L’accusa di Granosalus: Da quattro giorni a Pozzallo una nave scarica grano duro canadese (quello cresciuto tra la neve a forza di glifosato e pieno di micotossine), ma sembra che ai nostri politici, che si girino tutti dall’altra parte, non freghi proprio niente…!!

 

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L’accusa di Granosalus: Da quattro giorni a Pozzallo una nave scarica grano duro canadese (quello cresciuto tra la neve a forza di glifosato e pieno di micotossine), ma sembra che ai nostri politici, che si girino tutti dall’altra parte, non freghi proprio niente…!!

Al porto di Pozzallo arriva grano canadese al glifosate, ma le autorità lo ignorano

Incredibile: proprio nel giorno in cui abbiamo raccontato dell’Unione Europea e della regione che pagano gli agricoltori siciliani per non fargli coltivare il grano duro, una nave con 190 quintali di grano duro canadese attraccava nel porto di Pozzallo e cominciava a scaricare grano duro canadese. Lo rivela GranoSalus. Il grano duro canadese viene portato nei silos di Castel di Iudica dove viene miscelato con il grano siciliano e…  

Tre giorni fa abbiamo raccontato come Unione Europea e Regione siciliana pagano gli agricoltori della nostra Isola per non fargli coltivare il grano duro (qui il nostro articolo pubblicato il 29 luglio scorso). L’obiettivo è chiaro: favorire l’importazione, in Italia, di grano duro estero, meglio se canadese. Oggi, manco a farlo apposta, apprendiamo che, nel porto di Pozzallo, in provincia di Ragusa, nei giorni scorsi, ha attraccato una delle solite navi cariche di grano duro prodotto in Canada.

La notizia la leggiamo sul sito di GranoSalus, l’associazione che raccoglie produttori di grano duro di tutto il Sud Italia e tanti consumatori:

“Al porto di Pozzallo – si legge nel sito di GranoSalus – è arrivata una nave di grano duro canadese al glifosate (o glifosato ndr) proveniente da Montreal. Il carico, secondo fonti attendibili, è pari a 190 mila quintali e la qualità media. Il controllo analitico dell’Ufficio di Sanità Marittima (Usmaf) non c’è stato, specie sul glifosate, e dal 28 luglio sono iniziate le operazioni di scarico. Del resto, il Ministero della Salute, da cui dipende l’Usmaf, non sembra aver inserito il glifosate nel protocollo dei pesticidi da ricercare, sebbene ne abbia vietato l’uso in pre raccolta in Italia”.

Dunque, il giorno prima del nostro articolo – che per inciso è stato letto da migliaia e migliaia di persone – a Pozzallo scaricavano grano duro canadese!

Incredibile: noi raccontavamo che gli uffici della Regione siciliana, con i soldi del PSR, sigla che sta per Piano di Sviluppo Rurale, da febbraio, pagavano gli agricoltori siciliani invitandoli a non coltivare più grano duro e, a Pozzallo, nelle stesse ore, si scaricava grano duro canadese!

“Il porto di Pozzallo – leggiamo sempre nel sito di GranoSalus – è da tempo al centro di una sorta di triangolazione di navi cariche di grano duro che arrivano dall’Europa dell’Est, Ucraina e Bielorussia in primis, e da Turchia e Grecia, fino alla Tunisia. A denunciarlo è stato anche Nello Musumeci in una conferenza stampa tenuta a Roma con Giorgia Meloni”.

“Questa volta, però, la nave arriva dal Canada – scrive sempre GranoSalus -. Da quattro giorni centinaia di autotreni si affrettano a scaricare la LAKE ONTARIO una Bulk Carrier IMO 9283538 MMSI 304603000 costruita nel 2004, battente bandiera Antigua Barbuda(AG) con una stazza lorda di 18825 ton, summer DWT 27783 ton”.

A questo punto arriva la notizia che ‘delizierà’ tanti siciliani:

“Il grano della porta rinfuse di dubbia qualità tossicologica è arrivato a Pozzallo il 27 luglio ed è diretto ai Silos di Castel di Iudica (CT), dove viene praticamente miscelato con grano siciliano per essere poi trasformato in semola”.

E ancora:

“Fonti certe ci riferiscono che le operazioni di scarico sono iniziate il 28 luglio senza che siano state effettuate le analisi del glifosate da parte dell’Usmaf di Siracusa. La procedura, infatti, prevede un controllo materiale solo sul 5% delle navi che arrivano”.

“E’ evidente – si sottolinea nell’articolo riportato sul sito di GranoSalus – che ancora una volta il provvedimento di ammissione all’importazione è stato concesso solo sulla base di un controllo documentale. Ed il fatto che il codice Taric riporti una qualità media non dà alcuna certezza sull’assenza di glifosate, che da noi è vietato per ragioni di precauzione. Le autorità italiane, dunque, continuano ad ignorare il divieto d’uso del glifosate e la sua probabile cancerogenità. Eppure dalle analisi effettuate dalla nostra associazione su alcuni campioni di grano canadese arrivato in Puglia, il glifosate risulta sempre presente. Noi lo abbiamo già segnalato alle autorità competenti. Anche a quelle di Pozzallo… (QUI LE ANALISI SULLA PASTA INDUSTRIALE ITALIANA PROMESSE DA GRANOSALUS).

Nell’articolo di GranoSalus si segnalano due regolamenti in contrasto tra loro:

“Se è vero che il regolamento europeo n° 293/ 2013 fissa i limiti – si legge nell’articolo – è pur vero che il regolamento successivo n° 1313/ 2016 stabilisce un vero e proprio divieto all’uso di glifosate in pre raccolta. Tale divieto scaturisce dall’applicazione (ma solo sulla carta) del principio di precauzione, giacché il dibattito scientifico sulla cancerogenità di questa molecola è ancora in corso. Ma il Ministero ritiene che le due norme possano convivere, senza neppure spiegarlo attraverso una circolare interpretativa. Mentre lo Stato della California lo ha già bandito”.

“Il divieto recepito dal Ministero della Salute attraverso un decreto dirigenziale – si legge sempre nell’articolo di GranoSalus – imporrebbe di inserire il glifosate nel protocollo dei pesticidi da ricercare sempre, e non a sondaggio (5%), a tutela della salute dei consumatori. Ciò al fine di evitare di ritrovare il pericoloso erbicida in tutti i derivati del grano, pasta in primis. O nelle urine delle mamme in gravidanza! Se c’è un divieto allora vuol dire che c’è un rischio di potenziale pericolosità per la salute pubblica… che non può essere accertato solo nel 5% dei casi, ma va investigato sempre, su ogni nave che arriva dal Canada”.

“Chiediamo al Ministro Lorenzin di sanare questo paradosso – conclude l’articolo -. Lorenzin faccia rispettare tale divieto sempre, derogando se necessario alle procedure operative standard…e dia disposizioni agli uffici Usmaf periferici di analizzare sempre il glifosate. Ne va della salute pubblica!”.

P.S.

Ci chiediamo e chiediamo: i parlamentari nazionali catanese e i parlamentari regionali eletti nel collegio di Catania hanno qualcosa da dire a proposito del fatto che il grano duro canadese è finito nel silos di Castel di Judica per essere miscelato con grano duro siciliano e trasformato in semola? Che ne faranno di questa semola? Verrà esportata o verrà consumata in Sicilia sotto forma di derivati del grano? 

QUI L’ARTICOLO DI GRANOSALUS

Vergognoso – Da Regione e UE soldi agli agricoltori siciliani per non coltivare il nostro grano. E così il grano al glifosato canadese avrà via libera!!

 

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Vergognoso – Da Regione e UE soldi agli agricoltori siciliani per non coltivare il nostro grano. E così il grano al glifosato canadese avrà via libera!!

 

Regione e UE: soldi agli agricoltori siciliani per non coltivare il grano. E così arriva il grano canadese!

Ecco cosa fa la Regione siciliana: distribuisce ricchi premi agli agricoltori della nostra Isola che non coltiveranno il grano duro per sette anni! Meno grano duro prodotto in Sicilia, più giustificazioni per il grano duro che arriva con le navi. Così la Regione siciliana si genuflette agli interessi delle multinazionali, dell’Unione Europea e del Canada. Il tutto a scapito dei consumatori che mangeranno sempre più grano ‘estero’ con annessi e connessi

Che l’ha detto che la Regione siciliana non fa nulla per i produttori di grano duro della nostra Isola? Fa, invece. E sapete cosa fa, guarda caso a partire da quest’anno, proprio mentre infuria in tutto il mondo la polemica sul grano duro canadese pieno di glifosato e micotossine DON? Regala un po’ di soldi ad ogni agricoltore siciliano che decide di non coltivare più grano duro per sette anni! Sì, avete letto bene: tu, agricoltore di Sicilia, ti stai buono per sette anni tenendo i terreni a pascolo e io, Regione, ti regalo 360-370 euro ad ettaro. I soldi li tira fuori l’Unione Europea.

Il discorso non fa una grinza. Il Parlamento Europeo approva il CETA, il trattato commerciale internazionale tra Unione Europea e Canada che prevede, tra le altre cose, che l’Europa acquisti il grano duro che il Canada produce nelle aree fredde e umide. Sono 4 milioni di tonnellate di grano duro canadese all’anno (come potete leggere in questo articolo che abbiamo scritto lo scorso dicembre) ‘ricco’ di glifosato e micotossine DON.

Ovviamente ci sono tante lamentele. Mezzo mondo, ormai, sa di che pasta è fatto (è proprio il caso di dirlo!) il grano duro canadese coltivato nelle aree umide. I consumatori hanno cominciato a riflettere sulla pasta industriale che arriva sulle loro tavole. E i produttori di grano duro del Mezzogiorno d’Italia, massacrati dalla concorrenza sleale dei canadesi, sono in rivolta. Un’associazione di produttori di grano del Sud e di consumatori – GranoSalus – ha fatto effettuare le analisi su otto marche di pasta italiane (qui i risultati delle analisi).

Gli industriali dicono che debbono ricorrere al grano duro estero (nessuno nomina più il grano duro canadese, chissà perché…) perché il grano duro prodotto nel Sud Italia non basta. Per certi versi hanno ragione, se è vero che, negli ultimi anni, 600 mila ettari di seminativi del Sud Italia sono stati abbandonati. Tutto grano duro che non si coltiva più, rimpiazzato dal grano duro “estero” (che nella stragrande maggioranza dei casi è canadese o ucraino) che arriva con le ‘famigerate’ navi.

In questo momento è in corso una battaglia durissima. I produttori di grano duro del Sud si sono ribellati. Sono soprattutto i granicoltori della Puglia e della Sicilia a combattere, visto che in queste due Regioni si coltiva quasi il 70% del grano duro italiano.

La battaglia è durissima e impari. Le multinazionali, attraverso il mercato di Chicago (il più importante del mondo per i cereali), fanno crollare il prezzo del grano duro del Sud Italia. L’estate dello scorso anno il prezzo del grano duro del Mezzogiorno d’Italia è precipitato a 14-15 euro al quintale, a fronte di costi di produzione di 21-22 euro al quintale. Presi per la gola, lo scorso anno molti agricoltori pugliesi e siciliani si sono rifiutati di vendere il proprio grano duro e l’hanno stoccato.

Quest’anno, stessa musica: grano duro di alta qualità, quello prodotto nel Sud Italia, ma prezzo basso: 21 euro al quintale. Strozzati per il secondo anno consecutivo.

Il tutto mentre in questo momento il grano duro canadese – quello ‘ricco’ di sostanze che fanno bene alla salute! – viene pagato a 27 euro al quintale.

I lettori giustamente diranno: ma come, il grano duro del Sud Italia – per lo più pugliese e siciliano – maturato al sole, privo di glifosato e di micotossine DON si vende a 21 euro e il grano duro canadese con i contaminanti si vende a 27 euro al quintale? Ma come funziona ‘sto mercato?

Funziona in ragione degli interessi delle multinazionali. Le multinazionali hanno deciso che la pasta industriale si deve produrre con il grano ‘estero’: e così deve essere! Quindi ‘botte’ in testa – cioè prezzi bassi – per gli agricoltori del Sud Italia e, in generale, per chi si oppone allo strapotere delle multinazionali.

Cosa fanno Unione Europea e Regione siciliana nel pieno di questo scontro? ‘Premiano’ gli agricoltori siciliani che si adeguano ai voleri delle multinazionali.

Tutti noi, l’estate dello scorso anno, ci siamo chiesti: perché una ‘stretta’ così forte? Perché far precipitare il prezzo del grano duro a 14-15 euro al quintale? Perché un prezzo così stracciato?

La spiegazione arriverà a febbraio di quest’anno. Dopo l’annata orribile dello scorso anno tanti produttori di grano duro della Sicilia si sono detti:

“Ragazzi, ragioniamo un attimo: lavorazione del terreno, semina, interventi per eliminare le malerbe, patema d’animo (perché in agricoltura un’ondata di maltempo ti dimezza il raccolto), trebbiatura e poi dobbiamo pure perdere nella vendita del nostro grano? E se non lo vendiamo – perché a 15 euro al quintale non lo vendiamo – ci dobbiamo sobbarcare pure i costi dello stoccaggio?”.

E’ a questo punto – siamo nel febbraio di quest’anno – che in ‘soccorso’ degli agricoltori siciliani arrivano le tre “C” della Regione siciliana: Crocetta, Cracolici & Cimò.

Il primo – Rosario Crocetta – è il presidente della Regione.

Il secondo – Antonello Cracolici – è l’assessore regionale all’Agricoltura.

Il terzo – Gaetano Cimò – è il dirigente generale del dipartimento Agricoltura della Regione.

Cosa si inventa il Governo regionale? Un decreto a valere sul PSR, Piano di Sviluppo Rurale, fondi europei per l’agricoltura. Misura 10. Anzi, per essere precisi, Misura 10.1.C.

Voi agricoltori – questo prevede tale Misura – vi impegnate a non coltivare i seminativi per sette anni. Per sette anni i vostri terreni debbo diventare pascolo permanente. E noi vi diamo un premio in base alla localizzazione. Ovvero:

288 euro ad ettaro se il vostro terreno si trova in montagna;

365 euro per ettaro se il vostro terreno si trova in collina;

370 euro per ettaro se il vostro terreno si trova in pianura.

Il grano duro è una coltura tipicamente collinare che va bene anche in pianura: e infatti la maggiore remunerazione si ha per la collina e per la pianura.

Se a questi 360-370 euro all’anno, per ettaro, si somma il contributo AGEA – che varia da 230 a 290 euro per ettaro all’anno, a seconda se il fondo non viene o viene coltivato (se si coltiva si arriva a 290 euro), si arriva a un reddito di oltre 600 euro per ettaro.

Pensate: 600 euro all’anno per ogni ettaro di seminativo per restare in casa: non male no?

Il problema è che, tra sette anni, tra multinazionali e CETA, chissà che cosa torneranno a coltivare gli agricoltori che hanno accettato…

Intanto le navi che scaricano il grano duro ‘estero’ avranno un’altra motivazione: se anche la Sicilia coltiva meno grano duro a maggior ragione noi lo dobbiamo importare! E chi lo smonta, adesso?

Il danno prodotto da questa Misura del PSR non riguarda solo l’agricoltura siciliana e il grano duro in particolare. Riguarda i consumatori di pasta: italiani e del resto del mondo. Perché la pasta industriale si mangia in tutto il mondo.

Perché se il grano duro ‘cattivo’ scaccia quello buono la pasta industriale, vuoi o non vuoi, verrà prodotta con il grano duro ‘estero’.

Grande la Regione siciliana, no? Invece di sostenere la produzione di grano duro della nostra terra sostiene gli interessi delle multinazionali in combutta con l’Unione Europea!

Riassumiamo.

Le multinazionali devono fare affari in Canada.

I canadesi dicono: “Sì, ma in cambio ci dovete fare vendere i nostri 4 milioni di tonnellate di grano duro che coltiviamo nelle aree fredde e umide”.

Le multinazionali impongono all’Unione Europea il CETA, che prevede, tra le altre cose, che l’Unione acquisti il grano duro canadese. Morale: pasta, pane, biscotti, pizze, dolci, merendine e via continuando si faranno anche con questo grano ‘estero’.

Ci penserà la pubblicità martellante a farci ‘digerire’ il glofosato e le micotossine DON.

Il Parlamento Europeo approva il CETA e dice ai 27 Paesi che fanno parte della stessa Unione: approvate il CETA.

Milioni di consumatori, in tutta Europa, protestano contro il CETA e contro i veleni in agricoltura.

E mentre è in corso ‘sta battaglia che fa la Regione siciliana? D’accordo con l’Unione Europea toglie di mezzo una parte del grano duro siciliano per fare posto a quello ‘estero’.

Intanto la parola passa al Senato presieduto da Piero Grasso, che ‘deve’ approvare il CETA. E via…

P.S.

Qualcuno obietterà che la Misura 10.1.C del PSR non vale solo per il grano duro, ma anche per altre colture annuali. A questi ‘scienziati’ dovete rispondere che il grano duro si coltiva in rotazione: proprio con quelle colture che, insieme con il grano, non vanno coltivate per sette anni. 

Questa Misura è stata pensata contro il grano duro siciliano. Il resto sono chiacchiere. 

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/07/29/regione-e-ue-soldi-agli-agricoltori-siciliani-per-non-coltivare-il-grano-e-cosi-arriva-il-grano-canadese/

La Confederazione italiana agricoltori: “Il nostro grano di qualità non si vende, il prezzo imposto dal mercato è inaccettabile. Così uccidono il mercato e minano la salute”…!!!

 

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La Confederazione italiana agricoltori: “Il nostro grano di qualità non si vende, il prezzo imposto dal mercato è inaccettabile. Così uccidono il mercato e minano la salute”…!!!

ROMA – “Il nostro grano di qualità non si vende, il prezzo proposto dalla domanda del mercato è inaccettabile. Questo anche perché siamo sommersi da grani esteri, tutt’altro che sicuri dal punto di vista salutistico, che falsano il mercato, non rispettando i veti previsti dall’Italia nella fase dei processi produttivi, come ad esempio l’uso del glifosate. Proporzioni e conti alla mano si traduce che circa il 15% della pasta venduta come ‘Made in Italy’, ovvero, un pacco di pasta su tre, potrebbe contenere tracce di un diserbante. Garanzie che questo non avvenga: nessuna fino alla prova contraria. Infatti su l’uso di alcune sostanze chimiche non c’è uniformità legislativa, al livello mondiale, ne certezze sui danni che queste possano recare alla salute dei consumatori.

Solo dal Canada importiamo ben 1,2 milioni di tonnellate di grano duro. Allora chiediamo che si faccia chiarezza sulla situazione, è assurdo, in questo caso, non venga applicato il principio di precauzione sugli alimenti che entrano nella filiera della trasformazione nel nostro Paese. Il grano italiano sta morendo, per mano di chi mette i nostri produttori in una condizione di debolezza contrattuale. Da una parte si chiede ai nostri agricoltori di coltivare rispettando i massimi livelli qualitativi e sanitari per il prodotto, dall’altra si permette l’ingresso di enormi derrate di dubbio ‘pedigree’ che mandano in tilt il mercato. Per questo non abbiamo altra strada da percorrere che la protesta ad oltranza, finché produttori e consumatori non vengano adeguatamente tutelati”.

Dino Scanavino, presidente della Cia – Agricoltori italiani.

25 OTTOBRE 2016

Crolla il prezzo del grano duro in tutto il Sud Italia. E Bari è invasa dalle “solite navi” cariche di porcherie…!

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Crolla il prezzo del grano duro in tutto il Sud Italia. E Bari è invasa dalle “solite navi” cariche di porcherie…!

Qualche giorno fa Cosimo Gioia, produttore di grano duro in Sicilia e già dirigente generale del dipartimento Agricoltura della Regione siciliana, ha denunciato il crollo del prezzo di questo prodotto nella nostra Isola. Il fenomeno – come denuncia GranoSalus – riguarda tutto il Sud Italia oggetto in queste ore di una mega speculazione andata in scena con l’arrivo, a Bari, di un gran numero di navi cariche di grano duro. Hanno approfittato delle vacanze di Pasqua, quando l’attenzione si abbassa…

Nessuno controlla le navi cariche di grano duro che arrivano in Sicilia, mentre il prezzo di questo prodotto crolla a 18 Euro il quintale. Ed è anche logico: se arrivano partite di grano estero aumenta l’offerta e il prezzo va giù. Lo ha denunciato nei giorni scorsi Cosimo Gioia, cerealicoltore della nostra Isola e già dirigente generale del dipartimento Agricoltura della Regione siciliana (qui l’intervista con Cosimo Gioa). A quanto pare il fenomeno è generalizzato. A raccontarlo è GranoSalus, che denuncia un massiccio arrivo di navi cariche di grano duro a Bari, durante le vacanze di Pasqua.

“A Bari – leggiamo nel sito di GranoSalus – ci sono navi di speculatori che scaricano merce di dubbia provenienza. Gli speculatori sono sempre in agguato. Nello stabilimento di Martinelli (Candeal Commercio nella zona industriale di Melfi), attaccato al noto mangimificio di proprietà Cargill srl, si scaricano centinaia di camion di grano c.d. alimentare provenienti da Bari. Nel frattempo le quotazioni scendono e i sindacati dormono…”.

Insomma, il prezzo del grano duro non è crollato solo in Sicilia, ma il tutta l’Italia. Anche questa non è una novità: il prezzo del grano duro nel nostro Paese lo fa il mercato pugliese e, precisamente, quello di Foggia. Se il prezzo di questo prodotto va giù in questa città, la crisi si propaga in tutti i mercati del Mezzogiorno.

Navi cariche di grano duro in Sicilia, navi cariche di grano duro in Puglia. Ed è proprio in Puglia che ci concentrano le navi cariche di grano duro che arrivano da mezzo mondo: qui arriva oltre il 70% del grano importato in Italia:

“La Puglia oltre ad essere la prima regione produttrice di grano in Italia è, dunque, anche la regione leader per importazioni. E’ proprio qui che risiedono molti speculatori internazionali”, precisano i produttori e i consumatori iscritti a GranoSalus.

E camion, tanti camion che invadono le strade pugliesi e lucane. Sì, perché una grande quantità di grano duro che arriva a Bari con le navi viene trasportato a Melfi, in Basilicata:

“La zona industriale di Melfi – si legge sempre nel sito di GranoSalus – è così intasata dal traffico di camion da rendere difficile persino il passaggio delle auto. Nessuno poteva immaginare che anche la Basilicata potesse diventare piattaforma logistica per questi traffici”.

E ancora:

“Siamo veramente diventati la pattumiera internazionale del grano di dubbia qualità gestita da speculatori? Nessuno si scandalizza se poi questo grano lo ritroviamo nella famosa pasta con livelli di contaminazione preoccupanti, specie per i bambini”.

A questo punto GranoSalus attacca le organizzazioni agricola tradizionali:

“Le organizzazioni di categoria come Coldiretti, Confagricoltura e Cia cosa fanno per difendere il grano nazionale di qualità dagli attacchi degli speculatori che si nascondono dietro il libero scambio? Sono in ferie per via delle festività!”.

Così come la moneta cattiva scaccia la moneta buona, il grano cattivo scaccia quello buono:

“E’ proprio nei periodi festivi che si approfitta, ogni anno, per fare le operazioni di sbarco più grosse in modo da sfuggire ai controlli e condizionare al ribasso le quotazioni nazionali. E ogni anno, puntualmente, i sindacati italiani e gli organismi di controllo sono in ferie. Come mai? E’ sufficiente per la Coldiretti un comunicato stampa sulla Gazzetta del Mezzogiorno?”.

Poi i ‘numeri’ sul calo dei prezzi del grano duro denunciato nei giorni scorsi, come già ricordato, anche da Cosimo gioia in Sicilia:

“Intanto le quotazioni del grano duro a Foggia continuano a scendere. Oggi (il riferimento è alla scorsa settimana ndr) il bollettino ha registrato un calo di meno 50 centesimi che si aggiunge al calo di meno 30 centesimi di una settimana fa e di meno 50 centesimi di due settimane fa. Le quotazioni del duro sono inferiori al tenero! Un paradosso perché storicamente accade il contrario! Questa prospettiva impone nuove strategie difensive verso gli speculatori”.

Se il grano duro costa meno del grano tenero – ed è quello che sta succedendo in questi giorni – c’è qualche cosa che non funziona. E’ evidente che è in corso un attacco speculativo contro il grano duro prodotto nel Sud Italia. Un messaggio preciso in vista di un’annata che si profila buona per quantità e qualità (le piogge di fine marzo e di aprile per il grano duro sono un toccasana).

Insomma, gli speculatori fanno sapere che i più forti sono loro. Che il Sud Italia può produrre tutta la qualità di grano duro che vuole, ma il prezzo lo fanno loro. Puglia, Sicilia, Basilicata e via continuando non sono certo certo California e Arizona, dove si produce il Desert Durum, un grano duro di qualità il cui prezzo non scende mai sotto i 40 dollari al quintale.

I grani duri del Sud Italia non hanno nulla da invidiare al grano duro d’elezione degli Stati Uniti d’America. La differenza è che i produttori americani hanno alle spalle un Paese che li difende dagli speculatori, mentre i produttori di grano duro del Sud Italia sono, di fatto, massacrati dagli speculatori e da una politica agricola decisa dagli industriali.

Sarà anche quest’anno così? Il grano duro del Sud Italia che si raccoglierà la prossima estate rimarrà invenduto e continuerà ad essere utilizzato per abbassare il tenore dei contaminanti dei grani duri canadesi, ucraini e chi più ne ha più ne metta?

GranoSalus lancia la sfida:

“Se l’ Italia ha il grano buono e sano, che rimane invenduto perché gli speculatori devono avere gioco facile per schiavizzare chi produce qualità, sappiano i commercianti e gli industriali che acquistano grano estero di dubbia qualità che la musica cambierà… molto presto! Grazie alla sovranità dei consumatori e non alle filiere della povertà”.

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/04/18/crolla-il-prezzo-del-grano-duro-in-tutto-il-sud-italia-bari-invasa-dalle-solite-navi/

 

Grano duro avvelenato – solo il M5s si ribella: i grillini all’attacco all’Ars, al Parlamento Nazionale e a Strasburgo!! Perchè stampa e Tg non ne parlano??

 

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Grano duro avvelenato – solo il M5s si ribella: i grillini all’attacco all’Ars, al Parlamento Nazionale e a Strasburgo!! Perchè stampa e Tg non ne parlano??

 

Il Movimento 5 Stelle rompe il silenzio della politica sul grano duro pieno diglifosato (o glifosate) e di micotossine che arriva nei porti italiani. Il primo ‘siluro’ è per il Governo regionale di Rosario Crocetta. Ma i parlamentari grillini si apprestano ad aprire il fuoco di sbarramento anche a Montecitorio, al Senato e al Parlamento Europeo. Le precisazioni di Cosimo Gioia, secondo il quale lo scenario in Italia è ben più grave di quello descritto dai grillini.

Otto mesi fa la denuncia di GranoSalus – i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… Furono minacciate denunce e querele, ma poi NIENTE di NIENTE – Chiediamoci perchè…!

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Otto mesi fa la denuncia di GranoSalus – i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… Furono minacciate denunce e querele, ma poi NIENTE di NIENTE – Chiediamoci perchè…!

 

Circa 8 mesi fa GranoSalus pubblicava il suo articolo di fuoco.

Noi lo abbiamo riportato nel nostro blog informazionebycuriosity e dopo un po’ questo è stato “chiuso” (vedi QUI)

Intanto i siti “ortodossi” o quelli che vanno a caccia di bufale si sono sbizarriti…

Ma i grandi marchi chiamati in ballo e che hanno minacciato denunce e querele che hanno fatto? NIENTE… Nessuna denuncia. Nessuna querela contro GRano Salus

…io mi chiederei PERCHE’…!

Qui potete rileggere l’articolo di GranoSalus:

GranoSalus: i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… E a noi queste porcherie ce le fanno mangiare…!!

……………..

Le analisi di GranoSalus sulla pasta un mese dopo: nessuna denuncia. Appello dell’associazione alla Gdo

Nei giorni ‘caldi’ quando GranoSalus rendeva noti i primi risultati delle analisi su otto marche di pasta industriale italiane sembrava che sarebbe scoppiato il finimondo. Polemiche di qua, annunci querele di là. Quattro settimana dopo, a parte tentativi un po’ risibili di delegittimare l’associazione, non c’è nulla. Facciamo il punto della situazione con il presidente di GranoSalus, Saverio De Bonis. Che lancia una proposta operativa alla Grande distribuzione organizzata

Quattro settimane fa GranoSalus pubblicava i primi risultati delle analisi su otto marche di pasta industriale: Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro 100% Puglia.

A caldo le reazioni sono state tante. Contestazioni e smentite a più non posso, ovviamente, da parte di chi è stato tirato in ballo. E oggi? Alle reazioni a caldo sono seguite azioni concrete?

Siamo andati a chiederlo al presidente di GranoSalus, Saverio De Bonis. L’uomo che guida l’associazione che raccoglie produttori di grano duro delle regioni del Sud Italia e tanti consumatori non si tira indietro.

“A poco più di un mese dalla pubblicazione delle prime analisi – ci dice De Bonis – non è arrivato nulla. Ci sono stati, questo sì, tanti annunci a mezzo stampa. Solo che le denunce non si annunciano: si fanno e basta. E, ribadisco – almeno fino ad ora – di denunce non ne sono arrivate”.

Nel frattempo GranoSalus è andata avanti e ha presentato un dossier prima alla Regione Basilicata e poi alla Camera dei deputati. Si parla, ad esempio, della dieta mediterranea, di fatto più celebrata che praticata, almeno per ciò che riguarda la pasta.

“La dieta mediterranea, se è tale – sottolinea De Bonis – non può prendere a prestito i cereali dal Canada o dall’Ucraina. Cereali che nulla hanno a che fare con l’area del Mediterraneo. Nella dieta mediterranea il legame con il territorio diventa indissolubile, altrimenti siamo di fronte a delle bufale. Se la dieta mediterranea è autentica la pasta non può contenere glifosato, micotossine DON e Cadmio. Se contiene queste sostanze tossiche c’è qualche problema”.

Facciamo notare a De Bonis che, in queste settimane, non saranno arrivate le denunce, ma sono arrivati attacchi da vari soggetti. Gli industriali, ad esempio, non hanno gradito le analisi.

“E’ vero – ci dice il presidente di GranoSalus – qualcuno ha contestato le nostre analisi. Ci hanno chiesto notizie sul laboratorio che le ha effettuate. Noi ci siamo limitati a rispondere che stiamo solo tutelando l’anonimato e la riservatezza. Le analisi, in ogni caso, sono eventualmente a disposizione della magistratura”.

Qualcuno, che magari frequenta poco la Puglia, la Basilicata, la Sicilia e anche la rete ha scritto che GranoSalus non sarebbe molto conosciuta… De Bonis sorride. E aggiunge:

“La nostra associazione non è sconosciuta, come afferma Il Fatto Alimentare.it. Le nostre analisi sono vere e le bufale le raccontano tutti coloro che sono affiliati alle industrie di trasformazione. Soggetti che usano i limiti tossicologici come scudo per i propri affari economici. Personaggi legati a Federalimentare che si commentano da soli. I limiti devono essere biologici e non economici! Noi sappiamo bene quanto siano refrattarie le industrie alimentari ad un giornalismo d’inchiesta. Ma in questo caso le analisi le hanno realizzate i consumatori e i produttori, che non hanno bisogno di chiedere il permesso a Italmopa, Aidepi e ai loro sodali online, per esercitare la propria sovranità alimentare”.

(Qui c’è il video della conferenza stampa dei rappresentanti di GranoSalus a Montecitorio)

Facciamo notare che i più ‘intelligenti’ hanno perfino detto che il grano duro canadese – quello coltivato nelle aree fredde e umide del Canada che viene fatto maturare a colpi di glifosato – non sarebbe dannoso per la salute umana. “Che posso rispondere davanti a queste affermazioni? – replica De Bonis -. Che chi dice ‘ste cose, evidentemente, non ha nemmeno letto i documenti, ufficiali, forniti dagli stessi canadesi. Sono gli stessi canadesi a informarci sui livelli di DON presenti nel grano duro che esportano in Europa. Non c’è peggiore cieco di chi non vuol vedere…”.

Un’altra accusa che abbiamo più volte letto in queste quattro settimane da parte degli industriali della pasta è che la produzione di grano duro del Sud Italia non basterebbe per soddisfare le esigenze di produzione di pasta. “Sono affermazioni che abbiamo sconfessato – ci risponde ancora il presidente di GranoSalus -. La quantità di grano duro prodotto nel Sud Italia è più che sufficiente per l’autoconsumo del nostro Paese. Anzi, se proprio la dobbiamo dire tutta, sarebbe in eccesso rispetto al nostro fabbisogno”.

“C’è di più – prosegue De Bonis -. Il grano duro prodotto nel Sud Italia, in quanto privo di glifosato e di micotossine DON, rappresenta la prevenzione di patologie. I bambini da zero a tre anni, da tre a nove anni e le donne in gravidanza non dovrebbero mangiare pasta che contiene queste sostanze tossiche. Sono tre segmenti della popolazione che le norme comunitarie non tutelano. Ebbene, l’Unione Europea non ha la forza e la voglia di tutelare i bambini e  le donne in gravidanza facciamolo noi? Lo possiamo fare noi producendo pasta senza glifosato e senza Micotossine DON”.

Su questo blog il micologo Andrea Di Benedetto (come potete leggere qui) ci ha parlato anche del cosiddetto effetto cocktail: “Questo è un problema che è stato sottovalutato – precisa il presidente di GranoSalus -. Parliamo delle sinergie tra tutti questi contaminanti. Ebbene, di tali sinergie non conosciamo, ad oggi, gli effetti che provocano sull’organismo umano. In questi casi si dovrebbe applicare il principio di precauzione. Ma questo non avviene. Sono le stranezze dell’attuale Unione Europea, che per problemi di bilancio avvia controlli serratissimi e chiede mille spiegazioni, mentre non si preoccupa di chi avvelena la gente”.

Con De Bonis proviamo ad approfondire una storia che abbiamo illustrato nel seguente articolo:

Il tema è il Dichlorvos, un fosforganico utilizzato nelle industrie di macinazione e lavorazione del grano per eliminare gli insetti. Un carico di grano duro arrivato lo scorso anno in Puglia conteneva questa sostanza pericolosa per la salute umana. Il Ministero della Salute aveva dichiarato questo grano duro non idoneo all’importazione. Ma il TAR della Puglia ha invece dato il via libera per la bonifica.

“Questa storia è misteriosa anche per noi – racconta De Bonis -. Questa partita di grano è stata importata in Italia dalla Casillo Commodities. I due terzi di questo grano andavano bene. Nel restante terzo era presente il Dichlorvos. Bene, in questi casi la logica vuole che l’importatore restituisca il grano contaminato a chi gliel’ha venduto e si faccia restituire i soldi. Lo stesso Ministero della Salute, come giustamente fate notare voi, aveva dichiarato questo grano contaminato non idoneo all’importazione. Invece è arrivato il TAR dicendo che sarebbe bastata la ventilazione”.

Per la cronaca, va detto che, nel passato, l’Unione Europea, per decontaminare le derrate da Dichlorvos non ha mai utilizzato la ventilazione.

“La ventilazione – si chiede De Bonis – potrebbe essere l’alibi per la miscelazione vietata dall’Unione Europea? A questo punto la domanda che ci dobbiamo porre è la seguente: perché la Casillo Commodietis non ha restituito il carico di grano che lo stesso Ministero ha definito non idoneo all’importazione e ha preferito percorrere le vie legali?”.

Nelle ultime settimane i produttori di grano duro delle Regioni del Mezzogiorno d’Italia hanno cominciato a dialogare con la Grande distribuzione organizzata. Questo è un tema nuovo. Chiediamo a De Bonis di raccontarci questa svolta. Anche su questo fronte il presidente di GranoSalus non si tira indietro:

“La Grande distribuzione organizzata – ci dice De Bonis – oggi è più potente della politica. I grandi centri commerciali, i supermercati e via continuando svolgono, oggi, un ruolo centrale. Guardiamo a quello che sta succedendo in Germania, dove la Grande distribuzione organizzata ha bandito dai propri scaffali i prodotti che contengono pesticidi ed erbicidi. Perché quello che si sta facendo in Germania non può essere fatto in Italia? Abbiamo letto la carta dei servizi della Conad. Si parla di migliorare servizi e prodotti. Nel nome di una migliore qualità della vita. Bene. Noi ci aspettiamo che la Grande distribuzione in Italia cominci a dire a chiare lettere: non vogliamo più la pasta che contiene glifosato e micotossine DON. Hanno il potere e l’autorevolezza per farlo. Che lo facciano”.

TRATTO DA: http://www.inuovivespri.it/2017/03/21/le-analisi-di-granosalus-sulla-pasta-un-mese-dopo-nessuna-denuncia-appello-dellassociazione-alla-gdo/