Il petrolio in Basilicata, ovvero tumori, tangenti e sottosviluppo.

 

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Il petrolio in Basilicata, ovvero tumori, tangenti e sottosviluppo.

Quelli che riporto di seguito sono testimonianze recenti sulla situazione in Basilicata, dall’Espresso del 17 dicembre 2008 fino a episodi di vita di persone normali. Ci sono dentro storie raccapriccianti sulla tossicita’ di fanghi e fluidi perforanti, lasciati alla meno peggio fra i campi, storie di uomini e donne che muoiono di tumori a quarant’anni, e accuse di reati di concussione per la costruzione del secondo centro oli lucano, a Corleto Perticara, dopo quello che gia’ esiste a 20 km di distanza a Viggiano.

Maria Rita D’Orsogna

( Maria Rita D’Orsogna è fisica e docente universitaria  presso la California State University at Northrdige di Los Angeles. E’ autrice del blog www.dorsogna.blogspot.com 

ORAMAI LA NOSTRA TERRA E’ TUTTA ROVINATA 

Il signor Pietro ha 75 anni e vive a Viggiano. A suo stesso dire, lui e sua moglie vivono circondati dalla puzza di idrogeno solforato. Non e’ un biologo, ne un medico, ne un botanico e nemmeno un ingenere. E’ un semplice contadino che da casa sua vede il centro oli di Viggiano e mettendo insieme due piu due giunge alla sua semplice verita’:

“..da quando c’è il petrolio non vengono più fuori le insalate di una volta. Il grande problema è che non possiamo neanche lasciare questo terreno, perché o nessuno lo vuole oppure, nel migliore dei casi, saremmo costretti a venderlo ad un prezzo troppo basso”.

Filippo Massaro invece e’ il coordinatore per lo Sviluppo delle aree interne lucane. Commentando sul fatto che l’ENI non ha pagato una lira di risarcimento per i contadini e per le persone che possedevano campi, terreni e agriturismi da quelle parti giunge alla stessa conclusione:

L’agricoltura continua a morire. Non si contano più gli incontri e i conseguenti solenni impegni assunti da funzionari-dirigenti di Agip-Eni e dagli amministratori regionali. Solo chiacchiere. Non sono seguiti i fatti. I sistemi di monitoraggio ambientale, le centraline installate dalla Provincia, gli studi dell’Arpab e quelli di fonte diretta dell’Eni non sono efficienti e né sufficienti a garantire il rispetto dell’impatto ambientale. In alcuni casi le centraline sono state installate volutamente al posto sbagliato.

Anche la Gazzetta del Mezzogiorno conferma, spiegandoci che una volta a Viggiano c’erano le vigne che producevano uva e vino di qualità, c’erano le mele della val d’Agri. Di tutto cio’ non sono rimasti che chicchi d’uva oleosi e puzzolenti e mele annerite. I contadini hanno provato a reciclarsi come tecnici petroliferi, ma lavoro non ce n’e’.

Giovanna Perruolo, presidente della Confederazione Italiana di Agricoltura (CIA) della Val d’Agri testimonia che delle cento aziende che coltivano fagioli cosiddetti “Sarconi”, la metà quest’anno non ha piantato il prodotto. Fra le possibili e invisibile cause c’e’ la percezione negativa di un prodotto coltivato nella terra del petrolio. Dice Giovanna:

…forse era meglio quando nessuno associava il petrolio alla nostra terra, quando la Basilicata era ancora sconosciuta in questo senso”.

Duecento ettari di terra sono stati abbandonati.

La signora Donata aveva dei terreni vicino a Corleto Perticara, dove nel 1994 perforarono dei pozzi. I signori della Total decisero, allegramente, di lasciare fanghi e fluidi perforanti ALL’APERTO, senza alcuna forma di precauzione. Tutti gli animali che mangiavano l’erba, specie le pecore, dopo un po’ si accasciavano e morivano. Sono morti di tumore, dopo due anni anche il papa’ della signora Donata, e il suo vicino di casa, a 43 anni.

Beffa delle beffe, la Total gli disse pure che non c’era scampo e che dovevano vendergli quelle terre che loro stesi avevano avvelenato: “Offriamo 5 euro al metro quadrato. Vi conviene vendere perché altrimenti il comune esproprierà tutto e pagherà la metà”. Troppo buoni. Fattisi i conti, alla fine ai contadini venne offerto ancora meno: 2.5 euro al metro quadrato.

Fu da queste denuncie che il pubblico ministero Woodcock inizio’ le sue indagini per presunta concussione da parte della Total ai lucani. La Total, secondo i pm, avrebbe truccato anche le gare per il trattamento e per la fornitura dei fanghi di perforazione, oltre che essersi sporcata di vari intrallazzi con i politici locali.

Intanto, gia’ nel 2004, il Corriere diceva:

Ammine aromatiche, anidride solforosa, scarti dalla lavorazione del greggio, che qui viene separato dallo zolfo e dal metano e immesso nell’ oleodotto, verso la raffineria di Taranto e le navi per la Turchia. Anche l’ acqua la portano in Puglia. Qui non resta niente. Un centinaio appena di posti di lavoro. L’ Eni aveva promesso la Fondazione Mattei per i giovani e un centro per il monitoraggio ambientale, ma non hanno ancora deciso il posto: vorrebbero fare la fondazione a Viggiano e il centro di controllo a Marsiconuovo, lontano dal centro oli; non sarebbe meglio il contrario? Nel frattempo si muore di cancro, almeno un caso per famiglia. La valle in teoria è diventata un parco naturale, dai confini mobili, che si spostano in caso di scoperta di un pozzo. Un giorno il petrolio finirà, e noi avremo abbandonato i meleti, le piste da sci, gli scavi archeologici di Grumento. E non c’ è nessun controllo sui barili estratti. Chi ci garantisce che non ci stanno truffando? Hanno trattato la Basilicata come un Paese africano o asiatico in via di sviluppo.

Manca qualcos’altro? Dedicato ai negazionisti.

di: Maria Rita D’Orsogna dorsogna.blogspot.com

Correva l’anno 1941. Henry Ford realizzò un’auto interamente realizzata in canapa e alimentata ad olio di canapa. Economica, resistente ed ecologica. Ma poi le Lobby si resero conto che la Canapa per loro era un pericolo e…

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Correva l’anno 1941. Henry Ford realizzò un’auto interamente realizzata in canapa e alimentata ad olio di canapa. Economica, resistente ed ecologica. Ma poi le Lobby si resero conto che la Canapa per loro era un pericolo e…

Vi consigliamo di leggere:

Non è facile spiegare alla Gente che la Canapa è illegale solo perchè potrebbe sostituire plastica, carta, petriolio e tanto altro, toccando così gli interessi di lobby e multinazionali !!

La Ford creò un’auto alimentata a olio di canapa.

Ci fanno credere che la canapa è illegale solo perchè è una droga,ma la verità è che la legalizzazione potrebbe nuocere alle tasche di potenti lobbie,QUELLE DEL PETROLIO.Ecco perchè. Si sente spesso parlare rigaurdo la salvaguardia ambientale , ma una volta che vi è la possibilità di sostituire il petrolio con una materia prima naturale ed ecosostenibile, nessuno dice niente o per lo meno nessuno VUOLE dire niente! Va contro gli interessi…

Hempcar, in questa frase di Henry Ford è racchiusa la sua ambiziosa visione: produrre autoveicoli interamente costruiti e alimentati con la canapa e i suoi derivati. Così nel 1941 la sua concezione diede alla luce la Hemp Body Car, un prototipo interamente in plastica derivata dalla pianta, alimentata con etanolo di canapa (raffinato dai semi). Sfortunatamente Ford morì soltanto due anni dopo la fine del secondo conflitto mondiale, la coltivazione della canapa venne resa illegale e il progetto cadde nell’oblio. In molti oggi sostengono che ciò accadde sotto le pressioni della nascente industria petrolchimica, che vedeva in un prodotto naturale e abbondante come la canapa una concorrenza da eliminare.

TEST DI RESISTENZA DELLA CARROZZERIA IN CANAPA 10 volte più resistente delle normali carrozzerie. QUI il video

Immaginiamo un mondo senza petrolio. Un mondo senza plastica, asfalto, gasolio, benzina e tutti gli altri prodotti ottenuti mediante la raffinazione del petrolio. Un mondo basato sulle soluzioni, ecologiche, basato su menti ed intelletti nuovi, basato sulla libertà di pensiero.Vivremmo tutti in un ambiente più sano, pulito, privo di inquinamento e libero da tonnellate di rifiuti, molti dei quali tossici. Vivremmo in un Paese non costretto a deforestare per produrre carta.

E se vi dicessi che una soluzione chiara e concreta esiste già? E se vi dicessi che la soluzione si chiama: CANAPA ??!!

Forse non tutti sanno che la Canapa è una grande ed economica risorsa che potrebbe:

produrre numerosi tipi di tessuti
fabbricare combustibili da biomassa, vernici ecocompatibili e materie plastiche. Sostituendo in questo modo il dannoso petrolio
Contribuire a salvare ogni anno milioni di alberi e produrre carta ecocompatibile
Sfamare i paesi in via di sviluppo, con l’ausilio dei suoi semi
Salvare l’ambiente
Produrre materiali per l’edilizia, come tavole
Produrre olio naturale biologico
Salvare la nostra economia, generando nuovi posti di lavoro e permettendo allo Stato di avere delle nuove entrate e non dipendere più dal riformimento di combustibili dall’estero.

 

 

Per parlare di questo è indispensabile introdurre il concetto di biomassa: con biomassa intendiamo tutto quell’insieme delle coltivazioni, degli scarti agricoli e forestali, dei bio carburanti e dei gas utilizzati a scopi energetici; in sintesi parliamo di sostanze di origine biologica in forma non fossile. Nel 1940 Henry Ford dimostrò al mondo che è possibile ottenere dalla canapa quanto necessario per sostituire il petrolio. La canapa rappresenta la pianta con il più alto rendimento per ettaro, è la pianta che cresce più rigogliosa e più velocemente, e questo anche in condizioni climatiche sfavorevoli. E’ una pianta legnosa che contiene il 77% di cellulosa; a paragone il legno produce un 60% di cellulosa, ma soprattutto con tempi estremamente più lunghi e con un’occupazione di terreno incredibilmente maggiore. La canapa seminata in modo diradato (30 kg ettaro) cresce rigogliosa raggiungendo in 100 giorni altezze dai 3 ai 5 metri. Aumentando la quantità’ (50 – 100 kg per ettaro) si ottiene una pianta più piccola, ma con le stesse caratteristiche. Il derivato del petrolio più importante è sicuramente la benzina, che può serenamente essere sostituita dall’etanolo di canapa. In funzione della sua alta resa in massa vegetale, la canapa è considerata ideale anche per la produzione di combustibili da biomasse come l’etanolo, considerato il carburante del futuro. Questo tipo di carburante alternativo al petrolio può essere prodotto su larga scala attraverso processi di pirolisi o fermentazione, in assenza di ossigeno. Dalla canapa è possibile ottenere anche una sorta di biodiesel di origine naturale che può essere sostitutivo parziale e per intero agli odierni gasoli, nafte e derivati. Il biodiesel deriva dalla transesterificazione degli oli vegetali effettuata con alcol etilico e metilico: ne risulta un combustibile puro, rinnovabile a bassissimo impatto ambientale, come per l’ etanolo. “Perché esaurire le foreste che sono nate attraverso i secoli e le miniere che necessitano di molti anni per formarsi, se possiamo ottenere l’equivalente di una foresta e dei prodotti minerari attraverso la coltivazione annua dei campi di canapa?”

Oggi assistiamo ad una progressiva riabilitazione della pianta canapa. Sempre più persone riconoscono nella canapa una risorsa naturale e sostenibile sulla quale oggi il mondo potrebbe basare una nuova economia. Per la rinascita della coltivazione della canapa non basta l’iniziativa di un singolo. E’ necessaria una base stabile, dove sperimentare i macchinari, regolare le produzioni e fornire le materie prime. La canapa oggi come in passato è il frutto di un impegno collettivo. Secondo la nostra visione è necessario approccio saggio, umile e co-creativo. Ci vogliono solamente persone vere ed imprenditori entusiasti.

Fonte: www.attivotv.it

L’ecocidio della Monsanto

Monsanto

 

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L’ecocidio della Monsanto

 

L’ecocidio, ovvero aver distrutto o causato danni ingenti all’ambiente e agli ecosistemi nei quali vivono diverse comunità, è un nuovo termine utilizzato dal Tribunale di Opinione Monsanto dell’Aja, per descrivere l’accusa mossa direttamente al colosso dell’agrochimica…
E’ abbastanza noto ormai che il settore agrochimico e agroalimentare sia finito nelle mani di pochi. Il controllo sulle masse passa, necessariamente, anche per il controllo sull’alimentazione, base della crescita di ogni individuo.
Controllando quindi le produzioni agricole, le multinazionali possono decidere cosa e come immettere sul mercato, possono controllare gli agricoltori e influenzarli nelle loro scelte di produzione. Possono anche immettere particolari sostanze non proprio “pulite” sul mercato e obbligare gli agricoltori ad utilizzare…
A proposito: la parola ecocidio fa rima con un’altra parola…

(www.osservatoriodiritti.com) – Monsanto condannata per ecocidio. Un Tribunale d’opinione condanna la multinazionale per aver distrutto ambiente ed ecosistemi.

«Colpevole». È il verdetto emesso a metà aprile dal “Tribunale Internazionale Monsanto” all’Aja, in Olanda. Il tribunale di opinione organizzato dalla società civile ha giudicato un imputato eccellente: il gigante dell’agrochimica Monsanto, recentemente acquisito dal gruppo tedesco Bayer. Il verdetto a cui sono giunti i cinque giudici nominati dalle associazioni è pesante: Monsanto è colpevole di aver violato il diritto a vivere in un ambiente sano, al cibo e a uno standard di salute adeguato. I giudizi si sono basati sulle leggi internazionali che regolano i diritti umani e ambientali, dopo aver ascoltato numerose testimonianze.
L’accusa più pesante è quella di “ecocidio”, ovvero di aver distrutto o causato danni ingenti all’ambiente e agli ecosistemi nei quali vivono diverse comunità: dall’Argentina al Burkina Faso, dagli Stati Uniti all’India. Un reato che non esiste nella legislazione internazionale, l’ecocidio, ma di cui il tribunale della società civile chiede l’introduzione per colmare la disparità tra i diritti concessi alle multinazionali e i loro obblighi nei confronti delle comunità.

«Una parodia», così Monsanto ha definito in una lettera aperta l’iniziativa del tribunale, accusando gli organizzatori di voler distrarre l’attenzione dalla necessità di un’agricoltura tecnologica, in grado di poter sfamare una popolazione mondiale in forte crescita. La sedia riservata all’imputato, durante tutta la durata del processo, è rimasta vuota e Monsanto, informata e invitata a partecipare, non è stata in alcun modo rappresentata.
Sementi ogm e diritto al cibo: Usa e Burkina Faso

Numero uno al mondo tra i produttori di sementi tradizionali e ibride, Monsanto avrebbe abusato della sua posizione dominante, spingendo contadini e paesi ad adottare semi geneticamente modificati per migliorare la produttività. Secondo il tribunale di opinione, infatti, la multinazionale avrebbe messo a rischio il diritto al cibo per contadini e intere comunità.

L’esempio riportato nella sentenza è quello degli Stati Uniti: nelle campagne statunitensi centinaia di agricoltori sono stati costretti a indennizzare Monsanto per aver utilizzato sementi ibride senza licenza. A pagare la compagnia sono stati anche i contadini che si sono ritrovati i campi contaminati da ogm e che avevano conservato le sementi per l’anno successivo. Le sementi ibride, infatti, devono essere acquistate tutti gli anni, perché vincolate da patenti.

In un report del 2013 dal titolo “Seed Giants vs US Farmers” (Giganti della semente contro agricoltori), il Center For Food Safety (Centro per la sicurezza del cibo) e la campagna “Save Our Seeds” (Salva le nostre sementi) parlano di 142 cause intentate da Monsanto contro più di 400 agricoltori, per un totale di 23 milioni di dollari vinti dall’azienda. Negli Stati Uniti il 93% dei semi di soia e l’86% di quelli di mais sono ogm. Le sementi di Monsanto avrebbero ridotto anche la biodiversità e si sarebbero rivelate poco efficienti per la loro dipendenza da erbicidi e pesticidi.

Il caso più recente di ritorno ai semi tradizionali è quello del Burkina Faso, che ha deciso di abbandonare nel 2016 il cotone BT di Monsanto e di chiedere un risarcimento a causa del calo di produttività e della scarsa qualità della materia prima.

Erbicida RoundUp: glifosato cancerogeno?

Tra gli erbicidi più contestati e più diffusi al mondo c’è proprio un prodotto che fino al 2001 era un brevetto Monsanto: il RoundUp. Fino a quella data la multinazionale ha spinto molto per la vendita di sementi ibride resistenti al glifosato, la molecola alla base dell’erbicida RoundUp. Non è un caso che questo specifico prodotto sia stato utilizzato in modo intensivo in paesi dove sono diffuse le colture ogm di mais e soia.Monsanto forniva all’agricoltore il pacchetto completo: i semi ibridi resistenti al glifosato e l’erbicida RoundUp. L’erbicida non selettivo, in grado di uccidere tutte le erbacce, veniva utilizzato in modo intensivo prima della semina e al momento del raccolto, per velocizzare l’essiccatura.

Proprio per l’uso massiccio di erbicida, secondo il tribunale, la compagnia avrebbe violato il diritto alla salute delle comunità vicine ai campi e degli stessi agricoltori che lo utilizzavano. Molti contadini e abitanti delle campagne avrebbero sviluppato linfomi, tumori e malattie croniche.

La comunità scientifica si è però divisa sulla cancerogenicità del glifosato, alla base di molte formulazioni per erbicidi, tra cui il RoundUp. A metà marzo l’Agenzia europea per le sostanze chimiche ha dichiarato il glifosato non cancerogeno, per mancanza di prove scientifiche che lo dimostrino. Un giudizio che sostiene la posizione già espressa dall’Efsa, l’Autorità europea per la Sicurezza alimentare e che contraddice lo studiopubblicato nel 2015 e confermato nel 2016 dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro. L’agenzia specializzata dell’Organizzazione mondiale della sanità, infatti, aveva inserito il glifosato tra gli elementi probabilmente cancerogeni per l’uomo.
Nel mese di marzo di quest’anno 40 persone hanno avviato un processo presso un ramo dellaSuprema Corte della California chiedendo i danni alla multinazionale per gli effetti causati dal RoundUp. Nel 2016 la California aveva aggiunto il glifosato nell’elenco dei cancerogeni.

L’Argentina e la soia Monsanto

Oltre agli Stati Uniti, anche l’Argentina è uno dei paesi in cui i prodotti Monsanto, e in particolare i semi ibridi, si sono più diffusi. La multinazionale ha cominciato ad operare nel paese nel 1956. Ma fu negli anni ’90 che la scelta dell’Argentina di puntare sull’agricoltura intensiva spinse in alto le vendite dell’erbicida firmato Monsanto, contestualmente alla diffusione della coltivazione di soia resistente al glifosato.

L’uso indiscriminato di pesticidi, riportano le testimonianze raccolte dal tribunale, avrebbe provocato: malattie, tumori e malformazioni anche nei bambini e nelle comunità adiacenti ai campi coltivati. Testimonianze sono state raccolte dal fotografo Pablo Ernesto Piovano nel reportage “El costo humano de los agrotóxicos” e vengono raccontate nel video “Glifosato: l’erbicida nuoce alla salute del mondo?” diAlessandro Casati e Gaetano Pecoraro (vedi sotto). Secondo dati diffusi da Greenpeace nel 2016 con il report “Trangenicos en Argentina”, nel paese sudamericano in più del 75% delle zone agricole l’aria, il suolo e le acque risultano contaminati.

Sono molte le proteste e le cause contro Monsanto avviate in questi anni. Nel 2016 la comunità di Malvinas nella provincia argentina di Cordoba, dopo tre anni di protesta, ha vinto la sua battaglia contro la multinazionale, che voleva realizzare nell’area il più grande impianto di semi di mais geneticamente modificati.

Vedi: Youtube.com/Watch
Monsanto-Agenzia per l’ambiente: rapporti pericolosi

Il verdetto del Tribunale Internazionale Monsanto non ha alcun valore legale, ma a gettare ombre sul comportamento della multinazionale ci ha pensato quest’anno anche una corte federale degli Stati Uniti. LaCorte Federale di San Francisco ha desecretato documenti sugli effetti dell’erbicida RoundUp, agli atti di numerosi processi contro il colosso dell’agrochimica. Tra i documenti ci sono mail e comunicazioni intercorse tra i dipendenti di Monsanto e l’Agenzia statunitense di protezione dell’ambiente (Epa). Un ex dirigente dell’agenzia, infatti, secondo le carte, avrebbe cercato di fermare un’indagine sugli effetti dell’erbicida.
Secondo i documenti la compagnia, inoltre, sarebbe l’autrice occulta di ricerche attribuite ad esperti accademici che definivano non cancerogene le sostanze contenute nel RoundUp. Monsanto, dal canto suo, ribadisce la scientificità e la trasparenza delle sue attività e definisce “parziale” la pubblicazione: sarebbero molti i documenti, depositati agli atti, che non sono stati diffusi.

Lo scorso 20 maggio in centinaia di città del mondo si è svolta l’annuale “March against Monsanto” (Marcia contro Monsanto), alla sua sesta edizione. Una marcia internazionale organizzata da numerose associazioni della società civile che ha dedicato l’edizione di quest’anno proprio al RoundUp, chiedendone la messa al bando.

Fonte: Azione Tradizionale

Sardegna – I retroscena della piaga degli incendi e come abbiamo ridotto una delle regioni più belle al mondo!

Sardegna

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Sardegna – I retroscena della piaga degli incendi e come abbiamo ridotto una delle regioni più belle al mondo!

 

I retroscena della piaga degli incendi in Sardegna

Sardegna: un patrimonio naturale immenso che però ogni anno viene devastato da incendi che nella stragrande maggioranza dei casi sono dolosi. Colpevoli pressoché sempre impuniti e l’amarezza per un paese che non riesce o non vuole bloccare il fenomeno. Ne parla Giorgio Pelosio, amministratore di Teletron Euroricerche, azienda che si occupa di sistemi di rilevazione ambientale.

L’associazione “L’uomo che pianta gli alberi”, da anni impegnata sul fronte della tutela dell’ambiente e del territorio sardi, ha intervistato in proposito Giorgio Pelosio, amministratore di Teletron Euroricerche, che si occupa si sistemi di sicurezza ambientale,

Cosa sta succedendo in Sardegna sul fronte degli incendi?

Stiamo assistendo a una devastazione totale del territorio, mi sembra ormai nell’indifferenza della gente, che subisce tutto questo passivamente. L’immagine è quella di una Sardegna che nel periodo estivo è meta degli incendiari, fuori controllo. Eppure è una delle zone, a livello internazionale, dove il turista viene perché trova e si aspetta un ambiente meraviglioso, ancora intatto. Questa piaga degli incendi è una situazione che si potrebbe evitare o ridurre drasticamente. L’usanza di bruciare i terreni per migliorare la fertilità del terreno è molto antica. Però la differenza rispetto a una volta, nei rarissimi casi di incendi colposi, è che quando qualcuno creava un incendio per bruciare delle stoppie, c’era sempre chi da vicino controllava fino all’ultimo momento che il fuoco non andasse fuori controllo.

Le cronache antiche, fino ai primi decenni del ‘800, parlano di una Sardegna ricca di boschi; le cronache successive, invece, descrivono una Sardegna inaridita. C’è stata speculazione con grandi disboscamenti. Ci sono le condizioni ambientali perché si possa ricostituire una Sardegna ricca di boschi?

Si potrebbe tornare a quella situazione, però per certe specie di alberi ci vogliono millenni prima di diventare piante adulte. La macchia mediterranea è un ombrello straordinario per il terreno, perché limita i danni dell’acqua quando arriva la pioggia, in certi casi torrentizia, che limita il dilavamento dei terreni dove l’humus viene completamente trasferito a valle. Quindi la macchia mediterranea ha questo compito molto importante. Basterebbe farla ricrescere nell’arco di 5-10 anni e costituirebbe uno strato di protezione del terreno, favorendo poi la crescita di altre piante, che possono essere endemiche della Sardegna oppure piante di rimboschimento.

Però sarebbe un processo molto lungo…

Sì. Per fare, ad esempio,  per riprodurre un bosco di tassi o di querce ci vogliono centinaia, migliaia di anni. Qui in Sardegna abbiamo specie straordinarie di tassi che hanno 2/3000 anni e gli olivastri che sono famosi nel mondo. Se questi esemplari sono arrivati fino a noi oggi, vuol dire che prima c’era la cultura e il rispetto di queste piante, di cui la Sardegna era straordinariamente colma. Ovunque c’erano lecci, corbezzoli, tassi, ginepri… Oggi ce ne sono ma molto, molto meno. Questo è dovuto a varie cause. Certamente gli incendi sono una delle prime cause. Negli ultimi 50 anni sono stati anche fatti rimboschimenti certe volte inappropriati, con eucaliptus o pini.

Ancora oggi?

Sì, ancora oggi vengono fatti rimboschimenti con l’eucaliptus, una pianta tipica che viene utilizzata nelle zone ricche d’acqua, quindi messa addirittura per assorbire l’acqua all’uscita degli impianti di trattamenti delle acque. Una pianta adulta di eucaliptus è in grado di assorbire 200-300 litri di acqua al giorno. Ora, però, le zone in cui c’è tanta acqua in Sardegna sono veramente molto poche. Quindi, fare il rimboschimento di eucaliptus in una montagna, porta ad inaridire ulteriormente zone che magari sono state già percorse dal fuoco. I pini, essendo resinosi, sono estremamente resistenti, quindi vivono anche in situazioni difficili con scarsità di acqua e crescono un po’ più velocemente di altre essenze. Comunque le specie endemiche della Sardegna rimangono sempre quelle della macchia mediterranea, poi i ginepri, i lecci… Queste sono le piante tipiche della Sardegna. I corbezzoli noti come arbusti si trasformano molte volte in alberi, sono delle piante veramente straordinarie.

Quanti ettari di vegetazione si perdono ogni estate in Sardegna?

Solo se noi pensiamo agli ultimi 20  giorni, credo che siano stati distrutti 6mila ettari di territorio, pascolo e boscato, questo, oltre a essere un danno ambientale, determina anche un notevole aumento della temperatura, perché, da osservazioni che faccio da circa trentacinque anni (essendo vicino a questo settore dal 1984), ho verificato che non è vero quello che si dice: “Fa caldo quindi nascono gli incendi”. E’ completamente alla rovescia: fa caldo perché ci sono gli incendi. Se c’è un incendio di qualche centinaio  di ettari al centro della Sardegna e soffia il maestrale, a distanza anche di 100 Km la temperatura può aumentare oltre i 5 gradi. Questo lo dico per osservazioni fatte tutti gli anni in Sardegna. Quindi il ragionamento è all’opposto.

Se si andrà avanti così, il processo di desertificazione sarà irreversibile?

Esattamente. Perché non c’è possibilità di far crescere piante in una zona percorsa più volte dagli incendi. Quando ci sono ad esempio zone granitiche, dove è passato più volte un incendio, prima che si ricostruisca l’humus (quindi tutto quel processo lentissimo che consente di creare il substrato per rinnovare di nuovo la vegetazione, quindi per far partire le piantine) ci vogliono centinaia di anni e in certi casi migliaia, perché è un processo lentissimo in quanto c’è poca acqua e molta pietra. Perciò la situazione è veramente molto difficile. Per costruire la pineta di Sinnai, fatta ai tempi della guerra, erano state scavate enormi buche nel granito, era poi state riempite di terra e lì avevano piantato gli alberi. Quindi pensate alle difficoltà che ci sono per fare un rimboschimento. Purtroppo, la maggior parte di quel rimboschimento di Sinnai, una quindicina di anni fa è scomparso per un incendio che in poche ore ha distrutto la maggior parte di quella meravigliosa pineta.

Cosa occorre per invertire questo processo di desertificazione della Sardegna?

Il processo di desertificazione è un fatto soprattutto di tipo culturale,  che genera grandi interessi economici. Non è facile da sradicare. Bisogna mettere l’albero, il bosco, al primo posto nell’ambiente. Quando vediamo per esempio che brucia un ettaro di vegetazione, oltre al danno determinato  del fatto che stia bruciando quella vegetazione e ai costi dell’intervento di spegnimento, non c’è più quell’ettaro, e quell’ettaro mancante ha impoverito il territorio. L’altro effetto molto importante è il fatto che quella piccola porzione di vegetazione non assorbe più CO2, e l’assorbimento di CO2 è fondamentale. Da una parte bruciando produciamo una enormità di CO2, dall’altra si impoverisce il territorio e quell’ettaro lì non ci sarà più, con la sua possibilità di assorbire la CO2. Quindi il problema è doppio. Più i costi degli interventi aerei ed a terra che oramai sono alle stelle.

Quanto costa un intervento?

Ricordo che l’incendio del 7 agosto di tre anni fa a Sinnai, nella zona di San Gregorio, è costato, solo di interventi aerei per 300 ettari percorsi dal fuoco, 300.000 euro. Stiamo parlando solo di costi vivi. Poi c’è tutto quello che gira intorno, che ha costi aggiuntivi. I danni: una buona parte di quella zona che è stata percorsa dall’incendio, se oggi si osserva sul posto ed anche attraverso  Google Earth, è desertificata. Ci sono piantine piccole piccole che stanno cercando di crescere con grande difficoltà anche a causa di  questa siccità, le cose non stanno migliorando. Per cui, se aumentando gli incendi e quindi la superficie bruciata, si determina una situazione di carenza di umidità e di carenza quindi anche di nuvole che possano scaricare l’acqua nel territorio. Molti anni fa sono andato in una zona del Sud America dove è stato fatto un rimboschimento di 400 mila ettari negli anni 80. Questo rimboschimento ha portato a cambiare il clima della zona. Antecedentemente all’intervento  non pioveva più, non c’era più umidità, non c’era più acqua. Facendo questo rimboschimento di 400 mila ettari (adesso sono piante adulte che hanno oltre 30 mt di altezza) si è ricreata la fauna, l’acqua e lì continuamente passano le nuvole e scaricano l’acqua. Sulle nuvole c’è da dire una cosa interessante: dove c’è vegetazione vi è un fenomeno molto particolare: nella sommità della vegetazione, quando passano le nuvole, si verifica un fenomeno di leggera riduzione della temperatura apicale dell’albero per effetto della fotosintesi clorofilliana. Questa lieve riduzione fa sì che la nuvola scarichi l’acqua sul bosco. Invece, dove non ci sono boschi, le precipitazioni possono avvenire ovunque, a carattere torrentizio e fare dei danni come si sono visti nell’Ogliastra, a Capoterra  Olbia ecc., che hanno fatto danni a persone e cose. Alluvioni incredibili. Perché si caricano nuvole di ghiaccio  ed acqua e poi, a un certo punto, scaricano tutte insieme. Quindi con un danno ambientale successivo incalcolabile.

Il rischio incendi è circoscritto solo al periodo estivo?

E’ stata fissata la data per l’inizio di una campagna antincendio normalmente dall’inizio di giugno, ma la vegetazione, in caso di deficit idrico (che avviene dopo circa 20-30 giorni di mancanza di piogge), col vento forte, quindi con un ambiente secco, in qualsiasi momento dell’anno può permettere lo svilupparsi di un incendio analogamente a quello che succede d’estate. Tant’è vero che più di 20 anni fa c’è stato un incendio nel periodo di Pasqua, era ancora freddo, un periodo un po’ piovoso, e nella zona di Triei-Baunei è sparita una pinetina nell’arco di un paio d’ore con un incendio. La propagazione dell’incendio è leggermente  lenta, ma se l’incendio parte va in chioma in qualsiasi periodo dell’anno.

C’è un business dietro gli incendi? Chi ci guadagna? Per fare un esempio, prima ha parlato di 300 mila euro occorsi per spegnere 300 ettari in un incendio del 2007. In quel caso, chi ha guadagnato?

Certamente tutti quelli che hanno fatto questo servizio, tutti quelli che hanno fornito il carburante, tutti quelli che hanno fatto delle missioni, tutti quelli che girano intorno alla macchina dell’antincendio. La campagna antincendio io la vedrei più come ”campagna incendi”. Ma non sto affermando nulla di nuovo, sulla stampa appaiono da oltre 40 anni articoli in tal senso.

Sono privati?

Ci sono certamente anche privati. I canadair sono della protezione civile però gestiti da società private sotto il controllo dei vigili del fuco. Poi ci sono gli elicotteri che sono per lo più di società private. Ma è evidente che dietro tutta questa macchina girano un sacco di soldi. Per ogni ora (questi sono dati della protezione civile), se girano quattro canadair e un elicottero ci sono circa 50-60 mila euro di interventi. Siccome un intervento può durare dalle 5 alle 10 ore, lì si vede quali interessi si mettono in moto con un incendio. Devo dire che questo coinvolge anche moltissime persone che invece si sacrificano ogni giorno, quei volontari che io ritengo gli unici che si dovrebbero occupare dell’antincendio, volontari specializzati e formati. In molte regioni la maggior parte delle attività antincendio è affidata ai volontari sia per l’osservazione, sia per l’identificazione, sia per l’intervento. Questo sarebbe importantissimo. Dove invece ci sono in gioco altri interessi, non è detto che gli incendi vengano spenti in maniera rapida.

Come si muove la giustizia? Ogni tanto le cronache ci raccontano di qualche piromane che viene identificato e fermato. Quali sono le pene comminate?

Da quello che leggo sui giornali, ogni tanto ne prendono qualcuno, magari stanno dentro per breve tempo, molti vengono rimandati a casa. Dicono che viene fatta un’azione molto importante di investigazione, di prevenzione, ma io l’effetto di tutto questo non lo sto vedendo. Perché se fosse veramente così, con tante persone che si occupano di investigazione…

Manca la consapevolezza collettiva della gravità di questo reato?

Sì, perché di fatto basta che uno accenda il fuoco nel momento peggiore, con forte vento e secco, parte un focolaio o più focolai e questi si propagano in maniera rapidissima. Ho visto incendi propagarsi con una velocità di un ettaro al minuto. Non credo che le pene, la giustizia, almeno quella italiana, siano in grado di scoraggiare questi piromani. Questi incendi sono un attentato alla vita. Ogni anno la situazione sta peggiorando.

Non si crea indignazione mediatica su questi crimini. Eppure le foreste sono il primo ingrediente della vita.

Sì. Sono pochissimi i casi in cui a innescare un incendio è la marmitta della macchina oppure il barbecue, o ancora il treno che, frenando, sviluppa scintille… Quelli possono succedere ma sono veramente molto rari. Anche perché i casi come questi si possono verificare sempre, anche quando non c’è vento. Invece, guarda caso, tutti questi eventi si verificano sempre e solo quando c’è forte vento. Quindi questo vuol dire che è proprio un programma criminale, portato avanti da persone senza scrupoli  che hanno interesse a bruciare. Ci sono personaggi, dietro le quinte (dietro quelli che si sacrificano di giorno e di notte, volontari) che possono trarre grosso beneficio da questi eventi.

E che magari fanno leva sulla crisi economica per attirare la collaborazione di chi non ha o ha scarse fonti di reddito… In quale percentuale si può parlare di casi di vera piromania?

Ci sono stati diversi casi in cui sono stati identificati dei piromani. Ricordo molti anni fa, all’isola d’Elba: erano persone che avevano dei disturbi, delle manie particolari, delle patologie, e che godevano nel vedere il fuoco e tutto quello che si metteva in moto intorno a questo fuoco perché diventava quasi uno spettacolo. Questo è successo diverse volte. Però sono convinto che i fuochi che sono partiti in Sardegna nascano da interessi materiali.

Lei di cosa si occupa?

Sono ormai 40 anni che mi occupo di sistemi per la prevenzione degli incendi boschivi. Il primo sistema lo abbiamo fatto nel 1986, collaudato nei territori di Arzana, vicino a Lanusei, col contributo della Comunità Europea e dell’Ispettorato Regionale delle foreste di Nuoro. Quel primo sistema fatto ha avuto un grande successo, tant’è vero che è stato organizzato un convegno in Francia nel 1987, proprio per parlare di questa tecnologia innovativa nell’infrarosso e nel visibile.

Ci può spiegare in cosa consiste questo sistema?

Occorre localizzare in tempi brevissimi (3 minuti massimo) un incendio, quindi sul nascere, individuarne la posizione in maniera molto precisa e mandare questa informazione a chi deve fare l’intervento, che possono essere o mezzi a terra o, se lo consentono le condizioni meteorologiche, l’elicottero. Dopo questo primo impianto fatto a Lanusei, in Ogliastra, visto il successo di questa iniziativa, la Regione, le comunità montane e altri enti hanno ordinato molti altri di questi impianti, che hanno funzionato fino al 2004. Tutti impianti collaudati, che si basano soprattutto sulla prevenzione. La prevenzione ha anche un effetto deterrente. Da uno studio fatto, si è visto che nell’arco di tre anni in tutte le zone monitorate da questi sistemi basati su telecamere dell’infrarosso e del visibile, nelle zone di migliore osservazione (in cima alle montagne), c’era una riduzione (e questi sono dati ufficiali) dell’80% degli incendi. Chi, intenzionato a dare fuoco, vedeva la stazione, non dava fuoco direttamente a vista proprio per il notevole effetto deterrente. E’ la stessa cosa che si verifica molto banalmente in un supermercato o in una banca, che se uno si trova sotto una telecamera è scoraggiato a prendere determinate iniziative. E nel momento in cui viene localizzato in tempi brevissimi (stiamo parlando nell’ordine di 3 minuti massimi) un principio di incendio, se queste informazioni sono comunicate agli elicotteri e ai mezzi a terra, lo spegnimento può essere rapidissimo prima che il fuoco finisca in chioma e quindi che provochi danni che sono veramente irreparabili. Abbiamo numerosissimi casi registrati e a disposizione dall’insorgere dell’incendio al rapido spegnimento in brevissimo tempo.

Tornando ai costi di cui ha parlato prima (l’incendio del 2007, 300 mila euro per spegnere 300 ettari ), questi sono legati anche alla durata delle operazioni di spegnimento? Più tempo occorre a spegne un incendio, maggiore è il costo e quindi anche i guadagni?

Esattamente.

Quindi, per chi trae profitto dalle operazioni di spegnimento, è economicamente vantaggioso che l’incendio abbia il tempo di propagarsi…

Certo, più dura, maggiori sono gli interessi.

Il suo sistema non esclude l’impiego dei mezzi di spegnimento tradizionali (mezzi di terra e di cielo) ma ne ridurrebbe la necessità e i tempi di utilizzo…

Il fatto che io possa fare un intervento che duri 10 minuti o 10 ore, questo cambia moltissimo. Perché 10 minuti di elicottero possono costare qualche centinaio di euro. Se invece uno fa 10 ore di canadair, possono essere centinaia di migliaia di euro. Questa è la differenza. Oltre alla distruzione del territorio. Devo dire che  le tecnologie di monitoraggio realizzate  sono state utilizzate con successo dal 1986 al 2004 perché l’amministrazione ha visto che, nel momento in cui il rilevamento è immediato, l’intervento è immediato, la riduzione delle superfici bruciate è drastica, e che quindi zone importanti sono state preservate, preservate per molti anni. Poi dal 2005 hanno delegittimato questi impianti, che sono stati abbandonati in maniera incomprensibile. Ora io credo che bisognerebbe fare un ragionamento importante, che è quello di ricostituire una rete di persone, di soggetti che siano veramente interessati al bene della Sardegna, al bene dei boschi e della vegetazione. Oggi, quando c’è un incendio, c’è tutto un meccanismo piuttosto complesso (prima di verifica, poi si autorizza l’elicottero, autorizza qui, autorizza lì…) e passano i minuti, qualche volta le ore, per cui il fuoco prende piede e brucia decine, centinaia, migliaia di ettari, come si è visto questi ultimi giorni, perché non c’è più la consapevolezza che è interesse di tutta la collettività contribuire a spegnere un incendio.

Se fossero in funzione tutti gli impianti, quanti ettari potrebbe coprire questo sistema?

Il sistema potrebbe coprire oltre 600 mila ettari di territorio pregiato  e individuare un principio di incendio entro 3 minuti con localizzazione precisa in pianta ed effettuare la previsione di sviluppo e direzione dell’incendio per poter aiutare le squadre dell’intervento e orientare i loro sforzi. Inoltre, l’osservazione dell’incendio è soltanto una delle tantissime cose che può fare questo sistema. E’ fondamentale l’effetto deterrente. E’ fondamentale la tempestività della localizzazione di un principio di incendio, seguirlo costantemente, sia nelle fasi iniziali sia nelle fasi dello spegnimento attraverso le camere termiche all’infrarosso, il fatto di poter consentire a quelli che si occupano dello spegnimento e che rischiano la propria vita, di avere uno strumento per sapere esattamente da dove arriva il fuoco e quindi qual è la linea di fuga più adatta. E’ una cosa che l’uomo, senza la strumentazione, non può fare.

I costi?

Grosso modo 3 euro per ettaro. Basti pensare che il rimboschimento di un ettaro può costare dai 15 mila ai 30 mila euro. Quindi il grande risparmio che si può avere è assolutamente evidente.


Le istituzioni, di fronte al progetto che lei hai presentato e che ha avuto anche una fase di realizzazione, come reagiscono?

Devo dire che ho trovato molto favore per i risultati, che sono estremamente chiari, evidenti. Questo ha trovato il favore di molte istituzioni. Stiamo parlando della Corte dei Conti, dei Carabinieri, Guardia di Finanza, tutti quelli che operano nel territorio e hanno a cuore il fatto che non ci siano incendi. Il progetto si è fermato, secondo me, per motivi di carattere politico. Dietro la scelta di abbandonare un sistema di impianti collaudato, certificato e entrato in esercizio, deve esserci l’interferenza di altri interessi. D’altra parte c’è un motivo che potrebbe essere la causa o la concausa di questo blocco e cioè: nello stesso anno in cui è stato bloccato il funzionamento degli impianti, la Regione aveva ottenuto un grosso finanziamento dall’Unione Europea per un’altra rete di impianti. Ho presentato una denuncia alla Procura alcuni anni fa.

Quindi, appurato che ci sono grossi interessi economici e che c’è ostracismo da parte di certi ambienti della politica, a questo punto qual è la vera medicina? Sensibilizzare la coscienza pubblica?

Certo! Occorre che tutti i sardi, e non, sappiano che esiste questa tecnologia e che è stata abbandonata. Oltretutto, quando c’è stato l’incendio dei Sette Fratelli, anziché mettere l’accento sul fatto che c’erano stazioni che erano spente durante l’incendio, hanno focalizzato l’attenzione sulle perplessità intorno a questa tecnologia, facendo intendere che dietro si nascondesse qualche cosa di losco e che tutto quanto sarebbe stato affidato alla Procura della Repubblica. Mi ricordo molto bene: è successo nell’agosto di tre anni fa. Poi il silenzio.

Stiamo donando ai posteri un deserto perché la Sardegna è destinata, se non si inverte questa tendenza distruttiva, a diventare un deserto in maniera irreversibile. In materia di ambiente pare esserci ancora molta distrazione da parte della gente.

Occorre rendersi conto che quando brucia un albero, quell’albero è anche nostro. Se noi vogliamo vivere in un ambiente naturale, puro, dove ci siano acqua e benessere, e quello viene bruciato, abbiamo bruciato una cosa nostra. Manca questa coscienza.


Nelle cronache dei primi del ‘800 leggiamo che la Sardegna era una terra ricca di corsi d’acqua. Per tutto l’anno.

Sì. Basta vedere la Corsica che è a due passi da noi. La Corsica ha una quantità di vegetazione simile a quella che aveva la Sardegna qualche centinaio di anni fa. Ma se noi andiamo in questo momento in Corsica, la maggior parte della Corsica ha fiumi come se ne vedono sulle Alpi, sulle Dolomiti. E questo rappresenta una ricchezza straordinaria.

Questo ancora lo si vede in certe aree della Sardegna, dove si può fare il bagno anche d’estate. Sempre meno però…

Sempre meno. Se uno guarda una cartina turistica: dove è preferibile andare? Nelle zone dove è indicato il verde, cioè dove c’è il bosco. E’ difficile si indirizzi il turista dove c’è una montagna desertica. Normalmente l’interesse è di andare nei luoghi dove c’è vegetazione. La vegetazione porta acqua, porta vita. Con i fondi comunitari si potrebbe fare un piano di rimboschimento di tutte le aree bruciate della Sardegna, considerato anche che il rimboschimento contribuisce alla riduzione della CO2. E questa attività potrebbe vedere un sacco di gente (operai, forestali, ecc.) impegnata in una attività di tutto l’anno. E d’estate, se i canadair devono veramente volare, facciamoli volare usandoli applicandovi sistemi di irrigazione aerei che possano spruzzare l’acqua sui rimboschimenti.

Tra l’altro a volte i canadair attingono l’acqua dal mare. Quest’acqua salata che effetto ha poi sul terreno?

E’ devastante. Se io prendo un vaso di fiori e ci metto l’acqua salata, muore la pianta. Quindi, una volta che io sono andato a spargere il sale in giro… questo è un ulteriore danno.

fonte: http://www.ilcambiamento.it/articoli/incendi_sardegna

In prima linea a difendere il clima? Svezia, Germania e Francia …Italia? Non pervenuta!

 

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In prima linea a difendere il clima? Svezia, Germania e Francia …Italia? Non pervenuta!

In prima linea a difendere il clima? Svezia, Germania e Francia

«Gli accordi di Parigi non sono rinegoziabili». Hanno risposto così, in una dichiarazione congiunta, Italia, Germania e Francia all’annuncio del presidente Donald Trump di voler ritirare gli Stati Uniti dall’intesa sul clima siglata a fine 2015. Ma, dichiarazioni a parte, cosa stanno facendo i governi europei per contrastare il riscaldamento globale?

Intanto, va detto che l’Europa è il continente che più degli altri si sta impegnando per ridurre le emissioni di gas serra. Anche nel 2016, a livello continentale, la quantità di CO2  emessa in atmosfera si è ridotta dello 0,4%. Sebbene con risultati diversi a livello di singolo Paese: la Bulgaria le ha tagliate del 7%, la Finlandia le ha viste crescere di oltre l’8%.

I governi europei stanno in questi mesi discutendo dello Effort Sharing Regulation. Ovvero di un accordo che vincolerà le politiche ambientali dal 2021 al 2030. E che fa seguito a quello attualmente in vigore, che andrà a scadenza nel 2020. Sulla base di questa nuova intesa, i Paesi membri dell’Unione si impegneranno a ridurre le emissioni di gas serra del 30%, rispetto a quelle del 2005, appunto entro il 2030.

Nell’ambito di questo dibattito, nel marzo scorso due organizzazioni non profit come Transport&Environment e Carbon market watch hanno rilasciato lo EU Climate leader board. Un rapporto nel quale vengono valutati cinque indicatori, che misurano l’atteggiamento dei governi dei 27 Paesi coinvolti rispetto alle tematiche in discussione. A ciascuno di questi indicatori viene assegnato un punteggio. Il totale massimo raggiungibile è di 100. E la nazione che si comporta meglio, cioè la Svezia, arriva appena a 67. L’Italia, invece, è in fondo alla classifica.

fonte: http://www.infodata.ilsole24ore.com/2017/06/05/linea-difendere-clima-svezia-germania-francia/?utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter

Parla il pentito della Camorra: “Altro che Terra dei Fuochi – Nel bresciano sono rovinati, li abbiamo riempiti di rifiuti tossici”

 

Terra dei Fuochi

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Parla il pentito della Camorra: “Altro che Terra dei Fuochi – Nel bresciano sono rovinati, li abbiamo riempiti di rifiuti tossici”

“Nel bresciano sono rovinati, li abbiamo riempiti di rifiuti tossici”

Il pentito Nunzio Perrella parla in televisione del grande traffico dei rifiuti: “Montichiari peggio della Terra dei Fuochi”. L’affare milionario anche in Lombardia: “Fino al 1987 li portavamo solo qua”

“Nel bresciano sono rovinati, li abbiamo riempiti di rifiuti tossici”

BRESCIA – Trent’anni al servizio della camorra. Poi grande testimone, pentito. Trent’anni nel ‘giro’ del recupero e dello smaltimento dei rifiuti. Anche e soprattutto tossici.

Il quartiere Isola a Napoli è tutto pieno. Ma anche il Raccordo Anulare a Roma”. E la Lombardia: “Ah, il Nord è davvero molto rovinato. I rifiuti li abbiamo portati solo in Lombardia, fino al 1987. Poi stava tutto pieno, e abbiamo cominciato a portarli anche al Sud.

IL PENTITO IN TV – Parola di Nunzio Perrella, ex camorrista che negli anni ’90 è diventato un collaboratore di giustizia. “Ho cominciato negli anni ’60 – ha raccontato ai microfoni della trasmissione Nemo, su Rai Due – ma sono stati subito chiaro: io non faccio droga e omicidi, io faccio la monnezza. Perché la monnezza è oro”.

LE TARIFFE – Un tariffario ben preciso, riporta Brescia Today: “10 lire al chilo per la camorra, 25 lire al chilo per la politica. Ho festeggiato 2 miliardi in contanti al ristorante, una sera. E ancora mi chiamano, dopo anni. E sono grandi industriali, non piccoli”. E’ il valzer dei rifiuti, vero e proprio business nel bresciano.

EMERGENZA BRESCIANA – Il pentito Perrella incontra Gigi Rosa, del Comitato Sos Terra di Montichiari. “Un paese – spiega Rosa – dove si possono trovare 7 discariche in 1 chilometro quadrato. Un paese dove sono stoccati 13 milioni di metri cubi. La situazione è critica: non sappiamo cosa respiriamo, e ormai sono arrivati alle falde acquifere”.

Montichiari? Me la ricordo bene – ammette Perrella – e così Ospitaletto, Castegnato, Rovato… Fino a Mantova siamo arrivati.

“PEGGIO DELLA TERRA DEI FUOCHI” – Ma a Montichiari, i rifiuti dove? “Dappertutto. Tutte le cave che stanno lì, guarda… son tutte piene. State peggio di noi, siete più rovinati di noi”. Peggio della Terra dei Fuochi.

 

fonte: http://www.today.it/citta/rifiuti-brescia-montichiari-nunzio-perrella.html

 

In India la Coca Cola e la Pepsi sono utilizzate come pesticidi …Siamo noi i fessi che ce la beviamo !!

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In India la Coca Cola e la Pepsi sono utilizzate come pesticidi …Siamo noi i fessi che ce la beviamo !!

 

In India la Coca Cola e Pepsi sono utilizzate come pesticidi

Molti persone affermano che la Coca Cola e la Pepsi servono a molte cose tranne che a berle.

Personalmente non bevo lo Coca Cola o qualsiasi altra bibita gassata e dolcificata artificialmente, ma c’è tanta gente che continua a bere queste bevande, se non si convincono con i centinaia di dati riguardo ai danni causati da queste bevande, forse si convinceranno sapendo che queste vengono usate anche come pesticidi.

Vediamo cosa si intende per pesticidi.

I Pesticidi, sono prodotti agrochimici, chiamati anche antiparassitari, le cui sostanze chimiche sono destinate a uccidere, disciplinare o fermare la crescita degli organismi viventi che sono considerati appunto parassiti.

All’interno di questa categoria vi sono insetti, erbe infestanti, uccelli, mammiferi, pesci e microrganismi che competono con gli umani per il cibo, distruggendo i raccolti e diffondendo malattie. I pesticidi possono essere anche tossici.

Tenendo presente questi fatti, andiamo a vedere cosa sta succedendo in India.

Gli agricoltori nello stato del Chhattisgarh in India, stanno usando la Coca Cola e la Pepsi come pesticida perché è più conveniente e apparentemente ha la stessa efficacia.

Sia Pepsi che Coca Cola si oppongono all’unso dei propri prodotto come pesticidi, segnalando che nulla nelle suddette bevande possa essere usato come pesticida. Tuttavia, gli agricoltori negli stati di Durg, Chhattisgarh Rajnandgaon e Dhamtari sono assolumente in disaccordo con tale posizione, in quanto hanno avuto un grande successo con Pepsi e Coca-Cola per proteggere il loro riso dai parassiti.

Infatti, Rajnandgaon ha recentemente battuto il record mondiale per la più grande produzione di riso.

Se è vero che nemmeno usare la Coca Cola e la Pepsi è 100% sicuro e naturale, possiamo comunque affermare con sicurezza che è meno dannoso dei veleni tradizionali.

Acluni scienziati agricoli sostengono che questo potrebbe accadere in quanto le le bevande ad alto contenuto di zuccheri possono avere successo nella lotta contro i parassiti.

“Tutto ciò che sta accadendo è che le piante ottengono una fornitura diretta di carboidrati e zuccheri, che a sua volta aumenta l’immunità della pianta,”

Sanket Thakur, agronomo.

Questa è una tendenza che si è sviluppata anche in altre parti dell’India, dove i contadini usano anche bibite di marche indiane.

fonte: http://www.informarexresistere.fr/2015/06/01/in-india-la-coca-cola-e-pepsi-sono-utilizzate-come-pesticidi/

 

Salviamo le api – La petizione di Greenpeace per chiedere al Governo Italiano e alla Commissione Europea la messa al bando definitiva dei pesticidi dannosi per le api. Firma anche TU, salvare le api significa salvare il Pianeta, ricordalo…!

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Salviamo le api – La petizione di Greenpeace per chiedere al Governo Italiano e alla Commissione Europea la messa al bando definitiva dei pesticidi dannosi per le api. Firma anche TU, salvare le api significa salvare il Pianeta, ricordalo…!

 

Salviamo le api

Le api sono in declino, minacciate da pesticidi, perdita di habitat, monocolture, parassiti, malattie e cambiamenti climatici, ma possiamo fare subito qualcosa di concreto per salvarle!
Unisciti a noi per chiedere al Governo Italiano e alla Commissione Europea la messa al bando definitiva dei pesticidi dannosi per le api!

Nel 2013 la Commissione Europea ha proibito temporaneamente determinati usi di alcuni pesticidi neonicotinoidi che, secondo una valutazione dell’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) sono responsabili del declino delle api e di altri insetti impollinatori.

Nel 2017 l’Europa e i Paesi membri decideranno se mantenere, estendere o annullare il bando europeo. E’ IL MOMENTO DI FAR SENTIRE LA NOSTRA VOCE!

Con la tua firma chiedi al Governo Italiano e alla Commissione Europea:

  • Di mettere al bando, per sempre, i pesticidi dannosi per le api
  • Di aumentare i finanziamenti per la ricerca, lo sviluppo e l’applicazione di pratiche agricole ecologiche

Le api sono già in forte declino e a farne le spese sono l’ambiente, il nostro cibo e l’agricoltura. Le api, infatti, non producono solo miele. Dalla loro opera di impollinazione dipende un terzo degli alimenti che consumiamo abitualmente – come mele, fragole, pomodori e mandorle – e la produttività del 75% delle nostre principali colture agricole.

L’attuale sistema di agricoltura industriale basato sulla dipendenza dai pesticidi chimici, come i neonicotinoidi, non è più sostenibile!
Recenti studi hanno confermato che i neonicotinoidi danneggiano non solo le api, ma anche i bombi, le farfalle, gli insetti acquatici e persino gli uccelli, con possibili ripercussioni su tutta la catena alimentare.

Dobbiamo agire subito! Unisciti a noi per fare pressione su Governo italiano e Commissione Europea, firma ora la petizione. LA TUA FIRMA E’ IMPORTANTE: insieme possiamo ottenere la messa al bando di questi pesticidi, per sempre!

vai QUI per firmare

Ecco il rapporto del ministero della Salute sui 44 siti più inquinati d’Italia. Esposti a tumori ed altre malattie oltre 6 milioni di Italiani !!

ministero della Salute

 

 

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Ecco il rapporto del ministero della Salute sui 44 siti più inquinati d’Italia. Esposti a tumori ed altre malattie oltre 6 milioni di Italiani !!

 

Ecco il rapporto del ministero della Salute sui 44 siti più inquinati d’Italia. Esposti a tumori ed altre malattie oltre 6 milioni di Italiani !!

Dalla Val D’Aosta alla Sicilia. Quarantaquattro aree del Paese inquinate oltre ogni limite di legge. Sei milioni di persone esposti a rischio malattie, tutte mortali: tumori, malattie respiratorie, malattie circolatorie, malattie neurologiche, malattie renali. Popoff è in grado di darvi la lista completa dei siti a rischio e la lista di malattie che gli abitanti devono temere. Tutto ufficiale, anche se scritto in burocratese. La fonte: il ministero della Salute.

Emarese (Aosta)
Comune di Emarese.
«Il decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: miniera, amianto e discariche. Mortalità per tutte le cause e malattie del sistema circolatorio. L’esiguità numerica della popolazione residente non ha consentito una completa valutazione della mortalità nel periodo studiato».

Pieve Vergonte (Verbania, Cusio, Ossola)
Comuni di Piedimulera, Pieve Vergonte e Vogogna.
«Il Decreto di perimetrazione di questo SIN elenca la presenza di impianti chimici e di discariche (RSU, rifiuti spe- ciali non pericolosi, rifiuti da metallurgia Pb, Zn, Cu, cavi elettrici plastificati). Il profilo di mortalità nel SIN di Pieve Vergonte mostra un eccesso tra gli uomini e le donne per tutte le cause, tutti i tumori e per le malattie circolatorie. Si osserva un eccesso per il tumore del colon-retto tra le donne e per il tumore dello stomaco in entrambi i generi, seppure con stime imprecise».

Balangero (Torino)
Comuni di Balangero e Corio.
«Il Decreto di perimetrazione elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: amianto, discariche e miniera. Il profilo di mortalità nel SIN mostra, nel complesso delle principali cause di morte un eccesso della mortalità per tutte le cause in entrambi i generi, per le malattie del sistema circolatorio nelle donne, per le malattie degli apparati respiratorio e digerente negli uomini. È presente un incremento della mortalità per tumore della pleura negli uomini, dato affetto da un’imprecisione della stima».

Casal Monferrato (Alessandria)
Comuni di Alfiano Natta, Altavilla Monferrato, Balzola, Borgo San Martino, Bozzole, Camagna Monferrato, Camino, Casale Monferrato, Castelletto Merli, Cella Monte, Cereseto, Cerrina Monferrato, Coniolo, Conzano, Frassinello Monferrato, Frassineto Po, Gabiano, Giarole, Mirabello Monferrato, Mombello Monferrato, Moncalvo, Moncestino, Morano sul Po, Murisengo, Occimiano, Odalengo Grande, Odalengo Piccolo, Olivola, Ottiglio, Ozzano Monferrato, Palazzolo Vercellese, Pomaro Monferrato, Pontestura, Ponzano Monferrato, Rosignano Monferrato, Sala Monferrato, San Giorgio Monferrato, Serralunga di Crea, Solonghello, Terruggia, Ticineto, Treville, Trino, Valmacca, Vignale Monferrato, Villadeati, Villamiroglio e Villanova Monferrato.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN segnala la presenza di un’industria per la lavorazione e produzione di manufatti di amianto. Un eccesso della mortalità per tutte le cause, per tutti i tumori e per le malattie del sistema circolatorio. Si osservano eccessi per il tumore polmonare negli uomini, e in entrambi i generi per il tumore pleurico. Sono state pubblicate una serie di indagini epidemiologiche condotte a Casale Monferrato. Uno studio di coorte occupazionale condotto su 3.443 lavoratori del cemento-amianto della Eternit. In entrambi i generi sono stati osservati eccessi della mortalità per tutte le cause, tumore polmonare, tumore della pleura, tumore del peritoneo e asbestosi. Nelle donne è stato confermato l’aumento della mortalità per tumore dell’ovaio e dell’utero».

Serravalle Scrivia (Alessandria)
Comuni di Serravalle Scrivia e Stazzano.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza di un impianto di rigenerazione olii esausti. Il profilo di mortalità nel SIN mostra, nel complesso delle principali cause di morte un eccesso nelle donne per tutte le cause e per le malattie dell’apparato circolatorio. L’eccesso nella mortalità per tutte le cause può essere in parte attribuibile all’aumento di rischio per malattie dell’apparato circolatorio. Si documenta un eccesso negli uomini per tumore dello stomaco».

Cengio (Savona) e Saliceto (Alessandria)
Comuni di Bergolo, Bistagno, Bubbio, Cairo Montenotte, Camerana, Castelletto Uzzone, Castino, Cengio, Cessole, Cortemilia, Cosseria, Cravanzana, Feisoglio, Gorzegno, Gottasecca, Levice, Loazzolo, Millesimo, Mombarcaro, Monastero Bormida, Monesiglio, Montezemolo, Niella Belbo, Perletto, Ponti, Pruneto, Sale San Giovanni, Saliceto, San Giorgio Scarampi, Sessame, Torre Bormida e Vesime.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza di impianti chimici con produzione di coloranti e di discariche. Si osserva un eccesso in entrambi i generi per il tumore dello stomaco. Si osserva un eccesso nelle donne, per l’asma, sia in presenza sia in assenza di correzione per fattori socioeconomici».

Cogoleto-Stoppani (Genova)
Comuni di Arenzano e Cogoleto.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza di un impianto per la produzione del bicromato di sodio e di una discarica. Per il complesso delle principali cause di morte mostrano una mortalità osservata simile a quella attesa tra gli uomini, mentre nella popolazione femminile indicano un eccesso per tutte le cause e per le malattie dell’apparato genitourinario. Si osserva un eccesso di rischio nelle donne, per l’asma. Inoltre, uno studio recente, effettuato dal CNR e da ARPA Liguria1, ha analizzato i sedimenti marini, evidenziando alte concentrazioni di metalli pesanti, come cromo esavalente e nichel e, in minore quantità, di argento, mercurio, piombo, rame e zinco».

Pitelli (La Spezia)
Comuni di La Spezia e Lerici.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: impianti chimici, centrale elettrica, area portuale, amianto e discarica. Nel SIN risultano in eccesso la mortalità per tutti tumori e per le malattie dell’apparato respiratorio negli uomini. Risultano in eccesso negli uomini la mortalità per il tumore dello stomaco, del polmone, della pleura e per malattie dell’apparato respiratorio. Due studi dei lavoratori dei petrolchimici di Genova e La Spezia hanno evidenziato un eccesso di mortalità per mesotelioma pleurico tra i manutentori».

Sesto San Giovanni (Milano)
Comuni di Cologno Monzese e Sesto San Giovanni.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: impianto siderurgico e discariche. Per malattie dell’apparato respiratorio, acute, croniche e asma è nota una componente occupazionale. Polveri, gas, fumi, agenti sensibilizzanti sono tra le esposizioni con accertato ruolo eziologico per queste patologie».

Cerro al Lambro (Milano)
Comuni di Cerro al Lambro e San Zenone al Lambro.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN segnala la presenza di discariche. Nel complesso nell’area di Cerro al Lambro si osserva una mortalità per tutte le cause e causa-specifica che non si di- scosta dall’atteso regionale».

Pioltello Rodano (Milano)
Comuni di Pioltello e Rodano.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti o sorgenti di esposizione ambientale: impianto chimico e discariche. Negli uomini si osserva un difetto della mortalità per tutti i tumori, e un eccesso per le malattie del- l’apparato digerente».

Broni (Pavia)
Comune di Broni.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN indica la presenza di un’area di produzione di manufatti di cemento-amianto. Eccesso di mortalità per tutte le cause negli uomini e, in entrambi i generi, un eccesso di mortalità per patologie dell’apparato cardiovascolare. Il tumore maligno della pleura sia negli uomini sia nelle donne risulta in eccesso, con un aumento dei rispettivi SMR di più di 10 volte».

Brescia
Comuni di Brescia, Castegnato e Passirano.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: chimico, discarica. I valori osservati per la mortalità per tutti i tumori in entrambi i generi e le malattie respiratorie negli uomini sono superiori all’atteso. Elevata probabilità al linfoma non Hodgkin. Sono stati osservati eccessi per questa causa di morte negli uomini».

Laghi di Mantova
Comune di Mantova Virgilio.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN Laghi di Mantova e Polo chimico elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: impianti chimici (metallurgia, cartaria), petrolchimico, raffineria, area portuale e discariche industriali. Per le principali cause di morte, un difetto per tutti i tumori e un eccesso per le malattie dell’apparato circolatorio negli uomini. Un valore dell’SMR in eccesso, anche se affetto da imprecisione, è osservato per l’asma nelle donne».

Bolzano
Comune di Bolzano.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza di un impianto per la produzione di alluminio e di magnesio. Si osserva un eccesso, seppure caratterizzato da una stima imprecisa, della mortalità per alcune condizioni morbose di origine perinatale. Per quanto riguarda altre cause di morte non comprese nelle tabelle precedenti, si osservano eccessi di mortalità, per il totale di uomini e donne, per le demenze».

Trento Nord
Comune di Trento.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza di un’industria chimica. Il SIN è caratterizzato da suoli inquinati dalle passate attività industriali di produzione della Carbochimica Prada, che ha cessato la produzione nel 1984, e della produzione di piombo tetraetile da parte della Società Lavorazioni Organiche Inorganiche (SLOI), attiva dal 1939 al 1978. Si segnala un aumento di mortalità per tumore del colon-retto sia negli uomini sia nelle donne, anche se questi dati sono caratterizzati da stime imprecise».

Venezia Porto Marghera
Comune di Venezia.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: impianti chimici, petrolchimico, raffineria, metallurgia, elettrometallurgia, meccanica, produzione energia area portuale e discariche. Per uomini e donne è presente un eccesso per tutti i tumori e per le malattie dell’apparato digerente. Difetti sono presenti per le malattie circolatorie tra gli uomini e in entrambi i generi per le malattie respiratorie e dell’apparato genitourinario. Il tumore del polmone e della pleura sono in eccesso tra uomini e donne. L’indagine dei 7.530 pescatori di Chioggia e Venezia, registrati dalla capitaneria nel periodo 1971-1986, la cui mortalità è stata studiata fino al 1986, ha osservato un incremento per il tumore del fegato e dello stomaco».

Laguna di Grado e Marano (Udine)
Comuni di Carlino, Cervignano del Friuli, Marano Lagunare, San Giorgio di Nogaro, Terzo d’Aquileia e Torviscosa.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza di uno stabilimento per la produzione di cellulosa e di un’area portuale. Si osserva un eccesso di rischio per il tumore dello stomaco negli uomini e nelle donne. Nonostante la letteratura scientifica identifichi nel tipo di dieta il principale fattore di rischio per il tumore dello stomaco, l’eccesso osservato negli uomini può essere ricondotto a fattori ambientali (l’assorbimento gastroenterico come principale via di esposizione a piombo e cadmio, e a nitrati presenti nel bacino scolante della laguna) e occupazionali, vista l’associazione positiva rilevata tra tumore dello stomaco ed esposizione professionale a piombo e cromo esavalente».

Trieste
Comune di Trieste.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza di impianti chimici, una raffineria, un impianto siderurgico e un’area portuale. La mortalità per le principali cause di decesso mostra per entrambi i generi eccessi per tutte le cause, malattie dell’apparato circolatorio, respiratorio e digerente. Nelle donne è evidente anche un eccesso per tutti i tumori. Il tumore del colon-retto e le malattie acute dell’apparato respiratorio sono in eccesso in entrambi i generi, l’osservato supera l’atteso tra gli uomini per il tumore della pleura e tra le donne per le malattie respiratorie acute e croniche. La relazione tra inquinamento atmosferico e tumore polmonare a Trieste è stata oggetto di due studi caso-controllo che hanno incluso solo uomini e hanno evidenziato un’associazione positiva e rischi maggiori per i residenti nel centro cittadino e nei pressi della zona industriale».

Fidenza (Parma)
Comuni di Fidenza e Salsomaggiore Terme.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: chimico e discarica di rifiuti urbani e speciali. Tra gli uomini si è osservato un eccesso della mortalità per le cause tumorali e per le malattie dell’apparato digerente. Tra le donne si è osservato un eccesso di mortalità per le malattie dell’apparato circolatorio e per le malattie dell’apparato digerente. Inoltre, l’eccesso di mortalità per tumore dello stomaco osservato tra gli uomini può essere riconducibile a una esposizione occupazionale».

Sassuolo (Modena) e Scandiano (Reggio Emilia)
Comuni di Casalgrande, Castellarano, Castelvetro di Modena, Maranello, Rubiera e Sassuolo.
«Il Decreto di perimetrazione di questo SIN elenca la presenza di impianti per la lavorazione della ceramica. Il profilo di mortalità del SIN mostra, tra le principali cause di morte, eccessi tra gli uomini per tutte le cause, malattie del sistema circolatorio e dell’apparato respiratorio; tra le donne si osservano eccessi per malattie dell’apparato digerente. Si osserva tra gli uomini un eccesso per malattie respiratorie e asma e per malformazioni congenite in tutte le classi di età».

Massa e Carrara
Comuni di Carrara e Massa.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: industria farmaceutica, petrolchimico, impianto siderurgico, area portuale, amianto, discariche e inceneritore. Nelle donne si evidenziano eccessi per tutte le cause, per le malattie dell’apparato digerente e genitourinario. In entrambi i generi si osserva un eccesso di mortalità per il tumore del fegato. Negli uomini sono presenti eccessi di mortalità per il tu- more del polmone, della pleura, del sistema linfoematopoietico; per il linfoma non Hodgkin si osserva un eccesso con una stima imprecisa. Tra le cause non tumorali sono presenti eccessi per le malattie respiratorie nel loro insieme, e separatamente anche per le croniche e le acute. Nelle donne si evidenzia un eccesso per le malattie respiratorie acute e difetti di mortalità per il tumore del colon- retto e del polmone. Si evidenziano eccessi di mortalità per malformazioni congenite e per le condizioni morbose di origine perinatale».

Livorno
Comuni di Collesalvetti e Livorno.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: raffineria e area portuale. La mortalità per tutte le cause e per tutti i tumori è risultata in eccesso in entrambi i generi. Nelle donne si registrano eccessi per le malattie del sistema circolatorio e per le malattie del sistema digerente. Si osserva, in entrambi i generi, un eccesso per il tumore del polmone e per il tumore della pleura. Si evidenzia un eccesso di mortalità per condizioni morbose di origine perinatale».

Piombino (Livorno)
Comune di Piombino.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: chimico, siderurgico, centrale termoelettrica, area portuale e discarica industriale di rifiuti pericolosi. Il profilo di mortalità osservato nella popolazione residente di Piombino negli uomini mostra un eccesso per le malattie dell’apparato respiratorio, digerente e genitourinario. Nelle donne è presente un eccesso per malattie genitourinarie e difetti per tutte le cause, malattie del sistema circolatorio e respiratorie. Si osserva un solo eccesso di mortalità negli uomini per il tumore della pleura».

Orbetello (Grosseto)
Comune di Orbetello.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza di un impianto di produzione di fertilizzanti chimici. La mortalità per tutte le cause, per tutti i tumori e per le malattie genitourinarie è risultata in eccesso negli uomini. Un eccesso impreciso per le malattie genitourinarie è presente anche nelle donne. Si osserva un eccesso di decessi negli uomini per asma. Le contaminazioni ambientali della laguna di Orbetello sono in gran parte dovute agli sversamenti dei residui di lavorazione della produzione di fertilizzanti dell’industria ex Sitoco. L’industria si trova sulla sponda di levante della laguna di Orbetello».

Terni-Papigno
Comune di Terni.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: siderurgico e discarica di 2a categoria tipo B rifiuti speciali. Tra gli uomini residenti in questo SIN si è osservato un eccesso della mortalità per tutte le cause e per tutti i tumori rispetto all’atteso; tra le donne si è osservato un eccesso di mortalità per tutti i tumori e per le patologie dell’apparato digerente».

Falconara Marittima (Ancona)
Comune di Falconara Marittima.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: impianti chimici, raffineria, centrale termoelettrica. Il principale eccesso di rischio è per il tumore del polmone in entrambi i generi; nelle donne risultano in eccesso le malattie respiratorie acute, mentre negli uomini è in eccesso il tumore del colon-retto. In eccesso risultano anche le malformazioni congenite con stime imprecise e le malattie dell’apparato genitourinario, in eccesso nelle donne, anche se con stime imprecise».

Basso bacino del fiume Chienti (Macerata e Ascoli Piceno)
Comuni di Civitanova Marche, Montecosaro, Morrovalle, Porto Sant’Elpidio e Sant’Elpidio a Mare.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN indica la presenza di un impianto calzaturiero. Si registra un eccesso per malattie dell’apparato genitourinario negli uomini e di malattie del sistema circolatorio nelle donne. E un eccesso della mortalità per alcune condizioni di origine perinatale nei bambini minori di un anno».

Bacino idrografico del fiume Sacco (Roma e Frosinone)
Comuni di Anagni, Colleferro, Ferentino, Gavignano, Morolo, Paliano, Segni, Sgurgola e Supino.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN indica la presenza di un’industria chimica. Si osserva un eccesso di mortalità per tutte le cause in uomini e donne. Tra gli uomini si osserva un eccesso di mortalità per tutti i tumori e per le malattie dell’apparato digerente, tra le donne si ha un eccesso di mortalità per le patologie del sistema circolatorio e un difetto di mortalità per tutti i tumori. Si rileva un eccesso per tumore dello stomaco e per le malattie dell’apparato respiratorio tra gli uomini».

Litorale domizio flegreo e Agro aversano (Caserta e Napoli)
Comuni di Acerra, Arienzo, Aversa, Bacoli, Brusciano, Caivano, Camposano, Cancello ed Arnone, Capodrise, Capua, Carinaro, Carinola, Casagiove, Casal di Principe, Casaluce, Casamarciano, Casapesenna, Casapulla, Caserta, Castel Volturno, Castello di Cisterna, Cellole, Cervino, Cesa, Cicciano, Cimitile, Comiziano, Curti, Falciano del Massico, Francolise, Frignano, Giugliano in Campania, Grazzanise, Gricignano di Aversa, Lusciano, Macerata Campania, Maddaloni, Marcianise, Mariglianella, Marigliano, Melito di Napoli, Mondragone, Monte di Procida, Nola, Orta di Atella, Parete, Pomigliano d’Arco, Portico di Caserta, Pozzuoli, Qualiano, Quarto, Recale, Roccarainola, San Cipriano d’Aversa, San Felice a Cancello, San Marcellino, San Marco Evangelista, San Nicola la Strada, San Paolo Bel Sito, San Prisco, San Tammaro, San Vitaliano, Santa Maria a Vico, Santa Maria Capua Vetere, Santa Maria la Fossa, Sant’Arpino, Saviano, Scisciano, Sessa Aurunca, Succivo, Teverola, Trentola-Ducenta, Tufino, Villa di Briano, Villa Literno, Villaricca e Visciano.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza di discariche. Nel SIN sono stati osservati eccessi della mortalità in entrambi i generi per tutti i principali gruppi di cause, con eccessi di mortalità per il tumore polmonare, epatico e gastrico, del rene e della vescica. I risultati hanno, anche, mostrato un trend di rischio in eccesso all’aumentare del valore dell’indicatore di esposizione a rifiuti per la mortalità generale, per tutti i tumori e per tumore epatico in entrambi i generi, e per il tumore polmonare e dello stomaco nei soli uomini».

Litorale vesuviano (Napoli)
Comuni di Boscoreale, Boscotrecase, Castellammare di Stabia, Ercolano, Napoli, Pompei, Portici, San Giorgio a Cremano, Terzigno, Torre Annunziata, Torre del Greco e Trecase.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle fonti di esposizione: amianto e discariche. I dati di mortalità mostrano eccessi per le malattie degli apparati digerente e genitourinario negli uomini e nelle donne. In assenza di correzione per indice di deprivazione, nelle donne vi è un eccesso per tutte le cause e per tutti i tumori. Negli uomini tantissimi i casi di tumore alla pleura».

Tito (Potenza)
Comune di Tito.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: chimico e siderurgico. Nell’area sono presenti attività produttive di diversa dimensione e tipologia, sia in funzione sia dismesse, con impianti chimici, scorie siderurgiche, discariche di rifiuti pericolosi, discariche con amianto a cielo aperto, vasche di fosfogessi. Il sito ARPA Basilicata riferisce attività di monitoraggio ambientale condotte nel 2003 con rilevazione di metalli pesanti (cromo esavalente, piombo, mercurio), benzene e idrocarburi aromatici, composti organici alogenati e altri idrocarburi. Nella sola popolazione maschile è in eccesso la mortalità per patologie dell’apparato respiratorio. Si osserva un eccesso di mortalità per tumori del colon-retto nelle donne».

Val Basento (Matera)
Comuni di Ferrandina, Grottole, Miglionico, Pisticci, Pomarico e Salandra.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: chimico e di produzione di manufatti in cemento-amianto. Tra gli uomini si osserva un eccesso della mortalità per tutte le cause, sia in assenza sia in presenza di correzione per deprivazione socioeconomica, e un deficit della mortalità per le malattie dell’apparato genitourinario. Nelle donne si rileva un difetto della mortalità per malattie dell’apparato respiratorio e per le patologie dell’apparato genitourinario».

Manfredonia (Foggia)
Comuni di Manfredonia e Monte Sant’Angelo.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: impianti chimici e discariche. Si osservano, negli uomini e nelle donne, un eccesso per tumore dello stomaco e un difetto per le malattie dell’apparato respiratorio. Stime imprecise in difetto sono presenti per malformazioni congenite e condizioni morbose perinatali».

Bari-Fibronit
Comune di Bari.
«Il Decreto del SIN elenca la presenza di uno stabilimento di cemento-amianto. Risulta un eccesso di mortalità per tutte le cause, per tutti i tumori e per malattie dell’apparato respiratorio, mentre nelle donne si rileva un eccesso per le malattie dell’apparato digerente. Una volta corretta per indice di deprivazione, risulta superiore all’atteso anche la mortalità per malattie dell’apparato circolatorio in entrambi i generi, dell’apparato digerente negli uomini e dell’apparato genito-urinario nelle donne. L’azienda Fibronit di Bari è stata oggetto di due studi di coorte. Lo studio di Belli ha riguardato i lavoratori dell’azienda, titolari di rendita INAIL per asbestosi, e ha osservato un aumento significativo della mortalità per asbestosi, tumore del polmone, della pleura e del mediastino. I risultati dello studio di Coviello, riguardante l’intera coorte, ha mostrato eccessi di mortalità per tutte le cause, per le pneumoconiosi, tutti i tumori, per i tumori maligni del polmone, della pleura e del peritoneo. L’impatto dell’esposizione ambientale ad amianto, in quartieri limitrofi all’insediamento produttivo, è stato stimato da Musti con uno studio caso-controllo che ha valutato la distribuzione spaziale di mesotelioma di origine non professionale, e ha osservato nella popolazione residente entro 500 metri dall’impianto un significativo incremento di rischio».

Taranto
Comuni di Taranto e Statte.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN riporta la presenza di una raffineria, un impianto siderurgico, un’area portuale e di discariche di RSU con siti abusivi di rifiuti di varia provenienza. Il lungo elenco di malattie comprende: eccesso tra il 10% e il 15% nella mortalità generale e per tutti i tumori in entrambi i generi; eccesso di circa il 30% nella mortalità per tumore del polmone, per entrambi i generi; eccesso, in entrambi i generi, dei decessi per tumore della pleura, che permane; eccesso compreso tra il 50% (uomini) e il 40% (donne) di decessi per malattie respiratorie acute; associato a un aumento di circa il 10% nella mortalità per tutte le malattie dell’apparato respiratorio; eccesso di circa il 15% tra gli uomini e 40% nelle donne della mortalità per malattie dell’apparato digerente; incremento di circa il 5% dei decessi per malattie del sistema circolatorio soprattutto tra gli uomini; quest’ultimo è ascrivibile a un eccesso di mortalità per malattie ischemiche del cuore, che permane, anche tra le donne un eccesso per la mortalità per condizioni morbose di origine perinatale (0-1 anno), con evidenza Limitata di associazione con la residenza in prossimità di raffinerie/poli petrolchimici e discariche, e un eccesso di circa il 15% per la mortalità legata alle malformazioni congenite, che non consente però di escludere l’assenza di rischio».

Brindisi
Comune di Brindisi.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: chimico, petrolchimico, centrali elettriche, area portuale, discariche. In entrambi i generi si osserva un eccesso per il tumore della pleura. È presente un eccesso di mortalità per le malformazioni congenite».

Crotone-Cassano-Cerchiara (Cosenza)
Comuni di Cassano ionico, Cerchiara di Calabria e Crotone.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: chimico, discariche. Gli eccessi sono evidenti in particolare tra gli uomini per i quali, oltre alla mortalità per tutte le cause, risultano in eccesso tutti i tumori, le malattie dell’apparato circolatorio, respiratorio e genitourinario. Nelle donne, oltre alla mortalità per tutte le cause, è in eccesso quella per malattie dell’apparato digerente. Un eccesso della mortalità per malattie dell’apparato respiratorio negli uomini».

Milazzo (Messina)
Comuni di Milazzo, Pace del Mela e San Filippo del Mela.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: impianti per la produzione di apparecchiature elettriche, una raffineria, un impianto siderurgico e una centrale elettrica. Risulta, fra gli uomini, un eccesso per le malattie dell’apparato genitourinario e un difetto per le patologie dell’apparato respiratorio. Tra le donne si osserva un difetto per tutte le cause, per le malattie dell’apparato digerente e del sistema circolatorio. Per i sottogruppi di classe di età 0-1 e 0-14 risulta in eccesso la mortalità nel primo anno di vita per alcune condizioni morbose di origine perinatale. Un recente studio di coorte occupazionale sugli ex lavoratori di una industria di manufatti in cemento-amianto nel Comune di San Filippo del Mela ha analizzato la mortalità per cause asbesto-correlate e l’incidenza del mesotelioma. Pur con dei limiti, dovuti principalmente alla mancanza dei libri-matricola, e quindi all’impossibilità di ricostruire gli anni-per- sona a rischio, l’indagine ha evidenziato un eccesso dell’incidenza di mesotelioma ed eccessi di mortalità per tumore maligno della pleura, del polmone e per pneumoconiosi».

Biancavilla (Catania)
Comune di Biancavilla.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN riferisce la presenza di cava di materiale lapideo contaminato da fluoro-edenite, una fibra asbestiforme. Si osserva un eccesso di mortalità per tutte le cause sia negli uomini sia nelle donne. Anche le malattie dell’apparato cardiovascolare e dell’apparato respiratorio risultano in eccesso sia negli uomini sia nelle donne. È presente in entrambi i generi un difetto di patologie dell’apparato digerente. Si evidenzia un eccesso di mortalità per tumore maligno della pleura, con un ampio intervallo di confidenza».

Priolo (Siracusa)
Comuni di Augusta, Melilli, Priolo Gargallo e Siracusa.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: impianti chimici, un polo petrolchimico, una raffineria, un’area portuale, amianto e discariche. Nel SIN si sono osservati eccessi della mortalità generale per tutte le cause e per tutti i tumori tra gli uomini, per malattie dell’apparato digerente tra le donne. Sono in eccesso negli uomini i tumori del polmone e della pleura, causa, quest’ultima, in eccesso anche nelle donne; la mortalità è in eccesso in entrambi i generi per le malattie respiratorie acute».

Gela (Caltanissetta)
Comune di Gela.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: chimico, petrolchimico, raffineria e discarica rifiuti. Il segnale più evidente è quello di un eccesso di tumori polmonari sia tra gli uomini sia tra le donne; tra gli uomini sono in eccesso anche il tumore dello stomaco e l’asma; tra le donne il tumore del colon-retto e l’asma, quest’ultima con una stima imprecisa».

Porto Torres (Sassari)
Comuni di Porto Torres e Sassari.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: chimico, petrolchimico, raffineria, centrale termoelettrica, area portuale e discariche. I risultati mostrano un’aumentata incidenza per tutti i tumori. Un’aumentata mortalità per il tumore del polmone, per le malattie dell’apparato respiratorio, anche acute, e per le malformazioni congenite. Tra i lavoratori esposti ad asbesto è aumentata l’incidenza per tumore della vescica. Sia per gli uomini sia per le donne sono presenti eccessi per il tumore del fegato e la leucemia mieloide».

Sulcis-Iglesiente-Guspinese (Cagliari)
Comuni di Arbus, Assemini, Buggerru, Calasetta, Capoterra, Carbonia, Carloforte, Domus de Maria, Domusnovas, Fluminimaggiore, Giba, Gonnesa, Gonnosfanadiga, Guspini, Iglesias, Masainas, Musei, Narcao, Nuxis, Pabillonis, Perdaxius, Piscinas, Portoscuso, Pula, San Gavino Monreale, San Giovanni Suergiu, Santadi, Sant’Anna Arresi, Sant’Antioco, Sarroch, Siliqua, Teulada, Tratalias, Uta, Vallermosa, Villa San Pietro, Villacidro, Villamassargia e Villaperuccio.
«Il Decreto di perimetrazione del SIN elenca la presenza delle seguenti tipologie di impianti: impianti chimici, miniere e discariche. Per uomini e donne è presente un eccesso di mortalità per le malattie dell’apparato respiratorio e un difetto, per i soli uomini, per le malattie circolatorie. Il tumore della pleura è in eccesso in entrambi i generi con una stima imprecisa dell’SMR. Si rileva infine un eccesso della mortalità per le condizioni morbose perinatali. Nei bambini delle scuole elementari di Portoscuso una frequenza più elevata di sintomi ostruttivi e bronchitici rispetto ai coetanei dei Comuni di confronto; nei bambini di Sarroch la frequenza è più elevata anche per l’asma».

Fonte

Tratto da: http://zapping.altervista.org/ecco-il-rapporto-del-ministero-della-salute/

 

Perchè queste cose non le dicono? – La vittoria degli ulivi pugliesi: Xylella sconfitta con una antica pratica agronomica che salva la pianta senza bisogno di eradicare !!

 

ulivi

 

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Perchè queste cose non le dicono? – La vittoria degli ulivi pugliesi: Xylella sconfitta con una antica pratica agronomica che salva la pianta senza bisogno di eradicare !!

 

Chi sosteneva che la scellerata imposizione dell’UE di eradicare gli ulivi pugliesi fosse qualcosa di inutile e che la soluzione poteva essere quella di utilizzare pratiche alternative oggi potrebbe ufficialmente prendersi una rivincita: come spiega il servizio televisivo del TgNorbaun’antica pratica agronomica potrebbe essere la salvezza per gli ulivi colpiti dal misterioso batterio.

Il video: QUI

Il tentativo di salvare l’ulivo conosciuto come ‘il gigante di Alliste‘, (circa 1500 anni di età) dal disseccamento rapido provocato dal batterio della Xylella fastidiosa é stato praticato alla presenza di José Bové, europarlamentare francese dei Verdi europei. Si è trattato di un innesto di gemme di Leccino che – in base a ciò che è stato detto  – consente di sfruttare uno dei mezzi di autodifesa della pianta, rappresentato dalla capacità di compartimentalizzazione vascolare. I risultati positivi sono stati riscontratianche in altri esemplari di ulivi, circa un centinaio. 

Sostanzialmente, attraverso al un nuovo apparato fogliare non aggredibile, si accelera la produzione di cerchie legnose attive, che risultano più veloci rispetto alla colonizzazione radiale del legno da parte del batterio patogeno.

Già in alcuni convegni “alternativi” a quelli ufficiali, il Movimento 5 Stelle aveva presentato un programma alternativo dove venivano incentivate pratiche e ricerche differenti a quelle ufficiali, che miravano all’esclusione dell’eradicazione come rimedio. Con questa buona notizia si apre uno spiraglio per la salvaguardia di questi patrimoni.

A tal proposito, pubblichiamo un comunicato diffuso il 14 settembre dalla parlamentare europea pugliese Rosa D’Amato (M5S):

“Rivedere il piano Ue anti-Xylella, soprattutto alla luce delle nuove  ricerche che hanno dimostrato l’immunità della vite al ceppo del batterio che si trova in Puglia. E garantire agli agricoltori pugliesi le dovute compensazioni e i risarcimenti per i danni subiti a seguito del blocco dell’export verso alcuni stati membri dell’Ue”. Sono queste le due principali richieste contenute nella lettera che l’eurodeputata del Movimento 5 Stelle, Rosa D’Amato, ha inviato oggi al commissario europeo per la Sicurezza alimentare,Vytenis Andriukaitis. Nella lettera, l’europarlamentare tarantina chiede anche di limitare la lista delle piante a rischio Xylella solo a quelle specie che sono state effettivamente intaccate dalla malattia e per cui esistono dati scientifici certi, “onde evitare allarmismi che possono causare ancora più danni al settore”. Inoltre, D’Amato chiede alla Commissione Ue anche di potenziare la ricerca scientifica attraverso il coinvolgimento di un numero più ampio di centri e laboratori, anche promuovendo sinergie transnazionali. Infine, l’eurodeputata M5S ha ribadito a Bruxelles la richiesta di “promuovere pratiche alternative come quelle legate al biologico per combattere il disseccamento degli ulivi” e di “fermare l’uso di insetticidi come l’etofenprox e il dimetoato, che sono stati vietati da un legge italiana del 2014 ma reintrodotti in Puglia nel piano anti-Xylella”. 

 

fonte: http://www.videoandria.com/2015/09/14/video-vittoria-per-gli-ulivi-pugliesi-xylella-sconfitta-con-antica-pratica-agronomica-che-salva-la-pianta-senza-bisogno-di-eradicare/