Vergognoso – la Commissione Europea ignora completamente la richiesta ufficiale di un milione di cittadini sul Glifosato. Un raggiro ignobile per favore le Lobby contro la volontà e sulla pelle della Gente

 

Commissione Europea

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Vergognoso – la Commissione Europea ignora completamente la richiesta ufficiale di un milione di cittadini sul Glifosato. Un raggiro ignobile per favore le Lobby contro la volontà e sulla pelle della Gente

Glifosato, la Commissione Europea dice no ad un milione di cittadini

Quindici pagine di verboso nulla per dire “no”. È arrivata la risposta che la Commissione Europea ha dato all’ICE (Iniziativa dei Cittadini Europei) con la quale oltre un milione di europei ha chiesto di vietare il Glifosato, il diserbante più contestato del mondo. E’ stata resa pubblica negli stessi giorni in cui l’UE ha – al contrario – rinnovato l’autorizzazione all’uso del glifosato.

COSA CHIEDEVA L’ICE, INIZIATIVA DEI CITTADINI EUROPEI SUL GLIFOSATO
L’ICE, conosciuta anche con l’acronimo inglese ECI (European Citizens Initiative) non é una delle solite petizioni. E’ invece uno strumento istituzionale tramite il quale un milione di cittadini europei può chiedere all’UE di modificare la sua normativa. In questo caso, oltre alla proibizione del glifosato, si chiedeva all’UE di istituire obiettivi vincolanti per la riduzione dell’uso dei pesticidi e di basare la valutazione dei pesticidi stessi solo su studi pubblicati. L’autorizzazione UE del glifosato é infatti la conseguenza di studi effettuati dalle aziende che producono questa sostanza e mai resi pubblici: dunque mai sottoposti alla valutazione della comunità scientifica internazionale.

LA RISPOSTA DELLA COMMISSIONE EUROPEA
La risposta della Commissione Europea all’ICE sostiene che non c’é alcun motivo per mettere in discussione la valutazione scientifica dell’UE secondo la quale il glifosato é sicuro e non c’é dunque alcuna possibilità di far scattare un divieto. Ribadisce che lo IARC (l’agenzia per la ricerca sul cancro delle Nazioni Unite) ha classificato il glifosato come “probabilmente cancerogeno” perché ha preso in considerazione solo gli studi pubblici, mentre l’UE ha tenuto conto anche degli studi segreti effettuati… dalle aziende che… producono il glifosato (!!!) e dunque – così sostiene la Commissione – ha utilizzato una mole di dati più ampia. La Commissione Europea ricorda poi che il regolamento UE sui prodotti fitosanitari fornisce esplicitamente alle aziende produttrici la possibilità di presentare alla UE “informazioni riservate” (traduzione: gli studi segreti effettuati da loro stesse), sottolineando che queste informazioni non vengono divulgate perché i trattati europei proteggono la proprietà intellettuale.

GLI STUDI SEGRETI SUL GLIFOSATO EFFETTUATI DALLE AZIENDE
Però non l’ha mica ordinato il medico, di usare le “informazioni riservate” per stabilire se un pesticida e sicuro o meno. Questo é esattamente il nocciolo della questione, e su questo nocciolo la Commissione Europea non spende una parola. La sua risposta contiene solo promesse piuttosto vaghe di maggior trasparenza e lascia aleggiare la possibilità che in futuro vengano diffusi i dati grezzi utilizzati dagli studi segreti. Non c’é neanche un grammo di polpa attaccata a quest’osso. I dati grezzi sono già ora ottenibili, sebbene con una procedura piuttosto complicata, e sono stati infatti ottenuti quelli del glifosato. Una revisione indipendente ha ravvisato prove di cancerogenicità anche nei dati grezzi degli studi segreti: eppure ciò non é bastato per impedire il rinnovo dell’autorizzazione.

NO ANCHE ALLA RICHIESTA DI RIDURRE L’USO DEI PESTICIDI
Quanto all’ultima richiesta dell’ICE – istituire obiettivi vincolanti per la riduzione dell’uso dei pesticidi – la Commissione Europea dice con sfacciata semplicità che l’UE non ha questo obiettivo, ma si propone piuttosto un “uso sostenibile dei pesticidi”: i quali com’é noto finiscono nei nostri corpi e danneggiano il cervello dei bambini. L’ipocrita etichetta “sostenibile” non cancella questa insostenibile, vergognosa verità.

di Dario Tamburrano, EFDD – M5S Europa

fonte: http://www.efdd-m5seuropa.com/2017/12/glifosato-la-commiss.html

La triste storia della Mitragyna Speciosa, la pianta vietata perchè nuoce gravemente alle lobby!!

 

Mitragyna Speciosa

 

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La triste storia della Mitragyna Speciosa, la pianta vietata perchè nuoce gravemente alle lobby!!

La pianta sacra e curativa dell’Asia diventa illegale anche in Italia
Qualcuno qualche mese fa ha pubblicato sulla home di Facebook un’articolo in inglese, incuriosito apro:
L’articolo parla di Kratom, nome scientifico “Mitragyna speciosa“, un albero asiatico che può raggiungere anche i 30 metri di altezza, noto per le sue proprietà medicinali.
Traduco parte dell’articolo:
“La Drug Enforcement Agency degli Stati Uniti con 
un avviso di intenti (PDF)  vuole posizionare la pianta asiatica chiamatakratom nella Tabella I delle sostanze illegali. 
 
Il Kratom fino ad ora, veniva venduto in appositi bar e su internet, sotto forma di foglie da consumare come thè. 
L’effetto principale è quello di fornire una sensazione 
di estremo rilassamento e sensazioni di pace e serenità. 
Molti utenti web, hanno segnalato l’efficacia delle foglie 
di quest’albero, nell’aiutarli a vincere la dipendenza da alcolismo, oppio, eroina, ossicodone, idrocodone e la morfina.”
Ma non è finita qui, il Kratom
(nome thailandese tradizionale) è noto anche per sconfiggere il dolore cronico, a quanto pare infatti esso è uno degli antidolorifici naturali più efficaci che esistano, lavorando bene con le emicranie, i dolori articolari, quello vascolari e i dolori muscolari.
Tutto questo senza causare la dipendenza nota invece dei medicinali antidolorifici forti, normalmente prescritti dai medici. 
 
“Con l’intento federale di posizionare il Kratom 
e i suoi componenti attivi nella Tabella I, la DEA sta ignorando volutamente la crescente letteratura scientifica sul potenziale 
uso medico benefico derivato da questa pianta.
Il Kratom contiene anche “catechina” utile a controllare i livelli di zucchero nel sangue per i diabetici. Altri effetti di kratom sono le proprietà anti-virali e anti-batteriche che possono stimolare il sistema immunitario. La bevanda tradizionale derivata da quest’albero, è stata da secoli utilizzata dalle popolazioni native come un socializzante naturale, poiché sembra che essa stimoli le conversazioni e metta di buon umore.
Infine questa pianta è utile anche contro l’insonnia, poiché sembra favorire il sonno, liberando la mente dai pensieri ossessivi.
A quanto pare il Kratom è divenuto illegale anche in Italia, come attesta questo documento:
Questa primavera invece era stata già illegalizzata in Inghilterra, dove  nel giro di una decina d’anni, tale pianta era divenuta sempre più popolare.
La solita, banale, scusa, sarà quella di “lo facciamo per tutelare la vostra salute“, e allora perché creano milioni di farmaci con un intero foglietto di effetti collaterali ? Perché spingere gli esseri umani a consumare prodotto artificiali, quando la Natura ci offre tutto gratuitamente? Se davvero tenessero così tanto alla nostra salute come vogliono farci credere, perché non favoriscono mai le auto elettriche? Perché ci fanno vivere in un mondo inquinato? Perché abbiamo ancora le centrali nucleari? Perché installano potenti ripetitori vicino alle nostre case, bombardandoci di dannose onde elettromagnetiche? Perché permettono che il nostro cibo venga trattato con sostanze chimiche che si accumulano poco a poco nel nostro organismo?
Perché continuano a vietare piante presenti in questo pianeta da migliaia d’anni prima dell’uomo? Non hanno forse più diritto di noi di esistere?! E noi non abbiamo forse il diritto di curarci con loro?
Insomma, sembra ci sia in atto un vero e proprio complotto contro la medicina naturale. Che sia a causa del fatto che questa pianta cura la dipendenza da eroina, l’alcolismo e la depressione, senza bisogno di ricorrere a farmaci costosi?
Fatto sta che questa “Guerra alla Natura” nata negli U.S.A sotto il nome di “proibizionismo” e diffusa poi alle sue varie colonie come l’Italia, va avanti ormai da 100 anni, il tutto con il chiaro scopo di bandire le cure gratuite di Madre Natura, considerate “sacre” dai nativi di tutto il mondo, ma odiate a quanto pare dalle industrie chimiche/farmaceutiche.
Non vi resta che lasciarvi con questo documentario illuminante:

Tratto da: http://curiosity2017.blogspot.it/2017/05/la-triste-storia-della-mitragyna.html

Auto elettrica – Ecco la super batteria della Fisker EMotion. Si ricarica in un minuto e consente 800 km di autonomia. Sarà la fine della dittatura delle lobby dei carburanti?

Auto elettrica

 

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Auto elettrica – Ecco la super batteria della Fisker EMotion. Si ricarica in un minuto e consente 800 km di autonomia. Sarà la fine della dittatura delle lobby dei carburanti?

Si ricaricherà in un minuto per percorrere 800 km con una sola carica. È la nuova fantastica auto-batteria della Fisker EMotion, che stando a quanto confermato dalla casa produttrice sarà sulle auto dal 2023.

Secondo quanto riportato da Green Car Congress, Fisker ha depositato proprio nei giorno scorsi il brevetto per una nuova batteria che garantisce queste eccezionali prestazioni.

Gli ioni di litio sono ancora la scelta numero uno per le batterie ricaricabili che alimentano i dispositivi tascabili, i laptop e i veicoli elettrici, tuttavia aumenta la necessità di una maggiore durata, soprattutto nel settore delle auto elettriche.

Nel caso della Fisker, questa impressionante combinazione di autonomia e tempo di ricarica è dovuta all’utilizzo di elettrodi tridimensionali che permettono al dispositivo di contenere 2,5 volte la densità di energia di una equivalente batteria agli ioni di litio.

Fisker sostiene che questa tecnologia consentirà di percorrere oltre 500 miglia (circa 800 km) con una singola carica e con tempi di ricarica oggi inimmaginabili, addirittura più veloci di un pieno di benzina o GPL.

Anche se non sappiamo ancora quando e dove la batteria sarà utilizzata, l’ipotesi più plausibile è che la vedremo in azione tra 5 anni, nel 2023, sulla nuova Emotion, probabile concorrente di Tesla. Quest’ultima, attualmente, necessita di 9 minuti per ricaricarsi e percorrere con una sola carica 200/220 km.

Tuttavia, il prezzo dell’auto non sembra essere proprio alla portata di tutti visto che si aggira attorno ai 130mila euro.

Ma siamo solo ai primi passi. L’auto elettrica comincia ad essere realtà, a dare prestazioni adeguate e convincenti e presto saranno anche competitive nei prezzi.

È l’inizio della fine della dittatura delle lobby dei carburanti?

Boicottiamo Nestlé – La numero 1 nell’uccisione dei neonati !

 

Nestlé

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Boicottiamo Nestlé – La numero 1 nell’uccisione dei neonati !

“Ogni giorno nei paesi poveri del mondo muoiono 4.000 bambini poichè non sono allattati al seno. Questa non è una nostra tesi, ma un dato dell’UNICEF”Baby Milk Action
“Molte persone oggi credono nelle superstizioni moderne, queste includono l’allattamento col biberon. Queste superstizioni non sono meno dannose di alcune insalubri superstizioni antiche. Ma mentre alcune antiche supestizioni hanno le loro radice nell’ignoranza, quelle moderne traggono la loro sorgente dall’avidità. E noi sappiamo che il profitto ha forti e potenti interessi”Un ex Segretario generale della Sanità delle Filippine
“Un bambino allattato con latte in polvere è 25 volte più a rischio di morire di dissenteria di uno allattato al seno, in posti dove l’acqua non è sicura.”UNICEF
Come ripetutamente segnalato dall’UNICEF la Nestlè viola il codice internazionale redatto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dalla stessa UNICEF, che proibisce la promozione dell’uso di latte in polvere per l’alimentazione dei neonati.
L’uso di tale latte, in sostituzione a quello materno, fornito gratuitamente negli ospedali nei primi giorni di allattamento, crea nel lattante disaffezione al latte materno. Ciò ha causato e causa la morte di un altissimo numero di bambini nei primi mesi di vita, poichè nel terzo mondo il latte in polvere viene preparato con acqua spesso malsana. Fonti dell’UNICEF parlano di più di 1.000.000 neonati morti all’anno nel Sud del mondo perchè non più nutriti al seno.
Nestlé è uno dei simboli della globalizzazione, della distruzione di ciò che non è mercato globale, ma anzi uno dei promotori dell’appiattimento globale, per favorire i loro profitti di grandi economie, prodotti unificati per tutti i consumatori del pianeta, un po’ come il McDonald’s, di cui è infatti sempre più spesso partner, anche con Disney, per aggredire i piccoli consumatori del nord del mondo.
Una delle ultime azioni contro tutti noi (esclusi gli azionisti Nestlè) è stato quello di far passare la possibilità di etichettare come cioccolato, prodotti fatti anche senza il cacao, quindi sempre più da un lato cibo uscito dai compilatori di materia* e dall’altro un nuovo mezzo per far ribbassare i prezzi ai contadini del sud del mondo produttori di cacao.
Nestlé è il più grande produttore di cibo mondiale, il gigante del settore agroalimentare, con stabilimenti in più di 80 paesi ed un giro d’affari di circa 52 miliardi di dollari. Con un budget pubblicitario di circa 8 miliardi di dollari all’anno, Nestlè ha un notevole vantaggio sulle donne che producono naturalmente il latte per i loro neonati e non hanno “una fortuna” da investire per promuovere la bontà del loro prodotto.
Nestlè ha infatti dalla fine del 1999 iniziato una vera e propria operazione di contropropaganda, a partire dalla Gran Bretagna, che cercasse di ridare lustro al marchio della compagnia oramai logorato dai 23 anni di boicottaggio, che si sono fatti sentire ed hanno lasciato il segno nell’opinione pubblica, e che hanno posto problemi, come quello di avere campagne pubblicitarie bloccate perchè giudicate ingannevoli dalla Advertising Standard Authority o dal fatto che il parlamento europeo vorrebbe convocare delle multinazionali in audizioni pubbliche per gli abusi e i danni da queste causate negli anni. Nestlè è la prima compagnia che vorrebbero mettere in questa scomoda posizione.
Così Nestlè ha cercato di incrementare, e molto pubblicizzare, le sue iniziative di beneficienza verso attività dedicate ai bambini ed alle chiese. La loro nuova tattica comprende anche arrivare a mettere la pubblicità su media abbastanza rispettati per i loro contenuti attenti (come “The Big Issue”) per recuperare immagine anche nei settori che più sono stati attenti ai motivi del boicottaggio e per cercare di cancellare l’immagine che si è diffusa negli anni ossia che Nestlè tragga i suoi massimi profitti succhiando con avidità dai paesi del terzo mondo (ma in effetti è così). Ed anche per far recedere le chiese che si sono molto impegnate nelle campagne di boicottaggio a causa della devastante pratica di diffondere il latte in polvere nei paesi poveri con la susseguente mortalità dovuta a diarrea, che non si verificherebbe con l’allattamento al seno (secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità più di un milione di bambini muoiono ogni anno a causa di una nutrizione con biberon/latte in polvere fatta in modo non igienico, solitamente a causa delle acque non potabili).
In pratica un bambino ogni 30 secondi.
Nestlé controlla il 40% del mercato mondiale del latte per bambini, pubblicizzandolo con molta aggrssività nei paesi del terzo mondo, cercando anche di scoraggiare l’allattamento al seno. Chiaramente dopo un piccolo periodo di allattamento da biberon il latte della madre si asciuga e non viene più prodotto dall’organismo… un nuovo consumatore è nato.
Nestlè “incoraggia” gli operatori della sanità a spingere i suoi prodotti. Lo fanno facendo donazioni, per esempio agli ospedali del Gabon (Africa), malgrado il governo di quel paese abbia chiesto alla Nestlé di farla finita. Nelle Filippine la compagnia ha dovuto subire lo scandalo di essere stata scoperta a “affittare” delle infermiere diplomate in funzione di “educatrici sanitarie” per andare per le case e convincere le madri ad usare i prodotti Nestlé. Ignorando i consigli della Organizzazione Mondiale della Sanità che raccomanda che i cibi complementari debbono essere utilizzati dopo i sei mesi di vita, i prodotti Nestlè sono etichettati come utilizzabili dopo la seconda settimana di vita. Le etichette non forniscono informazioni chiare, e, in alcuni casi, in lingue che le madri non possono capire.
Nestlè esporta il suo latte nelle “colonie” fin dal 1873, sono 126 anni che la compagnia ignora le leggi. Attualmente Nestlè è sotto processo in India per via delle etichette, ma per fare un altro esempio, nel 1939 la compagnia esportava i suoi prodotti in Singapore e Malesia etichettati come “ideali per bambini delicati”, mentre era stata vietata la commercializzazione in Gran Bretagna per via dei casi di cecità e rachitismo.
Allattamento al seno : alcuni fatti
  • L’allattamento al seno è andato declinando rapidamente tra gli anni 1960/70, con l’espansione del mercato del latte in polvere. In Messico si è passati dal 100% al al 40 %, in Cile dal 90% di allattati al seno si è passati al 5%, a Singapore dall’80% al 5% (fonte: UK Food Group)
  • L’allattamento al seno è vitale non solo per l’apporto nutrizionale, ma soprattutto per la sua funzione di trasmissione di anticorpi e quindi protezione contro le malattie.
  • Nei paesi sviluppati il cibo in più che deve assumere la madre per allattare, viene a costare meno di un decimo del cibo artificiale per il bambino.
  • La gente povera solitamente dilusce troppo il latte in polvere spesso con acqua malsana, causando così, per lo meno malnutrizione.
  • Una recente ricerca del British Medical Council ha riscontrato che il latte di mucca, quello da 26p a pinta va altrettanto bene per i bambini sopra i sei mesi di vita del latte in polvere che costa circa 5 sterline per 10 pinte.
Nestlé produce quasi tutto quello che nel settore alimentare può essere confezionato e venduto. Qui di seguito c’è l’impressionante serie di marchi e prodotti commercializzati dalla Nestlè, che è comunque in continua espansione e come uno squalo continua ad ingoiare società più piccole. Quindi questa lista è spesso in ritardo nel segnalare le nuove acquisizioni. Avete però a disposizione un bel numero di prodotti da boicottare, sconsigliare, trasformare le pubblicità… etc. etc. ;->
  • Soft drinks: One-O-One, Chinò, Aranciata S. Pellegrino, Acqua Brillante Recoaro, Beltè, Gingerino Recoaro, Nestea, Nestè, Sanbitter
  • Acqua: Acqua Vera, S. Bernardo, S. Antonio, S. Pellegrino, Perrier, Claudia, Panna, Pejo, Levissima, Lora recoaro
  • Gelati: Motta, Alemagna, Antica gelateria del corso, McDonald’s McFlurry
  • Surgelati: Surgela, Mare fresco, Valle degli Orti
  • Pasta e riso: Buitoni, Pezzullo, Curtiriso, Bella Napoli
  • Biscotti e simili: Dorè, Cheerios,
  • Caffè e simili: Nescafè, Orzoro, Nesquik, Malto Kneipp
  • Dolci: KitKat, Galak, Lion, Crunch, Smarties, After Eight, Quality Street, Toffee, Polo
  • Formaggi, latticini: Locatelli (Pizzaiola), Fiorello, Fruttolo, Formaggino Mio,
  • Cibi per animali: Friskies, Buffet
  • Salumi: King
  • Cioccolato: Perugina (Cacao, Le Ore Liete, Baci Perugina), Nestlè (Cioccoblocco, Galak)
  • Brodo: Maggi
  • Cosmetici: L’Oreal
  • Varie: Diger Seltz

Nestlé Scheda tratta da Mini guida al consumo critico e al boicottaggio 1998 realizzata da“Movimento gocce di giustizia

  • Oltre che essere il principale produttore di latte in polvere, controlla fra il 35 ed il 50% del maercato mondiale, è la maggiore società agroalimentare del mondo.
  • Trasgredisce sotto molti punti di vista il codice OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) sul latte in polvere nel Sud del mondo. promuove l’uso del latte in polvere attraverso la pubblicità, gli sconti sugli acquisti e la distribuzione di campioni gratuiti sia al personale sanitario che alle madri, favorendo così l’insuccesso dell’allattamento naturale, cosicchè il bambino viene a dipendere dal latte artificiale. Comperare il latte può costare più della metà dell’intero reddito familiare. Le madri sono costrette a diluire il latte in polvere e questo porta alla malnutrizione. Infine l’acqua che serve a diluire il latte è spesso malsana, ciò causa diarrea, disidratazione e morte di un milione e mezzo di bambini ogni anno , come denuncia l’Unicef.
  • E’ uno dei più grandi commercianti di caffè e cacao, pertanto è uno dei massimi responsabili delle gravi condizioni in cui versano milioni di contadini del sud del mondo a causa dei suoi metodi commerciali totalmente ispirati alla logica del profitto.
E’ in corso un boicottaggio internazionale coordinato da Baby Milk Action per indurla a sospendere le violazioni del codice di regolamentazione commerciale elaborato dall’OMS in materia di latte in polvere.
Nestlé scheda tratta da Boycott!
NESTLE’ S.A. FATTURATO: 36.530 MILIARDI DI LIRE
AVENUE NESTLE’ 55
CH-1800 VEVEY
SVIZZERA
Secondo l’UNICEF un milione e mezzo di bambini muoiono ogni anno poiché non vengono nutriti con il latte materno. E molti milioni in più di bambini si ammalano seriamente. L’allattamento al seno materno fornisce il migliore inizio alla vita per tutti i bambini, ma in una società di poveri costituisce un’indispensabile fonte di sopravvivenza. Le società che producono latte per bambini promuovono il loro prodotto presso mamme ed operatori sanitari, poiché si rendono conto che, se non riescono a far attecchire l’allattamento artificiale, non fanno affari. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’UNICEF hanno un Codice Internazionale che proibisce ogni forma di promozione di latte per bambini. La Nestle’ viola questo codice più frequentemente degli altri concorrenti.
Una delle strategie di maggior successo della Nestle’ consiste in forniture gratuite di latte agli ospedali: allattare con il biberon i neonati favorisce l’insuccesso dell’allattamento naturale. Il bambino viene infatti a dipendere dal latte artificiale. Una volta a casa la madre deve comprare il latte da sé. In molte società ciò può costare più della meta’ dell’intero reddito familiare. Le madri povere a volte diluiscono eccessivamente il latte in polvere e ciò porta alla malnutrizione. In condizioni di poverta’ l’acqua mischiata al latte e’ spesso malsana; porta a diarrea, disidratazione e spesso alla morte. Il primo boicottaggio della Nestle’ venne sospeso nel 1984, quando la Nestle’ promise di rispettare il Codice Internazionale. La Nestle’ rinnegò subito la sua promessa, cosicché il boicottaggio venne nuovamente attivato nel 1988, concentrando l’azione sul prodotto più venduto e famoso della Nestlè, il Nescafè. La Nestlé ora ammette che le forniture gratuite sono dannose, ma si rifiuta di bloccarle negli ospedali, a meno che i governi facciano leggi in materia. La Nestle’ e’ impegnata a far diminuire l’allattamento al seno materno allo scopo di vendere più latte in polvere. Una risoluzione del 1986 dell’Assemblea Mondiale della Sanità aveva stabilito che: “nessuna fornitura, gratuita o con sussidio, di latte in polvere per bambini deve essere data agli ospedali o ai reparti maternità; il piccolo ammontare necessario dovrà essere acquistato dalle istituzioni”.
Il boicottaggio della Nestlè sta funzionando ?
La Nestle’ e’ chiaramente preoccupata per il danno alle sue vendite e alla sua reputazione. Il boicottaggio è appoggiato a livello internazionale da migliaia di persone, nonchè da centinaia di organizzazioni, inclusa la Chiesa d’Inghilterra. Il boicottaggio continuera’ finche’ la Nestle’ interromperà tutte le sue irresponsabili pratiche di commmercializzazione. Cosa puoi fare: – Non acquistare più Nescafè, e scrivi alla Nestle’ dicendo che sostieni il boicottaggio. – Distribuisci volantini sul boicottaggio. – Chiedi a qualsiasi gruppo comunitario, sindacati, chiese ed altre organizzazioni di unirsi alla campagna.
COSA COMBINA NEL MONDO LA NESTLE’
REGIMI OPPRESSIVI: Nestlè ha filiali in Brasile, Cina, Colombia, Egitto, El Salvador, Guatemala, Honduras, India, Indonesia, Kenya, Libano, Messico, Papua Nuova Guinea, Filippine, Senegal, Sri Lanka, Turchia. L’Oreal è presente anche in Perù e Marocco.
RELAZIONI SINDACALI: nel 1989 i lavoratori di una fabbrica di cioccolato a Cacapava, Brasile, fecero sciopero. I lavoratori si lamentavano delle misere condizioni di lavoro, compresa la discriminazione verso le donne, la mancanza di indumenti protettivi e le inadeguate condizioni di sicurezza. Entro due mesi dall’inizio dello sciopero la compagnia aveva licenziato 40 dei suoi operai, compresa la maggior parte degli organizzatori dello sciopero.
COMMERCIALIZZAZIONE IRRESPONSABILE: recenti mosse della Nestlè nel campo del latte in polvere per neonati comprendono un’ulteriore violazione del Codice dell’OMS, cioè la pubblicità del suo nuovo latte ipo-allergenico, Good Start, negli USA. Si è saputo che alcuni neonati hanno sofferto di shock ‘anafilattici’, con pericolo per le loro vite, dopo essere stati nutriti con questo prodotto. Vedi anche il boicottaggio sotto.
TEST SU ANIMALI: L’Oreal è attualmente oggetto di boicottaggio per il suo uso continuato di test sugli animali. La stessa Nestlè è stata recentemente criticata dalla BUAV (antivivisezionisti inglesi) per aver fatto test di cancerogenicità del suo caffè su topi.
CAMPAGNA DI BOICOTTAGGIO:
la Nestlè è attualmente oggetto di un boicottaggio mondiale per la pubblicità irresponsabile del latte in polvere, e L’Oreal per i test sugli animali.
fonte: http://www.tmcrew.org/csa/l38/multi/nestle.htm
tratto da: http://curiosity2017.blogspot.it/2017/03/boicottiamo-nestle-la-numero-1.html

Cannabis, fake news e post-verità: la grande truffa dell’informazione al servizio di lobby e multinazionali

 

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Cannabis, fake news e post-verità: la grande truffa dell’informazione al servizio di lobby e multinazionali

Sono passati 80 anni esatti da quando l’America diede il via al Marijuana Tax Act nel 1937, accompagnato da una vergognosa campagna di stampa. Ma le bugie sulla cannabis, almeno quelle create ad arte appositamente per screditare questa pianta agli occhi dell’umanità, iniziarono ben prima.

Erano i primi del 1900 in America quando in Texas e Louisiana iniziarono a diffondersi le piantagioni di cannabis ed i suoi fiori venivano fumati da giovani viaggiatori, dai messicani residenti e dal nascente movimento della musica jazz. Nel 1910 i bollettini della Commissione per la Sanità Pubblica di New Orleans scrivevano ripetutamente che la “marijuana è la più pericolosa sostanza mai apparsa nella zona ed i suoi nefasti effetti possono trasformare i buoni uomini bianchi in neri e cattivi”. Erano gli anni in cui stava iniziando un’ossessiva campagna mediatica che portò nel 1915 al bando di uso e possesso di marijuana a El Paso (Texas), Utah e California, seguiti da altri 14 stati entro il ’29. Per la prima volta la stampa nazionale si occupò della questione, diffondendo le allarmanti notizie fornite dall’appena fondato Federal Bureau of Narcotics (FBN) nel 1930. Harry Anslinger, neo-direttore, iniziò la schedatura di decine di musicisti jazz di colore, fornendo al Congresso regolari relazioni sui pericoli della diffusione dell’uso di cannabis, rea di provocare “musica satanica” e “rapporti sessuali tra donne bianche, negri e messicani”.

La campagna di Anslinger e del FBN, appoggiata dal gruppo editoriale di proprietà di W.R. Hearst, portò all’approvazione da parte del Congresso del Marijuana Tax Act. I titoli cubitali dei giornali parlavano di “negri che violentano donne bianche sotto l’effetto della marijuana” e di numerosi incidenti automobilistici causati dall’ “erba assassina”. Documentari come Refeer Madness e Marihuana, the Assassin of Youth, vengono proiettati nelle scuole. Usando in modo ripetivo e persuasivo l’oscuro termine slang messicano, la parola marijuana viene così introdotta per la prima volta nel lessico inglese, cancellando dalla memoria collettiva i termini molto più familiari di cannabis e hemp. Intanto, accanto alle bugie sulla cannabis si palesano gli interessi industriali di chi era interessato a cancellare questa pianta dalla faccia della terra.

Jack Herer racconta in “The Emperor wear no clothes” che: “Dal 1935 in poi il Bureau ha attivamente ri-scritto la storia della canapa demonizzando la cannabis, un’attività innescata dall’avidità monopolistica e dall’insicurezza economica di alcune industrie finanziariamente minacciate”. Il “Bureau”, al quale si riferiva era il Federal Bureau of Narcotics (FBN), che operava sotto il dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti. A quel tempo il segretario del Tesoro era Andrew Mellon, un potente industriale ben noto al tempo per la sua attività di lobbista. Fu proprio lui a nominare Henry Anslinger (il marito di sua nipote) a capo del FBN; e Anslinger non perse tempo: l’Ufficio di presidenza creò l’ormai celebre Marihuana Tax Act che pose tutti i coltivatori di canapa sotto il controllo dei regolamenti del dipartimento del Tesoro per limitare e, infine, vietare la coltivazione e la produzione.

La situazione italiana
In Italia fu il Fascismo ad inaugurare la lunga stagione del proibizionismo, i cui strascichi si trascinano fino ad oggi. Negli anni trenta infatti il regime fascista di Benito Mussolini dichiarò l’hashish “nemico della razza” e “droga da negri”, dando così l’avvio ad una campagna nazionale contro una sostanza poco nota in Italia, usata sporadicamente solo da alcuni medici. Nel 1931 Giovanni Allevi dava alle stampe un libro studiato poi dai laureandi in medicina degli anni della guerra, Gli Stupefacenti, dove la tossicomania veniva presentata come un problema razziale.
Il primo intervento legislativo italiano in materia di stupefacenti fu la legge n.396/1923, “Provvedimenti per la repressione dell’abusivo commercio di sostanze velenose aventi azione stupefacente” che puniva, con pene detentive brevi, la vendita, la somministrazione e la detenzione di tali sostanze da parte di persone non autorizzate nonché, con una multa, la partecipazione “a convegni in fumerie” adibite all’uso di stupefacenti. Successivamente, la legge n.1145/1934 contenente “Nuove norme sugli stupefacenti”, introdusse il “ricovero coatto” dei “tossicomani” in “case di salute”.

Le bufale recenti
Nel nostro Paese, anche in anni recenti, le bugie, falsità ed inesattezze sulla cannabis vengono spesso riprese e riportate dai media mainstream, che sia per superficialità o per mal celata voglia di disinformare poco importa, visto che l’effetto è lo stesso. Dalla questione dell’Amnesia su cui ha sguazzato un po’ tutta la stampa nazionale, a quella della cannabis Ogm (qui e qui un paio di esempi) per arrivare al “coma per overdose di hashish” o alla terribile nuova e devastante droga, nientemeno che il THC, andata in onda sul TG3 regionale del Piemonte, gli esempi non mancano. Smentirle serve per segnalare ciò che accade, ma quando certe notizie iniziano a girare, il danno ormai è già stato fatto. Per Giulio Andreotti la smentita “è una notizia data due volte”, una verità fatta propria da Silvio Berlusconi pochi anni più tardi al quale non importava che i concetti che ripeteva ossessivamente dalle sue televisioni fossero veri o meno, perché con la ripetizione sarebbero diventati veri per le persone che ascoltavano, anche se non lo erano affatto.

Cannabis, fake news e post-verità
Oggi, catapultati in questo mondo che di colpo ha scoperto la “post-verità“, non è poi cambiata di molto la situazione. Frottole, bugie, bufale, falsità e fake news ci sono sempre state, la differenza è che con internet, per le istituzioni che hanno sempre cercato di controllare e dirigere l’informazione, il compito è ormai quasi impossibile.
La seconda constatazione è che le fake news create ad arte, come ad esempio quelle che leggiamo da un secolo sulla cannabis, sono ben differenti dalle semplici bugie. Come ha raccontato Laurie Penny su l’Internazionale, “Secondo il filosofo statunitense Harry Frankfurt, la differenza tra un bugiardo e un artista della stronzata è che il bugiardo ha un minimo di rispetto per la verità. Il bugiardo sa bene qual è la realtà, ma vuole che chi lo ascolta creda il contrario. All’artista della stronzata, invece, la verità non interessa: ha rinunciato alla cittadinanza di quella che l’amministrazione Bush aveva goffamente definito “la comunità basata sulla realtà”. Il bugiardo vuole nascondere la verità, mentre l’artista della stronzata vuole distruggere il concetto stesso di verità, non vuole ingannare ma solo confondere e controllare”.

In Italia una delle prime prese di posizione è stata quella del presidente dell’Antitrust Giovanni Pitruzzella, che in un’intervista al Financial Times, ha affermato che “contro la diffusione delle false notizie serve una rete di organismi nazionali indipendenti ma coordinata da Bruxelles e modellata sul sistema delle autorità per la tutela della concorrenza, capaci di identificare le bufale online che danneggiano l’interesse pubblico, rimuoverle dal web e nel caso imporre sanzioni a chi le mette in circolazione”.
La prima reazione è arrivata da Beppe Grillo, che, in un post sul suo blog intitolato “Post verità Nuova inquisizione” attacca i “nuovi inquisitori” che “vogliono un tribunale per controllare il web e condannare chi li sputtana”.
Per il presidente dell’Antitrust la soluzione sarebbe dunque una sorta di ministero della Verità, come quello vagheggiato da George Orwell in 1984. Ma chi controllerebbe il controllore? E chi controlla che, come nel caso della cannabis, non stia giocando sporco per fare i propri interessi?

tratto da: http://www.dolcevitaonline.it/cannabis-fake-news-e-post-verita-la-grande-truffa-dellinformazione/

Cari italiani non dimenticate mai Enrico Mattei, il fondatore di ENI, assassinato il 27 ottobre 1962 perchè ha cercato di fare sempre l’interesse del suo Paese e non si è MAI voluto piegare agli interessi delle multinazionali!

 

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Cari italiani non dimenticate mai Enrico Mattei, il fondatore di ENI, assassinato il 27 ottobre 1962 perchè ha cercato di fare sempre l’interesse del suo Paese e non si è MAI voluto piegare agli interessi delle multinazionali!

Cari italiani non dimenticate mai Enrico Mattei – Il 27 Ottobre del 1962 fu assassinato un Uomo che visse lottando per la libertà !!

 

Il 27 Ottobre del 1962 fu assassinato un Uomo che visse lottando per la libertà, per il benessere di tutti, contro ogni forma di sfruttamento, di sottomissione. Un visionario nella posizione di poter risolvere la gran parte dei problemi del mondo semplicemente proponendo un modello diverso di gestire il petrolio.

Il 27 Ottobre del 1962 fu assassinato un Uomo e con lui la possibilità di un capitalismo diverso, etico, funzionale per tutti, anche per i più deboli. Fu assassinato un metodo per trattare con i paesi arabi, pacifico,alla pari. Fu assassinata la possibilità di rendere liberi ed indipendenti i paesi del terzo mondo. Fu assassinata la visione di un mondo dove le risorse energetiche sono di tutti, non di poche ricche società.

Il 27 Ottobre del 1962 fu assassinato un Uomo, il nemico delle grandi multinazionali, degli accordi segreti per gestire l’economia mondiale. Fu assassinato il nemico di chi uccide per soldi, per potere. Fu assassinata la speranza di riscatto per le classi più deboli, più povere.

Il 27 Ottobre del 1962 fu assassinata l’Italia, fu assassinata la libertà.

Qualsiasi leader volesse provare a risolvere gli errori del mondo moderno non può iniziare da zero, deve ripartire da dove un grande leader del passato ha fallito, provando non commettere gli stessi errori. Per questa ragione ogni grande leader di oggi dovrebbe necessariamente trovare ispirazione in quell’Uomo assassinato il 27 Ottobre del 1962. L’unico errore che commise quell’Uomo fu non cedere di un millimetro, spingersi sempre oltre ciò che è possibile per fare ciò che è giusto, instancabilmente, ignorando l’enorme importanza della sua vita.

Tutto questo male è stato fatto al mondo dall’impunito autore di quell’assassinio. Altrettanto male fate voi che non ricordate, voi che lasciate cadere nell’ oblio della storia, della memoria, il significato profondo di quel 27 Ottobre.

 

fonte: http://curiosity2015.altervista.org/cari-italiani-non-dimenticate-mai-enrico-mattei-27-ottobre-del-1962-fu-assassinato-un-uomo-visse-lottando-la-liberta/

 

Come la produzione di cacao sta distruggendo le foreste africane, senza neppure portare ricchezza

 

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Come la produzione di cacao sta distruggendo le foreste africane, senza neppure portare ricchezza.

La storia del cacao in Africa è una di quelle che non trova spazio sulle colonne dei giornali, eppure è una storia importante che, nella sua tragicità, è utile conoscere. È una storia che ci riguarda tutti, perché si nasconde dietro le tavolette di cioccolata che compriamo al supermercato.

Una storia che come troppo spesso accade ci racconta di multinazionali senza scrupoli, di enormi quantità di denaro, di interessi di persone lontane e di un senso di onnipotenza che ha portato a distruzione in larga scala. Chi l’avrebbe mai detto che in nome delle piantagioni di cacao intere foreste tropicali sono state sacrificate in Africa occidentale?

La deforestazione, illegale, va avanti da tanto tempo, anche nei parchi nazionali, lasciando dietro paesaggi irriconoscibili. Un po’ come avviene per l’olio di palma in Indonesia. La Costa d’Avorio e il Ghana producono il 60% del cacao mondiale, con 2.6 milioni di tonnellate l’anno.

Il dieci percento delle foreste del Ghana è stato sostituito nel corso degli anni da monocoltura di cacao. La Costa d’Avorio un tempo ricca di biodiversità perde il suo complesso patrimonio arboreo per lo stesso motivo. Delle sue ventitré aree protette, sette sono scomparse e ingoiate da piantagioni di cacao.

Il risultato? Alcune specie di scimpanzé hanno perso il loro unico habitat e ora sono specie a rischio estinzione. Gli elefanti sono quasi del tutto scomparsi in Costa d’Avorio. Anche dal punto di punto di vista umano la situazione non è certo delle migliori: scompare la foresta,m scompaiono gli animali, ma c’è ancora povertà estrema e lavoro minorile nelle piantagioni.

Chi compra questo cacao? Marchi come Mars, Nestlé, Hershey, Godiva e molti altri tra le principali industrie mondiali della cioccolata acquistano cacao senza accertarsi della provenienza. Non fanno nulla per accertarsi che la materia prima che acquistano sia prodotta in modo anche solo vagamente etico e sostenibile.

E come per il petrolio in Nigeria, l’industria della cioccolata si fa forte del fatto che in questi paesi ci sono governi corrotti a cui di parchi e aree protette non importa, ne gli importa delle condizioni di chi in queste piantagioni lavora. Alleandosi di fatto agli interessi più biechi delle multinazionali, alle quali importa solamente di pagare cacao e manodopera il meno possibile, costi quel che costi. Lo stipendio medio dei lavoratori delle piantagioni di cacao è di 80 centesimi al giorno.

Un uomo di nome Glenn Horowitz, direttore di Mighty Earth una non-profit internazionale che si occupa della conservazione di paesaggi a rischio, negli scorsi mesi ha presentato un rapporto su come funziona l’industria del cioccolato in Africa occidentale. Si parte dai pisteurs, degli intermediari di primo livello che comprano i chicchi di cacao dal produttore e li portano in villaggi più grandi. Qui ci sono delle imprese che vagliano il prodotto e lo mandano a compagnie agricole locali di media grandezza che infine vendono il cacao alle multinazionali straniere.

Ci sono dunque almeno cinque passaggi e man mano che si va avanti, si perde il contatto con il produttore, le sue condizioni di vita, e quello dell’ambiente dove il cacao è stato prodotto. Sfruttando la complessa piramide di produzione e distribuzione del prodotto le multinazionali hanno buon gioco ad affermare di non sapere. Di fingere indignazione quando un’inchiesta svela questa realtà.

Horowitz afferma di sperare che il suo rapporto serva per spronare le industrie a fare meglio e prestare più attenzione, se non altro per vergogna, e i consumatori ad esigere prodotti che non arrivino dalla distruzione della terra o dallo sfruttamento della manodopera locale. Nestle’ e Godiva sono colossi. Hanno dovere di togliersi i paraocchi, andando oltre quei cinque gradi di separazione fra loro e i lavoratori ed esigere che il loro cacao provenga da piantagioni che rispettano le foreste e dove il lavoro è eticamente retribuito.

Impossibile? No, non lo è. Perché alcune ditte minori già oggi promuovono la produzione di cacao etico, prodotto senza danneggiare le foreste, e distribuiscono parte dei ricavati ai lavoratori locali, dimostrando così che una filiera più giusta del cacao può essere messa in pratica. E non lo è anche pensando a quanto successo recentemente con l’olio di palma, quando la pressione internazionale contro la deforestazione causata in Indonesia dalla sua produzione ha costretto le multinazionali ha impegnarsi per garantirne una produzione più sostenibile.

fonte: http://www.dolcevitaonline.it/come-la-produzione-di-cacao-sta-distruggendo-le-foreste-africane-senza-neppure-portare-ricchezza/

 

Auto Elettrica: la super batteria Toshiba garantisce 320km con 6min di carica – potrebbe essere il colpo di grazia al petrolio… Lobby permettendo.

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Auto Elettrica: la super batteria Toshiba garantisce 320km con 6min di carica – potrebbe essere il colpo di grazia al petrolio… Lobby permettendo.

E-car: la super batteria Toshiba garantisce 320km con 6min di carica

Grazie all’ossido di titanio-niobio e una nuova tecnica di sintesi, la multinazionale giapponese è riuscita a raddoppiare la densità energetica delle SCiB.

Nuovi miglioramenti per la SCiB, la super batteria di Toshiba

(Rinnovabili.it) – Toshiba vuole liberare per sempre i proprietari di auto elettriche dall’ansia da ricarica. L’ambizione del gigante giapponese ha già alla spalle una storia di piccoli e grandi successi che in questi anni hanno lasciato i laboratori di ricerca per arrivare sul mercato dell’energy storage portatile. Un passaggio che si spera possa compiere in tempi celeri anche la nuova super batteria sfornata dalla multinazionale nipponica: un vero e proprio gioiellino hi-tech che potrebbe permettere di triplicare l’autonomia di guida.

Secondo quanto riportato dalla stessa società, il dispositivo sarebbe in grado di garantire 320 km con appena sei minuti di carica.

 

La super batteria Toshiba è incarna l’ultima evoluzione tecnologia della SCiB (Super Charge ion Battery), sistema d’accumulo lanciato per la prima volta nel 2007 e prodotto per differenti usi finali, dai pc alle auto elettriche. Concepita per ricaricarsi in pochi minuti fino al 90% della sua capacità, la SCiB rappresentava una vera novità per il settore delle batterie al litio: il dispositivo, infatti, introduceva per la prima volta nella sua struttura un anodo in litio titanato, materiale pressoché inerte (in sostituzione della grafite) in grado di mostrare buone prestazioni di ricarica e una maggiore sicurezza.

La SCiB di nuova generazione utilizza un materiale differente per l’elettrodo positivo, chiamato ossido di titanio-niobio. La Toshiba ha brevettato un procedimento che permette di organizzare questo materiale in una struttura cristallina capace di stoccare più efficientemente gli ioni di litio. In questo modo è stato possibileraddoppiare la densità energetica della sua super batteria.Gli ingegneri giapponesi hanno testato una prima versione da 50 Ah, valutando sicurezza e cicli di vita. La nuova SCiB è in grado di mantenere oltre il 90 per cento della sua capacità dopo 5.000 cicli di carica/scarica. E se incorporata in un veicolo elettrico compatto – si legge nella nota stampa della multinazionale – consente un’autonomia di 320 km dopo solo sei minuti di carica ultra rapida, pari a circa tre volte il range offerto da una batteria al litio standard.

Il lavoro del gruppo, oggi sovvenzionato in parte dalla nuova organizzazione per lo sviluppo tecnologico e tecnologico del Giappone (NEDO), continuerà a focalizzarsi sull’aumento della densità energetica, per portare ancora oltre l’autonomia dei mezzi elettrici. Le prime applicazioni pratiche della nuova super batteria son previste per il 2019.

 

tratto da: http://www.rinnovabili.it/mobilita/super-batteria-toshiba/

TI HANNO CONVINTO CHE SEI MALATO, così potrai comprare – pagando profumatamente – le loro medicine! E mentre TU ti avveleni e crepi, loro si arricchiscono!

 

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TI HANNO CONVINTO CHE SEI MALATO, così potrai comprare – pagando profumatamente – le loro medicine! E mentre TU ti avveleni e crepi, loro si arricchiscono!

 

Una storia di truffe… Psicofarmaci. E’ la storia di farmaci che rappresentano un grosso affare e che alimentano un’industria psichiatrica da 330 miliardi di dollari, senza una sola cura. Il costo in termini di vite umane è persino più grande: questi farmaci uccidono circa 42.000 persone ogni anno. Il numero dei decessi è in continuo aumento.

 

Una storia di truffe… Psicofarmaci. E’ la storia di farmaci che rappresentano un grosso affare e che alimentano un’industria psichiatrica da 330 miliardi di dollari, senza una sola cura. Il costo in termini di vite umane è persino più grande: questi farmaci uccidono circa 42.000 persone ogni anno. Il numero dei decessi è in continuo aumento.

Con più di 175 interviste ad avvocati, esperti della salute mentale, familiari delle vittime e gli stessi sopravvissuti, questo documentario smaschera la somministrazione di psicofarmaci e rivela una brutale ma ben fortificata macchina fabbrica soldi.

 

Qualche commento al video;

paultor8
gli psichiatri sono tutti dei pagliacci come anche gli psicologi… prescrivono psicofarmaci come se te o il tuo corpo avesse qualcosa che non va quando in realtà te e il tuo corpo state reagendo a qualcosa che è successo in un certo modo… in questo modo non si cura niente, è come mettere una pezza sopra la ferita, bisogna essere consapevoli di ciò che è accaduto, già la consapevolezza libera e poi capire come comportarsi rispetto ai disturbi sviluppatisi in seguito a queste situazioni, ma dare dei farmaci per far finire il problema mi sembra una barzelletta…
Rispondi · 2
Alessio Licchetta
io mi reputo una persona sana ma ho conosciuto tanta gente che fa uso di psicofarmaci. Un giorno per curiosità lessi il foglietto illustrativo di un farmaco antidepressivo se nn ricordo male si chiama tavor……bè ragazzi vi dico solo che il mondo fa la guerra alla marijuana ma poi vende legalmente le droghe piu pericolose del pianeta come farmaci. SE C’E’ QUALCUNO CHE SOFFRE DI DEPRESSIONE CHE STA LEGGENDO SAPPIA CHE LA DEPRESSIONE E’ UNA MALATTIA INVENTATA DI SANA PIANTA.

Alex King
@shadomax68 Comunque qui in primis si mette in risalto il fatto che la psichiatria non è una scienza è non può essere misurata con metodo scientifico ! Questo è un dato di fatto ! Non una campana ! (come tu cerchi di insinuare) ! Vedere poi un mercato messo in piedi (330 miliardi di dollari) che se non è basato sulla scienza e quindi metodo scientifico è pura stregoneria (quindi truffa) è molto preoccupante ! Considerando gli effetti devastanti che hanno sulle persone … Questo è Satanismo

Fonte: altrarealta.blogspot.it

Tratto da: lastella via sapereeundovere.it

Ecco l’auto elettrica “made in Bari”. Lo schiaffo della Puglia alle Multinazionali: “200 km con una ricarica, costo 10.000 euro” – Scommettiamo che sparirà come in passato sono sparite tutte le geniali invenzioni che hanno dato fastidio alle lobby del Petrolio?

 

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Ecco l’auto elettrica “made in Bari”. Lo schiaffo della Puglia alle Multinazionali: “200 km con una ricarica, costo 10.000 euro” – Scommettiamo che sparirà come in passato sono sparite tutte le geniali invenzioni che hanno dato fastidio alle lobby del Petrolio?

Promosso da Tua Industries, il progetto del prototipo di una minicar elettrica ‘made in Bari’ è in programma al salone dell’Automotive della Fiera del Levante, nel padiglione 104. Si tratta di un quadriciclo pesante con motore elettrico che la Tua Industries, società che fa capo al fondo di investimento americano LCM (Lev Capital Management), subentrata con la reindustrializzazione della Om Carrelli di Modugno (Bari), ha realizzato e che presto partirà con la produzione vera e propria. Un veicolo in grado di percorrere 200 km con una sola ricarica elettrica. Il costo dovrebbe aggirarsi a poco più di 10.000 euro.

“Questa vicenda è iniziata quando ero sindaco di Bari con un presidio vicino alla fabbrica perché una grande multinazionale, che aveva sostanzialmente preso brand, fatturato e apparecchiature, voleva chiudere l’attività per acquisire le quote di mercato. L’orgoglio degli operai ha impedito questo destino. Abbiamo provato in tutti i modi a trovare un progetto di reindustrializzazione, e oggi siamo arrivati al prototipo finalmente autorizzato dagli organismi competenti”.

Così il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano partecipando questa mattina in Fiera del Levante, in anteprima assoluta, alla presentazione dell’auto elettrica prodotta da TUA Industries, il quadriciclo più leggero sul mercato, l’unico a quattro posti, realizzato con tecniche costruttive delle super cars.

“Ci sono ancora difficoltà – ha continuato Emiliano – perché si tratta di mandare a regime una produzione che non è semplice e che ha bisogno di una importante capitalizzazione. Sto verificando la volontà degli imprenditori italiani ad andare avanti nel progetto, noi continueremo a sostenerli perché, al di là del significato del mantenimento occupazionale, è diventato un progetto industriale veramente interessante. La prima auto italiana totalmente elettrica. Questa auto potrebbe consentire a tutte le forze di polizia municipale in Italia di muoversi nei centri abitati colpiti dai superamenti dei PM10, almeno riducendo le emissioni delle auto pubbliche. Peraltro è un’auto comoda e silenziosa”.

“È un’auto italiana e pugliese e questo chiude anche tutto il circuito dell’automotive pugliese e barese perché non avevamo ancora una produzione come questa, di un’auto intera. Come sempre combatteremo con tutta l’energia per difendere questo progetto neonato”.

Sollecitato dai giornalisti sul futuro della produzione, Emiliano ha detto che “oggi si presenta il prototipo, ma che ci sono buone intese per la rete commerciale con importanti case automobilistiche per vendere queste automobili”.

“Speriamo 
– ha concluso Emiliano – che tutto vada bene. I nemici delle produzioni industriali nel Mezzogiorno ci sono sempre, ora bisognerà schivarli tutti e portare la fabbrica a regime. Penso che una volta considerato il prototipo e individuata la determinazione di noi tutti ad andare avanti,  la necessità di altri investitori non dovrebbe essere insormontabile”. 

Ecco il VIDEO: