Una fantastica scoperta tutta Italiana – Il team guidato dall’italiano Iavarone: «Scoperto il motore dei tumori»

tumori

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

Una fantastica scoperta tutta Italiana – Il team guidato dall’italiano Iavarone: «Scoperto il motore dei tumori»

La ricerca: un’alterazione genetica è la causa di molti cancri, ecco i farmaci per fermarla. Lo studio di un gruppo di ricercatori della Columbia University a New York guidato dagli italiani Antonio Iavarone e Anna Lasorella

Un nuovo passo avanti nella cura personalizzata dei tumori. L’ha compiuto un gruppo di ricercatori della Columbia University a New York guidato dagli italiani Antonio Iavarone e Anna Lasorella. «Abbiamo identificato come funziona un’importante alterazione genetica che causa una consistente percentuale di parecchi cancri, fra cui il glioblastoma, il più aggressivo e letale di quelli al cervello — spiega al Corriere Iavarone —. E grazie a questa scoperta stiamo sperimentando terapie “di precisione” per bloccare lo sviluppo dei tumori».
I risultati di questa ricerca sono stati pubblicati ieri da Nature. «È un lavoro che va avanti da anni — racconta Iavarone —, frutto di una serie complessa di tecniche, come l’analisi dei Big Data: lo studio delle sequenze genetiche dei tumori, catalogati dal progetto americano The Cancer Genome Atlas (Tcga) di cui sono coordinatore per i tumori al cervello». A scandagliare e interpretare l’enorme massa di informazioni ottenute dal Tcga hanno contribuito anche due ricercatori dell’Università del Sannio a Benevento, Michele Ceccarelli e Stefano Pagnotta. «Sono due matematici statistici, che spesso trascorrono periodi di ricerca nei nostri laboratori alla Columbia a New York, dove lavorano altri 5 italiani su un totale di una ventina di ricercatori», aggiunge Iavarone.

Un tumore che colpisce persone di tutte le età

Il glioblastoma «è un tumore che colpisce persone di tutte le età, bambini compresi, ma più frequente in chi ha da 45 a 70 anni — spiega Iavarone —. La maggior parte dei pazienti muore entro un paio d’anni, nonostante interventi chirurgici, chemioterapia e radioterapia. In un primo tempo avevamo individuato la fusione fra i due geni FGFR3 e TACC3 come causa del glioblastoma. Altri studi hanno dimostrato che il meccanismo è presente con simili incidenze percentuali (3%) nel carcinoma del polmone, dell’esofago, della vescica, della mammella, della cervice uterina della testa e del collo. Si tratta di decine di migliaia di nuovi malati all’anno su scala globale».

La fusione FGFR3-TACC3

La novità è aver scoperto come la fusione FGFR3-TACC3 genera e fa crescere i tumori. «Questa alterazione genica scatena un’attività abnorme dei mitocondri, organelli presenti all’interno della cellula che funzionano come centraline di produzione di energia — spiega Iavarone —. L’eccesso di energia alimenta il moltiplicarsi e diffondersi incontrollato delle cellule tumorali». Per combattere gli effetti di questa fusione genica sono in atto sperimentazioni cliniche con farmaci «bersaglio» all’ospedale Pitié Salpetrière di Parigi, dirette dal professor Marc Sanson, coautore dello studio di Iavarone e Lasorella. «Purtroppo con il tempo i tumori diventano resistenti a quei farmaci e continuano a progredire — precisa Iavarone —. Con la nuova scoperta invece possiamo usare altri farmaci che inibiscono il comportamento abnorme dei mitocondri: i primi risultati dei test su cellule tumorali in coltura e nei topi mostrano che si può interrompere la produzione di energia e fermare la crescita tumorale». L’Istituto neurologico Carlo Besta di Milano potrebbe partecipare alle nuove sperimentazioni. «Da tempo sono in contatto con i suoi ricercatori — dice Iavarone —, per questioni burocratiche e regolamentari non è stato possibile trasferire rapidamente le nostre sperimentazioni cliniche anche in Italia, spero che dopo la pubblicazione su Nature dello studio si riesca presto a lavorare insieme».

fonte: http://www.corriere.it/cronache/18_gennaio_04/team-guidato-dall-italiano-iavarone-scoperto-motore-tumori-columbia-univerity-1d2527c2-f0d1-11e7-b9c8-ca7b03c62ba9.shtml?refresh_ce-cp

Cancro: è italiana la “droga” dei tumori che toglie energia alla malattia

 

Cancro

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Cancro: è italiana la ‘droga’ dei tumori che toglie energia alla malattia

Dal ricercatori italiano Antonio Iavarone arriva la ‘droga’ dei tumori che riesce a bloccare la malattia togliendo energia: ecco come funziona.

L’italiano Antonio Iavarone ha confermato di aver compreso il meccanismo che alimenta il ‘motore’ del tumori e di aver compreso ‘chi’ sia la ‘droga’ che alimenta e scatena la malattia. La scoperta è stata pubblicata su Nature dal gruppo di ricerca della Columbia University e alla quale hanno contribuito nel dettaglio Anna Lasorella, Angelica Castano della Columbia, Stefano Pagnotta e Luciano Garofano e Luigi Cerulo, che lavorano fra la Columbia e l’Università del Sannio, Michele Ceccarelli dell’Istituto Biogem di Ariano Irpino, oltre a, ovviamente, Antonio Iavarone.

Dal 2012 a oggi. La ricerca di Iavarone è iniziata, o meglio, è diventata pubblica nel 2012 quando il ricercatori riuscì a trovare i primi indizi dell’esistenza del meccanismo che porta i tumori a crescere e proliferare. In quel caso Iavarone, insieme a Lasorella, identificò una proteina che nasceva dalla fusione dei geni di due proteine (FGFR e TACC) e agiva come una ‘droga’ sul tumore facendolo scatenare e alimentandolo.

La proteina ‘droga’. Questa proteina, definitiva appunto una ‘droga’, si chiama FGFR-TACC e la sua attività è stata osservata proprio in riferimento al tumore più aggressivo per il cervello: il glioblastoma. In merito alla scoperta, Iavarone dichiarò: “Da un punto di vista clinico, abbiamo identificato un obiettivo farmacologico per un tumore al cervello dagli esiti particolarmente infelici. Dal punto di vista della ricerca di base, abbiamo trovato il primo esempio di una mutazione che avvia il tumore, poiché influisce direttamente sul modo in cui le cellule si dividono, causando instabilità cromosomica. Questa scoperta ha implicazioni per la comprensione di glioblastoma, ma anche di altri tipi di tumori solidi”.

Cinque anni dopo. Oggi però, a 5 anni di distanza dalla scoperta della proteina ‘droga’, i ricercatori hanno scoperto che questa “fusione genica è frequente in tutte le forme di tumore”. Ora è stato ricostruito il meccanismo che alimenta il ‘motore dei tumori’ e sappiamo che è legato al funzionamento dei mitocondri, le centraline che danno energia alle cellule.

Farmaci antagonisti. E non è tutto. I farmaci che bloccano il meccanismo molecolare che dà energia ai motori del tumore esistono già, anche se sono usati per altri obiettivi. In Francia, ha detto all’Ansa Iavarone, si stanno già sperimentando su alcune forme di tumore.

fonte: https://scienze.fanpage.it/cancro-e-italiana-la-droga-dei-tumori-che-toglie-energia-alla-malattia/

 

 

Alimentazione e tumori: la ricetta del Prof. Berrino per la prevenzione – 1 tumore su 3 potrebbe essere sconfitto modificando l’alimentazione.

 

Berrino

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Alimentazione e tumori: la ricetta del Prof. Berrino per la prevenzione – 1 tumore su 3 potrebbe essere sconfitto modificando l’alimentazione.

 

Alimentazione e tumori: la ricetta di Berrino per la prevenzione

SECONDO IL PROFESSORE 1 TUMORE SU 3 POTREBBE ESSERE ELIMINATO MODIFICANDO L’ALIMENTAZIONE

 

Il professor Franco Berrino si è occupato per anni di medicina predittiva e preventiva all’Istituto dei Tumori di Milano e ha spiegato che quella preventiva è la “medicina dell’intervento”, che interviene per ridurre il rischio di contrarre i tumori. Perciò, ha detto il professore, “ci occupiamo di tabacco, raccomandiamo di non fumare e ci occupiamo di alimentazione, raccomandiamo delle modifiche dell’alimentazione rispetto all’alimentazione di oggi, che favorisce numerose malattie croniche“. Il professore ha anche affermato che “le ricerche suggeriscono che un tumore su tre potrebbe essere eliminato modificando l’alimentazione. Sappiamo da 100 anni che se agli animali diamo poco da mangiare vivono di più e si ammalano meno di cancro. Sarebbe interessante fare in modo che le persone mangiassero di meno, ma noi siamo portati a riempirci la pancia quando c’è da mangiare. Allora una delle strategie che abbiamo sviluppato nelle nostre ricerche è quella di aiutare la gente a mangiare poco avendo l’impressione di mangiare tanto“.

Alimentazione e tumori: 8 alimenti per la prevenzione del cancro

Vi consigliamo di consumare 8 alimenti che più di altri aiutano a ridurre il rischio di contrarre tumori:

1) Pepe nero
Spesso si pensa che sia soltanto una spezia da utilizzare a tavola, ma il pepe nero ha delle proprietà anticancro. La piperina, una sostanza contenuta nel pepe, ha queste proprietà, che ne fanno, pertanto, un valido alleato.
2) Peperoni
I peperoni sono un altro membro della famiglia delle Piperaceae. Con la loro buccia di colore rosso, verde o giallo, i peperoni contengono degli enzimi che li rendono dei potenti antiossidanti ed importanti nella lotta ai tumori.
3) Curcuma
La curcuma è una spezia di colore giallo-arancione intenso. È anch’essa un antiossidante ed è pertanto utile per combattere il cancro. Per di più può aiutare a prevenire il diabete e le allergie. Basta aggiungerne un pizzico nei cibi che mangiate tutti i giorni per raccogliere i benefici che questa spezia porta.
4) Zenzero
Questa pianta erbacea genera grandi quantità di vitamina A e C ed è perciò utile per rafforzare le difese immunitarie e tenere lontano la malattia.
5) Mostarda
È molto popolare nel mondo. In India viene utilizzata in quasi tutti i piatti. Oltre ad uccidere le cellule cancerogene che si trovano nel nostro corpo, la mostarda aiuta a prevenire l’alzheimer.
6) Cardamomo
Usato in tutta l’India, il cardamomo è una spezia che ha un’aroma delicata e un’ottimo gusto. Per secoli è stato usato nella medicina cinese e si è mostrato efficace sia nella prevenzione dei tumori che nel distruggere le cellule tumorali che si trovano nel corpo.
7) Cannella
Un’altra spezia che ha un grande appeal in tutto il mondo. La cannella fornisce energia e proteine, perciò rinforza il sistema immunitario. Inoltre evita che le cellule tumorali si diffondano.
8) Finocchio
I semi di finocchio contengono l’anetolo, che distrugge le cellule tumorali e lo fa sopprimendo gli enzimi che sono responsabili della loro moltiplicazione. Il finocchio aiuta inoltre ad uccide i germi che si trovano nel corpo.

 

 

Sanità – liste d’attesa. I cittadini costretti a scegliere tra il non curarsi e il pagare!

Sanità

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Sanità – liste d’attesa. I cittadini costretti a scegliere tra il non curarsi e il pagare!

La sanità pubblica italiana versa in uno stato di costante emergenza da ormai molti anni. I cittadini di ogni regione lamentano problemi di diversa natura, primo fra tutti la lunghezza delle liste di attesa anche per esami piuttosto semplici. Si tratta di un problema trasversale che interessa tutto lo stivale dal Nord al Sud. Una situazione gravissima ed inammissibile.

La conseguenza è mettere il cittadino con le spalle al muro costringendolo a scegliere tra il non curarsi e pagare!

Continua a crescere infatti la spesa sanitaria privata in capo alle famiglie, pari a 33,9 miliardi di euro nel 2016 (+1,9% rispetto al 2012).

Intanto, come emerge dal Rapporto 2017 del Censis sulla situazione sociale del Paese, si gonfiano le liste d’attesa nel pubblico.

Nel 2014-2017 si allunga di 60 giorni l’attesa per una mammografia, di otto quella per una visita cardiologica, di sei per colonscopia e risonanza magnetica.

Un’altra disfunzione in evidente peggioramento è la territorialità della qualità dell’offerta. Per il 30,5% degli italiani, (quota che sale nel Sud al 38,1% e al Centro al 32,6%) la qualità del Servizio Sanitario è peggiorata.

Insomma o aspettare o pagare. Ma per chi ci governa la priorità è la guerra alle Fake News!

By Eles

Dieci cose che forse non sai sugli antibiotici, ma che dovresti sapere prima di assumerli.

 

antibiotici

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Dieci cose che forse non sai sugli antibiotici, ma che dovresti sapere prima di assumerli.

 

10 cose che forse non sai sugli antibiotici

Antibiotici, ma con giudizio. Un monito che arriva dall’Organizzazione mondiale della sanità (Who), che anche quest’anno ha organizzato la Settimana mondiale della consapevolezza sugli antibiotici (World Antibiotics Awareness Week), con lo scopo di promuovere, per l’appunto, l’utilizzo più ragionato e cosciente possibile di uno strumento terapeutico al tempo stesso potente e pericoloso – e il cui consumo è spesso abusato. Il motto di quest’anno è un mantra su cui gli esperti battono da tempo: “Consultati con il tuo medico prima di assumere antibiotici”, dal momento che, per l’appunto, l’abuso o l’uso scorretto degli antibiotici rappresenta un problema non indifferente sia per la salute individuale che per quella pubblica – è il dibattutissimo tema dell’antibiotico-resistenza. Abbiamo provato a mettere insieme i miti, i luoghi comuni e le domande più frequenti relative agli antibiotici: di seguito il nostro piccolo vademecum.

1. Non trattano le infezioni virali
Potrebbe sembrare un’informazione ovvia. Ma non lo è, tanto che la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità è tornata a ribadirlo e che, per esempio, uno studio condotto nel 2012 ha svelato che un americano su tre è convinto che gli antibiotici siano efficaci contro il raffreddore. In verità, gli antibiotici funzionano solo e soltanto contro le infezioni batteriche, e sono del tutto inefficaci contro le infezioni virali, come, per esempio, influenza e raffreddore).

2. Gli antibiotici non distinguono tra batteri buoni e cattivi
Non tutti i batteri fanno male. Il microbiota, per esempio, l’insieme delle migliaia di specie microscopiche che ospitiamo nel nostro organismo, svolge ruoli fondamentali per la salute, funzionando da barriera contro i patogeni, regolando l’assorbimento dei nutrienti, la produzione di vitamine ed energia e le difese immunitarie. L’uso continuo di antibiotici, specie se non necessario e specie quando si tratta di farmaci “ad ampio spettro” – quelli meno specifici, che non si limitano a eliminare selettivamente uno o più ceppi di batteri – può danneggiare gravemente il microbioma. Uno studio pubblicato nel 2013 sul Journal of Antimicrobial Chemotherapy ha svelato che i medici sembrano essere particolarmente propensi a prescrivere antibiotici ad ampio spettro in particolare per infezioni del tratto respiratorio, urinario e della pelle: gli autori del lavoro hanno osservato che in molti casi sarebbe stato possibile adoperare farmaci specifici, con risultati migliori e meno effetti collaterali.

3. Finire il ciclo, sì o no?
Uno dei mantra più diffusi, relativamente all’uso degli antibiotici, è che ogni ciclo si debba assolutamente portare a termine, pena l’inefficacia del trattamento: anche se i sintomi dell’infezione migliorano, infatti, interrompendo l’assunzione prima del previsto i batteri superstiti potrebbero continuare a replicarsi, con conseguenti recidive o ricadute. Almeno questo è quello che dicono le linee guida del Nhs.

Ma, in realtà, c’è anche chi la pensa diversamente: stando a uno studio pubblicato sul British Medical Journal e a diverse altre recenti evidenze, sembra che il mantra debba trasformarsi inShorter is better – “Meno ne prendi, meglio è”. Tali studi sembrano mostrare che terapie di durata minore possono avere la stessa efficacia di terapie più lunghe con meno ripercussioni in termini di antibiotico-resistenza; per questo, l’invito è a consultarsi periodicamente con il proprio medico, tenendolo aggiornato sull’andamento dei sintomi e sul regresso dell’infezione, per dargli modo di valutare se la terapia può essere interrotta prima del previsto.

4. Antibiotico-resistenza e uso inappropriato degli antibiotici
Eccoci arrivati al tema più scottante e delicato, quello dell’antibiotico-resistenza. Di cosa si tratta? È ancora l’Organizzazione Mondiale della Sanità a chiarirci le idee. Per antibiotico-resistenza, o, più in generale, antimicrobico-resistenza si intende “l’abilità di un microrganismo (batterio, virus o parassita) di azzerare l’efficacia di un agente antimicrobico (antibiotico, antivirale o antimalarico)”.

Si tratta di un fenomeno evolutivo del tutto naturale: quando i microrganismi sono esposti a un antimicrobico, la maggior parte di essi soccombe, mentre i pochi portatori di geni che li rendono immuni all’antimicrobico sopravvivono e passano tale resistenza alla propria prole. È proprio questo il motivo per cui bisogna evitare l’uso inappropriato (in particolare improprio, come nel caso di infezioni virali, o in dosaggi diversi da quelli raccomandati) di antibiotici: ogni volta che una comunità batterica viene a contatto con un antibiotico, si promuove implicitamente la sopravvivenza dei suoi ceppi più forti. Un meccanismo che, a lungo termine, potrebbe portare alla completa inefficacia di tutti i trattamenti antibiotici al momento disponibili.

5. Un’emergenza sanitaria mondiale
Per dare un’idea di quanto sia importante e delicato il tema dell’antibiotico-resistenza, si pensi che le Nazioni Unite, nel settembre 2016, hanno indetto una riunione plenaria sul tema, da cui è emerso che la resistenza agli antibiotici è ormai un problema sanitario mondiale, alla stregua per esempio di Aidsmalattie cardiovascolari ed ebola.

Le Nazioni Unite, in particolare, hanno riconosciuto che l’antibiotico-resistenza sta fortemente minando l’efficacia di alcuni pilastri della medicina moderna, tra cui la stessa penicillina, dichiarandosi pronte a firmare una dichiarazione con nuove linee guida sull’uso e la vendita di questi farmaci.

6. Anche i medici hanno le loro colpe
“Consultati con il tuo medico prima di assumere antibiotici” è lo slogan di quest’edizione della Settimana Mondiale della Consapevolezza sugli Antibiotici. Giustissimo, ma per dovere d’informazione dobbiamo notare che, purtroppo, anche i medici non sono esenti da errori. Uno studio canadese, pubblicato nel 2007, per esempio, ha svelato che medici che esercitano la professione da più tempo o che sono molto occupati tendono a cadere in errore più degli altri, prescrivendo antibiotici anche quando non è necessario. In particolare, svela lo studio, i medici che visitano 34 o più pazienti ogni giorno hanno una probabilità dal 20% al 27% più alta degli altri di prescrivere antibiotici in modo non appropriato; inoltre, ogni anno di pratica aggiunge un 4% al tasso di prescrizioni inappropriate.

7. Quando sono stati inventati?
Prima di quanto possiate immaginare. Sebbene il primo uso clinico di un antibiotico sicuro ed efficace sia da datare al 1931, anno di sintesi del prontosil, chemioterapico antibatterico messo a punto dagli scienziati della Bayer, in Germania, l’ingresso degli antibiotici nella storia della vita sulla Terra è molto precedente. Diversi studi, infatti, hanno svelato che alcune specie di batteri avevano inventato gli antibiotici (e un meccanismo di antibiotico-resistenza) già 2 miliardi di anni fa.

I batteri, in particolare, erano in grado di sintetizzare antibiotici e di sviluppare resistenze per eliminare le specie concorrenti e per difendersi da esse. Uno studio del 2012, per esempio, condotto sulla base dell’analisi di una formazione geologica rinvenuta nelle Carlsbad Caverns, nel New Mexico, ha mostrato che i batteri rinvenuti sulle pareti delle caverne (datati a circa 4 milioni di anni fa) erano già resistenti a molti degli antibiotici moderni sintetizzati tra gli anni sessanta e gli anni ottanta.

8. L’antibiotico-resistenza è inevitabile?
Come abbiamo visto, l’antibiotico-resistenza è un (antichissimo) meccanismo evolutivo di difesa dei batteri. Questo, però, non deve far pensare che non sia in qualche modo controllabile dall’esterno. Tutt’altro (ed è proprio questo uno dei motivi per cui è stata istituita la Settimana mondiale della consapevolezza sugli antibiotici): per limitare l’antibiotico-resistenza, i Center for Disease Control and Prevention (Cdc) statunitensi raccomandano, per esempio, di “assumere antibiotici nell’esatta misura prescritta dai medici, non assumere antibiotici rimasti da cicli incompleti precedenti, non chiedere di propria spontanea volontà la prescrizione di antibiotici”. Molto, inoltre, si può fare dal lato della prevenzione, cercando di evitare l’insorgenza di infezioni stando attenti all’igiene personale e sottoponendosi alle vaccinazioni raccomandate.

9. Non solo pillole
Gli antibiotici non sono solo quelli prescritti dal medico. Se ne trovano anche, talvolta, in alcuni prodotti per l’igiene personalee per la pulizia della casa. Gli effetti collaterali dell’utilizzo di questi prodotti, spesso entusiasticamente pubblicizzati per la loro capacità di uccidere “il 99% dei batteri”, sono esattamente gli stessi di quelli dell’utilizzo degli antibiotici che si spacciano in farmacia. Ossia l’accelerazione dell’antibiotico-resistenza: uno studio della Tuft University School of Medicine, per esempio, ha evidenziato come i prodotti antibatterici usati per la pulizia della casa lasciano sulle superfici di mobili e pavimenti uno strato di antibiotici attivi che innesca lo sviluppo di meccanismi di difesa da parte di piccole sottopopolazioni di batteri. Fenomeno che, a lungo andare e su scale temporali medio-lunghe, come abbiamo visto, porta alla proliferazione di ceppi contro i quali gli antibiotici sono del tutto inefficaci.

10. E negli allevamenti?
Numeri alla mano, l’abuso di antimicrobici si registra soprattutto negli allevamenti intensivi, dove il consumo di questi prodotti è almeno il triplo rispetto a quello relativo agli esseri umani. Negli Stati Uniti, per esempio, otto antibiotici su dieci vengono somministrati su animali. Uno studio recentemente pubblicato su Science ha stimato che le cifre, purtroppo, sono destinate a crescere: l’utilizzo di antibiotici negli allevamenti intensivi potrebbe aumentare a livello mondiale del 53% entro il 2030, per un totale di 200mila tonnellate. Anche l’Italia non se la passa troppo bene: stando a un report di Legambiente, infatti, nel nostro paese si somministrano agli animali il 71% di tutti gli antibiotici venduti. Siamo terzi solo a Spagna e Cipro e precediamo di gran lunga Francia e Regno Unito: cifre che dovrebbero farci pensare, anche alla luce del fatto che attualmente, ogni anno, 25mila persone in Europa muoiono a causa di infezioni resistenti agli antibiotici.

tratto da: https://www.galileonet.it/2017/11/10-cose-antibiotici/

La profezia di Umberto Veronesi: “5 cure che ci guariranno domani”

 

Umberto Veronesi

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

La profezia di Umberto Veronesi: “5 cure che ci guariranno domani”

 

Veronesi: 5 cure che ci guariranno domani
L’Istituto Europeo di Oncologia festeggia 20 anni. E il suo fondatore guarda agli obiettivi per i prossimi 20.
di Anna Alberti – 31 Luglio 2014

Tutto comincia, come sempre, da una visione: una grande cascina lombarda attorno a cui far crescere idee, studi, innovazioni terapeutiche, squarci di futuro per medici e ricercatori, ma soprattutto per i pazienti. Da quella visione Umberto Veronesi è partito per costruire, insieme a un gruppo di imprenditori, banchieri, scienziati e premi nobel, il luogo che da 20 anni a questa parte è diventato uno tra i primi centri d’eccellenza per lo studio e la cura dei tumori a livello internazionale. Parliamo dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, non a caso molto simile a quella grande cascina lombarda in cui il prof è nato e cresciuto.

Vent’anni che tradotti in cifre significano oltre un milione e 700mila persone visitate o curate fino al 2013. E innovazioni che sono diventate pietre miliari della senologia (vedi la chirurgia mininvasiva, la tecnica del linfonodo sentinella, la radioterapia intraoperatoria), della pneumologia, della radiologia. Ma più dei successi del passato, per celebrare questo compleanno il direttore scientifico dell’Ieo ci tiene a indicare, ancora una volta, le strade più promettenti per il futuro. E le strategie che ci cureranno nei prossimi vent’anni.

«La conoscenza sempre più completa del nostro Dna, cambierà il modo di curare i tumori: intanto diremo progressivamente addio ai tagli chirurgici estesi e ai farmaci tossici per il nostro organismo,  per lasciare spazio alla chirurgia microinvasiva e alla personalizzazione delle cure con nuove particelle e molecole», spiega Veronesi. «Eccone cinque, tra le più promettenti».

Non solo ecografia. Hifu (High intensity focused ultrasound): è una tecnologia che indirizza sull’area da trattare fasci di ultrasuoni ad alta intensità (simili a quelli utilizzati dall’ecografia), riscaldando le cellule  tumorali – e solo quelle – fino a un temperatura sufficiente a eliminarle. Attualmente questa tecnologia viene già utilizzata per trattare alcuni tumori molto piccoli, oltre che patologie benigne dell’utero.

Un detective infallibile. RM Total Body: in poco più di 30 minuti questa nuova tecnologia di imaging (senza radiazioni ma con un’innocua esposizione a un campo magnetico) è in grado di individuare tumori invisibili con altre tecniche. E non solo: scopre infezioni, infiammazioni, lesioni vascolari, fratture, offrendo un’immagine inedita del nostro corpo. Perché farla? I tumori trattati agli stadi primitivi (quelli che la RMN Total Body potrà rivelare) hanno una probabilità di guarigione altissima, vicina alla totalità dei casi.

Artiglieria pesante. Radioterapia con protoni e adroni: queste particelle pesanti sono molto più potenti degli elettroni comunemente utilizzati in radioterapia. A parità di effetti collaterali, la loro efficacia sulla lesione da curare è decisamente maggiore: un po’ come scagliare una pietra, anziché dei sassolini.

Il super esame del sangue. Diagnosi attraverso il MicroRna presente nel sangue: tra le ultime conquiste della ricerca c’è l’identificazione del MicroRna, frammenti di materiale genetico che il tumore può rilasciare quando è in fase di formazione e che quindi possono agire da marcatori per la diagnosi precoce di alcune forme tumorali. Per ora si parla di tumori al polmone, al seno, alle ovaie. Ma l’ipotesi affascinante (e futuribile) è quella di poter diagnosticare ogni tipo di tumore in fase iniziale, grazie a un semplice esame del sangue, in grado di individuare i famosi frammenti.

Missili intelligenti. Farmaci molecolari: sappiamo che il tumore è causato da uno o più geni che subiscono un danno e per questo smettono di svolgere la loro funzione, mandando in tilt il programma biologico della cellula. Lo studio del genoma umano ha permesso  di identificare con crescente precisione molti di questi geni. E quindi di individuare molecole in grado di riportarli a un normale funzionamento, riportando le cellule tumorali a una condizione di normalità senza però distruggere le altre cellule. Questo è il principio d’azione dei farmaci molecolari, chiamati anche farmaci intelligenti perché, come missili moderni, colpiscono esclusivamente il bersaglio. Questa nuova generazione di farmaci è destinata a sostituire progressivamente la tradizionale “chemio”.

Cannabis contro il cancro, nuove importanti scoperte

Cannabis

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Cannabis contro il cancro, nuove importanti scoperte

Un nuovo studio conferma che i cannabinoidi possiedono spiccate proprietà antitumorali, senza danneggiare le cellule sane.

Che i principi attivi contenuti nella #cannabis abbiano proprietà terapeutiche è un fatto ormai acclarato, tanto che numerose nazioni di tutto il mondo – tra cui l’Italia – hanno ormai aperto ai derivati della canapa per uso medico. Diverse ricerche effettuate da più parti sostengono che i cannabinoidi possano essere un valido alleato per sconfiggere il cancro, e va in questa direzione anche un team di ricerca dell’Istituto Oncologico di Vojvodina e dell’Università di Novi Sad (Serbia) che ha passato al setaccio diverse ricerche nelle quali sono state investigate le proprietà antitumorali della cannabis, sia in ambito clinico che preclinico.

I cannabinoidi potrebbero aiutare a sconfiggere i tumori, in quanto possiedono una notevole azione anticancro e spingerebbero le cellule malate a morire, senza intaccare quelle sane.

L’azione della canapa

La Cannabis sativa, ovvero la varietà utilizzata anche con scopo ludico, contiene più di 100 cannabinoidi, alcuni dei quali – i cosiddetti endocannabinoidi o cannabinoidi endogeni – vengono prodotti anche dalle cellule dei mammiferi. Questi avrebbero un effetto citotossico, condurrebbero le cellule tumorali all’apoptosi, ovvero al “suicidio cellulare”. Ma non è finita: i cannabinoidi avrebbero inoltre la proprietà di contrastare la proliferazione delle cellule tumorali, la metastasi, caratteristica che rende ancora più pericolosi e letali i tumori.

Scarso utilizzo in ambito oncologico

Nonostante diverse ricerche abbiano evidenziato le proprietà antitumorali dei cannabinoidi, questi fino ad oggi hanno trovato scarso utilizzo sui malati oncologici.

L’impiego della cannabis per lenire i sintomi derivanti dalle terapie antitumorali o del #Cancro stesso è sostenuto da un’ampia letteratura scientifica, ma secondo il prof. Leslie Mendoza Temple, direttore della “Pritzker School of Medicine” dell’Università di Chicago, ci sarebbero diversi elementi che fanno ipotizzare che i cannabinoidi potrebbero essere utilizzati nella cura del cancro stesso.

I ricercatori che hanno condotto lo studio, Višnja Bogdanović, Jasminka Mrdjanović e Ivana Borišev, sostengono che dovrebbero essere effettuate nuove approfondite ricerche per valutare su base statistica gli effetti della cannabis in questo ambito, da soli e parallelamente alle terapie classiche [VIDEO].

Tratto dalla rivista scientifica The Journal of Alternative and Complementary Medicine.

Basta robacce chimiche che vendono in farmacia – Con il sambuco sconfiggi raffreddore e influenza!

 

sambuco

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Basta robacce chimiche che vendono in farmacia – Con il sambuco sconfiggi raffreddore e influenza!

Grazie alle sue proprietà diaforetiche, antinfiammatorie, antibatteriche e antivirali il sambuco rappresenta uno scudo attivo contro le affezioni respiratorie e le infiammazioni locali.

Il sambuco, Sambucus nigra, è un arbusto appartenente alla famiglia delle Caprifoliaceae. I suoi fiori sono piccoli, bianchi e profumati, raccolti insieme come nuvolette sui rami. I frutti sono invece piccolo bacche scure, dai toni purpurei e violacei. Originario dell’Europa e dell’Asia occidentale, il sambuco è noto per le sue proprietà curative fin dall’epoca romana e viene citato da Plinio il Vecchio e Ippocrate. Gli indiani d’America ne utilizzano la corteccia per curare gonfiori e infiammazioni, per facilitare il parto e l’allattamento. Inoltre, le bacche di sambuco erano usate dalla popolazioni germaniche per tingere la pelle nei riti di caccia o di guerra; mentre i fiori si utilizzano ancora oggi per aromatizzare bevande e dolci. Considerato capace di poteri magici contro demoni streghe, i suoi benefici sono oggi riconosciuti contro raffreddore e influenza, i fastidiosi folletti della stagione fredda. E le proprietà del sambuco non finiscono qui, scopriamole insieme.

Principi attivi

Il sambuco è ricco di vitamine e minerali: potassio, calcio, sodio, fosforo, ferro selenio, rame, zinco e magnesio insieme a vitamine A, B1, B2, B3, B5, B6 e C. Inoltre troviamo componenti preziosi come flavoni e flavonoli, principalmente quercetina e antociani, acido clorogenico e cinamico, aminoacidi vari.

Proprietà del sambuco

Il sambuco vanta numerose proprietà; tra le principali l’azione diaforetica, ovvero stimolante la sudorazione, quella antiviraleantibatterica e antinfiammatoria. In qualità di antinfiammatorio, sembra in grado di inibire l’eccessiva risposta immunitaria riducendo la produzione di citochine e l’attività delle interleuchine, entrambi mediatori del sistema immunitario. Inoltre, la corteccia agisce come diuretico e le bacche come lassativo.

Formulazioni e uso

Le parti più utilizzate della pianta di sambuco a scopi curativi sono i fiori, le bacche, le foglie e la corteccia. Il sambuco può essere assunto sotto forma di infuso, decotto, impacco o estratto fluido. Vediamo le formulazioni più adatte per ogni sintomo:

Affezioni dell’apparato respiratorio

Raffreddore, febbre, tossi e bronchiti, trovano sollievo grazie all’azione diaforetica e antinfiammatoria del sambuco che è capace di l’intensità e la durata del raffreddore e la febbre. Ottimo in questi casi l’ infuso di samuvo che si prepara con 2-4 grammi di sambuco in circa 150 ml di acqua bollente. Dopo cinque minuti di infusione i filtra e si assume più volte durante la giornata, specie pomeriggio e sera fino al miglioramento dei sintomi.

Influenza

Le proprietà antinfiammatorie e antivirali, insieme alle precedenti, rendono il sambuco un ottimo rimedio contro l’influenza; infatti i principi attivi del sambuco sono capaci di contrastare l’azione dei virus influenzali. Oltre l’infuso si può assumere l’estratto fluido di sambuco alla dose di 1 grammo, tre volte al giorno fino alla risoluzione dei sintomi.

Cattiva circolazione e arteriosclerosi

Grazie al contenuto di flavoni, specialmente nei fiori, e alla capacità antinfiammatoria e diuretica, il sambuco è benefico per la circolazione sia venosa he arteriosa, contrastando l’arteriosclerosi. Si usa il decotto, ottenuto con fiori e bacche insieme, che si prepara facendo bollire 100 grammi di fiori e bacche in due litri d’acqua per 20 minuti circa. Si filtra e se ne beve un bicchiere per tre volte al giorno per almeno tre settimane.

Diarrea

L’infuso di bacche secche aiuta contro la diarrea alleviando le coliche.

 

tratto da: https://www.riza.it/benessere/erbe-e-fitoterapia/5686/con-il-sambuco-sconfiggi-raffreddore-e-influenza.html

Bedrocan: il farmaco a base di cannabis che sta facendo miracoli contro la sclerosi multipla, ma nessuno ne parla!

 

cannabis

 

.

.

seguiteci sulla pagina Facebook Curiosity 

.

.

 

Bedrocan: il farmaco a base di cannabis che sta facendo miracoli contro la sclerosi multipla, ma nessuno ne parla!

Sapete cos’è il Bedrocan? E’ un farmaco a base di cannabis che sta facendo miracoli, ridà dignità e sollievo ai malati di sclerosi multipla.
Di seguito la testimonianza, giunta a noi attraverso un commento, di una ragazza malata di Sclerosi multipla. Si tratta di uno dei cinque pazienti dell’ospedale di Casarano che stanno sperimentando la somministrazione del Bedrocan, nome medico della Cannabis Terapeutica. “Da quando ho cominciato a usarla, sono rinata”, scrive. Testimoniando il valore che la terapia assume nel miglioramentodella qualità della vita di chi si trova a combattere la difficile battaglia contro la malattia.
Gentile Redazione,
Mi chiamo Lucia,30 anni e vi scrivo dalla provincia di Lecce. Undici anni fa mi fu diagnosticata la Sclerosi Multipla. Vi scrivo in seguito al clamore suscitato dopo i vostri servizi sulla Cannabis Terapeutica che viene somministrata dall’Ospedale Ferrari di Casarano (LE). Al momento sono seguita dal centro SM dello stesso ospedale direttamente dai dottori Sergio Pasca e Roberto De Masi. Io sono una dei 5 “pazienti fortunati” che sta assumendo il Bedrocan (infiorescenze essiccate di Marijuana) con miglioramenti evidenti ed eclatanti nell’andatura,nei tremori,nei dolori,negli spasmi muscolari,nella rigidità,nell’appetito,nell’umore e nel miglioramento totale della qualità di vita.
Sono sempre stata una ragazza attiva,vivace e con la testa sulle spalle,fino a quando non mi è stata diagnosticata questa malattia che ovviamente ha condizionato ogni fase della mia vita. Nei vari anni ho provato tutti i farmaci convenzionali e non che vengono prescritti a coloro che si trovano nella mie condizioni: vari tipi di interferone, antidepressivi, antiepilettici, miorilassanti, immunosoppressori, vitamine, integratori…e chissà quanti altri.. Nel 2008 ho fatto un viaggio ad Amsterdam per testare personalmente le migliori varietà consigliate per la Sclerosi Multipla…ed è lì che ho potuto testare su di me gli effetti benefici della cannabis. A fine maggio di quest’anno,il centro SM dell’Ospedale Ferrari di Casarano,seguito dai dottori Pasca e De Masi,mi ha prescritto la prima ricetta per l’erogazione del farmaco: Bedrocan (a base di infiorescenze).
Prima di arrivare a questo farmaco però il protocollo prevede l’utilizzo di vari altri farmaci (miorilassanti etc.) che anziché calmare i dolori e gli spasmi,su di me non facevano altro che aumentare questi sintomi (per non parlare poi degli effetti collaterali di questi e di tutti gli altri farmaci che ho provato). Come ultima spiaggia, visto che non sto bene con nessun farmaco e visto che la regione Puglia ha approvato la cannabis terapeutica,sono stata ricoverata 6 giorni (come da protocollo) per iniziare questa nuova terapia (seguita sempre e costantemente dai dottori Sergio Pasca e Roberto De Masi).
Sono arrivata in ospedale che ero costretta a star seduta su una sedia a rotelle ormai e mi preparavo all’idea di doverla utilizzare per il resto della mia vita. Dopo 2 giorni di ricovero ho cominciato a bere tisane con la marijuana (somministrate in tre orari diversi della giornata). Il terzo giorno sono resuscitata (per richiamare una citazione delle “Sacre Scritture”). Sono infatti riuscita a lasciare la sedia e iniziare piano piano a camminare nuovamente sulle mie gambe (seppur con un aiuto affianco),avendo così la certezza che tale farmaco è l’unico in grado di sollevare oltre all’umore anche il mio fisico. Sono stata dimessa e mandata a casa con 6 confezioni di Bedrocan sufficienti a trascorre un mese di vita “normale” e ogni mese vado tranquillamente in farmacia (quella dell’Ospedale) a prendere il farmaco (previa ricetta del neurologo).
A questo punto la mia richiesta è semplice. Voglio dare la mia testimonianza di paziente affetta da una malattia gravemente invalidante,trentenne,nel pieno della vita…che ha trovato finalmente un sollievo alle sue sofferenze grazie al Centro SM di Casarano e all’enorme lavoro svolto da tutta l’equipe dei dottori Sergio Pasca e Roberto De Masi. Conosco perfettamente l’iter burocratico che bisogna affrontare affinchè questo farmaco possa giungere ai pazienti che attendono per mesi e mesi,in preda ai dolori e a sofferenze inimmaginabili. Un percorso esageratamente impervio,sia per i malati che per i medici.
Sarebbe fantastico informare tutti coloro che potrebbero usufruire di questo “farmaco” e soprattutto fare in modo che i centri come quello di Casarano abbiano più riflettori puntati addosso in modo da far emergere tutte le ottime attività che vengono svolte quotidianamente in favore dei pazienti affetti da questa e altre serie malattie. Non finirò di ringraziare chi si è impegnato per questa “battaglia”. Ci hanno donato la “libertà di cura”… e scusate se è poco.
Lucia
fonte: http://zapping2015.altervista.org/le-cose-che-nessuno-vi-dice-bedrocan-il-farmaco-a-base-di-cannabis-che-sta-facendo-miracoli-contro-la-sclerosi-multipla-ma-nessuno-ne-parla/

Negli stati dove è legale il 25% dei malati di cancro sceglie di usare la cannabis

 

cannabis

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

.

 

Negli stati dove è legale il 25% dei malati di cancro sceglie di usare la cannabis

 

Negli stati dove l’uso medico della cannabis è legale, un malato di cancro su quattro sceglie di utilizzarla e quasi tutti cercano informazioni maggiori sulle sue proprietà terapeutiche. Questa la conclusione di una ricerca scientifica condotta nello stato di Washington (Usa) su 926 pazienti affetti da tumore.

Lo studio, condotto da una equipe di sette ricercatori presso il National Carcer Institute di Seattle, ha analizzato pazienti di entrambi i sessi di età compresa tra i 46 e i 66 anni, attraverso la somministrazione di una serie di questionari, allo scopo di verificare il tasso di utilizzo e di interesse riguardo alla cannabis tra i malati.

222 pazienti hanno dichiarato di aver utilizzato cannabis nell’ultimo anno. Tra questi, 193 ne facevano uso circa una volta a settimana, e 124 una o più volte al giorno. Non solo attraverso l’inalazione – che rimane comunque il metodo di assunzione più diffuso – ma anche attraverso l’ingestione di cibi a base di cannabinoidi.

Quanto alle motivazioni dell’utilizzo: la maggior parte dei pazienti ha dichiarato di utilizzare la cannabis per il trattamento del dolore, ma non mancano i pazienti che la utilizzano per contrastare i problemi di stomaco generati dai cicli di cura e per combattere lo stress che li ha colpiti dopo la scoperta della malattia.

Il 26% dei malati che utilizzano la cannabis ha affermato di ritenere che essa sia anche un farmaco direttamente efficace contro il cancro e di essere convinti che il loro tumore stia indietreggiando proprio grazie ai cannabinoidi.

Uno studio, per stessa ammissione dei ricercatori, condotto su numeri troppo piccoli per avere la pretesa di trarre conclusioni scientificamente certe, ma sufficiente per dimostrare ancora una volta come molti malati ritengano di ottenere benefici di vario tipo dall’utilizzo di cannabis.

Tra i 936 malati analizzati oltre il 75% ha richiesto di poter avere altre informazioni sulle qualità terapeutiche della cannabis, mostrando interesse ad un suo utilizzo. Frenato, a quanto pare, dalla scarsa inclinazione a fornire informazioni in merito da parte dei medici, anche negli stati dove la sua prescrizione è perfettamente legale. Meno del 15% dei pazienti ha infatti dichiarato di aver avuto informazioni sulla cannabis da parte dei medici; tutti gli altri si informano grazie ad amici, altri malati, parenti o media.

 

tratto da: http://www.dolcevitaonline.it/negli-stati-dove-e-legale-il-25-dei-malati-di-cancro-sceglie-di-usare-la-cannabis/