Il Prof. Franco Berrino: “Gli OGM sono pericolosi per la terra, per la povertà, per la fame”.

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“Gli OGM sono pericolosi per la terra, per la povertà, per la fame.

Questa è la principale ragione per cui dobbiamo combattere, perché la monocoltura degli OGM sta affamando popolazioni nel mondo.

Se gli OGM che ci sono adesso, fondamentalmente la soia, il mais, il cotone, perché tutti gli altri tentativi sono stati fallimentari, ma questa storia del mais…. noi importiamo, lo sapete… è proibito produrlo in Italia ma ne importiamo enormi quantità per nutrire gli animali, inoltre gli animali mangiano un cibo che non è il loro e per di più… io non sono preoccupato se nel mio piatto, ad un certo punto, mi capita una soia OGM anche perché mi sarà già capitata,immagino, qualche imbroglio ci sarà pur stato nel mondo, ma perché non ci sono delle solide dimostrazioni che faccia male, fa male al pianeta!

E poi perché mai dovremmo mangiare il cibo OGM? Non ce nessun vantaggio economico, se non per chi brevetta questi, questi… Io sono rimasto colpito, quando andavo ai primi congressi sulla soia e un campo di soia OGM trattato con il roundup, con il glifosato, produce forse il 2-3% in più in un campo di soia tradizionale. Non ce nessuna ragione economica di produrre gli OGM, l’unica ragione è per monopolizzare il seme.

Quindi no agli OGM e dobbiamo diffondere questa informazione.

Ci è stata fatta un’informazione martellante da parte dell’industria sull’utilità degli OGM, un’informazione fatta di falsità; gli OGM per combattere la fame nel mondo, nooo, gli OGM sono una causa della fame nel mondo, non una cosa per combatterla.

Io non sono contro la ricerca sul DNA ricombinante, sono state fatte cose meravigliose, è stata creata l’insulina, oggi un diabetico può vivere bene grazie alle nostre capacità di far produrre a dei batteri OGM l’insulina, sono favorevole alla ricerca in questo campo ma giù le mani dal cibo!

Difendiamo il cibo! Riappropriamoci del nostro cibo! Vogliamo il nostro cibo!

Non è che me ne intenda tanto ma parlando con chi fa la permacultura per esempio, mi sto rendendo conto che funziona e la produttività è elevata. Poi, avvolte la produttività è più bassa ma perché usi del semi antichi e se fai il grano monococco ti rende meno, naturalmente, che non i grani moderni, quelli ricchissimi di questo glutine.

Io penso che prima di distruggere definitivamente il pianeta, gli interessi produttivi andranno vero il biologico perché finirà per rendere di più. Se noi distruggiamo la terra, sterilizziamo la terra e poi non ce la facciamo più a produrre cosi tanto, no?

La rivoluzione verde è stata una cosa fantastica, ha aumentato enormemente la produttività e oggi, però, i contadini si suicidano perché si sono indebitati e i terreni non valgono più niente; perché l’acqua è inquinata, mi sto riferendo ai contadini dell’India in questo momento, io penso che sarà inevitabile che torneremo a produrre cibo senza chimica, adesso siamo nella fase più brutta della grande aggressività dell’industria ma io penso che se noi riusciamo a difenderci dal monopolio del seme si tornerà a questo.”

Trascrizione di un video del dottor Franco Berrino: “Ecco come gli OGM contribuiscono alla distruzione dell’ambiente” che potete vedere QUI

 

 

Il Prof. Franco Berrino: il cibo è la «grande via» per la salute.

 

Franco Berrino

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Il Prof. Franco Berrino: il cibo è la «grande via» per la salute.

Intervista a Franco Berrino, medico ed epidemiologo, co-autore della Grande via, un libro che racconta come l’alimentazione possa giocare un ruolo chiave per una vita lunga, sana e felice.

In tutto il mondo le istituzioni scientifiche e sanitarie sono purtroppo chiamate a rispondere a leggi di mercato che hanno interesse a mantenerci in vita ma non in salute». Fa impressione leggere il risvolto di copertina del volume «La grande via», recentemente pubblicato da Mondadori. Perché le parole non sono di ingenui complottisti, ma di due scienziati, co-autori del volume. Ovvero Franco Berrino, medico, epidemiologo, già direttore del Dipartimento di medicina preventiva e predittiva dell’Istituto nazionale dei tumori di Milano e Luigi Fontana, medico e scienziato di fama internazionale, professore ordinario di Medicina e di Scienze nutrizionali presso l’Università di Brescia e la Washington University di Saint Louis dove co-dirige un programma di longevità e salute.

Quale dieta dobbiamo adottare per stare in salute?
«Il gruppo di lavoro dell’Oms che ha redatto il Codice europeo per la prevenzione del cancro ha dato una serie di raccomandazioni. E poi, andando a vedere negli studi, con centinaia di migliaia di persone che hanno risposto a questionari alimentari e che sono proseguiti nel tempo per vedere chi si ammalava e chi no, si è visto che queste raccomandazioni non sono associate solo a una minore probabilità di cancro, ma anche a una minore mortalità per malattie di cuore, apparato respiratorio, digerente, diabete».

E cosa dice il Codice europeo contro il cancro? 
«Raccomanda di basare l’alimentazione quotidiana sui cereali integrali, sui legumi, verdure, frutta, compresa quella oleaginosa (noci, mandorle eccetera). Raccomanda di evitare le bevande zuccherate, le carni lavorate ovvero i salumi, di limitare le carni rosse, i cibi industriali ricchi di grassi e zuccheri (le classiche merendine). E andarci piano con le bevande alcoliche. Raccomanda poi di mantenersi snelli e fare attività fisica tutti i giorni».

Uno dei suoi cavalli di battaglia è contro le farine raffinate: perché fanno così male?
«Più vengono raffiniate e più si perdono le sostanze protettive contenute. Quelle raffinate non hanno più né la crusca né il germe. La crusca è importante per il funzionamento dell’intestino. E il germe è importante perché ci dà le vitamine, le sostanze antiossidanti. Le farine raffinate hanno poi un indice glicemico molto alto, fanno alzare rapidamente la glicemia. E questo porta a una serie di conseguenze negative».

L’American Heart Association raccomanda non più di 25 grammi di zucchero aggiunto al giorno: perché lo zucchero fa così male?
«Raccomanda anche di non fare assaggiare lo zucchero nei primi due anni di vita. Il saccarosio è fatto di glucosio e fruttosio. Ed è soprattutto quest’ultimo che fa male. Ostacola il funzionamento dell’insulina. E pertanto sale nel sangue e insieme i fattori di crescita (IGF-1) .E questo ha una serie di conseguenze negative sul lato cancro e sul cuore. E probabilmente anche sul lato malattie neurodegenerative. Lo zucchero è una sorta di droga, dà assuefazione. Dobbiamo limitarci a quello che ci offre la natura: anche nella frutta c’è il fruttosio, ma anche il suo contravveleno, migliaia di sostanze vitamina C, polifenoli, antiossidanti».

Perché vanno privilegiate le farine di grani antichi rispetto a quelli moderni, come si legge nel volume?
«Il grano è stato cambiato molto negli ultimi decenni. Da un lato per aumentare la redditività ma anche la forza perché è più facile da gestire con le macchine per fare pasta e pane. Però il glutine dei grani moderni è meno facilmente digeribile. C’è un fortissimo sospetto che sia uno dei fattori principali dell’aumento della celiachia. Il glutine dei grani più antichi, quello più antico di tutti è il farro monococco, è perfettamente digeribile».

Quindi è bene che ci sia questa ripresa di produzione di grani antichi in Italia?
«Certo, è assolutamente positivo. Timilia, Russello, Saragolla, ma anche grani teneri come il Verna. Sul campo producono un po’ meno, ma il grosso vantaggio è che non hanno bisogno di fitofarmaci, fertilizzanti. Sono molto più alti: sono stato in un campo di Senatore Cappelli e le spighe erano più alte di me. Questo però fa sì che le erbe infestanti più difficilmente le danneggiano. Ci sono vantaggi da più punti di vista».

Il Fondo mondiale per la ricerca sul cancro invita a mangiare legumi tutti i giorni: perché va limitata la carne a favore dei legumi? Anche quella bianca?
«Il problema è soprattutto la carne rossa, l’esagerazione del suo consumo. Io personalmente raccomando di andarci piano anche con quella bianca, perché anche questa favorisce l’infiammazione».

«Andarci piano» come si traduce? Quante volte a settimana?
«Io direi, che tipo di carne bianca? Se guardassimo cosa danno da mangiare ai polli di allevamento, la carne bianca non la mangeremmo più».

Dottore, ma che cosa possiamo mangiare, alla fine?
«Alla fine mangiamo pasta e fagioli come hanno sempre fatto i nostri nonni, la pasta con le fave, con i ceci. I legumi hanno come vantaggio la fibra. E una proprietà meravigliosa: rallentano la velocità dell’assorbimento degli zuccheri. Sono poi proteine ricche. Ma non hanno il difetto delle carni di aumentare lo stato dell’infiammazione cronico».

I legumi vanno mangiati sempre con i carboidrati, in quanto mancanti di alcuni amminoacidi?
«Sì, in alcuni manca la lisina, altri sono poveri di cisteina, per cui mangiandoli insieme con riso e grano siamo sicuri che non ci manca niente e non abbiamo troppo di qualche cosa. Ma ci sono anche legumi che contengono tutti gli amminoacidi necessari, come la soia, o pseudocerali come l’amaranto, la quinoa, il grano saraceno».

Chi è vegetariano o vegano è più sano?
«Sì e no. Potrebbe esserlo se mangiasse bene. Molti vegetariani o vegani che sono tali per ragioni etiche, rispettabilissime, finiscono per mangiare molto male, zucchero, bevande zuccherate, farine raffinate, alcolici».

L’Oms consiglia di ridurre il sale a un massimo di 5 grammi al giorno: «il sale iodato ha probabilmente causato un incremento di tiroiditi autoimmuni», si legge nella Grande via. Qual è l’alternativa?
«Lo iodio è stato molto importante per prevenire il gozzo nelle zone carenti di iodio, dove non si mangiavano né pesce né alghe, ma il sale iodato non è la soluzione ideale. Troppo iodio carica eccessivamente la tireoglobulina che diventa antigenica e favorisce la nascita di malattie autoimmuni, facciamo cioè anticorpi contro le nostre stesse strutture. L’alternativa è mangiare cibi ricchi di iodio, per esempio le alghe».

 

 

 

Anche il Prof. Franco Berrino contro la Lorenzin: “Vaccini, obbligatorietà non basata su studi scientifici”

Franco Berrino

 

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Anche il Prof. Franco Berrino contro la Lorenzin: “Vaccini, obbligatorietà non basata su studi scientifici”

Franco Berrino, medico ed epidemiologo emiliano dal 1975 membro dell’Istituto Nazionale dei Tumori, noto per numerose pubblicazioni figlie di studi riguardanti la prevenzione del cancro attraverso lo stile di vita e soprattutto le abitudini alimentari, ha recentemente pubblicato un lungo post sulla sua pagina Facebook riguardante l’annosa questione dei dodici vaccini obbligatori (che in realtà non sono dodici, come spiegheremo a breve). Una posizione che ci sembra doveroso riportare perché equilibrata e severa sia nei confronti degli antivaccinisti tour court (i cosiddetti no-vax), sia verso il governo ed i sostenitori dell’obbligatorietà dei vaccini.

RIEPILOGO: QUALI SONO I VACCINI OBBLIGATORI?

Secondo il decreto approvato dal Consiglio dei ministri nello scorso mese di maggio, sarà obbligatorio vaccinare i bambini entro i quindici mesi di età per poter poi effettuare l’iscrizione scolastica. Dodici, però, sono le malattie coinvolte in questa ondata di vaccini obbligatori, visto che i vaccini in sé saranno solamente quattro.

Sei delle malattie contro le quali ci sarà l’obbligatorietà di vaccinazione (anti-poliomelitica, anti-difterica, anti-tetanica, anti-epatite B, anti-pertosse e anti Haemophilus influenzae tipo B) sono contenute in un unico vaccino, il discusso vaccino esavalente, che generalmente consiste in tre richiami, da effettuare tutti nel primo anno di vita del neonato. Quattro saranno le dosi per il vaccino anti-meningococcica B, una sola per il vaccino quadrivalente (anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite e anti-varicella), che però prevede un richiamo ai cinque anni di età, ed infine l’anti-meningococcica C, anche in questo caso con un’unica dose ed un richiamo da effettuare tra gli 11 ed i 18 anni.

Dodici malattie, quattro vaccini e nove punture: questo il riassunto delle somministrazioni obbligatorie previste nei primi quindici mesi di età dal decreto legge.

CRITICA AL COMPORTAMENTO DEL GOVERNO

Il post del dottor Franco Berrino parte con una critica all’atteggiamento del governo nella diatriba sui vaccini, ed inizia con una citazione del libro Prisons We Choose to Live Inside, pubblicato nel 1986 da Doris Lessing: “Il lavaggio del cervello si basa su tre modalità ben note. La prima è la tensione seguita dal rilassamento. Questa è per esempio la formula usata negli interrogatori del prigioniero, quando l’inquisitore è alternativamente duro e tenero – prima un sadico e poi un amico gentile. La seconda è la ripetizione: dire o cantare la stessa cosa in ripetizione. La terza è l’uso degli slogan, la riduzione di idee complesse a una semplice serie di parole. Queste tre modalità vengono sempre usate (e lo sono sempre state) da governi, eserciti, partiti politici, gruppi religiosi, religioni“.

La descrizione si adatta bene al comportamento delle autorità governative e di sanità pubblica italiane nella controversia sui vaccini”, sottolinea il dottor Franco Berrino. “Minacce gravissime ai genitori che non vorrebbero vaccinare i loro figli, fino a togliere loro la patria potestà, e ai medici che li supportano, fino a radiarli dall’ordine, alternate a posizioni più blande (segnalazioni alla procura solo in casi eccezionali, garanzia di accesso alla scuola dell’obbligo). Negazioni reiterate che esistano complicazioni anche gravi, se pur rare. Slogan: i vaccini sono sicuri! Chi non è competente non parli! I benefici sono superiori ai rischi!”.

SCELTE DIVERSE DA ALTRI PAESI: PERCHÉ?

Sarebbe meglio spiegare pacatamente il perché di ognuno dei vaccini obbligatori anche quando non ci sono minacce di epidemia”, prosegue Franco Berrino, “le ragioni di scelte di obbligatorietà diverse da altri Paesi (scelte basate su quali studi?), quali studi hanno portato a decidere l’obbligatorietà di ben 12 vaccini nel primo anno di vita, cosa si sa delle possibili complicazioni, come fare per evitarle”.

Come sottolineato, l’Italia sta adottando in tema di vaccinazioni una politica ben diversa rispetto agli altri Paesi, anche quelli più avanzati, dimostrandosi decisamente più rigida sull’argomento nonostante non vi sia l’evidenza di un rischio immediato di epidemie. La ragione è da ritrovarsi nella Global Health Security Agenda (GHSA), lanciata nel febbraio del 2014 e che vede l’adesione di oltre cinquanta Paesi provenienti da tutti i continenti, che siano questi alto reddito (Italia, Stati Uniti, Francia, Germania, Regno Unito…), a reddito medio (Argentina, Cile, Vietnam…), potenze emergenti (Cina, India, Messico, Sudafrica…) o anche tra i più poveri del globo (Zimbabwe, Sierra Leone, Uganda, Guinea-Bissau…).

Come riportato già nel settembre del 2014 dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), “l’Italia è stata designata quale capofila per i prossimi cinque anni delle strategie e campagne vaccinali nel mondo”, con il benestare dell’allora ministro della sanità, Beatrice Lorenzin. Ecco dunque la ragione di questo improvviso inasprimento delle politiche del governo sul tema dei vaccini: ancora una volta l’Italia si piega ai dettami di organismi internazionali senza tener conto né dell’interesse nazionale né della volontà dei cittadini. L’Italia è stata scelta come cavia, ma secondo la versione ufficiale dei fatti questo sarebbe addirittura un onore, ricevuto peraltro alla presenza dell’allora presidente statunitense Barack Obama: “Un importante riconoscimento scientifico e culturale internazionale per il nostro Paese”, si legge ancora sul sito dell’AIFA. Nessun “complottismo”, dunque, tutto scritto nero su bianco su fonti ufficiali.

“MANCANO STUDI AFFIDABILI SULLE COMPLICAZIONI”

Ma perché dibattere tanto sul tema dei vaccini, e perché rifiutarne l’obbligatorietà? “Il rifiuto dei vaccini dipende in primo luogo dalla paura delle complicazioni”, sottolinea ancora il dottor Franco Berrino. “Fino a oggi, per quanto mi risulti, mancano studi affidabili sulla frequenza delle complicazioni. Il sistema di segnalazione degli effetti collaterali dei vaccini è obsoleto e inaffidabile. Il recente rapporto dell’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) sugli eventi avversi dei vaccini – un fascicolo di 170 pagine – non dà alcuna informazione utile a comprendere la dimensione del problema. Incidenze di possibili eventi avversi decine di volte più alte in alcune regioni che in altre indicano che il sistema di registrazione è inaffidabile, troppo dipendente dalla preparazione, dall’interesse e dall’attenzione dei medici, che comunque non sanno bene cosa attendersi come complicazioni per la mancanza di studi scientifici solidi”.

Ecco dunque il nocciolo della questione: come dicono i sostenitori dell’obbligatorietà dei vaccini, non esistono studi scientifici che provino gli effetti collaterali dei vaccini, ma allo stesso tempo non esistono neppure dati certi in grado di smentirli o quantificarli. Secondo Franco Berrino, i dati attualmente in nostro possesso non giustificano il decreto legge varato dal governo: “Migliorare la performance dei medici segnalatori, comunque, sarebbe ben poco utile, perché è il disegno stesso del sistema di rilevazione che manca di validità scientifica, non consente di stabilire se un evento patologico insorto dopo una vaccinazione sia causato dal vaccino o no. Il rapporto AIFA ripete laconicamente, per ogni potenziale complicazione segnalata, che non è possibile stabilirne la connessione causale. E allora cosa serve? Come può un ministro imporre un nuovo trattamento sanitario obbligatorio senza disporre di un sistema di monitoraggio efficace dei possibili danni?”.

LO STUDIO PROPOSTO DA BERRINO

Ma il dottor Franco Berrino, abituato a ricercare l’evidenza scientifica nei suoi studi, non critica solamente il decreto legge che già da settembre non permetterà ai bambini non vaccinati di iscriversi regolarmente a scuola. Ci propone, al contrario, uno studio che riesca finalmente a dirimere la questione: “Quale disegno di studio potrebbe garantire una sorveglianza capace da un lato di stabilire la frequenza delle complicazioni effettivamente dovute al vaccino e dall’altro di valutare quali bambini sono a rischio di complicazioni? Poiché le complicazioni gravi sono rare occorre uno studio molto grande. In Italia nascono ogni anno quasi mezzo milione di bambini e sarebbe possibile uno studio in cui i bambini nati l’anno successivo all’introduzione dell’obbligo vengano sorteggiati in due gruppi, uno che viene vaccinato appena nato, com’è la pratica attuale, uno che viene vaccinato dopo sei mesi, o dopo un anno, e intanto si registrano tutti gli eventi morbosi occorsi nel primo anno di vita. In tutte le regioni italiane esiste un sistema di registrazione dei ricoveri ospedalieri che permetterà di valutare la frequenza di qualunque patologia grave nei due gruppi. Per le patologie comuni che non richiedono ospedalizzazioni i pediatri dovranno obbligatoriamente registrare e segnalare tutti i casi incidenti nell’anno di studio”.

Solamente in questo modo, si potrà capire quali sono le malattie che effettivamente necessitano di una vaccinazione da effettuarsi nel corso del primo anno di età, mentre le altre risulterebbero superflue o quanto meno andrebbero considerate da non effettuarsi obbligatoriamente nel corso dei primi dodici mesi di vita: “Per ogni patologia che risultasse significativamente più frequente nel gruppo vaccinato si potrà indagare su eventuali differenze fra i bambini ammalatisi e quelli non ammalatisi (per esempio parto naturale o cesareo, ordine di nascita, patologie in gravidanza, abitudini al fumo dei genitori, allattamento al seno o artificiale, trattamenti antibiotici, allergie, malformazioni congenite, altre malattie…), allo scopo di identificare eventuali condizioni che sconsigliano di vaccinare. Lo studio non consentirà di stimare il rischio di eventuali complicazioni a insorgenza tardiva, ma consentirà di valutare se il loro rischio dipende dall’età del trattamento vaccinale. Questo disegno di studio consentirebbe anche di verificare l’utilità di vaccinare alla nascita piuttosto che dopo sei mesi o un anno: quanti casi di tetano, difterite, parotite ecc. compariranno nei bambini non vaccinati? Quante complicazioni gravi del morbillo o di altre malattie prevenibili con la vaccinazione? Insomma, sarebbe possibile disporre di dati solidi su cui pianificare una politica di vaccinazioni il più possibile efficace e sicura! E anche i partigiani del non vaccinare disporrebbero di informazioni piuttosto che basarsi su pregiudizi, sospetti, incertezze e paure per ora in gran parte ingiustificate”.

CONCLUSIONE: RAGION DI STATO CONTRO RAGION DI MERCATO

Come anticipato, la posizione del dottor Franco Berrino ci sembra decisamente equilibrata e degna di un importante esponente del mondo scientifico. Noi, invece, ci limitiamo a commentare il problema politico che sorge inevitabilmente sulla tematica: l’obbligatorietà dei vaccini voluta dal governo segue effettivamente la volontà di migliorare la vita dei cittadini, oppure è l’ennesima operazione mascherata da questione di pubblico interesse per mascherare gli interessi che ci sono dietro? Lungi da noi, ancora una volta, fare del becero “complottismo”, ma il problema esiste e non può essere negato.

La soluzione, almeno in parte, è proprio quella indicata dal dottor Berrino: mettere in piedi uno studio abbastanza grande per capire quali vaccini siano effettivamente necessari, ed in quale età sia più consigliabile somministrarli. L’altra parte sarebbe quella di tornare finalmente ad investire nella sanità pubblica e nella ricerca delle nostre Università, dopo anni di vergognosi tagli a quelle che dovrebbero essere i settori, insieme all’istruzione, in grado di dividere realmente i Paesi tra avanzati e non. Solamente dopo aver sviluppato i dovuti studi, qualora si evidenzi effettivamente una necessità dal punto di vista della salute pubblica e dunque dell’interesse generale, si potranno rendere obbligatorie alcune vaccinazioni, che siano solamente quelle rispondenti a questi criteri. In caso contrario, resterà troppo forte il dubbio che i veri beneficiari del decreto legge siano per l’ennesima volta i privati ed il loro profitto.

Link utili:

Pagina Facebook Dott. Franco Berrino

Sito ufficiale Global Health Security Agenda

Articolo sul sito ufficiale dell’AIFA

di GIULIO CHINAPPI

Prof. Franco Berrino: “Mangiamo il peggio del peggio” – Perché e come cambiare

Franco Berrino

 

 

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Prof. Franco Berrino: “Mangiamo il peggio del peggio” – Perché e come cambiare

 

“Mediamente quello che diamo da mangiare ai nostri malati negli ospedali è il peggio del peggio. Io ritengo che non gli faccia bene ma sa…io dico sempre che noi vogliamo bene ai nostri malati, vogliamo che tornino da noi…

Mettiamola così: se noi ci ammaliamo aumenta il PIL, c’è crescita, diminuisce lo SPREAD.La sanità è la più grande industria nazionale ricordava il professor Monti.

Non c’è direttamente…non c’è un interesse economico nei confronti della prevenzione…che parola si potrebbe usare per definirla? Una gran commistione di ignoranza…di stupidità…e di interessi”

Ecco la dichiarazione del Prof. Berrino fatta alle Iene nella puntata su alimentazione e tumori. Nel suo libro Il Cibo dell’Uomo, partendo da considerazioni storiche, su come il cibo fosse considerato terapeutico dai nostri progenitori, giunge ai risultati odierni delle ricerche scientifiche in questo campo. Di seguito un estratto che mostra come l’alimentazione moderna non sia per nulla salutare e come andrebbe corretta. 

Nel ricco occidente è cambiato lo stile alimentare

Nei paesi occidentali ricchi, soprattutto nel corso dell’ultimo secolo, lo stile alimentare si è progressivamente discostato da questo schema tradizionale dell’alimentazione dell’uomo per privilegiare cibi che un tempo erano mangiati solo eccezionalmente, come molti cibi animali (carni e latticini), o che non erano neanche conosciuti, come lo zucchero, le farine molto raffinate (come si riesce a ottenerle solo con le macchine moderne), glioli raffinati (estratti chimicamente dai semi o dai frutti oleosi), o che addirittura non esistono in natura (come certi grassi che entrano nella composizione delle margarine, o come certi sostituti sintetici dei grassi che non essendo assimilabili dall’intestino consentirebbero, secondo la pubblicità, di continuare a mangiare schifezze senza paura di ingrassare). Questo modo di mangiare sempre più “ricco” di calorie, di zuccheri, di grassi e di proteine animali, ma
in realtà “povero” di alimenti naturalmente completi, ha contribuito grandemente allo sviluppo delle malattie tipiche dei paesi ricchi: l’obesità, la stitichezza, il diabete, l’ipertensione, l’osteoporosi, l’ipertrofia prostatica, l’aterosclerosi, l’infarto del miocardio, le demenze senili, e molti tumori, fra cuii tumori dell’intestino, della mammella, della prostata.

Il cibo di origine animale

L’uomo, in realtà, ha sempre mangiato anche cibo animale, ma se si eccettuano alcuni popoli nomadi, o quelli che vivono in condizioni ambientali estreme per freddo o per altitudine, sono ben pochi gli esempi di alimentazione tradizionale con un’alta quota di cibo animale. Anche il latte, che oggi in Occidente è alimento quotidiano, dai più era consumato solo occasionalmente, perché non poteva essere conservato ed era facile veicolo di infezioni. È stato solo alcuni decenni dopo la scoperta della pastorizzazione, in pratica dopo la
prima guerra mondiale, che ha cominciato ad essere distribuito nelle città. Ma molti popoli ancor oggi non bevono più latte dopo lo svezzamento. La cultura medica, giustamente preoccupata del grave stato di denutrizione che imperversava nelle nostre campagne e nei quartieri popolari delle città nei primi decenni del secolo, ha avuto un ruolo importante nella promozione del cibo animale, e la disponibilità di latte e di carne, insieme al miglioramento delle condizioni igieniche delle abitazioni, ha probabilmente contribuito a migliorare lo stato nutrizionale e a difenderci dalle malattie infettive. Ma poi siamo andati troppo avanti su questa strada e il consumo di cibi animali e di cibi raffinati è entrato in una spirale di interessi produttivi e commerciali che ha completamente sovvertito le tradizioni alimentari dell’uomo.Non vogliamo certo sostenere che si stava meglio quando si stava peggio, quando c’era la fame e la povertà, ma piuttosto che la nostra ricchezza ci consentirebbe una varietà di dieta sufficiente a soddisfare appieno sia le nostre esigenze fisiologiche e nutrizionali sia il piacere della buona tavola senza sovraccaricarci di prodotti animali e di cibi impoveriti dai trattamenti industriali, che solo il plagio della pubblicità televisiva riesce a farci sembrare buoni.