Cosa c’è di peggio dello sciacallaggio sulla malattia e sul dolore? Ma siamo in Italia, e non ci facciamo mancare niente: Corruzione in Sanità, 107.000 le famiglie vittime solo nell’ultimo anno!

 

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Cosa c’è di peggio dello sciacallaggio sulla malattia e sul dolore? Ma siamo in Italia, e non ci facciamo mancare niente: Corruzione in Sanità, 107.000 le famiglie vittime solo nell’ultimo anno!

Corruzione in sanità, 107.000 le famiglie vittime nell’ultimo anno

Coinvolta 1 azienda su 4. Il 51,7% delle Asl non ha ancora piani adeguati per contrastare il fenomeno, previsti per legge

A SENTIRE snocciolare i dati e le forme di corruzione nella sanità, dalle “spinte” per avanzare nelle liste d’attesa agli accordi e regalie per prescrivere un determinato farmaco fino alle segnalazioni alle pompe funebri dalla sala mortuaria dell’ospedale, sembrava essere sbarcati su una recente puntata di Gomorra, la serie tv più seguita sulla criminalità diffusa nel napoletano e non solo, tratta dal libro di Roberto Saviano. E così nei giorni dello sciopero nazionale dei medici, vuoi per caso, per coincidenza o per volere divino, anche la corruzione in sanità, le liste d’attesa e le piccole/grandi malversazioni di camici bianchi, amministratori e aziende sono venute in primo piano.

IL PROGETTO. “Curiamo la corruzione” è il progetto triennale coordinato da Transparency International Italia, in partnership con Censis, le non profit ISPE Sanità e Centro Ricerche e Studi su Sicurezza e Criminalità (RiSSC), che ha portato alla creazione di un Tavolo Pubblico-Privato. Un lavoro di monitoraggio del fenomeno, sondaggi, progetti pilota nelle Asl e formazione specifica di oltre 800mila operatori, fino all’iniziativa delle Giornate anticorruzione e alla redazione di una Dichiarazione di indirizzi che stanno sottoscrivendo soggetti pubblici e privati (ieri anche Assobiomedica, la federazione di Confindustria che rappresenta le imprese del settore dei dispositivi medici, insieme ad Asl, Altroconsumo e l’Ismett di Palermo) e alla redazione di un corposo Policy paper con indicazioni operative anti-corruzione.

Il REPORT 2017. Se una azienda sanitaria su 4 ha registrato episodi di corruzione, se il 51,7% delle Asl non ha ancora “piani (previsti dalla legge) anticorruzione adeguati”, se il 6% delle spese correnti dei 107 miliardi di euro del Fondo sanitario sono in balia di tangenti e sprechi, se “nel solo ultimo anno le famiglie vittime di corruzione in sanità sono state 107.000” (secondo un’indagine Istat), il fenomeno non è affatto sotto controllo. In tutto 2,8 milioni di cittadini italiani dichiarano di conoscere personalmente qualcuno a cui sono stati chiesti denaro o regalie in cambio di un favore all’interno del sistema sanitario, si è detto all’incontro.

LEGGI – Ssn, prima scelta per i cittadini ma tempi d’attesa troppo lunghi di ANNA RITA CILLIS

LA LEGGE. Nel 69% dei casi a effettuare la richiesta è stato lo stesso medico, nel 10,9% un infermiere e nel 19,6% altro personale sanitario. “Si tratta di episodi che in genere avvengono sul luogo di lavoro, di fronte a colleghi che assistono senza avere la forza di intervenire – segnalano i curatori – . Sarebbero quasi 2 milioni le persone a cui è capitato di assistere a scambi illeciti sul luogo di lavoro, ma solo l’11,8% lo ha segnalato a un superiore e l’1,9% al responsabile anticorruzione, nominato in tutte le amministrazioni pubbliche in base alla Legge 190 del 2012″. Certo da poco, il 15 novembre, è stata approvata la legge sulla denuncia spontanea di comportamenti illeciti (il cosiddetto whistleblowing), ma molta strada si deve ancora fare è stato detto nell’incontro che si è svolto a Roma. Il rischio di inefficienze e sprechi nelle Asl è più alto per l’acquisto di servizi sanitari e negli ospedali per l’acquisto di beni. Che la corruzione sia un problema che non è ancora stato risolto, lo testimonia anche il monitoraggio effettuato da Transparency International, da cui risulta che nel 2017 sono comparse sui media nazionali 97 notizie su casi di corruzione in sanità.

GOMORRA E LE POMPE FUNEBRI. “Mazzette, piaceri, cortesie a futura memoria” è uno dei capitoli del Report di “Curiamo la corruzione” (questo capitolo scritto dal colonnello dei carabinieri Maurizio Bartoletti, dell’advisory  board). Dalle interviste effettuate tra gli operatori il 42,6% delle aziende sanitarie ha un indice alto (14,7%) o medio-alto (27,9%) di percezione del rischio e per il 63,2% dei responsabili per la prevenzione della corruzione intervistati, la corruzione in sanità rimane stabile. Ma il 64,7% di questi responsabili “ritiene che il rischio nella propria azienda sia moderato, solo il 5,9% lo giudica elevato”. “È come chiedere all’oste se il vino è buono”, ha chiosato il criminologo Lorenzo Segato del RiSSC.

I SETTORI A RISCHIO. Comunque i settori ritenuti maggiormente a rischio dagli intervistati sono quello degli acquisti e delle forniture; le liste d’attesa e le assunzioni del personale. Sempre il Report 2017: “I rischi di corruzione più frequenti sono: 1) violazione delle liste d’attesa (45%); 2) segnalazione dei decessi alle imprese funebri private (44%); 3) favoritismi ai pazienti provenienti dalla libera professione (41%); 4) prescrizione di farmaci a seguito di sponsorizzazioni (38%); 5) falsificazione delle condizioni del paziente per aggirare il sistema delle liste d’attesa (37%)”. E ancora: “I rischi di corruzione più elevati sono: 1) sperimentazione clinica condizionata dagli sponsor (12,9/25); 2) prescrizione di farmaci a seguito di sponsorizzazioni (12,3/25); 3) violazione dei regolamenti di polizia mortuaria (11,7/25); 4) favoritismi ai pazienti provenienti dalla libera professione (11,4/25); 5) segnalazione dei decessi alle imprese funebri private (11,2/25)”.

LISTE D’ATTESA E FAVORI. Mentre sempre a Roma, Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato forniva i dati delle denunce dei cittadini sulleliste d’attesa (XX Rapporto PIT Salute), qui si parlava di mazzette ai medici: “Il sistema di gestione delle liste di attesa e la procedura di identificazione dei livelli di priorità delle prestazioni sanitarie possono rappresentare un’area di rischio di comportamenti opportunistici che possono favorire posizioni di privilegio e/o di profitti indebiti, a svantaggio dei cittadini e con ripercussioni anche dal punto di vista economico e della percezione della qualità del servizio”.

DONATORI E CONDANNATI. Significativo che tutto il progetto anticorruzione sia finanziato dalla Siemens Integrity Iniziative con un forte investimento dal 2009 all’indomani (nel 2008) della maxi sanzione, 800 milioni di dollari, patteggiata dall’azienda tedesca negli Usa per tangenti (ma in Grecia sembra essersi ripetuta una vasta corruttela per cui è in corso un maxi-processo). Questo a riprova che le cose nel mondo, buone e cattive, tutto l’intreccio privato-pubblico non è un semplice rapporto di causa-effetto, come alcuni “novelli” politici sembrano vedere la realtà, ma un insieme più complesso, dove non c’è un automatico tornaconto. E ciò riguarda sia i fondi per progetti o convegni ( come quello di cui si parla), sia i soldi alle associazioni pazienti, alle Fondazioni internazionali o le donazioni a ospedali o ai Paesi più poveri, oppure la stessa formazione dei medici.

CHE FARE? Secondo il Report “sono proprio la formazione e la sensibilizzazione del personale ad essere ritenute, anche quest’anno, le misure più efficaci per contrastare la corruzione: lo segnala il 51,9% degli intervistati; ritenendole più importanti rispetto ai controlli sulle spese (indicati dal 45%), ed a controlli più incisivi sulle procedure d’appalto (37,4%)”. Come ha in finale ricordato Paolo Bertaccini, di Transapency International Italia , “la differenza la fanno le persone: per questo tra le raccomandazioni che facciamo c’è l’attenzione a persone solide e robuste, di qualità nella gestione dell’anticorruzione e della sanità in generale”. Il dibattito tra i pochi politici che ne è seguito (Fabiola Antinori di Alternativa Popolare, Giulia Grillo del Movimento 5 Stelle e Paola Binetti dell’Unione di Centro) non ha portato particolari luci sul futuro, sviato anche dalle domande iniziali sulla privatizzazione della sanità. Ma dicono che la speranza sia l’ultima a morire.

fonte: http://www.repubblica.it/salute/medicina/2017/12/13/news/corruzione_in_sanita_coinvolta_1_azienda_su_4-183977767/?ref=fbp5

Uno scandalo di questi giorni che i media stanno abilmente nascondendo: Case farmaceutiche corrompono medici per esperimenti illegali e per vendere farmaci!

 

Case farmaceutiche

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Uno scandalo di questi giorni che i media stanno abilmente nascondendo: Case farmaceutiche corrompono medici per esperimenti illegali e per vendere farmaci!

Case farmaceutiche corrompono medici per esperimenti illegali e vendite farmaci

Nel momento in cui il ministro Lorenzin ribadisce la sua fiducia nella scienza, un nuovo scandalo si abbatte sull’industria del farmaco.

Case farmaceutiche corrompevano i medici per interesse

Nelle stesse ore si è venuti a conoscenza di uno scandalo legato al mondo dell’industria farmaceutica. Secondo diversi quotidiani, tra i quali La Repubblica, i NAS, cioè il nucleo antisofisticazione dell’arma dei carabinieri, hanno concluso le indagini che hanno portato, nella mattinata di giovedì scorso 20 luglio, all’iscrizione nel registro degli indagati di 4 persone. I NAS a Milano hanno infatti portato alla luce un giro di corruzione, concorsi truccati e assunzioni pilotate, il tutto allo scopo di vendere farmaci scelti. I molti conflitti di interesse che coinvolgono le case farmaceutiche e le strutture sanitarie e governative sono noti, come già affrontato in altri articoli dedicati. Il giro di denaro è talmente copioso che questa indagine dei carabinieri non fa altro che scoperchiare una bruttissima usanza oramai radicata.

Fatebefratelli-Sacco indagata per corruzione e abuso di potere

Lungi dal fare di tutta l’erba un fascio, dall’indagine dei NAS è risultato che l’azienda ospedaliera Fatebenefratelli-Sacco, che comprende gli ospedali Buzzi e Macedonio Melloni di Milano, avesse messo in piedi una vera e propria associazione a delinquere. Secondo l’accusa alcuni medici e funzionari della struttura avrebbero abusato della loro posizione per pilotare alcuni concorsi pubblici. Lo scopo era quello di far assumere altrettanti medici e paramedici compiacenti per favorire la prescrizione dei farmaci scelti di maggior interesse e profitto. Questi dirigenti sarebbero stati a loro volta finanziati direttamente dalle case farmaceuticheattraverso denaro e premi. Le stesse case farmaceutiche avrebbero finanziato anche convegni, corsi di aggiornamento e sovvenzionato borse di studio pilotate. Il tutto veniva fatto passare per attività di ricerca che poi nei fatti non veniva eseguita.

La sentenza sull’inchiesta Paramafi: Fanelli risarcisca per quelle sperimentazioni illegali

E’ infine di poche settimane fa la sentenza della Corte dei Conti dell’Emilia-Romagna che chiede al professor Guido Fanelli il maxi risarcimento per quasi 260mila euro.

La richiesta nasce dall’inchiesta Pasimafi, che aveva portato alla luce lo scandalo dell’università di Parma. Secondo la sentenza, il professor Fanelli, allora docente e medico dirigente a Parma, era l’organizzatore di un giro illecito finanziato dalle case farmaceutiche per una sperimentazione illegale su pazienti ignari. Va detto che la somma richiesta viene imputata a incarichi assunti dal professore e che sarebbero stati incompatibili con il suo ruolo di docente universitario. Tuttavia le accuse sono pesantissime. I NAS affermano che nelle strutture controllate dal Fanelli venivano eseguite sperimentazioni su pazienti ignari pagate dal sistema sanitariocioè dagli italiani, ricerche pilotate per produrre dati utili alle case farmaceutiche con i quali spingere determinati farmaci. La sfiducia delle tante persone sul contenuto dei vaccini appare sempre più comprensibile via via che vengono fuori tali scandali a fini di lucro sulla salute.

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tratto da: http://it.blastingnews.com/cronaca/2017/07/case-farmaceutiche-corrompono-medici-per-esperimenti-illegali-e-vendite-farmaci-001861489.html

L’accusa de “Il Salvagente” – Glifosato e cancro: ecco come i “big” pagavano la scienza pur di lucrare sulla pelle della Gente!

 

Glifosato

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L’accusa de “Il Salvagente” – Glifosato e cancro: ecco come i “big” pagavano la scienza pur di lucrare sulla pelle della Gente!

 

Glifosato e cancro: come i big pagavano la scienza per vendere
 Monsanto e altri produttori di glifosato sembrano aver distorto le prove scientifiche sugli effetti per la salute pubblica del glifosato, al fine di mantenere sul mercato questa controversa sostanza.
Tra il 2012 e il 2016, le aziende produttrici hanno sponsorizzato una serie di recensioni pubblicate su riviste scientifiche, le quali concludono che il glifosato e le sue formulazioni commerciali non sono nocive per la salute.
Il nuovo rapporto, “Buying Science“, mostra come questi pareri sulla cancerogenicità e genotossicità (capacità di modificare il DNA) del glifosato, sponsorizzati dall’industria, contengano gravi difetti scientifici, che vanno dall’omissione di dati alla violazione delle linee guida dell’OCSE per la valutazione degli studi sul cancro nei roditori. Tali recensioni assegnano inoltre un maggior peso agli studi condotti dalle industrie, non pubblicati, piuttosto che a quelli pubblicati in riviste scientifiche specializzate dopo un severo processo di valutazione (peer-reviewed)
Nonostante queste evidenti mancanze scientifiche, diverse autorità di regolamentazione Europee e Statunitensi fanno spesso riferimento a questi articoli sponsorizzati dall’industria su glifosato.
L’Istituto tedesco federale per la valutazione dei rischi (BfR), l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) e la USA Environmental Protection Agency (EPA) hanno tutti utilizzato gli argomenti degli studi “sponsorizzati” al posto di quelli indipendenti e pubblicati.
“I produttori di glifosato hanno ingannato le autorità di regolamentazione di tutto il mondo in ogni modo per minimizzare gli effetti allarmanti del glifosato sulla salute. Il fatto che le agenzie abbiano accettato la loro ‘assistenza’ è niente di meno che uno scandalo “, dice Helmut Burtscher, uno degli autori dello studio.
Al contrario, l’Agenzia di ricerca sul cancro (IARC) dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), nella sua valutazione sulla cancerogenicità del glifosato, non ha preso in considerazione gli studi sponsorizzati dall’industria, per l’insufficienza di dati e di informazioni statistiche in essi presenti. Una politica che la IARC adotta comunemente nei suoi studi.
Le organizzazioni che presentano il report “Buying Science” sono tra le promotrici dell’Iniziativa dei Cittadini Europei “Fermiamo il Glifosato
Come parte dei suoi obiettivi dichiarati, l’Ice “Fermiamo il glifosato” richiede alla Commissione europea di “garantire che la valutazione scientifica dei pesticidi per l’approvazione regolamentare dell’UE si basi unicamente su studi pubblicati, che siano commissionati dalle autorità pubbliche competenti anziché l’industria dei pesticidi”
“Le decisioni sul futuro del glifosato dovrebbero essere guidate dalla revisione indipendente delle prove da parte della IARC.” Ha aggiunto Burtscher
fonte: https://ilsalvagente.it/2017/03/23/glifosato-e-cancro-come-i-big-pagavano-la-scienza-per-vendere/20481/?utm_content=buffer7c883&utm_medium=social&utm_source=twitter.com&utm_campaign=buffer

 

Il Prof. Giuseppe Di Bella: le multinazionali manipolano la sanità e almeno il 50% dei dati medici è corrotto. E’ FINITA LA LIBERTÀ DI CURA E DI RICERCA!

Di Bella

 

 

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Il Prof. Giuseppe Di Bella: le multinazionali manipolano la sanità e almeno il 50% dei dati medici è corrotto. E’ FINITA LA LIBERTÀ DI CURA E DI RICERCA!

 

In questi giorni è emersa in tutta la sua gravità l’estensione della corruzione delle istituzioni sanitarie prevalentemente oncologiche con 22 indagati. In Italia la lottizzazione politica della sanità si estende dal portantino al primario, essendo ogni ASL un centro di potere, una riserva di voti di scambio, clientelari, di consistenti fatturati.

LE MULTINAZIONALI MANIPOLANO LA SANITA’

I rapporti con le multinazionali sono sempre più stretti. Uno degli aspetti globali più gravi è  l’ormai noto e da più parti denunciato meccanismo con cui viene chiaramente manipolato dalle multinazionali l’Impact Factor (criterio di valutazione di una rivista scientifica , paragonabile al rating in finanza). Con queste stesse finalità è stata creata, un’entità dogmatica sovranazionale, la cosiddetta “Comunità scientifica”. E’ sufficiente leggere le dichiarazioni del Nobel per la medicina Scheckman,  su riviste scientifiche ai primissimi posti dall’Impact Factor, come Science,  ecc, egli… dichiara che “la ricerca in campo scientifico non è affatto libera ma in mano ad una cerchia ristretta” la cosiddetta “Comunità scientifica”

ALMENO IL 50% DEI DATI MEDICI E’ CORROTTO

Il riferimento delle istituzionali sanitarie alla tanto celebrata “Comunità scientifica” è continuo, essa pontifica con giudizio infallibile, ma è ormai talmente inquinata, da aver falsificato almeno il 50%  del dato scientifico. Questa realtà, è stata documentata da Richard Horton, caporedattore del Lancet, una delle più prestigiose riviste mondiali di medicina, che ha dichiarato: “Gran parte della letteratura scientifica, forse la metà, può essere dichiarata semplicemente falsa. La scienza ha preso una direzione verso il buio.”.

Anche Marcia Angell, per 20 anni caporedattore  di un’altra delle massime testate scientifiche internazionali, il New England Medical Journal (NEMJ), ha dichiarato: “Semplicemente, non è più possibile credere a gran parte della ricerca clinica che viene pubblicata“.

Una dichiarazione da valutare con la massima attenzione, per la competenza, l’esperienza e la cultura, il livello scientifico della Prof Angel, che come Il Prof Horton, per anni ha revisionato la letteratura scientifica internazionale. Premi Nobel e caporedattori delle massime testate medico scientifiche mondiali non sono complottisti, ma le rare, forse ultime, voci che all’onestà intellettuale associano una grande cultura e rilevanti meriti scientifici.

LE EVIDENZE SCIENTIFICHE CHE NON ARRICCHISCONO NON SONO PUBBLICATE

Una rilevante quantità di evidenze scientifiche, cioè di dati scientifici definitivamente acquisiti, certificati, incontestabili, non sono trasferiti nella clinica, non sono inseriti nei “prontuari”, nelle “linee guida”, nei “protocolli”. Per questo, malgrado una vastissima e autorevole letteratura dimostri quanto  la proliferazione cellulare tumorale sia strettamente dipendente dall’interazione tra PRL (Prolattina) eGH (ormone della crescita), e da fattori di crescita GH dipendenti, né il suo antidoto naturale, la Somatostatina, né gli inibitori  prolattinici, sono inseriti come antitumorali nei prontuari, in quanto produrrebbero se non un crollo, un grave ridimensionamento  dei fatturati oncologici.

Numerosi e documentati studi certificano l’efficacia antitumorale dellasomatostatina, in sinergismo con inibitori prolattinici, e altri componenti del Metodo Di Bella come Melatonina, soluzione di Retinoidi in Vitamina E,evitamina D3, che hanno un ruolo ed un’efficacia determinante e documentata nella terapia e in quella prevenzione dei tumori che non sanno e/o non vogliono attuare.

IL MEDICO E’ OBBLIGATO A SOTTOSTARE AL NUOVO REGOLAMENTO

Il programma di azzeramento della libertà del medico di prescrivere secondo le evidenze scientifiche sta ormai rapidamente concludendosi, come chiaramente evidenziato dal nuovo codice deontologico che blocca definitivamente la libertà di prescrivere secondo scienza e coscienza, penalizza gravemente ogni medico che non si attenga scrupolosamente ai loro dictat terapeutici, indipendentemente dai risultati ottenuti sul paziente, dando ampie coperture medico legali ai medici responsabili di eventi anche gravi, fino alla morte, se questi medici si sono attenuti al prontuario. Essendo ormai evidente questo disegno, stanno manifestandosi le prime reazioni: alcuni ordini dei medici, tra cui quello di Bologna, hanno respinto e contestato questa umiliazione della dignità del medico, e il sovvertimento del millenario codice etico di comportamento del medico. Questo disegno è completato dalla fine programmata della libertà di ricerca scientifica, codificata nel decreto legge N° 158 del 13 sett. 2012 e nella legge N° 189 del 8 nov. 2012.

E’ FINITA LA LIBERTA’ DI CURA E DI RICERCA

Sono previste gravissime sanzioni disciplinari e pecuniarie ai ricercatori che, come il Prof. Di Bella, senza il benestare di comitati etici, intraprendano studi clinici e ricerche scientifiche, anche se in autonomia e autofinanziati. In pratica con questi decreti è finita la libertà non solo di cura ma di ricerca. Hanno creato le condizioni per cui solo le multinazionali saranno autorizzare a finanziare studi clinici finalizzati alla registrazione di farmaci con procedure di cui si conoscono e sono stati denunciati gli espedienti e trucchi  statistici per arrivare comunque alla registrazione e relativo fatturato (vedi denunce dei Prof Angell , Horton,e del Nobel Scheckmann ).

I progressi ottenuti dal  Prof. Di Bella nella cura dei tumori conosciuti dal pubblico, avevano portato nel 1997 e  98, ad una mobilitazione della gente. Sotto la pressione dell’opinione pubblica nel 1998, fu approvata  la cosiddetta “legge Di Bella” (articolo 3, comma 2 D.L. n. 17 del 23 febbraio 98, conv. con modificazioni, dalla legge 8 aprile 1998, n. 94), che consentiva al medico di prescrivere al di fuori dei vincoli burocratici ministeriali secondo scienza e coscienza, in base alle evidenze scientifiche. La Legge Finanziaria 2007 (al comma796, lettera Z), ha abrogato questa disposizione di legge in base alla quale per 9 anni i medici hanno potuto prescrivere farmaci di cui esisteva un razionale d’impiego scientificamente testato, ma ignorato dalle commissioni ministeriali, eliminando la libertà e autonomia del medico sia come ricercatore che come clinico, e impedendo così la valorizzazione e il trasferimento nella terapia medica  della ricerca scientifica.

Giuseppe di Bella per Dionidream

 

Lo strano caso della Tav: in Italia costa 61 milioni al chilometro, in Spagna 10, e in Giappone 9 …Come mai ???

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Lo strano caso della Tav: in Italia costa 61 milioni al chilometro, in Spagna 10, e in Giappone 9 …Come mai ???

Tav: in Italia costa 61 milioni al chilometro, in Spagna 10, e in Giappone 9

Lo sottolinea il rapporto sulla corruzione della Commissione europea: il prezzo “potrebbe essere una spia di cattiva gestione o irregolarità”

Ci spiegheranno che è per via degli Appennini (famosi quelli tra Roma e Napoli) o per ragioni sismiche (quelle purtroppo ci sono sempre, mentre in Giappone il fenomeno è sconosciuto). Ci saranno ragioni tutte italiane mentre in Francia, in Spagna, o in Giappone si costruisce su vie ferroviarie naturali, tutte piatte e senza alcuna difficoltà. Ma il risultato da spiegare è come mai in Italia le ferrovie ad Alta velocità costano 61 (sessantuno) milioni al chilometro e in Giappone costa solo 9,8 milioni, in Spagna 9, 3 e in Francia 10,2.

Lo rileva un paragrafo del primo Rapporto della Commissione europea sulla corruzione nell’Unione, che vale la pena riportare integralmente: “L’alta velocità è tra le opere infrastrutturali più costose e criticate per gli elevati costi unitari rispetto a opere simili. Secondo gli studi, l’alta velocità in Italia è costata 47,3 milioni di euro al chilometro nel tratto Roma-Napoli, 74 milioni di euro tra Torino e Novara, 79,5 milioni di euro tra Novara e Milano e 96,4 milioni di euro tra Bologna e Firenze, contro gli appena 10,2 milioni di euro al chilometro della Parigi-Lione, i 9,8 milioni di euro della Madrid-Siviglia e i 9,3 milioni di euro della Tokyo-Osaka. In totale il costo medio dell’alta velocità in Italia è stimato a 61 milioni di euro al chilometro. Queste differenze di costo, di per sé poco probanti, possono rivelarsi però una spia, da verificare alla luce di altri indicatori, di un’eventuale cattiva gestione o di irregolarità delle gare per gli appalti pubblici”.

 

IL CARO LUBRANO DIREBBE …LA DOMANDA SORGE SPONTANEA…

COME MAI ??