VERGOGNOSO – Glifosato: l’Unione Europea rinnova per altri 10 anni. Ma non era cancerogeno? No, secondo le valutazioni dell’Efsa, che sono un copia e incolla della richiesta di Monsanto!

 

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VERGOGNOSO – Glifosato: l’Unione Europea rinnova per altri 10 anni. Ma non era cancerogeno? No, secondo le valutazioni dell’Efsa, che sono un copia e incolla della richiesta di Monsanto! 

L’Efsa, nella valutazione con cui ha assolto il glifosato, ha copiato e incollato centinaia di pagine dalla richiesta di rinnovo dell’autorizzazione di Monsanto. A scoprire ( e a pubblicare) le pagine-copia è stata la radio francese Rmc. “I punti chiave del rapporto dell’Agenzia europea, un centinaio di pagine in tutto, sono stati copiati dalla richiesta Monsanto. E’ sulla base di questi dati che l’Efsa ha assolto il pesticida e la Commissione europea deciderà nei prossimi mesi se autorizzare o meno il glifosato. Quanto possiamo fidarci?” scrive la radio che a supporto della sua tesi ha pubblicato alcune delle pagine incriminate (che noi vi riproponiamo di seguito)


A sinistra la pagina 847 della domanda di ri-registrazione, depositata dalla società Monsanto
A destra: una pagina 529 della relazione di valutazione inviata dal BfR all’Efsa

La domanda che si pone la radio francese non è sbagliata. Quanto può essere attendibile una valutazione copiata dall’azienda che ha tutto l’interesse a che il suo prodotto di punta venga autorizzato nuovamente? In effetti, i dubbi sull’attendibilità della valutazione circolavano da un pò ma adesso ci sono nero su bianco tutte le parti copiate e incollate.

Efsa: i nostri studi sono indipendenti

Durante l’intero processo di revisione dell’autorizzazione, gli enti responsabili della valutazione dell’Efsa, come l’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi (BfR), hanno affermato che la loro opinione è basata esclusivamente sulla propria valutazione obiettiva delle ricerche scientifiche sul glifosato, ma qualcosa non torna.

Confrontando la richiesta di rinnovo dell’autorizzazione che Monsanto aveva presentato nel maggio 2012 per conto della Glyphosate Task Force, un consorzio di oltre 20 aziende che commercializzano prodotti a base di glifosato in Europa, e la relazione dell’EFSA si nota chiaramente che le cose non stanno cosi.

…ma la realtà è ben diversa

I documenti sembrano confermare che il BfR e di conseguenza l’Efsa non hanno condotto nessuna revisione indipendente degli studi scientifici sui potenziali impatti del glifosato sulla salute umana, prendendo per buona la valutazione fornita dall’azienda produttrice.

Greenpeace: inaccettabile

Duro il commento di Greenpeace. “Che si tratti di negligenza o di dolo il risultato non cambia: è assolutamente inaccettabile che enti governativi, invece di fare una valutazione scientifica indipendente, facciano propria l’analisi delle aziende interessate. Quanto è accaduto rimette in discussione l’intero processo di approvazione dei pesticidi nell’Unione europea” spiega Federica Ferrario. “Votare contro il rinnovo del glifosato diventa ancora di più un passo obbligato per l’Italia e gli altri Stati Membri, per proteggere persone e ambiente da questa sostanza chimica pericolosa. Chiediamo – conclude – come intende votare il governo italiano. Il suo assordante silenzio sulla vicenda è diventato ormai insostenibile”.

 

 

tratto da: https://ilsalvagente.it/2017/09/15/glifosato-quando-lunione-euroepa-copia-e-incolla-una-ricerca-di-monsanto/25843/

Glifosato, l’Efsa – Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare – continua a giocare sulla pelle della gente e assolve per la seconda volta il pesticida Monsanto! Potenza delle Multinazionali!

 

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Glifosato, l’Efsa – Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare – continua a giocare sulla pelle della gente e assolve per la seconda volta il pesticida Monsanto! Potenza delle Multinazionali!

 

Oramai la Commissione europea ha tutti gli elementi per esprimersi sul rinnovo dell’autorizzazione del glifosato. L’Efsa ha, infatti, concluso la relazione con la quale doveva valutare se la sostanza fosse o meno un interferente endocrino, cioè un perturbatore del sistema ormonale dagli effetti dannosi sulla salute. Il parere è negativo e così l’Autorità ha assolto per la seconda volta il pesticida Monsanto. Già nel novembre 2015, dopo che la Iarc aveva classificato il glifosato tra le sostanze probabilmente cancerogene, l’Efsa aveva smentito quella conclusione sostenendo l’improbabilità  che il pesticida potesse rappresentare un rischio cancerogeno per gli umani.

Adesso che l’Efsa ha concluso che il glifosato non presenta alcun rischio per la salute umana, è sempre più vicino il via libera al rinnovo dell’autorizzazione per 10 anni. Secondo l’Efsa, infatti non vi sarebbero prove a sufficienza per considerarlo nocivo per gli ormoni: «Nessuna evidenza è stata trovata negli studi ecotossicologici che contraddicono questa conclusione», recita il documento.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/09/11/glifosato-lefsa-assolve-per-la-seconda-volta-il-pesticida-monsanto/25742/

Come strizzare l’occhio alle Multinazionali sulla pelle della Gente: Secondo l’EFSA il glifosato non è più un interferente endocrino – E lo stabilisce in base a criteri di valutazione del tutto superati!

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Come strizzare l’occhio alle Multinazionali sulla pelle della Gente: Secondo l’EFSA il glifosato non è più un interferente endocrino – E lo stabilisce in base a criteri di valutazione del tutto superati!

Rafforzata la proposta UE di un rinnovo per 10 anni

Secondo l’EFSA il glifosato non è un interferente endocrino

L’Agenzia per la sicurezza alimentare pubblica il suo ultimo parere che assolve il glifosato anche dall’impatto sugli ormoni. Ma i criteri di valutazione sono superati

EFSA, sul glifosato un nuovo parere basato su vecchi criteri

 

(Rinnovabili.it) – Il file del glifosato ora è completo. Sulle scrivanie della Commissione Europea è arrivata ieri l’ultima relazione dell’EFSA, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare, che doveva valutare se la sostanza fosse un interferente endocrino, cioè un perturbatore del sistema ormonale dagli effetti dannosi sulla salute. Il parere, come ci si poteva aspettare, è negativo. Per l’EFSA il glifosato non presenta dunque alcun rischio per la salute umana.

Con questa opinione, il dossier di Bruxelles è completo e rafforza la sua proposta originaria: rinnovare l’autorizzazione per il diserbante più controverso del mondo per altri 10 anni. Secondo l’EFSA, infatti non vi sarebbero prove a sufficienza per considerarlo nocivo per gli ormoni: «Nessuna evidenza è stata trovata negli studi ecotossicologici che contraddicono questa conclusione», recita il documento.

In attesa della riunione del Comitato fitosanitario permanente, che raduna gli esperti di tutti gli stati membri, si rinfocola dunque una polemica lunga ormai due anni e mezzo. Tanto è passato da quando l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha classificato il glifosato come «probabilmente cancerogeno per l’uomo». Un parere contestato dall’EFSA, finita al centro delle polemiche per conflitti di interessi che ne avrebbero inficiato la contro-valutazione.

Conflitti non ancora risolti, su cui gli ambientalisti concentrano la critica. Inoltre, per fugare i dubbi sulle potenziali interferenze del sistema endocrino, l’agenzia non si è basata sulla definizione approvata a luglio dall’UE. Ha adottato criteri intermedi fissati diversi anni fa mentre si attendeva una definizione formale, la quale oggi comprende anche i “sospetti interferenti endocrini”. Secondo i critici, vi è un problema nel livello di prove troppo alto da presentare per togliere dal commercio le sostanze potenzialmente dannose. In tal modo, si garantirebbe a numerosi potenziali perturbatori di aggirare i divieti.

Sul glifosato, sta giungendo all’epilogo una guerra in punta di diritto, in cui l’utilizzo distorto della scienza per funzioni evidentemente politiche ed economiche ha dominato il campo. Il risultato delle tensioni è ancora tutt’altro che scontato, con la Francia che pochi giorni fa ha annunciato il suo no alla nuova autorizzazione. Se restasse di questa idea, Parigi potrebbe far mancare la maggioranza qualificata tra gli stati membri, con Bruxelles nuovamente obbligata a tenere il cerino in mano.

 

fonte: http://www.rinnovabili.it/ambiente/efsa-glifosato-interferente-endocrino-333/

Milioni di api morte attorno ai campi di mais OGM imbevuti di pesticidi neonicotinoidi. L’Efsa li aveva vietati, ma evidentemente sotto la pressione delle Multinazionali, sta valutando di rivedere il divieto!

api morte

 

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Milioni di api morte attorno ai campi di mais OGM imbevuti di pesticidi neonicotinoidi. L’Efsa li aveva vietati, ma evidentemente sotto la pressione delle Multinazionali, sta valutando di rivedere il divieto!

Poiché l’Unione europea ritiene di eliminare le restrizioni su tre pesticidi nella famiglia neonicotinoide, sarebbe bene considerare il fenomeno, conosciuto dagli apicoltori canadesi, in cui le api iniziano a morire in branco poco dopo la stagione di semina di mais.

“Una volta che il mais è stato piantato le nostre api sono morte dai milioni”, ha detto l’apicoltore Dave Schuit nell’estate 2013, come riportato da Eat Local Grown.

Quella primavera, Schuit ha perso 600 alveari contenenti 37 milioni di api. Lo stesso anno l’agricoltore canadese Gary Kenny ha dichiarato che otto dei 10 alveari che ha mantenuto sulla sua proprietà sono morti poco dopo che i suoi vicini hanno piantato il mais nei loro campi.

Il mais geneticamente modificato (GM) è ampiamente coltivato in Canada, ma perché le morti delle api sono avvenute subito dopo la piantagione, le piante di mais non sono probabili da incolpare per questo particolare moria. Invece, gli apicoltori credono che la causa è che i semi di mais sono stati pre-trattati con neonicotinoidi. La semina d’aria provoca polveri neonicotinoidi che volano dai semi.

 

GLI STUDI 

In uno studio i ricercatori della American Purdue University hanno esaminato le api morti o che stavano morendo come quelle del 2013. I risultati dicono: “Le api hanno mostrato sintomi neurotossici, l’analisi delle api morte ha rivelato tracce di [i neonotinoidi] thiamethoxam / clothianidin in ogni caso”… “I trattamenti di seme di colture a campo (principalmente mais) sono l’unica fonte principale di questi composti”.

Un’indagine di agenzie di regolamentazione della gestione del Pest ha anche sottolineato la stessa causa, concludendo che i semi di mais trattati con questi neonicotinoidi “hanno contribuito alla maggior parte delle mortalità delle api”.

“I seme sono il problema”, ha dichiarato Paul Wettlaufer, agricoltore locale e direttore della Federazione federale dell’agricoltura.

I neonicotinoidi sono “pesticidi sistemici”. Essi vengono applicati ai semi prima della piantagione e poi ripresi in ogni tessuto della pianta, inclusi foglie, semi, pollini, fiori e nettari. Questo li rende altamente letali non solo ai parassiti agricoli, ma a tutti gli insetti e anche agli uccelli che visitano le piante per qualsiasi motivo.

“L’uso profano [dei neonotinoidi] in ambito agricolo, la loro elevata persistenza nel suolo e nell’acqua, la loro assorbimento da parte delle piante e la traslocazione ai fiori … mettono a rischio i servizi di impollinazione”, ha concluso uno studio internazionale di ricerca.

Non solo i pollinatori sono minacciati. Due importanti studi nel 2015 hanno scoperto che i pesticidi hanno effetti diffusi e pericolosi su interi ecosistemi. Uno, pubblicato nella rivista Nature, ha scoperto che l’uso di neonicotinoidi stava causando il crollo delle popolazioni di uccelli. Ciò è probabilmente causato sia dall’avvelenamento diretto che dalla devastazione delle fonti alimentari invertebrate.

Nel frattempo, un’analisi da parte della Task Force sui pesticidi sistemici, di 800 studi separati, ha concluso che anche se utilizzati secondo le linee guida del produttore, i neonicotinoidi causano danni a specie “non bersaglio” come lombrichi, insetti, invertebrati acquatici e addirittura lucertole e pesci. I pesticidi sono “probabili avere una vasta gamma di impatti biologici ed ecologici negativi”, ha scritto la task force.

 

IL CASO DI CRESCITA DI UN BAN

Nel 2013, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha imposto un divieto di due anni sull’uso di tre neonicotinoidi, citando un rischio probabile per le api. L’EFSA ha ora lanciato un nuovo studio per rivedere tale politica, con risultati attesi nel gennaio 2017.

Tuttavia, l’evidenza di un divieto di neonicotinoidi è ancora più forte di quanto sia stato due anni fa. Anche l’agenzia americana per la protezione dell’ambiente (EPA) è stata costretta ad ammettere che i prodotti chimici devastano gli impollinatori. L’agenzia ha recentemente annunciato i risultati delle prove sul campo, trovando che anche l’utilizzo di neonicotinoidi (25 parti per miliardo nel polline vegetale e nel nettare) di livelli molto bassi, ha causato perdite misurabili nelle popolazioni di alveari da api.

I ricercatori ritengono che i neonicotinoidi danneggino i cervelli delle api, in particolare la capacità di elaborare informazioni relative all’orientamento e alla direzione.

 

fonte: http://www.anonews.co/bees/

L’Acrilammide è cancerogeno. Ma le Multinazionali minimizzano e l’Efsa (Agenzia europea per la sicurezza alimentare) nasconde i dati! …E poi qualcuno si meraviglia che la Gente crepa!

Acrilammide

 

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L’Acrilammide è cancerogeno. Ma le Multinazionali minimizzano e l’Efsa (Agenzia europea per la sicurezza alimentare) nasconde i dati! …E poi qualcuno si meraviglia che la Gente crepa!

 

Acrilammide, i dati mai pubblicati di Efsa che indicano il rischio europeo

Chi bara? L’industria che tranquillizza i consumatori sul contenuto di acrilammide dei suoi prodotti o l’Efsa che nasconde i risultati delle analisi dei Paesi membri Ue che dimostrano come il contenuto dell’accertato cancerogeno sia ben più alto di quanto appare?

La domanda è più che mai lecita dopo aver letto la denuncia di Changing Markets Foundation, organizzazione che lavora a finaco delle Ong europee sulla salute dei cittadini.

SEGRETI RIVELATI

Cosa dice la review fatta da Changing Markets Foundation? Che ogni 14 prodotti alimentari testati nel 2015 ce n’è 1 che continua ad avere livelli di acrilammide pericolosamente elevati. È questa la denuncia della fondazione dopo l’analisi dei risultati di laboratorio inediti condotti dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA). I dati EFSA sono stati rilasciati in seguito a una richiesta di accesso alle informazioni. E ha esaminato i risultati di quasi 9mila test di laboratorio condotti in Europa nel 2015. Oltre il 70% di questi test sono stati attuati dall’industria alimentare e non dalle autorità di sicurezza alimentare.
Il livello più elevato (5887 μg / kg), quasi sei volte superiore al valore di riferimento europeo, è stato trovato in un campione di patatine fritte prese in Germania. Un campione di biscotti presi in Spagna ha avuto il secondo valore più alto (5085 μg / kg), dieci volte superiore al parametro europeo per quel gruppo alimentare.
È interessante notare che sono i risultati dei test ufficiali condotti dalle autorità europee di sicurezza alimentare che sembrano identificare la maggior parte dei casi di non conformità e rilevare livelli superiori di acrilammide. Come si vede nella tabella che pubblichiamo.


I dati rivelati dalla Changing Markets Foundation

“La nostra analisi suggerisce che vi sia una significativa discrepanza tra l’auto-monitoraggio del settore e i risultati ufficiali delle autorità europee” ha dichiarato Nuša Urbančič, direttore delle campagne della Fondazione Changing Markets. “Questo ci fa domandare se tale regime di autocontrollo sia effettivamente in grado di garantire la salute pubblica o di coprire solo i peggiori delinquenti del settore”.
La presenza di acrilammide negli alimenti è considerata una preoccupazione per la salute pubblica da parte dell’EFSA in quanto aumenta il rischio di sviluppare il cancro ei bambini piccoli sono i più vulnerabili.
Sebbene i dati suggeriscano una leggera tendenza al ribasso di alcune categorie di alimenti rispetto agli anni precedenti, è allarmante che la più alta percentuale di prodotti ricchi di acrilammide si trova nelle categorie di alimenti destinati ai neonati, con uno su quattro di tutti i cereali  superiori al livello di riferimento europeo.

Anche in questo caso i numeri sono esplicativi quanto e forse più delle parole

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/06/09/acrilammide-i-dati-mai-pubblicati-di-efsa-che-indicano-il-rischio-europeo/23415/

Incredibile, ma vero: Glifosato, gli studi dell’Efsa hanno nascosto le prove di cancerogenicità…!

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Incredibile, ma vero: Glifosato, gli studi dell’Efsa hanno nascosto le prove di cancerogenicità…!

 

In una lettera indirizzata al presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, il tossicologo di fama mondiale Christopher Portier ha messo in luce le verità nascoste sul glifosato. In particolare, Portier sostiene che gli studi condotti da Efsa e Echa – sulla base dei quali l’esecutivo europeo ha riautorizzato l’erbicida – non hanno tenuto conto di un aumento significativo dei tumori come conseguenza all’esposizione al glifosato. “Sono sorpreso della quantità di dati che sono stati omessi” scrive il tossicologo.

Juncker non ha risposto personalmente alla lettera. “Dal momento che la maggioranza dei problemi sollevati dalla lettera è legata alla valutazione scientifica del glifosato, la Commissione chiederà all’Efsa e all’Echa di rispondere”, ha dichiarato Anca Paduraru, portavoce dell’esecutivo dell’Ue.

“Sul glifosato sarebbe più ragionevole applicare il principio di precauzione” ha detto il parlamentare socialista Marc Tarabella. I rischi associati al glifosato, infatti, non sono limitati alla sua natura potenzialmente cancerogena. Alcuni studi hanno concluso che l’erbicida può avere effetti sul ciclo riproduttivo e dunque è considerato anche un interferente endocrino. Su questi effetti dannosi del glifosato non ha dubbi neanche Patrizia Gentilini, oncologa dell’Isde, che abbiamo intervistato nel numero in edicola del nostro mensile. L’oncologa ci ha spiegato perché è preoccupante la presenza di tracce di glifosato nell’urina di 14 donne incinta: “Il glifosato specie nella sua formulazione commerciale e a diluizioni comparabili a quelle cui attraverso la dieta siamo esposti induce necrosi e favorisce la morte cellulare programmata”.

 

L’Allarme di Granosalus per Micotossine e Metalli pesanti nel grano proveniente dall’estero? Ora anche il RASFF (sistema di controllo della Commissione Europea e dell’EFSA – Autorità per la sicurezza alimentare) CONFERMA…!

Metalli pesanti

 

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L’Allarme di Granosalus per Micotossine e Metalli pesanti nel grano proveniente dall’estero? Ora anche il RASFF (sistema di controllo della Commissione Europea e dell’EFSA – Autorità per la sicurezza alimentare) CONFERMA…!

 

Micotossine e Metalli pesanti nel grano estero? Le prove RASFF lo confermano

Che fine hanno fatto le navi di grano al DON provenienti da Russia e Stati Uniti e la nave di grano al Piombo proveniente dall’ India? Che cos’è il Sistema di Allerta RASFF e perché dopo aver informato dei rischi e stabilito le decisioni da assumere non riferisce ai consumatori l’ esito dell’ allerta? Insomma, questo grano è veramente tornato indietro o no?

Che cos’è il Sistema di Allerta Rasff

Per notificare in tempo reale i rischi diretti o indiretti per la salute pubblica connessi al consumo di alimenti o mangimi è stato istituito il sistema rapido di allerta comunitario, sotto forma di rete, a cui partecipano la Commissione Europea, l’EFSA (Autorità per la sicurezza alimentare) e gli Stati membri dell’Unione.

Il sistema di allerta comunitario RASFF trova il fondamento giuridico nella Direttiva 92/59/ CEE del consiglio europeo recepita col decreto legislativo 115/95, relativa alla sicurezza generale dei prodotti e nel Regolamento CE 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l’autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare.

Il Ministero della Salute, con propria Circolare prot. 606/20.1/3/1110 del 15 maggio 2003, ha fornito indicazioni ai propri uffici periferici (UVAC, PIF, USMA) e alle Regioni e Province Autonome, in ordine alle competenze e alle modalità operative in caso di riscontro di “frode tossica o di prodotti nocivi o pericolosi per la salute pubblica” e ha invitato le Regioni e Province Autonome a predisporre un proprio sistema di allerta, per assicurare il flusso delle comunicazioni tra centro e periferia, nonché per fornire gli opportuni indirizzi alle Aziende Sanitarie Locali.

Il flusso delle “allerte” RASFF deve garantire sia la completezza delle informazioni che la tempestività della comunicazione.

Alla nostra associazione tuttavia non risulta che le informazioni siano complete. Infatti, nel caso della nave Argentina al Dichlorvos, per poter conoscere l’esito di quel grano, abbiamo inoltrato istanza al Ministero della Salute, ma ad oggi ancora nessuna risposta.

Qui vi parliamo di altre situazioni di allerta legate al grano, che saranno oggetto di approfondimento da parte della nostra associazione.

DON dalla Russia su grano duro

La prima riguarda un carico di grano duro proveniente dalla Russia ricco di micotossine. Non sappiamo ancora su quale porto sia arrivata la nave. La notifica risale al 10 dicembre 2014 ed è riferita ad una contaminazione da micotossina DON-Deossinivalenolo. Il rischio di contaminazione era “serio” e fu suggerito di rispedire al mittente il carico (“border rejection“). Che fine ha fatto questa nave contenente circa 3097 µg/kg – ppb di DON ?

DON dagli Stati Uniti su grano tenero

La seconda riguarda un carico di grano tenero proveniente dagli Stati Uniti. Anche in questo caso non è dato sapere su quale porto sia arrivata la nave. La notifica risale al 1 luglio 2016 ed è riferita ad una contaminazione da micotossina DON. Il rischio di contaminazione era “serio” e anche in questo caso fu suggerito di rispedire al mittente il carico (“border rejection“). Che fine ha fatto questa nave contenente circa 1676 µg/kg – ppb di DON ?

Piombo dall’ India su grano duro

La terza riguarda un carico di grano duro proveniente dall’ India ricco di metalli pesanti. Anche in questo caso non si conosce il porto dove sia arrivata la nave. La notifica risale al 3 marzo 2015 ed è riferita ad una contaminazione da piombo. Il rischio di contaminazione era “serio” e anche in questo caso fu suggerito di rispedire al mittente il carico (“border rejection“). Che fine ha fatto questa nave contenente circa 0,47 mg/kg – ppm di PIOMBO ?

Appena avremo risposte dagli Uffici del Ministero della Salute vi terremo aggiornati.

fonte: http://www.granosalus.com/2017/05/26/micotossine-e-metalli-pesanti-nel-grano-estero-le-prove-rasff-lo-confermano/#more-1196

Ecco il nuovo allarme alimentare: è il riso di plastica – l’EFSA lo classifica come “rischio emergente”, viene dalla Cina e fa malissimo!!

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Ecco il nuovo allarme alimentare: è il riso di plastica – l’EFSA lo classifica come “rischio emergente”, viene dalla Cina e fa malissimo!!

 

RISO DI PLASTICA: L’EFSA LO INSERISCE TRA I RISCHI EMERGENTI

Il prodotto proveniente dalla Cina è composto da amido di patate mescolato con resine industriali
L’Autorità  Europea per la sicurezza alimentare (Efsa) lancia l’allarme: il riso di plastica proveniente dalla Cina è un rischio emergente.

Sono diversi anni che circolano notizie relative alla produzione in Cina di riso artificiale di plastica costituito da amido di patate mescolato con resine industriali. Ma sino ad oggi la contraffazione ha riguardato prevalentemente le Filippine, tant’è vero che il Segretariato della Rete internazionale delle autorità per la sicurezza alimentare (INFOSAN) dell’Organizzazione mondiale della sanità ha ricevuto diverse richieste di informazione dai suoi membri asiatici, preoccupati da queste notizie, e ha chiesto informazioni ai suoi membri in Cina senza ricevere risposta.

L’Efsa dunque, rilevando le difficoltà che si incontrano di fronte a questioni di sicurezza alimentare derivanti da frodi,  sottolinea come siano state sollevate anche perplessità sull’adeguatezza delle metodologie analitiche utilizzate per individuare il riso artificiale. In particolare l’Eren, la Rete sui rischi emergenti dell’Efsa, ha discusso le questioni legate a questo problema, sottolineando come non possa essere fatta una corretta caratterizzazione del rischio, così come non possono essere identificati i diversi tipi di resina utilizzati nella produzione di questo riso artificiale. L’Eren ha quindi concluso che il riso di plastica deve essere considerato un rischio emergente della catena alimentare e ha raccomandato all’Efsa di contattare i suoi vari collaboratori internazionali in Asia e di rimanere in contatto con Infosan per essere aggiornata sulla vicenda.

fonte: http://adiconsum.it/aree_tematiche/alimentazione/index.php?arg=31&id=2327

 

Riso di plastica dalla Cina, l’Efsa lo classifica come un rischio emergente della catena alimentare. Preoccupazione per la mancanza di informazioni

Nel novembre dello scorso anno, Il Fatto Alimentare pubblicò una notizia sulla preoccupazione diffusa in vari paesi asiatici sulla vendita del cosiddetto “riso di plastica” proveniente dalla Cina e che, se consumato in grandi quantità, può causare gravi problemi grastrointestinali. Il riso di plastica sembra quasi identico ai grani di riso, ma è generalmente costituito da amido di patate, mescolato con resine industriali. Alcuni avevano giudicato quella notizia frutto di allarmismo, dato che a gennaio 2011 c’erano state segnalazioni di questo tipo in Cina, che poi erano cessate in seguito al rafforzamento dei controlli. Che non fosse allarmismo è dimostrato dal fatto che nel suo recente Rapporto sui rischi emergenti l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha inserito il riso di plastica tra gli undici rischi emergenti.


L’Efsa ricostruisce la vicenda, ricordando che nel 2011 sui media di tutto il mondo cominciò a circolare la notizia secondo cui in Cina veniva prodotto del riso artificiale di platica, che veniva venduto in città come Taiyuan, nella provincia dello Shaanxi. Nel 2013, la questione venne sollevata al Parlamento europeo, dove alcuni deputati chiesero alla Commissione Ue se fosse a conoscenza di questa pratica e di quali garanzie fossero state adottate per evitare che questo riso artificiale entrasse in Europa. La Commissione Ue rispose che in base al regolamento europeo il riso proveniente dalla Cina può essere ammesso alla libera circolazione solo se accompagnato da un rapporto analitico che dimostri che non contiene Ogm e da un certificato sanitario rilasciato dalla competente autorità cinese (AQSIC) attestante che il riso è stato prodotto, selezionato, manipolato, trattato, confezionato e trasportato in linea con le buone pratiche igieniche. Intanto, il Regno Unito preparò una nota informativa per la discussione del tema da parte della Rete dell’Efsa per lo scambio sui rischi emergenti (EREN).
Nell’ottobre 2015, un membro dell’Epidemic Intelligence dell’European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC) inviò all’Efsa il link a un articolo del Shangai ist, che come altri media riportava la notizia della diffusione in Asia del riso fatto con la plastica. Il Segretariato della Rete internazionale delle autorità per la sicurezza alimentare (INFOSAN) dell’Organizzazione mondiale della sanità ha ricevuto diverse richieste di informazione dai suoi membri asiatici, preoccupati da queste notizie. Il Segretariato dell’INFOSAN, a sua volta, ha chiesto informazioni ai suoi membri in Cina, senza ricevere alcuna risposta. Un membro INFOSAN di un altro paese asiatico ha segnalato un caso sospetto di malattia conseguente al consumo di riso con plastica, ma il fatto non è stato confermato dalle indagini.

L’Efsa osserva come tutto questo evidenzi le difficoltà che si incontrano di fronte a questioni di sicurezza alimentare derivanti da frodi e sottolinea come siano state sollevate anche perplessità sull’adeguatezza delle metodologie analitiche utilizzate per individuare il riso artificiale. Anche la Food and Drug Administration (FDA) statunitense è a conoscenza del problema e sta monitorando il riso proveniente dalla Cina. L’ipotesi è che questo riso contenente plastica sia esportato principalmente in Africa.

La Rete sui rischi emergenti dell’Efsa ha discusso le questioni legate a questo problema, sottolineando come non possa essere fatta una corretta caratterizzazione del rischio, così come non possono essere identificati i diversi tipi di resina utilizzati nella produzione di questo riso artificiale. L’EREN ha quindi concluso che il riso di plastica deve essere considerato un rischio emergente della catena alimentare e ha raccomandato all’Efsa di contattare i suoi vari collaboratori internazionali in Asia e di rimanere in contatto con INFOSAN per essere aggiornata sulla vicenda.

fonte: http://www.ilfattoalimentare.it/riso-di-plastica-efsa-rischio.html