Stop Glifosato anzi no. A che gioco gioca il governo italiano?

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Stop Glifosato anzi no. A che gioco gioca il governo italiano?

 

L’Italia dirà No al glifosato. Anzi forse dirà Sì a una nuova autorizzazione. Ma non per 10 anni come propone la Ue ma “di 5 anni”Euractiv, portale di informazione molto addentro alle questioni e agli equilibri politici di Bruxelles, cita fonti italiane vicine al dossier Glifosato che contraddicono le dichiarazioni dei ministri Martina e Lorenzin che hanno detto che il governo italiano voterà No alla proposta della Ue.

“L’Italia verso una licenza di altri 5 anni”

“La posizione dell’Italia in questo momento è per il No, ma il governo sta pensando al tempo necessario per adeguarsiQuindi, è possibile che possano sostenere un’estensione dell’uso dell’erbicida per altri cinque anni “, ha spiegato una fonte a Euractiv al Foro globale dell’alimentazione organizzata a Treviso.

Una posizione in linea con quanto dichiarato da Paolo De Castro, vicepresidente della Commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale: “Dobbiamo fidarci di quello che ci dicono le agenzie Ue (Efsa e Echa, ndr) e dobbiamo andare verso una più breve approvazione ad esempio di cinque anni“. E poi ha aggiunto: “Capisco che il ministro Martina si concentri su una posizione più vicina ai consumatori ma io sono all’Europarlamento, la situazione è diversa”.

Giovedì 25 ottobre si vota. (Forse)

Domani ci sarà un voto in plenaria al Parlamento europeo sulla posizione espressa giovedi della Commissione Envi che ha chiesto l’eliminazione del glifosato al massimo entro il 2020.

Giovedì invece saranno chiamati gli Stati membri a esprimersi sulla proposta della Ue sul rinnovo per altri 10 anni. È quasi sicuro che non ci sarà una maggioranza qualificata come chiesto dalla stessa Commissione e forse potrebbe invece consolidarsi – sempre che l’Italia mantenga la parola sul No – una minoranza (Francia più Italia) per bloccare il provvedimento. A quel punto la votazione dovrebbe aggiornarsi a novembre.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/10/23/stop-glifosato-anzi-no-a-che-gioca-gioca-il-governo-italiano/27319/

Glifosato, in Europa contaminato il 45% dei terreni, anche quelli non trattati

 

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Glifosato, in Europa contaminato il 45% dei terreni, anche quelli non trattati

 

Continua il dibattito tra i paesi dell’Unione europea riguardo l’approvazione degli erbicidi a base di glifosato. Dopo il voto della Commissione Ambiente del Parlamento europeo che ha chiesto l’abbandono del pesticida  eliminato dopo un periodo di tre anni per permettere l’eliminazione delle scorte, arriva unaricerca dai risultanti inquietanti. 

Glifosato nel 45% dei raccolti europei

Pubblicato su Science of The Total Environment, lo studio di un team di ricercatore guidati da Vera Silva, è la prima valutazione su larga scala della distribuzione e della concentrazione di glifosato e del suo principale metabolita acido aminometilfosfonico (AMPA) nelle zone agricole dell’Ue, e tiene in considerazione la diffusione potenziale causata dal vento e dall’erosione idrica. Il glifosato e i suoi derivati sono stati trovati nel 45% dei raccolti, provenienti da undici paesi e sei sistemi di coltura, con una concentrazione massima di 2 mg al chilo.

In Italia glifosato nel 17% dei casi

Le stime indicano chiaramente che il trasporto di particolato può contribuire all’esposizione umana e ambientale nei confronti di residui di erbicidi. Secondo i ricercatori definire i valori soglia dei residui nel suolo è urgente per definire i potenziali rischi per la salute del suolo e gli effetti in relazione all’esportazione dall’erosione del vento e dell’acqua. Le concentrazioni più elevate di glifosato e AMPA nel suolo sono state osservate nelle parti meridionali dell’UE. A livello nazionale, la frequenza dei terreni con glifosato variava dal 7% in Polonia al 53% in Portogallo, mentre la frequenza dei suoli con AMPA variava dal 17% in Italia (stessa percentuale per glifosato) e Grecia all’80% in Danimarca . I campioni di colture permanenti e colture a radice avevano la più alta frequenza di terreno con glifosato e AMPA.

Il voto della commissione ambiente Ue

Intanto la Commissione Ambiente del Parlamento europeo chiede con una maggioranza schiacciante che il glifosato venga definitivamente eliminato dopo un periodo di tre anni per permettere l’eliminazione delle scorte. La Coalizione #StopGlifosato, che raccoglie 45 associazioni italiane,ha accolto con favore questo voto del Parlamento. “Si tratta di un importante passo in avanti verso la definitiva eliminazione”, dice Maria Grazia Mammuccini, portavoce della Coalizione. “Chiediamo però che questa uscita sia immediata: ci pare che la dannosità del glifosato sia stata ampiamente dimostrata, anche oltre il principio di precauzione, che rimane la bussola delle politiche europee”. “Credo – aggiunge Mammuccini – che il rifiuto di Monsanto di rispondere alle domande dell’Europarlamento sulle pressioni a vario titolo esercitate presso le agenzie di controllo della Ue, abbia contribuito ad orientare  le scelte della Commissione Ambiente. Ora – conclude- dobbiamo attendere il voto in plenaria del 24 ottobre. Il giorno dopo, il 25, è prevista la riunione del PAFF, il Comitato sul cibo e la sicurezza alimentare a cui siedono i governi nazionali: non si potrà non tener conto del segnale che arriva dall’Europarlamento”. Il voto della Commissione Ambiente dell’Europarlamento disegna una situazione in cui la maggioranza degli eletti è fortemente sensibile al tema: 39 deputati di tutti i Paesi Ue hanno votato a favore della risoluzione che chiede l’eliminazione del glifosato, a fronte di 9 contrari e 10 astenuti

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/10/20/glifosato-in-europa-contaminato-il-45-dei-terreni-anche-quelli-non-trattati/27255/

Cinque navi cariche di grano (anche canadese) in arrivo nel porto di Bari: buon appetito Italiani e ricordate: “Quello che non possono mangiare i maiali canadesi lo fanno mangiare noi”…!

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Cinque navi cariche di grano (anche canadese) in arrivo nel porto di Bari: buon appetito Italiani e ricordate: “Quello che non possono mangiare i maiali canadesi lo fanno mangiare noi”…!

 

Vi consigliamo di rileggere:

Grano straniero – “Quello che non possono mangiare i maiali canadesi lo fanno mangiare noi italiani”…!

Cinque navi cariche di grano (in parte canadese) in arrivo nel porto di Bari: buon appetito Italia!

E buon appetito Sicilia, perché in Puglia si concentra il 70% circa dei molini italiani. Ciò significa che il grano di dubbia provenienza che viene sbarcato in Puglia finisce sulle tavole di tutti gli italiani! Lo ribadiamo: grazie a GranoSalus e a I Nuovi Vespri non sono mancati i passi avanti nella battaglia per il grano pulito. Ma la strada per battere i signori del grano contaminato è ancora lunga 

In attesa di sapere quante navi cariche di grano stanno arrivando in Sicilia (non è facile, dalle nostre parti, raccogliere questo genere di informazioni), facciamo il punto della situazione sulle navi che stanno arrivando in Puglia. Tanto cambia poco: ricordiamo che in Puglia si concentra quasi il 70 per cento dei molini italiani: ciò significa che la farina prodotta in questa regione finisce in tutta l’Italia, Sicilia compresa.

Con che grano viene prodotta la farina in Puglia? A questa domanda risponde un’inchiesta – o meglio, la prima puntata di un’inchiesta – pubblicata sul sito di GranoSalus, l’associazione di consumatori e di produttori di grano duro del Sud che, già da qualche tempo, lavora fianco a fianco con questo blog.

Perché la prima puntata? Perché in questa prima parte dell’approfondimento si parla solo delle navi, cariche di grano, che sono arrivate in questi giorni nel porto di Bari. Domani, o tra qualche giorno, GranoSalus farà il punto della situazione sulle navi cariche di grano che arrivano negli altri porti pugliesi (senza dimenticare che, oltre al grano che arriva nei porti pugliesi e siciliani, c’è anche il grano che arriva in altri porti italiani).

Che cosa contiene spesso il grano che arriva con le navi i nostri lettori lo sanno già.

Allora, cominciamo con il porto di Bari. Avvertendo che, entro la fine di questa settimana, fatti quattro conti, arriverà – solo a bari, ripetiamo – circa un milione di quintali di grano di dubbia provenienza! 

A questo milione di quintali di grano in arrivo con le navi si va a sommare quello che è già arrivato in questo porto pugliese:

“Al porto di Bari, dall’inizio di quest’anno – leggiamo nella prima parte dell’inchiesta di GranoSalus – sono arrivati oltre 1,2 milioni di tonnellate di grano. A questi numeri occorre aggiungere quelli in corso e delle prossime settimane. Di solito ottobre e novembre sono i mesi in cui vi è maggiore concentrazione di navi. Dal Canada non dovrebbero arrivarne altre (qui trovate notizie sul grano duro canadese arrivato a Bari), ma il condizionale è d’obbligo…”.

Dopo di che si passa alla cronaca di questi giorni:

“Questa settimana a Bari è previsto lo scarico di cinque navi per un totale di quasi 800 mila quintali! E’ in fase di scarico la nave TRAMMO BAUMANN, una Bulk Carrier IMO 9762883 MMSI 636017033 costruita nel 2015, battente bandiera Liberia (LR) con una stazza lorda di 25611 ton, summer DWT 38635 ton. La portarinfuse proviene da Vancouver (Canada) da dove è partita il 7 settembre 2017 alle ore 18:40 ed è arrivata al porto di Bari il 13 ottobre alle ore 11:53. La nave ha un carico stimato di circa 183 mila quintali di grano. Destinazione Casillo“.

Casillo, per la cronaca, è il gruppo più importante che opera nel settore del grano in Italia.

“La seconda nave – leggiamo sempre nell’inchiesta di GranoSalus – è per De Cecco e si chiama LOUISE BULKER, una General Cargo IMO 9424089 MMSI 219607000 costruita nel 2010, battente bandiera Denmark (DK) con una stazza lorda di 19812 ton, summer DWT 31881 ton. La portarinfuse proviene da NewCastle (Australia), ha fatto bunkeraggio a Gibilterra e dopo circa 60 giorni di navigazione è arrivata al porto di Bari il 18 ottobre alle ore 5:41. La nave ha un carico stimato di circa 150 mila quintali di grano. Destinazione De Cecco”.

“La terza nave più piccola – prosegue l’approfondimento di GranoSalus – è arrivata oggi. Si chiama KATE C una General Cargo IMO 9523964 MMSI 235077805 costruita nel 2010, battente bandiera United Kingdom [GB] con una stazza lorda di 4151 ton, summer DWT 6250 ton. La portarinfuse è partita da TILBURY (GB) il 6 ottobre 2017 alle ore 01:36 ed è arrivata al porto di Bari il 17 ottobre alle ore 8:50. La nave ha un carico stimato di circa 58 mila quintali di grano. Destinazione Divella“.

“In rada, a Bari – leggiamo sempre nell’inchiesta – c’è una quarta nave canadese, una Bulk Carrier IMO 9612296 MMSI 566878000 costruita nel 2013, battente bandiera Singapore (SG) con una stazza lorda di 22850 ton, summer DWT 36546 ton. La portarinfuse proviene da Port Cartier (Canada), è partita il 1 ottobre alle ore 14:12 ed è arrivata al porto di Bari il 17 ottobre alle ore 12:05. La nave ha un carico stimato di circa 350 mila quintali di grano. Destinazione AGRI VIESTI srl Altamura (Ba)”.

“In arrivo oggi a Bari – conclude questa prima parte dell’inchiesta di GranoSalus – c’è una quinta nave ucraina di nome ECE G, una General Cargo IMO 8404460 MMSI 518100028 costruita nel 1985, quindi una carretta del mare, battente bandiera Isole Cook [CK] con una stazza lorda di 2929 ton, summer DWT 4816 ton. La carretta proviene da RENI (Ucraina), ha fatto bunkeraggio in Turchia ed è partita il 27 settembre alle ore 6:55; è in arrivo al porto di Bari stanotte 19 ottobre alle ore 00:00. La nave ha un carico stimato di circa 50 mila quintali di grano. Destinazione CEREALSUD srl Altamura (Ba)”.

Solo nel porto di Bari contiamo cinque navi cariche di grano.

Due navi cariche di grano sono arrivate dal solito Canada.

Una terza nave è arrivata dalla Gran Bretagna.

Una quarta nave dall’Australia.

Una quinta nave dall’Ucraina.

C’è poco da stare allegri. GranoSalsus è I Nuovi Vespri conducono da tempo una dura battaglia contro il grano duro estero e in difesa del grano duro prodotto nel Mezzogiorno d’Italia.

La sensibilità verso questi temi cresce di giorno in giorno.

Basti pensare che Report dovrebbe dedicare un servizio al grano, con riferimento anche al grano che arriva dal Canada (grano canadese che, se è quello coltivato nelle aree fredde e umide di questo Paese è un mezzo veleno, come potete leggere qui).

Prima ci avevano detto che la trasmissione di Report sarebbe andata in onda il 23 ottobre. Ora sembra che andrà in onda il 30 ottobre o il 6 novembre. L’importante è che vada in onda, perché è importante informare il grande pubblico – con una trasmissione importante come Report – che cosa finisce sulle nostre tavole.

GranoSalus, nell’inchiesta, non risparmia critiche al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Che, in effetti, sulla questine grano estero contaminato non ha aperto bocca.

Scrive GranoSalus:

“Emiliano, pensa forse di essere immune dalle contaminazioni? Da ex magistrato, dovrebbe dedicare più tempo alla lettura delle ordinanze che riguardano anche presunte falle nell’attività di controllo sul marchio regionale ‘Prodotti di qualità Puglia’”.

Se è per questo, però, neanche Massimo D’Alema, che è pugliese e guida insieme con Bersani Articolo 1 MDP (il partito della sinistra nato in contrapposizione al PD di Matteo Renzi) fino ad ora  ha detto preso posizione sul grano duro estero che arriva in Italia.

D’Alema, che produce vino non conosce il grano duro? Ci sembra difficile. Però non possiamo non notare – e sottolineare – che, su una vicenda importante come quella del grano duro, la posizione di D’Alema ed Emiliano sia uguale, sul piano sostanziale, a quella del Governo Gentiloni e del Ministro delle Risorse agricole, Maurizio Martina.

Del resto, noi, in Sicilia, sul grano duro registriamo il silenzio del presidente della Regione, Rosario Crocetta, e dell’assessore all’Agricoltura, Antonello Cracolici.

Non possiamo non notare che tutti i personaggi politici pugliesi e siciliani che abbiamo citato sono tutti della sinistra. Una sinistra – sia con riferimento al PD, sia con riferimento al nuovo soggetto politico di D’Alema e Bersani – che, sulla questione grano duro è inadeguata.

Quanto al Governo nazionale – il già citato Governo Gentiloni – siamo all’apoteosi dell’ipocrisia. La Ministra della salute-Sanità, Beatrice Lorenzin,annuncia che si batterà contro il glifosato, che è notoriamente presente nel grano duro canadese coltivato nelle aree fredde e umide di questo Paese.

Poi, però, lo stesso Governo nazionale che, a parole, dice di voler combattere le contaminazioni di glifosato, non dispone i controlli nei porti italiani dove arrivano le navi…

Della serie, la solita presa in giro del Governo nazionale, perché votare contro il glifosato e poi non impedire che arrivi il grano duro piano di glifosato è ridicolo!

Che dire? Che le battaglia per un grano pulito è ancora lunga. Noi la stiamo combattendo ad armi impari.

Ci sono già le prime analisi sulle marche di pasta. Ma come potete notare, al di là delle chiacchiere, lo Stato e le Regioni, oggi, fanno poco o nulla.

Ma noi non ci scoraggiamo. Sono in arrivo – a cura di GranoSalus e de I Nuovi Vespri – nuove analisi su altre marche di pasta prodotte in Italia e su farina e semola.

La battaglia continua.

Tremate lobby della pasta, GranoSalus torna all’attacco: dopo aver reso pubbliche le analisi che evidenziavano le porcherie contenute nella pasta industriale italiana ed aver vinto le successive battaglie legali in tribunale, GranoSalus annuncia nuovi controlli!

GranoSalus

 

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Tremate lobby della pasta, GranoSalus torna all’attacco: dopo aver reso pubbliche le analisi che evidenziavano le porcherie contenute nella pasta industriale italiana ed aver vinto le successive battaglie legali in tribunale, GranoSalus annuncia nuovi controlli!

Sulla battaglia di GranoSalus, dalla parte della Gente e contro le lobby della pasta industriale Vi abbiamo più volte informati:

GranoSalus: i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… E a noi queste porcherie ce le fanno mangiare…!!

GranoSalus e le analisi sulla pasta dei grandi marchi (piena di Don, Glifosate e Cadmio). Furono minacciate denunce e querele, ma dopo 3 mesi NIENTE – Ma, state attenti, la macchina del fango contro GranoSalus è in azione!

Dopo i Test GranoSalus diffusi da I Nuovi Vespri, Barilla, Divella, De Cecco, Garofalo, La Molisana e l’Associazione delle Industrie della Pasta hanno chiesto la chiusura dei siti. Ma “In Tribunale vince l’interesse pubblico” – Rigettato il tentativo di soffocare l’informazione delle multinazionali.

ATTENZIONE – Ricordate GranoSalus che accusava i grandi marchi della Pasta di rifilarci prodotti pieni di glifosato, micotossine DON e cadmio? Per Giudici calunnia, ma CORRETTA INFORMAZIONE NEI CONFRONTI DEI CITTADINI!

Glifosato nel grano e nella pasta – GranoSalus al contrattacco: dopo la vittoria in tribunale, l’ Italia applichi il principio di salvaguardia e di protezione della salute!

GranoSalus e I Nuovi Vespri: in arrivo altri controlli su marche di pasta e sulle semole

GranoSalus e I Nuovi Vespri – che ormai conducono insieme la battaglia per un grano ‘pulito’, in difesa del grano duro del Sud Italia e in difesa dei consumatori – annunciano una nuova serie di controlli su marche di pasta e sulle semole. La nuova sensibilità che sta crescendo tra i consumatori italiani ed europei. La grande paura degli industriali per una puntata di Report, prevista il 23 ottobre, che dovrebbe affrontare il tema del grano e delle ‘famigerate’ navi che arrivano in Italia

Al via un’altra ondata di controlli sui derivati del grano. Questa volta sotto la lente d’ingrandimento di GranoSalus e de I Nuovi Vespri – che insieme conducono la battaglia per la valorizzazione del grano duro del Mezzogiorno d’Italia e in difesa dei consumatori – non ci saranno solo alcuni marchi di pasta, ma anche le semole.

E’ noto che i controlli su otto note marche di pasta industriale prodotta in Italia sono già state effettuale. Ed è altrettanto noto che, per ben due volte, GranoSalus e I Nuovi Vespri hanno vinto la battaglia legale presso il Tribunale di Roma, se è vero che la Prima Sezione Civile ha rigettato il ricorso presentato dagli industriali della pasta e ha condannato gli stessi industriali (Aidepi, sigla che sta per Associazione delle industrie del dolce e della pasta, la Barilla G & R Fratelli spa, i Fratelli De Cecco di Filippo Fara S. Martino spa, la F. Divella spaLa Molisana spa e il pastificio Lucio Garofalo) al pagamento delle spese (QUI L’ARTICOLO SULLA SECONDA VITTORIA IN TRIBUNALE DI GRANOSALUS E I NUOVI VESPRI CONTRO I COLOSSI DELLA PASTA INDUSTRIALE).

Dopo questi primi controlli, come già accennato, parte una seconda serie di verifiche su pasta e semole. Obiettivo: informare i consumatori sulla qualità deI cibi che arrivano sulle loro tavole.

Tutto questo accade mentre le multinazionali e, in generale, chi controlla il mercato mondiale del grano minimizza su quanto sta avvenendo oggi in Italia e anche in altri Paesi del mondo. Da questi signori arrivano previsioni ottimistiche di qua e di là.

Ma le cose stanno proprio così?

Davvero i commercianti pensano di continuare a fare arrivare in Italia grano duro (ma anche grano tenero) da mezzo mondo senza controlli relativi all’eventuale presenza di contaminanti?

Davvero la grande industria agroalimentare italiana pensa di continuare a produrre pasta anche con il grano duro canadese, solo perché lo prevede il CETA, il trattato internazionale tra Unione Europea e Canada che Bruxelles sta cominciando ad applicare facendosi un baffo dei Parlamenti di 27 Paesi europei?

In realtà, la situazione, per il grano duro e per la pasta, è molto diversa da quella che le multinazionali e l’Unione Europea dell’euro cercano di far credere. In Italia, ma non soltanto in Italia, la battaglia per un grano pulito condotta da GranoSalus e da I Nuovi Vespri comincia a sortire i primi effetti. Merito di tutta l’informazione, non soltanto delle notizie che circolano sulla rete.

Il prossimo 23 ottobre, ad esempio, la trasmissione Report si occuperà del grano. Non è la prima volta che la TV si occupa dei cereali e del glifosato. E di grano duro importato dal Canada. Si racconta che gli industriali della pasta del nostro Paese sarebbero molto preoccupati. La trasmissione dovrebbe parlare, infatti, delle analisi sul grano e sulla pasta, ma anche delle navi cariche di grano duro (e anche grano tenero) che continuano ad arrivare nei porti italiani.

Il timore è che, grazie alla TV, tanti italiani vengano messi al corrente del raggiro che va in scena in Italia in materia di glifosato: una legge lo vieta, ma nessuno effettua i controlli sulle navi cariche di grano che arrivano nei porti italiani! 

La prossima settimana, ad esempio, nei porti pugliesi è previsto l’arrivo di ben cinque navi cariche di cereali (una arriva direttamente dal Canada). Con molta probabilità, qualche nave arriverà anche in Sicilia: solo che nella nostra Isola è molto difficile reperire notizie perché l’omertà, in questo settore, è fortemente radicata.

Va da sé che, sia per la Puglia, sia per la Sicilia servono Governi regionali sensibili al tema della salubrità del grano duro e della salute dei consumatori. Sotto questo profilo, gli attuali Governi regionali di Puglia e Sicilia – entrambi a guida PD – si sono dimostrati fallimentari.

E non c’è nemmeno da aspettarsi qualcosa di buono dai Governi di centrodestra con la presenza di Forza Italia: ricordiamoci che al Parlamento europeo i berlusconiani e il Partito Democratico hanno votato in favore del CETA.

Se ne deve dedurre che, nel Mezzogiorno d’Italia, una vera e concreta battaglia contro il grano ‘sporco’ che arriva dall’estero presuppone la presenza di Governi regionali nei quali non siano presenti il PD e Forza Italia.  

Ma se, come già accennato, l’Unione Europea dell’euro sta tirando dritto, applicando il CETA e fregandosene di quello che voteranno i Parlamenti dei 27 Paesi dell’Unione (COME POTETE LEGGERE QUI), i cittadini europei cominciano invece a riflettere. E a orientarsi con razionalità nella scelta dei prodotti da far arrivare sulle proprie tavole.

I cittadini oggi s’informano. Non sono ancora tanti. Ma sono in aumento. Non soltanto in Italia, ma anche all’estero. I tedeschi, molto sensibili ai temi legati a un’alimentazione sana, iniziano a chiedere notizie sulla pasta senza glifosato e senza micotossine.

Ne sanno qualcosa i mugnai, i commercianti e gli stessi produttori di pasta industriale, che  cominciano ad avvertire i primi contraccolpi. Insomma, il messaggio sulla ‘battaglia del grano’ è passato. I cittadini consumatori cominciano a capire. In Italia e all’estero. E ora valli a fermare!

Un problema, questo, per il Canada, che di grano duro non esattamente ‘appetitoso’ ne produce tanto (COME POTETE LEGGERE QUI). E che, grazie al CETA, pensa di ‘sbolognarlo’ ai Paesi europei.

Ma il problema è soprattutto per la grande industria della pasta, per i commercianti e per i mugnai. Questo mondo, che fino ad oggi in Italia ha fatto il bello e il cattivo tempo, condizionando e, talvolta, imponendo scelte ai Governi e ai Parlamenti di turno in materia di grano, comincia ad avvertire una diversa sensibilità da parte dei consumatori.

Non sfugge, agli osservatori, la presenza sugli scaffali della grande distribuzione organizzata di pasta e prodotti senza glutine. Questo va sicuramente bene per chi è malato di celiachia.

Ma il problema non è solo il glutine (che, detto per inciso, gli industriali della pasta hanno voluto in percentuali molto alte per risparmiare sui tempi di essiccamento della pasta: e quindi per ridurre i costi di produzione). Il vero problema della pasta è la presenza di contaminanti: in primo luogo il già citato glifosato e le micotossine DON.

E’ l’effetto singolo e combinato dei contaminanti (“effetto cocktail”) che provoca danni alla salute (QUI UN ARTICOLO SUI CONTAMINANTI PRESENTI NEL GRANO ESTERO CHE PREGIUDICANO LA NOSTRA SALUTE).

La battaglia per un grano pulito è ancora lunga. Ma i primi colpi agli speculatori sono stati assestati. Ora è importante, per i cittadini italiani ed europei, combattere il CETA.

Foto tratta da blogfabianelli.it  

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/10/15/granosalus-e-i-nuovi-vespri-in-arrivo-altri-controlli-su-marche-di-pasta-e-sulle-semole/#_

 

 

Messico: costretti a mangiare tortillas Ogm e al glifosato grazie agli Stati Uniti. E i nostri politici vogliono approvare Ceta e TTIP?

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Messico: costretti a mangiare tortillas Ogm e al glifosato grazie agli Stati Uniti. E i nostri politici vogliono approvare Ceta e TTIP?

Messico, tortillas Ogm e al glifosato per colpa degli Usa

Il 90,4% delle tortillas consumate in Messico contengono sequenze di mais transgenico mentre l’82% di toast, farina, cereali e snack contengono anche derivati del mais transgenico. E’ quanto emerge da uno studio condotto dall’Università nazionale autonoma del Messico Unam e dell’Università autonoma metropolitana Uam. I ricercatori “hanno campionato” praticamente tutti gli alimenti realizzati prevalentemente con il mais disponibili nei supermercati rilevando in quasi tutti tracce di mais transgenico di 3 tipiNK603 (tolleranza al glifosato), 60,8 per cento; TC1507 (tolleranza al glufosinato ammonio e resistente agli insetti), 54,5 per cento;MON810 (resistenza agli insetti), 34,9 per cento. I ricercatori hanno anche analizzato 10 alimenti etichettati come “liberi da transgenici”: tuttavia, anche nella metà di questo campione sono state trovate tracce di mais transgenico.

Lo studio dimostra che la normativa attuale che vieta la coltivazione di mais transgenico ma  – non di importarlo – non tutela sufficientemente i consumatori dal momento che quasi la totalità dei cibi risulta contaminata.

Lo studio pubblicato dalla rivista Agroecology and Sustainable Food Systems, evidenzia anche la presenza di tracce di glifosato nel 27,7 per cento dei campioni. L’erbicida è stato classificato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), come “possibile cancerogeno”.

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/10/16/messico-tortillas-ogm-e-al-glifosato-per-colpa-degli-usa/26790/

Perchè queste notizie i Tg non le danno? Costretti a mangiare OGM per legge! La Corte Europea IMPONE gli OGM in Italia!

 

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Perchè queste notizie i Tg non le danno? Costretti a mangiare OGM per legge! La Corte Europea IMPONE gli OGM in Italia!

 

La Corte Europea impone gli OGM in Italia: è polemica sul mais Mon810

Una sentenza della Corte di Giustizia Europea ha stabilito che gli OGM non possono essere vietati in Italia: il caso del mais Mon810.

Negli ultimi tempi è tornato prepotentemente al centro delle cronache lo spinoso caso che vede contrapposta l’Italia alle istituzioni comunitarie: l’oggetto del contendere riguarda infatti la coltivazione degli OGM (Organismi Geneticamente Modificati) e anche una sentenza della Corte di Giustizia Europea, in cui si ignora sostanzialmente quanto stabilito quattro anni fa da un decreto che metteva al bando il mais Mon810 della Monsanto, la multinazionale statunitense attiva nel settore delle biotecnologie agricole. Ma è utile ripercorrere questa intricata vicenda sin dall’inizio per capire meglio i contorni che ha assunto di recente.

LE COLTIVAZIONI OGM DI FIDENATO – Come è noto, tutto nasce nel 2009 con la decisione di Giorgio Fidenato, un imprenditore agricolo friulano, di coltivare nei suoi terreni in provincia di Pordenone il mais Mon810una varietà genericamente modificata della Monsanto e prodotta per combattere le perdite di raccolto causate dagli insetti. Nonostante agisse senza violare le norme dell’EFSA (European Food Safety Authority), Fidenato ha dovuto fare i conti con le norme in vigore nel nostro Paese che, sin dal 2001, impongono il rilascio di un’autorizzazione per le colture OGM. Dalla decisione dell’agricoltore di non sottostare al decreto del 2001 è nata una disputa legale protrattasi fino ai giorni nostri, tanto che lo stesso Fidenato coltiva ancora il Mon810 (nonostante il decreto interministeriale del 2013 firmato dall’allora Ministro delle Politiche Agricole, Nunzia De Girolamo), forte della decisione della Corte Europea del 2015.

L’INTERROGAZIONE IN COMMISSIONE AGRICOLTURA – La “querelle” nasce proprio dal fatto che la decisione della Corte con sede in Lussemburgo, dando ragione a Fidenato, ha minato l’autorità del Governo in carica nel 2013 e ha esautorato il nostro Paese dal poter decidere su una materia delicata. Di recente, alla Camera è stata presentata dalla deputata Serena Pellegrino una interrogazione in Commissione Agricolturasul rischio che si possano riaprire degli spiragli per le coltivazioni degli OGM. Secondo la Pellegrino, le parole del Ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, chiariscono che “in Italia è stato disposto in via definitiva il divieto di coltivazione di tutti i mais transgenici in corso di autorizzazione per l’immissione in commercio”. Sulla stessa linea è anche la Coldiretti che si rifà alla Direttiva Europea n. 412 del 2015, nella quale si dava all’Italia la possibilità di decidere autonomamente sugli OGM, sconfessando così il tribunale lussemburghese.

GLI SVILUPPI GIUDIZIARI – Tuttavia, la vicenda giudiziaria iniziata dopo che i campi di Fidenato erano stati sottoposti a sequestro (e prima che il Tribunale di Pordenone chiedesse l’intervento della Corte Europea), è ben lungi dall’essere conclusa, anche se si moltiplicano le evidenze circa le conseguenze negative delle coltivazioni del Mon810 sulla biodiversità e sull’incremento dell’inquinamento “genetico”. A far temere un colpo di coda sono le motivazioni della sentenza che dà ragione all’agricoltore: “Non sussistono prove scientifiche a supporto delle misure di emergenza richieste e viene meno anche il principio di precauzione”. Insomma, bisognerebbe attendere che gli OGM in questione si dimostrino nocivi prima di vietarli: un paradosso che, però, in futuro potrebbe aprire ad iniziative sulla scia di quella di Fidenato; questi ha intanto annunciato che la questione “verrà portata di nuovo alla Corte in sede pregiudiziale”. In attesa del nuovo capitolo giudiziario, da una recente indagine la posizione dei cittadini italiani emerge però in maniera netta: l’80% non si fida delle colture biotech e raramente porta in tavola prodotti transgenici.

Il Team di Breaknotizie

fonte: http://www.breaknotizie.com/la-corte-europea-impone-gli-ogm-in-italia-e-polemica-sul-mais-mon810/

Micotossine? Don? Pesticidi? Glifosato? Monsanto? Ma chi se ne frega: grano duro, a settembre raddoppiano le importazioni! …E ciaone al buon grano Italiano!

 

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Micotossine? Don? Pesticidi? Glifosato? Monsanto? Ma chi se ne frega: grano duro, a settembre raddoppiano le importazioni! …E ciaone al buon grano Italiano!

 

Grano duro, a settembre raddoppiano le importazioni

Il dato dell’import diffuso l’11 ottobre 2017 da Bmti – 250mila tonnellate – mentre i prezzi all’ingrosso del cereale pastificabile italiano perdono il 2% nello stesso mese. Foggia stabile su 227 euro/ton. Ismea (origine) fermo a 222,5

Borsa merci telematica italiana ha reso nota ieri, 11 ottobre 2017, la rilevazione sull’import italiano di grano duro dai paesi extra Ue di settembre 2017, comunicata dalla Dg Agricoltura della Commssione Ue: ben 250mila tonnellate, che significa raddoppiata rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Un quantitativo che ha inciso sul prezzo all’ingrosso delgrano duro nazionale fino in tutta Italia per un -2%, unitamente ad aspettative pesanti, indotte anche dalle elevate scorte italiane ed estere del cereale pastificabile. Il cedimento del prezzo del grano duro fino nazionale di settembre su agosto, registrato dall’Osservatorio prezzi della Camera di commercio di Foggia, era stato del  3,34%, ben maggiore della media nazionale elaborata da Bmti.

E a Foggia il grano duro fino nazionale all’ingrosso sempre ieri, 11 ottobre 2017, risulta nuovamente stabile dopo che il 4 ottobre si era assistito ad un nuovo calo, il quarto successivo cedimento rispetto alle quotazioni del 30 agosto. E così si continua a registrare da quella data una perdita, che nei valori massimi si attesta a -5,42%.

Nella seduta di ieri, la Borsa merci della Camera di commercio ha segnalato un livello di attività improntato alla calma, torna quindi la stabilità per il grano duro fino nazionale. Intanto, sul fronte dei prezzi all’origine, si segnala l’ultima rilevazione Ismea del 4 ottobre scorso a Foggia, che per questo cereale continua a segnalare un 222,5 euro, stabile, ma in perdita sui valori di fine agosto del 4,30%.

Il grano duro fino nazionale all’ingrosso a Foggia è stato quotato ieri l’altro a 222 euro la tonnellata sui valori minimi e 227 euro sui massimi, stabile sulla seduta del 4 ottobre in entrambi i casi. Questi gli esisti registrati dall’Osservatorio prezzi della Borsa merci della Camera di commercio del capoluogo pugliese, stante le condizioni di “franco partenza luogo di stoccaggio”. Si tratta di valori che si presentano decisamente più bassirispetto alle ultime tre sedute di agosto, nelle quali il cereale era stato quotato sempre a 240/235.

Il persistere dei cali nelle ultime sedute nei prezzi all’ingrosso del grano duro pastificabile nazionale in Puglia, e sulla stessa tendenza c’è anche il prezzo all’origine, risente – a questo punto – di più fattori.
Intanto iniziano a pesare le scorte elevate del cereale pastificabile, presenti sia in Italia che nel resto del mondo, che consentono a molini e pastifici di neutralizzare almeno in parte, e fino ad ora, gli effetti rialzisti della riduzione dell’offerta da parte del settore agricolo italiano, colpito dalla magra trebbiatura del 2017.

E poi c’è il deciso raddoppio dell’export. Ieri, in un comunicato stampa la Bmti, nel sottolineare come i prezzi siano in calo a settembre per i frumenti di origine nazionale, afferma: ”Ad incidere negativamente è stata soprattutto la pressione esercitata dall’ampia offerta di prodotto disponibile sul mercato estero. Nel caso del grano duro (fino), i prezzi hanno ceduto il 2% su base mensile, scendendo sui 230 euro/t ma mantenendosi più alti del 24% rispetto allo scorso anno”.

Bmti riferisce così della sua analisi mensile sul mercato cerealicolo, realizzata sulla base dei prezzi ufficiali all’ingrosso rilevati dalle Camere di commercio italiane. “In particolare, nonostante la conferma di un raccoltonazionale in deciso calo rispetto al 2016, le quotazioni del grano duro hanno risentito del considerevole afflusso di prodotto estero – continua la nota –l’analisi dei dati diffusi dalla Dg Agricoltura della Commissione Europea mostra che a settembre l’import italiano dai paesi extra Ue (Canada in primis) è stato pari ad oltre 250mila tonnellate, quasi il doppio rispetto allo scorso anno e ai massimi delle ultime annate”.

A Foggia, intanto, si affievolisce la differenza di prezzo tra il nuovo raccolto ed il vecchio. Con questi valori infatti il prezzo del grano duro fino nazionale all’ingrosso risulta aumentato solo del 19,47% se si raffronta il prezzo massimo registrato ieri con quello fissato sulla piazza di Foggia dalla Borsa merci della Camera di commercio il 7 giugno scorso: 190 euro alla tonnellata. Lo stesso differenziale aveva raggiunto il 26,31% nella seduta del 30 agosto 2017.

Inoltre, su base annua, il prezzo massimo all’ingrosso risulta maggiore rispetto alla quotazione del 12 ottobre 2016 – 207,00 euro alla tonnellata – del 9,66%, anche se questa forbice nelle ultime quattro sedute del 2017 appare ridursi, anche per l’incremento dei prezzi conosciuto dal grano duro sulla piazza di Foggia nelle corrispondenti sedute di un anno fa.

L’ultima rilevazione di Ismea sui prezzi medi all’origine del grano duro fino nazionale sulla piazza di Foggia – 222,5 euro alla tonnellata alle condizioni di “franco magazzino – partenza” – risale al 4 ottobre scorso e viene riferita come stabile sulle settimane precedenti. Ismea aveva rilevato però un prezzo medio il 29 agosto di 232,5 euro la tonnellata, rispetto alla quale si continua a registrare una perdita secca del -4,30%.

fonte: http://agronotizie.imagelinenetwork.com/agricoltura-economia-politica/2017/10/12/grano-duro-a-settembre-raddoppiano-le-importazioni/55927?ref=cookie-accepted

Incredibile ma vero: ad 8 anni dall’approvazione, la direttiva sui pesticidi è letteralmente ignorata dagli Stati Europei – Una vergognosa speculazione sulla pelle della Gente nell’interesse delle lobby!

 

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Incredibile ma vero: ad 8 anni dall’approvazione, la direttiva sui pesticidi è letteralmente ignorata  dagli Stati Europei – Una vergognosa speculazione sulla pelle della Gente nell’interesse delle lobby!

Nuovo report sull’applicazione della direttiva del 2009: Gli stati europei non applicano la direttiva sui pesticidi.

A 8 anni dall’approvazione della direttiva sull’uso sostenibile dei pesticidi, i paesi UE hanno spesso evitato di prendere misure volte a ridurre i rischi.

A 8 anni dall’approvazione, la direttiva sui pesticidi è lettera morta

 

(Rinnovabili.it) – Mancano i controlli individuali sugli agricoltori, non si fa lotta integrata ai parassiti e non esistono target misurabili per la protezione di specifici ecosistemi. In sostanza, la direttiva sull’uso sostenibile dei pesticidi risulta in gran parte non applicata dagli stati membri. Lo afferma il nuovo rapporto della Commissione Europea, che fa il punto a otto anni dall’approvazione della legge.

Fino ad oggi, dunque, i paesi hanno spesso evitato di prendere misure volte a ridurre i rischi e gli impatti dei prodotti fitosanitari, con conseguenze negative sull’ambiente e sulla salute dei cittadini. Le disposizioni europee vietano pratiche come l’utilizzo di aerei per per spargere i pesticidi sui campi e restringono l’uso di antiparassitari nei parchi pubblici, nei campi sportivi, negli ospedali e nelle scuole. I piani d’azione nazionali, tuttavia, nella maggior parte dei casi non contengono obiettivi misurabili per la protezione degli ambienti acquatici e dei parchi, mentre la gestione integrata dei parassiti non è sostanzialmente utilizzata. L’unica nota positiva, secondo gli esperti comunitari, è il raddoppio delle sostanze a basso rischio o non derivate dalla chimica.

 

Il dossier prescrive una revisione dei piani nazionali, di cui gli Stati membri devono migliorare la qualità, stabilendo prima di tutto target e indicatori misurabili per dare vita ad una strategia a lungo termine volta alla riduzione dei rischi e degli impatti. Dal canto suo, Bruxelles continuerà a monitorare l’attuazione della direttiva da parte degli stati membri attraverso una serie di azioni, dagli audit alla valutazione delle revisioni dei piani nazionali, dalla formazione di professionisti allo scambio di buone pratiche.

Alcuni stati membri, tra cui l’Italia, hanno vietato l’uso di pesticidi a base di glifosato nelle aree non agricole, mentre la Germania ha fatto lo stesso nei parchi nazionali e nelle riserve naturali. Piccoli passi in avanti, ma resta molto, troppo da fare.

 

tratto da: http://www.rinnovabili.it/ambiente/stati-europei-direttiva-pesticidi-333/

Glifosato nel grano e nella pasta – GranoSalus al contrattacco: dopo la vittoria in tribunale, l’ Italia applichi il principio di salvaguardia e di protezione della salute!

 

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Glifosato nel grano e nella pasta – GranoSalus al contrattacco: dopo la vittoria in tribunale, l’ Italia applichi il principio di salvaguardia e di protezione della salute!

 

Glifosate nel grano e nella pasta, GranoSalus: “Dopo l’Ordinanza dei giudici di Roma, l’ Italia applichi il principio di salvaguardia di protezione della salute”
Il Governo italiano, dopo l’ Ordinanza del Tribunale di Roma che ha rigettato il reclamo degli industriali della pasta contro GranoSalus, deve interpretare autenticamente il suo decreto, applicare il principio di salvaguardia della salute dei consumatori previsto dall’ Art. 23 Direttiva 2001/18/CE del 12 marzo 2001 e bloccare l’ingresso di navi di grano straniero al glifosate.

Sulla vicenda dei contaminanti del grano estero e della pasta vi è «un ampio dibattito nel mondo scientifico e pubblico in generale», scrivono i giudici del Tribunale di Roma nell’ordinanza di rigetto che vede soccombere Barilla, Divella, De Cecco, Garofalo e La Molisana. I giudici sottolineano che «non vi è dubbio che la divulgazione dei risultati della ricerca costituiscano legittima espressione del diritto di libertà di manifestazione del pensiero, sancito dall’articolo 21 della Costituzione e di libertà della scienza garantita dall’articolo 33 della Costituzione, senza limiti e condizioni. Tanto più che, trattandosi di temi di tale delicatezza e rilevanza per la salute pubblica, nessuna censura sarebbe ammissibile».

Non a caso, – si legge nell’ Ordinanza – il 22 agosto 2017 è entrato in vigore in Italia il decreto del Ministero della Salute che in attuazione del regolamento Ue 1313 del primo agosto scorso, ha disposto la revoca delle autorizzazioni all’ immissione in commercio e modifica delle condizioni d’ impiego di alcuni prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attivaglifosate, sospettato di essere cancerogeno, mentre in precedenza era possibile utilizzare il glifosate nelle coltivazioni in pre-raccolta “al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura”.

I giudici della prima sezione civile del Tribunale di Roma evidenziano che “Il dibattito in questione, che riguarda la sicurezza alimentare della popolazione, riveste un interesse pubblico particolare ed attiene all’ adeguatezza dei limiti europei alla presenza di contaminanti negli alimenti…”.

Il divieto introdotto dal Decreto del Ministero, anche alla luce di questo nuovo pronunciamento,  pare superare i pregressi  limiti di contaminazione da glifosate di cui al Regolamento UE 293/2013 ed alle relative tabelle, e, in ogni caso, si pone in contrasto con tale ultima norma, senza che nessuna forza politica sinora abbia affrontato la delicata questione.

Alla luce del provvedimento del Tribunale di Roma, nonché  del principio di precauzione e della possibile minaccia alla salute dei consumatori, riteniamo infatti possano sussistere effettivamente seri dubbi sul coordinamento tra le norme, che appaiono per molti versi contrastanti fino al punto che la seconda, in senso temporale, pare elidere, se non proprio abrogare,  la prima.

Ma quel divieto sinora è rimasto solo sulla carta. Di fatto quel grano tossico continua ad arrivare e non viene neppure analizzato!

La nostra associazione continua a denunciare l’arrivo di navi estere cariche di glifosate (abbiamo anche inviato prove documentali e segnalazioni a svariate autorità) senza che il Ministero abbia inserito tale sostanza tra gli analiti da analizzare attraverso le sedi periferiche dell’ USMAF. E, senza che in Puglia vi siano laboratori pubblici accreditati.

Oggi anche i Tribunali asseriscono che l’uso del glifosate è vietato, interpretando in modo autentico lo spirito del legislatore nazionale e il principio di precauzione cui è informato il diritto comunitario.

Come bloccare allora le navi tossiche? Basterebbe prendere ad esempio quanto avvenuto con gli OGM

Qualora uno Stato membro, sulla base di nuove o ulteriori informazioni divenute disponibili dopo la data dell’autorizzazione e che riguardino la valutazione di rischi ambientali o una nuova valutazione delle informazioni esistenti basata su nuove o supplementari conoscenze scientifiche, abbia fondati motivi di ritenere che un OGM come tale o contenuto in un prodotto debitamente notificato e autorizzato per iscritto in base alla presente direttiva rappresenti un rischio per la salute umana o l’ambiente, può temporaneamente limitarne o vietarne l’uso o la vendita sul proprio territorio.

Lo Stato membro provvede affinché, in caso di grave rischio, siano attuate misure di emergenza, quali la sospensione o la cessazione dell’immissione in commercio, e l’informazione del pubblico.

Se il governo italiano non farà niente occorrerà, purtroppo, rivolgersi alla Corte internazionale per i diritti dell’ Uomo. Chissa che ne pensa Coldiretti…

ATTENZIONE – Ricordate GranoSalus che accusava i grandi marchi della Pasta di rifilarci prodotti pieni di glifosato, micotossine DON e cadmio? Per Giudici calunnia, ma CORRETTA INFORMAZIONE NEI CONFRONTI DEI CITTADINI!

 

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ATTENZIONE – Ricordate GranoSalus che accusava i grandi marchi della Pasta di rifilarci prodotti pieni di glifosato, micotossine DON e cadmio? Per Giudici calunnia, ma CORRETTA INFORMAZIONE NEI CONFRONTI DEI CITTADINI!

Leggi in proposito:

GranoSalus: i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… E a noi queste porcherie ce le fanno mangiare…!!

Battaglia del grano: I Nuovi Vespri e GranoSalus vincono in Tribunale contro Aidepi, Barilla, De Cecco, Divella, La Molisana e Garofalo

Per la seconda volta il Tribunale dà ragione a GranoSalus e a I Nuovi Vespri: le analisi su otto marche di pasta industriale sono corrette e gli articoli riportati dai due siti non ledono i diritti degli industriali: sono solo corretta informazione in favore dei cittadini. Gli industriali condannati al pagamento delle spese. Una grande vittoria del Sud Italia e, soprattutto di Puglia e Sicilia,dove si concentra la produzione del grano duro italiano 

Battaglia del grano: GranoSalus e I Nuovi Vespri vincono su tutta la linea. Il Tribunale di Roma, Prima Sezione Civile, ha rigettato il ricorso presentato dagli industriali della pasta e ha condannato gli stessi industriali (Aidepi, sigla che sta per Associazione delle industrie del dolce e della pasta, la Barilla G & R Fratelli spa, i Fratelli De Cecco di Filippo Fara S. Martino spa, la F. Divella spa, La Molisana spa e il pastificio Lucio Garofalo) al pagamento delle spese.

La storia è nota. Da tempo GranoSalus (associazione che raggruppa consumatori di tutta l’Italia e produttori di grano duro del Mezzogiorno) e I Nuovi Vespri (il cui editore è Franco Busalacchi) conducono una battaglia culturale e politica in difesa del grano duro del Sud Italia.

In questo contesto GranoSalus ha promosso le analisi su otto marche di pasta prodotte in Italia. Da tali analisi è venuto fuori che la pasta industriale prodotta in Italia presenta contaminanti: glifosato, micotossine DON e cadmio (QUI I RISULTATI DELLE ANALISI SULLA PASTA BARILLA, VOIELLO, DE CECCO, DIVELLA, GAROFALO, LA MOLISANA, COOP E GRANORO AL 100% PUGLIA).

Tali contaminanti sono presenti entro i limiti previsti dalla legislazione dell’Unione Europea. Ma non per questo fanno bene alla salute umana. Tutt’altro!

Per inciso, va detto che la legislazione dell’Unione Europea ha tarato la presenza di tali contaminanti per un consumo di pasta pro capite pari a circa 5 kg all’anno. Solo che in Italia il consumo di pasta è molto più elevato rispetto alla media annuale calcolata dall’Unione Europea.

Nel Sud Italia – per essere precisi – il consumo di pasta pro capite va da 25 a 30 kg di pasta all’anno. Ciò significa che tali limiti non vanno bene per chi vive nel Meridione d’Italia!

Dopo la pubblicazione dei risultati delle analisi, gli industriali italiani della pasta sono passati all’attacco. E hanno chiesto alla Giustizia – per la precisione al Tribunale di Roma – la rimozione degli articoli dal sito di GranoSalus e dal sito I Nuovi Vespri.

Ma nel giugno scorso il Tribunale di Roma ha respinto il ricorso degli industriali della pasta.

Aidepi, Barilla G & R Fratelli spa, i Fratelli De Cecco di Filippo Fara S. Martino spa, la F. Divella spa, La Molisana spa e il pastificio Lucio Garofalo hanno presentato un nuovo ricorso, ma anche questa volta i giudici gli hanno dato torto.

Il pronunciamento dei giudici del Tribunale di Roma ripercorre con puntualità questa vicenda che, lo ricordiamo, ha valenza nazionale e internazionale, dal momento che la pasta industriale italiana viene esportata in tanti Paesi del mondo.

“Gli articoli oggetto di causa si inseriscono all’interno di un acceso dibattito pubblico che riguarda diversi piani. In primo luogo l’utilizzo di grano duro estero per produrre pasta con marchio italiano. I produttori italiani di grano italiani (dei quali l’associazione GranoSalus si propone di rappresentare gli interessi) e la Coldiretti affermano che tale scelta ha pesantemente penalizzato i produttori italiani, facendo crollare il prezzo del grano, perché evidentemente il grano estero costava molto di meno ed era, segnatamente quello canadese e quello ucraino, di qualità inferiore, in un contesto normativo che non prevedeva la tracciabilità delle materie prime”.

I giudici ricordano due decreti (del 16 e 17 agosto del 2017) del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali che prevedono l’obbligo di indicare nelle etichette l’origine del riso e del grano duro per le paste di semola di grano duro.

“Sui motivi per i quali i grandi pastifici – si legge sempre nel pronunciamento dei giudici -decidevano di acquistare il grano estero piuttosto che quello italiano, e sui danni che ciò a loro parere provocava, Coldiretti, Confagricoltori e le associazioni dei produttori, tra le quali GranoSalus, hanno intentato una battaglia politica e di informazione serrata”.

In realtà, la battaglia di “informazione serrata” l’hanno condotta GranoSalus e I Nuovi Vespri che, proprio per sostenere le ragioni del grano duro del Sud Italia hanno siglato una convenzione in base alla quale, in futuro, opereranno insieme. 

“E’ stato messo in evidenza che il grano coltivato in paesi umidi, quali il Canada e l’Ucraina – leggiamo sempre nel pronunciamento dei giudici di Roma – veniva seccato con il Glisofate (o glifosato ndr) e conteneva in misura più elevata un fungo, il DON, sostanze dannose per la salute. Non a caso, il 22 agosto 2017 è entrato in vigore in Italia il decreto del Ministero della Salute che in attuazione del regolamento Ue 1313 del primo agosto scorso, ha disposto la revoca delle autorizzazioni all’immissione in commercio e modifica delle condizioni d’impiego di alcuni prodotti fitosanitari contenenti la sostanza attiva glifosate, sospettato di essere cancerogeno, mentre in precedenza era possibile utilizzare il glifosate nelle coltivazioni in pre-raccolta al solo scopo di ottimizzare il raccolto o la trebbiatura”.

I giudici ricordano che il dibattito in questione, che riguarda la sicurezza alimentare della popolazione, “riveste un interesse pubblico particolare ed attiene anche all’adeguatezza dei limiti europei alla presenza di contaminanti negli alimenti. Grazie alla vivacità di questo dibattito – si legge sempre nel pronunciamento del Tribunale di Roma – anche in ambito scientifico, l’attenzione alla salubrità degli alimenti è stata sempre più elevata e più elevati nel tempo sono divenuti gli standard adottati dalla Comunità Europea e dall’Italia”.

Il pronunciamento del Tribunale di Roma si sofferma su un articolo, pubblicato da I Nuovi Vespri, nel quale si parla della tossicità della micotossina Don. E’ l’intervista che “riporta l’opinione di un noto micologo, Andrea di Benedetto, il quale ricorda che in Canada il limite di Don negli alimenti per i maiali è di 1000 ppb, mentre in Europa per il grano duro ad uso umano è stato fissato nel 2006 a 1750 ppb. L’autore si domanda, quindi, se il prezzo basso del grano estero non derivi anche dal fatto che ciò che non si può collocare in Nord America per uso umano, sia invece facilmente collocabile in Europa”.

“Gli stessi Francesco e Vincenzo Divella – leggiamo sempre nel pronunciamento dei giudici – intervistati nella trasmissione La Gabbia su La 7 (i cui contenuti vengono da parte reclamante imputati in parte a GranoSalus), hanno dichiarato di avere fermato le importazioni di grano dal Canada, dove si faceva un massiccio uso di glisofate per provocarne l’essiccatura e dove proliferava il don a causa del clima umido. Essi affermano di avere effettuato un accordo di filiera con Coldiretti e di avere deciso di importare grano estero solo da paesi caldi ove il grano matura naturalmente e non vi sono rischi di proliferazione del Don”.

I giudici si soffermano anche sulle possibili contaminazioni dei prodotti provenienti da alcune zone dell’Ucraina. Si tratta del grano che potrebbe essere coltivato nella aree inquinate dal disastro nucleare di Chernobyl. Un grano che potrebbe presentare problemi, “essendo noto in ambito scientifico, e non solo – scrivono i giudici – che i tempi di dimezzamento della contaminazione di alcuni isotopi radioattivi possano essere addirittura di migliaia di anni. Recentemente è stato riportato dalla stampa italiana (facilmente reperibile su internet ed in parte prodotta in atti) come 30 anni dopo Chernobyl ancora molti prodotti risultassero contaminati e come questi isotopi potessero spargersi nell’ambiente anche a centinaia di chilometri di distanza”.

I giudici si esprimono sulle analisi sulla pasta promosse da GranoSalus:

“Le analisi riportate nell’articolo pubblicato sul blog di GranoSalus sono state fatte effettuare non da ‘un non meglio identificato laboratorio privato di Cuneo’, ma dal laboratorio Eurofins Chemical Control s.r.l. con sede in Cuneo, laboratorio accreditato in conformità alle prescrizioni norma UNI EN ISO /IEC 17025:2005, da parte di un organismo conforme alla norma UNI CEI EN ISO/IEC 17011 ed accreditato in ambito EA – European Cooperation for Accreditation, tanto che è stato
autorizzato, con decreto del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali del 16 febbraio 2012, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n.50 del 29-02-2012, al rilascio di analisi nel settore oleicolo. (12A02156) necessarie per le certificazioni D.O.P. e I.G.P.. E, sebbene i campioni siano stai prelevati dal cliente, è stato indicato il lotto di pasta da cui il campione è stato prelevato e le analisi sono state effettuate in base alla normativa che il laboratorio è tenuto a seguire”.

Analisi regolari e contestazioni degli industriali respinte.

“Non vi è dubbio, quindi – scrivono i giudici – che la divulgazione dei risultati della ricerca costituiscano legittima espressione del diritto di libertà di manifestazione del pensiero, sancito dall’art. 21 della Costituzione e di libertà della scienza garantita dall’art 33 della Costituzione, senza limiti e condizioni. Tanto più che, trattandosi di temi di tale delicatezza e rilevanza per la salute pubblica, nessuna censura sarebbe ammissibile. Né sono stati superati i limiti della continenza espositiva”.

“A fronte di ciò – si legge sempre nel pronunciamento dei giudici – le reclamanti non hanno prodotto delle contro-analisi né sui lotti indicati ed analizzati (dei quali esse avrebbero l’obbligo di conservare un campione), ma nemmeno su altri lotti di pasta, il che induce verosimilmente a ritenere che effettivamente nella pasta prodotta dalle società reclamanti fossero presenti i
contaminanti indicati nell’articolo”.

“D’altro canto – proseguono i giudici – si dà atto nell’articolo che la presenza è sempre contenuta entro i limiti di legge, mentre per due marche di pasta è superiore ai limiti di legge previsti per i
bambini superiori a tre anni. Le considerazioni successive riguardanti l’opportunità, anche in assenza di un obbligo di legge in tal senso, di segnalare in etichetta che il prodotto non può essere assunto da bambini di età inferiore ai tre anni, o le considerazioni critiche in ordine ai limiti imposti dalla comunità europea in quanto tarati su un consumo di pasta di molto inferiore a quello italiano, non sono censurabili, in quanto legittimo esercizio del diritto di libertà di manifestazione del pensiero”.

“Così come legittimo esercizio del proprio pensiero critico – si legge ancora nel pronunciamento dei giudici – è il sospetto che la presenza di questi contaminanti possa essere dovuta ad una prassi di miscelazione vietata. D’altro canto, le società reclamanti hanno ed hanno avuto ben modo di replicare a tali affermazioni ed il consumatore accorto è ben in grado di farsi un’opinione in proposito. Sul sito di GranoSalus e de I Nuovi Vespri è presente la versione rettificata dell’articolo, ove il sospetto di miscelazione con grani esteri contenenti sostanze contaminati superiori ai limiti di legge è posto in formula dubitativa. Essi hanno già, pertanto, rimosso dai loro siti la versione originaria dell’articolo e non può essere loro attribuita la responsabilità in ordine alla sua presenza su altri siti o blog non a loro riconducibili”.

“Dal tenore dell’articolo – proseguono i giudici – è di tutta evidenza che non venga attribuito con certezza l’utilizzo di tale pratica, ma che tale ‘pensiero’ può essere indotto dai risultati delle analisi, per i motivi esposti nell’articolo (presenza di glisofate e don in tali quantità). Peraltro anche nella versione originaria dell’articolo era evidente che l’utilizzo di una pratica di miscelazione vietata non era attribuita alle reclamanti quale fatto certo conosciuto dall’autore, ma solo sulla base di un’operazione deduttiva e soggettiva dello stesso: il verbo ‘rivela’ rendeva evidente che si trattava di una libera deduzione dell’autore dell’articolo fondata esclusivamente sui risultati delle analisi e, pertanto, legittima espressione del suo pensiero critico. Ciò è stato reso più evidente nella versione rettificata ove si usano formule dubitative”.

Da qui le conclusioni dei giudici del Tribunale di Roma:

“Il reclamo deve, pertanto, essere rigettato e confermato il provvedimento impugnato, fondato su ampia e corretta motivazione alla quale in questa sede comunque si rimanda. Gli articoli in questione, costituiscono, infatti, legittima espressione del diritto di critica e di manifestazione del pensiero.L’art 21 della Costituzione, che in questa sede trova diretta applicazione, costituisce un pilastro dello Stato democratico e della effettiva possibilità per il popolo di esercitare la propria sovranità essendo stato correttamente informato ed avendo potuto conoscere l’opinione degli esperti in relazione ad ogni settore di rilevante interesse sociale o
pubblico”.

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/10/04/battaglia-del-grano-i-nuovi-vespri-e-granosalus-vincono-in-tribunale-contro-aidepi-barilla-de-cecco-divella-la-molisana-e-garofalo/#_