Il canale Greco ma “made in Cina” che fregherà l’Europa: un progetto ciclopico da 10 miliardi di dollari!

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Il canale Greco ma “made in Cina” che fregherà l’Europa: un progetto ciclopico da 10 miliardi di dollari!

Il canale greco (made in Cina) che fregherà l’Europa

Un paio di progetti redatti 44 anni fa sotto l’ egida delle Nazioni Unite studiavano la possibilità di unire il Danubio all’ Egeo attraverso una serie di fiumi e canali già esistenti regolati attraverso delle chiuse. Una nuova via di navigazione lunga 650 chilometri che all’ epoca per la verità, attraversando Stati e territori perlopiù sottosviluppati e poco interessati alle economie di mercato, non faceva gola a nessuno.

Era più che altro l’ approfondimento accademico di traiettorie che ai tempi degli antichi permettevano il trasporto via terra e poi via fiume e mare, dell’ ambra dal mare del nord alle civiltà elleniche e romane. In questi 44 anni, però, molte cose sono cambiate, sia economicamente che politicamente e quel sogno di pochi potrebbe presto diventare una realtà concreta per tanti e addirittura un mezzo incubo per altri. Ne è interessato in primis Belgrado, ma anche Skopje, e forse nell’ area balcanica ancora di più Atene.

L’interesse cinese –  Ma più di tutti, ed è questo il fattore che renderà il canale fattibile in brevissimo tempo, interessata è la Cina che proprio in Grecia sta già investendo molto, a iniziare proprio dai porti (il Pireo è già per il 67% in mano al colosso asiatico Cosco), e in Serbia sta aprendo nuove prospettive industriali e commerciali. Non può essere un caso che solo un paio di mesi fa il sindaco di Belgrado ha firmato a Pechino un accordo per la costruzione di un nuovo parco industriale a Smederevo, sulle rive del Danubio, e che almeno tre compagnie cinesi (una delle quali è intenzionata a produrre auto elettriche) hanno promesso investimenti in Serbia per miliardi nei prossimi anni.

Il canale permetterebbe alle merci cinesi di raggiungere le destinazioni balcaniche e più in generale dell’ est Europa con un risparmio di tempo e di denaro considerevole. Le due vie utilizzate in questo momento infatti sono quella classica di Gibilterra con destinazione al porto di Rotterdam in Olanda, lunghissima e costosa, e l’ altra più breve ma più complicata politicamente e doganalmente che passa attraverso il Bosforo, controllato interamente dalla Turchia, entra nel Mar Nero e risale il Danubio.
Rispetto a quest’ ultima il canale farebbe risparmiare all’ incirca 1200 chilometri, oltre tre giorni di navigazione e costi annessi.

Per Pechino, che già di fatto controlla i porti greci sarebbe una manna, per Atene una festa a discapito della Turchia ma soprattutto dell’ Europa del Nord, specie dell’ Olanda la cui importanza da questo punto di vista verrebbe considerevolmente ridimensionata. Per la Macedonia e la Serbia potrebbe addirittura essere l’ occasione per far definitivamente decollare le rispettive economie.

Via libera – Tecnicamente il progetto, anche se ancora non è stato pubblicamente reso noto in tutti i particolari, sarebbe in stato avanzato, pronto a decollare come quello del canale (anch’ esso cinese) in Nicaragua alternativo a Panama. Ci sarebbe uno studio di fattibilità già pronto condotto dalla ditta cinese China Gezuba Corporation, che il presidente serbo Tomislav Nikolic avrebbe approvato e presentato al suo omologo macedone. Anche Tsipras, attraverso La Hellenic Shortsea Shipowners Association avrebbe annunciato il suo pieno sostegno. In pratica il canale sfrutta i corsi dei fiumi Axios / Vardar, Morava e Danubio, parte da Salonicco e arriva dritto a Belgrado.

Pechino, per quella che è già stata battezzata “la nuova via della seta”, prevede un investimento iniziale di 10 miliardi di dollari. Soldi ben spesi se si considera che grazie agli accordi di libero scambio tra i Balcani e la Ue, la Repubblica popolare potrebbe accedere direttamente al mercato di 800 milioni di persone aggirando le restrizioni commerciali che la Ue mette in atto.

di Carlo Nicolato

fonte: Qui

…E Granosalus si chiede: se la Grecia produce 800mila tonnellate di grano, come fa ad esportarne oltre 2 milioni in Italia? Da dove viene? Se è grano buono perchè farlo transitare dalla Grecia? E queste porcherie, alla fine, le mangiamo noi!

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…E Granosalus si chiede: se la Grecia produce 800mila tonnellate di grano, come fa ad esportarne oltre 2 milioni in Italia? Da dove viene? Se è grano buono perchè  farlo transitare dalla Grecia? E queste porcherie, alla fine, le mangiamo noi!

 

Granosalus: “la culla della civiltà lavatrice del grano sporco?”

Come fa la Grecia che produce appena 0,8 milioni di tonnellate di grano duro all’ anno ad esportare in Italia una quantità tre volte superiore? Da dove arriva tutto quel grano commercializzato e soprattutto qual’ è la qualità?  I dati ufficiali dell’ Agenzia centrale delle Dogane sono inquietanti: la Grecia supera le forniture del Canada

I misteri della globalizzazione sono tanti. Dall’ accesso alle informazioni delle Agenzie delle Dogane emerge un dato inquietante: la Grecia spedisce in Italia più grano duro di quanto ne arrivi dal Canada. Con una differenza: il Canada è il primo produttore ed esportatore mondiale di grano duro. La Grecia, invece, produce dieci volte meno del Canada ma commercializza verso l’Italia una quantità doppia di grano rispetto al Canada. Grano evidentemente di dubbia provenienza!

Nel triennio 2014-2016, l’ Italia ha importato 5,5 milioni di tonnellate di grano extra Ue di cui il 61% proveniente dal Canada. Il Canada, dunque, ci manda mediamente ogni anno oltre un milione di tonnellate. Nello stesso triennio, ha importato 7 milioni di tonnellate di grano duro intra Ue di cui l’ 81% proveniente dalla Grecia. La Grecia, dunque, ci manda mediamente ogni anno quasi due milioni di tonnellate. Con una differenza: il Canada è il primo produttore al mondo, la Grecia è tra gli ultimi produttori al mondo. Del resto, una parte della produzione di grano gli serve per l’autoconsumo interno.

Che la Grecia avesse una brillante tradizione navale e un’attitudine agli scambi commerciali è fuori dubbio, la sua storia sotto questo profilo è millenaria. Basti pensare che il Museo Navale della Grecia, per il suo materiale d’archivio, è considerato tra i più importanti nella storia del Mediterraneo. Ma che la Grecia potesse diventare la piattaforma logistica da cui far triangolare il grano che poi arriva in Italia ci lascia un po’ basiti.

Del resto, se è grano buono  che necessità c’è di farlo transitare dalla Grecia??? Cosa vogliono nascondere pur di allungare il viaggio ??? A chi conviene??? Che succede nel villaggio globale? Quali strategie usano le multinazionali per nascondere il traffico di grano sporco?

Non sono forse sufficienti le terre del Sud a produrre grano di qualità? O sono forse insufficienti i nostri porti italiani ad ospitare direttamente tutto il grano extracomunitario? Evidentemente, essendo i controlli in Italia più restrittivi, conviene sdoganare la merce  più scadente nei porti europei, dove le maglie dei controlli sono più larghe, per trasformare tutto questo grano extracomunitario -come per magia!- in grano comunitario.

Il codice doganale prevede infatti che le navi di provenienza extra Ue una volta arrivate in uno dei porti europei, possono transitare senza subire altri controlli negli altri porti.

La colonizzazione greca si è dunque evoluta. Una volta il fabbisogno di terre e materie prime induceva i greci a colonizzare l’area orientale e occidentale, tra cui il mezzogiorno, oggi il modello è cambiato. E’ la Grecia che ci manda le materie prime a noi! Ma dove prende tutto questo grano che non produce? Non vorremmo che la culla della civiltà fosse diventata lavatrice del grano sporco…di qualche multinazionale.

I depistatori che volevano farci credere il contrario sono stati sbugiardati!