Il pandoro Maina? Un dolce solo per adulti! – Per le sostanze che contiene NON è adatto al consumo dei bambini! Ed è solo un esempio…

 

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Il pandoro Maina? Un dolce solo per adulti! – Per le sostanze che contiene NON è adatto al consumo dei bambini! Ed è solo un esempio…

Il Salvagente riporta il caso del pandoro Maina: dalle analisi la presenza di ocratossina sarebbe nella norma per il consumo adulto, ma non per i consumo da parte dei bambini.

Ma è solo un esempio. Chissà quali e quanti prodotti sono in queste condizioni…

 

Da: Il Salvagente

Il pandoro Maina? Un dolce solo per adulti

Il pandoro è un prodotto per bambini o per adulti? Dal punto di vista delle leggi che ne regolano la produzione, non c’è dubbio: è un prodotto per adulti. Dal punto di vista della logica e della consuetudine natalizia, invece, è anche un prodotto per bambini.

Attenti, però, con la logica si possono compiere errori pesanti. Come dimostra un test condotto dall’associazione Cova contro un’associazione lucana di volontariato ambientale nata nel 2013, che realizza analisi ambientali, informazione, sensibilizzazione e, più in generale, contrasto alle eco-mafie.

L’associazione, poche settimane fa, ha in un supermercato di Bolzano due pandori Maina (lotto 773058 scadenza 30/04/18) e ha cercato oltre un centinaio di residui di fitofarmaci, aflatossine totali e ocratossina A. Ottimi i risultati sui fitofarmaci: nessuna molecola è stata rilevata nei laboratori della Ul. Un po’ meno le determinazioni dell’ocratossina A. O meglio, con 0,89 mcg/kg, a fronte di un limite di legge di 3 mcg/kg per questo alimento, gli adulti possono consumarlo con tutta tranquillità, dato che siamo abbondantemente tre volte sotto il limite. Il discorso diventa molto diverso se consideriamo di allietare i bambini (ricordiamo che per legge si definiscono tali solo se sotto i tre anni) durante le prossime feste di fine anno. In quel caso, il limite di legge sarebbe di 0,5 mcg/kg e il pandoro Maina non potrebbe essere indicato e venduto come alimento destinato ai piccoli consumatori.

Piccoli da difendere (ma solo fino a tre anni)

La logica la conoscete bene, è quella di tutelare i più piccoli e considerare invece come adulti,esattamente come un individuo di 60 anni, i bambini anche di soli 4 o 5 anni. Una logica che non ci ha mai convinto e che abbiamo più volte denunciato dalle nostre pagine.

“Questa presunzione di identica risposta dell’organismo nei confronti di alcuni rischi, fra cui le micotossine, non è sostenibile” l’aveva definita il professor Alberto Ritieni, uno dei maggiori esperti di micotossine, suggerendo al legislatore di “prevedere una fascia intermedia per un passaggio graduale da bambino ad adulto. Oppure, un limite unico più protettivo per ambedue le fasce”.

I pericoli delle Ocratossine

La tossicità delle ocratossine, d’altronde, è nota. Meno se ne assumono, meglio è, sostiene l’Efsa, l’Agenzia europea sulla sicurezza alimentare. Inoltre, la Iarc ha posto l’accento sulla correlazione tra l’assunzione di micotossine presenti negli alimenti e nei mangimi e la possibile insorgenza di effetti nocivi di diverso tipo sulla salute umana e degli animali. L’Agenzia si è anche soffermata sulle ocratossine sostenendo che in seguito all’azione lesiva delle micotossine sulle cellule, si può avere un’azione nefrotossica sui reni (ocratossina A), teratogena quando causano uno sviluppo anormale del feto (ocratossina A) e cancerogena. Sono inoltre immunosoppressive e riducendo la naturale resistenza alle malattie infettive sono anche immunotossiche.

Il crowdfunding delle analisi

L’analisi del prodotto Maina è stata finanziata nell’ambito del progetto GAS – Gruppo di Analisi Solidali, mettendo insieme un ristretto gruppo di consumatori interessati alle prove del prodotto, che hanno contribuito economicamente al pagamento della stessa. Una sorta di crowdfounding molto innovativo che poi prevede la pubblicazione sul giornale on line Punto eBasta.

tratto da: https://ilsalvagente.it/2017/11/15/il-pandoro-maina-un-dolce-solo-per-adulti/28042/

 

Tonno, fino a 36 volte più inquinato in alcuni mari. Ecco i consigli de Il Salvagente per evitarlo al supermercato!

 

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Tonno, fino a 36 volte più inquinato in alcuni mari. Ecco i consigli de Il Salvagente per evitarlo al supermercato!

 

Tonno, fino a 36 volte più inquinato in alcuni mari. Ecco come evitarlo al supermercato

Occhio alla scatoletta! Secondo una nuova ricerca dalla Scripps Institution of Oceanography presso l’Università della California di San Diego, riportata dal portale EcoWatch, i livelli di inquinanti organici persistenti (Pop) nel tessuto muscolare del tonno pinna gialla pescato nelle aree più industrializzate del Nord-Est dell’Oceano Pacifico e Oceano Atlantico Nord-Est può essere fino a 36 volte superiore a quello del tonno pescata nelle acque incontaminate dell’Oceano Pacifico occidentale.

Pesticidi e Pcb

I pop possono essere resistenti alla degradazione e possono accumularsi nell’ambiente e passare da una specie all’altra attraverso la catena alimentare. Comprendono pesticidi, ritardanti di fiamma e policlorobifenili (PCB) – un composto vietato, altamente pericoloso utilizzato per vernici, materiale elettrico e altri prodotti. Nello studio, pubblicato sulla rivista Environmental Health Perspectives, – continua EcoWatch – i ricercatori hanno analizzato i livelli contenuti in 117 tonno pinna gialla pescato in tutto il mondo. È stato notato che il 90 per cento del tonno catturato nell’Oceano Atlantico nord-est e oltre il 60 per cento di quelli catturati nel Golfo del Messico conteneva livelli di inquinante che avrebbe innescato la salute avvisi di sicurezza per le persone con maggiori rischi di malattie di origine alimentare, comprese le donne in gravidanza e in allattamento e le persone con sistema immunitario compromesso.

Come scegliere il tonno

Come si fa a capire se il tonno acquistato al supermercato viene dalle zone più inquinate? Le aree di pesca nei mari internazionali sono denominate secondo la numerazione decisa dalla Fao. Per esempio, il mar Mediterraneo corrisponde alla zona Fao 37. Le due zone incriminate per alto inquinamento, L’oceano Atlantico Nordorientale e il Pacifico nordorientale sono indicate rispettivamente con le zone Fao 27 e 61 e 67. Ma se nel caso del tonno fresco, così come per tutti gli altri prodotti ittici freschi, è obbligatorio per legge indicare al consumatore la zona di pesca di provenienza, purtroppo per quanto riguarda il prodotto lavorato, questa pratica è affidata alla buona volontà delle aziende. Grazie alla pressione dei consumatori per avere maggiori trasparenza e alla campagna “Tonno in trappola” di Greenpeace, i maggiori marchi italiani forniscono le informazioni necessarie per conoscere la zona Fao di pesca direttamente sulla confezione o inserendo il codice sulla scatola in un motore di ricerca del sito. Coop, Conad, Riomare, As do mar, Nostromo sono tra questi. Fortunatamente, la maggiori parte del tonno pescato e inscatolato per il mercato italiano viene dall’oceano indiano e pacifico centro meridionale, ma questo non vuol dire che il consumatore non debba controllare con attenzione quando acquista e prediligere le aziende che puntano sulla trasparenza.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/08/11/tonno-fino-a-36-volte-piu-inquinato-in-alcuni-mari-ecco-come-evitarlo-al-supermercato/24860/