Il Prof. Berrino: “Gli effetti collaterali dei vaccini? Il dramma è che non sappiamo quali sono”…!

 

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Riportiamo di seguito l’intervento del dottor Franco Berrino nel corso della conferenza “Cibarsi di Salute” in merito agli effetti collaterali dei vaccini:

“Andando a fare le vaccinazioni, noi andiamo a lavorare in un organismo che sta lavorando tanto per costruire il suo sistema immunitario.

Allora dobbiamo chiederci se effettivamente, se è una cosa veramente utile vaccinare i bambini cosi presto.

Non ci sono degli studi che hanno dimostrato che è meglio vaccinare un bambino appena nato piuttosto che a 6 mesi, piuttosto che a 1 anno; sarebbe importante fare questi studi.

Il grande problema che c’è stato adesso, la questione della polemica dei vaccini, non se ne può più di questa storia… io sono favorevole ai vaccini, mica contrario!

Il dramma dei vaccini è che noi non sappiamo quali sono gli effetti collaterali, i danni causati dai vaccini.

C’è stato un documento uscito pochi mesi fa dall’AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco, che ha un documento sugli effetti collaterali dei vaccini; sono 170 pagine vergognose. Nessuno studio valido. Sono soltanto una raccolta delle denunce che fanno i medici che sospettano che il bambino ha avuto una reazione avversa.

Ma se l’ha avuta subito magari lo sospetta, se l’ha avuta 15 giorni dopo magari non lo sospetta, c’è una grande variabilità nelle regioni italiane di frequenza della reazione avversa, dipende dalla sensibilità del medico, dall’interesse del medico.

No, bisogna fare degli studi seri per sapere. Sappiamo che i vaccini possono avere degli effetti collaterali importanti, sono rari fortunatamente ma ci sono.

Dobbiamo sapere perché in un bambino c’è un effetto collaterale e in un altro no. Dobbiamo sapere le differenze che ci sono in questi due bambini e allora bisogna fare degli studi e quello che manca sono questi studi.

E io dico, dal mio punto di vista personale, proprio, la vergogna di questa attitudine delle nostre autorità sanitarie è che se obblighi di fare qualche cosa devi sapere gli effetti che fa questa cosa.

Devi misurare, devi fare degli studi, devi fare degli studi per sapere che differenza c’è tra i bambini che si ammalano e quelli che non si ammalano.

Per sapere come aiutare, per fare in modo che i bambini non si ammalino con gli effetti collaterali dei vaccini, saranno rari finché vuoi… ci sono.

E allora dobbiamo studiare.”

Guarda il video dell’intervento del dr. Berrino

 

 

Troppi farmaci per gli over 65 – 1,3 milioni gli italiani prendono anche 10 medicine diverse. Troppe! A chi fanno bene? Agli anziani o alle casse delle case farmaceutiche?

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Troppi farmaci per gli over 65 – 1,3 milioni gli italiani prendono anche 10 medicine diverse. Troppe! A chi fanno bene? Agli anziani o alle casse delle case farmaceutiche?

 

Leggiamo da Repubblica:

Troppi farmaci per gli over 65
Sono 1,3 milioni gli italiani che prendono fino a 10 diverse medicine, troppe. Ed il rischio è di avere effetti collaterali inattesi, interazioni dannose o di sbagliare le dosi. Gli esperti spiegano come limitarle

di LETIZIA GABAGLIO

GIANNA ha 82 anni, il diabete, la pressione alta, soffre di ansia e osteoartrite a entrambe le ginocchia. Per stare bene e tenere sotto controllo la situazione, Gianna prende fino a 10 diverse medicine ogni giorno. “Che esagerazione”, qualcuno dirà. “Sicuramente un caso isolato”, qualcun altro potrebbe pensare. Non proprio. In Italia sono 1,3 milioni le persone che prendono 10 o addirittura più farmaci, l’11,3% della popolazione; ma se guardiamo alla fascia di età fra i 75 e gli 84 anni ci accorgiamo che le percentuali aumentano: il 55% degli anziani deve ricordarsi di prendere tra le 5 e le 9 compresse mentre il 14% supera questo limite.
Già, perché ormai gli esperti sono d’accordo sul fatto che un limite al numero di farmaci che una persona può prendere vada in qualche modo messo, altrimenti da salutari i medicinali diventano tossici. “Ogni persona va valutata per la sua storia e quindi non è possibile indicare un numero massimo di farmaci da prendere. Diciamo però che se si prendono più di 5 medicinali al giorno è lecito andare dal medico per chiedere se sono davvero tutti utili” spiega Graziano Onder, geriatra dell’università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, che ha partecipato al tavolo di lavoro Aifa sulla qualità della prescrizione negli anziani che ha scattato la fotografia della situazione in Italia.

LEGGI – Farmaci on line, sul web c’è lo psicoboom

La polifarmacia. Così si chiama in gergo il fenomeno per cui si prescrivono tanti principi attivi contemporaneamente – infatti può fare male: è associata con un numero maggiore di eventi avversi, si possono sviluppare interazioni negative fra le medicine, è più facile non riuscire a seguire lo schema terapeutico e dimenticarsi qualche pillola. Per non parlare del fatto che è molto dispendiosa, sia per il Sistema sanitario sia per i pazienti. “I dati che abbiamo raccolto, infatti, non prendono in considerazione i farmaci da banco che i cittadini acquistano in maniera indipendente e che contribuiscono ad aumentare il carico farmacologico”, sottolinea ancora Onder.

Ma quali sono le associazioni più a rischio? “In linea teorica non bisognerebbe usare un beta-bloccante nei diabetici, perché il primo maschera i sintomi dell’ipoglicemia e il paziente non riesce a intervenire in fretta per porvi rimedio, ma nella pratica vediamo che molti medici lo fanno: l’importante è che siano consapevoli del rischio e che insegnino al malato come gestirlo”, spiegaElisabetta Poluzzi, del dipartimento di scienze mediche e chirurgiche dell’università di Bologna. Un pericolo è poi quello degli antinfiammatori, che dovrebbero essere usati con molta cautela da chi è in cura con farmaci per la pressione o con anticoagulanti, perché aumentano il rischio di ipertensione e di emorragie. “Purtroppo – aggiunge Poluzzi – si tratta di farmaci che si possono comprare senza ricetta e che il paziente tiene in casa come scorte”.

Un circolo vizioso. In alcuni casi a porre il problema è la cosiddetta “prescrizione a cascata”: il paziente prende farmaci che gli causano effetti collaterali, per curare i quali gli vengono prescritte altre medicine. E così si instaura un circolo vizioso che non può che peggiorare. Facciamo un esempio: Filippo ha dei problemi comportamentali tipici dell’avanzare dell’età, come aggressività e deliri, e per questo gli viene dato un antipsicotico che però gli provoca dei tremori. Questo effetto collaterale viene scambiato per un parkinsonismo e quindi gli viene prescritto anche un farmaco anti-Parkinson. Che peraltro a sua volta può provocare disturbi del comportamento. Di fronte a questo fenomeno la parola d’ordine che si sta affermando in tutto il mondo è “deprescrivere”, soprattutto negli anziani. Numerose ricerche hanno infatti dimostrato che eliminare farmaci non produce effetti negativi, anzi. Lo dimostra anche un progetto della regione Emilia Romagna che ha coinvolto molte delle strutture residenziali per anziani e ha dimostrato che si può diminuire il numero di medicinali somministrati, senza per questo peggiorare la salute di alcun paziente. “Stiamo adesso lavorando a un’estensione del progetto che prevede l’uso di un software che segnala l’interazione negativa di alcuni farmaci o la eccessiva prescrizione”, spiega Poluzzi che è coordinatrice scientifica del progetto insieme alla azienda Usl di Modena. Anche se spesso “gli specialisti seguono le linee guida che indicano in maniera precisa quali medicinali vanno presi per le specifiche malattie conclude Onder – ma sono norme che valgono quando si ha una sola patologia. Gli anziani hanno quasi sempre una situazione complessa in cui non è possibile agire secondo regole standard. Bisogna capire chi abbiamo davanti, quali sono le sue esigenze e le sue priorità”.
fonte: http://www.repubblica.it/salute/medicina/2017/09/19/news/troppe_pillole_nel_cassetto_degli_over_65-175914210/?ref=fbp5
Questo è quello che riporta Repubblica in un articolo davvero ineccepibile. Manca solo una semplice domanda: Perchè tanti farmaci? Veramente i nostri anziani ne hanno bisogno? O piuttosto ne hanno bisogno le casse delle Lobby dei Farmaci?
1.300.000 Italiani che consumano fino a 10 farmaci… Ma voi capite che montagna di soldi?…
by Eles

Antibiotici naturali (senza effetti collaterali): 3 ricette da fare in casa… Guarisci lo stesso (e forse anche meglio) e non ti avveleni…!

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Antibiotici naturali (senza effetti collaterali): 3 ricette da fare in casa… Guarisci lo stesso (e forse anche meglio) e non ti avveleni…!

Piante, decotti, infusi, aglio, miele, se conosciute bene, possono essere utilizzate come antibiotici naturali in alternativa ai farmaci tradizionali (senza effetti collaterali).

Abbiamo già visto come molte delle piante e dei prodotti presenti in natura abbiano questa proprietà: l’aloe arborescens, per farne un esempio, ma anche il miele e l’aglio.

Esistono comunque una serie di preparazioni che è possibile realizzare in casa e che uniscono proprietà e caratteristiche dei più comuni antibiotici naturali, come l’aglio, lo zenzero, la cannella e il limone.

Ecco allora alcune ricette, economiche e veloci, che possono aiutarci a combattere i malesseri, senza gli effetti collaterali dei farmaci tradizionali.

1. Miele, aglio e spezie per rafforzare il sistema immunitario

Ecco la nostra prima ricetta per realizzare gli antibiotici naturali. Gli ingredienti che ci serviranno sono:

  • 1 spicchio d’aglio
  • 2 cucchiai di miele
  • 2 cucchiai di zenzero in polvere
  • Mezzo cucchiaio di peperoncino in polvere
  • 1/2 cucchiaio di cannella
  • 3,3 once (1 dl) di succo di limone fresco

Preparazione

Unite insieme l’aglio tritato, lo zenzero in polvere, il peperoncino in polvere, la cannella e il succo di limone. Mescolare tutti gli ingredienti e aggiungere il miele sciolto a bagnomaria. Lasciate riposare lo sciroppo per 3 ore, a temperatura ambiente. Poi, conservatelo in frigo, in un contenitore di vetro chiuso. Una variante potrebbe essere quella di usare, invece del miele, due cucchiai di sciroppo d’acero.

Come usarlo

Ogni mattina, a stomaco vuoto, assumete 1 cucchiaio di questo sciroppo per rafforzare il sistema immunitario. Se state già male, prendere 1 cucchiaio di sciroppo, tre volte al giorno, a stomaco vuoto.

2. Antibiotici naturali: infuso di zenzero

Lo zenzero è una pianta ricca di proprietà, è ad esempio, particolarmente indicato contro le nausee, ma anche e soprattutto come antinfiammatorio naturale, senza gli effetti collaterali dei medicinali tradizionali.

Ciò che spesso tralasciamo dello zenzero è che è anche un ottimo antibiotico naturale, da usare contro i mali stagionali, i raffreddori e le sindromi influenzali; questo grazie ad alcuni principi attivi in esso contenuti, tra cui zingiberene, gingeroli e shogaoli,resine e mucillagini in grado di sciogliere il muco e liberare i bronchi.

Per poter usufruire degli effetti benefici dello zenzero, si può decidere di preparare uno sciroppo, facendo bollire in una pentola con sufficiente acqua 2 o 3 fette delle sue radici. Alla fine, unite del succo di limone o del miele.

3. Limone e aglio per bronchiti ed herpes

Questo infuso unisce le proprietà antibiotiche dell’aglio, con gli effetti benefici del limone. È una bevanda ottima per le affezioni delle vie respiratorie, contro la febbre, ma anche contro il virus dell’herpes. In via preventiva, può essere bevuta una volta al giorno, per tre giorni, in caso di febbre, ogni 4 ore.

Ecco cosa servirà:

  • un limone bio intero
  • uno spicchio d’aglio
  • una tazza d’acqua.

Lavate il limone (rigorosamente bio e meglio se con buccia spessa) e mettetelo intero in un pentolino piccolo, in modo che il quantitativo di acqua possa coprirlo tutto. Poi, aggiungete lo spicchio d’aglio. Portate a ebollizione e lasciate bollire per 7 minuti, non di più. Non alzate troppo la fiamma e non prolungate il tempo di ebollizione. Togliete il pentolino dal fuoco, togliete il limone e lo spicchio d’aglio e lasciate intiepidire.

 

fonte: https://www.ambientebio.it/rimedi-naturali/antibiotici-naturali-tre-ricette/

Vaccini: stabilito il nesso causale tra vaccinazione e malattia, Codacons presenta nuova denuncia contro l’Aifa …perchè i Tg non ci dicono NIENTE…?

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Vaccini: stabilito il nesso causale tra vaccinazione e malattia, Codacons presenta nuova denuncia contro l’Aifa …perchè i Tg non ci dicono NIENTE…?

VACCINI. SENTENZA DELLA CORTE D’APPELLO DI MILANO SMENTISCE AIFA
ACCERTATO IN VIA DEFINITIVA NESSO TRA VACCINO E MALATTIA, MINISTERO CONDANNATO A RISARCIRE. INTANTO DA BANCA DATI EUROPEA SPUNTANO 8.409 CASI DI SOSPETTE REAZIONI AVVERSE TRA IL 2012 E IL 2017

ANSA CODACONS

CODACONS PRESENTA NUOVA DENUNCIA CONTRO AIFA E PUBBLICA SUL PROPRIO SITO MODULO CON CUI GENITORI POSSONO CHIEDERE INDAGINI PRE-VACCINALI

Una recentissima sentenza della Corte d’Appello di Milano smentisce l’Aifa e conferma in via definitiva il nesso di causalità tra vaccini e una grave patologia di una neonata. Lo afferma il Codacons, che rende nota la decisione passata in giudicato e annuncia una nuova denuncia contro l’Aifa per le informazioni non corrette diffuse negli ultimi giorni.
La Corte d’Appello ha infatti riconosciuto il nesso causale tra il vaccino somministrato ad una neonata di sei mesi e la grave encefalopatia sviluppata dalla bambina, condannando il Ministero della salute a risarcire la famiglia in base alla legge 210/92.
Si legge nella sentenza (Pres. Monica Vitali, Rel. Maria Di Paolo):
“Il Ctu ha accertato che, fino alla somministrazione del vaccino, la piccola presentava uno sviluppo assolutamente normale e non aveva sofferto di alcun disturbo. I primi disturbi del comportamento e della motilità si manifestano appena qualche giorno dopo la somministrazione della II dose di vaccino e sono subito seguiti da episodi compulsivi. […]
Il Ctu, sulla base di letteratura nazionale ed internazionale, rileva che esiste “plausibilità biologica” tra encefalopatia e vaccino del tipo di quello somministrato, nel senso che l’ encefalopatia viene annoverata tra le c.d. reazioni avverse a quel tipo di vaccino […]
In conclusione il Ctu afferma qualcosa di diverso rispetto a quanto ritenuto dall’appellante. Non si tratta di “compatibilità” ma di “alta probabilità” desunta a seguito di un iter logico che il Collegio ritiene chiaro e documentato”.

I giudici così come i periti hanno accertato oltre ogni ragionevole dubbio che il vaccino ha plausibilmente causato la malattia nella neonata – spiega il Codacons – Alla luce di tale sentenza le ultime affermazioni rese da Aifa circa le reazioni avverse alle vaccinazioni appaiono non esaustive, e rischiano di fornire una informazione non completa alle famiglie. Ancor di più se si considerano i numeri che emergono dalla “Banca Dati Europea delle Segnalazioni di Sospette Reazioni Avverse ai Farmaci”, entrata in funzione nel 2012 e liberamente accessibile all’indirizzo http://www.adrreports.eu/it/index.html , secondo cui per il vaccino “Infanrix Hexa” ci sarebbero 8.409 segnalazioni di sospette reazioni avverse (aggiornate ad Aprile 2017).
Per tale motivo l’associazione – ribadendo ancora una volta l’importanza delle vaccinazioni – annuncia una nuova denuncia in Procura contro i vertici dell’Agenzia del Farmaco, e pubblica sul proprio sito www.codacons.it il modulo con cui i genitori possono chiedere indagini pre-vaccinali per i propri figli.

 

tratto da: http://www.vacciniinforma.it/2017/06/05/vaccini-milano-stabilito-il-nesso-causale-tra-vaccinazione-e-malattia-codacons-presenta-nuova-denuncia-contro-laifa/5226

L’accusa della Gabanelli: La Lorenzin? Ha PERSONALMENTE SCELTO per rappresentarci in Europa su sicurezza alimentare e dei farmaci tal Pasqualino Rossi. Chi è? È quello che, IN CAMBIO DI MAZZETTE, ha permesso che in Italia si vendesse ancora Aulin, bandito in quasi tutti i Paesi perchè TOSSICO E MORTALE e che è USCITO DI GALERA SOLO PER PRESCRIZIONE!!

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L’accusa della Gabanelli: La Lorenzin? Ha PERSONALMENTE SCELTO per rappresentarci in Europa su sicurezza alimentare e dei farmaci tal Pasqualino Rossi. Chi è? È quello che, IN CAMBIO DI MAZZETTE, ha permesso che in Italia si vendesse ancora Aulin, bandito in quasi tutti i Paesi perchè TOSSICO E MORTALE e che è USCITO DI GALERA SOLO PER PRESCRIZIONE!!

 

A Bruxelles c’è la sede della Rappresentanza permanente dell’Italia presso l’Unione Europea. Svolge un ruolo strategico: “Promuovere e difendere le posizioni italiane nell’ambito dell’Unione Europea”; in pratica tutto quello che per l’Italia si decide in Europa, dai trasporti, agli affari economici, dalla sicurezza, alla sanità, all’immigrazione prima passa da questi uffici. I dossier sono affidati ai funzionari mandati dai ministeri di Roma. E la scelta dovrebbe cadere su quelli con il curriculum migliore. Il ministero della Salute ha scelto di mandare a Bruxelles, a rappresentare l’Italia nella tutela della nostra sicurezza alimentare e della sanità animale, il dirigente Pasqualino Rossi. Rossi fu arrestato nel 2008 dal Procuratore di Torino Raffaele Guariniello con l’accusa di corruzione. Il processo si è chiuso nel settembre del 2015 con la prescrizione dei reati. Sarà tutto regolare, ma si può dire che il ministro Lorenzin abbia scelto il migliore per rappresentare l’Italia?
Guarda QUI il video del servizio di Report
Per saperne di più:

Dal Corriere della sera:

Se il dirigente prescritto in un caso di corruzione rappresenta l’Italia in Ue

 

LE AGGHIACCIANTI DICHIARAZIONI DEL PROF. BERRINO – “Quello che diamo da mangiare ai nostri malati è il peggio del peggio, ma noi vogliamo bene ai nostri malati, VOGLIAMO CHE TORNINO. Se noi ci ammaliamo aumenta il PIL, c’è crescita. La Sanità è la più grande industria economica. Non c’è interesse economico per la prevenzione” !!

 

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LE AGGHIACCIANTI DICHIARAZIONI DEL PROF. BERRINO – “Quello che diamo da mangiare ai nostri malati è il peggio del peggio, ma noi vogliamo bene ai nostri malati, VOGLIAMO CHE TORNINO. Se noi ci ammaliamo aumenta il PIL, c’è crescita. La Sanità è la più grande industria economica. Non c’è interesse economico per la prevenzione” !!

 

Il Prof. Berrino ci spiega come la sanità sia la più grande industria nazionale. Non c’è un reale interesse verso la prevenzione. Più ti ammali più cresce il PIL.

Guarda QUI il video delle agghiaccianti dichiarazioni del prof. Berrino.

 

“Mediamente quello che diamo da mangiare ai nostri malati negli ospedali è il peggio del peggio. Io ritengo che non gli faccia bene ma sa…io dico sempre che noi vogliamo bene ai nostri malati, vogliamo che tornino da noi…

Mettiamola così: se noi ci ammaliamo aumenta il PIL, c’è crescita, diminuisce lo SPREAD.La sanità è la più grande industria nazionale ricordava il professor Monti.

Non c’è direttamente…non c’è un interesse economico nei confronti della prevenzione…che parola si potrebbe usare per definirla? Una gran commistione di ignoranza…di stupidità…e di interessi”

Ecco la dichiarazione del Prof. Berrino fatta alle Iene nella puntata su alimentazione e tumori. Nel suo libro Il Cibo dell’Uomo, partendo da considerazioni storiche, su come il cibo fosse considerato terapeutico dai nostri progenitori, giunge ai risultati odierni delle ricerche scientifiche in questo campo. Di seguito un estratto che mostra come l’alimentazione moderna non sia per nulla salutare e come andrebbe corretta. 

Nel ricco occidente è cambiato lo stile alimentare

Nei paesi occidentali ricchi, soprattutto nel corso dell’ultimo secolo, lo stile alimentare si è progressivamente discostato da questo schema tradizionale dell’alimentazione dell’uomo per privilegiare cibi che un tempo erano mangiati solo eccezionalmente, come molti cibi animali (carni e latticini), o che non erano neanche conosciuti, come lo zucchero, le farine molto raffinate (come si riesce a ottenerle solo con le macchine moderne), gli oli raffinati(estratti chimicamente dai semi o dai frutti oleosi), o che addirittura non esistono in natura (come certi grassi che entrano nella composizione delle margarine, o come certi sostituti sintetici dei grassi che non essendo assimilabili dall’intestino consentirebbero, secondo la pubblicità, di continuare a mangiare schifezze senza paura di ingrassare). Questo modo di mangiare sempre più “ricco” di calorie, di zuccheri, di grassi e di proteine animali, ma
in realtà “povero” di alimenti naturalmente completi, ha contribuito grandemente allo sviluppo delle malattie tipiche dei paesi ricchi: l’obesità, la stitichezza, il diabete, l’ipertensione, l’osteoporosi, l’ipertrofia prostatica, l’aterosclerosi, l’infarto del miocardio, le demenze senili, e molti tumori, fra cuii tumori dell’intestino, della mammella, della prostata.

Il cibo di origine animale

L’uomo, in realtà, ha sempre mangiato anche cibo animale, ma se si eccettuano alcuni popoli nomadi, o quelli che vivono in condizioni ambientali estreme per freddo o per altitudine, sono ben pochi gli esempi di alimentazione tradizionale con un’alta quota di cibo animale. Anche il latte, che oggi in Occidente è alimento quotidiano, dai più era consumato solo occasionalmente, perché non poteva essere conservato ed era facile veicolo di infezioni. È stato solo alcuni decenni dopo la scoperta della pastorizzazione, in pratica dopo la
prima guerra mondiale, che ha cominciato ad essere distribuito nelle città. Ma molti popoli ancor oggi non bevono più latte dopo lo svezzamento. La cultura medica, giustamente preoccupata del grave stato di denutrizione che imperversava nelle nostre campagne e nei quartieri popolari delle città nei primi decenni del secolo, ha avuto un ruolo importante nella promozione del cibo animale, e la disponibilità di latte e di carne, insieme al miglioramento delle condizioni igieniche delle abitazioni, ha probabilmente contribuito a migliorare lo stato nutrizionale e a difenderci dalle malattie infettive. Ma poi siamo andati troppo avanti su questa strada e il consumo di cibi animali e di cibi raffinati è entrato in una spirale di interessi produttivi e commerciali che ha completamente sovvertito le tradizioni alimentari dell’uomo.Non vogliamo certo sostenere che si stava meglio quando si stava peggio, quando c’era la fame e la povertà, ma piuttosto che la nostra ricchezza ci consentirebbe una varietà di dieta sufficiente a soddisfare appieno sia le nostre esigenze fisiologiche e nutrizionali sia il piacere della buona tavola senza sovraccaricarci di prodotti animali e di cibi impoveriti dai trattamenti industriali, che solo il plagio della pubblicità televisiva riesce a farci sembrare buoni.

Franco Berrino è medico, patologo, ed epidemiologo. Per molti anni ha lavorato all’Istituto Nazionale Tumori di Milano, dove ha coordinato il progetto DIANA, sulla relazione tra alimentazione e tumori (in particolare al seno).
I suoi studi hanno analizzato lo sviluppo dei tumori in Italia e in Europa, e in particolare il rapporto fra stile alimentare, livelli ormonali e successiva incidenza del cancro. Oggi promuove la corretta alimentazione come prezioso strumento per prevenire l’incidenza del cancro e delle sue recidive.
E soprattutto, da sempre, ha a cuore la salute delle donne e degli uomini.

CANAPA – È tra le medicine più sicure. Pensate, l’aspirina già è letale a dosi 1000 volte inferiori !!

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CANAPA – È tra le medicine più sicure. Pensate, l’aspirina già è letale a dosi 1000 volte inferiori !!

IN QUESTI GIORNI SI E’ TORNATO A PARLARE MOLTO DELLA QUESTIONE “DROGHE LEGGERE” e della riconsiderazione della canapa come possibile medicina naturale alternativa. Come ormai è noto infatti, questa semplice pianta contiene tantissime proprietà benefiche che potrebbero essere sfruttate a scopo terapeutico, portando l’industria farmaceutica verso sviluppi più naturali ed efficaci. Non è nostra intenzione discutere se sia giusto legalizzare tale sostanza per scopi ricreativi; piuttosto vorremmo soffermarci sulla visione a volte ipocrita e poco costruttiva che molti hanno nei confronti di quella che, non dimentichiamocelo, è una pianta, un frutto naturale della terra, una delle erbe più antiche del nostro pianeta, utilizzata con gli scopi più diversi già migliaia di anni fa. Un recente studio condotto presso l’Uniklinik di Düsseldorf avrebbe trovato la prova del primo caso di morte al mondo attribuito al consumo di cannabis e il Dott. Benno Hartung, uno degli autori della ricerca, ha raccontato in un’intervista pubblicata su Bild che di tutti i casi analizzati, almeno due sarebbero da attribuirsi con certezza all’interferenza di THC (il principio attivo della cannabis) con la frequenza cardiaca dei soggetti esaminati. E’ la prima volta nella storia che qualcuno riesce a provare un caso di morte dovuta al consumo di cannabis. Non ci riuscì neanche la DEA (Ufficio per la Sovrintendenza alle Droghe degli Stati Uniti), che alla fine degli anni ’80 provò disperatamente a calcolarne il livello DL50 – sigla che indica la dose di sostanza che, somministrata in una volta sola, è in grado di uccidere almeno il 50% di un campione di cavie.

ALL’EPOCA LA DEA RILASCIO’ UN COMUNICATO NEL QUALE DICHIARAVA CHE DIVERSI RICERCATORI
avevano tentato di individuare il livello DL50 della marijuana testandolo sugli animali, senza riscontrare alcun successo; il DL50 della cannabis è stimato intorno ai 1:20.000 – 1:40.000, il che significa che per morire, un fumatore dovrebbe assumere dalle 20.000 alle 40.000 volte il dosaggio normalmente contenuto in una sigaretta a base di marijuana. L’effetto letale si avrebbe quindi fumando circa 680 kg di cannabis nell’arco di 15 minuti. Tanto per capire meglio di cosa stiamo parlando: il livello di DL50 dell’aspirina si aggira intorno ai 1:20, mentre per la maggioranza delle medicine con obbligo di prescrizione medica il livello scende addirittura a 1:10. La conclusione è facile: l’aspirina è almeno 1000 volte più letale della cannabis! Alla luce di questi dati, anche lo studio tedesco va riconsiderato: dal 2009 a oggi circa 203 milioni di persone hanno fumato almeno una volta della cannabis; anche ammettendo che i due casi di morte individuati siano effettivamente da attribuirsi ad un’assunzione eccessiva di marijuana, questa sarebbe comunque tra le medicine più sicure di tutti i tempi. Solamente in Germania ogni anno l’aspirina miete tra le 1.000 e le 5.000 vittime, senza contare i numerosi casi di ulcere e sanguinamenti dell’intestino e dello stomaco, attacchi d’asma e danni renali. La cannabis non presenta nessuno di questi effetti collaterali. Diverse figure di rilievo del campo medico e farmaceutico hanno espresso estrema fiducia nella terapia a base di marijuana. Il Dott. Grotenhermen, esperto di cannabis, ha dichiarato: “Se si potesse dire di ogni medicinale, dopo decenni di somministrazione, ‘abbiamo riscontrato solo ora i primi due casi di morte’, ci sarebbe da entusiasmarsi! Con i medicinali è una cosa che accade molto raramente. E’ ovvio che nessuno consiglierebbe ad un malato di cuore di consumare della cannabis, tanto meno ad uno schizofrenico; tuttavia, in linea di massima, l’alto margine di sicurezza e la sorprendente compatibilità della sostanza con l’organismo non vengono intaccate. E ciò verrà ancora una volta comprovato da studi”.

SECONDO LESTER GRINSPOON
– Psichiatra e Professore Emerito dell’Università di Harvard – la marijuana è una droga molto sicura e non tossica in grado di trattare efficacemente circa 30 diverse patologie: “Prevedo che la cannabis diventerà l’aspirina del 21° secolo, sempre più persone riconoscono questo”. Nel suo libro intitolato Viaggio nella canapa, il Dottor Grinspoon ha inoltre dichiarato: “Sulla base delle mie ricerche, ho scoperto che la cannabis è una sostanza notevolmente sicura. Sebbene non innocua, è sicuramente meno tossica della maggior parte delle medicine convenzionali, che potrebbe sostituire se fosse disponibile legalmente. Nonostante sia stata usata da milioni di persone per migliaia di anni, la cannabis non ha mai causato una morte per overdose. La preoccupazione più seria è il danno respiratorio se la si fuma, ma questo può essere facilmente risolto aumentando la potenza della cannabis e ricorrendo alla tecnologia per separare le particelle di materia presenti nel fumo di marijuana dai suoi principi attivi, i cannabinoidi. Quando avrà riconquistato il suo posto nella farmacopea statunitense, perduto nel 1941 con l’approvazione del Marjiuana Tax Act (1937), la cannabis sarà tra le sostanze meno tossiche della lista. Oggi il pericolo maggiore del consumo di cannabis è la sua illegalità, che infligge a persone già sofferenti molta ansia e una spesa elevata”. Al di là quindi di ogni futile polemica, ci auguriamo che i tempi siano maturi per pensare ad un cambiamento serio. Perchè ci sono dati che parlano da soli e ignorarli, a questo punto, sarebbe da ipocriti.
fonti varie dal Web

L’Aulin: bandito da quasi tutti i Paesi perchè tossico. In altri, per lo stesso motivo, non è mai entrato in commercio! Di Aulin si muore, ma da noi si vende regolarmente …mica vogliamo dare un dispiacere alle Multinazionali dei farmaci !!

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L’Aulin: bandito da quasi tutti i Paesi perchè tossico. In altri, per lo stesso motivo, non è mai entrato in commercio! Di Aulin si muore, ma da noi si vende regolarmente …mica vogliamo dare un dispiacere alle Multinazionali dei farmaci !!

 

LE INSIDIE DELL’ “AULIN” (NIMESULIDE)

L’Aulin è un farmaco antinfiammatorio contenente come principio attivo la nimesulide ed è sicuramente tra gliantidolorifici più noti ed usati in Italia.

E’ bene sottolineare “in Italia” in quanto non molti sanno che i farmaci con nimesulide sono stati banditi da gran parte dei Paesi europei (come Belgio, Danimarca, Finlandia, Irlanda, Olanda, Spagna e Svezia) e addirittura non sono mai entrati in commercio in altri come Germania, Stati Uniti, Giappone, Gran Bretagna e Canada.

I motivi sono legati proprio alla nimesulide e alla sua ormai nota epatotossicità, cioè alla sua capacità di danneggiare seriamente il fegato.

Nel bugiardino ne viene difatti sconsigliato l’uso a soggetti che soffrono di disturbi al fegato (e ovviamente a donne in gravidanza) ma questo semplice avvertimento potrebbe indurre molte persone, con questo organo “sano”, ad abusarne, nella convinzione che per loro non ci siano rischi.

E’ bene invece tenere sempre a mente che, anche in assenza di disturbi seri al fegato, a lungo andare e con l’uso continuativo del farmaco, qualche effetto prima o poi si farà comunque sentire, in particolar modo se sottoponiamo contemporaneamente il nostro fegato ad ulteriori stress che possono essere dati dall’uso di alcool, di altri farmaci o droghe metabolizzati da quest’organo (compresa, per esempio, la Tachipirina) o da un’alimentazione completamente sbagliata. Ricordiamo che i farmaci antinfiammatori come l’Aulin costituiscono solo terapie “sintomatiche”, che non vanno minimamente a risolvere il problema principale che ha determinato la sintomatologia dolorosa ma anzi, contribuiscono ad innescare un pericoloso circolo vizioso in cui, ogni volta che si ha dolore, si ricorre subito al farmaco.

Esistono delle alternative? Sicuramente sì.

Per prima cosa si dovrebbero individuare e risolvere, quando possibile, le cause e i comportamenti che sono associabili alla sintomatologia dolorosa. Se questo non bastasse una medicina come l’omeopatia può esser di grande aiuto utilizzando rimedi non tossici (che possono essere quindi assunti anche in gravidanza) che agiscono stimolando una reazione autocurativa dell’organismo che non si limiterà alla sola soppressione dei sintomi ma tenderà a riportare l’equilibrio psico-fisico della persona nella maniera più sana, rapida e duratura possibile.

La diagnosi omeopatica è molto complessa, poiché ogni persona è unica ed irripetibile e necessita di una cura strettamente individualizzata. Ciò rende imprescindibile la visita e il rapporto continuativo con un medico omeopata esperto.

Grazie al dr.Tancredi Ascani

 

FONTE http://www.omeosan.it/forum/viewtopic.php?f=4&t=2518

Ecco il farmaco che provoca il cancro, illegale in tutta Europa, ma libero in Italia. D’altra parte come può il nostro Governo negare alle Lobby dei Farmaci i loro sudati miliardi solo per una manciata di Italiani che pensano di curarsi e che invece crepano di tumore?

farmaco

 

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Ecco il farmaco che provoca il cancro, illegale in tutta Europa, ma libero in Italia. D’altra parte come può il nostro Governo negare alle Lobby dei Farmaci i loro sudati miliardi solo per una manciata di Italiani che pensano di curarsi e che invece crepano di tumore?

 

IL FARMACO CHE PROVOCA IL CANCRO? LIBERO IN ITALIA, ILLEGALE IN EUROPA. ECCO DI COSA SI TRATTA

Perché il governo italiano e il ministro Lorenzin non vietano un farmaco per diabetici già illegale in Francia e Germania? Perché le aziende che lo producono sono state multate per nove miliardi di dollari negli Stati Uniti e in Italia è ancora possibile trovare questo principio attivo nelle nostre farmacie?

Stiamo parlando del pioglitazone, elemento utilizzato nella cura dei pazienti affetti da diabete e commercializzato nel mondo dalla giapponeseTakeda Pharmaceutical e dalla statunitense Eli Lilly, all’interno di Actos, un farmaco che da anni provoca effetti collaterali gravissimi, ma di cui in Italia nessuno sembra accorgersi.

A lanciare l’allarme, per ultimo, è il medico Domenico De Felice, che sul Fatto Quotidiano accusa il ministro della Salute del governo Renzi di non aver preso le misure necessarie per prevenire la diffusione di questo farmaco così pericoloso. Eppure le gravi controindicazioni sono note da tempo.

Già nel 2007, l’Agenzia del Farmaco italiana metteva in guardia “sui rischi associati all’assunzione di rosiglitazone e pioglitazone”, farmaci che aumentano la sensibilità dei tessuti all’azione dell’insulina:

Negli anni successivi alla loro commercializzazione”, si legge sul Bif, Bollettino di informazione sui farmaci, “sono state segnalate nuove reazioni avverse associate all’assunzione di questi farmaci, quali edema maculare con diminuzione della vista, fratture distali e infarto del miocardio per quanto concerne il rosiglitazone, e cancro alla vescica per il pioglitazone. Queste segnalazioni hanno stimolato l’attenzione della comunità scientifica e hanno portato le agenzie regolatorie a rivalutare il rapporto rischio-beneficio di questi farmaci”.

Alla luce di tutte queste ricerche, il medico De Felice già nell’aprile dell’anno scorso ha lanciato un’accusa forte al ministro Lorenzin – ma che potrebbe essere estesa a tutti i suoi predecessori:“Signora Lorenzin vuole ascoltare, informarsi oggi e ritirare dalle farmacie italiane immediatamente un farmaco rischioso che tranquillamente può essere sostituito da altri? Signora Lorenzin lei è a capo di un ministero per curare o per far ammalare i cittadini italiani?”.

Tra l’altro, ricorda lo stesso De Felice, “la Società Italiana di Diabetologia (Sid), sponsorizzata con soldi pubblici dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), sin dal lontano 2008 ha praticato in Italia una costosa, inutile e a tutti gli effetti pericolosa sperimentazione clinica multicentrica denominata Tosca, a base soprattutto di Pioglitazone-Actos”. Una sperimentazione che fino ad oggi, secondo i calcoli del medico, sarebbe costata ben 200 milioni di euro.

Cosa aspetta il ministro Lorenzin a prendere provvedimenti? In attesa che si adoperi per trovare alternative sicure, ricordiamo che il diabete si combatte soprattutto attraverso l’alimentazione, con alimenti e frutti che aiutano a prevenirlo.

by Curiosoty

Medicinali, effetti collaterali: Morte!

Medicinali

 

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Medicinali, effetti collaterali: Morte!

 

Effetti collaterali: morte
Marcello Pamio – Effervescienza

Sapevate che le case farmaceutiche spendono 35-40 mila dollari l’anno per ciascun medico in attività con lo scopo di convincerli a prescrivere i loro prodotti? Sapevate che i cosiddetti opinion leader, grandi scienziati e medici qualificati, vengono corrotti con viaggi costosi, regali o più semplicemente con soldi perché recensiscano positivamente i medicinali? Sapevate che il 75% dei maggiori scienziati in ambito medico sono sul libro paga delle industrie farmaceutiche? E che le industrie inventano malattie e le pubblicizzano con campagne di marketing mirate per espandere il mercato dei propri prodotti?

Molte di queste cose non sono risapute dalla maggior parte delle persone e il motivo è semplice: le lobbies non vogliono che si sappiano…
Un libro-denuncia scritto da John Virapen, manager pentito delle grandi multinazionali, rompe il muro di silenzio e omertà e porta un po’ di luce nell’ombra.
Virapen è il classico self made man: nato nella colonia britannica “La Guyana” ha iniziato dai lavori più umili per giungere come General Manager ai vertici di una delle più potenti e influenti multinazionali del mondo: Eli Lilly Inc.
Il suo libro “Effetti collaterali: morte” è una pesantissima denuncia che non lascia spazio a nessun dubbio. Questo suo pentimento però non arriva a caso: la nascita di un figlio e la conseguente paura che questo possa finire in uno di quegli ingranaggi da lui creati e oliati per anni…

Ad aiutare la stesura del libro, ci sono anche i rimorsi di coscienza per quello che ha contribuito a fare: «Notte dopo notte, ombre e fantasmi si danno appuntamento accanto al mio letto. Di solito si manifestano alle prime ore del mattino. Mi sveglio fradicio di sudore. Indirettamente ho contribuito alla morte di tante persone, i loro fantasmi oggi mi perseguitano».
Si tratta di una denuncia che mostra il volto più inquietante di un potere profondamente radicato nella nostra società, un potere enorme il cui unico scopo è vendere, vendere e ancora vendere droghe. E non vogliono venderle solo ai malati, ma anche alle persone sane.
Come Jules Romains nel 1923 fece dire al dottor Knock nel suo capolavoro letterario, Il dr. Knock e il trionfo della medicina: «Un sano è un malato che non sa di esserlo». Quindi le lobbies gentilmente ce lo ricordano!
Virapen con la sua esperienza diretta nelle sale che contano, smonta pezzo dopo pezzo tante certezze, compresa la stessa struttura portante della scienza ortodossa basata sugli studi clinici.
«Puoi ottenere quello che vuoi, lavorare sodo e aggirare ogni limite legale, se sai qual è il prezzo giusto e se sei disposto a pagarlo».

E’ tutta una questione di soldi
«Le autorità statali non sono in grado di salvare te o il mio bambino dalle organizzazioni criminali radicate nell’industria farmaceutica. I funzionari sono corruttibili, gli specialisti sono corruttibili e anche i medici lo sono. Tutti possono essere corrotti, in un certo senso».
Questo è l’incipit del libro…

Il ruolo degli opinion leader
Nel mondo scientifico esiste una precisa scala gerarchica.
I cosiddetti opinion maker o opinion leader sono importanti ricercatori, medici, luminari, baroni universitari che le industrie osannano e cercano in tutte le maniere di coinvolgere.
Dietro enormi pagamenti, spacciati per consulenze, questi personaggi mettono il proprio nome su ricerche, pubblicazioni e studi. In pratica firmano, avallandoli scientificamente, studi sfornati dalle industrie, che spesso e volentieri non hanno neppure letto.
Il valore di un opinion maker è incalcolabile: sono loro i veri poteri forti. Tutto quello che dicono viene preso come oro colato, anche se i fatti e i risultati scientifici dimostrano il contrario.
Le informazioni dispensate dagli opinion leader vengono seguite ciecamente da tutti i medici, per così dire meno quotati. Sono i veri trascinatori.

Corrompere i medici
Il budget messo a disposizione dalle aziende per conquistare (cioè corrompere e convincere) un medico è enorme. Una volta si regalavano fiori, ricettari, penne, ecc. ma questo ormai rappresenta il passato; adesso ci sono gioielli, liquori e vini pregiatissimi, profumi di marca, opere d’arte e dulcis in fundo i viaggi (chiamati corsi di formazione). Viaggiare può far perdere i freni inibitori, in particolare se il medico viaggia senza la sua dolce metà…
Perché i medici sono così importanti per l’industria farmaceutica? Semplice: la maggior parte dei farmaci devono essere venduti dietro prescrizione medica. Le ricette del medico hanno una incidenza diretta sul fatturato delle case farmaceutiche!
Questo è il motivo per cui le industrie iniziano a far proseliti tra i medici quando sono ancora all’università, finanziando loro gli studi per assicurarsi un appoggio in futuro e influenzarne le scelte. In America spendono 35-40.000 dollari all’anno per ogni medico!

Blockbuster
Normalmente si definisce blockbuster un farmaco che supera il miliardo di dollari in un anno come vendite.
Ma per gli addetti ai lavori, cioè per i personaggi che bazzicano e decidono le sorti di milioni di persone all’interno di sale ovali, un farmaco non si definisce blockbuster solo in base alle vendite: è molto più di una semplice pastiglia venduta miliardi di volte. Per un blockbuster la malattia, che venga curata o che vengano trattati solo i sintomi, è un aspetto del tutto secondario, anche perché le persone malate sono un mercato relativamente piccolo.
Immaginate che differenza farebbe riuscire a convincere ad assumere farmaci a quelli che non sono malati. Il sogno di ogni manager. Ecco la caratteristica fondamentale di un blockbuster: venderlo a tutti, non solo ai malati ma anche ai sani!
Raggiungere il massimo delle vendite era proprio l’obiettivo della fluoxetina…

Il caso emblematico della fluoxetina
Virapen ha partecipato all’entrata in commercio di numerosi farmaci, tra cui blockbuster, ma quello che più di tutti ha segnato negativamente la storia dell’umanità, è stato il Prozac.
Solo per il nome Prozac, la Lilly pagò centinaia di migliaia di dollari un’azienda specializzata in branding e comunicazione, la Interbrand. E’ una prassi piuttosto comune tra le lobbies sborsare un sacco di soldi per trovare il nome di un nuovo prodotto. Per ogni modello di auto, yogurt, detersivo, ecc. il processo di scelta del nome è lungo, costoso e laborioso. Il nome astratto Prozac unisce il prefisso positivo “pro”, derivato dal greco e dal latino, con un suffisso breve e che evoca efficienza.
La fluoxetina appartiene alla famiglia dei cosiddetti SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina), in pratica serve a impedire il riassorbimento naturale della serotonina nel cervello, perché un riassorbimento eccessivo altera gli equilibri del neurotrasmettitore. Negli anni ’80 solo i pazienti gravi in cura psichiatrica assumevano simili farmaci psicotropi. Studiando però tale farmaco, venne fuori un effetto collaterale che i vertici dell’industria individuarono come molto interessante e potenzialmente lucrativo: alcune persone avevano perso peso.
Le persone grasse, nel mondo occidentale, sono un’ottima clientela potenziale.
Il grosso problema era far riuscire ad approvare il farmaco come pillola dimagrante. La Lilly aveva fretta e non poteva attendere, quindi alla fine decise di richiedere l’approvazione solo come antidepressivo. Una volta che il farmaco è in commercio è molto più facile estendere la licenza ad altri usi terapeutici! Questo è un trucchetto comune usato purtroppo spesso dalle lobbies.
In Svezia una procedura di approvazione può durare anche sette anni. Troppo tempo per chi ha fame di soldi. Per cui Virapen riuscì a corrompere il medico psichiatra che doveva redigere la relazione finale per l’agenzia di controllo. La cosa tragica è che lo psichiatra era all’inizio contrarissimo al Prozac e non lo avrebbe mai approvato. Ma 20.000 dollari in contanti e la commissione a lui e ai suoi colleghi di una ricerca pagata ovviamente dalla Lilly sulla fluoxetina, fecero cambiare miracolosamente il suo parere.
Modificarono così i documenti ufficiali rendendoli adatti all’approvazione.
Ecco un esempio di falsificazione: «su dieci persone che hanno assunto il principio attivo X, cinque hanno avuto allucinazioni e tentato il suicidio, quattro di loro ci sono riuscite», è stato cambiato nel più blando: «con uno dei soggetti è andato esattamente come previsto, è stata riscontrata una perdita di peso in quattro soggetti, e cinque dei restanti hanno avuto effetti collaterali».

La parola “suicidio” è stata fatta sparire del tutto dal rapporto ufficiale, anche se quelle persone nello studio si sono ammazzate veramente.
Nel 1986 ci furono moltissimi casi di suicidio durante i test clinici con il Prozac, mentre nei test successivi del 1995 risultò un tasso di suicidi sei volte maggiore. E l’azienda lo sapeva benissimo, ma ha nascosto i dati. I casi di morte durante i test clinici sono archiviati dalle aziende stesse come segreti commerciali, e per questo motivo possono non essere rivelati alle autorità competenti. L’intero meccanismo è studiato in modo da proteggere l’industria, non le persone.

Quanti pazienti alla fine hanno assunto il Prozac prima che venisse approvato? E per quanto tempo è stato testato questo farmaco psicoattivo? Sottraendo le categorie escluse per vari motivi dai test, rimangono 286 persone. L’86% dei soggetti che hanno testato il Prozac, lo hanno assunto per meno di 3 mesi. Quindi uno dei farmaci più prescritti e venduti al mondo è stato testato solamente da 286 persone per poche settimane. Viene da sé che tutti gli altri milioni di pazienti sono le vere e inconsapevoli cavie umane!
Questo purtroppo per noi è quello che avviene quasi sempre nei processi di approvazione di farmaci: statistiche falsate, dati scomodi fatti sparire, animali scelti ad hoc per ottenere dati utili in laboratorio, persone gravemente danneggiate o morte non vengono considerate, ecc. Il tutto per ottenere l’autorizzazione.
L’idea iniziale della Eli Lilly, cioè di vendere la fluoxetina come farmaco dimagrante, non fu necessaria perché il Prozac era già diventato un blockbuster come antidepressivo.

Qui entra in ballo la psichiatria, quella collusa e pagata dall’industria. A furia di catalogare ogni manifestazione possibile della depressione, hanno fatto aumentare il numero delle persone che si riconoscono in questa o in quella categoria. Dal momento in cui semplici sbalzi di umore sono stati considerati sintomi depressivi, il numero dei malati è salito alle stelle.
Casualmente e improvvisamente milioni di persone sono diventate depresse, ma per fortuna era appena stata approvata la cura d’eccellenza, la pillola della felicità: il Prozac.
Come tutti i farmaci, il rovescio della medaglia si chiama “effetto collaterale”, nei farmaci psicotropi il numero è elevatissimo.
In alcune ricerche fatte dalla stessa Lilly, i danni collaterali interessavano il 90% dei soggetti; nel 15-20% dei casi gli effetti collaterali somigliavano addirittura al disturbo che il Prozac avrebbe dovuto curare: la depressione.
Tra le centinaia di effetti collaterali, uno dei più deleteri è l’acatisia che provoca impulsi omicidi e suicidi. Questi medicinali possono dar luogo a pensieri suicidi e violenti, ma allo stesso tempo annientare la volontà e l’iniziativa. Non è un caso infatti che la maggior parte delle stragi senza motivo avvenute nei college americani, sono state eseguite da persone psichiatrizzate in cura con tali droghe (Prozac, Paxil, Zoloft, ecc.).

Dati ufficiali alla mano, si può parlare di oltre 250.000 persone che hanno cercato di togliersi la vita dopo aver assunto il Prozac, di cui circa 25.000 sembra ci siano riuscite.
E questa purtroppo è una stima del 1999.
Ma come disse Lenin: «la morte di una persona è una tragedia. La morte di un milione di persone è statistica»…
Purtroppo l’industria farmaceutica ragiona solo per statistica: se sanno che solo lo 0,1% dei pazienti morirà assumendo il principio attivo, si ritengono soddisfatti. Questi prodotti però vengono venduti così tanto in tutto il mondo che quell’uno dopo lo zero scavalca la virgola, e la prima persona muore. Poi diventano 10, 100, 1000, 10.000…

Quindi se non vogliamo diventare una statistica anche noi, un numero prima o dopo la virgola, sarebbe bene che stessimo il più lontano possibile dai farmaci!

Tratto dal libro, “Effetti collaterali: morte”, John Virapen, ed. Chinaski