Nessuno vuole più il grano duro del Canada, pieno di glifosato e micotossine? E allora ecco a Voi il grano del Kazakistan. Pur di guadagnare qualche Euro in più sono disposti a farci mangiare qualunque porcheria!

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Nessuno vuole più il grano duro del Canada, pieno di glifosato e micotossine? E allora ecco a Voi il grano del Kazakistan. Pur di guadagnare qualche Euro in più sono disposti a farci mangiare qualunque porcheria!

E’ l’allarme che in questi giorni ci sta lanciando I Nuovi Vespri

 

Articolo del 15 febbraio 2018

Una nave nel porto di Pozzallo sta scaricando grano del Kazakistan!

Siccome il grano duro del Canada – che contiene glifosato e micotossine – non lo vuole più nessuno lo stanno sostituendo con il grano duro del Kazakistan. Ci auguriamo che il presidente della Regione, Nello Musumeci, e l’assessore all’Agricoltura, Edy Bandiera, ci spieghino quello che sta succedendo. Saverio De Bonis: “E’ un grano di pessima qualità”

Nel giorno in cui in Italia entra in vigore una legge-burla – l’etichettatura della pasta e del riso (ovviamente, acquistando un pacco di pasta non troverete alcuna indicazione: la scusa è che, tra sei mesi, entrerà in vigore un regolamento dell’Unione Europea che vanificherà la legge italiana, con l’etichettatura che si applicherà su base volontaria: una farsa imposta dalle multinazionali) – in Sicilia arriva una novità: il grano duro di provenienza dal Kazakistan. Proprio mentre noi scriviamo questo articolo, una nave sta scaricando grano nel porto di Pozzallo.

Attenzione: non è una novità. Già da qualche giorno il presidente di GranoSalusSaverio De Bonis – candidato del Movimento 5 Stelle nel collegio del Senato in Basilicata – ha denunciato la svolta, chiamiamola così, dell’Italia:

“Il grano duro canadese – spiega De Bonis – è diventato troppo ingombrante. La battaglia che stiamo conducendo sta sortendo risultati importanti. Le analisi disposte sulla pasta e sulle farine hanno scoperto il gioco. E i consumatori cominciano a rifiutare la pasta che contiene glifosato. Così, adesso, hanno scoperto il grano del Kazakistan. Ma si tratta di un prodotto scadente”.

Proprio domani pubblicheremo un’intervista in cui De Bonis spiegherà perché il grano duro del Kazakistan – uno Stato transcontientale a cavallo tra Europa e Asia – è scadente.

Intanto diamo la notizia di questa nave carica di grano del Kazakistan che sta scaricando a Pozzallo. Una notizia incredibile, se si pensa che il grano duro del Sud Italia è uno dei migliori del mondo e che, tanto per cambiare, è oggetto della solita speculazione al ribasso.

Siamo proprio curiosi di capire che cosa farà, adesso, l’attuale assessore regionale all’Agricoltura, Edy Bandiera. Invierà subito i tecnici dell’assessorato per verificare che tipo di grano si sta scaricando? E chi è che utilizzerà questo grano del Kazakistan? Per produrre che cosa? Pasta? Pane, Pizze?

Ricordiamo che, lo scorso 12 agosto, l’allora candidato alla presidenza della Regione siciliana, Nello Musumeci, ha presentato un’interrogazione chiedendo ‘lumi’ su un carico di 190 mila quintali di grano duro arrivato con una nave proprio a Pozzallo e finito nei silos di Castel di Iudica.

Oggi Musumeci è il presidente della Regione siciliana. A questo punto, per una questione di coerenza, il presidente dovrebbe spiegare ai siciliani che cosa sta succedendo a Pozzallo e, soprattutto, se è ancora tollerabile offendere una Regione che produce un ottimo grano duro dai tempi dell’Impero Romano facendo arrivare navi che scaricano un prodotto mediocre!

 

Articolo del 16 febbraio 2018

Saverio De Bonis: “Il grano duro del Kazakistan? Di pessima qualità!”

Ieri, in Sicilia, nel porto di Pozzallo, è arrivata una nave carica di grano duro del Kazakistan. Dopo il grano canadese ne hanno inventata un’altra. Ne parliamo con uno dei protagonisti di GranoSalus, Saverio De Bonis, che è anche candidato al Senato, in Basilicata, nel Movimento 5 Stelle. L’occasione per fare il punto della situazione su tanti argomenti. A cominciare dal CETA, voluto dalla UE e, nel nostro Paese, da PD e Forza Italia…

Allora Saverio De Bonis, ci racconta quello che sta succedendo nel mondo del grano? Proprio ieri abbiamo dato la notizia – che in effetti lei conosceva già – dell’arrivo, in Sicilia, nel porto di Pozzallo, di una nave carica di grano del Kazakistan.

Qui in Sicilia siamo rimasti molto stupiti. Eravamo fermi al grano duro canadese, al grano dell’Ucraina, al grano francese, qualche volta anche al grano messicano: ma il grano del Kazakistan ci mancava. Poniamo questa domanda a Saverio De Bonis sia perché è uno degli esponenti di punta di GranoSalus, sia perché è stato il primo a parlare di questa ‘news’. E poi perché, da uomo dell’agricoltura del Sud Italia, De Bonis è impegnato in questa campagna elettorale da candidato al Senato in Basilicata nel Movimento 5 Stelle, unica forza politica che sta provando a difendere i prodotti agricoli del Mezzogiorno dagli effetti perversi della globalizzazione dell’economia.

Allora, De Bonis, che sta succedendo?

“Succede quello che voi avete scritto ieri: e cioè che la grande industria della pasta comincia a sentire gli effetti delle analisi disposte su pasta e semole e, in generale, gli effetti della battaglia, culturale prima che economica e politica, condotta da GranoSalus e da I Nuovi Vespri in difesa del grano duro del Sud Italia. Succede che i consumatori, oggi, sono più attenti. Del resto, siete stati voi a scrivere che certe linee di pasta industriale si vendono, oggi, a un prezzo che oscilla tra 0,60 e 0,70 centesimi di euro o anche meno. Un prezzo che svilisce la coltura del grano duro. Con possibili effetti negativi sulla salute di chi mangia un prodotto del genere”.

In che senso?

“Nel senso che, quando un prodotto viene venduto a un prezzo così basso, a farne le spese, di solito, sono la salute e l’ambiente”.

Non è un po’ paradossale che, ieri, proprio nel giorno in cui è entrato in vigore l’etichettatura della pasta, in Sicilia, a Pozzallo, sia arrivata una nave carica di grano del Kazakistan?

“E’ paradossale fino a un certo punto”.

Cioè?

“La legge italiana sull’etichettatura della pasta è una presa in giro. Tant’è vero che, proprio ieri, abbiamo fatto la spola tra negozi artigianali e supermercati, ma non siamo riusciti a trovare un solo pacco di pasta con l’etichettatura con relativa indicazione di provenienza del grano utilizzato per la produzione di tale pasta”.

Come mai succede questo?

“Perché questa legge non è nata come una cosa seria, ma come uno spot elettorale del PD di Renzi e del Ministro delle Risorse agricole, Maurizio Martina. Entrambi sapevano che l’Unione Europea non avrebbe mai accettato l’etichettatura di pasta e riso nella sola Italia. Infatti, tra sei mesi, Bruxelles approverà un nuovo Regolamento prevedendo un’etichettatura su base volontaria”.

Ci sta dicendo che chi lo vorrà scriverà nelle etichette l’origine del grano duro con il quale è prodotta la pasta e chi non lo vorrà continuerà a vendere pasta senza etichettatura?

“Esatto”.

Ma è una presa per i fondelli!

“Certo. Del resto, cosa vi aspettare dall’Unione Europea che ha siglato con il Canada l’accordo commerciale noto come CETA, firmato sia dal centro sinistra di Gianni Pittella, sia dal centrodestra rappresentato da Pasquale Pepe? In base a questo accordo commerciale, le multinazionali possono esportare in Canada tecnologie e qualche produzione industriale. E, soprattutto, possono andare lì a gestire i servizi. In cambio, però, i canadesi debbono esportare in Europa alcune delle proprie produzioni. E, tra queste, ci sono circa 4 milioni di quintali di grano duro prodotto nelle aree fredde e umide del Canada: grano duro che, notoriamente, viene fatto maturare artificialmente con il glifosato. Su questa molecola né Pittella, né Pepe, né Raffaele Fitto si sono mai pronunciati contro, anzi hanno votato a favore del rinnovo dell’autorizzazione all’utilizzo, in Europa, del glifosato per altri cinque anni. Per non parlare dell’umidità che facilita la proliferazioni di funghi che producono le micotossine DON: Pittella conosce molto bene questo argomento, ma a Bruxelles non è stato capace di abbassare i limiti per tutelare i consumatori italiani perché condizionato dalle lobby. Sicché, grazie a lui, al centrodestra e al centrosinistra, da anni, i consumatori italiani sono trattati peggio dei maiali canadesi”.

L’obbligo di etichettatura non consentirebbe più agli industriali di nascondere la presenza di grano duro canadese. Invece continueranno a nascondere la presenza di questo grano…

“Per l’appunto. Ma ci siamo noi, che continueremo ad effettuare le analisi. E non siamo più soli. Se sono candidato in Basilicata, nel collegio del Senato, con il Movimento 5 Stelle, ebbene, questo avviene perché il Movimento ha sposato le nostre battaglie. E’ proprio questo che dobbiamo provare a illustrare ai cittadini a pochi giorni dal voto: i cittadini di tutta l’Italia, non soltanto quelli della Basilicata e, in generale, del Sud, debbono sapere che, votando per il Movimento 5 Stelle daranno forza a chi si sta battendo per liberarli dal grano duro tossico. Se sarò eletto in Parlamento la prima iniziativa sarà quella di proporre la pubblicazione dei residui tossici sulla etichetta. Mentre PD e Forza Italia, nel Parlamento europeo e nel Parlamento italiano, sono favorevoli al CETA e agli sporchi traffici di grano che avvelenano la nostra vita. Dobbiamo ricordare ai cittadini, anzi lo dobbiamo gridare, che votare per PD e Forza Italia dà forza a chi vuole portare in Italia il grano duro canadese. Questi politici sono legati a doppio filo con mugnai, pastai e commercianti senza scrupoli”.

E agli agricoltori del Sud cosa dice?

“La stessa cosa con un elemento in più: e cioè che dando forza al Movimento 5 Stelle non si protegge solo la salute di tutti i cittadini – e soprattutto dei bambini, che sono quelli a maggiore rischio – ma si tutela anche l’agricoltura del Sud Italia e, segnatamente, il grano duro, che è l’eccellenza del mondo agricolo meridionale: un’eccellenza che Unione Europea, PD e Forza Italia stanno calpestando”.

Dicono che ci sia un po’ di ‘maretta’ tra la Coldiretti e il Ministro Martina…

“La Coldiretti ha già mollato il ministro Martina e si accinge ad un abbraccio mortale con Berlusconi. Insieme cercheranno di continuare a gabbare gli agricoltori italiani, che la Coldiretti ha difeso solo a parole: i produttori di grano duro del Sud la Coldiretti non li ha mai difesi e, in generale, nei fatti, non ha mai difeso i cittadini. Parlano, genericamente, di difesa dell’agroalimentare italiano, chilometro zero, campagne amiche e filiere capestro. Ma sono tutte chiacchiere, perché Berlusconi non può certo attaccare quel sistema – fatto anche da multinazionali – che ha fatto fortuna ‘taroccando’ il Made In Italy agroalimentare”.

In effetti, anche l’agroalimentare italiano è un po’ in affanno…

“Io direi che è in crisi, perché è costretto a trasformare prodotti agricoli che non sono italiani. E subisce una concorrenza spietata di prodotti agroindustriali sulla cui qualità pesano molti, troppi dubbi. A cominciare proprio dal grano che arriva dall’estero. Ma non c’è solo il grano: basti pensare alla passata di pomodoro. Il Sud Italia, per tradizione e per cultura, ha uno dei pomodori di pieno campo migliori al mondo. E invece siamo massacrati dalla passata di pomodoro cinese che arriva a fiumi. Stessa cosa avviene per l’olio d’oliva extra vergine, settore nel quale le sofisticazioni hanno raggiunto livelli insopportabili per i consumatori. Solo noi, attraverso le nostre battaglie, fuori e dentro le istituzioni, potremo mettere in sicurezza almeno un piatto di pastasciutta e garantire un cibo sano ai nostri bambini”.

Parliamo del grano: lei è stato il primo a denunciare l’arrivo del grano duro dal Kazakistan. Che tipo di grano duro è?

“E’ un grano duro di qualità pessima! Peraltro con un bassissimo tenore proteico. Cioè con poco glutine”.

Ma come, le industrie della pasta italiane hanno sempre detto che il grano canadese è il migliore del mondo perché ha un alto tenore in glutine, del grano duro del Sud Italia dicono che l’11% di glutine è un tenore troppo basso e, adesso, vanno a caccia del grano duro del Kazakistan che ha un tenore in glutine inferiore a quello del Mezzogiorno d’Italia?

“Le industrie della pasta perseguono il profitto, non la qualità del prodotto”.

A proposito di qualità: come diavolo pensano di produrre la pasta con un basso tenore di glutine?

“Semplice: miscelando il grano duro del Kazakistan con il nostro grano duro, della Puglia, della Sicilia, della Basilicata e via continuando. Tanto, come ho già accennato, l’Unione Europea non prevede l’obbligo di etichettatura, con l’indicazione di provenienza del grano duro. I consumatori continueranno ad essere ingannati”.

Come veniamo fuori da questo scenario?

“Mangiando pasta prodotta con il grano duro del Sud. Mangiando pane prodotto con il grano duro del Sud. Idem per le pizze, per i biscotti e via continuando. Ma, soprattutto, pubblicando in etichetta i valori dei residui”.

Chiudiamo con la sua campagna elettorale. Come sta andando?

“E’ una campagna elettorale difficile come tutte le campagne elettorali. Ma siamo ottimisti. La gente, in Basilicata, ha capito che la vecchia politica li ha presi in giro. Non c’è un solo settore della vita pubblica che, in Basilicata, è gestito bene. Dalla sanità, alla scuola. Per non parlare dell’economia. La legge sugli appalti ha, di fatto, ingessato gli investimenti pubblici. Il petrolio ha creato poca occupazione, molto inquinamento e tante, troppe malattie. In cambio abbiamo avuto delle royalties dieci volte inferiori a quelle del Kazakistan. Non c’è un progetto per valorizzare le testimonianze culturali della nostra Regione. Il turismo annaspa. E non c’è una visione strategica dell’agricoltura e della sua intima connessione con la salute pubblica ed il bilancio sanitario dello Stato. Martedì prossimo, a Matera, proveremo noi ad indicare alcune vie dell’export per l’agroalimentare di qualità”.

Però, in Basilicata, centrosinistra e centrodestra sono presenti e agguerriti.

“Rappresentano il passato. Nel centrosinistra la famiglia Pittella ha fatto il suo tempo. A nulla servirà la sua alleanza con Viceconte, perché se l’esponente italiano più potente a Bruxelles, presidente del gruppo S&D al Parlamento europeo, ha dovuto ripararsi in altri collegi, è evidente che siamo di fronte ad una fase di declino politico. I lucani hanno finalmente capito che sul petrolio sono stati svenduti da Pittella, Viceconte e De Filippo. Le condizioni di povertà a cui hanno ridotto la nostra regione sono vergognose e costringono i giovani a fuggire dalla nostra terra. La Basilicata non ha bisogno di scomodare Salvini per sentirsi dire che il nostro oro è rappresentato da agricoltura e turismo. Noi lo abbiamo affermato in tempi non sospetti. Tra l’altro, Salvini e i leghisti, fino a qualche tempo fa, definivano i meridionali terroni. Ora, dopo averli ripetutamente offesi, chiedono il voto ai meridionali. Insomma…”.

Lei parla spesso della Dieta Mediterranea. 

“I prodotti sani della Dieta Mediterranea possono diventare la Ferrari della nostra economia, ma non abbiamo alcuna intenzione di mettere quell’oro nelle mani dei leghisti. Potrebbe essere molto rischioso! Nel centrodestra, inoltre, c’è l’ex ministro dell’Agricoltura Nunzia De Girolamo, brava solo a girare i salotti televisivi: ma anche lei, la ‘ministra delle porte girevoli’, come la chiamiamo noi, non è più credibile. Si è persino sposata con un esponente del PD. Ha contribuito con la sua inerzia politica ad affossare gli allevatori di conigli della sua regione, la Campania, dove insistono i più elevati consumi di carni bianche, ma non c’è più produzione. E adesso si è alleata pure con Clemente Mastella per bramosia di potere”.

Perché la chiamate “ministro delle porte girevoli?

“Perché era nel centrodestra, poi è passata nel centrosinistra con Angelino Alfano e, adesso, è ritornata nel centrodestra. Va dove va il vento. Siamo nel peggiore trasformismo politico. Viceconte e Benedetto non sono da meno in Basilicata. L’augurio è che questa fallimentare stagione politica sia alla fine. La gente questa volta non avrà paura di cambiare. Ne sono certo”.

 

fonti:

http://www.inuovivespri.it/2018/02/15/una-nave-nel-porto-di-pozzallo-sta-scaricando-grano-del-kazakistan/

http://www.inuovivespri.it/2018/02/16/saverio-de-bonis-il-grano-duro-del-kazakistan-di-pessima-qualita/#_

 

Granosalus e i nuovi Vespri lanciano l’allarme e chiedono chiarezza: cosa sta succedendo nel porto di Catania e nei porti del sud? Siamo letteralmente invasi da grano e mais esteri, mentre il buon grano duro siciliano viene caricato e portato non si sa dove…

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Granosalus e i nuovi Vespri lanciano l’allarme e chiedono chiarezza: cosa sta succedendo nel porto di Catania e nei porti del sud? Siamo letteralmente invasi da grano e mais esteri, mentre il buon grano duro siciliano viene caricato e portato non si sa dove…

Da I Nuovi Vespri:

Le navi e il grano: assessore Bandiera, ci dice cosa sta avvenendo nel porto di Catania?

Il nuovo assessore regionale all’Agricoltura, Edy Bandiera, si è impegnato ad effettuare i controlli sul grano che arriverà in Sicilia. Bene. Visto che ci siamo, egregio assessore, ci può fare sapere cosa succede in queste ore nel porto di Catania? E’ vero che grandi quantitativi di grano duro siciliano sono stati caricati su due navi? Intanto i porti della Puglia sono letteralmente invasi da grano e mais esteri

Nel silenzio generale le navi cariche di grano continuano ad arrivare in Italia. Per ora – come informa il sito di GranoSalus – il via vai riguarda i porti della Puglia. In Sicilia, invece, avviene una cosa strana: il grano duro siciliano viene caricato e portato non si sa dove.

Fatti quattro conti, succede quanto segue: il nostro Paese continua ad essere invaso da grano duro estero; contemporaneamente, il grano duro siciliano (che insieme con il grano duro prodotto nel Sud Italia è uno dei migliori del mondo sotto il profilo della qualità) viene esportato non sa sa dove.

Lo scorso ottobre – tanto per citare un esempio – abbiamo scoperto che il grano duro siciliano e pugliese viene esportato nei Paesi del Nord Africa, che non ne vogliono proprio sapere di preparare il cus cus con il grano duro canadese!

Il nuovo assessore regionale all’Agricoltura, Edy Bandiera, ha affermato che effettuerà i controlli sul grano che arriva in Sicilia con le navi.

Bene, assessore Bandiera: perché non comincia ad informare i siciliani su che cosa è avvenuto e su che cosa sta avvenendo, in questi giorni, nel porto di Catania?

A noi risulta che il grano duro siciliano sarebbe stato acquistato a 21 euro per quintale più IVA (un prezzo basso rispetto al Desert Durum, il grano duro che si coltiva in California e in Arizona che, sotto il profilo qualitativo, è uguale, se non leggermente inferiore al nostro grano duro e che viene commercializzato ad un prezzo che oscilla da 40 a 45 dollari al quintale) per essere esportato.

Esportato dove? A noi ci rifilano il grano duro canadese e il grano duro siciliano va all’estero? Ci fa sapere qualcosa di ufficiale? Grazie in anticipo.

Chiuso il paragrafo siciliano del porto di Catania, vediamo che sta succedendo in Puglia. Chi ci segue da tempo magari troverà noiosa l’ulteriore precisazione: ma ripetere non fa mai male.

Il grano che sbarca nei porti pugliesi sia non lavorato, sia sotto forma di semola (in Puglia opera la più grande concentrazione di molini d’Italia) arriva in tutta l’Italia. Per questo è importante conoscere quanto e quale grano arriva in Puglia.

Ed è semplicemente incredibile che, durante i giorni di Natale, i porti pugliesi siano presi d’assalto dalle navi che scaricano grano e mais che arrivano da chissà dove! 

Sì, anche mais. Come se l’Italia del Centro Nord non producesse mais. Di questo mais che arriva in Italia dovrebbero occuparsi i signori della Lega Nord che, a parole, dicono di difendere l’agricoltura del Centro Nord Italia, ma che su certi temi – è incredibile che dobbiamo segnalarlo noi dalla Sicilia! – sembrano essere piuttosto distratti…

Invitiamo i nostri lettori a non prendere sottogamba l’arrivo con le navi del mais. Perché se il grano duro coltivato nelle aree umide e fredde potrebbe contenere le micotossine DON (dannose per la salute umana), il mais potrebbe contenere le aflatossine, che sono tra le sostanze più cancerogene contenute nel pianeta Terra!

Detto questo, andiamo a dare un’occhiata al grano che arriva in queste ore in Italia con le navi.

A Bari è arrivata oggi una nave di grano francese. “La nave – leggiamo nel sito di GranoSalus – sembra destinata a Casillo ed è una Bulk Carrier IMO 9486403 MMSI 538004639 costruita nel 2012, battente bandiera Isole Marshall (MH) con una stazza lorda di 23322 ton, summer DWT 33889 ton. Il nome della gigantesca portarinfuse è SAINT VASSILIOS. Ha cinque stive ed è partita da Rouen (Francia) il 21 dicembre 2017 alle ore 19:06 e arriverà a Bari il 29 dicembre alle ore 9:00. Il carico è di oltre 250 mila quintali”.

“Nel frattempo – prosegue l’articolo – nel porto ci sono già due navi provenienti dall’Ucraina che stanno scaricando circa 500 mila quintali di mais. Sono arrivate nello stesso giorno al porto di Bari (il 27 dicembre) e trasporterebbero una quantità inconsueta di mais che ci lascia un po’ perplessi”.

E lascia perplessi anche noi: il Centro Nord Italia non produce più mais? Non conosciamo la realtà produttiva di quella che i leghisti chiamano “Padania”: ma l’arrivo di tutto ‘sto mais non ci sembra un fatto ordinario.

Tornando alle navi che scaricano mais il sito di GranoSalus scrive:

“La prima è la GANT FLAIR, una Bulk Carrier IMO 9554066 MMSI 636016926 costruita nel 2010, battente bandiera Liberia (LR) con una stazza lorda di 17018 ton, summer DWT 28339 ton. La portarinfuse è partita da Yuzhni (Ucraina) il 18 dicembre 2017 alle ore 14:57 ed è arrivata a Bari il 27 dicembre alle ore 9:03. Il carico è di oltre 200 mila quintali”.

“La seconda NAVE si chiama ANDREA ENTERPRISE, è una Bulk Carrier IMO 9749946 MMSI 353929000 costruita nel 2017, battente bandiera PANAMAS (PA) con una stazza lorda di 21525 ton, summer DWT 34552 ton. La portarinfuse è partita da Chornomorsk (Ucraina) il 20 dicembre 2017 alle ore 00:40 ed è arrivata a Bari il 27 dicembre alle ore 10:26. Il carico è di oltre 250 mila quintali”.

“Una nave di grano francese già scaricata – leggiamo sempre nell’articolo di GranoSalus – è la General Cargo ANJA C IMO 9362669 MMSI 235011150 costruita nel 2006, battente bandiera United Kingdom (GB) con una stazza lorda di 5604 ton, summer DWT 8098 ton. La nave proveniente da Fos Sur Mer (Francia) è arrivata a Bari il 10 dicembre alle ore 10:00. Il carico era di oltre 60 mila quintali”.

“Un’altra nave di grano ucraino già scaricata – prosegue l’articolo – è la General Cargo HACI HILMI II IMO 9014561 MMSI 271000226 costruita nel 1992, battente bandiera Turchia (TR) con una stazza lorda di 3989 ton, summer DWT 6443 ton. La nave proveniente da Reni (Ucraina) è arrivata a Bari l’ 8 dicembre alle ore 16:00. Il carico era di oltre 50 mila quintali”.

“Un’altra nave di grano ucraino già scaricata – conclude GranoSalus – è la General Cargo BAKAN IMO 9136840 MMSI 249870000 costruita nel 1996, battente bandiera MALTA (MT) con una stazza lorda di 4335 ton, summer DWT 6830 ton. La nave proveniente da Mariupol (Ucraina) è arrivata a Bari il 5 dicembre alle ore 8:00. Il carico era di oltre 50 mila quintali”.

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/12/29/le-navi-e-il-grano-assessore-bandiera-ci-dice-cosa-sta-avvenendo-nel-porto-di-catania/

 

Da Granosalus:

Grano estero: via vai di navi straniere anche a Natale e Capodanno/1

 L’invasione silenziosa di grano estero e mais nei porti pugliesi di Bari, Barletta, Molfetta e Manfredonia non ha tregua neanche durante le feste di Natale e Capodanno. Provenienza Ucraina e Francia

In questo primo articolo esamineremo la situazione al Porto di Bari

A Bari è previsto per domani l’ arrivo di una nave di grano francese. La nave sembra destinata a Casillo ed è una Bulk Carrier IMO 9486403 MMSI 538004639 costruita nel 2012, battente bandiera Isole Marshall (MH) con una stazza lorda di 23322 ton, summer DWT 33889 ton. Il nome della gigantesca portarinfuse è SAINT VASSILIOS. Ha cinque stive, è partita da Rouen (Francia) il 21 dicembre 2017 alle ore 19:06 e arriverà a Bari il 29 dicembre alle ore 9:00. Il carico è di oltre 150 mila quintali

Nel frattempo nel porto ci sono già due navi provenienti dall’ Ucraina che stanno scaricando circa 500 mila quintali di mais. Sono arrivate nello stesso giorno al porto di Bari (il 27 dicembre) e trasportano una quantità inconsueta di mais che ci lascia un po’ perplessi.

La prima è la GANT FLAIR, una Bulk Carrier IMO 9554066 MMSI 636016926 costruita nel 2010, battente bandiera Liberia (LR) con una stazza lorda di 17018 ton, summer DWT 28339 ton. La portarinfuse è partita da Yuzhni (Ucraina) il 18 dicembre 2017 alle ore 14:57 ed è arrivata a Bari il 27 dicembre alle ore 9:03. Il carico di oltre 200 mila quintali è destinato alla Cofco Resources di Ravenna

La seconda NAVE si chiama ANDREA ENTERPRISE, è una Bulk Carrier IMO 9749946 MMSI 353929000 costruita nel 2017, battente bandiera PANAMAS (PA) con una stazza lorda di 21525 ton, summer DWT 34552 ton. La portarinfuse è partita da Chornomorsk (Ucraina) il 20 dicembre 2017 alle ore 00:40 ed è arrivata a Bari il 27 dicembre alle ore 10:26. Il carico di oltre 250 mila quintali è destinato alla Gavilon srl

Una nave di grano francese già scaricata è la General Cargo ANJA C IMO 9362669 MMSI 235011150 costruita nel 2006, battente bandiera United Kingdom (GB) con una stazza lorda di 5604 ton, summer DWT 8098 ton. La nave proveniente da Fos Sur Mer (Francia) è arrivata a Bari il 10 dicembre alle ore 10:00. Il carico era di 63 mila quintali

Un’ altra nave di grano ucraino – già scaricata – è la General Cargo HACI HILMI II IMO 9014561 MMSI 271000226 costruita nel 1992, battente bandiera Turchia (TR) con una stazza lorda di 3989 ton, summer DWT 6443 ton. La nave proveniente da Reni (Ucraina) è arrivata a Bari l’ 8 dicembre alle ore 16:00. Il carico era di 60 mila quintali destinati a Casillo

Un ultima nave di grano ucraino – già scaricata – è la General Cargo BAKAN IMO 9136840 MMSI 249870000 costruita nel 1996, battente bandiera MALTA (MT) con una stazza lorda di 4335 ton, summer DWT 6830 ton. La nave proveniente da Mariupol (Ucraina) è arrivata a Bari il 5 dicembre alle ore 8:00. Il carico era di circa 58 mila quintali destinati al Gruppo Casillo

fonte: https://granosalus.it/2017/12/28/grano-estero-via-vai-di-navi-straniere-anche-a-natale-e-capodanno/

Grano estero: via vai di navi al porto di Barletta e Molfetta /2

Le navi estere di grano e mais si danno appuntamento nello stesso giorno nei porti pugliesi di Barletta e Bari. Che strane coincidenze! Anche Molfetta è tappa dell’invasione silenziosa di grano straniero durante le feste di Natale e Capodanno. Provenienza Ucraina, Russia e Francia

In questo secondo articolo esamineremo la situazione al Porto di Barletta e Molfetta

A Barletta ci sono due navi di grano russo e francese che si sono date appuntamento nello stesso giorno: il 27 dicembre. Strana coincidenza! Perchè nello stesso giorno anche a Bari c’è una confluenza di altre navi. Come mai questa data? Esigenze logistiche o minori controlli dovuti alle festività?

La prima nave è una carretta del mare costruita nel 1981. Si tratta di una General Cargo IMO 8230467 MMSI 273339300, battente bandiera Russia (RU) con una stazza lorda di 2600 ton, summer DWT 3208 ton. Il nome della piccola portarinfuse è VOLGO BALT 232. E’ partita da Samsun (Turchia) l’ 8 dicembre 2017 alle ore 6:29, ha caricato al porto russo di YEISK ed è arrivata a Barletta il 27 dicembre alle ore 16:38. Il carico è di oltre 25 mila quintali

La seconda nave è stata costruita nel 2007. Si tratta di una General Cargo IMO 9391024 MMSI 248261000, battente bandiera Malta (MT) con una stazza lorda di 5629 ton, summer DWT 8046 ton. Il nome della  portarinfuse è MANISA GRETA. E’ partita da Sete (Francia) il 21 dicembre 2017 alle ore 15:47 ed è arrivata a Barletta il 27 dicembre alle ore 8:29. Il carico è di oltre 60 mila quintali

Un’ altra nave di grano ucraino già scaricata è la General Cargo MUZAFFER BEY IMO 9452127 MMSI 370824000 costruita nel 2007, battente bandiera Panama (PA) con una stazza lorda di 3796 ton, summer DWT 5110 ton. La nave proveniente da Reni (Ucraina) è arrivata a Barletta il 6 dicembre di pomeriggio. Il carico era di oltre 40 mila quintali

A Molfetta è arrivata prima di Natale una nave costruita nel 1986, che definire una carretta è eufemistico. Si tratta di una General Cargo IMO 8603547 MMSI 352384000, battente bandiera Panama (PA) con una stazza lorda di 3801 ton, summer DWT 5528 ton. Il nome della piccola portarinfuse è SEA EXPLORER. E’ partita da Reni (Ucraina) ed è arrivata a Molfetta il 15 dicembre alle ore 15:00. Il carico di grano era di oltre 40 mila quintali

fonte: https://granosalus.it/2017/12/29/grano-estero-via-vai-di-navi-al-porto-di-barletta-e-molfetta-2/

Fino a ieri negavano la presenza del glifosato. Poi rifiutavano i controlli. Ora che sono stati smentiti, ci vengono a raccontare che la pasta al glifosato non fa male. Ma per favore!

 

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Fino a ieri negavano la presenza del glifosato. Poi rifiutavano i controlli. Ora che sono stati smentiti, ci vengono a raccontare che la pasta al glifosato non fa male. Ma per favore!

 

Da I Nuovi Vestri: Adesso ci vengono a dire che la pasta al glifosato non fa male. Ma per favore!

Matrix – la trasmissione televisiva del gruppo Mediaset (leggere Berlusconi) – accende i riflettori sul grano duro e sulla pasta. Invita, guarda caso, solo chi sostiene che il glifosato non è un problema per la nostra salute. E gli scienziati che sostengono cose diverse? E le analisi sulla pasta industriale italiana e sulle semole? E il ruolo di GranoSalus? Mah 

Debbono essere messe proprio male le grandi industrie della pasta italiane. Altrimenti non si spiegherebbero tante cose. Come il proliferare di trasmissioni televisive nelle quali, direttamente o indirettamente, cercano disperatamente di promuovere il proprio prodotto. Per non parlare dei prezzi della pasta industriale italiana, in vertiginosa discesa. In questo clima non ci stupisce che una trasmissione come Matrix, in onda in una delle Tv del gruppo Mediaset, si occupi del grano duro e della pasta, invitando tanti interlocutori ad eccezione di chi, in questi anni, ha condotto la battaglia per un grano duro privo di contaminanti: e cioè i rappresentanti di GranoSalus e, perché no?, de I Nuovi Vespri.

Questa è la prima, grande anomalia della trasmissione (in calce a questo articolo trovate il link della puntata di Matrix dedicata alla pasta e al grano duro) condotta da Nicola Porro. Vabbé, lasciamo perdere I Nuovi Vespri, che magari sembra che ci vogliamo auto-incensare. Ma un rappresentante di GranoSalus andava invitato, no? Invece nulla.

C’era il presidente nazionale di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti. C’era Mario Piccialuti, direttore dell’Aidepi, l’Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane. Poi una donna e un uomo di scienza: Elena Cattaneoe Luca Piretta.

Per tutt’e quattro gli ospiti della trasmissione il glifosato presente nel grano duro di provenienza canadese e, di conseguenza, nella pasta industriale prodotta con questo grano duro canadese non è un problema.

Il glifosato – i tanti lettori che ci seguono lo sanno – è un diserbante che, nelle aree fredde e umide del Canada, viene usato impropriamente non per far seccare le malerbe, ma per fare maturare il grano duro.

Il contraltare a questi signori era rappresentato da alcune posizioni assunte dalla Coldiretti. Dimenticando che non è stata certo la Coldiretti a sollevare la questione del grano duro, ma GranoSalus.

La tesi degli ospiti della puntata di Matrix è che il glifosato contenuto nella pasta industriale prodotta con il grano duro canadese non fa male alla salute. Questo perché ne conterrebbe quantitativi così modesti da non arrecare danni all’organismo umano.

A noi questa tesi non convince affatto. Infatti, nel simposio internazionale sul grano duro che si è tenuto nelle scorse settimane a Matera, è stato affermato l’esatto contrario. E ad affermarlo è stata una scienziata indipendente: Fiorella Belpoggi, Direttore del ‘Centro Ricerca Tumori Ramazzini’ di Bologna.

Dagli studi effettuati da questa ricercatrice indipendente è emerso che il glifosato, ingerito anche in piccole dosi, provoca “Ritardi nello sviluppo sessuale delle femmine, frammentazione del DNA dei cromosomi nelle femmine e nei maschi, alterazione della flora batterica intestinale nel primo periodo della vita, cioè dalla nascita fino al primo sviluppo sessuale”.

Poco convincete anche la tesi che giustifica la presenza del grano duro canadese in Italia. Il nostro Paese – è stato ribadito nel corso della trasmissione – non produce più di 4 milioni e mezzo di tonnellate di grano duro. Siccome all’industria della pasta ne servono 6 milioni di tonnellate, ecco che bisogna importarne 1 milione e mezzo di quintali, magari dal Canada.

In realtà, la spiegazione fornita nel corso della trasmissione, lo ribadiamo, non è affatto convincente. Non è stato detto, ad esempio, che, negli ultimi anni, 600 mila ettari di seminativi del Sud Italia (cioè di terreni che potrebbero essere coltivati a grano duro) sono stati abbandonati.

E sapete perché gli agricoltori del Mezzogiorno d’Italia non coltivano più questi terreni? Perché la speculazione internazionale e nazionale fa in modo che il prezzo del grano duro del Sud Italia si mantenga basso, così da convincere gli agricoltori del Meridione d’Italia ad abbandonare questa coltura.

L’esempio l’abbiamo sotto gli occhi dal luglio di quest’anno. Ebbene, anche quest’anno il prezzo del grano duro del Sud Italia non è andato oltre i 20 euro al quintale. Un prezzo irrisorio se si pensa che il grano duro del Mezzogiorno d’Italia, sotto il profilo della qualità, è uno dei migliori del mondo.

Un semplice raffronto rende chiara la truffa perpetrata ai danni degli produttori di grano duro del Sud Italia. Il Desert Durum – la varietà di grano duro che si coltiva in Arizona e in California, che ha una qualità uguale, se non leggermente inferiore, al grano duro del Sud Italia, si commercializza a 40-45 dollari al quintale.

Perché questa differenza di prezzo così marcata tra le varietà di grano duro del Sud Italia e il Desert Durum, visto che la qualità è la stessa? Semplice: perché il prezzo del grano duro americano viene sostenuto dal mercato di Chicago (il più importante mercato del grano del mondo). Mentre il prezzo del grano duro del Sud Italia viene affossato dal mercato internazionale e anche a livello locale.

Non è un caso se i parlamentari nazionali del Movimento 5 Stelle – su input di GranoSalus – siano riusciti a far approvare una legge per istituire la CUN, la Commissione Unica nazionale, che dovrebbe controllare il volume degli scambi e, di conseguenza, l’andamento dei prezzi del grano duro in Italia.

Da quando GranoSalus e I Nuovi Vespri hanno iniziato a condurre la battaglia per fare chiarezza sul grano duro, tantissimi consumatori preferiscono acquistare pasta, semola, pane e via continuando prodotti con grano duro del Mezzogiorno d’Italia.

La cosa strana è che la domanda di grano duro del Sud Italia è in continua crescita, mentre il prezzo di tale prodotto, a parità di offerta, rimane invariato e, in certi casi, si abbassa. Il prezzo, in questi casi, dovrebbe crescere, non restare basso e, addirittura!, decrescere!

Per fugare questi dubbi basterebbe applicare la legge nazionale e far funzionare la CUN. Ma né il Governo Renzi, né il Governo Gentiloni, fino ad oggi, hanno applicato la legge che ha istituito la CUN.

L’80% del grano duro italiano si produce nel Sud Italia. Come può una trasmissione televisiva che accende i riflettori sul grano duro e sulla pasta non affrontare questo argomento?

Altra domanda: quali sono le reali ragioni per le quali il grano duro canadese deve arrivare in Italia? Sono essenzialmente due.

La prima è legata al CETA, il trattato internazionale che le multinazionali hanno imposto all’Unione Europea. In base a tale trattato, le multinazionali vanno a gestire affari in Canada; in cambio, però, i canadesi debbono ‘sbolognare’ agli ignari consumatori europei circa 4 milioni di tonnellate di grano duro.

Dopo quello che sta venendo fuori su una parte della produzione del grano duro canadese è diventato difficile, per il Canada, collocare questo prodotto. Con il CETA i canadesi hanno risolto il problema!

Questo spiega il perché, nelle scorse settimane, l’Unione Europea ha prorogato, per altri cinque anni, l’uso del glifosato in Europa. Se la UE avesse bloccato l’uso del glifosato avrebbe, automaticamente, bloccato il CETA: perché, come già accennato, è il CETA che consente al Canada di esportare in Europa il proprio grano duro!

Tutto si tiene nel mondo degli affari: Canada, CETA, grano duro canadese, Tv e industriali della pasta.

Sì, anche loro, gli industriali della pasta. Che con il grano duro canadese – che contiene un alto tenore di glutine – risparmiano un sacco di soldi nel processo di produzione della pasta. Perché la pasta che contiene tante proteine (cioè tanto glutine) essicca in minor tempo.

Sapete cosa si sono inventati i signori dell’Unione Europea dell’euro – quelli che si spacciano per rappresentanti dell’ “Europa dei popoli” – per fare arrivare il grano duro canadese in Italia? Pagano i produttori di grano duro del Sud Italia per non fargli coltivare i propri terreni.

L’Unione Europea, che dovrebbe tutelare la propria agricoltura, ammazza la produzione di grano duro con una sorta di lenta eutanasia. Questa strategia della UE, insieme con le speculazioni al ribasso sul grano duro, hanno provocato l’abbandono di 600 mila ettari di seminativi. 

Mettendo a coltura i 600 mila ettari di seminativi del Sud Italia oggi abbandonati, l’Italia non avrebbe più motivo di importare grano duro canadese. Ma l’Unione Europea vuole l’esatto contrario!

Insomma, con il grano duro canadese ci guadagnano in tanti: ci guadagnano le multinazionali, che vanno a ‘chiudere’ affari in Canada; ci guadagna il Canada; ci guadagnano gli industriali della pasta italiani.

Gli unici a non guadagnarci sono i consumatori. Non solo i consumatori italiani, perché com’è stato ricordato nella puntata di Matrix, il 55% della pasta industriale italiana viene esportata all’estero.

Ma siccome l’informazione sulla rete non è controllabile, i consumatori cominciano a capire. E a orientarsi. E a chiedere la pasta e il pane buono, che è prodotto con il grano duro del Sud Italia che non contiene né glifosato né micotossine DON.

Perché i problemi provocati dal grano duro canadese non riguardano solo il glifosato, ma anche le micotossine DON.

Ultimo appunto: si può organizzare una trasmissione Tv sul grano duro e non parlare della analisi disposte su otto le più importanti marche italiane di pasta?

Si può parlare del grano duro e della pasta e non parlare del fatto che il Tribunale di Roma, per ben due volte, ha dato ragione a chi ha promosso le analisi sulla pasta industriale?

QUI LA TRASMISSIONE DI MATRIX SUL GRANO DURO E SULLA PASTA

 

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/12/16/adesso-ci-vengono-a-dire-che-la-pasta-al-glifosato-non-fa-male-ma-per-favore/#_

Dalle analisi di GranoSalus, ecco otto marche di spaghetti “Bio” che non contengono glifosato

 

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Dalle analisi di GranoSalus, ecco otto marche di spaghetti “Bio” che non contengono glifosato

 

Da circa un anno i nostri lettori ci chiedono: “Che pasta dobbiamo mangiare?”. Oggi proviamo a rispondere a questa domanda pubblicando i dati delle analisi disposte da GranoSalus e da I Nuovi Vespri. In questo articolo trovate i nomi delle marche di pasta ‘Bio’ che non contengono glifosato 

Da tempo tanti lettori ci chiedono: “D’accordo, giusta la battaglia sul grano che state conducendo. Ma noi che pasta dobbiamo mangiare?”.

Interrogativo legittimo. Al quale oggi proveremo a rispondere pubblicando i risultati delle analisi di dieci marche di pasta ‘Bio’, otto delle quali non contengono glifosato.

Si tratta delle analisi volute da GranoSalus e da I Nuovi Vespri.

‘Bio’, è noto, è la parola che accompagna i prodotti agricoli biologici, coltivati senza l’ausilio di pesticidi, di diserbanti e di concimi chimici. E poiché – come i nostri lettori sanno – il glifosato è un erbicida, stiamo parlando di pasta che non contiene glifosato e, quindi, di pasta prodotta con grano duro che non contiene glifosato.

Poiché nel Sud Italia – Puglia, Sicilia e Basilicata in testa – il grano duro matura naturalmente grazie al nostro sole, possiamo affermare che questa pasta ‘Bio’ potrebbe essere prodotta, in buona parte, con i grani duri del Mezzogiorno d’Italia.

Ma andiamo ai nomi delle marche di pasta che sono state analizzate.

 

 

 

 

 

 

Parliamo di spaghetti.

La prima marca di spaghetti ‘Bio’ che non contiene glifosato è la Coop Vivi Verde Bio;

la seconda è la Eurospin Tre Mulini Bio;

la terza è la Alce Nero Bio 100% italiano;

la quarta è Libera Terra Bio;

la quinta è Daunia & Bio;

la sesta è Olga Bio;

la settima è Granoro Bio;

l’ottava è Barilla Bio.

La nona marca di spaghetti ‘Bio’ fatta esaminare contiene, invece, lo 0,027 milligrammi per kg di glifosato: si tratta degli spaghetti La Finestra sul cielo Bio.

La decima marca di pasta ‘Bio’ fatta esaminare – la De Cecco Bio – contiene tracce di glifosato che comunque sono al di sotto dei limiti di rilevabilità del laboratorio che ha effettuato le analisi.

Precisiamo che le due marche di spaghetti che contengono glifosato e tracce di glifosato sono al di sotto dei limiti di legge.

Tuttavia, visto che il glifosato è un interferente endocrino, come ha confermato lo studio pilota della dottoressa Fiorella Belpoggi dell’istituto di ricerca ‘Ramazzini’ di Bologna, sarebbe bene che il glifosato fosse totalmente assente. (COME POTETE LEGGERE QUI e anche COME POTETE LEGGERE QUI).

Altra precisazione importante: i lettori ci potrebbero chiedere:

“Ok, queste otto marche non contengono glifosato: e le micotossine DON?”.

Domanda legittima. Alla quale facciamo rispondere il presidente di GranoSalusSaverio De Bonis:

“Cominciamo col dire che, di solito, la presenza di glifosato si accompagna alla presenza di micotossine DON. Per almeno due motivi. In primo luogo perché – come avviene nelle aree fredde e umide del Canada – quando la pianta di grano duro viene fatta maturare artificialmente ricorrendo al glifosato (COME POTETE LEGGERE QUI) si indebolisce e diventa più sensibile agli attacchi dei funghi che producono le micotossine DON. In secondo luogo va detto che la presenza di umidità favorisce la proliferazione dei funghi e, quindi, delle micotossine”.

Con De Bonis affrontiamo anche un altro aspetto della pasta ‘Bio’: l’aspetto economico. Partendo dal costo al dettaglio di un kg di spaghetti ‘Bio’, superiore mediamente a 3 euro. Però, come ci spiega il presidente di GranoSalus, solo una piccola parte dei grandi guadagni che stanno dietro alla pasta ‘Bio’ arriva agli agricoltori.

Esaminiamo i ‘numeri’ di quest’anno, facendo riferimento al grano duro del Sud Italia.

Ebbene, un quintale di grano duro tradizionale, quest’anno, è stato pagato agli agricoltori in media 20 euro al quintale: un prezzo basso.

Mentre un quintale di grano duro ‘Bio’ è stato pagato agli agricoltori 30 euro al quintale, 10 euro in più rispetto al tradizionale.

“Quello che abbiamo scoperto – ci dice De Bonis – è che sono i commercianti e i mugnai a guadagnare tanto sul grano duro ‘Bio’. Questo avviene perché non esiste un controllo reale sui prezzi. La storia, per noi, non è nuova. Da un anno chiediamo l’istituzione della CUN, prevista da una legge dello Stato italiano, legge non ancora applicata. Ricordiamo che, dallo scorso maggio, esiste un Decreto attuativo che è rimasti lettera morta”.

La CUN, per la cronaca, è la Commissione Unica Nazionale che dovrebbe controllare l’andamento delle compravendite di grano. Infatti, se un prodotto è molto richiesto – in economia politica di dice “se cresce la domanda” – il prezzo deve salire.

“Il nostro dubbio, che poi è più di un dubbio – ci dice sempre De Bonis – è che la domanda di grano duro tradizionale del Sud Italia e, ancora di più, la domanda di grano duro ‘Bio’ siano entrambe sostenute, con picchi maggiori per il grano duro ‘Bio’. Ma i prezzi, stranamente, non si alzano, o si alzano un po’ solo per il grano duro ‘Bio’. Il risultato è che buona parte del reddito che dovrebbe andare agli agricoltori va ai commercianti e ai mugnai”.

“Con l’istituzione della CUN – conclude il presidente di GranoSalus – quella che, alla fine, non è altro che una speculazione ai danni degli agricoltori potrebbe essere quanto meno attenuata”.

Ci potrebbe essere anche un secondo modo per ridurre, se non eliminare, la speculazione in danno dei produttori di grano duro del Sud: basterebbe consorziare i produttori di grano duro del Sud Italia – cominciando magari con i produttori di grano duro ‘Bio’ – creando un’offerta unica invece che frastagliata.

Dovrebbero servire anche a questo gli assessorati all’Agricoltura delle Regioni, con riferimento, soprattutto a Puglia, Sicilia e Basilicata, Regioni leader in Italia nella produzione del grano duro. O no?

 

 

fonte:

-http://www.inuovivespri.it/2017/12/02/ecco-otto-marche-di-spaghetti-bio-che-non-contengono-glifosato/

GranoSalus, ancora analisi sulle SEMOLE: le uniche senza glifosato sono quelle del nostro Sud – Ma l’industria preferisce rifilarci le economiche porcherie che vengono dall’estero!

 

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GranoSalus, ancora analisi sulle SEMOLE: le uniche senza glifosato sono quelle del nostro Sud – Ma l’industria preferisce rifilarci le economiche porcherie che vengono dall’estero!

 

Ancora analisi sulle semole: le uniche senza glifosato sono quelle del Sud

Le analisi promesse da GranoSalus e da I Nuovi Vespri, questa volta, sono state effettuate su sette semole di grano duro commercializzate dal gruppo Casillo. Marcatore preso in esame: il glifosato. L’unica semola che non contiene questo erbicida è prodotta del Mezzogiorno d’Italia 

“Che tipo di semole di grano duro il gruppo Casillo propone ai consumatori? Oggi GranoSalus e I Nuovi Vespri rispondono a questa domanda pubblicando i dati delle analisi su sette linee di semole di grano duro commercializzate dal più importante gruppo commerciale italiano in materia di cereali e suoi derivati: il già citato gruppo Casillo”.

Si apre così l’articolo pubblicato da sito di GranoSalus che annuncia i risultati delle analisi su sette marche di semola commercializzate dal gruppo Casillo che, per la cronaca, è un gruppo imprenditoriale pugliese che opera, a livello nazionale e internazionale, in vari settori legati alla commercializzazione e alla trasformazione dei cereali. Al gruppo Casillo fanno capo industrie molitorie, centri per lo stoccaggio dei cereali e, in generale, altre attività connesse al mondo della cerealicoltura.

Le analisi rientrano nella battaglia in favore del grano duro del Sud Italia portato avanti da GranoSalus e da I Nuovi Vespri.

Ricordate che questa battaglia riguarda tutti noi. Perché nessuno ci informa – soprattutto nella nostra Isola, dove l’Istituto Zooprofilattico della Sicilia, ibrido tra Ministero della Salute e Regione siciliana, è un pianeta a sé che non comunica con il resto del mondo – sulla qualità delle farine e delle semole.

Qualcuno ci informa su che tipo di farina si utilizza in Sicilia per fare il pane, le pizze e via continuando?

“Su sette linee di semole analizzate – leggiamo sul sito di GranoSalus – sei risultano contaminate da glifosate (o glifosato ndr), mentre una linea risulta senza glifosate, quella con grano 100% pugliese. E’ la conferma della superiorità del grano del Mezzogiorno!”.

Per la cronaca, lo scorso 28 ottobre GranoSalus e I Nuovi Vespri hanno reso noti i risultati delle analisi di 14 marche di semola rimacinata di grano duro che presentano tracce di glifosato, il diserbante del quale si parla molto in questi giorni, se è vero che la UE deve decidere se prorogarne l’uso o bandirlo dalla farmacopea agricola europea.

Oggi, come già ricordato, pubblichiamo i dati realitivi alle analisi su sette linee di semola di grano duro commercializzata dal gruppo Casillo. Anche in queste analisi il marcatore preso in esame è il glifosato.

Ecco qui di seguito i dati della Selezione Casillo pubblicati da GranoSalus:

Semola d’autore pizze: presenta 0,132 milligrammi per chilogrammo di glifosato;

Semola rimacinata: presenta 0,112 milligrammi per chilogrammo di glifosato;

Semola d’autore biscotti: presenta 0,087 milligrammi per chilogrammo di glifosato;

Semola pane e pasta: presenta 0,071 milligrammi per chilogrammo di glifosato;

Semola pasta: presenta 0,067 milligrammi per chilogrammo di glifosato;

Semola 100% grano italiano: presenta 0,017 milligrammi per chilogrammo di glifosato;

Semola Primeterre 100% Puglia: non presenta tracce di glifosato”.

Dai dati delle analisi viene fuori che l’unica semola del gruppo Casillo che non presenta tracce di glifosato è quella prodotta con il grano duro pugliese al 100%.

Di fatto, si dimostra la tesi che GranoSalus e I Nuovi Vespri ripetono da sempre: e cioè che nel grano duro prodotto nel Sud Italia e maturato al sole del nostro Mezzogiorno non si trova il glifosato.

“Anche nella semola Casillo 100% grano italiano non dovrebbe trovarsi il glifosato – si legge sempre nell’articolo pubblicato dal sito di GranoSalus -: e invece c’è. Forse perché questa semola subisce un trattamento diverso? Forse perché viene miscelato con altri grani? O forse perché subisce contaminazioni crociate durante la trasformazione? A queste domande dovrebbe rispondere lo stesso gruppo e, naturalmente, l’ente di certificazione CSQA”.

Attenzione: queste analisi, o meglio, i risultati di questa analisi riguardano anche la Sicilia. Perché noi, nella nostra isola, non sappiamo che farina viene utilizzata. Nessuno ci informa.

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/11/10/ancora-analisi-sulle-semole-le-uniche-senza-glifosato-sono-quelle-del-sud/

Anche Report conferma: la pasta che mangiamo? Fatta col grano al glifosato canadese! …E racconta come ci stanno avvelenando!

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Anche Report conferma: la pasta che mangiamo? Fatta col grano al glifosato canadese! …E racconta come ci stanno avvelenando!

CHE SPIGA! – Report, da dove viene il grano della pasta che mangiamo?

Il programma tv di Raitre indaga sul grano usato per produrre la pasta e la farina: ciò che emerge è devastante.

Nel corso della puntata del 30 ottobre di Report c’è stata un’inchiesta di Manuele Bonaccorsi sul grano: si tratta di una materia prima fondamentale per la nostra alimentazione e da cui si genera sia la #Pasta che la farina. Se finora si pensava che la pasta facesse bene alla salute, purché consumata nei limiti, oggi ogni certezza viene meno. Manuele Bonaccorsi ha raccontato al pubblico di Report tutta la verità (o quasi) sul grano.

Il grano importato dal Canada

Se qualcuno fino ad ora pensava che la pasta che mangiamo fosse ottenuta dal grano nostrano, si sbagliava: sì perchè la maggior parte del grano utilizzato dai principali marchi italiani produttori di pasta e farina proviene dal Canada. Precisamente, tra Manitoba e Alberta in Canada ci sono più di 1500 chilometri di praterie dove si coltiva solo grano tanto da rendere il paese a nord degli Stati Uniti il granaio del mondo.

C’è un problema però: qui i coltivatori di grano fanno un largo uso di glifosato, un potente erbicida brevettato nel 1974 che non fa poi così bene all’organismo umano. Come raccontano gli stessi coltivatori canadesi, il glifosato viene spruzzato in primavera sul terreno prima della semina al fine di eliminare le erbacce; successivamente, viene spruzzato nuovamente dopo la semina quando il grano germoglia e per un’ultima volta al fine di rendere uniforme la crescita del grano stesso. Ma dove finisce tutto questo glifosato? Il potente erbicida viene assorbito e finisce nei semi di grano e di conseguenza nei prodotti che ne derivano, come pasta e farina.

Nel 2015 l’Organizzazione Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha affermato che il glifosato è un probabile cancerogeno, ma l’EFSA si è difesa affermando che non è così.

E intanto si cerca quantomeno di capire se ci siano dei controlli a monte e a valle per verificare la presenza di glifosato: la Canadian Grain Commission afferma di limitarsi a controllare il rispetto dei contratti tra i venditori canadesi e gli acquirenti mondiali, senza preoccuparsi del glifosato. Lo stesso avviene anche in Italia, nei porti in cui questo grano arriva: pertanto, il glifosato entra nel ciclo di produzione della pasta e della farina senza trovare alcuna opposizione. E così Report ha analizzato 6 marchi famosi di pasta italiana: Barilla, la Molisana, De Cecco, Divella, Garofalo e Rummo e ciò che è emerso è che i valori di glifosato registrati sono nettamente al di sotto della dose considerata tossica per l’uomo.

E il grano italiano?

L’Italia meridionale è stata considerata il granaio d’Italia, ma oggi la realtà è ben diversa: proprio in virtù di questa massiccia importazione di grano dall’estero, i principali coltivatori di grano hanno fatto marcia indietro. Oggi a loro costa circa 23 centesimi di euro produrre grano e non possono venderlo a più di 20 centesimi: come si può dedurre, c’è perdita e pertanto il nostro Paese ha registrato una enorme riduzione delle coltivazioni di grano, spinta anche da diversi contributi europei che, paradossalmente, spingono a non coltivare più il grano.

Da febbraio 2018 entrerà in vigore una nuova etichettatura obbligatoriaper la pasta e la farina in cui dovrà essere indicato l’origine del grano utilizzato: con questa novità, si spera che gli agricoltori italiani possano tornare a produrre grano come un tempo, tra l’altro un grano decisamente più sano visto che in Italia l’utilizzo di glifosato è vietato.

QUI il servizio di Report

GranoSalus dopo la pasta fa analizzare le semole: ecco quelle che contengono glifosato e quelle che non ne contengono

 

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GranoSalus dopo la pasta fa analizzare le semole: ecco quelle che contengono glifosato e quelle che non ne contengono

 

Le analisi sulle semole: ecco quelle che contengono glifosato e quelle che non ne contengono

Dopo le analisi su otto marche di pasta industriale prodotte in Italia, GranoSalus e I Nuovi Vespri – che ormai da qualche tempo operano insieme – propongono oggi ai propri lettori e, in generale, ai consumatori, i risultati delle analisi su venti marche di semola rimacinata di grano duro. Le analisi riguardano la presenza o l’assenza di un solo contaminante: il glifosato, il diserbante del quale si parla molto in questi giorni, se è vero che la UE deve decidere se prorogarne l’uso o bandirlo dalla farmacopea agricola europea 

Dopo le analisi su otto marche di pasta industriale prodotta in ItaliaGranoSalus e I Nuovi Vespri (che da qualche tempo operano insieme) hanno promosso le analisi per verificare la presenza o l’assenza di glifosato in venti marche di semola rimacinata di grano duro prodotta nel nostro Paese. Parliamo di un alimento molto presente sulle nostre tavole, perché con queste semole si preparano il pane, le pizze. le focacce e, in generale, i prodotti da forno. Da qui l’importanza di informare i consumatori.

In questa prima fase le analisi promosse hanno verificato la presenza o l’assenza di glifosato, il diserbante per il quale l’Unione Europea ha momentaneamente, mettiamola così, sospeso il giudizio. Il glifosato, com’è noto, è prodotto da una multinazionale americana – la Monsanto – che circa un anno fa si è fusa con la Bayer.

In questi giorni i Paesi che fanno parte dell’Unione Europea debbono decidere se prorogare per altri dieci o cinque anni la possibilità di utilizzare questo diserbante, o se bandirlo definitivamente dalla farmacopea agricola europea. In questo momento il giudizio è sospeso. I giudizi dei Paesi che fanno parte dell’Unione sono contrastanti: Italia e Francia, ad esempio, si sono pronunciati per bandire il glifosato dall’agricoltura europea; mentre Spagna e Regno Unito vorrebbero continuare ad utilizzarlo (la Germania si è astenuta).

Ma il tema che trattiamo oggi non riguarda tanto se continuare o no ad utilizzare il glifosato: oggi I Nuovi Vespri e GranoSalus informano i propri lettori e, in generale, i cittadini sulle analisi relative a venti marche di semola rimacinata di grano duro. Analisi, lo ribadiamo, che in questa fase riguardano solo la presenza o l’assenza di glifosato.

“Il nuovo test di GranoSalus, condotto da un primario laboratorio accreditato su 20 campioni di semole rimacinate di grano duro, contrassegnati da lotti – leggiamo nel sito di GranoSalus – rivela la presenza di residui di glifosato, un erbicida che è tuttora al centro di un dibattito scientifico sulla sua tossicità. Anche se dal test i residui sono in tutti i casi fortunatamente nei limiti di legge, occorre che l’Europa dica chiaramente se questa sostanza fa male oppure no senza mercanteggiare proroghe che quasi tutti i consumatori europei non vogliono”.

Cominciamo con le 14 marche di semola rimacinata di grano duro che contengono tracce di glifosato.

La semola Progeo Tre Grazie presenta 0,184 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Eurospin Tre Mulini presenta 0,167 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola De Cecco presenta 0,152 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Divella presenta 0,143 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola La Molisana presenta 0,142 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Granoro presenta 0,123 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Casillo presenta 0,112 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Casillo 100% grano italiano presenta 0,017 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Molino Martinucci presenta 0,104 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Semolificio Loiudice presenta 0,098 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Molino Mininni presenta 0,092 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Garofalo presenta 0,089 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Molino Flli Dell’Acqua presenta 0,075 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Despar presenta 0,029 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

Queste quattordici marche di semola presentano tracce di glifosato tracce di glifosato entro i limiti stabiliti dall’Unione Europea.

Detto questo, i consumatori italiani, visto che nel Sud Italia si produce grano duro privo di glifosato, possono utilizzare semole rimacinate di grano duro prive di glifosato. GranoSalus e I Nuovi Vespri, grazie alle analisi, hanno appurato che le seguenti sei marche di semola rimacinata di grano duro non contengono tracce di glifosato. Sono:

semola di rimacinato Auchan

semola di rimacinato Coop Viviverde Bio Cappelli

semola di rimacinato Molino Careccia (sede a Stigliano, Matera)

semola di rimacinato Molino Rossetto Cappelli (sede a Padova)

semola di rimacinato Molino Francesco Di Melfi

semole di rimacinato Eocene srl Tumminia (Salemi, Trapani).

Che dire? Rispetto alla pasta, “la quantità di glifosato riscontrata nelle stesse marche di semola risulta più alta. Dunque, Il fenomeno della contaminazione non migliora, ma peggiora”.

Non sta a noi stabilire il perché, in quattordici marche di semola rimacinata di grano duro sono presenti tracce di glifosato. Il dato è che le tracce di questo diserbante ci sono, pur entro i limiti – lo ribadiamo ancora una volta – previsti dalla legislazione europea.

E siccome noi siamo del Sud, viviamo nel Mezzogiorno d’Italia – dove, lo ribadiamo, il grano duro, per maturare, non ha certo bisogno del glifosato (UTILIZZATO INVECE NELLE AREE FREDDE E UMIDE DEL CANADA PER FAR MATURARE ARTIFICIALMENTE IL GRANO DURO COLTIVATO DA QUELLE PARTI) – non possiamo fare a meno di restare un po’ stupiti dall’aver riscontrato la presenza di tracce di glifosato in quattro marche di semole prodotte nel Meridione d’Italia: il riferimento è alla semola del Molino Martinucci, del Semolificio Loiudice e del Molino Mininni, tutt’e tre di Altamura, in Puglia. Lo stesso discorso vale per il Molino Flli dell’Acqua di Matera.

Leggiamo sempre sul sito di GranoSalus:

“Si conferma una presenza diffusa dell’ erbicida nelle semole prodotte dai
molini pugliesi e non solo. Tra questi, come sopra accennato, il marchio Casillo, leader nel mercato delle semole di grano duro nonché principale importatore di grano estero, pur riportando sulla confezione la dicitura “100% grano italiano”, presenta residui di glifosato. Eppure siamo di fronte ad un prodotto su cui è garantita la “rintracciabilità” del grano ed il grano è detto italiano. Da qui sorge un’ulteriore domanda: un ente di certificazione come CSQA in presenza di un divieto d’uso del glifosato sul grano, è tenuto a controllare attentamente il rispetto della norma ed anche l’assenza del glifosato nelle semole?”.

“Avevamo visto giusto con le precedenti analisi – prosegue la nota di GranoSalous – sebbene le industrie della pasta ci abbiano portato in Tribunale dove i ricorsi contro GranoSalus e I Nuovi Vespri sono stati tutti rigettati”.

Il sito di GranoSalus solleva anche un dubbio:

“Dunque, i residui di Glifosate (o glifosato) sia nelle semole De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Granoro, che presentano livelli più alti rispetto a quelli della pasta, sia nelle semole Progeo, Eurospin, Despar, Casillo, Martimucci, Loiudice, Mininni e F.lli Dell’Acqua, potrebbero indurre a sospettare che vi sia stata un’attività di miscelazione tra grani esteri e grani nazionali”.

Anche se “occorrerebbe però considerare che ci sono dei divieti. Il primo divieto è quello previsto dal regolamento di esecuzione (UE) 2016/1313 della Commissione del 1° agosto 2016, che ha modificato il regolamento di esecuzione (UE) n. 540/2011, e dal Decreto del Ministero della Salute entrato in vigore il 7 ottobre 2016, che presupporrebbe una tacita abrogazione dei limiti previsti dal regolamento comunitario n° 293 del 2013. Sicché anche piccole tracce di glifosato sotto i limiti di legge – rinvenibili nel grano e di conseguenza nella semola – potrebbero indurre a sospettare attività di miscelazione vietata”.

Quindi le conclusioni:

“Da oggi i consumatori hanno qualche risposta in più che evidenzia come sia possibile produrre cibi sani senza contaminanti. E alcune catene della grande distribuzione cominciano a dimostrare sensibilità al tema dei contaminanti”.

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/10/28/le-analisi-sulle-semole-ecco-quelle-che-contengono-glifosato-e-quelle-che-non-ne-contengono/

Cinque navi cariche di grano (anche canadese) in arrivo nel porto di Bari: buon appetito Italiani e ricordate: “Quello che non possono mangiare i maiali canadesi lo fanno mangiare noi”…!

grano

 

 

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Cinque navi cariche di grano (anche canadese) in arrivo nel porto di Bari: buon appetito Italiani e ricordate: “Quello che non possono mangiare i maiali canadesi lo fanno mangiare noi”…!

 

Vi consigliamo di rileggere:

Grano straniero – “Quello che non possono mangiare i maiali canadesi lo fanno mangiare noi italiani”…!

Cinque navi cariche di grano (in parte canadese) in arrivo nel porto di Bari: buon appetito Italia!

E buon appetito Sicilia, perché in Puglia si concentra il 70% circa dei molini italiani. Ciò significa che il grano di dubbia provenienza che viene sbarcato in Puglia finisce sulle tavole di tutti gli italiani! Lo ribadiamo: grazie a GranoSalus e a I Nuovi Vespri non sono mancati i passi avanti nella battaglia per il grano pulito. Ma la strada per battere i signori del grano contaminato è ancora lunga 

In attesa di sapere quante navi cariche di grano stanno arrivando in Sicilia (non è facile, dalle nostre parti, raccogliere questo genere di informazioni), facciamo il punto della situazione sulle navi che stanno arrivando in Puglia. Tanto cambia poco: ricordiamo che in Puglia si concentra quasi il 70 per cento dei molini italiani: ciò significa che la farina prodotta in questa regione finisce in tutta l’Italia, Sicilia compresa.

Con che grano viene prodotta la farina in Puglia? A questa domanda risponde un’inchiesta – o meglio, la prima puntata di un’inchiesta – pubblicata sul sito di GranoSalus, l’associazione di consumatori e di produttori di grano duro del Sud che, già da qualche tempo, lavora fianco a fianco con questo blog.

Perché la prima puntata? Perché in questa prima parte dell’approfondimento si parla solo delle navi, cariche di grano, che sono arrivate in questi giorni nel porto di Bari. Domani, o tra qualche giorno, GranoSalus farà il punto della situazione sulle navi cariche di grano che arrivano negli altri porti pugliesi (senza dimenticare che, oltre al grano che arriva nei porti pugliesi e siciliani, c’è anche il grano che arriva in altri porti italiani).

Che cosa contiene spesso il grano che arriva con le navi i nostri lettori lo sanno già.

Allora, cominciamo con il porto di Bari. Avvertendo che, entro la fine di questa settimana, fatti quattro conti, arriverà – solo a bari, ripetiamo – circa un milione di quintali di grano di dubbia provenienza! 

A questo milione di quintali di grano in arrivo con le navi si va a sommare quello che è già arrivato in questo porto pugliese:

“Al porto di Bari, dall’inizio di quest’anno – leggiamo nella prima parte dell’inchiesta di GranoSalus – sono arrivati oltre 1,2 milioni di tonnellate di grano. A questi numeri occorre aggiungere quelli in corso e delle prossime settimane. Di solito ottobre e novembre sono i mesi in cui vi è maggiore concentrazione di navi. Dal Canada non dovrebbero arrivarne altre (qui trovate notizie sul grano duro canadese arrivato a Bari), ma il condizionale è d’obbligo…”.

Dopo di che si passa alla cronaca di questi giorni:

“Questa settimana a Bari è previsto lo scarico di cinque navi per un totale di quasi 800 mila quintali! E’ in fase di scarico la nave TRAMMO BAUMANN, una Bulk Carrier IMO 9762883 MMSI 636017033 costruita nel 2015, battente bandiera Liberia (LR) con una stazza lorda di 25611 ton, summer DWT 38635 ton. La portarinfuse proviene da Vancouver (Canada) da dove è partita il 7 settembre 2017 alle ore 18:40 ed è arrivata al porto di Bari il 13 ottobre alle ore 11:53. La nave ha un carico stimato di circa 183 mila quintali di grano. Destinazione Casillo“.

Casillo, per la cronaca, è il gruppo più importante che opera nel settore del grano in Italia.

“La seconda nave – leggiamo sempre nell’inchiesta di GranoSalus – è per De Cecco e si chiama LOUISE BULKER, una General Cargo IMO 9424089 MMSI 219607000 costruita nel 2010, battente bandiera Denmark (DK) con una stazza lorda di 19812 ton, summer DWT 31881 ton. La portarinfuse proviene da NewCastle (Australia), ha fatto bunkeraggio a Gibilterra e dopo circa 60 giorni di navigazione è arrivata al porto di Bari il 18 ottobre alle ore 5:41. La nave ha un carico stimato di circa 150 mila quintali di grano. Destinazione De Cecco”.

“La terza nave più piccola – prosegue l’approfondimento di GranoSalus – è arrivata oggi. Si chiama KATE C una General Cargo IMO 9523964 MMSI 235077805 costruita nel 2010, battente bandiera United Kingdom [GB] con una stazza lorda di 4151 ton, summer DWT 6250 ton. La portarinfuse è partita da TILBURY (GB) il 6 ottobre 2017 alle ore 01:36 ed è arrivata al porto di Bari il 17 ottobre alle ore 8:50. La nave ha un carico stimato di circa 58 mila quintali di grano. Destinazione Divella“.

“In rada, a Bari – leggiamo sempre nell’inchiesta – c’è una quarta nave canadese, una Bulk Carrier IMO 9612296 MMSI 566878000 costruita nel 2013, battente bandiera Singapore (SG) con una stazza lorda di 22850 ton, summer DWT 36546 ton. La portarinfuse proviene da Port Cartier (Canada), è partita il 1 ottobre alle ore 14:12 ed è arrivata al porto di Bari il 17 ottobre alle ore 12:05. La nave ha un carico stimato di circa 350 mila quintali di grano. Destinazione AGRI VIESTI srl Altamura (Ba)”.

“In arrivo oggi a Bari – conclude questa prima parte dell’inchiesta di GranoSalus – c’è una quinta nave ucraina di nome ECE G, una General Cargo IMO 8404460 MMSI 518100028 costruita nel 1985, quindi una carretta del mare, battente bandiera Isole Cook [CK] con una stazza lorda di 2929 ton, summer DWT 4816 ton. La carretta proviene da RENI (Ucraina), ha fatto bunkeraggio in Turchia ed è partita il 27 settembre alle ore 6:55; è in arrivo al porto di Bari stanotte 19 ottobre alle ore 00:00. La nave ha un carico stimato di circa 50 mila quintali di grano. Destinazione CEREALSUD srl Altamura (Ba)”.

Solo nel porto di Bari contiamo cinque navi cariche di grano.

Due navi cariche di grano sono arrivate dal solito Canada.

Una terza nave è arrivata dalla Gran Bretagna.

Una quarta nave dall’Australia.

Una quinta nave dall’Ucraina.

C’è poco da stare allegri. GranoSalsus è I Nuovi Vespri conducono da tempo una dura battaglia contro il grano duro estero e in difesa del grano duro prodotto nel Mezzogiorno d’Italia.

La sensibilità verso questi temi cresce di giorno in giorno.

Basti pensare che Report dovrebbe dedicare un servizio al grano, con riferimento anche al grano che arriva dal Canada (grano canadese che, se è quello coltivato nelle aree fredde e umide di questo Paese è un mezzo veleno, come potete leggere qui).

Prima ci avevano detto che la trasmissione di Report sarebbe andata in onda il 23 ottobre. Ora sembra che andrà in onda il 30 ottobre o il 6 novembre. L’importante è che vada in onda, perché è importante informare il grande pubblico – con una trasmissione importante come Report – che cosa finisce sulle nostre tavole.

GranoSalus, nell’inchiesta, non risparmia critiche al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Che, in effetti, sulla questine grano estero contaminato non ha aperto bocca.

Scrive GranoSalus:

“Emiliano, pensa forse di essere immune dalle contaminazioni? Da ex magistrato, dovrebbe dedicare più tempo alla lettura delle ordinanze che riguardano anche presunte falle nell’attività di controllo sul marchio regionale ‘Prodotti di qualità Puglia’”.

Se è per questo, però, neanche Massimo D’Alema, che è pugliese e guida insieme con Bersani Articolo 1 MDP (il partito della sinistra nato in contrapposizione al PD di Matteo Renzi) fino ad ora  ha detto preso posizione sul grano duro estero che arriva in Italia.

D’Alema, che produce vino non conosce il grano duro? Ci sembra difficile. Però non possiamo non notare – e sottolineare – che, su una vicenda importante come quella del grano duro, la posizione di D’Alema ed Emiliano sia uguale, sul piano sostanziale, a quella del Governo Gentiloni e del Ministro delle Risorse agricole, Maurizio Martina.

Del resto, noi, in Sicilia, sul grano duro registriamo il silenzio del presidente della Regione, Rosario Crocetta, e dell’assessore all’Agricoltura, Antonello Cracolici.

Non possiamo non notare che tutti i personaggi politici pugliesi e siciliani che abbiamo citato sono tutti della sinistra. Una sinistra – sia con riferimento al PD, sia con riferimento al nuovo soggetto politico di D’Alema e Bersani – che, sulla questione grano duro è inadeguata.

Quanto al Governo nazionale – il già citato Governo Gentiloni – siamo all’apoteosi dell’ipocrisia. La Ministra della salute-Sanità, Beatrice Lorenzin,annuncia che si batterà contro il glifosato, che è notoriamente presente nel grano duro canadese coltivato nelle aree fredde e umide di questo Paese.

Poi, però, lo stesso Governo nazionale che, a parole, dice di voler combattere le contaminazioni di glifosato, non dispone i controlli nei porti italiani dove arrivano le navi…

Della serie, la solita presa in giro del Governo nazionale, perché votare contro il glifosato e poi non impedire che arrivi il grano duro piano di glifosato è ridicolo!

Che dire? Che le battaglia per un grano pulito è ancora lunga. Noi la stiamo combattendo ad armi impari.

Ci sono già le prime analisi sulle marche di pasta. Ma come potete notare, al di là delle chiacchiere, lo Stato e le Regioni, oggi, fanno poco o nulla.

Ma noi non ci scoraggiamo. Sono in arrivo – a cura di GranoSalus e de I Nuovi Vespri – nuove analisi su altre marche di pasta prodotte in Italia e su farina e semola.

La battaglia continua.

Tremate lobby della pasta, GranoSalus torna all’attacco: dopo aver reso pubbliche le analisi che evidenziavano le porcherie contenute nella pasta industriale italiana ed aver vinto le successive battaglie legali in tribunale, GranoSalus annuncia nuovi controlli!

GranoSalus

 

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Tremate lobby della pasta, GranoSalus torna all’attacco: dopo aver reso pubbliche le analisi che evidenziavano le porcherie contenute nella pasta industriale italiana ed aver vinto le successive battaglie legali in tribunale, GranoSalus annuncia nuovi controlli!

Sulla battaglia di GranoSalus, dalla parte della Gente e contro le lobby della pasta industriale Vi abbiamo più volte informati:

GranoSalus: i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… E a noi queste porcherie ce le fanno mangiare…!!

GranoSalus e le analisi sulla pasta dei grandi marchi (piena di Don, Glifosate e Cadmio). Furono minacciate denunce e querele, ma dopo 3 mesi NIENTE – Ma, state attenti, la macchina del fango contro GranoSalus è in azione!

Dopo i Test GranoSalus diffusi da I Nuovi Vespri, Barilla, Divella, De Cecco, Garofalo, La Molisana e l’Associazione delle Industrie della Pasta hanno chiesto la chiusura dei siti. Ma “In Tribunale vince l’interesse pubblico” – Rigettato il tentativo di soffocare l’informazione delle multinazionali.

ATTENZIONE – Ricordate GranoSalus che accusava i grandi marchi della Pasta di rifilarci prodotti pieni di glifosato, micotossine DON e cadmio? Per Giudici calunnia, ma CORRETTA INFORMAZIONE NEI CONFRONTI DEI CITTADINI!

Glifosato nel grano e nella pasta – GranoSalus al contrattacco: dopo la vittoria in tribunale, l’ Italia applichi il principio di salvaguardia e di protezione della salute!

GranoSalus e I Nuovi Vespri: in arrivo altri controlli su marche di pasta e sulle semole

GranoSalus e I Nuovi Vespri – che ormai conducono insieme la battaglia per un grano ‘pulito’, in difesa del grano duro del Sud Italia e in difesa dei consumatori – annunciano una nuova serie di controlli su marche di pasta e sulle semole. La nuova sensibilità che sta crescendo tra i consumatori italiani ed europei. La grande paura degli industriali per una puntata di Report, prevista il 23 ottobre, che dovrebbe affrontare il tema del grano e delle ‘famigerate’ navi che arrivano in Italia

Al via un’altra ondata di controlli sui derivati del grano. Questa volta sotto la lente d’ingrandimento di GranoSalus e de I Nuovi Vespri – che insieme conducono la battaglia per la valorizzazione del grano duro del Mezzogiorno d’Italia e in difesa dei consumatori – non ci saranno solo alcuni marchi di pasta, ma anche le semole.

E’ noto che i controlli su otto note marche di pasta industriale prodotta in Italia sono già state effettuale. Ed è altrettanto noto che, per ben due volte, GranoSalus e I Nuovi Vespri hanno vinto la battaglia legale presso il Tribunale di Roma, se è vero che la Prima Sezione Civile ha rigettato il ricorso presentato dagli industriali della pasta e ha condannato gli stessi industriali (Aidepi, sigla che sta per Associazione delle industrie del dolce e della pasta, la Barilla G & R Fratelli spa, i Fratelli De Cecco di Filippo Fara S. Martino spa, la F. Divella spaLa Molisana spa e il pastificio Lucio Garofalo) al pagamento delle spese (QUI L’ARTICOLO SULLA SECONDA VITTORIA IN TRIBUNALE DI GRANOSALUS E I NUOVI VESPRI CONTRO I COLOSSI DELLA PASTA INDUSTRIALE).

Dopo questi primi controlli, come già accennato, parte una seconda serie di verifiche su pasta e semole. Obiettivo: informare i consumatori sulla qualità deI cibi che arrivano sulle loro tavole.

Tutto questo accade mentre le multinazionali e, in generale, chi controlla il mercato mondiale del grano minimizza su quanto sta avvenendo oggi in Italia e anche in altri Paesi del mondo. Da questi signori arrivano previsioni ottimistiche di qua e di là.

Ma le cose stanno proprio così?

Davvero i commercianti pensano di continuare a fare arrivare in Italia grano duro (ma anche grano tenero) da mezzo mondo senza controlli relativi all’eventuale presenza di contaminanti?

Davvero la grande industria agroalimentare italiana pensa di continuare a produrre pasta anche con il grano duro canadese, solo perché lo prevede il CETA, il trattato internazionale tra Unione Europea e Canada che Bruxelles sta cominciando ad applicare facendosi un baffo dei Parlamenti di 27 Paesi europei?

In realtà, la situazione, per il grano duro e per la pasta, è molto diversa da quella che le multinazionali e l’Unione Europea dell’euro cercano di far credere. In Italia, ma non soltanto in Italia, la battaglia per un grano pulito condotta da GranoSalus e da I Nuovi Vespri comincia a sortire i primi effetti. Merito di tutta l’informazione, non soltanto delle notizie che circolano sulla rete.

Il prossimo 23 ottobre, ad esempio, la trasmissione Report si occuperà del grano. Non è la prima volta che la TV si occupa dei cereali e del glifosato. E di grano duro importato dal Canada. Si racconta che gli industriali della pasta del nostro Paese sarebbero molto preoccupati. La trasmissione dovrebbe parlare, infatti, delle analisi sul grano e sulla pasta, ma anche delle navi cariche di grano duro (e anche grano tenero) che continuano ad arrivare nei porti italiani.

Il timore è che, grazie alla TV, tanti italiani vengano messi al corrente del raggiro che va in scena in Italia in materia di glifosato: una legge lo vieta, ma nessuno effettua i controlli sulle navi cariche di grano che arrivano nei porti italiani! 

La prossima settimana, ad esempio, nei porti pugliesi è previsto l’arrivo di ben cinque navi cariche di cereali (una arriva direttamente dal Canada). Con molta probabilità, qualche nave arriverà anche in Sicilia: solo che nella nostra Isola è molto difficile reperire notizie perché l’omertà, in questo settore, è fortemente radicata.

Va da sé che, sia per la Puglia, sia per la Sicilia servono Governi regionali sensibili al tema della salubrità del grano duro e della salute dei consumatori. Sotto questo profilo, gli attuali Governi regionali di Puglia e Sicilia – entrambi a guida PD – si sono dimostrati fallimentari.

E non c’è nemmeno da aspettarsi qualcosa di buono dai Governi di centrodestra con la presenza di Forza Italia: ricordiamoci che al Parlamento europeo i berlusconiani e il Partito Democratico hanno votato in favore del CETA.

Se ne deve dedurre che, nel Mezzogiorno d’Italia, una vera e concreta battaglia contro il grano ‘sporco’ che arriva dall’estero presuppone la presenza di Governi regionali nei quali non siano presenti il PD e Forza Italia.  

Ma se, come già accennato, l’Unione Europea dell’euro sta tirando dritto, applicando il CETA e fregandosene di quello che voteranno i Parlamenti dei 27 Paesi dell’Unione (COME POTETE LEGGERE QUI), i cittadini europei cominciano invece a riflettere. E a orientarsi con razionalità nella scelta dei prodotti da far arrivare sulle proprie tavole.

I cittadini oggi s’informano. Non sono ancora tanti. Ma sono in aumento. Non soltanto in Italia, ma anche all’estero. I tedeschi, molto sensibili ai temi legati a un’alimentazione sana, iniziano a chiedere notizie sulla pasta senza glifosato e senza micotossine.

Ne sanno qualcosa i mugnai, i commercianti e gli stessi produttori di pasta industriale, che  cominciano ad avvertire i primi contraccolpi. Insomma, il messaggio sulla ‘battaglia del grano’ è passato. I cittadini consumatori cominciano a capire. In Italia e all’estero. E ora valli a fermare!

Un problema, questo, per il Canada, che di grano duro non esattamente ‘appetitoso’ ne produce tanto (COME POTETE LEGGERE QUI). E che, grazie al CETA, pensa di ‘sbolognarlo’ ai Paesi europei.

Ma il problema è soprattutto per la grande industria della pasta, per i commercianti e per i mugnai. Questo mondo, che fino ad oggi in Italia ha fatto il bello e il cattivo tempo, condizionando e, talvolta, imponendo scelte ai Governi e ai Parlamenti di turno in materia di grano, comincia ad avvertire una diversa sensibilità da parte dei consumatori.

Non sfugge, agli osservatori, la presenza sugli scaffali della grande distribuzione organizzata di pasta e prodotti senza glutine. Questo va sicuramente bene per chi è malato di celiachia.

Ma il problema non è solo il glutine (che, detto per inciso, gli industriali della pasta hanno voluto in percentuali molto alte per risparmiare sui tempi di essiccamento della pasta: e quindi per ridurre i costi di produzione). Il vero problema della pasta è la presenza di contaminanti: in primo luogo il già citato glifosato e le micotossine DON.

E’ l’effetto singolo e combinato dei contaminanti (“effetto cocktail”) che provoca danni alla salute (QUI UN ARTICOLO SUI CONTAMINANTI PRESENTI NEL GRANO ESTERO CHE PREGIUDICANO LA NOSTRA SALUTE).

La battaglia per un grano pulito è ancora lunga. Ma i primi colpi agli speculatori sono stati assestati. Ora è importante, per i cittadini italiani ed europei, combattere il CETA.

Foto tratta da blogfabianelli.it  

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/10/15/granosalus-e-i-nuovi-vespri-in-arrivo-altri-controlli-su-marche-di-pasta-e-sulle-semole/#_

 

 

Glifosato nel grano e nella pasta – GranoSalus al contrattacco: dopo la vittoria in tribunale, l’ Italia applichi il principio di salvaguardia e di protezione della salute!

 

GranoSalus

 

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Glifosato nel grano e nella pasta – GranoSalus al contrattacco: dopo la vittoria in tribunale, l’ Italia applichi il principio di salvaguardia e di protezione della salute!

 

Glifosate nel grano e nella pasta, GranoSalus: “Dopo l’Ordinanza dei giudici di Roma, l’ Italia applichi il principio di salvaguardia di protezione della salute”
Il Governo italiano, dopo l’ Ordinanza del Tribunale di Roma che ha rigettato il reclamo degli industriali della pasta contro GranoSalus, deve interpretare autenticamente il suo decreto, applicare il principio di salvaguardia della salute dei consumatori previsto dall’ Art. 23 Direttiva 2001/18/CE del 12 marzo 2001 e bloccare l’ingresso di navi di grano straniero al glifosate.

Sulla vicenda dei contaminanti del grano estero e della pasta vi è «un ampio dibattito nel mondo scientifico e pubblico in generale», scrivono i giudici del Tribunale di Roma nell’ordinanza di rigetto che vede soccombere Barilla, Divella, De Cecco, Garofalo e La Molisana. I giudici sottolineano che «non vi è dubbio che la divulgazione dei risultati della ricerca costituiscano legittima espressione del diritto di libertà di manifestazione del pensiero, sancito dall’articolo 21 della Costituzione e di libertà della scienza garantita dall’articolo 33 della Costituzione, senza limiti e condizioni. Tanto più che, trattandosi di temi di tale delicatezza e rilevanza per la salute pubblica, nessuna censura sarebbe ammissibile».

Non a caso, – si legge nell’ Ordinanza – il 22 agosto 2017 è entrato in vigore in Italia il decreto del Ministero della Salute che in attuazione del regolamento Ue 1313 del primo agosto scorso, ha disposto la revoca delle autorizzazioni all’ immissione in commercio e modifica delle condizioni d’ impiego di alcuni prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attivaglifosate, sospettato di essere cancerogeno, mentre in precedenza era possibile utilizzare il glifosate nelle coltivazioni in pre-raccolta “al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura”.

I giudici della prima sezione civile del Tribunale di Roma evidenziano che “Il dibattito in questione, che riguarda la sicurezza alimentare della popolazione, riveste un interesse pubblico particolare ed attiene all’ adeguatezza dei limiti europei alla presenza di contaminanti negli alimenti…”.

Il divieto introdotto dal Decreto del Ministero, anche alla luce di questo nuovo pronunciamento,  pare superare i pregressi  limiti di contaminazione da glifosate di cui al Regolamento UE 293/2013 ed alle relative tabelle, e, in ogni caso, si pone in contrasto con tale ultima norma, senza che nessuna forza politica sinora abbia affrontato la delicata questione.

Alla luce del provvedimento del Tribunale di Roma, nonché  del principio di precauzione e della possibile minaccia alla salute dei consumatori, riteniamo infatti possano sussistere effettivamente seri dubbi sul coordinamento tra le norme, che appaiono per molti versi contrastanti fino al punto che la seconda, in senso temporale, pare elidere, se non proprio abrogare,  la prima.

Ma quel divieto sinora è rimasto solo sulla carta. Di fatto quel grano tossico continua ad arrivare e non viene neppure analizzato!

La nostra associazione continua a denunciare l’arrivo di navi estere cariche di glifosate (abbiamo anche inviato prove documentali e segnalazioni a svariate autorità) senza che il Ministero abbia inserito tale sostanza tra gli analiti da analizzare attraverso le sedi periferiche dell’ USMAF. E, senza che in Puglia vi siano laboratori pubblici accreditati.

Oggi anche i Tribunali asseriscono che l’uso del glifosate è vietato, interpretando in modo autentico lo spirito del legislatore nazionale e il principio di precauzione cui è informato il diritto comunitario.

Come bloccare allora le navi tossiche? Basterebbe prendere ad esempio quanto avvenuto con gli OGM

Qualora uno Stato membro, sulla base di nuove o ulteriori informazioni divenute disponibili dopo la data dell’autorizzazione e che riguardino la valutazione di rischi ambientali o una nuova valutazione delle informazioni esistenti basata su nuove o supplementari conoscenze scientifiche, abbia fondati motivi di ritenere che un OGM come tale o contenuto in un prodotto debitamente notificato e autorizzato per iscritto in base alla presente direttiva rappresenti un rischio per la salute umana o l’ambiente, può temporaneamente limitarne o vietarne l’uso o la vendita sul proprio territorio.

Lo Stato membro provvede affinché, in caso di grave rischio, siano attuate misure di emergenza, quali la sospensione o la cessazione dell’immissione in commercio, e l’informazione del pubblico.

Se il governo italiano non farà niente occorrerà, purtroppo, rivolgersi alla Corte internazionale per i diritti dell’ Uomo. Chissa che ne pensa Coldiretti…