Anche Report conferma: la pasta che mangiamo? Fatta col grano al glifosato canadese! …E racconta come ci stanno avvelenando!

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Anche Report conferma: la pasta che mangiamo? Fatta col grano al glifosato canadese! …E racconta come ci stanno avvelenando!

CHE SPIGA! – Report, da dove viene il grano della pasta che mangiamo?

Il programma tv di Raitre indaga sul grano usato per produrre la pasta e la farina: ciò che emerge è devastante.

Nel corso della puntata del 30 ottobre di Report c’è stata un’inchiesta di Manuele Bonaccorsi sul grano: si tratta di una materia prima fondamentale per la nostra alimentazione e da cui si genera sia la #Pasta che la farina. Se finora si pensava che la pasta facesse bene alla salute, purché consumata nei limiti, oggi ogni certezza viene meno. Manuele Bonaccorsi ha raccontato al pubblico di Report tutta la verità (o quasi) sul grano.

Il grano importato dal Canada

Se qualcuno fino ad ora pensava che la pasta che mangiamo fosse ottenuta dal grano nostrano, si sbagliava: sì perchè la maggior parte del grano utilizzato dai principali marchi italiani produttori di pasta e farina proviene dal Canada. Precisamente, tra Manitoba e Alberta in Canada ci sono più di 1500 chilometri di praterie dove si coltiva solo grano tanto da rendere il paese a nord degli Stati Uniti il granaio del mondo.

C’è un problema però: qui i coltivatori di grano fanno un largo uso di glifosato, un potente erbicida brevettato nel 1974 che non fa poi così bene all’organismo umano. Come raccontano gli stessi coltivatori canadesi, il glifosato viene spruzzato in primavera sul terreno prima della semina al fine di eliminare le erbacce; successivamente, viene spruzzato nuovamente dopo la semina quando il grano germoglia e per un’ultima volta al fine di rendere uniforme la crescita del grano stesso. Ma dove finisce tutto questo glifosato? Il potente erbicida viene assorbito e finisce nei semi di grano e di conseguenza nei prodotti che ne derivano, come pasta e farina.

Nel 2015 l’Organizzazione Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha affermato che il glifosato è un probabile cancerogeno, ma l’EFSA si è difesa affermando che non è così.

E intanto si cerca quantomeno di capire se ci siano dei controlli a monte e a valle per verificare la presenza di glifosato: la Canadian Grain Commission afferma di limitarsi a controllare il rispetto dei contratti tra i venditori canadesi e gli acquirenti mondiali, senza preoccuparsi del glifosato. Lo stesso avviene anche in Italia, nei porti in cui questo grano arriva: pertanto, il glifosato entra nel ciclo di produzione della pasta e della farina senza trovare alcuna opposizione. E così Report ha analizzato 6 marchi famosi di pasta italiana: Barilla, la Molisana, De Cecco, Divella, Garofalo e Rummo e ciò che è emerso è che i valori di glifosato registrati sono nettamente al di sotto della dose considerata tossica per l’uomo.

E il grano italiano?

L’Italia meridionale è stata considerata il granaio d’Italia, ma oggi la realtà è ben diversa: proprio in virtù di questa massiccia importazione di grano dall’estero, i principali coltivatori di grano hanno fatto marcia indietro. Oggi a loro costa circa 23 centesimi di euro produrre grano e non possono venderlo a più di 20 centesimi: come si può dedurre, c’è perdita e pertanto il nostro Paese ha registrato una enorme riduzione delle coltivazioni di grano, spinta anche da diversi contributi europei che, paradossalmente, spingono a non coltivare più il grano.

Da febbraio 2018 entrerà in vigore una nuova etichettatura obbligatoriaper la pasta e la farina in cui dovrà essere indicato l’origine del grano utilizzato: con questa novità, si spera che gli agricoltori italiani possano tornare a produrre grano come un tempo, tra l’altro un grano decisamente più sano visto che in Italia l’utilizzo di glifosato è vietato.

QUI il servizio di Report

Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

 

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Ecco il grano canadese coperto di neve, che può maturare solo grazie al glifosato! Ce lo ritroveremo sulle nostre tavole, mentre il nostro grano marcisce nei campi!!

 

Ecco a noi il grano canadese coperto di neve pronto per essere esportato in Sicilia!

La foto che vedete sopra è emblematica della follia del nostro tempo. Ecco il grano duro canadese che dovrebbe ‘maturare’ mentre nevica! Maturerà artificialmente, con il glifosato. E siccome è umido, svilupperà funghi e, quindi,micotossine. Questo impedirà al Canada di esportarlo? Ci vorrebbero i controlli su tutte le navi cariche di grano che nei prossimi mesi arriveranno nel nostro Paese. Ci saranno questi controlli? Saverio De Bonis: “L’unica cosa da fare è quella che stiamo facendo noi con GranoSalus: avviare i controlli su tutti i derivati del grano. I consumatori ci aiutino nel loro interesse”

Immaginate una distesa di grano in fase di maturazione – quindi con il classico colore giallo – ma ricoperto in buona parte di neve! In Sicilia e, in generale, nel Sud Italia questo non sarebbe possibile, perché a Giugno inoltrato da noi è già estate e il sole porta a maturazione spighe di grano prive di micotossine. Non è così in Canada dove il grano inizia a maturare in questi giorni e dove – come potete vedere dalla foto che alcuni amici ci hanno inviato – il grano che dovrebbe maturare è ricoperto dalla neve!

Segnatevi nella mente questa fotografia, perché è emblematica della follia del mondo in cui viviamo. Un mondo nel quale la globalizzazione dell’economia ha portato in Canada una coltura – il grano duro – che nulla ha a che spartire con il clima di quel Paese. Ma di mezzo ci sono i soldi, tanti soldi. Un fiume di denaro che il Canada tra qualche mese potrebbe incassare esportando in Italia questo grano duro pieno di umidità, di micotossine e di glifosato.

Con il freddo che c’è per ora in Canada il grano non può maturare naturalmente: opteranno per una maturazione artificiale con l’erbicida glifosato (o glifosate). Un metodo ingegnoso, che consentirà di ottenere un grano duro ricco di glutine, ma anche di sostanze che non sono esattamente un toccasana per la nostra salute: il già citato glifosato e le già citate micotossine.

Oggi, grazie a notizie attinte da una serie di fonti internazionali, siamo in grado di anticiparvi che cosa succederà nei prossimi mesi in Italia sul fronte del grano duro. Perché il grano duro che vedete nella foto sopra – grano ricoperto di ghiaccio – è destinato in massima parte all’Italia.

Eh già, perché l’Italia è il primo Paese importatore di grano duro canadese.

Quest’anno, per il Canada, a quanto ci raccontano, le cose non stanno andando molto bene.

“Ad Agosto – ci dice il nostro informatore – tantissimi campi di grano duro sembravano risaie. Le piogge non sono mancate. Ora è arrivato il freddo. O meglio, la neve. Si stima che, su una produzione preventivata di quasi 8 milioni di tonnellate di grano duro, il trenta per cento circa della produzione è già andata perduta”.

Conti alla mano, 2 milioni circa di tonnellate di grano duro canadese sono già al macero.

Ne rimangono 6 milioni di tonnellate circa. Di questi, solo 2 milioni di tonnellate circa sono di prima e di seconda classe. Non è il grano duro che matura nel Sud Italia, tra Puglia, Basilicata e Sicilia: un prodotto accompagnato dal sole e totalmente privo di micotossine. Ma è comunque un grano duro commestibile.

Gli altri 4 milioni di tonnellate di grano duro canadese sono di terza, quarta e quinta classe (teniamo conto che il grano duro di quarta e quinta classe si dà agli animali, proprio perché considerato non commestibile per l’uomo).

Sono i 2 milioni di tonnellate di grano duro canadese di prima e seconda classe – in ogni caso di qualità nettamente inferiore al grano duro del Sud Italia – che arriveranno in Italia con le navi? Non si sa.

Il nostro dubbio – purtroppo – è che i canadesi possano piazzare sulle navi i restanti 4 milioni di tonnellate di grano duro che, in buona parte, dovrebbe essere trattato come un rifiuto tossico perché pieno di micotossine.

Perché quando l’umidità è elevata i funghi attaccano il grano e producono le micotossine.

Questo articolo che state leggendo è importante: perché questa produzione massiccia di grano duro canadese è quella che ammazza la produzione del grano duro del Sud Italia. Con questa montagna di prodotto il prezzo del grano duro si abbasserà (infatti quest’anno ha toccato il minimo storico di 14 centesimi di Euro al chilogrammo).

Sapendo in anticipo che questa enorme quantità di grano duro canadese (ribadiamo: di pessima qualità) potrebbe arrivare in Italia con le navi (in effetti, il condizionale potrebbe essere evitato…), gli agricoltori del Sud Italia potrebbero anche non seminare il grano: perché nessuno è disposto a coltivare il grano duro sapendo che, poi, vendendolo, ci perderà.

E infatti nel Mezzogiorno d’Italia, negli ultimi anni, circa 600 mila ettari di terreni a seminativo non vengono più coltivati a grano duro. 

Al posto del grano duro del Sud d’Italia, di ottima qualità, le industrie acquisteranno a prezzi molto convenienti il grano duro canadese: tanto poi ci penserà la martellante pubblicità – soprattutto in Tv – a fare credere ai consumatori che la pasta industriale italiana “è la migliore del mondo” e ci penseranno attori famosi a convincerci che i biscotti e le merendine sono buonissime…

Con questo sistema ci guadagna il Canada, che esporta grano duro che avrebbe dovuto smaltire come rifiuto speciale. Ci guadagnano gli industriali della pasta e dei dolci del nostro Paese, che acquistano un prodotto a basso prezzo.

A perdere sono gli agricoltori del Sud Italia (che infatti, come ricordato, hanno già smesso di coltivare a grano duro circa 600 mila ettari di terreni a seminativo). E a perdere sono soprattutto i consumatori, che mangiano pasta, pane e dolci con farine sulle quali è meglio non commentare…

Il discorso vale per i consumatori italiani, che sono le prime vittime di questo sistema folle. Ma vale anche per i consumatori di altri Paesi del mondo che mangiano il prodotto italiano eventualmente ‘confezionato’ a base di grano duro canadese al glifosato e alle micotossine.

Che fare? La prima cosa da fare dovrebbe essere quella di controllare tutte le navi cariche di grano canadese che arrivano nei porti italiani. Tutte. Di questo si dovrebbero occupare le autorità del nostro Paese. Ma non lo faranno, perché di mezzo ci sono accordi commerciali internazionali (come ci ha raccontato Cosimo Gioia, imprenditore agricolo, già dirigente generale del dipartimento Agricoltura della Regione siciliana, l’unico che ha provato a controllare i carichi di grano duro provenienti dal Canada, se una nave arrivata in Italia ha già attraccato in un altro porto dell’Unione Europea, non è soggetta a controlli).

In questi giorni abbiamo ricevuto telefonate da cittadini siciliani di Catania e di Pozzallo che ci chiedono: che cosa possiamo fare per bloccare queste navi che arrivano dal Canada?

Abbiamo ‘girato’ la loro domanda a Saverio De Bonis, uno dei protagonisti diGranoSalus, l’associazione di produttori di grano duro del Sud Italia che promuoverà i controlli su tutti i derivati del grano presenti nel nostro Paese, per verificare l’eventuale presenza di micotossine, glifosato e altri veleni:

“Non possiamo fare nulla, se non quello che stiamo facendo – ci risponde De Bonis -: ovvero una campagna per avviare i controlli a tappeto su tutti i derivati del grano: pasta, pane, pizze, biscotti, dolci, farine. I consumatori debbono sapere che siamo soli rispetto al rullo compressore della globalizzazione. Dobbiamo difenderci da noi. Proprio per questo abbiamo lanciato una petizione. Che riguarda i consumatori di tutta l’Italia. Cari consumatori italiani: i controlli costano. Dateci una mano nel vostro interesse. E, soprattutto, nell’interesse dei vostri figli. La salute è un bene prezioso che dobbiamo difendere”.

Nessuno ci aiuta, dice De Bonis. Infatti non ci aspettiamo nulla dal Governo nazionale. E non ci aspettiamo nulla dalle Regioni.

In Sicilia, ad esempio – Regione dove il grano duro è un’eccellenza – l’assessorato all’Agricoltura, fino ad oggi, ha ignorato il problema: non gliene può fregare di meno.

Di questo tema parleremo sabato 15 Ottobre, a Palermo, nei saloni del Teatro Jolly, dalle 9 e mezza di mattina in poi, nel corso dell’assemblea promossa da I Nuovi Vespri. Parleremo del futuro della Sicilia. O meglio, di come cacciare gli ‘ascari’ che oggi governano la nostra Regione. Quegli ‘ascari’ che, tra i tanti danni che provocano, non hanno mai mosso un dito per tutelare il nostro grano duro e la nostra salute. Con noi, tra gli altri, ci sarà pure Saverio De Bonis.

E ricordatevi che noi, nel Sud e in Sicilia, la pasta e il pane li mangiamo ogni giorno. E non ci possiamo fare avvelenare.

 

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2016/10/08/ecco-a-noi-il-grano-canadese-coperto-di-neve-pronto-per-essere-esportato-in-sicilia/

GranoSalus e le analisi sulla pasta dei grandi marchi (piena di Don, Glifosate e Cadmio). Furono minacciate denunce e querele, ma dopo 3 mesi NIENTE – Ma, state attenti, la macchina del fango contro GranoSalus è in azione!

GranoSalus

 

 

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GranoSalus e le analisi sulla pasta dei grandi marchi (piena di Don, Glifosate e Cadmio). Furono minacciate denunce e querele, ma dopo 3 mesi NIENTE – Ma, state attenti, la macchina del fango contro GranoSalus è in azione!

Sono cinque settimane dalla Forte accusa di GranoSalus alle grandi marche, accuse supportate da regolari analisi. Ecco l’articolo in cui Vi abbiamo già illustrate le risultanze di GranoSalus.

GranoSalus: i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… E a noi queste porcherie ce le fanno mangiare…!!

Da allora tempo ne è passato. Ora sono 5 settimane, ma delle tanto minacciate denunce e querele manco l’ombra… Come mai?

E’ però partita la macchina del fango per screditare GranoSalus e ve ne parla I nuovi Vespri con questo interessantissimo articolo:

 

Pasta, gli attacchi a GranoSalus/ De Bonis: “Solo lobbisti”. Gioia: “Dobbiamo inchinarci a ‘sua maestà’ Barilla?

Gli industriali hanno iniziato il fuoco di sbarramento contro GranoSalus. Invece di rivolgersi alla magistratura attaccano di qua e di là, ora con articoli offensivi, ora con qualche parlamentare nazionale che chiama in causa il Governo nazionale. La verità è che GranoSalus ha fatto quello che avrebbero dovuto fare, già da anni, le Regioni Puglia e Sicilia e le associazioni di consumatori. La replica di Saverio De Bonis e di Cosimo Gioia al senatore Dario Stefàno e a Il fatto alimentare

L’abbiamo più volte scritto e lo ribadiamo ancora una volta: certi industriali della pasta, dopo la pubblicazione delle prime analisi, volute da GranoSalus, su otto note marche di pasta italiane non sanno più cosa inventarsi.

In questi otto marchi di pasta sono stati trovati Glifosato, micotossine DON e Cadmio.

All’inizio hanno detto che tali analisi non erano valide perché non è stato reso noto il laboratorio scientifico che le ha effettuate. GranoSalus ha replicato che il laboratorio, in questi casi, va tutelato: e che, in ogni caso, analisi e laboratorio sono a disposizione della magistratura. Basta una semplice denuncia e i giudici avranno a disposizione le ‘carte’. Ma la denuncia – e ormai sono passate oltre cinque settimane – non è ancora arrivata.

Certi industriali sono divisi e confusi.

Alcuni smentiscono le analisi di GranoSalus dicendo che nella loro pasta non ci sono contaminanti.

Altri dicono che tali contaminanti sono sì presenti, ma sono entro i limiti di legge.

Il riferimento è alle leggi europee. Solo che nel Sud Italia i limiti europei servono a poco: in Europa, infatti, i limiti di questi inquinanti sono tarati su un consumo pro capite di 5 kg di pasta all’anno, mentre nel Mezzogiorno d’Italia una persona mangia in media da 25 a 30 kg di pasta all’anno: ciò significa che gli abitanti del Meridione d’Italia, se mangiano pasta industriale, ingeriscono ogni anno una dose cinque-sei volte superiore di veleni rispetto ai limiti fissati dall’Unione Europea: da qui la nostra campagna per invitare i Siciliani a mangiare pasta a km zero, cioè pasta artigianale prodotta in Sicilia, come potete leggere qui dove trovate le prime cinque puntate del nostro ‘viaggio’ tra i pastifici siciliani artigianali).

Detto questo, per smontare chi afferma che i veleni contenuti nella pasta industriale sono entro i “limiti di legge”, basta una semplice domanda: perché, per produrre pasta, le industrie continuano a utilizzare grano duro estero – che contiene spesso inquinanti – quando potrebbero utilizzare il grano duro prodotto nelle Regioni del Sud Italia che non contiene né glifosato, né micotossine DON?

Dopo di che, ecco due personaggi più o meno riconducibili al mondo degli industriali che attaccano GranoSalus. Vediamo chi sono e cosa dicono. Cominciamo con l’ex direttore di Confindustria, oggi senatore del gruppo misto, Dario Stefàno, capogruppo in Commissione Agricoltura al Senato e Presidente de La Puglia in Più. Sua un’interrogazione al Ministro delle Politiche Agricole e Forestali, Maurizio Martina.

“Da tempo circola in rete, a firma dell’Associazione GranoSalus – dice Stefàno – quella che si può ritenere a tutti gli effetti una fake news che rischia di compromettere pesantemente l’immagine dei pastifici italiani e pugliesi”.

Domanda: se il senatore è convinto di ciò perché non si è rivolto alla magistratura?

“E’ in atto – prosegue il senatore – una vera e propria campagna denigratoria nei confronti della qualità e dell’autenticità delle produzioni italiane e pugliesi e anche delle Istituzioni locali, da tempo impegnate per la tracciabilità e la trasparenza nel comparto agroalimentare, ingiustamente accusate di concedere licenze d’utilizzo dei marchi di qualità fuori controllo. Il Ministero è al corrente di quello che sta accadendo? Quali sono le iniziative per contrastare questo preoccupante fenomeno?”.

Il riferimento è alla Granoro 100% Puglia: in questa pasta le analisi di GranoSalus hanno riscontrato “99 ppb di micotossine DON, 0,039 di glifosate e 0,018 di Cadmio”.

“L’attendibilità scientifica delle osservazioni diffuse da GranoSalus non è, però, verificabile – dice i senatore – perché non si conoscono i metodi di rilevazione e di lavorazione dei dati”.

A questo appunto GranoSalus ha già risposto: basta una denuncia per fare intervenire la Giustizia. Il resto sono chiacchiere.

“Oltretutto, l’AIDEPI (Associazione delle Industrie del Dolce e della Pasta Italiana) – prosegue Stefàno – ha manifestato già il proprio disappunto, bollando l’iniziativa di GranoSalus come irresponsabile perché foriera di ingiustificato allarmismo, in considerazione del fatto che le tracce di residui sono molto al di sotto dei limiti imposti e non procurano alcun danno alla salute”.

“Il Ministro ha il dovere di intervenire con urgenza, attraverso iniziative di sensibilizzazione e comunicazione volte a tutelare il buon nome, la serietà e la salubrità delle produzioni di pasta italiane, come anche di quelle della Puglia, dove, per alcune linee di prodotti, le aziende hanno aderito a disciplinari che prevedono requisiti molto stringenti sulla tracciabilità e la trasparenza della filiera e sulla qualità della produzione. Dobbiamo – conclude Stefàno – stoppare le campagne di comunicazione denigratorie che nascono in rete con il solo obiettivo di procurare allarme diffuso e disinformazione presso consumatori e cittadini”.

A stretto giro di posta la replica di GranoSalus:

“Stefàno – dice il presidente dell’associazione, Saverio De Bonis – interroga il Ministro, ma non interroga se stesso. L’estensore del Disciplinare Qualità di Puglia si duole perché quando era assessore regionale gli avevamo detto in tutte le salse di restringere i parametri tossicologici del marchio collettivo. Allora fece orecchie da mercante, adesso è preoccupato perché i suoi amici confindustriali sono stati presi con le mani nella marmellata e chiede aiuto al ministro dell’Agricoltura invece che a quello della Sanità”.

Insomma, scopriamo non soltanto che Stefàno è un confindustriale, ma che è stato anche assessore regionale in Puglia, occupandosi proprio di pasta.

“Stefàno – prosegue De Bonis – teme forse su di sé il peso della responsabilità politica di questa faccenda? O vuole imbavagliare GranoSalus perché analizzando la pasta ha scoperto qualche falla nel Disciplinare della Regione Puglia? Già, perché se l’Europa vieta il glifosato, se l’Italia vieta il glifosato, che ci fa questo ingrediente nella pasta garantita dal suo disciplinare?”.

Poi il tono del presidente di GranoSalus si fa ironico:

“Anche a lui chiediamo se preferisce la pasta condita con glifosato, Don e Cadmio, sia pur in piccole dosi. E gli chiediamo pure se a piccole dosi è disposto a farla mangiare ai suoi figli… Al contrario, non tutelare la salute dei bambini o delle donne in gravidanza e non preoccuparsi di invocare il principio di precauzione è un fatto grave per un parlamentare della Repubblica italiana, che dovrebbe avere a cuore l’art 32 della Costituzione! Il diritto alla salute è un diritto fondamentale dell’individuo e pure il diritto di critica e cronaca. Noi sappiamo bene che Lei proviene dagli ambienti di Confindustria (già membro della giunta di Confindustria Puglia), ma la tutela lobbistica degli amici della sua organizzazione viene dopo la salute pubblica…”.

Un’altra voce critica su GranoSalus è quella del quotidiano on line Il fatto alimentare (qui l’articolo)

In questo giornale on line GranoSalus viene accusata di lanciare “accuse allarmistiche”. L’articolo è molto offensivo: così la conferenza stampa che i rappresentanti di GranoSalus hanno tenuto a Montecitorio viene definita in modo sprezzante come una modalità con le quali tale associazione di consumatori e di produttori di grano duro delle Regioni del Sud “porta lancia in resta le sue bufale in Parlamento”.

Quindi il lavoro svolto da GranoSalus – cioè analisi finora non smentite – sarebbero “bufale”!

“Il metodo – leggiamo su Il fatto alimentare – sa di classico populismo: mezze verità condite da dati scientifici fuori contesto, artatamente montati per fare scandalo e promuovere rivolte forcaiole contro un generico perfido establishment”.

A questo punto Il fatto alimentare scrive una cosa che a noi, in verità, risulta molto diversa:

“L’Ucraina esporta certamente ‘grano’ in Italia ma è quello tenero, non certo il duro per la pasta. Metterla in mezzo agli altri veri esportatori (Canada, Messico, USA, Kazakistan) è retorica acchiappaforcaioli che confida nello spettro di Chernobyl”.

Sull’Ucraina GranoSalus, sempre con De Bonis, replica così:

“I dati delle Dogane dicono il contrario. A noi risulta che dall’Ucraina arrivi in Italia anche grano duro”.

Detto questo, De Bonis spiega che il protagonista del quotidiano on line, avvocato Dario Dongo, è, ci dice il presidente di GranoSalus, un personaggio che ha lavorato per lunghi anni per la Federalimentari, associazione riconducibile a Confindustria. E ancora oggi si occupa di consulenze e di lobbing.

“Insomma – dice De Bonis – l’avvocato Dongo è l’establishment e forse è per questo che si sente toccato. Noi, difendendo i produttori di grano duro del Sud, difendiamo i consumatori. Perché vogliamo che in Italia si produca pasta senza glifosato e senza micotossina DON. E la pasta senza questi contaminanti si può produrre con il grano duro coltivato nelle Regioni del Mezzogiorno d’Italia. Sia chiaro: noi non difendiamo soltanto i consumatori italiani, ma i consumatori di tutto il mondo, perché la pasta industriale italiana è esportata in tanti altri paesi del mondo”.

Nella parte finale dell’articolo in cui attacca GranoSalus, forse senza accorgersene, Il fatto alimentare si rende protagonista di un mezzo autogol, tirando in ballo Regioni del Centro Italia dove si coltiva il 20% del grano duro del nostro Paese.

“Strumentalizzare i ‘rassicuranti’ dati del progetto Micoprincem-Mipaaf-CREA (la scienza si usa solo quando fa comodo) – leggiamo sempre ne Il fatto alimentare – a sostegno della ben nota salubrità dei grani meridionali (almeno per il DON, ma non c’è solo lui), si porta dietro un nuovo fronte di nemici: non più le perfide giubbe rosse, ma stavolta anche gli ex amici toscani e marchigiani colpevoli di contaminazioni ‘quadruple’, per non parlare degli emiliani che nel 2008 fecero impallidire gli Yankee”.

De Bonis sorride:

“Non so perché tirino in ballo la Toscana e le Marche – dice -. Però una cosa gli amici de Il fatto alimentare potrebbero farla: promuovere le analisi sui grani duri prodotti nel Centro Italia…”.

Il grano duro, per definizione, vuole climi caldi: in presenza del sole tipico delle Regioni del Sud Italia matura naturalmente senza bisogno di glifosato. E non è attaccato dai funghi che producono le micotossine.

Queste condizioni – quello è il senso del discorso di De Bonis – ricorrono nel centro Nord Italia?

All’articolo del ‘lettore comune’ pubblicato da Il fatto alimentare replica anche Cosimo Gioia, produttore di grano duro della Sicilia e già dirigente generale del dipartimento Agricoltura della Regione siciliana:

“Non so chi sia il ‘lettore comune’ che ha pronunciato queste parole, ma cadono le braccia a pensare come anche le associazioni che dovrebbero difendere i diritti e la salute dei consumatori diventino alleati delle multinazionali. Sono testimone diretto per avere visto con i miei occhi quello che ci arriva da Ucraina, Canada etc”.

Per la cronaca, Cosimo Gioia, quando ricopriva il ruolo di dirigente generale del dipartimento Agricoltura della Regione siciliana, ha fatto disporre le prima analisi sul grano duro che arrivava in Sicilia con le navi: grano che arrivava dal Canada, dall’Ucraina e da altri Paesi del mondo. La situazione la conosce bene, perché prima di essere messo alla porta dal Governo regionale (i soliti ‘ascari’ che governano la Sicilia da settant’anni), si recava di persona a visionare le navi. E sa perfettamente da dove arrivavano le navi.

“A parte che, a causa delle mutazioni climatiche, il grano duro ci arriva anche dall’Ucraina – spiega Gioia – e, ai miei tempi, feci fare le analisi proprio a questa merce arrivata da lì. Nave fatiscente piena di ruggine e maleodorante che trasportava questa merce. Non oso pensare cosa trasportasse prima… Mi chiedo: ma i NAS, tanto solerti a controllare le attività di ristorazione, vendite alimentari, agriturismi e pronti a multarti se non rispetti alla lettera le norme dell’HCCP e quant’altro come mai non cominciano col dare un’occhiata a queste carrette del mare per verificare se sono più o meno adatte a questo tipo di trasporto? Evidentemente il tempo non c’è… Basterebbe questo per farle ritornare al mittente…”.

“Il secondo punto che mi ha colpito, in questo articolo de Il fatto alimentare – prosegue Gioia – è la critica alle analisi di GranoSalus. L’associazione ha pubblicato i risultati di analisi effettuate sul prodotto finito riscontrando la presenza di Don, gliphosate (o glifosato ndr) e Cadmio anche se nella norma, ma presenti. Non costituiscono un pericolo, vabbé… Ma perché io ‘consumatore qualunque’ devo ingerire queste porcherie sapendo che, a km zero, esistono pastifici che producono alimenti non contaminati? Ho il diritto di saperlo o no? O dobbiamo stare , come gli struzzi, con la testa sotto la sabbia perché ‘sua maestà Barilla o Voiello hanno deciso così?”.

“Mi pare – aggiunge – che nessuna contestazione legale sulle analisi sia stata fatta a GranoSalus, tranne chiacchiere ed articoli di ‘servitori del sistema’, magari mascherati da sigle di consumatori varie. Evidentemente qualcosa che non torna c’è, magari il carbone bagnato….. O no? Occorre che i consumatori sappiano scegliere cosa mangiare o meno… Fa parte della Democrazia alimentare. Quindi respingo al mittente e alla testata giornalistica che ospita il suo articolo tutte le accuse fatte all’associazione che, tra l’altro, si sta limitando e pubblicare i risultati di analisi certificate in attesa di quelle dei pastifici artigianali di casa nostra”.

“Al consumatore la scelta – conclude Cosimo Gioia -. In quanto al prezzo del grano duro, basti pensare che, a Foggia, dopo l’arrivo di 2 navi non ricordo in quale porto pugliese, il prezzo è sceso da 24 a 19-20 Euro al quintale. E questo la dice lunga sull’impatto della globalizzazione e del CETA approvato anche da una parte dei parlamentari europei del Sud Italia, ben sapendo che tale trattato commerciale internazionale tra Unione Europea e Canada danneggerà l’economia agricola delle nostre regioni”.

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/03/25/pasta-gli-attacchi-a-granosalus-de-bonis-solo-lobbisti-gioia-dobbiamo-inchinarci-a-sua-maesta-barilla/

 

leggi anche: Un mese dalla denuncia di GranoSalus – i risultati delle analisi su pasta Barilla, Voiello, De Cecco, Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro: sono pieni di Don, Glifosate e Cadmio… Furono minacciate denunce e querele, ma poi NIENTE – Chiediamoci perchè…!