Ecco perché le api stanno scomparendo: sono attratte dai cocktail di pesticidi, che le uccidono!

 

api

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Ecco perché le api stanno scomparendo: sono attratte dai cocktail di pesticidi, che le uccidono!

 

Un esperimento tanto semplice quanto inquietante, almeno per i risultati che ha dato. Quello condotto da tre scienziati dell’Illinois e appena pubblicato su Scientific Reports. L’équipe, infatti ha proposto alle api uno sciroppo di zucchero normale e una miscela dolce con diversi fungicidi ed erbicidi a diverse concentrazioni. Assieme a queste altre opzioni, tra le quali acqua zuccherata mescolata con sostanze chimiche presenti in natura.
Ebbene le api hanno scelto proprio il cocktail di veleni. Le stesse sostanze chimiche, insomma, che ne stanno mettendo in pericolo la sopravvivenza a livello globale. Oltre al clorotalonil, un potente fungicida, le “cavie” hanno optato per acqua, zucchero e glifosato, secondo quanto riporta l’esperimento.

E si tratta di una constatazione molto preoccupante, soprattutto perché segna un pericolo molto grave per le api. Questi insetti, infatti, sono noti per poter “fiutare” le sostanze chimiche potenzialmente pericolose, in pratica valutare la qualità del cibo e utilizzare le sostanze fitochimiche come spunti per prendere decisioni su cosa è per loro commestibile.

Se questa capacità, come dimostra l’esperimento, viene meno proprio nei confronti dei pesticidi, la loro sopravvivenza è ad alto rischio.

Esattamente come accade per i neonicotinoidi, pesticidi oramai tristemente famosi per aver decimato questi insetti, il nettare ai fitofarmaci riportato in alveare può mettere a rischio l’intera colonia abbreviare la durata della vita delle api esposte e devastare l’organizzazione dell’alveare.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2018/01/10/le-api-attratte-dai-cocktail-di-pesticidi-che-le-uccidono/30132/

Con il 2018 arriva sul mercato Tua, l’auto elettrica tutta Italiana, “Made in Puglia”, bella, economica e superecologica

auto elettrica

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Con il 2018 arriva sul mercato Tua, l’auto elettrica tutta Italiana, “Made in Puglia”, bella, economica e superecologica

 

Ad aprile 2018 a Roma arriverà una tappa del campionato del mondo di Formula E: bolidi monoposto che sfrecceranno a oltre 200 km orari in un circuito capitolino interamente (e unicamente) alimentati a batteria. Il mercato dell’auto elettrica italiana non si ferma però qui. C’è ad esempio un forte impegno verso il car sharing  e anche verso la produzione di macchine elettriche made in Italy.

Minicar made in Bari

Qualche giorno fa, in occasione della Fiera del Levante è stata presentata Tuala prima auto elettrica italiana, leggi anche come il primo modello di automobile interamente costruito in Italia.

Auto elettrica italiana: orgoglio del sud

Tua è progettata dalla Tua Industries, ed è realizzata interamente in alluminio; pesa poco per essere un’automobile (circa 600 kg) ed ha un’autonomia di 200 km per ogni ricarica. Il debutto sul mercato è fissato per il secondo semestre del prossimo anno con un prezzo che dovrebbe aggirarsi attorno ai 10 mila euro.

L’auto elettrica italiana che salva azienda e dipendenti

A Modugno, dove oggi si sta per iniziare a produrre la Tua, fino a qualche tempo fa si producevano carrelli industriali. Poi la crisi, la cassa integrazione e la decisione di chiudere lo stabilimento per trasferirsi ad Amburgo. Da qui il periodo più buio: le tensioni, le occupazioni, i presidi e le paure da cui è emersa la voglia di non arrendersi di un gruppo di operai che ha saputo far fronte alla crisi, che ha saputo farsi famiglia.

Il 2015 e la svolta

Nel 2015 un fondo statunitense ridisegna il destino degli operai di Modugno. La Lcv Capital Management, un gruppo d’investimento statunitense ha riacceso le speranze delle famiglie dei dipendenti ed è arrivato l’accordo tra il ministero e la Lcv-Tua Autoworks con cui vene varato il piano per la riconversione dello stabilimento di Modugno.

Una storia di rivalsa sociale, ancora prima della storia di Tua, l’auto elettrica italiana

Michele Emiliano presidente della Regione puglia racconta a Puglia Reporter la sua esperienza su questa bella storia italiana:

“Questa vicenda è iniziata quando ero sindaco di Bari con un presidio vicino alla fabbrica perché una grande multinazionale, che aveva sostanzialmente preso brand, fatturato e apparecchiature, voleva chiudere l’attività per acquisire le quote di mercato. L’orgoglio degli operai ha impedito questo destino. Abbiamo provato in tutti i modi a trovare un progetto di reindustrializzazione, e oggi siamo arrivati al prototipo finalmente autorizzato dagli organismi competenti”.

E poi continua proprio durante la presentazione dell’auto elettrica prodotta da TUA Industries durante la Fiera del Levante:

“Ci sono ancora difficoltà perché si tratta di mandare a regime una produzione che non è semplice e che ha bisogno di una importante capitalizzazione. Sto verificando la volontà degli imprenditori italiani ad andare avanti nel progetto, noi continueremo a sostenerli perché, al di là del significato del mantenimento occupazionale, è diventato un progetto industriale veramente interessante. La prima auto italiana totalmente elettrica. Questa auto potrebbe consentire a tutte le forze di polizia municipale in Italia di muoversi nei centri abitati colpiti dai superamenti dei PM10, almeno riducendo le emissioni delle auto pubbliche. Peraltro è un’auto comoda e silenziosa”.”È un’auto italiana e pugliese e questo chiude anche tutto il circuito dell’automotive pugliese e barese perché non avevamo ancora una produzione come questa, di un’auto intera. Come sempre combatteremo con tutta l’energia per difendere questo progetto neonato”.

Non manca molto al momento della verità. Entrare nel mercato a metà 2018 significa iniziare presto i lavori. Sapremo quindi a breve quanto questa bella storia fatta con tutti gli ingredienti positivi che una bella storia deve avere (sostenibilità, correttezza politica, speranza, famiglie che non si arrendono) potrà raccontare di noi nel mondo. Di un gruppo di persone che non si sono arrese e che hanno creato un mezzo di trasporto che renderà il mondo dei loro figli un mondo migliore.

tratto da: http://www.green.it/auto-elettrica-italiana/

L’energia dalle onde potrebbe alimentare il mondo intero!

energia

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

L’energia dalle onde potrebbe alimentare il mondo intero!

Secondo molti esperti l’energia dalle onde potrebbe rappresentare la nuova frontiera delle energie rinnovabili. Occorre tempo ed investimenti ma l’energia che ne deriverebbe potrebbe soddisfare l’intera popolazione mondiale.

A forma di ciambella, di giganteschi serpenti, enormi palloni sommersi, i dispositivi in grado di generare energia dalle onde hanno “mille” forme diverse ma un fattore comune: sono in grado di trasformare l’energia cinetica del modo ondoso in energia elettrica. Una tecnologia ancora giovane ma con un potenziale in grado di soddisfare, secondo qualcuno,  il fabbisogno mondiale di energia.  Al largo dell’isola di Oahu nelle Hawaii, il Lifesaver sembra una sorta di ciambella di colore giallo che si muove seguendo il movimento delle onde; nonostante le sue sembianze il dispositivo è un concentrato di tecnologia, pieno di ingranaggi, cavi ed elettronica in grado di convertire il moto ondoso in energia.

Lifesaver (fonte: mdpi.com)

I dispositivi che generano energia dalle onde sono maturi?

Se l’energia eolica ha una laurea, l’energia dalle onde è ancora in prima elementare”. Con queste parole Luis Vega, direttore della Hawaii National Marine Renewable Energy Centre, esprime il grado di maturità del Lifesaver; ma se i risultati dovessero dare ragione a questa tecnologia ancora poco conosciuta e sfruttata, presto potremmo vedere schiere di dispositivi al largo delle nostre coste in grado di soddisfare il nostro fabbisogno energetico.  Attualmente non esiste il convertitore di moto ondoso perfetto, “esistono mille disegni diversi” afferma Reza Alam, ricercatore dell’University of California, Berkeley. “Non siamo ancora arrivati al punto in cui si è affermato un paradigma tecnologico dominante. Può darsi che non ce ne sia uno” aggiunge Ted Brekken, ricercatore della Oregon State University. Ogni “modello” ha un suo modo di produrre energia: il Lifesaver è basato su un generatore elettrico spinto dal movimento oscillante dei cavi che partono dal dispositivo e arrivano fino al fondo dell’oceano; il Pelamis wave power produce energia dalle onde grazie ad un sistema idraulico che si attiva grazie ai movimenti dei diversi segmenti di cui è composto; il CETO grazie al moto ondoso aziona una pompa che eroga acqua ad alta pressione che serve ad azionare una turbina idroelettrica in riva.
Non importa quale tecnologia venga utilizzata, ma una cosa è certa: l’energia dalle onde è una risorsa preziosa che potrebbe contribuire a ridurre la nostra dipendenza dai combustibili fossili.

Pelamis wave power
I vantaggi ed ostacoli dell’energia prodotta dal moto ondoso

L’energia dalle onde presenta un vantaggio enorme rispetto all’energia solare o all’energia eolica: può essere sfruttata 24 ore su 24 e 7 giorni su 7. Le onde derivano indirettamente dal sole, la radiazione solare provoca un gradiente di pressione d’aria che origina vento che a sua volta, a contatto con la superficie del mare, produce le onde. Alam definisce l’energia dal moto ondoso come una “forma di energia solare molto densa”. Recenti studi dimostrano che ogni metro quadro di un  pannello solare riceve fra 0,2 e 0,3 kW di energia solare; ogni metro quadro di una pala eolica assorbe fra 2 e 3 kW. Ogni metro di costa della California potrebbe ricevere 30 kW di energia delle onde.
Negli Stati Uniti si stima che l’energia dal moto ondoso potrebbe produrre fino a 1.170 TWh all’anno, un terzo del fabbisogno energetico del Paese; è per questo che il DOE, Department of Energy, continua a stanziare fondi per spingere la ricerca su questa fonte di energia ancora poco sfruttata.
Nonostante il suo potenziale, l’energia dal moto ondoso presenta non poche difficoltà da un punto di vista tecnico. L’ambiente marino è un “territorio ostile”, vento, acqua salata ed onde violenti possono mettere a dura prova anche i sistemi più robusti. Anche solo per testare nuovi dispositivi è necessario l’utilizzo di navi ed apparecchiature subacquee che fanno lievitare il costo delle tecnologia. Probabilmente occorrerà ancora un decennio per avere convertitori di energia dalle onde efficienti ed economicamente sostenibili. Dobbiamo continuare ad investire nella ricerca se vogliamo porre fine all’utilizzo dei combustibili fossili.

 

 

fonte: http://www.green.it/l-energia-dalle-onde-alimentare-mondo-intero/

 

Sulle nostre teste, nell’atmosfera, nell’aria ci sono ancora le scorie nucleari della guerra fredda!

scorie nucleari

 

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

Sulle nostre teste, nell’atmosfera, nell’aria ci sono ancora le scorie nucleari della guerra fredda!

 

Ancora sopra di noi le scorie nucleari della guerra fredda

Da più di 50 anni, le particelle di plutonio radioattivo dei test nucleari degli anni Cinquanta e Sessanta sono nella stratosfera, tra 20 e 50 km al di sopra delle nostre teste. Si pensava che fossero già tutte precipitate al suolo nel corso dei decenni ma, dopo l’eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajökull avvenuta nel 2010, sono sorti i primi dubbi. Le eruzioni vulcaniche, infatti, possono far precipitare queste particelle radioattive nella parte più bassa dell’atmosfera, la troposfera. Lo afferma uno studio svizzero pubblicato questo mese su Nature Communications. Secondo la ricerca elvetica, tuttavia, non ci sarebbe da preoccuparsi per possibili conseguenze sulla salute umana.

Tra il 1945 e il 1998, un piccolo numero di paesi del mondo ha affermato la propria potenza militare facendo deflagrare bombe atomiche in test all’aria aperta. Le dinamiche della Guerra fredda hanno portato prima Stati Uniti e Unione Sovietica, poi Francia e Regno Unito, e in seguito Cina e India, a gareggiare in esplosioni atomiche. Una volta venute meno le esigenze della Guerra fredda, le esplosioni sono andate decrescendo, ma le scorie radioattive di più di duemila test nucleari sono rimaste nella stratosfera. Si è poi aggiunta la radioattività causata da eventi come l’esplosione, nel 1964, del satellite statunitense SNAP-9A, alimentato a plutonio, che ha riversato sul pianeta scorie che si sono unite alle particelle presenti nell’aria, l’aerosol. Nella troposfera, che si estende verticalmente dal suolo per circa 17-20 km, queste particelle vengono eliminate nel giro di qualche settimana o mese.

Ma un insieme di fattori può ostacolare questo smaltimento. È il caso della tropopausa, lo strato di atmosfera che separa la troposfera dalla stratosfera. La tropopausa funge da barriera e trattiene la maggior parte delle particelle più radioattive nella stratosfera per un tempo che varia da uno a quattro anni, come dimostrato da studi effettuati negli anni Sessanta e Settanta. Le particelle più grandi, dal diametro tra uno e dieci milionesimi di metro, si depositano invece più rapidamente, rimanendo nella stratosfera per qualche settimana o mese. Poiché i test nucleari sono stati condotti molto tempo fa, si pensava che tutte queste particelle radioattive presenti nella stratosfera dovessero ormai essersi depositate.

Tuttavia, dopo l’eruzione dell’Eyjafjallajökull, fisici e climatologi hanno cominciato ad avere qualche dubbio. Il gruppo svizzero, campionando l’aerosol della troposfera, vi ha trovato elevate concentrazioni di radionuclidi. In particolare, i livelli di cesio e plutonio erano di tre volte più alti di quelli presenti nell’aria in prossimità del suolo. Questi dati contraddicono precedenti studi sull’aerosol, che avevano trovato livelli bassi in tutta la troposfera. José Corcho Alvarado e colleghi, dell’Ospedale universitario di Losanna, hanno confrontato i dati raccolti dopo l’eruzione con quelli conservati dalle autorità militari svizzere a partire dagli anni Settanta. Il gruppo ha poi creato un modello della distribuzione delle particelle radioattive nell’atmosfera sopra la Svizzera per tutto il periodo.

Dal modello è emerso che la maggior parte del plutonio atmosferico si sarebbe depositata sul territorio svizzero tra il 1964 e il 1968, confermando l’ipotesi che i test nucleari e l’esplosione del satellite siano state le maggiori fonti di radionuclidi. “Una frazione significativa di quel plutonio è comunque nella stratosfera da decenni”, scrivono i ricercatori. Quanto al plutonio radioattivo finito nelle ceneri del vulcano, l’eruzione avrebbe portato a contatto col ghiaccio migliaia di tonnellate di roccia fusa, originando una forte esplosione che avrebbe portato vapore e particelle nell’aria, facendo precipitare nelle zone più basse della stratosfera polveri sottili e gas come il biossido di zolfo. Le particelle di ceneri e zolfo si sarebbero attaccate al plutonio e al cesio nella stratosfera e li avrebbero trascinati nella troposfera.

“La forte eruzione vulcanica islandese ha ridistribuito i radionuclidi derivati dalle attività umane nella bassa atmosfera”, conclude lo studio. Innocua per la salute umana, la radioattività presente potrebbe invece essere utile a studiare il movimento delle particelle nell’atmosfera, poiché i radionuclidi possono dare indicazioni sulle modalità di circolazione dell’aria.

fonte: https://oggiscienza.it/2014/01/16/ancora-sopra-di-noi-le-scorie-nucleari-della-guerra-fredda/

Dalla Svezia l’auto elettrica con 5 anni di ricariche gratis. Insomma tra i fessi che vogliono rimanere schiavi delle lobby restiamo solo noi…!

 

auto elettrica

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

Dalla Svezia l’auto elettrica con 5 anni di ricariche gratis. Insomma tra i fessi che vogliono rimanere schiavi delle lobby restiamo solo noi…!

 

Dalla Svezia l’auto elettrica con 5 anni di ricariche gratis

La startup svedese Uniti lancia un’auto elettrica che, grazie a un accordo con E.ON, sarà venduta con 5 anni di elettricità gratis ricavata da fotovoltaico

Cinque anni di elettricità gratis se acquisti un’auto elettrica. È la proposta aggressiva di Uniti, startup svedese che domani lancerà la city car appena sviluppata con un evento pubblico. Grazie ad una partnership con la E.ON, la piccola auto a zero emissioni sarà anche a zero spese di ricarica per i clienti del gestore che decideranno di acquistarla non appena arriverà sul mercato. Non solo: l’energia elettrica con cui il mezzo verrà rifornito, in caso di ricarica domestica, sarà garantita da fonti rinnovabili, in particolare dal fotovoltaico.

Il responsabile innovazione di Uniti, Tobias Ekman, ha affermato che «si tratta di un nuovo approccio. Sappiamo che la maggior parte delle ricariche, in particolare per questi tipi di veicoli, avverrà a casa. Queste soluzioni sono quindi particolarmente sostenibili».

L’auto elettrica realizzata dalla startup svedese è composta da una scocca in fibra di carbonio riciclabile, con un interno in materiali compositi organici. L’azienda ha lavorato per digitalizzare l’esperienza di guida, e descrive il mezzo come “l’automobile per smartphone”. All’interno è equipaggiata con uno schermo che mostra le funzioni di navigazione e sicurezza, e il conducente può interagire con l’auto in maniera molto simile al telefono cellulare, grazie a punti di interazione digitalizzati.

Anche la commercializzazione del veicolo è tutta particolare. Uniti prevede di venderlo in modo simile all’e-commerce: sarà acquistabile direttamente online programmando la consegna a casa o in punti vendita di dispositivi elettronici.

Il debutto mondiale è in agenda per domani, 7 dicembre, a Landskrona, in Svezia. È prevista una diretta che si può seguire a questo link. La startup ha già ricevuto quasi 1.000 pre-ordini sul suo sito web, anche se il prezzo non è avvicinabile per tutte le tasche. La city car con tutti gli optional costa 19.900 euro, ma esistono anche modelli più abbordabili. Le prime consegne avverranno nel 2019.

 

fonte:

-http://www.rinnovabili.it/mobilita/svezia-auto-elettrica-ricariche-gratis-333/

Produrre energia pulita ed a basso costo dalle condutture idriche cittadine? Si può! Ma è una di quelle tecnologie che alle Lobby non piace…!

 

energia

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Produrre energia pulita ed a basso costo dalle condutture idriche cittadine? Si può! Ma è una di quelle tecnologie che alle Lobby non piace…!

 

Produrre energia pulita ed a basso costo dalle condutture idriche cittadine? Si può! Ma è una di quelle tecnologie che alle Lobby non piace…!

Energia gratuita: ormai è realtà, ma in Italia nessuno ne parla. Ecco come produrla!

Le condutture comunali delle grandi città trasportano enormi quantità di acqua. Perché allora non sfruttare questo flusso per produrre energia gratuita?

Le condutture comunali delle grandi città trasportano ogni giorno enormi quantità di acqua. Perché allora non sfruttare il costante flusso che attraversa queste infrastrutture urbane per produrre energia pulita?

L’idea, di certo non nuova, è stata messa in pratica nella città di Portland, nell’Oregon, dalla Lucid Energy. La società ha realizzato delle turbine di mini idroelettrico perfettamente integrabili alle condutture idriche cittadine. Per poter produrre energia pulita LucidPipe Power System, questo il nome del sistema, rimpiazza alcuni tratti esistenti della tubatura tradizionale alimentata a gravità.

Quando l’acqua vi scorre attraverso fa ruotare la turbina ad asse verticale inserita centralmente, che a sua volta è collegata ad un generatore elettrico all’esterno del condotto. Gli ingegneri che hanno ideato il progetto spiegano come le mini turbine idroelettriche riescano a svolgere il loro lavoro senza diminuire in maniera significativa la portata dell’acqua, e senza quindi interferire con l’efficienza della pipeline.
Il sistema installato a Portland, diverse turbine in serie per una potenza complessiva di 200 kW, è stato finanziato privatamente dalla Harbourton Alternative Energy, e la sua installazione è stata completata proprio in questi mesi.
Attualmente il progetto sta testando l’affidabilità e l’efficienza di questo speciale impianto di mini idroelettrico, verificando anche che i sensori e il sistema di controllo intelligente funzionino correttamente.
QUI il video
Il passo successivo sarà quindi quello di iniziare la produzione di energia pulita a piena capacità entro marzo. Una volta a regime la LucidPipe dovrebbe produrre una media di 1.100 MWh l’anno, una quantità sufficiente per alimentare circa 150 abitazioni.
Non si tratta di una prima assoluta, dal momento che la società lo aveva già testato nel 2012 a Riverside, in California dove ancora oggi l’impianto pilota rifornisce la rete comunale con 20 MWh, ma se il progetto dovesse mantenere le promesse iniziali, Lucid Energy ha già in mente di esportare la best practies in tutti gli USA.
fonte: http://curiosity2017.blogspot.it/2017/04/produrre-energia-pulita-ed-basso-costo.html

Auto elettrica – Ecco la super batteria della Fisker EMotion. Si ricarica in un minuto e consente 800 km di autonomia. Sarà la fine della dittatura delle lobby dei carburanti?

Auto elettrica

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

Auto elettrica – Ecco la super batteria della Fisker EMotion. Si ricarica in un minuto e consente 800 km di autonomia. Sarà la fine della dittatura delle lobby dei carburanti?

Si ricaricherà in un minuto per percorrere 800 km con una sola carica. È la nuova fantastica auto-batteria della Fisker EMotion, che stando a quanto confermato dalla casa produttrice sarà sulle auto dal 2023.

Secondo quanto riportato da Green Car Congress, Fisker ha depositato proprio nei giorno scorsi il brevetto per una nuova batteria che garantisce queste eccezionali prestazioni.

Gli ioni di litio sono ancora la scelta numero uno per le batterie ricaricabili che alimentano i dispositivi tascabili, i laptop e i veicoli elettrici, tuttavia aumenta la necessità di una maggiore durata, soprattutto nel settore delle auto elettriche.

Nel caso della Fisker, questa impressionante combinazione di autonomia e tempo di ricarica è dovuta all’utilizzo di elettrodi tridimensionali che permettono al dispositivo di contenere 2,5 volte la densità di energia di una equivalente batteria agli ioni di litio.

Fisker sostiene che questa tecnologia consentirà di percorrere oltre 500 miglia (circa 800 km) con una singola carica e con tempi di ricarica oggi inimmaginabili, addirittura più veloci di un pieno di benzina o GPL.

Anche se non sappiamo ancora quando e dove la batteria sarà utilizzata, l’ipotesi più plausibile è che la vedremo in azione tra 5 anni, nel 2023, sulla nuova Emotion, probabile concorrente di Tesla. Quest’ultima, attualmente, necessita di 9 minuti per ricaricarsi e percorrere con una sola carica 200/220 km.

Tuttavia, il prezzo dell’auto non sembra essere proprio alla portata di tutti visto che si aggira attorno ai 130mila euro.

Ma siamo solo ai primi passi. L’auto elettrica comincia ad essere realtà, a dare prestazioni adeguate e convincenti e presto saranno anche competitive nei prezzi.

È l’inizio della fine della dittatura delle lobby dei carburanti?

Askoll Eva: l’auto elettrica tutta italiana che piace tanto alla Cina ed a tutto il mondo, ma che in Italia nessuno deve conoscere!!

auto elettrica

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Askoll Eva: l’auto elettrica tutta italiana che piace tanto alla Cina ed a tutto il mondo, ma che in Italia nessuno deve conoscere!!

 

Askoll, azienda fondata nel 1978 da Elio Marioni con sede a Dueville di Vicenza. Vanta stabilimenti in 11 paesi e più di 2500 dipendenti: fattura oltre 300 milioni di euro…
Askoll, azienda fondata nel 1978 da Elio Marioni con sede a Dueville di Vicenza. Vanta stabilimenti in 11 paesi e più di 2500 dipendenti: fattura oltre 300 milioni di euro l’anno. Askoll è stata presente al recente Eicma di Milano con la sua citycar elettrica, Eva, la quale vanta un autonomia di 200 chilometri, una velocità massima di 80 km/h, la facoltà di ricaricarla comodamente dalla presa di casa ed un prezzo base di appena diecimila euro più Iva. Ebbene questo prodigio dell’ingegneria automotive Made in Italy, dall’anno prossimo dovrà essere gioco-forza prodotto in Cina.

Askoll, questa sconosciuta

La Askoll è nata da una piccola invenzione del suo patron: un compattissimo motorino elettrico utilizzabile negli acquari. La soluzione ebbe un buon successo, tanto da spingere i vertici ad un salto di qualità. Ad oggi la stragrande maggioranza di elettrodomestici sono di motori elettrici– dalle ventole ai fornelletti, fino ai cestelli delle lavatrici e i termostati delle caldaie – rigorosamente targati Askoll. Ma c’è un altro settore dove la Askoll è particolarmente proficua: mobilità ad emissioni zero. In listino ci sono le biciclette a pedalata assistita eB1 ed eB2 (rispettivamente a 1.290 e 1.490 euro) e gli scooter elettrici eS1 ed eS2 (2.290 e 2.490 euro). Tutti prodotti interamente in Italia.

Nuovi spazi

Un mercato, quello dell’elettrico, ancora non del tutto decollato ma con ampi margini di successo. La Askoll ha infatti investito nella realizzazione di una vettura elettrica biposto, compatta e dalle dimensione contenutissime. “A che serve un SUV per cinque persone che va a 190, quando in città è difficile toccare una media di 30 all’ora, si viaggia da soli o in due, e non si trova parcheggio?” spiega l’ad Alessandro Beaupain. La mancanza di colonnine di ricarica ed i prezzi entry-level particolarmente elevanti sono stati superati da Eva, l’auto progettata da Askoll, che si ricarica in una sola notte dalle normali prese delle corrente che popolano le nostre abitazioni. Tocca gli 80 orari, ha una autonomia di 200 chilometri e per percorrere in un anno 7mila chilometri consuma l’equivalente di 50 euro in corrente elettrica.

Delocalizzazione

È da tre anni, con 30 milioni impiegati, che la Askoll è impegnata in questo progetto. Marioni e Beaupain vorrebbero fabbricarla in uno stabilimento di Rovigo ma per questa evenienza sono necessari tra gli 80 e i 120 milioni: una cifra che nessuna banca e nessun investitore italiano è disposto a trattare, ma che invece potrebbe arrivare da un’impresa cinese ubicata a cento chilometri da Shangai. “Se decidiamo di portare lì la produzione” – continua Beaupain intervistato da La Stampa – “è perché non solo ci hanno offerto il denaro necessario a mettere in campo il progetto, ma anche una serie di facilitazioni oggi impensabili nel nostro paese“. La decisione ultima, però, non è stata ancora presa. E fluttua ancora il sogno di una Askoll Eva tutta italiana.
Di Alessio Brina – www.chilometrando.it

Recupera una vecchia Fiat 500 e la trasforma in auto elettrica. Risultato? Bella, ecologica e ci fa 100km con 2 Euro!

 

Fiat 500

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

Recupera una vecchia Fiat 500 e la trasforma in auto elettrica. Risultato? Bella, ecologica e ci fa 100km con 2 Euro!

La nuova frontiera non è semplicemente l’auto elettrica ma la conversione di vecchie auto in veicoli elettrici. Sembra una leggere differenza, eppure, convertendo le auto già in circolazione, avere un’auto elettrica sarebbe praticamente alla portata di tutti (un pò come convertire le auto a gpl o a metano).

Già nel 2008Mirco Sanguinprofessionista di una storica officina di Padova, recuperò una vecchia Fiat 500 non funzionante e l’ha rimessa a nuovo, modificando la meccanica con un motore elettrico. Il risultato, documentato in un video, è un’autovettura praticamente moderna, a zero emissioni, funzionante con la sola energia elettrica con una spesa di soli 2 euro per 100km!

Il video:

Successivamente, Sanguin ha convertito una Delorean in auto elettrica per un progetto per Wired, in collaborazione con Enel. L’obiettivo è dimostrare che questa tecnologia, con semplice modifiche, è possibile e praticamente alla portata di tutti.

Il video:

 

fonte: https://www.globochannel.com/2015/09/20/recupera-vecchia-fiat-500-e-la-trasforma-in-auto-elettrica-2-euro-per-100km-video/

Come riconoscere i principali marchi ecologici e gli enti certificatori

 

marchi

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Come riconoscere i principali marchi ecologici e gli enti certificatori

Scopriamo come funzionano gli enti certificatori e a chi viene attribuito il marchio ecologico.

Gli enti certificatori sono degli organismi privati e indipendenti che hanno il compito di testare e certificare che un prodotto o un servizio risponda a criteri ecologici.

In pratica gli enti verificano che un cosmetico, un detersivo, un giocattolo o un elettrodomestico sia in fase produttiva che in fase di uso e di smaltimento si attengano ai principi di eco-sostenibilitàambientale.

Per ogni settore esistono specifici enti certificatori: spetta al produttore sceglierne uno che, dietro pagamento, svolgerà i test e le verifiche di laboratorio per fargli conseguire la certificazione ambita.

Alcuni enti sono noti a livello internazionale ma la notorietà non sempre è sinonimo di serietà: ve ne sono altri meno conosciuti che lavorano altrettanto diligentemente e ne esistono un po’ per tutti i tariffari.

Nel settore dell’abbigliamento la certificazione del filo o del tessuto utilizzato per confezionare gli indumenti può essere rilasciato dai seguenti enti: l’italiano Icea, l’olandese Eko Skal, l’istituto biodinamico brasiliano, il tedesco Gots, l’austriaco-tedesco Oeko-Tex Standard 100 e lo svizzero Imo (Institute for Marketecology).

Per quanto riguarda la cosmesi bio-ecologica i marchi più diffusi sono Bio Eco Cosmesi Aiab-Icea, il francese Ecocert, il tedesco Bdih, Co.Co.Nat, SoCert, Ccpb Demeter.

In Italia il più noto è Bio Eco Cosmesi Aiab-Icea certificato dall’Istituto per la Certificazione Etica e Ambientale (Icea).

Nell’ambito dei detergenti oltre ad Aiab-Icea c’è, a livello europeo, la certificazione belga Eco Garantie mentre la qualità ecologica degli apparecchi elettrici ed elettronici è attestata dal marchio Energy + e da Ecolabel che però è un marchio trasversale, attribuibile cioè a molti altri prodotti.

Nel giardinaggio le certificazioni sono le stesse che vengono applicate all’agricoltura biologica: il consorzio per il Controllo dei prodotti Biologici Ccpb, Aiab –Icea, l’Istituto Mediterraneo di certificazione Imc, Bioland, Nemeter e QC&I.

Per i mobili e gli arredi esistono le certificazioni Fsc, e Pefc mentre per i tessuti d’arredo ci sono Cenexbel, Eko Skal ed Oeko-Tex Standard 100. Le componenti d’ufficio sono contraddistinte dal marchio Energy Star o dalla tedesca Der Blaue Engel o dalla scandinava White Swan.

Infine, per i servizi legati al turismo esistono diverse associazioni che certificano alberghi, agriturismi e campeggi come Legambiente che assegna “Il Cigno Verde”, l’Icea che attribuisce il marchio Agriturismo Bio-ecologici Aiab, Ecolabel e Swan, che operano a livello europeo.

Foto © adimas – Fotolia.com

 

fonte: http://www.deabyday.tv/ecologia-e-ambiente/vivere-eco/guide/6480/Come-riconoscere-i-principali-marchi-ecologici-e-gli-enti-certificatori-.html