Il programma verde della Scozia: stop auto benzina e diesel dal 2032 e rinnovabili per il 50% entro il 2030. Solo i nostri politici continuano a scodinzolare intorno alle Lobby del Petrolio!

 

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Il programma verde della Scozia: stop auto benzina e diesel dal 2032 e rinnovabili per il 50% entro il 2030. Solo i nostri politici continuano a scodinzolare intorno alle Lobby del Petrolio!

Il programma verde della Scozia: stop auto benzina e diesel dal 2032

Un piano per sviluppare la mobilità elettrica, un fondo per l’innovazione che combatta il climate change e una Banca nazionale per gli investimenti. La premier Nicola Sturgeon scrive le nuove mosse della transizione verde scozzese

La Scozia presenta il suo programma verde 2017-2018

(Rinnovabili.it) – La Scozia ribadisce il suo ruolo di apripista nella crescita verde del Regno Unito. Il governo nazionale ha presentato ieri il programma legislativo 2017-2018, un nuovo pacchetto di proposte normative che spaziano dalla realizzazione di un’economia low carbon allo sviluppo delle fonti rinnovabili. Tra i 16 disegni di legge del programma, ad attirare le maggiori attenzioni è il piano per la messa al bando delle nuove auto a benzina e diesel a partire dal 2032. Una scelta coraggiosa che anticipa di ben otto anni l’obiettivo che il governo britannico si è dato lo scorso luglio.

“La transizione dalle automobili e dai furgoni a benzina e diesel a veicoli elettrici e ad altri mezzi a basse emissioni è già in corso e sta accelerando”, ha commentato Sturgeon. “Oggi annunciamo un nuovo e ambizioso obiettivo: eliminare gradualmente auto e van a combustibili fossili in Scozia entro il 2032, ossia la fine del periodo coperto dal nostro nuovo Piano sul Cambiamento Climatico”.

Lo stop dei veicoli a combustione interna si accompagnerà a un massiccio piano per la diffusione della mobilità elettrica, con incentivi per l’industria e sviluppo della rete di ricarica nazionale. In programma c’è già “l’elettrificazione” dell’A9, la strada più lunga della Scozia. A dare una mano all’obiettivo, seppur indirettamente, saranno anche la creazione della quarta Low Emission Zone (LEZ – zona a bassa emissione) urbana, ma per sapere la città prescelta si dovrà attendere il 2018.

Il prossimo anno, il governo scozzese presenterà anche i nuovi obiettivi di riduzione del gas a effetto serra nell’attesa legge sul climate change. Il provvedimento dovrebbe includere la creazione di una Commissione di transizione che aiuti i ministri scozzesi nel passaggio verso un’economia focalizzata sulle fonti rinnovabili. Un’ulteriore norma istituirà un Fondo per l’innovazione da 60 milioni di sterline, destinato alle tecnologie di accumulo energetico, a sistemi di riscaldamento sostenibili e al “supporto della fase iniziale” di nuovo progetto di cattura e stoccaggio del carbonio a St. Fergus. Contemporaneamente una nuova Banca nazionale per gli investimenti fornirà sostegno finanziario alle industrie innovative. “Per avere successo, la Scozia deve cambiare, non seguire la sua scia”, ha spiegato la premier scozzese. “Dobbiamo aspirare ad essere l’inventore e il produttore di innovazioni digitali, ad alta tecnologia e basse emissioni in grado di modellare il futuro, e non solo i consumatori, diventando un laboratorio per il resto del mondo […] Dobbiamo essere audaci nelle nostre ambizioni”.

La svolta verde della Scozia: dalle rinnovabili il 50% dell’energia 2030

Il governo scozzese presenta la strategia energetica di medio termine: elettricità, calore e trasporti dovranno coprire metà del loro fabbisogno con le rinnovabili

(Rinnovabili.it) – Dopo aver messo a punto la strategia climatica al 2030, il governo scozzese pubblica quella energetica. Le 75 pagine del documento di consultazione riportano tutta l’ambizione verde di cui si è fatto carico il Paese in questi anni: per il futuro, la nazione continuerà ad investire sulla sua naturale vocazione energetica, premendo l’acceleratore sull’innovazione tecnologica.

Le ottime performance ottenute dai parchi eolici marini, soprattutto nel periodo natalizio, hanno spianato la strada ad obiettivi più ambiziosi nelle rinnovabili. La strategia energetica scozzese prevede che entro il 2030 almeno il 50% di tutta l’energia impiegata per soddisfare i fabbisogni elettrici, termici e dei trasporti provenga da impianti rinnovabili.

 

La strada da compiere è ancora lunga ma non particolarmente in salita: attualmente il Paese ottiene il 47% dell’energia di cui ha bisogno da prodotti petroliferi in gran parte estratti dalle piattaforme nel Mare del Nord, e il 27% dal gas naturale, proprio e importato. Dal canto loro, le green energy coprono già il 60% dei consumi elettrici e la rapida crescita dell’eolico offshore fa ben sperare il governo, seppur costretto ad ammettere che le fonti fossili avranno ancora un ruolo importante nel processo di transizione energetica.

 

“Possiamo essere tutti orgogliosi di questi successi, – ha commentato il ministro all’energia Paul Wheelhouse –  tuttavia, è chiaro che saranno necessari ulteriori progressi, in particolare nei trasporti e nella fornitura di calore a basso tenore di carbonio, se vogliamo rimanere sulla buona strada per raggiungere il nostro ambizioso obiettivo climatico”.

 

Il progetto avanza una serie di proposte per raggiungere questo obiettivo, e dunque per incrementare la produzione esistente e accelerare lo sviluppo di tecnologie emergenti come le reti intelligenti, gli impianti di stoccaggio energetico, i veicoli a idrogeno e le turbine eoliche galleggianti. La Scozia promette anche una “rinnovata attenzione all’efficienza energetica”, attraverso “un approccio mirato a ridurre la domanda e a trasformare le case e le imprese” di tutto il Paese. Tra le proposte spuntano per la prima volta anche i green bond, quale strumento per incrementare gli investimenti in patria.

Da Rinnovabili.it

Danimarca e Olanda corrono veloci verso il 100% di rinnovabili. Perchè i nostri politici non ci pensano proprio? Lo sapete cosa significherebbe? Ogni italiano risparmierebbe 6.500 Euro all’anno!

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Rinnovabili al 100%? Ogni italiano risparmierebbe 6.500€/anno

Raggiungere un’alimentazione a base di sole rinnovabili permetterebbe elevati risparmi legati ai minori costi energetici, climatici e sanitari

Un’Italia di rinnovabili al 100% conviene

(Rinnovabili.it) – Lo studio condotto dall’Università di Stanford sulle possibilità di una società di rinnovabili al 100%  metteva diversi puntini sulle “i”. Gli autori spiegavano le potenzialità ma soprattutto i benefici per ben 139 Paesi nel passaggio ad un futuro all’insegna di vento, sole e acqua. Benefici come la creazione di nuovi posti di lavoro, riduzione delle emissioni, calo dei costi energetici e  minori spese sanitarie.

Nel pool di nazioni prese in esame appariva anche l’Italia a cui oggi l’Anev dedica un’attenzione particolare. In una nota stampa l’associazione dei produttori di energia eolica italiana, punta i riflettori sui dati nazionali emersi nello studio e in particolare sui risulti che comporterebbe la realizzazione di scenario di rinnovabili al 100%. Nel report, tale opzione è identificata come scenario “Wws”, acronimo di “wind, water and sunlight”, da contrapporre al cosiddetto “business-as-usual” (Bau).

Quello che emerge per il nostro Paese è ovviamente in linea con i risulti generali: raggiungere l’obiettivo 100% rinnovabili è possibile ed economicamente conveniente. A livello nazionale, i ricercatori stimano un carico di domanda complessivo al 2050 di 240,5 GW nello scenario Bau, derivante per il 33,3% dal settore trasporti, 25,8% dal residenziale, 25,7% dall’industria, 13,5% dal terziario e 1,7% da agricoltura e pesca. Se fosse invece raggiunto il Wws, il carico non supererebbe i 134,9 GW (-43,9% rispetto al Bau), con residenziale al 32,3%, industria (25,5%), trasporti (20,4%), terziario (19,2%) e agricoltura e pesca (2,5%).

 

Inoltre il costo dell’energia (Lcoe) in Italia scenderebbe, passando dai 9,68 cent $/kWh nel 2013 (circa 8 centesimi di euro) a 7,66 cent $/kWh nel 2050. Questo permetterebbe un risparmio procapite di 321 € l’anno, che sale a 6.500 € l’anno considerando anche i minori costi climatici e sanitari legati all’inquinamento. In uno scenario di questo tipo, il Belpaese potrebbe evitare al 2050 fino a 46.543 morti premature all’anno per inquinamento (scenario medio 20.577 decessi evitati) e creare 485.857 nuovi posti di lavoro (al netto dei 164.419 persi nel settore dei fossili).

fonte: http://www.rinnovabili.it/energia/rinnovabili-al-100-italia/