso di causalità, il giudice possa basarsi su indizi gravi, precisi e concordanti per ravvisare il difetto del vaccino e il nesso di causalità tra il vaccino e la malattia.

Storica sentenza della Corte Ue: ecco cosa dice

Nel caso in questione viene fatto riferimento, in particolare, alle eccellenti condizioni di salute pregresse di W., alla mancanza di precedenti familiari e al collegamento temporale tra la vaccinazione e la comparsa della malattia.  Nella sentenza, la Corte considera compatibile con la direttiva un regime probatorio che autorizza il giudice, in mancanza di prove certe e inconfutabili, a concludere che sussistono un difetto del vaccino e un nesso di causalità tra quest’ultimo e una malattia sulla base di un complesso di indizi gravi, precisi e concordanti, qualora tale complesso di indizi gli consenta di ritenere, con un grado sufficientemente elevato di probabilità, che una simile conclusione corrisponda alla realtà.  Infatti, un regime probatorio del genere non è tale da comportare un’inversione dell’onere della prova gravante sul danneggiato, poiché spetta a quest’ultimo dimostrare i vari indizi la cui compresenza permetterà al giudice adito di convincersi della sussistenza del difetto del vaccino e del nesso di causalità tra il difetto e il danno subìto.

Quando gravi indizi costituiscono una prova

Inoltre, escludere qualunque modalità di prova diversa dalla prova certa tratta dalla ricerca medica avrebbe l’effetto di rendere eccessivamente difficile o, quando la ricerca medica non permette di stabilire né di escludere l’esistenza di un nesso di causalità, addirittura impossibile far valere la responsabilità del produttore, il che comprometterebbe l’effetto utile della direttiva nonché i suoi obiettivi (cioè tutelare la sicurezza e la salute dei consumatori e garantire una giusta ripartizione dei rischi insiti nella produzione tra il danneggiato e il produttore).  La Corte precisa, tuttavia, che i giudici nazionali devono assicurarsi che gli indizi prodotti siano effettivamente sufficientemente gravi, precisi e concordanti da consentire di concludere che l’esistenza di un difetto del prodotto appare, tenuto altresì conto degli elementi e degli argomenti presentati a propria difesa dal produttore, la spiegazione più plausibile dell’insorgenza del danno. Il giudice nazionale deve inoltre preservare il proprio libero apprezzamento quanto al fatto che una simile prova sia stata o meno fornita in modo giuridicamente sufficiente, fino al momento in cui si ritenga in grado di formare il proprio convincimento definitivo. Chissà che questa sentenza e questa direttiva non comincino a fare scuola anche in casa nostra…

fonte: http://www.secoloditalia.it/2017/06/sentenza-choc-della-corte-ue-ce-relazione-tra-vaccino-e-sla-ecco-perche/

 

Corte Ue: c’è nesso tra vaccino e malattia. Codacons: “2.500 segnalazioni in Italia”

Un vaccino può essere ritenuto la causa dell’insorgere di una malattia, e un giudice quindi è legittimato a stabilire il nesso, se si è di fronte a un «complesso di indizi gravi, precisi e concordanti, qualora tale complesso di indizi gli consenta di ritenere, con un grado sufficientemente elevato di probabilità, che una simile conclusione corrisponda alla realtà». Lo sostiene la Corte di giustizia europea nella causa C-621/15. In particolare, rileva la Corte , “la prossimità temporale tra la somministrazione del vaccino e l’insorgenza di una malattia, l’assenza di precedenti medici personali e familiari della persona vaccinata e l’esistenza di un numero significativo di casi repertoriati di comparsa di tale malattia a seguito di simili somministrazioni possono eventualmente costituire indizi sufficienti a formare una simile prova”.

A portare in tribunale la multinazionale farmaceutica Sanofi Pasteur è stata la famiglia del signor W., che dopo essersi sottoposto al vaccino contro l’epatite B tra la fine dell’anno 1998 e l’agosto 1999 ha iniziato ad accusare disturbi che hanno condotto, nel novembre 2000, alla diagnosi di sclerosi multipla.

La Corte di giustizia dell’Unione europea, che ha certificato il possibile nesso di causalità tra vaccini e malattie, conferma in modo definitivo quanto denunciamo oramai da mesi e in ogni sede possibile – commenta in una nota il Codacons – comprese le aule di giustizia dove poche settimane fa l’associazione, dinanzi la Corte d’Appello di Milano, ha ottenuto la condanna definitiva del Ministero della Salute in favore di una famiglia danneggiata dalle vaccinazioni”.
“La decisione della Corte Ue apre ora la strada ad un enorme contenzioso in Italia, considerato che solo al Codacons, negli ultimi mesi, sono giunte oltre 2.500 segnalazioni di possibili effetti negativi dei vaccini pediatrici sulla salute dei bambini”, spiega il presidente Carlo Rienzi.
Intanto l’associazione annuncia una denuncia in Procura contro il Ministero della salute per il numero verde 1500 sui vaccini. Il Codacons ha registrato infatti alcune telefonate dove gli operatori del numero verde negavano in modo categorico l’esistenza di reazioni avverse ai vaccini e possibili malattie o effetti negativi per la salute legati alle vaccinazioni, in totale contrasto con quanto affermato dall’Oms, dai più importanti enti sanitari, dai tribunali italiani, dalla Corte di Giustizia Ue e dagli stessi bugiardini dei farmaci vaccinali.

fonte: http://www.italiaambiente.it/2017/06/22/corte-ue-ce-nesso-vaccino-malattia-codacons-2-500-segnalazioni-italia/

 

 

Ricercatori italiani scoprono la U94, la “proteina anticancro” …una scoperta rivoluzionaria di cui, chissà perchè, nessuno parla… Lede forse gli interessi di chi sulla nostra pelle ci lucra?

proteina anticancro

 

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Ricercatori italiani scoprono la U94, la “proteina anticancro” …una scoperta rivoluzionaria di cui, chissà perchè, nessuno parla… Lede forse gli interessi di chi sulla nostra pelle ci lucra?

Alcuni ricercatori italiani, guidati dal prof Arnaldo Caruso, scoprono la proteina anticancro. E decidono di fare un gesto di immensa generosità…

Nelle mani sbagliate, sarebbe diventata una scoperta per pochi. Per quelli che potevano permetterselo. Troppe volte, purtroppo, abbiamo visto il prezzo di farmaci salvavita schizzare alle stelle, sospinto dall’avidità dell’industria che li produce. Stavolta, la storia è per fortuna molto diversa. Alcuni ricercatori italiani hanno scoperto il funzionamento di una proteina, che potrebbe aiutare i malati di tumore a combattere la malattia.

E, piuttosto che brevettarla, guadagnandoci quindi molto di più di quanto può offrire l’università italiana, hanno deciso di metterla a disposizione di tutti. In questo modo, sarà più facile trovare una cura. Per tutti, non solo per qualcuno.

U94: la scoperta dei ricercatori italiani

Lo studio è di quelli epocali. Coordinato da Arnaldo Caruso, professore ordinario di Microbiologia all’Università di Brescia, il team di ricerca che l’ha condotto era composto da ricercatori dell’ateneo lombardo, in collaborazione con l’Istituto di Virologia di Zurigo e il Dipartimento di Scienze Mediche di Ferrara.

La sigla della proteina anticancro è U94. Prodotta dall’herpes virus umano 6 – quello che provoca la cosiddetta ‘Sesta Malattia’ – è stata studiata inizialmente perché capace di intervenire su migrazione, invasività e proliferazione delle cellule endoteliali vascolari (ECS). In particolare, è stato dimostrato che la proteina inibisce potentemente l’attività migratoria di queste cellule.

I ricercatori italiani hanno quindi provato a testare la capacità di U94 di ostacolare la cosiddetta cascata metastatica. Il team guidato da Caruso ha esaminato l’attività biologica della proteina sulle cellule di cancro al seno umano MDA-MB 231 prima e su quelle del cancro cervicale umano HeLa, poi. E hanno scoperto che inibisce fortemente migrazione cellulare, invasività e clonogenicità.

Al di là dei tecnicismi, i risultati sono chiari: U94 inibisce la crescita tumorale e delle metastasi. Proseguendo con la ricerca, si potrebbe arrivare a risultati importanti per curare questa terribile malattia.

Cura anticancro: la scelta del team

In un’intervista alla Gazzetta del Sud, Caruso ha spiegato la scelta dei ricercatori italiani di non approfittare della scoperta. Ribadendo l’importanza di una ricerca scientifica libera dalle logiche del profitto, quando riguarda ambiti così delicati:

Quando si affrontano temi così importanti come la cura dei tumori, il nostro atteggiamento non può che essere uno: non brevettare, per permettere a tutti di sviluppare il miglior farmaco nel più breve tempo possibile. Siamo pronti a collaborare con chiunque sia interessato al progetto e a condividere knowhow e reagenti”. Perché, come sottolinea Caruso, qui sono in ballo le vite delle persone, non è il momento di pensare al profitto:

L’importante è arrivare subito ad una cura che possa dare nuove speranze ai malati di cancro”, conclude.

 

fonte: https://www.ambientebio.it/salute/nuove-scoperte/ricercatori-italiani-u94-anticancro/

Il Limone? Contiene 22 sostanze anti-cancro ! Ma alle Lobby dei Farmaci proprio non fa piacere che tu lo sappia!

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Il Limone? Contiene 22 sostanze anti-cancro ! Ma alle Lobby dei Farmaci proprio non fa piacere che tu lo sappia!

Il Limone? Contiene 22 sostanze anti-cancro ! Ma la Lobby dei Farmaci non vuole che tu lo sappia!

Il Limone? Contiene 22 sostanze anti-cancro !!!

 

Il limone non è solo buono, rinfrescante, dissetante ed ottimo come condimento in tutti i nostri piatti, ma quando lo assumiamo accadono innumerevoli reazioni positivi nel nostro corpo.
Lo stesso Umberto Veronesi, Direttore Scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia, afferma:
“Il limone è ricco di limonoidi che hanno una diretta capacità di frenare alcuni tipi di cellulecancerose. E’ utile contro le infiammazioni croniche e grazie all’abbondanza di molecole con notevoli proprietà antiossidanti è capace di contrastare l’azione dei radicali liberi, che possono alterare la struttura delle membrane cellulari e del materiale genetico. L’ideale èuna spremuta di un limone al giorno. E una spruzzata di limone sull’insalata, è un gesto che bisognerebbe ricordarsi di fare più spesso”.
Quello che sorprende è che del limone non si butta nulla infatti la scorza di limone contiene sostanze in grado di
Rafforzare il sistema immunitario;
Abbassare il colesterolo
Prevenire il cancro
Eliminare infezioni batteriche.
La ricerca sta dimostrando che i fitonutrienti possono essere più efficaci della chemioterapia senza causare danni al corpo. Si è scoperto che la pectina degli agrumi contenuta sia nella polpa che nella scorza, è in grado di inibire la diffusione del cancro alla prostata, mammella e alla pelle.
I limonoidi, sostanze naturali presenti nelle bucce di agrumi che danno quel caratteristico sapore amaro, è dimostrato che sono anche in grado di rallentare la crescita delle cellule del cancro e anche uccidere le cellule tumorali in vitro e sugli animali.
Il limone contiene 22 composti anti-cancro, tra cui limonene, pectina, glicosidi cardiaci, flavonoidi che interrompono la divisione cellulare nelle cellule tumorali. I glicosidi ad esempio si sono dimostrati efficaci nelcancro al colon-retto, mammella e prostata.
Secondo The Commonwealth Scientific and Industrial Research Organization (CSIRO) dell’Australia, gli agrumi possono ridurre il rischio di alcuni tipi di cancro del 50 per cento. Secondo uno studio pubblicato su Cancer Causes and Control, il succo degli agrumi è risultato più protettivo nei confronti dei tumori dello stomaco, della bocca, della laringe e della faringe.
Inoltre poiché la maggior parte delle malattie ha origine dall’accumulo di tossine nell’organismo, il limone è molto utile in quanto è contiene più di 45 flavonoidi antiossidanti che stimolano la depurazione e ladisintossicazionedi tutto il corpo, in particolare lavorando su fegato ed intestino che sono i luoghi dove questi residui dannosi si immagazzinano maggiormente.
Nella medicina Ayurvedica la buccia di limone viene usata infatti per disintossicare il fegato e stimolare l’appetito facendo rilassare lo stomaco.
Uno studio pubblicato sul Current Cancer Drug Targets, afferma che i flavonoidi del limone hanno il potere dirallentare il processo di duplicazione delle cellule tumorali grazie ad una efficace azione antiproliferativa.
Il limone contrasta efficacemente i radicali liberi che sono responsabili dell’invecchiamento precoce e deidannicellulari che possono essere causa della nascita di cellule cancerose. Quindi il limone non solo faringiovanire lapelle ma previene il cancro anche in questo modo.
Inoltre bere il succo di un limone la sera prima di andare a letto ha aiutato molte donne contro la cistite grazie al potente spettro anti-microbico contro le infezioni batteriche e i funghi.
Il limone è ottimo anche come antidepressivo, utile contro stress e disturbi nervosi, regola la pressione alta, rimuove naturalmente parassiti e vermi intestinali.
Basta il succo di un limone al giorno che puoi spremere nell’acqua e berlo oppure usarlo come condimento a crudo. Per avere ancora più benefici bisogna usare anche la scorza. La scorza è amara e quindi spesso viene buttata ma c’è un trucco per consumarla con piacere come spiegato in Ecco come ATTIVARE il Limone per avere tutti questi benefici. Mi raccomando scegli limoni biologici o non trattati, dato che userai la buccia.
Per finire il limone è uno dei più potenti alcalinizzanti dell’organismo che ci sia, infatti sebbene sia acido la sua digestione produce sostanze alcalinizzanti, e come ha detto il premio Nobel per la medicina Otto Heinrich Warburg, il cancro può svilupparsi solo in un ambiente acido. Il limone è quindi uno dei più potenti rimedi anticancro che abbiamo a disposizione!
fonte: http://www.dionidream.com/limone-22-composti-anticancro/

Un vaccino contro il tumore al seno? La sfida parte da Napoli, dal 2018 inizierà la sperimentazione!

 

tumore al seno

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Un vaccino contro il tumore al seno? La sfida parte da Napoli, dal 2018 inizierà la sperimentazione!

Sfida al tumore al seno, vaccino sperimentale nel 2018 a Napoli

Nel 2018 partirà un ciclo di sperimentazione per testare un vaccino contro il cancro del seno a livello internazionale. Lo studio partirà nel 2018, a Napoli, e potrebbe rappresentare un grande traguardo nella lotta al tumore al seno. Si tratta, affermano gli oncologi, di un nuovo pilastro del trattamento del cancro che non è più solo ricerca di frontiera ma, in molti casi, una realtà consolidata. Saranno coinvolte le donne colpite dal tumore cosiddetto “triplo­negativo” (sottotipo ad alta aggressività) con l’obbiettivo di aumentare le percentuali di guarigione. I risultati sono stati presentati al congresso ASCO (American Society of Clinical Oncology) di Chicago, tempio mondiale della ricerca clinica oncologica. In altre parole, il vaccino dovrà essere somministrato solamente dopo l’intervento chirurgico per la rimozione e l’eliminazione della massa tumorale. Come già accennato in precedenza, in Italia l’unica struttura protagonista di questa sperimentazione è Istituto nazionale dei tumori di Napoli Fondazione Pascale. La medicina sarà distribuita a donne malate di tumore triplo – negativo, il più aggressivo dei cancri al seno. (.) La disponibilità del vaccino nel nostro polo oncologico si prospetta come un’opportunità per le pazienti affette da tumore mammario per avere accesso a trattamenti ad alta innovatività. Lo scopo, oltre alla sperimentazione, è quello di combinare il vaccino con farmaci immunoterapici di prima generazione in fase metastatica. Fino a oggi si è seguita una terapia di inibitori del checkpoint immunologico, rimuovendo il freno immunologico che il tumore tiene premuto per evitare di essere attaccato dal sistema immunitario, tanto da dar vita a una attivazione generica del sistema immunitario con il potenziale negativo di scatenare patologie autoimmunitarie. Inoltre, questa risposta immunitaria, proprio perché in qualche modo generica, non e’ sempre efficace contro il tumore.

“E questo è, forse, uno dei motivi – ha concluso De Laurentiis – per cui l’immunoterapia ha avuto, per ora, successi limitati nelle forme tumorali meno immunogene, come il tumore della mammella”.

 

fonte: https://www.newsitaliane.it/2017/sfida-al-tumore-al-seno-vaccino-sperimentale-nel-2018-napoli-107593

Vaccini: stabilito il nesso causale tra vaccinazione e malattia, Codacons presenta nuova denuncia contro l’Aifa …perchè i Tg non ci dicono NIENTE…?

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Vaccini: stabilito il nesso causale tra vaccinazione e malattia, Codacons presenta nuova denuncia contro l’Aifa …perchè i Tg non ci dicono NIENTE…?

VACCINI. SENTENZA DELLA CORTE D’APPELLO DI MILANO SMENTISCE AIFA
ACCERTATO IN VIA DEFINITIVA NESSO TRA VACCINO E MALATTIA, MINISTERO CONDANNATO A RISARCIRE. INTANTO DA BANCA DATI EUROPEA SPUNTANO 8.409 CASI DI SOSPETTE REAZIONI AVVERSE TRA IL 2012 E IL 2017

ANSA CODACONS

CODACONS PRESENTA NUOVA DENUNCIA CONTRO AIFA E PUBBLICA SUL PROPRIO SITO MODULO CON CUI GENITORI POSSONO CHIEDERE INDAGINI PRE-VACCINALI

Una recentissima sentenza della Corte d’Appello di Milano smentisce l’Aifa e conferma in via definitiva il nesso di causalità tra vaccini e una grave patologia di una neonata. Lo afferma il Codacons, che rende nota la decisione passata in giudicato e annuncia una nuova denuncia contro l’Aifa per le informazioni non corrette diffuse negli ultimi giorni.
La Corte d’Appello ha infatti riconosciuto il nesso causale tra il vaccino somministrato ad una neonata di sei mesi e la grave encefalopatia sviluppata dalla bambina, condannando il Ministero della salute a risarcire la famiglia in base alla legge 210/92.
Si legge nella sentenza (Pres. Monica Vitali, Rel. Maria Di Paolo):
“Il Ctu ha accertato che, fino alla somministrazione del vaccino, la piccola presentava uno sviluppo assolutamente normale e non aveva sofferto di alcun disturbo. I primi disturbi del comportamento e della motilità si manifestano appena qualche giorno dopo la somministrazione della II dose di vaccino e sono subito seguiti da episodi compulsivi. […]
Il Ctu, sulla base di letteratura nazionale ed internazionale, rileva che esiste “plausibilità biologica” tra encefalopatia e vaccino del tipo di quello somministrato, nel senso che l’ encefalopatia viene annoverata tra le c.d. reazioni avverse a quel tipo di vaccino […]
In conclusione il Ctu afferma qualcosa di diverso rispetto a quanto ritenuto dall’appellante. Non si tratta di “compatibilità” ma di “alta probabilità” desunta a seguito di un iter logico che il Collegio ritiene chiaro e documentato”.

I giudici così come i periti hanno accertato oltre ogni ragionevole dubbio che il vaccino ha plausibilmente causato la malattia nella neonata – spiega il Codacons – Alla luce di tale sentenza le ultime affermazioni rese da Aifa circa le reazioni avverse alle vaccinazioni appaiono non esaustive, e rischiano di fornire una informazione non completa alle famiglie. Ancor di più se si considerano i numeri che emergono dalla “Banca Dati Europea delle Segnalazioni di Sospette Reazioni Avverse ai Farmaci”, entrata in funzione nel 2012 e liberamente accessibile all’indirizzo http://www.adrreports.eu/it/index.html , secondo cui per il vaccino “Infanrix Hexa” ci sarebbero 8.409 segnalazioni di sospette reazioni avverse (aggiornate ad Aprile 2017).
Per tale motivo l’associazione – ribadendo ancora una volta l’importanza delle vaccinazioni – annuncia una nuova denuncia in Procura contro i vertici dell’Agenzia del Farmaco, e pubblica sul proprio sito www.codacons.it il modulo con cui i genitori possono chiedere indagini pre-vaccinali per i propri figli.

 

tratto da: http://www.vacciniinforma.it/2017/06/05/vaccini-milano-stabilito-il-nesso-causale-tra-vaccinazione-e-malattia-codacons-presenta-nuova-denuncia-contro-laifa/5226

Nuovo farmaco contro il cancro, efficace su adulti e bambini. Nella sperimentazione su 17 diversi tipi di tumori avanzati, il trattamento ha dato risposta positiva nel 76% dei pazienti.

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Nuovo farmaco contro il cancro, efficace su adulti e bambini. Nella sperimentazione su 17 diversi tipi di tumori avanzati, il trattamento ha dato risposta positiva nel 76% dei pazienti.

Gli autori della ricerca assicurano  che su 12 mesi di terapia funziona al 79%.

Fonte Ansa:

Un nuovo farmaco funziona contro cancro nei bambini e adulti

Studio Usa su 17 tipi diversi di tumore, ha efficacia duratura

Messo a punto un primo potenziale farmaco anti-cancro che si è dimostrato efficace contro molti tipi di tumore, indipendentemente dall’età del paziente. I dati arrivano da uno studio del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York presentato al Congresso della Società americana di oncologia clinica (Asco).
Nelle sperimentazioni cliniche su 55 bambini e adulti con 17 diversi tipi di tumori avanzati, il trattamento con la nuova molecola larotrectinib ha determinato una risposta positiva nel 76% dei pazienti. La risposta è stata inoltre duratura, con il 79% delle risposte che ha superato i 12 mesi in media dall’inizio della terapia e in un caso, ancora in atto, di 25 mesi. La nuova molecola colpisce una particolare anomalia genetica, definita ‘Trk fusion’. Si tratta dunque il paziente basandosi sul particolare tipo di mutazione che egli presenta, indipendentemente dal cancro originario. Per questo, afferma il primo autore dello studio David Hyman, “crediamo che i risultati molto positivi ottenuti dal farmaco debbano spingere la diffusione dei test genetici in pazienti con cancro avanzato per verificare se essi presentano tale anomalia”. I risultati, annuncia Hyman, “saranno presentati all’ente Usa per i farmaci Fda per l’approvazione della molecola. Se approvata, questa potrebbe diventare la prima terapia valida simultaneamente sia per i bambini sia per gli adulti, e la prima terapia target ad essere indicata per una definizione molecolare di cancro che supera la tradizionale divisione per ‘tipi’ di tumore”. Nel 2016, la Fda ha riconosciuta questa come una ‘breakthrough therapy’, una designazione che serve a velocizzare lo sviluppo di farmaci promettenti per trattare malattie che mettono a serio rischio la vita. (ANSA).

tratto da: http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/sanita/2017/06/05/un-nuovo-farmaco-funziona-contro-cancro-bambini-e-adulti_66f0469b-e2c7-4832-b32a-8fadd8e69bd8.html

Tumori, per la prima volta in terapia l’alternativa alla chemioterapia: un anticorpo monoclonale in grado di potenziare il sistema immunitario.

 

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Tumori, per la prima volta in terapia l’alternativa alla chemioterapia: un anticorpo monoclonale in grado di potenziare il sistema immunitario.

 

Tumori, per la prima volta dopo 40 anni in terapia l’alternativa alla chemioterapia: un anticorpo monoclonale

Milano: per la prima volta dopo 40 anni, un anticorpo monoclonale in grado di potenziare il sistema immunitario nella lotta contro il tumore del polmone entra in terapia come ‘farmaco di prima linea‘ (e in certi casi anche di seconda linea), dove finora c’era solo la chemioterapia.

Il farmaco, considerato da alcuni “rivoluzionario” (anche se resterebbe da chiedersi come mai sia stato accettato dopo 40 anni), consente di inattivare i linfociti T specifici e così blocca la risposta del sistema immunitario contro il tumore. Il farmaco in questione ha dimostrato di inibire i recettori PD-L1, così che il sistema immunitario possa aggredire il tumore.

“Il melanoma ha rappresentato il modello per l’applicazione di questo approccio innovativo (l’immuno-oncologia, ndr) – spiega Carmine Pinto, Presidente dell’Associazione Nazionale Oncologia medica (Aiom) – che ora si sta estendendo con successo a diversi tipi di tumore, come quello del polmone. Ed è un’arma che si affianca a quelle tradizionali rappresentate da chirurgia, chemioterapia, radioterapia e terapie biologiche. Un passo avanti verso la sconfitta o la cronicizzazione della malattia”.
Uno studio che ha visto il test della molecola su oltre 300 persone volontarie, documentano la sopravvivenza del 70% dei pazienti trattati con pembrolizumab  rispetto a circa il 50% di quelli trattati con chemioterapia. Inoltre sono stai osservati un 40% di riduzione del rischio di morte e un 50% di riduzione del rischio di progressione della malattia ed è risultata triplicata la sopravvivenza libera da progressione della malattia che, a un anno, raggiunge il 48% rispetto al 15% con chemioterapia.

“Pembrolizumab – precisa Filippo De Marinis, Direttore della Divisione di Oncologia toracica all’IEO di Milano – è l’unico farmaco immuno-oncologico basato sulla definizione di un biomarcatore, PD-L1, che permette di scegliere il trattamento giusto per il paziente giusto. In base al livello di espressione di PD-L1 – spiega – può essere utilizzata l’immuno-oncologia nel modo più efficace. In particolare, il 75% dei pazienti con istotipo squamoso in fase metastatica che oggi in primo livello sono trattati con chemioterapia, potranno trarre importanti benefici dall’immuno-oncologia se risponderanno a certi criteri”.
E’ infatti stato dimostrato infatti che pembrolizumab è più efficace della chemioterapia quando la proteina PD-L1 è espressa a livelli elevati, in misura uguale o superiore al 50% della cellule tumorali. Il nuovo farmaco rappresenterebbe anche una importante opzione su pazienti cioè che sono già stati trattati con chemioterapia, sempre che il loro tumore esprima livelli di PD-L1 uguali o superiori all’1%.

Il farmaco ‘pembrolizumab‘, è stato approvato il 18 maggio 2017 dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) e ora in attesa di essere pubblicato dalla ‘Gazzetta ufficiale‘.

Secondo i medici lombardi, potrebbe rappresentare un primo approccio al paziente con tumore del polmone richiedono che sia un ‘carcinoma polmonare metastatico non a piccole cellule in cui i tumori esprimano alti livelli del recettore PD-L1′.

Qui l’intervista al Prof. Andrea Ardizzoni, Ordinario di Oncologia medica, Università degli Studi di Bologna.

fonte: http://www.globochannel.com/2017/05/25/tumori-per-la-prima-volta-dopo-40-anni-in-terapia-lalternativa-alla-chemioterapia-un-anticorpo-monoclonale/

Attenzione – Ormai è ufficiale: il glifosato contenuto nella pasta provoca la Sla, Alzheimer ed Autismo.

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Attenzione – Ormai è ufficiale: il glifosato contenuto nella pasta provoca la Sla, Alzheimer ed Autismo.

E’ ufficiale: il glifosato contenuto nella pasta provoca la Sla e il morbo di Alzheimer

Lo si può leggere in uno studio del Massachusetts Institute of Technology (Mit). La seconda notizia, non meno importante della prima, è che l’associazione di produttori di grano duro del Sud Italia GranoSaluspromuoverà autonomamente l’analisi chimica sui prodotti derivati dal grano (pasta, pane e altro). E li renderà pubblici pubblicandoli sulla rete. Sapremo finalmente quale pasta (e quale pane) mangiare. E, soprattutto, quale pasta non dovremo mai più acquistare (con riferimento – con molta probabilità – ai marchi altisonanti e super pubblicizzati)   E’ ufficiale: i derivati del grano al glifosato (o glyphosate, secondo il termine scientifico) – e cioè pasta, pane e altro ancora – provocano danni alla salute umana. La cosa è nota da tempo, ma adesso è disponibile uno studio Massachusetts Institute of Technology (Mit). Il glifosato presente nella pasta e nel pane può provocare malattie gravi: diabete, obesità, asma, morbo di Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica (Sla), e il morbo di Parkinson. Attenzione, insomma, soprattutto alla pasta che acquistiamo nei supermercati. Soprattutto la pasta prodotta con i grani duri canadesi, ma non solo anche quelli dei Paesi dell’Est, che sono letteralmente pieni di glifosato. Perché i grani duri canadesi contengono percentuali elevate di glifosato l’abbiamo già raccontato. Quello che oggi vogliamo approfondire è un tema delicatissimo, che riguarda la nostra salute. Tema legato al pane e, soprattutto, alla pasta che, ogni giorno, andiamo ad acquistare nei supermercati o negli stessi negozi artigianali. E’ la pasta dei grandi marchi, quella che viene promossa con pubblicità martellante sui mezzi d’informazione. Ebbene, attenzione, perché questa pasta prodotta con i grani pieni di glifosato può provocare danni seri al nostro organismo. Non è una nostra opinione ma, come già accennato, sono i risultati di uno studio dettagliato effettuato da due scienziati, Anthony Samsel e Stephanie Seneff, del Massachusetts Institute of Technology (Mit) Leggiamo insieme cosa scrive Stephen Frantz, considerazioni riportate dal sito Beyondpesticides.org “Quando una cellula sta cercando di formare le proteine, può afferrare il glifosato invece della glicina e formare una proteina danneggiata. Dopo di che è il caos medico. Dove il glifosato sostituisce la glicina, la cellula non può più comportarsi come al solito, provocando conseguenze imprevedibili con molte malattie e disturbi conseguenti”. La notizia dello studio messo a punto dagli scienziati del Massachusetts Institute of Technology (Mit) arriva proprio quando un nutrito gruppo di produttori di grano duro del Sud Italia, stanchi di subire i prezzi imposti dalle multinazionali (in particolare, dal Chicago Board of Trade, che è il più importante mercato di cereali del mondo), ha deciso di passare al contrattacco per informare direttamente i cittadini. Per ora, lo ricordiamo, i cittadini non sono informati.Tutti noi acquistiamo la pasta nei supermercati, ma non sappiamo con che grano duro è stata prodotta tale pasta. Ebbene, i produttori di grano duro del Sud del Sud Italia (soprattutto della Puglia, della Sicilia e della Basilicata) hanno dato vita a un’associazione – GranoSalus– e hanno annunciato che inizieranno ad effettuare le analisi chimiche su tutti i derivati del grano: pasta, pane e via continuando. E renderanno noti, sulla rete, i risultati di tali analisi.  Potete stare certi, cari lettori, che quello che verrà fuori da queste analisi potrebbe avere effetti devastanti. Perché finalmente conosceremo che cosa c’è nella pasta, nel pane e, in generale, in tutti i prodotti derivati dal grano. Per noi che viviamo nel Sud Italia sarà un test importantissimo. Perché, nel Mezzogiorno, tradizionalmente, il consumo di pasta, da parte delle famiglie, è di gran lunga maggiore rispetto alle famiglie del Centro e del Nord Italia. Di conseguenza, noi meridionali siamo più esposti, a ungo andare, a queste malattie. Finalmente qualcuno ci comunicherà i dati ufficiali sull’eventuale presenza nel pane e – soprattutto – nella pasta di veleni chimici, a cominciare dal glifosato, che sono responsabili di malattie gravissime. Quello che avrebbero dovuto fare lo Stato – e quello che avrebbero dovuto fare le Regioni – a cominciare dalla Regione siciliana (magari in collaborazione con le due facoltà di Agraria della nostra Isola) – lo faranno gli stessi agricoltori. Una sconfitta per la politica italiana. E una grande vittoria dei cittadini che ormai non sanno proprio che farsene di questa vecchia politica italiana al servizio delle multinazionali! Che consigli dare ai consumatori e, in particolare, alle famiglie del Sud Italia e della Sicilia? Non acquistate più la pasta dei grandi marchi fino a quando GranoSalus non comincerà a rendere noti i risultati delle analisi. Cercate fin da ora di acquistare la pasta prodotta in Sicilia.    

fonte: http://www.inuovivespri.it/2016/09/05/e-ufficiale-il-glifosato-contenuto-nella-pasta-provoca-la-sla-e-il-morbo-di-alzheimer/#_

GRANO DURO, SAVERIO DE BONIS: “L’UE NON TUTELA LA SALUTE DEGLI ITALIANI”

La UE che, per i veleni contenuti nei derivati dai cereali, fissa limiti che danneggiano la salute degli italiani. Il Ministero della Salute che non vede, non sente, non parla. I mancati controlli sui grani esteri pieni di micotossine e glifosato che arrivano nei porti italiani. Così sulle nostre tavole finiscono pasta, pane, pizze, biscotti pieni di sostanze al veleno. E il grano duro di Puglia, Sicilia e Basilicata, tra i migliori del mondo, va a farsi benedire. C’è un modo per venirne fuori? Sì. Ce ne parla in questa intervista il leader di GranoSalus, Saverio De Bonis. Che ci racconta la rivoluzione dal basso del Sud Italia contro le multinazionali   

Pensavamo fosse pugliese. Ma Saverio De Bonis precisa: “Lucano, sono lucano”, ci dice. La Lucania era un antico distretto dell’Italia meridionale, che si estendeva dal mar Tirreno fino al golfo di Taranto. Oggi per Lucania s’intende la Basilicata. Ma non è per parlare della storia della sua terra che abbiamo fatto una chiacchierata con questo personaggio. Parliamo di un produttore di grano duro che, partendo dalla sua regione, ha creato un movimento – GranoSalus – che oggi associa migliaia di produttori di grano duro di tutto il Mezzogiorno d’Italia.

Insomma, da qualche tempo Saverio De Bonis è diventato il punto di riferimento di tanti agricoltori del Sud del nostro Paese massacrati dalla globalizzazione. Nei giorni scorsi il numero uno di GranoSalus è venuto in Sicilia, a Mussomeli, per incontrare un gran numero di agricoltori della nostra Isola. Un incontro per ribadire la sua proposta: avviare una serie di controlli a tappeto su tutti i prodotti derivati dai cereali: pasta, pane, pizze, dolci e via continuando.

Perché questi controlli? Semplice: perché chi oggi controlla i mercati internazionali di cereali ha deciso di fare fuori tutti i produttori di grano duro del Sud Europa, Italia in testa. Così il prezzo di grano duro, quest’anno, è stato fatto sprofondare a 14-16 centesimi al chilogrammo. Tenete conto che un produttore di grano duro, vedendo il proprio prodotto a 24 centesimi al chilogrammo riesce, bene o male, a sbarcare il lunario. Vendendolo a 14-16 centesimi lavora per perdere soldi!

Non ci vuole molto a capire che questa è tutta una manovra internazionale per mandare sul lastrico i produttori di grano duro italiani. Che poi, per i due terzi, sono produttori di grano duro del Sud Italia, perché i due terzi di questo cereale si produce nel Sud del nostro Paese, e segnatamente in Puglia, in Sicilia e in Basilicata.

Distruggere il grano duro italiano significa dare ancora più spazio ai grani duri prodotti in Canada, che da anni invadono i mercati di tutto il mondo.

Contrariamente a quello che hanno cercato di farci credere, i grani duri canadesi non sono i migliori del mondo. Contengono, sì, un’alta percentuale di glutine (sostanza proteica che conferisce alla pasta la tenuta durante la cottura), ma contengono anche un’alta percentuali di sostanze che sono veri e propri veleni per il nostro organismo, a cominciare dalglifosato (o glifosate), una sostanza chimica utilizzata come diserbante.

I canadesi non usano il glifosato come diserbante, ma come sostanza per far maturare artificialmente il grano duro. Per questo motivo il grano duro canadese è pieno di glifosato, sostanza chimica dannosa per la salute umana.

Tutto questo, ovviamente, viene nascosto ai consumatori italiani. Che mangiano pasta, pane, pizze, biscotti e altri prodotti derivati dai cereali senza sapere che cosa finisce sulle loro tavole. Grazie alla globalizzazione i produttori di grano duro italiani sono in crisi e gli italiani mangiano prodotti fatti con il grano duro canadese pieno di glifosato.

Avviando i già citati controlli su tutti i derivati dei cereali, e quindi su pasta, pane, pizze, dolci e via proseguendo – controlli che verranno effettuati a cura dei produttori di grano duro associati a GranoSalus – gli italiani conosceranno quello che arriva sulle loro tavole, perché i risultati dei controlli verranno diffusi sulla rete in un portale.

“L’idea di fondo – ci dice De Bonis – è ribaltare i metodi per la tutela della salute. Noi facciamo parte dell’Unione Europea. Ma i controlli disposti da Bruxelles non sono i migliori. Anzi. Faccio solo un esempio: l’Unione Europea parte dal presupposto che il consumo pro capite di pasta sia pari a circa 5 chilogrammi all’anno. Il consumo medio europeo è questo. Ma in Italia il consumo di pasta pro capite è più alto: circa 27 chilogrammi all’anno. Se poi andiamo dalle nostre parti, al Sud del nostro Paese, il consumo pro capite annuo è ancora più elevato”.

Sta dicendo che in Italia, e soprattutto nel Sud Italia, l’Unione Europea consente alle multinazionali che controllano il mercato dei cereali di farci mangiare cibi che contengono residui cinque volte superiori a alle quantità previste dalle normative comunitarie?

“Non lo dico io: è nei fatti. L’Unione Europea ha stabilito che un uomo può ingerire, senza subire danni, i residui di micotossine contenuti in 5 chilogrammi di pasta all’anno. Ma se, come avviene nel Sud d’Italia, una persona consuma ogni anno un quantitativo di pasta cinque volte superiore va ben oltre i limiti previsti dalla stessa Unione Europea. La verità è che i limiti di queste sostanze tossiche, per l’Italia, alla luce del grande consumo di derivati dal grano, dovrebbero essere pari a zero”.

Ma queste cose il Governo nazionale le sa?

“Certo che le sa. A Roma sanno tutto. Il Ministero della Salute del nostro Paese, alla luce di tutto quello che sta succedendo con i cereali e con i suoi derivati, dovrebbe chiedere l’applicazione urgente del principio di precauzione. Perché la presenza di questi grani avvelenati sta causando problemi crescenti alla salute di tantissimi italiani. Penso alle intolleranza, ma anche a patologie più gravi”.

Parliamo dei grani che arrivano con le navi? 

“Esatto. I controlli sul grano che arriva con queste navi, nel nostro Paese, riguarda, sì e no, il 4-5 per cento di questo prodotto. Il resto entra nel mercato e finisce sulle nostre tavole sotto forma di pane, pasta, pizze, biscotti e via continuando. E’ incredibile, ma è così. Tutto questo perché le industrie debbono utilizzare questi grani pessimi, se non avvelenati, perché costano meno”.

Insomma, mettono a rischio la salute di milioni di italiani perché debbono fare profitti?

“Esattamente. Tutto per la logica del profitto”.

L’Unione Europea non ci difende. Il Governo nazionale nemmeno. Lo sa che, qualche anno fa, in Sicilia, un dirigente generale della Regione ha provato a fare controllare i grani che arrivano con le navi ed è stato destituito dal Governo regionale?

“Lo so. Conosco anche questa storia incredibile”.

Come ci possiamo difendere?  

“Con l’informazione. Informando i consumatori del nostro Paese. Se l’Europa non si preoccupa della salute di milioni di italiani, beh, ce ne occupiamo noi agricoltori. Saremo noi a informare gli italiani. Faremo i controlli su tutti i derivati dei cereali e li pubblicheremo sulla rete”.

Chi effettuerà questi controlli? 

“Organismi indipendenti. La trasparenza sarà assoluta. Dopo di che, saranno i consumatori, una volta informati, a decidere cosa mangiare e cosa non mangiare. Sulla base di dati oggettivi. Se da questo verrà fuori una nuova consapevolezza, da parte dei cittadini-consumatori, vorrà dire che avremo raggiunto il nostro obiettivo”.

Un processo virtuoso, a partire dal basso.

“Per l’appunto. Prima ci abbiamo provato dall’alto. Abbiamo provato a spiegare agli uffici dell’Unione Europea che i limiti posti dalle normative comunitarie sulle sostanze dannose per la salute dell’uomo presenti nei cereali non vanno bene per l’Italia e, soprattutto, per il Sud Italia. Ma non ci hanno ascoltato. Così abbiamo deciso di cambiare strategia: adesso informeremo i consumatori del nostro Paese a partire dal basso”.

Tutto questo dovrebbe portare a una valorizzazioni del grano duro prodotto nel Sud Italia, che, sotto il profilo qualitativo, è uno dei migliori del mondo, ma che viene massacrato dalla globalizzazione dell’economia…

“La nostra sfida è questa. Nel Sud Italia il grano duro prodotto, grazie al nostro sole, è privo di micotossine, di funghi, di glifosato e di altre sostanze dannose per la salute umana. Teniamo conto che ci sono anche grani che contengono metalli pesanti e persino sostanze radioattive. Tutte cose che la cerealicoltura del Mezzogiorno d’Italia non conosce. Bene: perché non sfruttare ciò che la natura ci ha dato? Il grano duro del Sud è prodotto naturalmente. Valorizziamolo. Cosa, questa, che avrebbe ricadute positive sull’economia e anche sulla spesa sanitaria”.

Nel senso che la spesa per la sanità si ridurrebbe?

“Certo. Meno malattie, minore spesa sanitaria. Ricordo che viviamo purtroppo un momento storico difficile, per non dire drammatico. L’attuale Governo nazionale ha ridotto e vuole continuare a ridurre la spesa per la sanità pubblica. Valorizzando la nostra granicoltura, gli italiani non mangeranno più pane, pasta, pizze e via continuando pieni di veleni. Con ricadute positive sulla salute pubblica e con un contestuale risparmio dei fondi da impiegare nella sanità”.

La vostra rivoluzione dal basso sarà fumo negli occhi per le multinazionali che fatturano miliardi con pesticidi, erbicidi e grani pieni di micotossine e di altri veleni.

“Non abbiamo l’anello al naso. Anche il Governo nazionale, prima o poi, si dovrà dare una mossa. I Ministri della salute dovranno scegliere: o difendere realmente i cittadini, o fare i camerieri alle multinazionali. Faccio un altro esempio: il Deossinivalenolo, una tra le più pericolose micotossine che mette a repentaglio il nostro sistema immunitario. Ebbene, i limiti sono fissati per gli adulti a 750 ppb (parti per bilione). Per i bambini, invece, il limite europeo è di 200 ppb. Siccome non c’è informazione ai bambini vengono dati cibi con limiti di 750 ppb. E questo è vergognoso”.

A quali cibi facciamo riferimento, in questo caso?

“In questo caso facciamo riferimento alla pasta. Naturalmente a contenere questo veleno è la pasta prodotta con i grani che arrivano con le navi. Mentre la pasta fatta con i grani del Mezzogiorno d’Italia è totalmente priva di questa micotossina”.

A proposito di rivoluzione e di Sud: la vostra rivoluzione dal basso riguarda il Mezzogiorno d’Italia oggi massacrato dalle scelte economiche e politiche dall’Unione Europea e del Governo nazionale. Oggi, nel Sud Italia, si torna a parlare di indipendenza. C’è un legame tra la vostra rivoluzione dal basso e il risveglio del Sud?

“Noi siamo agricoltori. E tali vogliamo restare. Detto questo, non possiamo non notare che le battaglie che stiamo conducendo trovano grande ascolto tra personaggi e libera informazione del Sud. Penso allo scrittore Pino Aprile, al blog I Nuovi Vespri della Sicilia e adesso anche a voi di Time Sicilia, oltre ad altri movimenti del Mezzogiorno. Andremo verso questa direzione? Chissà. Intanto proseguiamo con la nostra rivoluzione dal basso. Forti di una certezza”.

Ovvero?

“La certezza che il tallone di Achille delle multinazionali è rappresentato dai consumatori informati. Le multinazionali si comprano Governi e Parlamenti. Ma se i cittadini sono informati hanno poco da fare. E’ successo con l’olio di palma. Oggi nelle pubblicità di biscotti e merendine il ritornello si chiude con: ‘senza olio di palma’. La rete ha informato i cittadini-consumatori sui pericoli che l’olio di palma può provocare alla salute e i cittadini-consumatori hanno ridotto drasticamente il consumo di prodotti a base di olio di palma. E la grande industria si è adeguata. La stessa cosa dovrà avvenire con le micotossine, il glifosato, i metalli pesanti. Quando in tv i ritornelli pubblicitari ci diranno che pasta, pane e altri prodotti non contengono micotossine, glisofato, metalli pesanti e altri veleni – con tanto di controlli e verifiche da parte di agricoltori e consumatori – vorrà dire che avremo vinto la nostra battaglia”.

fonte: http://timesicilia.it/grano-duro-saverio-de-bonis-lue-non-tutela-la-salute-degli-italiani/

 

Glifosato e malattie: non solo Sla, c’è anche l’autismo. Ecco gli studi del MIT

Non solo SLA e Alzheimer, ma una lunga lista di malattie legate all’uso di glifosato nelle coltivazioni di grano che importiamo e che finiscono nella nostra pasta e nel nostro pane. Ecco i link agli studi del Massachusetts Institute of Technology

C’è chi è scettico per natura. E questo articolo è per loro. C’è anche chi parla per conto di quelle multinazionali che si sono non poco infastidite (lo hanno dimostrato con una controffensiva a pagamento su alcuni siti) dal rumore che i nostri articoli sui veleni contenuti nel grano importato (e che finiscono nel pane e nella pasta) hanno fatto sulla rete. E questo articolo è anche per loro.

Parliamo, ovviamente, dell’articolo sul glifosato: “E’ ufficiale: il glifosato contenuto nella pasta provoca la Sla e il morbo di Alzheimer”  che ha registrato un vero e proprio boom di lettori interessati alla propria salute e consapevoli della loro forza (ricordiamo che se le industrie stanno dicendo addio all’olio di palma è proprio grazie alla mobilitazione del web).

La pubblicazione di questo articolo, come detto, oltre all’apprezzamento di migliaia e migliaia di lettori, ha suscitato qualche domanda anche tendenziosa. Del tipo “il link al citato studio del Massachusetts Institute of Technology porta in realtà ad un altro sito, chi ci dice che sia vero”? Nell’articolo, infatti, come è corretto che sia, noi abbiamo riportato il link del sito che aveva dato la notizia. Non avendo nessun motivo di dubitare della sua affidabilità.

Ora, che il glifosato sia un veleno, lo dicono tutti. Che i grandi media non diano spazio a questo problema è scontato: quanta pubblicità perderebbero dalla multinazionali della pasta?

In ogni caso, per gli scettici di buona fede e per i salariati delle multinazionali ecco i link che riportano direttamente agli studi dei ricercatori del Massachusetts Institute of Technology, Anthony Samsel e Stephanie Seneff. Che come potrete vedere, dicono molto più di quello che noi abbiamo scritto. I testi sono in inglese ma di facile comprensione, basta ricordare che alcuni acronimi sono diversi: la SLA, ad esempio, in inglese diventa ALS. 

Ebbene, troveremo un lunghissimo elenco di malattie oltre a quelle da noi citate legate al glifosato, tra cui anche l’Autismo, l’asma, la celiachia, l’Alzheimer, il Parkinson e tante altre patologie.

fonte: http://www.inuovivespri.it/2016/09/22/glifosato-e-malattie-non-solo-sla-ce-anche-lautismo-ecco-gli-studi-del-mit/

Il vaccino può causare autismo? Noi non lo sappiamo. Però il bugiardino dice di sì! E parla anche di sindrome da morte improvvisa del lattante, reazione anafilattica, epilessia, interruzione del respiro e sciocchezze del genere! Insomma, quale è la verità??

vaccino

 

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Il vaccino può causare autismo? Noi non lo sappiamo. Però il bugiardino dice di sì! E parla anche di sindrome da morte improvvisa del lattante, reazione anafilattica, epilessia, interruzione del respiro e sciocchezze del genere! Insomma, quale è la verità??

 

Non vogliamo commentare questo articolo. L’argomento è molto delicato e noi non ne siamo in grado. Lo pubblichiamo, come ne abbiamo pubblicati tanti altri, anche di tenore del tutto diverso, per darVi modo di riflettere…

By Curiosity

Il vaccino può causare autismo. Lo dice il bugiardino.

Una delle reazioni avverse ai vaccini può essere l’autismo. Non lo dice Giorgio Tremante, non lo dice il complottista di turno, lo dice direttamente il bugiardino di un vaccino trivalente prodotto dalla Sanofi-Pasteur. Sta lì, nella lista delle reazioni avverse, infilato distrattamente fra le convulsioni e la cellulite.

Dal bugiardino del vaccino Tripedia, che potete scaricare direttamente dal sito della FDAamericana, leggiamo:

“Adverse events reported during post-approval use of Tripedia vaccine include idiopathic thrombocytopenic purpura, SIDS, anaphylactic reaction, cellulitis, autism, convulsion/grand mal convulsion, encephalopathy, hypotonia, neuropathy, somnolence and apnea.

Traduzione: “Reazioni avverse denunciate durante l’utilizzo post-approvazione del vaccino Tripedia includono: purpura trombocitopenica idiopatica, sindrome da morte improvvisa del lattante, reazione anafilattica, cellulite, autismo, convulsioni/epilessia, encefalopatia, ipotonicità, neuropatie, sonnolenza, interruzione del respiro.” […]

Il bugiardino fa poi seguire una frase molto ambigua: “Events were included in this list because of the seriousness or frequency of reporting. Because these events are reported voluntarily from a population of uncertain size, it is not always possible to reliably estimate their frequencies or to establish a causal relationship to components of Tripedia vaccine.”

Traduzione: “Questi casi sono stati inclusi nella lista per la loro gravità o per la frequenza delle denunce. Poichè questi episodi sono stati riferiti volontariamente da un numero imprecisato di persone, non è sempre possibile stimare in modo affidabile la loro frequenza o stabilire una relazione causale con i componenti del vaccino Tripedia.”

In altre parole: arrivano queste denunce, ma noi le mettiamo semplicemente in un cassetto, senza contarle nè verificarle. Inoltre, anche se questi disturbi sono elencati fra le “reazioni avverse” al nostro vaccino, non è possibile dimostrare che il vaccino ne sia la causa. Quindi noi continueremo a produrlo. Però intanto ci pariamo il culo, e se per caso vuoi denunciarci per aver causato l’autismo a tuo figlio, noi potremo sempre dire che ti avevamo avvisato.

Massimo Mazzucco

PS: Il bugiardino dice anche: “The vaccine is formulated without preservatives, but contains a trace amount of thimerosal.” Traduz.: “Il vaccino è preparato senza conservanti, ma contiene quantità tracciabili di Thimerosal.” Ricordate, i famosi “trace amounts” del Thimerosal “scomparso”?

 

Fonte: Luogocomune

 

È Italiana la nuova fantastica, innovativa tecnica per curare i Tumori – Un ago per eliminarli in una sola seduta: il primo intervento in soli 10 minuti!

Tumori

 

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È Italiana la nuova fantastica, innovativa tecnica per curare i Tumori –  Un ago per eliminarli in una sola seduta: il primo intervento in soli 10 minuti!

 

Tumore, l’ago incandescente lo scioglie: il primo intervento in soli 10 minuti

Un ago incandescente contro il tumore. La tecnica innovativa, che si chiama termoablazione mediante microonde, permette di sciogliere il tumore (e anche le forme metastatiche) al fegato, ai reni, ai polmoni, alla tiroide e alle ossa in un’unica seduta, anche ambulatorialmente, in cui il paziente viene sedato e curato in pochi minuti senza sentire dolore e, in molti casi, senza avere la necessità poi di altri trattamenti come quelli chemioterapici. La nuova metodica, rivoluzionaria nel trattamento di alcune neoplasie, è approdata nella Chirurgia e Medicina dell’Ospedale di Chioggia: proprio oggi, martedì 15 novembre, i professionisti della Ulss 14 hanno curato con questo innovativo trattamento, in soli dieci minuti, un signore chioggiotto di 65 anni che era affetto da una grave lesione metastatica epatica. L’intervento di alta specialità si è tenuto nelle nuove sale operatorie di day surgery, recentemente restaurate.

«La termoablazione mediante microonde – hanno spiegato il primario di Chirurgia Salvatore Ramuscello insieme al responsabile del servizio di ecografia interventistica Mario Della Loggia – è un nuovissimo trattamento che necessita di un generatore di microonde e di un terminale chiamato antenna che, mediante guida ecografica, viene inserita direttamente nella lesione. L’antenna, attraverso un aumento di temperatura rapido, controllato e localizzato, provoca la distruzione del tessuto malato con la massima precisione. Rispetto a ieri possiamo intervenire in maniera mininvasiva, con una piccola incisione di 2-3 millimetri, su tumori importanti e calibrare il tipo di cura a seconda della neoplasia: si agisce localmente, delimitando e colpendo solo l’area interessata dalla malattia. Persino l’intensità di calore e la durata dell’intervento viene misurata in base alla grandezza del tumore da distruggere. In questo modo evitiamo l’asportazione chirurgica, rendendo possibile il trattamento anche su pazienti pluripatologici, quindi inoperabili e fragili, con tempi di ricovero più brevi e una migliore ripresa funzionale dei pazienti stessi».

L’intervento di oggi è durato 10 minuti e questa sera il paziente potrà già andare a casa con una ferita di 2 millimetri senza neppure sutura.

fonte: http://salute.ilmessaggero.it/medicina/ospedale_chioggia_operazione_tumore_ago_che_scioglie-2082573.html