Per non dimenticare: Kim Phúc ieri ed oggi. La bambina colpita dal Napalm mentre gli Americani esportavano la democrazia in Vietnam

 

 Kim Phúc

 

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Per non dimenticare: Kim Phúc ieri ed oggi. La bambina colpita dal Napalm mentre gli Americani esportavano la democrazia in Vietnam

 

Per non dimenticare: Kim Phúc ieri ed oggi.

La bambina colpita dal Napalm mentre gli Americani esportavano la democrazia in Vietnam.

Napalm sulla pelle: dopo 40 anni, Kim Phúc porta ancora i segni della Guerra del Vietnam.

Conosciuta come la bambina del Vietnam, Kim Phúc è stata resa celebre da uno scatto di un fotografo che l’ha immortalata, completamente nuda, durante la fuga dal suo villaggio.

È il 1972, in Vietnam c’è la guerra. Phúc è stata colpita sulla schiena e sul braccio durante i bombardamenti con il Napalm (un derivato dell’acido naftenico e dell’acido palmitico utilizzato per costruire bombe e mine incendiarie, ).

Le sue foto fanno il giro del mondo. Dopo 40 anni, la bambina vietnamita, ora diventata donna, porta ancora i segni di quella tragedia. Oltraggio che Phúc ha cercato di curare in tutti i modi e fiera mostra i progressi fatti dopo un trattamento con il laser.

 

Quel giorno…

Nel giugno del 1972 i soldati statunitensi avevano cominciato da tempo un graduale ritiro dal Vietnam meridionale, ma i combattimenti con le forze del nord comunista erano rimasti molto intensi in diverse zone del paese. L’8 giugno, in un paesino di nome Trang Bang, un gruppo di cacciabombardieri dell’aviazione sudvietnamita attaccò con le bombe al napalm un’area attaccata in precedenza da due divisioni nordvietnamite, e intorno a cui si combatteva da diversi giorni.

Kim Phúc, che allora viveva a Trang Bang con la sua famiglia, si riparava da tre giorni nel tempio Cao Dai (una religione monoteista diffusa in Vietnam e fondata negli anni Venti del Novecento) quando le bombe al napalm cominciarono a cadere sull’edificio. Per errore i cacciabombardieri sudvietnamiti stavano sganciando bombe al napalm sulle posizioni dei soldati sudvietnamiti che cercavano di resistere all’attacco e su diverse costruzioni in cui si erano rifugiati i civili, tra cui il tempio. Il napalm è una sostanza acida altamente infiammabile, che venne sganciato a tonnellate nelle operazioni militari in Vietnam. Il braccio sinistro di Phúc prese fuoco assieme ai suoi vestiti, che si strappò di dosso. Insieme ai suoi fratelli e ai suoi cugini scappò dal tempio e cominciò a correre – gridando “Scotta! Scotta!” – lungo la strada, unendosi a soldati sudvietnamiti e ad altri abitanti del villaggio che andavano verso le posizioni controllate dall’esercito sudvietnamita. Il fotografo dell’Associated Press Huynh Cong “Nick” Ut scattò l’immagine dei bambini e dei soldati sudvietnamiti in fuga: al centro di una delle sei foto scattate da Ut quel giorno e spedite ad Associated Press, c’era Kim Phúc.

Poco dopo aver scattato la foto Ut, che aveva 21 anni, fece salire la bambina su un furgoncino di Associated Press e la portò in un piccolo ospedale. Ut ricorda che mentre era a bordo del furgoncino la bambina piangeva e diceva che stava per morire. Una volta lasciata Kim all’ospedale, Ut tornò a Saigon, sviluppò la pellicola nel suo studio e la girò ai suoi superiori. La foto venne pubblicata nei giorni successivi in molti dei principali quotidiani statunitensi – finì in prima pagina sul New York Times del 9 giugno – e in generale fece molta impressione nell’opinione pubblica. Ancora oggi è una delle foto più famose di tutto il conflitto. Dopo la guerra, Phúc iniziò a studiare medicina ma fu costretta ad abbandonare la scuola dal governo, che la obbligò a lavorare come guida turistica e da “simbolo vivente” in tour guidati per i giornalisti stranieri. Anche il primo ministro vietnamita Phạm Văn Đồng si interessò alla sua storia, la conobbe personalmente e permise che andasse a studiare a Cuba. Qui Phúc conobbe un giovane ragazzo vietnamita: si sposarono nel 1992. Dopo il viaggio di nozze a Mosca, decisero di abbandonare i paesi comunisti e scapparono in Canada: oggi vivono ancora lì, in periferia di Toronto, e hanno due figli di 21 e 18 anni.

Come sta Phúc
Kim Phúc non si è mai ripresa del tutto dalle ferite riportate nel bombardamento al napalm dell’8 giugno 1972. I dottori stimarono che circa un terzo del suo corpo aveva subito delle gravissime bruciature. Ai tempi le persone che soffrivano ustioni così gravi morivano se anche solo il 10 per cento del loro corpo ne era stato affetto. Phúc in qualche modo si salvò, ma la sua vita è rimasta condizionata da quel giorno. Il napalm infatti aveva fatto sì che il fuoco bruciasse la sua pelle molto a lungo, distruggendo vari strati di collagene – la principale proteina che si trova nella pelle – e lasciando cicatrici spesse quasi quattro volte un normale strato di pelle. Negli anni ha subito diversi interventi di chirurgia, nessuno dei quali ha eliminato il dolore. Racconta Associated Press:

Negli anni Kim Phúc ha dovuto eseguire dolorosi esercizi per mantenere una certa capacità di movimento: eppure il suo braccio sinistro – quello coperto di cicatrici – non ha la stessa liberà di quello destro, e il suo desiderio di imparare a suonare il pianoforte è stato vanificato da una certa rigidità nella mano sinistra. Movimenti quotidiani come tenere la borsetta sulla spalla sinistra sono semplicemente troppo difficili, per lei. Al contempo le terminazioni nervose della superficie danneggiata le procurano dolori casuali e senza rimedio.

 

Sergio De Simone, il bimbo napoletano di 8 anni vittima dei nazisti: prima usato come cavia umana e poi barbaramente ammazzato. Ecco la sua storia da brividi, giusto per rinfrescare la memoria a quelli che “hanno fatto anche cose buone”…

 

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Sergio De Simone, il bimbo napoletano di 8 anni vittima dei nazisti: prima usato come cavia umana e poi barbaramente ammazzato. Ecco la sua storia da brividi, giusto per rinfrescare la memoria a quelli che “hanno fatto anche cose buone”…

Storia di Sergio De Simone, il bimbo napoletano che fu cavia e vittima in un lager nazista

Il bambino napoletano Sergio De Simone, originario del Vomero, fu l’unico italiano sottoposto a sperimentazione medica in un campo di concentramento nazista. Il bimbo di appena 8 anni fu prima trattato come una cavia umana e poi ammazzato insieme ad altri 19 compagni di sventura. Dopo anni di oblio nel Giorno della Memoria si ricorda anche il suo sacrificio.

Aveva otto anni, Sergio De Simone, quando dal quartiere napoletano del Vomero venne deportato prima ad Auschwitz e poi ad Amburgo e qui sottoposto a sperimentazioni pseudoscientifiche prima di essere ucciso. La sua colpa? L’origine ebraica e il vivere in Italia dove le folli leggi razziali del fascismo diedero la possibilità ai nazisti di scatenare la ‘caccia al giudeo’ e la successiva deportazione nei campi di sterminio.

Sergio De Simone è passato alla storia per essere l’unico bimbo italiano sottoposto a sperimentazioni in un lager. Il medico e criminale nazista Kurt Heissmeyer si fece assegnare 20 piccoli ebrei come cavie che gli furono procurati facendoli prelevare dal campo di sterminio di Birkenau dall’altrettanto tristemente celebre dottor Josef Mengele. Il nazista, entrando nella baracca dei bambini per selezionarli disse: «Chi vuole vedere la mamma faccia un passo avanti».  Ai bimbi così selezionati  e successivamente trasferiti nel campo di concentramento di Neuengamme, presso Amburgo, vennero inoculati bacilli della turbercolosi, allo scopo di verificare strampalate teorie. Vennero poi tutti barbaramente ammazzati a pochi giorni dalla Liberazione, nei sotterranei della scuola amburghese di Bullenhuser Damm.

Dopo anni di triste oblìo, la storia di Sergio e della sua famiglia è stata acquisita a pieno titolo nella memoria delle atrocità naziste da ricordare nel Giorno della Memoria che cade il 27 gennaio di ogni anno. Al piccolo l’Azienda Ospedaliera Santobono Pausilipon ha intitolato la struttura ‘Palabimbo’.

tratto da: https://napoli.fanpage.it/storia-di-sergio-de-simone-il-bimbo-napoletano-che-fu-cavia-e-vittima-in-un-lager-nazista/

 

L’altro Olocausto. Lo sterminio dimenticato dei Triangoli rosa

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L’altro Olocausto. Lo sterminio dimenticato dei Triangoli rosa

Nazismo è sinonimo di shoah, ma significa anche altri orrori.

Il numero preciso degli omosessuali internati e assassinati nei campi di sterminio non si conosce, ma si ritiene che siano almeno 50 mila “i soggetti pericolosi per il Reich” eliminati.

Vittime dimenticate.

Sull’orrendo fenomeno la maggior parte degli storici preferisce  stendere una coltre di silenzio, a parte il riportare alcuni aspetti pruriginosi della vita privata dei gerarchi nazisti, considerati gay, con dubbi anche sulla sessualità di Herman Goering e dello stesso Adolf Hitler.

Il nazismo comunque fa della repressione dell’omosessualità una delle sue bandiere, una micidiale arma politica per distruggere l’opposizione.

Il 23 febbraio 1933 Hitler emana un decreto in cui dispone la chiusura di tutti i luoghi pubblici in odore di frequentazioni gay, di conseguenza la sede del Comitato Scientifico umanitario viene devastato e dato alle fiamme dalle camicie nere, distrutti oltre 10 mila volumi della biblioteca.

Intorno alla fine del 1933 la polizia politica riceve l’ordine di tenere sotto controllo i travestiti,individuarli, schedarli e deportarli al campo di concentramento di Fuhlsbuttel.

L’ideologia antiomosessuale è enunciata da un giurista  nazista, Rudolf Klare al convegno della Federazione Internazionale delle Organizzazioni Eugenetiche, che si tiene a Zurigo nel luglio 1934.

Il suo pensiero è in seguito enunciato nel libro “Omosessualità e diritto penale” nel quale auspica l’aggravamento delle sanzioni a carico degli omosessuali maschi ed anche la repressione dell’omosessualità femminile non prevista dal Paragrafo 175 del Codice Penale.

La  Gestapo invia una Circolare segreta a tutti gli uffici della Polizia con l’ordine di inviare l’elenco delle persone considerate omosessuali e l’organo ufficiale delle SS, Il Corpo Nero, auspica la pena capitale per gli omosessuali tedeschi.

Addirittura, per legge, vengono perseguite le sole ‘fantasie sessuali’ e i reprobi inviati in campo di concentramento a scopo rieducativo.

Himmler, in un discorso pubblico, afferma la necessità della eliminazione fisica degli omosessuali, considerati dei “degenerati” che possono distruggere la razza tedesca con il loro comportamento sessuale. Intanto Goebbels, Ministro della Propaganda, attacca violentemente le organizzazioni cattoliche, considerate “focolai di omosessuali” e invita la Gestapo ad arrestare i preti gay che “fornicano nelle sacrestie diventate bordelli per omosessuali”.

Nel 1939 la svolta:  Himmler dispone  che gli omosessuali arrestati per “atti contrari alla morale” siano inviati direttamente nei Lager, senza processo. Così la repressione si intensifica. Il 1 gennaio 1939, è pubblicato l’Annuario del RSHA dal quale risulta che circa 33.000 omosessuali sono stati processati; la maggior parte sono stati condannati e deportati nei Lager.

I “criminali devianti” minacciano la salute del popolo tedesco con i loro “comportamenti indecenti di uomini con altri uomini”, minano il “mantenimento della purezza ariana”.

All’interno dei Lager, gli omosessuali, che portano sugli abiti un contrassegno a forma di triangolo di colore  rosa , con chiaro intento spregiativo, svolgono i lavori più ripugnanti, come lo svuotamento delle latrine, oppure quelli più pesanti, come il lavoro nella cave di argilla, per la fabbricazione delle ceramiche Klinker, a Sachsenhausen. Alcuni sopravvivono diventando ‘dolly-boy’ per molti kapò ed SS, in cambio di favori sessuali ricevono razioni di cibo abbondanti e protezione da trattamenti brutali e punizioni.

I più  utilizzati come cavie negli pseudo-esperimenti scientifici attuati dai medici delle SS.

Inoltre, spesso sono vessati ed anche stuprati dai loro compagni di baracca. I medici nei loro rapporti sostengono che gli omosessuali non sono recuperabili, pertanto vanno eliminati.

Ma una soluzione al problema va trovata e se ne incarica l’endocrinologo danese Karl Vernaet.

Vernaet ritiene che gli omosessuali si possano guarire attraverso la castrazione e poi con l’innesto di un glande artificiale e l’immissione di un ormone maschile sotto l’inguine o sotto la pelle dell’addome.

Himmler è entusiasta della teoria e gli mette a disposizione il Lager di Buchenwald ed il chirurgo Gerhard Schiedlavsky per gli esperimenti medico-chirurgici, che però sono interrotti, probabilmente in seguito ad un’epidemia di febbre gialla, dato che nel Lager si effettuano anche esperimenti su diverse malattie infettive.

Vernaet così continua gli esperimenti nel Lager di Neuengamme, dove molti omosessuali vengono sottoposti al trattamento chirurgico ed ormonale, ma non “guariscono”. Muoiono invece per essere stati imbottiti di ormoni. L’operazione Vernaet fallisce miseramente in un bagno di sangue.

Però la castrazione degli omosessuali diventa così una pratica molto diffusa.

Gli omosessuali, dopo l’intervento, sono inseriti in reparti di disciplina ed inviati a combattere in prima linea, nella formazione Dirlewanger.

Ma molto di ciò che accadde è ancora segreto.

Lo sterminio dei triangoli rosa, così come quello di ebrei, rom, disabili e avversari politici, ha rappresentato lo scoperchiamento del vaso di Pandora, la valvola di sfogo di pensieri inconfessabili che non erano estranei alla società dell’epoca, in Germania come in Italia, in Inghilterra come in Francia o in Russia.

E Berlino, che fino all’avvento del nazismo era stata la capitale delle libertà dell’epoca, si trasformò di colpo in base mondiale del rigurgito omofobico, inferno in terra di uomini e donne che pagavano con la vita la loro inclinazione sessuale.

Questo dovrebbe far riflettere una frangia ultracattolica senza vergogna e soprattutto senza memoria.

 

L’Italia ripudia la guerra… Ma non sempre, sempre… Quando si tratta di guadagnare soldi con le armi, la guerra non fa poi così tanto schifo… E chi se ne frega se poi in Yemen i bambini crepano per le bombe made in Italy…

Yemen

 

 

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L’Italia ripudia la guerra… Ma non sempre, sempre… Quando si tratta di guadagnare soldi con le armi, la guerra non fa poi così tanto schifo… E chi se ne frega se poi in Yemen i bambini crepano per le bombe made in Italy…

 

Bombe italiane uccidono civili in Yemen, la notizia choc scompare. Eppure, ‘L’Italia ripudia la guerra’

Bombe italiane. Che vengano lanciate sui civili rende solo più orrenda la notizia riferita dal New York Times. La nostra politica si affretta a sostenere che “sono state rispettate rigorosamente le leggi italiane e internazionali”. E poi puffnel modo che ricordo bene come si fa, tutto scompare dalle prime pagine dei giornali, tra botti, capodanno, scissioni del Pd, stupidaggini di varia umanità decadente.

Le bombe prodotte in Sardegna arrivano a Jeddah, servono alla corona saudita per bombardare lo Yemen. Solo che “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”, come recita l’articolo 11 della nostra Costituzione. Ripudiamo la guerra ma produciamo bombe con cui vengono sterminati militari e civili. Sarebbe come regalare eroina per le strade durante una campagna antidroga, o aprire bordelli gratuiti nel contrasto alla prostituzione, o segregare e torturare dissidenti in nome della libertà di opinione. Ipocrisia, crimine, comportamento anticostituzionale, così si chiama.

In un “Paese normale”, che avesse ancora una società pensante e civile e una politica non in cancrena, la gente avrebbe manifestato,i giornali avrebbero tenuto tutto sulle prime pagine, avrebbero esteso l’indagine, ma soprattutto il presidente della Repubblica, garante della Costituzione, avrebbe incentrato su questo scoop scandaloso il suo discorso di fine anno, inchiodando tutti a precise responsabilità. Invece non una parola, e parliamo delle inutili prossime elezioni, facendo pure appello al senso di responsabilità dei cittadini.

“Io ripudio la guerra”, questa è la mia Costituzione. Tra la melassa del chiacchiericcio e del gossip di potere, nell’assurdo clamore della ripresa e dello shopping natalizio che ottunde tutti in un’orgia di assenza di pensiero, io estraggo questa notizia sanguinolenta, la alzo tenendola ben in vista tra le mani. Che un marziano, venendo sulla terra tra decine di anni, studiandosi l’umanità a ritroso per capire chi siamo, non veda anche me nello stato di prostrazione delle coscienze. Almeno questo. Vergogna.

Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/2018/01/02/bombe-italiane-uccidono-civili-in-yemen-la-notizia-choc-scompare-eppure-litalia-ripudia-la-guerra/4068225/

 

Trump minaccia la “Guerra Preventiva” contro la Corea – Vorremmo ricordare Gino Strada: “le guerre sono state sempre decise dai ricchi e dai potenti che hanno mandato a morire i figli dei poveri”

 

Gino Strada

 

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Trump minaccia la “Guerra Preventiva” contro la Corea – Vorremmo ricordare Gino Strada: “le guerre sono state sempre decise dai ricchi e dai potenti che hanno mandato a morire i figli dei poveri”

Gino Strada: “le guerre sono state sempre decise dai ricchi e dai potenti che hanno mandato a morire i figli dei poveri”
“La guerra e’ lo strumento più crudele e più stupido che si possa immaginare e non funziona nemmeno”. Lo dice Gino Strada, fondatore di Emergency, ospite di ‘In mezz’ora’ su Raitre.
“Se si va a guardare indietro nella storia – prosegue – le guerre sono state sempre decise dai ricchi e dai potenti che hanno mandato a morire i figli dei poveri.
Non ci sono popoli che vogliono la guerra”, altrimenti “i governi non dovrebbero raccontare palle per mandare la gente in guerra”.
“La guerra è uno strumento crudele e stupido, è disumana. Dobbiamo togliercela dalle palle”.
Ora c’e’ stato un salto di qualità… “E’ un refrain che sentiamo sempre. Ogni volta c’e’ stato un salto di qualità. Ma quello che sta succedendo e’ o non e’ legato anche alla politica di guerra? Alla scelta della guerra? E’ questa scelta che crea i disastri.
E’ possibile che non riusciamo a pensare un mondo senza guerra? Siamo l’unica specie che si fa la guerra. La guerra distrugge pezzi di umanità, e’ contro l’uomo, e’ disumana. Dobbiamo toglierci la guerra dalle palle, come si suol dire”, conclude il fondatore di Emergency.
“In 15 anni di guerra solo danni. Basta balle, si sono inventati pure la provetta di piscio” riferendosi alla famosa provetta di antrace usata per dichiarare guerra a Saddam.
“La guerra non solo è uno strumento stupido e crudele, non funziona neanche”. A dirlo è Gino Strada, fondatore di Emergency, nel corso di un’intervista a In Mezz’Ora, su Raitre, per criticare gli ultimi 15 anni di gestione delle crisi internazionali. “Questa guerra è incominciata poco dopo l’11 settembre. È stato detto, a noi cittadini, che era cominciata la guerra al terrorismo e sarebbe durata 50 anni. Bene, 15 sono già passati. E con quali risultati?”.
Strada evidenzia che “si sono distrutte intere nazioni, scardinata la struttura sociale, non solo politica. E l’Isis nasce proprio da lì. Davvero un grande successo … e nessuno dice niente. Serve la guerra o ha prodotto ulteriore guerra, ulteriore terrorismo? Ce li ricordiamo i talebani? Nessuno se li ricorda più, ma controllano oggi molto più di quello che controllavano prima dell’ingresso in guerra in Afghanistan”.
Il fondatore di Emergency non accetta di parlare di errori del passato, “non ci sto a liquidare 15 anni di storia così. Prima bisogna ammettere gli errori del passato. Quante balle sono state raccontate ai cittadini del mondo – prosegue Strada – Mi sono visto sventolare perfino una provetta con piscio di laboratorio per giustificare una guerra. E oggi ammettono di aver detto bugie, perfino Tony Blair”.
Gino Strada non riesce a trattenere l’emozione, poche parole per ricordare Valeria Solesin, per anni volontaria di Emergency e unica vittima italiana delle stragi di Parigi. “Siamo addolorati. Purtroppo, è un’altra vittima del terrorismo. Non mi sento di dire di più per rispetto del dolore della famiglia”.

Il grande sfogo di Gino Strada: “Mi piacerebbe che un Ministro della Difesa, un anno dopo aver comprato un F35, venisse qui a dirci che cazzo ha fatto quell’F35″ !!

 

Gino Strada

 

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Il grande sfogo di Gino Strada: “Mi piacerebbe che un Ministro della Difesa, un anno dopo aver comprato un F35, venisse qui a dirci che cazzo ha fatto quell’F35″ !!

Nota: avevamo già pubblicato ques’articolo su altro nostro blog (vedi QUI). All’epoca era corredato di video, ma questo è diventato irreperobile sul web… Se qualcuno riuscisse a trovarlo (noi non ci siamo riusciti) ce lo comunichi.

Ferocissimo scontro tra Gino Strada e Mario Mauro sulle spese militari in Italia e sull’accordo con la Nato. Il medico di Emergency chiede polemicamente: “Chiedo all’ex ministro: ‘Da chi dobbiamo difenderci?’ E poi mi piacerebbe sapere che un ministro ad un anno dall’acquisto di un F35 mi spiegasse come è stato usato, dov’è”. Mauro ribatte: “Cina, Giappone. Ma noi esercitiamo un ruolo insieme ad altri. Noi pensiamo di poter gestire le vicende del mondo.
Le spese militari in Italia sono calate del 19%, a differenza degli altri Paesi. Negli Usa sono aumentate”. E aggiunge: “Noi non siamo schiavi degli Usa, siamo alleati”. Strada insorge: “La Costituzione dice che l’Italia rinuncia alla guerra, la cui decisione spetta solo all’Onu. L’Italia invece ha sempre ignorato le risoluzioni dell’Onu. La Nato non è niente. A cosa serve?”. E denuncia il servilismo nei confronti degli USA. Mauro non ci sta e si infuria: “Di cosa sta parlando? Parla di Afghanistan dove si uccidono negli stadi?”. La polemica dura svariati minuti, Santoro lancia la pubblicità, Mauro accusa Strada: “Stai zitto, fantasma!”. E il chirurgo di Emergency sbotta: “È come discutere con l’aspirapolvere, questo non sa nemmeno dove cazzo è l’Afghanistan”.
Una piccola nostra nota per sottolineare la mala fede di Mauro.
Paragonare la nostra spesa militare con quella di Russia e Cina, sottolineando che negli ultimi 10 anni questi ultimi la hanno aumentata di oltre il 100% mentre da noi sono state tagliate del 19% è di una mala fede incredibile. Mauro DOLOSAMENTE dimentica, infatti, che negli ultimi 10 anni lo stato ha tagliato le spese sociali (sanità scuola etc.) di oltre l’80% quindi molto più delle spese militari!! E poi come ci si può paragonare a Russia e Cina le cui economie, come ben sappiamo, galoppano !!

Finchè c’è guerra c’è speranza. Italia seconda al mondo per esportazioni di armi leggere ma sulla trasparenza siamo indietro anni luce

 

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Finchè c’è guerra c’è speranza. Italia seconda al mondo per esportazioni di armi leggere ma sulla trasparenza siamo indietro anni luce

L’Italia ripudia la guerra, recita l’articolo 11 della Costituzione. Sarà anche vero. Quel che è certo è che non ripudia la vendita di armi. L’importante, casomai, è non farlo troppo sapere. Ma niente paura: in fatto di trasparenza siamo indietro anni luce. L’ultimo campanello di allarme è stato lanciato a Ginevra dal rapporto annuale “Small Arms Survey”, che analizza il mercato globale delle “armi leggere”. Armi che – al di là del nome affabile – contano nel proprio annovero non solo pistole e fucili di piccola dimensione, ma anche fucili d’assalto, armi automatiche  e anche mitragliatori e lanciarazzi. Armi che l’Italia – in aperta contraddizione con la legge 185 del 1990 che regola l’esportazione di armi – vende anche a forze armate e di sicurezza di governi che violano sistematicamente i diritti umani. Ebbene, dal rapporto “Small Arms Survey” (che riporta i dati per il biennio 2013-14) emerge che l’Italia è, dopo gli Stati Uniti, il principale esportatore al mondo di “armi leggere”. Quasi un primato.

Per quanto riguarda, invece, la trasparenza non godiamo della stessa invidiabile posizione. Tutt’altro. Il “Barometro della trasparenza” all’interno del rapporto presenta infatti la classifica dei Paesi per chiarezza e esaustività dell’informazione sull’export di queste armi. E qui l’Italia è solo dodicesima, preceduta da Germania, Svizzera e Olanda (le tre ai primi posti), ma anche da Regno Unito e Francia e finanche da Serbia, Slovacchia e Romania. Il rapporto è stato presentato in questi giorni a Ginevra in occasione della Terza conferenza degli Stati membri sul Trattato del commercio di armi (Att). Conferenza alla quale tutti i paesi aderenti sono tenuti a inviare specifici rapporti sulle esportazioni di sistemi militari e in particolare sull’export di armi leggere.

Silenzio di tomba – “Il rapporto presentato dall’Italia è  tra i peggiori di tutti i paesi europei”, commenta Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere e le Politiche di Sicurezza e Difesa (OPAL) di Brescia. “Non solo non riporta i dati sui sistemi militari effettivamente esportati, ma solo quelli autorizzati, ma non indica né il valore né i paesi destinatari. Questa grave mancanza di informazioni – continua Beretta – è da attribuirsi all’Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento (UAMA), incardinata presso il Ministero degli Esteri: non è giustificabile in base ad alcuna norma e squalifica l’Italia nei confronti degli altri Stati membri”. Insomma trasparenza ridotta all’osso, nonostante un fatturato che continua a crescere spaventosamente: nel 2014 le esportazioni di “armi comuni” valevano 514 milioni, nel 2015 circa 563, l’anno scorso hanno raggiunto  579 milioni. Vedremo ora se qualcosa cambierà in quanto a trasparenza dopo l’incontro di Ginevra.

Il passo in avanti – Una forte richiesta per il controllo delle esportazioni di armamento e anche per la piena trasparenza è arrivato due giorni fa anche dal Parlamento europeo che ha approvato ad ampia maggioranza (386 voti favorevoli, soprattutto del “gruppo progressista”, 107 contrari e 198 astensioni) una risoluzione che chiede, tra le altre cose, l’istituzione di un’autorità per il controllo delle armi sotto l’egida dell’Alto rappresentante per la politica estera, incarico oggi ricoperto da Federica Mogherini. Non solo: l’Europarlamento chiede anche la creazione di un meccanismo di sanzioni per gli Stati membri che non rispettano la Posizione comune e di migliorare l’elenco dei criteri relativi alle esportazioni di armi per obbligare gli Stati membri a considerare il rischio potenziale di corruzione nel Paese acquirente. Ma sopratutto chiede di aumentare la trasparenza in materia di comunicazione, fornendo informazioni in modo sistematico e tempestivo sulle licenze di esportazione e trasformando, entro la fine del 2018, la relazione annuale dell’Ue in una banca dati online consultabile. Cosa farà l’Italia? Finora in fatto di armi, per tutte le risoluzioni europee si è attesa la decisione del Consiglio cercando di “adattarle” il più possibile alla nostra legislazione. Nessuna intenzione di fare il primo passo. Come spesso diceva l’attuale presidente del Consiglio da ministro degli Esteri: “Qualora in sede Onu o Unione europea venisse assunta una tale decisione, l’Italia, ovviamente, si adeguerebbe immediatamente a prescrizioni e divieti”. Fino a quel momento gli affari di armi possono proseguire indisturbati.

fonte: http://www.lanotiziagiornale.it/finche-ce-guerra-ce-speranza-italia-seconda-al-mondo-per-esportazioni-di-armi-leggere-ma-sulla-trasparenza-siamo-indietro-anni-luce/

José Mujica:”l’unico bombardamento ammissibile in Siria è con latte in polvere e biscotti per i bambini” !!

José Mujica

 

 

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José Mujica:”l’unico bombardamento ammissibile in Siria è con latte in polvere e biscotti per i bambini” !!

José Mujica:”l’unico bombardamento ammissibile in Siria è con latte in polvere e biscotti per i bambini” !!

Qualunque negoziazione per cattiva che sia è infinitamente migliore per i deboli, i poveri e per coloro che soffrono nel mondo le soluzioni militari

Qualcuno mi ha segnalato questo articolo, che gira in rete, del 6 settembre 2013. Quel grande uomo di José Mujica era ancora presidente dell’Uruguay e gli Stati Uniti si stavano preparando ad attaccare il regime di Assad on la scusa che quest’ultimo stava usando armi chimiche contro i ribelli dell’opposizione (ma dove abbiamo già sentito un’accusa simile per giustificare una guerra?). Mujica spiegava come fosse impossibile fermare una guerra con più guerra, rispetto all’intenzione degli Stati Uniti di preparare un attacco militare contro la Siria.

Parole ancora attualissime di uno dei pochi uomini al mcondo che ancora riesce a dire cose semplici ma così rivoluzionarie. Nelle sue affermazioni si avvertiva la certezza che quello che sta avvenendo in questi mesi, sarebbe accaduto. Perché non riusciamo mai ad imparare abbastanza dalla storia, o forse non vogliamo.

Ecco l’articolo tradotto da qui.

Gino Strada: «Il Califfato non produce mine antiuomo, gliele vendiamo noi»…!

 

Gino Strada

 

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Gino Strada: «Il Califfato non produce mine antiuomo, gliele vendiamo noi»…!

Il fondatore di Emergency: «L’80-90% delle armi sono prodotte dai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite». E poi si esprime contro la “privatizzazione” del sistema sanitario nazionale in Italia

«Che la gente scappi da un Medio Oriente in fiamme è normale, scapperei anch’io se non potessi mandare i miei figli a scuola e se non avessi cibo a sufficienza. Per non parlare del problema disoccupazione. L’istinto di sopravvivenza ci spinge a cercare situazioni meno drammatiche, ma spesso bisogna confrontarsi con l’intolleranza e il razzismo». Inizia così, commentando l’emergenza umanitaria in Europa, la chiacchierata con Gino Strada. Lo raggiungo nella sede milanese di Emergency, di ritorno dal Festivaletteratura di Mantovadove Gino Strada ha parlato dell’epidemia di Ebola in Africa.

Quali sono state le difficoltà incontrate nell’affrontare ebola?
Ebola ha una sua specificità, nel senso che era sconosciuta agli esperti di malattie cliniche, a conoscerla erano solo gli esperti e non i clinici. Il problema grave, gravissimo, è stato il ritardo nella risposta: purtroppo nessuno era preparato all’epidemia che non è stata affrontata con risorse adeguate.

Passiamo all’Afghanistan: come procede il lavoro di Emergency?
Purtroppo, ogni mese raggiungiamo un nuovo record perché il numero di feriti è in aumento e va di pari passo con l’incremento delle attività militari. Per la popolazione la guerra è un disastro. Potrei dire che sono soddisfatto del nostro lavoro, ma sarebbe cinico perché tutto quello che facciamo è direttamente legato alla sofferenza degli afgani.

Avete organizzato attività di formazione di operatori locali?
La formazione degli operatori locali esiste da anni, anche se la responsabilità delle attività è tuttora in mano a medici e infermieri internazionali.

Spostiamoci in Iraq: come procedono le vostre attività?
In Iraq abbiamo aperto cinque cliniche in cinque campi profughi. Lavoriamo sia con gli sfollati, ovvero con iracheni obbligati a lasciare le loro case, sia con i rifugiati siriani. Di fatto, abbiamo curato 75mila persone.

Buona parte dei problemi che Emergency si trova ad affrontare, soprattutto in Afghanistan, è dovuto alle mine. Mine prodotte anche da imprese italiane. Si può fare qualcosa per convincere queste imprese a convertirsi ad altri prodotti, o è una ingenuità?
Si può fare, anni fa avevamo dato avvio a una campagna contro le mine antiuomo e nel giro di tre mesi avevamo ottenuto una moratoria e successivamente la loro messa al bando. La cosa curiosa è che nel Califfato non esistono fabbriche di mine antiuomo, e nemmeno in Mali. Qualcuno gliele vende! L’80-90 percento delle armi sono prodotte dai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (Stati Uniti, Russia, Cina, Francia e Regno Unito). Alla faccia della sicurezza! I cinque membri permanente del Consiglio di Sicurezza sono degli armaioli!

Le guerre in Medio Oriente sono in parte dovute a fenomeni locali, in parte all’ingerenza occidentale. L’opinione pubblica europea può fare qualcosa per la pace in Medio Oriente, oppure è fatica sprecata?
L’opinione pubblica europea deve scendere in piazza e protestare perché non possiamo aspettarci che siano i nostri governi a risolvere i problemi laddove sono stati questi stessi governi a scatenare le guerre. In altri termini, sono stati i governi europei a scegliere la guerra come modalità per gestire i problemi. Le crisi umanitarie di oggi sono il frutto delle politiche dell’Europa e degli Stati Uniti negli ultimi 15-20 anni. Nel 2003, in occasione dell’ultima guerra scatenata in Iraq, Emergency aveva lanciato l’appello “Fuori l’Italia dalla guerra” perché “se non stiamo fuori dalla guerra finiremo per avere la guerra in casa”. Per anni l’Italia ha mancato di sensibilità e di intelligenza politica, ricordo quando si discuteva se per tenere fuori gli stranieri fosse meglio la Legge Bossi-Fini oppure la Turco-Napolitano.

Veniamo all’Italia: come si può fermare la trasformazione da ospedali pubblici in aziende, e quindi la ricerca del profitto come obiettivo primario della sanità?
La sanità dovrebbe essere compito della politica, al pari dell’istruzione, e non dovrebbe essere consentito un profitto perché il profitto toglie risorse a quella che è un’esigenza condivisa: tutti, prima o poi, abbiamo bisogno di cure. Ogni euro di budget che va in profitto è un euro in meno per la cura di tutti. Purtroppo la politica non è consapevole di questa esigenza, o fa finta di non capire, e va in direzione opposta con la complicità della classe medica. Se una volta la sanità italiana era di ottima qualità, oggi rischia di essere smantellata. È importante tornare a strutture senza profitto, dove si spende quanto necessario. Oggi la qualità della sanità italiana è diminuita e molte persone non vi hanno accesso perché devono pagare e non possono permetterselo. Di fatto, questa è una forma di discriminazione.

Emergency ha strutture anche in Italia: quali sono i bisogni sanitari delle persone che si rivolgono a voi anziché al Sistema Sanitario Nazionale?
Sono bisogni diversi: persone che ci chiedono di pagare il ticket, altre che hanno problemi di medicina interna, questioni odontoiatriche. Un rapporto Censis stima che siano 10 milioni le persone che non hanno accesso al Sistema Sanitario Nazionale.

Parliamo di Emergency: quali sono le vostre difficoltà maggiori?
I progetti su cui siamo impegnati aumentano in modo esponenziale, non abbiamo risorse a sufficienza in termini economici e di personale.

Che cosa fate per rendere trasparenti le vostre attività?
Pubblichiamo sui quotidiani i nostri bilanci, disponibili on-line da sempre, anche quando non era prescritto. Dobbiamo essere trasparenti perché quello che facciamo è reso possibile dal denaro che ci danno i donatori.

Quanto sono coinvolte le popolazioni servite per capire le priorità?
Le priorità sono abbastanza evidenti, nei diversi paesi. Pensiamo all’Afghanistan e alla necessità di una maternità più sicura. Nel Panshir al momento gestiamo 6mila parti l’anno ma stiamo raddoppiando i letti. A conti fatti, abbiamo raggiunto (e siamo tra i pochi) gli obiettivi di sanità del Millennium stabiliti dall’OMS.

Negli anni avete elaborato una strategia di alleanze per accrescere la portata dell’azione di Emergency?
Non abbiamo alleanze particolari. Può capitare di collaborare con altri, in qualche frangente. Ma il nostro lavoro è specifico, non lo fanno tutti.

Emergency potrebbe continuare a esistere anche senza di lei, Gino Strada, se lei dovesse rivolgere l’attenzione ad altro?
Assolutamente sì, Emergency non è Gino Strada ma sono tante persone che collaborano a vario titolo: moralmente, finanziariamente, sul campo come operativi.

Sul Corriere della Sera di domenica 13 settembre, nel commentare l’elezione di Corbyn a segretario del Labour britannico, è stato scritto: “È come se Gino Strada fosse diventato segretario del PD “. Pensa, prima o poi, di candidarsi?
Non penso proprio di candidarmi, non ho la tessera di alcun partito, anche se sui mezzi di informazione il mio nome è spesso associato a una sinistra in cui peraltro non mi riconosco anche perché sono anni che non voto. Non ho intenzione di candidarmi anche perché nessuno me lo chiederebbe. E poi, sinceramente, sono già molto impegnato con il mio lavoro.

fonte: http://informazionebycuriosity.altervista.org/gino-strada-califfato-non-produce-mine-antiuomo-gliele-vendiamo/

La guerra sporca di Monsanto sulla pelle della Gente – Un piano ben orchestrato e finanziato profumatamente per attaccare il biologico, screditarlo, istillare nei consumatori la sensazione che sia un bluff…!

Monsanto

 

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La guerra sporca di Monsanto sulla pelle della Gente – Un piano ben orchestrato e finanziato profumatamente per attaccare il biologico, screditarlo, istillare nei consumatori la sensazione che sia un bluff…!

Da Il Salvagente

Nuovo scandalo negli Usa: la guerra sporca di Monsanto al biologico

Un piano ben orchestrato e finanziato per attaccare il biologico, screditarlo, istillare nei consumatori la sensazione che sia un bluff.

È quello messo in atto nel 2014 dai dirigenti di Monsanto, il principale fornitore mondiale di pesticidi e di semi geneticamente modificati. Lo scandalo, emerso in questi giorni, descrive come – ancora una volta – le multinazionali abbiano messo le mani sulla scienza per i loro poco confessabili interessi.

Lo studio “indipendente” che svela il bluff del bio

I fatti. È l’aprile 2014 quando esce il rapporto di 30 pagine di Academics Review, descritto come “una non-profit guidata da esperti accademici indipendenti in agricoltura e scienze alimentari”. Il gruppo svela che i consumatori sono stati ingannati, hanno speso più soldi per il cibo biologico a causa di pratiche di marketing ingannevoli da parte dell’industria del bio .
I titoli di stampa seguono a ruota: “Il bio smascherato” (Brownfield News) e “Industria bio, che boom per ingannare i consumatori” (Food Safety Tech News.

I risultati sono stati “approvati da un gruppo internazionale di scienze agricole indipendenti, scienze alimentari, esperti economici e giuridici di rispettate istituzioni internazionali”, assicura il comunicato stampa del gruppo.

Per eliminare ogni dubbio sull’indipendenza, il comunicato stampa conclude con questa nota: “La revisione degli accademici non ha alcun conflitto di interesse associato a questa pubblicazione e tutti i costi sono stati pagati con i nostri fondi generali senza alcuna specifica influenza o direzione del donatore “.

Ciò che non è mai stato menzionato nella relazione, nel comunicato stampa o sul sito web è che a partecipare alla raccolta fondi per Academics Review, ha collaborato Monsanto che ha anche definito la strategia, discusso i piani per nascondere i finanziamenti dell’industria, secondo quanto svelano le e-mail ottenute grazie alla legge che garantisce il diritto alla conoscenza statunitense, il Freedom Act.

Criticare il bio per magnificare gli Ogm

I motivi di Monsanto per attaccare l’industria bio? Semplici: i semi e le sostanze chimiche di Monsanto sono vietati dall’uso nell’agricoltura biologica e gran parte della messaggistica di Monsanto è che i suoi prodotti sono superiori agli organici come strumenti per incrementare la produzione alimentare globale.

 

fonte:https://ilsalvagente.it/2017/08/21/nuovo-scandalo-negli-usa-la-guerra-sporca-di-monsanto-al-biologico/25245/