Etichetta di origine della pasta: il Salvagente si chiede quanto durerà? – Per non dimenticare: origine del grano nelle confezioni di pasta? La Barilla dice NO… Ora, chiedetevi PERCHÈ, soprattutto quando al supermercato fate la spesa!!

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Etichetta di origine della pasta: il Salvagente si chiede quanto durerà? – Per non dimenticare: origine del grano nelle confezioni di pasta? La Barilla dice NO… Ora, chiedetevi PERCHÈ, soprattutto quando al supermercato fate la spesa!!

 

Da Il Salvagente:

Etichetta di origine della pasta: quanto durerà?

“I pastai italiani sono pronti: ci siamo già adeguati, arrivando anche in anticipo rispetto alla data prevista, tanto che pacchi di pasta con la nuova etichetta sono già presenti in scaffale da alcune settimane”. Riccardo Felicetti, presidente dei pastai di AIDEPI (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta) non fa di certo salti di gioia per festeggiare l’esordio, avvenuto ieri, della dichiarazione obbligatoria dell’origine del grano per la pasta. Dopo i ricorsi al Tar – persi –  e quelli a Bruxelles, attraverso FoodDrinkEurope, l’associazione dei produttori alimentari europei che ha presentato un reclamo formale contro la decisione del governo italiano, Felicetti fa buona faccia a cattivo gioco. “Da questo momento in avanti – continua Felicetti – i consumatori avranno modo di verificare che dietro ottime marche di pasta a volte ci sono semole ricavate da grani duri italiani e altre volte, invece, semole che utilizzano anche ottimi grani duri stranieri. Perché la qualità non conosce frontiere. Non bisogna infatti confondere l’origine con la qualità del prodotto: tutto il grano che utilizziamo per la pasta italiana, per bontà, sicurezza e tracciabilità, è il migliore del mondo.”

Come leggere l’etichetta

Secondo quanto previsto dal decreto le confezioni di pasta secca made in Italy dovranno avere obbligatoriamente indicato in etichetta il nome del Paese nel quale il grano viene coltivato e quello di molitura; se proviene o è stato molito in più paesi possono essere utilizzate, a seconda dei casi, le seguenti diciture: paesi UE, paesi NON UE, paesi UE E NON UE. Inoltre, se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come a esempio l’Italia, si potrà usare la dicitura: “Italia e altri Paesi UE e/o non UE”.

Trasparenza a termine?

Il presidente di Aidepi, però, non molla: “Purtroppo, come temevamo, questa etichetta sarà presto superata dal Regolamento UE sull’origine degli alimenti, che arriverà questa estate e cambierà nuovamente le carte in tavola” spiega Felicetti. Il purtroppo più che per lo stop alla dichiarazione di origine sembra legato al fatto che “Noi pastai saremmo costretti a riadeguare nuovamente l’etichetta e il consumatore troverà questa informazione scritta in un modo differente.”

Secondo AIDEPI, la sola indicazione in etichetta dell’origine del grano non basta. Conclude Felicetti “Per incrementare la disponibilità di grano duro nazionale di qualità e prodotto in modo sostenibile in linea con le esigenze dell’industria molitoria e della pasta la strada giusta sono infatti i contratti di filiera, che diversi protagonisti del mondo grano-pasta hanno già intrapreso: in questo modo si garantisce ai pastai un grano adeguato e agli agricoltori un reddito certo, commisurato all’impegno profuso e alle specifiche condizioni ambientali e climatiche, garantendo al contempo una protezione dalle fluttuazioni del mercato”.

Il Canada paga l’abuso di glifosato

Peccato che al momento la realtà sia meno rosea, almeno a prestare fede ai dati della Borsa merci telematica italiana. La debolezza dei prezzi degli ultimi mesi del grano duro (quello usato per la pasta) avrebbero spinto i produttori ad un incremento delle superfici dedicate al grano tenero (per la panificazione) in Italia nel 2018.

Un dato che potrebbe dare nuovo impulso alle importazioni dall’estero, calate drasticamente del 10%  su base annua. Un risultato che si spiega con la drastica riduzione degli acquisti effettuati fuori dai confini comunitari (Canada in primis) osservata a dicembre e gennaio. Proprio dal Canada, giova ricordarlo, viene il grano sospetto di contenere i residui più alti di glifosato, il pesticida utilizzato anche poco prima della raccolta del grano per favorire l’essiccamento.

Assolutamente da leggere:

Indicare l’origine del grano nelle confezioni di pasta? La Barilla dice NO… Chiedetevi Perchè, soprattutto quando al supermercato fate la spesa!!

Riporta Codacons

ALIMENTARE: È OBBLIGO ORIGINE IN ETICHETTA PER RISO E PASTA

 

CODACONS: FINALMENTE CONSUMATORI AVRANNO TRASPARENZA SULL’ALIMENTO PIU’ CONSUMATO IN ITALIA

ORA ESTENDERE OBBLIGO ORIGINE A TOTALITA’ BENI ALIMENTARI

Esprime soddisfazione il Codacons per l’arrivo dell’obbligo di indicazione dell’origine in etichetta per pasta e riso, che entrerà ufficialmente in vigore il 16 e il 17 febbraio.
“Finalmente ai consumatori sarà garantita trasparenza e la possibilità di fare scelte consapevoli sull’alimento più consumato in Italia: la pasta – afferma il presidente Carlo Rienzi – Finora gli italiani sono stati del tutto all’oscuro sull’origine della materia prima, una situazione di incertezza che ha danneggiato il Made in Italy e dato vita ad inganni attraverso confezioni che richiamavano una italianità del prodotto nella realtà inesistente, perché grano e riso provenivano da paesi esteri”.
“Il prossimo passo da compiere è estendere l’obbligo dell’indicazione di origine in etichetta a tutti i prodotti alimentari, perché i consumatori hanno il diritto di sapere cosa mangiano e da dove arrivano le materie prime che finiscono sulle nostre tavole” – conclude Rienzi.

Pasta di “grano duro” a meno di 0,60 cent il kilo: cosa arriva sulle nostre tavole?

 

Pasta

 

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Pasta di “grano duro” a meno di 0,60 cent il kilo: cosa arriva sulle nostre tavole?

Non c’è bisogno di essere imprenditori agricoli per capire che un Kg di pasta di grano duro non può costare meno di 0,60 centesimi di euro al Kg. Se la vendono a tale prezzo c’è qualche cosa che non funziona. Ricordatevi sempre che, quando un alimento si vende a prezzi economicamente illogici, a farne le spese sono i produttori, l’ambiente e, soprattutto,la vostra salute! 

Pensavamo si trattasse di un’offerta di Natale. Ma ormai siamo a febbraio e il prezzo della pasta industriale – in offerta durante le vacanze natalizia a 0,69 centesimi di euro al Kg – è addirittura scesa: adesso si può acquistare a meno di 0,60 centesimi di euro al Kg.

Invitiamo i nostri lettori a riflettere. Partendo da una domanda: come può costare meno di 0,60 centesimi di euro un Kg di pasta di grano duro?

Facciamo quattro conti. Il grano va seminato. Prima della semina occorrono le lavorazioni del terreno.

Quindi: costi per la lavorazione dei terreni, costo delle sementi e costo della semina.

In questi pacchi di pasta non c’è scritto che proviene da grano duro coltivato in biologico. Che significa? Semplice: che ci sono i costi per il diserbo.

Diamo per scontato che non ci sono stati attacchi da parte di miceti o insetti.

Ad inizio estate il grano duro è pronto per essere raccolto. Morale: costi per la mietitrebbiatura.

Poi c’è lo stoccaggio dei prodotto: eliminiamo tale costo, diamo per scontato che il grano duro si venda subito (anche se sappiamo che non è così).

Poi c’è la lavorazione industriale: dalla molitura fino al confezionamento della pasta. Questi costi non li possiamo nascondere: ci sono!

Quindi la distribuzione: anche questa non è gratuita.

I ‘numeri’ calcolateli voi sommando tutti questi costi. Tenendo conto che se un Kg di pasta di grano duro industriale viene venduta, al dettaglio, a meno di 0,60 centesimi di euro, chi la vende ci deve guadagnare.

Ecco: se ci ragionate vi renderete conto voi stessi che un Kg di pasta di grano duro non può costare meno di 0,60 al Kg. In questo prezzo – e soprattutto in questa pasta – c’è qualcosa che non funziona!

Adesso vi riassumiamo, per sommi capi, un articolo che abbiamo scritto lo scorso 32 gennaio. Vi abbiamo raccontato della pasta prodotta a Fontana Murata, dalle parti di Valledolmo, al confine tra la provincia di Palermo e la provincia di Agrigento. Una pasta prodotta da un’azienda storica della famiglia Gioia.

Ebbene, un Kg di questa pasta artigianale – prodotta con grani duri antichi siciliani – costa 8 euro al Kg.

Non dobbiamo restare stupiti. L’articolo sulla pasta artigianale prodotta da Paola Gioia e Leonardo D’Angelo fa parte di un ‘viaggio’ nel mondo della pasta artigianale prodotta in Sicilia con grano duro siciliano.

Il prezzo – quando si tratta di pasta prodotta con i grani duri antichi della nostra Isola – oscilla tra i 7 euro e gli 8 euro al Kg.

La pasta prodotta con grano duro siciliano tradizionale costa un po’ di meno, ma sempre molto di più della pasta industriale. 

Se ne deve dedurre che la pasta industriale che viene venduta in Sicilia (noi ci fermiamo alla Sicilia, ma il discorso va esteso a tutta l’Italia) non può essere prodotta con il grano duro siciliano.

E non viene prodotta, in generale, con il grano duro del Sud Italia, che al limite entra nelle miscele.

Questo è paradossale, perché i consumatori del Sud Italia – dove si produce l’80% del grano duro italiano, che è uno dei migliori del mondo – dovrebbero mangiare pasta prodotta con il grano duro del Mezzogiorno italiano!

Se questo non avviene è perché la grande industria della pasta e la Grande distribuzione organizzata – con la ‘benedizione’ della politica italiana e dell’Unione Europea – fanno arrivare sulle tavole degli italiani una pasta industriale a prezzi troppo bassi per giustificare politiche agricole che penalizzano i produttori di grano duro del Sud Italia e la salute dei consumatori.

Quando parliamo di politica ci riferiamo al centrodestra e al centrosinistra, che nel Parlamento europeo e nel Parlamento italiano hanno votato in favore del CETA, il trattato commerciale internazionale che, tra le altre cose, prevede l’esportazione, in Europa (e soprattutto in Italia) di grano duro prodotto nelle aree fredde e umide del Canada: grano duro che contiene glifosato e micotossine DON!

Se a questo aggiungete che, da oltre un anno, il Governo nazionale di centrosinistra, nonostante la pressione esercitata da GranoSalus (l’associazione che raccoglie consumatori e produttori di grano duro del Sud Italia), non ha applicato la legge che ha istituito la CUN (la Commissione Unica Nazionale che, entrando in funzione, eliminerebbe le speculazioni al ribasso che penalizzano il grano duro del Sud Italia per favorire le industrie della pasta), è facile comprendere che è tutt’ora in corso una penalizzazione nei riguardi dei produttori di grano duro del Mezzogiorno d’Italia.

Cosa, questa, che, alla fine, penalizza anche i consumatori, costretti a mangiare una pasta industriale prodotta chissà come!

A questo punto una considerazione, una domanda e un consiglio.

La considerazione: la pasta industriale viene venduta ad un prezzo sbagliato, perché la produzione di grano duro ha dei costi che il prezzo al dettaglio della pasta industriale non considera.

La domanda: acquistando la pasta industriale a meno di 0,60 centesimo al Kg che cosa arriva sulle vostre tavole? E – mangiando tale pasta – che cosa ingerite nel vostro corpo?

Il consiglio: non mangiate più pasta industriale. E, soprattutto, non datela a mangiare ai bambini.

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2018/02/04/pasta-di-grano-duro-a-meno-di-060-eurokg-cosa-arriva-sulle-nostre-tavole/

Granosalus e i nuovi Vespri lanciano l’allarme e chiedono chiarezza: cosa sta succedendo nel porto di Catania e nei porti del sud? Siamo letteralmente invasi da grano e mais esteri, mentre il buon grano duro siciliano viene caricato e portato non si sa dove…

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Granosalus e i nuovi Vespri lanciano l’allarme e chiedono chiarezza: cosa sta succedendo nel porto di Catania e nei porti del sud? Siamo letteralmente invasi da grano e mais esteri, mentre il buon grano duro siciliano viene caricato e portato non si sa dove…

Da I Nuovi Vespri:

Le navi e il grano: assessore Bandiera, ci dice cosa sta avvenendo nel porto di Catania?

Il nuovo assessore regionale all’Agricoltura, Edy Bandiera, si è impegnato ad effettuare i controlli sul grano che arriverà in Sicilia. Bene. Visto che ci siamo, egregio assessore, ci può fare sapere cosa succede in queste ore nel porto di Catania? E’ vero che grandi quantitativi di grano duro siciliano sono stati caricati su due navi? Intanto i porti della Puglia sono letteralmente invasi da grano e mais esteri

Nel silenzio generale le navi cariche di grano continuano ad arrivare in Italia. Per ora – come informa il sito di GranoSalus – il via vai riguarda i porti della Puglia. In Sicilia, invece, avviene una cosa strana: il grano duro siciliano viene caricato e portato non si sa dove.

Fatti quattro conti, succede quanto segue: il nostro Paese continua ad essere invaso da grano duro estero; contemporaneamente, il grano duro siciliano (che insieme con il grano duro prodotto nel Sud Italia è uno dei migliori del mondo sotto il profilo della qualità) viene esportato non sa sa dove.

Lo scorso ottobre – tanto per citare un esempio – abbiamo scoperto che il grano duro siciliano e pugliese viene esportato nei Paesi del Nord Africa, che non ne vogliono proprio sapere di preparare il cus cus con il grano duro canadese!

Il nuovo assessore regionale all’Agricoltura, Edy Bandiera, ha affermato che effettuerà i controlli sul grano che arriva in Sicilia con le navi.

Bene, assessore Bandiera: perché non comincia ad informare i siciliani su che cosa è avvenuto e su che cosa sta avvenendo, in questi giorni, nel porto di Catania?

A noi risulta che il grano duro siciliano sarebbe stato acquistato a 21 euro per quintale più IVA (un prezzo basso rispetto al Desert Durum, il grano duro che si coltiva in California e in Arizona che, sotto il profilo qualitativo, è uguale, se non leggermente inferiore al nostro grano duro e che viene commercializzato ad un prezzo che oscilla da 40 a 45 dollari al quintale) per essere esportato.

Esportato dove? A noi ci rifilano il grano duro canadese e il grano duro siciliano va all’estero? Ci fa sapere qualcosa di ufficiale? Grazie in anticipo.

Chiuso il paragrafo siciliano del porto di Catania, vediamo che sta succedendo in Puglia. Chi ci segue da tempo magari troverà noiosa l’ulteriore precisazione: ma ripetere non fa mai male.

Il grano che sbarca nei porti pugliesi sia non lavorato, sia sotto forma di semola (in Puglia opera la più grande concentrazione di molini d’Italia) arriva in tutta l’Italia. Per questo è importante conoscere quanto e quale grano arriva in Puglia.

Ed è semplicemente incredibile che, durante i giorni di Natale, i porti pugliesi siano presi d’assalto dalle navi che scaricano grano e mais che arrivano da chissà dove! 

Sì, anche mais. Come se l’Italia del Centro Nord non producesse mais. Di questo mais che arriva in Italia dovrebbero occuparsi i signori della Lega Nord che, a parole, dicono di difendere l’agricoltura del Centro Nord Italia, ma che su certi temi – è incredibile che dobbiamo segnalarlo noi dalla Sicilia! – sembrano essere piuttosto distratti…

Invitiamo i nostri lettori a non prendere sottogamba l’arrivo con le navi del mais. Perché se il grano duro coltivato nelle aree umide e fredde potrebbe contenere le micotossine DON (dannose per la salute umana), il mais potrebbe contenere le aflatossine, che sono tra le sostanze più cancerogene contenute nel pianeta Terra!

Detto questo, andiamo a dare un’occhiata al grano che arriva in queste ore in Italia con le navi.

A Bari è arrivata oggi una nave di grano francese. “La nave – leggiamo nel sito di GranoSalus – sembra destinata a Casillo ed è una Bulk Carrier IMO 9486403 MMSI 538004639 costruita nel 2012, battente bandiera Isole Marshall (MH) con una stazza lorda di 23322 ton, summer DWT 33889 ton. Il nome della gigantesca portarinfuse è SAINT VASSILIOS. Ha cinque stive ed è partita da Rouen (Francia) il 21 dicembre 2017 alle ore 19:06 e arriverà a Bari il 29 dicembre alle ore 9:00. Il carico è di oltre 250 mila quintali”.

“Nel frattempo – prosegue l’articolo – nel porto ci sono già due navi provenienti dall’Ucraina che stanno scaricando circa 500 mila quintali di mais. Sono arrivate nello stesso giorno al porto di Bari (il 27 dicembre) e trasporterebbero una quantità inconsueta di mais che ci lascia un po’ perplessi”.

E lascia perplessi anche noi: il Centro Nord Italia non produce più mais? Non conosciamo la realtà produttiva di quella che i leghisti chiamano “Padania”: ma l’arrivo di tutto ‘sto mais non ci sembra un fatto ordinario.

Tornando alle navi che scaricano mais il sito di GranoSalus scrive:

“La prima è la GANT FLAIR, una Bulk Carrier IMO 9554066 MMSI 636016926 costruita nel 2010, battente bandiera Liberia (LR) con una stazza lorda di 17018 ton, summer DWT 28339 ton. La portarinfuse è partita da Yuzhni (Ucraina) il 18 dicembre 2017 alle ore 14:57 ed è arrivata a Bari il 27 dicembre alle ore 9:03. Il carico è di oltre 200 mila quintali”.

“La seconda NAVE si chiama ANDREA ENTERPRISE, è una Bulk Carrier IMO 9749946 MMSI 353929000 costruita nel 2017, battente bandiera PANAMAS (PA) con una stazza lorda di 21525 ton, summer DWT 34552 ton. La portarinfuse è partita da Chornomorsk (Ucraina) il 20 dicembre 2017 alle ore 00:40 ed è arrivata a Bari il 27 dicembre alle ore 10:26. Il carico è di oltre 250 mila quintali”.

“Una nave di grano francese già scaricata – leggiamo sempre nell’articolo di GranoSalus – è la General Cargo ANJA C IMO 9362669 MMSI 235011150 costruita nel 2006, battente bandiera United Kingdom (GB) con una stazza lorda di 5604 ton, summer DWT 8098 ton. La nave proveniente da Fos Sur Mer (Francia) è arrivata a Bari il 10 dicembre alle ore 10:00. Il carico era di oltre 60 mila quintali”.

“Un’altra nave di grano ucraino già scaricata – prosegue l’articolo – è la General Cargo HACI HILMI II IMO 9014561 MMSI 271000226 costruita nel 1992, battente bandiera Turchia (TR) con una stazza lorda di 3989 ton, summer DWT 6443 ton. La nave proveniente da Reni (Ucraina) è arrivata a Bari l’ 8 dicembre alle ore 16:00. Il carico era di oltre 50 mila quintali”.

“Un’altra nave di grano ucraino già scaricata – conclude GranoSalus – è la General Cargo BAKAN IMO 9136840 MMSI 249870000 costruita nel 1996, battente bandiera MALTA (MT) con una stazza lorda di 4335 ton, summer DWT 6830 ton. La nave proveniente da Mariupol (Ucraina) è arrivata a Bari il 5 dicembre alle ore 8:00. Il carico era di oltre 50 mila quintali”.

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/12/29/le-navi-e-il-grano-assessore-bandiera-ci-dice-cosa-sta-avvenendo-nel-porto-di-catania/

 

Da Granosalus:

Grano estero: via vai di navi straniere anche a Natale e Capodanno/1

 L’invasione silenziosa di grano estero e mais nei porti pugliesi di Bari, Barletta, Molfetta e Manfredonia non ha tregua neanche durante le feste di Natale e Capodanno. Provenienza Ucraina e Francia

In questo primo articolo esamineremo la situazione al Porto di Bari

A Bari è previsto per domani l’ arrivo di una nave di grano francese. La nave sembra destinata a Casillo ed è una Bulk Carrier IMO 9486403 MMSI 538004639 costruita nel 2012, battente bandiera Isole Marshall (MH) con una stazza lorda di 23322 ton, summer DWT 33889 ton. Il nome della gigantesca portarinfuse è SAINT VASSILIOS. Ha cinque stive, è partita da Rouen (Francia) il 21 dicembre 2017 alle ore 19:06 e arriverà a Bari il 29 dicembre alle ore 9:00. Il carico è di oltre 150 mila quintali

Nel frattempo nel porto ci sono già due navi provenienti dall’ Ucraina che stanno scaricando circa 500 mila quintali di mais. Sono arrivate nello stesso giorno al porto di Bari (il 27 dicembre) e trasportano una quantità inconsueta di mais che ci lascia un po’ perplessi.

La prima è la GANT FLAIR, una Bulk Carrier IMO 9554066 MMSI 636016926 costruita nel 2010, battente bandiera Liberia (LR) con una stazza lorda di 17018 ton, summer DWT 28339 ton. La portarinfuse è partita da Yuzhni (Ucraina) il 18 dicembre 2017 alle ore 14:57 ed è arrivata a Bari il 27 dicembre alle ore 9:03. Il carico di oltre 200 mila quintali è destinato alla Cofco Resources di Ravenna

La seconda NAVE si chiama ANDREA ENTERPRISE, è una Bulk Carrier IMO 9749946 MMSI 353929000 costruita nel 2017, battente bandiera PANAMAS (PA) con una stazza lorda di 21525 ton, summer DWT 34552 ton. La portarinfuse è partita da Chornomorsk (Ucraina) il 20 dicembre 2017 alle ore 00:40 ed è arrivata a Bari il 27 dicembre alle ore 10:26. Il carico di oltre 250 mila quintali è destinato alla Gavilon srl

Una nave di grano francese già scaricata è la General Cargo ANJA C IMO 9362669 MMSI 235011150 costruita nel 2006, battente bandiera United Kingdom (GB) con una stazza lorda di 5604 ton, summer DWT 8098 ton. La nave proveniente da Fos Sur Mer (Francia) è arrivata a Bari il 10 dicembre alle ore 10:00. Il carico era di 63 mila quintali

Un’ altra nave di grano ucraino – già scaricata – è la General Cargo HACI HILMI II IMO 9014561 MMSI 271000226 costruita nel 1992, battente bandiera Turchia (TR) con una stazza lorda di 3989 ton, summer DWT 6443 ton. La nave proveniente da Reni (Ucraina) è arrivata a Bari l’ 8 dicembre alle ore 16:00. Il carico era di 60 mila quintali destinati a Casillo

Un ultima nave di grano ucraino – già scaricata – è la General Cargo BAKAN IMO 9136840 MMSI 249870000 costruita nel 1996, battente bandiera MALTA (MT) con una stazza lorda di 4335 ton, summer DWT 6830 ton. La nave proveniente da Mariupol (Ucraina) è arrivata a Bari il 5 dicembre alle ore 8:00. Il carico era di circa 58 mila quintali destinati al Gruppo Casillo

fonte: https://granosalus.it/2017/12/28/grano-estero-via-vai-di-navi-straniere-anche-a-natale-e-capodanno/

Grano estero: via vai di navi al porto di Barletta e Molfetta /2

Le navi estere di grano e mais si danno appuntamento nello stesso giorno nei porti pugliesi di Barletta e Bari. Che strane coincidenze! Anche Molfetta è tappa dell’invasione silenziosa di grano straniero durante le feste di Natale e Capodanno. Provenienza Ucraina, Russia e Francia

In questo secondo articolo esamineremo la situazione al Porto di Barletta e Molfetta

A Barletta ci sono due navi di grano russo e francese che si sono date appuntamento nello stesso giorno: il 27 dicembre. Strana coincidenza! Perchè nello stesso giorno anche a Bari c’è una confluenza di altre navi. Come mai questa data? Esigenze logistiche o minori controlli dovuti alle festività?

La prima nave è una carretta del mare costruita nel 1981. Si tratta di una General Cargo IMO 8230467 MMSI 273339300, battente bandiera Russia (RU) con una stazza lorda di 2600 ton, summer DWT 3208 ton. Il nome della piccola portarinfuse è VOLGO BALT 232. E’ partita da Samsun (Turchia) l’ 8 dicembre 2017 alle ore 6:29, ha caricato al porto russo di YEISK ed è arrivata a Barletta il 27 dicembre alle ore 16:38. Il carico è di oltre 25 mila quintali

La seconda nave è stata costruita nel 2007. Si tratta di una General Cargo IMO 9391024 MMSI 248261000, battente bandiera Malta (MT) con una stazza lorda di 5629 ton, summer DWT 8046 ton. Il nome della  portarinfuse è MANISA GRETA. E’ partita da Sete (Francia) il 21 dicembre 2017 alle ore 15:47 ed è arrivata a Barletta il 27 dicembre alle ore 8:29. Il carico è di oltre 60 mila quintali

Un’ altra nave di grano ucraino già scaricata è la General Cargo MUZAFFER BEY IMO 9452127 MMSI 370824000 costruita nel 2007, battente bandiera Panama (PA) con una stazza lorda di 3796 ton, summer DWT 5110 ton. La nave proveniente da Reni (Ucraina) è arrivata a Barletta il 6 dicembre di pomeriggio. Il carico era di oltre 40 mila quintali

A Molfetta è arrivata prima di Natale una nave costruita nel 1986, che definire una carretta è eufemistico. Si tratta di una General Cargo IMO 8603547 MMSI 352384000, battente bandiera Panama (PA) con una stazza lorda di 3801 ton, summer DWT 5528 ton. Il nome della piccola portarinfuse è SEA EXPLORER. E’ partita da Reni (Ucraina) ed è arrivata a Molfetta il 15 dicembre alle ore 15:00. Il carico di grano era di oltre 40 mila quintali

fonte: https://granosalus.it/2017/12/29/grano-estero-via-vai-di-navi-al-porto-di-barletta-e-molfetta-2/

Micotossine? Don? Pesticidi? Glifosato? Monsanto? Ma chi se ne frega: grano duro, a settembre raddoppiano le importazioni! …E ciaone al buon grano Italiano!

 

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Micotossine? Don? Pesticidi? Glifosato? Monsanto? Ma chi se ne frega: grano duro, a settembre raddoppiano le importazioni! …E ciaone al buon grano Italiano!

 

Grano duro, a settembre raddoppiano le importazioni

Il dato dell’import diffuso l’11 ottobre 2017 da Bmti – 250mila tonnellate – mentre i prezzi all’ingrosso del cereale pastificabile italiano perdono il 2% nello stesso mese. Foggia stabile su 227 euro/ton. Ismea (origine) fermo a 222,5

Borsa merci telematica italiana ha reso nota ieri, 11 ottobre 2017, la rilevazione sull’import italiano di grano duro dai paesi extra Ue di settembre 2017, comunicata dalla Dg Agricoltura della Commssione Ue: ben 250mila tonnellate, che significa raddoppiata rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Un quantitativo che ha inciso sul prezzo all’ingrosso delgrano duro nazionale fino in tutta Italia per un -2%, unitamente ad aspettative pesanti, indotte anche dalle elevate scorte italiane ed estere del cereale pastificabile. Il cedimento del prezzo del grano duro fino nazionale di settembre su agosto, registrato dall’Osservatorio prezzi della Camera di commercio di Foggia, era stato del  3,34%, ben maggiore della media nazionale elaborata da Bmti.

E a Foggia il grano duro fino nazionale all’ingrosso sempre ieri, 11 ottobre 2017, risulta nuovamente stabile dopo che il 4 ottobre si era assistito ad un nuovo calo, il quarto successivo cedimento rispetto alle quotazioni del 30 agosto. E così si continua a registrare da quella data una perdita, che nei valori massimi si attesta a -5,42%.

Nella seduta di ieri, la Borsa merci della Camera di commercio ha segnalato un livello di attività improntato alla calma, torna quindi la stabilità per il grano duro fino nazionale. Intanto, sul fronte dei prezzi all’origine, si segnala l’ultima rilevazione Ismea del 4 ottobre scorso a Foggia, che per questo cereale continua a segnalare un 222,5 euro, stabile, ma in perdita sui valori di fine agosto del 4,30%.

Il grano duro fino nazionale all’ingrosso a Foggia è stato quotato ieri l’altro a 222 euro la tonnellata sui valori minimi e 227 euro sui massimi, stabile sulla seduta del 4 ottobre in entrambi i casi. Questi gli esisti registrati dall’Osservatorio prezzi della Borsa merci della Camera di commercio del capoluogo pugliese, stante le condizioni di “franco partenza luogo di stoccaggio”. Si tratta di valori che si presentano decisamente più bassirispetto alle ultime tre sedute di agosto, nelle quali il cereale era stato quotato sempre a 240/235.

Il persistere dei cali nelle ultime sedute nei prezzi all’ingrosso del grano duro pastificabile nazionale in Puglia, e sulla stessa tendenza c’è anche il prezzo all’origine, risente – a questo punto – di più fattori.
Intanto iniziano a pesare le scorte elevate del cereale pastificabile, presenti sia in Italia che nel resto del mondo, che consentono a molini e pastifici di neutralizzare almeno in parte, e fino ad ora, gli effetti rialzisti della riduzione dell’offerta da parte del settore agricolo italiano, colpito dalla magra trebbiatura del 2017.

E poi c’è il deciso raddoppio dell’export. Ieri, in un comunicato stampa la Bmti, nel sottolineare come i prezzi siano in calo a settembre per i frumenti di origine nazionale, afferma: ”Ad incidere negativamente è stata soprattutto la pressione esercitata dall’ampia offerta di prodotto disponibile sul mercato estero. Nel caso del grano duro (fino), i prezzi hanno ceduto il 2% su base mensile, scendendo sui 230 euro/t ma mantenendosi più alti del 24% rispetto allo scorso anno”.

Bmti riferisce così della sua analisi mensile sul mercato cerealicolo, realizzata sulla base dei prezzi ufficiali all’ingrosso rilevati dalle Camere di commercio italiane. “In particolare, nonostante la conferma di un raccoltonazionale in deciso calo rispetto al 2016, le quotazioni del grano duro hanno risentito del considerevole afflusso di prodotto estero – continua la nota –l’analisi dei dati diffusi dalla Dg Agricoltura della Commissione Europea mostra che a settembre l’import italiano dai paesi extra Ue (Canada in primis) è stato pari ad oltre 250mila tonnellate, quasi il doppio rispetto allo scorso anno e ai massimi delle ultime annate”.

A Foggia, intanto, si affievolisce la differenza di prezzo tra il nuovo raccolto ed il vecchio. Con questi valori infatti il prezzo del grano duro fino nazionale all’ingrosso risulta aumentato solo del 19,47% se si raffronta il prezzo massimo registrato ieri con quello fissato sulla piazza di Foggia dalla Borsa merci della Camera di commercio il 7 giugno scorso: 190 euro alla tonnellata. Lo stesso differenziale aveva raggiunto il 26,31% nella seduta del 30 agosto 2017.

Inoltre, su base annua, il prezzo massimo all’ingrosso risulta maggiore rispetto alla quotazione del 12 ottobre 2016 – 207,00 euro alla tonnellata – del 9,66%, anche se questa forbice nelle ultime quattro sedute del 2017 appare ridursi, anche per l’incremento dei prezzi conosciuto dal grano duro sulla piazza di Foggia nelle corrispondenti sedute di un anno fa.

L’ultima rilevazione di Ismea sui prezzi medi all’origine del grano duro fino nazionale sulla piazza di Foggia – 222,5 euro alla tonnellata alle condizioni di “franco magazzino – partenza” – risale al 4 ottobre scorso e viene riferita come stabile sulle settimane precedenti. Ismea aveva rilevato però un prezzo medio il 29 agosto di 232,5 euro la tonnellata, rispetto alla quale si continua a registrare una perdita secca del -4,30%.

fonte: http://agronotizie.imagelinenetwork.com/agricoltura-economia-politica/2017/10/12/grano-duro-a-settembre-raddoppiano-le-importazioni/55927?ref=cookie-accepted

Sorpresa: Non bastava il grano duro per la pasta. Ora arriva dal Canada anche il grano tenero per dolci, pane e pizze. Una nuova beffa per gli italiani e con molta probabilità un ulteriore danno per la salute!

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Sorpresa: Non bastava il grano duro per la pasta. Ora arriva dal Canada anche il grano tenero per dolci, pane e pizze. Una nuova beffa per gli italiani e con molta probabilità un ulteriore danno per la salute!

Ecco a Voi la pizza fatta con la farina del grano Canadese. Se solo fosse di qualità come il nostro, si sarebbe fatto 8.000 km stipano in una nave… Una nuova beffa per gli italiani e con molta probabilità un ulteriore danno per la salute!

L’allarme lo lancia ancora una volta il blog Siciliano I Nuovi Vespri, dato che i media “ufficiali” su queste questioni mantengono il più omertoso silenzio.

Da I Nuovi Vespri:

Sorpresa: arriva dal Canada anche il grano tenero per dolci, pane e pizze. Un beffa per la Sicilia!

Infatti, nella nostra Isola, noi possiamo contare su un grano tenero antico – il maiorca – che dovrebbe essere la base per i nostri dolci, per il nostro pane e per le nostre pizze. Perché la Sicilia deve dire No al grano duro e, adesso, anche al grano tenero canadese. GranoSalus ci racconta che, in queste ore, tre navi cariche di grano canadese sono presenti nel porto di Bari. E scaricano anche grano tenero. Perché è importante parlare del grano in campagna elettorale: Siciliani, attenti a chi votate!

La battaglia per un grano pulito è ancora lunga. E adesso si arricchisce di un nuovo tassello. Dal Canada, con le ‘famigerate’ navi, non arriva solo il grano duro per produrre pasta: arriva anche il grano tenero per i panifici, i biscottifici e per le pizzerie! Insomma, mentre il Parlamento italiano ormai alle ultime battute della legislatura (nella primavera prossima, è noto, si voterà per le elezioni politiche nazionali) si prepara a discutere e ad approvare il CETA – il discusso trattato internazionale tra Canada e UE (che la Commissione Europea, fregandosene dei Parlamenti dei 27 Paesi dell’Unione che ancora non si sono pronunciati sulla stesso CETA, sta già applicando, con sanzioni per chi non si adeguerà, in Italia continuano ad arrivare navi cariche di grano canadese.

Il CETA – per la cronaca – impone a 27 Paesi europei di mangiare i prodotti a base di grano canadese. E’ il prezzo che bisogna pagare alle multinazionali: in Europa i cittadini, che gli piaccia o no, debbono mangiare pasta, pane, pizze, dolci e via continuando prodotti con il grano canadese, pur sapendo che contiene contaminanti; in cambio le multinazionali vanno a fare affari in Canada.

Gli affari – e quindi il denaro – a scapito della salute di milioni di persone. Sarebbe questa l’Europa dei popoli?

GranoSalus e I Nuovi Vespri – che da tempo combattono insieme questa battaglia in favore dei consumatori e a sostegno degli agricoltori del Sud Italia che producono grano duro – hanno deciso di continuare a battersi contro questa follia con iniziative comuni che verranno comunicate ai nostri lettori e, in generale, a tutte le persone di buona volontà che non vogliono che, sulle proprie tavole, arrivino derivati del grano che contengono contaminanti e, segnatamente, glifosato e micotossine DON.

Insomma, la battaglia continua con sempre maggiore determinazione. Così, per entrare subito in tema, denunciamo che, in queste ore, ben tre navi cariche di grano canadese sono presenti nel porto di Bari.

“Non ha sbagliato GranoSalus a pensare che gli industriali italiani dicessero delle frottole sull’uso di grano canadese arricchito di contaminanti – leggiamo sul sito di GranoSalus -. Il grano canadese arriva continuamente. Che sia duro o tenero ha poca importanza. Del resto, il test sulle paste ha confermato la presenza dei residui di Don, Glifosate e Cadmio. Un test che non è stato sconfessato dinnanzi ai giudici di Roma e Trani. Ma la tendenza degli industriali a mentire non rappresenta più un luogo comune: anzi adesso è confermata dalle navi. Tre navi canadesi al porto di Bari! Sull’ultima nave Divella ha comunicato telefonicamente che si tratta di grano tenero anche se sui documenti ufficiali ‘erroneamente’ avrebbero indicato grano duro”.

Questa la precisazione del gruppo Divella riportato sempre nel sito di GranoSalus:

“Non trattasi di grano duro canadese bensì di grano tenero canadese varietà manitoba, diversamente da quanto indicato nella documentazione ufficiale sanitaria che erroneamente riporta il duro e che sarà oggetto di rettifica nei prossimi giorni da parte degli uffici competenti”.

Come potete leggere, c’è la conferma ufficiale che in Italia arriva anche grano tenero canadese!

Questo per la Sicilia è assurdo, perché nella nostra Isola – che per i dolci vanta un’antica e grande tradizione – noi abbiamo il nostro grano tenero, come ricorda Wikipedia:

“Il grano maiorca o mjorca (Triticum vulgare Host. var. albidum Koern)[2][3] è un tipo di grano tenero antico a chicco bianco a maturazione veloce, da secoli coltivato in Sicilia soprattutto in terreni aridi e marginali, da sempre è stato considerato come il sinonimo del grano tenero siciliano e la sua farina sinonimo di farina per dolci”.

Ma come: abbiamo la possibilità di coltivare il grano tenero maiorca, che è “sinonimo del grano tenero siciliano e la sua farina sinonimo di farina per dolci” e importiamo anche il grano tenero dal Canada?

E che fa il Governo regionale siciliano? Insieme con la solita Unione Europea, paga gli agricoltori siciliani per non fargli coltivare il nostro grano! Cari Siciliani, svegliatevi!

Volete ancora votare questa gente alle elezioni regionali del 5 novembre?

Volete ancora votare per l’assessore regionale all’Agricoltura, Antonello Cracolici, quello che dice di avere una “storia politica autentica”, un governante della Sicilia che fino ad oggi non ha detto mai detto una sola parola sullo scandalo del grano canadese che invade le nostre tavole?

Volete votare ancora per il PD e per Forza Italia che al Parlamento Europeo hanno votato in favore del CETA?

E che dire del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, la nuova ‘Sinistra’ che avanza? Ma avanza per andare dove? Possibile che il presidente di una delle due più importanti Regioni italiane per la produzione di grano (la seconda è la Sicilia) non abbia nulla da dire?

In Sicilia siamo abituati al vuoto-niente di Rosario Crocetta. Ma anche in Puglia, a quanto pare, non scherzano. E’ un caso che Emiliano e Crocetta sono entrambi del PD?

Tra navi nel porto di Bari significa che questo grano, sotto forma di prodotti derivati, arriverà sulle tavole di tutti gli italiani. E’ in Puglia, infatti, che si concentra il 90 per cento circa dei molini italiani. E da questa Regione che i derivati del grano finiscono in tutta l’Italia per essere trasformati in pasta e in altri prodotti. Per poi finire sulle nostre tavole e, nel caso della pasta, in tanti altri Paesi del mondo.

Sappiamo che la battaglia che stiamo conducendo è difficile. Perché ci scontriamo con le Regioni praticamente assenti (in Sicilia, dove si voterà il prossimo 5 novembre, c’è un solo candidato alla presidenza della Regione – il titolare di questo blog, Franco Busalacchi – che affronta questo argomento: il resto è silenzio), con un Governo nazionale favorevole al CETA, con un Parlamento nazionale che, fino ad oggi, ha potuto contare su una maggioranza favorevole al grano canadese.

Non è arrivato il momento di dire basta? Ci rivolgiamo ai Siciliani: il 5 novembre si voterà per le elezioni regionali. Cominciate a riflettere sul fatto che noi, qui in Sicilia, mangiamo ogni anno un quantitativo di pasta che è cinque-sei volte superiore alla media europea.

A Bruxelles hanno fissato dei limiti, circa la presenza di alcuni contaminanti – ci riferiamo alle mocotossine DON – che sono tarati per un consumo di pasta che non va oltre i 5 chilogrammi all’anno. In Sicilia e nel Sud Italia, in media, noi mangiamo da 25 a 30 chilogrammi di pasta ogni anno!

Imponendoci la pasta prodotta con il grano duro canadese, questi signori dell’Unione Europea – Commissione Europea e Parlamento Europeo – ci avvelenano a norma di legge! E avvelenano soprattutto i bambini.

“Con i nostri test – leggiamo sul sito di GranoSalus – che analizzano ciò che il Ministero esclude (ad es il glifosate), abbiamo dimostrato che Divella e La Molisana, grazie alle miscele con grani esteri, producono paste non idonee al consumo dei bambini di età inferiore ai tre anni, in relazione ai limiti di DON, senza che loro lo scrivano sulle confezioni”.

La battaglia è ancora lunga: e noi la combatteremo.

“Il motivo della nostra intransigenza è semplice – si legge sempre nel sito di GranoSalus -. Non siamo la Coldiretti, che fa finta di fare #laguerradelgrano. GranoSalus ha dimostrato a Divella, Barilla, De Cecco, Garofalo, La Molisana e Granoro quanto siano vere le nostre analisi in Tribunale. Un’associazione di privati, autofinanziata che, di fatto, si è sostituita ai (non) controlli del Ministero della Salute. Con un metodo semplice: autocontrollo e autocertificazione”.

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/09/30/sorpresa-arriva-dal-canada-anche-il-grano-tenero-per-dolci-pane-e-pizze-un-beffa-per-la-sicilia/#_

L’accusa di Granosalus: Da quattro giorni a Pozzallo una nave scarica grano duro canadese (quello cresciuto tra la neve a forza di glifosato e pieno di micotossine), ma sembra che ai nostri politici, che si girino tutti dall’altra parte, non freghi proprio niente…!!

 

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L’accusa di Granosalus: Da quattro giorni a Pozzallo una nave scarica grano duro canadese (quello cresciuto tra la neve a forza di glifosato e pieno di micotossine), ma sembra che ai nostri politici, che si girino tutti dall’altra parte, non freghi proprio niente…!!

Al porto di Pozzallo arriva grano canadese al glifosate, ma le autorità lo ignorano

Incredibile: proprio nel giorno in cui abbiamo raccontato dell’Unione Europea e della regione che pagano gli agricoltori siciliani per non fargli coltivare il grano duro, una nave con 190 quintali di grano duro canadese attraccava nel porto di Pozzallo e cominciava a scaricare grano duro canadese. Lo rivela GranoSalus. Il grano duro canadese viene portato nei silos di Castel di Iudica dove viene miscelato con il grano siciliano e…  

Tre giorni fa abbiamo raccontato come Unione Europea e Regione siciliana pagano gli agricoltori della nostra Isola per non fargli coltivare il grano duro (qui il nostro articolo pubblicato il 29 luglio scorso). L’obiettivo è chiaro: favorire l’importazione, in Italia, di grano duro estero, meglio se canadese. Oggi, manco a farlo apposta, apprendiamo che, nel porto di Pozzallo, in provincia di Ragusa, nei giorni scorsi, ha attraccato una delle solite navi cariche di grano duro prodotto in Canada.

La notizia la leggiamo sul sito di GranoSalus, l’associazione che raccoglie produttori di grano duro di tutto il Sud Italia e tanti consumatori:

“Al porto di Pozzallo – si legge nel sito di GranoSalus – è arrivata una nave di grano duro canadese al glifosate (o glifosato ndr) proveniente da Montreal. Il carico, secondo fonti attendibili, è pari a 190 mila quintali e la qualità media. Il controllo analitico dell’Ufficio di Sanità Marittima (Usmaf) non c’è stato, specie sul glifosate, e dal 28 luglio sono iniziate le operazioni di scarico. Del resto, il Ministero della Salute, da cui dipende l’Usmaf, non sembra aver inserito il glifosate nel protocollo dei pesticidi da ricercare, sebbene ne abbia vietato l’uso in pre raccolta in Italia”.

Dunque, il giorno prima del nostro articolo – che per inciso è stato letto da migliaia e migliaia di persone – a Pozzallo scaricavano grano duro canadese!

Incredibile: noi raccontavamo che gli uffici della Regione siciliana, con i soldi del PSR, sigla che sta per Piano di Sviluppo Rurale, da febbraio, pagavano gli agricoltori siciliani invitandoli a non coltivare più grano duro e, a Pozzallo, nelle stesse ore, si scaricava grano duro canadese!

“Il porto di Pozzallo – leggiamo sempre nel sito di GranoSalus – è da tempo al centro di una sorta di triangolazione di navi cariche di grano duro che arrivano dall’Europa dell’Est, Ucraina e Bielorussia in primis, e da Turchia e Grecia, fino alla Tunisia. A denunciarlo è stato anche Nello Musumeci in una conferenza stampa tenuta a Roma con Giorgia Meloni”.

“Questa volta, però, la nave arriva dal Canada – scrive sempre GranoSalus -. Da quattro giorni centinaia di autotreni si affrettano a scaricare la LAKE ONTARIO una Bulk Carrier IMO 9283538 MMSI 304603000 costruita nel 2004, battente bandiera Antigua Barbuda(AG) con una stazza lorda di 18825 ton, summer DWT 27783 ton”.

A questo punto arriva la notizia che ‘delizierà’ tanti siciliani:

“Il grano della porta rinfuse di dubbia qualità tossicologica è arrivato a Pozzallo il 27 luglio ed è diretto ai Silos di Castel di Iudica (CT), dove viene praticamente miscelato con grano siciliano per essere poi trasformato in semola”.

E ancora:

“Fonti certe ci riferiscono che le operazioni di scarico sono iniziate il 28 luglio senza che siano state effettuate le analisi del glifosate da parte dell’Usmaf di Siracusa. La procedura, infatti, prevede un controllo materiale solo sul 5% delle navi che arrivano”.

“E’ evidente – si sottolinea nell’articolo riportato sul sito di GranoSalus – che ancora una volta il provvedimento di ammissione all’importazione è stato concesso solo sulla base di un controllo documentale. Ed il fatto che il codice Taric riporti una qualità media non dà alcuna certezza sull’assenza di glifosate, che da noi è vietato per ragioni di precauzione. Le autorità italiane, dunque, continuano ad ignorare il divieto d’uso del glifosate e la sua probabile cancerogenità. Eppure dalle analisi effettuate dalla nostra associazione su alcuni campioni di grano canadese arrivato in Puglia, il glifosate risulta sempre presente. Noi lo abbiamo già segnalato alle autorità competenti. Anche a quelle di Pozzallo… (QUI LE ANALISI SULLA PASTA INDUSTRIALE ITALIANA PROMESSE DA GRANOSALUS).

Nell’articolo di GranoSalus si segnalano due regolamenti in contrasto tra loro:

“Se è vero che il regolamento europeo n° 293/ 2013 fissa i limiti – si legge nell’articolo – è pur vero che il regolamento successivo n° 1313/ 2016 stabilisce un vero e proprio divieto all’uso di glifosate in pre raccolta. Tale divieto scaturisce dall’applicazione (ma solo sulla carta) del principio di precauzione, giacché il dibattito scientifico sulla cancerogenità di questa molecola è ancora in corso. Ma il Ministero ritiene che le due norme possano convivere, senza neppure spiegarlo attraverso una circolare interpretativa. Mentre lo Stato della California lo ha già bandito”.

“Il divieto recepito dal Ministero della Salute attraverso un decreto dirigenziale – si legge sempre nell’articolo di GranoSalus – imporrebbe di inserire il glifosate nel protocollo dei pesticidi da ricercare sempre, e non a sondaggio (5%), a tutela della salute dei consumatori. Ciò al fine di evitare di ritrovare il pericoloso erbicida in tutti i derivati del grano, pasta in primis. O nelle urine delle mamme in gravidanza! Se c’è un divieto allora vuol dire che c’è un rischio di potenziale pericolosità per la salute pubblica… che non può essere accertato solo nel 5% dei casi, ma va investigato sempre, su ogni nave che arriva dal Canada”.

“Chiediamo al Ministro Lorenzin di sanare questo paradosso – conclude l’articolo -. Lorenzin faccia rispettare tale divieto sempre, derogando se necessario alle procedure operative standard…e dia disposizioni agli uffici Usmaf periferici di analizzare sempre il glifosate. Ne va della salute pubblica!”.

P.S.

Ci chiediamo e chiediamo: i parlamentari nazionali catanese e i parlamentari regionali eletti nel collegio di Catania hanno qualcosa da dire a proposito del fatto che il grano duro canadese è finito nel silos di Castel di Judica per essere miscelato con grano duro siciliano e trasformato in semola? Che ne faranno di questa semola? Verrà esportata o verrà consumata in Sicilia sotto forma di derivati del grano? 

QUI L’ARTICOLO DI GRANOSALUS

Vergognoso – Da Regione e UE soldi agli agricoltori siciliani per non coltivare il nostro grano. E così il grano al glifosato canadese avrà via libera!!

 

agricoltori

 

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Vergognoso – Da Regione e UE soldi agli agricoltori siciliani per non coltivare il nostro grano. E così il grano al glifosato canadese avrà via libera!!

 

Regione e UE: soldi agli agricoltori siciliani per non coltivare il grano. E così arriva il grano canadese!

Ecco cosa fa la Regione siciliana: distribuisce ricchi premi agli agricoltori della nostra Isola che non coltiveranno il grano duro per sette anni! Meno grano duro prodotto in Sicilia, più giustificazioni per il grano duro che arriva con le navi. Così la Regione siciliana si genuflette agli interessi delle multinazionali, dell’Unione Europea e del Canada. Il tutto a scapito dei consumatori che mangeranno sempre più grano ‘estero’ con annessi e connessi

Che l’ha detto che la Regione siciliana non fa nulla per i produttori di grano duro della nostra Isola? Fa, invece. E sapete cosa fa, guarda caso a partire da quest’anno, proprio mentre infuria in tutto il mondo la polemica sul grano duro canadese pieno di glifosato e micotossine DON? Regala un po’ di soldi ad ogni agricoltore siciliano che decide di non coltivare più grano duro per sette anni! Sì, avete letto bene: tu, agricoltore di Sicilia, ti stai buono per sette anni tenendo i terreni a pascolo e io, Regione, ti regalo 360-370 euro ad ettaro. I soldi li tira fuori l’Unione Europea.

Il discorso non fa una grinza. Il Parlamento Europeo approva il CETA, il trattato commerciale internazionale tra Unione Europea e Canada che prevede, tra le altre cose, che l’Europa acquisti il grano duro che il Canada produce nelle aree fredde e umide. Sono 4 milioni di tonnellate di grano duro canadese all’anno (come potete leggere in questo articolo che abbiamo scritto lo scorso dicembre) ‘ricco’ di glifosato e micotossine DON.

Ovviamente ci sono tante lamentele. Mezzo mondo, ormai, sa di che pasta è fatto (è proprio il caso di dirlo!) il grano duro canadese coltivato nelle aree umide. I consumatori hanno cominciato a riflettere sulla pasta industriale che arriva sulle loro tavole. E i produttori di grano duro del Mezzogiorno d’Italia, massacrati dalla concorrenza sleale dei canadesi, sono in rivolta. Un’associazione di produttori di grano del Sud e di consumatori – GranoSalus – ha fatto effettuare le analisi su otto marche di pasta italiane (qui i risultati delle analisi).

Gli industriali dicono che debbono ricorrere al grano duro estero (nessuno nomina più il grano duro canadese, chissà perché…) perché il grano duro prodotto nel Sud Italia non basta. Per certi versi hanno ragione, se è vero che, negli ultimi anni, 600 mila ettari di seminativi del Sud Italia sono stati abbandonati. Tutto grano duro che non si coltiva più, rimpiazzato dal grano duro “estero” (che nella stragrande maggioranza dei casi è canadese o ucraino) che arriva con le ‘famigerate’ navi.

In questo momento è in corso una battaglia durissima. I produttori di grano duro del Sud si sono ribellati. Sono soprattutto i granicoltori della Puglia e della Sicilia a combattere, visto che in queste due Regioni si coltiva quasi il 70% del grano duro italiano.

La battaglia è durissima e impari. Le multinazionali, attraverso il mercato di Chicago (il più importante del mondo per i cereali), fanno crollare il prezzo del grano duro del Sud Italia. L’estate dello scorso anno il prezzo del grano duro del Mezzogiorno d’Italia è precipitato a 14-15 euro al quintale, a fronte di costi di produzione di 21-22 euro al quintale. Presi per la gola, lo scorso anno molti agricoltori pugliesi e siciliani si sono rifiutati di vendere il proprio grano duro e l’hanno stoccato.

Quest’anno, stessa musica: grano duro di alta qualità, quello prodotto nel Sud Italia, ma prezzo basso: 21 euro al quintale. Strozzati per il secondo anno consecutivo.

Il tutto mentre in questo momento il grano duro canadese – quello ‘ricco’ di sostanze che fanno bene alla salute! – viene pagato a 27 euro al quintale.

I lettori giustamente diranno: ma come, il grano duro del Sud Italia – per lo più pugliese e siciliano – maturato al sole, privo di glifosato e di micotossine DON si vende a 21 euro e il grano duro canadese con i contaminanti si vende a 27 euro al quintale? Ma come funziona ‘sto mercato?

Funziona in ragione degli interessi delle multinazionali. Le multinazionali hanno deciso che la pasta industriale si deve produrre con il grano ‘estero’: e così deve essere! Quindi ‘botte’ in testa – cioè prezzi bassi – per gli agricoltori del Sud Italia e, in generale, per chi si oppone allo strapotere delle multinazionali.

Cosa fanno Unione Europea e Regione siciliana nel pieno di questo scontro? ‘Premiano’ gli agricoltori siciliani che si adeguano ai voleri delle multinazionali.

Tutti noi, l’estate dello scorso anno, ci siamo chiesti: perché una ‘stretta’ così forte? Perché far precipitare il prezzo del grano duro a 14-15 euro al quintale? Perché un prezzo così stracciato?

La spiegazione arriverà a febbraio di quest’anno. Dopo l’annata orribile dello scorso anno tanti produttori di grano duro della Sicilia si sono detti:

“Ragazzi, ragioniamo un attimo: lavorazione del terreno, semina, interventi per eliminare le malerbe, patema d’animo (perché in agricoltura un’ondata di maltempo ti dimezza il raccolto), trebbiatura e poi dobbiamo pure perdere nella vendita del nostro grano? E se non lo vendiamo – perché a 15 euro al quintale non lo vendiamo – ci dobbiamo sobbarcare pure i costi dello stoccaggio?”.

E’ a questo punto – siamo nel febbraio di quest’anno – che in ‘soccorso’ degli agricoltori siciliani arrivano le tre “C” della Regione siciliana: Crocetta, Cracolici & Cimò.

Il primo – Rosario Crocetta – è il presidente della Regione.

Il secondo – Antonello Cracolici – è l’assessore regionale all’Agricoltura.

Il terzo – Gaetano Cimò – è il dirigente generale del dipartimento Agricoltura della Regione.

Cosa si inventa il Governo regionale? Un decreto a valere sul PSR, Piano di Sviluppo Rurale, fondi europei per l’agricoltura. Misura 10. Anzi, per essere precisi, Misura 10.1.C.

Voi agricoltori – questo prevede tale Misura – vi impegnate a non coltivare i seminativi per sette anni. Per sette anni i vostri terreni debbo diventare pascolo permanente. E noi vi diamo un premio in base alla localizzazione. Ovvero:

288 euro ad ettaro se il vostro terreno si trova in montagna;

365 euro per ettaro se il vostro terreno si trova in collina;

370 euro per ettaro se il vostro terreno si trova in pianura.

Il grano duro è una coltura tipicamente collinare che va bene anche in pianura: e infatti la maggiore remunerazione si ha per la collina e per la pianura.

Se a questi 360-370 euro all’anno, per ettaro, si somma il contributo AGEA – che varia da 230 a 290 euro per ettaro all’anno, a seconda se il fondo non viene o viene coltivato (se si coltiva si arriva a 290 euro), si arriva a un reddito di oltre 600 euro per ettaro.

Pensate: 600 euro all’anno per ogni ettaro di seminativo per restare in casa: non male no?

Il problema è che, tra sette anni, tra multinazionali e CETA, chissà che cosa torneranno a coltivare gli agricoltori che hanno accettato…

Intanto le navi che scaricano il grano duro ‘estero’ avranno un’altra motivazione: se anche la Sicilia coltiva meno grano duro a maggior ragione noi lo dobbiamo importare! E chi lo smonta, adesso?

Il danno prodotto da questa Misura del PSR non riguarda solo l’agricoltura siciliana e il grano duro in particolare. Riguarda i consumatori di pasta: italiani e del resto del mondo. Perché la pasta industriale si mangia in tutto il mondo.

Perché se il grano duro ‘cattivo’ scaccia quello buono la pasta industriale, vuoi o non vuoi, verrà prodotta con il grano duro ‘estero’.

Grande la Regione siciliana, no? Invece di sostenere la produzione di grano duro della nostra terra sostiene gli interessi delle multinazionali in combutta con l’Unione Europea!

Riassumiamo.

Le multinazionali devono fare affari in Canada.

I canadesi dicono: “Sì, ma in cambio ci dovete fare vendere i nostri 4 milioni di tonnellate di grano duro che coltiviamo nelle aree fredde e umide”.

Le multinazionali impongono all’Unione Europea il CETA, che prevede, tra le altre cose, che l’Unione acquisti il grano duro canadese. Morale: pasta, pane, biscotti, pizze, dolci, merendine e via continuando si faranno anche con questo grano ‘estero’.

Ci penserà la pubblicità martellante a farci ‘digerire’ il glofosato e le micotossine DON.

Il Parlamento Europeo approva il CETA e dice ai 27 Paesi che fanno parte della stessa Unione: approvate il CETA.

Milioni di consumatori, in tutta Europa, protestano contro il CETA e contro i veleni in agricoltura.

E mentre è in corso ‘sta battaglia che fa la Regione siciliana? D’accordo con l’Unione Europea toglie di mezzo una parte del grano duro siciliano per fare posto a quello ‘estero’.

Intanto la parola passa al Senato presieduto da Piero Grasso, che ‘deve’ approvare il CETA. E via…

P.S.

Qualcuno obietterà che la Misura 10.1.C del PSR non vale solo per il grano duro, ma anche per altre colture annuali. A questi ‘scienziati’ dovete rispondere che il grano duro si coltiva in rotazione: proprio con quelle colture che, insieme con il grano, non vanno coltivate per sette anni. 

Questa Misura è stata pensata contro il grano duro siciliano. Il resto sono chiacchiere. 

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/07/29/regione-e-ue-soldi-agli-agricoltori-siciliani-per-non-coltivare-il-grano-e-cosi-arriva-il-grano-canadese/

La Confederazione italiana agricoltori: “Il nostro grano di qualità non si vende, il prezzo imposto dal mercato è inaccettabile. Così uccidono il mercato e minano la salute”…!!!

 

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La Confederazione italiana agricoltori: “Il nostro grano di qualità non si vende, il prezzo imposto dal mercato è inaccettabile. Così uccidono il mercato e minano la salute”…!!!

ROMA – “Il nostro grano di qualità non si vende, il prezzo proposto dalla domanda del mercato è inaccettabile. Questo anche perché siamo sommersi da grani esteri, tutt’altro che sicuri dal punto di vista salutistico, che falsano il mercato, non rispettando i veti previsti dall’Italia nella fase dei processi produttivi, come ad esempio l’uso del glifosate. Proporzioni e conti alla mano si traduce che circa il 15% della pasta venduta come ‘Made in Italy’, ovvero, un pacco di pasta su tre, potrebbe contenere tracce di un diserbante. Garanzie che questo non avvenga: nessuna fino alla prova contraria. Infatti su l’uso di alcune sostanze chimiche non c’è uniformità legislativa, al livello mondiale, ne certezze sui danni che queste possano recare alla salute dei consumatori.

Solo dal Canada importiamo ben 1,2 milioni di tonnellate di grano duro. Allora chiediamo che si faccia chiarezza sulla situazione, è assurdo, in questo caso, non venga applicato il principio di precauzione sugli alimenti che entrano nella filiera della trasformazione nel nostro Paese. Il grano italiano sta morendo, per mano di chi mette i nostri produttori in una condizione di debolezza contrattuale. Da una parte si chiede ai nostri agricoltori di coltivare rispettando i massimi livelli qualitativi e sanitari per il prodotto, dall’altra si permette l’ingresso di enormi derrate di dubbio ‘pedigree’ che mandano in tilt il mercato. Per questo non abbiamo altra strada da percorrere che la protesta ad oltranza, finché produttori e consumatori non vengano adeguatamente tutelati”.

Dino Scanavino, presidente della Cia – Agricoltori italiani.

25 OTTOBRE 2016

Crolla il prezzo del grano duro in tutto il Sud Italia. E Bari è invasa dalle “solite navi” cariche di porcherie…!

grano duro

 

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Crolla il prezzo del grano duro in tutto il Sud Italia. E Bari è invasa dalle “solite navi” cariche di porcherie…!

Qualche giorno fa Cosimo Gioia, produttore di grano duro in Sicilia e già dirigente generale del dipartimento Agricoltura della Regione siciliana, ha denunciato il crollo del prezzo di questo prodotto nella nostra Isola. Il fenomeno – come denuncia GranoSalus – riguarda tutto il Sud Italia oggetto in queste ore di una mega speculazione andata in scena con l’arrivo, a Bari, di un gran numero di navi cariche di grano duro. Hanno approfittato delle vacanze di Pasqua, quando l’attenzione si abbassa…

Nessuno controlla le navi cariche di grano duro che arrivano in Sicilia, mentre il prezzo di questo prodotto crolla a 18 Euro il quintale. Ed è anche logico: se arrivano partite di grano estero aumenta l’offerta e il prezzo va giù. Lo ha denunciato nei giorni scorsi Cosimo Gioia, cerealicoltore della nostra Isola e già dirigente generale del dipartimento Agricoltura della Regione siciliana (qui l’intervista con Cosimo Gioa). A quanto pare il fenomeno è generalizzato. A raccontarlo è GranoSalus, che denuncia un massiccio arrivo di navi cariche di grano duro a Bari, durante le vacanze di Pasqua.

“A Bari – leggiamo nel sito di GranoSalus – ci sono navi di speculatori che scaricano merce di dubbia provenienza. Gli speculatori sono sempre in agguato. Nello stabilimento di Martinelli (Candeal Commercio nella zona industriale di Melfi), attaccato al noto mangimificio di proprietà Cargill srl, si scaricano centinaia di camion di grano c.d. alimentare provenienti da Bari. Nel frattempo le quotazioni scendono e i sindacati dormono…”.

Insomma, il prezzo del grano duro non è crollato solo in Sicilia, ma il tutta l’Italia. Anche questa non è una novità: il prezzo del grano duro nel nostro Paese lo fa il mercato pugliese e, precisamente, quello di Foggia. Se il prezzo di questo prodotto va giù in questa città, la crisi si propaga in tutti i mercati del Mezzogiorno.

Navi cariche di grano duro in Sicilia, navi cariche di grano duro in Puglia. Ed è proprio in Puglia che ci concentrano le navi cariche di grano duro che arrivano da mezzo mondo: qui arriva oltre il 70% del grano importato in Italia:

“La Puglia oltre ad essere la prima regione produttrice di grano in Italia è, dunque, anche la regione leader per importazioni. E’ proprio qui che risiedono molti speculatori internazionali”, precisano i produttori e i consumatori iscritti a GranoSalus.

E camion, tanti camion che invadono le strade pugliesi e lucane. Sì, perché una grande quantità di grano duro che arriva a Bari con le navi viene trasportato a Melfi, in Basilicata:

“La zona industriale di Melfi – si legge sempre nel sito di GranoSalus – è così intasata dal traffico di camion da rendere difficile persino il passaggio delle auto. Nessuno poteva immaginare che anche la Basilicata potesse diventare piattaforma logistica per questi traffici”.

E ancora:

“Siamo veramente diventati la pattumiera internazionale del grano di dubbia qualità gestita da speculatori? Nessuno si scandalizza se poi questo grano lo ritroviamo nella famosa pasta con livelli di contaminazione preoccupanti, specie per i bambini”.

A questo punto GranoSalus attacca le organizzazioni agricola tradizionali:

“Le organizzazioni di categoria come Coldiretti, Confagricoltura e Cia cosa fanno per difendere il grano nazionale di qualità dagli attacchi degli speculatori che si nascondono dietro il libero scambio? Sono in ferie per via delle festività!”.

Così come la moneta cattiva scaccia la moneta buona, il grano cattivo scaccia quello buono:

“E’ proprio nei periodi festivi che si approfitta, ogni anno, per fare le operazioni di sbarco più grosse in modo da sfuggire ai controlli e condizionare al ribasso le quotazioni nazionali. E ogni anno, puntualmente, i sindacati italiani e gli organismi di controllo sono in ferie. Come mai? E’ sufficiente per la Coldiretti un comunicato stampa sulla Gazzetta del Mezzogiorno?”.

Poi i ‘numeri’ sul calo dei prezzi del grano duro denunciato nei giorni scorsi, come già ricordato, anche da Cosimo gioia in Sicilia:

“Intanto le quotazioni del grano duro a Foggia continuano a scendere. Oggi (il riferimento è alla scorsa settimana ndr) il bollettino ha registrato un calo di meno 50 centesimi che si aggiunge al calo di meno 30 centesimi di una settimana fa e di meno 50 centesimi di due settimane fa. Le quotazioni del duro sono inferiori al tenero! Un paradosso perché storicamente accade il contrario! Questa prospettiva impone nuove strategie difensive verso gli speculatori”.

Se il grano duro costa meno del grano tenero – ed è quello che sta succedendo in questi giorni – c’è qualche cosa che non funziona. E’ evidente che è in corso un attacco speculativo contro il grano duro prodotto nel Sud Italia. Un messaggio preciso in vista di un’annata che si profila buona per quantità e qualità (le piogge di fine marzo e di aprile per il grano duro sono un toccasana).

Insomma, gli speculatori fanno sapere che i più forti sono loro. Che il Sud Italia può produrre tutta la qualità di grano duro che vuole, ma il prezzo lo fanno loro. Puglia, Sicilia, Basilicata e via continuando non sono certo certo California e Arizona, dove si produce il Desert Durum, un grano duro di qualità il cui prezzo non scende mai sotto i 40 dollari al quintale.

I grani duri del Sud Italia non hanno nulla da invidiare al grano duro d’elezione degli Stati Uniti d’America. La differenza è che i produttori americani hanno alle spalle un Paese che li difende dagli speculatori, mentre i produttori di grano duro del Sud Italia sono, di fatto, massacrati dagli speculatori e da una politica agricola decisa dagli industriali.

Sarà anche quest’anno così? Il grano duro del Sud Italia che si raccoglierà la prossima estate rimarrà invenduto e continuerà ad essere utilizzato per abbassare il tenore dei contaminanti dei grani duri canadesi, ucraini e chi più ne ha più ne metta?

GranoSalus lancia la sfida:

“Se l’ Italia ha il grano buono e sano, che rimane invenduto perché gli speculatori devono avere gioco facile per schiavizzare chi produce qualità, sappiano i commercianti e gli industriali che acquistano grano estero di dubbia qualità che la musica cambierà… molto presto! Grazie alla sovranità dei consumatori e non alle filiere della povertà”.

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/04/18/crolla-il-prezzo-del-grano-duro-in-tutto-il-sud-italia-bari-invasa-dalle-solite-navi/

 

Grano duro avvelenato – solo il M5s si ribella: i grillini all’attacco all’Ars, al Parlamento Nazionale e a Strasburgo!! Perchè stampa e Tg non ne parlano??

 

Grano duro

 

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Grano duro avvelenato – solo il M5s si ribella: i grillini all’attacco all’Ars, al Parlamento Nazionale e a Strasburgo!! Perchè stampa e Tg non ne parlano??

 

Il Movimento 5 Stelle rompe il silenzio della politica sul grano duro pieno diglifosato (o glifosate) e di micotossine che arriva nei porti italiani. Il primo ‘siluro’ è per il Governo regionale di Rosario Crocetta. Ma i parlamentari grillini si apprestano ad aprire il fuoco di sbarramento anche a Montecitorio, al Senato e al Parlamento Europeo. Le precisazioni di Cosimo Gioia, secondo il quale lo scenario in Italia è ben più grave di quello descritto dai grillini.