ATTENZIONE! Il nostro Parlamento sta per ratificare, a nostra insaputa, il CETA, cioè la morte di tutti diritti fondamentali dei cittadini…!!

 

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ATTENZIONE! Il nostro Parlamento sta per ratificare, a nostra insaputa, il CETA, cioè la morte di tutti diritti fondamentali dei cittadini…!!

ATTENZIONE! Il Parlamento italiano sta per ratificare il CETA, cioè la morte dei diritti fondamentali

Arriva in Senato il ddl per la ratifica del Trattato di libero scambio UE-Canada denominato CETA. Non è un caso che, come già accaduto per la ratifica del Trattato di Lisbona e per il Fiscal Compact, tali procedure avvengano tra giugno ed agosto, cioè quando gli italiani sono al mare impegnati nelle solite discussioni di calcio-mercato.

Ma cosa prevede il CETA? Nella sostanza, e in breve, è un accordo di libero scambio tra UE e Canada che consente alle multinazionali delle rispettive aree di esportare e vendere prodotti (EU-Canada, considerando che parecchie multinazionali americane hanno sede legale in Canada) senza trovare intralci né nelle legislazioni nazionali a tutela della salute e del lavoro, né nei diritti fondamentali sanciti dalle Costituzioni degli Stati membri come ad esempio il diritto al lavoro, alla giusta retribuzione, al giorno di riposo settimanale, all’orario di lavoro, alla retribuzione minima e così via. Trattasi dei cosiddetti “irritanti commerciali” che tanto infastidiscono le multinazionali. Con il CETA vengono definitivamente superati!

Ma v’è di più! Il CETA introduce anche un sistema di giustizia privata, il cosiddetto ISDS – Investor-state dispute settlement  cioè una forma di risoluzione privata delle controversie tra investitore e Stato. Attraverso questo sistema le multinazionali potranno non tenere conto dei diritti fondamentali vigenti negli Stati adire organismi di giustizia privata sovranazionali al fine di redimere le controversie con quegli Stati che intendessero rispettare le proprie disposizioni costituzionali a tutela – ad esempio – della salute e del lavoro!

Un vero e proprio cavallo di troia a tutela del capitale internazionale e a scapito dei diritti fondamentali.

Il CETA, già approvato dal Parlamento europeo pochi mesi fa, dovrà essere ora ratificato da ciascuno Stato membro a seconda delle procedure costituzionali di ognuno. In cambio chissà di quale incarico o beneficio (magari successivo all’attività politica) i nostri parlamentari consentiranno che sulle nostre tavole finiscano prodotti intrisi di antibiotici (rendendo gli stessi inefficaci quando ve ne sarà bisogno), condannando noi e i nostri figli alla schiavitù perenne! E chi si permetterà di alzare la testa o la voce, non troverà nello Stato un amico a difesa dei diritti fondamentali sanciti nelle Costituzioni nazionali!

Nel frattempo l’informazione di regime sonnecchia! La notizia che il Parlamento si accinga a ratificare il CETA è passata totalmente in secondo piano. Il televideo della Rai non ne fornisce neppure menzione!

Con il CETA gli Stati sono definitivamente morti! I criminali di Bruxelles continuano la loro opera distruttiva nei confronti delle Costituzioni nazionali, quindi della libertà, dei diritti fondamentali e della democrazia! E i nostri parlamentari, a libro paga del capitale internazionale, eseguono acriticamente gli ordini provenienti dalla criminale sovrastruttura EUropea!

Un Parlamento eletto con meccanismi elettorali dichiarati incostituzionali, in grave e palese alterazione dei principi di rappresentatività democratica (Corte costituzionale, sentenza n. 1/2014; Corte di Cassazione, sentenza n. 8878/2014), continua indisturbato la sua opera distruttiva della Costituzione! 

 Giuseppe PALMA

 

fonte: http://www.stopeuro.org/attenzione-il-parlamento-italiano-sta-per-ratificare-il-ceta-cioe-la-morte-dei-diritti-fondamentali/

Coldiretti: in Italia in un pacco di pasta su 3 ci trovi dentro solo grano straniero, pesticidi compreso!

 

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Coldiretti: in Italia in un pacco di pasta su 3 ci trovi dentro solo grano straniero, pesticidi compreso!

Coldiretti: in Italia un pacco di pasta su 3 da grano straniero
Pericolo con i cereali stranieri risultati irregolari per il contenuto di pesticidi che sono praticamente il triplo di quelli nazionali

A causa delle speculazioni che hanno fatto crollare i prezzi del grano nazionale sotto i costi di produzione ormai un pacco di pasta imbustato in Italia su tre è fatto con grano straniero senza alcuna indicazione per i consumatori. Questo è l’allarme lanciato dalla Coldiretti in occasione dello scoppio della #guerradelgrano con migliaia di agricoltori alle banchine per lo scarico di un mega cargo con grano canadese al Porto di Bari proprio alla vigilia della raccolta di quello italiano con evidenti finalità speculative.

Sono ben 2,3 milioni le tonnellate di grano duro che sono arrivate lo scorso anno dall`estero quasi la metà delle quali proprio dal Canada che peraltro ha fatto registrare nel 2017 un ulteriore aumento del 15% secondo le analisi Coldiretti su dati Istat relativi ai primi due mesi del 2017. Una realtà che – sostiene la Coldrietti – rischia di essere favorita dall’approvazione da parte dell’Europarlamento del Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreement) con il Canada che prevede l`azzeramento strutturale dei dazi indipendentemente dagli andamenti di mercato.

Un pericolo anche per i consumatori con i cereali stranieri risultati irregolari per il contenuto di pesticidi che sono praticamente il triplo di quelli nazionali a conferma della maggiore qualità e sicurezza del Made in Italy, sulla base del rapporto sul controllo ufficiale sui residui di prodotti fitosanitari negli alimenti divulgato l`8 giugno 2017 dal Ministero della Salute. I campioni risultati irregolari – sottolinea la Coldiretti – per un contenuto fuori legge di pesticidi sono pari allo 0,8% ne caso di cereali stranieri mentre la percentuale scende ad appena lo 0,3% nel caso di quelli di produzione nazionale.
Peraltro in alcuni Paesi terzi vengono utilizzati principi attivi vietati in Italia come proprio nel caso del Canada dove viene fatto un uso intensivo del glifosate proprio nella fase di pre-raccolta per seccare e garantire artificialmente un livello proteico elevato che – continua la Coldiretti – è stato vietato in Italia dal 22 agosto 2016 con entrata in vigore del decreto del Ministero della Salute perché accusato di essere cancerogeno.

fonte: http://www.ilpopulista.it/news/11-Giugno-2017/15279/coldiretti-in-italia-un-pacco-di-pasta-su-3-da-grano-straniero.html

Approfittando del caos dei vaccini e con la complicità del silenzio dei Media, Gentiloni approva il CETA all’insaputa della Gente – Ecco i pericoli a cui questi disgraziati ci espongono!!

 

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Approfittando del caos dei vaccini e con la complicità del silenzio dei Media, Gentiloni approva il CETA all’insaputa della Gente – Ecco i pericoli a cui questi disgraziati ci espongono!!

Leggete anche:

Il CETA è ancora peggio del TTIP. È una porcata che serve solo a sacrificare la salute della Gente al business delle Multinazionali! …E infatti il nostro Governo lo ha già approvato nel più totale silenzio dei media complici!
Le denunce di GranoSalus: il sistema CETA, le navi al veleno e la pasta con glifosato e micotossine “made in Italy”…Ecco quello che dovete sapere sulle porcherie che ci fanno mangiare…!!

 

Da coscienzeinrete.net

Mentre ci sbraniamo per i vaccini, Gentiloni approva il CETA in silenzio stampa…

L’ultimo consiglio dei ministri ha approvato ddl di ratifica del trattato di libero scambio con il Canada, un provvedimento dalle nefaste ripercussioni di cui nessuno dei grandi e piccoli media nazionali ha dato notizia.

E’ arrivato il CETA, ma non ditelo in giro. Il governo ha approvato il disegno di legge per la sua ratifica ed attuazione, ossia per l’accordo economico e commerciale tra l’Unione europea e il Canada. Ma piano – per favore! – non strillatelo.Eh già, perché il temuto trattato, firmato lo scorso 30 ottobre a Bruxelles e ratificato dal parlamento europeo questo febbraio sta per arrivare al parlamento italiano. Chi lo dice? Il consiglio dei ministri che si è riunito mercoledì sera in fretta e furia e senza neanche un minuto di preavviso; quel cdm di cui i rappresentanti solitamente si affrettano a propagandare i risultati e per il quale invece non è stata convocata neanche l’ombra di una conferenza stampa. E come mai, c’è da chiedersi, neanche il più ridicolo e scarso dei media (provare per credere? Fatevi un giro su google) ha dato questa notizia di epocale importanza? Perché è meglio farlo passare in sordina, o perché forse questo “gran valore” economico non lo ha? Per entrambi i motivi.

Scopo dell’Accordo – si legge nel comunicato del governo – “è stabilire relazioni economiche avanzate e privilegiate, fondate su valori e interessi comuni, con un partner strategico”. Si creano nuove opportunità per il commercio e gli investimenti tra le due sponde dell’Atlantico – si legge ancora – “grazie a un migliore accesso al mercato per le merci e i servizi e a norme rafforzate in materia di scambi commerciali per gli operatori economici”. Accidenti, che grande occasione, addirittura la sola Italia potrebbe beneficiare in termini di maggiori esportazioni verso il Canada “per circa 7,3 miliardi di dollari canadesi”. Ripetiamolo insieme: sette miliardi. Per avere un’idea, l’IMU che noi italiani abbiamo pagato sui nostri immobili, nel solo 2016, è costata 10 miliardi di euro; circa la stessa cifra è stata spesa dal governo Renzi per pagare i famigerati “80 euro”. Il governo Gentiloni ha recentemente “salvato” il sistema bancario creando con estrema facilità un fondo da 20 miliardi di euro. Di esempi se ne potrebbero fare a bizzeffe, ma il concetto è chiaro: questo accordo economicamente non vale la carta su cui è stampato, e il problema maggiore è che a fronte di un così ridicolo guadagno – nemmeno sicuro, considerato che si tratta di stime – stiamo per svendere completamente la nostra nazione, e non è un esagerazione. Perché ciò che più fa male è che i nostri governanti si affrettino a specificare come l’accordo “garantirà comunque espressamente il diritto dei governi di legiferare nel settore delle politiche pubbliche, salvaguardando i servizi pubblici (approvvigionamento idrico, sanità, servizi sociali, istruzione) e dando la facoltà agli Stati membri di decidere quali servizi desiderano mantenere universali e pubblici e se sovvenzionarli o privatizzarli in futuro”. Peccato che la cosa, oltre a suonare palesemente come una “escusatio non petita”, è oltremodo falsa.

Spieghiamoci. E’ vero che “espressamente” il testo del Ceta – nelle sue premesse – “riconosce” agli Stati membri il diritto di prendere autonome decisioni in materie di interesse pubblico come appunto la sanità e il resto, ma in maniera altrettanto precisa descrive il funzionamento del “dispute settlement”, ossia di un arbitrato internazionale cui una “parte” (che può essere uno Stato ma anche un’azienda che opera sul suo territorio) può fare ricorso in caso sia in disaccordo con decisioni prese da altre parti. Tradotto, un’altra nazione o peggio una semplice società, spesso multinazionale, può impugnare una decisione di uno Stato anche quando adottata “nel diritto di legiferare nel settore delle politiche pubbliche”, qualora questa vada a “discriminare” il business dell’azienda. Il funzionamento di questo “tribunale privato” fa diretto richiamo al DSS, identico strumento previsto dall’Organizzazione Mondiale del commercio (o “WTO”, accordo simile al Ceta ma su scala globale). Quest’ultimo prevede la selezione di un “panel” di giudici, composto da esperti provenienti solitamente dal mondo della consulenza privata (esatto, delle multinazionali) o da atenei altrettanto privati. Il panel redige un rapporto contenente la propria opinione circa l’esistenza o meno di un’infrazione alle regole del WTO.

Esso non ha la forza legale di una vera e propria sentenza eppure la procedura di appello ha una durata massima prevista in novanta giorni, e la sentenza, dopo l’approvazione, è definitiva. Sintetizzando: l’Organizzazione Mondiale del Commercio (cui l’Europa e l’Italia hanno aderito da più di vent’anni, nel 1995) ha fini prettamente economici e finanziari; gli Stati, si dice, sono sovrani, eppure i principi che regolano gli scambi internazionali sono al di sopra delle leggi nazionali, ed internazionali; in caso di controversie, le parti (non gli Stati in realtà, quanto le società multinazionali “discriminate”) possono rivolgersi al WTO e chiedere se sia giusto o meno non applicare il suo regolamento; il WTO, privato e- sicuramente -imparzialissimo, emette la sentenza, che, per carità, non ha forza legale vera e propria (non essendo un vero tribunale), però è ad ogni modo inappellabile e definitiva. Democraticamente. E quel che è previsto per il Wto vale per il CETA. Il tribunale del WTO è stato mai adito per questioni sugli scambi internazionali? Oh sì! Solo gli Stati Uniti sono stati coinvolti in più di 95 casi contro società private, e di questi processi gli USA, in qualità di nazione, ne ha persi 38 e vinti appena 9. Gli altri o sono stati risolti tramite negoziazioni preliminari oppure sono ancora in dibattimento. In circa 20 casi il Panel addirittura non è mai stato formato, e la maggior parte dei processi che hanno perso riguarda livelli di standard ambientale, misure di sicurezza, tasse e agricoltura.

Questo panegirico forse può risultare oscuro pertanto è utile fare una semplificazione: lo Stato italiano, al contrario di quanto dice il governo Gentiloni, non può decidere autonomamente alcunché, prima di tutto perché fa parte dell’Unione europea e ha siglato accordi comunitari come il Patto di stabilità e il fiscal compact, oltre a far parte di un’unione monetaria, quindi di partenza non ha alcun potere decisionale in termini di politiche monetarie, fiscali, economiche e sociali. Secondo poi, pur godesse di una simile sovranità, comunque rischierebbe di trovarsi contro cause miliardarie– private –e di perderle, con tanti saluti al “potere politico”. Quel che allora il misero comunicato stampa del consiglio dei ministri dice in parte è vero, ossia che il governo può “decidere quali servizi mantenere universali e pubblici e se sovvenzionarli o privatizzarli in futuro”. Scopo dell’accordo è infatti di liberalizzare completamente qualsivoglia tipo di merce o servizio, inclusi quelli che teoricamente uno Stato soltanto dovrebbe garantire, e che invece già stanno finendo in mano ai privati (cliniche sanitarie, scuole, ecc ecc), in un mondo che sempre più sarà alla portata di poche persone e tasche. Ed ecco che la nostra carta Costituzionale si trasforma in carta igienica.

Quanto alle “potenzialità” di esportazione la nostra bella Penisola, da sempre caratterizzata da una grande vocazione all’export, già da tempo ha incrementato la vendita dei propri beni all’estero. Siamo più competitivi? Facciamo cose migliori? Ne più ne meno come prima, semplicemente gli italiani non hanno più una lira (i consumi domestici sono drasticamente calati, grazie a politiche iniziate da Mario Monti che in una celebre intervista ammise di “distruggere la domanda interna”) e quindi le imprese (quelle che non hanno chiuso) si sono arrangiante puntando ancor più sui mercati forestieri; solo pochi giorni fa l’Istat ha registrato nei suoi dati la “morte” della classe media italiana. Nel frattempo, visto che le merci di qualità come quelle nostrane non ce le possiamo permettere, nei nostri negozi arrivano tonnellate di merce a basso costo ma di pessima qualità che viene assoggettata a controlli scarsi o addirittura nulli, poiché già siamo in un’unione di libero scambio, l’Unione europea, che stiamo per estendere al Canada. Inutile dire che simili politiche danneggiano direttamente le nostre imprese, dunque il lavoro e in generale il benessere del nostro popolo. Tutto questo per – forse – sette miseri miliardi. Neanche i 30 denari di Giuda.

Fonte: http://www.lintellettualedissidente.it/economia/gentiloni-approva-il-ceta-in-silenzio-stampa/

I PERICOLI DEL CETA

1) Il rischio di ingresso di OGM e pesticidi attualmente vietati

Non solo non si vieta l’ingresso di alimenti contenenti OGM e sostanze chimiche tossiche, ma si da di fatto il via libera a una deregolamentazione ampia e irreversibile. Non si torna indietro.

Ricordiamo inoltre che in Italia c’è ancora il divieto di coltivazione in campo degli Ogm, ma il nostro paese di recente ha detto sì in Europa all’autorizzazione di nuovi. Tuttavia, fa sapere il Parlamento Ue,

“per fugare le preoccupazioni dei cittadini che l’accordo dia troppo potere alle multinazionali e che i governi non possano legiferare per tutelare la salute, la sicurezza o l’ambiente, l’UE e il Canada hanno entrambi confermato esplicitamente, sia nel preambolo dell’accordo sia nella dichiarazione comune allegata, il diritto degli Stati a rifarsi al diritto nazionale”.

2) Importazione di prodotti derivati da animali trattati con ormoni della crescita

Tra le pagine del CETA, infatti è possibile trovare gravi pericoli per la salute e l’ambiente. Uno di questi riguarda l’importazione di prodotti derivati da animali trattati con ormoni della crescita. Sarebbe bastato questo a fermare il trattato, pensato per arricchire pochi e danneggiare molti.

3) Equivalenza delle misure sanitarie e fitosanitarie di Europa e Canada

Basta leggere l’allegato 5-D per rendersi conto, senza tanti sforzi, di quello che sarà. Nel trattato vi sono infatti le linee guida per il riconoscimento di equivalenza delle misure sanitarie e fitosanitarie nei due Paesi. Ciò significa che il CETA permetterà di ottenere il mutuo riconoscimento di un prodotto – e quindi evitare nuovi controlli nel Paese in cui verrà venduto – se si è in grado di dimostrarne l’equivalenza con quelli commercializzati dalla controparte. La sostanziale equivalenza verrà valutata basandosi su una serie di criteri o linee guida che tuttavia non sono definiti.

LEGGI anche: CETA: ULTIMA OCCASIONE PER FERMARE LO STRAPOTERE DELLE MULTINAZIONALI (PETIZIONE)

4) Glifosato, uno dei timori più fondati

Il glifosato, minaccia più che mai concreta. Non si può di certo dire no a questa sostanza solo perché lo Iarc, massima agenzia mondiale per la ricerca sul cancro, emanazione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, lo ritiene probabilmente cancerogeno.

Se in Europa se ne vietasse l’uso, che ne sarebbe del grano canadese importato? Dovrebbe essere prodotto senza usare l’erbicida.

LEGGI anche: GLIFOSATO, L’ERBICIDA CHE AVVELENA TUTTO IL MONDO (VIDEO)

LEGGI anche: GLIFOSATO, COME ADERIRE ALL’ICE PER IL DIVIETO TOTALE (#STOPGLYPHOSATE)

5) Nelle mani del controllore senza controllo

Il Ceta potrà essere implementato dopo la ratifica dall’organismo di cooperazione regolatoria. Si tratta di un gruppo di tecnici il cui operato non è soggetto ad alcun controllo pubblico.

6) Crescita economica irrisoria per l’Europa e perdita di posti di lavoro

Secondo uno studio indipendente, l’entrata in vigore del CETA provecherebbe la perdita di circa 200 mila posti di lavoro nell’Unione europea. Inoltre, secondo quanto stimato dalla stessa Commissione europea, l’adozione di questo trattato vedrebbe nel lungo periodo in Europa una irrisoria crescita economica compresa tra lo 0,02 e lo 0,03%. In Canada invece tale percentuale è compresa tra lo 0,18 e lo 0,36%.

7) L’Investment Court System (ICS), il sistema di tutela degli investimenti delle multinazionali

L’ICS assicura agli investitori stranieri particolari privilegi e minaccia il diritto dei governi di adottare e far rispettare leggi di interesse pubblico, come la protezione dell’ambiente o della salute pubblica. Grazie al CETA, l’Ics permetterebbe alle multinazionali di citare in giudizio i singoli Stati, ma non consentirebbe il contrario. Se l’ICS non dovesse passare l’esame di legittimità della Corte di giustizia europea, si bloccherebbe l’applicazione del CETA. Contro questo punto si è schierato apertamente il Belgio, che sta valutando di chiedere alla Corte di giustizia europea di pronunciarsi sulla legittimità

“Questo accordo commerciale rischia di minare la democrazia e lo stato di diritto in Europa, a vantaggio di una manciata di multinazionali”, ha detto Federica Ferrario di Greenpeace Italia.

“Oggi è stata scritta una pagina oscura per la democrazia in Europa, ma non tutto è compromesso – dichiara Monica Di Sisto, portavoce della Campagna Stop TTIP Italia – La battaglia della società civile si sposta adesso a livello nazionale. Monitoreremo gli impatti dell’accordo, dimostrando che avevamo ragione a criticarne l’impianto, e spingeremo il Parlamento italiano a bloccare questo trattato dannoso per i nostri cittadini e lavoratori. I parlamentari europei, in particolare socialdemocratici e popolari, hanno abdicato al loro ruolo di garanti dei diritti e dell’ambiente”.

L’accordo infatti dovrà essere anche ratificato dai Parlamenti nazionali e regionali.

L’accordo CETA potrebbe applicarsi provvisoriamente dal primo giorno del mese successivo alla data cui entrambe le parti si sono reciprocamente notificate il completamento di tutte le procedure necessarie. Per i deputati tale data dovrebbe essere non prima del 1° aprile 2017.

Ancora una volta sono stati fatti gli interessi delle multinazionali.

TRATTO DA: https://www.greenme.it/informarsi/ambiente/22959-ceta-approvazione-parlamento-ue#accept

 

 

Le denunce di GranoSalus: il sistema CETA, le navi al veleno e la pasta con glifosato e micotossine “made in Italy”…Ecco quello che dovete sapere sulle porcherie che ci fanno mangiare…!!

 

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Le denunce di GranoSalus: il sistema CETA, le navi al veleno e la pasta con glifosato e micotossine “made in Italy”…Ecco quello che dovete sapere sulle porcherie che ci fanno mangiare…!!

 

Vi raccontiamo uno dei più grandi intrighi ‘pilotati’ dall’Unione Europea dell’Euro. Il CETA – approvato qualche mese fa dal Parlamento Europeo con il voto favorevole dei Popolari e dei Socialisti europei – affonda le radici in un sistema che è già operativo da tempo. Di fatto, contro gli stessi regolamenti comunitari, è stato creato un sistema grazie al quale il grano ‘estero’ pieno di sostanze velenose viene tagliato con il grano duro del Sud Italia. Ci guadagnano le multinazionali. Ci rimettono – in salute – milioni di cittadini. La ‘latitanza’ del Governo regionale. L’attacco di Cosimo Gioia all’assessore Antonello Cracolici e agli europarlamentari siciliani di Forza Italia

Lo spettacolo che l’attuale Governo regionale, a tutti i livelli, continua a dare di sé è deprimente. Ieri sera abbiamo dato notizia del fallimento dell’Associazione Regionale Allevatori della Sicilia. Un fatto gravissimo. Un atto che abbandona gli allevatori della nostra Isola in un momento economico difficilissimo. Stupisce e sconcerta il silenzio del presidente della Regione e dell’assessore all’Agricoltura davanti a una vicenda così grave.

Benessere degli animali – si pensi alle malattie che possono colpire gli stessi animali – ‘tracciabilità’ dei prodotti zootecnici (si pensi all’abigeato, cioè al furto degli animali, e alla macellazione clandestina), produzione di latte, formaggi, carne: ebbene, tutte queste cose che riguardano la vita di ogni giorno dei Siciliani non sembrano interessare all’attuale Governo.

Non c’è da stupirsi. Da qualche giorno in tutta Italia si parla dei controlli avviati sulla pasta industriale da GranoSalus, l’associazione che raccoglie produttori di grano duro di tutte le Regioni del Sud Italia e tanti cittadini. E’ venuto fuori che i più noti marchi di pasta industriale italiana presentano glifosato e micotossine DON.

Ebbene, la Sicilia si trova nel bel mezzo di questa bufera. La nostra Isola e la Puglia producono la maggior parte del grano duro italiano. Nel Sud Italia, per la coltivazione del grano duro, non si usa il glifosato: quanto meno possiamo affermare senza tema di smentite che questo micidiale diserbante non si usa nella fase di maturazione di questa coltura. Dalle nostre parti il grano duro matura naturalmente: il sole e le temperature estive fanno maturare il grano in modo naturale e impediscono la formazione di micotossine DON.

Insomma, se la pasta industriale italiana fosse prodotta con il grano duro delle Regioni del Mezzogiorno d’Italia questo prodotto non dovrebbe contenere né glifosato, né micotossine.

Invece – come hanno certificato le analisi effettuate, per conto di GranoSalus, da un laboratorio estero – la pasta industriale prodotta in Italia contiene glifosato e micotossine.

C’è chi nega l’evidenza, contestando le analisi di GranoSalus. E chi, invece, ammette la presenza di glifosato e micotossine nella pasta che produce, ma, aggiunge, tale presenza è “nei limiti di legge”.

Eh sì: importando grani duri dall’estero è inevitabile produrre pasta con queste sostanze inquinanti. Ma niente paura, niente allarmismo: un po’ di glifosato e un po’ di micotossine DON, nei nostri piatti di ogni giorno – questo è, sostanzialmente il ragionamento di certi industriali della pasta – non fa male alla nostra salute. Perché a noi ha pensato la ‘Grande Unione Europea dell’Euro’ che ci protegge e che ha fissato dei limiti alla presenza di questi veleni.

Ma le cose stanno proprio così? Spiega sulla propria pagina facebook il micologo Andrea Di Benedetto:

“A proposito dei grani esteri importati dai mugnai e i pastai nazionali… si tenga ben in mente che in Canada il limite degli alimenti per maiali, per il DON è 1000 ppb… mentre in Europa per il grano duro ad uso umano è stato fissato, nel 2006, a 1750 ppb. Per cui succede normalmente che tutto quello che in Nord America non si può utilizzare nemmeno per gli animali, trova facile collocazione in Italia”.

Insomma, l’Unione Europea ha stabilito che i cittadini europei possono mangiare un grano duro che in Canada e in Nord America viene considerato così tossico, ma così tossico che non viene dato agli animali per non avvelenarli. Invece in Europa questo grano avvelenato, secondo gli ‘scienziati’ di Bruxelles, può tranquillamente essere utilizzato per la produzione della pasta, del pane, delle pizze, dei biscotti che finiscono ogni giorno sulle nostre tavole!

Fine della follia? No. La ‘Grande Unione Europea dell’Euro’ ci dice che sì, anche se questo grano ‘estero’ contiene glifosato e micotossine, beh, lo possiamo mangiare. L’importante è miscelarlo bene con un grano duro non contaminato. Evitando, comunque, di mangiare più di 5 chilogrammi di pasta al glifosato e alle micotossine all’anno, ci dicono sempre da Bruxelles. Non si sa mai…

Peccato che in Italia il consumo di pasta sia, in media, 4-5 volte superiore a quello raccomandato dalla UE. Morale: ci stanno avvelenando a norma di legge. Ma non ci dobbiamo lamentare.

Non è che possiamo mettere in discussione il business delle grandi industrie della pasta? Siccome si è scoperto che ci stanno avvelenando blocchiamo le importazioni, in Europa, di grani duri al glifosato e alle micotossine? Non se ne parla nemmeno!

Perché a guadagnare, con questo business, non solo solo le grandi industrie della pasta. In cambio di 4-5 milioni di tonnellate di grano duro al glifosato e alle micotossine che, ogni anno, arrivano in Europa, c’è chi, dalla stessa Europa esporta chissà quali prodotti in Canada.

E’ uno scambio alla pari: tu, ‘Europa Unita dell’Euro’, ti prendi il nostro grano duro che noi, qui, non diamo nemmeno agli animali e noi Canada, in cambio, ci prendiamo alcuni dei tuoi prodotti. E magari consentiamo a qualche multinazionale europea, magari tedesca – magari a qualche gruppo che opera nella farmaceutica – di venire da noi a fare business. E consentiamo pure a qualche altra multinazionale di ‘beccarsi’ gli appalti & forniture canadesi nel settore dei servizi (Consip insegna).

Signori, ecco a voi il CETA, il trattato commerciale internazionale che penalizza l’Italia, ma che, nel Parlamento Europeo, è stato voluto e votato da due forze politiche italiane: il PD e Forza Italia!

Per ciò che riguarda l’Italia il sistema si regge sulla riduzione della superficie coltivata a grano duro. E siccome l’80% del grano duro si produce nel Sud Italia (sul restante 20% del grano duro che si produce nel Centro Nord Italia non ci pronunciamo: saranno le analisi di GranoSalus a raccontarci, speriamo presto, la qualità di questo prodotto), ecco che per giustificare l’importazione, nel nostro Paese, di grano duro canadese bisogna fare sparire il grano duro del Mezzogiorno d’Italia.

Come? Semplice: convincendo, con le buone o con le cattive, gli agricoltori del Sud Italia ad abbandonare la coltura di grano duro. E, in effetti, se andiamo a dare un’occhiata alle statistiche ci accorgiamo con, negli ultimi anni, circa 600 mila ettari di seminativi del Sud Italia sono stati abbandonati.

Perché? Risposta altrettanto semplice. Da una parte l’Unione Europea dell’Euro, con un regolamento che si chiama Set-Aside (che in inglese, letteralmente, significa mettere da parte), ha pagato gli agricoltori del Sud Italia per abbandonare i seminativi. Dall’altra parte il mercato del grano di Chicago (ovvero gli Stati Uniti d’America) fa in modo che il prezzo internazionale del grano duro si mantenga basso, per ‘convincere’ i produttori di grano duro del Sud Europa ad abbandonare questa coltura, favorendo i loro amici canadesi.

Ovviamente, il grano duro del Sud Italia non deve sparire del tutto. Non dobbiamo dimenticare che il grano duro estero che arriva con le navi è tossico (in Canada, l’abbiamo ricordato, non lo danno a mangiare nemmeno agli animali). Per potere rendere il grano estero commestibile – cioè per portare la presenza di micotossina DON sotto i limiti di 1750 ppb fissati dalla ‘Grande Europa dell’Euro’ – bisogna miscelarlo. Con quale grano duro? Con quello del Sud Italia che contiene zero micotossine.

Si può fare? No:

“La prassi di miscelare grani contaminati con grani privi di contaminazione al fine di ottenere partite mediamente contaminate (sia pur entro i limiti di legge) è vietata dall’Europa”, si legge sempre nel sito di GranoSalus. Ma la ‘Grande Europa dell’Euro’ chiude un occhio, anzi li chiude tutt’e due… In pratica s’inni futti, come si direbbe dalle nostre parti.

Commenta ancora il micologo Di Benedetto:

“Ecco come si spiega l’invasione in italia di grano di terza, quarta e quinta categoria attraverso i porti dell’intera penisola…”. I milioni di quintali grano duro che arrivano con le navi, dice sempre Di Benedetto, servono “in primis a calmierare il prezzo interno del grano del Sud Italia, ormai relegato a tagliare le nefandezze dei grani per altri usi importati dai campioni del made in Italy”.

Già, perché dopo tutti queste ‘stranezze’ non avallate, ma volute dalla ‘Grande Europa dell’Euro’, la pasta rimane il simbolo del made in Italy! ‘Stupendo’, no?

Già il made in Italy. Perché la pasta industriale italiana non è che finisce solo sulle tavole degli italiane, ma va sulle tavole dei consumatori di mezzo mondo. Mangia che ti passa…

E la Sicilia, la Regione siciliana, il Governo della Regione siciliana – e soprattutto il Parlamento siciliano, che dovrebbe essere il centro delle scelte politiche della nostra Isola – che cosa fanno? Una mazza!

Cosimo Gioia, produttore di grano duro e già dirigente generale del dipartimento Agricoltura della Regione siciliana, messo alla porta qualche anno fa dall’Amministrazione regionale retta, allora, dall’ ‘Autonomista’ Raffaele Lombardo, sempre su facebook, commenta così:

“Mi chiedo: ma cosa sta facendo il Governo regionale sul problema del grano alle micotossine importato? Ho letto e riletto lo Statuto della Regione siciliana e in diversi punti si parla di tutela della salute dei cittadini e di difesa dei prodotti agricoli regionali su cui il Governo regionale ha la piena responsabilità. Cosa fa Crocetta tal proposito? Tace e lo stesso Cracolici… Anzi, il primo – il presidente della Regione Rosario Crocetta – va a collezionare magre figure da quello sfacciato di Giletti che se lo lavora per bene e lo mette in stato confusionale fino a fargli offendere la terra da lui governata; il secondo – l’assessore regionale all’Agricoltura, Antonello Cracolici – gira per fiere e campagna elettorale annunciando mirabilie del suo operato che vengono poi, puntualmente, smentite dai fatti”.

“Ma sul grano – aggiunge Gioia – la salubrità ed il tramonto della cerealicoltura siciliana che è l’asse portante dell’agricoltura regionale, SILENZIO ASSOLUTO… Io, se fossi stato in lui, me ne sarei andato a Bruxelles ad incatenarmi per chiedere il perché il limite dei contaminanti è fatto per un consumo europeo pro capite di 5 Kg di pasta all’anno, quando da noi se ne consumano 30 Kg a testa annui. E i parlamentari europei siciliani che fanno? Votano il CETA che sarà la tomba della granicoltura siciliana…”.

A questo punto Gioia sferra un attacco all’europarlamentare siciliano di centrodestra, Giovanni La Via, ex assessore regionale all’Agricoltura e docente universitario presso la facoltà di Agraria di Catania:

“Non mi meraviglia il voto di alcuni completamente ignoranti della materia, ma La Via, ex assessore all’Agricoltura, come fa a votarlo? E Cicu (Salvatore Cicu, europarlamentare di Forza Italia eletto nel collegio Sicilia-Sardegna ndr) che si dice presente alle problematiche agricole della nostra Isola come fa? Boh, non ci sono parole per definire questi comportamenti ed ogni spiegazione sfugge alla normale ragionevolezza. Intanto il nostro grano continua ad avere un prezzo irrisorio e molti hanno preferito non seminare… Non ci si spunta con i costi perché il costo mezzi tecnici continuano ad aumentare. Lo capiscono questi signori, o no? Io personalmente sono furiosamente incazzato ed aspetto tutti alle prossime elezioni. Vedremo chi avrà il coraggio di votarli, Forza Italia compresa, partito in cui ho militato, che in Europa ha votato in massa sì al CETA”. 

 

P.S.

Come potete notare, il CETA – approvato qualche mese addietro dal Parlamento Europeo – ha alle spalle un lavoro lobbing che affonda le radici negli anni passati. Perché 600 mila ettari di seminativi del Sud Italia non si abbandonano in un anno. C’è, alla base, un disegno criminale che va avanti da tempo. Gli europeisti…

Chi oggi si scaglia contro i dato diffusi da GranoSalus dovrebbe rispondere a una semplicissima domanda: che fine fa tutto il grano che arriva con le navi nei porti italiani?

fonte: http://www.inuovivespri.it/2017/03/03/le-denunce-di-granosalus-il-sistema-ceta-le-navi-al-veleno-e-la-pasta-al-glifosato-e-alle-micotossine-made-in-italy/

Il CETA è ancora peggio del TTIP. È una porcata che serve solo a sacrificare la salute della Gente al business delle Multinazionali! …E infatti il nostro Governo lo ha già approvato nel più totale silenzio dei media complici!

 

CETA

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Il CETA è ancora peggio del TTIP. È una porcata che serve solo a sacrificare la salute della Gente al business delle Multinazionali! …E infatti il nostro Governo lo ha già approvato nel più totale silenzio dei media complici!

 

CETA: il colpo di stato silenzioso procede a tappe. Ok da Governo italiano. Adesso tocca al Parlamento

Il contestato accordo commerciale tra Unione europea e Canada (CETA), firmato il 30 ottobre 2016 e ratificato il 15 febbraio scorso dal Parlamento Ue a Bruxelles, è ora all’attenzione dei vari Governi nazionali che dovranno far ratificare l’accordo ai rispettivi parlamenti. L’ Italia nell’ultimo consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge di ratifica e attuazione del trattato di libero scambio con il Canada. Negative le ripercussioni per il grano duro del mezzogiorno di cui nessun  media nazionale ha dato notizia. E’ questo il mezzogiorno protagonista immaginato dal Governo Gentiloni?

Il cambio di rotta nella politica commerciale europea prosegue negli stati membri. Dopo l’ approvazione del CETA a Bruxelles,  l’ Italia ha dato l’ ok in Consiglio dei Ministri. Nella seduta di mercoledì 24 maggio, il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Angelino Alfano, ha approvato un disegno di legge di ratifica ed esecuzione  dell’Accordo economico e commerciale globale tra il Canada, da una parte, e l’Unione europea e i suoi Stati membri, dall’altra, con allegati, fatto a Bruxelles il 30 ottobre 2016, e relativo strumento interpretativo comune.

L’Accordo – si legge nel comunicato del governo – ha lo scopo di “stabilire relazioni economiche avanzate e privilegiate, fondate su valori e interessi comuni, con un partner strategico”. Si creano nuove opportunità per il commercio e gli investimenti tra le due sponde dell’Atlantico – si legge nello stesso comunicato – “grazie a un migliore accesso al mercato per le merci e i servizi e a norme rafforzate in materia di scambi commerciali per gli operatori economici”.

Il CDM è stato fatto in gran silenzio prima di passare la palla al Parlamento che dovrà ratificare questo accordo nefasto per l’ agricoltura del mezzogiorno e per i consumatori.

Cos’è il CETA?
Il CETA è un documento lunghissimo di 1598 pagine [PDF], che contiene centinaia di articoli. Uno dei suoi effetti principali sarà l’eliminazione della gran parte delle tariffe doganali tra Unione Europea e Canada, ma il trattato contiene anche molte altre disposizioni. Per esempio consente alle imprese europee di partecipare alle gare per gli appalti pubblici in Canada e viceversa. Si stabiliscono il reciproco riconoscimento di titoli professionali e nuove regole per proteggere il diritto d’autore e i brevetti industriali. In base a questo accordo commerciale, le multinazionali potranno andare a fare ‘business’ in Canada nel settore dei servizi. L’accordo prevede anche la tutela del marchio di alcuni prodotti agricoli e alimentari tipici, una clausola fortemente richiesta dagli agricoltori europei. Il trattato taglia fuori il grano che non avendo alcuna protezione né alcun marchio di tutela rischia di essere la cenerentola dell’ accordo. Eppure parliamo del miglior grano duro al mondo: quello del mezzogiorno che mai nessun Governo ha saputo valorizzare e difendere in ambito mondiale.

Il folle accordo commerciale rischia di distruggere la granicoltura del Mezzogiorno d’Italia

Il Canada è il principale competitor nel mercato del grano duro, di cui è il primo paese produttore ed esportatore mondiale. In Canada si producono, grosso modo, due tipi di grano duro: uno buono (quello di 1° grado e 2° grado che i canadesi tengono per loro) e uno pieno di contaminanti (quello di 3°-4°-5° grado). Quello di 3° grado è ufficialmente l’ unico che arriva in Italia, in prevalenza al Porto di Bari e viene quotato al Borsino di Altamura.

Il Canada tiene molto al CETA, perché non sa come “sbarazzarsi” di tutto il grano duro contaminato che produce e che viene fatto maturare artificialmente a colpi di glifosato, il temibile erbicida (seccatutto)  che il Test del Salvagente ha trovato nelle urine delle mamme in gravidanza (come vi abbiamo scritto qui).

Grazie al CETA nessuno sarà più esente da contaminazione da glifosate. Nemmeno Angelino Alfano a cui questo particolare sarà sfuggito perché la Lorenzin non glielo ha fatto notare.

Ci sono numerosi dati sperimentali condotti su cellule placentari ed embrionali umane che dimostrano come il glifosato induca necrosi e favorisca la morte cellulare programmata – ha spiegato Patrizia Gentilini, oncologa e membro del comitato scientifico di Isde, in occasione della conferenza stampa in cui sono stati presentati gli esiti del Test – Quindi si tratta di una sostanza genotossica oltre che cancerogena, come ha stabilito la Iarc, non dimenticando che l’erbicida agisce anche come interferente endocrino”.

Il grano canadese oltre che di glifosate è ricco di DON e Cadmio che noi abbiamo trovato nella pasta italiana con il Test GranoSalus

Gli interessi del Canada si saldano, dunque, con quelli della grande industria italiana della pasta, che fino ad oggi ha utilizzato a piene mani il grano duro canadese, calpestando i divieti dell’ Unione europea sul glifosate. Che al Ministro della Salute sono evidentemente sfuggiti.

E’ bene ricordare che i consumi di pasta nel mondo crescono e le nostre industrie, che hanno la leadership nel mondo della pasta, sono costrette a prendere grano ovunque, che viene miscelato al nostro.

In cambio dei presunti vantaggi che deriverebbero a qualcuno, scrive il blog de I Nuovi Vespri, i canadesi chiedono di potere esportare in Europa i propri prodotti, a cominciare dal grano duro che si produce nelle aree fredde e umide e che in Canada non si consuma: i canadesi, infatti, non sono fessi e sanno benissimo che il loro grano duro fatto maturare con il glifosato fa male alla salute: così lo ‘rifilano’ all’Europa. E pazienza se a pagarne le conseguenze saranno i produttori di grano duro del Sud Italia, insieme ai consumatori!

E’ bene ricordare che il CETA non consentirà deroghe. Insomma: gli interessi delle multinazionali verranno prima degli interessi degli Stati. Se per esempio GranoSalus dovesse permettersi di far causa al Ministro della Salute per far rispettare il divieto sul glifosate, le multinazionali che esportano il grano in Italia si rivarrebbero direttamente sullo Stato italiano.

Un Consiglio dei Ministri silenzioso

Il consiglio dei ministri  si è riunito mercoledì sera in fretta e furia per parlare di questi argomenti senza neanche un minuto di preavviso. Non è stata convocata nessuna conferenza stampa. Una notizia di epocale importanza che è stata sottaciuta dai media? Come mai?

Con l’approvazione in Consiglio dei Ministri del CETA Gentiloni ha scoperto le carte. Insomma, il Partito Democratico non può sottrarsi alle pressioni delle multinazionali che hanno grandi interessi affinché il CETA venga approvato.

Nel frattempo il Ministro per la Coesione territoriale De Vincenti ha annunciato che a Matera il 5 giugno si terrà un convegno su “Mezzogiorno Protagonista: Missione Possibile“. Un mezzogiorno che, dato il flusso delle navi a Bari e dintorni, sta diventando la grande piattaforma logistica del CETA, grazie ad un colpo di stato silenzioso che rischia di pregiudicare il più grande giacimento d’oro dell’Italia.