L’incredibile verità sull’immigrazione. E l’ha scoperta un giovane blogger, mica le Istituzioni o i giornalisti …Come mai? Perchè? …E guardate che tutto questo significa una truffa di miliardi di Euro sulla pelle di migliaia di persone che ci sono morte…!!!

immigrazione

 

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L’incredibile verità sull’immigrazione. E l’ha scoperta un giovane blogger, mica le Istituzioni o i giornalisti …Come mai? Perchè? …E guardate che tutto questo significa una truffa di miliardi di Euro sulla pelle di migliaia di persone che ci sono morte…!!!

 

Incredibile.

Guardate attentamente questo video… dovrebbe essere tutto, ma proprio tutto vero…

E allora?

Insomma tutto gira intorno ai soldi… e sulla pelle di migliaia di persone…!

Lo studente Luca Donadel smonta i racconti della propaganda dell’invasione e le sue video-inchieste diventano virali sui social

Luca Donadel è l’uomo del momento sui social network. Il suo video “La verità sui MIGRANTI” è sul web da circa 4 giorni, ma sta per raggiungere un milione di visualizzazioni. Non è il primo che produce, e sicuramente non sarà l’ultimo. Le video-inchieste che produce diventano virali in pochi giorni, facendo il giro della rete e smontando le fake news buoniste.

clicca QUI per il video

 

Luca è uno studente di comunicazione all’Università di Torino che spesso sente il bisogno di smontare le bufale che circolano sulla rete e sui mainsteam media. Prima degli immigrati, ha parlato di Trump e Brexit, riscuotendo successo sul web.

Ecco l’intervista a Luca Donadel


Sei partito dal bisogno di fare fact-checking, ossia sottoporre alla prova di realtà le informazioni che si leggono sui giornali o sui media mainstream. Volendo, non è quindi difficile fare questa operazione. Seguendo il tracciato delle navi scopri che hanno un solo punto d’approdo…

Esattamente, non è difficile. La mia ricerca è partita spinta dalla curiosità, su cui poi ho voluto fare un video. Però indubbiamente, se ci riesco io che sono ancora uno studente e non sono un grande giornale, è strano che i mainstream media non riportino queste notizie ma che spesso mistifichino. Anche i luoghi e i punti dove vengono raccolti i migranti: un conto è scrivere “al largo delle coste libiche”, che è generico ma non falso, mentre invece scrivere “raccolti nel canale di Sicilia” quando i tracciati AIS dimostrano che non è così risulta scorretto. Non si può provare che sia fatto con malizia ma comunque il dubbio viene.


Giustamente parli di business, è una spiegazione molto semplice e sotto gli occhi di tutti. Però ci si domanda: siccome gli affari sono sostenuti dal Ministero dell’Interno con soldi pubblici, quale sarà il ritorno?

Una cosa che nel video non ho citato abbastanza è il fatto che ci siano nuovi posti di lavoro nel settore dell’accoglienza. Non solo per i soldi pubblici che finiscono nelle tasche di privati, ma è anche per il peso dei voti che questo processo sposta: le persone votano chi gli garantisce di tenersi il posto di lavoro. È una sorta di ricatto politico.


Luca, quanti hanni hai? Studi ancora?

Ho 23 anni e studio scienze della comunicazione all’università di Torino.


Cosa ti piacerebbe fare dopo la laurea?

Sinceramente devo ancora decidere. La pagina l’ho aperta nemmeno un anno fa, e nei vecchi post si può vedere che la usavo per caricare i miei lavori e per presenziare alle convention di marketing e comunicazione. Circa sei mesi fa ho caricato il mio primo video su Brexit, che è stato fatto di impulso dopo tutte le notizie che circolavano. Sembrava che dovessero arrivare le cavallette e la fine del mondo fosse prossima. Quello è stato il mio inizio e sto iniziando a valutare l’idea di realizzare reportage come giornalista indipendente.

Senti Luca, ma com’è che si arriva a fare centinaia di migliaia di visualizzazioni sul web? Con la forza dei contenuti o ci sono altre strategie?

Avere un pò di basi su come funziona il mondo dei social network ti aiuta. Però penso che la vera fonte sui social siano le persone, che permettono a una condivisione di diventare virale. Il mio post è arrivato in pochissimo tempo a 25mila condivisioni ed è stato visto da oltre 700mila persone, senza particolari strategie. Ci sono le persone che guardano il video, e sono sempre le persone che decidono qual è il contenuto meritevole di essere visto. È quello che io chiamo “libero mercato dell’informazione”, che rompe quella teoria che nella comunicazione di massa è chiamata “spirale del silenzio”. In un mondo in cui ci sono i mass media che detengono l’informazione, possono decidere di influenzare l’opinione pubblica su determinati argomenti. Col web invece si dà la possibilità alle persone di fare liberamente contenuti e di commentarli stimola anche il dibattito, che è lo scopo ultimo della mia pagina.


Vedo che hai fatto un video anche sull’Islam…

È quello che io considero la mia nona sinfonia, perché per realizzare quel video ho dovuto lavorare moltissimo. Libri su libri, comprese due edizioni del Corano. Per fare informazione, bisogna arrivare ad un certo livello di profondità. Ma il difficile della comunicazione su internet è che ci sono un sacco di persone che condividono notizie molto superficiali. Per ottenere la fiducia delle persone bisogna dimostrare di verificare le proprie informazioni nel modo più sicuro possibile. 

Secondo te Luca, questo modo di fare comunicazione che vede nella forza dell’argomentazione il modo per imporre il contenuto e combattere le fake news, è sufficiente per controbattere alla propaganda dei media mainstream?

Io penso che su internet girino molte bufale, ma l’argomento delle fake news è molto controverso. Penso al DDL Gambaro, che è una cosa abominevole. Vi invito a leggere questa proposta di legge: io l’ho fatta leggere anche al mio professore di diritto, cose del genere non si erano mai viste neanche durante l’Unione Sovietica. In base a quali parametri un giudice può decidere che una notizia è faziosa oppure no? I siti che fanno girare le vere bufale non ci mettono mai nome, firma e faccia; questi sono già indicatori. Gli utenti, informandosi, possono contrastare questo fenomeno. Un Ministero della verità statalizzato, che decide che cosa sia una fake news e cosa no, è molto pericoloso.

Quanto tempo ci hai messo per sintetizzare i 9 minuti di questo video?

Le persone vedono un video di 8-9 minuti, ma dietro c’è un gran lavoro. Io cerco di fare dei video non troppo lunghi, perché poi annoiano. Anzitutto c’è un’ispirazione su un argomento, poi c’è un periodo di raccolta delle informazioni che può durare anche settimane. C’è poi la fase di montaggio del video, che io costruisco partendo sempre da una sorta di copione scritto e che poi recito davanti alla telecamera. Solo il montaggio comporta almeno 3 giorni di lavoro.


Hai detto prima che ti piacerebbe fare il giornalista indipendente. Ma come si fa? Il mondo del giornalismo è stato per molto tempo una casta chiusa, anche se questi nuovi mezzi di comunicazione hanno aperto un assalto al fortino del giornalismo tradizionale. Ma che progetto di business hai in mente, che permetta di fare profitti e stare in piedi economicamente?

Secondo me siamo di fronte a un cambio drastico del modello di business, e di come viene concepita l’editoria online. La cosa che io trovo tragica è che molti giornali, nelle loro redazioni online, iniziano a condividere informazioni abbastanza frivole oppure cercano modelli di business che bloccano l’accesso alle notizie dopo che se ne sono guardate 10, ma permettono l’accesso illimitato dopo pagamento di una cifra. Sarò onesto: ciò che secondo me ti rende veramente valido agli occhi di un lettore è la fiducia. Se il lettore ritiene valide le analisi che faccio, è disposto a pagare per ciò che faccio perché si fida. Come si evolverà il mondo del giornalismo non lo so, ma dal mondo arrivano anche esempi di influencer che vivono grazie alle donazioni collettive degli utenti. Il problema per l’editoria on-line credo sia anche questo: le persone non trovano più motivi per cui pagare per una notizia, quando possono leggerla gratuitamente su un blog. Penso che una nuova spinta al mondo del giornalismo potrebbe arrivare dal modo di costruire le notizie ben articolate e ben argomentate, che facciano capire alle persone che vale la pena pagare per quelle notizie.
In chiusura, una battuta su come si fa a fare questo tipo business: se ciascuna persona che ha visualizzato il video di Luca (fino ad oggi) donasse un singolo euro, Luca raccoglierebbe in un batter d’occhio ben 706mila euro.