Messico: costretti a mangiare tortillas Ogm e al glifosato grazie agli Stati Uniti. E i nostri politici vogliono approvare Ceta e TTIP?

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Messico: costretti a mangiare tortillas Ogm e al glifosato grazie agli Stati Uniti. E i nostri politici vogliono approvare Ceta e TTIP?

Messico, tortillas Ogm e al glifosato per colpa degli Usa

Il 90,4% delle tortillas consumate in Messico contengono sequenze di mais transgenico mentre l’82% di toast, farina, cereali e snack contengono anche derivati del mais transgenico. E’ quanto emerge da uno studio condotto dall’Università nazionale autonoma del Messico Unam e dell’Università autonoma metropolitana Uam. I ricercatori “hanno campionato” praticamente tutti gli alimenti realizzati prevalentemente con il mais disponibili nei supermercati rilevando in quasi tutti tracce di mais transgenico di 3 tipiNK603 (tolleranza al glifosato), 60,8 per cento; TC1507 (tolleranza al glufosinato ammonio e resistente agli insetti), 54,5 per cento;MON810 (resistenza agli insetti), 34,9 per cento. I ricercatori hanno anche analizzato 10 alimenti etichettati come “liberi da transgenici”: tuttavia, anche nella metà di questo campione sono state trovate tracce di mais transgenico.

Lo studio dimostra che la normativa attuale che vieta la coltivazione di mais transgenico ma  – non di importarlo – non tutela sufficientemente i consumatori dal momento che quasi la totalità dei cibi risulta contaminata.

Lo studio pubblicato dalla rivista Agroecology and Sustainable Food Systems, evidenzia anche la presenza di tracce di glifosato nel 27,7 per cento dei campioni. L’erbicida è stato classificato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), come “possibile cancerogeno”.

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/10/16/messico-tortillas-ogm-e-al-glifosato-per-colpa-degli-usa/26790/

Gli Italiani dicono No al grano che arriva con le navi: ma PD e Forza Italia non sono d’accordo. Sono contro il grano siciliano e a favore del CETA!

 

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Gli Italiani dicono No al grano che arriva con le navi: ma PD e Forza Italia non sono d’accordo. Sono contro il grano siciliano e a favore del CETA!

Vi vogliamo riproporre questo eccellente articolo de I Nuovi Vespri dell’agosto scorso…

No al grano che arriva con le navi: ma PD e Forza Italia sono contro il grano siciliano e a favore del CETA!

Si avvicina il voto per le elezioni regionali siciliane. E c’è chi ‘scopre’ i problemi dell’agricoltura. I siciliani debbono sapere che centrodestra e centrosinistra – che a turno hanno governato la Regione siciliana – non hanno fatto nulla per bloccare il grano duro canadese al glifosato e alle micotossine che arriva con le ‘famigerate’ navi. E non hanno fatto nulla per contenere una Grande distribuzione organizzata che ci impone prodotti agricoli del Centro Nord Italia ed esteri 

Leggiamo sulla rete i post di tanti uomini e donne di buona volontà che manifestano grande sensibilità verso i temi dell’alimentazione che in Sicilia dovrebbero essere – anche se spesso non lo sono – legati alla nostra agricoltura: alla nostra agricoltura. Dice un grande chef: “Il segreto dei grandi piatti sta nei cibi a chilometro zero”. Bene, se è così perché sulle tavole dei siciliani debbono arrivare le arance spagnole o Nord africane? Perché le angurie e i meloni Cantalupo debbono arrivare dall’Egitto? Perché l’olio extra vergine d’oliva deve arrivare dalla Tunisia? E, soprattutto, perché il grano duro deve arrivare con le famigerate navi dai Paesi esteri – Canada in testa – ben sapendo che contiene contaminanti, a cominciare da glifosato e micotossine DON?

Ci poniamo queste domande perché esponenti di varie forze politiche – per carità, legittimamente – cominciano a discettare dei temi dell’agricoltura e dell’alimentazione. Qualcuno inizia a parlare del grano duro siciliano, bistrattato nonostante sia uno dei migliori del mondo.

Dobbiamo dare atto ai parlamentari nazionali e regionali del Movimento 5 Stelle di aver ripreso la battaglia sul grano duro siciliano che questo blog porta avanti da oltre un anno. E va dato atto a qualche parlamentare regionale di aver iniziato a parlare – anche se in campagna elettorale – della qualità della pasta, del pane e, in generale, della qualità di tutti i derivati del grano.

Benissimo. Basta questo per cominciare a cambiare le cose? A nostro modesto avviso, no.

Il nostro amico Cosimo Gioia, bravissimo produttore di grano duro in quel di Valledolmo, è veramente convinto che il centrodestra siciliano affronterà la questione del grano duro della Sicilia?

Eppure Cosimo Gioia dovrebbe essere già ‘vaccinato’: da dirigente generale della Regione siciliana del dipartimento Agricoltura è stato il primo – e fino ad oggi l’unico – ad avviare i controlli sanitari sul grano duro estero che arriva con le navi in Sicilia. I suoi controlli andarono avanti per qualche mese: poi il presidente della Regione dell’epoca – “l’autonomista” Raffaele Lombardo – lo cacciò via.

Con chi la vogliono fare la battaglia per un grano pulito gli agricoltori e i consumatori? Con l’avvocato Gaetano Armao, che piace tanto a Berlusconi, già assessore del Governo regionale di Raffaele Lombardo, il presidente della Regione che cacciò via Cosimo Gioia dal dipartimento Agricoltura?

La vogliono fare con Nello Musumeci? Persona degnissima, per carità. Che ha anche presentato un’interrogazione parlamentare dopo che abbiamo denunciato la presenza di grano duro canadese a Castel di Iudica, in provincia di Catania.

Nello Musumeci, candidato alla presidenza della Regione siciliana, con chi lo vorrebbe fare il suo Governo regionale? Ha detto no a Forza Italia? Non ci sembra. Se sono ancora divisi è perché i berlusconiani vorrebbero come candidato presidente un proprio esponente, con Musumeci nel Governo, magari nel ruolo di vice presidente.

Musumeci – detto con parole semplici – non è contro i partiti politici nazionali: tant’è vero che è sostenuto dalla Lega di Salvini e da Fratelli d’Italia. E sarà sostenuto anche da Forza Italia se, insieme, troveranno un’intesa sulle poltrone (perché di questo si tratta, alla fine).

Gli agricoltori siciliani e, in generale, i cittadini-consumatori siciliani che vanno ancora dietro a Berlusconi e al centrodestra sono così ingenui da pensare che un Governo regionale di centrodestra bloccherebbe le navi cariche di grano al glifosato e alle micotossine DON che arrivano in Sicilia per ‘arricchire’ le mense dei siciliani?

Lo stesso discorso vale per i siciliani che vanno ancora dietro al PD. Questo partito governa la Regione dal 2008. Quando il nostro amico Cosimo Gioia – come già ricordato – avviò i controlli sulle navi cariche di grano duro ‘tossico’ il Partito Democratico faceva parte del Governo Lombardo.

I dirigenti e i parlamentari regionali del PD apprezzarono i controlli disposti dall’allora dirigente generale, Gioa? Noi ricordiamo di no. E ricordiamo anche che quando lo stesso Gioia venne cacciato il PD non difese Gioia. Figuriamoci!

Del resto, fino ad oggi, l’assessore regionale all’Agricoltura, Antonello Cracolici, esponente del PD, che cos’ha fatto per il grano duro siciliano? Nulla. Ha messo su un servizio per verificare la salubrità del grano estero che arriva con le navi in Sicilia? Non ci risulta proprio!

Insomma: è così difficile capire che i partiti nazionali non fanno nulla di positivo per la Sicilia e per i siciliani?

Ci rivolgiamo a tutti i cittadini consumatori della Sicilia che vorrebbero mangiare pasta, pane, pizze e dolci prodotti con grano siciliano: lo sapete che al Parlamento europeo gli esponenti del PD e di Forza Italia hanno votato in favore del CETA?

Sappiamo che i cittadini siciliani che vorrebbero sulle proprie tavole derivati del grano senza veleni e che vorrebbero pane, pasta, pizze e dolci prodotti con il grano siciliano sono tanti, tantissimi e aumentano di giorno in giorno. Ebbene, cari cittadini siciliani: lo sapete cos’è il CETA? Lo sapete che è un trattato internazionale, già approvato dal Parlamento europeo, un trattato economico e commerciale che, se verrà approvato dai 27 Paesi della UE, ci costringerà a mangiare il grano duro canadese pieno di glifosato e micotossine DON?

Cari cittadini siciliani: pensate veramente che, votando per il PD e per Forza Italia – due partiti che al Parlamento europeo, come già ricordato, hanno già votato in favore del CETA e che al Parlamento nazionale si accingono a votare in favore del CETA – riuscirete ad avere sulle vostre tavole derivati del grano privi di veleni?

Pensate veramente che un Governo regionale di centrosinistra a trazione PD bloccherà il grano duro che arriva in Sicilia con le navi per tutelare la vostra salute e quella dei vostri figli e dei vostri nipoti?

Pensate veramente che un Governo regionale di centrodestra, a trazione Forza Italia, bloccherà il grano duro che arriva in Sicilia con le navi per tutelare la vostra salute e quella dei vostri figli e dei vostri nipoti?

Se pensate questo siete sulla strada sbagliata!

Oggi siamo venuti a sapere che un gruppo di giovani imprenditori siciliani si accinge ad entrare nell’agone politico della nostra Isola – a quanto si dice con una propria lista – con un programma che prevede la valorizzazione dei prodotti agricoli siciliani. La cosa ci ha colpito favorevolmente. Ci hanno anche informato che seguono con grande attenzione la battaglia del grano che sta portando avanti questo blog.

Poi abbiamo scoperto che, forse, appoggeranno Musumeci. Ripetiamo: persona degnissima. Ma che c’entra con la battaglia in favore del grano siciliano?

Questi giovani imprenditori siciliani (il movimento, così ci hanno detto, si chiama ‘Generazione giovani’) pensano veramente che un Governo regionale di centrodestra – appoggiato dalla Lega Nord, da Fratelli d’Italia e da Forza Italia – consentirebbe a Musumeci di bloccare le navi cariche di grano duro canadese che arrivano in Sicilia?

Questi giovani imprenditori siciliani pensano veramente che le grandi industrie del settore che lavorano il grano duro canadese – che hanno sede nel Centro Nord Italia – consentirebbero a un Governo regionale siciliano di centrodestra (con dentro Forza Italia, Lega Nord e Fratelli d’Italia) di bloccare le navi cariche di grano che arrivano dal Canada, creando problemi alla grande industria del Centro Nord Italia?

Questi giovani imprenditori siciliani pensano veramente di riuscire a riempire gli scaffali della Grande distribuzione organizzata di prodotti agricoli siciliani?

Badate che questa è una battaglia centrale. I siciliani, ogni anno, spendono 11-12 miliardi di euro per gli alimenti. Ebbene, di questi 11-12 miliardi di euro all’anno, solo 2 miliardi di euro (e forse meno) vengono spesi dai siciliani per l’acquisto di prodotti alimentari siciliani.

Di fatto, 9-10 miliardi di euro i siciliani li spendono per acquistare alimenti prodotti nel Centro Nord Italia e all’estero. Non perché lo vogliono, ma perché la Grande distribuzione organizzata lo impone alla Sicilia e ai Siciliani.

Si possono e si devono condurre le battaglie in favore del grano duro siciliano (se non altro per difendere la nostra salute dal grano tossico!).

Si possono e si debbono condurre le battaglie politiche per dirottare almeno 4-5 miliardi di euro di spesa alimentare dei siciliani su prodotti agricoli coltivati in Sicilia (questo sì che rilancerebbe l’agricoltura e l’economia siciliana!).

Pensare, però, di condurre queste battaglie con centrodestra e centrosinistra – due schieramenti politici che, a turno, hanno affossato la Sicilia – è da ingenui.

 

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/08/21/no-al-che-arriva-con-le-navi-ma-pd-e-forza-italia-sono-contro-il-grano-siciliani-e-a-favore-del-ceta/#_

L’entrata in vigore del CETA è uno scandalo per la Democrazia – Mette gli investitori in condizione di opporsi ai provvedimenti politici ritenuti contrari ai loro interessi – Insomma, la Gente non ha più difesa contro chi specula sulla sua pelle!

 

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L’entrata in vigore del CETA è uno scandalo per la Democrazia – Mette gli investitori in condizione di opporsi ai provvedimenti politici ritenuti contrari ai loro interessi – Insomma, la Gente non ha più difesa contro chi specula sulla sua pelle!

 

Quindi, dopo oltre un anno di articoli che mettevano in guardia contro i pericoli di un’eventuale approvazione del CETA per i cittadini europei, il trattato è entrato in vigore, nel pressoché totale silenzio dei media nazionali, lo scorso 21 settembre. Jacques Sapir fa il punto su ciò che adesso ci aspetta, e il quadro è purtroppo tutt’altro che rassicurante: oltre ai rischi per la salute e per l’ambiente, il CETA rappresenta un grave vulnus alla sovranità nazionale e ai principi democratici.

Di Jacques Sapir, 22 settembre 2017

Il CETA, trattato di libero scambio con il Canada, è infine entrato in vigore giovedì 21 settembre, ad eclatante dimostrazione di come gli Stati abbiano rinunciato alla loro sovranità, lasciando spazio ad un nuovo diritto, indipendente dal diritto degli stessi Stati e non soggetto ad alcun controllo democratico.

Il CETA sarebbe, sulla carta, un “trattato di libero scambio”. In realtà però prende di mira le normative non-tariffarie che alcuni Stati potrebbero adottare, in particolare in materia di protezione ambientale. A questo riguardo, c’è da temere che il CETA possa dare l’avvio a una corsa a smantellare le norme di protezione. A ciò si aggiungono i pericoli che scaturiscono dal meccanismo di protezione degli investimenti contenuto nel trattato. Il CETA crea infatti un sistema di protezione per gli investitori tra l’Unione Europea e il Canada che, grazie all’istituzione di un tribunale arbitrale, permetterà loro di citare in giudizio uno Stato (o a una decisione dell’Unione Europea) nel caso in cui un provvedimento pubblico adottato da tale Stato possa compromettere“le legittime aspettative di guadagno dall’investimento”. In altre parole, la cosiddetta clausola ISDS (o RDIE) è in pratica un meccanismo di protezione dei guadagni futuri. E si tratta di un meccanismo unilaterale: nel quadro di questa disciplina, nessuno Stato può, da parte sua, citare in giudizio un’impresa privata. È chiaro quindi che il CETA metterà gli investitori in condizione di opporsi ai provvedimenti politici ritenuti contrari ai loro interessi. Questa procedura, che rischia di essere molto dispendiosa per gli Stati, avrà certamente effetti dissuasivi già con una semplice minaccia di processo. Al riguardo, non dimentichiamo che, a seguito della dichiarazione della Dow Chemical di voler portare la causa in tribunale, il Québec fu costretto a fare marcia indietro sul divieto di una sostanza, sospettata di essere cancerogena, contenuta in un diserbante commercializzato da questa impresa.

Vi sono inoltre dubbi in merito alla reciprocità: si fa presto a dire che il trattato apre i mercati canadesi alle imprese europee, tanto più che il mercato dell’Unione Europea è già adesso aperto alle imprese canadesi. Ma basta solo guardare alla sproporzione tra le popolazioni per capire chi ci guadagnerà. Al di là di questo, c’è il problema più ampio del libero scambio, in particolare dell’interpretazione del libero scambio che si evince dal trattato. Al centro si trovano gli interessi delle multinazionali, che di certo non coincidono con quelli dei consumatori né dei lavoratori.

I rischi rappresentati dal CETA riguardano quindi la salute pubblica e, senz’ombra di dubbio, la sovranità. Ma ancora più grave è anche la minaccia posta dal trattato alla democrazia. Al momento della sua votazione finale nel Parlamento Europeo, tra i rappresentanti francesi sono stati quattro i gruppi a votare contro: il Fronte di Sinistra, gli ambientalisti dell’EELV, il Partito Socialista e il Front National. Un’alleanza forse meno anomala di quanto sembri, se si prendono in considerazione i problemi sollevati dal trattato. È indicativo il fatto che sia stato rigettato dalle delegazioni di tre dei cinque paesi fondatori della Comunità Economica Europea, e dalle seconda e terza maggiori economie dell’Eurozona. Ciononostante è stato ratificato dal Parlamento Europeo il 15 febbraio 2017, e deve adesso passare la ratifica dei singoli parlamenti nazionali. Nondimeno, è già considerato parzialmente in vigore prima della ratifica da parte degli organi rappresentativi nazionali. Il CETA è quindi entrato in vigore provvisoriamente e parzialmente il 21 settembre 2017 per gli aspetti riguardanti le competenze esclusive dell’UE, ad esclusione, per il momento, di certi aspetti di competenza concorrente che necessitano di votazione da parte dei paesi membri dell’UE, in particolare le parti riguardanti i tribunali arbitrali e la proprietà intellettuale. Ma anche così, circa il 90% delle disposizioni dell’accordo vengono già applicate. Ciò rappresenta un grave problema politico di democrazia. Come se non bastasse, anche nel caso in cui un paese dovesse rigettare la ratifica del CETA, quest’ultimo resterebbe comunque in vigore per tre anni. È evidente che è stato fatto di tutto perché il trattato fosse formulato ed applicato al di fuori del controllo della volontà popolare.

In effetti questo non è affatto ciò che normalmente si definirebbe un trattato di “libero scambio”. Si tratta di un trattato il cui scopo è essenzialmente imporre norme decise dalle multinazionali ai singoli parlamenti degli Stati membri dell’Unione Europea. Se ciò che si voleva dare era una dimostrazione della natura profondamente anti-democratica dall’UE, non si poteva certamente fare di meglio.

Ciò pone un problema sia democratico che di legittimità di chi si è fatto fautore del trattato. In Francia uno solo dei candidati alle elezioni presidenziali, Emmanuel Macron, si era dichiarato apertamente a favore del CETA. Anche uno dei suoi principali sostenitori, Jean-Marie Cavada, aveva votato al Parlamento europeo per l’adozione del trattato. Si profila quindi nelle elezioni presidenziali, e non per la prima volta nella nostra storia, il famigerato “partito dall’esterno” che a suo tempo (per l’esattezza il 6 dicembre 1978) era stato denunciato da Jacques Chirac dall’ospedale di Cochin…[1]

Prima della sua nomina a ministro del governo di Edouard Philippe, Nicolas Hulot aveva preso nettamente posizione contro il CETA. La sua permanenza al governo, a queste condizioni, ha il valore di un voltafaccia. Come ministro della Transizione Ambientale (sic), non ha sicuramente finto un certo rammarico lo scorso venerdì mattina su Europe 1. Ha riconosciuto che la commissione di valutazione nominata da Edouard Philippe lo sorso luglio aveva identificato diversi potenziali pericoli contenuti nel trattato. Ma ha anche aggiunto: “…i negoziati erano ormai arrivati a un punto tale che, a meno di non rischiare un incidente diplomatico con il Canada, che certamente vorremmo evitare a tutti i costi, sarebbe stato difficile bloccarne la ratifica”. Questa è una perfetta descrizione dei meccanismi di irreversibilità deliberatamente incorporati nel trattato. Non dimentichiamo inoltre che, prima di essere nominato ministro della Transizione Ambientale, l’ex-presentatore televisivo aveva più volte dichiarato che il CETA non era “compatibile con il clima”. Si può qui immaginare quanto fosse grande la spada che ha dovuto ingoiare: praticamente una sciabola.

Da parte sua, fin dalla sua elezione Emmanuel Macron si è presentato come difensore allo stesso tempo dell’ecologia e del pianeta riprendendo, capovolgendolo, lo slogan di Donald Trump “Make the Planet Great Again”. Ha spesso ribadito questo concetto, sia alle Nazioni Unite che in occasione del suo viaggio alle Antille dopo l’uragano “Irma”. Ma non si può ignorare che il suo impegno a favore del CETA e la sua sottomissione alle regole dell’Unione Europea, che ha comunque registrato un terribile ritardo sulla questione degli interferenti endocrini, dimostrino come non sia decisamente l’ecologia a motivarlo, e che al massimo questa non sia che un pretesto per una comunicazione di pessimo gusto e di bassa lega.

È dunque necessario avere ben chiare le conseguenze dell’applicazione del CETA, oltre alla minaccia che esso rappresenta per la sovranità nazionale, la democrazia e la sicurezza del paese.

[1] Haegel F., « Mémoire, héritage, filiation : Dire le gaullisme et se dire gaulliste au RPR », Revue française de science politique, vol. 40, no 6,‎ 1990, p. 875

Un articolo su:
    

 

Continua l’invasione del grano canadese nel Sud: ecco i rischi

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Continua l’invasione del grano canadese nel Sud: ecco i rischi

Nel porto altifondali di Manfredonia altre due navi di grano canadese. Che significa altri 500 mila quintali complessivi da sommare ai due milioni previsti nel mese di settembre in Puglia. I sospetti di miscelazione vietata aumentano, ma le Autorità di controllo non si muovono…

A Manfredonia da diversi giorni centinaia di autotreni si affrettano a scaricare due navi di grano canadese. La prima ha a bordo circa 250 mila quintali. Si tratta, secondo fonti attendibili, della WICKO una BULK CARRIER IMO 9393474 MMSI 311037500 costruita nel 2010, battente bandiera Bahamas (BS) con una stazza lorda di 20603 ton, summer DWT 29903 ton.

Dunque, tappa ad Oristano dove secondo alcune fonti avrebbe nazionalizzato il grano e scaricato qualche migliaia di tonnellate ed il resto del carico a Manfredonia.

La portarinfuse è ripartita il 4 settembre alle ore 12,53 da Oristano per arrivare a Manfredonia il 7 settembre alle ore 14.59 dove stà scaricando da una settimana oltre 200 mila quintali!

Il grano della porta rinfuse di dubbia provenienza è diretto ai Silos di Foggia, Chieti e Campobasso, dove viene praticamente miscelato con parte del grano italiano per essere trasformato in semola. Da cui ottenere la famosa pasta italiana.

Dal Canada è arrivata una seconda nave di grano canadese partita dal Quebec il 25 agosto alle 00,30 con arrivo a Manfredonia il 9 settembre ore 00,40. Si tratta, secondo fonti attendibili, della FEDERAL HUDSON una Bulk Carrier IMO 9205902 MMSI 538006779 costruita nel 2000, battente bandiera Isole Marshall (MH) con una stazza lorda di 20659 ton, summer DWT 36563 ton.

Insomma, altri 500 mila quintali complessivi trasportati dalle due navi che si sommano ai due milioni previsti nel mese di settembre in Puglia. Stiamo parlando di grano proveniente dal Canada per il quale il Ministero della Salute non effettua i controlli sul Glifosate, noto erbicida pericoloso per la salute.

I sospetti di miscelazione vietata

Nel caso del glifosate, peraltro, il divieto previsto dal regolamento di esecuzione (UE) 2016/1313 della Commissione del 1° agosto 2016, che ha modificato il regolamento di esecuzione (UE) n. 540/2011, e dal decreto Decreto del Ministero della Salute entrato in vigore il 7 ottobre 2016, presupporrebbe una tacita abrogazione dei limiti del predetto regolamento comunitario. Sicchè anche piccole tracce di glifosate sotto i limiti di legge – rinvenibili nel grano e di conseguenza nella pasta – potrebbero indurre a sospettare attività di miscelazione vietata. Stando così le cose, il divieto di miscelazione posto dalla legislazione europea, non riguarda unicamente il caso in cui uno dei due componenti risulti contaminato oltre i limiti previsti dalla legge, ma si dovrebbe applicare anche se uno dei due componenti della miscela risultasse appena contaminato da glifosate: la miscela, per non violare la normativa, dovrebbe infatti risultare totalmente priva di glifosate.

Ma nelle paste che analizziamo così non è…

fonte: Granosalus

Con il CETA si abbandona il principio di precauzione: il rischia è il via libera a 1000 pesticidi vietati in Europa!

 

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Con il CETA si abbandona il principio di precauzione: il rischia è il via libera a 1000 pesticidi vietati in Europa!

Con il CETA si rischia il via libera a 1000 pesticidi vietati in Europa

L’accordo UE-Canada in via di ratifica in Italia favorisce un abbandono del principio di precauzione. Così il CETA aprirà all’importazione di pesticidi vietati

Perché il CETA minaccia la salute e l’ambiente

 

(Rinnovabili.it) – L’accordo commerciale che Unione Europea e Canada hanno concluso nel febbraio scorso – e che l’Italia si appresta a ratificare al Senato il 25 luglio – è una minaccia per la salute umana e la sicurezza alimentare. Non usa mezzi termini il CIEL (Center for International Environmental Law) nel descrivere nel suo ultimo rapporto il CETA (questo il nome del trattato), segnalando che aumenterebbe l’esposizione umana e ambientale a pesticidi pericolosi. Con l’idea di facilitare il commercio, infatti, l’accordo aprirebbe ad una armonizzazione delle norme tra i due paesi fondata sul principio del minimo comun denominatore: per uno scambio di merci più fluido, in sostanza, si rinuncerebbe – seoprattutto in Europa – a regole che tutelano i consumatori e l’ambiente. Per consentire un passo avanti al Canada, infatti, il vecchio continente dovrebbe farne due indietro, dal momento che entro i suoi confini sono in vigore regolamenti e standard molto più cautelativi rispetto al paese della foglia d’acero.

«In un momento in cui tutti i segnali indicano la necessità di una maggiore regolamentazione per proteggere le persone e il pianeta dalle sostanze chimiche pericolose, il CETA minaccia salute e benessere nell’Unione Europea e in Canada eliminando l’approccio precauzionale dell’UE alla gestione dei pesticidi», spiega Layla Hughes, avvocato senior del CIEL e principale autrice del rapporto.

Il CETA poteva essere una occasione per innalzare gli standard internazionali, estendendo agli scambi con il Canada il principio di precauzione. Considerato un cardine della politica europea, mette in capo ai produttori l’onere di dimostrare se una sostanza può costituire un rischio per la salute o meno. Ma in altri paesi, in particolare in Canada e Stati Uniti, così come in ambito WTO (Organizzazione mondiale del commercio) vige l’approccio opposto: prima i pesticidi si mettono sul mercato, poi se i cittadini si ammalano devono dimostrare in tribunale la relazione tra i loro disagi e le sostanze chimiche. In caso di vittoria, avviene il ritiro del prodotto.

Secondo il rapporto, nel 2015 almeno 40 sostanze vietate in Europa erano consentite in Canada, mentre più di 1.000 formulati prodotti nel paese nordamericano contenevano principi attivi che in UE sono stati banditi.

 

Tribunali speciali e cooperazione regolatoria

Oltre alla deregulation, il CETA prevede la creazione un tribunale speciale che permette alle società di citare in giudizio gli stati e ricevere da loro indennizzi virtualmente illimitati in caso adottassero misure che proteggano l’ambiente e la salute pubblica. Ogni società multinazionale con una filiale in UE o Canada avrebbe accesso a questo pericoloso meccanismo (Investment Court System – ICS), che si può descrivere come una corte accessibile solo agli investitori privati, cui si può ricorrere bypassando le corti nazionali. Il rischio di sanzioni multimilionarie o miliardarie in passato è stato sufficiente per dissuadere gli stati da sforzi di regolamentare nell’interesse pubblico.

Infine, con il CETA si istituisce anche un tavolo per la cooperazione regolatoria, cioè un forum di tecnici canadesi ed europei aperto alle influenze dei gruppi di interesse, che ha il compito di passare in rassegna le normative dei due blocchi con l’obiettivo di smussarne le differenze. Prima di varare un nuovo provvedimento che interessi anche il commercio, gli stati dovranno sottoporlo al gruppo di esperti, che forniranno un parere non vincolante, ma influente. L’ingresso del Canada e dei suoi stakeholder nel processo regolatorio UE, secondo il CIEL rappresenta un forte rischio per l’aumento dei livelli massimi di residui per i pesticidi.

fonte: http://www.rinnovabili.it/ambiente/ceta-via-libera-pesticidi-vietati-333/

Meno regole per OGM, clonazione, pesticidi: è arrivato il CETA

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Meno regole per OGM, clonazione, pesticidi: è arrivato il CETA

Da ieri l’accordo commerciale UE-Canada (CETA) è in vigore in applicazione provvisoria, in attesa del voto degli stati membri. Ecco cosa cambia per la sicurezza alimentare

Entra in vigore il CETA, i rischi per la sicurezza alimentare

 

(Rinnovabili.it) – Ieri è partita l’applicazione provvisoria del CETA nell’Unione Europea. Con essa il controverso accordo commerciale con il Canada entra in vigore in tutte le sue parti sulle quali l’UE può vantare una competenza esclusiva. Restano fuori i capitoli di competenza mista, che richiedono anche la ratifica degli stati membri: in particolare, non verrà istituita per il momento la Corte sovranazionale sugli investimenti che permetterebbe agli investitori canadesi ed europei di fare causa ai rispettivi governi utilizzando una corsia preferenziale rispetto alla giustizia ordinaria. In sostanza, da oggi viene cancellato oltre il 98% delle tasse su import ed export di prodotti tra le due sponde dell’Atlantico, ma soprattutto inizia il lavoro di una serie di comitati tecnici cui è stata affidata la revisione di normative, standard, requisiti di sicurezza e controlli che vengono considerati dal trattato un «ostacolo al commercio». Le numerose organizzazioni della società civile che si oppongono al CETA hanno lanciato l’allarme sul potenziale abbattimento di queste cosiddette “barriere non tariffarie”, che rappresentano una protezione per la salute, l’ambiente, l’occupazione, la qualità di prodotti e servizi.

In corrispondenza dell’avvio dell’applicazione provvisoria, l’Istituto per l’agricoltura e la politica commerciale europeo (IATP), Greenpeace e il Centro canadese per le policy alternative (CCPA) hanno lanciato tre documenti informativi (reperibili quiqui qui) che illustrano perché le disposizioni del CETA possono minare irrimediabilmente gli standard europei di sicurezza alimentare.

In particolare, i tre briefing voglino mettere in luce il tentativo di abbattere le restrizioni all’uso di organismi geneticamente modificati (OGM), ormoni della crescitasostanze chimiche antimicrobiche per il “lavaggio” della carne, norme relative all’etichettatura del paese di origine per la carne e altri prodotti alimentari, tra cui il primo salmone OGM del mondo, creato dall’azienda USA Acquadvantage e appena entrato nel mercato canadese. Non mancano infine pericoli per lo sdoganamento futuro della clonazione animale.

Questa deregolamentazione è possibile grazie al meccanismo della cooperazione regolatoria, inserito nel CETA e in altri accordi di libero scambio. Un gruppo di tecnici nominati dalle parti contraenti (UE e Canada) avrà il potere di passare in rassegna vecchie e nuove normative dei due blocchi e, dialogando con le lobby del settore privato,

impostarne la revisione in senso più business-oriented. Ciò si tradurrebbe in una omologazione dei sistemi regolamentari europeo e canadese, il che comporterebbe una riduzione dei controlli e delle norme più severe per facilitare il commercio transnazionale. I meccanismi più stringenti e cautelativi per tracciabilità, etichettatura, sostanze chimiche, residui di pesticidi e benessere animale sono in vigore nell’Unione Europea, mentre il Canada applica norme più morbide, simili a quelle degli Stati Uniti. Il CETA ha il compito di uniformare il sistema.

Tuttavia, gli stati membri possono esercitare un diritto di veto con il voto dei loro Parlamenti. Per ora, soltanto 4 paesi hanno ratificato l’accordo: Danimarca, Lettonia, Croazia e Malta, mentre Spagna, Repubblica Ceca e Portogallo hanno avviato il processo. L’Italia si appresta a fare un primo passaggio in Senato il prossimo 26 settembre. La Campagna Stop TTIP Italia, con Greenpeace, Coldiretti, CGIL, Slow Food, le associazioni dei consumatori e le reti dell’agricoltura contadina hanno chiesto ai senatori di maggioranza (PD, centristi e Forza Italia) di rinviare la votazione. In Francia, il governo Macron ha chiesto ad un comitato di esperti una valutazione di sostenibilità del CETA, ricevendo una risposta molto critica in nove punti, che evidenzia il mancato rispetto del principio di precauzione, la debolezza degli impegni in favore del clima e dell’ambiente, i rischi per l’agricoltura. Il Belgio ha fatto ricorso alla Corte di Giustizia Europea perché spinto dalla Vallonia ad approfondire la compatibilità di un tribunale sovranazionale sugli investimenti con la legislazione comunitaria.

 

fonte: http://www.rinnovabili.it/alimentazione/ogm-clonazione-pesticidi-ceta-333/

Il CETA entra in vigore SENZA ESSERE STATO VOTATO, contro la volontà e sulla pelle della Gente: paradossi di quella porcheria che qualcuno in Europa si ostina a chiamare democrazia!

 

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Il CETA entra in vigore SENZA ESSERE STATO VOTATO, contro la volontà e sulla pelle della Gente: paradossi di quella porcheria che qualcuno in Europa si ostina a chiamare democrazia!

 

Il Ceta entra in vigore senza essere stato votato: paradossi della democrazia in Europa

Domani muore la democrazia. Il trattato di libero scambio fra Europa e Canada – il Ceta – entrerà provvisoriamente in vigore senza aspettare il sì definitivo degli Stati membri. Il Ceta è un accordo misto e le regole europee prevedono che tutti i Parlamenti nazionali dei 28 Stati membri debbano ratificarlo prima della sua entrata in vigore. Ma – come si sa – l’Europa è debole con i forti e forte con i deboli e dunque, pur di accontentare le multinazionali, non si aspetta nessuno e si calpestano le regole.

Finora fra i 28 Stati membri solo Lettonia e Danimarca hanno dato il via libera definitivo. In Italia, Pd e Forza Italia hanno riesumato il patto del Nazareno e sul Ceta volano spediti verso l’approvazione. Il Senato discuterà il testo il prossimo 26 settembre. Il Belgio ha chiesto alla Corte Europea di Giustizia un parere sulla compatibilità del Ceta con i principi costitutivi dell’Unione Europea. In Francia è bufera su Macron perché una Commissione di nove super esperti, nominata per valutare in maniera imparziale il Trattato, ha bocciato senza appello l’accordo con il Canada (ecco il link al documento). La Commissione di saggi ha sottolineato i rischi per la nascita delle Corti arbitrati e nel campo della agricoltura su protezione animale, mangimi e antibiotici, chiedendo anche maggiore vigilanza sull’utilizzo di biotecnologie e OGM.

Qui di seguito, trovate riassunte le raccomandazioni degli esperti:

– Maggiore trasparenza sulla creazione e funzionalità del forum per la cooperazione regolamentativa.

 Creazione di un Comitato nazionale per controllare l’implementazione del CETA e l’impatto che avrebbe in ambito ambientale e sanitario

 Richiesta di una dichiarazione interpretativa per la Francia da includere al testo del CETA per quanto riguarda il preciso significato che la Francia intende dare alle clausole ambientali e sanitarie presenti nell’accordo.

 Labelling del modello di produzione di prodotti d’origine animale. Il rapporto non è chiaro se tale labelling si debba applicare solo ai prodotti canadesi. In realtà, gli esperti dicono che vi è necessita di includere informazioni sull’uso di antibiotici e prodotti che aiutano la crescita, standard sul benessere animale e eventuali OGM.

 Rafforzare le procedure di certificazione e controllo per i prodotti canadesi, ad esempio il programma che certifica la carne ractopamine free.

 Maggiore reciprocità nell’accesso al mercato agricolo soprattutto in campo di autorizzazioni di vendita da parte di paesi terzi per i prodotti europei.

 Un “climate veto” per la protezione degli investimenti.

 Un accordo sul clima con il Canada, a latere dell’accordo CETA, per promuovere la “neutralità delle emissioni ad effetto serra” del CETA.

I saggi francesi hanno ragione. Il Ceta è una schifezza e va rigettato. Basta un solo no da parte di un Parlamento di uno Stato membro e il Ceta si blocca anche se è già entrato in vigore provvisoriamente.

VUOI SAPERNE DI PIÙ SULLE CONSEGUENZE DEL CETA?
LEGGI QUI:

UNA MINACCIA PER L’AGRICOLTURA

 

fonte: http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2017/09/il-ceta-entra-in-vig.html

Il CETA: il silenzio assordante sul trattato internazionale che cambierà per sempre le nostre vite

 

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Il CETA: il silenzio assordante sul trattato internazionale che cambierà per sempre le nostre vite.

“Tutti dicono di voler cambiare i trattati dopo, ma pochi cercano di fermarli prima”.

Il degrado della nostra democrazia è ben rappresentato dal fatto che uno scontro megagalattico sta accompagnando la discussione su una legge all’acqua di rose sullo ius soli, mentre il senato si prepara ad approvare nel silenzio generale il famigerato trattato CETA.

Il trattato è quello stipulato tra Unione Europea e Canada e serve a far passare liberamente la globalizzazione più selvaggia e distruttiva, travolgendo le poche regole rimaste a difesa dei lavoratori, dei consumatori, dei cittadini.Il succo del trattato è il via libera ai prodotti, ai servizi e alle attività delle grandi multinazionali, secondo le regole loro e del paese più disponibile verso di esse. E se qualche Stato dovesse decidere di opporsi in nome delle proprie leggi su lavoro, salute e ambiente, le multinazionali potrebbero citarlo in giudizio in un arbitrato, gestito a condizioni, per esse, di favore. La extragiudizialità dei grandi fruitori di profitti rispetto agli Stati diventa legge, lo stesso privilegio di fronte alla giustizia comune, di cui nel Medio Evo godevano prìncipi e baroni.

Il CETA è una Bolkestein globale ed è perfettamente uguale all’altro trattato, sul quale invece l’opinione pubblica europea era stata in grado di fermare i suoi folli governi: il TTIP con gli Stati Uniti. Forse perché la potenza degli USA intimoriva di più, alla fine anche Hollande e Merkel bloccarono la ratifica di quel trattato. Non il governo italiano, però, che servo tra i servi, ha invece continuato a dichiararsi favorevole ad esso. Bloccato il TTIP, il CETA con il più simpatico Canada è diventato lo strumento, il cavallo di Troia, per far passare la stessa devastazione di massa dei diritti.

Tutta la stampa italiana ha incensato il gentile e fascinoso leader canadese, Trudeau, che omaggiava le vittime del terremoto. Era una bella opera di promozione di un trattato che toglierà le barriere alla importazione del grano duro, che in Nord America si coltiva con largo uso del cancerogeno glifosato. Le multinazionali USA, in attesa che passi il trattato con il loro paese, potranno così utilizzare le loro sedi canadesi ed il CETA, per ottenere subito il via libera ai loro affari, per noi, più distruttivi.

La ratifica del CETA avviene da parte di un parlamento dove quasi tutti, poi, si pentono dei trattati che firmano ed approvano. La mostruosa riscrittura dell’articolo 81 della Costituzione, che ha costituzionalizzato l’austerità europea, è avvenuta quasi alla unanimità nelle due camere, ma ora non si trova chi l’abbia votata. Tutti oggi dicono di voler cambiare i trattati europei, ma fanno finta di non saper che ogni modifica di quei trattati richiederebbe l’unanimità degli stati, quindi anche il consenso della Germania. Tutti dicono di voler cambiare i trattati dopo, ma pochi cercano di fermarli prima.

Il CETA è un attentato ai diritti e alla democrazia, per me chi lo approva dovrà essere considerato nemico, ma anche chi si occupa d’altro, chi lo lascia passare in silenzio dovrà essere chiamato alle sue responsabilità. Una democrazia muore per colpa di chi la colpisce, ma anche di chi volge lo sguardo da un’altra parte.

Articolo di Giorgio Cremaschi

Fonte: http://www.lantidiplomatico.it

Il CETA: l’accordo commerciale che farà fallire molte altre imprese italiane. Ecco le conseguenze di questo scempio sulla vita degli italiani…!

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Il CETA: l’accordo commerciale che farà fallire molte altre imprese italiane. Ecco le conseguenze di questo scempio sulla vita degli italiani…!

Il CETA : l’accordo tra l’Unione Europea e il Canada che farà fallire molte altre imprese italiane.

Il CETA è un fax simile del TTIP, con la differenza che è un trattato di libero scambio tra UE e Canada, ma la sostanza resta la stessa.

Se siamo riusciti a scampare al TTIP non abbiamo fatto lo stesso con il CETA, il primo esce dalla porta il secondo entra dalla finestra…
Il CETA è un trattato di libro scambio tra UE e Canada, e implica la concorrenza tra le imprese europee con quelle canadesi, che in tantissimi settori sono molto più competitive. Tale concorrenza sleale metterà in seria difficoltà le nostre imprese che dovranno fare i conti anche con i prodotti canadesi importati senza dazi doganali, e che potranno quindi immessi sul mercato a prezzi difficilmente imitabili.

Il trattato infatti prevede la rapida eliminazione di quasi tutti i dazi doganali. Entro 7 anni dall’entrata in vigore non ci sara’ piu’ alcun dazio doganale sui prodotti industriali e sulla quasi totalita’ dei prodotti agricoli ed alimentari (inclusi vino ed alcolici). La soppressione dei dazi doganali non interessera’ i prodotti considerati ‘sensibili’, come la carne di bovino e di maiale canadesi esportati in Ue.

Ma non è tutto, con il CETA oltre ad essere a rischio la sopravvivenza delle piccole e medie imprese, sono a rischio la democrazia, l’ambiente, la salute dei cittadini, e persino i nostri risparmi.

Le conseguenze del CETA sulla vita degli italiani

Ecco le conseguenze di questo trattato sulla vita di tutti i cittadini:

L’AGRICOLTURA
– Il CETA permette al Canada di importare liberamente prodotti suini nel mercato europeo danneggiando così l’eccellenza europea dell’industria dei salumi e degli affettati. Nel 2014, nonostante il crollo dei prezzi nel settore europeo di carne suina, i prodotti canadesi veniva venduti a un prezzo del 25% più basso.
– Le pressioni competitive metterebbero a rischio le piccole e medie aziende a conduzione familiare.
– Il Canada è il terzo produttore mondiale di OGM e, di conseguenza, il mercato europeo sarebbe invaso da prodotti potenzialmente nocivi.

L’ECONOMIA
– La pressione della concorrenza comporterebbe la chiusura delle imprese locali e, di conseguenza, un aumento del tasso di disoccupazione.
– Il Canada è un grande produttore di grano, così come lo è l’Italia. Il basso costo del grano canadese porterebbe a una diminuzione del consumo del grano italiano. L’industria alimentare italiana ne verrebbe danneggiata.
– Alcuni settori (pensiamo alla pesca) saranno costretti a chiudere la produzione perché il Canada è molto competitivo. Questo porterebbe a un aumento della disoccupazione, e una forte migrazione della popolazione locale. Il vantaggio, però, è a favore delle multinazionali che possono permettersi economie di scala e costi di produzione più bassi.

LA SALUTE E L’AMBIENTE
 In Canada usano la ractopamina negli allevamenti dei suini (uno steroide già vietato in oltre 160 Paesi), i neonicotinoidi (pesticidi sistemici) e sin dagli Anni ’80 gli ormoni nella carne bovina.
– Il CETA elimina le barriere commerciali e, pertanto, permetterebbe al Canada, un grande produttore di sabbia bituminosa, di esportare un enorme quantità di questo prodotto dannoso per l’ambiente. La sabbia bituminosa è uno dei combustibili fossili più distruttivi per l’ambiente.
– Un aumento nel commercio transatlantico porterebbe a un aumento delle emissioni inquinanti del comparto dei trasporti.

LA DEMOCRAZIA 
– Con il CETA nascono le corti arbitrali. I governi non saranno più in grado di proteggere i propri mercati e prodotti. Le multinazionali potrebbero citare in giudizio i governi se dovessero essere imposte norme inique per i loro prodotti o restrizioni al commercio.
– Cittadini, comunità e associazioni sindacali non potrebbero più presentare ricorsi contro le imprese che violano le regole ambientali, le norme sul lavoro o sulla salute pubblica.
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Tutti i principali quotidiani esteri seguono e riportano la questione relativa all’ approvazione del CETA, sui giornali italiani invece nemmeno una breve riga a riguardo: notizia censurata.

Eppure il CETA rappresenta una minaccia per l’economia italiana e la salute dei cittadini.

Vi mostriamo QUI una intervista a riguardo rilasciata dalla famosissima attrice Kristien Pottie, molto sensibile alla questione CETA. Buona Visione

tratto da: http://www.stopeuro.org/il-ceta-laccordo-tra-lunione-europea-e-il-canada-che-fara-fallire-molte-altre-imprese-italiane/

Il ciclone CETA spazzerà l’agricoltura italiana

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Il ciclone CETA spazzerà l’agricoltura italiana

 

di Tiziana Beghin, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa. 

“Il Ceta entrerà provvisoriamente in vigore il 21 settembre senza aspettare il sì definitivo dei Parlamenti nazionali dei 28 Stati membri. E questo dice già tutto di quanto democratico sia questo Trattato commerciale firmato da Europa e Canada. Il Ceta è un pericolo soprattutto per la nostra agricoltura, nonostante la disinformazione di alcune associazioni di categoria che lo difendono. Questa è la verità sul Ceta. Ci dispiace che la Confederazione italiana agricoltori (Cia) nasconda la testa sotto la sabbia. Anche Coldiretti ha definito l’accordo con il Canada “un regalo alle lobby industriali”. Ecco punto per punto un po’ di chiarezza sulle conseguenze del Ceta:

PRINCIPIO DI PRECAUZIONE
Il principio di precauzione stabilisce che qualora vi sia un ragionevole dubbio sulla pericolosità di un prodotto, le autorità possono comunque limitarne la circolazione o richiedere modifiche nella sua produzione anche in assenza di una inconfutabile prova scientifica.

L’idea di base è che la scienza non debba essere il solo ed unico fattore da considerare quando si valuta la pericolosità potenziale di un bene. In Canada, invece, solo un rischio scientificamente dimostrabile comporta la messa al bando di un prodotto. La CIA afferma, erroneamente che il principio di precauzione non sarà intaccato dal CETA. Questa affermazione, tuttavia, è falsa per i seguenti motivi:

1) Il campo di applicazione del CETA si estende ad ambiti in cui l’UE applica normalmente il principio di precauzione.

2) Il CETA, ad esempio, incorpora le norme sanitarie e fitosanitarie (SPS) dell’organizzazione mondiale del commercio (OMC), che pur prevedendo alcune flessibilità non hanno impedito all’Europa di perdere le dispute relative agli OGM e all’importazione di carne trattata con ormoni.

3) Lo stesso vale per il capitolo relativo alle barriere tecniche al commercio (TBT). Anche qui sono state incorporate le norme dell’OMC, senza però risolvere l’ambiguità che sta alla base di queste disposizioni riguardo il principio di precauzione.

Il principio di precauzione si è già mostrato inservibile in dispute avvenute secondo gli stessi principi giuridici su cui è stato basato il CETA. E’ ragionevole pensare che la medesima situazione possa riprodursi.

MISURE SANITARIE E FITOSANITARIE
La CIA afferma che, poiché il principio di precauzione è contenuto nei trattati costituitivi dell’UE e difeso nelle dichiarazioni di accompagnamento al CETA, esso non può essere disatteso. Purtroppo anche questa affermazione può essere facilmente confutata dal momento che tramite le procedure di reciproco riconoscimento (per quanto riguarda il capitolo TBT) e equivalenza degli standard (per il capitolo SPS) un prodotto commercializzabile in Canada ed approvato secondo regolamentazioni canadesi sarà vendibile anche sul mercato europeo senza essere prima stato sottoposto a un processo di approvazione basato sul principio di precauzione.

Ovviamente, questo non significa che le norme europee che vietano un prodotto diventino automaticamente inutili e come afferma correttamente la CIA, “prodotti trattati con additivi attualmente vietati nell’UE non potranno essere importati”. Tuttavia le norme europee che limitano questi prodotti potranno essere più facilmente indebolite, anche grazie alle procedure di cooperazione regolamentare incluse nel trattato.

Un possibile spunto per capire come il CETA possa indebolire nella pratica il principio di precauzione può essere individuato nel caso del regolamento sugli interferenti endocrini. Per facilitare l’entrata in vigore di CETA e (possibilmente) TTIP la Commissione Europea nel 2015 ha posposto l’entrata in vigore di criteri basati sul principio di precauzione per rendere operativa la legislazione europea in materia di interferenti endocrini.

UTILIZZO DEGLI ORMONI
Il CETA non comporta automaticamente l’entrata in commercio di carne trattata con ormoni, ma potrebbe renderla più facile. Esso non rinforza la posizione europea di blocco alla carne trattata con ormoni, ma anzi assume come riferimento il quadro normativo secondo cui la posizione europea è stata ritenuta non conforme alle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e per cui l’UE ha dovuto compensare Stati Uniti e Canada importando quote senza dazi di carne americana e canadese.

INDICAZIONI GEOGRAFICHE
La CIA insiste sulla precedente assenza di tutela per le IG in Canada per difendere il magro risultato del trattato in termini di tutela dei nostri prodotti tipici sul mercato canadese, che non riguarda tanto la quantità delle IG protette, quanto la qualità della protezione offerta.

Se è vero che 41 IG italiane hanno ottenuto protezione, i principali prodotti canadesi che imitano formaggi italiani (Parmesan, Asiago, Fontina, Gorgonzola…) o salumi (prosciutto di Parma) potranno continuare ad essere presenti sul mercato canadesi accanto al prodotto originale italiano. E’ facile immaginare che il consumatore canadese opterà per le marche che conosce da tempo, che risulteranno anche meno care. La denominazione (-simil, -stile, -tipo) sarà obbligatoria solo per i produttori entrati nel mercato di un determinato prodotto dopo il 2013.

fonte: http://www.movimento5stelle.it/parlamentoeuropeo/2017/08/il-ciclone-ceta-spaz.html