Il 2018 avrebbe potuto essere l’anno della fine del kebab, o almeno di quello pieno di polifosfati che ci fanno mangiare. Ma in Commissione Europea le lobby, anche questa volta, hanno fatto valere la forza del dio denaro sulla pelle della gente!

 

kebab

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Il 2018 avrebbe potuto essere l’anno della fine del kebab, o almeno di quello pieno di polifosfati che ci fanno mangiare. Ma in Commissione Europea le lobby, anche questa volta, hanno fatto valere la forza del dio denaro sulla pelle della gente!

 

Il 2018 doveva essere l’anno della fine del kebab. Colpa dei polifosfati
Invece no, possiamo continuare a mangiare scarti di macellazione gonfiati con polifosfati. Il kebab stava per diventare illegale in Europa per colpa degli additivi di cui è imbottito, ma nulla di fatto. Per ora.

Il kebab stava per diventare illegale, in Europa. Non perché fatto di carne di scarto e residui di macellazione. Bensì per gli additivi di cui è imbottito.

La Commissione Ue aveva intenzione di vietare ai kebabbari l’uso di carne imbevuta di polifosfati – acido fosforico, bi-trifosfati e polifosfati –, additivi già vietati dalle norme europee con una serie di eccezioni però, tra cui proprio salsicce e kebab. Servono a trattenere acqua, unto e aromi nei preparati di carne, dando loro quell’aspetto morbido, succoso e untuoso.

I polifosfati trattengono acqua, unto e aromi nei preparati di carne.

Il kebab è dunque così umettato e sapido grazie ai polifosfati, sui quali gli europarlamentari della Commissione salute hanno battagliato a metà dicembre 2017 in seduta plenaria per i rischi a lungo termine che comporta il loro uso, soprattutto per le malattie cardiovascolari. Alla fine, nulla di fatto.

Il kebab è il cibo spazzatura per eccellenza, succulento e grasso, con pessimi indici nutrizionali, ingredienti innominabili di scarsa qualità e di dubbia provenienza. Però è capace di saziare le fami più voraci e storte.

Molti se lo mangiano a tarda notte, dopo serate di alcol e bagordi, approfittando degli orari impensati in cui i negozianti tengono aperte le loro rosticcerie. Gli studenti squattrinati lo amano per il rapporto tra prezzo e calorie.

L’Unione europea si è accorta che il döner kebab, questo cono allo spiedo di fette di carne arrostite lentamente tipica della cucina turca e iraniana e diffusissimo in tutta Europa, per come è fatto oggi potrebbe causare problemi di salute. Non solo e non tanto per la carne e gli scarti di macellazione di cui è composto, né per il fatto che è pressoché impossibile l’etichettatura di origine o provenienza in quanto arriva in enormi polpettoni congelati di brandelli di carne mischiati e impastati – che si tratti di montone, agnello, vitello, manzo, pollame, scarti e sottoprodotti – ma soprattutto per gli additivi di cui è intriso.

La lunga lotta ai polifosfati, dal prosciutto cotto al kebab

Trent’anni fa i polifosfati erano aggiunti in molte preparazioni di carne e formaggi. Ce n’erano ovunque, dai formaggini al prosciutto cotto, laddove si volesse dare al prodotto alimentare confezionato un aspetto untuoso, gonfio, gelatinoso.

polifosfati o meglio gli additivi fosfatici presenti negli alimenti (acido fosforico, di- e tri-fosfati e polifosfati E 338-452) hanno proprio questa “funzione tecnologica”: tengono incorporati aromi, grassi e sapidità, conferendo al cibo un aspetto grasso, succulento e morbido. Proprio di gonfiore si tratta, in quanto consentono di trattenere più acqua nell’alimento e quindi di farlo pagare, a peso, un po’ di più.

Nell’industria alimentare, i polifosfati trovano impiego come agenti addensanti, capaci di migliorare l’aspetto e la consistenza di molti prodotti quali formaggi fusi e carni conservate. Nel prosciutto cotto e nella spalla cotta, in particolare, esaltano la morbidezza delle carni aumentando la percentuale di acqua trattenuta. Per lo stesso motivo, i polifosfati vengono impiegati nella preparazione di varie tipologie di salumi cotti, carni in scatola, salse e budini, mentre nei formaggini aiutano a migliorarne la spalmabilità. Oltre ad esaltare tutte queste caratteristiche particolarmente apprezzate dal consumatore, l’impiego di polifosfati permette di monetizzare anche l’acqua extra trattenuta nell’alimento.

Dal 1992 a oggi c’è stato a livello internazionale un giro di vite stringentissimo nel loro uso: stanno progressivamente scomparendo da latticini, formaggi, dal pesce in scatola, dai gamberetti, dal prosciutto cotto (oggi molti produttori vantano in etichetta “senza polifosfati aggiunti”). Il motivo di questo astio nei confronti dei polifosfati è presto detto. Vi sono decine di ricerche che legano l’assunzione di fosforo con squilibri organici calcio-fosforo, con problemi alle ossa, perfino col rachitismo.

  • E338 – 341, acido ortofosforico e ortofosfati. L’assunzione, in alte quantità, può alterare l’equilibrio calcio-fosforo: l’eccesso di fosforo cattura calcio sottraendolo all’organismo, alle ossa. Si trovano nelle bevande gasate tipo “cola” e nelle gelatine.
  • E450-452, polifosfati. Controllano il peso e la perdita d’acqua di salumi e formaggi, rendendoli morbidi, succosi e conferendo un aspetto untuoso. Assunzioni massicce e continue di polifosfati hanno evidenziato fenomeni di ipocalcemia, lesioni renali e accumulo di fosfati di calcio nei reni. Pare che alterino il rapporto calcio-fosforo dell’organismo, attenzione specialmente per i bambini. Potrebbero causare anche disturbi digestivi per l’inattivazione di alcuni enzimi. Si trovano (sempre di meno, in verità) in formaggini, carne in scatola, insaccati cotti (prosciutto cotto e spalla, mortadella, wurstel); anche in gamberi e filetti del reparto pescheria.

Come detto, da gran parte di questi prodotti animali i polifosfati sono stati ritirati. Non nel kebab.

La richiesta del ritiro degli additivi a base di fosfati anche nel trattamento della carne dei kebabbari

Secondo uno studio del 2012 pubblicato sulla rivista medica tedesca Deutsches Arzteblatt International, esiste un potenziale collegamento tra questi additivi e un aumento dei rischi cardiovascolari. Un altro studio, condotto dall’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (l’Efsa, che ha sede a Parma) nel 2013, era più prudente rispetto ai risultati citati dalla rivista tedesca. Ma comunque l’Efsa annuncia che rivaluterà la sicurezza degli additivi alimentari con fosfati entro il 31 dicembre 2018.

Pochi giorni dopo, il 13 novembre 2013, The American Journal of Clinical Nutrition pubblica un nuovo studio che suggerisce un nesso tra le diete ricche di fosforo e fosfati e l’aumento della mortalità nella popolazione nordamericana.

Perché le norme europee non consentono l’uso di polifosfati nelle carni, ma nel kebab sì

In molti stati il kebab è considerato un “prodotto a base di carne”, non solo carne; e quindi starebbe fuori al pelo dal campo di applicazione delle regolamentazioni dei polifosfati. Che dunque sono sempre più utilizzati proprio nel kebab. Mantengono così la consistenza succulenta della carne, nonostante le molte ore passate ad arrostire sullo spiedo: ecco perché non si secca mai ed è sempre sugosa. Sono i polifosfati.

Ogni giorno gli europei mangiano 500 tonnellate di kebab; i più ghiotti sono i tedeschi, che ne consumano l’80%. L’onda lunga dell’immigrazione turca ha reso la tipica carne arrostita su un enorme spiedo e consumata a pezzettini nelle tradizionali pite, uno dei piatti più amati della Germania. Non è un caso, dunque, che il tabloid Bild abbia lanciato l’allarme con un un titolone a caratteri cubitali: “Il kebab rischia la fine!”.

La fine del kebab è una notizia ampiamente esagerata

Questi grossi spiedi in tutto il continente al momento girano dunque in un vero e proprio vuoto normativo.

Contrariamente a quanto scritto da alcuni giornali, in primis la Bild, il Parlamento Europeo non ha cercato di vietare la produzione del kebab: la questione è sempre stata molto più specifica e riguarda solamente gli additivi usati nella preparazione della carne. L’Ufficio europeo delle unioni dei consumatori (Beuc) ha cercato di attenuare le polemiche. “Nessuno vuole vietare i kebab”, hanno detto i rappresentanti dei consumatori, che però continuano a non vedere “nessuna necessità tecnologica convincente” per giustificare l’aggiunta di polifosfati alla carne.

Quando i siti di news e i quotidiani hanno iniziato a trattare la storia del potenziale divieto agli untuosi spiedoni mediorientali c’è stato grande subbuglio. Prima di tutto in Germania, primo Paese europeo per consumo di kebab.

La paternità dell’invenzione del döner kebab così come lo conosciamo oggi è contesa da tre immigrati turchi in terra tedesca che l’avrebbero introdotto negli anni Settanta. Angela Merkel non esita a farsi fotografare mentre sbocconcella pezzi di kebab o mentre ne taglia via brandelli dagli spiedi.

Oggi in Germania il kebab è lo street food più popolare, con quasi l’80 per cento del consumo di tutta Europa e quasi 16mila ristoranti (dice il quotidiano Frankfurter Rundschau) che ne servono quasi 3 milioni al giorno. Secondo Renate Sommere, europarlamentare della Cdu, il partito di Angela Merkel, un divieto “porterebbe alla perdita di migliaia di posti di lavoro”, mentre per Kenan Koyuncu, dell’associazione tedesca di produttori di kebab, si “firmerebbe la condanna a morte dell’intera industria del döner nell’Unione”. Il quotidiano inglese Guardian ha rilanciato: “Ci sono 200.000 posti di lavoro direttamente collegati all’industria del kebab in Europa”.

L’Europa non voleva “mettere fuori legge” il kebab, ma solo i polifosfati nel kebab

La notizia circolata a dicembre sul divieto di kebab, dunque, in realtà riguarda una norma più stringente sugli additivi. L’Ue non intende realmente bandire il kebab dai mercati ma solo assicurarsi che i malnati polifosfati non vengano più usati tra gli ingredienti. La vicenda è stata presentata dai giornali europei con toni molto allarmisti e per giorni si sono rincorse molte notizie false, probabilmente enfatizzate perché, senza polifosfati, il kebab non sarebbe così succulento.

 

tratto da: https://www.lifegate.it/persone/stile-di-vita/erborista-decreto-abolizione-mestiere

 

 

 

 

 

 

 

Vergognoso – la Commissione Europea ignora completamente la richiesta ufficiale di un milione di cittadini sul Glifosato. Un raggiro ignobile per favore le Lobby contro la volontà e sulla pelle della Gente

 

Commissione Europea

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Vergognoso – la Commissione Europea ignora completamente la richiesta ufficiale di un milione di cittadini sul Glifosato. Un raggiro ignobile per favore le Lobby contro la volontà e sulla pelle della Gente

Glifosato, la Commissione Europea dice no ad un milione di cittadini

Quindici pagine di verboso nulla per dire “no”. È arrivata la risposta che la Commissione Europea ha dato all’ICE (Iniziativa dei Cittadini Europei) con la quale oltre un milione di europei ha chiesto di vietare il Glifosato, il diserbante più contestato del mondo. E’ stata resa pubblica negli stessi giorni in cui l’UE ha – al contrario – rinnovato l’autorizzazione all’uso del glifosato.

COSA CHIEDEVA L’ICE, INIZIATIVA DEI CITTADINI EUROPEI SUL GLIFOSATO
L’ICE, conosciuta anche con l’acronimo inglese ECI (European Citizens Initiative) non é una delle solite petizioni. E’ invece uno strumento istituzionale tramite il quale un milione di cittadini europei può chiedere all’UE di modificare la sua normativa. In questo caso, oltre alla proibizione del glifosato, si chiedeva all’UE di istituire obiettivi vincolanti per la riduzione dell’uso dei pesticidi e di basare la valutazione dei pesticidi stessi solo su studi pubblicati. L’autorizzazione UE del glifosato é infatti la conseguenza di studi effettuati dalle aziende che producono questa sostanza e mai resi pubblici: dunque mai sottoposti alla valutazione della comunità scientifica internazionale.

LA RISPOSTA DELLA COMMISSIONE EUROPEA
La risposta della Commissione Europea all’ICE sostiene che non c’é alcun motivo per mettere in discussione la valutazione scientifica dell’UE secondo la quale il glifosato é sicuro e non c’é dunque alcuna possibilità di far scattare un divieto. Ribadisce che lo IARC (l’agenzia per la ricerca sul cancro delle Nazioni Unite) ha classificato il glifosato come “probabilmente cancerogeno” perché ha preso in considerazione solo gli studi pubblici, mentre l’UE ha tenuto conto anche degli studi segreti effettuati… dalle aziende che… producono il glifosato (!!!) e dunque – così sostiene la Commissione – ha utilizzato una mole di dati più ampia. La Commissione Europea ricorda poi che il regolamento UE sui prodotti fitosanitari fornisce esplicitamente alle aziende produttrici la possibilità di presentare alla UE “informazioni riservate” (traduzione: gli studi segreti effettuati da loro stesse), sottolineando che queste informazioni non vengono divulgate perché i trattati europei proteggono la proprietà intellettuale.

GLI STUDI SEGRETI SUL GLIFOSATO EFFETTUATI DALLE AZIENDE
Però non l’ha mica ordinato il medico, di usare le “informazioni riservate” per stabilire se un pesticida e sicuro o meno. Questo é esattamente il nocciolo della questione, e su questo nocciolo la Commissione Europea non spende una parola. La sua risposta contiene solo promesse piuttosto vaghe di maggior trasparenza e lascia aleggiare la possibilità che in futuro vengano diffusi i dati grezzi utilizzati dagli studi segreti. Non c’é neanche un grammo di polpa attaccata a quest’osso. I dati grezzi sono già ora ottenibili, sebbene con una procedura piuttosto complicata, e sono stati infatti ottenuti quelli del glifosato. Una revisione indipendente ha ravvisato prove di cancerogenicità anche nei dati grezzi degli studi segreti: eppure ciò non é bastato per impedire il rinnovo dell’autorizzazione.

NO ANCHE ALLA RICHIESTA DI RIDURRE L’USO DEI PESTICIDI
Quanto all’ultima richiesta dell’ICE – istituire obiettivi vincolanti per la riduzione dell’uso dei pesticidi – la Commissione Europea dice con sfacciata semplicità che l’UE non ha questo obiettivo, ma si propone piuttosto un “uso sostenibile dei pesticidi”: i quali com’é noto finiscono nei nostri corpi e danneggiano il cervello dei bambini. L’ipocrita etichetta “sostenibile” non cancella questa insostenibile, vergognosa verità.

di Dario Tamburrano, EFDD – M5S Europa

fonte: http://www.efdd-m5seuropa.com/2017/12/glifosato-la-commiss.html

Micotossine? Don? Pesticidi? Glifosato? Monsanto? Ma chi se ne frega: grano duro, a settembre raddoppiano le importazioni! …E ciaone al buon grano Italiano!

 

grano

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

Micotossine? Don? Pesticidi? Glifosato? Monsanto? Ma chi se ne frega: grano duro, a settembre raddoppiano le importazioni! …E ciaone al buon grano Italiano!

 

Grano duro, a settembre raddoppiano le importazioni

Il dato dell’import diffuso l’11 ottobre 2017 da Bmti – 250mila tonnellate – mentre i prezzi all’ingrosso del cereale pastificabile italiano perdono il 2% nello stesso mese. Foggia stabile su 227 euro/ton. Ismea (origine) fermo a 222,5

Borsa merci telematica italiana ha reso nota ieri, 11 ottobre 2017, la rilevazione sull’import italiano di grano duro dai paesi extra Ue di settembre 2017, comunicata dalla Dg Agricoltura della Commssione Ue: ben 250mila tonnellate, che significa raddoppiata rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Un quantitativo che ha inciso sul prezzo all’ingrosso delgrano duro nazionale fino in tutta Italia per un -2%, unitamente ad aspettative pesanti, indotte anche dalle elevate scorte italiane ed estere del cereale pastificabile. Il cedimento del prezzo del grano duro fino nazionale di settembre su agosto, registrato dall’Osservatorio prezzi della Camera di commercio di Foggia, era stato del  3,34%, ben maggiore della media nazionale elaborata da Bmti.

E a Foggia il grano duro fino nazionale all’ingrosso sempre ieri, 11 ottobre 2017, risulta nuovamente stabile dopo che il 4 ottobre si era assistito ad un nuovo calo, il quarto successivo cedimento rispetto alle quotazioni del 30 agosto. E così si continua a registrare da quella data una perdita, che nei valori massimi si attesta a -5,42%.

Nella seduta di ieri, la Borsa merci della Camera di commercio ha segnalato un livello di attività improntato alla calma, torna quindi la stabilità per il grano duro fino nazionale. Intanto, sul fronte dei prezzi all’origine, si segnala l’ultima rilevazione Ismea del 4 ottobre scorso a Foggia, che per questo cereale continua a segnalare un 222,5 euro, stabile, ma in perdita sui valori di fine agosto del 4,30%.

Il grano duro fino nazionale all’ingrosso a Foggia è stato quotato ieri l’altro a 222 euro la tonnellata sui valori minimi e 227 euro sui massimi, stabile sulla seduta del 4 ottobre in entrambi i casi. Questi gli esisti registrati dall’Osservatorio prezzi della Borsa merci della Camera di commercio del capoluogo pugliese, stante le condizioni di “franco partenza luogo di stoccaggio”. Si tratta di valori che si presentano decisamente più bassirispetto alle ultime tre sedute di agosto, nelle quali il cereale era stato quotato sempre a 240/235.

Il persistere dei cali nelle ultime sedute nei prezzi all’ingrosso del grano duro pastificabile nazionale in Puglia, e sulla stessa tendenza c’è anche il prezzo all’origine, risente – a questo punto – di più fattori.
Intanto iniziano a pesare le scorte elevate del cereale pastificabile, presenti sia in Italia che nel resto del mondo, che consentono a molini e pastifici di neutralizzare almeno in parte, e fino ad ora, gli effetti rialzisti della riduzione dell’offerta da parte del settore agricolo italiano, colpito dalla magra trebbiatura del 2017.

E poi c’è il deciso raddoppio dell’export. Ieri, in un comunicato stampa la Bmti, nel sottolineare come i prezzi siano in calo a settembre per i frumenti di origine nazionale, afferma: ”Ad incidere negativamente è stata soprattutto la pressione esercitata dall’ampia offerta di prodotto disponibile sul mercato estero. Nel caso del grano duro (fino), i prezzi hanno ceduto il 2% su base mensile, scendendo sui 230 euro/t ma mantenendosi più alti del 24% rispetto allo scorso anno”.

Bmti riferisce così della sua analisi mensile sul mercato cerealicolo, realizzata sulla base dei prezzi ufficiali all’ingrosso rilevati dalle Camere di commercio italiane. “In particolare, nonostante la conferma di un raccoltonazionale in deciso calo rispetto al 2016, le quotazioni del grano duro hanno risentito del considerevole afflusso di prodotto estero – continua la nota –l’analisi dei dati diffusi dalla Dg Agricoltura della Commissione Europea mostra che a settembre l’import italiano dai paesi extra Ue (Canada in primis) è stato pari ad oltre 250mila tonnellate, quasi il doppio rispetto allo scorso anno e ai massimi delle ultime annate”.

A Foggia, intanto, si affievolisce la differenza di prezzo tra il nuovo raccolto ed il vecchio. Con questi valori infatti il prezzo del grano duro fino nazionale all’ingrosso risulta aumentato solo del 19,47% se si raffronta il prezzo massimo registrato ieri con quello fissato sulla piazza di Foggia dalla Borsa merci della Camera di commercio il 7 giugno scorso: 190 euro alla tonnellata. Lo stesso differenziale aveva raggiunto il 26,31% nella seduta del 30 agosto 2017.

Inoltre, su base annua, il prezzo massimo all’ingrosso risulta maggiore rispetto alla quotazione del 12 ottobre 2016 – 207,00 euro alla tonnellata – del 9,66%, anche se questa forbice nelle ultime quattro sedute del 2017 appare ridursi, anche per l’incremento dei prezzi conosciuto dal grano duro sulla piazza di Foggia nelle corrispondenti sedute di un anno fa.

L’ultima rilevazione di Ismea sui prezzi medi all’origine del grano duro fino nazionale sulla piazza di Foggia – 222,5 euro alla tonnellata alle condizioni di “franco magazzino – partenza” – risale al 4 ottobre scorso e viene riferita come stabile sulle settimane precedenti. Ismea aveva rilevato però un prezzo medio il 29 agosto di 232,5 euro la tonnellata, rispetto alla quale si continua a registrare una perdita secca del -4,30%.

fonte: http://agronotizie.imagelinenetwork.com/agricoltura-economia-politica/2017/10/12/grano-duro-a-settembre-raddoppiano-le-importazioni/55927?ref=cookie-accepted

La Commissione Europea si schiera contro la Gente e a favore delle multinazionali che ci avvelenano in nome del dio denaro. Solo il M5s si oppone, ottenendo anche significativi risultati… Ecco lo stop ai pesticidi con interferenti endocrini…

 

interferenti endocrini

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

La Commissione Europea si schiera contro la Gente e a favore delle multinazionali che ci avvelenano in nome del dio denaro. Solo il M5s si oppone, ottenendo anche significativi risultati… Ecco lo stop ai pesticidi con interferenti endocrini…

Schiaffo alla Commissione, stop alla proposta che esentava i pesticidi dagli interferenti endocrini

Il Parlamento respinge al mittente la proposta della Commissione europea sugli interferenti endocrini che avrebbe esentato alcuni prodotti chimici contenuti nei pesticidi dall’essere identificati come interferenti endocrini. Ora l’esecutivo di Bruxelles dovrà presentare al più presto un nuova proposta.

L’obiezione, presentata da Jytte Guteland e Bas Eickhout, è stata approvata con 389 voti in favore, 235 contrari e 70 astensioni, raggiungendo così la maggioranza assoluta necessaria per stopparla. Va ricordato che una relazione UNEP/WHO ha definito gli interferenti endocrini una “minaccia globale”, in riferimento, tra l’altro, all’aumento di vari disturbi endocrini nell’uomo e nelle popolazioni della fauna selvatica. Ci sono prove di effetti avversi riproduttivi (infertilità, tumori, malformazioni) che potrebbero anche influenzare la funzione tiroidea, quella del cervello e favorire l’obesità, e l’omeostasi del glucosio.

Sull’esito del voto, è intervenuto con una nota Piernicola Pedicini, eurodeputato del M5S Europa e co-firmatario della risoluzione. “La maggioranza qualificata – ha commentato l’eurodeputato – è stata raggiunta grazie ai voti della nostra delegazione. Purtroppo i grandi gruppi sono riusciti a tagliare più della metà del testo che avevamo adottato in Commissione Ambiente lo scorso 28 settembre, inclusa la parte in cui denunciavamo la mancata inclusione di una categoria di sostanze sospette. Adesso sono considerati interferenti endocrini solo quelle sostanze per cui è provato scientificamente il rapporto di causalità tra l’esposizione alla sostanza e il danno. Questo vuol dire che nessuna azione può essere intrapresa contro le sostanze di cui si sospettano effetti nocivi per l’uomo a meno di non presentare una proposta complementare. Come al solito gli eurodeputati degli altri gruppi hanno ceduto alle pressioni delle grandi multinazionali dell’agrochimica e della Commissione Ue stessa. Siamo d’accordo che i criteri proposti migliorano la situazione attuale ma non sono ancora sufficienti a garantire la piena applicazione del principio di precauzione. Per questo abbiamo sostenuto l’obiezione e votato per avere al più presto un nuovo progetto”.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/10/04/schiaffo-alla-commissione-stop-alla-proposta-che-esentava-i-pesticidi-dagli-interferenti-endocrini/26565/

In California il GLIFOSATO avrà l’etichetta “CANCEROGENO” …ma solo in California! La Commissione Europea ha deciso che noi possiamo pure crepare e propone di rinnovare l’autorizzazione per 10 anni!

 

GLIFOSATO

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

 

In California il GLIFOSATO avrà l’etichetta “CANCEROGENO” …ma solo in California! La Commissione Europea ha deciso che noi possiamo pure crepare e propone di rinnovare l’autorizzazione per 10 anni!

 

In California il glifosato avrà l’etichetta “cancerogeno”

di Dario Tamburrano, EFDD – M5S europa

A partire dal 7 luglio il diserbante glifosato della Monsanto è stato etichettato come cancerogeno in California. Lo ha stabilito la OEHHA (Office of Environmental Health Hazard Assessment), l’agenzia incaricata di proteggere ambiente e salute. E’ un elemento che dovrà essere tenuto presente nel dibattito ora in corso a proposito del rinnovo del permesso a vendere il glifosato nell’UE. Noi siamo contrari al rinnovo, dal momento che il glifosato é cancerogeno non solo per la California ma anche e soprattutto per lo IARC, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

L’Unione Europea, almeno finora, sembra orientata a permettere di usare il glifosatoaddirittura per i prossimi otto o dieci anni, dal momento che questa sostanza non é stata giudicata cancerogena né dall’EFSA (l’agenzia europea per la sicurezza alimentare) né dall’ECHA, l’agenzia europea per la chimica.

Le due agenzie hanno basato il loro giudizio su studi mai resi pubblici e mai soggetti ad esame da parte della comunità scientifica internazionale perché l’UE li considera legati a segreti commerciali. Tuttavia una revisione indipendente dei dati su cui essi sono basati ha concluso che anche questi dati contengono prove di cancerogenicità; inoltre un’inchiesta giornalistica ha trovato le impronte digitali della Monsanto sull’autorizzazione UE ora in vigore all’uso del glifosato, che scade in dicembre. È il corso la campagna tramite la quale i cittadini europei vogliono impedirne il rinnovo.

La California ha reso nota l’intenzione di etichettare il glifosato come cancerogeno nel settembre 2015, prima ancora che lo IARC si pronunciasse nello stesso senso, e ha formalmente adottato la decisione nel marzo 2017. Tuttavia la Monsanto ha fatto causa alla California e la questione dell’etichetta é rimasta in sospeso finché il tribunale ha pronunciato la sentenza e ha dato torto alla Monsanto. Ora quest’ultima annuncia di voler continuare a lottare “in modo aggressivo” contro la decisione della California, dove comunque, dal 7 luglio prossimo, l’avviso di cancerogenicità dovrà figurare sull’etichetta di questo diserbante.

……………………..

Da Il Fatto Alimentare

Glifosato, nel dubbio, meglio farvi ammalare la Commissione Ue propone di rinnovare l’autorizzazione per 10 anni.

Il 20 luglio, la Commissione europea ha presentato formalmente agli Stati membri dell’Ue la sua proposta di rinnovare l’autorizzazione dell’erbicida glifosato per altri dieci anni, fino al 15 dicembre 2027. La proposta, che comprende anche un allegato, è stata pubblicata cinque giorni dopo che la Commissione Ue ha ricevuto il parere positivo deliberato in marzo dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA), secondo la quale il glifosato non è cancerogeno, né mutageno, né tossico per la riproduzione e neppure genotossico. Secondo l’ECHA, le prove scientifiche attualmente disponibili indicano che il glifosato provoca gravi lesioni oculari ed è tossico per gli organismi acquatici, con effetti di lunga durata. Quindi, l’erbicida può mantenere la sua attuale classificazione, il che significa che la Commissione Ue può approvarne nuovamente l’uso come sostanza attiva nei pesticidi. La valutazione dell’ECHA riguarda solo la classificazione di pericolosità della sostanza, sulla base delle sue proprietà, ma non tiene conto delle probabilità di esposizione e quindi non affronta i rischi da esposizione.

La discussione sul rinnovo dell’autorizzazione inizierà subito ma, come riferisce l’agenzia Reuters, il commissario alla Salute e alla Sicurezza alimentare, Vytenis Andriukaitis, ha affermato che “la Commissione non ha alcuna intenzione di riapprovare questa sostanza senza il sostegno di una maggioranza qualificata degli Stati membri. Questa è e rimarrà una responsabilità condivisa”. Una maggioranza qualificata per una proposta significa che almeno 16 dei 28 Stati membri devono votare a favore e il sostegno deve provenire da paesi che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell’Ue.

Questa maggioranza qualificata, a favore o contro, è mancata quando il 30 giugno 2016 è scaduta la precedente autorizzazione al glifosato e la Commissione Ue è stata costretta ad assumersi la responsabilità di una proroga di 18 mesi, in attesa del parere dell’ECHA, a fronte della disputa scientifica sul livello di cancerogenicità di questo erbicida tra l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell’Organizzazione mondiale della sanità e l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa). La proposta di proroga di 18 mesi aveva visto venti paesi a favore, Francia e Malta contro, mentre si erano astenuti Germania, Italia, Portogallo, Austria, Lussemburgo, Bulgaria e Grecia.

La proposta di rinnovo decennale dell’autorizzazione di questo erbicida è contestata dalla Coalizione StopGlifosato, che riunisce 45 associazioni italiane non governative, ambientaliste, dell’agricoltura biologica e della società civile. “Siamo a dir poco indignati, quanto sconcertati, per questa proposta della Commissione europea, che intende rinnovare l’autorizzazione all’uso del glifosato dopo la presentazione di oltre 1.300.000 firme da parte di cittadini europei, una decisione che rischia di screditare ulteriormente le istituzioni europee” dichiara Mariagrazia Mammuccini, portavoce della Coalizione, annunciando che è già stato richiesto ai ministri Martina, Galletti e Lorenzin, di esprimersi, a nome del governo italiano, contro la proposta della Commissione europea.

 

L’Allarme di Granosalus per Micotossine e Metalli pesanti nel grano proveniente dall’estero? Ora anche il RASFF (sistema di controllo della Commissione Europea e dell’EFSA – Autorità per la sicurezza alimentare) CONFERMA…!

Metalli pesanti

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

.

L’Allarme di Granosalus per Micotossine e Metalli pesanti nel grano proveniente dall’estero? Ora anche il RASFF (sistema di controllo della Commissione Europea e dell’EFSA – Autorità per la sicurezza alimentare) CONFERMA…!

 

Micotossine e Metalli pesanti nel grano estero? Le prove RASFF lo confermano

Che fine hanno fatto le navi di grano al DON provenienti da Russia e Stati Uniti e la nave di grano al Piombo proveniente dall’ India? Che cos’è il Sistema di Allerta RASFF e perché dopo aver informato dei rischi e stabilito le decisioni da assumere non riferisce ai consumatori l’ esito dell’ allerta? Insomma, questo grano è veramente tornato indietro o no?

Che cos’è il Sistema di Allerta Rasff

Per notificare in tempo reale i rischi diretti o indiretti per la salute pubblica connessi al consumo di alimenti o mangimi è stato istituito il sistema rapido di allerta comunitario, sotto forma di rete, a cui partecipano la Commissione Europea, l’EFSA (Autorità per la sicurezza alimentare) e gli Stati membri dell’Unione.

Il sistema di allerta comunitario RASFF trova il fondamento giuridico nella Direttiva 92/59/ CEE del consiglio europeo recepita col decreto legislativo 115/95, relativa alla sicurezza generale dei prodotti e nel Regolamento CE 178/2002 del Parlamento europeo e del Consiglio, che stabilisce i principi e i requisiti generali della legislazione alimentare, istituisce l’autorità europea per la sicurezza alimentare e fissa procedure nel campo della sicurezza alimentare.

Il Ministero della Salute, con propria Circolare prot. 606/20.1/3/1110 del 15 maggio 2003, ha fornito indicazioni ai propri uffici periferici (UVAC, PIF, USMA) e alle Regioni e Province Autonome, in ordine alle competenze e alle modalità operative in caso di riscontro di “frode tossica o di prodotti nocivi o pericolosi per la salute pubblica” e ha invitato le Regioni e Province Autonome a predisporre un proprio sistema di allerta, per assicurare il flusso delle comunicazioni tra centro e periferia, nonché per fornire gli opportuni indirizzi alle Aziende Sanitarie Locali.

Il flusso delle “allerte” RASFF deve garantire sia la completezza delle informazioni che la tempestività della comunicazione.

Alla nostra associazione tuttavia non risulta che le informazioni siano complete. Infatti, nel caso della nave Argentina al Dichlorvos, per poter conoscere l’esito di quel grano, abbiamo inoltrato istanza al Ministero della Salute, ma ad oggi ancora nessuna risposta.

Qui vi parliamo di altre situazioni di allerta legate al grano, che saranno oggetto di approfondimento da parte della nostra associazione.

DON dalla Russia su grano duro

La prima riguarda un carico di grano duro proveniente dalla Russia ricco di micotossine. Non sappiamo ancora su quale porto sia arrivata la nave. La notifica risale al 10 dicembre 2014 ed è riferita ad una contaminazione da micotossina DON-Deossinivalenolo. Il rischio di contaminazione era “serio” e fu suggerito di rispedire al mittente il carico (“border rejection“). Che fine ha fatto questa nave contenente circa 3097 µg/kg – ppb di DON ?

DON dagli Stati Uniti su grano tenero

La seconda riguarda un carico di grano tenero proveniente dagli Stati Uniti. Anche in questo caso non è dato sapere su quale porto sia arrivata la nave. La notifica risale al 1 luglio 2016 ed è riferita ad una contaminazione da micotossina DON. Il rischio di contaminazione era “serio” e anche in questo caso fu suggerito di rispedire al mittente il carico (“border rejection“). Che fine ha fatto questa nave contenente circa 1676 µg/kg – ppb di DON ?

Piombo dall’ India su grano duro

La terza riguarda un carico di grano duro proveniente dall’ India ricco di metalli pesanti. Anche in questo caso non si conosce il porto dove sia arrivata la nave. La notifica risale al 3 marzo 2015 ed è riferita ad una contaminazione da piombo. Il rischio di contaminazione era “serio” e anche in questo caso fu suggerito di rispedire al mittente il carico (“border rejection“). Che fine ha fatto questa nave contenente circa 0,47 mg/kg – ppm di PIOMBO ?

Appena avremo risposte dagli Uffici del Ministero della Salute vi terremo aggiornati.

fonte: http://www.granosalus.com/2017/05/26/micotossine-e-metalli-pesanti-nel-grano-estero-le-prove-rasff-lo-confermano/#more-1196

Glifosato – Le proteste in tutti Europa? Milioni di firme raccolte? La salute della Gente? A “loro” non glie ne frega una beata minchia! Commissione Europea favorevole al rinnovo del pesticida per altri 15 anni…!!

Glifosato

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

Glifosato – Le proteste in tutti Europa? Milioni di firme raccolte? La salute della Gente? A “loro” non glie ne frega una beata minchia! Commissione Europea favorevole al rinnovo del pesticida per altri 15 anni…!!

 

Glifosato, in arrivo lo scandaloso rinnovo a 15 anni

Non avevamo dubbi, la Commissione europea non aspettava altro che la sentenza (oscura) dell’ECHA per poter finalmente prorogare la concessione all’utilizzo del glifosato. Per loro è stata una liberazione, come se si fossero scrollati di dosso un problema che stava per esplodergli tra le mani. Il commissario europeo per l’agricoltura, Phil Hogan si è infatti detto “rincuorato dai recenti pareri delle agenzie europee” sul glifosato. Esprimendosi senza mezzi termini favorevole al rinnovo del pesticida per 10 o addirittura 15 anni. Questo mercoledì il collegio dei commissari discuterà proprio sulla durata di questa ennesima concessione.

A nulla sono valse le proteste organizzate praticamente in tutti Europa, le milioni di firme raccolte per impedire a questo pesticida di continuare a spopolare e la mobilitazione di una larga fetta del Parlamento europeo. Perché quando gli interessi di lobby e multinazionali è stringente, le maglie di questa Europa si allargano per fare favori a destra e a manca. Se poi, come in questo caso, ci si mette di mezzo anche la Germania (che tramite Bayer ha acquisito in “tempi più che sospetti” Monsanto) il gioco è fatto.

Ancora una volta la Commissione europea è insensibile al benessere dei cittadini e dimostra di non essere un’istituzione al servizio di quest’ultimi. Rinnovare il glifosato per 15 anni, dopo che è stato dimostrato come il parere delle agenzie europee fosse inquinato da interessi di varia natura, è una vera follia. Non rimane che attendere l’iter della cosiddetta “ICE”, l’Iniziativa dei Cittadini Europei, così da riportare la questione in Europa e tentare di bloccare e bandire questa sostanza una volta per tutte.

fonte: http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2017/04/glifosato-in-arrivo.html

 

Lo strano caso della Tav: in Italia costa 61 milioni al chilometro, in Spagna 10, e in Giappone 9 …Come mai ???

Tav

 

.

seguiteci sulla pagina Facebook: Zapping

.

Lo strano caso della Tav: in Italia costa 61 milioni al chilometro, in Spagna 10, e in Giappone 9 …Come mai ???

Tav: in Italia costa 61 milioni al chilometro, in Spagna 10, e in Giappone 9

Lo sottolinea il rapporto sulla corruzione della Commissione europea: il prezzo “potrebbe essere una spia di cattiva gestione o irregolarità”

Ci spiegheranno che è per via degli Appennini (famosi quelli tra Roma e Napoli) o per ragioni sismiche (quelle purtroppo ci sono sempre, mentre in Giappone il fenomeno è sconosciuto). Ci saranno ragioni tutte italiane mentre in Francia, in Spagna, o in Giappone si costruisce su vie ferroviarie naturali, tutte piatte e senza alcuna difficoltà. Ma il risultato da spiegare è come mai in Italia le ferrovie ad Alta velocità costano 61 (sessantuno) milioni al chilometro e in Giappone costa solo 9,8 milioni, in Spagna 9, 3 e in Francia 10,2.

Lo rileva un paragrafo del primo Rapporto della Commissione europea sulla corruzione nell’Unione, che vale la pena riportare integralmente: “L’alta velocità è tra le opere infrastrutturali più costose e criticate per gli elevati costi unitari rispetto a opere simili. Secondo gli studi, l’alta velocità in Italia è costata 47,3 milioni di euro al chilometro nel tratto Roma-Napoli, 74 milioni di euro tra Torino e Novara, 79,5 milioni di euro tra Novara e Milano e 96,4 milioni di euro tra Bologna e Firenze, contro gli appena 10,2 milioni di euro al chilometro della Parigi-Lione, i 9,8 milioni di euro della Madrid-Siviglia e i 9,3 milioni di euro della Tokyo-Osaka. In totale il costo medio dell’alta velocità in Italia è stimato a 61 milioni di euro al chilometro. Queste differenze di costo, di per sé poco probanti, possono rivelarsi però una spia, da verificare alla luce di altri indicatori, di un’eventuale cattiva gestione o di irregolarità delle gare per gli appalti pubblici”.

 

IL CARO LUBRANO DIREBBE …LA DOMANDA SORGE SPONTANEA…

COME MAI ??