Glifosato nel grano e nella pasta – GranoSalus al contrattacco: dopo la vittoria in tribunale, l’ Italia applichi il principio di salvaguardia e di protezione della salute!

 

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Glifosato nel grano e nella pasta – GranoSalus al contrattacco: dopo la vittoria in tribunale, l’ Italia applichi il principio di salvaguardia e di protezione della salute!

 

Glifosate nel grano e nella pasta, GranoSalus: “Dopo l’Ordinanza dei giudici di Roma, l’ Italia applichi il principio di salvaguardia di protezione della salute”
Il Governo italiano, dopo l’ Ordinanza del Tribunale di Roma che ha rigettato il reclamo degli industriali della pasta contro GranoSalus, deve interpretare autenticamente il suo decreto, applicare il principio di salvaguardia della salute dei consumatori previsto dall’ Art. 23 Direttiva 2001/18/CE del 12 marzo 2001 e bloccare l’ingresso di navi di grano straniero al glifosate.

Sulla vicenda dei contaminanti del grano estero e della pasta vi è «un ampio dibattito nel mondo scientifico e pubblico in generale», scrivono i giudici del Tribunale di Roma nell’ordinanza di rigetto che vede soccombere Barilla, Divella, De Cecco, Garofalo e La Molisana. I giudici sottolineano che «non vi è dubbio che la divulgazione dei risultati della ricerca costituiscano legittima espressione del diritto di libertà di manifestazione del pensiero, sancito dall’articolo 21 della Costituzione e di libertà della scienza garantita dall’articolo 33 della Costituzione, senza limiti e condizioni. Tanto più che, trattandosi di temi di tale delicatezza e rilevanza per la salute pubblica, nessuna censura sarebbe ammissibile».

Non a caso, – si legge nell’ Ordinanza – il 22 agosto 2017 è entrato in vigore in Italia il decreto del Ministero della Salute che in attuazione del regolamento Ue 1313 del primo agosto scorso, ha disposto la revoca delle autorizzazioni all’ immissione in commercio e modifica delle condizioni d’ impiego di alcuni prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attivaglifosate, sospettato di essere cancerogeno, mentre in precedenza era possibile utilizzare il glifosate nelle coltivazioni in pre-raccolta “al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura”.

I giudici della prima sezione civile del Tribunale di Roma evidenziano che “Il dibattito in questione, che riguarda la sicurezza alimentare della popolazione, riveste un interesse pubblico particolare ed attiene all’ adeguatezza dei limiti europei alla presenza di contaminanti negli alimenti…”.

Il divieto introdotto dal Decreto del Ministero, anche alla luce di questo nuovo pronunciamento,  pare superare i pregressi  limiti di contaminazione da glifosate di cui al Regolamento UE 293/2013 ed alle relative tabelle, e, in ogni caso, si pone in contrasto con tale ultima norma, senza che nessuna forza politica sinora abbia affrontato la delicata questione.

Alla luce del provvedimento del Tribunale di Roma, nonché  del principio di precauzione e della possibile minaccia alla salute dei consumatori, riteniamo infatti possano sussistere effettivamente seri dubbi sul coordinamento tra le norme, che appaiono per molti versi contrastanti fino al punto che la seconda, in senso temporale, pare elidere, se non proprio abrogare,  la prima.

Ma quel divieto sinora è rimasto solo sulla carta. Di fatto quel grano tossico continua ad arrivare e non viene neppure analizzato!

La nostra associazione continua a denunciare l’arrivo di navi estere cariche di glifosate (abbiamo anche inviato prove documentali e segnalazioni a svariate autorità) senza che il Ministero abbia inserito tale sostanza tra gli analiti da analizzare attraverso le sedi periferiche dell’ USMAF. E, senza che in Puglia vi siano laboratori pubblici accreditati.

Oggi anche i Tribunali asseriscono che l’uso del glifosate è vietato, interpretando in modo autentico lo spirito del legislatore nazionale e il principio di precauzione cui è informato il diritto comunitario.

Come bloccare allora le navi tossiche? Basterebbe prendere ad esempio quanto avvenuto con gli OGM

Qualora uno Stato membro, sulla base di nuove o ulteriori informazioni divenute disponibili dopo la data dell’autorizzazione e che riguardino la valutazione di rischi ambientali o una nuova valutazione delle informazioni esistenti basata su nuove o supplementari conoscenze scientifiche, abbia fondati motivi di ritenere che un OGM come tale o contenuto in un prodotto debitamente notificato e autorizzato per iscritto in base alla presente direttiva rappresenti un rischio per la salute umana o l’ambiente, può temporaneamente limitarne o vietarne l’uso o la vendita sul proprio territorio.

Lo Stato membro provvede affinché, in caso di grave rischio, siano attuate misure di emergenza, quali la sospensione o la cessazione dell’immissione in commercio, e l’informazione del pubblico.

Se il governo italiano non farà niente occorrerà, purtroppo, rivolgersi alla Corte internazionale per i diritti dell’ Uomo. Chissa che ne pensa Coldiretti…

ATTENZIONE – Ricordate GranoSalus che accusava i grandi marchi della Pasta di rifilarci prodotti pieni di glifosato, micotossine DON e cadmio? Per Giudici calunnia, ma CORRETTA INFORMAZIONE NEI CONFRONTI DEI CITTADINI!

 

Pasta

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ATTENZIONE – Ricordate GranoSalus che accusava i grandi marchi della Pasta di rifilarci prodotti pieni di glifosato, micotossine DON e cadmio? Per Giudici calunnia, ma CORRETTA INFORMAZIONE NEI CONFRONTI DEI CITTADINI!

Leggi in proposito:

GranoSalus: i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… E a noi queste porcherie ce le fanno mangiare…!!

Battaglia del grano: I Nuovi Vespri e GranoSalus vincono in Tribunale contro Aidepi, Barilla, De Cecco, Divella, La Molisana e Garofalo

Per la seconda volta il Tribunale dà ragione a GranoSalus e a I Nuovi Vespri: le analisi su otto marche di pasta industriale sono corrette e gli articoli riportati dai due siti non ledono i diritti degli industriali: sono solo corretta informazione in favore dei cittadini. Gli industriali condannati al pagamento delle spese. Una grande vittoria del Sud Italia e, soprattutto di Puglia e Sicilia,dove si concentra la produzione del grano duro italiano 

Battaglia del grano: GranoSalus e I Nuovi Vespri vincono su tutta la linea. Il Tribunale di Roma, Prima Sezione Civile, ha rigettato il ricorso presentato dagli industriali della pasta e ha condannato gli stessi industriali (Aidepi, sigla che sta per Associazione delle industrie del dolce e della pasta, la Barilla G & R Fratelli spa, i Fratelli De Cecco di Filippo Fara S. Martino spa, la F. Divella spa, La Molisana spa e il pastificio Lucio Garofalo) al pagamento delle spese.

La storia è nota. Da tempo GranoSalus (associazione che raggruppa consumatori di tutta l’Italia e produttori di grano duro del Mezzogiorno) e I Nuovi Vespri (il cui editore è Franco Busalacchi) conducono una battaglia culturale e politica in difesa del grano duro del Sud Italia.

In questo contesto GranoSalus ha promosso le analisi su otto marche di pasta prodotte in Italia. Da tali analisi è venuto fuori che la pasta industriale prodotta in Italia presenta contaminanti: glifosato, micotossine DON e cadmio (QUI I RISULTATI DELLE ANALISI SULLA PASTA BARILLA, VOIELLO, DE CECCO, DIVELLA, GAROFALO, LA MOLISANA, COOP E GRANORO AL 100% PUGLIA).

Tali contaminanti sono presenti entro i limiti previsti dalla legislazione dell’Unione Europea. Ma non per questo fanno bene alla salute umana. Tutt’altro!

Per inciso, va detto che la legislazione dell’Unione Europea ha tarato la presenza di tali contaminanti per un consumo di pasta pro capite pari a circa 5 kg all’anno. Solo che in Italia il consumo di pasta è molto più elevato rispetto alla media annuale calcolata dall’Unione Europea.

Nel Sud Italia – per essere precisi – il consumo di pasta pro capite va da 25 a 30 kg di pasta all’anno. Ciò significa che tali limiti non vanno bene per chi vive nel Meridione d’Italia!

Dopo la pubblicazione dei risultati delle analisi, gli industriali italiani della pasta sono passati all’attacco. E hanno chiesto alla Giustizia – per la precisione al Tribunale di Roma – la rimozione degli articoli dal sito di GranoSalus e dal sito I Nuovi Vespri.

Ma nel giugno scorso il Tribunale di Roma ha respinto il ricorso degli industriali della pasta.

Aidepi, Barilla G & R Fratelli spa, i Fratelli De Cecco di Filippo Fara S. Martino spa, la F. Divella spa, La Molisana spa e il pastificio Lucio Garofalo hanno presentato un nuovo ricorso, ma anche questa volta i giudici gli hanno dato torto.

Il pronunciamento dei giudici del Tribunale di Roma ripercorre con puntualità questa vicenda che, lo ricordiamo, ha valenza nazionale e internazionale, dal momento che la pasta industriale italiana viene esportata in tanti Paesi del mondo.

“Gli articoli oggetto di causa si inseriscono all’interno di un acceso dibattito pubblico che riguarda diversi piani. In primo luogo l’utilizzo di grano duro estero per produrre pasta con marchio italiano. I produttori italiani di grano italiani (dei quali l’associazione GranoSalus si propone di rappresentare gli interessi) e la Coldiretti affermano che tale scelta ha pesantemente penalizzato i produttori italiani, facendo crollare il prezzo del grano, perché evidentemente il grano estero costava molto di meno ed era, segnatamente quello canadese e quello ucraino, di qualità inferiore, in un contesto normativo che non prevedeva la tracciabilità delle materie prime”.

I giudici ricordano due decreti (del 16 e 17 agosto del 2017) del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali che prevedono l’obbligo di indicare nelle etichette l’origine del riso e del grano duro per le paste di semola di grano duro.

“Sui motivi per i quali i grandi pastifici – si legge sempre nel pronunciamento dei giudici -decidevano di acquistare il grano estero piuttosto che quello italiano, e sui danni che ciò a loro parere provocava, Coldiretti, Confagricoltori e le associazioni dei produttori, tra le quali GranoSalus, hanno intentato una battaglia politica e di informazione serrata”.

In realtà, la battaglia di “informazione serrata” l’hanno condotta GranoSalus e I Nuovi Vespri che, proprio per sostenere le ragioni del grano duro del Sud Italia hanno siglato una convenzione in base alla quale, in futuro, opereranno insieme. 

“E’ stato messo in evidenza che il grano coltivato in paesi umidi, quali il Canada e l’Ucraina – leggiamo sempre nel pronunciamento dei giudici di Roma – veniva seccato con il Glisofate (o glifosato ndr) e conteneva in misura più elevata un fungo, il DON, sostanze dannose per la salute. Non a caso, il 22 agosto 2017 è entrato in vigore in Italia il decreto del Ministero della Salute che in attuazione del regolamento Ue 1313 del primo agosto scorso, ha disposto la revoca delle autorizzazioni all’immissione in commercio e modifica delle condizioni d’impiego di alcuni prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attiva glifosate, sospettato di essere cancerogeno, mentre in precedenza era possibile utilizzare il glifosate nelle coltivazioni in pre-raccolta al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura”.

I giudici ricordano che il dibattito in questione, che riguarda la sicurezza alimentare della popolazione, “riveste un interesse pubblico particolare ed attiene anche all’adeguatezza dei limiti europei alla presenza di contaminanti negli alimenti. Grazie alla vivacità di questo dibattito – si legge sempre nel pronunciamento del Tribunale di Roma – anche in ambito scientifico, l’attenzione alla salubrità degli alimenti è stata sempre più elevata e più elevati nel tempo sono divenuti gli standard adottati dalla Comunità Europea e dall’Italia”.

Il pronunciamento del Tribunale di Roma si sofferma su un articolo, pubblicato da I Nuovi Vespri, nel quale si parla della tossicità della micotossina Don. E’ l’intervista che “riporta l’opinione di un noto micologo, Andrea di Benedetto, il quale ricorda che in Canada il limite di Don negli alimenti per i maiali è di 1000 ppb, mentre in Europa per il grano duro ad uso umano è stato fissato nel 2006 a 1750 ppb. L’autore si domanda, quindi, se il prezzo basso del grano estero non derivi anche dal fatto che ciò che non si può collocare in Nord America per uso umano, sia invece facilmente collocabile in Europa”.

“Gli stessi Francesco e Vincenzo Divella – leggiamo sempre nel pronunciamento dei giudici – intervistati nella trasmissione La Gabbia su La 7 (i cui contenuti vengono da parte reclamante imputati in parte a GranoSalus), hanno dichiarato di avere fermato le importazioni di grano dal Canada, dove si faceva un massiccio uso di glisofate per provocarne l’essiccatura e dove proliferava il don a causa del clima umido. Essi affermano di avere effettuato un accordo di filiera con Coldiretti e di avere deciso di importare grano estero solo da paesi caldi ove il grano matura naturalmente e non vi sono rischi di proliferazione del Don”.

I giudici si soffermano anche sulle possibili contaminazioni dei prodotti provenienti da alcune zone dell’Ucraina. Si tratta del grano che potrebbe essere coltivato nella aree inquinate dal disastro nucleare di Chernobyl. Un grano che potrebbe presentare problemi, “essendo noto in ambito scientifico, e non solo – scrivono i giudici – che i tempi di dimezzamento della contaminazione di alcuni isotopi radioattivi possano essere addirittura di migliaia di anni. Recentemente è stato riportato dalla stampa italiana (facilmente reperibile su internet ed in parte prodotta in atti) come 30 anni dopo Chernobyl ancora molti prodotti risultassero contaminati e come questi isotopi potessero spargersi nell’ambiente anche a centinaia di chilometri di distanza”.

I giudici si esprimono sulle analisi sulla pasta promosse da GranoSalus:

“Le analisi riportate nell’articolo pubblicato sul blog di GranoSalus sono state fatte effettuare non da ‘un non meglio identificato laboratorio privato di Cuneo’, ma dal laboratorio Eurofins Chemical Control s.r.l. con sede in Cuneo, laboratorio accreditato in conformità alle prescrizioni norma UNI EN ISO /IEC 17025:2005, da parte di un organismo conforme alla norma UNI CEI EN ISO/IEC 17011 ed accreditato in ambito EA – European Cooperation for Accreditation, tanto che è stato
autorizzato, con decreto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali del 16 febbraio 2012, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.50 del 29-02-2012, al rilascio di analisi nel settore oleicolo. (12A02156) necessarie per le certificazioni D.O.P. e I.G.P.. E, sebbene i campioni siano stai prelevati dal cliente, è stato indicato il lotto di pasta da cui il campione è stato prelevato e le analisi sono state effettuate in base alla normativa che il laboratorio è tenuto a seguire”.

Analisi regolari e contestazioni degli industriali respinte.

“Non vi è dubbio, quindi – scrivono i giudici – che la divulgazione dei risultati della ricerca costituiscano legittima espressione del diritto di libertà di manifestazione del pensiero, sancito dall’art. 21 della Costituzione e di libertà della scienza garantita dall’art 33 della Costituzione, senza limiti e condizioni. Tanto più che, trattandosi di temi di tale delicatezza e rilevanza per la salute pubblica, nessuna censura sarebbe ammissibile. Né sono stati superati i limiti della continenza espositiva”.

“A fronte di ciò – si legge sempre nel pronunciamento dei giudici – le reclamanti non hanno prodotto delle contro-analisi né sui lotti indicati ed analizzati (dei quali esse avrebbero l’obbligo di conservare un campione), ma nemmeno su altri lotti di pasta, il che induce verosimilmente a ritenere che effettivamente nella pasta prodotta dalle società reclamanti fossero presenti i
contaminanti indicati nell’articolo”.

“D’altro canto – proseguono i giudici – si dà atto nell’articolo che la presenza è sempre contenuta entro i limiti di legge, mentre per due marche di pasta è superiore ai limiti di legge previsti per i
bambini superiori a tre anni. Le considerazioni successive riguardanti l’opportunità, anche in assenza di un obbligo di legge in tal senso, di segnalare in etichetta che il prodotto non può essere assunto da bambini di età inferiore ai tre anni, o le considerazioni critiche in ordine ai limiti imposti dalla comunità europea in quanto tarati su un consumo di pasta di molto inferiore a quello italiano, non sono censurabili, in quanto legittimo esercizio del diritto di libertà di manifestazione del pensiero”.

“Così come legittimo esercizio del proprio pensiero critico – si legge ancora nel pronunciamento dei giudici – è il sospetto che la presenza di questi contaminanti possa essere dovuta ad una prassi di miscelazione vietata. D’altro canto, le società reclamanti hanno ed hanno avuto ben modo di replicare a tali affermazioni ed il consumatore accorto è ben in grado di farsi un’opinione in proposito. Sul sito di GranoSalus e de I Nuovi Vespri è presente la versione rettificata dell’articolo, ove il sospetto di miscelazione con grani esteri contenenti sostanze contaminati superiori ai limiti di legge è posto in formula dubitativa. Essi hanno già, pertanto, rimosso dai loro siti la versione originaria dell’articolo e non può essere loro attribuita la responsabilità in ordine alla sua presenza su altri siti o blog non a loro riconducibili”.

“Dal tenore dell’articolo – proseguono i giudici – è di tutta evidenza che non venga attribuito con certezza l’utilizzo di tale pratica, ma che tale ‘pensiero’ può essere indotto dai risultati delle analisi, per i motivi esposti nell’articolo (presenza di glisofate e don in tali quantità). Peraltro anche nella versione originaria dell’articolo era evidente che l’utilizzo di una pratica di miscelazione vietata non era attribuita alle reclamanti quale fatto certo conosciuto dall’autore, ma solo sulla base di un’operazione deduttiva e soggettiva dello stesso: il verbo ‘rivela’ rendeva evidente che si trattava di una libera deduzione dell’autore dell’articolo fondata esclusivamente sui risultati delle analisi e, pertanto, legittima espressione del suo pensiero critico. Ciò è stato reso più evidente nella versione rettificata ove si usano formule dubitative”.

Da qui le conclusioni dei giudici del Tribunale di Roma:

“Il reclamo deve, pertanto, essere rigettato e confermato il provvedimento impugnato, fondato su ampia e corretta motivazione alla quale in questa sede comunque si rimanda. Gli articoli in questione, costituiscono, infatti, legittima espressione del diritto di critica e di manifestazione del pensiero.L’art 21 della Costituzione, che in questa sede trova diretta applicazione, costituisce un pilastro dello Stato democratico e della effettiva possibilità per il popolo di esercitare la propria sovranità essendo stato correttamente informato ed avendo potuto conoscere l’opinione degli esperti in relazione ad ogni settore di rilevante interesse sociale o
pubblico”.

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/10/04/battaglia-del-grano-i-nuovi-vespri-e-granosalus-vincono-in-tribunale-contro-aidepi-barilla-de-cecco-divella-la-molisana-e-garofalo/#_

Il grano estero accolto con la fanfara dal Ministero della Salute, che ci nasconde che è imbottito di glifosato e porcherie del genere.

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Il grano estero accolto con la fanfara dal Ministero della Salute, che ci nasconde che è imbottito di glifosato e porcherie del genere.

 

Il grano estero e la fanfara di regime che oscura il glifosate

Come fa a dire il Ministero della Salute che il grano estero è sicuro se non ci sono controlli analitici ai porti? Sappiamo tutti che solo il 5% a sondaggio è oggetto di controlli analitici. Il resto è solo controllo documentale. E come può Aidepi – l’ associazione dei pastai – improvvisarsi portavoce del ministero dopo che i tribunali hanno sconfessato il dogma della sicurezza legittimando il dubbio? Se ne parla anche oggi su Repubblica.

L’ associazione dei pastai tenta di illudere gli italiani rassicurandoli sui controlli da parte del Ministero della Salute.  Il made in Italy, secondo loro, non è un fatto di materie prime, ma di competenze e di come le stesse materie prime, anche straniere, vengono lavorate. Ma siamo proprio sicuri che le materie prime straniere siano salubri quanto quelle italiane? E i controlli? Vogliamo far credere agli italiani che esistono davvero?

Sull’ inesistenza dei controlli ufficiali analitici del Ministero della Salute o sull’ assenza di un piano di campionamento cautelativo ne abbiamo parlato più volte. Specie a proposito del glifosate, che è un contaminante diverso dalle micotossine.

Ma Aidepi giustamente fa finta di non saperlo. Eppure alla sua guida c’è

proprio Barilla! Nella sua pasta, e in quella di De Cecco, Divella, Garofalo e La Molisana, abbiamo trovato tracce di Glifosate, Don e Cadmio. Qui la competenza e il know-how conta poco. Alla gente -cari industriali!-  preme la tutela della salute e non le vostre miscele o i vostri traffici internazionali di grano. Cose da non credere!

 

Gli industriali invece di essere soddisfatti dei dati sul grano estero diffusi dal ministero, dovrebbero rispondere sul glifosate. Molecola vietata dagli ultimi regolamenti europei su cui permangono tutti i nostri dubbi e pure le nostre domande… inevase.

Siamo quindi davvero di fronte ad una orchestra di fiati che a suon di baggianate vogliono scherzare con la salute degli italiani per mettere in sicurezza il proprio portafogli o la propria rendita politica.

Nella banda musicale sono in tanti a utilizzare strumenti a fiato o a percussione.

Abbiamo la stampa specializzata, finanziata con generosi banner pubblicitari dalle industrie pastaie, che fa finta di niente e continua a raccontare quello che gli suggeriscono i pastai, anche in spregio al codice deontologico dei giornalisti. Che sono tenuti a raccontare la verità…

Le bufale del fattoalimentare smascherate dalle ordinanze dei tribunali

Il fatto alimentare, invece, continua a scrivere: “la narrazione proposta da quasi tutti i media ha fatto credere alla gente che il grano duro importato sia contaminato e anche di mediocre qualità. La realtà è leggermente diversa. Il  grano duro importato non è contaminato e la qualità ottima, tanto che viene pagato almeno il 20% di più rispetto a quello nazionale”. Una bufala dietro l’altra.

Abbiamo Coldiretti che all’ improvviso dopo un religioso silenzio ha dichiarato attraverso il suo responsabile sicurezza:

Che i campioni analizzati dal ministero della Salute siano conformi ci fa piacere se fosse stato il contrario il problema sarebbe stato gravissimo. Però lo stesso ministero della Salute, nel 2016, ha diffuso un rapporto sui fitofarmaci, nel quale si attestava che nel grano canadese il limite era tre volte superiore a quello stabilito in Italia“. Quale limite? Perché Coldiretti ha paura di citare il glifosate? Eppure sa bene che il ministero non l’ ha inserito nell’ elenco degli analiti da ricercare! Del resto, proprio ieri, la Francia ha bandito questo pericoloso erbicida e deciso che il glifosato verrà completamente vietato in Francia entro il 2022. Ma in Italia Coldiretti non spinge perché il Ministero lo faccia analizzare…Perchè?

Abbiamo il sindaco di Bari, De Caro, responsabile della salute dei cittadini, al quale la nostra associazione ha inviato una segnalazione e che se ne stà tranquillo, nonostante il traffico intasato al porto.

 

Abbiamo il governatore della Regione Puglia che ci aveva assicurato che “i politici non sono tutti uguali”. Lui, infatti, si preoccupa di andare in televisione da Myrta Merlino a criticare la leadership del m5s, senza guardare né alle primarie fatte con l’xbox nel suo partito (vedi Sicilia) e, soprattutto, senza mai spendere una parola sui gravi fatti relativi al grano estero tossico che circola nella sua regione. Un tema che interessa la salute dei consumatori! Emiliano, dunque, si occupi di Renzi e del ciclone che sta per abbattersi in Sicilia, senza stare a guardare i fatti in casa d’ altri. Inoltre, da ex magistrato, dovrebbe far tesoro delle sentenze dei tribunali ed evitare che il marchio Prodotti di Qualità Puglia possa essere messo in discussione dagli stessi tribunali.

Abbiamo il senatore Stefàno che aveva chiesto al Ministero di mettere il bavaglio politico alla nostra associazione per evitare che venissero fuori falle nel disciplinare da lui concepito.

 

Abbiamo, dulcis in fundo, l’ assessore Di Gioia, che gioisce di fronte alla crisi in atto nel settore senza riuscire ad introdurre un minimo di trasparenza nel mercato a favore dei consumatori e dei produttori. Eppure esiste una legge sulla trasparenza nei mercati agricoli, grazie ad un emendamento del m5s. Esiste

un decreto attuativo. Esiste una risoluzione approvata dal governo che introduce una griglia di qualità reologica e tossicologica. Ma non esiste un assessore capace di difendere gli interessi della regione più importante d’ Italia in tema di grano, semola, farina, pane e pasta, pur ricoprendo un importante ruolo guida di tutti gli assessori d’ Italia all’ alimentazione.

Fare politica vuol dire occuparsi dei problemi della gente, dell’ alimentazione quotidiana, della salute sempre più precaria, delle aziende agricole. Insomma della polis. Il resto è solo fanfara…

http://www.repubblica.it/cronaca/2017/09/26/news/la_guerra_del_grano_straniero_i_pastai_dai_test_nessuna_anomalia_ma_insorge_la_coldiretti-176527849/

FONTE: http://www.granosalus.com/2017/09/26/il-grano-estero-e-la-fanfara-di-regime-che-oscura-il-glifosate/#more-2797

L’appello di Granosalus: CETA che fare? Per evitare il ciclone sul grano e sulla democrazia dite a Renzi e Berlusconi di non votare

 

 

CETA

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L’appello di Granosalus: CETA che fare? Per evitare il ciclone sul grano e sulla democrazia dite a Renzi e Berlusconi di non votare

Il ciclone del CETA potrebbe abbattersi sul nostro grano e sulla nostra democrazia. Il Canada potrebbe addirittura chiedere all’Italia il risarcimento per calo delle vendite di pasta fatta con il suo grano contaminato da Don, Glifosate e Cadmio. La Francia e il Belgio sono sul piede di guerra. E in Italia? La parola d’ordine è fermare Renzi e Berlusconi che hanno deciso di svendere la nostra democrazia e pure d’intossicarci!

Il Canada potrebbe chiedere all’Italia il risarcimento per calo delle vendite di pasta fatta con il suo grano. Vogliono continuare ad intossicarci a norma di legge!

E vogliono così pure continuare ad impoverire ulteriormente il mezzogiorno. L’ avevano fatto i piemontesi conquistando e depredando le casse del regno delle due sicilie. Adesso lo vogliono fare i canadesi imponendoci il loro grano contaminato.

Noi non ci stiamo! Così muore anche la democrazia. Far entrare provvisoriamente in vigore il CETA senza aspettare il sì definitivo degli Stati membri è un oltraggio alla democrazia ridotta ad una specie di self service per le multinazionali.

Quello che stà accadendo alla democrazia è molto pericoloso. La Commissione europea, scottata dall’ imbarazzante tira e molla politico durante l’anno scorso, vuole evitare l’iter lungo e tortuoso delle ratifiche nazionali.

E cosa si è inventata? L’ idea di spacchettare gli accordi commerciali per velocizzare la ratifica dei trattati. La componente commerciale degli accordi come il CETA verrebbe scorporata diventando esclusiva competenza europea. Le altre questioni, legate ai portafogli finanziari e agli investimenti, sarebbero oggetto di ratifiche nazionali.

L’ idea dello scorporo nascerebbe dal fatto che un pronunciamento della magistratura comunitaria su un accordo misto nei confronti di Singapore – che alla stregua dell’ accordo misto del CETA necessita di ratifica nazionale – giudicherebbe la competenza esclusiva di Bruxelles attesa la stragrande maggioranza di testi commerciali all’ interno dell’ accordo.

Ovvio che l’ idea dello scorporo non piace a molti paesi membri in un periodo in cui le opinioni pubbliche nazionali vogliono recuperare sovranità decisionale e vedono di cattivo occhio il libero commercio. Una giungla senza regole che impoverisce i territori e intossica i cittadini.

L’ hanno chiamata pertanto “corsia preferenziale” tesa proprio ad accelerare l’entrata in vigore del CETA.

L’ Italia si è detta finora favorevole alla ratifica comunitaria e il Senato discuterà il testo il prossimo 26 settembre. Pd e Forza Italia hanno riesumato il patto del Nazareno e sul Ceta volano spediti verso l’approvazione. Sono favorevoli a difendere la competenza esclusiva della Commissione. Un boomerang per la nostra agricoltura e democrazia! Il Belgio, invece, ha chiesto alla Corte Europea di Giustizia un parere sulla compatibilità del Ceta con i principi costitutivi dell’Unione Europea. E in Francia è bufera su Macron perché una Commissione di nove super esperti, nominata per valutare in maniera imparziale il Trattato, ha bocciato senza appello l’accordo con il Canada.

Siccome l’ ipotesi spacchettamento non richiede una formale proposta legislativa ma un semplice accordo tra i Ventotto e la Commissione, forse sarebbe il caso di dire a Renzi e Berlusconi di non accettare…

Altrimenti peggio per loro, le elezioni sono vicine e i cittadini gli faranno pagare un conto salato, specie se si (con)fondono…

fonte: http://www.granosalus.com/2017/09/22/ceta-che-fare-per-evitare-il-ciclone-sul-grano-e-sulla-democrazia-dite-a-renzi-e-berlusconi-di-non-votare/#more-2769

Continua l’invasione del grano canadese nel Sud: ecco i rischi

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Continua l’invasione del grano canadese nel Sud: ecco i rischi

Nel porto altifondali di Manfredonia altre due navi di grano canadese. Che significa altri 500 mila quintali complessivi da sommare ai due milioni previsti nel mese di settembre in Puglia. I sospetti di miscelazione vietata aumentano, ma le Autorità di controllo non si muovono…

A Manfredonia da diversi giorni centinaia di autotreni si affrettano a scaricare due navi di grano canadese. La prima ha a bordo circa 250 mila quintali. Si tratta, secondo fonti attendibili, della WICKO una BULK CARRIER IMO 9393474 MMSI 311037500 costruita nel 2010, battente bandiera Bahamas (BS) con una stazza lorda di 20603 ton, summer DWT 29903 ton.

Dunque, tappa ad Oristano dove secondo alcune fonti avrebbe nazionalizzato il grano e scaricato qualche migliaia di tonnellate ed il resto del carico a Manfredonia.

La portarinfuse è ripartita il 4 settembre alle ore 12,53 da Oristano per arrivare a Manfredonia il 7 settembre alle ore 14.59 dove stà scaricando da una settimana oltre 200 mila quintali!

Il grano della porta rinfuse di dubbia provenienza è diretto ai Silos di Foggia, Chieti e Campobasso, dove viene praticamente miscelato con parte del grano italiano per essere trasformato in semola. Da cui ottenere la famosa pasta italiana.

Dal Canada è arrivata una seconda nave di grano canadese partita dal Quebec il 25 agosto alle 00,30 con arrivo a Manfredonia il 9 settembre ore 00,40. Si tratta, secondo fonti attendibili, della FEDERAL HUDSON una Bulk Carrier IMO 9205902 MMSI 538006779 costruita nel 2000, battente bandiera Isole Marshall (MH) con una stazza lorda di 20659 ton, summer DWT 36563 ton.

Insomma, altri 500 mila quintali complessivi trasportati dalle due navi che si sommano ai due milioni previsti nel mese di settembre in Puglia. Stiamo parlando di grano proveniente dal Canada per il quale il Ministero della Salute non effettua i controlli sul Glifosate, noto erbicida pericoloso per la salute.

I sospetti di miscelazione vietata

Nel caso del glifosate, peraltro, il divieto previsto dal regolamento di esecuzione (UE) 2016/1313 della Commissione del 1° agosto 2016, che ha modificato il regolamento di esecuzione (UE) n. 540/2011, e dal decreto Decreto del Ministero della Salute entrato in vigore il 7 ottobre 2016, presupporrebbe una tacita abrogazione dei limiti del predetto regolamento comunitario. Sicchè anche piccole tracce di glifosate sotto i limiti di legge – rinvenibili nel grano e di conseguenza nella pasta – potrebbero indurre a sospettare attività di miscelazione vietata. Stando così le cose, il divieto di miscelazione posto dalla legislazione europea, non riguarda unicamente il caso in cui uno dei due componenti risulti contaminato oltre i limiti previsti dalla legge, ma si dovrebbe applicare anche se uno dei due componenti della miscela risultasse appena contaminato da glifosate: la miscela, per non violare la normativa, dovrebbe infatti risultare totalmente priva di glifosate.

Ma nelle paste che analizziamo così non è…

fonte: Granosalus

L’accusa di Granosalus: Da quattro giorni a Pozzallo una nave scarica grano duro canadese (quello cresciuto tra la neve a forza di glifosato e pieno di micotossine), ma sembra che ai nostri politici, che si girino tutti dall’altra parte, non freghi proprio niente…!!

 

grano duro

 

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L’accusa di Granosalus: Da quattro giorni a Pozzallo una nave scarica grano duro canadese (quello cresciuto tra la neve a forza di glifosato e pieno di micotossine), ma sembra che ai nostri politici, che si girino tutti dall’altra parte, non freghi proprio niente…!!

Al porto di Pozzallo arriva grano canadese al glifosate, ma le autorità lo ignorano

Incredibile: proprio nel giorno in cui abbiamo raccontato dell’Unione Europea e della regione che pagano gli agricoltori siciliani per non fargli coltivare il grano duro, una nave con 190 quintali di grano duro canadese attraccava nel porto di Pozzallo e cominciava a scaricare grano duro canadese. Lo rivela GranoSalus. Il grano duro canadese viene portato nei silos di Castel di Iudica dove viene miscelato con il grano siciliano e…  

Tre giorni fa abbiamo raccontato come Unione Europea e Regione siciliana pagano gli agricoltori della nostra Isola per non fargli coltivare il grano duro (qui il nostro articolo pubblicato il 29 luglio scorso). L’obiettivo è chiaro: favorire l’importazione, in Italia, di grano duro estero, meglio se canadese. Oggi, manco a farlo apposta, apprendiamo che, nel porto di Pozzallo, in provincia di Ragusa, nei giorni scorsi, ha attraccato una delle solite navi cariche di grano duro prodotto in Canada.

La notizia la leggiamo sul sito di GranoSalus, l’associazione che raccoglie produttori di grano duro di tutto il Sud Italia e tanti consumatori:

“Al porto di Pozzallo – si legge nel sito di GranoSalus – è arrivata una nave di grano duro canadese al glifosate (o glifosato ndr) proveniente da Montreal. Il carico, secondo fonti attendibili, è pari a 190 mila quintali e la qualità media. Il controllo analitico dell’Ufficio di Sanità Marittima (Usmaf) non c’è stato, specie sul glifosate, e dal 28 luglio sono iniziate le operazioni di scarico. Del resto, il Ministero della Salute, da cui dipende l’Usmaf, non sembra aver inserito il glifosate nel protocollo dei pesticidi da ricercare, sebbene ne abbia vietato l’uso in pre raccolta in Italia”.

Dunque, il giorno prima del nostro articolo – che per inciso è stato letto da migliaia e migliaia di persone – a Pozzallo scaricavano grano duro canadese!

Incredibile: noi raccontavamo che gli uffici della Regione siciliana, con i soldi del PSR, sigla che sta per Piano di Sviluppo Rurale, da febbraio, pagavano gli agricoltori siciliani invitandoli a non coltivare più grano duro e, a Pozzallo, nelle stesse ore, si scaricava grano duro canadese!

“Il porto di Pozzallo – leggiamo sempre nel sito di GranoSalus – è da tempo al centro di una sorta di triangolazione di navi cariche di grano duro che arrivano dall’Europa dell’Est, Ucraina e Bielorussia in primis, e da Turchia e Grecia, fino alla Tunisia. A denunciarlo è stato anche Nello Musumeci in una conferenza stampa tenuta a Roma con Giorgia Meloni”.

“Questa volta, però, la nave arriva dal Canada – scrive sempre GranoSalus -. Da quattro giorni centinaia di autotreni si affrettano a scaricare la LAKE ONTARIO una Bulk Carrier IMO 9283538 MMSI 304603000 costruita nel 2004, battente bandiera Antigua Barbuda(AG) con una stazza lorda di 18825 ton, summer DWT 27783 ton”.

A questo punto arriva la notizia che ‘delizierà’ tanti siciliani:

“Il grano della porta rinfuse di dubbia qualità tossicologica è arrivato a Pozzallo il 27 luglio ed è diretto ai Silos di Castel di Iudica (CT), dove viene praticamente miscelato con grano siciliano per essere poi trasformato in semola”.

E ancora:

“Fonti certe ci riferiscono che le operazioni di scarico sono iniziate il 28 luglio senza che siano state effettuate le analisi del glifosate da parte dell’Usmaf di Siracusa. La procedura, infatti, prevede un controllo materiale solo sul 5% delle navi che arrivano”.

“E’ evidente – si sottolinea nell’articolo riportato sul sito di GranoSalus – che ancora una volta il provvedimento di ammissione all’importazione è stato concesso solo sulla base di un controllo documentale. Ed il fatto che il codice Taric riporti una qualità media non dà alcuna certezza sull’assenza di glifosate, che da noi è vietato per ragioni di precauzione. Le autorità italiane, dunque, continuano ad ignorare il divieto d’uso del glifosate e la sua probabile cancerogenità. Eppure dalle analisi effettuate dalla nostra associazione su alcuni campioni di grano canadese arrivato in Puglia, il glifosate risulta sempre presente. Noi lo abbiamo già segnalato alle autorità competenti. Anche a quelle di Pozzallo… (QUI LE ANALISI SULLA PASTA INDUSTRIALE ITALIANA PROMESSE DA GRANOSALUS).

Nell’articolo di GranoSalus si segnalano due regolamenti in contrasto tra loro:

“Se è vero che il regolamento europeo n° 293/ 2013 fissa i limiti – si legge nell’articolo – è pur vero che il regolamento successivo n° 1313/ 2016 stabilisce un vero e proprio divieto all’uso di glifosate in pre raccolta. Tale divieto scaturisce dall’applicazione (ma solo sulla carta) del principio di precauzione, giacché il dibattito scientifico sulla cancerogenità di questa molecola è ancora in corso. Ma il Ministero ritiene che le due norme possano convivere, senza neppure spiegarlo attraverso una circolare interpretativa. Mentre lo Stato della California lo ha già bandito”.

“Il divieto recepito dal Ministero della Salute attraverso un decreto dirigenziale – si legge sempre nell’articolo di GranoSalus – imporrebbe di inserire il glifosate nel protocollo dei pesticidi da ricercare sempre, e non a sondaggio (5%), a tutela della salute dei consumatori. Ciò al fine di evitare di ritrovare il pericoloso erbicida in tutti i derivati del grano, pasta in primis. O nelle urine delle mamme in gravidanza! Se c’è un divieto allora vuol dire che c’è un rischio di potenziale pericolosità per la salute pubblica… che non può essere accertato solo nel 5% dei casi, ma va investigato sempre, su ogni nave che arriva dal Canada”.

“Chiediamo al Ministro Lorenzin di sanare questo paradosso – conclude l’articolo -. Lorenzin faccia rispettare tale divieto sempre, derogando se necessario alle procedure operative standard…e dia disposizioni agli uffici Usmaf periferici di analizzare sempre il glifosate. Ne va della salute pubblica!”.

P.S.

Ci chiediamo e chiediamo: i parlamentari nazionali catanese e i parlamentari regionali eletti nel collegio di Catania hanno qualcosa da dire a proposito del fatto che il grano duro canadese è finito nel silos di Castel di Judica per essere miscelato con grano duro siciliano e trasformato in semola? Che ne faranno di questa semola? Verrà esportata o verrà consumata in Sicilia sotto forma di derivati del grano? 

QUI L’ARTICOLO DI GRANOSALUS

L’allarme di Coldiretti – Il grano canadese, quello che cresce coperto di neve e che può maturare solo grazie al glifosato? In due mesi +15% di sbarchi grazie al Ceta. E il nostro grano marcisce nei campi!!

Coldiretti

 

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L’allarme di Coldiretti – Il grano canadese, quello che cresce coperto di neve e che può maturare solo grazie al glifosato? In due mesi +15% di sbarchi grazie al Ceta. E il nostro grano marcisce nei campi!!

 

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Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

UE: Coldiretti, +15% sbarchi grano Canada desertificano l’Italia

Con la prospettiva dell’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada sono aumentati del 15% gli sbarchi di grano duro del Paese nordamericano in Italia nei primi due mesi del 2017, con manovre speculative che stanno provocando la scomparsa della coltivazione in Italia. E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti in occasione della mobilitazione di migliaia di agricoltori che hanno lasciato le campagne per invadere la Capitale in Piazza Montecitorio davanti al Parlamento dove è in corso la discussione per la ratifica del Trattato di libero scambio con il Canada. Un Trattato che – denuncia la Coldiretti – spalanca le porte all’invasione dal paese nordamericano di grano, la principale coltivazione dell’Italia particolarmente diffusa nelle aree piu’ deboli del Paese ma che prevede anche il via libera all’importazione a dazio zero per circa 75.000 tonnellate di carni suine e 50.000 tonnellate di carne di manzo dal Canada dove vengono utilizzati ormoni per l’accrescimento vietati in Italia.

L’iniziativa #stopCETA è condivisa con un’inedita ed importante alleanza con altre organizzazioni (Cgil, Arci, Adusbef, Movimento Consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow Food, Federconsumatori e Fair Watch) che chiedono di fermare un trattato sbagliato e dannoso per l’Italia.
“La concorrenza sleale provocata dalle importazioni spacciate come tricolori ha provocato il taglio dei prezzi pagati ai produttori agricoli sotto i costi di produzione, con la decimazione delle semine di grano che in Italia sono crollate del 7,3% per un totale di 100mila ettari raccolti in meno” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “in pericolo non ci sono solo la produzione di grano e la vita di oltre trecentomila aziende agricole che lo coltivano, ma anche un territorio di 2 milioni di ettari a rischio desertificazione e gli alti livelli qualitativi per i consumatori garantiti dalla produzione Made in Italy”.
Oggi, con le quotazioni del grano a 24 centesimi al chilo –  denuncia la Coldiretti – gli agricoltori italiani ne devono vendere più di 4 chili per poter acquistare un caffè. Una realtà che – sostiene la Coldiretti – rischia di essere aggravata dall’approvazione del CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement) con il Canada, che prevede l’azzeramento strutturale dei dazi indipendentemente dagli andamenti di mercato. Circa la metà del grano importato dall’Italia arriva, infatti, proprio dal paese nordamericano dove – continua la Coldiretti – le lobby in vista dell’accordo CETA sono già al lavoro contro l’introduzione in Italia dell’obbligo di indicazione della materia prima per la pasta previsto per decreto e trasmesso all’Unione Europea, trovando purtroppo terreno fertile anche in Italia.
Una necessità per nascondere ai consumatori il fatto che già lo scorso anno sono arrivate in Italia oltre un milione di tonnellate dal Canada dove viene fatto un uso intensivo di glifosato nella fase di pre-raccolta per seccare e garantire artificialmente un livello proteico elevato che è però vietato in Italia perché accusato di essere cancerogeno. In assenza dell’etichetta di origine non è possibile – sottolinea la Coldiretti –  conoscere un elemento di scelta determinante per le caratteristiche qualitative, ma si impedisce anche ai consumatori di sostenere le realtà produttive nazionali e, con esse, il lavoro e l’economia nazionali. L’81% dei consumatori italiani – continua la Coldiretti – ritiene che la mancanza di etichettatura di origine nella pasta possa essere ingannevole secondo la consultazione pubblica on line sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari condotta dal Ministero delle Politiche Agricole.
Per denunciarne i rischi gli agricoltori della Coldiretti hanno distribuito sacchetti di grano canadese con la scritta “”No al grano canadese con glifosato in preraccolta vietato in Italia”. Tale sostanza chimica è stata vietata in pre raccolta in Italia dal 22 agosto 2016, con l’entrata in vigore del decreto del Ministero della Salute, perché accusata di essere cancerogena. Un pericolo quindi anche per i consumatori visto che i cereali stranieri risultati irregolari per il contenuto di pesticidi sono praticamente il triplo di quelli nazionali, a conferma della maggiore qualità e sicurezza del Made in Italy, sulla base del rapporto sul controllo ufficiale sui residui di prodotti fitosanitari negli alimenti divulgato l’8 giugno 2017 dal Ministero della Salute. I campioni con un contenuto fuori legge di pesticidi – conclude la Coldiretti – sono pari allo 0,8% nel caso di cereali stranieri mentre la percentuale scende ad appena lo 0,3% nel caso di quelli di produzione nazionale.
fonte: http://www.coldiretti.it/News/Pagine/524—5-Luglio-2017.aspx

Grano straniero – “Quello che non possono mangiare i maiali canadesi lo fanno mangiare noi italiani”…!

 

Grano

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Grano straniero – “Quello che non possono mangiare i maiali canadesi lo fanno mangiare noi italiani”…!

Oggi, spaghetti al diserbante: Quello che non può mangiare un maiale canadese, lo mangia il cittadino europeo.

Sembra incredibile ma è proprio così. Avete presente quanto in aula al Parlamento Europeo denunciamo cosa votano i parlamentari europei italiani dei partiti? Ebbene, per chi non lo sapesse, grazie a questi signori, in Italia sbarca il grano canadese che poi viene mischiato a quello italiano e diventa magicamente made in Italy grazie grandi pastifici, quelli che fanno tanta pubblicità. Peccato che il grano canadese, contenga sostanze tossiche che per le normative canadesi non può essere dato nemmeno ai porci. Invece in Italia può finire sulla nostra tavola.

Di che grano è fatta la nostra pasta? Migliaia di tonnellate di grano proveniente dal Canada vengono scaricate quotidianamente nel porto di Bari, davanti alle proteste degli agricoltori locali: proprio in Puglia, detta un tempo ‘il granaio d’Italia’.

Guarda QUI il video

fonte: http://www.lonesto.it/?p=29478

 

Ecco anche il nostro articolo di un anno fa tratto da I Nuovi Vespri:

“Quello che non possono mangiare i maiali canadesi lo fanno mangiare a noi italiani” – Uno dei tanti esempi delle porcherie che importiamo dall’estero per la malafede dell’Unione Europea e l’idiozia di chi ci governa!!

“Quello che non possono mangiare i maiali canadesi lo fanno mangiare noi italiani”

E’ una delle denunce emerse durante il convegno dal titolo: “Quando La Medicina incontra il Cibo” organizzato a Matera dall’associazione GranoSalus e da Terra e Salute. In incontro con la partecipazione di medici, veterinari, agronomi, psicologi. L’occasione per parlare dell’agricoltura sempre più avvelenata dalla chimica e dai cibi inquinati che rischiano di compromettere la ‘Dieta mediterranea’. A cominciare dai grani esteri pieni di glifosato e micotossineche arrivano con le navi nei porti italiani. E sono proprio queste sostanze chimiche che hanno indebolito le piante e il nostro sistema immunitario provocando uno spaventoso aumento di allergie, intolleranze, malattie anche gravi come Sla e morbo di Alzheimer.

  

Virus, bacilli e altri agenti patogeni sembra diventino ogni giorno più potenti e, di conseguenza, più pericolosi per l’uomo. Ma le cose stanno così? A quanto pare, no. Sono i sistemi immunitari – degli uomini e delle piante – che, indeboliti dalla chimica innaturale introdotta in agricoltura (e quindi con i cibi avvelenati che arrivano nelle nostre tavole), non reagiscono come dovrebbero agli agenti esterni. Risultato: aumento delle allergie, aumento delle intolleranze, aumento delle malattie, anche gravi, come Sla e morbo di Alzheimer, per citare solo alcune.

Il tema è stato affrontato sabato 26 novembre a Matera, presso l’Azienda Agricola Giura Longo (Diga San Giiuliano). Titolo del convegno: “Quando La Medicina incontra il Cibo”. Un incontro promosso dall’associazione GranoSalusinsieme con Terra e Salute.

Una sala gremita di agricoltori e consumatori ha ascoltato per oltre tre ore i numerosi relatori che hanno raccontato lo stato di degrado in cui versa oggi la nostra agricoltura, ormai ostaggio della chimica più spinta, con gravissime ricadute sull’ambiente, sugli animali e, infine, sulla nostra salute.

“In soli cinquant’anni – si legge nel comunicato diffuso da GranoSalus – la sapienza dell’agricoltura Italiana, che per tradizione millenaria aveva garantito una filiera di prodotti vegetali e animali di assoluta eccellenza, raccolti nella cosiddetta ‘Dieta Mediterranea’, è stata annichilita per lasciare il posto a coltivazioni intensive, chimicamente assistite, con la conseguenza di provocare una compromissione del biosistema così grave da rendere pressoché sterili i terreni sempre più bisognosi di cure per fornire elementi vitali alla vegetazione e, nel contempo, combattere i parassiti animali e vegetali”.

Ci sono anche le responsabilità politiche: le responsabilità di “una politica sempre più asservita ad interessi economici transazionali ha prodotto leggi e normative assurde che, solo per citare un esempio clamoroso, classifica come inadatto per l’alimentazione dei suini e bovini canadesi il grano contenente quantità di DON(Deossinivalenolo o Vomitossina) superiori a mille parti per miliardo mentre la soglia limite per l’alimentazione umana in Italia è fissata a 1.750. La conseguenza intuibile? Quello che non possono mangiare i maiali canadesi lo mangiano i cittadini Italiani!”.

Insomma, grazie all’Unione Europea – dalla quale, non a caso, gli inglesi si sono chiamati fuori – per non fare perdere soldi alle multinazionali che operano, anzi che speculano con i derivati del grano, avvelenano le persone, con danni enormi alla salute, soprattutto, dei bambini.

Dietro c’è, come al solito, il ‘Dio denaro’. In questo caso c’è la coltivazione del grano che è stata estesa alle aree fredde e umide del nostro pianeta. Con due conseguenze:

a) la presenza di funghi che producono micotossine;

b) l’uso del diserbante glifosato (o gliphosate) per far maturare artificialmente il grano coltivato nelle aree fredde e umide.

Così l’avvelenamento è generale. Persino la Germania – Paese dove si pone grande attenzione alla salubrità dei cibi e alla salute – deve fare i conti con cibi e bevande non esattamente salubri:

“Perché nelle analisi del sangue del 75% degli adulti tedeschi – si legge nel comunicato – si riscontrano alte percentuali di glifosato (sostanza erbicida ma registrata anche come antibiotico!) molto elevate?”.

Risposta: perché se la birra viene preparata con il grano al glifosato, questo erbicida si trasferisce nella stessa birra.

Guarda caso, la stessa sostanza – il solito glifosato – la ritroviamo nei terreni della Puglia coltivati ad uliveti e colpiti da Xilella.

“Uomini e piante si ammalano e muoiono per tante malattie – si legge nel comunicato di GranoSalus – o vivono sempre più acciaccati da sofferenze, allergie e intolleranze alimentari. Sono virus, bacilli, prioni e varie amenità che sembrano diventare ogni giorno più numerosi e aggressivi. Invece, la verità è un’altra: sono i sistemi immunitari di uomini e piante che, indeboliti dalla chimica innaturale introdotta nei campi, e, quindi, negli alimenti non reagiscono come dovrebbero agli agenti esterni”.

C’è anche il legame tra malattie e rifiuti. “Se a ciò si aggiungono le scelte delle amministrazioni locali – si legge sempre nel comunicato di GranoSalus – di ubicare, a ridosso di aree protette dove il cibo agricolo eccelle per le sue caratteristiche sanitarie, impianti di compostaggio dei rifiuti dimensionati per raccogliere tutta la produzione regionale della Basilicata, il livello di pressione ambientale non potrà che aumentare compromettendo così l’immagine di un cibo sano”.

I relatori parlano dei problemi della Basilicata. Ma lo stesso discorso può essere esteso alla Sicilia. Con una differenza sostanziale che rende lo scenario della nostra Isola molto più grave. Mentre in Basilicata si parla di centri di compostaggio – quindi parliamo di raccolta differenziata dei rifiuti – che preoccupano e inquinano l’ambiente e rischiano di compromettere il cibo tipico di questa, in Sicilia ci sono le discariche, quasi tutte fuori legge, se è vero che, fino ad oggi, hanno seppellito anche il cosiddetto umido, inquinando terreni e falde.

Da qui una considerazione: se in Basilicata, a causa dei centri di compostaggio, temono effetti negativi per l’immagine del proprio cibo sano, che cosa dire della Sicilia nella quale trionfano le discariche, peraltro fuori legge?

Un altro passaggio del comunicato di GranoSalus ci sembra interessante:

“Un chiaro segnale, questo, di una politica disattenta al suo territorio e al suo ambiente, che ciclicamente invece di rifiutare certe scelte sa occuparsi solo di ‘rifiuti’. Non dobbiamo scomodare le dichiarazioni depositate presso le Commissioni parlamentari d’inchiesta per intuire che la provincia di Matera risulti la più idonea, nell’ambito del territorio nazionale, per ipotizzarvi l’insistenza di traffici illeciti legati proprio al ciclo dei rifiuti”.

Non conosciamo i problemi che ci sono in materia di gestione dei rifiuti in Basilicata: ma conosciamo gli interessi che stanno dietro in Sicilia: interessi così forti da piegare anche i poteri dello Stato. Non è un caso se, nonostante le tante cose emerse in questi anni – e nonostante le proteste delle popolazioni contro le discariche la cui gestione alimenta interessi politico e mafiosi – le stesse discariche siano ancora funzionanti.

Tornando al convegno di Matera, va detto che sono intervenuti medici, veterinari, agronomi, psicologi e omeopati. Tra gli intervenuti, Andrea Di Benedetto, agronomo e micologo; Matteo Netti, medico veterinario; Giuseppe Cancellaro, medico chirurgo specialista apparato digerente; Angelo Carlo Licci, medico omeopata – Comitato Terra e Salute; Liliana Isabella Stea, medico Ppicoanalista; Luigi Tarantino, medico del Comitato Tutela Valle del Bradano; Saverio De Bonis, associazione GranoSalus – Fima; lvano Gioffreda, Agricoltura rigenerativa; Alessandro delli Carri, Agricoltura Biodinamica; Roberto Carchia, Agricoltura Biologica. Ha moderato gli interventi il giornalista Nicola Piccenna.

“GranoSalus con Terra e Salute – conclude il comunicato – ha l’obiettivo principale della divulgazione delle informazioni utili (indispensabili?) ai consumatori per una corretta conoscenza del contenuto in inquinanti e veleni nei cibi in vendita, a partire dai cereali e loro derivati. Oggi non è obbligatorio indicare sul pacco di pasta che acquistiamo quali e quanti veleni contiene, è sufficiente che siano al di sotto della soglia stabilita dalla legge. GranoSalus si ripromette di supplire a questo terribile difetto d’informazione, provvedendo con analisi private presso laboratori certificati ed accreditati. Per alcuni è importante sapere che il cibo che acquistano per i propri figli sarebbe vietato darlo in pasto ad un maiale canadese!”.

Il tema è noto: la pasta industriale prodotta in Italia contiene sostanza dannose per la salute dei bambini: ma non tutti i genitori sono a conoscenza di questo.

fonte: http://curiosity2015.altervista.org/quello-non-possono-mangiare-maiali-canadesi-lo-fanno-mangiare-italiani-uno-dei-tanti-esempi-delle-porcherie-importiamo-dallestero-la-malafede-dellunione-europ/

…E a Bari sequestrate 50mila tonnellate di grano tossico canadese. Tutta roba che sarebbe dovuta finire sulle nostre tavole!

grano

 

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…E a Bari sequestrate 50mila tonnellate di grano tossico canadese. Tutta roba che sarebbe dovuta finire sulle nostre tavole!

leggi anche:

In arrivo da Vancouver una nave con 50mila tonnellate di grano. Gli Agricoltori protestano. Dovremmo farlo pure noi: Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!
50mila tonnellate di grano tossico sono state sequestrate a Bari nelle stive della “Cmb Partner”, proveniente da Vancouver, attraccata l’8 giugno scorso.

Grano tossico contenente sostanze pericolose in una quantità di gran lunga superiore ai limiti di legge è stato sequestrato a Bari, nelle stive della “Cmb Partner” (una nave lunga 256 metri per una stazza complessiva di quasi 60mila tonnellate), proveniente da Vancouver, attraccata l’8 giugno scorso.
Tale grano era destinato ad essere inviato nei granai pugliesi, come sempre quando arrivano carichi dal Canada. Resta solo da sperare che i precedenti carichi, già distribuiti, venduti e consumati, non contenevano le sostanze pericolose riscontrate in quest’ ultimo.

Fatto sta che dopo la denuncia fatta da inuovivespri.it con l’articolo  :“Il grano canadese che arriva in Europa è un rifiuto speciale che finisce sulle nostre tavole”, che ha fatto il giro del web, qualcosa si è mosso.

La Procura di Bari ha disposto il sequestro probatorio dell’ intero carico, dopo i controlli effettuati dagli uomini dei carabinieri forestali in accordo con la magistratura barese.

Come riferisce La Gazzetta del Mezzogiorno :

<< Il provvedimento sarebbe stato eseguito dai Carabinieri forestali dopo le prime analisi sui campioni di cereale che avrebbero rilevato la presenza di sostanze nocive in percentuali superiori ai limiti consentiti dalla legge. Il sequestro ha riguardato anche il cargo.

Secondo la Coldiretti sotto accusa di continuo il grano canadese per le irregolarità riscontrate in termini di residui di deossinivalenolo (o Don o vomitossina), una pericolosa micotossina e per l’uso intensivo di glifosate, un potente diserbante, utilizzato proprio nella fase di pre-raccolta (pratica vietata in Italia) per seccare e garantire – in modo artificiale – un livello proteico elevato.

Le importazioni di grano tossico canadese favorite dal CETA

Le importazioni di grano dal Paese nordamericano rischiano di essere favorite dall’approvazione dell’accordo Ceta (Comprehensive economic and trade agreement) tra Unione europea e Canada, primo esportatore di grano duro in Italia. Un accordo che dovrà essere ratificato dal Parlamento nazionale e contro il quale la Coldiretti si dice pronta a scatenare una mobilitazione per scongiurare il paventato azzeramento strutturale dei dazi, a prescindere dall’andamento di mercato.>>

 

 

Dopo i Test GranoSalus diffusi da I Nuovi Vespri, Barilla, Divella, De Cecco, Garofalo, La Molisana e l’Associazione delle Industrie della Pasta hanno chiesto la chiusura dei siti. Ma “In Tribunale vince l’interesse pubblico” – Rigettato il tentativo di soffocare l’informazione delle multinazionali.

GranoSalus

 

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Dopo i Test GranoSalus diffusi da I Nuovi Vespri, Barilla, Divella, De Cecco, Garofalo, La Molisana e l’Associazione delle Industrie della Pasta hanno chiesto la chiusura dei siti. Ma “In Tribunale vince l’interesse pubblico” – Rigettato il tentativo di soffocare l’informazione delle multinazionali.

Leggi anche:

GranoSalus: i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… E a noi queste porcherie ce le fanno mangiare…!!

Da GranoSalus:

Test GranoSalus sulla pasta: “In Tribunale vince l’interesse pubblico”. Rigettato il ricorso delle multinazionali.

L’ articolo sui contaminanti della pasta non è diffamatorio. Il test GranoSalus vince la prova in Tribunale. Le società Barilla, Divella, De Cecco, Garofalo, La Molisana e A.I.D.E.P.I. (Associazione delle Industrie dei Dolci e della Pasta Italiane) avevano chiesto al Tribunale di Roma la cancellazione  del Test dal sito di GranoSalus,  perché lo ritenevano “diffamatorio”. Ma la loro istanza è stata respinta (in calce il  pdf del provvedimento di rigetto del giudice del Tribunale di Roma).  Tutti coloro che sostenevano che le analisi di GranoSalus fossero bufale sono stati clamorosamente bocciati. Vincono le indagini che presentano un indubbio interesse pubblico anche se svolte privatamente. Riconosciuta la salubrità del grano italiano…del Sud.

Il Tribunale di Roma ha rigettato l’istanza cautelare delle società Barilla, Divella, De Cecco, Garofalo, La Molisana e dell’A.I.D.E.P.I. (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiane) con la quale avevano chiesto la cancellazione  dal sito di GranoSalus di una serie di articoli sul grano duro dal presunto contenuto diffamatorio. Si tratta degli articoli che evidenziano il rischio di un potenziale pericolo rappresentato da alcune sostanze (glifosate, DON e cadmio) contenute nei grani duri esteri importati per la produzione della pasta. La famosa pasta italiana! Nello stesso ricorso avevano chiesto la cancellazione di alcuni articoli dal blog de I Nuovi Vespri.

Da circa un anno GranoSalus – associazione che raccoglie produttori di grano duro di tutto il Mezzogiorno d’Italia e consumatori – conduce una campagna informativa sul grano duro utilizzato dalle aziende produttrici di pasta: grano duro per lo più canadese, ma anche di altri Paesi del mondo che arriva con le navi nei porti italiani, in prevalenza in Puglia.

GranoSalus ha commissionato le analisi su otto grandi marche di pasta italiane (che potete leggere qui). Analisi che, nel merito, non sono state contestate.

Il blog I Nuovi Vespri  ha dato ampio spazio alla campagna informativa e alle battaglie condotte dagli agricoltori pugliesi, lucani e siciliani insieme ai consumatori.

L’iniziativa di GranoSalus ha determinato la reazione delle industrie maggiormente rappresentative della pasta con marchio italiano che hanno incaricato lo studio legale del Prof. Mariconda & Associati e del Prof Mario Nuzzo di chiedere al Tribunale di Roma “di emettere in via urgente una serie di provvedimenti volti ad inibire gli effetti di una campagna di informazione che essi ritengono diffamatoria e gravemente lesiva delle rispettive immagini”.

A questo punto la parola è passata ai giudici.

L’ associazione GranoSalus, insieme al suo presidente, è stata difesa dal Prof. Avv. Francesco Di Ciommo del Foro di Roma, Docente di Diritto Privato alla Luiss.  I Nuovi Vespri hanno incaricato lo studio legale Ferrara di Palermo.

Il giudice cautelare, Cecilia Pratesi, nel provvedimento di rigetto ha precisato che “il diritto di cronaca, di derivazione costituzionale, non può dirsi ristretto a coloro i quali esercitino professionalmente attività giornalistica, ma deve intendersi potenzialmente esteso a tutti coloro che svolgano attività di manifestazione del proprio pensiero con finalità (anche) informativa”.

Esattamente come quella svolta dall’ Associazione GranoSalus che ha “Reso noti dei dati, frutto di indagini di carattere tecnico (per quanto svolte privatamente), che possono ritenersi di indubbio interesse pubblico, in quanto relative alla sicurezza alimentare di un bene di altissimo consumo nel territorio italiano, quale la pasta.”

Il giudice Cecilia Pratesi, inoltre, nell’ Ordinanza fa rilevare che “è vero che i prodotti analizzati non risultano destinati alla alimentazione per la prima infanzia, ma è vero altresì che il superamento dei limiti dei contaminanti previsti per tale categoria “debole” della popolazione non risulta segnalato, e che i consumatori possono essere interessati alla diffusione di tale informazione, onde evitare che il prodotto venga comunque somministrato ai bambini nei primi tre anni di vita“…

Il giudice correttamente sancisce non solo la libertà d’informazione ma anche la salubrità del grano italiano. “…è vero che le quantità di contaminanti rilevati nella pasta…non risultano superiori ai limiti di legge, ma è vero anche che la presenza di tali sostanze può legittimamente indurre gli analisti a dubitare della miscelazione del prodotto italiano con grani esteri, posto che nel territorio nazionale la presenza di DON (ed anche di glifosate ndr) è tendenzialmente da escludere…”

Il Tribunale, “a scioglimento della riserva assunta nel contraddittorio delle parti”, ha affermato che “il ricorso deve essere respinto per carenza del necessario fumus boni iuris, restando assorbita per ragioni di economia processuale la disamina delle ulteriori eccezioni sollevate dalle parti”.

Insomma, il ricorso dei grandi gruppi industriali della pasta è stato rigettato. Nella giornata odierna l’ ordinanza di Roma è stata depositata anche in un procedimento analogo al Tribunale di Trani avviato da Granoro contro GranoSalus.

Non solo. Adesso tutti gli webeti che sostenevano fossero bufale le nostre analisi dovrebbero prendere atto della loro strumentalità e, per  correttezza, rettificare i contenuti dei loro articoli. GranoSalus esiste ed è stata legittimata sotto il profilo giuridico. Se non lo faranno ognuno potrà dedurne la loro vera natura di webeti. Bocciati anche alcuni personaggi che ritenevano giusta la causa di Barilla & C…

La battaglia di GranoSalus continua. Ci batteremo per una vera etichettatura: quella che garantisca il livello dei contaminanti sui pacchi di pasta.

Qui di seguito è possibile scaricare: l’ Ordinanza Tribunale Roma

fonte: http://www.granosalus.com/2017/06/15/1386/#more-1386

 

Da I Nuovi Vespri

Grano duro estero: I Nuovi Vespri e GranoSalus vincono in Tribunale contro le multinazionali della pasta

Le società Barilla, Garofalo, De Cecco, Divella e La Molisana edell’A.I.D.E.P.I. (Associazione delle Industrie e della Pasta Italiane) avevano chiesto al Tribunale di Roma la cancellazione, dal blog de I Nuovi Vespri e dal sito di GranoSalus, di una serie di articoli sulla questione del grano duro perché li ritenevano “diffamatori”. Ma la loro istanza è stata respinta (in calce il pronunciamento dei giudice del Tribunale di Roma)

Il Tribunale di Roma ha rigettato l’istanza cautelare delle società Barilla, Garofalo, De Cecco, Divella e La Molisana e dell’A.I.D.E.P.I. (Associazione delle Industrie e della Pasta Italiane) con la quale avevano chiesto la cancellazione dal blog de I Nuovi Vespri e dal sito di GranoSalus di una serie di articoli sul grano duro dal presunto contenuto diffamatorio. Sono gli articoli che evidenziano il pericolo rappresentato da alcune sostanze (glifosato o gliphosate, micotossine DON e cadmio) contenute nei grani duri esteri importati per la produzione della pasta (alla fine di questo articolo ne alleghiamo alcuni).

Da circa un anno I Nuovi Vespri e GranoSalus – associazione che raccoglie produttori di grano duro di tutto il Mezzogiorno d’Italia e consumatori – conducono una campagna informativa sul grano duro utilizzato dalle aziende produttrici di pasta: grano duro per lo più canadese, ma anche ucraino o di altri Paesi del mondo che arriva con le navi in tanti porti italiani, compresa la Sicilia (in Sicilia questo grano duro, nel silenzio generale, arriva nei porti di Palermo, Catania e Pozzallo).

GranoSalus ha fatto effettuare le analisi su otto grandi marche di pasta italiane (che potete leggere qui). Analisi che, nel merito, non sono state contestate.

Il blog I Nuovi Vespri di di Franco Busalacchi – che in questo momento state leggendo – come già ricordato, ha dato e continua a dare ampio spazio alla campagna informativa e alle battaglie condotte dagli agricoltori pugliesi e siciliani.

Lo stesso Busalacchi – che è candidato alla presidenza della Regione siciliana – ha inserito nel proprio programma il blocco delle navi cariche di grano duro estero che arrivano in Sicilia (come potete approfondire in questo video), invitando le altre Regioni italiane a fare la stessa cosa.

L’iniziativa ha determinato la reazione delle industrie della pasta con marchio italiano che hanno incaricato lo studio legale del Prof. Mariconda & Associati di chiedere al Tribunale di Roma “di emettere in via urgente una serie di provvedimenti volti ad inibire gli effetti di una campagna di informazione che essi ritengono diffamatoria e gravemente lesiva delle rispettive immagini”.

A questo punto la parola è passata ai giudici.

Le associazioni GranoSalus e I Nuovi Vespri – e i loro presidenti, Saverio de Bonis e Franco Busalacchi –  sono stati difesi, rispettivamente, dal Prof. Avv. Francesco Di Ciommo del Foro di Roma e dagli Avv. Salvatore Ferrara eGiovanni Gruttad’Auria del Foro di Palermo.

Il Tribunale, “a scioglimento della riserva assunta nel contraddittorio delle parti”, ha affermato che “il ricorso deve essere respinto per carenza del necessario fumus boni iuris, restando assorbita per ragioni di economia processuale la disamina delle ulteriori eccezioni sollevate dalle parti”.

Insomma, il ricorso dei grandi gruppi industriali della pasta è stato rigettato.

Qui di seguito il pronunciamento del giudice del Tribunale di Roma

N. R.G. 21969/2017
Il giudice designato per il procedimento cautelare, a scioglimento della riserva
assunta nel contraddittorio delle parti, osserva quanto segue.
L’associazione A.I.D.E.P.I. – Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta
Italiane, e le società Barilla G. & R. Fratelli S.p.A., Pastificio Lucio Garofalo
S.p.A., F.lli De Cecco di Filippo Fara S. Martino S.p.a., F. Divella S.p.A., La
Molisana S.p.A., hanno chiesto a questo ufficio di emettere in via urgente una
serie di provvedimenti volti ad inibire gli effetti di una campagna di informazione
che essi ritengono diffamatoria e gravemente lesiva delle rispettive immagini; in
particolare chiedono che venga ordinato alle associazioni “associazione nazionale
granosalus” e “i nuovi vespri”, nonché ai responsabili e curatori dei rispettivi siti
internet “www.granosalus.com” (sig. Saverio De Bonis) e www.inuovivespri.it
(dott. Francesco Paolo Busalacchi) quanto segue: per “Granosalus” e De Bonis, la
rimozione dal sito internet “www.granosalus.com” dell’articolo intitolato “Don,
Glifosate e Cadmio presenti negli spaghetti” pubblicato in data 26 febbraio 2017,
e di qualsivoglia richiamo e/o riferimento ai contenuti di detto articolo; in
riferimento a “ I Nuovi Vespri” e a Francesco Paolo Busalacchi, la rimozione dal
sito internet “www.inuovivespri.it” dell’articolo intitolato “GranoSalus: i risultati
delle analisi sulla pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La
Molisana, Coop e Granoro 100% Puglia”, pubblicato in data 27 febbraio 2017,
nonché dell’articolo intitolato “Alle navi cariche di grano duro canadese si sono
aggiunte le navi con il grano dall’Ucraina. L’ombra di Chernobyl?” e di
qualsivoglia richiamo e/o riferimento ai contenuti di detti articoli;
chiedono ancora che alle predette associazioni e ai responsabili e curatori dei siti
internet venga ordinato di procedere alla deindicizzazione dai siti internet
www.granosalus.com e www.inuovivespri.it e dai più comuni motori di ricerca di
qualsiasi URL di riferimento ai contenuti degli articoli sopra citati (anche di quelli
che rinviano ad altri siti internet che abbiano riprodotto gli stessi contenuti),
nonché alla rimozione dagli stessi siti e alla deindicizzazione di ogni altro articolo
e/o contenuto e/o URL che in qualunque modo riporti o richiami i contenuti degli
articoli sopra citati (anche mediante rinvio ad altri siti internet), oltre che alla
disabilitazione di qualsivoglia accesso ai suddetti contenuti; che venga inibita ai
resistenti ogni ulteriore pubblicazione e/o divulgazione, con qualsivoglia mezzo e
modalità, dei contenuti di cui alle pubblicazioni rimosse;
chiedono ancora la pubblicazione dell’eventuale ordinanza di accoglimento su una
serie di siti internet e quotidiani.
Il 26 febbraio 2017 sul sito internet appartenente all’associazione GranoSalus è
apparso dunque un articolo a firma del Presidente Saverio De Bonis, intitolato
“Don, Glifosate e Cadmio presenti negli spaghetti” – “Ormai lo dicono le analisi,
quelle vere che non mettono le stellette, come fa Altroconsumo, ma attribuiscono
dei numeri reali ai contaminanti più pericolosi presenti quotidianamente sulle
nostre tavole. In tutte le marche sono presenti Don, Glifosate e Cadmio entro i
limiti di legge per gli adulti. Almeno due marche di spaghetti superano i limiti di
Don per la tutela della salute dei bambini. Confermata attività di miscelazione tra
grani esteri e nazionali. Solo il piombo è risultato assente dalle analisi. Dubbi sul
marchio di Puglia: garantisce per davvero il 100% dell’origine del grano?”

Il testo prosegue: “Dal test GranoSalus almeno due marche, Divella e La
Molisana, superano i limiti che la legge impone per i bambini sul Don. Ma la
copresenza di Don, Glifosate e Cadmio negli spaghetti Barilla, Voiello, De
Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro 100% Puglia, rivela
un’attività di miscelazione tra grani esteri e grani nazionali vietata dai
regolamenti comunitari … La prassi di miscelare grani contaminati con grani
privi di contaminazione al fine di ottenere partite mediamente contaminate (sia
pur entro i limiti di legge) è vietata dall’Europa. Il Reg. CE 1881/2006 al comma
2 dell’art. 3 prevede che: “I prodotti alimentari conformi ai tenori massimi di cui
all’allegato non possono essere miscelati con prodotti alimentari in cui tali tenori
massimi siano superati”. Tale divieto opera anche nei confronti della
detossificazione. Il comma 3 dell’art. 3 recita: “I prodotti alimentari da
sottoporre a cernita o ad altri trattamenti fisici per abbassare il livello di
contaminazione non possono essere miscelati con prodotti alimentari destinati al
consumo umano diretto, né con prodotti alimentari destinati ad essere impiegati
come ingredienti alimentari”.

L’articolo prosegue con una tabella che riporta i risultati di analisi “realizzate da Granosalus presso primari laboratori accreditati, che dimostra quanto sia ancora lontana una politica zero residui da parte dell’industria italiana; la tabella contiene le percentuali di sostanze contaminanti
rilevate in alcune marche di pasta, ed è seguita da una illustrazione dei risultati
ottenuti, che per tutte conducono ad un giudizio negativo, e l’affermazione che il
prodotto è composto anche da grano duro proveniente dall’estero, come rilevato in
particolare dalla presenza di DON, composto tossico di origine fungina, che si
produce nelle coltivazioni di grano al di sopra del 45° parallelo (dove le
condizioni climatiche non sono favorevoli alla crescita del grano duro), ed in
particolare nel Canada, paese nel quale peraltro – prosegue l’articolo – si fa anche
ampio uso di glifosate (erbicida disseccante) che secondo la legislazione europea
è vietato in fase di pre – raccolta e dovrebbe risultare perciò assente dal grano
coltivato in Europa.

Come documentano i ricorrenti, i contenuti dell’articolo risultano avere avuto
ampia diffusione via internet, e risultano riportati in particolare in pari data sul
sito www.inuovivespri.it “GranoSalus: i risultati delle analisi sulla pasta Barilla,
Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro 100%
Puglia”, ed ancora in data 3 marzo 2017, è apparso un articolo dal titolo “Le
denunce di GranoSalus, il sistema CETA, le navi al veleno e la pasta al Glifosate
e alle micotossine” (articolo a sua volta diffuso su ulteriori siti web,
accompagnato da commenti estremamente critici); infine, come pure
documentano i ricorrenti, i medesimi temi sono stati affrontati nel corso di una
trasmissione televisiva giornalistica andata in onda sulla emittente LA 7.

I ricorrenti evidenziano come entrambi gli articoli sottendano anche altre
motivazioni connesse con le ambizioni politiche del responsabile de I Nuovi
Vespri (candidato alla presidenza della regione Sicilia) “E adesso come la
mettiamo con il CETA, il trattato internazionale tra Unione Europea e Canada?
… Che ne pensano, in Italia, gli europarlamentari del PD e di Forza Italia che
hanno votato in favore del CETA? L’importante è che gli elettori italiani abbiano
piena contezza di questa vicenda. E se ne ricordino al momento del voto”.
In conclusione Aidepi e gli altri ricorrenti ritengono le affermazioni sopra
sintetizzate arbitrarie e lesive dell’immagine, della reputazione e del diritto
Firmato Da: PRATESI CECILIA Emesso Da: POSTECOM CA3 Serial#: de26f
all’identità personale sia delle aziende menzionate che dell’intero settore
produttivo della pasta industriale italiana.

L’associazione Granosalus ed il suo presidente Saverio De Bonis, in primo luogo
hanno fatto rilevare di avere pubblicato – a seguito della ricezione del ricorso –
una rettifica delle affermazioni contenute nell’articolo, modificando la portata di
alcuni passaggi da assertivi a ipotetici, in particolare con riferimento alle
circostanze che: i contaminanti presenti nelle paste esaminate potrebbero essere
dannosi se ingeriti nel lungo periodo; la presenza di alcuni contaminanti potrebbe
indurre a sospettare la miscelazione tra grani esteri e nazionali; tale miscelazione
risulterebbe vietata ove il grano utilizzato fosse contaminato oltre i limiti previsti
dalla legge;
nel merito hanno fatto rilevare in via preliminare:
a) che i contenuti denunciati erano stati ripresi e diffusi da siti internet del tutto
avulsi dal proprio controllo, e che sotto questo profilo la domanda sarebbe volta a
conseguire un risultato non realizzabile per mano dei resistenti;
b) il danno lamentato – ove esistente – si sarebbe già verificato, e non sarebbe
quindi ipotizzabile una tutela anticipatoria.
c) la rimozione di contenuti internet dai motori di ricerca è operazione che può
essere imposta unicamente ai gestori dei medesimi motori e non dai titolari dei
singoli “siti sorgente”.

Nel merito hanno poi contestato la portata diffamatoria delle informazioni diffuse,
che considerano espressione del diritto di manifestazione del pensiero nelle sue
diverse articolazioni.

L’associazione “i Nuovi Vespri” ha nella sostanza formulato difese di merito
analoghe a quelle svolte da Granosalus per ribadire la legittimità della attività di
informazione svolta da entrambe le organizzazioni.

Paolo Busalacchi ha eccepito invece il proprio difetto di legittimazione passiva,
non rivestendo la posizione di autore né di direttore del sito internet, ma di
semplice gestore del medesimo.

Ora, sebbene i mezzi di diffusione sui quali sono apparsi gli articoli in
contestazione non siano assimilabili in senso proprio ad organi di stampa, è
opinione di questo giudice che la materia debba essere riguardata comunque sotto
il profilo del bilanciamento tra i diritti della personalità di cui le parti attrici
lamentano la lesione, ed il diritto di cronaca, di derivazione costituzionale, che
non può dirsi ristretto a coloro i quali esercitino professionalmente attività
giornalistica, ma deve intendersi potenzialmente esteso a tutti coloro che svolgano
attività di manifestazione del proprio pensiero con finalità (anche) informativa.
In tal senso è indubbio che gli articoli di cui si tratta, accanto ad una finalità
eminentemente commerciale o pubblicitaria (l’associazione Granosalus tutela
essenzialmente gli interessi dei produttori di grano del sud Italia, “I Vespri
Siciliani” è in senso lato associazione che svolge attività politica) rispondono ad
una finalità informativa; essi rendono noti dei dati, frutto di indagini di carattere
tecnico (per quanto svolte privatamente), che possono ritenersi di indubbio
interesse pubblico, in quanto relative alla sicurezza alimentare di un bene di
altissimo consumo nel territorio italiano, quale la pasta.

Alla presentazione dei risultati delle analisi svolte da Granosalus si accompagna
poi una valutazione di natura più strettamente critica (con tonalità più marcate
negli articoli dei Nuovi Vespri) di cui parimenti è necessario vagliare la legittimità
al fine di verificare se la domanda cautelare sia o meno assistita dai necessari
presupposti del fumus boni iuris e del periculum in mora.

Ora, le analisi svolte non risultano contestate nel merito se non in modo del tutto
generico; in altre parole non vi è specifica confutazione dei dati rilevati dagli
analisti in merito alla presenza di alcune sostanze all’interno dei pacchi di pasta
esaminati, né in merito alle relative percentuali; viene invece analiticamente e
dettagliatamente contestata la lettura interpretativa che ne fornisce Granosalus
(ripresa da I Nuovi Vespri).

Dunque affermano i ricorrenti che non abbia alcuna consistenza l’allarme lanciato
dalle controparti in merito al consumo di prodotti provenienti dalle loro aziende,
in quanto le tracce di contaminanti rinvenute nei campioni di pasta analizzati
sarebbero tutte ampiamente inferiori ai livelli di sicurezza normativamente
stabiliti.

Preliminarmente va osservato che – trattandosi nella specie di valutare l’esigenza
cautelare di una immediata inibitoria – occorre prendere in considerazione la
notizia per come attualmente appare sui siti internet riconducibili alle parti
resistenti, a seguito della rettifica operata in seguito alla ricezione del presente
ricorso, da cui emerge ampiamente ridimensionata la portata allarmistica di alcuni
passi del testo: non si afferma più con certezza che la presenza delle sostanze
rilevate sia necessariamente foriera di danni ma si manifesta il dubbio che tali
sostanze possano produrre danni nel lungo periodo; non si trae la conclusione che
le aziende ricorrenti utilizzino con certezza miscele di grani italiani e stranieri; si
precisano i termini del divieto di miscelazione posto dalla legislazione europea,
che attiene unicamente al caso in cui uno dei due componenti risulti contaminato
oltre i limiti previsti dalla legge (pur se il risultato della miscela risulti
complessivamente nei limiti).

Si può affermare che la rettifica in questione abbia epurato il testo dai passaggi
contenenti conclusioni arbitrarie (di cui i resistenti non sono in condizione di
offrire riscontro), riducendoli al rango di mere ipotesi. Tanto è sufficiente per
escludere la necessità che il giudice della cautela intervenga in relazione alla
precedente veste degli articoli (salva l’eventuale tutela risarcitoria in sede di
merito).

Per il resto – come si è visto – il contenuto delle analisi diffuso dai resistenti non
risulta in questa sede efficacemente contestato; si può dunque affermare che la
notizia riportata (si ribadisce – per come rettificata- ) prenda le mosse da dati di
fatto provenienti da fonti sufficientemente autorevoli, e risponda dunque ad un
nucleo essenziale di verità.

Sulla notizia nella sua oggettività (=la presenza di alcuni contaminanti nei
campioni esaminati) si innesca poi il commento critico degli autori;
ora, se la cronaca riferisce una realtà fenomenica, ed è per definizione descrittiva
ed obiettiva, la critica ne propone una valutazione; la cronaca descrive
l’accadimento, la critica lo legge, lo interpreta, lo vaglia. E la critica, oltre che in
forma di pacata espressione di una valutazione personale dell’autore, può
Firmato Da: PRATESI CECILIA Emesso Da: POSTECOM CA3 Serial#: de26f
esprimersi, legittimamente, anche in forma di aperto dissenso (si pensi a titolo
esemplificativo alla critica cinematografica letteraria o artistica), o di marcato
contrasto.

D’altro canto, proprio in quanto evidente espressione di un punto di vista proprio
dell’autore, la critica consente, a partire pur sempre da un accadimento reale, una
rappresentazione non strettamente obiettiva, ma filtrata attraverso convincimenti
personali.

Non si pone dunque un tema di diritto di critica un problema di veridicità delle
proposizioni assertive dell’autore (Cass.27.6.2000 n. 7499, 12.9.2007 n. 34432),
quanto se mai del fatto a partire dal quale la critica si esprime: del fatto quindi,
non della sua interpretazione.

E se la valutazione dell’autore viene proposta al lettore in termini consoni, sotto
forma di ipotesi, come lettura possibile, o addirittura in forma di dubbio, o se si
vuole quale manifestazione del principio di precauzione (più volte invocato da
Granosalus), e non trasmoda in una semplice invettiva, in insulto pretestuoso, in
pura manifestazione di ostilità, anch’essa deve ritenersi emanazione dell’art. 21
Cost.

Tornando al caso concreto, è vero che le quantità di contaminanti rilevate nella
pasta esaminata non risultano superiori ai limiti di legge, ma è vero anche che la
presenza di tali sostanze può legittimamente indurre gli analisti a dubitare della
miscelazione del prodotto italiano con grani esteri, posto che nel territorio
nazionale la presenza di DON (tossina prodotta in specifiche condizioni
ambientali) è tendenzialmente da escludere in ragione delle peculiarità climatiche,
ed il glifosate (diserbante) non può essere utilizzato in fase prossima alla raccolta;
ancora, è vero che i prodotti analizzati non risultano destinati alla alimentazione
per la prima infanzia, ma è vero altresì che il superamento dei limiti dei
contaminanti previsti per tale categoria “debole” della popolazione non risulta
segnalato, e che i consumatori possono essere interessati alla diffusione di tale
informazione, onde evitare che il prodotto venga comunque somministrato ai
bambini nei primi tre anni di vita, posto che – notoriamente – non tutte le famiglie
sono solite differenziare l’alimentazione degli ultimi nati da quella riservata agli
altri componenti del nucleo familiare, anche in ragione dei maggiori costi che
generalmente presentano i prodotti per la prima infanzia.

Per quanto attiene poi specificamente alla pubblicazione ad opera de I Nuovi
Vespri, si rileva che alla riproduzione nella sostanza dei contenuti dell’indagine di
Granosalus, si accompagna una disamina dei potenziali effetti nocivi delle
sostanze ivi rinvenute (cadmio, DON, Glifosate), che tuttavia appare
espressamente riferita all’ipotesi di superamento delle dosi settimanali ammissibili
(TWI); e sebbene il titolo di tale ultimo passaggio (“è ufficiale, il glifosato
contenuto nella pasta provoca la SLA e il morbo di alzheimer”) appaia
volutamente sensazionalistico, la lettura del testo non induce la conclusione che
dal consumo di normali quantità dei prodotti di cui si tratta possano derivare con
certezza rischi per la salute, posto che nelle pagine precedenti è chiarito che
nessuno dei prodotti analizzati risulta fuori dai parametri normativi (eccezion fatta
per la questione già esaminata della prima infanzia), e per il resto l’articolo
contiene una obiettiva rassegna degli alimenti che possono costituire fonti di
esposizione a determinate sostanze (tra cui vengono elencati prodotti quali noci ,
verdure, carne, pesci, funghi e cioccolato), che nulla hanno a che vedere con la
produzione delle aziende ricorrenti.

In conclusione per quanto emerge in questa fase sommaria, si deve ritenere che
l’attività informativa riconducibile ai resistenti, come risultante dalla rettifica
operata, sia espressione nei limiti del diritto di manifestazione del pensiero.
La circostanza poi che le notizie in esame siano state riprese ed amplificate con
toni meno contenuti da altri siti web, non può indurre in questa sede ad imporre
agli odierni convenuti di curarne la rimozione, sebbene per ragioni parzialmente
diverse da quelle invocate dei resistenti: infatti a tal proposito la difesa
Granosalus (oltre a segnalare la difficoltà tecnica di una simile operazione di
rimozione dalla rete), si appella alla giurisprudenza europea (CGCE – Causa C-
131/12 – Google Spain SL, Google Inc./ Agencia Española de Protección de
Datos, Mario Costeja González): il richiamo in verità non appare dirimente: con
la pronuncia in esame la Corte di Giustizia ha reso la (storica) affermazione del
dovere del gestore del motore di ricerca di procedere – a richiesta dell’interessato
– alla deindicizzazione delle informazioni e dati personali se la loro permanenza
non è più giustificata in relazione al trascorrere del tempo; ebbene, da tale arresto
pare in verità arbitrario trarre la conclusione (cui sembra giungere la difesa
Granosalus) che i gestori dei singoli siti cui è astrattamente riconducibile la
diffusione del dato siano privi di legittimazione passiva di fronte alla richiesta del
titolare dei dati di rimuovere singoli contenuti ritenuti lesivi.

Tuttavia è vero che i convenuti non possono essere ritenuti responsabili dell’uso
“non continente” che altri operatori abbiano effettuato delle notizie da essi
legittimamente diffuse, e che pertanto la rimozione dei passaggi offensivi ad altri
riconducibili, oltre che raggiungibile mediante richiesta al gestore del motore di
ricerca di rimozione dei link che conducono a tali contenuti, potrà essere rivolta –
se mai- direttamente ai gestori che hanno diffuso i predetti passi ostili.
In conclusione il ricorso deve essere respinto per carenza del necessario fumus
boni iuris, restando assorbita per ragioni di economia processuale la disamina
delle ulteriori eccezioni sollevate dalle parti.

Le spese di lite vengono compensate tra tutte le parti giacché l’esito della lite
discende in parte dall’attività di rettifica operata successivamente alla ricezione
della presente domanda cautelare.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso
Spese compensate.
Si comunichi
Roma, 08/06/2017
IL GIUDICE
Cecilia Pratesi

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/06/15/grano-duro-estero-i-nuovi-vespri-e-granosalus-vincono-in-tribunale-contro-le-multinazionali-della-pasta/