Big Pharma, il business è inventare malattie per vendere farmaci a gente sana! Ecco l’agghiacciante documentario RAI, stranamente sparito dalle teche!

Big Pharma

 

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Big Pharma, il business è inventare malattie per vendere farmaci a gente sana! Ecco l’agghiacciante documentario RAI, stranamente sparito dalle teche!

Il giornalista Silvestro Montanaro, conduttore del programma RAI “C’era una volta”, racconta di come l’industria farmaceutica “crea” le malattie.

STRANAMENTE questa puntata è scomparsa dalle teche RAI

Guardate questo video. Ecco come speculano schifosamente sulla pelle nostra e dei nostri figli solo e solamente per fare soldi! Sciacalli!

L’oncologa Patrizia Paterlini, grazie al suo test, riesce ad individuare il tumore almeno 4 anni prima che si manifesti. Il test è già utilizzato in 20 centri in tutto il mondo, ma in Italia quasi non se ne parla!

 

Patrizia Paterlini

 

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L’oncologa Patrizia Paterlini, grazie al suo test, riesce ad individuare il tumore  almeno 4 anni prima che si manifesti. Il test è già utilizzato in 20 centri in tutto il mondo, ma in Italia quasi non se ne parla!

 

Ve ne avevamo già parlato:

L’oncologa Patrizia Paterlini: “Scopro i tumori prima che nascano”

 

Un tumore si può individuare 4 anni prima che si manifesti

L’oncologa Patrizia Paterlini Bréchot dirige il centro Inserm a Parigi, ma grazie al suo test, già utilizzato in 20 centri in tutto il mondo e presentato all’Istituto SDN, riesce ad osservare la presenza di cellule neoplastiche, almeno 4 anni prima che si manifesti la malattia.

Non a caso in Italia non se ne è più parlato, ma in Francia la dottoressa Paterlini Bréchot, continua la sua ricerca portando avanti il test che sarà di conseguenza commercializzato, ma non in Italia.

Scoprire la presenza di un tumore quattro anni prima che si manifesti. Grazie a una analisi di laboratorio messa a punto dall’oncologa Patrizia Paterlini Bréchot, a Parigi, dove dirige l’Inserm (Institut national de la santé et de la recherche médicale) all’Université Descartes, è già possibile da oggi far diagnosi di cancro in netto anticipo rispetto a Tac, Pet e Risonanza.

Il test, già utilizzato in 20 centri in tutto il mondo, è stato presentato ufficialmente, prima volta in Italia, all’Istituto Sdn, nell’ambito del ciclo di incontri “L’infor-mazione al servizio della salute”, ideato dal direttore scientifico Marco Salvatore. La scienziata, emiliana di nascita e da 25 anni in Francia, spiega al quotidiano “La Repubblica” lo stato dell’arte, le possibili applicazioni e gli sviluppi della ricerca sul test Iset (Isolation by Size of Tumor Cells).

Un test che entro «pochi mesi sarà commercializzato in Francia». «L’obbiettivo da cui siamo partiti», premette la docente di biologia, «era ed è far diminuire in modo massivo la mortalità per cancro. I pazienti non muoiono per il tumore primitivo che li ha colpiti ma per le metastasi.

Le cellule neoplastiche sono nel sangue per anni, prima di andare a proliferare in altri organi e formare metastasi. Ed è questa la finestra in cui era necessario intervenire». Un gap spazio temporale durante il quale le tecniche di imaging, non sono in grado di “vedere” cellule delle dimensioni di un millimetro. A differenza del test, sicuro e al riparo da falsi positivi e falsi negativi. L’ostacolo è che queste minuscole cellule, precisa la Paterlini, sono rarissime, «nell’ordine di una per millilitro di sangue. Che vuol dire, in media, una mescolata a 5 miliardi di globuli rossi e a 10 milioni di globuli bianchi. È come individuare su tutta la terra, una persona tra i sette miliardi della popolazione mondiale».

La ricerca, dopo avere escluso la possibilità di isolare le cellule tumorali con anticorpi o mezzi molecolari, ha sfruttato un elemento fisico, la taglia. «Nel nostro studio il nodulo è diventato visibile in cinque pazienti, da uno a quattro anni dopo l’identificazione delle cellule tumorali nel sangue attraverso il test», continua la scienziata.

«Per il tumore al seno, ad esempio, si sa che l’invasione neoplastica comincia 5, 6 anni prima della diagnosi per immagini, ecco, in quest’arco di tempo è possibile adesso identificare il tumore. Purtroppo, per ora, il test ci informa sulla presenza di cellule tumorali ma non da quale organo derivano». A usufruirne per primi, in Francia, saranno i pazienti già colpiti da neoplasia.

In questo modo potranno sapere con largo anticipo se svilupperanno negli anni successivi una recidiva e, quindi, combatterla prima che si manifesti. Una volta scoperte le cellule tumorali, infatti, i pazienti potranno essere trattati con un farmaco e capire entro qualche settimana se la terapia praticata fa effetto o meno».

Guardate il primo ed ultimo servizio andato in onda sulla Rai- TGR, dedicato al test dell’Oncologa Patrizia Paterlini Bréchot.

 

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MOSTRUOSO MA VERO – Ex manager dichiara: “Alle Case farmaceutiche non importa guarirvi. Voi non siete pazienti, siete consumatori”

Case farmaceutiche

 

 

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MOSTRUOSO MA VERO – Ex manager dichiara: “Alle Case farmaceutiche non importa guarirvi. Voi non siete pazienti, siete consumatori”

«Ho speso 35 anni della mia vita lavorando nell’industria farmaceutica … e loro non fanno altro che annientare la popolazione di questo mondo … perché lo fanno? Perché vogliono fare soldi, soldi, soldi … A loro non importa della vostra vita, a loro importa solo del loro portafogli … Non sono interessati a curare nessuna delle vostre malattie: tutt’altro. Sono interessati a farvi prendere NUOVE malattie … Voi per loro non siete pazienti. Siete consumatori.»
Chi parla è John Rengen Virapen, ex rappresentante di commercio per la filiale Eli Lilly & Co, uno dei colossi farmaceutici mondiali che compongono la Big Pharma. Virapen non è un santo, ma un pentito. La sua testimonianza è visibile su un video diffuso da Youtube (che è in fondo all’articolo), un estratto dal Convegno AZK che si tenne in Germania nel maggio 2009. Un anno dopo, lo stesso Virapen pubblicò un libro per raccontare nel dettaglio i meccanismi che stanno alla base del mercato dei medicinali. Il libro si titola “Side effects: Death. Confessions of a Pharma-Insider” (“Effetti collaterali: morte. Confessioni di un membro interno della Pharma”) ed e disponibile anche su Amazon.
Nel libro, Virapen si sofferma a lungo nel raccontare il caso “Prozac”.
«Io ho corrotto il governo svedese per ottenere l’autorizzazione a vendere il Prozac in Svezia. E la Svezia ha il Premio Nobel per la Medicina. E così l’evento è stato un esempio per gli altri paesi. Perché l’ho fatto? Perché la società mi disse che la mia carriera professionale avrebbe potuto dipendere da questo…»
Nato in Guyana (Sud America) da genitori indiani, nel 1960 Virapen emigrò in Europa, affamato e senza casa. Presto si trasferì in Svezia, mosso dall’amore per una donna che incontrò nei suoi viaggi. E lì ottenne un lavoro come rappresentate di commercio per la Eli & Co. Virapen contattava i medici locali, li corrompeva con piccoli regali e li incoraggiava a prescrivere farmaci della sua azienda. Così iniziò la sua scalata professionale alla Lilli & Co, di promozione in promozione, fino a diventarne un dirigente. Oggi Virapen è in pensione e – reo confesso – punta il dito sul sistema, denunciando il meccanismo che muove tutto il mercato delle industrie farmaceutiche. Secondo l’ex dirigente, le lobby farmaceutiche hanno il solo scopo di fare sentire le persone malate e di proporre loro nuovi farmaci.
Non sappiamo cosa abbia mosso Virapen a una denuncia tanto trasparente, tuttavia la sua non è una voce isolata.
Gli effetti collaterali sono alla base della medicina allopatica e, come abbiamo già spiegato più volte in questo blog, sono sempre presenti. E così il paziente che prende un antinfiammatorio per curare un dolore muscolare, danneggia inevitabilmente il suo stomaco, poiché i FANS agiscono bloccando la produzione di prostaglandine, una proteina che viene secreta nel corpo in caso di infiammazione ma che, allo stesso tempo, è sempre presente a livello della mucosa gastrica con lo scopo di proteggere lo stomaco.
Le terapie sintomatiche, come accusa Virapen, sfruttano gli effetti collaterali per creare dipendenza dai farmaci. Il paziente guarisce da una malattia, ma poi ne manifesta un’altra. E allora torna a rivolgersi dal medico.
Come si potrebbe evitare tutto questo?
Il nostro corpo in realtà è una macchina perfetta che ha già dentro di sé tutte le risorse per auto-guarirsi. Qualsiasi medicina prendiamo, alla fine è il nostro sistema immunitario che ci permette di recuperare la nostra salute. Infatti ogni sostanza non è altro che un informazione che diamo al nostro corpo affinché esso compia un comando. Il sistema immunitario legge l’informazione e provvede ad auto-rigenerarsi. Prima della medicina farmaceutica, l’uomo si curava riequilibrando le informazioni del proprio corpo in diversi modi. Nel libro The Healing Code, il dottor Alexander Loyd spiega che la storia dell’uomo può essere divisa in cinque “età” della guarigione: preghiera, fitoterapia, farmaci, chirurgia ed energia.

La preghiera è stato il primo modo con cui l’uomo cominciò a comunicare con il suo inconscio, che è la parte della nostra mente che regola tutte le nostre funzioni biologiche. Poi la fitoterapia sfruttò le informazioni di determinate piante o minerali o vitamine; successivamente si sviluppo la farmacia, che cura attraverso la somministrazione di sostanze chimiche (le quali, però, hanno sempre effetti collaterali); infine è arrivata la chirurgia, che “rimuove” il problema attraverso un intervento operatorio.

E l’energia?

L’energia è l’ultima frontiera della medicina, quella che il dottor Giuseppe Genovesi, presidente dello PNEI, ha già definito la Medicina Moderna. Essa si sviluppa in seguito alle scoperte della Fisica Quantistica, da Albert Einstein in avanti, ma in realtà fonda le sue origini in tempi molto più antichi: la medicina tradizionale cinese, infatti, già seimila anni fa curava riequilibrando i flussi di energia nel nostro corpo attraverso l’agopuntura o i cinque elementi.
Oggi, il Metodo RQI del dr. Marco Fincati attinge al sapere antico e lo fonde con quello più recente, basandosi su un modus operandi scientifico e, quindi, riproducibile da chiunque. Se il nostro corpo ha già tutte le risorse per auto-star-bene, tutto quello che ci serve per la nostra salute è maggiore consapevolezza in quello che siamo. E allora saremo davvero liberi dal sistema, dai farmaci e dai loro effetti collaterali.
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Il Limone? Contiene 22 sostanze anti-cancro ! Ma alle Lobby dei Farmaci proprio non fa piacere che tu lo sappia!

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Il Limone? Contiene 22 sostanze anti-cancro ! Ma alle Lobby dei Farmaci proprio non fa piacere che tu lo sappia!

Il Limone? Contiene 22 sostanze anti-cancro ! Ma la Lobby dei Farmaci non vuole che tu lo sappia!

Il Limone? Contiene 22 sostanze anti-cancro !!!

 

Il limone non è solo buono, rinfrescante, dissetante ed ottimo come condimento in tutti i nostri piatti, ma quando lo assumiamo accadono innumerevoli reazioni positivi nel nostro corpo.
Lo stesso Umberto Veronesi, Direttore Scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia, afferma:
“Il limone è ricco di limonoidi che hanno una diretta capacità di frenare alcuni tipi di cellulecancerose. E’ utile contro le infiammazioni croniche e grazie all’abbondanza di molecole con notevoli proprietà antiossidanti è capace di contrastare l’azione dei radicali liberi, che possono alterare la struttura delle membrane cellulari e del materiale genetico. L’ideale èuna spremuta di un limone al giorno. E una spruzzata di limone sull’insalata, è un gesto che bisognerebbe ricordarsi di fare più spesso”.
Quello che sorprende è che del limone non si butta nulla infatti la scorza di limone contiene sostanze in grado di
Rafforzare il sistema immunitario;
Abbassare il colesterolo
Prevenire il cancro
Eliminare infezioni batteriche.
La ricerca sta dimostrando che i fitonutrienti possono essere più efficaci della chemioterapia senza causare danni al corpo. Si è scoperto che la pectina degli agrumi contenuta sia nella polpa che nella scorza, è in grado di inibire la diffusione del cancro alla prostata, mammella e alla pelle.
I limonoidi, sostanze naturali presenti nelle bucce di agrumi che danno quel caratteristico sapore amaro, è dimostrato che sono anche in grado di rallentare la crescita delle cellule del cancro e anche uccidere le cellule tumorali in vitro e sugli animali.
Il limone contiene 22 composti anti-cancro, tra cui limonene, pectina, glicosidi cardiaci, flavonoidi che interrompono la divisione cellulare nelle cellule tumorali. I glicosidi ad esempio si sono dimostrati efficaci nelcancro al colon-retto, mammella e prostata.
Secondo The Commonwealth Scientific and Industrial Research Organization (CSIRO) dell’Australia, gli agrumi possono ridurre il rischio di alcuni tipi di cancro del 50 per cento. Secondo uno studio pubblicato su Cancer Causes and Control, il succo degli agrumi è risultato più protettivo nei confronti dei tumori dello stomaco, della bocca, della laringe e della faringe.
Inoltre poiché la maggior parte delle malattie ha origine dall’accumulo di tossine nell’organismo, il limone è molto utile in quanto è contiene più di 45 flavonoidi antiossidanti che stimolano la depurazione e ladisintossicazionedi tutto il corpo, in particolare lavorando su fegato ed intestino che sono i luoghi dove questi residui dannosi si immagazzinano maggiormente.
Nella medicina Ayurvedica la buccia di limone viene usata infatti per disintossicare il fegato e stimolare l’appetito facendo rilassare lo stomaco.
Uno studio pubblicato sul Current Cancer Drug Targets, afferma che i flavonoidi del limone hanno il potere dirallentare il processo di duplicazione delle cellule tumorali grazie ad una efficace azione antiproliferativa.
Il limone contrasta efficacemente i radicali liberi che sono responsabili dell’invecchiamento precoce e deidannicellulari che possono essere causa della nascita di cellule cancerose. Quindi il limone non solo faringiovanire lapelle ma previene il cancro anche in questo modo.
Inoltre bere il succo di un limone la sera prima di andare a letto ha aiutato molte donne contro la cistite grazie al potente spettro anti-microbico contro le infezioni batteriche e i funghi.
Il limone è ottimo anche come antidepressivo, utile contro stress e disturbi nervosi, regola la pressione alta, rimuove naturalmente parassiti e vermi intestinali.
Basta il succo di un limone al giorno che puoi spremere nell’acqua e berlo oppure usarlo come condimento a crudo. Per avere ancora più benefici bisogna usare anche la scorza. La scorza è amara e quindi spesso viene buttata ma c’è un trucco per consumarla con piacere come spiegato in Ecco come ATTIVARE il Limone per avere tutti questi benefici. Mi raccomando scegli limoni biologici o non trattati, dato che userai la buccia.
Per finire il limone è uno dei più potenti alcalinizzanti dell’organismo che ci sia, infatti sebbene sia acido la sua digestione produce sostanze alcalinizzanti, e come ha detto il premio Nobel per la medicina Otto Heinrich Warburg, il cancro può svilupparsi solo in un ambiente acido. Il limone è quindi uno dei più potenti rimedi anticancro che abbiamo a disposizione!
fonte: http://www.dionidream.com/limone-22-composti-anticancro/

Più di 12 milioni di italiani rinunciano alle cure per motivi economici – le conseguenze dei tagli le pagano i cittadini – ma ora, per “loro”, la priorità è dare una morte dignitosa a Riina…!

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Più di 12 milioni di italiani rinunciano alle cure per motivi economici – le conseguenze dei tagli le pagano i cittadini – ma ora, per “loro”, la priorità è dare una morte dignitosa a Riina…!

Più di 12 milioni di italiani rinunciano alle cure per motivi economici

Sale a 35,2 miliardi di euro la spesa di tasca propria per la sanità e sono in aumento anche i cittadini che negli ultimi dodici mesi hanno rinviato prestazioni sanitarie. Sono alcuni dei dati del Rapporto Censis-Rbm Assicurazione Salute sulla sanità in Italia presentati oggi al Welfare Daysanità

IL SISTEMA SANITARIO NAZIONALE rischia il collasso per insufficienza di risorse. Si stima, infatti, che manchino dai 20 ai 30 miliardi di euro per garantire il mantenimento degli attuali standard assistenziali. E già nell’ultimo anno 12,2 milioni di italiani hanno rinunciato o rinviato prestazioni sanitarie (1,2 milioni in più rispetto all’anno precedente). Di questi  2/3 sono affetti da malattie croniche, a basso reddito, le donne e i non autosufficienti. Non solo: 7,8 milioni di italiani hanno dovuto utilizzare per le spese sanitarie tutti i propri risparmi o indebitarsi con parenti, amici o presso banche e istituti di credito vari. E la spesa di tasca propria per la sanità è salita a 35,2 miliardi di euro (+4,2% nel periodo 2013-2016). Sono alcuni dei dati emersi dal VII Rapporto RBM – Censis sulla Sanità in Italia, presentati oggi in occasione del 7° Welfare Day.

LEGGI Modelli sanitari, dati Censis e ineluttabilità

Le lunghe attese. Lo sanno bene le donne over 50 che ogni anno devono fare la mammografia: i tempi di attesa nei centri pubblici sono estenuanti e scoraggiano. Ma anche per gli altri esami diagnostici non si scherza e oltretutto spesso c’è anche l’esborso del ticket. Sono queste le ragioni principali per cui tanti italiani vanno nel privato e pagano a tariffa intera. Secondo i dati del Censis, per una mammografia si attendono in media 122 giorni (60 in più rispetto al 2014) e nel Mezzogiorno l’attesa arriva a 142 giorni. “Per una colonscopia l’attesa media è di 93 giorni ma al Centro di giorni ce ne vogliono 109. Per una risonanza magnetica si attendono in media 80 giorni, ma al Sud sono necessari 111 giorni” ha spiegato Francesco Maietta, responsabile dell’Area Politiche sociali del Censis. E ancora: sono 67 i giorni di attesa per una visita cardiologica ma si sale a 79 giorni al Centro. Per una visita ginecologica si attendono in media 47 giorni, ma ne servono 72 al Centro. Per una visita ortopedica 66 giorni (+18 giorni rispetto al 2014), con un picco di 77 giorni al Sud.

In viaggio per l’Italia. Cosa pensano gli italiani del Sistema sanitario nazionale? Nonostante le cose vadano di male in peggio, il 64,5% ne è soddisfatto, mentre il 35,5% è insoddisfatto. Al Sud però i soddisfatti sono solo il 47,3%, mentre sono il 60,4% al Centro, salgono al 76,4% al Nord-Ovest e arrivano all’80,9% al Nord-Est. “Dati – ha proseguito Maietta – che spiegano come mai continua a crescere anche la mobilità sanitaria che è passata da un costo di 3,9 miliardi nel 2015 a quota 4,3 miliardi nel 2016 e che riguarda tra i 6 e gli 8 milioni di cosiddetti ‘pendolari della sanità'”.

Spesa privata in crescita. Tutti questi lati oscuri della sanità pubblica spiegano perché la spesa sanitaria privata continua a crescere sforando quest’anno quota 35 miliardi, una vera e propria “tassa” aggiuntiva che oggi pesa per circa 580 euro pro capite, e che di qui a 10 anni, per evitare il crack finanziario del Servizio Sanitario Nazionale e/o ulteriori tagli alle prestazioni sanitarie, finirà per superare gli oltre 1.000 euro a testa.

Le cure meno accessibili. Sono nove  le voci di spesa per le quali si fa più fatica ad avere accessibilità alle cure: “Al primo posto  ha spiegato Marco Vecchietti, Consigliere Delegato di RBM Assicurazione Salute che da 7 anni promuove, insieme al Censis, un’indagine sullo stato della Sanità nel nostro Paese le visite specialistiche (74,7%), seguite dall’acquisto dei farmaci o dal pagamento del ticket (53,2%), per proseguire con gli accertamenti diagnostici (41,1%), l’odontoiatria (40,2%), le analisi del sangue (31%), lenti e occhiali da vista (26,6%), le prestazioni di riabilitazione (14,2%), protesi, tutori, ausili vari (8,9%), e per concludere le spese di assistenza sociosanitaria”.

Chi è più in difficoltà. Tra i cittadini che hanno dovuto affrontare spese sanitarie private, hanno incontrato difficoltà economiche il 74,5% delle persone a basso reddito (ma anche il 15,6% delle persone benestanti), il 21,8% al Nord, il 35,2% al Centro, fino al 53,8% al Sud. E hanno avuto difficoltà ben il 51,4% delle famiglie con al proprio interno una persona non autosufficiente che hanno affrontato spese sanitarie di tasca propria.

Anziani più colpiti. Come è facilmente intuibile, la spesa sanitaria privata pesa di più su chi ha meno, su chi vive in territori più disagiati e sugli anziani che hanno più bisogno di cure: fatta 100 la spesa sanitaria privata pro-capite degli italiani, per un anziano si arriva a 146. Un anziano spende di tasca propria per la sanità più del doppio rispetto a un millennial e quasi il 50% in più rispetto a un babyboomer.

Il modello francese. Come uscire da questa crisi? Attualmente solo il 20% degli italiani riesce a tutelarsi da questa situazione sempre più difficile attraverso una polizza sanitaria integrativa, prevista dal proprio contratto nazionale di lavoro o dalla propria azienda o stipulata individualmente, rispetto alla quasi totalità dei francesi (circa il 97,5%) e a più di un terzo dei tedeschi (oltre il 33%). Ecco perché nel corso del Welfare Day sono state presentate due proposte alle istituzioni. “Occorre puntare su un modello di Assicurazione sociale integrativa alla francese, istituzionalizzato ed esteso a tutti i cittadini, che garantirebbe finanziamenti aggiuntivi per oltre 21 miliardi di euro all’anno, attraverso i quali integrare il Fondo sanitario nazionale” ha detto Vecchietti. “Dobbiamo prendere atto che oggi abbiamo un universalismo sanitario di facciata, fonte di diseguaglianze sociali, a cui va affiancato un secondo pilastro sanitario integrativo per rendere il nostro Ssn più sostenibile, più equo e veramente inclusivo”.

Il modello tedesco. Un’altra proposta è quella dell’esternalizzazione di alcune forme di assistenza come prevede il modello tedesco: “Invece di accettare passivamente la rinuncia alle cure da parte di milioni di italiani questa soluzione permetterebbe di promuovere un’assunzione di responsabilità per i cittadini con redditi più alti (15 milioni di cittadini) mediante l’assicurazione privata della totalità delle loro cure sanitarie con un risparmio previsto per la spesa sanitaria pubblica dai 18,5 miliardi di euro a 3,1 miliardi annui da investire a favore dei cittadini più bisognosi sia economicamente che a livello di salute” ha concluso Vecchietti.

fonte: http://www.repubblica.it/salute/medicina/2017/06/07/news/sanita_negata_per_oltre_12_milioni_di_italiani-167476921/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P4-S1.8-T1entre

È Italiana la nuova fantastica, innovativa tecnica per curare i Tumori – Un ago per eliminarli in una sola seduta: il primo intervento in soli 10 minuti!

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È Italiana la nuova fantastica, innovativa tecnica per curare i Tumori –  Un ago per eliminarli in una sola seduta: il primo intervento in soli 10 minuti!

 

Tumore, l’ago incandescente lo scioglie: il primo intervento in soli 10 minuti

Un ago incandescente contro il tumore. La tecnica innovativa, che si chiama termoablazione mediante microonde, permette di sciogliere il tumore (e anche le forme metastatiche) al fegato, ai reni, ai polmoni, alla tiroide e alle ossa in un’unica seduta, anche ambulatorialmente, in cui il paziente viene sedato e curato in pochi minuti senza sentire dolore e, in molti casi, senza avere la necessità poi di altri trattamenti come quelli chemioterapici. La nuova metodica, rivoluzionaria nel trattamento di alcune neoplasie, è approdata nella Chirurgia e Medicina dell’Ospedale di Chioggia: proprio oggi, martedì 15 novembre, i professionisti della Ulss 14 hanno curato con questo innovativo trattamento, in soli dieci minuti, un signore chioggiotto di 65 anni che era affetto da una grave lesione metastatica epatica. L’intervento di alta specialità si è tenuto nelle nuove sale operatorie di day surgery, recentemente restaurate.

«La termoablazione mediante microonde – hanno spiegato il primario di Chirurgia Salvatore Ramuscello insieme al responsabile del servizio di ecografia interventistica Mario Della Loggia – è un nuovissimo trattamento che necessita di un generatore di microonde e di un terminale chiamato antenna che, mediante guida ecografica, viene inserita direttamente nella lesione. L’antenna, attraverso un aumento di temperatura rapido, controllato e localizzato, provoca la distruzione del tessuto malato con la massima precisione. Rispetto a ieri possiamo intervenire in maniera mininvasiva, con una piccola incisione di 2-3 millimetri, su tumori importanti e calibrare il tipo di cura a seconda della neoplasia: si agisce localmente, delimitando e colpendo solo l’area interessata dalla malattia. Persino l’intensità di calore e la durata dell’intervento viene misurata in base alla grandezza del tumore da distruggere. In questo modo evitiamo l’asportazione chirurgica, rendendo possibile il trattamento anche su pazienti pluripatologici, quindi inoperabili e fragili, con tempi di ricovero più brevi e una migliore ripresa funzionale dei pazienti stessi».

L’intervento di oggi è durato 10 minuti e questa sera il paziente potrà già andare a casa con una ferita di 2 millimetri senza neppure sutura.

fonte: http://salute.ilmessaggero.it/medicina/ospedale_chioggia_operazione_tumore_ago_che_scioglie-2082573.html

 

LE AGGHIACCIANTI DICHIARAZIONI DEL PROF. BERRINO – “Quello che diamo da mangiare ai nostri malati è il peggio del peggio, ma noi vogliamo bene ai nostri malati, VOGLIAMO CHE TORNINO. Se noi ci ammaliamo aumenta il PIL, c’è crescita. La Sanità è la più grande industria economica. Non c’è interesse economico per la prevenzione” !!

 

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LE AGGHIACCIANTI DICHIARAZIONI DEL PROF. BERRINO – “Quello che diamo da mangiare ai nostri malati è il peggio del peggio, ma noi vogliamo bene ai nostri malati, VOGLIAMO CHE TORNINO. Se noi ci ammaliamo aumenta il PIL, c’è crescita. La Sanità è la più grande industria economica. Non c’è interesse economico per la prevenzione” !!

 

Il Prof. Berrino ci spiega come la sanità sia la più grande industria nazionale. Non c’è un reale interesse verso la prevenzione. Più ti ammali più cresce il PIL.

Guarda QUI il video delle agghiaccianti dichiarazioni del prof. Berrino.

 

“Mediamente quello che diamo da mangiare ai nostri malati negli ospedali è il peggio del peggio. Io ritengo che non gli faccia bene ma sa…io dico sempre che noi vogliamo bene ai nostri malati, vogliamo che tornino da noi…

Mettiamola così: se noi ci ammaliamo aumenta il PIL, c’è crescita, diminuisce lo SPREAD.La sanità è la più grande industria nazionale ricordava il professor Monti.

Non c’è direttamente…non c’è un interesse economico nei confronti della prevenzione…che parola si potrebbe usare per definirla? Una gran commistione di ignoranza…di stupidità…e di interessi”

Ecco la dichiarazione del Prof. Berrino fatta alle Iene nella puntata su alimentazione e tumori. Nel suo libro Il Cibo dell’Uomo, partendo da considerazioni storiche, su come il cibo fosse considerato terapeutico dai nostri progenitori, giunge ai risultati odierni delle ricerche scientifiche in questo campo. Di seguito un estratto che mostra come l’alimentazione moderna non sia per nulla salutare e come andrebbe corretta. 

Nel ricco occidente è cambiato lo stile alimentare

Nei paesi occidentali ricchi, soprattutto nel corso dell’ultimo secolo, lo stile alimentare si è progressivamente discostato da questo schema tradizionale dell’alimentazione dell’uomo per privilegiare cibi che un tempo erano mangiati solo eccezionalmente, come molti cibi animali (carni e latticini), o che non erano neanche conosciuti, come lo zucchero, le farine molto raffinate (come si riesce a ottenerle solo con le macchine moderne), gli oli raffinati(estratti chimicamente dai semi o dai frutti oleosi), o che addirittura non esistono in natura (come certi grassi che entrano nella composizione delle margarine, o come certi sostituti sintetici dei grassi che non essendo assimilabili dall’intestino consentirebbero, secondo la pubblicità, di continuare a mangiare schifezze senza paura di ingrassare). Questo modo di mangiare sempre più “ricco” di calorie, di zuccheri, di grassi e di proteine animali, ma
in realtà “povero” di alimenti naturalmente completi, ha contribuito grandemente allo sviluppo delle malattie tipiche dei paesi ricchi: l’obesità, la stitichezza, il diabete, l’ipertensione, l’osteoporosi, l’ipertrofia prostatica, l’aterosclerosi, l’infarto del miocardio, le demenze senili, e molti tumori, fra cuii tumori dell’intestino, della mammella, della prostata.

Il cibo di origine animale

L’uomo, in realtà, ha sempre mangiato anche cibo animale, ma se si eccettuano alcuni popoli nomadi, o quelli che vivono in condizioni ambientali estreme per freddo o per altitudine, sono ben pochi gli esempi di alimentazione tradizionale con un’alta quota di cibo animale. Anche il latte, che oggi in Occidente è alimento quotidiano, dai più era consumato solo occasionalmente, perché non poteva essere conservato ed era facile veicolo di infezioni. È stato solo alcuni decenni dopo la scoperta della pastorizzazione, in pratica dopo la
prima guerra mondiale, che ha cominciato ad essere distribuito nelle città. Ma molti popoli ancor oggi non bevono più latte dopo lo svezzamento. La cultura medica, giustamente preoccupata del grave stato di denutrizione che imperversava nelle nostre campagne e nei quartieri popolari delle città nei primi decenni del secolo, ha avuto un ruolo importante nella promozione del cibo animale, e la disponibilità di latte e di carne, insieme al miglioramento delle condizioni igieniche delle abitazioni, ha probabilmente contribuito a migliorare lo stato nutrizionale e a difenderci dalle malattie infettive. Ma poi siamo andati troppo avanti su questa strada e il consumo di cibi animali e di cibi raffinati è entrato in una spirale di interessi produttivi e commerciali che ha completamente sovvertito le tradizioni alimentari dell’uomo.Non vogliamo certo sostenere che si stava meglio quando si stava peggio, quando c’era la fame e la povertà, ma piuttosto che la nostra ricchezza ci consentirebbe una varietà di dieta sufficiente a soddisfare appieno sia le nostre esigenze fisiologiche e nutrizionali sia il piacere della buona tavola senza sovraccaricarci di prodotti animali e di cibi impoveriti dai trattamenti industriali, che solo il plagio della pubblicità televisiva riesce a farci sembrare buoni.

Franco Berrino è medico, patologo, ed epidemiologo. Per molti anni ha lavorato all’Istituto Nazionale Tumori di Milano, dove ha coordinato il progetto DIANA, sulla relazione tra alimentazione e tumori (in particolare al seno).
I suoi studi hanno analizzato lo sviluppo dei tumori in Italia e in Europa, e in particolare il rapporto fra stile alimentare, livelli ormonali e successiva incidenza del cancro. Oggi promuove la corretta alimentazione come prezioso strumento per prevenire l’incidenza del cancro e delle sue recidive.
E soprattutto, da sempre, ha a cuore la salute delle donne e degli uomini.

L’oncologa Rita Brandi: “Ecco le prove che il Metodo Di Bella funziona”!!

 

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L’oncologa Rita Brandi: “Ecco le prove che il Metodo Di Bella funziona”!!

 

Da: Corriere della Sera

Seguace di Di Bella: «Io ho le prove che il Metodo funziona»

L’oncologa: «La sperimentazione è stato un bluff. Il professore diceva che la chemio è arcaica e non ha mai guarito nessuno»

di Riccardo Brunoù

Nel 1999 il ministero della Salute, al termine di una sperimentazione di più di un anno, stabilì che il metodo Di Bella era inefficace. Diciassette anni dopo, ci sono ancora moltissimi pazienti che chiedono di essere curati con il cocktail di farmaci ideato dal fisiologo di origine siciliana e medici che applicano quel protocollo. Come Rita Brandi, oncologa romana, che spiega senza troppi giri di parole: «La Di Bella continua perché la chemio non guarisce». Il malato per sottoporsi alla cura deve firmare un consenso informato. «Ho il dovere di prospettargli tutte le possibilità — spiega la dottoressa —. Se sceglie la terapia standard lo seguo nel migliore dei modi, affiancando le terapie di sostegno». Ma la maggiore parte dei suoi pazienti («circa l’80%» conferma) vanno da lei per quel metodo che ancora suscita speranze, ultima scialuppa dopo aver provato tutte le rotte della medicina convenzionale. Anche la dottoressa Brandi ha iniziato così. «Era il 1998, mia madre aveva un cancro al pancreas, diagnosi infausta, nessuna illusione chemioterapica. Corsi a Modena dal professore, lui fu chiaro, mi disse subito che non sarebbe morta di vecchiaia. Le avevano dato tre mesi di vita, visse dieci mesi, ma in condizioni decisamente migliori, meno dolori, voglia di fare, non era più una donna buttata sempre al letto».

«Posso tirare fuori le cartelle cliniche»

Già questo, spiega Rita Brandi, sarebbe un successo. Ma lei è pronta a dimostrare che la multiterapia, basata sulla convinzione che si possa fermare la crescita del tumore agendo sull’ormone della crescita e la prolattina, a volte può guarire. «Posso tirare fuori le cartelle cliniche, non ho paura a confrontarmi. Dicevano che sarebbe bastato un solo caso per darle validità, ce ne sono quanti ne vogliono». È convinta che la «sperimentazione sia stata un bluff. Hanno scelto pazienti terminali, che avevano già completato l’iter tradizionale, fortemente debilitati e defedati». Ricorda quando «Di Bella mi diceva che la “chemioterapia è invasiva ed arcaica e che non ha mai guarito nessuno”. Al contrario, io ho visto morire di chemio». Nonostante questo, assicura di non essere una «dibelliana con i paraocchi». «Bisogna essere aperti a tutto ciò che può aiutare il paziente. E purtroppo la stragrande maggioranza dei medici ha perso l’entusiasmo e la curiosità». È consapevole che le sue scelte la isolano. «All’inzio ho sofferto, essere accostata ai ciarlatani mi ha provocato turbamenti emotivi. Ma ci sono i pazienti a darti coraggio e a spingerti ad andare avanti».

fonte: http://www.corriere.it/cronache/16_settembre_13/seguace-di-bella-io-ho-prove-d47f3d40-79f4-11e6-8c12-dd8263fa3b6d.shtml

B17, la vitamina anticancro boicottata dalle multinazionali farmaceutiche per questioni di utili (una vitamina non si può brevettare !!!)

B17

 

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B17, la vitamina anticancro boicottata dalle multinazionali farmaceutiche per questioni di utili (una vitamina non si può brevettare !!!)

 

B17, la vitamina anticancro boicottata dalle multinazionali farmaceutiche per questioni di utili (una vitamina non si può brevettare !!!)

 

IMPORTANTE: Questo articolo non è scritto per fornire una cura semplicistica per il cancro ma, per mettere in luce possibilità che la medicina ufficiale mantiene nascoste in quanto nuocerebbero agli interessi delle multinazionali farmaceutiche: una vitamina non è brevettabile!

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La vitamina B17 è presente nei noccioli amari di albiccocca, e di pesca e nelle mandorle amare.

ATTENZIONE: una dose eccessiva può essere letale. La vitamina B17 non è da intendere come un trattamento di prevenzione della malattia.

La vitamina B17 viene assorbita dalle cellule e scomposta per idrolisi, in due veleni: benzaldeide e ioni cianuro.
Al’interno di una cellula sana questi due veleni vengono convertiti rapidamente in acido benzoico e tiocianati, entrambi innocui. Questo avviene grazie alla presenza, nelle cellule sane, di Rodanese un enzima invece assente all’interno delle cellule neoplastiche.

La cellula neoplastica ( tumorale), essendo priva di Rodanese, non è in grado di rendere innocui i due veleni prodotti dalla vitamina B17 che quindi si diffondono nella cellula fino ad ucciderla.

Il medico russo Inosmetzeff professore presso l’Università imperiale di tutte le russie nel 1834 curò una donna di 48 anni con estese metastasi da cancro ovarico e, nel 1845, dopo quindi ben 11 anni, questa donna risultava essere ancora viva.

Giuseppe Nacci in “Diventa medico di te stesso” scrive:

La vitamina B17 è una molecola stabile, chimicamente inerte e non nociva se assunta nelle giuste quantità appropriate e sotto controllo medico. Il dosaggio iniziale raccomandato nell’adulto è di 4-5 semini amari al giorno, se semini amari di albicocca, (quantità maggiori o minori se di altro frutto), per la prima settimana, salendo o meno di dosaggio nelle settimane successive, a discrezione del medico, fino a raggiungere valori che devono essere accuratamente calcolati in funzione dell’emi-vita biologica della vitamina B17, delle analisi urinarie (presenza di Tiocianato di sodio e di acido ippurico in quantità tale da far presumere un superamento della soglia limite ritenuta compatibile per la terapia in atto), della massa ematica e corporea del paziente, della buona funzionalità epatica, renale e di altri organi, della possibile colliquazione massiccia della massa tumorale con possibile exitus per blocco renale irreversibile, etc…

Attualmente il trattamento del cancro con vitamina B17  in America è vietato per legge, le multinazionali farmaceutiche hanno portato avanti una lunga campagna denigratoria nei confronti della vitamina in questione già dagli anni 50, convincendo tutti della sua supposta pericolosità.

Nonostante ciò, in tutto il mondo, esistono medici che utilizzano questo tipo di vitamina nel trattamento del cancro, spesso abbinandola a una dieta vegetariana del tutto priva di proteine.

Ne è un esempio il dott. Francisco Contreras amministratore dell’ospedale Oasis of Hope (Oasi di speranza) di Tijuna Messico che, in 35 anni di attività, ha curato oltre 60.000 pazienti con queste tecniche.

Il cancro può essere affrontato in svariati modi diversi, esistono tanti strumenti a nostra disposizione. Purtroppo però ufficialmente l’unica possibilità sembra essere la chemioterapia o la radioterapia.. Entrambe fortemente sospettate di essere inutili e dannose.

 

 

FONTE: http://curiosity2013.altervista.org/b17-la-vitamina-anticancro-boicottata-dalle-multinazionali-farmaceutiche-questioni-utili-vitamina-si-puo-brevettare/

La Rivincita di Di Bella – Studi confermano la validità dell’Acido Retinoico e Melatonina nella cura del cancro

Di Bella

 

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La Rivincita di Di Bella – Studi confermano la validità dell’Acido Retinoico e Melatonina nella cura del cancro

 

La Melatonina usata da Di Bella già nel 1969, quando nessuno ne parlava e sapeva cosa fosse, oggi è oggetto di studio e ricerca dato che si sta scoprendo le sue incredibili capacità curative tanto che alcuni scienziati l’hanno chiamata la “Molecola dell’Immortalità”. Ebbene tanto le case farmaceutiche e i conservatori della classe medica italiana erano contro che nel 1996 ne vietarono la somministrazione. Le ragioni? Possiamo immaginarle, e dato che oggi si trova anche al supermercato possiamo di sicuro dire che non era per proteggere la nostra salute, anzi.

Oggi chiunque può verificare sulla massima banca dati medico scientifica mondiale PUBMED l’enorme sviluppo della ricerca sulla melatonina con 20.908pubblicazioni che documentano effetti  rilevanti in patologie cardiocircolatorie, ematologiche, oncologiche, degenerative, immunitarie e tumorali.

Per chi non sapesse la storia del Metodo Di Bella per la cura dei tumori deve sapere che è basato sul fatto che tutti gli organismi viventi possiedono sia i meccanismi responsabili della differenziazione e della crescita delle cellule tumorali, sia le difese per combattere lo sviluppo delle medesime. Insomma la formazione di cellule cancerose è tanto naturale quanto la loro eliminazione.

La terapia del professor di bella, agendo sulle cellule sane e sul loro metabolismo e  non direttamente sulle cellule tumorali, si propone di stimolare i meccanismi “naturali” di lotta dell’organismo e, attraverso questi, di produrre attorno ad ogni cellula “degenerata” un ambiente sfavorevole ed ostile per le sue funzioni vitali, siano esse di crescita che di riproduzione.

Così facendo la terapia cerca di ridurre le capacità vitali e riproduttive della cellula malata impedendogli di crescere e di proliferare in maniera abnorme. Nel contempo favorisce la “maturazione strutturale” (invecchiamento) del tessuto tumorale aumentando pertanto le possibilità che le cellule anomale vadano incontro ad una precoce “apoptosi” e cioè alla morte naturale.

Come puoi ben capire è un approccio diametralmente opposto alla chemioterapia che invece distrugge sia cellule sane che cellule malate, debilitando l’intero organismo. La cura Di Bella cerca proprio di rafforzare le naturali funzioni difensive del corpo e di sottrarre nutrimento alle cellule tumorali.

Qualche giorno fa è stata pubblicata una ricerca pubblicata su Stem Cells International, sulle cellule staminali che documenta l’effetto differenziante – e dunque potenzialmente antitumorale – di due sostanze della terapia Di Bella: l’acido retinoico e la melatonina. Sono entrambe molecole particolari, tossiche per le cellule tumorali e vitali per quelle sane.

Soddisfatto anche Giuseppe Di Bella, figlio di Luigi Di Bella e presidente dell’omonima Fondazione che ha finanziato la ricerca: “Si è avuta un’ulteriore conferma che l’acido retinoico esercita le più elevate proprietà differenzianti e che la melatonina ne amplifica l’effetto. È la piena conferma dell’intuizione di mio padre, che oltre 20  anni fa – in assenza di tecniche di biologia molecolare in grado di evidenziare i recettori nucleari dei retinoidi e della melatonina – ne aveva previsto non solo l’esistenza ma anche l’interazione, come documentato oggi”.

Prosegue Di Bella: “Le altre due sostanze, l’acido ialuronico e l’acido butirrico, sono state scelte per la loro funzione di supporto: il primo (che ha recettori diffusamente espressi nelle cellule tumorali) veicola l’acido retinoico e la melatonina all’interno della cellula, mentre l’acido butirrico agisce come ‘decompattatore’ del DNA consentendo agli agenti differenzianti (acido retinoico e melatonina) di interagire con le sequenze del DNA di cui regolano l’espressione genica”.

Ma questo è solo l’ultimo studio di una serie di conferme che il Metodo Di Bella, prima bistrattato e ridicolizzato, sta ora avendo dal mondo scientifico. Luigi Di Bella prima di morire nel 2003 disse: «Prima o poi dovranno sbattere il muso contro la mia terapia».

Ad esempio qualche tempo fa è stata pubblicata una ricerca sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences che dimostrava come l’acido retinoico fosse utile contro il cancro. Nell’abstract si concludeva dicendo: “le cellule neoplastiche vanno incontro all’autodistruzione, attraverso un processo di morte cellulare programmata definito apoptosi, sia in vitro sia in vivo“.

 

fonte: http://curiosity2015.altervista.org/la-rivincita-di-di-bella-studi-confermano-la-validita-dellacido-retinoico-e-melatonina-nella-cura-del-cancro/