Qualcuno ci spieghi perché il Min. Lorenzin (10 vaccini obbligatori per il “bene” della gente) dichiara, contro ogni evidenza medica e scientifica, che è “preoccupata per la tendenza ad abbandonare la carne, per “mode” basate sulla disinformazione”

Lorenzin

 

 

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Qualcuno ci spieghi perché il Min. Lorenzin (10 vaccini obbligatori per il “bene” della gente) dichiara, contro ogni evidenza medica e scientifica, che è “preoccupata per la tendenza ad abbandonare la carne, per “mode” basate sulla disinformazione”

 

Umberto Veronesi  (chirurgo, oncologo, fondatore e direttore scientifico dell’Istituto europeo di oncologia, direttore scientifico dell’Istituto Nazionale dei Tumori ): “La carne è da eliminare del tutto, non è una novità”

Prof. Franco Berrino (laureato in medicina e chirurgia magna cum laude, medico, epidemiologo e nutrizionalista): “La carne intossica l’organismo”

Beatrice Lorenzin: (diploma di maturità classica): “Preoccupata per la tendenza ad abbandonare la carne, per “mode” basate sulla disinformazione”

Quindi avete letto bene. Secondo la “Luminare della maturità classica” Umberto Veronesi, il Prof. Berrino e tanti altri come loro sono solo dei ciarlatani che cavalcano una “moda” per denigrare la salutare carne animale…

A questa qui abbiamo affidato la nostra salute. Questa qui ha imposto 10 vaccini obbligatori gentilmente offerti dalla “Onlus” Glaxo…

Non facciamo commenti. Ragionateci Voi…

 

Da Giornalettismo.it:

MINISTRA LORENZIN, MI SPIEGA COS’È ANDATA A FARE ALL’INAUGURAZIONE DI UN NUOVO ALLEVAMENTO INTENSIVO?

Perché un ministro della Salute dovrebbe andare all’inaugurazione di un nuovo allevamento? E perché proprio di un allevamento intensivo? E perché, durante l’inaugurazione, dovrebbe esprimersi invitando i cittadini a consumare più carne?

Si è tenuta ieri l’inaugurazione di un nuovo allevamento intensivo di Bonifiche Ferraresi a Jolanda di Savoia, in provincia di Ferrara. Evento in pompa magna, preceduto il 19 luglio scorso, dalla visita del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni. Ieri, invece, c’erano Assocarni e Coldiretti, il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina in video-collegamento e la ministra della Salute Beatrice Lorenzin venuta appositamente. L’allevamento si comporrà di dieci capannoni in cui saranno stipati fino a 9000 capi bovini, nutriti con razioni provenienti dai terreni sempre di proprietà di Bonifiche Ferraresi.

ALLEVAMENTI INTENSIVI CHE I CITTADINI NON VOGLIONO

È andata all’inaugurazione di allevamenti che i cittadini non vogliono. Non creano posti di lavoro, visto che gli allevamenti intensivi sono strutture meccanizzate in cui c’è bisogno di pochissimi operai per decine di migliaia di animali. Sono strutture da cui provengono esalazioni molto forti, che spesso costringono gli abitanti a rintanarsi in casa, soprattutto d’estate (potete immaginare migliaia di animali fermi nello stesso posto a defecare? E potete immaginarvi di vivere vicino a quelle strutture che raccolgono i liquami nei vasconi senza neanche il coperchio?). E sono strutture che spesso inquinano le falde acquifere a causa di spargimenti di liquami fatti con disattenzione, o peggio ancora, senza rispettare le regole. I cittadini di Schivenoglia, in provincia di Mantova, hanno appena vinto il referendum contro l’apertura di un nuovo allevamento da 10.000 maiali, anche se non si è ancora capito se la sindaca ne rispetterà l’esito. E a un’oretta da Jolanda i cittadini di Finale Emilia si stanno battendo contro la costruzione di un nuovo mega allevamento di maiali e polli, frutto della ricostruzione post terremoto.

GLI ALLEVAMENTI INTENSIVI E I CONTROLLI CHE NON FUNZIONANO

Appena scesa dall’auto, come riportato da Estense.com, la ministra Lorenzin ci ha tenuto a precisare che «il sistema di controlli che l’Italia fa su tutta la filiera è un unicum, non esiste in nessun altro Paese. Spesso troviamo le cose che non vanno, le troviamo e le sgominiamo, perché le andiamo a cercare». Con il suo ministero Beatrice Lorenzin è infatti responsabile dei controlli sugli allevamenti. Conoscerà quindi benissimo il dato sul consumo di antibiotici degli animali allevati in Italia, questo sì un unicum: il 70% di quelli in commercio nel nostro Paese finisce negli allevamenti, tant’è che siamo al terzo posto per consumo di questi farmaci in Europa, dopo Cipro e Spagna. Gli animali vanno imbottiti di antibiotici perché altrimenti non sopravvivrebbero, visto che le condizioni negli allevamenti intensivi sono estreme, sia a livello igienico sanitario che per il sovraffollamento.

La ministra conosce molto bene anche le condizioni in cui vivono gli animali negli allevamenti, perché durante la puntata di Announo su La7, in cui ho mostrato maiali feriti e agonizzanti destinati a diventare prosciutto per i migliori consorzi, è voluta intervenire telefonicamente, per dire che le forze dell’ordine erano già al lavoro per mettere fine a quei «casi singoli». Peccato che sono tornata in quegli stessi allevamenti a distanza di meno di un anno, e ho trovato le condizioni degli animali persino peggiorate.

CHI NON MANGIA CARNE È COME I NO VAX

Ma la ministra non si è fermata qui, e davanti a una platea composta da addetti del settore zootecnico, si è detta «preoccupata» per la tendenza ad abbandonare la carne, mode «basate sulla disinformazione», come nel caso «delle battaglie sui vaccini». Ma ha tranquillizzato tutti dicendo che in mezzo ai radicalismi c’è l’equilibrio: «la dieta mediterranea». Sì, dieta che in Italia fa ormai soltanto il 10% della popolazione, visto che il consumo di carne, anche se per la prima volta dopo decenni in diminuzione, si avvicina ai livelli europei.

GLI ALLEVAMENTI INTENSIVI SONO INSOSTENIBILI

Quindi una ministra della Salute va a promuovere l’apertura di un nuovo allevamento intensivo, modello produttivo fra i più inquinanti. Oltretutto di bovini, che sono gli animali che più emettono gas nocivi responsabili del cambiamento climatico (oltre un terzo delle emissioni di metano per cause umane viene dal settore zootecnico, soprattutto di questi animali. E il metano è 23 volte più potente dell’anidride carbonica).

In quella sede dice che chi rinuncia alla carne è vittima di disinformazione, un po’ come quelli che non vaccinano i propri figli, e che il fenomeno va combattuto. Anziché incentivarlo, visto che un eccessivo consumo di carne, come stiamo facendo proprio noi italiani, è responsabile di tante malattie, dette del «benessere», per non parlare del tumore. L’Organizzazione mondiale della sanità, a seguito degli ottocento studi analizzati dal gruppo di lavoro dell’Agenzia dell’Onu per la ricerca sul cancro, ha definito la carne rossa, cioè quella dei bovini, «probabilmente cancerogena», legame osservato «soprattutto per il cancro al colon-retto, ma anche per il cancro al pancreas e per quello alla prostata».
Quindi, qualcuno mi spiega che diavolo ci è andata a fare la ministra?

 

tratto da: http://www.giornalettismo.com/archives/2634743/allevamenti-intensivi-lorenzin-jolanda-savoia

 

Carne di pollo: se costa poco c’è un perché. Ed è meglio che a certe porcherie ne state alla larga!

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Carne di pollo: se costa poco c’è un perché. Ed è meglio che a certe porcherie ne state alla larga!

Carne di pollo: se costa poco c’è un perché

Nuova indagine dell’associazione Essere Animali: dopo il prosciutto di Parma, stavolta si tratta della carne di pollo e degli allevamenti intensivi. Il video choc è stato diffuso anche dal Tg1.

Fa già parlare di sè la nuova indagine di Essere Animali realizzata negli allevamenti che riforniscono i maggiori produttori italiani. Indagine che è stata diffusa in esclusiva tramite il Tg1.

«La carne di pollo costa poco perché il vero prezzo lo pagano gli animali. E noi crediamo che tutti debbano esserne al corrente – dicono dall’associazione –  Questa nuova indagine, in cui abbiamo utilizzato anche telecamere nascoste all’interno degli allevamenti, mostra per l’ennesima volta gravi problemi per i polli destinati a diventare carne:

  • Sovraffollamento
  • Difficoltà a deambulare a causa della crescita troppo rapida
  • Animali agonizzanti o morti in mezzo ai capannoni
  • Maltrattamenti da parte degli operatori
  • Utilizzo massiccio di antibiotici».
«Il problema non è da poco: ben 525 milioni di polli sono stati macellati in Italia nel 2016, e solo lo 0,4% sono allevati in modo biologico – proseguoo da Essere Animali – Ciò significa che il pollo dei più noti marchi che trovi al supermercato viene da allevamenti del tutto simili a quelli che abbiamo documentato. Ma i consumatori non sono informati, perché la realtà degli allevamenti è volutamente nascosta dietro spesse mura. Il lavoro di documentazione del nostro Team Investigativo, amplificato attraverso i media nazionali, serve proprio a rendere visibili a tutti da dove viene davvero la carne.

Francia, carne di mucca con tubercolosi venduta nei supermercati… E noi possiamo stare tranquilli?

 

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Francia, carne di mucca con tubercolosi venduta nei supermercati… E noi possiamo stare tranquilli?

 

Francia, carne di mucca con tubercolosi venduta nei supermercati

La carne di oltre ottomila mucche malate di tubercolosi finisce ogni anno nei piatti dei francesi. A rivelarlo è un’inchiesta del giornale Canard enchaîné. Per quanto possa sembrare strano, la pratica è legale. le 3mila tonnellate di carne bovina risultate positive alla malattia, secondo quanto risulta da una indiscrezione della Direzione Generale degli Alimenti (DGAL), che sovrintende ai controlli veterinari nel macello, possono venire macellati ed essere messi in commercio grazie alla normativa europea. Questa prevede, infatti, dal 2004, che quando viene rilevata una lesione tubercolare in un organo o parte della carcassa, “solo quest’ultimo è dichiarato non idonee al consumo umano”, mentre tutto il resto può essere commercializzato.

Rivenduta all’ingrosso a prezzi stracciati

Gli animali trovati positivi alla malattia, infatti, vengono rimossi dalle mandrie e macellati per evitare altre contaminazioni, con compensazione dallo Stato all’allevatore, come riporta Que choisir. Secondo Canard enchaîné un chilogrammo della carcassa di carne bovina viene così deprezzata da 3,5 a 1,5 euro. Tra i produttori industriali, il gruppo Bigard avrebbe tratto molto profitto molto dalla vendita di manzo malato.

“Nessun rischio se la filiera è corretta”

Dal 2004, in Francia, c’è stata una forte recrudescenza della malattia nei bovini, probabilmente legato alla contaminazione da parte della fauna selvatica (borchi e cinghiali). È vero che la trasmissione da animale all’uomo, è considerato molto bassa, prossima allo zero, ma questo non è un buon motivo per non informare i consumatori del tipo di provenienza della carne in etichetta. Secondo gli esperti contattati dal Salvagente, in ogni caso, se la trafila sanitaria è rispettata, non vi è alcun rischio nel consumare la carne proveniente dalla parte sana del capo colpito da turbercolosi in fase iniziale e localizzata.

In Italia le frodi pericolose

Altro discorso, invece, nel caso delle vere e proprio frodi, come quella scoperta due anni fa nel messinese, dove 30 mila ovini e 6 mila bovini solo nel messinese erano stati trafugati, a scopo di macellazione clandestina. Nel 2016, secondo la commissione speciale istituita dalla Regione Sicilia, l’incidenza della tubercolosi bovina risulta pari al 3,75% rispetto alle aziende controllate, a fronte di una media nazionale dello 0,2%.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/10/27/francia-carne-di-mucca-con-tubercolosi-venduta-nei-supermercati/27466/

Io non mangio carne agli ormoni

 

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Io non mangio carne agli ormoni

 

Da Beppegrillo.it

di MoVimento 5 Stelle Europa

“Dalle ceneri del moribondo Ttip stanno nascendo ricatti e forzature dagli esiti imprevedibili. Uno di questi riguarda la carne agli ormoni. Gli Stati Uniti hanno avviato un’inchiesta che potrebbe portare alla riattivazione delle sanzioni commerciali contro l’Europa: l’industria americana vuole importare la carne con gli ormoni ma le regole europee perora lo impediscono. Come misura di ritorsione gli Stati Uniti stanno pensando a una diminuzione della quota di ingresso di tessile e prodotti agricoli (frutta fresca e pomodori, in primis). Diciamo no a questo ricatto: negli Stati Uniti tra il 60% e l’80% dei suini sono trattati con ractopamina, un promotore della crescita che ha delle conseguenze sulla salute umana, affatica il cuore e potrebbe essere cancerogena.

L’Organizzazione Mondiale del Commercio nel 1998non aveva riconosciuto il principio di precauzione in vigore in Europa. Per il Wto è compito dell’Europa dimostrare che la carne con gli ormoni sia nociva. Nel frattempo, in questi anni, numerosi studi scientifici hanno classificato gli ormoni somministrati agli animali come veleno. Nelle Commissioni parlamentari Agricoltura e Commercio Internazionale, i portavoce del gruppo Efdd – Movimento 5 Stelle Europa difendono gli alimenti sani e privi di prodotti chimici, l’etichettatura degli alimenti, la tracciabilità e la trasparenza delle informazioni”.

di Tiziana Beghin, Commissione Commercio Internazionale, Efdd – Movimento 5 Stelle Europa

“Grazie alla loro spada di Damocle, gli americani ci potrebbero ordinare di aumentare la quota di carne importata di svariate tonnellate, da sommare alle 48 mila già in vigore. Queste quote si aggiungerebbero alle altre 80 mila tonnellate di carne già previste dal CETA, il trattato con il Canada. Gli Stati Uniti vogliono sfruttare la situazione per inviare in Europa anche la loro carne trattata con ormoni, molto più economica da produrre. TTIP o non TTIP, gli Stati Uniti sono pronti a invadere il nostro mercato.

Le conseguenze auspicate dagli americani sono due: o l’UE apre ad ulteriori 50 mila tonnellate senza dazi, oppure gli Stati Uniti riattiveranno le sanzioni contro l’Europa fino a quando le nostre regole non autorizzino la vendita di carne agli ormoni. A farne le spese, purtroppo, sarà soprattutto l’Italia, visto che gli USA minacciano dazi punitivi per pomodori, frutta fresca e prodotti tessili. È inaccettabile! Nella prima ipotesi i nostri allevatori, già colpiti duramente dalla crisi, si vedrebbero letteralmente fagocitati dalle nuove tonnellate di manzo d’oltreoceano. Nella seconda, verrebbe a cadere un principio fondante dell’UE: quello di precauzione, che Stati Uniti e Wto continuano a non considerare valido. La guerra è iniziata: noi continueremo a difendere le nostre aziende e la nostra salute, e faremo di tutto per bloccare questa autentica invasione!”

di Marco Zullo, Commissione Agricoltura, Efdd – Movimento 5 Stelle Europa

“L’annuncio di questo provvedimento è stato dato a Bruxelles in Parlamento dalla Commissione europea: gli Usa non avrebbero scrupoli a stracciare il memorandum firmato con l’Europa per poter adottare misure di ritorsione qualora non accettassimo di importare anche carni trattate. Il che si traduce in sanzioni commerciali nei confronti dell’Unione europea. Misure, come l’inasprimento dei dazi, colpirebbero non solo i prodotti agroalimentari, ma anche altre categorie di beni che attualmente rappresentano redditizi settori di export per l’Ue. Si stima che in ballo ci siano nuovi dazi per un valore di 116 milioni di dollari all’anno.

Il memorandum alla base di questo accordo riguarda il commercio di carne bovina tra Ue e Usa: gli Stati Uniti però, non riuscendo a garantire quantitativi di carne rispettosi degli standard di sicurezza europei, per trovare uno sbocco alla propria produzione, vorrebbero forzare la mano per costringere l’Europa ad accettare anche la carne trattata con gli ormoni. La decisione sarà presa nei prossimi mesi, ma sembra quasi che gli Stati Uniti vogliano far passare a forza quello che non sono riusciti a far passare con le buone per il naufragio del TTIP. Dopo il CETA, dunque, si prospetta un altro duro colpo per l’economia dell’Unione europea. Non si può cedere al ricatto americano e i cittadini europei vanno tutelati!”

 

Credete di non mangiare OGM? Allora tenetevi forte. In Italia l’87% dei mangimi composti per animali (ossia carne, latte e uova che mangiamo tutti i giorni) è geneticamente modificato…!!!

OGM

 

 

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Credete di non mangiare OGM? Allora tenetevi forte. In Italia l’87% dei mangimi composti per animali (ossia carne, latte e uova che mangiamo tutti i giorni) è geneticamente modificato…!!!

 

In Italia l’87% dei mangimi composti per animali è GM. Secondo uno studio californiano il genoma modificato non ha ripercussioni su carni, latte e uova. Restano gli altri problemi oltre al glifosato

I mangimi composti prodotti con colture geneticamente modificate sono simili  a quelli  provenienti da coltivazioni convenzionali. È questa la sintesi di una review pubblicata sul Journal of Animal Science da due ricercatrici del dipartimento di genomica animale e biotecnologie dell’Università della California. Le autrici dello studio hanno preso in esame i dati sulla produttività e sulla salute degli animali da allevamento dal 1983, cioè prima dell’introduzione delle colture geneticamente modificate, al 2011. Dallo studio è emerso che «nessun insolito trend è stato rilevato riguardo la salute o la produttività degli animali a partire dal 1996», anno a cui risale la prima semina delle colture geneticamente modificate. Leggendo il documento si evince anche che il latte, la carne, le uova e gli altri prodotti derivati da animali alimentati con questi mangimi  risultano indistinguibili dai derivati da animali alimentati con mangimi convenzionali.

«Questi alimenti non trasmettono parti del genoma modificato a carni, latte e uova – afferma Giuseppe Pulina, ordinario di zootecnica speciale e direttore del dipartimento di scienze zootecniche della facoltà di agraria dell’Università di Sassari . Le performance produttive non risultano alterate e non ci sono rischi particolari per la salute, né degli animali né dei consumatori». Il risultato è che gli animali d’allevamento alimentati con mangimi a base di soia e mais geneticamente modificate metabolizzano le proteine allo stesso modo di suini, bovini, pecore e capre nutriti con alimenti convenzionali. La conclusione suffraga la tesi di molti esperti, anche italiani. «La polemica sulla sicurezza per la salute umana va assopendosi, anche perché sono oltre cinquanta gli organismi geneticamente modificati importati in Italia che costituiscono la base della nostra mangimistica», dichiara Roberto Defez, direttore del laboratorio di biotecnologie microbiche all’Istituto di bioscienze e biorisorse del Cnr di Napoli.

Secondo quanto certificato dall’International service for the acquisition of agri-biotech applications (Isaa), nel 2014 sono stati 181 milioni gli ettari di terreno nel mondo coltivati con organismi geneticamente modificati. Nei 19 anni compresi tra il 1996 e il 2014, sono stati all’incirca trenta i Paesi che hanno piantato colture biotecnologiche – principalmente mais, soia e cotone, seguiti da barbabietola da zucchero, papaya, zucchine e pomodori – destinate all’alimentazione umana e animale. I mangimi Ogm sono molto utilizzati anche in Italia. È l’Associazione Nazionale tra i Produttori di Alimenti Zootecnici (Assalzoo) a riferire che in Italia vengono prodotte ogni anno oltre 14 milioni di tonnellate di mangimi composti da diversi cereali. L’87% è rappresentato da miscele ottenute con materia prima gm importata dall’estero. Seguono i mangimi convenzionali (12,5%%) e quelli biologici (0,5%). Ci sono però ancora diversi produttori che scelgono per gli animali foraggi “ogm free”, come nel caso delle aziende agricole che producono latte per produrre formaggi come la Fontina e il Ravaggiolo. Questo vuol dire che gli animali sono sono alimentati con soia e mais coltivati in Italia in maniera convenzionale: requisito necessario per parlare di filiera Made in Italy e priva di Ogm.

 

Restano da chiarire ancora alcuni punti relativi alla sostenibilità ambientale, in  particolare alla tutela della biodiversità, secondo alcuni a rischio in caso di sistemi intensivi. C’è poi il problema dell’impiego di diserbanti, come il glifosato , dichiarato nelle scorse settimane “probabile cancerogeno” dall’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro. Non è ancora risolta la questione della contaminazione accidentale: tra mais geneticamente modificato, tradizionale e/o biologico. Occorre infine considerare che il sistema delle coltivazioni gm ha fatto di recente registrare le prime crepe negli Stati Uniti. Secondo l’Agenzia per la protezione ambientale alcuni insetti – tra cui la diabrotica – hanno iniziato a manifestare la resistenza al bacillus thuringensis, di cui un gene viene inserito nel mais gm – pari all’80% del totale coltivato in Usa – per evitarne l’attacco da parte degli insetti. Se il fenomeno dovesse propagarsi, l’impiego delle biotecnologie non basterebbe a evitare il ricorso alla chimica dei pesticidi.

 

 

fonte: http://www.ilfattoalimentare.it/ogm-mangimi-allevamenti.html