Sorpresa: il Nord Africa per fare il cus cus non vuole il grano canadese, ma quello siciliano e pugliese! …Insomma, i coglioni siamo noi che mangiamo la pasta fatta con le porcherie che ci rifilano dall’estero!

 

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Sorpresa: il Nord Africa per fare il cus cus non vuole il grano canadese, ma quello siciliano e pugliese! …Insomma, i coglioni siamo noi che mangiamo la pasta fatta con le porcherie che ci rifilano dall’estero!

 

Sorpresa: il Nord Africa per fare il cus cus non vuole il grano canadese, ma quello siciliano e pugliese!

Mentre in Italia continuano ad arrivare le navi cariche di grano estero (soprattutto canadese) scopriamo che i Paesi del Nord Africa tengono alla salute dei propri cittadini più di quanto l’Unione Europea tenga alla salute degli europei. Per preparare il cus cus in questi Paesi non vogliono nemmeno sentir parlare di grano contaminati con glifosato e micosottine: vogliono e importano grano duro pugliese e siciliano… 

E’ noto che in tanti Paesi del Nord Africa il cus cus, se non è ovunque il piatto nazionale, è di certo un cibo, a base di cereali, molto diffuso. Ebbene, cosa andiamo a scoprire? Che mentre l’Italia, per produrre la pasta industriale, continua a importare grano duro dal Canada e dall’Ucraina, in Nord Africa non vogliono nemmeno sentire parlare di grano duro pieno di glifosato e micotossine DON, così importano il grano uro siciliano e pugliese – che non contiene questi contaminanti – e si mettono il classico ferro dietro la porta!

Sono le follie della globalizzazione dell’economia. O – nel caso dell’Unione Europea – gli interessi delle multinazionali, che per avere mano libera in Canada (cioè per fare affari in questo Paese) sta imponendo il grano duro canadese ai 27 Paesi dell’Unione con il CETA.

Insomma: follie della globalizzazione fino a un certo punto. Meglio, in questo caso, parlare di interessi. Il Canada, ogni anno, produce circa 4 milioni di tonnellate di grano duro nelle aree fredde e umide (QUI L’ARTICOLO CHE ABBIAMO PUBBLICATO NEL DICEMBRE DELLO SCORSO ANNO).

E’ un grano duro fatto maturare artificialmente con il glifosato, il più noto e più diffuso diserbante del mondo usato, in questo, in modo improprio (QUI L’ARTICOLO SULLA MATURAZIONE ARTIFICIALE DEL GRANO DURO NELLE AREE FREDDE E UMIDE DEL CANADA).

Il risultato è che questo grano duro canadese coltivato nelle aree fredde e umide contiene glifosato e Micotossine DON (un veleno prodotto dai funghi che, nelle zone umide, attaccano il grano). La ‘qualità’ di questo grano duro coltivato nelle aree umide del Canada VE L’ABBIAMO DESCRITTA IN QUESTO ARTICOLO.

Ebbene, mentre la ‘Grande’ Unione Europea continua a propinare ai propri cittadini il grano duro canadese ‘impreziosito’ da glifosato e Micotossine DON, gli abitanti del Nord Africa – come si legge in un’inchiesta sul sito di GranoSalus(che, lo ricordiamo, da qualche settimana, in forza di un accordo, lavora insieme su alcuni progetti di difesa dei consumatori con l’editore di questo sito – per il loro Cus cus utilizzano solo grano duro siciliano, pugliese e, in generale, grano duro prodotto nel Sud Italia!

Della serie, voi europei avvelenatevi pure, noi, in Nord Africa, vogliamo il grano duro buono!

“A Manfredonia – leggiamo nell’inchiesta di GranoSalus – procede il via vai di navi. La nave proveniente dalla Russia, Petrobulk, che ha già scaricato grano russo o kazako destinato a Moderne Semolerie Italiane Spa con sede in Foggia, è ripartita per Varna. Adesso una nuova nave sta caricando il nostro ‘granosalus’ (cioè il grano duro prodotto in Puglia ndr) per portarlo in Tunisia. Insomma, l’attitudine degli operatori del commercio – in questo folle mondo globale – sembrerebbe quella d’importare grano tossico da far mangiare ai consumatori italiani ed esportare grano sano nel Nord Africa per il cuscus. Chi sono allora i veri africani? Per la speculazione siamo tutti africani!”.

“Nessuna vena di razzismo – leggiamo sempre nell’articolo di GranoSalus – profondo rispetto per le popolazioni africane. Il rispetto è un valore cristiano e noi cerchiamo sempre di praticare diligentemente quelle ‘buone maniere’ delle quali il mondo oggi non sembra più capace. E’ evidente che gli africani pretendono garanzie per potersi alimentare adeguatamente con le semole di grano duro ed hanno un sistema di controlli che funziona più del nostro. Forse dovremmo mangiare il loro cuscus per essere più al sicuro?”.

Ricordiamo, per la cronaca, che appena qualche giorno fa GranoSalus e I Nuovi Vespri hanno vinto una battaglia legale conto Aidepi (sigla che sta per Associazione delle industrie del dolce e della pasta), Barilla G & R Fratelli spa, Fratelli De Cecco di Filippo Fara S. Martino spa, F. Divella spa, La Molisana spa e pastificio Lucio Garofalo).

Per la seconda volta il Tribunale di Roma ha dato ragione a GranoSalus e a I Nuovi Vespri: le analisi su otto marche di pasta industriale (QUI LE ANALISI SU OTTO MARCHE DI PASTA INDUSTRIALE ITALIANE) sono corrette e gli articoli riportati dai due siti non ledono i diritti degli industriali: sono solo corretta informazione in favore dei cittadini. Per la cronaca, gli industriali sono stati condannati al pagamento delle spese. Una grande vittoria del Sud Italia e, soprattutto di Puglia e Sicilia, dove si concentra la produzione del grano duro italiano (QUI L’ARTICOLO SULLA SECONDA VITTORIA IN TRIBUNALE DI GRANOSALUS E I NUOVI VESPRI).

Eppure le navi cariche di grano duro estero continuano ad arrivare in Italia. Inutile chiedere a un Governo nazionale ‘prono’ agli interessi dell’Unione Europea dell’euro e, adesso, anche del CETA (e quindi al servizio delle multinazionali), di bloccare questa follia.

A questo punto dovrebbero essere le Regioni e i Comuni a imporre controlli sanitari serrati sul grano che arriva con queste navi. Ma questo, fino ad oggi, non è avvenuto.

Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, e il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta – entrambi del PD – hanno fatto i pesci dentro il barile. Per loro – e per i Governi regionali che presiedono – il problema non esiste. Idem per i sindaci.

In Sicilia i sindaci di Palermo, di Catania e di Pozzallo – i tre porti della Sicilia dove arrivano le navi cariche di grano estero – potrebbero intervenire. Ma fino ad ora non ricordiamo interventi, da parte di questi tre sindaci, sulle navi cariche di grano che arrivano nei porti di queste tre città siciliane a tutela dei cittadini.

Nell’inchiesta di GranoSalus si sottolinea che, se nel Nord Africa il Cus cus è il piatto nazionale, in Italia il piatto nazionale è la pasta.

“Il problema è dunque italiano – leggiamo sempre nell’approfondimento -. Le norme ci sono ma non si rispettano. E fa specie come nei Paesi del terzo mondo tutelino la salute dei propri cittadini molto più di quanto non faccia la civile Europa. Ne è prova la richiesta dei nostri grani di qualità, non già di quelli canadesi. Mentre in Europa i limiti artificiali dei residui servono solo alle speculazioni degli industriali per far sì che dall’estero possa arrivare grano contaminato, a basso prezzo”.

E per far sì, aggiungiamo noi, che la pasta prodotta con grano duro estero arrivi poi sulle tavole degli italiani. E anche sulle tavole dei consumatori di mezzo mondo!

“Da noi esiste un divieto sul glifosate (o glifosato ndr) – picchia duro GranoSalus – ma le navi canadesi piene di glifosate stanno aumentando anziché diminuire. Il motivo? Semplice. L’iper produzione del raccolto del 2016 è in offerta speciale. E siccome è crollata la domanda di grano canadese di bassa qualità, i nostri operatori in Puglia fanno incetta, senza curarsi dei residui di DON, Glifosate e Cadmio. Per loro basta il prezzo! Un Ministero della Salute efficiente che avesse a cuore le sorti dei consumatori avrebbe dovuto emanare subito un provvedimento di blocco delle importazioni. Ma si sa siamo in Italia costretti a convivere con un paradosso: il glifosate non si controlla proprio! Per volontà divina confindustriale…La pressione di queste lobby è tale per cui il Ministero ha le mani legate”.

Intanto dal Tavoliere di Foggia, nei prossimi giorni, partirà una nave di grano pugliese con destinazione Tunisi.

“I camion – leggiamo sempre sul sito di GranoSalus – fanno già la spola per caricare in tre giorni 150 mila quintali di grano pugliese sulla HC JANA ROSA, una Bulk Carrier che proviene da Koper (Slovenia) IMO 9509243 MMSI 304090000, costruita nel 2009, battente bandiera ANTIGUA & BARBUDA (AG) con una stazza lorda di 14909 ton, summer DWT 22108 tonnellate”.

A questo punto, il paradosso: mentre nel Sud Italia, anche quest’anno, il prezzo del grano duro si mantiene basso (da 18 a 20 euro per quintale di prodotto), scopriamo che i Paesi del Nord Africa sono disposti a pagare il nostro grano duro ad un prezzo maggiore:

“Il terzo mondo – scrive GranoSalus – ci riconosce un prezzo maggiore (oltre 24 euro a quintale dovrebbe essere il prezzo che Casillo spunterà su questa nave, senza presentare fattura in Commissione prezzi!) rispetto a quello locale, mentre quello straniero arriva in Italia a prezzi stracciati, per via dei contaminanti presenti, e determina il prezzo (basso) del nostro prodotto locale. Lo riconoscono ormai anche i giudici nelle ordinanze. La speculazione è dunque doppia: in entrata e in uscita”.

Chiaro? In Sicilia e in Puglia, con le navi, fanno arrivare il grano estero – canadese ed ucraino – che fa crollare i prezzi del grano duro siciliano e pugliese. Dopo di che i commercianti vanno a vendere il nostro grano duro in Nord Africa guadagnandoci!

Che cosa si può fare contro questa speculazione? Ve lo illustreremo nei prossimi giorni.

Intanto non mangiate più pasta industriale, ma pasta prodotta a km zero. Pasta prodotta con il nostro grano, senza glifosato e senza micotossine DON.

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/10/07/sorpresa-il-nord-africa-per-fare-il-cus-cus-non-vuole-il-grano-canadese-ma-quello-siciliano-e-pugliese/#_

Sorpresa: Non bastava il grano duro per la pasta. Ora arriva dal Canada anche il grano tenero per dolci, pane e pizze. Una nuova beffa per gli italiani e con molta probabilità un ulteriore danno per la salute!

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Sorpresa: Non bastava il grano duro per la pasta. Ora arriva dal Canada anche il grano tenero per dolci, pane e pizze. Una nuova beffa per gli italiani e con molta probabilità un ulteriore danno per la salute!

Ecco a Voi la pizza fatta con la farina del grano Canadese. Se solo fosse di qualità come il nostro, si sarebbe fatto 8.000 km stipano in una nave… Una nuova beffa per gli italiani e con molta probabilità un ulteriore danno per la salute!

L’allarme lo lancia ancora una volta il blog Siciliano I Nuovi Vespri, dato che i media “ufficiali” su queste questioni mantengono il più omertoso silenzio.

Da I Nuovi Vespri:

Sorpresa: arriva dal Canada anche il grano tenero per dolci, pane e pizze. Un beffa per la Sicilia!

Infatti, nella nostra Isola, noi possiamo contare su un grano tenero antico – il maiorca – che dovrebbe essere la base per i nostri dolci, per il nostro pane e per le nostre pizze. Perché la Sicilia deve dire No al grano duro e, adesso, anche al grano tenero canadese. GranoSalus ci racconta che, in queste ore, tre navi cariche di grano canadese sono presenti nel porto di Bari. E scaricano anche grano tenero. Perché è importante parlare del grano in campagna elettorale: Siciliani, attenti a chi votate!

La battaglia per un grano pulito è ancora lunga. E adesso si arricchisce di un nuovo tassello. Dal Canada, con le ‘famigerate’ navi, non arriva solo il grano duro per produrre pasta: arriva anche il grano tenero per i panifici, i biscottifici e per le pizzerie! Insomma, mentre il Parlamento italiano ormai alle ultime battute della legislatura (nella primavera prossima, è noto, si voterà per le elezioni politiche nazionali) si prepara a discutere e ad approvare il CETA – il discusso trattato internazionale tra Canada e UE (che la Commissione Europea, fregandosene dei Parlamenti dei 27 Paesi dell’Unione che ancora non si sono pronunciati sulla stesso CETA, sta già applicando, con sanzioni per chi non si adeguerà, in Italia continuano ad arrivare navi cariche di grano canadese.

Il CETA – per la cronaca – impone a 27 Paesi europei di mangiare i prodotti a base di grano canadese. E’ il prezzo che bisogna pagare alle multinazionali: in Europa i cittadini, che gli piaccia o no, debbono mangiare pasta, pane, pizze, dolci e via continuando prodotti con il grano canadese, pur sapendo che contiene contaminanti; in cambio le multinazionali vanno a fare affari in Canada.

Gli affari – e quindi il denaro – a scapito della salute di milioni di persone. Sarebbe questa l’Europa dei popoli?

GranoSalus e I Nuovi Vespri – che da tempo combattono insieme questa battaglia in favore dei consumatori e a sostegno degli agricoltori del Sud Italia che producono grano duro – hanno deciso di continuare a battersi contro questa follia con iniziative comuni che verranno comunicate ai nostri lettori e, in generale, a tutte le persone di buona volontà che non vogliono che, sulle proprie tavole, arrivino derivati del grano che contengono contaminanti e, segnatamente, glifosato e micotossine DON.

Insomma, la battaglia continua con sempre maggiore determinazione. Così, per entrare subito in tema, denunciamo che, in queste ore, ben tre navi cariche di grano canadese sono presenti nel porto di Bari.

“Non ha sbagliato GranoSalus a pensare che gli industriali italiani dicessero delle frottole sull’uso di grano canadese arricchito di contaminanti – leggiamo sul sito di GranoSalus -. Il grano canadese arriva continuamente. Che sia duro o tenero ha poca importanza. Del resto, il test sulle paste ha confermato la presenza dei residui di Don, Glifosate e Cadmio. Un test che non è stato sconfessato dinnanzi ai giudici di Roma e Trani. Ma la tendenza degli industriali a mentire non rappresenta più un luogo comune: anzi adesso è confermata dalle navi. Tre navi canadesi al porto di Bari! Sull’ultima nave Divella ha comunicato telefonicamente che si tratta di grano tenero anche se sui documenti ufficiali ‘erroneamente’ avrebbero indicato grano duro”.

Questa la precisazione del gruppo Divella riportato sempre nel sito di GranoSalus:

“Non trattasi di grano duro canadese bensì di grano tenero canadese varietà manitoba, diversamente da quanto indicato nella documentazione ufficiale sanitaria che erroneamente riporta il duro e che sarà oggetto di rettifica nei prossimi giorni da parte degli uffici competenti”.

Come potete leggere, c’è la conferma ufficiale che in Italia arriva anche grano tenero canadese!

Questo per la Sicilia è assurdo, perché nella nostra Isola – che per i dolci vanta un’antica e grande tradizione – noi abbiamo il nostro grano tenero, come ricorda Wikipedia:

“Il grano maiorca o mjorca (Triticum vulgare Host. var. albidum Koern)[2][3] è un tipo di grano tenero antico a chicco bianco a maturazione veloce, da secoli coltivato in Sicilia soprattutto in terreni aridi e marginali, da sempre è stato considerato come il sinonimo del grano tenero siciliano e la sua farina sinonimo di farina per dolci”.

Ma come: abbiamo la possibilità di coltivare il grano tenero maiorca, che è “sinonimo del grano tenero siciliano e la sua farina sinonimo di farina per dolci” e importiamo anche il grano tenero dal Canada?

E che fa il Governo regionale siciliano? Insieme con la solita Unione Europea, paga gli agricoltori siciliani per non fargli coltivare il nostro grano! Cari Siciliani, svegliatevi!

Volete ancora votare questa gente alle elezioni regionali del 5 novembre?

Volete ancora votare per l’assessore regionale all’Agricoltura, Antonello Cracolici, quello che dice di avere una “storia politica autentica”, un governante della Sicilia che fino ad oggi non ha detto mai detto una sola parola sullo scandalo del grano canadese che invade le nostre tavole?

Volete votare ancora per il PD e per Forza Italia che al Parlamento Europeo hanno votato in favore del CETA?

E che dire del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, la nuova ‘Sinistra’ che avanza? Ma avanza per andare dove? Possibile che il presidente di una delle due più importanti Regioni italiane per la produzione di grano (la seconda è la Sicilia) non abbia nulla da dire?

In Sicilia siamo abituati al vuoto-niente di Rosario Crocetta. Ma anche in Puglia, a quanto pare, non scherzano. E’ un caso che Emiliano e Crocetta sono entrambi del PD?

Tra navi nel porto di Bari significa che questo grano, sotto forma di prodotti derivati, arriverà sulle tavole di tutti gli italiani. E’ in Puglia, infatti, che si concentra il 90 per cento circa dei molini italiani. E da questa Regione che i derivati del grano finiscono in tutta l’Italia per essere trasformati in pasta e in altri prodotti. Per poi finire sulle nostre tavole e, nel caso della pasta, in tanti altri Paesi del mondo.

Sappiamo che la battaglia che stiamo conducendo è difficile. Perché ci scontriamo con le Regioni praticamente assenti (in Sicilia, dove si voterà il prossimo 5 novembre, c’è un solo candidato alla presidenza della Regione – il titolare di questo blog, Franco Busalacchi – che affronta questo argomento: il resto è silenzio), con un Governo nazionale favorevole al CETA, con un Parlamento nazionale che, fino ad oggi, ha potuto contare su una maggioranza favorevole al grano canadese.

Non è arrivato il momento di dire basta? Ci rivolgiamo ai Siciliani: il 5 novembre si voterà per le elezioni regionali. Cominciate a riflettere sul fatto che noi, qui in Sicilia, mangiamo ogni anno un quantitativo di pasta che è cinque-sei volte superiore alla media europea.

A Bruxelles hanno fissato dei limiti, circa la presenza di alcuni contaminanti – ci riferiamo alle mocotossine DON – che sono tarati per un consumo di pasta che non va oltre i 5 chilogrammi all’anno. In Sicilia e nel Sud Italia, in media, noi mangiamo da 25 a 30 chilogrammi di pasta ogni anno!

Imponendoci la pasta prodotta con il grano duro canadese, questi signori dell’Unione Europea – Commissione Europea e Parlamento Europeo – ci avvelenano a norma di legge! E avvelenano soprattutto i bambini.

“Con i nostri test – leggiamo sul sito di GranoSalus – che analizzano ciò che il Ministero esclude (ad es il glifosate), abbiamo dimostrato che Divella e La Molisana, grazie alle miscele con grani esteri, producono paste non idonee al consumo dei bambini di età inferiore ai tre anni, in relazione ai limiti di DON, senza che loro lo scrivano sulle confezioni”.

La battaglia è ancora lunga: e noi la combatteremo.

“Il motivo della nostra intransigenza è semplice – si legge sempre nel sito di GranoSalus -. Non siamo la Coldiretti, che fa finta di fare #laguerradelgrano. GranoSalus ha dimostrato a Divella, Barilla, De Cecco, Garofalo, La Molisana e Granoro quanto siano vere le nostre analisi in Tribunale. Un’associazione di privati, autofinanziata che, di fatto, si è sostituita ai (non) controlli del Ministero della Salute. Con un metodo semplice: autocontrollo e autocertificazione”.

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/09/30/sorpresa-arriva-dal-canada-anche-il-grano-tenero-per-dolci-pane-e-pizze-un-beffa-per-la-sicilia/#_

Continua l’invasione del grano canadese nel Sud: ecco i rischi

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Continua l’invasione del grano canadese nel Sud: ecco i rischi

Nel porto altifondali di Manfredonia altre due navi di grano canadese. Che significa altri 500 mila quintali complessivi da sommare ai due milioni previsti nel mese di settembre in Puglia. I sospetti di miscelazione vietata aumentano, ma le Autorità di controllo non si muovono…

A Manfredonia da diversi giorni centinaia di autotreni si affrettano a scaricare due navi di grano canadese. La prima ha a bordo circa 250 mila quintali. Si tratta, secondo fonti attendibili, della WICKO una BULK CARRIER IMO 9393474 MMSI 311037500 costruita nel 2010, battente bandiera Bahamas (BS) con una stazza lorda di 20603 ton, summer DWT 29903 ton.

Dunque, tappa ad Oristano dove secondo alcune fonti avrebbe nazionalizzato il grano e scaricato qualche migliaia di tonnellate ed il resto del carico a Manfredonia.

La portarinfuse è ripartita il 4 settembre alle ore 12,53 da Oristano per arrivare a Manfredonia il 7 settembre alle ore 14.59 dove stà scaricando da una settimana oltre 200 mila quintali!

Il grano della porta rinfuse di dubbia provenienza è diretto ai Silos di Foggia, Chieti e Campobasso, dove viene praticamente miscelato con parte del grano italiano per essere trasformato in semola. Da cui ottenere la famosa pasta italiana.

Dal Canada è arrivata una seconda nave di grano canadese partita dal Quebec il 25 agosto alle 00,30 con arrivo a Manfredonia il 9 settembre ore 00,40. Si tratta, secondo fonti attendibili, della FEDERAL HUDSON una Bulk Carrier IMO 9205902 MMSI 538006779 costruita nel 2000, battente bandiera Isole Marshall (MH) con una stazza lorda di 20659 ton, summer DWT 36563 ton.

Insomma, altri 500 mila quintali complessivi trasportati dalle due navi che si sommano ai due milioni previsti nel mese di settembre in Puglia. Stiamo parlando di grano proveniente dal Canada per il quale il Ministero della Salute non effettua i controlli sul Glifosate, noto erbicida pericoloso per la salute.

I sospetti di miscelazione vietata

Nel caso del glifosate, peraltro, il divieto previsto dal regolamento di esecuzione (UE) 2016/1313 della Commissione del 1° agosto 2016, che ha modificato il regolamento di esecuzione (UE) n. 540/2011, e dal decreto Decreto del Ministero della Salute entrato in vigore il 7 ottobre 2016, presupporrebbe una tacita abrogazione dei limiti del predetto regolamento comunitario. Sicchè anche piccole tracce di glifosate sotto i limiti di legge – rinvenibili nel grano e di conseguenza nella pasta – potrebbero indurre a sospettare attività di miscelazione vietata. Stando così le cose, il divieto di miscelazione posto dalla legislazione europea, non riguarda unicamente il caso in cui uno dei due componenti risulti contaminato oltre i limiti previsti dalla legge, ma si dovrebbe applicare anche se uno dei due componenti della miscela risultasse appena contaminato da glifosate: la miscela, per non violare la normativa, dovrebbe infatti risultare totalmente priva di glifosate.

Ma nelle paste che analizziamo così non è…

fonte: Granosalus

L’accusa di Granosalus: Da quattro giorni a Pozzallo una nave scarica grano duro canadese (quello cresciuto tra la neve a forza di glifosato e pieno di micotossine), ma sembra che ai nostri politici, che si girino tutti dall’altra parte, non freghi proprio niente…!!

 

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L’accusa di Granosalus: Da quattro giorni a Pozzallo una nave scarica grano duro canadese (quello cresciuto tra la neve a forza di glifosato e pieno di micotossine), ma sembra che ai nostri politici, che si girino tutti dall’altra parte, non freghi proprio niente…!!

Al porto di Pozzallo arriva grano canadese al glifosate, ma le autorità lo ignorano

Incredibile: proprio nel giorno in cui abbiamo raccontato dell’Unione Europea e della regione che pagano gli agricoltori siciliani per non fargli coltivare il grano duro, una nave con 190 quintali di grano duro canadese attraccava nel porto di Pozzallo e cominciava a scaricare grano duro canadese. Lo rivela GranoSalus. Il grano duro canadese viene portato nei silos di Castel di Iudica dove viene miscelato con il grano siciliano e…  

Tre giorni fa abbiamo raccontato come Unione Europea e Regione siciliana pagano gli agricoltori della nostra Isola per non fargli coltivare il grano duro (qui il nostro articolo pubblicato il 29 luglio scorso). L’obiettivo è chiaro: favorire l’importazione, in Italia, di grano duro estero, meglio se canadese. Oggi, manco a farlo apposta, apprendiamo che, nel porto di Pozzallo, in provincia di Ragusa, nei giorni scorsi, ha attraccato una delle solite navi cariche di grano duro prodotto in Canada.

La notizia la leggiamo sul sito di GranoSalus, l’associazione che raccoglie produttori di grano duro di tutto il Sud Italia e tanti consumatori:

“Al porto di Pozzallo – si legge nel sito di GranoSalus – è arrivata una nave di grano duro canadese al glifosate (o glifosato ndr) proveniente da Montreal. Il carico, secondo fonti attendibili, è pari a 190 mila quintali e la qualità media. Il controllo analitico dell’Ufficio di Sanità Marittima (Usmaf) non c’è stato, specie sul glifosate, e dal 28 luglio sono iniziate le operazioni di scarico. Del resto, il Ministero della Salute, da cui dipende l’Usmaf, non sembra aver inserito il glifosate nel protocollo dei pesticidi da ricercare, sebbene ne abbia vietato l’uso in pre raccolta in Italia”.

Dunque, il giorno prima del nostro articolo – che per inciso è stato letto da migliaia e migliaia di persone – a Pozzallo scaricavano grano duro canadese!

Incredibile: noi raccontavamo che gli uffici della Regione siciliana, con i soldi del PSR, sigla che sta per Piano di Sviluppo Rurale, da febbraio, pagavano gli agricoltori siciliani invitandoli a non coltivare più grano duro e, a Pozzallo, nelle stesse ore, si scaricava grano duro canadese!

“Il porto di Pozzallo – leggiamo sempre nel sito di GranoSalus – è da tempo al centro di una sorta di triangolazione di navi cariche di grano duro che arrivano dall’Europa dell’Est, Ucraina e Bielorussia in primis, e da Turchia e Grecia, fino alla Tunisia. A denunciarlo è stato anche Nello Musumeci in una conferenza stampa tenuta a Roma con Giorgia Meloni”.

“Questa volta, però, la nave arriva dal Canada – scrive sempre GranoSalus -. Da quattro giorni centinaia di autotreni si affrettano a scaricare la LAKE ONTARIO una Bulk Carrier IMO 9283538 MMSI 304603000 costruita nel 2004, battente bandiera Antigua Barbuda(AG) con una stazza lorda di 18825 ton, summer DWT 27783 ton”.

A questo punto arriva la notizia che ‘delizierà’ tanti siciliani:

“Il grano della porta rinfuse di dubbia qualità tossicologica è arrivato a Pozzallo il 27 luglio ed è diretto ai Silos di Castel di Iudica (CT), dove viene praticamente miscelato con grano siciliano per essere poi trasformato in semola”.

E ancora:

“Fonti certe ci riferiscono che le operazioni di scarico sono iniziate il 28 luglio senza che siano state effettuate le analisi del glifosate da parte dell’Usmaf di Siracusa. La procedura, infatti, prevede un controllo materiale solo sul 5% delle navi che arrivano”.

“E’ evidente – si sottolinea nell’articolo riportato sul sito di GranoSalus – che ancora una volta il provvedimento di ammissione all’importazione è stato concesso solo sulla base di un controllo documentale. Ed il fatto che il codice Taric riporti una qualità media non dà alcuna certezza sull’assenza di glifosate, che da noi è vietato per ragioni di precauzione. Le autorità italiane, dunque, continuano ad ignorare il divieto d’uso del glifosate e la sua probabile cancerogenità. Eppure dalle analisi effettuate dalla nostra associazione su alcuni campioni di grano canadese arrivato in Puglia, il glifosate risulta sempre presente. Noi lo abbiamo già segnalato alle autorità competenti. Anche a quelle di Pozzallo… (QUI LE ANALISI SULLA PASTA INDUSTRIALE ITALIANA PROMESSE DA GRANOSALUS).

Nell’articolo di GranoSalus si segnalano due regolamenti in contrasto tra loro:

“Se è vero che il regolamento europeo n° 293/ 2013 fissa i limiti – si legge nell’articolo – è pur vero che il regolamento successivo n° 1313/ 2016 stabilisce un vero e proprio divieto all’uso di glifosate in pre raccolta. Tale divieto scaturisce dall’applicazione (ma solo sulla carta) del principio di precauzione, giacché il dibattito scientifico sulla cancerogenità di questa molecola è ancora in corso. Ma il Ministero ritiene che le due norme possano convivere, senza neppure spiegarlo attraverso una circolare interpretativa. Mentre lo Stato della California lo ha già bandito”.

“Il divieto recepito dal Ministero della Salute attraverso un decreto dirigenziale – si legge sempre nell’articolo di GranoSalus – imporrebbe di inserire il glifosate nel protocollo dei pesticidi da ricercare sempre, e non a sondaggio (5%), a tutela della salute dei consumatori. Ciò al fine di evitare di ritrovare il pericoloso erbicida in tutti i derivati del grano, pasta in primis. O nelle urine delle mamme in gravidanza! Se c’è un divieto allora vuol dire che c’è un rischio di potenziale pericolosità per la salute pubblica… che non può essere accertato solo nel 5% dei casi, ma va investigato sempre, su ogni nave che arriva dal Canada”.

“Chiediamo al Ministro Lorenzin di sanare questo paradosso – conclude l’articolo -. Lorenzin faccia rispettare tale divieto sempre, derogando se necessario alle procedure operative standard…e dia disposizioni agli uffici Usmaf periferici di analizzare sempre il glifosate. Ne va della salute pubblica!”.

P.S.

Ci chiediamo e chiediamo: i parlamentari nazionali catanese e i parlamentari regionali eletti nel collegio di Catania hanno qualcosa da dire a proposito del fatto che il grano duro canadese è finito nel silos di Castel di Judica per essere miscelato con grano duro siciliano e trasformato in semola? Che ne faranno di questa semola? Verrà esportata o verrà consumata in Sicilia sotto forma di derivati del grano? 

QUI L’ARTICOLO DI GRANOSALUS

Vergognoso – Da Regione e UE soldi agli agricoltori siciliani per non coltivare il nostro grano. E così il grano al glifosato canadese avrà via libera!!

 

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Vergognoso – Da Regione e UE soldi agli agricoltori siciliani per non coltivare il nostro grano. E così il grano al glifosato canadese avrà via libera!!

 

Regione e UE: soldi agli agricoltori siciliani per non coltivare il grano. E così arriva il grano canadese!

Ecco cosa fa la Regione siciliana: distribuisce ricchi premi agli agricoltori della nostra Isola che non coltiveranno il grano duro per sette anni! Meno grano duro prodotto in Sicilia, più giustificazioni per il grano duro che arriva con le navi. Così la Regione siciliana si genuflette agli interessi delle multinazionali, dell’Unione Europea e del Canada. Il tutto a scapito dei consumatori che mangeranno sempre più grano ‘estero’ con annessi e connessi

Che l’ha detto che la Regione siciliana non fa nulla per i produttori di grano duro della nostra Isola? Fa, invece. E sapete cosa fa, guarda caso a partire da quest’anno, proprio mentre infuria in tutto il mondo la polemica sul grano duro canadese pieno di glifosato e micotossine DON? Regala un po’ di soldi ad ogni agricoltore siciliano che decide di non coltivare più grano duro per sette anni! Sì, avete letto bene: tu, agricoltore di Sicilia, ti stai buono per sette anni tenendo i terreni a pascolo e io, Regione, ti regalo 360-370 euro ad ettaro. I soldi li tira fuori l’Unione Europea.

Il discorso non fa una grinza. Il Parlamento Europeo approva il CETA, il trattato commerciale internazionale tra Unione Europea e Canada che prevede, tra le altre cose, che l’Europa acquisti il grano duro che il Canada produce nelle aree fredde e umide. Sono 4 milioni di tonnellate di grano duro canadese all’anno (come potete leggere in questo articolo che abbiamo scritto lo scorso dicembre) ‘ricco’ di glifosato e micotossine DON.

Ovviamente ci sono tante lamentele. Mezzo mondo, ormai, sa di che pasta è fatto (è proprio il caso di dirlo!) il grano duro canadese coltivato nelle aree umide. I consumatori hanno cominciato a riflettere sulla pasta industriale che arriva sulle loro tavole. E i produttori di grano duro del Mezzogiorno d’Italia, massacrati dalla concorrenza sleale dei canadesi, sono in rivolta. Un’associazione di produttori di grano del Sud e di consumatori – GranoSalus – ha fatto effettuare le analisi su otto marche di pasta italiane (qui i risultati delle analisi).

Gli industriali dicono che debbono ricorrere al grano duro estero (nessuno nomina più il grano duro canadese, chissà perché…) perché il grano duro prodotto nel Sud Italia non basta. Per certi versi hanno ragione, se è vero che, negli ultimi anni, 600 mila ettari di seminativi del Sud Italia sono stati abbandonati. Tutto grano duro che non si coltiva più, rimpiazzato dal grano duro “estero” (che nella stragrande maggioranza dei casi è canadese o ucraino) che arriva con le ‘famigerate’ navi.

In questo momento è in corso una battaglia durissima. I produttori di grano duro del Sud si sono ribellati. Sono soprattutto i granicoltori della Puglia e della Sicilia a combattere, visto che in queste due Regioni si coltiva quasi il 70% del grano duro italiano.

La battaglia è durissima e impari. Le multinazionali, attraverso il mercato di Chicago (il più importante del mondo per i cereali), fanno crollare il prezzo del grano duro del Sud Italia. L’estate dello scorso anno il prezzo del grano duro del Mezzogiorno d’Italia è precipitato a 14-15 euro al quintale, a fronte di costi di produzione di 21-22 euro al quintale. Presi per la gola, lo scorso anno molti agricoltori pugliesi e siciliani si sono rifiutati di vendere il proprio grano duro e l’hanno stoccato.

Quest’anno, stessa musica: grano duro di alta qualità, quello prodotto nel Sud Italia, ma prezzo basso: 21 euro al quintale. Strozzati per il secondo anno consecutivo.

Il tutto mentre in questo momento il grano duro canadese – quello ‘ricco’ di sostanze che fanno bene alla salute! – viene pagato a 27 euro al quintale.

I lettori giustamente diranno: ma come, il grano duro del Sud Italia – per lo più pugliese e siciliano – maturato al sole, privo di glifosato e di micotossine DON si vende a 21 euro e il grano duro canadese con i contaminanti si vende a 27 euro al quintale? Ma come funziona ‘sto mercato?

Funziona in ragione degli interessi delle multinazionali. Le multinazionali hanno deciso che la pasta industriale si deve produrre con il grano ‘estero’: e così deve essere! Quindi ‘botte’ in testa – cioè prezzi bassi – per gli agricoltori del Sud Italia e, in generale, per chi si oppone allo strapotere delle multinazionali.

Cosa fanno Unione Europea e Regione siciliana nel pieno di questo scontro? ‘Premiano’ gli agricoltori siciliani che si adeguano ai voleri delle multinazionali.

Tutti noi, l’estate dello scorso anno, ci siamo chiesti: perché una ‘stretta’ così forte? Perché far precipitare il prezzo del grano duro a 14-15 euro al quintale? Perché un prezzo così stracciato?

La spiegazione arriverà a febbraio di quest’anno. Dopo l’annata orribile dello scorso anno tanti produttori di grano duro della Sicilia si sono detti:

“Ragazzi, ragioniamo un attimo: lavorazione del terreno, semina, interventi per eliminare le malerbe, patema d’animo (perché in agricoltura un’ondata di maltempo ti dimezza il raccolto), trebbiatura e poi dobbiamo pure perdere nella vendita del nostro grano? E se non lo vendiamo – perché a 15 euro al quintale non lo vendiamo – ci dobbiamo sobbarcare pure i costi dello stoccaggio?”.

E’ a questo punto – siamo nel febbraio di quest’anno – che in ‘soccorso’ degli agricoltori siciliani arrivano le tre “C” della Regione siciliana: Crocetta, Cracolici & Cimò.

Il primo – Rosario Crocetta – è il presidente della Regione.

Il secondo – Antonello Cracolici – è l’assessore regionale all’Agricoltura.

Il terzo – Gaetano Cimò – è il dirigente generale del dipartimento Agricoltura della Regione.

Cosa si inventa il Governo regionale? Un decreto a valere sul PSR, Piano di Sviluppo Rurale, fondi europei per l’agricoltura. Misura 10. Anzi, per essere precisi, Misura 10.1.C.

Voi agricoltori – questo prevede tale Misura – vi impegnate a non coltivare i seminativi per sette anni. Per sette anni i vostri terreni debbo diventare pascolo permanente. E noi vi diamo un premio in base alla localizzazione. Ovvero:

288 euro ad ettaro se il vostro terreno si trova in montagna;

365 euro per ettaro se il vostro terreno si trova in collina;

370 euro per ettaro se il vostro terreno si trova in pianura.

Il grano duro è una coltura tipicamente collinare che va bene anche in pianura: e infatti la maggiore remunerazione si ha per la collina e per la pianura.

Se a questi 360-370 euro all’anno, per ettaro, si somma il contributo AGEA – che varia da 230 a 290 euro per ettaro all’anno, a seconda se il fondo non viene o viene coltivato (se si coltiva si arriva a 290 euro), si arriva a un reddito di oltre 600 euro per ettaro.

Pensate: 600 euro all’anno per ogni ettaro di seminativo per restare in casa: non male no?

Il problema è che, tra sette anni, tra multinazionali e CETA, chissà che cosa torneranno a coltivare gli agricoltori che hanno accettato…

Intanto le navi che scaricano il grano duro ‘estero’ avranno un’altra motivazione: se anche la Sicilia coltiva meno grano duro a maggior ragione noi lo dobbiamo importare! E chi lo smonta, adesso?

Il danno prodotto da questa Misura del PSR non riguarda solo l’agricoltura siciliana e il grano duro in particolare. Riguarda i consumatori di pasta: italiani e del resto del mondo. Perché la pasta industriale si mangia in tutto il mondo.

Perché se il grano duro ‘cattivo’ scaccia quello buono la pasta industriale, vuoi o non vuoi, verrà prodotta con il grano duro ‘estero’.

Grande la Regione siciliana, no? Invece di sostenere la produzione di grano duro della nostra terra sostiene gli interessi delle multinazionali in combutta con l’Unione Europea!

Riassumiamo.

Le multinazionali devono fare affari in Canada.

I canadesi dicono: “Sì, ma in cambio ci dovete fare vendere i nostri 4 milioni di tonnellate di grano duro che coltiviamo nelle aree fredde e umide”.

Le multinazionali impongono all’Unione Europea il CETA, che prevede, tra le altre cose, che l’Unione acquisti il grano duro canadese. Morale: pasta, pane, biscotti, pizze, dolci, merendine e via continuando si faranno anche con questo grano ‘estero’.

Ci penserà la pubblicità martellante a farci ‘digerire’ il glofosato e le micotossine DON.

Il Parlamento Europeo approva il CETA e dice ai 27 Paesi che fanno parte della stessa Unione: approvate il CETA.

Milioni di consumatori, in tutta Europa, protestano contro il CETA e contro i veleni in agricoltura.

E mentre è in corso ‘sta battaglia che fa la Regione siciliana? D’accordo con l’Unione Europea toglie di mezzo una parte del grano duro siciliano per fare posto a quello ‘estero’.

Intanto la parola passa al Senato presieduto da Piero Grasso, che ‘deve’ approvare il CETA. E via…

P.S.

Qualcuno obietterà che la Misura 10.1.C del PSR non vale solo per il grano duro, ma anche per altre colture annuali. A questi ‘scienziati’ dovete rispondere che il grano duro si coltiva in rotazione: proprio con quelle colture che, insieme con il grano, non vanno coltivate per sette anni. 

Questa Misura è stata pensata contro il grano duro siciliano. Il resto sono chiacchiere. 

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/07/29/regione-e-ue-soldi-agli-agricoltori-siciliani-per-non-coltivare-il-grano-e-cosi-arriva-il-grano-canadese/

Grano canadese e micotossine: se la Ue “dimentica” il principio di precauzione… Ma mica possono dare un dispiacere agli amici delle Lobby…!

 

Grano canadese

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Grano canadese e micotossine: se la Ue “dimentica” il principio di precauzione… Ma mica possono dare un dispiacere agli amici delle Lobby…!

Grano canadese e micotossine: se la Ue dimentica il principio di precauzione

Chi ha paura del grano canadese? Tutti i cittadini italiani dovrebbero temerlo, almeno secondo i produttori di pasta del sud Italia riuniti nell’associazione Grano Salus (cui partecipano anche i consumatori), che osteggiano più che mai l’importazione di questo prodotto extraeuropeo nel nostro paese, che diverrà ancora più facile in seguito all’accordo di libero scambio siglato tra Canada e Unione europea (Ceta). Il problema è che nel grano duro proveniente dal paese nordamericano vi è la presenza, sgradita, di micotossine, e in particolare del Don, acronimo di Deossinivalenolo. Il grano finisce poi nella pasta che ogni giorno portiamo nelle nostre tavole, con potenziali effetti nocivi sulla nostra salute davvero elevati.

IN ITALIA CONSUMO DI PASTA SUPERIORE ALLA MEDIA EUROPEA

“Affrontando questo problema – ci racconta il micologo Andrea Di Benedetto dell’associazione Grano Salus – abbiamo trovato una sponda nella deputata del Movimento 5 stelle al Parlamento europeo Isabella Adinolfi che, da noi sollecitata, ha rivolto alla Commissione un’interrogazione relativa ai livelli massimi di alcuni contaminanti nei prodotti alimentari”. “Qui è in gioco la salute di tutti noi – sottolinea con preoccupazione Di Benedetto – e non ci si può permettere di sottovalutare i rischi derivanti dalla presenza di micotossine, il Don su tutte, e la loro micidiale sinergia con il glifosato, l’erbicida più usato al mondo in agricoltura”.

Nell’interrogazione, Adinolfi ha sostenuto che il regolamento Ce 1881/2006 – che stabilisce i livelli massimi di contaminanti nei prodotti alimentari – tuteli poco la salute dei cittadini europei, in particolare degli italiani:  “Le percentuali ammissibili di micotossine nei cereali sono calcolate su una media europea di appena 5 kg di consumo pro capite, mentre in Italia il consumo medio è di 27 kg e in alcune zone della Penisola supera questo valore”.

Per questo, ha chiesto alla Commissione di proporre una modifica del regolamento per renderlo più efficace a tutela della salute dei cittadini europei.

LA RISPOSTA DELL’EUROPA

La risposta della Commissione europea, arrivata il 25 gennaio scorso, ha gettato acqua sul fuoco, chiarendo che “Gli accordi di libero scambio non incidono sul livello massimo di contaminanti poiché qualsiasi alimento e mangime importato nell’Ue deve rispettare la legislazione dell’Ue in materia di sicurezza alimentare e quindi il livello massimo di contaminanti stabilito a livello di Ue”. Inoltre, “I livelli massimi stabiliti nel regolamento Ce n. 1881/2006 sono fissati tenendo conto di pareri scientifici dell’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) e garantiscono un livello elevato di protezione della salute umana anche per i cittadini che consumano determinati alimenti in quantità sensibilmente superiori alla media dell’Ue”.

RITIENI: “LIMITI EUROPEI OTTIMISTICI”

Anche se apparentemente tranquillizzante, in realtà la Commissione non risponde nel merito della questione. “Il punto – ci spiega Alberto Ritieni, professore di chimica degli alimenti dell’Università Federico II di Napoli – è che i livelli di contaminazione legali ammessi dall’Europa sono piuttosto bassi, direi ottimistici. Se guardiamo in particolare all’Italia, intanto il consumo di pasta è decisamente superiore a quello medio europeo, almeno cinque volte rispetto a quello di un qualsiasi altro cittadino europeo. Inoltre, a questo si accompagna il consumo di pane, crackers, snack, etc. e quindi il rischio per la salute aumenta”.

“Altro profilo delicato, poi – continua Ritieni – è che i limiti più stringenti sono riservati, giustamente, ai prodotti destinati ad essere consumati da bambini fino ai 3 anni. Ma un bambino di 4-6 anni, per il quale non vigono più i rigidi limiti del baby food, che consuma grano duro in grande quantità ha ancora un organismo fragile e quindi è particolarmente esposto alla contaminazione di micotossine”.

Insomma, il fatto che la Commissione affermi che i livelli di contaminanti sono stati fissati anche tenendo conto di un consumo “sensibilmente superiore alla media dell’UE, non è molto rassicurante per Ritieni: “occorre stabilire se un consumo pari al 600% in più può essere considerato solo sensibilmente superiore oppure meritevole di un approfondimento maggiore da parte del legislatore”.

NECESSARIO APPLICARE IL PRINCIPIO DI PRECAUZIONE

Cosa fare, allora, per tutelare davvero la salute dei cittadini? “Si dovrebbe applicare il principio di precauzione, dato che il rischio per la salute umana è fondato – conclude Ritieni – e intervenire sulla legislazione europea. La soluzione più semplice è certo la riduzione dei limiti di legge per il DONpresente nel grano duro, passando dagli attuali 750 ng/kg ad almeno 350 ug/kg. Ma anche altre soluzioni sono praticabili: ad esempio, si potrebbe pensare a dei limiti più stringenti che valgano solo per l’Italia in ragione del grande consumo di grano duro che qui si fa, o quanto meno si potrebbero tutelare i bambini di età superiore ai 3 anni ma che ancora non hanno un organismo paragonabile a quello di un adulto”.

fonte: https://testmagazine.it/2017/02/16/grano-canadese-e-micotossine-se-la-ue-dimentica-il-principio-di-precauzione/18786/

L’allarme di Coldiretti – Il grano canadese, quello che cresce coperto di neve e che può maturare solo grazie al glifosato? In due mesi +15% di sbarchi grazie al Ceta. E il nostro grano marcisce nei campi!!

Coldiretti

 

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L’allarme di Coldiretti – Il grano canadese, quello che cresce coperto di neve e che può maturare solo grazie al glifosato? In due mesi +15% di sbarchi grazie al Ceta. E il nostro grano marcisce nei campi!!

 

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UE: Coldiretti, +15% sbarchi grano Canada desertificano l’Italia

Con la prospettiva dell’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada sono aumentati del 15% gli sbarchi di grano duro del Paese nordamericano in Italia nei primi due mesi del 2017, con manovre speculative che stanno provocando la scomparsa della coltivazione in Italia. E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti in occasione della mobilitazione di migliaia di agricoltori che hanno lasciato le campagne per invadere la Capitale in Piazza Montecitorio davanti al Parlamento dove è in corso la discussione per la ratifica del Trattato di libero scambio con il Canada. Un Trattato che – denuncia la Coldiretti – spalanca le porte all’invasione dal paese nordamericano di grano, la principale coltivazione dell’Italia particolarmente diffusa nelle aree piu’ deboli del Paese ma che prevede anche il via libera all’importazione a dazio zero per circa 75.000 tonnellate di carni suine e 50.000 tonnellate di carne di manzo dal Canada dove vengono utilizzati ormoni per l’accrescimento vietati in Italia.

L’iniziativa #stopCETA è condivisa con un’inedita ed importante alleanza con altre organizzazioni (Cgil, Arci, Adusbef, Movimento Consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow Food, Federconsumatori e Fair Watch) che chiedono di fermare un trattato sbagliato e dannoso per l’Italia.
“La concorrenza sleale provocata dalle importazioni spacciate come tricolori ha provocato il taglio dei prezzi pagati ai produttori agricoli sotto i costi di produzione, con la decimazione delle semine di grano che in Italia sono crollate del 7,3% per un totale di 100mila ettari raccolti in meno” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “in pericolo non ci sono solo la produzione di grano e la vita di oltre trecentomila aziende agricole che lo coltivano, ma anche un territorio di 2 milioni di ettari a rischio desertificazione e gli alti livelli qualitativi per i consumatori garantiti dalla produzione Made in Italy”.
Oggi, con le quotazioni del grano a 24 centesimi al chilo –  denuncia la Coldiretti – gli agricoltori italiani ne devono vendere più di 4 chili per poter acquistare un caffè. Una realtà che – sostiene la Coldiretti – rischia di essere aggravata dall’approvazione del CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement) con il Canada, che prevede l’azzeramento strutturale dei dazi indipendentemente dagli andamenti di mercato. Circa la metà del grano importato dall’Italia arriva, infatti, proprio dal paese nordamericano dove – continua la Coldiretti – le lobby in vista dell’accordo CETA sono già al lavoro contro l’introduzione in Italia dell’obbligo di indicazione della materia prima per la pasta previsto per decreto e trasmesso all’Unione Europea, trovando purtroppo terreno fertile anche in Italia.
Una necessità per nascondere ai consumatori il fatto che già lo scorso anno sono arrivate in Italia oltre un milione di tonnellate dal Canada dove viene fatto un uso intensivo di glifosato nella fase di pre-raccolta per seccare e garantire artificialmente un livello proteico elevato che è però vietato in Italia perché accusato di essere cancerogeno. In assenza dell’etichetta di origine non è possibile – sottolinea la Coldiretti –  conoscere un elemento di scelta determinante per le caratteristiche qualitative, ma si impedisce anche ai consumatori di sostenere le realtà produttive nazionali e, con esse, il lavoro e l’economia nazionali. L’81% dei consumatori italiani – continua la Coldiretti – ritiene che la mancanza di etichettatura di origine nella pasta possa essere ingannevole secondo la consultazione pubblica on line sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari condotta dal Ministero delle Politiche Agricole.
Per denunciarne i rischi gli agricoltori della Coldiretti hanno distribuito sacchetti di grano canadese con la scritta “”No al grano canadese con glifosato in preraccolta vietato in Italia”. Tale sostanza chimica è stata vietata in pre raccolta in Italia dal 22 agosto 2016, con l’entrata in vigore del decreto del Ministero della Salute, perché accusata di essere cancerogena. Un pericolo quindi anche per i consumatori visto che i cereali stranieri risultati irregolari per il contenuto di pesticidi sono praticamente il triplo di quelli nazionali, a conferma della maggiore qualità e sicurezza del Made in Italy, sulla base del rapporto sul controllo ufficiale sui residui di prodotti fitosanitari negli alimenti divulgato l’8 giugno 2017 dal Ministero della Salute. I campioni con un contenuto fuori legge di pesticidi – conclude la Coldiretti – sono pari allo 0,8% nel caso di cereali stranieri mentre la percentuale scende ad appena lo 0,3% nel caso di quelli di produzione nazionale.
fonte: http://www.coldiretti.it/News/Pagine/524—5-Luglio-2017.aspx

Grano canadese, a rischio raccolti e aziende ma soprattutto la salute!

 

Grano canadese

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Grano canadese, a rischio raccolti e aziende ma soprattutto la salute!

Continua il fuoco di sbarramento delle parti sociali sul CETA, in discussione al Parlamento. Dalla piazza di Montecitorio, dove si sono dati appuntamento le associazioni contro il trattato di libero scambio tra Canada ed Unione Europea, arriva il grido d’allarme della Coldiretti sul Made in Italy alimentare.

Infatti, per gli agricoltori l’accordo spalancherebbe le porte all’invasione di grano duro dal Paese nordamericano, i cui sbarchi sono aumentati del 15% nei primi 2 mesi del 2017. Manovre “speculative” che rischiano di tagliare i prezzi pagati ai produttori agricoli sotto i costi di produzione, e di decimare ulteriormente le semine di grano, giàcrollate del 7,3%(-100mila ettari), minacciando di desertificare 300 mila aziende e 2 milioni di ettari.

Numerose anche le minacce per la salute, dato che il grano canadese viene trattato con il glifosato, sostanza cancerogena fuori legge in Italia. Inoltre nel trattato è previsto il via libera all’importazione a dazio zero per carni suine (75 mila tonnellate) e bovine (50 mila tonnellate), dove sono presenti ormoni per l’accrescimento ugualmente vietati in Italia.

fonte: http://finanza.lastampa.it/News/2017/07/05/grano-canadese-a-rischio-raccolti-e-aziende-ma-soprattutto-la-salute/MTU5XzIwMTctMDctMDVfVExC

 

Pasta Made in Italy fatta col grano al glifosato canadese? Per il Governo si può! Ecco il Governo prende in giro i cittadini, dice si al CETA e spiana la strada alle porcherie provenienti dall’estero!

 

Made in Italy

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Pasta Made in Italy fatta col grano al glifosato canadese? Per il Governo si può! Ecco il Governo prende in giro i cittadini, dice si al CETA e spiana la strada alle porcherie provenienti dall’estero!

 

Pasta Made in Italy fatta col grano canadese #CetaNoGrazie

Il governo prende in giro i cittadini e spiana la strada al grano canadese. Nella bozza di decreto inviata a Bruxelles, il Ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina ha proposto di inserire nelle etichette della pasta il Paese di coltivazione del grano e quello in cui viene macinato. Bene, peccato che il decreto contiene una enorme truffa: l’etichetta Made in Italy potrà essere riconosciuta anche al grano duro coltivato almeno per il 50% in Italia.

MANGIAMO PASTA CON GLIFOSATO SENZA SAPERLO
Facciamo un esempio. Con l’etichetta voluta da Martina, il pacco di pasta con 51% di grano italiano e il 49% di grano canadese porterà l’etichetta “grano proveniente da Italia e altri Paesi non UE”, senza specificare da dove proviene esattamente. Questo non è un dettaglio di poco conto visto che il grano canadese è pieno di glifosato e microtossine, quello, ad esempio, ucraino no, però sono entrambi etichettati come “Paesi non Ue”! Bisogna dare risposte ai cittadini che sono sempre più attenti all’origine dei prodotti e anche ai piccoli produttori italiani che sono danneggiati dalla confusione che generano etichettature vaghe.

LE BUGIE DEL GOVERNO
L’Italia è il primo importatore di grano in Europa. Il 23.8% viene importato esclusivamente dal Canada dove il glifosato viene regolarmente usato nelle coltivazioni. Il governo, dicendo sì al Ceta, il trattato di libero scambio con il Canada, ha di fatto autorizzato nuove e più robuste esportazioni fino a 100.000 tonnellate annue a dazio zero. Questi sono i fatti. Gli annunci di Martina sono pannicelli caldi che non aiutano il Made in Italy. Il Canada è inaffidabile. Sull’importazione di formaggi europei non sta mantenendo la parola promessa. Il settore è molto protetto e le quote non sono state ancora assegnate. L’ultimo giorno utile è il 30 giugno.

DAL M5S AZIONI E NON PAROLE
– Grazie agli emendamenti presentati da Tiziana Beghin e David Borrelli in Commissione Commercio Internazionale abbiamo evitato l’importazione selvaggia dall’Ucraina di pomodori, grano e urea. Poi in fase di trilogo la Commissione ha rinnegato il voto del Parlamento europeo e ha rimesso delle quote, anche se in misura inferiore rispetto alla proposta iniziale. Noi difendiamo il Made in Italy, gli altri lo calpestano.

– Nella Commissione Agricoltura del Parlamento europeo Marco Zullo si batte per la trasparenza alimentare e una chiara etichetta di origine dei prodotti. Rosa D’Amato ha inviato una lettera al Commissario alla Salute Vytenis Andriukaitis denunciando l’uso del glifosato nelle coltivazioni.

– Grazie a noi alla Camera dei Deputati è stata approvata una mozione per chiedere di introdurre anche per il riso, almeno in via sperimentale, l’obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine. Vogliamo garantire nell’etichetta della pasta l’indicazione obbligatoria “100% grano italiano”, quando la semola è appunto derivante interamente da grano made in Italy.

Vogliamo una corretta informazione e non imbrogli. Per il grano serve trasparenza obbligatoria e tracciabilità totale della provenienza. Con il Ceta questa confusione aumenta. È arrivato il momento di dire #StopCeta.

In contemporanea alla votazione del testo in Commissione Esteri del Senato, il Movimento 5 Stelle annuncia la sua presenza alla mobilitazione di martedì 27 giugno alle 10, in Piazza della Rotonda a Roma (Pantheon), indetta da organizzazioni sindacali, agricole, ambientaliste e dei consumatori.

 

fonte: http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2017/06/pasta-made-in-italy.html

In arrivo da Vancouver una nave con 50mila tonnellate di grano. Gli Agricoltori protestano. Dovremmo farlo pure noi: Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

grano canadese

 

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In arrivo da Vancouver una nave con 50mila tonnellate di grano. Gli Agricoltori protestano. Dovremmo farlo pure noi: Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

 

Andate un po’ a rileggere questo nostro vecchio articolo:

Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

 

Coldiretti: già un migliaio con trattori per blitz a porto Bari

Scoppia la #guerradelgrano per salvare la produzione italiana

Roma, 9 giu. (askanews) – Sono già un migliaio gli agricoltori con i trattori che hanno lasciato sin dalle prime luci dell’alba le campagne per partecipare al blitz al porto di Bari “divenuto purtroppo negli ultimi anni il vero ‘granaio d’Italia’, principale varco di accesso del grano straniero da “spacciare” come italiano, perché non è ancora obbligatorio indicarne l’origine nella pasta”. Lo afferma la Coldiretti.

A far scoppiare la #guerradelgrano è “l’arrivo provocatorio a Bari di una nave di 256 metri proveniente da Vancouver, carica di 50mila tonnellate di grano da scaricare in Italia proprio alla vigilia della raccolta della produzione nazionale. Un oltraggio insopportabile per i coltivatori italiani che – sottolinea la Coldiretti – non riescono a vendere al giusto prezzo il proprio grano sotto l’attacco proprio in questo momento delle speculazioni che hanno praticamente dimezzato le quotazioni su valori più bassi di 30 anni fa con la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro e il rischio desertificazione per quasi 2 milioni di ettari, il 15% della superficie agricola nazionale.

“Ci vogliono cinque chili di grano per un caffe”, “No grano no pane”, “Stop alle speculazioni”, “Il giusto pane quotidiano”, “Basta inganni subito l’etichetta di origine del grano sulla pasta” sono alcuni slogan dei manifestanti che denunciano le importazioni massicce e incontrollate di “grano giramondo”.

da: http://www.askanews.it/economia/2017/06/09/coldiretti-gi%C3%A0-un-migliaio-con-trattori-per-blitz-a-porto-bari-pn_20170609_00047/