Grano – I canadesi ribadiscono il loro pensiero: “il glifosato è intoccabile!” – Che poi possa provocare il cancro, per loro è un dettaglio del tutto trascurabile…!

 

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Grano – I canadesi ribadiscono il loro pensiero: “il glifosato è intoccabile!” – Che poi possa provocare il cancro, per loro è un dettaglio del tutto trascurabile…!

 

A Foggia i canadesi ribadiscono il loro vangelo: “il glifosato è intoccabile!”

A Foggia un commissario della Canadian Grain Commission, ospite presso la Camera di Commercio durante il Seminario sulla qualità dei raccolti 2017 in Canada, ha ribadito chiaramente l’ insostituibilità dell’ uso del glifosato in pre raccolta nei grani canadesi. La molecola, da noi vietata, nel Canada migliorerebbe addirittura la qualità dei terreni. Un paradosso! Nessun accenno invece agli effetti per la salute dell’ uomo. Ma dalla platea molta indifferenza e parecchie critiche proprio dalla base dei mugnai. L’evento è stato pubblicizzato solo sul sito Italmopa, unico organismo nazionale interessato a presentare la qualità del grano canadese dalle grandi radici, ricco di don e glifosato.

C’è voluta la domanda di un mugnaio di Altamura per aprire il dibattito sul glifosato durante l’ evento annuale che la Camera di Commercio di Foggia ospita per gli esportatori canadesi. Infatti, il Commissario incaricato di illustrare i numeri della produzione e della qualità del grano canadese, aveva completamente tralasciato ogni riferimento al glifosato. Tema delicato e molto attuale in Italia e in Europa.

I canadesi hanno dichiarato che quest’anno il clima siccitoso e il gelo avuto nella fase del raccolto, hanno determinato un calo della produzione quantitativa di grano duro. Le proteine sono state in media il 13,50%. Il peso specifico più basso e i chicchi più piccoli e deteriorati.

Questa volta, a differenza degli altri anni, il clima in Camera di Commercio era molto diverso: pochi operatori commerciali e una platea abbastanza disincantata di fronte alle slides illustrate ai presenti per raccontare le “grandi radici” (great roots) di un grano che i consumatori italiani, grazie all’ attività di Granosalus, non vogliono più sentire.

Ebbene, adesso pure gli industriali, a seguito dell’ inevitabile calo dei consumi, cominciano ad essere preoccupati. Del resto, Granosalus ha trovato residui nelle semole e nelle paste. Ed è stato proprio un noto molino di Altamura, socio Italmopa, a porre la domanda ai canadesi sui residui del glifosato, sulle intenzioni degli agricoltori canadesi verso l’uso di questa molecola e, più in generale, sulle aspettative legate ai divieti vigenti in Europa e al divieto d’uso in Italia.

La risposta dai canadesi non si è fatta attendere.

“Il glifosate è per noi intoccabile, inviolabile e addirittura migliora la qualità del suolo in Canada oltre ad abbattere i costi dei nostri produttori.

Per i canadesi insomma è più importante la”salute” dei terreni che dei consumatori!  

Questa è stata la risposta secca alla domanda sul divieto del glifosate in Europa e in Italia. Hanno anche affermato che non cambieranno metodo di coltivazione perché per loro il glifosate non può essere tolto dal mercato; se proprio in Europa dovesse persistere il divieto, coltiveranno altro.

Per i canadesi la qualità tossicologica del grano viene analizzata su moltissimi campioni che gli agricoltori devono fornire, ma DON e residui chimici (glifosato, etc) non fanno parte del controllo della qualità .

I controlli analitici di qualità, secondo i loro parametri, vengono rilasciati a richiesta dei soggetti interessati (importatori) prima del trasporto del grano. Quindi, sin da prima dell’arrivo delle navi nei porti, sono disponibili i test sulla qualità del grano e, quindi, anche le Autorità sanitarie possono ottenerli in largo anticipo con una semplice richiesta.

Da parte di Italmopa, che ha pubblicizzato sul proprio sito il Seminario, la risposta al tema della qualità tossicologica è stata diversa: DIFENDERE L’ECCELLENZA DELLE NOSTRE FARINE È DOVERE DI TUTTI.

Il presidente dell’ associazione, in prima fila nel Seminario, anzichè preoccuparsi delle domande sollevate dalla sua base sul glifosato, ha preferito rifugiarsi in un articolo pubblicato sul sito dei mugnai per perorare la causa dell’ esportatore canadese:

“Chi opera nel settore della trasformazione dei cereali si sarà sicuramente accorto come, da tempo, sia in atto una campagna mediatica contro le importazioni italiane di frumento. Un attacco continuo e sistematico, che si traduce in una sorta di “offensiva” nei confronti della nostra industria molitoria che, per necessità, è costretta ad acquistare materia prima da Paesi comunitari e non…”

Il presidente di Italmopa avrebbe fatto bene a partecipare al Simposio di Matera, al quale alcuni suoi associati di Altamura hanno avuto la possibilità di ascoltare la dottoressa Belpoggi, per capire che la “necessità di importare” grano canadese ricco di glifosato, non può tradursi nell’ obbligo per i consumatori di assumere ogni giorno a tavola un antibiotico, un interferente endocrino o un probabile cancerogeno.

 

fonte: https://granosalus.it/2017/12/13/foggia-canadesi-ribadiscono-vangelo-glifosato-intoccabile/

Granosalus e i nuovi Vespri lanciano l’allarme e chiedono chiarezza: cosa sta succedendo nel porto di Catania e nei porti del sud? Siamo letteralmente invasi da grano e mais esteri, mentre il buon grano duro siciliano viene caricato e portato non si sa dove…

grano

 

 

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Granosalus e i nuovi Vespri lanciano l’allarme e chiedono chiarezza: cosa sta succedendo nel porto di Catania e nei porti del sud? Siamo letteralmente invasi da grano e mais esteri, mentre il buon grano duro siciliano viene caricato e portato non si sa dove…

Da I Nuovi Vespri:

Le navi e il grano: assessore Bandiera, ci dice cosa sta avvenendo nel porto di Catania?

Il nuovo assessore regionale all’Agricoltura, Edy Bandiera, si è impegnato ad effettuare i controlli sul grano che arriverà in Sicilia. Bene. Visto che ci siamo, egregio assessore, ci può fare sapere cosa succede in queste ore nel porto di Catania? E’ vero che grandi quantitativi di grano duro siciliano sono stati caricati su due navi? Intanto i porti della Puglia sono letteralmente invasi da grano e mais esteri

Nel silenzio generale le navi cariche di grano continuano ad arrivare in Italia. Per ora – come informa il sito di GranoSalus – il via vai riguarda i porti della Puglia. In Sicilia, invece, avviene una cosa strana: il grano duro siciliano viene caricato e portato non si sa dove.

Fatti quattro conti, succede quanto segue: il nostro Paese continua ad essere invaso da grano duro estero; contemporaneamente, il grano duro siciliano (che insieme con il grano duro prodotto nel Sud Italia è uno dei migliori del mondo sotto il profilo della qualità) viene esportato non sa sa dove.

Lo scorso ottobre – tanto per citare un esempio – abbiamo scoperto che il grano duro siciliano e pugliese viene esportato nei Paesi del Nord Africa, che non ne vogliono proprio sapere di preparare il cus cus con il grano duro canadese!

Il nuovo assessore regionale all’Agricoltura, Edy Bandiera, ha affermato che effettuerà i controlli sul grano che arriva in Sicilia con le navi.

Bene, assessore Bandiera: perché non comincia ad informare i siciliani su che cosa è avvenuto e su che cosa sta avvenendo, in questi giorni, nel porto di Catania?

A noi risulta che il grano duro siciliano sarebbe stato acquistato a 21 euro per quintale più IVA (un prezzo basso rispetto al Desert Durum, il grano duro che si coltiva in California e in Arizona che, sotto il profilo qualitativo, è uguale, se non leggermente inferiore al nostro grano duro e che viene commercializzato ad un prezzo che oscilla da 40 a 45 dollari al quintale) per essere esportato.

Esportato dove? A noi ci rifilano il grano duro canadese e il grano duro siciliano va all’estero? Ci fa sapere qualcosa di ufficiale? Grazie in anticipo.

Chiuso il paragrafo siciliano del porto di Catania, vediamo che sta succedendo in Puglia. Chi ci segue da tempo magari troverà noiosa l’ulteriore precisazione: ma ripetere non fa mai male.

Il grano che sbarca nei porti pugliesi sia non lavorato, sia sotto forma di semola (in Puglia opera la più grande concentrazione di molini d’Italia) arriva in tutta l’Italia. Per questo è importante conoscere quanto e quale grano arriva in Puglia.

Ed è semplicemente incredibile che, durante i giorni di Natale, i porti pugliesi siano presi d’assalto dalle navi che scaricano grano e mais che arrivano da chissà dove! 

Sì, anche mais. Come se l’Italia del Centro Nord non producesse mais. Di questo mais che arriva in Italia dovrebbero occuparsi i signori della Lega Nord che, a parole, dicono di difendere l’agricoltura del Centro Nord Italia, ma che su certi temi – è incredibile che dobbiamo segnalarlo noi dalla Sicilia! – sembrano essere piuttosto distratti…

Invitiamo i nostri lettori a non prendere sottogamba l’arrivo con le navi del mais. Perché se il grano duro coltivato nelle aree umide e fredde potrebbe contenere le micotossine DON (dannose per la salute umana), il mais potrebbe contenere le aflatossine, che sono tra le sostanze più cancerogene contenute nel pianeta Terra!

Detto questo, andiamo a dare un’occhiata al grano che arriva in queste ore in Italia con le navi.

A Bari è arrivata oggi una nave di grano francese. “La nave – leggiamo nel sito di GranoSalus – sembra destinata a Casillo ed è una Bulk Carrier IMO 9486403 MMSI 538004639 costruita nel 2012, battente bandiera Isole Marshall (MH) con una stazza lorda di 23322 ton, summer DWT 33889 ton. Il nome della gigantesca portarinfuse è SAINT VASSILIOS. Ha cinque stive ed è partita da Rouen (Francia) il 21 dicembre 2017 alle ore 19:06 e arriverà a Bari il 29 dicembre alle ore 9:00. Il carico è di oltre 250 mila quintali”.

“Nel frattempo – prosegue l’articolo – nel porto ci sono già due navi provenienti dall’Ucraina che stanno scaricando circa 500 mila quintali di mais. Sono arrivate nello stesso giorno al porto di Bari (il 27 dicembre) e trasporterebbero una quantità inconsueta di mais che ci lascia un po’ perplessi”.

E lascia perplessi anche noi: il Centro Nord Italia non produce più mais? Non conosciamo la realtà produttiva di quella che i leghisti chiamano “Padania”: ma l’arrivo di tutto ‘sto mais non ci sembra un fatto ordinario.

Tornando alle navi che scaricano mais il sito di GranoSalus scrive:

“La prima è la GANT FLAIR, una Bulk Carrier IMO 9554066 MMSI 636016926 costruita nel 2010, battente bandiera Liberia (LR) con una stazza lorda di 17018 ton, summer DWT 28339 ton. La portarinfuse è partita da Yuzhni (Ucraina) il 18 dicembre 2017 alle ore 14:57 ed è arrivata a Bari il 27 dicembre alle ore 9:03. Il carico è di oltre 200 mila quintali”.

“La seconda NAVE si chiama ANDREA ENTERPRISE, è una Bulk Carrier IMO 9749946 MMSI 353929000 costruita nel 2017, battente bandiera PANAMAS (PA) con una stazza lorda di 21525 ton, summer DWT 34552 ton. La portarinfuse è partita da Chornomorsk (Ucraina) il 20 dicembre 2017 alle ore 00:40 ed è arrivata a Bari il 27 dicembre alle ore 10:26. Il carico è di oltre 250 mila quintali”.

“Una nave di grano francese già scaricata – leggiamo sempre nell’articolo di GranoSalus – è la General Cargo ANJA C IMO 9362669 MMSI 235011150 costruita nel 2006, battente bandiera United Kingdom (GB) con una stazza lorda di 5604 ton, summer DWT 8098 ton. La nave proveniente da Fos Sur Mer (Francia) è arrivata a Bari il 10 dicembre alle ore 10:00. Il carico era di oltre 60 mila quintali”.

“Un’altra nave di grano ucraino già scaricata – prosegue l’articolo – è la General Cargo HACI HILMI II IMO 9014561 MMSI 271000226 costruita nel 1992, battente bandiera Turchia (TR) con una stazza lorda di 3989 ton, summer DWT 6443 ton. La nave proveniente da Reni (Ucraina) è arrivata a Bari l’ 8 dicembre alle ore 16:00. Il carico era di oltre 50 mila quintali”.

“Un’altra nave di grano ucraino già scaricata – conclude GranoSalus – è la General Cargo BAKAN IMO 9136840 MMSI 249870000 costruita nel 1996, battente bandiera MALTA (MT) con una stazza lorda di 4335 ton, summer DWT 6830 ton. La nave proveniente da Mariupol (Ucraina) è arrivata a Bari il 5 dicembre alle ore 8:00. Il carico era di oltre 50 mila quintali”.

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/12/29/le-navi-e-il-grano-assessore-bandiera-ci-dice-cosa-sta-avvenendo-nel-porto-di-catania/

 

Da Granosalus:

Grano estero: via vai di navi straniere anche a Natale e Capodanno/1

 L’invasione silenziosa di grano estero e mais nei porti pugliesi di Bari, Barletta, Molfetta e Manfredonia non ha tregua neanche durante le feste di Natale e Capodanno. Provenienza Ucraina e Francia

In questo primo articolo esamineremo la situazione al Porto di Bari

A Bari è previsto per domani l’ arrivo di una nave di grano francese. La nave sembra destinata a Casillo ed è una Bulk Carrier IMO 9486403 MMSI 538004639 costruita nel 2012, battente bandiera Isole Marshall (MH) con una stazza lorda di 23322 ton, summer DWT 33889 ton. Il nome della gigantesca portarinfuse è SAINT VASSILIOS. Ha cinque stive, è partita da Rouen (Francia) il 21 dicembre 2017 alle ore 19:06 e arriverà a Bari il 29 dicembre alle ore 9:00. Il carico è di oltre 150 mila quintali

Nel frattempo nel porto ci sono già due navi provenienti dall’ Ucraina che stanno scaricando circa 500 mila quintali di mais. Sono arrivate nello stesso giorno al porto di Bari (il 27 dicembre) e trasportano una quantità inconsueta di mais che ci lascia un po’ perplessi.

La prima è la GANT FLAIR, una Bulk Carrier IMO 9554066 MMSI 636016926 costruita nel 2010, battente bandiera Liberia (LR) con una stazza lorda di 17018 ton, summer DWT 28339 ton. La portarinfuse è partita da Yuzhni (Ucraina) il 18 dicembre 2017 alle ore 14:57 ed è arrivata a Bari il 27 dicembre alle ore 9:03. Il carico di oltre 200 mila quintali è destinato alla Cofco Resources di Ravenna

La seconda NAVE si chiama ANDREA ENTERPRISE, è una Bulk Carrier IMO 9749946 MMSI 353929000 costruita nel 2017, battente bandiera PANAMAS (PA) con una stazza lorda di 21525 ton, summer DWT 34552 ton. La portarinfuse è partita da Chornomorsk (Ucraina) il 20 dicembre 2017 alle ore 00:40 ed è arrivata a Bari il 27 dicembre alle ore 10:26. Il carico di oltre 250 mila quintali è destinato alla Gavilon srl

Una nave di grano francese già scaricata è la General Cargo ANJA C IMO 9362669 MMSI 235011150 costruita nel 2006, battente bandiera United Kingdom (GB) con una stazza lorda di 5604 ton, summer DWT 8098 ton. La nave proveniente da Fos Sur Mer (Francia) è arrivata a Bari il 10 dicembre alle ore 10:00. Il carico era di 63 mila quintali

Un’ altra nave di grano ucraino – già scaricata – è la General Cargo HACI HILMI II IMO 9014561 MMSI 271000226 costruita nel 1992, battente bandiera Turchia (TR) con una stazza lorda di 3989 ton, summer DWT 6443 ton. La nave proveniente da Reni (Ucraina) è arrivata a Bari l’ 8 dicembre alle ore 16:00. Il carico era di 60 mila quintali destinati a Casillo

Un ultima nave di grano ucraino – già scaricata – è la General Cargo BAKAN IMO 9136840 MMSI 249870000 costruita nel 1996, battente bandiera MALTA (MT) con una stazza lorda di 4335 ton, summer DWT 6830 ton. La nave proveniente da Mariupol (Ucraina) è arrivata a Bari il 5 dicembre alle ore 8:00. Il carico era di circa 58 mila quintali destinati al Gruppo Casillo

fonte: https://granosalus.it/2017/12/28/grano-estero-via-vai-di-navi-straniere-anche-a-natale-e-capodanno/

Grano estero: via vai di navi al porto di Barletta e Molfetta /2

Le navi estere di grano e mais si danno appuntamento nello stesso giorno nei porti pugliesi di Barletta e Bari. Che strane coincidenze! Anche Molfetta è tappa dell’invasione silenziosa di grano straniero durante le feste di Natale e Capodanno. Provenienza Ucraina, Russia e Francia

In questo secondo articolo esamineremo la situazione al Porto di Barletta e Molfetta

A Barletta ci sono due navi di grano russo e francese che si sono date appuntamento nello stesso giorno: il 27 dicembre. Strana coincidenza! Perchè nello stesso giorno anche a Bari c’è una confluenza di altre navi. Come mai questa data? Esigenze logistiche o minori controlli dovuti alle festività?

La prima nave è una carretta del mare costruita nel 1981. Si tratta di una General Cargo IMO 8230467 MMSI 273339300, battente bandiera Russia (RU) con una stazza lorda di 2600 ton, summer DWT 3208 ton. Il nome della piccola portarinfuse è VOLGO BALT 232. E’ partita da Samsun (Turchia) l’ 8 dicembre 2017 alle ore 6:29, ha caricato al porto russo di YEISK ed è arrivata a Barletta il 27 dicembre alle ore 16:38. Il carico è di oltre 25 mila quintali

La seconda nave è stata costruita nel 2007. Si tratta di una General Cargo IMO 9391024 MMSI 248261000, battente bandiera Malta (MT) con una stazza lorda di 5629 ton, summer DWT 8046 ton. Il nome della  portarinfuse è MANISA GRETA. E’ partita da Sete (Francia) il 21 dicembre 2017 alle ore 15:47 ed è arrivata a Barletta il 27 dicembre alle ore 8:29. Il carico è di oltre 60 mila quintali

Un’ altra nave di grano ucraino già scaricata è la General Cargo MUZAFFER BEY IMO 9452127 MMSI 370824000 costruita nel 2007, battente bandiera Panama (PA) con una stazza lorda di 3796 ton, summer DWT 5110 ton. La nave proveniente da Reni (Ucraina) è arrivata a Barletta il 6 dicembre di pomeriggio. Il carico era di oltre 40 mila quintali

A Molfetta è arrivata prima di Natale una nave costruita nel 1986, che definire una carretta è eufemistico. Si tratta di una General Cargo IMO 8603547 MMSI 352384000, battente bandiera Panama (PA) con una stazza lorda di 3801 ton, summer DWT 5528 ton. Il nome della piccola portarinfuse è SEA EXPLORER. E’ partita da Reni (Ucraina) ed è arrivata a Molfetta il 15 dicembre alle ore 15:00. Il carico di grano era di oltre 40 mila quintali

fonte: https://granosalus.it/2017/12/29/grano-estero-via-vai-di-navi-al-porto-di-barletta-e-molfetta-2/

Fino a ieri negavano la presenza del glifosato. Poi rifiutavano i controlli. Ora che sono stati smentiti, ci vengono a raccontare che la pasta al glifosato non fa male. Ma per favore!

 

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Fino a ieri negavano la presenza del glifosato. Poi rifiutavano i controlli. Ora che sono stati smentiti, ci vengono a raccontare che la pasta al glifosato non fa male. Ma per favore!

 

Da I Nuovi Vestri: Adesso ci vengono a dire che la pasta al glifosato non fa male. Ma per favore!

Matrix – la trasmissione televisiva del gruppo Mediaset (leggere Berlusconi) – accende i riflettori sul grano duro e sulla pasta. Invita, guarda caso, solo chi sostiene che il glifosato non è un problema per la nostra salute. E gli scienziati che sostengono cose diverse? E le analisi sulla pasta industriale italiana e sulle semole? E il ruolo di GranoSalus? Mah 

Debbono essere messe proprio male le grandi industrie della pasta italiane. Altrimenti non si spiegherebbero tante cose. Come il proliferare di trasmissioni televisive nelle quali, direttamente o indirettamente, cercano disperatamente di promuovere il proprio prodotto. Per non parlare dei prezzi della pasta industriale italiana, in vertiginosa discesa. In questo clima non ci stupisce che una trasmissione come Matrix, in onda in una delle Tv del gruppo Mediaset, si occupi del grano duro e della pasta, invitando tanti interlocutori ad eccezione di chi, in questi anni, ha condotto la battaglia per un grano duro privo di contaminanti: e cioè i rappresentanti di GranoSalus e, perché no?, de I Nuovi Vespri.

Questa è la prima, grande anomalia della trasmissione (in calce a questo articolo trovate il link della puntata di Matrix dedicata alla pasta e al grano duro) condotta da Nicola Porro. Vabbé, lasciamo perdere I Nuovi Vespri, che magari sembra che ci vogliamo auto-incensare. Ma un rappresentante di GranoSalus andava invitato, no? Invece nulla.

C’era il presidente nazionale di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti. C’era Mario Piccialuti, direttore dell’Aidepi, l’Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane. Poi una donna e un uomo di scienza: Elena Cattaneoe Luca Piretta.

Per tutt’e quattro gli ospiti della trasmissione il glifosato presente nel grano duro di provenienza canadese e, di conseguenza, nella pasta industriale prodotta con questo grano duro canadese non è un problema.

Il glifosato – i tanti lettori che ci seguono lo sanno – è un diserbante che, nelle aree fredde e umide del Canada, viene usato impropriamente non per far seccare le malerbe, ma per fare maturare il grano duro.

Il contraltare a questi signori era rappresentato da alcune posizioni assunte dalla Coldiretti. Dimenticando che non è stata certo la Coldiretti a sollevare la questione del grano duro, ma GranoSalus.

La tesi degli ospiti della puntata di Matrix è che il glifosato contenuto nella pasta industriale prodotta con il grano duro canadese non fa male alla salute. Questo perché ne conterrebbe quantitativi così modesti da non arrecare danni all’organismo umano.

A noi questa tesi non convince affatto. Infatti, nel simposio internazionale sul grano duro che si è tenuto nelle scorse settimane a Matera, è stato affermato l’esatto contrario. E ad affermarlo è stata una scienziata indipendente: Fiorella Belpoggi, Direttore del ‘Centro Ricerca Tumori Ramazzini’ di Bologna.

Dagli studi effettuati da questa ricercatrice indipendente è emerso che il glifosato, ingerito anche in piccole dosi, provoca “Ritardi nello sviluppo sessuale delle femmine, frammentazione del DNA dei cromosomi nelle femmine e nei maschi, alterazione della flora batterica intestinale nel primo periodo della vita, cioè dalla nascita fino al primo sviluppo sessuale”.

Poco convincete anche la tesi che giustifica la presenza del grano duro canadese in Italia. Il nostro Paese – è stato ribadito nel corso della trasmissione – non produce più di 4 milioni e mezzo di tonnellate di grano duro. Siccome all’industria della pasta ne servono 6 milioni di tonnellate, ecco che bisogna importarne 1 milione e mezzo di quintali, magari dal Canada.

In realtà, la spiegazione fornita nel corso della trasmissione, lo ribadiamo, non è affatto convincente. Non è stato detto, ad esempio, che, negli ultimi anni, 600 mila ettari di seminativi del Sud Italia (cioè di terreni che potrebbero essere coltivati a grano duro) sono stati abbandonati.

E sapete perché gli agricoltori del Mezzogiorno d’Italia non coltivano più questi terreni? Perché la speculazione internazionale e nazionale fa in modo che il prezzo del grano duro del Sud Italia si mantenga basso, così da convincere gli agricoltori del Meridione d’Italia ad abbandonare questa coltura.

L’esempio l’abbiamo sotto gli occhi dal luglio di quest’anno. Ebbene, anche quest’anno il prezzo del grano duro del Sud Italia non è andato oltre i 20 euro al quintale. Un prezzo irrisorio se si pensa che il grano duro del Mezzogiorno d’Italia, sotto il profilo della qualità, è uno dei migliori del mondo.

Un semplice raffronto rende chiara la truffa perpetrata ai danni degli produttori di grano duro del Sud Italia. Il Desert Durum – la varietà di grano duro che si coltiva in Arizona e in California, che ha una qualità uguale, se non leggermente inferiore, al grano duro del Sud Italia, si commercializza a 40-45 dollari al quintale.

Perché questa differenza di prezzo così marcata tra le varietà di grano duro del Sud Italia e il Desert Durum, visto che la qualità è la stessa? Semplice: perché il prezzo del grano duro americano viene sostenuto dal mercato di Chicago (il più importante mercato del grano del mondo). Mentre il prezzo del grano duro del Sud Italia viene affossato dal mercato internazionale e anche a livello locale.

Non è un caso se i parlamentari nazionali del Movimento 5 Stelle – su input di GranoSalus – siano riusciti a far approvare una legge per istituire la CUN, la Commissione Unica nazionale, che dovrebbe controllare il volume degli scambi e, di conseguenza, l’andamento dei prezzi del grano duro in Italia.

Da quando GranoSalus e I Nuovi Vespri hanno iniziato a condurre la battaglia per fare chiarezza sul grano duro, tantissimi consumatori preferiscono acquistare pasta, semola, pane e via continuando prodotti con grano duro del Mezzogiorno d’Italia.

La cosa strana è che la domanda di grano duro del Sud Italia è in continua crescita, mentre il prezzo di tale prodotto, a parità di offerta, rimane invariato e, in certi casi, si abbassa. Il prezzo, in questi casi, dovrebbe crescere, non restare basso e, addirittura!, decrescere!

Per fugare questi dubbi basterebbe applicare la legge nazionale e far funzionare la CUN. Ma né il Governo Renzi, né il Governo Gentiloni, fino ad oggi, hanno applicato la legge che ha istituito la CUN.

L’80% del grano duro italiano si produce nel Sud Italia. Come può una trasmissione televisiva che accende i riflettori sul grano duro e sulla pasta non affrontare questo argomento?

Altra domanda: quali sono le reali ragioni per le quali il grano duro canadese deve arrivare in Italia? Sono essenzialmente due.

La prima è legata al CETA, il trattato internazionale che le multinazionali hanno imposto all’Unione Europea. In base a tale trattato, le multinazionali vanno a gestire affari in Canada; in cambio, però, i canadesi debbono ‘sbolognare’ agli ignari consumatori europei circa 4 milioni di tonnellate di grano duro.

Dopo quello che sta venendo fuori su una parte della produzione del grano duro canadese è diventato difficile, per il Canada, collocare questo prodotto. Con il CETA i canadesi hanno risolto il problema!

Questo spiega il perché, nelle scorse settimane, l’Unione Europea ha prorogato, per altri cinque anni, l’uso del glifosato in Europa. Se la UE avesse bloccato l’uso del glifosato avrebbe, automaticamente, bloccato il CETA: perché, come già accennato, è il CETA che consente al Canada di esportare in Europa il proprio grano duro!

Tutto si tiene nel mondo degli affari: Canada, CETA, grano duro canadese, Tv e industriali della pasta.

Sì, anche loro, gli industriali della pasta. Che con il grano duro canadese – che contiene un alto tenore di glutine – risparmiano un sacco di soldi nel processo di produzione della pasta. Perché la pasta che contiene tante proteine (cioè tanto glutine) essicca in minor tempo.

Sapete cosa si sono inventati i signori dell’Unione Europea dell’euro – quelli che si spacciano per rappresentanti dell’ “Europa dei popoli” – per fare arrivare il grano duro canadese in Italia? Pagano i produttori di grano duro del Sud Italia per non fargli coltivare i propri terreni.

L’Unione Europea, che dovrebbe tutelare la propria agricoltura, ammazza la produzione di grano duro con una sorta di lenta eutanasia. Questa strategia della UE, insieme con le speculazioni al ribasso sul grano duro, hanno provocato l’abbandono di 600 mila ettari di seminativi. 

Mettendo a coltura i 600 mila ettari di seminativi del Sud Italia oggi abbandonati, l’Italia non avrebbe più motivo di importare grano duro canadese. Ma l’Unione Europea vuole l’esatto contrario!

Insomma, con il grano duro canadese ci guadagnano in tanti: ci guadagnano le multinazionali, che vanno a ‘chiudere’ affari in Canada; ci guadagna il Canada; ci guadagnano gli industriali della pasta italiani.

Gli unici a non guadagnarci sono i consumatori. Non solo i consumatori italiani, perché com’è stato ricordato nella puntata di Matrix, il 55% della pasta industriale italiana viene esportata all’estero.

Ma siccome l’informazione sulla rete non è controllabile, i consumatori cominciano a capire. E a orientarsi. E a chiedere la pasta e il pane buono, che è prodotto con il grano duro del Sud Italia che non contiene né glifosato né micotossine DON.

Perché i problemi provocati dal grano duro canadese non riguardano solo il glifosato, ma anche le micotossine DON.

Ultimo appunto: si può organizzare una trasmissione Tv sul grano duro e non parlare della analisi disposte su otto le più importanti marche italiane di pasta?

Si può parlare del grano duro e della pasta e non parlare del fatto che il Tribunale di Roma, per ben due volte, ha dato ragione a chi ha promosso le analisi sulla pasta industriale?

QUI LA TRASMISSIONE DI MATRIX SUL GRANO DURO E SULLA PASTA

 

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/12/16/adesso-ci-vengono-a-dire-che-la-pasta-al-glifosato-non-fa-male-ma-per-favore/#_

Lo dice la scienza, il glifosato fa male: provoca effetti androgeni, è genotossico e distrugge la flora intestinale.

 

 

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Lo dice la scienza, il glifosato fa male: provoca effetti androgeni, è genotossico e distrugge la flora intestinale.

Lo dice la scienza: il glifosato provoca effetti androgeni, è genotossico e distrugge la flora intestinale.

Queste tre notizie – suffragate dalla ricerca scientifica indipendente – sono state illustrate nei giorni scorsi a Matera nel corso del simposio internazionale ‘Grano duro, eccellenza del Mezzogiorno’. Con Saverio De Bonis, presidente di GranoSalus, facciamo il punto della situazione sul grano duro del Sud Italia e sugli effetti nefasti che il glifosato provoca al nostro organismo

Ormai è provato dalla ricerca scientifica: il glifosato provoca effetti androgeni(interferisce sul sistema endocrino), è genotossico (significa che danneggia l’informazione genetica all’interno di una cellula causando mutazioni ed inducendo modificazioni all’interno della sequenza nucleotidica o della struttura a doppia elica del DNA di un organismo vivente) e ha anche un effetto antibiotico (distruzione della flora batterica intestinale).

Notizie che, in parte erano note, ma che sono state confermate nei giorni scorsi nel corso di un simposio internazionale sul grano duro (“Grano duro, eccellenza del Mezzogiorno”, questo il titolo del simposio) che si è tenuto a Matera (in calce a questo articolo trovate un allegato che riassume quanto è stato detto al convegno: organizzatori e intervenuti).

Noi parliamo dei risultati di questo incontro internazionale con Saverio De Bonis, presidente di GranoSalus, l’associazione di consumatori e di produttori di grano duro del Sud Italia che ha organizzato il convegno insieme con NovAurora e Amici del Cuore.

Allora, presidente De Bonis, che cosa è emerso di nuovo da questo simposio?

“Intanto diamo una notizia che riguarda il glifosato: questione che verrà affrontata dalla conferenza degli assessori all’Agricoltura di tutte le Regioni italiane. Decisione, questa, che è maturata proprio durante il convegno che si è svolto a Matera. La notizie è importante: significa che tutte le Regioni italiane sono mobilitate per affrontare il problema di un erbicida che è dannoso per la salute delle persone”.

A proposito del glifosato: al convegno sono intervenuti scienziati e ricercatori di fama nazionale. Cosa è venuto fuori?

“E’ venuto fuori che la ricerca scientifica indipendente ha fatto chiarezza su alcuni aspetti decisivi relativi agli effetti che questo diserbante provoca nell’uomo. Ormai sono provati gli effetti androgeni che il glifosato provoca sull’uomo. Poi gli effetti genotossici e l’azione antibiotica. Tutto questo avviene nel corpo umano – questa è la vera notizia – anche in presenza di dosi minime di glifosato”.

Quindi quando l’Unione Europea ci viene a dire che in percentuali minime il glifosato non fa male alla salute ci racconta una bugia?

“Per l’appunto. Il glifosato nuoce alla salute umana, anche in piccole dosi. Punto. Le sperimentazioni sono state effettuate sui topi, sulle mamme in gravidanza e sui bambini appena nati. Gli effetti negativi sulla salute sono ormai provati”.

Al convegno erano presenti, tra gli altri, i rappresentanti di autorevoli gruppi della Grande distribuzione organizzata (Gdo). Questi gruppi hanno preso posizione, per esempio, in favore di derivati del grano senza glifosato?

“Abbiamo invitato i rappresentanti della Grande distribuzione organizzata proprio per sensibilizzarli sui temi dei cibi privi di contaminanti. E debbo dire che, da parte dei rappresentanti di questo mondo, non è certo mancato l’interesse. Hanno seguito con attenzione i lavori. E alcuni di loro sono intervenuti illustrando i protocolli stringenti che mettono in atto a tutela dei consumatori”.

Esempi concreti?

“Il gruppo Auchan, ad esempio, vuole bandire il glifosato dai prodotti di giardinaggio”.

Questo è un fatto positivo. Però, oltre che dai prodotti di giardinaggio, il glifosato dovrebbe essere bandito anche dalle nostre tavole…

“Su questo siamo perfettamente d’accordo”.

Sono d’accordo anche i grandi gruppi della distribuzione organizzata?

“Ci stiamo lavorando. Quello che posso dire è che, anche grazie alla battaglia che GranoSalus e I Nuovi Vespri stanno portando avanti in materia di controlli sui derivati del grano duro, sta prendendo piede una nuova sensibilità. Tantissimi consumatori, oggi, non ne vogliono più sapere di mangiare pasta al glifosato. E questo non potrà non avere effetti sulle scelte che la Grande distribuzione organizzata dovrà compiere”.

Non è che, parlando sempre e solo del glifosato, finiamo col dimenticare che, in certi grani duri esteri che arrivano in Italia con le ‘famigerate’ navi, c’è anche un grave problema legato alla presenza di micotossine DON?

“Assolutamente no. I due problemi – glifosato e micotossine DON – sono correlati. Se elimineremo il grano duro che arriva con le navi, ci sbarazzeremo, contemporaneamente, del glifosato e delle micotossine DON. Perché questi due contaminanti vanno insieme. La ricetta – questo non finiremo mai di ripeterlo – è semplice: basta utilizzare il grano duro prodotto nel Mezzogiorno d’Italia che, maturando con il nostro sole, non ha bisogno di glifosato e non sviluppa i funghi che producono le micotossine DON”.

Non è che, tra un po’, per mettere tutto a tacere, diranno che gli studi sul glifosato sono Fake news…

“Noi lavoriamo sulla base dei risultati della ricerca scientifica indipendente e con le analisi sui derivati del grano effettuate da laboratori certificati. Le Fake news le mettono in giro coloro i quali cercano di far credere alla gente che il glifosato non fa male alla salute”.

IL SIMPOSIO INTERNAZIONALE DI MATERA SU ‘GRANO DURO, ECCELLENZA DEL MEZZOGIORNO’

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/11/28/lo-dice-la-scienza-il-glifosato-provoca-effetti-androgeni-e-genotossico-e-distrugge-la-flora-intestinale/#_

GranoSalus, ancora analisi sulle SEMOLE: le uniche senza glifosato sono quelle del nostro Sud – Ma l’industria preferisce rifilarci le economiche porcherie che vengono dall’estero!

 

glifosato

 

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GranoSalus, ancora analisi sulle SEMOLE: le uniche senza glifosato sono quelle del nostro Sud – Ma l’industria preferisce rifilarci le economiche porcherie che vengono dall’estero!

 

Ancora analisi sulle semole: le uniche senza glifosato sono quelle del Sud

Le analisi promesse da GranoSalus e da I Nuovi Vespri, questa volta, sono state effettuate su sette semole di grano duro commercializzate dal gruppo Casillo. Marcatore preso in esame: il glifosato. L’unica semola che non contiene questo erbicida è prodotta del Mezzogiorno d’Italia 

“Che tipo di semole di grano duro il gruppo Casillo propone ai consumatori? Oggi GranoSalus e I Nuovi Vespri rispondono a questa domanda pubblicando i dati delle analisi su sette linee di semole di grano duro commercializzate dal più importante gruppo commerciale italiano in materia di cereali e suoi derivati: il già citato gruppo Casillo”.

Si apre così l’articolo pubblicato da sito di GranoSalus che annuncia i risultati delle analisi su sette marche di semola commercializzate dal gruppo Casillo che, per la cronaca, è un gruppo imprenditoriale pugliese che opera, a livello nazionale e internazionale, in vari settori legati alla commercializzazione e alla trasformazione dei cereali. Al gruppo Casillo fanno capo industrie molitorie, centri per lo stoccaggio dei cereali e, in generale, altre attività connesse al mondo della cerealicoltura.

Le analisi rientrano nella battaglia in favore del grano duro del Sud Italia portato avanti da GranoSalus e da I Nuovi Vespri.

Ricordate che questa battaglia riguarda tutti noi. Perché nessuno ci informa – soprattutto nella nostra Isola, dove l’Istituto Zooprofilattico della Sicilia, ibrido tra Ministero della Salute e Regione siciliana, è un pianeta a sé che non comunica con il resto del mondo – sulla qualità delle farine e delle semole.

Qualcuno ci informa su che tipo di farina si utilizza in Sicilia per fare il pane, le pizze e via continuando?

“Su sette linee di semole analizzate – leggiamo sul sito di GranoSalus – sei risultano contaminate da glifosate (o glifosato ndr), mentre una linea risulta senza glifosate, quella con grano 100% pugliese. E’ la conferma della superiorità del grano del Mezzogiorno!”.

Per la cronaca, lo scorso 28 ottobre GranoSalus e I Nuovi Vespri hanno reso noti i risultati delle analisi di 14 marche di semola rimacinata di grano duro che presentano tracce di glifosato, il diserbante del quale si parla molto in questi giorni, se è vero che la UE deve decidere se prorogarne l’uso o bandirlo dalla farmacopea agricola europea.

Oggi, come già ricordato, pubblichiamo i dati realitivi alle analisi su sette linee di semola di grano duro commercializzata dal gruppo Casillo. Anche in queste analisi il marcatore preso in esame è il glifosato.

Ecco qui di seguito i dati della Selezione Casillo pubblicati da GranoSalus:

Semola d’autore pizze: presenta 0,132 milligrammi per chilogrammo di glifosato;

Semola rimacinata: presenta 0,112 milligrammi per chilogrammo di glifosato;

Semola d’autore biscotti: presenta 0,087 milligrammi per chilogrammo di glifosato;

Semola pane e pasta: presenta 0,071 milligrammi per chilogrammo di glifosato;

Semola pasta: presenta 0,067 milligrammi per chilogrammo di glifosato;

Semola 100% grano italiano: presenta 0,017 milligrammi per chilogrammo di glifosato;

Semola Primeterre 100% Puglia: non presenta tracce di glifosato”.

Dai dati delle analisi viene fuori che l’unica semola del gruppo Casillo che non presenta tracce di glifosato è quella prodotta con il grano duro pugliese al 100%.

Di fatto, si dimostra la tesi che GranoSalus e I Nuovi Vespri ripetono da sempre: e cioè che nel grano duro prodotto nel Sud Italia e maturato al sole del nostro Mezzogiorno non si trova il glifosato.

“Anche nella semola Casillo 100% grano italiano non dovrebbe trovarsi il glifosato – si legge sempre nell’articolo pubblicato dal sito di GranoSalus -: e invece c’è. Forse perché questa semola subisce un trattamento diverso? Forse perché viene miscelato con altri grani? O forse perché subisce contaminazioni crociate durante la trasformazione? A queste domande dovrebbe rispondere lo stesso gruppo e, naturalmente, l’ente di certificazione CSQA”.

Attenzione: queste analisi, o meglio, i risultati di questa analisi riguardano anche la Sicilia. Perché noi, nella nostra isola, non sappiamo che farina viene utilizzata. Nessuno ci informa.

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/11/10/ancora-analisi-sulle-semole-le-uniche-senza-glifosato-sono-quelle-del-sud/

La Grande, Grandissima SICILIA! Pianta e cura grano antico. Così da sola o quasi sbarra la strada alle Multinazionali!

 

 

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La Grande, Grandissima SICILIA! Pianta e cura grano antico. Così da sola o quasi sbarra la strada alle Multinazionali!

I grani antichi, coltivati con metodi noti solo in Sicilia, riportano lavoro nel commercio locale… salvando l’isola dalla crisi. Vi pare poco?

Pensava di andarsene via e invece è rimasto in Sicilia a curare la terra. Ma Giuseppe Li Rosi, imprenditore agricolo di Raddusa da tre generazioni, non è un semplice agricoltore che fornisce materie prime all’industria. È uncoltivatore di grani antichi siciliani, patrimonio genetico appartenente alla biodiversità mediterranea e frutto della selezione fatta dai contadini in novemila anni di storia dell’agricoltura. E di quei grani fa anche prodotti finiti –farine, pasta e biscotti – «digeribili, pieni di sapore e odore», dice. Un’impresa non facile perché la loro coltivazione è stata abbandonata per decenni e soppiantata dai nuovi grani modificati geneticamente.

Ho convertito 100 ettari dell’azienda familiare a grano locale” confessa Giuseppe Li Rosi, un agricoltore siciliano che davanti alle pressioni internazionali e ai grani francesi o canadesi che ci vengono dati come unica scelta possibile, ha trovato insieme ad altri una via alternativa che salva qualità ed economia. I cosiddetti “grani antichi”, riscoperti dopo quasi un secolo di dimenticatoio.

Timilia, Maiorca e Strazzavisazz… grani che gli antichi Greci conoscevano e i Romani coltivavano, usati fino ai primi del Novecento, poi perduti nella nebbia della memoria. Sono tornati in auge di recente, anche perché ottimi sostituti del grano normale per le persone che soffrono di celiachia a altre intolleranze. Ma non è solo una questione medica.

I grani antichi, coltivati con metodi noti solo in Sicilia, riportano lavoro e movimento economico del commercio locale… salvando l’isola dalla crisi. Vi pare poco? Molti contadini siciliani stanno passando al biologico, la Sicilia è tra le prime regioni produttrici di prodotti Bio, e questi grani sono la novità del secolo.

Chi si impegna a gestire campi di grano antico, deve dedicare almeno 10 ettari a ogni coltura, mantenendo la purezza del seme. Li Rosi, presidente dell’associazione “Simenza, cumpagnia siciliana sementi contadine”, ha raccolto intorno a sé 70 produttori ma alle porte premono almeno un centinaio di altri agricoltori, entusiasti dell’idea. Contrariamente alle rigide regole dei grani multinazionali, che sono sempre gli stessi, i grani antichi si seminano con miscugli di sementi, sono insomma variegati e questo rende la qualità della spiga più resistente e anche la terra più produttiva. Sono tecniche che risalgono a mille anni fa e richiedono pazienza. Il primo anno si semina e raccoglie discretamente, il secondo e il quarto anno la produzione subisce incrementi significativi. La domanda ora è una sola: quanto scommettiamo che tra poco qualche mega organismo mondiale dirà che i grani locali sono pericolosi e cancerogeni… allo scopo di fermare questa ventata di novità salva-crisi che fa paura ai grandi? 

 

Fonte: http://www.italianosveglia.com/grandissima_sicilia_pianta_il_grano_antico_e_abbatte_le_multinazionali-b-95238.html

Grano, dopo l’indagine di Report il M5s all’attacco: “Indicare nell’etichetta della pasta la presenza di glifosato”

 

Report

 

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Grano, dopo l’indagine di Report il M5s all’attacco: “Indicare nell’etichetta della pasta la presenza di glifosato”

Leggi: Anche Report conferma: la pasta che mangiamo? Fatta col grano al glifosato canadese! …E racconta come ci stanno avvelenando!

Grano, dopo ‘Report’ i grillini all’attacco: “Indicare nell’etichetta della pasta la presenza di glifosato”

Abbiamo già illustrato e commentato l’approfondimento che la trasmissione della RAI – Report – ha dedicato al grano duro e alla pasta. La politica registra la prima presa di posizione ufficiale: un’interrogazione ai Ministri Beatrice Lorenzin e Maurizio Martina nella quale si chiede di inserire nelle etichette della pasta l’eventuale presenza di glifosato a tutela dei consumatori. In calce il testo di un’altra interrogazione dei grillini sempre sul glifosato

Abbiamo già commentato l’approfondimento che la trasmissione della RAI – Report – ha dedicato al grano duro. Programma che non è passato inosservato, se è vero che il parlamentare nazionale del Movimento 5 Stelle, Mirko Busto, ha già presentato un’interrogazione al Governo, con riferimento al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, e al Ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina.

“Inserire nell’etichetta della pasta la presenza di glifosato – scrive il parlamentare grillino – il pesticida della Monsanto (in realtà, si tratta di un erbicida ndr) più usato al mondo, specificandone i contenuti; rivedere il limite massimo previsto per la messa in circolazione e garantirne il monitoraggio nell’ambito dei controlli effettuati dagli uffici dell’Asl preposti sul territorio”.

“In base ai risultati diffusi dalla trasmissione TV Report – leggiamo sul sito di GranoSalus – il glifosato è stato rilevato nei campioni di tutt’e sei i marchi di pasta italiana più venduti. Anche se si tratta in tutti i casi di valori molto bassi, e quindi inferiori al limite massimo consentito, non è detto che i consumatori siano tutelati”.

“Infatti – spiega il parlamentare grillino Busto – in base alle dichiarazioni della dottoressa Belpoggi, dell’istituto Ramazzini di Bologna, che citava recenti studi scientifici, anche quantità minime di glifosato, agendo come interferente endocrino, possono avere un’azione genotossica, alterare lo sviluppo sessuale e la flora batterica intestinale. Chiediamo pertanto al Governo di farsi promotore, presso le istituzioni UE e in tutte le sedi competenti di un adeguamento della normativa nel rispetto del principio di precauzione”.

“E’ evidente – prosegue il parlamentare nazionale del Movimento 5 Stelle – che non basta vietare l’uso del glifosato nel territorio UE, ma occorre tracciarne l’ingresso alle Dogane, e renderlo visibile in etichetta, in totale trasparenza. Solo così – conclude Busto – potremo tutelare la salute dei consumatori e valorizzare il Made in Italy che usa grano non trattato con il glifosato”.

Insomma, il parlamentare pentastellato pone il tema che GranoSalus e I Nuovi Vespri sottolineano da tempo: non si può vietare in Europa l’uso del glifosato e poi non controllare il grano che arriva con le navi in Italia.

E’ molto importante, inoltre, la richiesta – avanzata dal deputato grillino – di indicare nell’etichetta della pasta l’eventuale presenza di glifosato.

E’ noto che il Governo italiano ha disposto, a partire dal prossimo anno, l’indicazione dell’origine del grano nella pasta prodotta in Italia. Su questo tema il dibattito è in corso.

La Barilla, ad esempio, ha già manifestato la propria contrarietà.

Anche in Canada sono molto in ansia per questo provvedimento.

Noi, invece, abbiamo manifestato le nostro perplessità, perché a nostro modesto avviso, oltre alle indicazioni contenute nelle etichette della pasta – di certo importanti – è necessario far conoscere ai cittadini-consumatori cosa c’è dentro i pacchi di pasta, con riferimento, soprattutto, alle eventuali presenza di glifosato e di micotossine.

Non possiamo non notare che la richiesta avanzata dal parlamentare Busto va proprio nella direzione chiesta da GranoSalus e da I Nuovi Vespri: e cioè chiarezza massima sull’eventuale presenza di contaminanti, anche se presenti entro i limiti consentiti dalla legislazione.

Anche perché – è il caso della pasta – se sulla tavola può finire un prodotto che non contiene sostanze contaminanti i consumatori non possono che guadagnarci. E la pasta prodotta con il grano duro del Sud Italia non contiene né glifosato, né micotossine DON.

Foto tratta da greenme.it

Interessante anche questo altro atto parlamentare a firma dei deputati del Movimento 5 Stelle:

BUSTO, DAGA, DE ROSA, MICILLO,
TERZONI, ZOLEZZI e VIGNAROLI. — Al
Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio
e del mare. — Per sapere – premesso
che:
il glifosato è un diserbante commercializzato
sin dagli anni ’70 e largamente
usato per fini agricoli ed urbani;
diversi studi scientifici avvertono sul
rischio connesso all’uso del glifosato in
relazione allo sviluppo di patologie tumorali,
anche infantili, e malattie neurodegenerative.
Esso è riconosciuto, dagli anni
’80, come un interferente endocrino e, da
uno studio pubblicato su The Lancet oncology,
è correlato al linfoma non-Hodgkin.
Sono note, inoltre, le ripercussioni ambientali
dell’uso del glifosato in termini di dissesto
idrogeologico e riduzione della biodiversità;
l’Agenzia internazionale per la ricerca
sul cancro (Iarc), in « iarc monographs volume
112: evaluation of five organophosphate
insecticides and herbicides », ha inserito
il glifosato nella classe 2A, « probabilmente
cancerogeno per gli esseri umani »;
l’agenzia americana Oehha (Office of
Environmental Health Hazard Assessment),
ha definito cancerogeno, già dal 2015, il
diserbante. Da qui la decisione della California
di riportare l’indicazione di cancerogenicità
sull’etichetta dal 7 luglio 2017;
l’Agenzia europea per le sostanze chimiche
(Echa), nel marzo 2017, e l’Efsa nel
2016 hanno affermato, per contro, la non
cancerogenicità del glifosato. Lo studio dell’Efsa
è alla base della scelta della Commissione
di prolungare la sua autorizzazione
fino a dicembre 2017;
l’inchiesta giornalistica « Monsanto Papers
» ha denunciato conflitti di interesse
nella valutazione dell’Efsa. Ulteriori dubbi
sono stati sollevati dal confronto, pubblicato
da fonti giornalistiche, tra la richiesta
di rinnovo dell’autorizzazione della Monsanto
del 2012 e la relazione dell’Efsa. La
denuncia riguarda un centinaio di pagine
delle relazioni Monsanto copiate nella relazione
dell’Efsa;
il 22 settembre è iniziata la discussione
tecnica a Bruxelles sulla possibile
proroga di dieci anni per l’impiego del
glifosato in Europa, mentre per il 5-6 ottobre
2017 è prevista la discussione in sede
politica;
la Francia ha dichiarato la volontà di
vietare completamente il diserbante entro
Atti Parlamentari — 50267 — Camera dei Deputati
XVII LEGISLATURA — ALLEGATO B AI RESOCONTI — SEDUTA DEL 27 SETTEMBRE 2017
il 2022. Insieme alla Svezia, inoltre, ha
ribadito la contrarietà al rinnovo in sede
europea;
oltre un milione di firme (1.300.000)
sono state raccolte dall’iniziativa dei cittadini
europei stop glifosato;
il Governo italiano si era dichiarato
contrario al rinnovo dell’autorizzazione al
glifosato, affermando la necessità di un
« piano glifosato zero », astenendosi poi durante
il voto del 2016 –:
quale sia la posizione del Governo
rispetto al rinnovo dell’autorizzazione relativa
al glifosato e quali iniziative, in applicazione
del principio di precauzione, il
Ministro interrogato abbia intenzione di
intraprendere per vietare definitivamente e
in maniera permanente la produzione, la
commercializzazione e l’impiego di tutti i
prodotti a base di glifosato. (5-12307)

 

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/11/02/grano-dopo-report-i-grillini-allattacco-indicare-nelletichetta-della-pasta-la-presenza-di-glifosato/#_

Anche Report conferma: la pasta che mangiamo? Fatta col grano al glifosato canadese! …E racconta come ci stanno avvelenando!

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Anche Report conferma: la pasta che mangiamo? Fatta col grano al glifosato canadese! …E racconta come ci stanno avvelenando!

CHE SPIGA! – Report, da dove viene il grano della pasta che mangiamo?

Il programma tv di Raitre indaga sul grano usato per produrre la pasta e la farina: ciò che emerge è devastante.

Nel corso della puntata del 30 ottobre di Report c’è stata un’inchiesta di Manuele Bonaccorsi sul grano: si tratta di una materia prima fondamentale per la nostra alimentazione e da cui si genera sia la #Pasta che la farina. Se finora si pensava che la pasta facesse bene alla salute, purché consumata nei limiti, oggi ogni certezza viene meno. Manuele Bonaccorsi ha raccontato al pubblico di Report tutta la verità (o quasi) sul grano.

Il grano importato dal Canada

Se qualcuno fino ad ora pensava che la pasta che mangiamo fosse ottenuta dal grano nostrano, si sbagliava: sì perchè la maggior parte del grano utilizzato dai principali marchi italiani produttori di pasta e farina proviene dal Canada. Precisamente, tra Manitoba e Alberta in Canada ci sono più di 1500 chilometri di praterie dove si coltiva solo grano tanto da rendere il paese a nord degli Stati Uniti il granaio del mondo.

C’è un problema però: qui i coltivatori di grano fanno un largo uso di glifosato, un potente erbicida brevettato nel 1974 che non fa poi così bene all’organismo umano. Come raccontano gli stessi coltivatori canadesi, il glifosato viene spruzzato in primavera sul terreno prima della semina al fine di eliminare le erbacce; successivamente, viene spruzzato nuovamente dopo la semina quando il grano germoglia e per un’ultima volta al fine di rendere uniforme la crescita del grano stesso. Ma dove finisce tutto questo glifosato? Il potente erbicida viene assorbito e finisce nei semi di grano e di conseguenza nei prodotti che ne derivano, come pasta e farina.

Nel 2015 l’Organizzazione Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha affermato che il glifosato è un probabile cancerogeno, ma l’EFSA si è difesa affermando che non è così.

E intanto si cerca quantomeno di capire se ci siano dei controlli a monte e a valle per verificare la presenza di glifosato: la Canadian Grain Commission afferma di limitarsi a controllare il rispetto dei contratti tra i venditori canadesi e gli acquirenti mondiali, senza preoccuparsi del glifosato. Lo stesso avviene anche in Italia, nei porti in cui questo grano arriva: pertanto, il glifosato entra nel ciclo di produzione della pasta e della farina senza trovare alcuna opposizione. E così Report ha analizzato 6 marchi famosi di pasta italiana: Barilla, la Molisana, De Cecco, Divella, Garofalo e Rummo e ciò che è emerso è che i valori di glifosato registrati sono nettamente al di sotto della dose considerata tossica per l’uomo.

E il grano italiano?

L’Italia meridionale è stata considerata il granaio d’Italia, ma oggi la realtà è ben diversa: proprio in virtù di questa massiccia importazione di grano dall’estero, i principali coltivatori di grano hanno fatto marcia indietro. Oggi a loro costa circa 23 centesimi di euro produrre grano e non possono venderlo a più di 20 centesimi: come si può dedurre, c’è perdita e pertanto il nostro Paese ha registrato una enorme riduzione delle coltivazioni di grano, spinta anche da diversi contributi europei che, paradossalmente, spingono a non coltivare più il grano.

Da febbraio 2018 entrerà in vigore una nuova etichettatura obbligatoriaper la pasta e la farina in cui dovrà essere indicato l’origine del grano utilizzato: con questa novità, si spera che gli agricoltori italiani possano tornare a produrre grano come un tempo, tra l’altro un grano decisamente più sano visto che in Italia l’utilizzo di glifosato è vietato.

QUI il servizio di Report

Cinque navi cariche di grano (anche canadese) in arrivo nel porto di Bari: buon appetito Italiani e ricordate: “Quello che non possono mangiare i maiali canadesi lo fanno mangiare noi”…!

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Cinque navi cariche di grano (anche canadese) in arrivo nel porto di Bari: buon appetito Italiani e ricordate: “Quello che non possono mangiare i maiali canadesi lo fanno mangiare noi”…!

 

Vi consigliamo di rileggere:

Grano straniero – “Quello che non possono mangiare i maiali canadesi lo fanno mangiare noi italiani”…!

Cinque navi cariche di grano (in parte canadese) in arrivo nel porto di Bari: buon appetito Italia!

E buon appetito Sicilia, perché in Puglia si concentra il 70% circa dei molini italiani. Ciò significa che il grano di dubbia provenienza che viene sbarcato in Puglia finisce sulle tavole di tutti gli italiani! Lo ribadiamo: grazie a GranoSalus e a I Nuovi Vespri non sono mancati i passi avanti nella battaglia per il grano pulito. Ma la strada per battere i signori del grano contaminato è ancora lunga 

In attesa di sapere quante navi cariche di grano stanno arrivando in Sicilia (non è facile, dalle nostre parti, raccogliere questo genere di informazioni), facciamo il punto della situazione sulle navi che stanno arrivando in Puglia. Tanto cambia poco: ricordiamo che in Puglia si concentra quasi il 70 per cento dei molini italiani: ciò significa che la farina prodotta in questa regione finisce in tutta l’Italia, Sicilia compresa.

Con che grano viene prodotta la farina in Puglia? A questa domanda risponde un’inchiesta – o meglio, la prima puntata di un’inchiesta – pubblicata sul sito di GranoSalus, l’associazione di consumatori e di produttori di grano duro del Sud che, già da qualche tempo, lavora fianco a fianco con questo blog.

Perché la prima puntata? Perché in questa prima parte dell’approfondimento si parla solo delle navi, cariche di grano, che sono arrivate in questi giorni nel porto di Bari. Domani, o tra qualche giorno, GranoSalus farà il punto della situazione sulle navi cariche di grano che arrivano negli altri porti pugliesi (senza dimenticare che, oltre al grano che arriva nei porti pugliesi e siciliani, c’è anche il grano che arriva in altri porti italiani).

Che cosa contiene spesso il grano che arriva con le navi i nostri lettori lo sanno già.

Allora, cominciamo con il porto di Bari. Avvertendo che, entro la fine di questa settimana, fatti quattro conti, arriverà – solo a bari, ripetiamo – circa un milione di quintali di grano di dubbia provenienza! 

A questo milione di quintali di grano in arrivo con le navi si va a sommare quello che è già arrivato in questo porto pugliese:

“Al porto di Bari, dall’inizio di quest’anno – leggiamo nella prima parte dell’inchiesta di GranoSalus – sono arrivati oltre 1,2 milioni di tonnellate di grano. A questi numeri occorre aggiungere quelli in corso e delle prossime settimane. Di solito ottobre e novembre sono i mesi in cui vi è maggiore concentrazione di navi. Dal Canada non dovrebbero arrivarne altre (qui trovate notizie sul grano duro canadese arrivato a Bari), ma il condizionale è d’obbligo…”.

Dopo di che si passa alla cronaca di questi giorni:

“Questa settimana a Bari è previsto lo scarico di cinque navi per un totale di quasi 800 mila quintali! E’ in fase di scarico la nave TRAMMO BAUMANN, una Bulk Carrier IMO 9762883 MMSI 636017033 costruita nel 2015, battente bandiera Liberia (LR) con una stazza lorda di 25611 ton, summer DWT 38635 ton. La portarinfuse proviene da Vancouver (Canada) da dove è partita il 7 settembre 2017 alle ore 18:40 ed è arrivata al porto di Bari il 13 ottobre alle ore 11:53. La nave ha un carico stimato di circa 183 mila quintali di grano. Destinazione Casillo“.

Casillo, per la cronaca, è il gruppo più importante che opera nel settore del grano in Italia.

“La seconda nave – leggiamo sempre nell’inchiesta di GranoSalus – è per De Cecco e si chiama LOUISE BULKER, una General Cargo IMO 9424089 MMSI 219607000 costruita nel 2010, battente bandiera Denmark (DK) con una stazza lorda di 19812 ton, summer DWT 31881 ton. La portarinfuse proviene da NewCastle (Australia), ha fatto bunkeraggio a Gibilterra e dopo circa 60 giorni di navigazione è arrivata al porto di Bari il 18 ottobre alle ore 5:41. La nave ha un carico stimato di circa 150 mila quintali di grano. Destinazione De Cecco”.

“La terza nave più piccola – prosegue l’approfondimento di GranoSalus – è arrivata oggi. Si chiama KATE C una General Cargo IMO 9523964 MMSI 235077805 costruita nel 2010, battente bandiera United Kingdom [GB] con una stazza lorda di 4151 ton, summer DWT 6250 ton. La portarinfuse è partita da TILBURY (GB) il 6 ottobre 2017 alle ore 01:36 ed è arrivata al porto di Bari il 17 ottobre alle ore 8:50. La nave ha un carico stimato di circa 58 mila quintali di grano. Destinazione Divella“.

“In rada, a Bari – leggiamo sempre nell’inchiesta – c’è una quarta nave canadese, una Bulk Carrier IMO 9612296 MMSI 566878000 costruita nel 2013, battente bandiera Singapore (SG) con una stazza lorda di 22850 ton, summer DWT 36546 ton. La portarinfuse proviene da Port Cartier (Canada), è partita il 1 ottobre alle ore 14:12 ed è arrivata al porto di Bari il 17 ottobre alle ore 12:05. La nave ha un carico stimato di circa 350 mila quintali di grano. Destinazione AGRI VIESTI srl Altamura (Ba)”.

“In arrivo oggi a Bari – conclude questa prima parte dell’inchiesta di GranoSalus – c’è una quinta nave ucraina di nome ECE G, una General Cargo IMO 8404460 MMSI 518100028 costruita nel 1985, quindi una carretta del mare, battente bandiera Isole Cook [CK] con una stazza lorda di 2929 ton, summer DWT 4816 ton. La carretta proviene da RENI (Ucraina), ha fatto bunkeraggio in Turchia ed è partita il 27 settembre alle ore 6:55; è in arrivo al porto di Bari stanotte 19 ottobre alle ore 00:00. La nave ha un carico stimato di circa 50 mila quintali di grano. Destinazione CEREALSUD srl Altamura (Ba)”.

Solo nel porto di Bari contiamo cinque navi cariche di grano.

Due navi cariche di grano sono arrivate dal solito Canada.

Una terza nave è arrivata dalla Gran Bretagna.

Una quarta nave dall’Australia.

Una quinta nave dall’Ucraina.

C’è poco da stare allegri. GranoSalsus è I Nuovi Vespri conducono da tempo una dura battaglia contro il grano duro estero e in difesa del grano duro prodotto nel Mezzogiorno d’Italia.

La sensibilità verso questi temi cresce di giorno in giorno.

Basti pensare che Report dovrebbe dedicare un servizio al grano, con riferimento anche al grano che arriva dal Canada (grano canadese che, se è quello coltivato nelle aree fredde e umide di questo Paese è un mezzo veleno, come potete leggere qui).

Prima ci avevano detto che la trasmissione di Report sarebbe andata in onda il 23 ottobre. Ora sembra che andrà in onda il 30 ottobre o il 6 novembre. L’importante è che vada in onda, perché è importante informare il grande pubblico – con una trasmissione importante come Report – che cosa finisce sulle nostre tavole.

GranoSalus, nell’inchiesta, non risparmia critiche al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Che, in effetti, sulla questine grano estero contaminato non ha aperto bocca.

Scrive GranoSalus:

“Emiliano, pensa forse di essere immune dalle contaminazioni? Da ex magistrato, dovrebbe dedicare più tempo alla lettura delle ordinanze che riguardano anche presunte falle nell’attività di controllo sul marchio regionale ‘Prodotti di qualità Puglia’”.

Se è per questo, però, neanche Massimo D’Alema, che è pugliese e guida insieme con Bersani Articolo 1 MDP (il partito della sinistra nato in contrapposizione al PD di Matteo Renzi) fino ad ora  ha detto preso posizione sul grano duro estero che arriva in Italia.

D’Alema, che produce vino non conosce il grano duro? Ci sembra difficile. Però non possiamo non notare – e sottolineare – che, su una vicenda importante come quella del grano duro, la posizione di D’Alema ed Emiliano sia uguale, sul piano sostanziale, a quella del Governo Gentiloni e del Ministro delle Risorse agricole, Maurizio Martina.

Del resto, noi, in Sicilia, sul grano duro registriamo il silenzio del presidente della Regione, Rosario Crocetta, e dell’assessore all’Agricoltura, Antonello Cracolici.

Non possiamo non notare che tutti i personaggi politici pugliesi e siciliani che abbiamo citato sono tutti della sinistra. Una sinistra – sia con riferimento al PD, sia con riferimento al nuovo soggetto politico di D’Alema e Bersani – che, sulla questione grano duro è inadeguata.

Quanto al Governo nazionale – il già citato Governo Gentiloni – siamo all’apoteosi dell’ipocrisia. La Ministra della salute-Sanità, Beatrice Lorenzin,annuncia che si batterà contro il glifosato, che è notoriamente presente nel grano duro canadese coltivato nelle aree fredde e umide di questo Paese.

Poi, però, lo stesso Governo nazionale che, a parole, dice di voler combattere le contaminazioni di glifosato, non dispone i controlli nei porti italiani dove arrivano le navi…

Della serie, la solita presa in giro del Governo nazionale, perché votare contro il glifosato e poi non impedire che arrivi il grano duro piano di glifosato è ridicolo!

Che dire? Che le battaglia per un grano pulito è ancora lunga. Noi la stiamo combattendo ad armi impari.

Ci sono già le prime analisi sulle marche di pasta. Ma come potete notare, al di là delle chiacchiere, lo Stato e le Regioni, oggi, fanno poco o nulla.

Ma noi non ci scoraggiamo. Sono in arrivo – a cura di GranoSalus e de I Nuovi Vespri – nuove analisi su altre marche di pasta prodotte in Italia e su farina e semola.

La battaglia continua.

Made in Italy. La guerra della pasta arriva al Tar: l’industria italiana respinge l’obbligo di indicare da dove viene il grano. Difende il suo sacrosanto diritto di farci mangiare qualunque porcheria a nostra insaputa!

 

grano

 

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Made in Italy. La guerra della pasta arriva al Tar: l’industria italiana respinge l’obbligo di indicare da dove viene il grano. Difende il suo sacrosanto diritto di farci mangiare qualunque porcheria a nostra insaputa!

Scrive L’Avvenire:
Made in Italy. La guerra della pasta arriva al Tar

L’industria italiana respinge l’obbligo di indicare da dove viene il grano

Dieci giorni fa Aidepi, l’Associazione delle Industrie del dolce e della pasta italiane, ha presentato ricorso al Tar del Lazio contro la cosiddetta ‘etichetta Made in Italy’, che obbliga a indicare l’origine del grano duro sulle confezioni di pasta che troviamo sugli scaffali. Il provvedimento, oggetto di un decreto del Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, entrerà in vigore il prossimo febbraio, obbligando i produttori a trasmettere in etichetta il o i Paesi in cui è stato coltivato il grano e dove sono state ottenute le semole (se siano Ue, non Ue, Ue e non Ue). Ma i pastai non ci stanno e sono compatti nell’esprimere il proprio dissenso, mai celato nemmeno in questi mesi di discussione sul tema. Oltre al ricorso al Tar, hanno fatto anche una segnalazione alla Commissione europea, attraverso una lettera che sottopone all’attenzione di Bruxelles la questione.

«Il decreto è fatto male – tuona Riccardo Felicetti, presidente dei pastai di Aidepi – non informa correttamente il consumatore, rischia di far credere che ciò che conta per una pasta di qualità è l’origine del grano». E poi «riduce la nostra competitività all’estero perché introduce un obbligo che comporta costi aggiuntivi solo per noi e non per i nostri concorrenti». Oggi l’export di pasta pesa circa il 50% sul fatturato di questo prodotto, ma secondo stime di Aidepi con la nuova etichetta verrebbe perso il 5-7% annuo delle quote di mercato. È dunque contrapposizione netta al governo. «Il rischio – ha spiegato ieri Paolo Barilla, vicepresidente della Barilla e presidente della International pasta organisation – è che sulla spinta del decreto in Italia si semini più grano, ma non è detto che si semini grano di alta qualità, perché ci vuole qualche anno per migliorare la varietà e fare un lavoro più completo».

Arriva anche la replica della Coldiretti, da sempre schierata a favore delle etichette da apporre alle confezioni: quella di avversare il decreto sarebbe «una decisione che va contro gli interessi dell’81% dei consumatori che chiedono che venga indicata in etichetta l’origine del grano utilizzato nella pasta secondo la consultazione pubblica online sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari condotta dal Ministero delle Politiche agricole – puntualizza il presidente Roberto Moncalvo – ancora una volta la rappresentanza industriale dei pastai preferisce agire nell’ambiguità contro gli interessi dell’Italia e degli italiani che chiedono trasparenza». «Ci piacerebbe usare il 100% di grano italiano – precisa Felicetti – ma non c’è a livello di volume e nemmeno di qualità». Il grano italiano non è sufficiente e quella che manca è l’uniformità del raccolto: «Il 10% del nostro grano è eccellente, il 50% circa è di qualità media, il restante non ha gli standard di qualità della legge di purezza», specifica Barilla.

Il Canada è uno dei grandi granai mondiali e uno dei principali Paesi da cui gli italiani acquistano partite di materia prima. Per Moncalvo di Coldiretti, senza etichetta «si vuole impedire ai consumatori di conoscere la verità privandoli di informazioni importanti come quella di sapere se nella pasta che si sta acquistando è presente o meno grano canadese trattato in preraccolta con il glifosate, accusato di essere cancerogeno e per questo proibito sul grano italiano». Da parte sua Aidepi difende invece la scelta, spiegando come i livelli di glifosato utilizzato in Canada siano «molto al di sotto della soglia che dà ripercussioni negative sulla salute». Intanto il prossimo 25 ottobre si celebra il 19esimo ‘World pasta day”. Per l’occasione in tutto il mondo pastai e chef doneranno 3 milioni di porzioni di pasta, di cui 160mila in Italia, che verranno consegnate alla Caritas Diocesana per aiutare gli indigenti di 12 regioni.

 

fonte: https://www.avvenire.it/economia/pagine/la-guerra-della-pasta-arriva-al-tar