Coldiretti lancia l’allarme: solo 25 analisi su 7,6 miliardi di kg di grano che arriva dall’estero. E grazie che poi mangiamo porcherie!

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Coldiretti lancia l’allarme: solo 25 analisi su 7,6 miliardi di kg di grano che arriva dall’estero. E grazie che poi mangiamo porcherie!

Coldiretti, solo 25 analisi su 7,6 mld kg grano estero

Rivedere limiti massimi di presenza glifosate in cibo importato

ROMA – “Con 7,65 miliardi di chili di cereali importati dall’estero nel 2016, scoprire che sono stati esaminati solo 25 campioni e che nessuna analisi è stata eseguita per il glifosate, dovrebbe essere motivo di preoccupazione per un Paese che è leader nella qualità e nella sicurezza alimentare”. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento al piano di controllo sule micotossine del Ministero della Salute.

“Una imprenditoria sana e responsabile anziché esultare, come hanno fatto gli industriali della pasta di Aidepi – osserva Coldiretti -, si porrebbe l’obiettivo di aumentare i controlli a tutela dei qualità dei propri prodotti e a garanzia dei consumatori, soprattutto con riguardo al miliardo di chili di grano duro proveniente dal Canada sul quale è stato usato in preraccolta il discusso erbicida glifosate vietato in Italia perché ritenuto a rischio, che, lo ribadiamo non è stato oggetto di analisi del rapporto”. “Non si capisce perché, a fronte del divieto di utilizzo del glifosate in preraccolta per le imprese agricole italiane – prosegue l’organizzazione agricola – non solo non sia vietata l’importazione del frumento trattato in questo modo, ma non ci sia neppure la ricerca sistematica dei residui di glifosate sul 100% di prodotto importato. Usare il solo parametro delle micotossine per disinnescare l’allarme tossicologico sul glifosato è un errore di prospettiva nel momento in cui tutto il dibattito a livello europeo e internazionale è spostato sull’autorizzazione del rinnovo di questa sostanza”. “Per questo ci auguriamo – conclude Coldiretti – che gli industriali della pasta si uniscano a noi nel chiedere che i limiti massimi di residui dello stresso glifosate debbano essere precauzionalmente rivisti in ragione dell’incertezza scientifica sui rischi per la salute oggetto dell’attuale dibattito tra le agenzie europee. Si preferisce invece speculare per sottopagare gli agricoltori italiani proprio in una annata che ha visto un crollo di almeno il 10% del raccolto di grano duro a seguito delle quotazioni insostenibili e all’andamento climatico”.

 

fonte: http://www.ansa.it/canale_terraegusto/notizie/cibo_e_salute/2017/09/28/salutecoldirettisolo-25-analisi-su-76-mld-kg-grano-estero_ae568096-78e7-4065-978d-5250a1702c22.html

L’accusa di Coldiretti: Per la maturazione del grano straniero viene usata una sostanza assolutamente vietata in Italia, ma poi qui l’industria ci fa la pasta Made in Italy che mangiamo tutti i giorni…!

 

Coldiretti

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L’accusa di Coldiretti: Per la maturazione del grano straniero viene usata una sostanza assolutamente vietata in Italia, ma poi qui l’industria ci fa la pasta Made in Italy che mangiamo tutti i giorni…!

Le associazioni dei produttori di pasta non possono che rimanere soddisfatte dal responso del Ministero della Salute sui controlli sul grano importato: ”Il frumento estero è sicuro, basta insinuazioni”.

La Coldiretti, però, aspettando con ansia l’introduzione dell’obbligo in etichetta di indicazione dell’origine del riso e del grano per la pasta, esprime però la sua opinione per voce di Rolando Manfredini, responsabile della sicurezza alimentare, a Ilfattoquotidiano.it: “Ci sarebbe stato da preoccuparsi se i controlli avessero dato risultati diversi, ci fa piacere che non sono state rilevate irregolarità, ma questo non toglie che vi siano molte differenze tra il grano italiano e quello canadese”.

Le associazioni Aidepi e Italmopa si sono incaricate di divulgare la notizia sul controllo delle micotossine e il messaggio è decisamente chiaro: non sono state scovate tracce di illegalità o irregolarità nei campioni di grano importato che sono stati analizzati dal dicastero.

In aggiunta, l’associazione Aidepi, tiene presente che queste analisi sono state precedute dai controlli su pesticidi e fitofarmaci, sempre condotti dal Ministero. A conti fatti, quindi, il presidente dei pastai italiani di Aidepi, Riccardo Felicetti, si sente rassicurato dai risultati delle analisi, perché respingono ogni accusa sulla qualità e sanità delle materie prime della pasta.

Nonostante le rassicurazioni da parte del ministero in merito alla questione, le perplessità della Coldiretti non sono infondate. Alberto Ritieni, docente di chimica degli alimenti all’Università Federico II di Napoli, in un’intervista a ilfattoquotidiano.it, dichiara che il deossinivaleno, una particolare micotossina, “se assunto in minime quantità l’effetto del don può non comparire mai”.

Ma se il valore di don consentito è calcolato su base europea, in cui il secondo posto di consumatore è occupato dalla Germania con 7.4 kg all’anno, può essere considerata una minima assunzione se relazionata ai 26 kg dell’italiano medio?

È il porto di Bari a ritrovarsi campo di battaglia della cosiddetta “Guerra del grano”, dove approdano milioni di tonnellate di grano estero – per metà canadesi tra l’altro – che, da una parte ricevono controlli dall’UE, dalle autorità italiane, dai molini e infine dalle aziende pastaie, ma dall’altra non rispettano le regole imposte dall’Unione Europea.

Rolando Manfredini, infatti, sottolinea le differenze tra il grano italiano e quello canadese, di nuovo a ilfattoquotidiano.it: ” Mentre il primo viene raccolto in estate, in piena maturazione, il secondo viene raccolto tra fine settembre e gli inizi di ottobre, in autunno quindi.

viene fatto maturare artificialmente – aggiunge – ossia utilizzando un seccante, il glifosato, nella fase della pre-raccolta, sostanza che da noi è vietata. Questo espone la materia prima a valutazioni negative dal punto di vista della sicurezza alimentare”

Alla fine dei conti, il vero problema sarà affrontare i risvolti dell’applicazione, per ora provvisoria, del Ceta, l’accordo commerciale tra UE e Canada, in quanto, se il progetto dell’etichettatura di origine per il grano duro diventasse realtà, la maggiore chiarezza sulla materia prima potrebbe incidere negativamente sulle vendite per chi esporta il frumento – il Canada per l’appunto – , che potrebbe richiedere un risarcimento.

L’accusa di Coldiretti, su 7,6 miliardi di kg di grano estero sbarcato in Italia, solo 25 analisi e nessuna per il Glifofato! Così tutelano la nostra salute? Sono forse complici?

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L’accusa di Coldiretti, su 7,6 miliardi di kg di grano estero sbarcato in Italia, solo 25 analisi e nessuna per il Glifofato! Così tutelano la nostra salute? Sono forse complici?

Coldiretti, solo 25 analisi su 7,6 mld kg grano estero

Rivedere limiti massimi di presenza glifosate in cibo importato

ROMA – “Con 7,65 miliardi di chili di cereali importati dall’estero nel 2016, scoprire che sono stati esaminati solo 25 campioni e che nessuna analisi è stata eseguita per il glifosate, dovrebbe essere motivo di preoccupazione per un Paese che è leader nella qualità e nella sicurezza alimentare”. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento al piano di controllo sule micotossine del Ministero della Salute.

“Una imprenditoria sana e responsabile anziché esultare, come hanno fatto gli industriali della pasta di Aidepi – osserva Coldiretti -, si porrebbe l’obiettivo di aumentare i controlli a tutela dei qualità dei propri prodotti e a garanzia dei consumatori, soprattutto con riguardo al miliardo di chili di grano duro proveniente dal Canada sul quale è stato usato in preraccolta il discusso erbicida glifosate vietato in Italia perché ritenuto a rischio, che, lo ribadiamo non è stato oggetto di analisi del rapporto”. “Non si capisce perché, a fronte del divieto di utilizzo del glifosate in preraccolta per le imprese agricole italiane – prosegue l’organizzazione agricola – non solo non sia vietata l’importazione del frumento trattato in questo modo, ma non ci sia neppure la ricerca sistematica dei residui di glifosate sul 100% di prodotto importato. Usare il solo parametro delle micotossine per disinnescare l’allarme tossicologico sul glifosato è un errore di prospettiva nel momento in cui tutto il dibattito a livello europeo e internazionale è spostato sull’autorizzazione del rinnovo di questa sostanza”. “Per questo ci auguriamo – conclude Coldiretti – che gli industriali della pasta si uniscano a noi nel chiedere che i limiti massimi di residui dello stresso glifosate debbano essere precauzionalmente rivisti in ragione dell’incertezza scientifica sui rischi per la salute oggetto dell’attuale dibattito tra le agenzie europee. Si preferisce invece speculare per sottopagare gli agricoltori italiani proprio in una annata che ha visto un crollo di almeno il 10% del raccolto di grano duro a seguito delle quotazioni insostenibili e all’andamento climatico”.

Colpo di scena – Nella guerra del grano tra Coldiretti e produttori “scompare” il glifosato…!

 

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Colpo di scena – Nella guerra del grano tra Coldiretti e produttori “scompare” il glifosato…!

Una guerra senza esclusione di colpi. È quella tra Aidepi e Coldiretti su pasta e grano. La prima raccoglie e rilancia i dati del ministero della Salute. Non c’è motivo di credere che il grano estero non sia sicuro e salubre, spiega l’associazione degli industriali della pasta. E continua “Il Piano nazionale ministeriale per il controllo delle micotossine, pubblicato il 18 settembre 2017, non ha infatti rilevato irregolarità in alcun campione di grano importato analizzato”. “Finalmente quello che ribadiamo da anni è stato confermato anche dall’organo di controllo più autorevole: la pasta è buona e sicura” sostiene Riccardo Felicetti, presidente dei Pastai italiani. Rincara la dose Cosimo De Sortis, Presidente Italmopa. “Questi dati portano alla luce la verità dei fatti e, ancora una volta, smentiscono alcune campagne denigratorie promosse nei riguardi delle importazioni di frumento”, ha commentato il presidente dell’associazione che rappresenta l’industria molitoria italiana a frumento tenero e a frumento duro.

“Che i campioni analizzati dal ministero della Salute siano conformi ci fa piacere – commenta Rolando Manfredini, responsabile sicurezza alimentare di Coldiretti a Repubblica – se fosse stato il contrario il problema sarebbe stato gravissimo. Però lo stesso ministero della Salute, nel 2016, ha diffuso un rapporto sui fitofarmaci, nel quale si attestava che nel grano canadese il limite era tre volte superiore a quello stabilito in Italia”.

Niente di vero, ribattono i produttori, i controlli, sempre realizzati dal ministero della Salute, su pesticidi e fitofarmaci (Controllo Ufficiale Sui Residui Di Prodotti Fitosanitari Negli Alimenti), divulgati a giugno hanno dimostrato che nessun campione di grano duro è risultato fuorilegge.

Lo spauracchio dell’origine del grano

È solo il primo atto di una battaglia che al centro del contendere ha, come capiscono in molti, la dichiarazione di origine del grano.

Si cambia strategia, insomma. Se dopo i provvedimenti, pubblicati il 16 e 17 agosto scorso in Gazzetta ufficiale – indicazione d’origine dal prossimo 16 febbraio 2018 – era intervenuta FoodDrinkEurope, l’associazione europea dei produttori alimentari e di bevande, chiedendo alla Commissione europea di “bloccare” il decreto, ora si passa a una tattica più nazionale.

Spiegare ai consumatori italiani, insomma, che non c’è alcuna differenza tra grano straniero e grano tricolore. È quello che fa, per esempio, Barilla che ha aperto un portale sul web per spiegare da dove viene il suo grano e con quali garanzie. Aidepi sembra sposare appieno la logica (e come potrebbe fare altrimenti?). Operazione lecita, senza alcun dubbio. E probabilmente anche giusta: la materia prima, se controllata e scelta con cura, può essere buona anche se viene da lontano.

Il convitato di pietra

Quello che tanto Aidepi che Coldiretti dimenticano, però, è la questione del glifosato. Pur senza trarre materiale dalle tante indagini di questo giornale e dalle inchieste sul preharvest, ossia la brutta abitudine (questa sì, canadese) di essiccare le piante di frumento non al sole ma con una bella spruzzata di erbicida Monsanto, prendiamo a prestito proprio i dati pubblici dell’Agenzia canadese di ispezione degli alimenti.

Uno dei dati più impressionanti è quello ottenuto dai controlli sul grano, utilizzato anche da molte aziende italiane per produrre la pasta: il 36,6% di campioni hanno fatto registrare la presenza di glifosato e il 3,9% addirittura sopra i limiti di legge che in Canada è di 5 ppm.

Ora, volete sapere quanto frumento italiano presenti residui dell’erbicida Monsanto?

Ci spiace, non potrete contare su dati ministeriali, in quanto non ne esistono di pubblici. Si può solo dire che non è abitudine tricolore utilizzare glifosato e con il nostro clima non si pratica il preharvest.

Questo, però, non lo ricorda né l’Aidepi né la Coldiretti. Se il silenzio della prima è comprensibile, quello della seconda potrebbe essere legato alla svolta di questi giorni sull’erbicida Monsanto. È di oggi, infatti, il comunicato della Confedereazione italiana agricoltori che recita: “Sul glifosato il governo italiano dovrebbe tener conto della posizione unitaria delle organizzazioni agricole italiane, che si sono espresse a Bruxelles attraverso il Copa-Cogeca, il raggruppamento che comprende, oltre alla Cia-Agricoltori Italiani, anche Confagricoltura e Coldiretti. Tutti favorevoli alla proroga”.

Se anche Coldiretti si schiera a favore del glifosato, insomma, forse davvero c’è poca differenza tra italiano e straniero…

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/09/26/nella-guerra-del-grano-tra-coldiretti-e-pastai-scompare-il-glifosato/26363/

L’allarme di Coldiretti – Il grano canadese, quello che cresce coperto di neve e che può maturare solo grazie al glifosato? In due mesi +15% di sbarchi grazie al Ceta. E il nostro grano marcisce nei campi!!

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L’allarme di Coldiretti – Il grano canadese, quello che cresce coperto di neve e che può maturare solo grazie al glifosato? In due mesi +15% di sbarchi grazie al Ceta. E il nostro grano marcisce nei campi!!

 

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UE: Coldiretti, +15% sbarchi grano Canada desertificano l’Italia

Con la prospettiva dell’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada sono aumentati del 15% gli sbarchi di grano duro del Paese nordamericano in Italia nei primi due mesi del 2017, con manovre speculative che stanno provocando la scomparsa della coltivazione in Italia. E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti in occasione della mobilitazione di migliaia di agricoltori che hanno lasciato le campagne per invadere la Capitale in Piazza Montecitorio davanti al Parlamento dove è in corso la discussione per la ratifica del Trattato di libero scambio con il Canada. Un Trattato che – denuncia la Coldiretti – spalanca le porte all’invasione dal paese nordamericano di grano, la principale coltivazione dell’Italia particolarmente diffusa nelle aree piu’ deboli del Paese ma che prevede anche il via libera all’importazione a dazio zero per circa 75.000 tonnellate di carni suine e 50.000 tonnellate di carne di manzo dal Canada dove vengono utilizzati ormoni per l’accrescimento vietati in Italia.

L’iniziativa #stopCETA è condivisa con un’inedita ed importante alleanza con altre organizzazioni (Cgil, Arci, Adusbef, Movimento Consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow Food, Federconsumatori e Fair Watch) che chiedono di fermare un trattato sbagliato e dannoso per l’Italia.
“La concorrenza sleale provocata dalle importazioni spacciate come tricolori ha provocato il taglio dei prezzi pagati ai produttori agricoli sotto i costi di produzione, con la decimazione delle semine di grano che in Italia sono crollate del 7,3% per un totale di 100mila ettari raccolti in meno” ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “in pericolo non ci sono solo la produzione di grano e la vita di oltre trecentomila aziende agricole che lo coltivano, ma anche un territorio di 2 milioni di ettari a rischio desertificazione e gli alti livelli qualitativi per i consumatori garantiti dalla produzione Made in Italy”.
Oggi, con le quotazioni del grano a 24 centesimi al chilo –  denuncia la Coldiretti – gli agricoltori italiani ne devono vendere più di 4 chili per poter acquistare un caffè. Una realtà che – sostiene la Coldiretti – rischia di essere aggravata dall’approvazione del CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement) con il Canada, che prevede l’azzeramento strutturale dei dazi indipendentemente dagli andamenti di mercato. Circa la metà del grano importato dall’Italia arriva, infatti, proprio dal paese nordamericano dove – continua la Coldiretti – le lobby in vista dell’accordo CETA sono già al lavoro contro l’introduzione in Italia dell’obbligo di indicazione della materia prima per la pasta previsto per decreto e trasmesso all’Unione Europea, trovando purtroppo terreno fertile anche in Italia.
Una necessità per nascondere ai consumatori il fatto che già lo scorso anno sono arrivate in Italia oltre un milione di tonnellate dal Canada dove viene fatto un uso intensivo di glifosato nella fase di pre-raccolta per seccare e garantire artificialmente un livello proteico elevato che è però vietato in Italia perché accusato di essere cancerogeno. In assenza dell’etichetta di origine non è possibile – sottolinea la Coldiretti –  conoscere un elemento di scelta determinante per le caratteristiche qualitative, ma si impedisce anche ai consumatori di sostenere le realtà produttive nazionali e, con esse, il lavoro e l’economia nazionali. L’81% dei consumatori italiani – continua la Coldiretti – ritiene che la mancanza di etichettatura di origine nella pasta possa essere ingannevole secondo la consultazione pubblica on line sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari condotta dal Ministero delle Politiche Agricole.
Per denunciarne i rischi gli agricoltori della Coldiretti hanno distribuito sacchetti di grano canadese con la scritta “”No al grano canadese con glifosato in preraccolta vietato in Italia”. Tale sostanza chimica è stata vietata in pre raccolta in Italia dal 22 agosto 2016, con l’entrata in vigore del decreto del Ministero della Salute, perché accusata di essere cancerogena. Un pericolo quindi anche per i consumatori visto che i cereali stranieri risultati irregolari per il contenuto di pesticidi sono praticamente il triplo di quelli nazionali, a conferma della maggiore qualità e sicurezza del Made in Italy, sulla base del rapporto sul controllo ufficiale sui residui di prodotti fitosanitari negli alimenti divulgato l’8 giugno 2017 dal Ministero della Salute. I campioni con un contenuto fuori legge di pesticidi – conclude la Coldiretti – sono pari allo 0,8% nel caso di cereali stranieri mentre la percentuale scende ad appena lo 0,3% nel caso di quelli di produzione nazionale.
fonte: http://www.coldiretti.it/News/Pagine/524—5-Luglio-2017.aspx

Coldiretti: in Italia in un pacco di pasta su 3 ci trovi dentro solo grano straniero, pesticidi compreso!

 

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Coldiretti: in Italia in un pacco di pasta su 3 ci trovi dentro solo grano straniero, pesticidi compreso!

Coldiretti: in Italia un pacco di pasta su 3 da grano straniero
Pericolo con i cereali stranieri risultati irregolari per il contenuto di pesticidi che sono praticamente il triplo di quelli nazionali

A causa delle speculazioni che hanno fatto crollare i prezzi del grano nazionale sotto i costi di produzione ormai un pacco di pasta imbustato in Italia su tre è fatto con grano straniero senza alcuna indicazione per i consumatori. Questo è l’allarme lanciato dalla Coldiretti in occasione dello scoppio della #guerradelgrano con migliaia di agricoltori alle banchine per lo scarico di un mega cargo con grano canadese al Porto di Bari proprio alla vigilia della raccolta di quello italiano con evidenti finalità speculative.

Sono ben 2,3 milioni le tonnellate di grano duro che sono arrivate lo scorso anno dall`estero quasi la metà delle quali proprio dal Canada che peraltro ha fatto registrare nel 2017 un ulteriore aumento del 15% secondo le analisi Coldiretti su dati Istat relativi ai primi due mesi del 2017. Una realtà che – sostiene la Coldrietti – rischia di essere favorita dall’approvazione da parte dell’Europarlamento del Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement) con il Canada che prevede l`azzeramento strutturale dei dazi indipendentemente dagli andamenti di mercato.

Un pericolo anche per i consumatori con i cereali stranieri risultati irregolari per il contenuto di pesticidi che sono praticamente il triplo di quelli nazionali a conferma della maggiore qualità e sicurezza del Made in Italy, sulla base del rapporto sul controllo ufficiale sui residui di prodotti fitosanitari negli alimenti divulgato l`8 giugno 2017 dal Ministero della Salute. I campioni risultati irregolari – sottolinea la Coldiretti – per un contenuto fuori legge di pesticidi sono pari allo 0,8% ne caso di cereali stranieri mentre la percentuale scende ad appena lo 0,3% nel caso di quelli di produzione nazionale.
Peraltro in alcuni Paesi terzi vengono utilizzati principi attivi vietati in Italia come proprio nel caso del Canada dove viene fatto un uso intensivo del glifosate proprio nella fase di pre-raccolta per seccare e garantire artificialmente un livello proteico elevato che – continua la Coldiretti – è stato vietato in Italia dal 22 agosto 2016 con entrata in vigore del decreto del Ministero della Salute perché accusato di essere cancerogeno.

fonte: http://www.ilpopulista.it/news/11-Giugno-2017/15279/coldiretti-in-italia-un-pacco-di-pasta-su-3-da-grano-straniero.html

Ecco cosa si stanno inventando per trasformare il marchio MADE IN ITALY in un nuovo grande inganno per i consumatori

MADE IN ITALY

 

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Ecco cosa si stanno inventando per trasformare il marchio MADE IN ITALY in un nuovo grande inganno per i consumatori

 

Così il nuovo marchio made in Italy ingannerà i consumatori

Quando si può definire “made in Italy” un prodotto alimentare? Quando “è avvenuta in Italia l’ultima trasformazione sostanziale del cibo” oppure quando è stato ottenuto con materie prima coltivate/allevate in Italia, come avviene oggi per l’olio extravergine 100% italiano, la passata di pomodoro, il miele, il latte e i prodotti a denominazione?

In altre parole nel “made in Italy” deve prevalere il concetto di cibo prodotto anche con ingredienti esteri ma “trasformato” in Italia, come chiedono gran parte delle aziende e il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, oppure il concetto di “produzione con materie prime italiane“, come rivendica Coldiretti ma anche alcuni consorzi di tutela e associazioni di categoria come Federvini? Il governo sta lavorando al nuovo marchio unico del made in Italy sotto la regia del ministro Calenda ed è propenso ad attribuire lo “stellone” della Repubblica italiana ai prodotti che sul suolo patrio hanno subito “l’ultima trasformazione sostanziale”. Per cui disco verde al tricolore agli spaghetti ottenuti dal grano canadese, all’extravergine “spremuto” da olive tunisine e caffè coltivato in Brasile.

L’origine di per sè non è sinonimo di qualità, ma…

Chiariamolo subito: l’origine di un prodotto non è sinonimo di qualità, nè per forza di maggiori garanzie per il consumatore. Possiamo portare in tavola degli ottimi spaghetti prodotti con il grano canadese, così come siamo leader al mondo nella trasformazione del caffè seppur non ne coltiviamo nemmeno un chicco.

Tuttavia ci chiediamo che sensa abbia etichettare come italiano un extravergine tunisino solo perchè imbottigliato nel Belpaese, quando non solo il governo italiano spende soldi per promuovere il “vero” made in Italy all’estero, incentiva le filiere oleicole e, non da ultimo, questa etichettatura sarebbe in contrasto con la legislazione europea.

Mongiello (Pd): “Il marchio unico chi aiuta?”

Critica la deputata del Pd Colomba Mongiello, madrina della legge Salva-olio: “Mi chiedo cosa  facciamo rientrare sotto il cappello del marchio unico made in Italy: sia il cibo prodotto che quello trasformato in Italia? Personalmente sono per una distinzione. Abbiamo speso tante risorse, e a mio parere il governo ha fatto bene, per valorizzare all’estero il made in Italy e contrastare l’italian sounding, abbiamo sostenuto le filiere agroalimentari tipiche, come quella oleicola, e ora tutto questo rischia di essere depotenziato”.

Federvini contraria: “Così si cancellano 50 anni di tutele”

Il marchio unico rischia di azzerare i marchi di garanzia, le denominazioni di origine che oggi offrono già molte garanzie ai consumatori come avviene nel mondo del vino. Netto Ottavio Cagiano presidente di Federvini che a Repubblica ha dichiarato: “Abbiamo impiegato 50 anni a creare un sistema di valore serio e garantito fondato sul Doc e Docg e solo queste possono portare il simbolo dello Stato. Possiamo convertire il sistema, ma non rottamarlo. Prima di usare lo stellone per tutto il vino e cancellare mezzo secolo di storia chiediamo di pensarci due volte”.

Manfredini (Coldiretti): “C’è un problema anche di sicurezza”

Contraria al progetto Calenda è la Coldiretti. Rolando Manfredini, responsabile della qualità e sicurezza alimentare dell’organizzazione spiega al Salvagente: “Se Calenda interpreta il made in Italy in base alle regole del codice doganale, io mi chiedo che senso ha etichettare come italiano un pacco di pasta fatta con grano coltivato altrove o certificare come italiani prosciutti lavorati con cosce di suino estero? Il 90% dei consumatori chiede di conoscere l’origine delle materie prime e poi il marchio unico crea un problema di sicurezza. Pensiamo al concentrato di pomodoro cinese inscatolato in Italia ed esportato come made in Italy: siamo sicuri dei livelli di pesticidi di quel prodotto?”

 

L’allarme di Coldiretti: “I limoni siciliani stanno scomparendo” – Non si capisce perché ci fanno acquistare a 3 euro il prodotto che arriva dall’altra parte del mondo e non consumare quello della nostra terra !!!

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L’allarme di Coldiretti: “I limoni siciliani stanno scomparendo” – Non si capisce perché ci fanno acquistare a 3 euro il prodotto che arriva dall’altra parte del mondo e non consumare quello della nostra terra !!!

 

L’allarme di Coldiretti: “I limoni siciliani stanno scomparendo”

 

“I limoni siciliani stanno sparendo. Nel 2010 nell’Isola i limoneti si estendevano su una superficie di circa 22.400 ettari nel 2015 gli ettari sono diventati 17.800 e per quest’anno si teme un’altra riduzione”. E’ l’allarme di Coldiretti Sicilia che fotografa una realtà paradossale: “nella terra degli agrumi la grande distribuzione vende limoni d’importazione a 3 euro al chilo”.

“La situazione del comparto – aggiunge Coldiretti Sicilia – è tragica. A livello nazionale negli ultimi 15 anni si è volatilizzato il 50% limoni, il 31 % degli aranci e il 18 % dei mandarini. Quest’anno anche il prezzo dei limoni siciliani all’origine, rispetto al passato, è aumentato e sono cresciuti i furti in campagna, ma davvero non si capisce perché bisogna acquistare a 3 euro il prodotto che arriva dall’altra parte del mondo e non consumare quello della nostra terra. L’acquisto diretto dal produttore – conclude Coldiretti Sicilia – oltre ad offrire una garanzia di salubrità permette di risparmiare e non privarsi di un agrume così importante per la salute”.

 

fonte: http://www.adnkronos.com/soldi/economia/2016/09/06/allarme-coldiretti-limoni-siciliani-stanno-scomparendo_8vBX42NwwlHn0K6gc7XjZP.html?refresh_ce

Le statistiche confermano: Dijsselbloem è un cretino! – L’Olanda batte l’Italia per spesa di alcolici ed i paesi Nord Europa detengono record per consumi. Alla Germania va il primato per il business prostituzione…!!

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Le statistiche confermano: Dijsselbloem è un cretino! – L’Olanda batte l’Italia per spesa di alcolici ed i paesi Nord Europa detengono record per consumi. Alla Germania va il primato per il business prostituzione…!!

 

Il presidente dell’Eurogruppo Dijsselbloem qualche giorno fa ha lasciato tutti a bocca aperta affermando che: “I paesi del Sud Europa spendono tutto in alcol e donne per poi chiedere aiuti”

La Coldiretti ci dà la conferma di quanto avevamo tutti già sospettato dal primo momento: Dijsselbloem è un cretino!

UE, DIJSSELBLOEM: STATISTICHE CONTRADDICONO NETTAMENTE IL PRESIDENTE DELL’EUROGRUPPO

OLANDA BATTE ITALIA PER SPESA ALCOLICI, E PAESI NORD EUROPA DETENGONO RECORD PER CONSUMI. A GERMANIA VA IL PRIMATO PER BUSINESS PROSTITUZIONE

Le statistiche ufficiali contraddicono nettamente il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem e le sue sciocche affermazioni circa le spese dei paesi del sud per alcol e donne. Lo rende noto il Codacons, che diffonde oggi i numeri sul consumo di alcolici in Europa e sul business della prostituzione.
“L’Olanda non solo batte decisamente l’Italia per consumo procapite annuo di birra, ma addirittura ci supera di più del doppio, con 75,7 litri a cittadino contro i 30 litri all’anno del nostro paese – spiega il presidente Carlo Rienzi – Classifica guidata dai paesi del nord Europa, con la Repubblica Ceca a 143 litri procapite consumati ogni anno; seconda la Germania a 106 litri seguita dall’Austria con 105 litri. Anche sul fronte del vino, l’Italia non detiene alcun primato: il record dei consumi spetta infatti alla Francia con 45,6 litri procapite, seguita dal Portogallo (40,2 litri) contro i 33,1 litri del nostro paese”.
Sul fronte delle donne, poi, se Dijsselbloem si riferiva al mercato del sesso, anche qui i numeri lo sconfessano in modo assoluto: la Germania ha più prostitute procapite di qualsiasi altra nazione del continente, anche più della Thailandia. Secondo le ultime stime sono 400.000 le prostitute che operano in Germania con oltre un milione di clienti al giorno, per un giro d’affari attorno ai 15 miliardi di euro, contro i 3,6 miliardi dell’Italia, che conta “solo” 90.000 operatrici del sesso. Senza contare che le casse statali dell’Olanda, grazie al mercato legalizzato della prostituzione, incassano ogni anno circa 700 milioni di euro.
“Farebbe bene Dijsselbloem a scusarsi con gli italiani per le sue affermazioni, perché le statistiche dimostrano la brutta figura di cui si è reso protagonista e lo sconfessano agli occhi dell’intera Europa” – conclude Rienzi.  

 

tratto da:

http://www.codacons.it/articoli/ue_dijsselbloem_statistiche_contraddicono_nettamente_il_presidente_delleurogruppo_296003.html

L’Allarme di Coldiretti: + 680% import di pomodoro da Cina!! …Rendiamoci conto di quali porcherie ci rifilano come Made in Italy tutti i giorni!!

 

Coldiretti

 

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L’Allarme di Coldiretti: + 680% import di pomodoro da Cina!! …Rendiamoci conto di quali porcherie ci rifilano come Made in Italy tutti i giorni!!

Sono aumentate del 680 % le importazioni di concentrato di pomodoro dalla Cina che hanno raggiunto circa 70 milioni di chili nel 2015, pari a circa il 10 per cento della produzione nazionale in pomodoro fresco equivalente. E’ l’allarme lanciato dalla Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi ai primi undici mesi del 2015, nel denunciare il rischio concreto che venga spacciato come Made in Italy sui mercati nazionali ed esteri per la mancanza dell’obbligo di indicare in etichetta la provenienza. Dalla Cina – sottolinea la Coldiretti – si sta assistendo ad un crescendo di navi che sbarcano fusti di oltre 200 chili di peso con concentrato di pomodoro da rilavorare e confezionare come italiano poiché nei contenitori al dettaglio è obbligatorio indicare solo il luogo di confezionamento, ma non quello di coltivazione del pomodoro. Un commercio che va reso trasparente – continua la Coldiretti – con l’obbligo ad indicare in etichetta l’origine degli alimenti che attualmente vale in Italia solo per la passata di pomodoro ma non per il concentrato o per i sughi pronti. A rischio – sostiene la Coldiretti – c’è uno dei settori simbolo del Made in Italy nel mondo a causa della concorrenza sleale del prodotto importato.  Al nord come al sud – spiega la Coldiretti – non sono ancora state definite le condizioni contrattuali per il raccolto 2016 perché insieme ad un contenimento delle superfici coltivate viene proposta anche una riduzione anche superiore del 10-15% del prezzo pagato agli agricoltori che non è sostenibile. Aumento record delle importazioni riduzioni dei prezzi pagati agli agricoltori e taglio delle superfici – continua la Coldiretti – prefigurano uno scenario preoccupante per il prodotto simbolo della dieta mediterranea.

Peraltro l’84 per cento degli italiani peraltro ritiene – precisa la Coldiretti – che sia molto importante che l’etichetta riporti la provenienza della materia prima impiegata per la frutta e verdura trasformata come i derivati del pomodoro, secondo la consultazione pubblica on line sull’etichettatura dei prodotti agroalimentari condotta dal ministero delle Politiche Agricole, che ha coinvolto 26.547 partecipanti sul sito del Mipaaf dal novembre 2014 a marzo 2015. Un risultato che, sulla base del regolamento comunitario n.1169 del 2011, entrato in vigore il 13 dicembre del 2014, consente all’Italia – sostiene la Coldiretti – di introdurre norme nazionali in materia di etichettatura obbligatoria di origine geografica degli alimenti.

 

La Cina – riferisce la Coldiretti – ha iniziato la coltivazione di pomodoro per l’industria nel 1990 e oggi, dopo aver superato l’Unione Europea, rappresenta il secondo bacino di produzione dopo gli Stati Uniti. Ma il gigante asiatico – ricorda la Coldiretti – anche nel 2015 ha conquistato il primato nel numero di notifiche per prodotti alimentari irregolari perché contaminati dalla presenza di micotossine, additivi e coloranti al di fuori dalle norme di legge, da parte dell’Unione Europea, secondo una elaborazione della Coldiretti sulla base della Relazione sul sistema di allerta per gli alimenti. Su un totale di 2967 allarmi per irregolarità segnalate in Europa ben 386 (13%) – precisa la Coldiretti – hanno riguardato la Cina.

 

Il pomodoro è il condimento maggiormente acquistato dagli italiani. Nel settore del pomodoro da industria – conclude la Coldiretti – sono impegnati in Italia oltre 8mila imprenditori agricoli che coltivano su circa 72.000 ettari, 120 industrie di trasformazione in cui trovano lavoro ben 10mila persone, con un valore della produzione superiore ai 3,3 miliardi di euro.
fonte: http://www.coldiretti.it/News/Pagine/176-%E2%80%93-6-Marzo-2016.aspx