L’accusa di Legambiente: Vuoi la “Bandiera blu”? Te la compri. Bastano solo 3.500 euro!

 

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L’accusa di Legambiente: Vuoi la “Bandiera blu”? Te la compri. Bastano solo 3.500 euro!

 

Legambiente: ‘Bandiere blu’ acquistate dai Comuni al costo di 3.500 euro

“Le ‘Bandiere blu’ vengono acquistate ogni anno dai Comuni, al costo di 3.500 euro”. Lo ha detto Andrea Dominijanni, vicepresidente di Legambiente Calabria, intervenendo a Lamezia Terme all’incontro sulle ecomafie nell’ambito di “Trame – Festival dei libri sulle mafie”. Lo scrive calabriawebtv.it

“La Fee, che rilascia le ‘bandiere’ – ha aggiunto Dominijanni – è un’associazione europea che fa una valutazione su 25 punti e non è gratuita, anzi si basa su un’autocertificazione rilasciata dagli enti stessi. Quella della Fee è una valutazione immaginaria, rispetto a quella scientifica che eseguiamo noi gratuitamente, e spesso non collima con la realtà.
Per esempio, Catanzaro Lido ha avuto la bandiera blu per cinque anni e il mare era sporco. Non lo diciamo noi, lo dicono i bagnanti che vedevano la schiumetta sull’acqua per il fatto che i depuratori non funzionavano. Quindi, mi chiedo, sulla base di quali dati vengono assegnate le bandiere blu? La loro disamina si basa su una valutazione cartacea che tiene conto dei dati Arpacal, del ministero dell’Ambiente e di un’autocertificazione che effettua il Comune. Tutto ciò non collima con quello che rileviamo noi e con quello che vedono i bagnanti”.

fonte: http://www.imolaoggi.it/2017/06/25/legambiente-bandiere-blu-acquistate-dai-comuni-al-costo-di-3-500-euro/

L’allarmante dossier di Legambiente: siamo i terzi consumatori al mondi di PESTICIDI ed i secondi al mondo di FUNGICIDI – Un terzo dei nostri alimenti è contaminato a “norma di Legge”…!

Legambiente

 

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L’allarmante dossier di Legambiente: siamo i terzi consumatori al mondi di PESTICIDI ed i secondi al mondo di FUNGICIDI – Un terzo dei nostri alimenti è contaminato a “norma di Legge”…!

 

Pesticidi, è contaminato un terzo degli alimenti

L’Italia è il terzo consumatore a livello comunitario di pesticidi (130mila tonnellate), preceduto solo da Spagna e Francia, mentre siamo il secondo consumatore di fungicidi (oltre 65mila tonnellate utilizzate in un anno). A dirlo è il dossier di Legambiente, che ha analizzato la frutta e la verdura prodotti nel nostro Paese, venendo a scoprire che un terzo dei prodotti che arriva sulle nostre tavole (36,4%) è contaminata da uno o più residui di pesticidi. E questo nonostante i prodotti dichiarati fuorilegge (quelli con almeno un residuo chimico oltre i limiti di legge) siano solo una piccola percentuale: meno dello 0,7%.
«Lo studio evidenzia in modo inequivocabile gli effetti di uno storico vuoto normativo: manca ancora una regolamentazione specifica rispetto al problema dell’impiego simultaneo di più principi attivi sullo stesso prodotto – ha spiegato la presidente di Legambiente Rossella Muroni –. Per questo è possibile definire “regolari”, e quindi da commercializzare senza problemi, prodotti contaminati da più principi chimici contemporaneamente, se le concentrazioni restano entro i limiti di legge». Il rapporto sottolinea la necessità di avviare indagini sui rischi dell’azione combinata di più principi attivi, tanto più su quelli che più frequentemente vengono utilizzati in sincrono o miscelati. Infatti, anche se a piccole dosi e sotto i limiti stabiliti dalla legge, l’azione sinergica di diverse sostanze assunte dall’ambiente può avere un effetto cancerogeno.
Ma non è solo l’uomo a farne le spese. La necessità di incrementare la produzione agricola e di difenderla dai parassiti negli ultimi decenni ha favorito l’uso di composti di sintesi senza che venisse svolta un’adeguata indagine sui meccanismi di accomulo che queste sostanze chimiche hanno nel suolo. «Una mole crescente di studi scientifici, oggi più orientati alla valutazione dell’impatto ambientale della chimica di sintesi più che ai suoi benefici per la produttività, – si legge nel rapporto – mostra chiare evidenze degli effetti che l’uso non sostenibile dei pesticidi induce in termini di perdita della biodiversità, riduzione della fertilità del terreno ed accelerazione del fenomeno di erosione dei suoli».

Gli alimenti più contaminati

Il poco lusinghiero primato di alimento più contaminato spetta al tè verde, con ben 21 differenti sostanze rilevate. Tra i cibi con la più alta percentuale di residui ci sono anche le bacche, con 20 differenti composti chimici, ma anche il cumino, 14 diverse sostanze, le ciliegie(13), le lattughe e i pomodori (11), e persino l’uva, contaminata da 9 principi attivi diversi.
Nel complesso le pere, le fragole, l’uva e la frutta esotica – soprattutto le banane – sono i prodotti più contaminati dalla presenza di residui di pesticidi.
Tra le sostanze attive più frequentemente rilevate sui campioni ci sono il Boscalid, l’Imazalil l’Acetamiprid, il Metalaxil, il Ciprodinil, il Penconazoloe il Clorpirifos, sostanza riconosciuta come interferente endocrino e dannoso per l’organismo.

Un’Italia a due facce

Il report di Legambiente mostra un’Italia a due facce: se da una parte il consumo di pesticidi resta alto (anche se è in leggera flessione rispetto agli anni passati), dall’altra aumenta la superficie agricola coltivata con tecniche biologiche e biodinamiche. Tra il 2014 e il 2015, infatti, si è registrato un aumento del 7,5%.

 

fonte: http://www.rivistanatura.com/pesticidi-e-contaminato-un-terzo-degli-alimenti/