Un terzo delle emissioni è colpa di sole 250 aziende. Ma siccome sono tanto potenti… ci teniamo le emissioni!

 

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Un terzo delle emissioni è colpa di sole 250 aziende. Ma siccome sono tanto potenti… ci teniamo le emissioni!

Inchiodate dal rapporto di Thomson Reuters

Un terzo delle emissioni è colpa di sole 250 aziende

Le prime 250 aziende quotate in borsa sono responsabili di oltre il 30% delle emissioni globali. Ma non stanno collaborando alla riduzione dell’inquinamento

Sono la causa delle emissioni ma non vogliono essere la soluzione

Sporcano molto e non ripuliscono. Le prime 250 compagnie quotate al mondo sono responsabili di un terzo di tutte le emissioni di gas serra, ma poche di loro si sono date obiettivi efficaci per limitare l’aumento delle temperature globali. Secondo un nuovo rapporto di Thomson Reuters, insieme a Constellation Research & Technology, CDP e BSD Consulting, i vertici della classifica sono occupati da  Coal India, Gazprom ed Exxon Mobil. Lo studio misura sia la CO2 emessa dalle aziende che dai consumatori che utilizzano i loro prodotti.

«Senza una continua riduzione delle emissioni da parte di questo gruppo di imprese – spiega il paper – non è possibile ridurre efficacemente i rischi a lungo termine dei cambiamenti climatici». Un modo chiaro e semplice per fornire un quadro desolante: negli ultimi tre anni l’inquinamento da gas climalteranti provocato dalle 250 imprese è rimasto pressoché invariato, mentre avrebbe dovuto essere ridotto del 3% l’anno per centrare gli obiettivi dell’accordo di Parigi.
Solo il 30% delle compagnie ha fissato obiettivi forti per frenare la deriva, numero che indica come il settore privato sia

troppo poco coinvolto nel patto sul clima siglato da 196 nazioni nel 2015. Eppure, 250 gruppi sono relativamente pochi, e andrebbero spinti a collaborare agli sforzi per mantenere le temperature globali ben al di sotto dei +2 °C entro il 2100 rispetto ai livelli preindustriali.

Secondo Tim Nixon, di Thomson Reuters, co-autore dello studio, non ci sono prove che politiche stringenti per ridurre le emissioni abbiano causato danni economici in termini di rendimento per gli azionisti, profitti o occupazione. Tradotto: la transizione energetica non è così costosa per chi la sta già mettendo in atto. Anche tra i colossi industriali più inquinanti. Al contrario, i casi studio contenuti nel dossier, che hanno riguardato Xcel Energy, Ingersoll Rand e Total, mostrerebbero che chi ha adottato misure forti per tagliare la CO2 ne ha perfino ricavato vantaggi significativi.

fonte: http://www.rinnovabili.it/ambiente/un-terzo-emissioni-aziende-333/

Il governo se ne frega dell’ambiente e nasconde i dati delle emissioni inquinanti

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Il governo se ne frega dell’ambiente e nasconde i dati delle emissioni inquinanti

“Chi sta coprendo il Ministro Galletti con la sua omertà? L’Italia è l’unico Paese dell’Unione europa che non ha ancora comunicato alla Commissione i dati sulle emissioni inquinanti del 2015. Sul sito dell’E-Prtr, il Registro europeo del rilascio e trasferimento degli inquinanti, mancano i dati dell’Italia. Galletti non li ha comunicati.

Il registro contiene, in modo trasparente, i dati pubblici delle emissioni inquinanti di 30 mila industrie europee e degli impianti che si trovano in Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Serbia e Svizzera. Abbiamo presentato una interrogazione alla Commissione Europea sul mancato rispetto di questa scadenza e sulle sue conseguenze.

I dati sulle emissioni comprendono quelli su anidride solforosa, ossidi di azoto e polveri sottili che uccidono migliaia di italiani ogni anno e sono necessari per capire se viene rispettato il piano nazionale di riduzione delle emissioni. Al Parlamento europeo, durante la discussione sulla revisione della Direttiva sulle Emissioni Nazionali, avevamo presentato un emendamento per l’introduzione di organismi indipendenti di controllo. Questo perché i dati non possono essere oggetti di manipolazioni e/o omissioni. Purtroppo i gruppi politici che fanno gli interessi dell’industria, a discapito della salute dei cittadini, lo hanno bocciato.

Durante la stessa discussione, è stato approvato, invece, un altro nostro emendamento che, come stabilito dalla Convenzione di Aarhus, favorisce l’accesso alle informazioni, la partecipazione dei cittadini e l’accesso alla giustizia in materia ambientale. Eppure, Galletti non rispetta le regole, se ne frega della partecipazione dei cittadini nei processi decisionali e non riesce neanche a presentare un’autocertificazione sui dati degli inquinanti che la vedono prima in UE sul numero morti premature. Con la sua incompetenza Galletti mette a rischio la salute di milioni di cittadini”.

di Ignazio Corrao e Piernicola Pedicini, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa

fonte: http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2017/10/il-governo-se-ne-fre-1.html

Il programma verde della Scozia: stop auto benzina e diesel dal 2032 e rinnovabili per il 50% entro il 2030. Solo i nostri politici continuano a scodinzolare intorno alle Lobby del Petrolio!

 

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Il programma verde della Scozia: stop auto benzina e diesel dal 2032 e rinnovabili per il 50% entro il 2030. Solo i nostri politici continuano a scodinzolare intorno alle Lobby del Petrolio!

Il programma verde della Scozia: stop auto benzina e diesel dal 2032

Un piano per sviluppare la mobilità elettrica, un fondo per l’innovazione che combatta il climate change e una Banca nazionale per gli investimenti. La premier Nicola Sturgeon scrive le nuove mosse della transizione verde scozzese

La Scozia presenta il suo programma verde 2017-2018

(Rinnovabili.it) – La Scozia ribadisce il suo ruolo di apripista nella crescita verde del Regno Unito. Il governo nazionale ha presentato ieri il programma legislativo 2017-2018, un nuovo pacchetto di proposte normative che spaziano dalla realizzazione di un’economia low carbon allo sviluppo delle fonti rinnovabili. Tra i 16 disegni di legge del programma, ad attirare le maggiori attenzioni è il piano per la messa al bando delle nuove auto a benzina e diesel a partire dal 2032. Una scelta coraggiosa che anticipa di ben otto anni l’obiettivo che il governo britannico si è dato lo scorso luglio.

“La transizione dalle automobili e dai furgoni a benzina e diesel a veicoli elettrici e ad altri mezzi a basse emissioni è già in corso e sta accelerando”, ha commentato Sturgeon. “Oggi annunciamo un nuovo e ambizioso obiettivo: eliminare gradualmente auto e van a combustibili fossili in Scozia entro il 2032, ossia la fine del periodo coperto dal nostro nuovo Piano sul Cambiamento Climatico”.

Lo stop dei veicoli a combustione interna si accompagnerà a un massiccio piano per la diffusione della mobilità elettrica, con incentivi per l’industria e sviluppo della rete di ricarica nazionale. In programma c’è già “l’elettrificazione” dell’A9, la strada più lunga della Scozia. A dare una mano all’obiettivo, seppur indirettamente, saranno anche la creazione della quarta Low Emission Zone (LEZ – zona a bassa emissione) urbana, ma per sapere la città prescelta si dovrà attendere il 2018.

Il prossimo anno, il governo scozzese presenterà anche i nuovi obiettivi di riduzione del gas a effetto serra nell’attesa legge sul climate change. Il provvedimento dovrebbe includere la creazione di una Commissione di transizione che aiuti i ministri scozzesi nel passaggio verso un’economia focalizzata sulle fonti rinnovabili. Un’ulteriore norma istituirà un Fondo per l’innovazione da 60 milioni di sterline, destinato alle tecnologie di accumulo energetico, a sistemi di riscaldamento sostenibili e al “supporto della fase iniziale” di nuovo progetto di cattura e stoccaggio del carbonio a St. Fergus. Contemporaneamente una nuova Banca nazionale per gli investimenti fornirà sostegno finanziario alle industrie innovative. “Per avere successo, la Scozia deve cambiare, non seguire la sua scia”, ha spiegato la premier scozzese. “Dobbiamo aspirare ad essere l’inventore e il produttore di innovazioni digitali, ad alta tecnologia e basse emissioni in grado di modellare il futuro, e non solo i consumatori, diventando un laboratorio per il resto del mondo […] Dobbiamo essere audaci nelle nostre ambizioni”.

La svolta verde della Scozia: dalle rinnovabili il 50% dell’energia 2030

Il governo scozzese presenta la strategia energetica di medio termine: elettricità, calore e trasporti dovranno coprire metà del loro fabbisogno con le rinnovabili

(Rinnovabili.it) – Dopo aver messo a punto la strategia climatica al 2030, il governo scozzese pubblica quella energetica. Le 75 pagine del documento di consultazione riportano tutta l’ambizione verde di cui si è fatto carico il Paese in questi anni: per il futuro, la nazione continuerà ad investire sulla sua naturale vocazione energetica, premendo l’acceleratore sull’innovazione tecnologica.

Le ottime performance ottenute dai parchi eolici marini, soprattutto nel periodo natalizio, hanno spianato la strada ad obiettivi più ambiziosi nelle rinnovabili. La strategia energetica scozzese prevede che entro il 2030 almeno il 50% di tutta l’energia impiegata per soddisfare i fabbisogni elettrici, termici e dei trasporti provenga da impianti rinnovabili.

 

La strada da compiere è ancora lunga ma non particolarmente in salita: attualmente il Paese ottiene il 47% dell’energia di cui ha bisogno da prodotti petroliferi in gran parte estratti dalle piattaforme nel Mare del Nord, e il 27% dal gas naturale, proprio e importato. Dal canto loro, le green energy coprono già il 60% dei consumi elettrici e la rapida crescita dell’eolico offshore fa ben sperare il governo, seppur costretto ad ammettere che le fonti fossili avranno ancora un ruolo importante nel processo di transizione energetica.

 

“Possiamo essere tutti orgogliosi di questi successi, – ha commentato il ministro all’energia Paul Wheelhouse –  tuttavia, è chiaro che saranno necessari ulteriori progressi, in particolare nei trasporti e nella fornitura di calore a basso tenore di carbonio, se vogliamo rimanere sulla buona strada per raggiungere il nostro ambizioso obiettivo climatico”.

 

Il progetto avanza una serie di proposte per raggiungere questo obiettivo, e dunque per incrementare la produzione esistente e accelerare lo sviluppo di tecnologie emergenti come le reti intelligenti, gli impianti di stoccaggio energetico, i veicoli a idrogeno e le turbine eoliche galleggianti. La Scozia promette anche una “rinnovata attenzione all’efficienza energetica”, attraverso “un approccio mirato a ridurre la domanda e a trasformare le case e le imprese” di tutto il Paese. Tra le proposte spuntano per la prima volta anche i green bond, quale strumento per incrementare gli investimenti in patria.

Da Rinnovabili.it