In arrivo da Vancouver una nave con 50mila tonnellate di grano. Gli Agricoltori protestano. Dovremmo farlo pure noi: Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

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In arrivo da Vancouver una nave con 50mila tonnellate di grano. Gli Agricoltori protestano. Dovremmo farlo pure noi: Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

 

Andate un po’ a rileggere questo nostro vecchio articolo:

Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

 

Coldiretti: già un migliaio con trattori per blitz a porto Bari

Scoppia la #guerradelgrano per salvare la produzione italiana

Roma, 9 giu. (askanews) – Sono già un migliaio gli agricoltori con i trattori che hanno lasciato sin dalle prime luci dell’alba le campagne per partecipare al blitz al porto di Bari “divenuto purtroppo negli ultimi anni il vero ‘granaio d’Italia’, principale varco di accesso del grano straniero da “spacciare” come italiano, perché non è ancora obbligatorio indicarne l’origine nella pasta”. Lo afferma la Coldiretti.

A far scoppiare la #guerradelgrano è “l’arrivo provocatorio a Bari di una nave di 256 metri proveniente da Vancouver, carica di 50mila tonnellate di grano da scaricare in Italia proprio alla vigilia della raccolta della produzione nazionale. Un oltraggio insopportabile per i coltivatori italiani che – sottolinea la Coldiretti – non riescono a vendere al giusto prezzo il proprio grano sotto l’attacco proprio in questo momento delle speculazioni che hanno praticamente dimezzato le quotazioni su valori più bassi di 30 anni fa con la perdita di centinaia di migliaia di posti di lavoro e il rischio desertificazione per quasi 2 milioni di ettari, il 15% della superficie agricola nazionale.

“Ci vogliono cinque chili di grano per un caffe”, “No grano no pane”, “Stop alle speculazioni”, “Il giusto pane quotidiano”, “Basta inganni subito l’etichetta di origine del grano sulla pasta” sono alcuni slogan dei manifestanti che denunciano le importazioni massicce e incontrollate di “grano giramondo”.

da: http://www.askanews.it/economia/2017/06/09/coldiretti-gi%C3%A0-un-migliaio-con-trattori-per-blitz-a-porto-bari-pn_20170609_00047/

Come si uccide l’Agricoltura? In arrivo da Vancouver una nave con 1600 tir di quella porcheria che in Canada si ostinano a chiamare grano. E intanto da noi il prezzo crolla del 48%, tocca i minimi storici e non copre i costi di produzione costringendo gli agricoltori ad arrendersi!!

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Come si uccide l’Agricoltura? In arrivo da Vancouver una nave con 1600 tir di quella porcheria che in Canada si ostinano a chiamare grano. E intanto da noi il prezzo crolla del 48%, tocca i minimi storici e non copre i costi di produzione costringendo gli agricoltori ad arrendersi!!

Coldiretti, la protesta contro la nave del grano che viene da Vancouver

Prezzi in calo del 48%, nel mirino il frumento straniero. Italmopa: importazioni necessarie per ovviare al deficit soprattutto quantitativo del raccolto nazionale rispetto al fabbisogno dell’industria

Per svuotarla, sarà necessario riempire 1.600 camion. Certo, non bisognerà trebbiare: il raccolto è stato già fatto, dall’altra parte del mondo, e trasportato in Italia con una nave che dopo 40 giorni di viaggio è ormeggiata nel porto di Bari, con 50 mila tonnellate di grano provenienti da Vancouver, Canada. È il motivo per cui venerdì, in Puglia, è scoppiata la #guerradelgrano, con tanto di hashtag che rende più moderno uno dei lavori più antichi, quello della coltivazione della materia prima del pane.

La protesta non ha viaggiato solo sui social ma anche per strada, con un migliaio di agricoltori, coordinati dalla Coldiretti, che nel primo giorno di trebbiatura si sono ritrovati al varco della Vittoria del porto di Bari. Il problema è il prezzo che nella campagna 2016-2017 ha toccato i livelli più bassi dal 2009-2010 (20,5 euro di media per quintale di grano, vale a dire il costo di due pizze, fino ai 18,7 euro di maggio). «Un pacco di pasta su tre — spiega Gianni Cantele, presidente di Coldiretti Puglia — contiene prodotto straniero senza che si sappia. Il “grano giramondo” ha contribuito a far crollare del 48% i prezzi in Italia con perdite di 145 milioni di euro per gli agricoltori pugliesi, senza alcun beneficio per i consumatori, perché dal grano alla pasta i prezzi aumentano di circa il 500% e dal grano al pane addirittura del 1.400%. In Canada, poi, sono usate 99 sostanze attive vietate nella Ue».

Gli industriali, però, non ci stanno: per Italmopa «le importazioni di grano sono indispensabili per ovviare al deficit quantitativo del raccolto nazionale rispetto al fabbisogno dell’industria». E per Aidepi «non c’è nessun inganno nei confronti dei consumatori perché le etichette della pasta sono conformi alle normative vigenti». «E anche sulla sicurezza alimentare — aggiunge Margherita Mastromauro, presidente della sezione agroalimentare di Confindustria Bari-Bat e titolare del pastificio Riscossa — nessun problema, perché quando il grano viene importato si applicano le norme italiane ed europee per i residui di fitofarmaci e i controlli non mancano».

La soluzione? Per Colomba Mongiello (Pd), componente della Commissione Agricoltura della Camera, «la Ue deve decidere rapidamente sulla certificazione della pasta Made in Italy e la formazione del prezzo della materia prima deve avvenire con maggiore trasparenza con la Cun, la Commissione unica nazionale del grano duro, da istituire in Puglia, a Foggia, capitale del grano. Dove la crisi si fa più sentire».

tratto da: http://www.corriere.it/economia/17_giugno_10/coldiretti-protesta-contro-nave-grano-che-viene-vancouver-fb6f74aa-4db2-11e7-9a56-ce0022081322.shtml

Coldiretti: “Prezzo del grano ai minimi storici, non copre i costi di produzione”

“Si preannuncia una nuova annata terribile per i cerealicoltori sardi con il prezzo del grano ancora con il segno meno rispetto allo scorso anno quando venne pagato già il 30 per cento in meno rispetto al 2015”

“Si preannuncia una nuova annata terribile per i cerealicoltori sardi con il prezzo del grano ancora con il segno meno rispetto allo scorso anno quando venne pagato già il 30 per cento in meno rispetto al 2015. Le speculazioni, favorite dall’invasione del grano duro dall’estero, stanno facendo crollare il prezzo del grano dallo scorso anno pagato ai cerealicoltori sotto i costi di produzione. Un pacco di pasta imbustato in Italia su tre è fatto con grano straniero senza alcuna indicazione per i consumatori – E’ la denuncia di Coldiretti.
“Sono ben 2,3 milioni le tonnellate di grano duro che sono arrivate lo scorso anno dall’estero, quasi la metà delle quali proprio dal Canada che peraltro ha fatto registrare nel 2017 un ulteriore aumento del 15% secondo le analisi Coldiretti su dati Istat relativi ai primi due mesi del 2017 – proseguono – una realtà che rischia di essere favorita dall’approvazione da parte dell’Europarlamento del Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement) con il Canada che prevede l’azzeramento strutturale dei dazi indipendentemente dagli andamenti di mercato”.
E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti in occasione dello scoppio della #laguerradelgrano che questa ieri ha portato migliaia di agricoltori alle banchine per lo scarico di un mega cargo con grano canadese al Porto di Bari.
“Siamo vicini ai nostri colleghi – sottolinea Paolo Floris cerealicoltore di Sanluri – perché combattono una battaglia anche nostra”.
“Quest’anno il prezzo che si sta presentando nel mercato è ancora inferiore: dai 18 ai 22 euro al quintale –denuncia Paolo Floris –, produrremmo ancora un anno in perdita, non riusciremo a pagarci i costi di produzione. Le spese vive per coltivare un ettaro di terra si aggirano intorno ai 750 euro, mentre il ricavato si ferma a circa 630 euro”.
“Non possiamo continuare a coltivare in perdita. Molti ettari il prossimo anno rimarranno incolti” annuncia Floris.
La superficie coltivata a grano duro in Sardegna è crollata negli ultimi 12 anni del 60 per cento, perdendo 58.129 ettari.  Si è passati dai 96.710 ettari coltivati nel 2004 ai 38581 del 2015.
tratto da: http://www.cagliaripad.it/news.php?page_id=52929

Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

 

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Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

 

Ecco a noi il grano canadese coperto di neve pronto per essere esportato in Sicilia!

La foto che vedete sopra è emblematica della follia del nostro tempo. Ecco il grano duro canadese che dovrebbe ‘maturare’ mentre nevica! Maturerà artificialmente, con il glifosato. E siccome è umido, svilupperà funghi e, quindi,micotossine. Questo impedirà al Canada di esportarlo? Ci vorrebbero i controlli su tutte le navi cariche di grano che nei prossimi mesi arriveranno nel nostro Paese. Ci saranno questi controlli? Saverio De Bonis: “L’unica cosa da fare è quella che stiamo facendo noi con GranoSalus: avviare i controlli su tutti i derivati del grano. I consumatori ci aiutino nel loro interesse”

Immaginate una distesa di grano in fase di maturazione – quindi con il classico colore giallo – ma ricoperto in buona parte di neve! In Sicilia e, in generale, nel Sud Italia questo non sarebbe possibile, perché a Giugno inoltrato da noi è già estate e il sole porta a maturazione spighe di grano prive di micotossine. Non è così in Canada dove il grano inizia a maturare in questi giorni e dove – come potete vedere dalla foto che alcuni amici ci hanno inviato – il grano che dovrebbe maturare è ricoperto dalla neve!

Segnatevi nella mente questa fotografia, perché è emblematica della follia del mondo in cui viviamo. Un mondo nel quale la globalizzazione dell’economia ha portato in Canada una coltura – il grano duro – che nulla ha a che spartire con il clima di quel Paese. Ma di mezzo ci sono i soldi, tanti soldi. Un fiume di denaro che il Canada tra qualche mese potrebbe incassare esportando in Italia questo grano duro pieno di umidità, di micotossine e di glifosato.

Con il freddo che c’è per ora in Canada il grano non può maturare naturalmente: opteranno per una maturazione artificiale con l’erbicida glifosato (o glifosate). Un metodo ingegnoso, che consentirà di ottenere un grano duro ricco di glutine, ma anche di sostanze che non sono esattamente un toccasana per la nostra salute: il già citato glifosato e le già citate micotossine.

Oggi, grazie a notizie attinte da una serie di fonti internazionali, siamo in grado di anticiparvi che cosa succederà nei prossimi mesi in Italia sul fronte del grano duro. Perché il grano duro che vedete nella foto sopra – grano ricoperto di ghiaccio – è destinato in massima parte all’Italia.

Eh già, perché l’Italia è il primo Paese importatore di grano duro canadese.

Quest’anno, per il Canada, a quanto ci raccontano, le cose non stanno andando molto bene.

“Ad Agosto – ci dice il nostro informatore – tantissimi campi di grano duro sembravano risaie. Le piogge non sono mancate. Ora è arrivato il freddo. O meglio, la neve. Si stima che, su una produzione preventivata di quasi 8 milioni di tonnellate di grano duro, il trenta per cento circa della produzione è già andata perduta”.

Conti alla mano, 2 milioni circa di tonnellate di grano duro canadese sono già al macero.

Ne rimangono 6 milioni di tonnellate circa. Di questi, solo 2 milioni di tonnellate circa sono di prima e di seconda classe. Non è il grano duro che matura nel Sud Italia, tra Puglia, Basilicata e Sicilia: un prodotto accompagnato dal sole e totalmente privo di micotossine. Ma è comunque un grano duro commestibile.

Gli altri 4 milioni di tonnellate di grano duro canadese sono di terza, quarta e quinta classe (teniamo conto che il grano duro di quarta e quinta classe si dà agli animali, proprio perché considerato non commestibile per l’uomo).

Sono i 2 milioni di tonnellate di grano duro canadese di prima e seconda classe – in ogni caso di qualità nettamente inferiore al grano duro del Sud Italia – che arriveranno in Italia con le navi? Non si sa.

Il nostro dubbio – purtroppo – è che i canadesi possano piazzare sulle navi i restanti 4 milioni di tonnellate di grano duro che, in buona parte, dovrebbe essere trattato come un rifiuto tossico perché pieno di micotossine.

Perché quando l’umidità è elevata i funghi attaccano il grano e producono le micotossine.

Questo articolo che state leggendo è importante: perché questa produzione massiccia di grano duro canadese è quella che ammazza la produzione del grano duro del Sud Italia. Con questa montagna di prodotto il prezzo del grano duro si abbasserà (infatti quest’anno ha toccato il minimo storico di 14 centesimi di Euro al chilogrammo).

Sapendo in anticipo che questa enorme quantità di grano duro canadese (ribadiamo: di pessima qualità) potrebbe arrivare in Italia con le navi (in effetti, il condizionale potrebbe essere evitato…), gli agricoltori del Sud Italia potrebbero anche non seminare il grano: perché nessuno è disposto a coltivare il grano duro sapendo che, poi, vendendolo, ci perderà.

E infatti nel Mezzogiorno d’Italia, negli ultimi anni, circa 600 mila ettari di terreni a seminativo non vengono più coltivati a grano duro. 

Al posto del grano duro del Sud d’Italia, di ottima qualità, le industrie acquisteranno a prezzi molto convenienti il grano duro canadese: tanto poi ci penserà la martellante pubblicità – soprattutto in Tv – a fare credere ai consumatori che la pasta industriale italiana “è la migliore del mondo” e ci penseranno attori famosi a convincerci che i biscotti e le merendine sono buonissime…

Con questo sistema ci guadagna il Canada, che esporta grano duro che avrebbe dovuto smaltire come rifiuto speciale. Ci guadagnano gli industriali della pasta e dei dolci del nostro Paese, che acquistano un prodotto a basso prezzo.

A perdere sono gli agricoltori del Sud Italia (che infatti, come ricordato, hanno già smesso di coltivare a grano duro circa 600 mila ettari di terreni a seminativo). E a perdere sono soprattutto i consumatori, che mangiano pasta, pane e dolci con farine sulle quali è meglio non commentare…

Il discorso vale per i consumatori italiani, che sono le prime vittime di questo sistema folle. Ma vale anche per i consumatori di altri Paesi del mondo che mangiano il prodotto italiano eventualmente ‘confezionato’ a base di grano duro canadese al glifosato e alle micotossine.

Che fare? La prima cosa da fare dovrebbe essere quella di controllare tutte le navi cariche di grano canadese che arrivano nei porti italiani. Tutte. Di questo si dovrebbero occupare le autorità del nostro Paese. Ma non lo faranno, perché di mezzo ci sono accordi commerciali internazionali (come ci ha raccontato Cosimo Gioia, imprenditore agricolo, già dirigente generale del dipartimento Agricoltura della Regione siciliana, l’unico che ha provato a controllare i carichi di grano duro provenienti dal Canada, se una nave arrivata in Italia ha già attraccato in un altro porto dell’Unione Europea, non è soggetta a controlli).

In questi giorni abbiamo ricevuto telefonate da cittadini siciliani di Catania e di Pozzallo che ci chiedono: che cosa possiamo fare per bloccare queste navi che arrivano dal Canada?

Abbiamo ‘girato’ la loro domanda a Saverio De Bonis, uno dei protagonisti diGranoSalus, l’associazione di produttori di grano duro del Sud Italia che promuoverà i controlli su tutti i derivati del grano presenti nel nostro Paese, per verificare l’eventuale presenza di micotossine, glifosato e altri veleni:

“Non possiamo fare nulla, se non quello che stiamo facendo – ci risponde De Bonis -: ovvero una campagna per avviare i controlli a tappeto su tutti i derivati del grano: pasta, pane, pizze, biscotti, dolci, farine. I consumatori debbono sapere che siamo soli rispetto al rullo compressore della globalizzazione. Dobbiamo difenderci da noi. Proprio per questo abbiamo lanciato una petizione. Che riguarda i consumatori di tutta l’Italia. Cari consumatori italiani: i controlli costano. Dateci una mano nel vostro interesse. E, soprattutto, nell’interesse dei vostri figli. La salute è un bene prezioso che dobbiamo difendere”.

Nessuno ci aiuta, dice De Bonis. Infatti non ci aspettiamo nulla dal Governo nazionale. E non ci aspettiamo nulla dalle Regioni.

In Sicilia, ad esempio – Regione dove il grano duro è un’eccellenza – l’assessorato all’Agricoltura, fino ad oggi, ha ignorato il problema: non gliene può fregare di meno.

Di questo tema parleremo sabato 15 Ottobre, a Palermo, nei saloni del Teatro Jolly, dalle 9 e mezza di mattina in poi, nel corso dell’assemblea promossa da I Nuovi Vespri. Parleremo del futuro della Sicilia. O meglio, di come cacciare gli ‘ascari’ che oggi governano la nostra Regione. Quegli ‘ascari’ che, tra i tanti danni che provocano, non hanno mai mosso un dito per tutelare il nostro grano duro e la nostra salute. Con noi, tra gli altri, ci sarà pure Saverio De Bonis.

E ricordatevi che noi, nel Sud e in Sicilia, la pasta e il pane li mangiamo ogni giorno. E non ci possiamo fare avvelenare.

 

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2016/10/08/ecco-a-noi-il-grano-canadese-coperto-di-neve-pronto-per-essere-esportato-in-sicilia/

Crolla il prezzo del grano duro in tutto il Sud Italia. E Bari è invasa dalle “solite navi” cariche di porcherie…!

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Crolla il prezzo del grano duro in tutto il Sud Italia. E Bari è invasa dalle “solite navi” cariche di porcherie…!

Qualche giorno fa Cosimo Gioia, produttore di grano duro in Sicilia e già dirigente generale del dipartimento Agricoltura della Regione siciliana, ha denunciato il crollo del prezzo di questo prodotto nella nostra Isola. Il fenomeno – come denuncia GranoSalus – riguarda tutto il Sud Italia oggetto in queste ore di una mega speculazione andata in scena con l’arrivo, a Bari, di un gran numero di navi cariche di grano duro. Hanno approfittato delle vacanze di Pasqua, quando l’attenzione si abbassa…

Nessuno controlla le navi cariche di grano duro che arrivano in Sicilia, mentre il prezzo di questo prodotto crolla a 18 Euro il quintale. Ed è anche logico: se arrivano partite di grano estero aumenta l’offerta e il prezzo va giù. Lo ha denunciato nei giorni scorsi Cosimo Gioia, cerealicoltore della nostra Isola e già dirigente generale del dipartimento Agricoltura della Regione siciliana (qui l’intervista con Cosimo Gioa). A quanto pare il fenomeno è generalizzato. A raccontarlo è GranoSalus, che denuncia un massiccio arrivo di navi cariche di grano duro a Bari, durante le vacanze di Pasqua.

“A Bari – leggiamo nel sito di GranoSalus – ci sono navi di speculatori che scaricano merce di dubbia provenienza. Gli speculatori sono sempre in agguato. Nello stabilimento di Martinelli (Candeal Commercio nella zona industriale di Melfi), attaccato al noto mangimificio di proprietà Cargill srl, si scaricano centinaia di camion di grano c.d. alimentare provenienti da Bari. Nel frattempo le quotazioni scendono e i sindacati dormono…”.

Insomma, il prezzo del grano duro non è crollato solo in Sicilia, ma il tutta l’Italia. Anche questa non è una novità: il prezzo del grano duro nel nostro Paese lo fa il mercato pugliese e, precisamente, quello di Foggia. Se il prezzo di questo prodotto va giù in questa città, la crisi si propaga in tutti i mercati del Mezzogiorno.

Navi cariche di grano duro in Sicilia, navi cariche di grano duro in Puglia. Ed è proprio in Puglia che ci concentrano le navi cariche di grano duro che arrivano da mezzo mondo: qui arriva oltre il 70% del grano importato in Italia:

“La Puglia oltre ad essere la prima regione produttrice di grano in Italia è, dunque, anche la regione leader per importazioni. E’ proprio qui che risiedono molti speculatori internazionali”, precisano i produttori e i consumatori iscritti a GranoSalus.

E camion, tanti camion che invadono le strade pugliesi e lucane. Sì, perché una grande quantità di grano duro che arriva a Bari con le navi viene trasportato a Melfi, in Basilicata:

“La zona industriale di Melfi – si legge sempre nel sito di GranoSalus – è così intasata dal traffico di camion da rendere difficile persino il passaggio delle auto. Nessuno poteva immaginare che anche la Basilicata potesse diventare piattaforma logistica per questi traffici”.

E ancora:

“Siamo veramente diventati la pattumiera internazionale del grano di dubbia qualità gestita da speculatori? Nessuno si scandalizza se poi questo grano lo ritroviamo nella famosa pasta con livelli di contaminazione preoccupanti, specie per i bambini”.

A questo punto GranoSalus attacca le organizzazioni agricola tradizionali:

“Le organizzazioni di categoria come Coldiretti, Confagricoltura e Cia cosa fanno per difendere il grano nazionale di qualità dagli attacchi degli speculatori che si nascondono dietro il libero scambio? Sono in ferie per via delle festività!”.

Così come la moneta cattiva scaccia la moneta buona, il grano cattivo scaccia quello buono:

“E’ proprio nei periodi festivi che si approfitta, ogni anno, per fare le operazioni di sbarco più grosse in modo da sfuggire ai controlli e condizionare al ribasso le quotazioni nazionali. E ogni anno, puntualmente, i sindacati italiani e gli organismi di controllo sono in ferie. Come mai? E’ sufficiente per la Coldiretti un comunicato stampa sulla Gazzetta del Mezzogiorno?”.

Poi i ‘numeri’ sul calo dei prezzi del grano duro denunciato nei giorni scorsi, come già ricordato, anche da Cosimo gioia in Sicilia:

“Intanto le quotazioni del grano duro a Foggia continuano a scendere. Oggi (il riferimento è alla scorsa settimana ndr) il bollettino ha registrato un calo di meno 50 centesimi che si aggiunge al calo di meno 30 centesimi di una settimana fa e di meno 50 centesimi di due settimane fa. Le quotazioni del duro sono inferiori al tenero! Un paradosso perché storicamente accade il contrario! Questa prospettiva impone nuove strategie difensive verso gli speculatori”.

Se il grano duro costa meno del grano tenero – ed è quello che sta succedendo in questi giorni – c’è qualche cosa che non funziona. E’ evidente che è in corso un attacco speculativo contro il grano duro prodotto nel Sud Italia. Un messaggio preciso in vista di un’annata che si profila buona per quantità e qualità (le piogge di fine marzo e di aprile per il grano duro sono un toccasana).

Insomma, gli speculatori fanno sapere che i più forti sono loro. Che il Sud Italia può produrre tutta la qualità di grano duro che vuole, ma il prezzo lo fanno loro. Puglia, Sicilia, Basilicata e via continuando non sono certo certo California e Arizona, dove si produce il Desert Durum, un grano duro di qualità il cui prezzo non scende mai sotto i 40 dollari al quintale.

I grani duri del Sud Italia non hanno nulla da invidiare al grano duro d’elezione degli Stati Uniti d’America. La differenza è che i produttori americani hanno alle spalle un Paese che li difende dagli speculatori, mentre i produttori di grano duro del Sud Italia sono, di fatto, massacrati dagli speculatori e da una politica agricola decisa dagli industriali.

Sarà anche quest’anno così? Il grano duro del Sud Italia che si raccoglierà la prossima estate rimarrà invenduto e continuerà ad essere utilizzato per abbassare il tenore dei contaminanti dei grani duri canadesi, ucraini e chi più ne ha più ne metta?

GranoSalus lancia la sfida:

“Se l’ Italia ha il grano buono e sano, che rimane invenduto perché gli speculatori devono avere gioco facile per schiavizzare chi produce qualità, sappiano i commercianti e gli industriali che acquistano grano estero di dubbia qualità che la musica cambierà… molto presto! Grazie alla sovranità dei consumatori e non alle filiere della povertà”.

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/04/18/crolla-il-prezzo-del-grano-duro-in-tutto-il-sud-italia-bari-invasa-dalle-solite-navi/

 

Ed ora anche il Canada comincia ad ammettere: nel 30% del grano c’è glifosato… E se loro dicono solo “30%”, provate solo ad immaginare quali porcherie ci mandano…!

 

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Ed ora anche il Canada comincia ad ammettere: nel 30% del grano c’è glifosato… E se loro dicono solo “30%”, provate solo ad immaginare quali porcherie ci mandano…!

 

Ora anche il Canada lo ammette: nel 30% del grano c’è glifosato

Un campione su tre con residui di glifosato. La campagna di test fatta dalle autorità canadesi mostra, se ce ne fosse ancora bisogno, come il pesticida più utilizzato al mondo sia tutt’altro che poco persistente e finisca negli alimenti che consumiamo.

È questo il risultato delle analisi ufficiale relative al 2016 appena divulgato dall’Agenzia canadese di ispezione degli alimenti.

In dettaglio i risultati mostrano come il 7,3% della frutta e dei vegetali freschi presentino residui di glifosato, sebbene entro i limiti e il 12,1% di quelli trasformati facciano rivelare tracce del pesticida.

Grano da brividi

Uno dei dati più impressionanti è quello ottenuto dai controlli sul grano, utilizzato anche da molte aziende italiane per produrre la pasta: il 36,6% di campioni hanno fatto registrare la presenza di glifosato e il 3,9% addirittura sopra i limiti di legge che in Canada è di 5 ppm.

In cima alla lista dei vegetali “avvelenati” da residui di erbicida, fagioli, piselli e lenticchie con il 47,4% di positivi ma appena lo 0,6% oltre i limiti di legge.

Baby food, uno su tre è contaminato

E nei prodotti finiti? Il glifosato non manca davvero. Soprattutto in quelli destinati ai bambini: nei cereali destinati a loro se ne trova nel 31,7% dei casi, negli alimenti per la prima infanzia nel 30,7% . Altro che roulette russa, come l’avevamo definita quando abbiamo esaminato la pasta e i prodotti per la prima colazione italiani: in Canada le probabilità di trovarsi glifosato nel piatto salgono pericolosamente.

Anche per questo molte associazioni europee (tra le quali il Salvagente) hanno dato vita a una Ice (una petizione ufficiale) per chiedere alla Ue di dare uno stop definitivo a questo pesticida. Una petizione che in Italia deve ancora raggiungere il traguardo di firme necessarie per produrre i suoi effetti. Dunque non resta che invitare i nostri lettori a firmare. Subito.

Una firma per chiedere all’Europa che non autorizzi nuovamente il pesticida, prodotto soprattutto dalla Monsanto. Firmatela qui.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/04/12/ora-anche-il-canada-lo-ammette-nel-30-del-grano-ce-glifosato/21351/?utm_content=buffer7d554&utm_medium=social&utm_source=twitter.com&utm_campaign=buffer