ATTENZIONE! Il nostro Parlamento sta per ratificare, a nostra insaputa, il CETA, cioè la morte di tutti diritti fondamentali dei cittadini…!!

 

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ATTENZIONE! Il nostro Parlamento sta per ratificare, a nostra insaputa, il CETA, cioè la morte di tutti diritti fondamentali dei cittadini…!!

ATTENZIONE! Il Parlamento italiano sta per ratificare il CETA, cioè la morte dei diritti fondamentali

Arriva in Senato il ddl per la ratifica del Trattato di libero scambio UE-Canada denominato CETA. Non è un caso che, come già accaduto per la ratifica del Trattato di Lisbona e per il Fiscal Compact, tali procedure avvengano tra giugno ed agosto, cioè quando gli italiani sono al mare impegnati nelle solite discussioni di calcio-mercato.

Ma cosa prevede il CETA? Nella sostanza, e in breve, è un accordo di libero scambio tra UE e Canada che consente alle multinazionali delle rispettive aree di esportare e vendere prodotti (EU-Canada, considerando che parecchie multinazionali americane hanno sede legale in Canada) senza trovare intralci né nelle legislazioni nazionali a tutela della salute e del lavoro, né nei diritti fondamentali sanciti dalle Costituzioni degli Stati membri come ad esempio il diritto al lavoro, alla giusta retribuzione, al giorno di riposo settimanale, all’orario di lavoro, alla retribuzione minima e così via. Trattasi dei cosiddetti “irritanti commerciali” che tanto infastidiscono le multinazionali. Con il CETA vengono definitivamente superati!

Ma v’è di più! Il CETA introduce anche un sistema di giustizia privata, il cosiddetto ISDS – Investor-state dispute settlement  cioè una forma di risoluzione privata delle controversie tra investitore e Stato. Attraverso questo sistema le multinazionali potranno non tenere conto dei diritti fondamentali vigenti negli Stati adire organismi di giustizia privata sovranazionali al fine di redimere le controversie con quegli Stati che intendessero rispettare le proprie disposizioni costituzionali a tutela – ad esempio – della salute e del lavoro!

Un vero e proprio cavallo di troia a tutela del capitale internazionale e a scapito dei diritti fondamentali.

Il CETA, già approvato dal Parlamento europeo pochi mesi fa, dovrà essere ora ratificato da ciascuno Stato membro a seconda delle procedure costituzionali di ognuno. In cambio chissà di quale incarico o beneficio (magari successivo all’attività politica) i nostri parlamentari consentiranno che sulle nostre tavole finiscano prodotti intrisi di antibiotici (rendendo gli stessi inefficaci quando ve ne sarà bisogno), condannando noi e i nostri figli alla schiavitù perenne! E chi si permetterà di alzare la testa o la voce, non troverà nello Stato un amico a difesa dei diritti fondamentali sanciti nelle Costituzioni nazionali!

Nel frattempo l’informazione di regime sonnecchia! La notizia che il Parlamento si accinga a ratificare il CETA è passata totalmente in secondo piano. Il televideo della Rai non ne fornisce neppure menzione!

Con il CETA gli Stati sono definitivamente morti! I criminali di Bruxelles continuano la loro opera distruttiva nei confronti delle Costituzioni nazionali, quindi della libertà, dei diritti fondamentali e della democrazia! E i nostri parlamentari, a libro paga del capitale internazionale, eseguono acriticamente gli ordini provenienti dalla criminale sovrastruttura EUropea!

Un Parlamento eletto con meccanismi elettorali dichiarati incostituzionali, in grave e palese alterazione dei principi di rappresentatività democratica (Corte costituzionale, sentenza n. 1/2014; Corte di Cassazione, sentenza n. 8878/2014), continua indisturbato la sua opera distruttiva della Costituzione! 

 Giuseppe PALMA

 

fonte: http://www.stopeuro.org/attenzione-il-parlamento-italiano-sta-per-ratificare-il-ceta-cioe-la-morte-dei-diritti-fondamentali/

ATTENZIONE – Spada di Damocle sull’Europa, nuove crepe nei reattori nucleari in Belgio. La situazione è davvero critica, ma a noi non fanno sapere niente!

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ATTENZIONE – Spada di Damocle sull’Europa, nuove crepe nei reattori nucleari in Belgio. La situazione è davvero critica, ma a noi non fanno sapere niente!

Spada di Damocle sull’Europa. Nuove crepe nei reattori nucleari in Belgio

di Dario Tamburrano, EFDD – M5S Europa

Le ultime ispezioni effettuate nelle decrepite centrali nucleari belghe hanno individuato una moltitudine di nuove crepe nell’acciaio dei reattori Doel 3 e Tihange 2. Essi vengono mantenuti accesi nonostante le migliaia di crepe già individuate da tempo e l’età ormai veneranda essendo entrati in funzione rispettivamente nel 1982 e nel 1983 e sono progettati per durare trent’anni. L’unica contromisura adottata in passato dalle autorità fu la promessa di distribuire a tutta la popolazione pillole di iodio, utili in caso di incidente nucleare per limitare i danni all’organismo. Ma non hanno fatto neanche quello: non ci sono i soldi!

I reattori di Doel e Thiange fanno parte dei 128 catorci atomici europei che continuano a funzionare alla faccia del buonsenso: per smantellare il vetusto parco nucleare dell’UE e per gestire le scorie servirebbero 286 miliardi di euro mentre attualmente, per coprire questi costi, sono disponibili solo 105,1 miliardi di euro. Mancano 118 miliardi.

L’esistenza di 300 ulteriori crepe nel reattore Doel 3 attende ancora la conferma ufficiale, mentre il ministro belga degli Interni, Jan Jambon, ha ammesso l’esistenza di 70 nuove crepe nel reattore Tihange 2 la scorsa settimana, rispondendo ad un’interrogazione parlamentare. In seguito, l’agenzia belga per il controllo nucleare ha pubblicato il risultato dei controlli effettuati a Thiange 2 ed é stato possibile fare i conti con precisione: le crepe sono passate da 3.149 (quelle rilevate nel febbraio 2015) a 3.219, con un aumento del 2,22% in due anni.

Secondo le autorità del Belgio, le crepe non sono pericolose e quelle già note non si sono ingrandite; la scoperta di nuove crepe sarebbe dovuta al fatto che l’apparecchiatura ad ultrasuoni usata per ispezionare il reattore é stata collocata in un punto diverso rispetto a due anni fa. Le dimensioni delle nuove crepe non sono state rese note. Quelle vecchie sono state descritte come microbolle di idrogeno nell’acciaio, spesse come una cartina per le sigarette e con una lunghezza che arriva fino a 16 centimetri, o forse anche superiore.

Più un reattore é vecchio, più si discosta dagli attuali standard di sicurezza. Reattori così vecchi e così crepati impediscono di dormire sonni tranquilli. Le centrali nucleari di Doel e Tihange si trovano a poca distanza dal confine tedesco. La Germania é preoccupata: dopo la scoperta delle nuove crepe, ha ricordato al Belgio la richiesta, già avanzata due anni fa, di spegnere i reattori e ha reclamato accesso alle informazioni. Il Lander tedesco del Nord Reno Westfalia, il più vicino, ha comprato – lui sì – le pillole di iodio da distribuire alla popolazione in caso di incidente.

 

fonte: http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2017/06/spada-di-damocle-sul.html

Le centrali nucleari Europee? Hanno un’età media di oltre 30 anni, sono CATORCI ATOMICI! – Tanto poi la pelle ce la rimette la Gente, mica loro…!

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Le centrali nucleari Europee? Hanno un’età media di oltre 30 anni, sono CATORCI ATOMICI! – Tanto poi la pelle ce la rimette la Gente, mica loro…!

 

Centrali nucleari europee: catorci atomici

Scrive Dario Tamburrano, vicepresidente dell’Intergruppo del Parlamento Europeo “Common Goods and Public Services”: «Le centrali nucleari dell’UE hanno un’età media di 30,6 anni. Praticamente, sono dei catorci atomici che vengono mantenuti accesi alla faccia del buonsenso».

Riprendiamo l’intervento di Dario Tamburrano, vicepresidente dell’Intergruppo del Parlamento Europeo “Common Goods and Public Services”, comparso QUI

Questo dato e quelli seguenti, salvo se diversamente indicato, sono tratti da “The world nuclear industry status report” redatto nel 2015 da esperti indipendenti. Valgono le considerazioni che faceva Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace ed ex ricercatore dell’Enea, all’indomani di Fukushima:  più un reattore nucleare è vecchio, più è distante dagli standard di sicurezza attuali. E a proposito di Fukushima: le migliaia e migliaia di crepe nei reattori nucleari del Belgio sono state scoperte durante i controlli effettuati in seguito all’incidente nucleare in Giappone. Eppure quei reattori (insieme ad altri decisamente stagionati) sono stati recentemente riaccesi. E’ proprio il caso di dire che da Fukushima l’UE non ha imparato nulla, per parafrasare il titolo del convegno cui abbiamo partecipato la scorsa settimana a Bruxelles e contemporaneamente riassumere tutti i discorsi.

Il grafico qui sotto mostra l’età dei 128 reattori nucleari in funzione nell’UE. Come quelli seguenti, fotografa la situazione al mese di luglio del 2015.

Anni 60 e 70 ed una grande negli Anni 80, che ha interessato soprattutto la Francia. Attorno al 1990, oltre al picco dei reattori, si è registrata la svolta: i reattori sono stati più spesso spenti che inaugurati.

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I 128 reattori accesi nell’UE costituiscono circa un terzo di quelli attivi in tutto il mondo. Ecco la loro distribuzione per classi di età

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Ci sono state tre “ondate” di costruzione di centrali nucleari: due piccole negli Anni 60 e 70 ed una grande negli Anni 80, che ha interessato soprattutto la Francia. Attorno al 1990, oltre al picco dei reattori, si è registrata la svolta: i reattori sono stati più spesso spenti che inaugurati.

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L’85% dei reattori nucleari europei è concentrato in otto Paesi dell’Europa occidentale; solo 19 reattori sono distribuiti fra gli Stati che facevano parte dei satelliti URSS e che recentemente sono entrati nell’UE. La cartina che mostra la loro distribuzione nello spazio è stata pubblicata dall’European Nuclear Society.

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Sarebbe saggio spegnere i 128 catorci atomici dell’UE. Ma l’atomo è una maledizione che si proietta sempre nel futuro: secondo un documento di lavoro della Commissione Europea visto dalla prestigiosa agenzia di stampa Reuters all’inizio di febbraio, per smantellare il vetusto parco nucleare e per gestire le scorie servirebbero 286 miliardi di euro. Attualmente, per coprire questi costi, sono disponibili solo 105,1 miliardi di euro. Mancano 118 miliardi. Bisognerà pur trovarli e imparare la lezione: mai spendere un centesimo per il nucleare, che – oltre ad essere pericoloso – inghiotte soldi come una voragine senza fondo. Al momento sembra che l’UE – come non ha imparato da Fukushima – non voglia imparare nemmeno questa lezione e tende a considerare praticabile la costruzione di nuove centrali. Ma è un’altra storia. Cercheremo di raccontarla nel giro di pochi giorni.

Fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/centrali-nucleari-europee-catorci-atomici

 

Approfittando del caos dei vaccini e con la complicità del silenzio dei Media, Gentiloni approva il CETA all’insaputa della Gente – Ecco i pericoli a cui questi disgraziati ci espongono!!

 

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Approfittando del caos dei vaccini e con la complicità del silenzio dei Media, Gentiloni approva il CETA all’insaputa della Gente – Ecco i pericoli a cui questi disgraziati ci espongono!!

Leggete anche:

Il CETA è ancora peggio del TTIP. È una porcata che serve solo a sacrificare la salute della Gente al business delle Multinazionali! …E infatti il nostro Governo lo ha già approvato nel più totale silenzio dei media complici!
Le denunce di GranoSalus: il sistema CETA, le navi al veleno e la pasta con glifosato e micotossine “made in Italy”…Ecco quello che dovete sapere sulle porcherie che ci fanno mangiare…!!

 

Da coscienzeinrete.net

Mentre ci sbraniamo per i vaccini, Gentiloni approva il CETA in silenzio stampa…

L’ultimo consiglio dei ministri ha approvato ddl di ratifica del trattato di libero scambio con il Canada, un provvedimento dalle nefaste ripercussioni di cui nessuno dei grandi e piccoli media nazionali ha dato notizia.

E’ arrivato il CETA, ma non ditelo in giro. Il governo ha approvato il disegno di legge per la sua ratifica ed attuazione, ossia per l’accordo economico e commerciale tra l’Unione europea e il Canada. Ma piano – per favore! – non strillatelo.Eh già, perché il temuto trattato, firmato lo scorso 30 ottobre a Bruxelles e ratificato dal parlamento europeo questo febbraio sta per arrivare al parlamento italiano. Chi lo dice? Il consiglio dei ministri che si è riunito mercoledì sera in fretta e furia e senza neanche un minuto di preavviso; quel cdm di cui i rappresentanti solitamente si affrettano a propagandare i risultati e per il quale invece non è stata convocata neanche l’ombra di una conferenza stampa. E come mai, c’è da chiedersi, neanche il più ridicolo e scarso dei media (provare per credere? Fatevi un giro su google) ha dato questa notizia di epocale importanza? Perché è meglio farlo passare in sordina, o perché forse questo “gran valore” economico non lo ha? Per entrambi i motivi.

Scopo dell’Accordo – si legge nel comunicato del governo – “è stabilire relazioni economiche avanzate e privilegiate, fondate su valori e interessi comuni, con un partner strategico”. Si creano nuove opportunità per il commercio e gli investimenti tra le due sponde dell’Atlantico – si legge ancora – “grazie a un migliore accesso al mercato per le merci e i servizi e a norme rafforzate in materia di scambi commerciali per gli operatori economici”. Accidenti, che grande occasione, addirittura la sola Italia potrebbe beneficiare in termini di maggiori esportazioni verso il Canada “per circa 7,3 miliardi di dollari canadesi”. Ripetiamolo insieme: sette miliardi. Per avere un’idea, l’IMU che noi italiani abbiamo pagato sui nostri immobili, nel solo 2016, è costata 10 miliardi di euro; circa la stessa cifra è stata spesa dal governo Renzi per pagare i famigerati “80 euro”. Il governo Gentiloni ha recentemente “salvato” il sistema bancario creando con estrema facilità un fondo da 20 miliardi di euro. Di esempi se ne potrebbero fare a bizzeffe, ma il concetto è chiaro: questo accordo economicamente non vale la carta su cui è stampato, e il problema maggiore è che a fronte di un così ridicolo guadagno – nemmeno sicuro, considerato che si tratta di stime – stiamo per svendere completamente la nostra nazione, e non è un esagerazione. Perché ciò che più fa male è che i nostri governanti si affrettino a specificare come l’accordo “garantirà comunque espressamente il diritto dei governi di legiferare nel settore delle politiche pubbliche, salvaguardando i servizi pubblici (approvvigionamento idrico, sanità, servizi sociali, istruzione) e dando la facoltà agli Stati membri di decidere quali servizi desiderano mantenere universali e pubblici e se sovvenzionarli o privatizzarli in futuro”. Peccato che la cosa, oltre a suonare palesemente come una “escusatio non petita”, è oltremodo falsa.

Spieghiamoci. E’ vero che “espressamente” il testo del Ceta – nelle sue premesse – “riconosce” agli Stati membri il diritto di prendere autonome decisioni in materie di interesse pubblico come appunto la sanità e il resto, ma in maniera altrettanto precisa descrive il funzionamento del “dispute settlement”, ossia di un arbitrato internazionale cui una “parte” (che può essere uno Stato ma anche un’azienda che opera sul suo territorio) può fare ricorso in caso sia in disaccordo con decisioni prese da altre parti. Tradotto, un’altra nazione o peggio una semplice società, spesso multinazionale, può impugnare una decisione di uno Stato anche quando adottata “nel diritto di legiferare nel settore delle politiche pubbliche”, qualora questa vada a “discriminare” il business dell’azienda. Il funzionamento di questo “tribunale privato” fa diretto richiamo al DSS, identico strumento previsto dall’Organizzazione Mondiale del commercio (o “WTO”, accordo simile al Ceta ma su scala globale). Quest’ultimo prevede la selezione di un “panel” di giudici, composto da esperti provenienti solitamente dal mondo della consulenza privata (esatto, delle multinazionali) o da atenei altrettanto privati. Il panel redige un rapporto contenente la propria opinione circa l’esistenza o meno di un’infrazione alle regole del WTO.

Esso non ha la forza legale di una vera e propria sentenza eppure la procedura di appello ha una durata massima prevista in novanta giorni, e la sentenza, dopo l’approvazione, è definitiva. Sintetizzando: l’Organizzazione Mondiale del Commercio (cui l’Europa e l’Italia hanno aderito da più di vent’anni, nel 1995) ha fini prettamente economici e finanziari; gli Stati, si dice, sono sovrani, eppure i principi che regolano gli scambi internazionali sono al di sopra delle leggi nazionali, ed internazionali; in caso di controversie, le parti (non gli Stati in realtà, quanto le società multinazionali “discriminate”) possono rivolgersi al WTO e chiedere se sia giusto o meno non applicare il suo regolamento; il WTO, privato e- sicuramente -imparzialissimo, emette la sentenza, che, per carità, non ha forza legale vera e propria (non essendo un vero tribunale), però è ad ogni modo inappellabile e definitiva. Democraticamente. E quel che è previsto per il Wto vale per il CETA. Il tribunale del WTO è stato mai adito per questioni sugli scambi internazionali? Oh sì! Solo gli Stati Uniti sono stati coinvolti in più di 95 casi contro società private, e di questi processi gli USA, in qualità di nazione, ne ha persi 38 e vinti appena 9. Gli altri o sono stati risolti tramite negoziazioni preliminari oppure sono ancora in dibattimento. In circa 20 casi il Panel addirittura non è mai stato formato, e la maggior parte dei processi che hanno perso riguarda livelli di standard ambientale, misure di sicurezza, tasse e agricoltura.

Questo panegirico forse può risultare oscuro pertanto è utile fare una semplificazione: lo Stato italiano, al contrario di quanto dice il governo Gentiloni, non può decidere autonomamente alcunché, prima di tutto perché fa parte dell’Unione europea e ha siglato accordi comunitari come il Patto di stabilità e il fiscal compact, oltre a far parte di un’unione monetaria, quindi di partenza non ha alcun potere decisionale in termini di politiche monetarie, fiscali, economiche e sociali. Secondo poi, pur godesse di una simile sovranità, comunque rischierebbe di trovarsi contro cause miliardarie– private –e di perderle, con tanti saluti al “potere politico”. Quel che allora il misero comunicato stampa del consiglio dei ministri dice in parte è vero, ossia che il governo può “decidere quali servizi mantenere universali e pubblici e se sovvenzionarli o privatizzarli in futuro”. Scopo dell’accordo è infatti di liberalizzare completamente qualsivoglia tipo di merce o servizio, inclusi quelli che teoricamente uno Stato soltanto dovrebbe garantire, e che invece già stanno finendo in mano ai privati (cliniche sanitarie, scuole, ecc ecc), in un mondo che sempre più sarà alla portata di poche persone e tasche. Ed ecco che la nostra carta Costituzionale si trasforma in carta igienica.

Quanto alle “potenzialità” di esportazione la nostra bella Penisola, da sempre caratterizzata da una grande vocazione all’export, già da tempo ha incrementato la vendita dei propri beni all’estero. Siamo più competitivi? Facciamo cose migliori? Ne più ne meno come prima, semplicemente gli italiani non hanno più una lira (i consumi domestici sono drasticamente calati, grazie a politiche iniziate da Mario Monti che in una celebre intervista ammise di “distruggere la domanda interna”) e quindi le imprese (quelle che non hanno chiuso) si sono arrangiante puntando ancor più sui mercati forestieri; solo pochi giorni fa l’Istat ha registrato nei suoi dati la “morte” della classe media italiana. Nel frattempo, visto che le merci di qualità come quelle nostrane non ce le possiamo permettere, nei nostri negozi arrivano tonnellate di merce a basso costo ma di pessima qualità che viene assoggettata a controlli scarsi o addirittura nulli, poiché già siamo in un’unione di libero scambio, l’Unione europea, che stiamo per estendere al Canada. Inutile dire che simili politiche danneggiano direttamente le nostre imprese, dunque il lavoro e in generale il benessere del nostro popolo. Tutto questo per – forse – sette miseri miliardi. Neanche i 30 denari di Giuda.

Fonte: http://www.lintellettualedissidente.it/economia/gentiloni-approva-il-ceta-in-silenzio-stampa/

I PERICOLI DEL CETA

1) Il rischio di ingresso di OGM e pesticidi attualmente vietati

Non solo non si vieta l’ingresso di alimenti contenenti OGM e sostanze chimiche tossiche, ma si da di fatto il via libera a una deregolamentazione ampia e irreversibile. Non si torna indietro.

Ricordiamo inoltre che in Italia c’è ancora il divieto di coltivazione in campo degli Ogm, ma il nostro paese di recente ha detto sì in Europa all’autorizzazione di nuovi. Tuttavia, fa sapere il Parlamento Ue,

“per fugare le preoccupazioni dei cittadini che l’accordo dia troppo potere alle multinazionali e che i governi non possano legiferare per tutelare la salute, la sicurezza o l’ambiente, l’UE e il Canada hanno entrambi confermato esplicitamente, sia nel preambolo dell’accordo sia nella dichiarazione comune allegata, il diritto degli Stati a rifarsi al diritto nazionale”.

2) Importazione di prodotti derivati da animali trattati con ormoni della crescita

Tra le pagine del CETA, infatti è possibile trovare gravi pericoli per la salute e l’ambiente. Uno di questi riguarda l’importazione di prodotti derivati da animali trattati con ormoni della crescita. Sarebbe bastato questo a fermare il trattato, pensato per arricchire pochi e danneggiare molti.

3) Equivalenza delle misure sanitarie e fitosanitarie di Europa e Canada

Basta leggere l’allegato 5-D per rendersi conto, senza tanti sforzi, di quello che sarà. Nel trattato vi sono infatti le linee guida per il riconoscimento di equivalenza delle misure sanitarie e fitosanitarie nei due Paesi. Ciò significa che il CETA permetterà di ottenere il mutuo riconoscimento di un prodotto – e quindi evitare nuovi controlli nel Paese in cui verrà venduto – se si è in grado di dimostrarne l’equivalenza con quelli commercializzati dalla controparte. La sostanziale equivalenza verrà valutata basandosi su una serie di criteri o linee guida che tuttavia non sono definiti.

LEGGI anche: CETA: ULTIMA OCCASIONE PER FERMARE LO STRAPOTERE DELLE MULTINAZIONALI (PETIZIONE)

4) Glifosato, uno dei timori più fondati

Il glifosato, minaccia più che mai concreta. Non si può di certo dire no a questa sostanza solo perché lo Iarc, massima agenzia mondiale per la ricerca sul cancro, emanazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, lo ritiene probabilmente cancerogeno.

Se in Europa se ne vietasse l’uso, che ne sarebbe del grano canadese importato? Dovrebbe essere prodotto senza usare l’erbicida.

LEGGI anche: GLIFOSATO, L’ERBICIDA CHE AVVELENA TUTTO IL MONDO (VIDEO)

LEGGI anche: GLIFOSATO, COME ADERIRE ALL’ICE PER IL DIVIETO TOTALE (#STOPGLYPHOSATE)

5) Nelle mani del controllore senza controllo

Il Ceta potrà essere implementato dopo la ratifica dall’organismo di cooperazione regolatoria. Si tratta di un gruppo di tecnici il cui operato non è soggetto ad alcun controllo pubblico.

6) Crescita economica irrisoria per l’Europa e perdita di posti di lavoro

Secondo uno studio indipendente, l’entrata in vigore del CETA provecherebbe la perdita di circa 200 mila posti di lavoro nell’Unione europea. Inoltre, secondo quanto stimato dalla stessa Commissione europea, l’adozione di questo trattato vedrebbe nel lungo periodo in Europa una irrisoria crescita economica compresa tra lo 0,02 e lo 0,03%. In Canada invece tale percentuale è compresa tra lo 0,18 e lo 0,36%.

7) L’Investment Court System (ICS), il sistema di tutela degli investimenti delle multinazionali

L’ICS assicura agli investitori stranieri particolari privilegi e minaccia il diritto dei governi di adottare e far rispettare leggi di interesse pubblico, come la protezione dell’ambiente o della salute pubblica. Grazie al CETA, l’Ics permetterebbe alle multinazionali di citare in giudizio i singoli Stati, ma non consentirebbe il contrario. Se l’ICS non dovesse passare l’esame di legittimità della Corte di giustizia europea, si bloccherebbe l’applicazione del CETA. Contro questo punto si è schierato apertamente il Belgio, che sta valutando di chiedere alla Corte di giustizia europea di pronunciarsi sulla legittimità

“Questo accordo commerciale rischia di minare la democrazia e lo stato di diritto in Europa, a vantaggio di una manciata di multinazionali”, ha detto Federica Ferrario di Greenpeace Italia.

“Oggi è stata scritta una pagina oscura per la democrazia in Europa, ma non tutto è compromesso – dichiara Monica Di Sisto, portavoce della Campagna Stop TTIP Italia – La battaglia della società civile si sposta adesso a livello nazionale. Monitoreremo gli impatti dell’accordo, dimostrando che avevamo ragione a criticarne l’impianto, e spingeremo il Parlamento italiano a bloccare questo trattato dannoso per i nostri cittadini e lavoratori. I parlamentari europei, in particolare socialdemocratici e popolari, hanno abdicato al loro ruolo di garanti dei diritti e dell’ambiente”.

L’accordo infatti dovrà essere anche ratificato dai Parlamenti nazionali e regionali.

L’accordo CETA potrebbe applicarsi provvisoriamente dal primo giorno del mese successivo alla data cui entrambe le parti si sono reciprocamente notificate il completamento di tutte le procedure necessarie. Per i deputati tale data dovrebbe essere non prima del 1° aprile 2017.

Ancora una volta sono stati fatti gli interessi delle multinazionali.

TRATTO DA: https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/22959-ceta-approvazione-parlamento-ue#accept

 

 

L’Europa affossa i limoni Italiani – L’unico a difenderli è l’Europarlamentare M5s Ignazio Corrao

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L’Europa affossa i limoni Italiani – L’unico a difenderli è l’Europarlamentare M5s Ignazio Corrao

 

 

di Ignazio Corrao, Movimento 5 Stelle

“Dopo le arance marocchine e l’olio tunisino adesso vogliono rubarci anche i limoni. In Sicilia mancano all’appello 5.000 ettari di piante di limone che producevano ossigeno, reddito, ricchezza e posti di lavoro. Il Parlamento europeo è responsabile di questo ‘scippo’ perché ha votato accordi di libero scambio – come il Trattato Ue-Marocco – senza assicurare i requisiti di tracciabilità e di etichettatura del prodotto. Così facendo è stato colpito un intero settore produttivo, quello della agricoltura siciliana e di tutto il Sud Italia.

L’agricoltura italiana, ancora una volta, viene usata come merce di scambio per la politica internazionale. I limoni venduti nei supermercati arrivano molto spesso dall’altra parte del mondo. Questa politica suicida sta affossando il Made in Italy e porta con sé conseguenze economico-sociali enormi. I limoni siciliani sono in via d’estinzione – come denuncia Coldiretti Sicilia – perché agli agricoltori italiani non conviene più raccogliere i limoni dagli alberi. Negli ultimi quindici anni si è persa metà della produzione nazionale di limoni. Fra due mesi, quando inizierà la stagione della raccolta degli agrumi, ci troveremo in piena emergenza: il Commissario europeo Hogan e il Ministro dell’Agricoltura Martina non possono ignorare l’allarme del settore.

Il Movimento 5 Stelle propone subito la modifica della direttiva sulla tracciabilità e l’attivazione di clausole di salvaguardia per salvare l’agricoltura italiana. Dobbiamo fare in fretta!”

VIDEO. Ignazio Corrao porta al Parlamento europeo i limoni siciliani: dove sono finite le piante di limone?

guarda QUI il video

 

Bambini schiavi e contadini sfruttati come bestie: ecco cosa c’è dietro ai prodotti ortofrutticoli senza dazi che la UE fa arrivare fino a noi!

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Bambini schiavi e contadini sfruttati come bestie: ecco cosa c’è dietro ai prodotti ortofrutticoli senza dazi che la UE fa arrivare fino a noi!

 

BAMBINI SCHIAVI E CONTADINI SFRUTTATI COME BESTIE: ECCO L’ORTOFRUTTA A DAZI-ZERO CHE LA UE FA ARRIVARE IN EUROPA

Dal riso asiatico alle conserve di pomodoro cinesi, dall’ortofrutta sudamericana a quella africana come le arance dall’Egitto gli scaffali dei supermercati dell’Unione Europea sono invasi dalle importazioni di prodotti extracomunitari ottenuti dallo sfruttamento spesso anche grazie alle agevolazioni a dazio zero. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento al rapporto ‘Best Practices against Work Exploitation in Agriculture’, realizzato dal Milan Center for Food Law and Policy in collaborazione con Coop e presentato al Parlamento europeo.

Riso, conserve di pomodoro, olio d’oliva, ortofrutta fresca e trasformata, zucchero di canna, rose, olio di palma sono solo alcuni dei prodotti stranieri che arrivano in Europa ed in Italia che sono spesso il frutto di un “caporalato invisibile” che passa inosservato solo perche’ avviene in Paesi lontani, dove viene sfruttato il lavoro minorile, che riguarda in agricoltura circa 100 milioni di bambini secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), di operai sottopagati e sottoposti a rischi per la salute, di detenuti o addirittura di veri e propri moderni “schiavi”. E tutto questo accade nell’indifferenza delle Istituzioni nazionali ed europee che anzi spesso alimentano di fatto il commercio dei frutti dello sfruttamento con agevolazioni o accordi privilegiati per gli scambi che avvantaggiano solo le multinazionali.

Un esempio e’ rappresentato dalle importazioni di conserve di pomodoro dalla Cina al centro delle critiche internazionali per il fenomeno dei laogai, i campi agricoli lager che secondo alcuni sarebbero ancora attivi, nonostante l’annuncio della loro chiusura. Nel 2016 sono aumentate del 43% le importazioni in Italia di concentrato di pomodoro dal Paese asiatico che hanno raggiunto circa 100 milioni di chili, pari a circa il 10% della produzione nazionale in pomodoro fresco equivalente. In questo modo, c’e’ il rischio concreto che il concentrato di pomodoro cinese, magari coltivato da veri e propri “schiavi moderni”, venga spacciato come Made in Italy sui mercati nazionali ed esteri per la mancanza dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza.

Un problema che riguarda anche il riso straniero i cui arrivi in Italia hanno raggiunto il record nel 2016, con una vera invasione da Oriente da cui proviene quasi la meta’ delle importazioni secondo il Rapporto Coldiretti, Eurispes e Osservatorio sulla criminalita’ nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare. L’aumento varia dal +489% per gli arrivi dal Vietnam al +46% dalla Thailandia per effetto dell’introduzione da parte dell’Ue del sistema tariffario agevolato per i Paesi che operano in regime EBA (Tutto tranne le armi) a dazio zero. Un regalo alle multinazionali del commercio che sfruttano gli agricoltori locali, i quali subiscono peraltro lo sfruttamento del lavoro anche minorile e danni sulla salute e sull’ambiente provocati dall’impiego intensivo di prodotti chimici vietati in Europa.

Rilevanti sono anche le importazioni di nocciole dalla Turchia sulla quale pende l’accusa per lo sfruttamento del lavoro delle minoranze curde, ma il problema dello sfruttamento riguarda anche le rose dal Kenya per il lavoro sottopagato e senza diritti, i fiori dalla Colombia dove e’ stato denunciato lo sfruttamento del lavoro femminile o la carne dal Brasile dove e’ stato denunciato il lavoro minorile. Le banane sono il terzo frutto piu’ consumato in Italia, ma su quelle che vengono dall’Ecuador sono stati segnalati trattamenti chimici fuorilegge in Europa, mentre lo zucchero di canna, divenuto di gran moda, viene ottenuto in Bolivia in piantagioni dove si segnala l’abuso di stimolanti per aumentare la resistenza al lavoro.

Ma ci sono trattative in corso anche per i prodotti frutticoli con i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay) dove non ci sono le stesse norme di tutela di lavoro vigenti in Italia. L’Argentina, che e’ nella lista nera del dipartimento di Stato americano per lo sfruttamento del lavoro minorile nelle coltivazioni di aglio, uva, olive, fragole, pomodori, ha aumentato le esportazioni di prodotti ortofrutticoli in Italia del 17% nel corso del 2016. O ancora l’Egitto con le importazioni di ortofrutta in Italia che sono aumentate del 20% nel 2016 rispetto all’anno precedente raggiungendo i 100 milioni di euro. Le fragole dell’Egitto sono indicate dal sistema di allarme rapido UE (RASFF) tra i cibi piu’ contaminati per residui chimici, con le melagrane che superano i limiti in un caso su tre (33%). Ma fuori norma dal Paese africano sono anche l’11% delle fragole e il 5% delle arance che arrivano peraltro in Italia grazie alle agevolazioni concesse dall’Unione europea.

“Non e’ accettabile che alle importazioni sia consentito di aggirare le norme previste in Italia dalla legge nazionale sul caporalato ed e’ necessario, invece, che tutti i prodotti che entrano nei confini nazionali ed europei rispettino gli stessi criteri a tutela della dignita’ dei lavoratori, garantendo che dietro tutti gli alimenti, italiani e stranieri, in vendita sugli scaffali ci sia un percorso di qualita’ che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro, con una giusta distribuzione del valore a sostegno di un vero commercio equo e solidale”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo.

 

tratto da: http://www.stopeuro.org/bambini-schiavi-e-contadini-sfruttati-come-bestie-ecco-lortofrutta-a-dazi-zero-che-la-ue-fa-arrivare-in-europa/

 

Il CETA è ancora peggio del TTIP. È una porcata che serve solo a sacrificare la salute della Gente al business delle Multinazionali! …E infatti il nostro Governo lo ha già approvato nel più totale silenzio dei media complici!

 

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Il CETA è ancora peggio del TTIP. È una porcata che serve solo a sacrificare la salute della Gente al business delle Multinazionali! …E infatti il nostro Governo lo ha già approvato nel più totale silenzio dei media complici!

 

CETA: il colpo di stato silenzioso procede a tappe. Ok da Governo italiano. Adesso tocca al Parlamento

Il contestato accordo commerciale tra Unione europea e Canada (CETA), firmato il 30 ottobre 2016 e ratificato il 15 febbraio scorso dal Parlamento Ue a Bruxelles, è ora all’attenzione dei vari Governi nazionali che dovranno far ratificare l’accordo ai rispettivi parlamenti. L’ Italia nell’ultimo consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge di ratifica e attuazione del trattato di libero scambio con il Canada. Negative le ripercussioni per il grano duro del mezzogiorno di cui nessun  media nazionale ha dato notizia. E’ questo il mezzogiorno protagonista immaginato dal Governo Gentiloni?

Il cambio di rotta nella politica commerciale europea prosegue negli stati membri. Dopo l’ approvazione del CETA a Bruxelles,  l’ Italia ha dato l’ ok in Consiglio dei Ministri. Nella seduta di mercoledì 24 maggio, il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Angelino Alfano, ha approvato un disegno di legge di ratifica ed esecuzione  dell’Accordo economico e commerciale globale tra il Canada, da una parte, e l’Unione europea e i suoi Stati membri, dall’altra, con allegati, fatto a Bruxelles il 30 ottobre 2016, e relativo strumento interpretativo comune.

L’Accordo – si legge nel comunicato del governo – ha lo scopo di “stabilire relazioni economiche avanzate e privilegiate, fondate su valori e interessi comuni, con un partner strategico”. Si creano nuove opportunità per il commercio e gli investimenti tra le due sponde dell’Atlantico – si legge nello stesso comunicato – “grazie a un migliore accesso al mercato per le merci e i servizi e a norme rafforzate in materia di scambi commerciali per gli operatori economici”.

Il CDM è stato fatto in gran silenzio prima di passare la palla al Parlamento che dovrà ratificare questo accordo nefasto per l’ agricoltura del mezzogiorno e per i consumatori.

Cos’è il CETA?
Il CETA è un documento lunghissimo di 1598 pagine [PDF], che contiene centinaia di articoli. Uno dei suoi effetti principali sarà l’eliminazione della gran parte delle tariffe doganali tra Unione Europea e Canada, ma il trattato contiene anche molte altre disposizioni. Per esempio consente alle imprese europee di partecipare alle gare per gli appalti pubblici in Canada e viceversa. Si stabiliscono il reciproco riconoscimento di titoli professionali e nuove regole per proteggere il diritto d’autore e i brevetti industriali. In base a questo accordo commerciale, le multinazionali potranno andare a fare ‘business’ in Canada nel settore dei servizi. L’accordo prevede anche la tutela del marchio di alcuni prodotti agricoli e alimentari tipici, una clausola fortemente richiesta dagli agricoltori europei. Il trattato taglia fuori il grano che non avendo alcuna protezione né alcun marchio di tutela rischia di essere la cenerentola dell’ accordo. Eppure parliamo del miglior grano duro al mondo: quello del mezzogiorno che mai nessun Governo ha saputo valorizzare e difendere in ambito mondiale.

Il folle accordo commerciale rischia di distruggere la granicoltura del Mezzogiorno d’Italia

Il Canada è il principale competitor nel mercato del grano duro, di cui è il primo paese produttore ed esportatore mondiale. In Canada si producono, grosso modo, due tipi di grano duro: uno buono (quello di 1° grado e 2° grado che i canadesi tengono per loro) e uno pieno di contaminanti (quello di 3°-4°-5° grado). Quello di 3° grado è ufficialmente l’ unico che arriva in Italia, in prevalenza al Porto di Bari e viene quotato al Borsino di Altamura.

Il Canada tiene molto al CETA, perché non sa come “sbarazzarsi” di tutto il grano duro contaminato che produce e che viene fatto maturare artificialmente a colpi di glifosato, il temibile erbicida (seccatutto)  che il Test del Salvagente ha trovato nelle urine delle mamme in gravidanza (come vi abbiamo scritto qui).

Grazie al CETA nessuno sarà più esente da contaminazione da glifosate. Nemmeno Angelino Alfano a cui questo particolare sarà sfuggito perché la Lorenzin non glielo ha fatto notare.

Ci sono numerosi dati sperimentali condotti su cellule placentari ed embrionali umane che dimostrano come il glifosato induca necrosi e favorisca la morte cellulare programmata – ha spiegato Patrizia Gentilini, oncologa e membro del comitato scientifico di Isde, in occasione della conferenza stampa in cui sono stati presentati gli esiti del Test – Quindi si tratta di una sostanza genotossica oltre che cancerogena, come ha stabilito la Iarc, non dimenticando che l’erbicida agisce anche come interferente endocrino”.

Il grano canadese oltre che di glifosate è ricco di DON e Cadmio che noi abbiamo trovato nella pasta italiana con il Test GranoSalus

Gli interessi del Canada si saldano, dunque, con quelli della grande industria italiana della pasta, che fino ad oggi ha utilizzato a piene mani il grano duro canadese, calpestando i divieti dell’ Unione europea sul glifosate. Che al Ministro della Salute sono evidentemente sfuggiti.

E’ bene ricordare che i consumi di pasta nel mondo crescono e le nostre industrie, che hanno la leadership nel mondo della pasta, sono costrette a prendere grano ovunque, che viene miscelato al nostro.

In cambio dei presunti vantaggi che deriverebbero a qualcuno, scrive il blog de I Nuovi Vespri, i canadesi chiedono di potere esportare in Europa i propri prodotti, a cominciare dal grano duro che si produce nelle aree fredde e umide e che in Canada non si consuma: i canadesi, infatti, non sono fessi e sanno benissimo che il loro grano duro fatto maturare con il glifosato fa male alla salute: così lo ‘rifilano’ all’Europa. E pazienza se a pagarne le conseguenze saranno i produttori di grano duro del Sud Italia, insieme ai consumatori!

E’ bene ricordare che il CETA non consentirà deroghe. Insomma: gli interessi delle multinazionali verranno prima degli interessi degli Stati. Se per esempio GranoSalus dovesse permettersi di far causa al Ministro della Salute per far rispettare il divieto sul glifosate, le multinazionali che esportano il grano in Italia si rivarrebbero direttamente sullo Stato italiano.

Un Consiglio dei Ministri silenzioso

Il consiglio dei ministri  si è riunito mercoledì sera in fretta e furia per parlare di questi argomenti senza neanche un minuto di preavviso. Non è stata convocata nessuna conferenza stampa. Una notizia di epocale importanza che è stata sottaciuta dai media? Come mai?

Con l’approvazione in Consiglio dei Ministri del CETA Gentiloni ha scoperto le carte. Insomma, il Partito Democratico non può sottrarsi alle pressioni delle multinazionali che hanno grandi interessi affinché il CETA venga approvato.

Nel frattempo il Ministro per la Coesione territoriale De Vincenti ha annunciato che a Matera il 5 giugno si terrà un convegno su “Mezzogiorno Protagonista: Missione Possibile“. Un mezzogiorno che, dato il flusso delle navi a Bari e dintorni, sta diventando la grande piattaforma logistica del CETA, grazie ad un colpo di stato silenzioso che rischia di pregiudicare il più grande giacimento d’oro dell’Italia.

 

 

L’appello del Nobel per l’economia Joseph Stiglitz al Parlamento Italiano: Non firmate l’accordo TTIP, NON IMMAGINATE NEANCHE COSA STATE PER FIRMARE !! – E infatti, il Governo Italiano chiede ufficialmente di continuare trattative !!

Nobel per l’economia

 

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L’appello del Nobel per l’economia Joseph Stiglitz al Parlamento Italiano: Non firmate l’accordo TTIP, NON IMMAGINATE NEANCHE COSA STATE PER FIRMARE !! – E infatti, il Governo Italiano chiede ufficialmente di continuare trattative !!

 

L’appello del premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz al Parlamento Italiano: Non firmate l’accordo TTIP, NON IMMAGINATE NEANCHE COSA STATE PER FIRMARE !! 

Il premio Nobel per l’economia (2001) Joseph Stiglitz, ospite del Parlamento italiano il 24 settembre 2014, parla del TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership).

L’accordo sul TPP che è stato trovato oggi ad Atlanta fa da apripista al TTIP, l’accordo di libero scambio che (se approvato) raderà al suolo le nostre tipicità agroalimentari e aprirà agli OGM, alla carne agli ormoni e all’arbitrato internazionale per la risoluzione delle controversie: il tribunale al quale si rivolgerà qualunque azienda privata che riterrà che i suoi interessi economici siano stati intaccati dalle politiche degli Stati.

fonte: http://zapping2015.altervista.org/lappello-del-premio-nobel-per-leconomia-joseph-stiglitz-al-parlamento-italiano-non-firmate-laccordo-ttip-non-immaginate-neanche-cosa-state-per-firmare/

TTIP, ITALIA CHIEDE UFFICIALMENTE DI CONTINUARE TRATTATIVE

Ttip: Italia e altri 11 Paesi scrivono lettera a Ue per continuare trattative. Incontro Malmstroem-Froman, prossimo round 3 ottobre a New York.

Continuare i negoziati con gli Usa sull’accordo di libero scambio Ttip, e proseguire con la firma di quello con il Canada, il Ceta. E’ la richiesta che 12 Paesi tra cui l’Italia – ma non Francia e Germania – hanno rivolto alla Commissione Ue in una lettera, in vista della riunione informale dei ministri del commercio che si terrà a Bratislava il prossimo venerdì dove dovranno chiarirsi le reali posizioni dei diversi Paesi, tra loro divisi. Intanto la commissaria al commercio Cecilia Malmstroem ha incontrato oggi a Bruxelles il suo omologo americano Michael Froman, con cui è stato deciso di avviare il prossimo round di negoziati il 3 ottobre a New York.

“Siamo fiduciosi”, scrivono alla Malmstroem il ministro allo sviluppo economico Carlo Calenda e i colleghi di Irlanda, Gran Bretagna, Svezia, Danimarca, Finlandia, Repubblica ceca, Estonia, Lettonia, Lituania, Spagna e Portogallo, “che sarà in grado di raggiungere gli obiettivi in linea con il mandato” ricevuto dai 28 nel 2013. Per questo, sottolineano i 12 stati membri, “ribadiamo il nostro impegno e sostegno dato alla Commissione nei negoziati” e “guardiamo alla continuazione dei negoziati del Ttip con gli Usa”. I ministri dei 12 hanno ribadito il loro sostegno anche all’accordo commerciale con il Canada, che deve più solo essere firmato per entrare in vigore in modo provvisorio. “Aspettiamo la firma del Ceta il 27 ottobre e l’applicazione provvisoria dell’accordo” ritenuto “ampio e profondo” e “basato sulla realtà dei modelli commerciali di oggi”.

Nell’incontro odierno tra Malmstroem e Froman, che si rivedranno anche a Bratislava dove si giocherà una partita cruciale sul futuro dei negoziati con gli Usa, sono stati “discussi i prossimi passi per andare avanti” e, hanno assicurato i due, “abbiamo diretto le nostre squadre per fare il maggior numero di progressi possibili al prossimo round programmato per il 3 ottobre a New York”. Uno dei tentativi, secondo fonti europee, è cercare di lasciare comunque una porta aperta per proseguire le discussioni dopo le elezioni americane, ormai imminenti.

Tratto da Ansa.it

Non solo olio, frutta e agrumi: Ecco l’invasione di pecorino straniero – L’Ue mette in ginocchio l’Italia – Rivolta dei pastori sardi, ma i Tg non dicono una parola !!

pecorino

 

 

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Non solo olio, frutta e agrumi: Ecco l’invasione di pecorino straniero – L’Ue mette in ginocchio l’Italia – Rivolta dei pastori sardi, ma i Tg non dicono una parola !!

Avevamo postato quest’articolo giusto un anno fa. Poi anche noi ce ne siamo dimenticati, complici i media che si guardano bene dal dire qualcosa che minimamente può dar fastidio a quelle carogne che siedono nel nostro parlamento.

Eppure lo abbiamo toccato con mano, un giro in Sardegna (il regno del pecorino) e l’amara costatazione che, ad occhio e croce, molto più del 50% dei formaggi della grande distribuzione viene dall’estero!

Incredibile, no? E chi dobbiamo ringraziare per tutto questo? Inutile ripeterlo per l’ennesima volta!

Invasione di pecorino straniero: l’Ue mette in ginocchio l’Italia

A Cagliari la rivolta dei pastori sardi contro l’invasione di pecorino straniero.

 

Sulla busta il nome “pecorino” e una mucca sorridente a fare da accompagnamento. Cosa c’entri un bovino con il pecorino romano, non si capisce.

Ma è quello che si vede sulle confezioni dei prodotti “taroccati” negli Usa, in Cina e nell’Est Europa e poi venduti come italiani. Anche se di nostrano non hanno nulla.

Pecorino, il made in italy in ginocchio

Oggi gli allevatori della Sardegna sono scesi in piazza per protestare contro l’invasione di formaggio straniero. Le importazioni, infatti, sono praticamente triplicate (+ 181%) nel 2015 per un totale di 2,9 milioni di chili. A dimostrarlo uno studio della Coldiretti dal titolo: “Pecorino Made in Italy sotto attacco”. “Più di 3 forme di formaggio di pecora straniero su 4 (78%) – si legge nel rapporto – sono arrivate in Italia nel 2015 dall’Europa dell’Est, in particolare dalla Repubblica Ceca e dalla Romania”. Un dato in crescita, ovviamente, da quando i paesi prima sotto l’ala dell’ex Unione sovietica hanno iniziato il loro avvicinamento all’Ue. Ma non è questo l’unico problema. Le regole di importazione in Europa, decise dalla Commissione Ue, hanno infatti lasciato troppo spazio alle imitazioni e hanno difeso troppo poco i prodotti italiani originali, nonostante le varie etichettature.

Negli Usa boom di pecorino tarocco

“Negli Stati Uniti 7 pecorini di tipo italiano su 10 sono “tarocchi” nonostante il nome richiami esplicitamente al Made in Italy”, scrive ancora la Coldiretti. Si parla di quasi 24,96 milioni di chili, con una crescita esponenziale negli ultimi 30 anni. Un flusso che non funziona al contrario, visto che gli le partenze di prodotti originali dall’Italia verso gli Usa si sono fermate ad appena 10,81 milioni di chili. Un dato su cui pende come la spada di damocle il trattatoTTIP (in via di definizione) sul libero commercio tra Usa e Ue. Più volte i parlamentari italiani hanno evidenziato il rischio che questo accordo possa aggravare il flusso in entrata di prodotti “fac simile” a basso costo, senza generare un incremento simile nelle esportazioni.

Dal Romano cheese degli Stati Uniti, al pecorino Friulano del Canada fino al Sardo argentino o il Pecorino cinese, tutti questi formaggi sono realizzati rigorosamente con latte di mucca. Ma spacciati per pecorino. Con buona pace dei consumatori. E dei produttori italiani.

 

(Fonte)

 

Ecco come giocano sulla pelle della Gente: nel mangime dei polli c’è un veleno – la formaldeide – che l’Europa non vuole vietare!

mangime dei polli

 

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Ecco come giocano sulla pelle della Gente: nel mangime dei polli c’è un veleno – la formaldeide – che l’Europa non vuole vietare!

La formaldeide è un veleno. Da oltre 13 anni l’Associazione Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) lo ha inserito nell’elenco delle sostanze considerate con certezza cancerogene per l’uomo. Un regolamento europeo, entrato in vigore nel 2016, lo definisce come sostanza che “può provocare il cancro”, eppure in sede di Consiglio europeo gli Stati membri litigano sul da farsi e se vietarlo o meno come additivo per mangimi di polli. Siamo alle comiche! Se l’Europa non è in grado di prendere decisioni che possano tutelare la salute dei cittadini, l’Italia allora faccia da sola. Ritardi e perdite di tempo non sono ammissibili quando c’è di mezzo la salute delle persone. In questo articolo, tradotto in italiano, Politico.eu ricostruisce i dissidi fra gli Stati europei e l’ombra lunga delle lobby che pretendono di condizionale il processo decisionale.

traduzione di un articolo pubblico su Politico.eu

“Meglio andarci piano con le battute sulle mummie. L’Unione europea sta avendo seri problemi con la formaldeide. A seguito della recente protesta sui pesticidi e i biscotti per bambini, la prossima battaglia importante che la Comunità europea si appresta a combattere riguarda l’uso della formaldeide – gas solitamente conosciuto per il suo uso nell’imbalsamazione dei corpi – nel mangime per polli.

La sicurezza nella produzione alimentare in Europa si sta rivelando una parte inaspettatamente importante nel programma della presidenza di Jean-Claude Juncker. La Commissione si è ritrovata a dovere spendere parte del suo potere politico in guerre ingrate riguardanti erbicidi, come il glifosato, o come l’acrilamide che è un prodotto cancerogeno che può essere trovato nelle patatine e nei biscotti.

La formaldeide è un altro prodotto chimico controverso, che preoccupa la presidenza Juncker. La Commissione europea, anche se in ritardo, sta tentando di sbloccare la decisione riguardante l’opportunità di continuare o meno ad utilizzare la formaldeide per proteggere gli uccelli – e di conseguenza anche gli esseri umani – dal contrarre il virus dalla salmonella.

Sono due anni che si aspetta un verdetto che chiarifica se questa sostanza tossica possa essere una componente o meno del mangime per uccelli. Gli stati membri dell’UE sono ancor oggi bloccati dalla sindrome della “comitatologia”, ovvero l’oscuro processo di elaborazione politica a porte chiuse in cui i vari Comitati tecnici dei paesi membri dell’UE lottano fra loro per modificare la legislazione esistente. La Commissione potrebbe rompere questo stallo decisionale, ma non ha ancora deciso di effettuare questa mossa.

A Febbraio, il presidente della Commissione Juncker ha proposto una revisione del processo di comitatologia, per forzare i governi nazionali ad prendersi le proprie responsabilità per le decisioni da loro prese a Bruxelles. Junker sostiene che troppo spesso la Commissione è usata come capro espiatorio a livello politico, decisioni difficili che gli Stati membri vogliono evitare sono sempre rinviate alla Commissione, spesso anche nei casi in cui gli Stati membri siano d’accordo con il ramo esecutivo dell’UE.

Bruxelles e i suoi Paesi membri si trovano in una situazione di impasse su come eliminare il glifosato – la sostanza principale dell’erbicida Roundup prodotto dalla Monsanto – e le colture geneticamente modificate. I membri dell’UE non vogliono prendersi la responsabilità di questa decisione e stanno cercando di accollarla alla Commissione, ma Juncker questa volta sta puntando i piedi.

L’EPIDEMIA DI SALMONELLA
Stanchi dell’immobilità di Bruxelles per quanto riguarda la formaldeide, la Polonia e la Spagna hanno deciso di vietare l’uso di questa sostanza nel mangime per polli. Decisione presa per il timore che questa sostanza sia cancerogena e anche per salvaguardare la sicurezza dei lavoratori.

Alcune settimane dopo il divieto della Polonia dell’uso della formaldeide, una propagazione del virus della salmonella in una fattoria polacca ha portato alla morte di due lavoratori, un bambino di 5 anni in Croazia e un’altra persona in Ungheria. Le autorità polacche sostengono di non aver trovato traccia del virus della salmonella nel mangime dato alle galline della fattoria, portandoli a concludere che la malattia fosse proveniente da un’altra fonte. I produttori di mangimi e la lobby delle sostanze chimiche hanno usato questa notizia dell’epidemia come prova inconfutabile del fallimento del processo legislativo della UE.

Le indagini condotte dalle autorità di sicurezza alimentare nei Paesi Bassi, in Belgio, in Croazia, in Norvegia, in Polonia, in Austria, in Francia, in Ungheria e nel Regno Unito hanno portato adidentificare il focolare dell’epidemia a Fermy Drobiu Wozniak, una grande azienda agricola polacca produttrice di uova.

A marzo l’Autorità europea per la sicurezza alimentare ha confermato che 218 casi certi e 252 casi probabili di salmonella erano dovuti a prodotti immessi nel mercato fra febbraio 2016 e maggio 2016 e provenienti dalle aziende polacche. L’epidemia è iniziata solo alcune settimane dopo che la Polonia ha ordinato ai lavoratori di pollame e uova di terminare le rimanenti scorte di alimenti trattati con formaldeide. Questa decisione è stata presa in risposta alla decisione dell’UE del 2013 di rimuovere la formaldeide dalla lista di sostanze autorizzate nei processi agricoli. Anche se la formaldeide è stata utilizzata per molti anni come sostanza per proteggersi dalla salmonella, le preoccupazioni del suo impatto sulla salute sono cresciute negli ultimi anni.

Daniel Wozniak, responsabile commerciale della Fermy Drobiu Wozniak, ha confermato lo scoppio dell’epidemia di salmonella dell’anno scorso ma ha rifiutato di rispondere alle domande sulla causa dell’epidemia. Un portavoce della Rappresentanza Permanente della Polonia all’Unione Europea ha negato qualsiasi connessione tra l’epidemia e il mangime per polli utilizzato dalle aziende agricole di Wozniak. “Non esiste alcun legame diretto tra lo scoppio dell’epidemia di salmonella e il divieto di usare la formaldeide nel mangime per polli”, ha aggiunto il portavoce, specificando che “nessuna traccia” del virus della salmonella è stata trovata nei campioni di mangime provenienti dalle aziende polacche.

Molti paesi dell’UE sostengono che hanno trovato alternative efficaci per combattere il virus della salmonella. “Da tutte le informazioni che abbiamo disponibili sul legame tra il virus della salmonella presente nei mangimi ed i casi di salmonella contratti da persone, solo in pochissimi casi si è potuto stabilire un legame di causa-effetto”, ha dichiarato Arnaud Bouxin, vice-segretario generale della Federazione dei produttori europei di mangimi (FEFAC ).

IL RUOLO DELLE LOBBY
Ma i lobbisti sostengono che l’importanza dell’uso della formaldeide nella protezione contro il virus della salmonella è indiscussa. La Anitox Corp, colosso Americano della produzione di cibo per animali, ha iniziato una campagna di lobbying a Bruxelles utilizzando la società di consulenza Red Flag per dimostrare che la formaldeide dovrebbe continuare ad essere utilizzata nel settore dell’alimentazione per gli uccelli.

Mentre Anitox ha rifiutato di commentare, Arnaud Bouxin ha descritto la compagnia Anitox come “estremamente attiva” nella sua azione di lobby. Bouxin sostiene che Antinox: “sta cercando di esercitare pressioni per ottenere un parere positivo sull’utilizzo della formaldeide a livello europeo”.

L’UNIONE EUROPA NON DECIDE
Un portavoce della Commissione ha confermato la decisione di riesaminare l’uso della formaldeide come agente antibatterico nel mangime per polli e per suini in attesa della decisione in Comitatologia dei comitati permanenti che si occupano di piante, animali, cibo e alimentazione.

“La formaldeide è attualmente autorizzata come additivo per mangimi ma solo con un uso limitato a conservante nel latte scremato usato per i maialini da latte“, ha detto il portavoce UE. “Una riflessione è ancora in corso sull’autorizzazione o meno dell’uso della formaldeide come additivo per tutti i tipi di mangimi”.

Polonia, Spagna, Francia e Italia vogliono il divieto di uso della formaldeide nella produzione alimentare a causa della sua potenziale cancerogenicità. Ma Danimarca e Finlandia sostengono che la salmonella è una minaccia più immediata. La Finlandia ha dichiarato di aver identificato più volte il virus della salmonella in mangimi importati e che altre soluzioni per frenare la diffusione del virus della salmonella si sono dimostrate inefficaci. La Finlandia perciò ha deciso che proseguirà il trattamento dei mangimi per animali con la formaldeide continuando a seguire la sua politica di “tolleranza zero” verso la salmonella.

Se i governi degli Stati membri non troveranno un accordo, la Commissione dovrà decidere se prendersi ancora una volta le responsabilità di un’altra decisione politica a nome dei Paesi membri della UE. “La prima preoccupazione della Commissione è la protezione della salute umana”, ha detto il portavoce della Commissione. “Stiamo esplorando tutte le opzioni possibili nel pieno rispetto della legislazione vigente della UE”.
fonte: http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2017/05/nel-mangime-dei-poll.html