Monsanto dà il “bacio della morte” all’Europa…!

 

 

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Monsanto dà il “bacio della morte” all’Europa…!

Monsanto dà il ‘bacio della morte’ all’Europa, proteste contro il produttore mondiale di Glifosato.

L’Europarlamento boccia il glifosato: “Via in 5 anni”, con un bando dall’agricoltura che avverrà soltanto a partire dal 2022. Decisione che delude le aspettative delle associazioni italiane che speravano in uno stop immediato. Intanto, un nuovo studio californiano ha fatto emergere dati inquietanti: la concentrazione di glifosato nel sangue, dei pazienti sottoposti al test, è aumentata di 13 volte dal ’93 al 2016.

“L’idea di rinnovare la licenza dell’erbicida glifosato è un trucco, che non modifica nulla”, avverte Greenpeace Europa che attacca la proposta della Commissione Europea – approvata dal Parlamento europeo – sull’eliminazione in 5 anni del glifosato e del progressivo bando della sostanza entro la fine del 2022. Per la coalizione #stopglifosato, che raccoglie 45 associazioni italiane che si sono schierate contro l’utilizzo dell’erbicida, si tratta di una truffa. “Quello che conta è quanto e come si usa il glifosato, non quanto dura la licenza. Il Parlamento Europeo e gli europei vogliono un divieto, non un trucco che non cambia nulla”, ha dichiarato la coordinatrice per le politiche alimentari dell’organizzazione Franziska Achterberg.

La protesta organizzata a Bruxelles dalla coalizione di Stop Glyphosate si è svolta davanti al palazzo che ha ospitato la riunione degli esperti Ue: con un letto occupato da personaggi che rappresentavano l’Europa e Monsanto, la principale azienda produttrice di glifosato, impersonificati rispettivamente da un ragazza – nelle vesti della bella addormentata Europa – baciata da un ragazzo dalle sembianze di un teschio.

Per capire di cosa stiamo parlando bisogna sapere che l’uso del glifosato (formula molecolare C3H8NO5P, ndr), considerato un erbicida totale, “è vietato in Italia sul grano in pre raccolta a differenza di quanto avviene per quello straniero proveniente da Usa e Canada, dove ne viene fatto un uso intensivo nella fase di pre raccolta per seccare e garantire artificialmente un livello proteico elevato”, spiega la Coldiretti che, nel giorno del ‘Pasta Day’, ci tiene a ricordare come “l’etichetta garantisce un giusto riconoscimento del lavoro di oltre trecentomila aziende agricole italiane che lo coltivano (il grano, ndr), ma anche la valorizzazione un territorio di 2 milioni di ettari coltivati”.

Stando ai dati diffusi da Coldiretti: “Il nostro paese è il principale produttore europeo e secondo mondiale di grano duro, destinato alla pasta con 4,3 milioni di tonnellate su una superficie coltivata pari a circa 1,3 milioni di ettari che si concentra nell’Italia meridionale, soprattutto in Puglia e Sicilia che da sole rappresentano circa il 40% della produzione nazionale. Inoltre, gli italiani sono i maggiori consumatori mondiali di pasta con una media di 23,5 chili all’anno pro capite e leader nella produzione industriale con 3,2 milioni di tonnellate, davanti a Usa, Turchia e Brasile”.

 

fonte: http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Monsanto-bacio-della-morte-Europa-proteste-contro-produttore-mondiale-Glifosato-349d6e0c-cd89-431a-a96f-a59ce29e9149.html#foto-2

 

Lo strano caso del Parlamento Europeo: riconosce che glifosato e potenzialmente cancerogeno, ma ne proroga l’uso per altri 5 anni!

 

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Lo strano caso del Parlamento Europeo:  riconosce che glifosato e potenzialmente cancerogeno, ma ne proroga l’uso per altri 5 anni!

Leggo giornali e pagine di siti web che con tono trionfalistico titolano “Il Parlamento UE chiede lo stop al glifosato entro 5 anni”

Con tono altrettanto trionfalistico spiegano che è passata una risoluzione “dal forte valore politico”, che costringe la Commissione Europea a cambiare la sua proposta: rinnovare il glifosato non più per 10, ma per 5-7 anni!

Ma sono tutti rincoglioniti?

O non fa male e tutto va bene o fa male e lo vieti, lo proibisci, MA DA SUBITO!

È come dire quelle mele sono velenose, le potete vendere solo per altri 5 anni… E la gente? Che fa, per 5 anni può crepare?

Gli unici controcorrente sono quelli del Movimento 5 stelle:

Altri 5 anni di avvelenamento da glifosato

Il glifosato non lo vuole più nessuno. I cittadini rifiutano di essere ancora avvelenati, tanto che sono riusciti a raccogliere oltre un milione di firme che presenteranno al Parlamento europeo nei prossimi mesi. Gli agricoltori sono pronti a sostenere un cambio in tempi rapidi. La Monsanto, travolta dallo scandalo dei “Monsanto Papers” con cui si sono falsificate alcune ricerche scientifiche, sceglie di non presentarsi al Parlamento europeo. E per questo ne viene interdetta fino a nuovo ordine. Strasburgo, invece, cosa decide di fare? Abbassa ancora una volta la testa dinanzi allo strapotere della multinazionale americana e concede l’ennesimo uso a 5 anni di questo pesticida probabilmente cancerogeno. Tristemente lo fa grazie ai voti di socialisti e popolari, nel dettaglio PD e Forza Italia. E a quelli della Lega Nord (con Matteo Salvini assente).

A seguito degli innumerevoli scandali che hanno travolto questo erbicida e chi lo produce, avevamo più che legittimamente chiesto di vietare con effetto immediato il glifosato nell’UE. Non si può scendere a compromessi con la salute dei cittadini, specialmente perché quella del Parlamento europeo non è nemmeno una decisione vincolante, in quanto Commissione europea e Consiglio, in questa folle Unione Europea, sono comunque liberi di fare quello che vogliono. È l’ennesima proroga votata per non decidere, per prendere tempo sulla pelle dei cittadini europei. Domani infatti toccherà direttamente ai comitati tecnici, in rappresentanza degli Stati membri, votare sulla proroga del glifosato. Se non ci sarà maggioranza qualificata, l’esecutivo europeo avrà come sempre capita (leggasi OGM) carta bianca per decidere in totale autonomia. E senza un parere forte del Parlamento, dai 3 anni discussi in origine si passerà non ai 5 votati, ma addirittura a sette o dieci anni; come era nella proposta originale.

Laddove serviva un segnale comunitario forte, questi politicanti di professione scelgono l’ennesimo, futile e sporco gioco di prestigio al ribasso. Altro che protezione della salute, dell’agricoltura e del made-in. Come detto, la plenaria ha votato per mantenere il pesticida più celebre e diffuso del mondo in commercio fino al 15 dicembre 2022. Sono ulteriori 5 anni d’infestazione, senza che esista una smentita credibile allo studio dello IARC che classifica il pesticida più celebre e diffuso al mondo come probabile cancerogeno per l’uomo. Altri 5 anni in cui il principio di precauzione verrà deliberatamente calpestato. Ma il fatto più sconcertante di questa ennesimo favore concesso al colosso statunitense – e appoggiato dai partiti italiani – è la totale noncuranza degli effetti che il glifosato produce anche in una meravigliosa terra come quella siciliana.

Le attività agricole sono infatti le vittime silenziose delle scelte che questi signori compiono a livello europeo. Questo erbicida, usato in pre-raccolta, consente a paesi come il Canada di esportare i loro prodotti a prezzi estremamente competitivi che distruggono il settore produttivo in paesi come l’Italia. Negli ultimi dieci anni più della metà delle aziende che producevano grano duro sono sparite nel Sud. In Sicilia, in Puglia, in Basilicata, Calabria e Campania. E con queste aziende è sparito il lavoro per tanta gente.

Con un fabbisogno nazionale di pasta che non è affatto diminuito, anzi è aumentato. Questo perché i grandi industriali della pasta, in assenza di una normativa che proteggesse le nostre produzioni locali, hanno cominciato ad approvvigionarsi di grano duro importato dall’esterocon l’unico obiettivo di fare maggior profitto, fregandosene della salute dei cittadini.

Siamo schifati dinanzi a una così grande nullità politica e alla totale mancanza di dignità a livello umano. Le mosse della vecchia politica sulla legge elettorale, assieme alle manovre a livello europeo confermano che il sistema politico italiano è ancora totalmente marcio alle fondamenta. Starà solo ai cittadini italiani, che mantengono ancora pochi diritti, spezzare le catene che ci relegano alla serie B della storia. Noi possiamo continuare a lottare e a informarvi ogni giorno, ma solo voi avete il diritto di rivendicare la libertà. Potete iniziare a farlo dalla Sicilia, il 5 novembre, quando sarete chiamati a scegliere tra Giancarlo Cancelleri e i vecchi partiti che continua ad avvelenarvi.

Gli italiani che hanno votato contro il divieto totale all’uso del glifosato:
– ECR: Fitto; Sernagiotto.
– ENF (Lega): Bizzotto; Borghezio; Fontana; Zanni.
– PPE (Forza Italia): Cicu; Cirio; Comi; Dorfmann; Gardini; Martusciello; Matera; Patriciello; Pogliese; Salini.
– S&D (Partito Democratico): Benifei; Bettini; Bonafè; Bresso; Briano; Chinnici; Cozzolino; Danti; De Castro; De Monte; Gasbarra; Giuffrida; Grapini; Gualtieri; Kyenge; Mosca; Panzeri; Paolucci; Picierno; Pittella; Sassoli; Toia; Viotti; Zanonato; Zoffoli
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Hanno votato a favore del rinnovo a 5 anni:
– ENF (Lega): Bizzotto; Borghezio; Fontana; Zanni.
– PPE (Forza Italia): Cicu; Dorfmann; Patriciello. Astenuti: Mussolini; Pogliese.
– S&D (Partito Democratico): Benifei; Bettini; Bonafè; Bresso; Briano; Chinnici; Cozzolino; Danti; De Monte; Gasbarra; Gentile; Giuffrida; Gualtieri; Kyenge; Mosca; Panzeri; Paolucci; Pittella; Sassoli; Toia; Viotti; Zanonato; Zoffoli. Astenuti: De Castro.
– Verts/ALE: Affronte
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tratto da: http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2017/10/altri-5-anni-di-avve.html

 

Paghiamo cari i Limoni dal Cile e facciamo marcire quelli della Sicilia (i migliori del mondo)!

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Paghiamo cari i Limoni dal Cile e facciamo marcire quelli della Sicilia (i migliori del mondo)!

Sembra un paradosso, ma è così. I limoni li abbiamo in Italia, ma preferiamo farli arrivare da altri Paesi. La crescita, in questo senso è esponenziale.
La realtà dei fatti – commenta Coldiretti – è che, dati alla mano, oltre il 25 per cento dei limoni consumati in Italia è di importazione. Se nel 1995 l’Italia importava 17,8 milioni di chilogrammi di limoni, oggi le importazioni sono arrivate a superare i 103 milioni di chilogrammi. La produzione nazionale, nello stesso periodo, da poco meno di 700 milioni di chilogrammi è crollata a poco più di 300 milioni di chilogrammi, sotto i colpi di prezzi troppo bassi e delle importazioni“, conclude Coldiretti.
E le aziende siciliane, dove in Italia ci sono i limoni, muoiono:
Fra il 2000 e il 2010 ha chiuso i battenti più del 40% delle aziende agricole in Sicilia, che produce l’85% dei limoni italiani. La “riviera dei Limoni”, che attraversa Aci Castello, Acitrezza, Giarre e Roccalumera non fa eccezione: dai 6mila ettari e 135mila tonnellate del 2009 ai 5mila ettari e 120 mila tonnellate del 2011.”

 

E alcuni siciliani commentano: “Qui in Sicilia i limoni restano sugli alberi e poi marciscono non li raccolgono nemmeno perché li vogliono pagare pochissimo e i contadini non recuperano neanche le spese. Però poi li importiamo per fare arricchire le altre nazioni. Bravi!
Come riporta la Repubblica di Palermo: “Limoni a 7 centesimi al chilo, i produttori li lasciano sugli alberi. Settanta chilometri di distese di limoneti disegnano la costa tra Catania e Messina. Hanno creato nell’immaginario collettivo l’iconografia della Sicilia, ma tra pochi anni di quegli alberi potrebbe non restare traccia. Ai contadini che producono nel tratto di terra che attraversa Aci Castello, Acitrezza e Giarre, fino a Roccalumera, non conviene più coltivare i limoni, perché i costi per produrli sono arrivati a superare i ricavi della vendita: sette centesimi per un chilo, contro i tredici che costa raccoglierli. E così migliaia di tonnellate di frutti rimangono a marcire sui rami. E si preferisce rincarare e guadagnare su quelli stranieri che importiamo a basso costo.
Che dire! Come sempre il mio consiglio è di comprare frutta e verdura locale, non trattata. Non affidiamo le nostre scelte e la nostra salute ai grandi business che cercano solo il guadagno senza scrupoli, a qualunque costo.
fonte: http://zapping2015.altervista.org/paghiamo-cari-i-limoni-dal-cile-e-facciamo-marcire-quelli-della-sicilia-i-migliori-del-mondo/

Il CETA entra in vigore SENZA ESSERE STATO VOTATO, contro la volontà e sulla pelle della Gente: paradossi di quella porcheria che qualcuno in Europa si ostina a chiamare democrazia!

 

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Il CETA entra in vigore SENZA ESSERE STATO VOTATO, contro la volontà e sulla pelle della Gente: paradossi di quella porcheria che qualcuno in Europa si ostina a chiamare democrazia!

 

Il Ceta entra in vigore senza essere stato votato: paradossi della democrazia in Europa

Domani muore la democrazia. Il trattato di libero scambio fra Europa e Canada – il Ceta – entrerà provvisoriamente in vigore senza aspettare il sì definitivo degli Stati membri. Il Ceta è un accordo misto e le regole europee prevedono che tutti i Parlamenti nazionali dei 28 Stati membri debbano ratificarlo prima della sua entrata in vigore. Ma – come si sa – l’Europa è debole con i forti e forte con i deboli e dunque, pur di accontentare le multinazionali, non si aspetta nessuno e si calpestano le regole.

Finora fra i 28 Stati membri solo Lettonia e Danimarca hanno dato il via libera definitivo. In Italia, Pd e Forza Italia hanno riesumato il patto del Nazareno e sul Ceta volano spediti verso l’approvazione. Il Senato discuterà il testo il prossimo 26 settembre. Il Belgio ha chiesto alla Corte Europea di Giustizia un parere sulla compatibilità del Ceta con i principi costitutivi dell’Unione Europea. In Francia è bufera su Macron perché una Commissione di nove super esperti, nominata per valutare in maniera imparziale il Trattato, ha bocciato senza appello l’accordo con il Canada (ecco il link al documento). La Commissione di saggi ha sottolineato i rischi per la nascita delle Corti arbitrati e nel campo della agricoltura su protezione animale, mangimi e antibiotici, chiedendo anche maggiore vigilanza sull’utilizzo di biotecnologie e OGM.

Qui di seguito, trovate riassunte le raccomandazioni degli esperti:

– Maggiore trasparenza sulla creazione e funzionalità del forum per la cooperazione regolamentativa.

 Creazione di un Comitato nazionale per controllare l’implementazione del CETA e l’impatto che avrebbe in ambito ambientale e sanitario

 Richiesta di una dichiarazione interpretativa per la Francia da includere al testo del CETA per quanto riguarda il preciso significato che la Francia intende dare alle clausole ambientali e sanitarie presenti nell’accordo.

 Labelling del modello di produzione di prodotti d’origine animale. Il rapporto non è chiaro se tale labelling si debba applicare solo ai prodotti canadesi. In realtà, gli esperti dicono che vi è necessita di includere informazioni sull’uso di antibiotici e prodotti che aiutano la crescita, standard sul benessere animale e eventuali OGM.

 Rafforzare le procedure di certificazione e controllo per i prodotti canadesi, ad esempio il programma che certifica la carne ractopamine free.

 Maggiore reciprocità nell’accesso al mercato agricolo soprattutto in campo di autorizzazioni di vendita da parte di paesi terzi per i prodotti europei.

 Un “climate veto” per la protezione degli investimenti.

 Un accordo sul clima con il Canada, a latere dell’accordo CETA, per promuovere la “neutralità delle emissioni ad effetto serra” del CETA.

I saggi francesi hanno ragione. Il Ceta è una schifezza e va rigettato. Basta un solo no da parte di un Parlamento di uno Stato membro e il Ceta si blocca anche se è già entrato in vigore provvisoriamente.

VUOI SAPERNE DI PIÙ SULLE CONSEGUENZE DEL CETA?
LEGGI QUI:

UNA MINACCIA PER L’AGRICOLTURA

 

fonte: http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2017/09/il-ceta-entra-in-vig.html

Il DIKTAT dell’Europa: “L’Italia non può vietare gli OGM” …E vedrete come i politici si caleranno le braghe svendendo, ancora una volta, la nostra salute per gli interessi delle Multinazionali!

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Il DIKTAT dell’Europa: “L’Italia non può vietare gli OGM” …E vedrete come i politici si caleranno le braghe svendendo, ancora una volta, la nostra salute per gli interessi delle Multinazionali!

Il DIKTAT dell’Europa di oggi: “L’Italia non può vietare gli OGM”

Gli Ogm in Italia si possono ancora vietare? A quanto pare no. La tanto sbandierata sovranità nazionale viene ancora una volta calpestata dalle decisioni di organismi comunitari non eletti. Ma gli italiani sono ancora fortemente contrari al biotech nel piatto…

Può un organo europeo calpestare la volontà di cittadini e governi nazionali? A quanto pare sì. La Corte di Giustizia europea ha infatti dichiarato illegittimo un decreto interministeriale del 2013, in cui si vietava la coltivazione di Ogm in Italia. In particolare, veniva messo al bando il mais Mon810, variante geneticamente modificata del cereale, di cui Monsanto detiene i copyright.

La sentenza dà ragione a Giorgio Fidenato, agricoltore friulano che aveva seminato la varietà di mais nei suoi campi, pur non ottenendo la necessaria autorizzazione. Ma per la Coldiretti il governo italiano ha tutto il diritto di vietare la coltivazione di ogm nel proprio territorio: lo dice anche una direttiva europea approvata nel 2015.

Ricostruiamo i contorni della vicenda.

Ogm in Italia: la vicenda Fidenato

Tutto comincia tra il 2009 e il 2010. Siamo in Friuli-Venezia Giulia, ad Arba per la precisione, in provincia di Pordenone. In due campi di sua proprietà, a Fanna e a Vivaro, Fidenato comincia a coltivare del mais transgenico, il Mon810. La coltivazione è autorizzata dall’Europa e dall’ Efsa (Autorità europea per la sicurezza). Anche se all’epoca non sono specificamente vietati, però, per gli Ogm in Italia vige un sistema autorizzativo particolare.

Il decreto legislativo 212 del 2001, infatti, impone una specifica autorizzazione per le coltivazioni geneticamente modificate. Lo stesso decreto prevede in caso di violazione, l’arresto fino a 6 mesi e una multa di importo massimo da 51.70 euro. Ma il coltivatore friulano ne fa quasi una battaglia di libertà e imperterrito continua a coltivare il Mon810. Tra l’altro, lo fa anche senza nessuna misura di tutela di contaminazione: gli ogm infestano tranquillamente anche i campi circostanti (come vedremo).

A dare per prima l’allarme, è stata Greenpeace. Poco dopo le prime semine, la ong segnala il comportamento di Fidenato agli organi competenti, che però non intervengono tempestivamente. A quel punto, 23 attivisti dell’associazione decidono di entrare nei campi dell’agricoltore, tagliando, isolando e mettendo in sicurezza la parte superiore delle piante geneticamente modificate. Sono le “punte” infatti a produrre il polline che si sarebbe diffuso di lì a poco anche negli altri terreni confinanti.

A questo punto interviene l’autorità giudiziaria. I campi vengono posti sotto sequestro e Fidenato condannato a 25mila euro di multa dal gip di Pordenone. Decisione a cui l’agricoltore si opporrà: nel febbraio 2011 comincia il primo processo sulla vicenda. Il tribunale di Pordenone chiede quindi l’intervento della Corte di Giustizia, che darà ragione a Fidenato: l’uomo sarà assolto nel luglio 2013.

Ma prima di attendere il pronunciamento definitivo, Fidenato ha continuato nella sua opera…

Ogm in Italia: il divieto del governo

Giugno 2012: Fidenato semina ancora il Mon810, malgrado la querelle giudiziaria. Giugno 2013: passa ancora un anno e il risultato non cambia. L’agricoltore persiste. E questa volta interviene il governo.

L’allora Ministro delle Politiche Agricole, Nunzia De Girolamo, firma insieme a Lorenzin e Orlano un decreto interministeriale per ridefinire la coltivazione di Ogm in Italia. In particolare, arriva un divieto proprio per il Mon810. Le motivazioni? Sono presto dette:

«Il divieto di coltivazione del Mais MON810 – si legge in un comunicato diffuso dal Mipaaf – è motivato dalla preoccupazione sollevata da uno studio del Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura, consolidata da un recentissimo approfondimento tecnico scientifico dell’Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale, che ne evidenzia l’impatto negativo sulla biodiversità, non escludendo rischi su organismi acquatici, peraltro già evidenziati da un parere dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare reso nel dicembre 2011».

Il mais ogm, quindi, mette a rischio la biodiversità. La decisione è di vietarne la coltivazione. E il problema non riguarda unicamente i campi del signor Fidenato.

Già perché, come temeva Greenpeace, gli organismi ogm si sono ‘estesi’ anche nei campi limitrofi. La conferma è arrivata a novembre 2013. Il Corpo forestale, infatti, attestava che nei terreni adiacenti a quelli seminati con mais Mon810 veniva rivelato “inquinamento genetico” fino al 10%.

Gli ultimi 4 anni all’insistenza di Fidenato si sono opposte svariate sentenze in diversi gradi di giudizio. Nel 2015, il Consiglio di Stato respingeva il ricorso dell’agricoltore, che si rivolge quindi, ancora una volta, alla Corte di Giustizia europea.

Leggi anche: Gli Ogm: Italia vota a favore “grazie” alla Lorenzin

Ogm in Italia: la decisione della Corte Ue

Dalla Corte di Lussemburgo è arrivato infine il diktat al nostro Paese. Il 13 settembre, l’organismo ha di fatto imposto la coltivazione di Ogm in Italia, dando ragione a Fidenato. I giudici infatti dichiarano “illegittimo” il decreto interministeriale del 2013. E sostengono che “non vi erano nuove prove scientifiche a supporto delle misure di emergenza richieste”, che hanno poi portato al divieto.

Ma la Corte si spinge oltre. Arrivando a sostenere che il principio di precauzione sia illegittimo:

«Il principio di precauzione, che presuppone un’incertezza sul piano scientifico in merito all’esistenza di un certo rischio, non è sufficiente per adottare tali misure».

In sostanza, viene detto che, anche se esistono dubbi sulla sicurezza di un determinato prodotto o alimento, questi ultimi non si possono vietare, fino a che non è stata dimostrata con certezza la loro nocività. Verrebbe da chiedere: e se poi scopriamo che fanno male? Come facciamo ad annullare gli effetti pregressi?

Intanto Fidenato gongola e annuncia nuove semine.

«La Corte di Giustizia europea – ha dichiarato – vuole la dimostrazione scientifica che gli Ogm possano nuocere alla salute prima di bloccare la libera commercializzazione delle merci. La guerra però non è ancora vinta e siamo pronti a riportare la questione alla Corte in sede pregiudiziale, seminando nuovamente la prossima primavera».

Ogm in Italia: ma i cittadini non sono d’accordo

A fare chiarezza ci pensa però Coldiretti. Che ha spiegato come ci sia poco da esultare per i fautori del mais Ogm in Italia. Sono infatti almeno 3 i fattori da considerare.

Innanzitutto il fatto che una direttiva europea del 2015 ha di fatto superato il decreto interministeriale del governo italiano. La direttiva è la 2015/412, approvata nel marzo di due anni fa, che dava la possibilità agli Stati membri di limitare o vietare del tutto la coltivazione di Ogm sul proprio territorio. L’Italia è tra le 17 nazioni che hanno usufruito di questa possibilità.

Il secondo punto è di natura ‘popolare’. Sono pochi infatti coloro che in Italia approvano gli organismi geneticamente modificati nel piatto. Coldiretti ha infatti realizzato un’indagine in cui emerge che “quasi 8 cittadini su 10 – il 76 per cento – si oppongono oggi al biotech nei campi che in Italia sono giustamente vietati in forma strutturale dalla nuova normativa”. La domanda qui è: può la Corte di Giustizia cozzare così apertamente con la volontà popolare di un Paese?

Il terzo punto, forse ancora più dirimente, è la tutela del Made in Italy. Il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, è stato molto netto sul punto:

«Per l’Italia gli organismi geneticamente modificati in agricoltura non pongono solo seri problemi di sicurezza ambientale, ma soprattutto perseguono un modello di sviluppo che è il grande alleato dell’omologazione e il grande nemico del Made in Italy».

Fonte: AmbienteBio

Carissimi Africani, come va? adesso noi Europei vi raccontiamo la verità…!

 

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Carissimi Africani, come va? adesso noi Europei vi raccontiamo la verità…!

Carissimi africani, come va? Qui è l’Europa che vi parla! Da Bruxelles, avete presente?

Pensate che proprio da qui giusto un secolo e mezzo fa ci si divertiva a farvi lavorare gratis nelle piantagioni e nelle miniere per la maggior ricchezza di re Leopolodo, però dai, ragazzi, noi ci si conosceva già da parecchio prima: quando tutti insieme – inglesi, olandesi, portoghesi, spagnoli etc – abbiamo messo in catene 12 milioni di voi per venderli in America, e anche lì è stato un bel business. D’accordo, un paio di milioni ci sono rimasti durante la navigazione, ma pazienza: su quel lucrosissimo commercio triangolare abbiamo costruito la nostra rivoluzione industriale, quella che voi non avete avuto.

Poi però portarvi di là in catene non ci bastava più e allora abbiamo pensato di prendere direttamente le vostre terre, perché abbiamo scoperto che erano piene di roba che ci poteva essere utile. I francesi hanno iniziato da nord e gli inglesi da sud, un po’ di stragi a schioppettate ed è diventato tutto roba nostra. Anche i belgi, si diceva, si sono dati da fare, pensate che a un certo punto il loro impero era composto al 98 per cento di terre africane. Poi si sono mossi i tedeschi, infine gli italiani, insomma dopo un po’ non c’era più un fazzoletto di continente che fosse vostro, che ridere.

A proposito degli italiani, come sempre sono arrivati ultimi, però si sono rifatti con il record di prima nazione al mondo che ha usato i gas sui civili, a un certo punto donne e bambini si ritrovavano dentro una nuvola di iprite e morivano a migliaia tra orrendi spasmi. «Mica vorranno che gli buttiamo giù confetti», disse il generale De Bono, che simpatico burlone. Il bello è che chi si trovava nei dintorni moriva anche una settimana dopo, il corpo pieno di devastanti piaghe, per aver bevuto l’acqua dei laghi piena di veleno, che fresconi che siete stati a non accorgervene.

Finito il colonialismo – ormai vi avevamo rubato quasi tutto, dai diamanti alle antiche pergamene amhare – non è che ci andasse proprio di levare le tende e allora abbiamo continuato a controllare la vostra politica e la vostra economia, riempiendo d’armi i dittatori che ci facevano contratti favorevoli, quindi comprando a un cazzo e un barattolo quello che ci serviva in Europa, devastando i vostri territori e imponendo le nostre multinazionali per quello che abbiamo deciso dovesse essere il vostro sviluppo. Voi creduloni ci siete cascati ancora e ci siamo divertiti così per un altro secolo.

Se poi un dittatore si montava un po’ la testa e pensava di fare da solo, niente di grave: lo cambiavamo con un altro, dopo aver bombardato un po’ di città e aver rifornito di cannoni le milizie che ci stavano simpatiche per massacrare quelle che ci stavano antipatiche. Del resto da qualche parte le mitragliatrici o i carrarmati che produciamo li dobbiamo pure piazzare, qui in Europa siamo in pace da settant’anni e mica possiamo rinunciare a un settore così florido.

Negli ultimi venti-trent’anni poi abbiamo creato un modello nuovo che si chiama iperconsumismo e globalizzazione, allora abbiamo scoperto che l’Africa era perfetta per comprarsi tutto quello che noi non volevamo più perché noi dovevamo possedere roba nuova e con più funzioni, così abbiamo trasformato il porto di Lomé in un immenso centro di svendita dei nostri vecchi telefonini e delle nostre vecchie tivù, tanto voi sciocchini vi comprate tutto pur di cercare di essere come noi.

Già che c’eravamo, abbiamo usato i vostri Paesi come discarica dei nostri prodotti elettronici ormai inutilizzabili, quelli che nemmeno voi potevate usare. Pensate che curiosa, la vita di un nostro accrocco digitale: inizia grazie al coltan per cui vi ammazzate nelle vostre miniere e finisce bruciando tra gas cancerogeni nelle vostre discariche; in mezzo ci siamo noi che intanto ci siamo divertiti o magari abbiamo scritto post come questo.

Insomma, ragazzi, siete nella merda fino al collo e ci siete da tre-quattrocento anni, ma a noi di avere avuto qualche ruolo in questa merda non importa proprio niente, non abbiamo voglia di pensarci e abbiamo altro da fare.

Negli ultimi tempi poi, con questa storia dei televisori, dei computer e delle parabole satellitari, purtroppo siete cascati in un altro increscioso equivoco, e cioè vi siete messi in testa che qui in Europa si sta meglio: ma come fa a venirvi in mente che vivere in una casa con l’acqua corrente e l’elettricità sia meglio di stare in mezzo al fango e tra quattro pareti di lamiera ondulata? Bah, che strani che siete. Anche questa cosa che avere un ospedale è meglio che morire di parto, o che uscire di casa a prendere un autobus sia meglio che uscire di casa e prendere una mina, o che mangiare tre volte al giorno sia meglio che morire di dissenteria per malnutrizione, che noia, mamma mia.

Così alcuni di voi, di solito i più sfigati, hanno iniziato a lasciare la baracca e le bombe per attraversare prima il deserto poi il mare e venire qui a rompere i coglioni a noi.

D’accordo, quelli che lo fanno alla fine sono poche decine di migliaia rispetto a oltre un miliardo di voi, perché non a tutti piace l’idea di morire nella sabbia o in acqua, e gli emigranti sono pochini anche rispetto a noi, che siamo mezzo miliardo, ma insomma, ve lo dobbiamo dire: ci stanno sui coglioni lo stesso e quindi non li vogliamo, perciò abbiamo deciso che devono tornare nel buco di culo di posto da cui vengono, anche se lì c’è la guerra, la fame, la malaria e tutto il resto di quelle cose lì. Tanto più che quelli che vengono qui mica stanno sempre bene, alcuni hanno pure la scabbia, e a noi non è che ci interessa perché hanno la scabbia, ci interessa che non vengano qui, è chiaro?

Concludendo, con tutta l’amicizia e senza nessun razzismo – ci mancherebbe, noi non siamo razzisti – dovreste gentilmente stare fuori dalle palle e vivere tutta la vita nell’inferno che vi abbiamo creato. E se fate i bravi, un lavoro in un cantiere di Addis o in una miniera di Mbomou per due dollari al giorno potete anche trovarlo, con un po’ di culo, purché naturalmente a quella cifra lavoriate dieci ore dal lunedì al sabato a chiamata giornaliera, e non diciate troppo in giro quanta gente ci schiatta ogni giorno.

Se poi trasportate sacchi anche la domenica full time vi diamo qualcosa di più, così magari tra un po’ potete comprarvi un altro nostro televisore di scarto, però – mi raccomando – da usare lì, nella baracca piena di merda di capra in cui vivete.

Contenti?

Di Alessandro Giglioli

fonte: https://desertoepace.wordpress.com/2016/07/27/carissimi-africani-come-va-adesso-noi-europei-vi-raccontiamo-la-verita/

Interferenti endocrini, otto anni perché la montagna Europea partorisse il topolino… Finalmente una legge, ma i criteri identificativi del perturbatore endocrino sono straordinariamente rigidi. Insomma, alla fine hanno vinto ancora le Multinazionali!

Interferenti endocrini

 

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Interferenti endocrini, otto anni perché la montagna Europea partorisse il topolino… Finalmente una legge, ma i criteri identificativi del perturbatore endocrino sono straordinariamente rigidi. Insomma, alla fine hanno vinto ancora le Multinazionali!

Alla Fine i “forti” vincono sempre. Ci sono voluti ben 8 atti affinchè la l’Unione Europea si decidesse a deliberare sugli interferenti endocrini. Otto anni perché? E ce lo chiediamo pure? Gli interessi delle Multinazionali, no?

E poi, al di là dei trionfalismi “formali” quello che hanno tirato fuori è a dir poco una porcata.

E la porcata più grossa sta nei criteri molto rigidi che identificano un perturbatore endocrino. In sostanza, si richiede che sia stata raggiunta la prova della nocività delle sostanze in questione. Un livello di evidenza scientifica finora MAI RICHIESTO per altre molecole problematiche come quelle cancerogene, mutagene e quelle tossiche per la riproduzione.

Insomma, hanno ancora chinato la testa allo strapotere delle Multinazionali. Ovviamente sulla nostra pelle!

Leggiamo da Il Salvagente:

Interferenti endocrini, otto anni perché la montagna europea partorisse il topolino…

Otto anni per partorire un topolino. In molti giudicano impietosamente la decisione dei ministri dell’Unione europea di lunedì di adottare le limitazioni previste dalla Commissione europea sugli interferenti endocrini, sostanze chimiche in grado di innescare malattie come il cancro o il diabete e contribuire a obesità, infertilità e danni al sistema endocrino.
Il voto di lunedì è il primo passo europeo e ha riguardato i pesticidi. Il commissario per la salute e la sicurezza alimentare Vytenis Andriukaitis ha salutato il voto come “un grande successo” anche se la decisione di vietare queste sostanze comuni nei prodotti di plastica, negli imballaggi alimentari e nelle sostanze chimiche agricole era stata presa dall’Europa nel 2009. Una scelta rimasta lettera morta dato che mancavano i criteri che definissero un pertubatore endocrino.
I criteri saranno ora trasmessi al Consiglio europeo e al Parlamento europeo per l’esame, prima dell’adozione definitiva della Commissione entro tre mesi e dell’estensione ad altri prodotti come i giocattoli, i cosmetici e il packaging alimentare.

A essere criticati i criteri molto rigidi che identificano un perturbatore endocrino. In sostanza, si richiede che sia stata raggiunta la prova della nocività delle sostanze in questione. Un livello di evidenza scientifica finora mai richiesto per altre molecole problematiche come quelle cancerogene, mutagene e quelle tossiche per la riproduzione.

Ora la palla passa al Parlamento europeo che potrebbe modificare questi criteri, rendendoli meno favorevoli alle industrie chimiche con un voto a maggioranza.

 

ATTENZIONE! Il nostro Parlamento sta per ratificare, a nostra insaputa, il CETA, cioè la morte di tutti diritti fondamentali dei cittadini…!!

 

CETA

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ATTENZIONE! Il nostro Parlamento sta per ratificare, a nostra insaputa, il CETA, cioè la morte di tutti diritti fondamentali dei cittadini…!!

ATTENZIONE! Il Parlamento italiano sta per ratificare il CETA, cioè la morte dei diritti fondamentali

Arriva in Senato il ddl per la ratifica del Trattato di libero scambio UE-Canada denominato CETA. Non è un caso che, come già accaduto per la ratifica del Trattato di Lisbona e per il Fiscal Compact, tali procedure avvengano tra giugno ed agosto, cioè quando gli italiani sono al mare impegnati nelle solite discussioni di calcio-mercato.

Ma cosa prevede il CETA? Nella sostanza, e in breve, è un accordo di libero scambio tra UE e Canada che consente alle multinazionali delle rispettive aree di esportare e vendere prodotti (EU-Canada, considerando che parecchie multinazionali americane hanno sede legale in Canada) senza trovare intralci né nelle legislazioni nazionali a tutela della salute e del lavoro, né nei diritti fondamentali sanciti dalle Costituzioni degli Stati membri come ad esempio il diritto al lavoro, alla giusta retribuzione, al giorno di riposo settimanale, all’orario di lavoro, alla retribuzione minima e così via. Trattasi dei cosiddetti “irritanti commerciali” che tanto infastidiscono le multinazionali. Con il CETA vengono definitivamente superati!

Ma v’è di più! Il CETA introduce anche un sistema di giustizia privata, il cosiddetto ISDS – Investor-state dispute settlement  cioè una forma di risoluzione privata delle controversie tra investitore e Stato. Attraverso questo sistema le multinazionali potranno non tenere conto dei diritti fondamentali vigenti negli Stati adire organismi di giustizia privata sovranazionali al fine di redimere le controversie con quegli Stati che intendessero rispettare le proprie disposizioni costituzionali a tutela – ad esempio – della salute e del lavoro!

Un vero e proprio cavallo di troia a tutela del capitale internazionale e a scapito dei diritti fondamentali.

Il CETA, già approvato dal Parlamento europeo pochi mesi fa, dovrà essere ora ratificato da ciascuno Stato membro a seconda delle procedure costituzionali di ognuno. In cambio chissà di quale incarico o beneficio (magari successivo all’attività politica) i nostri parlamentari consentiranno che sulle nostre tavole finiscano prodotti intrisi di antibiotici (rendendo gli stessi inefficaci quando ve ne sarà bisogno), condannando noi e i nostri figli alla schiavitù perenne! E chi si permetterà di alzare la testa o la voce, non troverà nello Stato un amico a difesa dei diritti fondamentali sanciti nelle Costituzioni nazionali!

Nel frattempo l’informazione di regime sonnecchia! La notizia che il Parlamento si accinga a ratificare il CETA è passata totalmente in secondo piano. Il televideo della Rai non ne fornisce neppure menzione!

Con il CETA gli Stati sono definitivamente morti! I criminali di Bruxelles continuano la loro opera distruttiva nei confronti delle Costituzioni nazionali, quindi della libertà, dei diritti fondamentali e della democrazia! E i nostri parlamentari, a libro paga del capitale internazionale, eseguono acriticamente gli ordini provenienti dalla criminale sovrastruttura EUropea!

Un Parlamento eletto con meccanismi elettorali dichiarati incostituzionali, in grave e palese alterazione dei principi di rappresentatività democratica (Corte costituzionale, sentenza n. 1/2014; Corte di Cassazione, sentenza n. 8878/2014), continua indisturbato la sua opera distruttiva della Costituzione! 

 Giuseppe PALMA

 

fonte: http://www.stopeuro.org/attenzione-il-parlamento-italiano-sta-per-ratificare-il-ceta-cioe-la-morte-dei-diritti-fondamentali/

ATTENZIONE – Spada di Damocle sull’Europa, nuove crepe nei reattori nucleari in Belgio. La situazione è davvero critica, ma a noi non fanno sapere niente!

reattori nucleari

 

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ATTENZIONE – Spada di Damocle sull’Europa, nuove crepe nei reattori nucleari in Belgio. La situazione è davvero critica, ma a noi non fanno sapere niente!

Spada di Damocle sull’Europa. Nuove crepe nei reattori nucleari in Belgio

di Dario Tamburrano, EFDD – M5S Europa

Le ultime ispezioni effettuate nelle decrepite centrali nucleari belghe hanno individuato una moltitudine di nuove crepe nell’acciaio dei reattori Doel 3 e Tihange 2. Essi vengono mantenuti accesi nonostante le migliaia di crepe già individuate da tempo e l’età ormai veneranda essendo entrati in funzione rispettivamente nel 1982 e nel 1983 e sono progettati per durare trent’anni. L’unica contromisura adottata in passato dalle autorità fu la promessa di distribuire a tutta la popolazione pillole di iodio, utili in caso di incidente nucleare per limitare i danni all’organismo. Ma non hanno fatto neanche quello: non ci sono i soldi!

I reattori di Doel e Thiange fanno parte dei 128 catorci atomici europei che continuano a funzionare alla faccia del buonsenso: per smantellare il vetusto parco nucleare dell’UE e per gestire le scorie servirebbero 286 miliardi di euro mentre attualmente, per coprire questi costi, sono disponibili solo 105,1 miliardi di euro. Mancano 118 miliardi.

L’esistenza di 300 ulteriori crepe nel reattore Doel 3 attende ancora la conferma ufficiale, mentre il ministro belga degli Interni, Jan Jambon, ha ammesso l’esistenza di 70 nuove crepe nel reattore Tihange 2 la scorsa settimana, rispondendo ad un’interrogazione parlamentare. In seguito, l’agenzia belga per il controllo nucleare ha pubblicato il risultato dei controlli effettuati a Thiange 2 ed é stato possibile fare i conti con precisione: le crepe sono passate da 3.149 (quelle rilevate nel febbraio 2015) a 3.219, con un aumento del 2,22% in due anni.

Secondo le autorità del Belgio, le crepe non sono pericolose e quelle già note non si sono ingrandite; la scoperta di nuove crepe sarebbe dovuta al fatto che l’apparecchiatura ad ultrasuoni usata per ispezionare il reattore é stata collocata in un punto diverso rispetto a due anni fa. Le dimensioni delle nuove crepe non sono state rese note. Quelle vecchie sono state descritte come microbolle di idrogeno nell’acciaio, spesse come una cartina per le sigarette e con una lunghezza che arriva fino a 16 centimetri, o forse anche superiore.

Più un reattore é vecchio, più si discosta dagli attuali standard di sicurezza. Reattori così vecchi e così crepati impediscono di dormire sonni tranquilli. Le centrali nucleari di Doel e Tihange si trovano a poca distanza dal confine tedesco. La Germania é preoccupata: dopo la scoperta delle nuove crepe, ha ricordato al Belgio la richiesta, già avanzata due anni fa, di spegnere i reattori e ha reclamato accesso alle informazioni. Il Lander tedesco del Nord Reno Westfalia, il più vicino, ha comprato – lui sì – le pillole di iodio da distribuire alla popolazione in caso di incidente.

 

fonte: http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2017/06/spada-di-damocle-sul.html

Le centrali nucleari Europee? Hanno un’età media di oltre 30 anni, sono CATORCI ATOMICI! – Tanto poi la pelle ce la rimette la Gente, mica loro…!

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Le centrali nucleari Europee? Hanno un’età media di oltre 30 anni, sono CATORCI ATOMICI! – Tanto poi la pelle ce la rimette la Gente, mica loro…!

 

Centrali nucleari europee: catorci atomici

Scrive Dario Tamburrano, vicepresidente dell’Intergruppo del Parlamento Europeo “Common Goods and Public Services”: «Le centrali nucleari dell’UE hanno un’età media di 30,6 anni. Praticamente, sono dei catorci atomici che vengono mantenuti accesi alla faccia del buonsenso».

Riprendiamo l’intervento di Dario Tamburrano, vicepresidente dell’Intergruppo del Parlamento Europeo “Common Goods and Public Services”, comparso QUI

Questo dato e quelli seguenti, salvo se diversamente indicato, sono tratti da “The world nuclear industry status report” redatto nel 2015 da esperti indipendenti. Valgono le considerazioni che faceva Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace ed ex ricercatore dell’Enea, all’indomani di Fukushima:  più un reattore nucleare è vecchio, più è distante dagli standard di sicurezza attuali. E a proposito di Fukushima: le migliaia e migliaia di crepe nei reattori nucleari del Belgio sono state scoperte durante i controlli effettuati in seguito all’incidente nucleare in Giappone. Eppure quei reattori (insieme ad altri decisamente stagionati) sono stati recentemente riaccesi. E’ proprio il caso di dire che da Fukushima l’UE non ha imparato nulla, per parafrasare il titolo del convegno cui abbiamo partecipato la scorsa settimana a Bruxelles e contemporaneamente riassumere tutti i discorsi.

Il grafico qui sotto mostra l’età dei 128 reattori nucleari in funzione nell’UE. Come quelli seguenti, fotografa la situazione al mese di luglio del 2015.

Anni 60 e 70 ed una grande negli Anni 80, che ha interessato soprattutto la Francia. Attorno al 1990, oltre al picco dei reattori, si è registrata la svolta: i reattori sono stati più spesso spenti che inaugurati.

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I 128 reattori accesi nell’UE costituiscono circa un terzo di quelli attivi in tutto il mondo. Ecco la loro distribuzione per classi di età

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Ci sono state tre “ondate” di costruzione di centrali nucleari: due piccole negli Anni 60 e 70 ed una grande negli Anni 80, che ha interessato soprattutto la Francia. Attorno al 1990, oltre al picco dei reattori, si è registrata la svolta: i reattori sono stati più spesso spenti che inaugurati.

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L’85% dei reattori nucleari europei è concentrato in otto Paesi dell’Europa occidentale; solo 19 reattori sono distribuiti fra gli Stati che facevano parte dei satelliti URSS e che recentemente sono entrati nell’UE. La cartina che mostra la loro distribuzione nello spazio è stata pubblicata dall’European Nuclear Society.

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Sarebbe saggio spegnere i 128 catorci atomici dell’UE. Ma l’atomo è una maledizione che si proietta sempre nel futuro: secondo un documento di lavoro della Commissione Europea visto dalla prestigiosa agenzia di stampa Reuters all’inizio di febbraio, per smantellare il vetusto parco nucleare e per gestire le scorie servirebbero 286 miliardi di euro. Attualmente, per coprire questi costi, sono disponibili solo 105,1 miliardi di euro. Mancano 118 miliardi. Bisognerà pur trovarli e imparare la lezione: mai spendere un centesimo per il nucleare, che – oltre ad essere pericoloso – inghiotte soldi come una voragine senza fondo. Al momento sembra che l’UE – come non ha imparato da Fukushima – non voglia imparare nemmeno questa lezione e tende a considerare praticabile la costruzione di nuove centrali. Ma è un’altra storia. Cercheremo di raccontarla nel giro di pochi giorni.

Fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/centrali-nucleari-europee-catorci-atomici