Glifosato, la guerra sporca della Monsanto alla Iarc (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro): interessi, affari e bugie…!

 

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Glifosato, la guerra sporca della Monsanto alla Iarc (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro): interessi, affari e bugie…!

 

Glifosato, la guerra sporca della Monsanto alla Iarc: interessi, affari e bugie

Metodo scientifico rigoroso per arrivare a risultati, che sono frutto di un intenso lavoro di gruppo. È su questi binari che la scienza deve muoversi quando fa ricerca sulle cause del cancro, “fuori da ogni conflitto d’interesse”: un ragionamento che valeva quando era il fumo a essere al centro del dibattito scientifico, che vale per l’asbesto e anche per il glifosato, sulla cui pericolosità oggi ancora si discute. Anche in questo caso, a dispetto di tutto “saranno i risultati scientifici evidenti in modo chiaro a sgombrare il campo da ogni dubbio”.

Ne è convinto Kurt Straif, direttore della sezione monografie di Iarc (International agency for research on cancer), un organismo indipendente, nato nel 1965 e che oggi conta 25 paesi in cui ha sedi e che fa, appunto, dell’indipendenza della ricerca e del rigore il suo baluardo. La scuola di specializzazione di Oncologia medica del Policlinico Sant’Orsola di Bologna, insieme all’Istituto Ramazzini, lo ha invitato a raccontare il lavoro della Iarc e, nello specifico, della sezione “monografie” che Straif dirige, sulle cui ricerche si basano le agenzie nazionali e internazionali della salute. Noi lo abbiamo intervistato.

Dottor Straif, lei ha detto più volte durante la sua lezione di non voler nominare quella cosa, ma crediamo che la gente abbia il diritto di sapere come finirà la battaglia sul glifosato.

Siamo scienziati ed esperti nell’identificazione delle cause del cancro e per noi il messaggio deve essere quello di sostenere le conclusioni a cui arriva il gruppo di lavoro che, in questo caso ha stabilito che il glifosato è probabilmente cancerogeno per gli umani: abbiamo una chiara evidenza nel caso degli animali, una limitata per ciò che riguarda gli uomini. Sebbene Abbiamo un’evidenza ad oggi ancora limitata sulla cancerogenicità per gli esseri umani ma sappiamo che probabilmente è dannoso. Anche i dati cosiddetti meccanici ne rilevano la tossicità. Come scienziati possiamo dire con forza che nel medio termine emergerà l’evidenza scientifica in modo netto.

Nel frattempo, cosa si fa? La Monsanto non sembra dare segni di cedimento..

Noi abbiamo cercato di comunicare a un livello scientifico, ma sono usciti articoli molto generici che criticavano il lavoro svolto da Iarc. Così abbiamo risposto spiegando che gli scienziati della Iarc si posizionano “dietro” il metodo scientifico e i risultati a cui approda il lavoro di gruppo. La mancanza di risorse ha certamente messo in difficoltà la nostra capacità di comunicare in modo diffuso e forte questi concetti affinché fossero di dominio pubblico, ma non è facile quando dietro a certe posizioni ci sono anche tanti interessi… Sono state fatte nei nostri confronti delle accuse false ma noi, ad un certo punto,  invece che rispondere direttamente, abbiamo scelto di pubblicare sul nostro sito una spiegazione molto chiara per documentare come le questioni originali e i responsi originali sono stati fraintesi, manipolati contro la Iarc. Lo abbiamo fatto in un’ottica di trasparenza e chiunque può leggere.

Come ha agito la Monsanto?

Quello che ha fatto la Monsanto è stato fare uscire, ancora prima che la Iarc fosse arrivata alle conclusioni definitive del lavoro, una loro ricerca tesa proprio ad andare con forza contro le conclusioni a cui noi saremmo arrivati, mettendo insieme i loro scienziati e i loro avvocati – con l’appoggio di industrie amiche e vicine a cui hanno chiesto di sottoscrivere le loro relazioni. Hanno pianificato una strategia anticipando le valutazioni della Iarc. Ciò significa che sapevano in anticipo quale fosse l’evidenza scientifica e cosa fare contro di essa. Questo è uno dei tanti esempi. Tuttavia, sono ottimista. In fondo la terra è solo un pianeta che gira nell’universo, uno dei tanti. La ricerca deve proseguire e credo che la ragione scientifica prevarrà.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2018/02/17/glifosato-la-guerra-sporca-della-monsanto-alla-iarc-interessi-affari-e-bugie/

 

La notizia che secondo uno studio italiano il mais Ogm non comporta evidenza di rischi per la salute? È una FAKE NEWS: lo studio non parla di né di salute né di glifosato! Potenza delle Multinazionali?

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La notizia che secondo uno studio italiano il mais Ogm non comporta evidenza di rischi per la salute? È una FAKE NEWS: lo studio non parla di né di salute né di glifosato! Potenza delle Multinazionali?

 

Da Repubblica.it

Mais ogm, lo studio italiano: nessuna evidenza di rischi per la salute

I risultati della prima analisi coordinata da Scuola Superiore Sant’Anna e Università di Pisa su 21 anni (1996-2016) di colture nel mondo.

QUI l’articolo intero

…Ma non solo La Repubblica. Tante testate hanno riportato la notizia con enfasi… Ma è tutto vero?

Quelli de Il Salvagente dicono proprio di NO…

Ogm e fake news: il nuovo studio non parla di salute (e di glifosato)

“Leggendo il testo originale dello studio di Pisa sugli Ogm pare che nessuno di quelli che ne abbiamo scritto sui giornali lo abbiano letto, perché non c’entra niente con la salute”.  Gianni Tamino, biologo di lunga esperienza, già membro del Comitato Nazionale per la Biosicurezza e le Biotecnologie presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, smentisce la vulgata sui risultati dello studio della Scuola superiore Sant’Anna e dell’Università di Pisa, pubblicato su “Scientific Reports”, coordinato dalla professoressa Laura Ercoli.

Professor Tamino, questo studio, basato sulla comparazione di 20 anni di ricerche sugli Ogm è stato presentato come la pietra tombale sulla domanda: “Gli Ogm fanno male?”. Lei non è d’accordo. Perché?
Basta leggere quello che c’è scritto. Nella sintesi introduttiva già si chiarisce: “Questa meta-analisi mirava ad aumentare le conoscenze sui caratteri agronomici, ambientali e tossicologici del mais”.

Tossicologici, quindi riguardanti la salute.
In realtà non è così, perché poi chiarisce: “Numerosi tentativi sono stati condotti per sintetizzare l’enorme letteratura sulle prestazioni agronomiche ed economiche, e l’impatto ambientale del mais Ogm”. L’unica altra cosa che loro analizzano è se il mais geneticamente modificato migliori la salute della gente. E dicono, siccome si hanno meno micotossine, è migliore dell’altro.

Non è un ragionamento sufficiente?
Ma non c’è  nessuna analisi sulla pericolosità o meno su altri punti di vista, per esempio sulla presenza di pesticidi o altro. Loro fanno soltanto un confronto di tutte le indagini svolte sul campo. Dicono di aver analizzato la letteratura su resa, qualità del grano, e gli effetti su organismi non bersaglio, per esempio gli insetti che possono essere danneggiati dal trattamento, gli organismi bersaglio, le piante rese resistenti agli insetti, e la decomposizione della biomassa del suolo…”.

In altre parole?
Non c’è niente sulla tossicità o sulla pericolosità per la salute.

Almeno sulla presenza o meno di micotossine la ricerca dice la verità?
Lo studio dice che le piante geneticamente modificate hanno meno micotossine di quelle non Ogm. Se confronto lo stesso tipo di mais transgenico o non transgenico, è vero, ma se io analizzo altre piante naturalmente resistenti agli insetti, la storia è diversa. In agricoltura biologica si cercano varietà che a seconda dell’ambiente, dei patogeni presenti, sia il più resistente possibile. E poi hanno messo tutto nello stesso calderone.  Non è possibile, io devo poter distinguere.

Tra cosa?
I mais geneticamente modificati sono decine, se io devo fare un confronto, la statistica devo farla per settore. Invece, non c’è nessuna considerazione da parte loro sulle differenze tra mais tollerante all’erbicida, mais resistente agli insetti.

Da come è stata interpretata la ricerca, però, appare evidente che presentando meno micotossine, il mais Ogm comporta meno rischi per la salute. 
La loro analisi non prende in esame pro e contro, ma solo la presenza di micotossine. Nell’agricoltura biologica le micotossine sono meno che in quella convenzionale, e probabilmente anche uguali o meno di quella Ogm. E comunque la maggior parte delle micotossine è dovuta allo stato di conservazione post-raccolta. E poi c’è la questione glifosato.

Cosa ha a che vedere il glifosato con questa ricerca?
Il ragionamento che loro fanno non tiene conto della questione del glifosato, che però è la più importante, perché tutti i dati di tossicità nell’uomo e negli animali riguardano essenzialmente questo elemento. Basta andare a vedere i risultati dei lavori in cui si rileva la presenza di glifosato e dei suoi derivati nelle piante e si trova solo negli Ogm. E poi non si viene preso in considerazione il fatto che una volta inseriti dei geni, questi si possono spostare e alterare il funzionamento e la produzione di proteine nella pianta. in alcune piante Ogm si è visto che si  possono produrre sostanze inattese, proprio perché si possono attivare geni non previsti.

I ricercatori hanno voluto chiarire che questo studio si limita a presentare dati scientifici, non ha nulla di “politico”. È d’accordo?
È sempre ambiguo, cosa vuol dire non c’è una lettura politica? Loro possono dire “non c’è nessun partito politico che ci ha chiesto di farlo”, e lo credo bene, ma non è questo il discorso. Il punto è che lo studio non parla di salute, ma degli effetti agroambientali del mais Ogm rispetto al mais della stessa linea non modificato genericamente, coltivato nelle stesse condizioni. Solo questo.

fonte: https://ilsalvagente.it/2018/02/16/ogm-e-fake-news-il-nuovo-studio-non-parla-di-salute-e-di-glifosato/31754/

Etichetta di origine della pasta: il Salvagente si chiede quanto durerà? – Per non dimenticare: origine del grano nelle confezioni di pasta? La Barilla dice NO… Ora, chiedetevi PERCHÈ, soprattutto quando al supermercato fate la spesa!!

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Etichetta di origine della pasta: il Salvagente si chiede quanto durerà? – Per non dimenticare: origine del grano nelle confezioni di pasta? La Barilla dice NO… Ora, chiedetevi PERCHÈ, soprattutto quando al supermercato fate la spesa!!

 

Da Il Salvagente:

Etichetta di origine della pasta: quanto durerà?

“I pastai italiani sono pronti: ci siamo già adeguati, arrivando anche in anticipo rispetto alla data prevista, tanto che pacchi di pasta con la nuova etichetta sono già presenti in scaffale da alcune settimane”. Riccardo Felicetti, presidente dei pastai di AIDEPI (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta) non fa di certo salti di gioia per festeggiare l’esordio, avvenuto ieri, della dichiarazione obbligatoria dell’origine del grano per la pasta. Dopo i ricorsi al Tar – persi –  e quelli a Bruxelles, attraverso FoodDrinkEurope, l’associazione dei produttori alimentari europei che ha presentato un reclamo formale contro la decisione del governo italiano, Felicetti fa buona faccia a cattivo gioco. “Da questo momento in avanti – continua Felicetti – i consumatori avranno modo di verificare che dietro ottime marche di pasta a volte ci sono semole ricavate da grani duri italiani e altre volte, invece, semole che utilizzano anche ottimi grani duri stranieri. Perché la qualità non conosce frontiere. Non bisogna infatti confondere l’origine con la qualità del prodotto: tutto il grano che utilizziamo per la pasta italiana, per bontà, sicurezza e tracciabilità, è il migliore del mondo.”

Come leggere l’etichetta

Secondo quanto previsto dal decreto le confezioni di pasta secca made in Italy dovranno avere obbligatoriamente indicato in etichetta il nome del Paese nel quale il grano viene coltivato e quello di molitura; se proviene o è stato molito in più paesi possono essere utilizzate, a seconda dei casi, le seguenti diciture: paesi UE, paesi NON UE, paesi UE E NON UE. Inoltre, se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come a esempio l’Italia, si potrà usare la dicitura: “Italia e altri Paesi UE e/o non UE”.

Trasparenza a termine?

Il presidente di Aidepi, però, non molla: “Purtroppo, come temevamo, questa etichetta sarà presto superata dal Regolamento UE sull’origine degli alimenti, che arriverà questa estate e cambierà nuovamente le carte in tavola” spiega Felicetti. Il purtroppo più che per lo stop alla dichiarazione di origine sembra legato al fatto che “Noi pastai saremmo costretti a riadeguare nuovamente l’etichetta e il consumatore troverà questa informazione scritta in un modo differente.”

Secondo AIDEPI, la sola indicazione in etichetta dell’origine del grano non basta. Conclude Felicetti “Per incrementare la disponibilità di grano duro nazionale di qualità e prodotto in modo sostenibile in linea con le esigenze dell’industria molitoria e della pasta la strada giusta sono infatti i contratti di filiera, che diversi protagonisti del mondo grano-pasta hanno già intrapreso: in questo modo si garantisce ai pastai un grano adeguato e agli agricoltori un reddito certo, commisurato all’impegno profuso e alle specifiche condizioni ambientali e climatiche, garantendo al contempo una protezione dalle fluttuazioni del mercato”.

Il Canada paga l’abuso di glifosato

Peccato che al momento la realtà sia meno rosea, almeno a prestare fede ai dati della Borsa merci telematica italiana. La debolezza dei prezzi degli ultimi mesi del grano duro (quello usato per la pasta) avrebbero spinto i produttori ad un incremento delle superfici dedicate al grano tenero (per la panificazione) in Italia nel 2018.

Un dato che potrebbe dare nuovo impulso alle importazioni dall’estero, calate drasticamente del 10%  su base annua. Un risultato che si spiega con la drastica riduzione degli acquisti effettuati fuori dai confini comunitari (Canada in primis) osservata a dicembre e gennaio. Proprio dal Canada, giova ricordarlo, viene il grano sospetto di contenere i residui più alti di glifosato, il pesticida utilizzato anche poco prima della raccolta del grano per favorire l’essiccamento.

Assolutamente da leggere:

Indicare l’origine del grano nelle confezioni di pasta? La Barilla dice NO… Chiedetevi Perchè, soprattutto quando al supermercato fate la spesa!!

Riporta Codacons

ALIMENTARE: È OBBLIGO ORIGINE IN ETICHETTA PER RISO E PASTA

 

CODACONS: FINALMENTE CONSUMATORI AVRANNO TRASPARENZA SULL’ALIMENTO PIU’ CONSUMATO IN ITALIA

ORA ESTENDERE OBBLIGO ORIGINE A TOTALITA’ BENI ALIMENTARI

Esprime soddisfazione il Codacons per l’arrivo dell’obbligo di indicazione dell’origine in etichetta per pasta e riso, che entrerà ufficialmente in vigore il 16 e il 17 febbraio.
“Finalmente ai consumatori sarà garantita trasparenza e la possibilità di fare scelte consapevoli sull’alimento più consumato in Italia: la pasta – afferma il presidente Carlo Rienzi – Finora gli italiani sono stati del tutto all’oscuro sull’origine della materia prima, una situazione di incertezza che ha danneggiato il Made in Italy e dato vita ad inganni attraverso confezioni che richiamavano una italianità del prodotto nella realtà inesistente, perché grano e riso provenivano da paesi esteri”.
“Il prossimo passo da compiere è estendere l’obbligo dell’indicazione di origine in etichetta a tutti i prodotti alimentari, perché i consumatori hanno il diritto di sapere cosa mangiano e da dove arrivano le materie prime che finiscono sulle nostre tavole” – conclude Rienzi.

Contaminanti marini, la Commissione europea scopre (solo adesso) il “pericolo glifosato”

 

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Contaminanti marini, la Commissione europea scopre il “pericolo glifosato”

 

Il Jrc, il centro di ricerca della Commissione europea ha stilato la lista di 2700 “contaminanti emergenti”considerati potenzialmente dannosi per l’ecosistema marino. Si tratta di sostanze che, sebbene non siano già state indicate come pericolose per la salute animale, necessitano di ulteriori studi di sicurezza. La maggior parte delle sostanze chimiche presenti in questo elenco, spiegano gli esperti, hanno il potenziale di entrare nell’ambiente e causare effetti avversi nell’ecosistema e sulla salute umana, ma sono ancora in gran parte non regolamentateNella lista ci sono pesticidi di nuova autorizzazione e di vecchia come il glifosato, ritardanti di fiamma, additivi plastici industriali, prodotti per la cura personale. Proprio l’inclusione del glifosato fa scalpore, data la recente autorizzazione per altri 5 anni di uso decisa proprio a livello europeo. Che si tratti di un pesticida particolarmente frequente nelle acque, lo dimostrano, tra l’altro, anche i dati italiani; il nostro paese pur non essendo un grandissimo utilizzatore i questo diserbante fa segnare il più alto numero di sforamenti di pesticidi rilevati nelle acque superficiali dai monitoraggi dell’Ispra. Nel “Rapporto nazionale pesticidi nelle acque. Dati 2013-2014″, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale scriveva: “Nelle acque superficiali, 274 punti di monitoraggio (21,3% del totale) hanno concentrazioni superiori ai limiti di qualità ambientali. Tra le sostanze che più spesso hanno determinato il superamento sono: glifosato e il suo metabolita Ampa“.

L’obiettivo di questo rapporto, in generale, è fornire agli Stati membri un elenco delle sostanze che devono essere monitorate per tenere sotto controllo l’inquinamento marino e mitigare gli eventuali effetti negativi. I contaminanti – si legge nel report – hanno il potenziale di degradare le acque marine e causare gravi danni agli organismi e ai processi biologici. Possono arrivare nei nostri oceani in vari modi, ad esempio attraverso fiumi inquinati, attività industriali, inquinamento da parte delle navi e estrazione di petrolio in mare aperto.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2018/01/30/contaminanti-emergenti-nuove-minacce-per-i-nostri-oceani/31112/

Ecco come si fa per non mangiare glifosato

 

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Ecco come si fa per non mangiare glifosato

Il glifosato è una sostanza chimica che si trova nei pesticidi più utilizzati dagli agricoltori, come il Roundup – in cui la concentrazione è piuttosto elevata. Recentemente i residui di glifosato negli alimenti sono diventati un argomento allarmante perché, secondo alcuni studi, questo erbicida potrebbe essere cancerogeno (ovvero, provocare tumori). In particolare, tre ricerche hanno mostrato un legame tra tali residui e lo sviluppo del linfoma non Hodgkin, un tumore del sistema immunitario. È Importante prestare attenzione ai cibi che potrebbero essere contaminati da questa sostanza chimica, ma anche cercare di ridurne ed evitarne l’assunzione tramite il consumo degli alimenti.

 

Eliminare i Residui del Pesticida dagli Alimenti
1
Lava bene qualsiasi prodotto alimentare. I residui di glifosato si trovano sopra e all’interno di molti cibi. Tuttavia, le fonti più comuni di questa sostanza nociva sono la frutta e la verdura. Pertanto, lavandole accuratamente, puoi diminuire le quantità di glifosato e altri pesticidi che andrai a ingerire.

  • Per lavare i cibi, gli esperti in materia di sicurezza alimentare raccomandano di utilizzare acqua pulita o un detergente per i prodotti provenienti dall’agricoltura (che puoi acquistare al supermercato). Risciacqua per qualche secondo e lo sporco visibile sarà scomparso.
  • Indipendentemente dal fatto che si tratti di alimenti vegetali o no, è importante lavare tutto prima del consumo.
  • Per questa operazione non usare mai il detersivo per la cucina o il sapone per le mani. C’è il rischio che, in virtù della loro natura porosa, la frutta e la verdura assorbano le sostanze chimiche contenute all’interno.
  • Nessun metodo di lavaggio è efficace al 100% per rimuovere i residui dei pesticidi. Alcuni elementi chimici, come il glifosato, penetrano nelle piante e nella frutta e, purtroppo, non possono essere eliminati con l’acqua o altri metodi di pulizia.
  • Inoltre, lava tutte le posate e le stoviglie che sono entrate in contatto con i cibi di origine vegetale prima del lavaggio.

 

2
Asciuga e pulisci gli alimenti. Oltre a lavare la frutta e la verdura, devi asciugarle nel modo appropriato. Se non vengono pulite, i residui dei pesticidi potrebbero resistere persino dopo il lavaggio.

  • Utilizza un panno o un asciugamano pulito per pulire e asciugare tutta la frutta e la verdura che hai lavato. In questo modo, rimuoverai qualsiasi residuo di pesticida presente sui questi prodotti alimentari.
  • Se devi lavare diversi pezzi, considera di utilizzare la carta assorbente. Buttala via ogni volta che hai finito di asciugare un frutto o un ortaggio per impedire che si contamino a vicenda.
  • Anche la frutta e le verdure che hanno la buccia o uno strato esterno non edibile (come le banane o i meloni) vanno lavate e pulite. Infatti, c’è il rischio che i residui dei pesticidi si trasferiscano nella polpa quando le tagli o le prepari.
3
Sbuccia lo strato esterno. Un altro ottimo metodo per ridurre i residui dei pesticidi, come il glifosato, è quello di sbucciare e rimuovere gli strati esterni di determinati alimenti.

  • Ad esempio, la lattuga, il cavolo, i carciofi, i porri o i cavoletti di Bruxelles hanno diversi strati di foglie. Rimuovendo quelli più esterni (soprattutto quelli che appaiono più sporchi), puoi diminuire la quantità di glifosato e altri pesticidi che andrai a ingerire.
  • Elimina anche le foglie di altri prodotti di origine vegetale. Togli tutti gli strati esterni finché non arriverai alle foglie più chiare o delicate che si trovano nella parte centrale.
  • Inoltre, non dimenticare le altre qualità di frutta e verdura, tra cui asparagi, patate, carote, sedano e rape. Anche in questi casi è necessario rimuovere gli strati esterni in modo da non consumare le parti che sono entrate in contatto con il terreno o gli erbicidi.
4
Elimina il grasso e la pelle della carne. Molte persone non sanno che persino la superficie esterna degli alimenti non vegetali possono contenere livelli elevati di glifosato e residui di pesticidi. È necessario rimuovere anche la pelle di queste fonti proteiche.

  • Il glifosato è un pesticida così difficile da evitare perché viene usato non solo nelle colture destinate al consumo umano, ma anche nel mangime con cui vengono nutriti gli animali. Quindi, i residui finiscono nella carne, in particolare nei tessuti più grassi, come la pelle.
  • Se compri carne rossa o bianca, assicurati di tagliare il grasso in eccesso oppure acquista tagli di carne più magri.
  • Per quanto riguarda il pollo e le carni bianche, togli la pelle o acquistali già spellati. Elimina il grasso in eccesso se è visibile.
Evitare il Glifosato e Altri Pesticidi
1
Acquista alimenti biologici al 100%. Un modo abbastanza semplice per evitare il glifosato e altri residui di erbicidi nei cibi consiste nel comprare prodotti biologici. Anche i prodotti di carne ottenuti con metodo biologico devono riportare sulle confezioni l’identificazione delle carcasse, le indicazioni obbligatorie della regolamentazione comunitaria e il riferimento al metodo di produzione biologico.

  • Compra sempre frutta e verdura biologica al 100%. Molti sono i pesticidi utilizzati nella coltivazione di frutta e verdura, quindi scegliendo alimenti biologici, ridurrai automaticamente l’assunzione dei residui contenuti nei cibi di origine vegetale.
  • Inoltre, acquista carni e pollame biologici al 100%. Anche se gli erbicidi non vengono usati direttamente nell’allevamento, vengono impiegati nella coltivazione dei mangimi (ad esempio, del mais o della soia) e, in tal modo, penetrano nelle fibre muscolari e nella pelle dei prodotti animali.
  • Sarebbe anche opportuno comprare cereali biologici al 100% (come il grano o la quinoa), perché quelli coltivati con le procedure convenzionali contengono grosse quantità di residui di glifosato.
2
Non acquistare gli alimenti noti per gli alti livelli di glifosato. Esistono diversi pesticidi, utilizzati spesso nell’alimentazione. Tuttavia, la presenza del glifosato è piuttosto elevata in determinati cibi. Evita i seguenti alimenti perché potrebbero contenerlo in notevoli quantità:

  • Soia (prodotti a base di soia, oli vegetali o olio di soia);
  • Mais e olio di mais;
  • Semi di canola utilizzati nell’olio di canola;
  • Barbabietole e zucchero prodotto dalle barbabietole;
  • Mandorle;
  • Piselli secchi;
  • Carote;
  • Quinoa;
  • Patate dolci.
3
Evita i prodotti stranieri. Durante la stagione invernale vengono importati molti prodotti. Anche se in questo modo possiamo permetterci di mangiare una grande varietà di frutta e verdura, si corre il rischio di assumere una quantità più elevata di residui di pesticidi.

  • Innanzitutto, è chiaro che ogni Paese segue disposizioni e leggi differenti riguardo all’uso di erbicidi e ai livelli considerati accettabili o tollerabili. Nei fatti una simile realtà si può tradurre in un aumento della quantità dei residui di pesticidi all’interno dei cibi importati.
  • Cerca sempre l’etichetta di origine dei prodotti. Ti dice in quale località è stato coltivato o allevato.
  • In ogni caso, puoi rivolgerti agli agricoltori locali o acquistare alimenti a chilometro zero.
4
Considera di coltivare da solo una parte di quello che mangi. Oltre all’acquisto dei prodotti biologici, molte persone stanno prendendo in considerazione la possibilità di coltivare determinati alimenti. In questo modo sanno esattamente che cosa vanno a consumare (ad esempio, se si tratta di una coltura autoctona o OGM) e possono permettersi di non usare nessun erbicida.

  • Se hai spazio, considera l’idea di iniziare con un piccolo orto. Scegli un posto ben illuminato dal sole. Pianta le verdure o la frutta che intendi mangiare più spesso o quelle che in commercio contengono un livello più elevato di pesticidi (come il sedano o le fragole).
  • Se non hai un giardino o lo spazio sufficiente, potresti coltivare nei contenitori. Molte piante di frutta e verdura crescono bene nei vasi se ricevono la luce del sole e vengono innaffiate regolarmente.
5
Segui una dieta variegata. Potresti sorprenderti al pensiero che, variando l’alimentazione, puoi ridurre la quantità di glifosato e altri pesticidi che assumi dai cibi. È un ottimo trucco da tenere a mente per ridurre il rischio di esposizione a queste sostanze nocive.

  • Anche se il glifosato (come altri erbicidi) viene utilizzato su vari tipi di colture, molti agricoltori preferiscono usare un unico tipo di erbicida per ogni coltura.
  • Ad esempio, possono ricorrere al Roundup (che contiene il glifosato) sul mais, ma utilizzare un pesticida completamente diverso sugli alberi da frutta.
  • Una dieta variegata riduce il rischio di esposizione a un solo genere di pesticida.
  • Inoltre, ti offre un apporto più ampio di sostanze nutritive e ti aiuta a mangiare in modo equilibrato.
6
Mantieniti aggiornato sulle notizie e sulle ricerche più recenti. Se stai cercando di evitare i pesticidi, specialmente quelli più nocivi, come il glifosato, devi rimanere aggiornato sulle ricerche che riguardano l’uso di queste sostanze chimiche.

  • La FDA (Agenzia per gli Alimenti e i Medicinali degli Stati Uniti), l’EPA (Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti) e altre organizzazioni informano regolarmente i consumatori sui cibi in cui è possibile trovare questi pesticidi, sui prodotti alimentari che li contengono in quantità più elevate e sui modi in cui è possibile ridurre il rischio di esposizione tramite il consumo.
  • Una delle risorse più valide da usare è il National Pesticide Information Centerdegli Stati Uniti. Offre informazioni e ricerche su tutti i pesticidi utilizzati negli Stati Uniti.
  • Puoi registrarti per ricevere avvisi tramite e-mail o controllare regolarmente questi siti web per essere al corrente dell’uso dei pesticidi e del glifosato.
Comprare Alimenti Biologici
1
Osserva l’etichettatura dei cibi biologici. L’acquisto di alimenti biologici è la prima linea di difesa per ridurre al minimo l’assunzione di sostanze nocive, tra cui i residui di glifosato. Tuttavia, stai attento e resta sempre informato quando fai la spesa.

  • Esistono due diversi tipi di etichette per gli alimenti biologici. Puoi acquistare quelli biologici o quelli biologici al 100%. Impara a riconoscere questa differenza. Naturalmente, l’ideale sarebbe comprare solo cibi biologici al 100%.
  • Quando vedi il logo “Euro-leaf” o leggi che un prodotto viene definito biologico al 100%, significa che tutti i suoi ingredienti sono conformi alle leggi europee che garantiscono che nessuno degli ingredienti contenuti all’interno sono stati coltivati con l’utilizzo di prodotti di sintesi e organismi geneticamente modificati. Se viene etichettato con la sola dicitura “biologico”, vuol dire che solo il 95% degli ingredienti contenuti è biologico.
  • Anche se troverai altri tipi di etichettature, come “tutto naturale”, scegli solo alimenti bio al 100%. “Tutto naturale” non comporta nessuna garanzia e i prodotti che riportano questa dicitura potrebbero contenere ingredienti provenienti da colture convenzionali o contenere pesticidi.
2
Leggi la lista degli ingredienti. Quando esamini un prodotto e analizzi la confezione, devi anche leggere l’elenco degli ingredienti, soprattutto se stai cercando di evitare i residui di glifosato.

  • Purtroppo, il pesticida Roundup che contiene lo glifosato viene utilizzato su vari tipi di colture non destinate al consumo diretto, ma impiegate nella produzione di olii, altri alimenti (come il pane) o mangimi.
  • Conoscendo gli alimenti ricchi di glifosato, riuscirai a individuarli nella lista degli ingredienti e, così facendo, eviterai di acquistare i prodotti con una presenza di sostanze contaminate.
  • Gli ingredienti più comuni che potrebbero contenere residui di glifosato sono l’olio di canola, gli oli vegetali, l’olio di soia e i prodotti a base di mais (come l’olio di mais o amido di mais).
  • Analizza per bene la lista degli ingredienti (presente vicino alla tabella dei valori nutrizionali) facendo attenzione a quelli citati. Se sono elencati, è preferibile evitare il prodotto.
3
Compra prodotti biologici a prezzi più vantaggiosi. Molte persone non comprano cibi biologici perché sono più costosi rispetto a quelli provenienti da colture e allevamenti convenzionali. Tuttavia, esiste qualche trucco per acquistarli senza spendere troppi soldi.

  • Considera gli alimenti biologici delle grandi reti di supermercati. Molte grandi catene di distribuzione alimentare offrono il proprio marchio ai prodotti biologici. In genere, il prezzo si avvicina a quello dei cibi elaborati con procedure convenzionali.
  • Per trovare prodotti biologici locali a prezzi più economici, prova a rivolgerti direttamente a un agricoltore. Considera di comprare tutto quello che ti serve presso un contadino di fiducia.
  • Valuta anche di cambiare negozio di generi alimentari. Esistono così tanti negozi che potresti trovarne uno specializzato nella vendita di alimenti biologici a prezzi più vantaggiosi.

Consigli

  • I residui di glifosato possono essere nocivi per l’uomo. Informati e cerca di ridurre il consumo dei cibi che ne sono più ricchi.
  • Una delle migliori strategie per ridurre qualsiasi pesticida nell’alimentazione consiste nel comprare prodotti biologici al 100%.

 

Glifosato, sei Paesi chiedono all’Unione Europea un “piano di uscita”. Ma tu guarda un po’, manca proprio l’Italia…!

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Glifosato, sei Paesi chiedono all’Unione Europea un “piano di uscita”. Ma tu guarda un po’, manca proprio l’Italia…!

Si sono battuti – come l’Italia – contro la ri-autorizzazione dell’uso del glifosato in Europa ed ora i ministri dell’Agricoltura di sei Stati membri, Francia, Belgio, Grecia, Lussemburgo, Slovenia e Malta – chiedono alla Commissione di studiare un “piano di uscita” dall’uso del pesticida “probabile cancerogeno”. Ma in questa battaglia il grande assente è il governo italiano e il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina che sempre si è battuto per l’opzione “Glifosato zero”. Un’assenza difficile da comprendere che fa sorgere spontaneamente la domanda: perché?

“Serve un nuovo studio per definire le alternative al glifosato”

La notizia della richiesta dei sei paesi alla Ue è stata pubblicata dal portale Euractive.com che cita una fonte della Commissione che ha rivelato l’esistenza di questa lettera inviata un mese fa a Bruxelles. “Riferendosi all’iniziativa di cittadini europei firmata da oltre un milione di persone (l’Ice sostenuta in Italia anche dal Salvagente, ndr) per la messa al bando del glifosato – scrive Euractive -, i sei ministri hanno sottolineato la necessità di un ‘piano di uscita’”.  Si legge ancora nella missiva: “Invitiamo la Commissione europea ad accompagnare la decisione del rinnovo con misure volte a limitare i rischi e a preparare il piano di uscita per il glifosato da parte degli agricoltori”. Gli stati membri hanno anche affermato che l’esecutivo dovrebbe effettuare uno studio sulle alternative (chimiche, meccaniche o biologiche) ai principali usi agricoli del glifosato.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2018/01/04/glifosato-sei-paesi-chiedono-alle-ue-un-piano-di-uscita-ma-manca-litalia/29973/

Ignobile – L’associazione produttori europei presentata reclamo contro la decisione Italiana dell’indicazione in etichetta dell’origine di grano, riso e pomodoro. Vogliono essere liberi di rifilarci qualunque porcheria a nostra insaputa!

 

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Ignobile – L’associazione produttori europei presentata reclamo contro la decisione Italiana dell’indicazione in etichetta dell’origine di grano, riso e pomodoro. Vogliono essere liberi di rifilarci qualunque porcheria a nostra insaputa!

 

Pasta: contro l’indicazione di origine le aziende (sconfitte in Italia) pressano la Ue

A testa bassa contro i consumatori: FoodDrinkEurope l’associazione dei produttori alimentari europei ha presentato un reclamo formale prima di Natale a Bruxelles contro la decisione dell’Italia di introdurre in etichetta l‘indicazione d’origine del grano della pasta, del riso e del pomodoro nei prodotti derivati. Un tentativo estremo per impedire etichette sempre più trasparenti che è solo l’ultimo in ordine di tempo: già in Italia, Aidepi, l’associazione dei pastai di Confindustria, ha provato a bloccare il decreto del ministro Martina sull’indicazione di origine del grano nella pasta ma è stato respinto dal Tar del Lazio.

Big Food contro le etichette trasparenti

Il tempismo della lobby europea del Big Food non è casuale. Il 17 febbraio prossimo potremo conoscereda dove proviene il grano o la semola con i quali sono stati prodotti gli spaghetti che portiamo nel piatto. Un mese dopo toccherà al riso: sulle confezioni scatterà l’obbligo di indicare l’origine dei chicci. Tempi un po’ più lunghi ma analoghe informazioni dovranno essere riportate sui prodotti derivati del pomodoro (sughi e concentrati) come già avviene per le passate. Si tratta di informazioni importanti per il consumatore che, come quella dell’indicazione dello stabilimento di produzione reintrodotta nel nostro paese dopo il “niet” dell’Europa e molto importante in caso di ritiri e allerta alimentari, il governo italiano ha deciso di adottare incontrando il favore dei consumatori e le proteste dei produttori.

Quando il governo canadese provò a “nascondere” il glifosato

Sull’indicazione di origine del grano sui pacchi di pasta si è scatenato una vera e propria guerra che ha visto scendere in campo addirittura il governo canadese che a luglio ha protestato con l’Italia di fronte alla possibilità che i consumatori del Belpaese sappiano che i loro spaghetti vengano prodotti con il grano canedese fortemente trattato con il glifosato.

Coldiretti: “Il 96% dei consumatori vogliono l’origine degli alimenti

Dopo il sogno infranto di Aidepi di bloccare il decreto Martina nel novembre scorso, Big Food alza il tiro e prova, in un modo abbastanza grossolano, ad alzare la voce con la Commissione Juncker contro l’Italia. “Il reclamo dell’organizzazione dell’industria alimentare europea – ha attaccato Coldiretti – va contro l’interesse del 96% dei consumatori che chiedono venga scritta sull’etichetta in modo chiaro e leggibile l’origine degli alimenti. Non si può impedire ai consumatori di conoscere la verità privandoli di informazioni importanti come quella di sapere se nella pasta che si sta acquistando è presente o meno grano canadese trattato in preraccolta con il glifosate proibito in preraccolta sul grano italiano o se il riso viene dai campi della Birmania sequestrati alla minoranza Rohingya contro la quale è in atto una pulizia etnica o ancora se il concentrato di pomodoro proviene dalla Cina, ai vertici mondiali per l’insicurezza alimentare”.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/12/28/pasta-contro-lindicazione-di-origine-le-aziende-sconfitte-in-italia-pressano-la-ue/29827/

Vergognoso – la Commissione Europea ignora completamente la richiesta ufficiale di un milione di cittadini sul Glifosato. Un raggiro ignobile per favore le Lobby contro la volontà e sulla pelle della Gente

 

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Vergognoso – la Commissione Europea ignora completamente la richiesta ufficiale di un milione di cittadini sul Glifosato. Un raggiro ignobile per favore le Lobby contro la volontà e sulla pelle della Gente

Glifosato, la Commissione Europea dice no ad un milione di cittadini

Quindici pagine di verboso nulla per dire “no”. È arrivata la risposta che la Commissione Europea ha dato all’ICE (Iniziativa dei Cittadini Europei) con la quale oltre un milione di europei ha chiesto di vietare il Glifosato, il diserbante più contestato del mondo. E’ stata resa pubblica negli stessi giorni in cui l’UE ha – al contrario – rinnovato l’autorizzazione all’uso del glifosato.

COSA CHIEDEVA L’ICE, INIZIATIVA DEI CITTADINI EUROPEI SUL GLIFOSATO
L’ICE, conosciuta anche con l’acronimo inglese ECI (European Citizens Initiative) non é una delle solite petizioni. E’ invece uno strumento istituzionale tramite il quale un milione di cittadini europei può chiedere all’UE di modificare la sua normativa. In questo caso, oltre alla proibizione del glifosato, si chiedeva all’UE di istituire obiettivi vincolanti per la riduzione dell’uso dei pesticidi e di basare la valutazione dei pesticidi stessi solo su studi pubblicati. L’autorizzazione UE del glifosato é infatti la conseguenza di studi effettuati dalle aziende che producono questa sostanza e mai resi pubblici: dunque mai sottoposti alla valutazione della comunità scientifica internazionale.

LA RISPOSTA DELLA COMMISSIONE EUROPEA
La risposta della Commissione Europea all’ICE sostiene che non c’é alcun motivo per mettere in discussione la valutazione scientifica dell’UE secondo la quale il glifosato é sicuro e non c’é dunque alcuna possibilità di far scattare un divieto. Ribadisce che lo IARC (l’agenzia per la ricerca sul cancro delle Nazioni Unite) ha classificato il glifosato come “probabilmente cancerogeno” perché ha preso in considerazione solo gli studi pubblici, mentre l’UE ha tenuto conto anche degli studi segreti effettuati… dalle aziende che… producono il glifosato (!!!) e dunque – così sostiene la Commissione – ha utilizzato una mole di dati più ampia. La Commissione Europea ricorda poi che il regolamento UE sui prodotti fitosanitari fornisce esplicitamente alle aziende produttrici la possibilità di presentare alla UE “informazioni riservate” (traduzione: gli studi segreti effettuati da loro stesse), sottolineando che queste informazioni non vengono divulgate perché i trattati europei proteggono la proprietà intellettuale.

GLI STUDI SEGRETI SUL GLIFOSATO EFFETTUATI DALLE AZIENDE
Però non l’ha mica ordinato il medico, di usare le “informazioni riservate” per stabilire se un pesticida e sicuro o meno. Questo é esattamente il nocciolo della questione, e su questo nocciolo la Commissione Europea non spende una parola. La sua risposta contiene solo promesse piuttosto vaghe di maggior trasparenza e lascia aleggiare la possibilità che in futuro vengano diffusi i dati grezzi utilizzati dagli studi segreti. Non c’é neanche un grammo di polpa attaccata a quest’osso. I dati grezzi sono già ora ottenibili, sebbene con una procedura piuttosto complicata, e sono stati infatti ottenuti quelli del glifosato. Una revisione indipendente ha ravvisato prove di cancerogenicità anche nei dati grezzi degli studi segreti: eppure ciò non é bastato per impedire il rinnovo dell’autorizzazione.

NO ANCHE ALLA RICHIESTA DI RIDURRE L’USO DEI PESTICIDI
Quanto all’ultima richiesta dell’ICE – istituire obiettivi vincolanti per la riduzione dell’uso dei pesticidi – la Commissione Europea dice con sfacciata semplicità che l’UE non ha questo obiettivo, ma si propone piuttosto un “uso sostenibile dei pesticidi”: i quali com’é noto finiscono nei nostri corpi e danneggiano il cervello dei bambini. L’ipocrita etichetta “sostenibile” non cancella questa insostenibile, vergognosa verità.

di Dario Tamburrano, EFDD – M5S Europa

fonte: http://www.efdd-m5seuropa.com/2017/12/glifosato-la-commiss.html

Ignorare la tossicità del glifosato è crimine contro l’umanità!

 

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Ignorare la tossicità del glifosato è crimine contro l’umanità!

Caro Porro, ignorare tossicità glifosato è crimine contro l’ umanità – Guerra del Grano

Le Iene nella trasmissione televisiva del gruppo Mediaset del 17 dicembre hanno lanciato un chiaro messaggio: “ignorare la tossicità del glifosato è un crimine contro l’ umanità”. Nicola Porro, invece, su Matrix (stesso gruppo Mediaset) nella trasmissione del 5 dicembre ha sorvolato sulla tossicità del glifosato nonostante la ricca antologia tossicologica in materia. Eppure la Corte Federale di San Francisco, per decisione del giudice distrettuale Vince Chhabria, da diversi mesi ha cominciato a desecretare gli atti relativi alle 55 cause pendenti contro Monsanto. Ma Porro non li ha letti!

Porro è pugliese di famiglia ed ha pure un’azienda agricola. È il vicedirettore de Il Giornale. Si definisce un liberale, liberista e decisamente libertario. Ha studiato dai gesuiti a Roma. Si è laureato in economia alla Sapienza ed è stato anche ad Harvard, ma non ha preso Master. Anche dalla Bocconi è uscito senza attestati.

Tuttavia la sua ultima trasmissione sul glifosato un “attestato” glielo ha procurato. Una puntata molto faziosa, con ospiti in pieno conflitto di interessi, insomma una Zuppa di Porro indigesta. Come altro potremmo definire una trasmissione che ha completamente ignora la ricca antologia tossicologica su questa sostanza?

Peraltro, invitare chi sostiene che il glifosato non sia un problema per la nostra salute, sorvolando su documenti schiaccianti (Monsanto Papers) che dimostrano quanto possa essere diabolica una multinazionale, non ci pare un buon servizio televisivo, ma una marchetta!

A Matrix c’era il presidente nazionale di Confagricoltura, nonché produttore di pasta, Massimiliano Giansanti. Per lui il grano al Sud è tradizione, ma il glifosato (che lui afferma di usare) serve “per fare un buon grano“. Un’ aberrazione! Tant’è che la parola d’ordine per Confagricoltura è rilanciare la pasta italiana (non il grano italiano!). Paradossale!

C’era Mario Piccialuti, direttore dell’Aidepi, l’Associazione delle industrie della pasta italiane, a cui GranoSalus ha notificato il precetto di pagamento delle spese legali a seguito del giudizio di Roma. Poi una donna e un uomo di scienza: Elena Cattaneo e Luca Piretta. 

Ebbene, per tutti questi ospiti della trasmissione il glifosato presente nel grano duro di provenienza canadese e, di conseguenza, presente nella semola e nella pasta industriale non è un problema.

Porro non aveva consultato il sito scienzainrete dove vari epidemiologi hanno già provveduto a rispondere con una lettera aperta ad Elena Cattaneo, Senatrice per alti meriti scientifici.

Lettera a Elena Cattaneo sul glifosato

Anche i medici dell’ ISDE avevano strigliato la Senatrice a vita per alti meriti scientifici, che Porro non ha citato in trasmissione.

Quello che la Senatrice farmacologa non sa

Porro, dunque, si è guardato bene dal consultare gli scienziati che sostengono cose diverse. Ha trasformato la trasmissione su un argomento così delicato in una polemica tra tutti quelli della curva nord del glifosato. La cartina al tornasole? Semplice. Nessun riferimento alle analisi su pasta e semole industriali fatte da GranoSalus e confermate da Report. Come mai?

Il contraltare alle tesi degli ospiti è stato rappresentato da Coldiretti. Porro, però, dimentica che non è stata certo la Coldiretti a sollevare la questione del grano duro, ma GranoSalus che con le sue analisi ha dovuto pure difendersi dagli attacchi degli industriali in Tribunale, vincendo tutti i ricorsi. Coldiretti non ha fatto alcuna analisi, ma solo un pò di rumore al porto di Bari.

Eppure bastava che Porro ponesse una semplice domanda a Coldiretti “come mai non vi hanno denunciato dopo i fatti della nave al porto di Bari e invece lo hanno fatto solo alle analisi di Granosalus?

Insomma, si può organizzare una trasmissione Tv sul grano duro e non parlare della analisi disposte sulle più importanti marche italiane di semola e pasta?

Si può parlare del grano duro e della pasta e non parlare del fatto che il Tribunale di Roma, per ben due volte, ha dato ragione a chi ha promosso le analisi sulla pasta industriale?

A questo punto, facciamo appello ai pronunciamenti della Commissione di Vigilanza e dell’ Autority, affinchè l’ attività di informazione televisiva, non solo quella pubblica (ma anche quella commerciale), garantisca durante il servizio l’accesso di tutti i soggetti intervistati in condizioni di parità di trattamento e imparzialità.

Occorre sempre il “rigoroso rispetto” della “pluralità dei punti di vista e la necessità del contraddittorio”, che non vorremmo risultassero insufficienti a tutelare la salute di tutti gli italiani insieme ad un comparto strategico per l’ intera nazione, com’ è quello del grano, che comincia a creare inquietudine tra gli industriali domestici (ogni settimana si firmano accordi in pubblico alla ricerca di una verginità perduta: oggi è la volta del Protocollo romano).

Del resto, il dovere etico per un giornalista educato dai Gesuiti non può ammettere deroghe, neanche in una TV commerciale, specie quando in ballo c’è la salute pubblica. Anche se nella propria biografia c’è scritto: “Ha lavorato per chiunque lo pagasse“…

Purtroppo, a Porro questi elementari concetti di etica del giornalismo e di corretta informazione sembrano essere sfuggiti.

Nella polemica dei campi, a lui sembra essere sfuggito pure il fatto che nella sua azienda di famiglia ad Andria, dove produce olio e grano, di glifosato non c’è traccia.

E sembrano essere sfuggiti anche i documenti che mettono in luce il grave ruolo dell’Environmental Protection Agency (EPA), la massima autorità ambientale americana, il cui ex dirigente Jess Rowland è accusato di aver collaborato con la Monsanto impedendo la revisione degli studi scientifici sull’impatto sanitario del glifosato.

Perché Porro non è informato di tutto questo? Perché ha omesso di leggere le mail, i rapporti, le trascrizioni di telefonate, che sono disponibili sul sito di U.S. Right To Know, la Ong americana che si batte per “perseguire la verità e la trasparenza nel sistema alimentare americano”?

Essere stato ad Harvard a cosa gli è servito?

L’opinione pubblica americana è in piena mobilitazione, la civilissima California ha bandito il glifosato, ma Porro fa finta di non saperlo. Oltre al New York Times, diverse testate hanno riportato i fatti e puntato il dito sul ruolo compiacente di EPA, di cui la Cattaneo non ha fatto alcuna menzione.

Inoltre, Science ha segnalato come, a seguito della rivelazione di queste informazioni, si sia aperto all’interno della New York Medical College un’indagine interna sullo studio scientifico pubblicato nel 2000 su Regulatory Toxicology and Pharmacology. Studio che, caso strano, non aveva rivelato alcuna evidenza di effetti nocivi sulle persone, a differenza di quanto documentato dallo IARCl’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro che ha classificato, nel 2015, il glifosato come probabile cancerogeno umano.

“La Ue ha violato l’obbligo di tutelare la salute pubblica”, ma Porro fa finta di non saperlo e pure la Cattaneo

Stéphane Foucart su Le Monde, ha messo in discussione la sicurezza dell’uso di glifosato che era stata anticipata da uno studio del dott. James Parris (deceduto nel 2010), il quale ne aveva evidenziato la genotossicità per le cellule umane.

Del resto, Porro non ha neppure letto quello che ha dichiarato l’eurodeputata Florent Marcellesi  dei  Verdi-Ale (EQUO) :

La nostra intenzione è quella di costituire una maggioranza al Parlamento europeo per chiedere alla Corte di giustizia dell’UE di annullare una decisione che riteniamo altamente dannosa. Inviteremo anche gli Stati membri che si sono pronunciati contro il rinnovo dell’autorizzazione al glifosato di unirsi a noi.Nonostante i crescenti dubbi e preoccupazioni, la Commissione ha continuato senza nemmeno preoccuparsi di approfondire le sue indagini. E va da sé che in questo caso il governo tedesco è particolarmente responsabile. Un governo che, ovviamente, è più preoccupato del successo della fusione tra Bayer e Monsanto che della salute dei propri cittadini

Che razza di giornalista è colui che dimentica nella sua Zuppa mattutina la lettura di questi documenti probatori? E troppo irriverente farlo? Dalla loro lettura si capisce bene che la Monsanto era al corrente dei danni che sta provocando all’ umanità. E un giornalista serio, di fronte a queste prove, non può far finta di niente!

Per fortuna hanno rimediato i suoi colleghi delle Iene che pure l’anno scorso avevano censurato, per ordini ricevuti dall’ alto, un servizio sul grano con varie interviste ai soci di GranoSalus.

Chissà se Porro, dopo il servizio delle Iene, avrà il coraggio di guardare il primo bambino francese a cui è stata riconosciuta una correlazione tra le malformazioni con cui è nato e il contatto con il glifosato (https://www.iene.mediaset.it/video/l-europa-decide-di-non-essere-ecologica_12937.shtml).

Le TV commerciali purtroppo sono fatte così. Devono barcamenarsi per campare!

Noi però, in attesa di eventuali provvedimenti da parte dell’ Ordine dei Giornalisti, possiamo sempre adoperare lo zapping. Quando crolla lo share devono comunque tornare alle origini…quelle agricole!

Adesso, piuttosto, alla Corte di giustizia dell’Unione europea spetterebbe il compito di annullare il regolamento di attuazione per violazione sia dell’obbligo di garantire la protezione della salute umana e dell’ambiente, sia del diritto dei cittadini di avere le loro iniziative rispettate dalle istituzioni.

QUI LA TRASMISSIONE DI MATRIX SUL GRANO DURO E SULLA PASTA

tratto da: https://granosalus.it/2017/12/18/granosalus-porro-matrix-ignorare-tossicita-glifosato-crimine-l-umanita/

Glifosato, il sogno impossibile di una natura sterilizzata

 

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Glifosato, il sogno impossibile di una natura sterilizzata

Il glifosato è il principio attivo più usato in agricoltura; è un disseccante, e ci racconta bene la relazione che il mondo “sviluppato” ha con l’agricoltura e, più in generale, con la natura.

Infatti non viene impiegato solo dagli agricoltori, ma anche da tante pubbliche e private amministrazioni per “tenere sotto controllo” le erbe indesiderate: si usa per il verde pubblico (una normativa europea ha stabilito che non si possa più fare, ma gli Stati membri hanno tempo fino al 2020 per adeguarsi), per “pulire” i bordi delle strade, i vialetti d’accesso delle case private, quelli di alberghi e ristoranti, per “punire” quei fili d’erba che si azzardano a comparire tra una mattonella e l’altra dei cortili pavimentati. Si spande glifosato sulle scarpate di fianco ai binari, qualche volta anche tra i binari stessi, lungo le autostrade, insomma in tutte quelle situazioni non agricole in cui si sceglie di risparmiare tempo, fatica, e denaro (non necessariamente in questo ordine di priorità) per la manutenzione.

Per quanto riguarda il mondo agricolo, il glifosato dovrebbe servire a combattere le erbe infestanti.

Una delle ragioni del suo uso massiccio nelle aree in cui si coltivano grandi estensioni e nelle quali è consentita la coltivazione di Ogm sta nel fatto che una delle modifiche genetiche che sono state ottenute dall’ingegneria genetica è la resistenza di un tipo di mais e un tipo di soia al RoundUp, ovvero a un diserbante che ha il glifosato tra i suoi ingredienti principali. I campi di soia e mais RR (RoundUp Ready) possono essere serenamente irrorati con l’erbicida senza che l’agricoltore debba temere il disseccamento della coltura target.

Purtroppo però, l’uso prolungato seleziona specie e ceppi di erbacce resistenti, che vengono combattuti alzando i dosaggi, cosa che avviene in tanta parte di America Latina, Usa e non solo, determinando un accumulo progressivo nell’ambiente e nella catena alimentare.

Ma anche alle nostre latitudini se ne usa parecchio, perchè, Ogm a parte, ci siamo messi in testa che anche l’agricoltura, come il vialetto pavimentato che porta al nostro garage, debba essere pulita, ordinata e non debba prendere iniziative.

Se impiantiamo un frutteto ci devono stare solo gli alberi, qualunque altra presenza non è autorizzata e dunque la combattiamo come fosse una questione di legittima difesa. Se impiantiamo un vigneto ci comportiamo come se quel vigneto fosse completamente scollegato dal resto dell’universo, come se il suolo, anziché essere un organismo vivente, che ha proprie logiche e dinamiche di reazione, e ospita altri abitanti oltre a quelli che noi stiamo coltivando, fosse invece solo un substrato inerte e così si deve comportare. Se potessimo coltivare un vigneto su una spianata di cemento, allora sì che sarebbe tutto più semplice. Ma non possiamo, e allora facciamo quanto in nostro potere per rendere il suolo delle vigne quanto più simile a una spianata di cemento.

Ovviamente tutto questo lo fa solo un determinato tipo di agricoltura, così come la parte relativa al verde pubblico e privato è gestita in quel modo solo da un determinato tipo di cittadini e di amministrazioni.

Per fortuna, infatti, esistono agricoltori e cittadini che cercano di disturbare il meno possibile l’universo, e per farlo sono disposti a qualche fatica e a un po’ di studio. Addirittura: sono disposti a dedicare parte dei loro bilanci alla cura dell’universo in cui mangiano, bevono, respirano.

Ci sono sistemi agricoli, praticabili anche sulle grandi superfici, che consentono di controllare l’inerbimento senza utilizzare la chimica. Le false semine per quel che riguarda i cereali, per esempio, la rotazione delle colture, la pacciamatura o il sovescio. O ancora l’impiego di tecniche meccaniche, senza dimenticare la cara e vecchia zappa, soprattutto nei frutteti e nei vigneti, che richiede tempo e fatica che però poi vanno pagati.

Certo, ci va più cura, più tempo, più lavoro e più attenzione. E ci andrebbe anche un pochino di tecnologia. Perchè, restando ai cereali, molto si potrebbe risolvere con delle mietitrebbia capaci di selezionare meglio i semi desiderati escludendo gli altri.

C’è poi la scelta di quel che si coltiva. I grani antichi, per esempio, sono più alti di quelli “moderni”. Questo li rende un pochino meno redditizi (allettano più facilmente), ma anche meno interessati alla questione delle erbacce, perché fanno sì che il terreno prenda meno luce, per cui si sviluppano meno erbe. Inoltre, essendo più alti, al momento della mietitura sarà più semplice escludere il livello delle erbe. Ricordiamoci anche questo quando decidiamo quale pane, pasta o farina comprare. I grani antichi, oltre ad avere naturalmente meno glutine di quelli moderni, sono anche meno bisognosi di chimica nella fase di produzione.

In più crescono bene solo in luoghi con un clima sufficientemente asciutto e una quantità di ore di luce adeguata. Luoghi dove non c’è bisogno di quelle irrorazioni di glifosato che in alcuni Paesi sono lecite, per esempio il Canada (…avete presente il Ceta?): prima del raccolto si nebulizza un po’ di glifosato sui campi, così si è sicuri che tutto secca per bene e non si creeranno muffe indesiderate nel grano stoccato o nelle farine, che si manterranno per un sacco di tempo, potranno fare il giro del mondo e arrivare da noi a costi bassissimi rispetto a quelli delle farine da grani antichi. Evviva.

Così torniamo da capo: vogliamo cibo a costi ridicoli? Lo possiamo avere, ma dobbiamo sapere cosa implica la semina su sodo (che fa risparmiare tempo e denaro, protegge il suolo dall’erosione, ma spesso è abbinata all’utilizzo di erbicidi), dobbiamo sapere che tutto quel residuo chimico non “sparisce”, solo perché nei prodotti non lo ritroveremo (ammesso e non concesso), ma va a finire nel sottosuolo e dunque nelle acque e dunque nei fiumi, nei mari, nei pesci. Che noi mangiamo. E li mangiano anche quelli che diserbano a mano e non inquinano il vialetto del garage. Li mangiano anche quelli che vivono dall’altra parte del globo, non hanno né campi da coltivare, né vialetti, né garage, ma solo un villaggio su un’isola dove cercano di vivere in pace pescando e crescendo i propri figli.

Un recente studio ci racconta della presenza di glifosato nelle nostre urine: lì proprio non ci dovrebbe essere. Vogliamo aspettare che i governi ci indichino un limite legale di glifosato anche nei nostri fluidi corporei? Dopodiché, vedendo qualcuno accostare l’auto nella piazzola di emergenza e scendere slacciandosi la cintura potremo dire: “gli scappa da diserbare”.

 

 

fonte: http://www.slowfood.it/glifosato-il-sogno-impossibile-di-una-natura-sterilizzata/