Pesticidi: quando gli insetti siamo noi !!

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Pesticidi: quando gli insetti siamo noi !!

 

Patologie come tumori, leucemie e sclerosi connesse all’uso di pesticidi, impiegati troppo e male. Lo dicono gli studi. Un rischio concreto che spesso sfugge ai sistemi di analisi, rischiando di ritardare gli allarmi.

Erbicidi, fungicidi, antiparassitari creati dall’uomo per uccidere ogni tipo di minaccia cosiddetta biotica, cioè vivente, portata da insetti, funghi e piante infestanti alle nostre preziose coltivazioni. Un fine condivisibile, se non fosse che solo una percentuale minima dei pesticidi diffusi finisce proprio sulle colture destinatarie del trattamento. Le tonnellate di prodotti chimici in eccesso restano perciò nell’ambiente e, tramite aria, acqua e terreni, entrano in contatto con le persone per esposizione o grazie alla catena alimentare.

CON LA CHIMICA NON SI SCHERZA
Uno scenario che preoccupa i Medici per l’ambiente dell’Isde (International Society of Doctors for Environment), in primis per le modalità spregiudicate con le quali i pesticidi vengono diffusi, spesso a distanza ridotta da abitazioni e siti sensibili, come scuole e asili; talvolta con leggerezza, ad esempio per diserbare rapidamente il ciglio delle strade. Ma non solo. Molte tra queste sostanze possono, infatti, danneggiare la salute umana anche in dosaggi minimi assunti progressivamente dall’organismo, magari nutrendosi di cibo che le contiene in quantità comprese entro i termini di legge. E gli effetti non sono trascurabili.

«Numerosi studi – ricorda Celestino Panizza, medico epidemiologo dell’Isde – documentano gli effetti dell’esposizione dei bambini ai pesticidi, ma soprattutto delle madri e dei padri nel periodo gestazionale e preconcezionale, come causa dell’aumento di rischio di insorgenza di leucemie infantili.

L’Efsa (European Food Safety Authority, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, ndr) nel 2013, ma anche i risultati del programma di ricerca americano Agricultural Health Study condotto per anni su 50mila agricoltori e i loro familiari, afferma che l’insorgenza e l’aumento delle leucemie infantili è associato all’esposizione dei genitori a pesticidi. Un altro studio mette in relazione la presenza dei metaboliti (cioè il composto che deriva dalle trasformazioni che avvengono in organismo dalla molecola originaria) degli insetticidi piretroidi nelle urine della madre con l’aumento di rischio d’insorgenza di leucemia nei nuovi nati».

«La relazione tra esposizione ai pesticidi e aumento delle leucemie infantili è insomma abbastanza consolidata – conclude Panizza – come anche quella tra l’esposizione ai pesticidi (soprattutto organofosfati) e il morbo di Parkinson, che in Francia è considerato malattia professionale degli agricoltori. Diversi studi documentano infine una relazione tra sclerosi laterale amiotrofica (Sla) ed esposizione ai pesticidi. Così anche per linfomi non Hodgkin e tumori alla prostata». Molte evidenze, insomma, senza contare che assai sarebbe ancora da indagare l’eventuale pericolosità di miscele di più pesticidi.

DIFFICILI DA RILEVARE, DURI A MORIRE

Non si parla di raffreddori, dunque. E per imporre grandi cautele sull’impiego dei pesticidi basterebbe sapere che ben 14 di essi sono tra i composti regolamentati dalla Convenzione di Stoccolma sugli inquinanti organici persistenti (i cosiddetti POPs): si tratta di «composti tossici che si degradano poco –precisa Panizza – che ritroveremo a lungo (vedi atrazina e DDT/DDE, ndr) e che si bio-vanificano, cioè aumentano la loro concentrazione lungo la catena alimentare».
E poi composti talvolta poco o affatto rilevati.

Da un lato per colpa degli strumenti d’analisi (nel rapporto 2014 di Ispra si denunciano carenze nell’aggiornamento dei “programmi di monitoraggio”, l’inadeguatezza delle “prestazioni dei laboratori” e la scarsità di informazioni sui biocidi), dall’altro perché magari neppure ricercati: ad esempio il glyphosate, l’erbicida più usato e base del famoso Roundup di Monsanto, pur molto diffuso nelle acque, come anche il suo metabolita AMPA, è oggetto di ricerca soltanto in Regione Lombardia, tanto che la stessa Ispra suggerisce di estendere le indagini in proposito anche in altre regioni.

 

tratto da: http://curiosity2015.altervista.org/pesticidi-quando-gli-insetti-siamo-noi/

Ambiente – È allarme insetti: negli ultimi 25 anni il loro numero è diminuito del 75%

 

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Ambiente – È allarme insetti: negli ultimi 25 anni il loro numero è diminuito del 75%

Una notizia che non ha avuto il clamore che meritava. Anche noi ne abbiamo già scritto, ma senza suscitare l’interesse dovuto.

Ma ci rendiamo conto? Spariti 3 insetti su 4… Dove stiamo andando? Cosa stiamo combinando a questo mondo? Cosa lasceremo ai nostri figli?

Riporta GreenMe:

ALLARME INSETTI: NEGLI ULTIMI 25 ANNI IL LORO NUMERO È DIMINUITO DEL 75%

Allarme insetti: negli ultimi 25 anni il loro numero è diminuito del 75% in Germania e sebbene le cause siano ancora sconosciute, gli scienziati assicurano che un ruolo fondamentale è giocato dai cambiamenti climatici che potrebbero scatenare un vero e proprio ‘Armaggedon ecologico’.

Il nuovo studio pubblicato su Plus one è molto chiaro e non nasconde un certo allarmismo, soprattutto perché tutti siamo a conoscenza del ruolo fondamentale che svolgono gli insetti nel nostro Pianeta: non solo come preda nella catena alimentare ma anche come impollinatori di piante.

Le api stanno scomparendo e neanche le farfalle stanno tanto bene, con loro tanti altri insetti che piano piano non si vedono più neanche nelle riserve naturali. Come si legge nello studio, ci sono una serie di concause che stanno portando a questa moria.

In cima ci sono i cambiamenti climatici, seguiti dalla distruzione di intere aree a favore dell’agricoltura e l’uso smodato dei pesticidi e di glifosato, contro cui è in corso una vera e propria battaglia.

Gli insetti compongono circa i due terzi di tutta la vita sulla Terra, ma il loro numero è in declino. L’impressione è quella che stia creando un Pianeta sempre meno ospitale per questi essere viventi, ma se perdiamo gli insetti, tutto il sistema crollerà spiega Dave Goulson, professore di scienze della vita presso l’Università di Sussex e co-autore dello studio.

Lo studio è stato condotto da decine di entomologi in tutta la Germania che hanno con speciali tecnologie osservato vari insetti nel corso degli anni. La ricerca è iniziata nel 1989 e con il passare del tempo il calo era sempre più persistente, soprattutto nel periodo estivo

“Il fatto che il numero di insetti battenti stia diminuendo ad un tasso così elevato in un’area così vasta è una scoperta allarmante”, ha dichiarato Hans de Kroon, ecologista dell’Università di Radboud, che ha guidato la ricerca.

Gli scienziati ritengono che il fatto che questo declino si sia registrato anche nelle riserve naturali ben gestite è ancora più allarmante, perché i dati potrebbero essere peggiori nelle aree non protette.

“Non siamo in grado di definire con esattezza perché tutto ciò stia accadendo. Potrebbe essere la carenza di cibo, l’esposizione a pesticidi o entrambi. E’ chiaro che il primo aspetto è collegato ai cambiamenti climatici”, ha detto Hans de Kroon.

Cosa fare per proteggere gli insetti

Cosa possiamo fare per proteggere gli insetti in generale e in particolare le api a partire dalla nostra vita quotidiana? Ecco alcuni suggerimenti utili:
  • Piantare fiori in giardino e sul balcone
  • Contribuire a creare e a proteggere gli habitat naturali
  • Smettere di usare pesticidi e insetticidi
  • Aiutare le associazioni che si impegnano a proteggere insetti e api

Dominella Trunfio

fonte: https://www.greenme.it/informarsi/natura-a-biodiversita/25416-allarme-insetti#accept

Ecco cosa mangeremo fra pochi anni, quando il cibo non basterà più

 

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Ecco cosa mangeremo fra pochi anni, quando il cibo non basterà più

La crescita demografica imponente porterà a cambiamenti drastici delle nostre abitudini alimentari

L’Onu prevede una crescita della #popolazione mondiale dagli attuali 7 miliardi e mezzo agli 8,5 miliardi nel 2030, nel 2050 si arriverà addirittura ai 10 miliardi. La metà della crescita della popolazione mondiale sarà concentrata in 9 Paesi, India, Nigeria, Pakistan, Congo, Etiopia, Tanzania, USA, Indonesia ed Uganda. La crescita demografica mondiale sarà dunque imponente e porterà ad un aumento della domanda di cibo del 70%. Il cibo consumato attualmente proviene per il 98% dalla terra, solo il 2% dal mare.

L’agricoltura marina potrebbe sfamare il mondo

Finora abbiamo utilizzato mare ed oceano esclusivamente per cibarci di pesci, trascurandone altri componenti commestibili.

L’Accademia della Scienza Europea ha invitato esperti e scienziati a studiare l’habitat marino ed a trovare soluzioni sostenibili nel fondale degli oceani, al fine di soddisfare il fabbisogno alimentare delle nuove generazioni nel mare e negli oceani. L’ipotesi è quella di sfruttare la biomassa marina e di sviluppare un’agricoltura marina.

Plancton ed alghe: il cibo del futuro

Produrre frutti di mare ed alghe a livello industriale: questa sarebbe l’idea. Il plancton è il cibo delle balene, è un complesso di organismi acquatici, vegetali ed animali che vivono sospesi nelle acque lasciandosi trasportare dalle onde. Ricco di minerali come ferro, calcio, fosforo, magnesio, potassio, omega 3 e 6 e vitamina c, viene oggi usato nella cucina degli chef più raffinati. Il sapore? Di mare naturalmente.

Ad essere utilizzato in cucina è il fiotplancton, microrganismi di origini vegetale. Prevista anche la coltivazione di alghe, già molto usate nella tradizione culinaria asiatica. Queste piante crescono velocemente, circa 60 centimetri al giorno, dal seminarle al raccoglierle occorrono solo due settimane. Le stime per un’eventuale #Produzione sarebbero di 25 tonnellate di alghe in 5 mesi utilizzando un solo ettaro di oceano. Le alghe sono un’importantissima fonte di iodio, sali minerali, contengono più proteine delle verdure di terra, vitamine A, K, B, soprattutto B12.

Larve ed insetti, l’Unione Europea approva il loro consumo

Il Parlamento europeo ha approvato nuove regole sul commercio di nuovi alimenti, tra cui larve, vermi, insetti. Sarà più facile per i produttori immetterle nel mercato. Nel mondo sono circa 2 miliardi le persone che mangiano insetti. A consumarne di più sono l’Africa, il Messico, e il Sud-ESt Asiatico. Gli insetti più apprezzati sono i grilli, cavallette, le locuste, i bruchi di farfalle e le formiche.

 

fonte: http://it.blastingnews.com/cronaca/2017/06/ecco-cosa-mangeremo-fra-pochi-anni-quando-il-cibo-non-bastera-piu-001757703.html

Scienza – La vita sulla Terra sta collassando. Studiosi tedeschi rilevano una riduzione del 75% della biomassa di insetti volanti!

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Scienza – La vita sulla Terra sta collassando. Studiosi tedeschi rilevano una riduzione del 75% della biomassa di insetti volanti!

Uno studio effettuato da scienziati tedeschi, rileva una riduzione del 75% della biomassa di insetti volanti negli ultimi 25 anni, suggerendo la possibilità di un collasso ecologico su larga scala . I declini globali negli insetti hanno suscitato grande interesse tra gli scienziati, i politici e il grande pubblico. La perdita di diversità e abbondanza di insetti è prevista per provocare effetti a cascata sul circuito di alimentazione e per mettere in pericolo i servizi ecosistemici. La nostra comprensione dell’estensione e delle cause di fondo di questo declino si basa sull’abbondanza di singole specie o gruppi tassonomici, piuttosto che i cambiamenti nella biomassa degli insetti più rilevanti per il funzionamento ecologico.

Secondo uno studio apparso su PLOS ONE la biomassa degli insetti volanti sarebbe diminuita di oltre il 75% in 27 anni in alcune aree protette. Lo studio si è avvalso dell’utilizzo delle trappole Malaise (nell’immagine un esempio), trappole entomologiche progettate proprio per gli insetti volanti. Queste ultime sono state dispiegate in 63 aree protette della Germania e sono state lasciate attive per oltre 27 anni. Il risultato? La biomassa degli insetti volanti è diminuita di addirittura il 76% ma ciò non fa stupire più di tanto entomologi e animalisti: questi risultati, infatti, si allineano con quei declini recentemente riportati anche da altri studi e analisi soprattutto per quanto riguarda insetti quali farfalle, api selvatiche e falene.

Tuttavia lo studio aggiunge un ulteriore dato che probabilmente è quello più preoccupante: è l’intera comunità degli insetti volanti ad essere decimata negli ultimi decenni e non specie specifiche. Non esiste ancora una spiegazione riguardo questo declino ma si pensa siano coinvolti fattori su larga scala, probabilmente legati al tipo di habitat e soprattutto ai cambiamenti climatici estremi. Tuttavia ulteriori ricerche dovranno integrare questi dati anche per comprendere la dimensione geografica del declino numerico in relazioni ad altre aree del globo.

Il 2017 ha registrato un picco di morie animali senza precedenti. I dati sono allarmanti: pesci, mammiferi, uccelli e insetti continuano a morire in un ecatombe che non sembra avere fine. Cosa sta succedendo al pianeta Terra, e quali sono le conseguenze per l’umanità?

Nel 1979, lo scienziato inglese James Lovelock propose l’Ipotesi Gaia, un teoria secondo la quale il pianeta Terra sarebbe un unico grande organismo vivente. In questa visione, la flora e la fauna planetaria sarebbero parte di questo organismo, un po’ come se fossero le cellule che ne permettono la vita, e noi, esseri umani, faremmo parte di questo organismo.  Se consideriamo plausibile questa teoria e prendiamo in considerazione gli allarmanti dati sulle morti di massa animali che si stanno verificando da qualche anno, allora dovremmo concludere che il pianeta Terra sta collassando e morendo!

fonte: http://www.complottisti.com/la-vita-sulla-terra-sta-collassando-studiosi-tedeschi-rilevano-una-riduzione-del-75-della-biomassa-di-insetti-volanti/

L’ultimo allarme OMS: “lʼ80% della popolazione mondiale è a rischio malattie da insetto, quali zanzare, mosche e zecche” e parliamo di un rischio di 700.000 vittime l’anno.

 

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L’ultimo allarme OMS: “lʼ80% della popolazione mondiale è a rischio malattie da insetto, quali zanzare, mosche e zecche” e parliamo di un rischio di 700.000 vittime l’anno.

 

Malattie da insetto, Oms: “A rischio lʼ80% della popolazione mondiale”

Sono oltre 700mila le vittime registrate ogni anno. Tra le specie più pericolose figurano zanzare, mosche e zecche

Oltre l’80% della popolazione mondiale rischia di contrarre un’infezione dagli insetti. Tra le specie più pericolose figurano zanzare, mosche e zecche, che possono trasmettere patologie quali malaria, filariasi linfatica, leishmania, malattia di Chagas, di Lyme ed encefalite.

E’ l’allarme lanciato dall’Oms, che ha deciso di inserire tra le sue priorità il controllo degli insetti con un Piano di risposta globale e una lista di obiettivi da raggiungere entro il 2030.

Più di 700mila vittime ogni anno – Secondo gli esperti, il 40% della popolazione mondiale rischia di contrarre anche due o più malattie contemporaneamente.

I principali insetti vettori di malattie uccidono ogni anno più di 700mila persone e le popolazioni più a rischio sono quelle che vivono in povertà nelle aree tropicali e subtropicali. La rapida urbanizzazione senza controllo, l’aumento di viaggi e commerci internazionali, la modifica dell’agricoltura e i cambiamenti ambientali hanno incrementato la diffusione di questi insetti, mettendo a rischio sempre più persone.

Maggiore controllo degli insetti – L’obiettivo dell’Oms è quello di riallineare i programmi di controllo degli insetti nei vari Paesi, con l’aiuto dei progressi tecnici raggiunti negli anni, dei sistemi di sorveglianza rinforzati e di un maggiore coinvolgimento della comunità.

“Stiamo assistendo ad una ricomparsa sempre più marcata di malattie emergenti e riemergenti, che il mondo non è preparato ad affrontare”, ha affermato Margaret Chan, direttore uscente dell’Oms.

La diffusione di Zika, la ricomparsa della dengue e la minaccia emergente della chikungunya “sono il risultato di politiche di controllo deboli delle zanzare dagli Anni Settanta ad oggi.

Gli sforzi e i fondi spesi per il controllo degli insetti si sono ridotti parecchio”, ha osservato Chan. Il piano dell’Organizzazione mondiale della sanità intende ridurre la mortalità per le malattie da insetto del 75% e l’incidenza del 60% entro il 2030, per prevenire epidemie in tutti i Paesi a rischio.

 

fonte: http://www.tgcom24.mediaset.it/salute/malattie-da-insetto-oms-a-rischio-l-80-della-popolazione-mondiale-_3075543-201702a.shtml

Fuori controllo l’invasione degli insetti transgenici. Perchè nessuno ne parla?

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Fuori controllo l’invasione degli insetti transgenici. Perchè nessuno ne parla?

L’articolo che Vi proponiamo risale all’anno scorso. Da allora nulla è cambiato, nel senso che nessuno, ma proprio nessuno ci informa di quello che sta accadendo.

Fuori controllo l’invasione degli insetti transgenici

Nel luglio scorso è stata evitata per un soffio l’immissione nell’ambiente di decine di migliaia di insetti transgenici a poca distanza dai confini italiani. Ma dal 2009 ad oggi sono già decine di milioni gli esemplari liberati nel mondo.

Decine di milioni di insetti geneticamente modificati liberi nell’ambiente. Non è un incubo né un fanta-thriller; è la realtà. Di cui pressoché nessuno parla, che pressoché nessuno spiega perché così nessuno si preoccupa o protesta. Dal 2009 l’azienda leader in questo campo, l’inglese Oxitec, sta immettendo nell’ambiente decine di milioni di esemplari nei quali sono state introdotte alterazioni genetiche con l’obiettivo (almeno quello dichiarato), a seconda dei casi, di rendere sterili gli accoppiamenti per ridurre il numero di eventuali parassiti o rendere inoffensivi insetti portatori di patologie per l’uomo. A due passi dal confine italiano si è evitato per un soffio, nel luglio 2015, il rilascio di decine di migliaia di mosche dell’olivo che la Oxitec voleva realizzare a Tarragona, in Spagna. L’intenzione è stata portata alla luce dall’associazione TestBiotech insieme ad altri movimenti, che hanno sollevato un polverone tale da indurre il governo spagnolo a non concedere l’autorizzazione. Peraltro negli ultimi anni è stata messa a punto una tecnica chiamata gene drive, grazie alla quale una determinata mutazione riesce a replicarsi da un cromosoma all’altro e viene trasmessa ai discendenti anche eludendo le regole della normale riproduzione sessuale, diffondendosi dunque con grande rapidità nell’intera popolazione di insetti e nell’ecosistema in maniera irreversibile.

Dal 2009 in silenzio

Di fatto, è dal 2009 che la Oxitec ha iniziato a rilasciare nell’ambiente milioni di esemplari di insetti geneticamente modificati. In quell’anno l’azienda, che conta tra le proprie fila molti tecnici arrivati direttamente da Sygenta, ha iniziato dalle Isole Cayman, territorio inglese senza legislazioni in materia di biosicurezza, diffondendo zanzare allo scopo dichiarato di combattere la febbre dengue. Sono stati modificati geneticamente esemplari di Aedes aegypti, responsabili della trasmissione della dengue, poi sono stati allevati in laboratorio e nutriti con tetracicline, cioè antibiotici; nell’ambiente sono stati liberati i maschi, che non pungono, che si accoppiano con le femmine dando luogo a discendenti portatori dell’alterazione che ne provoca la morte in assenza di nutrimento a base di tetracicline. Nel 2010 è stata la volta della Malesia, nel 2011 sono iniziati gli esperimenti in Brasile, sempre direttamente nell’ambiente, nel 2014 a Panama. Tra il 2001 e il 2002 in Arizona c’erano già stati test in campo aperto su aree limitate.

L’estate 2015 ha visto la liberazione di milioni di zanzare transgeniche nella zona di Piracicaba in Brasile, «rilascio dalle dimensioni maggiori rispetto a tutti gli altri» ha spiegato il responsabile del progetto in loco, Guilherme Trivellato, riferendosi all’area coperta: l’equivalente di 65 campi da calcio con 5.200 persone che ci vivono. E il rilascio proseguirà fino a marzo 2016, arrivando a 30 milioni di esemplari immessi nell’ambiente. «La verità? Quello che sta succedendo a Piracicaba è un esperimento, non esistono studi che consentano di affermare che non ci sono rischi» ha detto José Maria Gusman Ferraz del ministero brasiliano della scienza e tecnologia.

Ma tutto questo serve almeno contro la dengue? Dai primi dati sembrerebbe di no. I risultati delle Cayman lasciano trasparire l’inefficacia di questa strategia: sono stati liberati ogni settimana 2,8 milioni di esemplari maschi modificati per ridurre gli esemplari originari solo di 10.000 unità. Ma la cosa che lascia perplessi gli attivisti di GeneWatch, come spiegano, «è che non è stato monitorato l’impatto della liberazione di queste zanzare modificate sull’incidenza della dengue», unica cosa che sarebbe interessante verificare. «Peraltro, ridurre una specie di questo insetto» spiegano ancora da GeneWatch, «fa aumentare il numero di una specie rivale,Aedes albopictus, vettore importante di dengue e chikungunya che potrebbe essere molto più difficile da eradicare rispetto allaAedes aegypti; inoltre il virus potrebbe mutare e già ci sono segnali di queste circostanze».

La Oxitec lavora anche su parassiti delle colture agricole; per esempio, ha sviluppato esemplari transgenici di farfalla cavolaia, di mosca dell’olivo e di mosche della frutta. L’intenzione è quella di ridurre il numero di insetti “normali” perché si fa in modo che le femmine, dopo essersi accoppiate con maschi transgenici, muoiano allo stadio larvale. L’azienda inglese ha inoltre in animo di combinare piante geneticamente modificate con insetti transgenici per cercare di rallentare la diffusione della resistenza alle tossine contenute nelle stesse colture ogm. Un “esercito” di parassiti del cotone con alterazioni genetiche (contenenti un gene marcatore fluorescente e sterilizzati utilizzando radiazioni) è stato liberato nell’ambiente dal 2006 al 2008 negli Stati Uniti nell’ambito di un piano di controllo degli insetti dannosi e se ne stanno studiando esemplari che resistano alla tossina Bt di mais e cotone. Inoltre, è stato mappato il genoma delle api e nel 2011 la rivistaNatureha riportato l’intenzione degli scienziati di «costruire un’ape migliore»; i ricercatori stanno anche dandosi da fare per mappare il genoma di centinaia di altri insetti e atropodi.

I rischi

«In mancanza di una completa valutazione dei rischi, non si può avere consapevolezza delle conseguenze di questi esperimenti» aggiungono da GeneWatch, essendo peraltro ben chiaro che ai movimenti degli insetti non si possono mettere confini né limiti. «Ci sono tanti meccanismi grazie ai quali questi insetti modificati geneticamente possono sopravvivere e disseminarsi ovunque e si pensi al fatto che in laboratorio almeno un 3% degli esemplari ha mostrato di riuscire a sopravvivere anche senza alimentarsi con tetracicline. Quando queste zanzare sono state alimentate con cibo per gatti industriale contenente pollo trattato con tetracicline, la loro sopravvivenza è aumentata dal 15 al 18%. Inoltre, spesso vengono rilasciate anche femmine che rimangono nei gruppi liberati; le femmine sono quelle che pungono, alle Isole Cayman ne sono state individuate 5.000 ogni milione di maschi. Quelli che sopravvivono possono poi evolversi con mutazioni genetiche tali da diventare resistenti ai meccanismi stessi che dovrebbero farli soccombere». Un altro rischio, sempre secondo GeneWatch, è la disseminazione ulteriore nell’ambiente della resistenza agli antibiotici che potrebbe passare al sangue umano. Poi, anche l’uso di ceppi non autoctoni potrebbe portare non poco scompiglio.

Ma il peggio deve venire

Quello che ha portato la stessa rivistaNature, con un editoriale nell’agosto scorso, a mettere in chiaro come non si possano più ignorare i rischi, è la ulteriore evoluzione di queste tecniche di manipolazione genetica degli insetti, chiamatagene drive. Praticamente, il gene modificato riesce a “saltare” da un cromosoma ad un altro nello stesso individuo, quindi tutto lo sperma o le uova di quell’esemplare porteranno il tratto transgenico, non solo la metà di essi come avviene con l’accoppiamento. Il metodo, che si sta attualmente applicando, permette appunto di diffondere le alterazioni eludendo persino le normali regole dell’accoppiamento, quindi con maggiore velocità e irreversibilità. Come riportato sempre su Nature, il 30 luglio la National Academy of Sciences, Engineering and Medicine (NAS) americana ha organizzato il primo di una serie di meeting con l’intento di chiarire i pericoli di tali operazioni. Il nuovo metodo può rapidamente modificare non un singolo organismo, bensì una intera popolazione, con una modalità che aumenta esponenzialmente le probabilità che l’alterazione venga trasmessa alle generazioni successive. La tecnica potrebbe essere utilizzata per rendere le zanzare incapaci di trasmettere la malaria o per eliminare specie invasive, ma sta di fatto che possono esserci impatti ambientali inimmaginabili e attualmente non studiati, per di più non reversibili. «Una volta che si parte, non si torna più indietro» ha detto Walter Tabachnick, genetista dell’università della Florida. E Kevin Esvelt, un bioingegnere della Harvard Medical School di Boston, ha costituito un gruppo di scienziati insieme ai quali chiede a gran voce che vengano definite strategie di contenimento per la ricerca in questo campo.

Il problema è che non ci sono legislazioni apposite e le maglie sono larghissime. I pochi obblighi esistenti sono molto facilmente eludibili.

Cosa fare

Il rischio, di fronte a tutto questo, è di sentirsi impotenti. Le decisioni vengono prese spesso in silenzio, senza informare correttamente la popolazione e quindi si fatica ad ottenere le informazioni che permetterebbero di far sentire la propria voce critica e di chiedere tutele e garanzie per la salute e l’ambiente. Vi forniamo però alcuni suggerimenti che possono, se non altro, far presente che la sensibilità dei cittadini cresce e che possono mettere le autorità nella posizione di sentirsi “monitorate” anche in Italia.

Scrivete al Cnr. Scrivete al Consiglio Nazionale delle Ricerche, indirizzando la vostra lettera al presidente, Luigi Nicolais. Stampatevi le fonti bibliografiche che qui trovate citate, esprimete la vostra preoccupazione, fate presente che manterrete alta l’attenzione e chiedete che il Cnr si faccia promotore di un appello nei confronti dei ricercatori e degli scienziati che chieda il pieno rispetto del principio di precauzione. Cnr, all’attenzione del presidente prof. Luici Nicolais, piazzale Aldo Moro 7, 00185 Roma; tel 06-49933200, email presidenza@cnr.it.

Scrivete al Ministero dell’Ambiente e a quello della Ricerca scientifica. Anche in questo caso, Stampatevi le fonti bibliografiche che qui trovate citate, esprimete la vostra preoccupazione, fate presente che manterrete alta l’attenzione e chiedete che il ministro, in prima persona, si prenda l’impegno di aprire un dibattito con la cittadinanza e di informare correttamente la popolazione qualora si dovessero verificare situazioni anche in Italia in cui viene richiesta l’autorizzazione alla ricerca in laboratorio su insetti transgenici o al rilascio nell’ambiente. Ministro dell’Ambiente, via Cristoforo Colombo 44, 00147 Roma, tel. 06-57221, email URP@minambiente.it; Ministro dell’Università e Ricerca, via Michele Carcani 61, 00153 Roma, tel. 06-97721, email urp@istruzione.it e segreteria.duar@miur.it.

Scrivete alla Oxitec. Potete esprimere la vostra preoccupazione e chiedete che vi vengano forniti tutti gli studi in loro possesso che hanno accertato la sicurezza dell’immissione nell’ambiente di insetti transgenici. Scoprirete che i dati a disposizione sono veramente pochissimi. Oxitec Ltd, 71 Innovation Drive, Milton Park, Abingdon, UK OX14 4RQ, tel +44 (0) 1235 832 393, email info@oxitec.com.

Se qualcuno vi risponde, contattateci e inviateci il materiale; sarà interessante esaminarlo.

di Beatrice Salvemini

Fonte: http://www.terranuova.it/Ambiente/Fuori-controllo-l-invasione-degli-insetti-transgenici