Dalle analisi di GranoSalus, ecco otto marche di spaghetti “Bio” che non contengono glifosato

 

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Dalle analisi di GranoSalus, ecco otto marche di spaghetti “Bio” che non contengono glifosato

 

Da circa un anno i nostri lettori ci chiedono: “Che pasta dobbiamo mangiare?”. Oggi proviamo a rispondere a questa domanda pubblicando i dati delle analisi disposte da GranoSalus e da I Nuovi Vespri. In questo articolo trovate i nomi delle marche di pasta ‘Bio’ che non contengono glifosato 

Da tempo tanti lettori ci chiedono: “D’accordo, giusta la battaglia sul grano che state conducendo. Ma noi che pasta dobbiamo mangiare?”.

Interrogativo legittimo. Al quale oggi proveremo a rispondere pubblicando i risultati delle analisi di dieci marche di pasta ‘Bio’, otto delle quali non contengono glifosato.

Si tratta delle analisi volute da GranoSalus e da I Nuovi Vespri.

‘Bio’, è noto, è la parola che accompagna i prodotti agricoli biologici, coltivati senza l’ausilio di pesticidi, di diserbanti e di concimi chimici. E poiché – come i nostri lettori sanno – il glifosato è un erbicida, stiamo parlando di pasta che non contiene glifosato e, quindi, di pasta prodotta con grano duro che non contiene glifosato.

Poiché nel Sud Italia – Puglia, Sicilia e Basilicata in testa – il grano duro matura naturalmente grazie al nostro sole, possiamo affermare che questa pasta ‘Bio’ potrebbe essere prodotta, in buona parte, con i grani duri del Mezzogiorno d’Italia.

Ma andiamo ai nomi delle marche di pasta che sono state analizzate.

 

 

 

 

 

 

Parliamo di spaghetti.

La prima marca di spaghetti ‘Bio’ che non contiene glifosato è la Coop Vivi Verde Bio;

la seconda è la Eurospin Tre Mulini Bio;

la terza è la Alce Nero Bio 100% italiano;

la quarta è Libera Terra Bio;

la quinta è Daunia & Bio;

la sesta è Olga Bio;

la settima è Granoro Bio;

l’ottava è Barilla Bio.

La nona marca di spaghetti ‘Bio’ fatta esaminare contiene, invece, lo 0,027 milligrammi per kg di glifosato: si tratta degli spaghetti La Finestra sul cielo Bio.

La decima marca di pasta ‘Bio’ fatta esaminare – la De Cecco Bio – contiene tracce di glifosato che comunque sono al di sotto dei limiti di rilevabilità del laboratorio che ha effettuato le analisi.

Precisiamo che le due marche di spaghetti che contengono glifosato e tracce di glifosato sono al di sotto dei limiti di legge.

Tuttavia, visto che il glifosato è un interferente endocrino, come ha confermato lo studio pilota della dottoressa Fiorella Belpoggi dell’istituto di ricerca ‘Ramazzini’ di Bologna, sarebbe bene che il glifosato fosse totalmente assente. (COME POTETE LEGGERE QUI e anche COME POTETE LEGGERE QUI).

Altra precisazione importante: i lettori ci potrebbero chiedere:

“Ok, queste otto marche non contengono glifosato: e le micotossine DON?”.

Domanda legittima. Alla quale facciamo rispondere il presidente di GranoSalusSaverio De Bonis:

“Cominciamo col dire che, di solito, la presenza di glifosato si accompagna alla presenza di micotossine DON. Per almeno due motivi. In primo luogo perché – come avviene nelle aree fredde e umide del Canada – quando la pianta di grano duro viene fatta maturare artificialmente ricorrendo al glifosato (COME POTETE LEGGERE QUI) si indebolisce e diventa più sensibile agli attacchi dei funghi che producono le micotossine DON. In secondo luogo va detto che la presenza di umidità favorisce la proliferazione dei funghi e, quindi, delle micotossine”.

Con De Bonis affrontiamo anche un altro aspetto della pasta ‘Bio’: l’aspetto economico. Partendo dal costo al dettaglio di un kg di spaghetti ‘Bio’, superiore mediamente a 3 euro. Però, come ci spiega il presidente di GranoSalus, solo una piccola parte dei grandi guadagni che stanno dietro alla pasta ‘Bio’ arriva agli agricoltori.

Esaminiamo i ‘numeri’ di quest’anno, facendo riferimento al grano duro del Sud Italia.

Ebbene, un quintale di grano duro tradizionale, quest’anno, è stato pagato agli agricoltori in media 20 euro al quintale: un prezzo basso.

Mentre un quintale di grano duro ‘Bio’ è stato pagato agli agricoltori 30 euro al quintale, 10 euro in più rispetto al tradizionale.

“Quello che abbiamo scoperto – ci dice De Bonis – è che sono i commercianti e i mugnai a guadagnare tanto sul grano duro ‘Bio’. Questo avviene perché non esiste un controllo reale sui prezzi. La storia, per noi, non è nuova. Da un anno chiediamo l’istituzione della CUN, prevista da una legge dello Stato italiano, legge non ancora applicata. Ricordiamo che, dallo scorso maggio, esiste un Decreto attuativo che è rimasti lettera morta”.

La CUN, per la cronaca, è la Commissione Unica Nazionale che dovrebbe controllare l’andamento delle compravendite di grano. Infatti, se un prodotto è molto richiesto – in economia politica di dice “se cresce la domanda” – il prezzo deve salire.

“Il nostro dubbio, che poi è più di un dubbio – ci dice sempre De Bonis – è che la domanda di grano duro tradizionale del Sud Italia e, ancora di più, la domanda di grano duro ‘Bio’ siano entrambe sostenute, con picchi maggiori per il grano duro ‘Bio’. Ma i prezzi, stranamente, non si alzano, o si alzano un po’ solo per il grano duro ‘Bio’. Il risultato è che buona parte del reddito che dovrebbe andare agli agricoltori va ai commercianti e ai mugnai”.

“Con l’istituzione della CUN – conclude il presidente di GranoSalus – quella che, alla fine, non è altro che una speculazione ai danni degli agricoltori potrebbe essere quanto meno attenuata”.

Ci potrebbe essere anche un secondo modo per ridurre, se non eliminare, la speculazione in danno dei produttori di grano duro del Sud: basterebbe consorziare i produttori di grano duro del Sud Italia – cominciando magari con i produttori di grano duro ‘Bio’ – creando un’offerta unica invece che frastagliata.

Dovrebbero servire anche a questo gli assessorati all’Agricoltura delle Regioni, con riferimento, soprattutto a Puglia, Sicilia e Basilicata, Regioni leader in Italia nella produzione del grano duro. O no?

 

 

fonte:

-http://www.inuovivespri.it/2017/12/02/ecco-otto-marche-di-spaghetti-bio-che-non-contengono-glifosato/

GranoSalus, ancora analisi sulle SEMOLE: le uniche senza glifosato sono quelle del nostro Sud – Ma l’industria preferisce rifilarci le economiche porcherie che vengono dall’estero!

 

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GranoSalus, ancora analisi sulle SEMOLE: le uniche senza glifosato sono quelle del nostro Sud – Ma l’industria preferisce rifilarci le economiche porcherie che vengono dall’estero!

 

Ancora analisi sulle semole: le uniche senza glifosato sono quelle del Sud

Le analisi promesse da GranoSalus e da I Nuovi Vespri, questa volta, sono state effettuate su sette semole di grano duro commercializzate dal gruppo Casillo. Marcatore preso in esame: il glifosato. L’unica semola che non contiene questo erbicida è prodotta del Mezzogiorno d’Italia 

“Che tipo di semole di grano duro il gruppo Casillo propone ai consumatori? Oggi GranoSalus e I Nuovi Vespri rispondono a questa domanda pubblicando i dati delle analisi su sette linee di semole di grano duro commercializzate dal più importante gruppo commerciale italiano in materia di cereali e suoi derivati: il già citato gruppo Casillo”.

Si apre così l’articolo pubblicato da sito di GranoSalus che annuncia i risultati delle analisi su sette marche di semola commercializzate dal gruppo Casillo che, per la cronaca, è un gruppo imprenditoriale pugliese che opera, a livello nazionale e internazionale, in vari settori legati alla commercializzazione e alla trasformazione dei cereali. Al gruppo Casillo fanno capo industrie molitorie, centri per lo stoccaggio dei cereali e, in generale, altre attività connesse al mondo della cerealicoltura.

Le analisi rientrano nella battaglia in favore del grano duro del Sud Italia portato avanti da GranoSalus e da I Nuovi Vespri.

Ricordate che questa battaglia riguarda tutti noi. Perché nessuno ci informa – soprattutto nella nostra Isola, dove l’Istituto Zooprofilattico della Sicilia, ibrido tra Ministero della Salute e Regione siciliana, è un pianeta a sé che non comunica con il resto del mondo – sulla qualità delle farine e delle semole.

Qualcuno ci informa su che tipo di farina si utilizza in Sicilia per fare il pane, le pizze e via continuando?

“Su sette linee di semole analizzate – leggiamo sul sito di GranoSalus – sei risultano contaminate da glifosate (o glifosato ndr), mentre una linea risulta senza glifosate, quella con grano 100% pugliese. E’ la conferma della superiorità del grano del Mezzogiorno!”.

Per la cronaca, lo scorso 28 ottobre GranoSalus e I Nuovi Vespri hanno reso noti i risultati delle analisi di 14 marche di semola rimacinata di grano duro che presentano tracce di glifosato, il diserbante del quale si parla molto in questi giorni, se è vero che la UE deve decidere se prorogarne l’uso o bandirlo dalla farmacopea agricola europea.

Oggi, come già ricordato, pubblichiamo i dati realitivi alle analisi su sette linee di semola di grano duro commercializzata dal gruppo Casillo. Anche in queste analisi il marcatore preso in esame è il glifosato.

Ecco qui di seguito i dati della Selezione Casillo pubblicati da GranoSalus:

Semola d’autore pizze: presenta 0,132 milligrammi per chilogrammo di glifosato;

Semola rimacinata: presenta 0,112 milligrammi per chilogrammo di glifosato;

Semola d’autore biscotti: presenta 0,087 milligrammi per chilogrammo di glifosato;

Semola pane e pasta: presenta 0,071 milligrammi per chilogrammo di glifosato;

Semola pasta: presenta 0,067 milligrammi per chilogrammo di glifosato;

Semola 100% grano italiano: presenta 0,017 milligrammi per chilogrammo di glifosato;

Semola Primeterre 100% Puglia: non presenta tracce di glifosato”.

Dai dati delle analisi viene fuori che l’unica semola del gruppo Casillo che non presenta tracce di glifosato è quella prodotta con il grano duro pugliese al 100%.

Di fatto, si dimostra la tesi che GranoSalus e I Nuovi Vespri ripetono da sempre: e cioè che nel grano duro prodotto nel Sud Italia e maturato al sole del nostro Mezzogiorno non si trova il glifosato.

“Anche nella semola Casillo 100% grano italiano non dovrebbe trovarsi il glifosato – si legge sempre nell’articolo pubblicato dal sito di GranoSalus -: e invece c’è. Forse perché questa semola subisce un trattamento diverso? Forse perché viene miscelato con altri grani? O forse perché subisce contaminazioni crociate durante la trasformazione? A queste domande dovrebbe rispondere lo stesso gruppo e, naturalmente, l’ente di certificazione CSQA”.

Attenzione: queste analisi, o meglio, i risultati di questa analisi riguardano anche la Sicilia. Perché noi, nella nostra isola, non sappiamo che farina viene utilizzata. Nessuno ci informa.

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/11/10/ancora-analisi-sulle-semole-le-uniche-senza-glifosato-sono-quelle-del-sud/

Anche Report conferma: la pasta che mangiamo? Fatta col grano al glifosato canadese! …E racconta come ci stanno avvelenando!

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Anche Report conferma: la pasta che mangiamo? Fatta col grano al glifosato canadese! …E racconta come ci stanno avvelenando!

CHE SPIGA! – Report, da dove viene il grano della pasta che mangiamo?

Il programma tv di Raitre indaga sul grano usato per produrre la pasta e la farina: ciò che emerge è devastante.

Nel corso della puntata del 30 ottobre di Report c’è stata un’inchiesta di Manuele Bonaccorsi sul grano: si tratta di una materia prima fondamentale per la nostra alimentazione e da cui si genera sia la #Pasta che la farina. Se finora si pensava che la pasta facesse bene alla salute, purché consumata nei limiti, oggi ogni certezza viene meno. Manuele Bonaccorsi ha raccontato al pubblico di Report tutta la verità (o quasi) sul grano.

Il grano importato dal Canada

Se qualcuno fino ad ora pensava che la pasta che mangiamo fosse ottenuta dal grano nostrano, si sbagliava: sì perchè la maggior parte del grano utilizzato dai principali marchi italiani produttori di pasta e farina proviene dal Canada. Precisamente, tra Manitoba e Alberta in Canada ci sono più di 1500 chilometri di praterie dove si coltiva solo grano tanto da rendere il paese a nord degli Stati Uniti il granaio del mondo.

C’è un problema però: qui i coltivatori di grano fanno un largo uso di glifosato, un potente erbicida brevettato nel 1974 che non fa poi così bene all’organismo umano. Come raccontano gli stessi coltivatori canadesi, il glifosato viene spruzzato in primavera sul terreno prima della semina al fine di eliminare le erbacce; successivamente, viene spruzzato nuovamente dopo la semina quando il grano germoglia e per un’ultima volta al fine di rendere uniforme la crescita del grano stesso. Ma dove finisce tutto questo glifosato? Il potente erbicida viene assorbito e finisce nei semi di grano e di conseguenza nei prodotti che ne derivano, come pasta e farina.

Nel 2015 l’Organizzazione Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha affermato che il glifosato è un probabile cancerogeno, ma l’EFSA si è difesa affermando che non è così.

E intanto si cerca quantomeno di capire se ci siano dei controlli a monte e a valle per verificare la presenza di glifosato: la Canadian Grain Commission afferma di limitarsi a controllare il rispetto dei contratti tra i venditori canadesi e gli acquirenti mondiali, senza preoccuparsi del glifosato. Lo stesso avviene anche in Italia, nei porti in cui questo grano arriva: pertanto, il glifosato entra nel ciclo di produzione della pasta e della farina senza trovare alcuna opposizione. E così Report ha analizzato 6 marchi famosi di pasta italiana: Barilla, la Molisana, De Cecco, Divella, Garofalo e Rummo e ciò che è emerso è che i valori di glifosato registrati sono nettamente al di sotto della dose considerata tossica per l’uomo.

E il grano italiano?

L’Italia meridionale è stata considerata il granaio d’Italia, ma oggi la realtà è ben diversa: proprio in virtù di questa massiccia importazione di grano dall’estero, i principali coltivatori di grano hanno fatto marcia indietro. Oggi a loro costa circa 23 centesimi di euro produrre grano e non possono venderlo a più di 20 centesimi: come si può dedurre, c’è perdita e pertanto il nostro Paese ha registrato una enorme riduzione delle coltivazioni di grano, spinta anche da diversi contributi europei che, paradossalmente, spingono a non coltivare più il grano.

Da febbraio 2018 entrerà in vigore una nuova etichettatura obbligatoriaper la pasta e la farina in cui dovrà essere indicato l’origine del grano utilizzato: con questa novità, si spera che gli agricoltori italiani possano tornare a produrre grano come un tempo, tra l’altro un grano decisamente più sano visto che in Italia l’utilizzo di glifosato è vietato.

QUI il servizio di Report

GranoSalus dopo la pasta fa analizzare le semole: ecco quelle che contengono glifosato e quelle che non ne contengono

 

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GranoSalus dopo la pasta fa analizzare le semole: ecco quelle che contengono glifosato e quelle che non ne contengono

 

Le analisi sulle semole: ecco quelle che contengono glifosato e quelle che non ne contengono

Dopo le analisi su otto marche di pasta industriale prodotte in Italia, GranoSalus e I Nuovi Vespri – che ormai da qualche tempo operano insieme – propongono oggi ai propri lettori e, in generale, ai consumatori, i risultati delle analisi su venti marche di semola rimacinata di grano duro. Le analisi riguardano la presenza o l’assenza di un solo contaminante: il glifosato, il diserbante del quale si parla molto in questi giorni, se è vero che la UE deve decidere se prorogarne l’uso o bandirlo dalla farmacopea agricola europea 

Dopo le analisi su otto marche di pasta industriale prodotta in ItaliaGranoSalus e I Nuovi Vespri (che da qualche tempo operano insieme) hanno promosso le analisi per verificare la presenza o l’assenza di glifosato in venti marche di semola rimacinata di grano duro prodotta nel nostro Paese. Parliamo di un alimento molto presente sulle nostre tavole, perché con queste semole si preparano il pane, le pizze. le focacce e, in generale, i prodotti da forno. Da qui l’importanza di informare i consumatori.

In questa prima fase le analisi promosse hanno verificato la presenza o l’assenza di glifosato, il diserbante per il quale l’Unione Europea ha momentaneamente, mettiamola così, sospeso il giudizio. Il glifosato, com’è noto, è prodotto da una multinazionale americana – la Monsanto – che circa un anno fa si è fusa con la Bayer.

In questi giorni i Paesi che fanno parte dell’Unione Europea debbono decidere se prorogare per altri dieci o cinque anni la possibilità di utilizzare questo diserbante, o se bandirlo definitivamente dalla farmacopea agricola europea. In questo momento il giudizio è sospeso. I giudizi dei Paesi che fanno parte dell’Unione sono contrastanti: Italia e Francia, ad esempio, si sono pronunciati per bandire il glifosato dall’agricoltura europea; mentre Spagna e Regno Unito vorrebbero continuare ad utilizzarlo (la Germania si è astenuta).

Ma il tema che trattiamo oggi non riguarda tanto se continuare o no ad utilizzare il glifosato: oggi I Nuovi Vespri e GranoSalus informano i propri lettori e, in generale, i cittadini sulle analisi relative a venti marche di semola rimacinata di grano duro. Analisi, lo ribadiamo, che in questa fase riguardano solo la presenza o l’assenza di glifosato.

“Il nuovo test di GranoSalus, condotto da un primario laboratorio accreditato su 20 campioni di semole rimacinate di grano duro, contrassegnati da lotti – leggiamo nel sito di GranoSalus – rivela la presenza di residui di glifosato, un erbicida che è tuttora al centro di un dibattito scientifico sulla sua tossicità. Anche se dal test i residui sono in tutti i casi fortunatamente nei limiti di legge, occorre che l’Europa dica chiaramente se questa sostanza fa male oppure no senza mercanteggiare proroghe che quasi tutti i consumatori europei non vogliono”.

Cominciamo con le 14 marche di semola rimacinata di grano duro che contengono tracce di glifosato.

La semola Progeo Tre Grazie presenta 0,184 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Eurospin Tre Mulini presenta 0,167 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola De Cecco presenta 0,152 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Divella presenta 0,143 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola La Molisana presenta 0,142 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Granoro presenta 0,123 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Casillo presenta 0,112 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Casillo 100% grano italiano presenta 0,017 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Molino Martinucci presenta 0,104 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Semolificio Loiudice presenta 0,098 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Molino Mininni presenta 0,092 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Garofalo presenta 0,089 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Molino Flli Dell’Acqua presenta 0,075 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

La semola Despar presenta 0,029 milligrammi di glifosato per chilogrammo di prodotto.

Queste quattordici marche di semola presentano tracce di glifosato tracce di glifosato entro i limiti stabiliti dall’Unione Europea.

Detto questo, i consumatori italiani, visto che nel Sud Italia si produce grano duro privo di glifosato, possono utilizzare semole rimacinate di grano duro prive di glifosato. GranoSalus e I Nuovi Vespri, grazie alle analisi, hanno appurato che le seguenti sei marche di semola rimacinata di grano duro non contengono tracce di glifosato. Sono:

semola di rimacinato Auchan

semola di rimacinato Coop Viviverde Bio Cappelli

semola di rimacinato Molino Careccia (sede a Stigliano, Matera)

semola di rimacinato Molino Rossetto Cappelli (sede a Padova)

semola di rimacinato Molino Francesco Di Melfi

semole di rimacinato Eocene srl Tumminia (Salemi, Trapani).

Che dire? Rispetto alla pasta, “la quantità di glifosato riscontrata nelle stesse marche di semola risulta più alta. Dunque, Il fenomeno della contaminazione non migliora, ma peggiora”.

Non sta a noi stabilire il perché, in quattordici marche di semola rimacinata di grano duro sono presenti tracce di glifosato. Il dato è che le tracce di questo diserbante ci sono, pur entro i limiti – lo ribadiamo ancora una volta – previsti dalla legislazione europea.

E siccome noi siamo del Sud, viviamo nel Mezzogiorno d’Italia – dove, lo ribadiamo, il grano duro, per maturare, non ha certo bisogno del glifosato (UTILIZZATO INVECE NELLE AREE FREDDE E UMIDE DEL CANADA PER FAR MATURARE ARTIFICIALMENTE IL GRANO DURO COLTIVATO DA QUELLE PARTI) – non possiamo fare a meno di restare un po’ stupiti dall’aver riscontrato la presenza di tracce di glifosato in quattro marche di semole prodotte nel Meridione d’Italia: il riferimento è alla semola del Molino Martinucci, del Semolificio Loiudice e del Molino Mininni, tutt’e tre di Altamura, in Puglia. Lo stesso discorso vale per il Molino Flli dell’Acqua di Matera.

Leggiamo sempre sul sito di GranoSalus:

“Si conferma una presenza diffusa dell’ erbicida nelle semole prodotte dai
molini pugliesi e non solo. Tra questi, come sopra accennato, il marchio Casillo, leader nel mercato delle semole di grano duro nonché principale importatore di grano estero, pur riportando sulla confezione la dicitura “100% grano italiano”, presenta residui di glifosato. Eppure siamo di fronte ad un prodotto su cui è garantita la “rintracciabilità” del grano ed il grano è detto italiano. Da qui sorge un’ulteriore domanda: un ente di certificazione come CSQA in presenza di un divieto d’uso del glifosato sul grano, è tenuto a controllare attentamente il rispetto della norma ed anche l’assenza del glifosato nelle semole?”.

“Avevamo visto giusto con le precedenti analisi – prosegue la nota di GranoSalous – sebbene le industrie della pasta ci abbiano portato in Tribunale dove i ricorsi contro GranoSalus e I Nuovi Vespri sono stati tutti rigettati”.

Il sito di GranoSalus solleva anche un dubbio:

“Dunque, i residui di Glifosate (o glifosato) sia nelle semole De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Granoro, che presentano livelli più alti rispetto a quelli della pasta, sia nelle semole Progeo, Eurospin, Despar, Casillo, Martimucci, Loiudice, Mininni e F.lli Dell’Acqua, potrebbero indurre a sospettare che vi sia stata un’attività di miscelazione tra grani esteri e grani nazionali”.

Anche se “occorrerebbe però considerare che ci sono dei divieti. Il primo divieto è quello previsto dal regolamento di esecuzione (UE) 2016/1313 della Commissione del 1° agosto 2016, che ha modificato il regolamento di esecuzione (UE) n. 540/2011, e dal Decreto del Ministero della Salute entrato in vigore il 7 ottobre 2016, che presupporrebbe una tacita abrogazione dei limiti previsti dal regolamento comunitario n° 293 del 2013. Sicché anche piccole tracce di glifosato sotto i limiti di legge – rinvenibili nel grano e di conseguenza nella semola – potrebbero indurre a sospettare attività di miscelazione vietata”.

Quindi le conclusioni:

“Da oggi i consumatori hanno qualche risposta in più che evidenzia come sia possibile produrre cibi sani senza contaminanti. E alcune catene della grande distribuzione cominciano a dimostrare sensibilità al tema dei contaminanti”.

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/10/28/le-analisi-sulle-semole-ecco-quelle-che-contengono-glifosato-e-quelle-che-non-ne-contengono/

Cinque navi cariche di grano (anche canadese) in arrivo nel porto di Bari: buon appetito Italiani e ricordate: “Quello che non possono mangiare i maiali canadesi lo fanno mangiare noi”…!

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Cinque navi cariche di grano (anche canadese) in arrivo nel porto di Bari: buon appetito Italiani e ricordate: “Quello che non possono mangiare i maiali canadesi lo fanno mangiare noi”…!

 

Vi consigliamo di rileggere:

Grano straniero – “Quello che non possono mangiare i maiali canadesi lo fanno mangiare noi italiani”…!

Cinque navi cariche di grano (in parte canadese) in arrivo nel porto di Bari: buon appetito Italia!

E buon appetito Sicilia, perché in Puglia si concentra il 70% circa dei molini italiani. Ciò significa che il grano di dubbia provenienza che viene sbarcato in Puglia finisce sulle tavole di tutti gli italiani! Lo ribadiamo: grazie a GranoSalus e a I Nuovi Vespri non sono mancati i passi avanti nella battaglia per il grano pulito. Ma la strada per battere i signori del grano contaminato è ancora lunga 

In attesa di sapere quante navi cariche di grano stanno arrivando in Sicilia (non è facile, dalle nostre parti, raccogliere questo genere di informazioni), facciamo il punto della situazione sulle navi che stanno arrivando in Puglia. Tanto cambia poco: ricordiamo che in Puglia si concentra quasi il 70 per cento dei molini italiani: ciò significa che la farina prodotta in questa regione finisce in tutta l’Italia, Sicilia compresa.

Con che grano viene prodotta la farina in Puglia? A questa domanda risponde un’inchiesta – o meglio, la prima puntata di un’inchiesta – pubblicata sul sito di GranoSalus, l’associazione di consumatori e di produttori di grano duro del Sud che, già da qualche tempo, lavora fianco a fianco con questo blog.

Perché la prima puntata? Perché in questa prima parte dell’approfondimento si parla solo delle navi, cariche di grano, che sono arrivate in questi giorni nel porto di Bari. Domani, o tra qualche giorno, GranoSalus farà il punto della situazione sulle navi cariche di grano che arrivano negli altri porti pugliesi (senza dimenticare che, oltre al grano che arriva nei porti pugliesi e siciliani, c’è anche il grano che arriva in altri porti italiani).

Che cosa contiene spesso il grano che arriva con le navi i nostri lettori lo sanno già.

Allora, cominciamo con il porto di Bari. Avvertendo che, entro la fine di questa settimana, fatti quattro conti, arriverà – solo a bari, ripetiamo – circa un milione di quintali di grano di dubbia provenienza! 

A questo milione di quintali di grano in arrivo con le navi si va a sommare quello che è già arrivato in questo porto pugliese:

“Al porto di Bari, dall’inizio di quest’anno – leggiamo nella prima parte dell’inchiesta di GranoSalus – sono arrivati oltre 1,2 milioni di tonnellate di grano. A questi numeri occorre aggiungere quelli in corso e delle prossime settimane. Di solito ottobre e novembre sono i mesi in cui vi è maggiore concentrazione di navi. Dal Canada non dovrebbero arrivarne altre (qui trovate notizie sul grano duro canadese arrivato a Bari), ma il condizionale è d’obbligo…”.

Dopo di che si passa alla cronaca di questi giorni:

“Questa settimana a Bari è previsto lo scarico di cinque navi per un totale di quasi 800 mila quintali! E’ in fase di scarico la nave TRAMMO BAUMANN, una Bulk Carrier IMO 9762883 MMSI 636017033 costruita nel 2015, battente bandiera Liberia (LR) con una stazza lorda di 25611 ton, summer DWT 38635 ton. La portarinfuse proviene da Vancouver (Canada) da dove è partita il 7 settembre 2017 alle ore 18:40 ed è arrivata al porto di Bari il 13 ottobre alle ore 11:53. La nave ha un carico stimato di circa 183 mila quintali di grano. Destinazione Casillo“.

Casillo, per la cronaca, è il gruppo più importante che opera nel settore del grano in Italia.

“La seconda nave – leggiamo sempre nell’inchiesta di GranoSalus – è per De Cecco e si chiama LOUISE BULKER, una General Cargo IMO 9424089 MMSI 219607000 costruita nel 2010, battente bandiera Denmark (DK) con una stazza lorda di 19812 ton, summer DWT 31881 ton. La portarinfuse proviene da NewCastle (Australia), ha fatto bunkeraggio a Gibilterra e dopo circa 60 giorni di navigazione è arrivata al porto di Bari il 18 ottobre alle ore 5:41. La nave ha un carico stimato di circa 150 mila quintali di grano. Destinazione De Cecco”.

“La terza nave più piccola – prosegue l’approfondimento di GranoSalus – è arrivata oggi. Si chiama KATE C una General Cargo IMO 9523964 MMSI 235077805 costruita nel 2010, battente bandiera United Kingdom [GB] con una stazza lorda di 4151 ton, summer DWT 6250 ton. La portarinfuse è partita da TILBURY (GB) il 6 ottobre 2017 alle ore 01:36 ed è arrivata al porto di Bari il 17 ottobre alle ore 8:50. La nave ha un carico stimato di circa 58 mila quintali di grano. Destinazione Divella“.

“In rada, a Bari – leggiamo sempre nell’inchiesta – c’è una quarta nave canadese, una Bulk Carrier IMO 9612296 MMSI 566878000 costruita nel 2013, battente bandiera Singapore (SG) con una stazza lorda di 22850 ton, summer DWT 36546 ton. La portarinfuse proviene da Port Cartier (Canada), è partita il 1 ottobre alle ore 14:12 ed è arrivata al porto di Bari il 17 ottobre alle ore 12:05. La nave ha un carico stimato di circa 350 mila quintali di grano. Destinazione AGRI VIESTI srl Altamura (Ba)”.

“In arrivo oggi a Bari – conclude questa prima parte dell’inchiesta di GranoSalus – c’è una quinta nave ucraina di nome ECE G, una General Cargo IMO 8404460 MMSI 518100028 costruita nel 1985, quindi una carretta del mare, battente bandiera Isole Cook [CK] con una stazza lorda di 2929 ton, summer DWT 4816 ton. La carretta proviene da RENI (Ucraina), ha fatto bunkeraggio in Turchia ed è partita il 27 settembre alle ore 6:55; è in arrivo al porto di Bari stanotte 19 ottobre alle ore 00:00. La nave ha un carico stimato di circa 50 mila quintali di grano. Destinazione CEREALSUD srl Altamura (Ba)”.

Solo nel porto di Bari contiamo cinque navi cariche di grano.

Due navi cariche di grano sono arrivate dal solito Canada.

Una terza nave è arrivata dalla Gran Bretagna.

Una quarta nave dall’Australia.

Una quinta nave dall’Ucraina.

C’è poco da stare allegri. GranoSalsus è I Nuovi Vespri conducono da tempo una dura battaglia contro il grano duro estero e in difesa del grano duro prodotto nel Mezzogiorno d’Italia.

La sensibilità verso questi temi cresce di giorno in giorno.

Basti pensare che Report dovrebbe dedicare un servizio al grano, con riferimento anche al grano che arriva dal Canada (grano canadese che, se è quello coltivato nelle aree fredde e umide di questo Paese è un mezzo veleno, come potete leggere qui).

Prima ci avevano detto che la trasmissione di Report sarebbe andata in onda il 23 ottobre. Ora sembra che andrà in onda il 30 ottobre o il 6 novembre. L’importante è che vada in onda, perché è importante informare il grande pubblico – con una trasmissione importante come Report – che cosa finisce sulle nostre tavole.

GranoSalus, nell’inchiesta, non risparmia critiche al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Che, in effetti, sulla questine grano estero contaminato non ha aperto bocca.

Scrive GranoSalus:

“Emiliano, pensa forse di essere immune dalle contaminazioni? Da ex magistrato, dovrebbe dedicare più tempo alla lettura delle ordinanze che riguardano anche presunte falle nell’attività di controllo sul marchio regionale ‘Prodotti di qualità Puglia’”.

Se è per questo, però, neanche Massimo D’Alema, che è pugliese e guida insieme con Bersani Articolo 1 MDP (il partito della sinistra nato in contrapposizione al PD di Matteo Renzi) fino ad ora  ha detto preso posizione sul grano duro estero che arriva in Italia.

D’Alema, che produce vino non conosce il grano duro? Ci sembra difficile. Però non possiamo non notare – e sottolineare – che, su una vicenda importante come quella del grano duro, la posizione di D’Alema ed Emiliano sia uguale, sul piano sostanziale, a quella del Governo Gentiloni e del Ministro delle Risorse agricole, Maurizio Martina.

Del resto, noi, in Sicilia, sul grano duro registriamo il silenzio del presidente della Regione, Rosario Crocetta, e dell’assessore all’Agricoltura, Antonello Cracolici.

Non possiamo non notare che tutti i personaggi politici pugliesi e siciliani che abbiamo citato sono tutti della sinistra. Una sinistra – sia con riferimento al PD, sia con riferimento al nuovo soggetto politico di D’Alema e Bersani – che, sulla questione grano duro è inadeguata.

Quanto al Governo nazionale – il già citato Governo Gentiloni – siamo all’apoteosi dell’ipocrisia. La Ministra della salute-Sanità, Beatrice Lorenzin,annuncia che si batterà contro il glifosato, che è notoriamente presente nel grano duro canadese coltivato nelle aree fredde e umide di questo Paese.

Poi, però, lo stesso Governo nazionale che, a parole, dice di voler combattere le contaminazioni di glifosato, non dispone i controlli nei porti italiani dove arrivano le navi…

Della serie, la solita presa in giro del Governo nazionale, perché votare contro il glifosato e poi non impedire che arrivi il grano duro piano di glifosato è ridicolo!

Che dire? Che le battaglia per un grano pulito è ancora lunga. Noi la stiamo combattendo ad armi impari.

Ci sono già le prime analisi sulle marche di pasta. Ma come potete notare, al di là delle chiacchiere, lo Stato e le Regioni, oggi, fanno poco o nulla.

Ma noi non ci scoraggiamo. Sono in arrivo – a cura di GranoSalus e de I Nuovi Vespri – nuove analisi su altre marche di pasta prodotte in Italia e su farina e semola.

La battaglia continua.

Tremate lobby della pasta, GranoSalus torna all’attacco: dopo aver reso pubbliche le analisi che evidenziavano le porcherie contenute nella pasta industriale italiana ed aver vinto le successive battaglie legali in tribunale, GranoSalus annuncia nuovi controlli!

GranoSalus

 

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Tremate lobby della pasta, GranoSalus torna all’attacco: dopo aver reso pubbliche le analisi che evidenziavano le porcherie contenute nella pasta industriale italiana ed aver vinto le successive battaglie legali in tribunale, GranoSalus annuncia nuovi controlli!

Sulla battaglia di GranoSalus, dalla parte della Gente e contro le lobby della pasta industriale Vi abbiamo più volte informati:

GranoSalus: i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… E a noi queste porcherie ce le fanno mangiare…!!

GranoSalus e le analisi sulla pasta dei grandi marchi (piena di Don, Glifosate e Cadmio). Furono minacciate denunce e querele, ma dopo 3 mesi NIENTE – Ma, state attenti, la macchina del fango contro GranoSalus è in azione!

Dopo i Test GranoSalus diffusi da I Nuovi Vespri, Barilla, Divella, De Cecco, Garofalo, La Molisana e l’Associazione delle Industrie della Pasta hanno chiesto la chiusura dei siti. Ma “In Tribunale vince l’interesse pubblico” – Rigettato il tentativo di soffocare l’informazione delle multinazionali.

ATTENZIONE – Ricordate GranoSalus che accusava i grandi marchi della Pasta di rifilarci prodotti pieni di glifosato, micotossine DON e cadmio? Per Giudici calunnia, ma CORRETTA INFORMAZIONE NEI CONFRONTI DEI CITTADINI!

Glifosato nel grano e nella pasta – GranoSalus al contrattacco: dopo la vittoria in tribunale, l’ Italia applichi il principio di salvaguardia e di protezione della salute!

GranoSalus e I Nuovi Vespri: in arrivo altri controlli su marche di pasta e sulle semole

GranoSalus e I Nuovi Vespri – che ormai conducono insieme la battaglia per un grano ‘pulito’, in difesa del grano duro del Sud Italia e in difesa dei consumatori – annunciano una nuova serie di controlli su marche di pasta e sulle semole. La nuova sensibilità che sta crescendo tra i consumatori italiani ed europei. La grande paura degli industriali per una puntata di Report, prevista il 23 ottobre, che dovrebbe affrontare il tema del grano e delle ‘famigerate’ navi che arrivano in Italia

Al via un’altra ondata di controlli sui derivati del grano. Questa volta sotto la lente d’ingrandimento di GranoSalus e de I Nuovi Vespri – che insieme conducono la battaglia per la valorizzazione del grano duro del Mezzogiorno d’Italia e in difesa dei consumatori – non ci saranno solo alcuni marchi di pasta, ma anche le semole.

E’ noto che i controlli su otto note marche di pasta industriale prodotta in Italia sono già state effettuale. Ed è altrettanto noto che, per ben due volte, GranoSalus e I Nuovi Vespri hanno vinto la battaglia legale presso il Tribunale di Roma, se è vero che la Prima Sezione Civile ha rigettato il ricorso presentato dagli industriali della pasta e ha condannato gli stessi industriali (Aidepi, sigla che sta per Associazione delle industrie del dolce e della pasta, la Barilla G & R Fratelli spa, i Fratelli De Cecco di Filippo Fara S. Martino spa, la F. Divella spaLa Molisana spa e il pastificio Lucio Garofalo) al pagamento delle spese (QUI L’ARTICOLO SULLA SECONDA VITTORIA IN TRIBUNALE DI GRANOSALUS E I NUOVI VESPRI CONTRO I COLOSSI DELLA PASTA INDUSTRIALE).

Dopo questi primi controlli, come già accennato, parte una seconda serie di verifiche su pasta e semole. Obiettivo: informare i consumatori sulla qualità deI cibi che arrivano sulle loro tavole.

Tutto questo accade mentre le multinazionali e, in generale, chi controlla il mercato mondiale del grano minimizza su quanto sta avvenendo oggi in Italia e anche in altri Paesi del mondo. Da questi signori arrivano previsioni ottimistiche di qua e di là.

Ma le cose stanno proprio così?

Davvero i commercianti pensano di continuare a fare arrivare in Italia grano duro (ma anche grano tenero) da mezzo mondo senza controlli relativi all’eventuale presenza di contaminanti?

Davvero la grande industria agroalimentare italiana pensa di continuare a produrre pasta anche con il grano duro canadese, solo perché lo prevede il CETA, il trattato internazionale tra Unione Europea e Canada che Bruxelles sta cominciando ad applicare facendosi un baffo dei Parlamenti di 27 Paesi europei?

In realtà, la situazione, per il grano duro e per la pasta, è molto diversa da quella che le multinazionali e l’Unione Europea dell’euro cercano di far credere. In Italia, ma non soltanto in Italia, la battaglia per un grano pulito condotta da GranoSalus e da I Nuovi Vespri comincia a sortire i primi effetti. Merito di tutta l’informazione, non soltanto delle notizie che circolano sulla rete.

Il prossimo 23 ottobre, ad esempio, la trasmissione Report si occuperà del grano. Non è la prima volta che la TV si occupa dei cereali e del glifosato. E di grano duro importato dal Canada. Si racconta che gli industriali della pasta del nostro Paese sarebbero molto preoccupati. La trasmissione dovrebbe parlare, infatti, delle analisi sul grano e sulla pasta, ma anche delle navi cariche di grano duro (e anche grano tenero) che continuano ad arrivare nei porti italiani.

Il timore è che, grazie alla TV, tanti italiani vengano messi al corrente del raggiro che va in scena in Italia in materia di glifosato: una legge lo vieta, ma nessuno effettua i controlli sulle navi cariche di grano che arrivano nei porti italiani! 

La prossima settimana, ad esempio, nei porti pugliesi è previsto l’arrivo di ben cinque navi cariche di cereali (una arriva direttamente dal Canada). Con molta probabilità, qualche nave arriverà anche in Sicilia: solo che nella nostra Isola è molto difficile reperire notizie perché l’omertà, in questo settore, è fortemente radicata.

Va da sé che, sia per la Puglia, sia per la Sicilia servono Governi regionali sensibili al tema della salubrità del grano duro e della salute dei consumatori. Sotto questo profilo, gli attuali Governi regionali di Puglia e Sicilia – entrambi a guida PD – si sono dimostrati fallimentari.

E non c’è nemmeno da aspettarsi qualcosa di buono dai Governi di centrodestra con la presenza di Forza Italia: ricordiamoci che al Parlamento europeo i berlusconiani e il Partito Democratico hanno votato in favore del CETA.

Se ne deve dedurre che, nel Mezzogiorno d’Italia, una vera e concreta battaglia contro il grano ‘sporco’ che arriva dall’estero presuppone la presenza di Governi regionali nei quali non siano presenti il PD e Forza Italia.  

Ma se, come già accennato, l’Unione Europea dell’euro sta tirando dritto, applicando il CETA e fregandosene di quello che voteranno i Parlamenti dei 27 Paesi dell’Unione (COME POTETE LEGGERE QUI), i cittadini europei cominciano invece a riflettere. E a orientarsi con razionalità nella scelta dei prodotti da far arrivare sulle proprie tavole.

I cittadini oggi s’informano. Non sono ancora tanti. Ma sono in aumento. Non soltanto in Italia, ma anche all’estero. I tedeschi, molto sensibili ai temi legati a un’alimentazione sana, iniziano a chiedere notizie sulla pasta senza glifosato e senza micotossine.

Ne sanno qualcosa i mugnai, i commercianti e gli stessi produttori di pasta industriale, che  cominciano ad avvertire i primi contraccolpi. Insomma, il messaggio sulla ‘battaglia del grano’ è passato. I cittadini consumatori cominciano a capire. In Italia e all’estero. E ora valli a fermare!

Un problema, questo, per il Canada, che di grano duro non esattamente ‘appetitoso’ ne produce tanto (COME POTETE LEGGERE QUI). E che, grazie al CETA, pensa di ‘sbolognarlo’ ai Paesi europei.

Ma il problema è soprattutto per la grande industria della pasta, per i commercianti e per i mugnai. Questo mondo, che fino ad oggi in Italia ha fatto il bello e il cattivo tempo, condizionando e, talvolta, imponendo scelte ai Governi e ai Parlamenti di turno in materia di grano, comincia ad avvertire una diversa sensibilità da parte dei consumatori.

Non sfugge, agli osservatori, la presenza sugli scaffali della grande distribuzione organizzata di pasta e prodotti senza glutine. Questo va sicuramente bene per chi è malato di celiachia.

Ma il problema non è solo il glutine (che, detto per inciso, gli industriali della pasta hanno voluto in percentuali molto alte per risparmiare sui tempi di essiccamento della pasta: e quindi per ridurre i costi di produzione). Il vero problema della pasta è la presenza di contaminanti: in primo luogo il già citato glifosato e le micotossine DON.

E’ l’effetto singolo e combinato dei contaminanti (“effetto cocktail”) che provoca danni alla salute (QUI UN ARTICOLO SUI CONTAMINANTI PRESENTI NEL GRANO ESTERO CHE PREGIUDICANO LA NOSTRA SALUTE).

La battaglia per un grano pulito è ancora lunga. Ma i primi colpi agli speculatori sono stati assestati. Ora è importante, per i cittadini italiani ed europei, combattere il CETA.

Foto tratta da blogfabianelli.it  

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/10/15/granosalus-e-i-nuovi-vespri-in-arrivo-altri-controlli-su-marche-di-pasta-e-sulle-semole/#_

 

 

Glifosato nel grano e nella pasta – GranoSalus al contrattacco: dopo la vittoria in tribunale, l’ Italia applichi il principio di salvaguardia e di protezione della salute!

 

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Glifosato nel grano e nella pasta – GranoSalus al contrattacco: dopo la vittoria in tribunale, l’ Italia applichi il principio di salvaguardia e di protezione della salute!

 

Glifosate nel grano e nella pasta, GranoSalus: “Dopo l’Ordinanza dei giudici di Roma, l’ Italia applichi il principio di salvaguardia di protezione della salute”
Il Governo italiano, dopo l’ Ordinanza del Tribunale di Roma che ha rigettato il reclamo degli industriali della pasta contro GranoSalus, deve interpretare autenticamente il suo decreto, applicare il principio di salvaguardia della salute dei consumatori previsto dall’ Art. 23 Direttiva 2001/18/CE del 12 marzo 2001 e bloccare l’ingresso di navi di grano straniero al glifosate.

Sulla vicenda dei contaminanti del grano estero e della pasta vi è «un ampio dibattito nel mondo scientifico e pubblico in generale», scrivono i giudici del Tribunale di Roma nell’ordinanza di rigetto che vede soccombere Barilla, Divella, De Cecco, Garofalo e La Molisana. I giudici sottolineano che «non vi è dubbio che la divulgazione dei risultati della ricerca costituiscano legittima espressione del diritto di libertà di manifestazione del pensiero, sancito dall’articolo 21 della Costituzione e di libertà della scienza garantita dall’articolo 33 della Costituzione, senza limiti e condizioni. Tanto più che, trattandosi di temi di tale delicatezza e rilevanza per la salute pubblica, nessuna censura sarebbe ammissibile».

Non a caso, – si legge nell’ Ordinanza – il 22 agosto 2017 è entrato in vigore in Italia il decreto del Ministero della Salute che in attuazione del regolamento Ue 1313 del primo agosto scorso, ha disposto la revoca delle autorizzazioni all’ immissione in commercio e modifica delle condizioni d’ impiego di alcuni prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attivaglifosate, sospettato di essere cancerogeno, mentre in precedenza era possibile utilizzare il glifosate nelle coltivazioni in pre-raccolta “al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura”.

I giudici della prima sezione civile del Tribunale di Roma evidenziano che “Il dibattito in questione, che riguarda la sicurezza alimentare della popolazione, riveste un interesse pubblico particolare ed attiene all’ adeguatezza dei limiti europei alla presenza di contaminanti negli alimenti…”.

Il divieto introdotto dal Decreto del Ministero, anche alla luce di questo nuovo pronunciamento,  pare superare i pregressi  limiti di contaminazione da glifosate di cui al Regolamento UE 293/2013 ed alle relative tabelle, e, in ogni caso, si pone in contrasto con tale ultima norma, senza che nessuna forza politica sinora abbia affrontato la delicata questione.

Alla luce del provvedimento del Tribunale di Roma, nonché  del principio di precauzione e della possibile minaccia alla salute dei consumatori, riteniamo infatti possano sussistere effettivamente seri dubbi sul coordinamento tra le norme, che appaiono per molti versi contrastanti fino al punto che la seconda, in senso temporale, pare elidere, se non proprio abrogare,  la prima.

Ma quel divieto sinora è rimasto solo sulla carta. Di fatto quel grano tossico continua ad arrivare e non viene neppure analizzato!

La nostra associazione continua a denunciare l’arrivo di navi estere cariche di glifosate (abbiamo anche inviato prove documentali e segnalazioni a svariate autorità) senza che il Ministero abbia inserito tale sostanza tra gli analiti da analizzare attraverso le sedi periferiche dell’ USMAF. E, senza che in Puglia vi siano laboratori pubblici accreditati.

Oggi anche i Tribunali asseriscono che l’uso del glifosate è vietato, interpretando in modo autentico lo spirito del legislatore nazionale e il principio di precauzione cui è informato il diritto comunitario.

Come bloccare allora le navi tossiche? Basterebbe prendere ad esempio quanto avvenuto con gli OGM

Qualora uno Stato membro, sulla base di nuove o ulteriori informazioni divenute disponibili dopo la data dell’autorizzazione e che riguardino la valutazione di rischi ambientali o una nuova valutazione delle informazioni esistenti basata su nuove o supplementari conoscenze scientifiche, abbia fondati motivi di ritenere che un OGM come tale o contenuto in un prodotto debitamente notificato e autorizzato per iscritto in base alla presente direttiva rappresenti un rischio per la salute umana o l’ambiente, può temporaneamente limitarne o vietarne l’uso o la vendita sul proprio territorio.

Lo Stato membro provvede affinché, in caso di grave rischio, siano attuate misure di emergenza, quali la sospensione o la cessazione dell’immissione in commercio, e l’informazione del pubblico.

Se il governo italiano non farà niente occorrerà, purtroppo, rivolgersi alla Corte internazionale per i diritti dell’ Uomo. Chissa che ne pensa Coldiretti…

ATTENZIONE – Ricordate GranoSalus che accusava i grandi marchi della Pasta di rifilarci prodotti pieni di glifosato, micotossine DON e cadmio? Per Giudici calunnia, ma CORRETTA INFORMAZIONE NEI CONFRONTI DEI CITTADINI!

 

Pasta

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ATTENZIONE – Ricordate GranoSalus che accusava i grandi marchi della Pasta di rifilarci prodotti pieni di glifosato, micotossine DON e cadmio? Per Giudici calunnia, ma CORRETTA INFORMAZIONE NEI CONFRONTI DEI CITTADINI!

Leggi in proposito:

GranoSalus: i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… E a noi queste porcherie ce le fanno mangiare…!!

Battaglia del grano: I Nuovi Vespri e GranoSalus vincono in Tribunale contro Aidepi, Barilla, De Cecco, Divella, La Molisana e Garofalo

Per la seconda volta il Tribunale dà ragione a GranoSalus e a I Nuovi Vespri: le analisi su otto marche di pasta industriale sono corrette e gli articoli riportati dai due siti non ledono i diritti degli industriali: sono solo corretta informazione in favore dei cittadini. Gli industriali condannati al pagamento delle spese. Una grande vittoria del Sud Italia e, soprattutto di Puglia e Sicilia,dove si concentra la produzione del grano duro italiano 

Battaglia del grano: GranoSalus e I Nuovi Vespri vincono su tutta la linea. Il Tribunale di Roma, Prima Sezione Civile, ha rigettato il ricorso presentato dagli industriali della pasta e ha condannato gli stessi industriali (Aidepi, sigla che sta per Associazione delle industrie del dolce e della pasta, la Barilla G & R Fratelli spa, i Fratelli De Cecco di Filippo Fara S. Martino spa, la F. Divella spa, La Molisana spa e il pastificio Lucio Garofalo) al pagamento delle spese.

La storia è nota. Da tempo GranoSalus (associazione che raggruppa consumatori di tutta l’Italia e produttori di grano duro del Mezzogiorno) e I Nuovi Vespri (il cui editore è Franco Busalacchi) conducono una battaglia culturale e politica in difesa del grano duro del Sud Italia.

In questo contesto GranoSalus ha promosso le analisi su otto marche di pasta prodotte in Italia. Da tali analisi è venuto fuori che la pasta industriale prodotta in Italia presenta contaminanti: glifosato, micotossine DON e cadmio (QUI I RISULTATI DELLE ANALISI SULLA PASTA BARILLA, VOIELLO, DE CECCO, DIVELLA, GAROFALO, LA MOLISANA, COOP E GRANORO AL 100% PUGLIA).

Tali contaminanti sono presenti entro i limiti previsti dalla legislazione dell’Unione Europea. Ma non per questo fanno bene alla salute umana. Tutt’altro!

Per inciso, va detto che la legislazione dell’Unione Europea ha tarato la presenza di tali contaminanti per un consumo di pasta pro capite pari a circa 5 kg all’anno. Solo che in Italia il consumo di pasta è molto più elevato rispetto alla media annuale calcolata dall’Unione Europea.

Nel Sud Italia – per essere precisi – il consumo di pasta pro capite va da 25 a 30 kg di pasta all’anno. Ciò significa che tali limiti non vanno bene per chi vive nel Meridione d’Italia!

Dopo la pubblicazione dei risultati delle analisi, gli industriali italiani della pasta sono passati all’attacco. E hanno chiesto alla Giustizia – per la precisione al Tribunale di Roma – la rimozione degli articoli dal sito di GranoSalus e dal sito I Nuovi Vespri.

Ma nel giugno scorso il Tribunale di Roma ha respinto il ricorso degli industriali della pasta.

Aidepi, Barilla G & R Fratelli spa, i Fratelli De Cecco di Filippo Fara S. Martino spa, la F. Divella spa, La Molisana spa e il pastificio Lucio Garofalo hanno presentato un nuovo ricorso, ma anche questa volta i giudici gli hanno dato torto.

Il pronunciamento dei giudici del Tribunale di Roma ripercorre con puntualità questa vicenda che, lo ricordiamo, ha valenza nazionale e internazionale, dal momento che la pasta industriale italiana viene esportata in tanti Paesi del mondo.

“Gli articoli oggetto di causa si inseriscono all’interno di un acceso dibattito pubblico che riguarda diversi piani. In primo luogo l’utilizzo di grano duro estero per produrre pasta con marchio italiano. I produttori italiani di grano italiani (dei quali l’associazione GranoSalus si propone di rappresentare gli interessi) e la Coldiretti affermano che tale scelta ha pesantemente penalizzato i produttori italiani, facendo crollare il prezzo del grano, perché evidentemente il grano estero costava molto di meno ed era, segnatamente quello canadese e quello ucraino, di qualità inferiore, in un contesto normativo che non prevedeva la tracciabilità delle materie prime”.

I giudici ricordano due decreti (del 16 e 17 agosto del 2017) del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali che prevedono l’obbligo di indicare nelle etichette l’origine del riso e del grano duro per le paste di semola di grano duro.

“Sui motivi per i quali i grandi pastifici – si legge sempre nel pronunciamento dei giudici -decidevano di acquistare il grano estero piuttosto che quello italiano, e sui danni che ciò a loro parere provocava, Coldiretti, Confagricoltori e le associazioni dei produttori, tra le quali GranoSalus, hanno intentato una battaglia politica e di informazione serrata”.

In realtà, la battaglia di “informazione serrata” l’hanno condotta GranoSalus e I Nuovi Vespri che, proprio per sostenere le ragioni del grano duro del Sud Italia hanno siglato una convenzione in base alla quale, in futuro, opereranno insieme. 

“E’ stato messo in evidenza che il grano coltivato in paesi umidi, quali il Canada e l’Ucraina – leggiamo sempre nel pronunciamento dei giudici di Roma – veniva seccato con il Glisofate (o glifosato ndr) e conteneva in misura più elevata un fungo, il DON, sostanze dannose per la salute. Non a caso, il 22 agosto 2017 è entrato in vigore in Italia il decreto del Ministero della Salute che in attuazione del regolamento Ue 1313 del primo agosto scorso, ha disposto la revoca delle autorizzazioni all’immissione in commercio e modifica delle condizioni d’impiego di alcuni prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attiva glifosate, sospettato di essere cancerogeno, mentre in precedenza era possibile utilizzare il glifosate nelle coltivazioni in pre-raccolta al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura”.

I giudici ricordano che il dibattito in questione, che riguarda la sicurezza alimentare della popolazione, “riveste un interesse pubblico particolare ed attiene anche all’adeguatezza dei limiti europei alla presenza di contaminanti negli alimenti. Grazie alla vivacità di questo dibattito – si legge sempre nel pronunciamento del Tribunale di Roma – anche in ambito scientifico, l’attenzione alla salubrità degli alimenti è stata sempre più elevata e più elevati nel tempo sono divenuti gli standard adottati dalla Comunità Europea e dall’Italia”.

Il pronunciamento del Tribunale di Roma si sofferma su un articolo, pubblicato da I Nuovi Vespri, nel quale si parla della tossicità della micotossina Don. E’ l’intervista che “riporta l’opinione di un noto micologo, Andrea di Benedetto, il quale ricorda che in Canada il limite di Don negli alimenti per i maiali è di 1000 ppb, mentre in Europa per il grano duro ad uso umano è stato fissato nel 2006 a 1750 ppb. L’autore si domanda, quindi, se il prezzo basso del grano estero non derivi anche dal fatto che ciò che non si può collocare in Nord America per uso umano, sia invece facilmente collocabile in Europa”.

“Gli stessi Francesco e Vincenzo Divella – leggiamo sempre nel pronunciamento dei giudici – intervistati nella trasmissione La Gabbia su La 7 (i cui contenuti vengono da parte reclamante imputati in parte a GranoSalus), hanno dichiarato di avere fermato le importazioni di grano dal Canada, dove si faceva un massiccio uso di glisofate per provocarne l’essiccatura e dove proliferava il don a causa del clima umido. Essi affermano di avere effettuato un accordo di filiera con Coldiretti e di avere deciso di importare grano estero solo da paesi caldi ove il grano matura naturalmente e non vi sono rischi di proliferazione del Don”.

I giudici si soffermano anche sulle possibili contaminazioni dei prodotti provenienti da alcune zone dell’Ucraina. Si tratta del grano che potrebbe essere coltivato nella aree inquinate dal disastro nucleare di Chernobyl. Un grano che potrebbe presentare problemi, “essendo noto in ambito scientifico, e non solo – scrivono i giudici – che i tempi di dimezzamento della contaminazione di alcuni isotopi radioattivi possano essere addirittura di migliaia di anni. Recentemente è stato riportato dalla stampa italiana (facilmente reperibile su internet ed in parte prodotta in atti) come 30 anni dopo Chernobyl ancora molti prodotti risultassero contaminati e come questi isotopi potessero spargersi nell’ambiente anche a centinaia di chilometri di distanza”.

I giudici si esprimono sulle analisi sulla pasta promosse da GranoSalus:

“Le analisi riportate nell’articolo pubblicato sul blog di GranoSalus sono state fatte effettuare non da ‘un non meglio identificato laboratorio privato di Cuneo’, ma dal laboratorio Eurofins Chemical Control s.r.l. con sede in Cuneo, laboratorio accreditato in conformità alle prescrizioni norma UNI EN ISO /IEC 17025:2005, da parte di un organismo conforme alla norma UNI CEI EN ISO/IEC 17011 ed accreditato in ambito EA – European Cooperation for Accreditation, tanto che è stato
autorizzato, con decreto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali del 16 febbraio 2012, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.50 del 29-02-2012, al rilascio di analisi nel settore oleicolo. (12A02156) necessarie per le certificazioni D.O.P. e I.G.P.. E, sebbene i campioni siano stai prelevati dal cliente, è stato indicato il lotto di pasta da cui il campione è stato prelevato e le analisi sono state effettuate in base alla normativa che il laboratorio è tenuto a seguire”.

Analisi regolari e contestazioni degli industriali respinte.

“Non vi è dubbio, quindi – scrivono i giudici – che la divulgazione dei risultati della ricerca costituiscano legittima espressione del diritto di libertà di manifestazione del pensiero, sancito dall’art. 21 della Costituzione e di libertà della scienza garantita dall’art 33 della Costituzione, senza limiti e condizioni. Tanto più che, trattandosi di temi di tale delicatezza e rilevanza per la salute pubblica, nessuna censura sarebbe ammissibile. Né sono stati superati i limiti della continenza espositiva”.

“A fronte di ciò – si legge sempre nel pronunciamento dei giudici – le reclamanti non hanno prodotto delle contro-analisi né sui lotti indicati ed analizzati (dei quali esse avrebbero l’obbligo di conservare un campione), ma nemmeno su altri lotti di pasta, il che induce verosimilmente a ritenere che effettivamente nella pasta prodotta dalle società reclamanti fossero presenti i
contaminanti indicati nell’articolo”.

“D’altro canto – proseguono i giudici – si dà atto nell’articolo che la presenza è sempre contenuta entro i limiti di legge, mentre per due marche di pasta è superiore ai limiti di legge previsti per i
bambini superiori a tre anni. Le considerazioni successive riguardanti l’opportunità, anche in assenza di un obbligo di legge in tal senso, di segnalare in etichetta che il prodotto non può essere assunto da bambini di età inferiore ai tre anni, o le considerazioni critiche in ordine ai limiti imposti dalla comunità europea in quanto tarati su un consumo di pasta di molto inferiore a quello italiano, non sono censurabili, in quanto legittimo esercizio del diritto di libertà di manifestazione del pensiero”.

“Così come legittimo esercizio del proprio pensiero critico – si legge ancora nel pronunciamento dei giudici – è il sospetto che la presenza di questi contaminanti possa essere dovuta ad una prassi di miscelazione vietata. D’altro canto, le società reclamanti hanno ed hanno avuto ben modo di replicare a tali affermazioni ed il consumatore accorto è ben in grado di farsi un’opinione in proposito. Sul sito di GranoSalus e de I Nuovi Vespri è presente la versione rettificata dell’articolo, ove il sospetto di miscelazione con grani esteri contenenti sostanze contaminati superiori ai limiti di legge è posto in formula dubitativa. Essi hanno già, pertanto, rimosso dai loro siti la versione originaria dell’articolo e non può essere loro attribuita la responsabilità in ordine alla sua presenza su altri siti o blog non a loro riconducibili”.

“Dal tenore dell’articolo – proseguono i giudici – è di tutta evidenza che non venga attribuito con certezza l’utilizzo di tale pratica, ma che tale ‘pensiero’ può essere indotto dai risultati delle analisi, per i motivi esposti nell’articolo (presenza di glisofate e don in tali quantità). Peraltro anche nella versione originaria dell’articolo era evidente che l’utilizzo di una pratica di miscelazione vietata non era attribuita alle reclamanti quale fatto certo conosciuto dall’autore, ma solo sulla base di un’operazione deduttiva e soggettiva dello stesso: il verbo ‘rivela’ rendeva evidente che si trattava di una libera deduzione dell’autore dell’articolo fondata esclusivamente sui risultati delle analisi e, pertanto, legittima espressione del suo pensiero critico. Ciò è stato reso più evidente nella versione rettificata ove si usano formule dubitative”.

Da qui le conclusioni dei giudici del Tribunale di Roma:

“Il reclamo deve, pertanto, essere rigettato e confermato il provvedimento impugnato, fondato su ampia e corretta motivazione alla quale in questa sede comunque si rimanda. Gli articoli in questione, costituiscono, infatti, legittima espressione del diritto di critica e di manifestazione del pensiero.L’art 21 della Costituzione, che in questa sede trova diretta applicazione, costituisce un pilastro dello Stato democratico e della effettiva possibilità per il popolo di esercitare la propria sovranità essendo stato correttamente informato ed avendo potuto conoscere l’opinione degli esperti in relazione ad ogni settore di rilevante interesse sociale o
pubblico”.

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/10/04/battaglia-del-grano-i-nuovi-vespri-e-granosalus-vincono-in-tribunale-contro-aidepi-barilla-de-cecco-divella-la-molisana-e-garofalo/#_

Il grano estero accolto con la fanfara dal Ministero della Salute, che ci nasconde che è imbottito di glifosato e porcherie del genere.

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Il grano estero accolto con la fanfara dal Ministero della Salute, che ci nasconde che è imbottito di glifosato e porcherie del genere.

 

Il grano estero e la fanfara di regime che oscura il glifosate

Come fa a dire il Ministero della Salute che il grano estero è sicuro se non ci sono controlli analitici ai porti? Sappiamo tutti che solo il 5% a sondaggio è oggetto di controlli analitici. Il resto è solo controllo documentale. E come può Aidepi – l’ associazione dei pastai – improvvisarsi portavoce del ministero dopo che i tribunali hanno sconfessato il dogma della sicurezza legittimando il dubbio? Se ne parla anche oggi su Repubblica.

L’ associazione dei pastai tenta di illudere gli italiani rassicurandoli sui controlli da parte del Ministero della Salute.  Il made in Italy, secondo loro, non è un fatto di materie prime, ma di competenze e di come le stesse materie prime, anche straniere, vengono lavorate. Ma siamo proprio sicuri che le materie prime straniere siano salubri quanto quelle italiane? E i controlli? Vogliamo far credere agli italiani che esistono davvero?

Sull’ inesistenza dei controlli ufficiali analitici del Ministero della Salute o sull’ assenza di un piano di campionamento cautelativo ne abbiamo parlato più volte. Specie a proposito del glifosate, che è un contaminante diverso dalle micotossine.

Ma Aidepi giustamente fa finta di non saperlo. Eppure alla sua guida c’è

proprio Barilla! Nella sua pasta, e in quella di De Cecco, Divella, Garofalo e La Molisana, abbiamo trovato tracce di Glifosate, Don e Cadmio. Qui la competenza e il know-how conta poco. Alla gente -cari industriali!-  preme la tutela della salute e non le vostre miscele o i vostri traffici internazionali di grano. Cose da non credere!

 

Gli industriali invece di essere soddisfatti dei dati sul grano estero diffusi dal ministero, dovrebbero rispondere sul glifosate. Molecola vietata dagli ultimi regolamenti europei su cui permangono tutti i nostri dubbi e pure le nostre domande… inevase.

Siamo quindi davvero di fronte ad una orchestra di fiati che a suon di baggianate vogliono scherzare con la salute degli italiani per mettere in sicurezza il proprio portafogli o la propria rendita politica.

Nella banda musicale sono in tanti a utilizzare strumenti a fiato o a percussione.

Abbiamo la stampa specializzata, finanziata con generosi banner pubblicitari dalle industrie pastaie, che fa finta di niente e continua a raccontare quello che gli suggeriscono i pastai, anche in spregio al codice deontologico dei giornalisti. Che sono tenuti a raccontare la verità…

Le bufale del fattoalimentare smascherate dalle ordinanze dei tribunali

Il fatto alimentare, invece, continua a scrivere: “la narrazione proposta da quasi tutti i media ha fatto credere alla gente che il grano duro importato sia contaminato e anche di mediocre qualità. La realtà è leggermente diversa. Il  grano duro importato non è contaminato e la qualità ottima, tanto che viene pagato almeno il 20% di più rispetto a quello nazionale”. Una bufala dietro l’altra.

Abbiamo Coldiretti che all’ improvviso dopo un religioso silenzio ha dichiarato attraverso il suo responsabile sicurezza:

Che i campioni analizzati dal ministero della Salute siano conformi ci fa piacere se fosse stato il contrario il problema sarebbe stato gravissimo. Però lo stesso ministero della Salute, nel 2016, ha diffuso un rapporto sui fitofarmaci, nel quale si attestava che nel grano canadese il limite era tre volte superiore a quello stabilito in Italia“. Quale limite? Perché Coldiretti ha paura di citare il glifosate? Eppure sa bene che il ministero non l’ ha inserito nell’ elenco degli analiti da ricercare! Del resto, proprio ieri, la Francia ha bandito questo pericoloso erbicida e deciso che il glifosato verrà completamente vietato in Francia entro il 2022. Ma in Italia Coldiretti non spinge perché il Ministero lo faccia analizzare…Perchè?

Abbiamo il sindaco di Bari, De Caro, responsabile della salute dei cittadini, al quale la nostra associazione ha inviato una segnalazione e che se ne stà tranquillo, nonostante il traffico intasato al porto.

 

Abbiamo il governatore della Regione Puglia che ci aveva assicurato che “i politici non sono tutti uguali”. Lui, infatti, si preoccupa di andare in televisione da Myrta Merlino a criticare la leadership del m5s, senza guardare né alle primarie fatte con l’xbox nel suo partito (vedi Sicilia) e, soprattutto, senza mai spendere una parola sui gravi fatti relativi al grano estero tossico che circola nella sua regione. Un tema che interessa la salute dei consumatori! Emiliano, dunque, si occupi di Renzi e del ciclone che sta per abbattersi in Sicilia, senza stare a guardare i fatti in casa d’ altri. Inoltre, da ex magistrato, dovrebbe far tesoro delle sentenze dei tribunali ed evitare che il marchio Prodotti di Qualità Puglia possa essere messo in discussione dagli stessi tribunali.

Abbiamo il senatore Stefàno che aveva chiesto al Ministero di mettere il bavaglio politico alla nostra associazione per evitare che venissero fuori falle nel disciplinare da lui concepito.

 

Abbiamo, dulcis in fundo, l’ assessore Di Gioia, che gioisce di fronte alla crisi in atto nel settore senza riuscire ad introdurre un minimo di trasparenza nel mercato a favore dei consumatori e dei produttori. Eppure esiste una legge sulla trasparenza nei mercati agricoli, grazie ad un emendamento del m5s. Esiste

un decreto attuativo. Esiste una risoluzione approvata dal governo che introduce una griglia di qualità reologica e tossicologica. Ma non esiste un assessore capace di difendere gli interessi della regione più importante d’ Italia in tema di grano, semola, farina, pane e pasta, pur ricoprendo un importante ruolo guida di tutti gli assessori d’ Italia all’ alimentazione.

Fare politica vuol dire occuparsi dei problemi della gente, dell’ alimentazione quotidiana, della salute sempre più precaria, delle aziende agricole. Insomma della polis. Il resto è solo fanfara…

http://www.repubblica.it/cronaca/2017/09/26/news/la_guerra_del_grano_straniero_i_pastai_dai_test_nessuna_anomalia_ma_insorge_la_coldiretti-176527849/

FONTE: http://www.granosalus.com/2017/09/26/il-grano-estero-e-la-fanfara-di-regime-che-oscura-il-glifosate/#more-2797

L’appello di Granosalus: CETA che fare? Per evitare il ciclone sul grano e sulla democrazia dite a Renzi e Berlusconi di non votare

 

 

CETA

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L’appello di Granosalus: CETA che fare? Per evitare il ciclone sul grano e sulla democrazia dite a Renzi e Berlusconi di non votare

Il ciclone del CETA potrebbe abbattersi sul nostro grano e sulla nostra democrazia. Il Canada potrebbe addirittura chiedere all’Italia il risarcimento per calo delle vendite di pasta fatta con il suo grano contaminato da Don, Glifosate e Cadmio. La Francia e il Belgio sono sul piede di guerra. E in Italia? La parola d’ordine è fermare Renzi e Berlusconi che hanno deciso di svendere la nostra democrazia e pure d’intossicarci!

Il Canada potrebbe chiedere all’Italia il risarcimento per calo delle vendite di pasta fatta con il suo grano. Vogliono continuare ad intossicarci a norma di legge!

E vogliono così pure continuare ad impoverire ulteriormente il mezzogiorno. L’ avevano fatto i piemontesi conquistando e depredando le casse del regno delle due sicilie. Adesso lo vogliono fare i canadesi imponendoci il loro grano contaminato.

Noi non ci stiamo! Così muore anche la democrazia. Far entrare provvisoriamente in vigore il CETA senza aspettare il sì definitivo degli Stati membri è un oltraggio alla democrazia ridotta ad una specie di self service per le multinazionali.

Quello che stà accadendo alla democrazia è molto pericoloso. La Commissione europea, scottata dall’ imbarazzante tira e molla politico durante l’anno scorso, vuole evitare l’iter lungo e tortuoso delle ratifiche nazionali.

E cosa si è inventata? L’ idea di spacchettare gli accordi commerciali per velocizzare la ratifica dei trattati. La componente commerciale degli accordi come il CETA verrebbe scorporata diventando esclusiva competenza europea. Le altre questioni, legate ai portafogli finanziari e agli investimenti, sarebbero oggetto di ratifiche nazionali.

L’ idea dello scorporo nascerebbe dal fatto che un pronunciamento della magistratura comunitaria su un accordo misto nei confronti di Singapore – che alla stregua dell’ accordo misto del CETA necessita di ratifica nazionale – giudicherebbe la competenza esclusiva di Bruxelles attesa la stragrande maggioranza di testi commerciali all’ interno dell’ accordo.

Ovvio che l’ idea dello scorporo non piace a molti paesi membri in un periodo in cui le opinioni pubbliche nazionali vogliono recuperare sovranità decisionale e vedono di cattivo occhio il libero commercio. Una giungla senza regole che impoverisce i territori e intossica i cittadini.

L’ hanno chiamata pertanto “corsia preferenziale” tesa proprio ad accelerare l’entrata in vigore del CETA.

L’ Italia si è detta finora favorevole alla ratifica comunitaria e il Senato discuterà il testo il prossimo 26 settembre. Pd e Forza Italia hanno riesumato il patto del Nazareno e sul Ceta volano spediti verso l’approvazione. Sono favorevoli a difendere la competenza esclusiva della Commissione. Un boomerang per la nostra agricoltura e democrazia! Il Belgio, invece, ha chiesto alla Corte Europea di Giustizia un parere sulla compatibilità del Ceta con i principi costitutivi dell’Unione Europea. E in Francia è bufera su Macron perché una Commissione di nove super esperti, nominata per valutare in maniera imparziale il Trattato, ha bocciato senza appello l’accordo con il Canada.

Siccome l’ ipotesi spacchettamento non richiede una formale proposta legislativa ma un semplice accordo tra i Ventotto e la Commissione, forse sarebbe il caso di dire a Renzi e Berlusconi di non accettare…

Altrimenti peggio per loro, le elezioni sono vicine e i cittadini gli faranno pagare un conto salato, specie se si (con)fondono…

fonte: http://www.granosalus.com/2017/09/22/ceta-che-fare-per-evitare-il-ciclone-sul-grano-e-sulla-democrazia-dite-a-renzi-e-berlusconi-di-non-votare/#more-2769