Lo zucchero fa male, i ricercatori: “Incrementa le masse tumorali”

 

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Lo zucchero fa male, i ricercatori: “Incrementa le masse tumorali”

 

Non lo scopriamo oggi: lo zucchero fa male, soprattutto quando assunto in grandi quantità. Già a gennaio dello scorso anno vi abbiamo parlato di uno studio dell’Università del Texas che correlava una dieta ricca di zuccheri a un maggiore rischio di contrarre il cancro. Una nuova ricerca dell’ateneo texano, pubblicata a maggio di quest’anno, illustrava come lo zucchero potrebbe favorire la proliferazione del tumore nel caso di carcinomi a cellule squamose.

Oggi, grazie a uno studio pubblicato su Nature Communications, scopriamo qualcosa in più sul perché questo avviene. Ecco cosa hanno scoperto i ricercatori.

Effetto Warburg: ecco perché lo zucchero fa così male

Prima di entrare nel dettaglio dello studio, facciamo un passo indietro. Che cos’è l’effetto Warburg? Come spiega l’Airc, le cellule cancerose hanno caratteristiche metaboliche differenti rispetto a quelle normali. In parole povere, entrambi i tipi di cellula producono energia per sopravvivere, ma lo fanno in modo diverso.

Questo metabolismo diverso prende il nome di “effetto Warburg”, dal nome del suo scopritore, ma viene detto anche glicolisi aerobica. Questo effetto consiste nella capacità di scindere il glucosio (lo zucchero che in genere assumiamo attraverso l’alimentazione), in presenza di ossigeno. Ossigeno che è carente in presenza di tessuti tumorali: ecco perché le cellule cancerose ricorrono a una mutazione che gli consente di ‘vivere’ in queste condizioni.

A causa di tali mutazioni, le cellule tumorali sono in grado di convertire maggiori quantità di zucchero in acido lattico rispetto a quelle sane.

Lo zucchero fa male: uno studio di 9 anni

Partito nel 2008, lo studio è stato condotto dai ricercatori belgi Johan Thevelein (VIB-KU Leuven Center for Cancer Biology), Wim Versées (VIB-VUB Center for Structural Biology) e Veerle Janssens (Università Cattolica del Belgio). Il focus di ricerca principale degli studiosi è stato proprio il Warburg effect. Effetto sulle cui cause non è stata ancora fatta del tutto chiarezza: in particolare, non è chiaro se si tratti di un semplice sintomo del cancro o una sua causa.

In ogni caso, lo studio belga conferma il collegamento tra questo effetto e la potenza oncogenica delle cellule cancerose. Lo spiega lo stesso professor Thevelein:

«La nostra ricerca rivela in che modo il consumo iperattivo di zucchero da parte delle cellule tumorali conduca a un circolo vizioso che stimola continuamente la crescita e lo sviluppo del cancro. Inoltre, [lo studio] è in grado di spiegare la correlazione tra la forza dell’effetto Warburg e l’aggressività del tumore».

Thevelein ci tiene a sottolineare come “questo collegamento tra zucchero e cancro abbia conseguenze impetuose: i risultati della nostra ricerca offrono le basi per studi futuri in questo campo”.

La prova di tale collegamento viene dagli esperimenti sul lievito condotti dai ricercatori. Nel lievito, infatti, sono state individuate le proteine “Ras”, comuni anche nelle cellule tumorali, che stimolano la moltiplicazione sia delle cellule del lievito che di quelle cancerose.

«Abbiamo osservato – spiega Thevelein – che la degradazione dello zucchero nel lievito è collegata all’attivazione delle proteine Ras, attraverso l’intermediazione del fruttosio 1,6-bisfosfato».

Malgrado la ricerca rappresenti un importante passo avanti nello studio dei tumori, i ricercatori restano con i piedi per terra:

«I risultati non sono sufficienti per identificare la causa primaria dell’effetto Warburg: sono necessarie ulteriori ricerche», conclude Thevelein.

fonte: https://www.ambientebio.it/salute/nuove-scoperte/lo-zucchero-fa-male-masse-tumorali/

L’ultimo avvertimento shock del prof. Veronesi: “Quasi tutti ci ammaleremo di tumore a causa di cibo e acqua inquinati, inquinamento atmosferico e delle nostre pessimi abitudini”.

 

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L’ultimo avvertimento shock del prof. Veronesi: “Quasi tutti ci ammaleremo di tumore a causa di cibo e acqua inquinati, inquinamento atmosferico e delle nostre pessimi abitudini”.

Umberto Veronesi, fondatore e direttore scientifico dell’istituto di oncologia-leo di Milano, ha fatto di recente un discorso molto significativo alla IULM, università milanese.

Si tratta di un discorso preoccupante a dire il vero, le notizie non sono buone. Ma allarmarsi è del tutto inutile, e per evitare che si verifichi il peggio è importante adottare uno stile di vita quanto più corretto possibile. In Italia, nel corso dell’anno, ci sono 363.300 nuove diagnosi relative ai tumori, fatta esclusione per i carcinomi della cute. Il 54% riguarda gli uomini, il 46% fa invece riferimento alle donne. Ponendo in considerazione l’intera popolazione, e quindi ponendo in esclusione i carcinomi della cute, il tumore più frequente riguarda la mammella, che si verifica nel 14% dei casi, seguito poi da altre parti del corpo che vengono attaccate.

C’è da dire che gli esperti sottolineano come il cancro nell’antichità fosse una malattia rarissima, quasi del tutto sconosciuta, si tratta dunque di un male moderno, reso possibile dall’uomo stesso, ed è il frutto dello stile di vita della società occidentale(!).

In un ambiente naturale non c’è nulla che può provocare il cancro, quindi si tratta di una malattia “artificiale” dettata da inquinamento e legata alle varie abitudini che le persone possiedono, incluse quelle alimentari.

Nei millenni precedenti le tracce di cancro non risultano, o se risultano sono eventi rarissimi. Il cancro, di conseguenza, si rivela un qualcosa di artificiale, e quindi che si può e deve affrontare.

Ma cosa può favorire il cancro? L’assenza di attività fisica, il consumo elevato di zucchero (uno studio ha dimostrato che non solo favorisce il cancro, ma può addirittura essere la causa primaria del cancro), i metalli pesanti e le sostanze chimiche. Occorre evidenziare come frutta e verdura che compriamo al supermercato siano piene di sostanze antiparassitarie, che tuttavia sono dannose per il nostro corpo. Anche cosmetici, deodoranti, le stesse creme si rivelano con la presenza di sostanze chimiche e di metalli pesanti. La carne che mangiamo al supermercato, ma anche dal macellaio è carica di ormoni e antibiotici. Persino farmaci e vaccini contengono metalli pesanti. Addirittura l’aria che repiriamo è pericolosa: come l’acqua, rivela avere arsenico e altri metalli pesanti.

Ogni sostanza sopra citata si deposita nei tessuti, interferendo con le reazioni vitali, danneggiando il DNA e generando dunque il cancro.

Di contro, chi mangia bene e vive felice, in un ambiente sano, può avere una vita anche lunga fino a 120 anni, come ad esempio dimostrano le popolazioni Okinawa e Hunza.

 

fonte: http://curiosity2015.altervista.org/lavvertimento-shock-veronesi-quasi-tutti-ci-ammaleremo-tumore-via-cibo-acqua-inquinati-inquinamento-atmosferico-varie-nostre-abitudini/

 

Attenzione – Lo zucchero alimenta il cancro. La ricerca che spiega come e perché…

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Attenzione – Lo zucchero alimenta il cancro. La ricerca che spiega come e perché…

LO ZUCCHERO ALIMENTA IL CANCRO. LO STUDIO CHE SPIEGA COME E PERCHÉ

Sul fatto che tra zucchero e cancro vi sia un’importante correlazione si discute da tempo, ma ora una nuova ricerca è riuscita a dare una svolta alla questione spiegando i meccanismi che sono alla base del rapporto tra eccessive assunzioni di zuccheri e la crescita di cellule tumorali.

Sappiamo che le cellule del corpo umano richiedono energia e questa viene ricavata dagli zuccheri presenti nel cibo che assumiamo. Non fanno eccezione neppure le cellule tumorali, anche queste infatti necessitano di zuccheri per poter crescere. Quello che le distingue però dalle cellule sane è il fatto che la loro assunzione di glucosio è di molto superiore a quella delle cellule non degenerate così come il tasso di fermentazione del glucosio in acido lattico.

Questo è conosciuto come effetto Warburg (dal nome del medico premio Nobel tedesco che l’ha scoperto ad inizio ‘900) e si ipotizza abbia a che fare con il rapido tasso di crescita del cancro anche se non è ancora chiaro se si tratta di un sintomo o di una causa della comparsa di questa malattia.

Un team di ricerca belga-olandese della Katholieke Universiteit Leuven e del VIB-VUB Center for Structural Biology di Bruxelles, ha studiato l’argomento per nove anni individuando il meccanismo grazie al quale le cellule tumorali metabolizzano lo zucchero. Per arrivare a questo risultato sono state utilizzate delle cellule di lievito che hanno un gene “Ras” che “programma” la sintesi delle omonime proteine che si trovano comunemente anche nelle cellule tumorali.

Si è visto così che nelle cellule di lievito con grande afflusso di glucosio, le proteine Ras si attivano troppo e di conseguenza le cellule poi crescono a ritmo accelerato. In sostanza quello che avviene al cancro se vi è grande presenza di zucchero è che, in questo modo, può diventare più aggressivo e difficile da trattare.

Johan Thevelein, autore principale dello studio pubblicato su Nature Communications, in proposito ha dichiarato:

“Abbiamo osservato che nel lievito il degrado dello zucchero è collegato all’attivazione delle proteine Ras tramite il fruttosio 1,6-biofosfato intermedio, che stimola la moltiplicazione di entrambi: lievito e cellule tumorali (…) La nostra ricerca rivela come il consumo di zucchero iperattivo delle cellule cancerose porta ad un circolo vizioso di continua stimolazione dello sviluppo del cancro e la crescita. Quindi è in grado di spiegare la correlazione tra la forza dell’effetto Warburg e l’aggressività del tumore”.

Si tratta di “una svolta” come l’hanno definita i ricercatori ma si è ancora lontani dal riuscire ad arginare l’avanzata del cancro grazie alla comprensione di questo meccanismo. Potrebbe essere questa la chiave per “affamare” le cellule tumorali, il problema è però come riuscirci senza creare problemi anche a quelle sane.

I risultati ottenuti da questa ricerca sono indubbiamente importanti e saranno una base fondamentale per futuri studi sull’argomento. Potrebbero avere anche implicazioni riguardo alla creazione di diete ad hoc per i malati di cancro.

Francesca Biagiol

Nora Bloise, la biotecnologa di Papasidero che promette di sconfiggere il tumore con i nanovettori.

 

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Nora Bloise, la biotecnologa di Papasidero che promette di sconfiggere il tumore con i nanovettori.

 

(Nella foto. Nora Bloise. Fonte foto: Fondazione Veronesi)

Nora Bloise nasce a Belvedere Marittimo (CS) nel 1983, ma cresce a Papasidero (Cs), Comune dell’entroterra calabrese di poco più di 700 anime. Si laurea in Biotecnologie Mediche all’Università degli Studi di Firenze si specializza in Scienze Biomediche all’Università degli Studi di Pavia.

Da qualche settimana il suo nome sta calcando le cronache nazionali perché sta sviluppando un trasportatore per indirizzare i chemioterapici direttamente nel cuore delle cellule tumorali. Il che, in altri termini, significa una nuova speranza per la lotta contro il tumore al seno. Una notizia che per la Calabria martoriata, bella e maledetta, è molto più di una buona novella. Ha quasi il sapore del riscatto sociale.

“Il tumore al seno è tuttora la neoplasia più frequente nella popolazione femminile – è scritto sulla pagine dei sito della Fondazione Veronesi -. Ma la ricerca non si ferma. Un nuovo filone, noto come «nanomedicina», sta ottenendo promettenti risultati in campo oncologico attraverso sistemi in grado di riconoscere e distruggere le cellule tumorali. Nora Bloise, biotecnologa calabrese al lavoro presso il Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università degli Studi di Pavia, sta applicando questo approccio alla cura del tumore al seno, sostenuta dalla Fondazione Umberto Veronesi grazie al progetto «Pink is good»”.

Chiara Segré, biologa e dottore di ricerca in oncologia molecolare, con un master in giornalismo e comunicazione della scienza nel cassetto, l’ha intervistata qualche settimana addietro.

Di seguito l’articolo pubblicato sul sito ufficiale della Fondazione Veronesi.

 

Nora, in cosa consiste il tuo progetto di «nanomedicina»?

«Sto sviluppando un nanovettore biocompatibile, in grado di attraversare i tessuti, intercettare e colpire solo le cellule tumorali. L’idea è di produrre un sistema formato da atomi d’oro e polimeri non tossici per l’organismo umano, e arricchirlo in superficie di molecole ad azione antitumorale e capaci di riconoscere le alterazioni di una cellula cancerosa».

 

Cos’è un nanovettore?

«Sono strutture molecolari molto piccole in grado di funzionare da “trasportatori” per altre molecole, ad esempio i farmaci. Il vettore che sto sviluppando ha un diametro di 4-100 nanometri. Un nanometro equivale a un milionesimo di millimetro».

 

L’obiettivo è quindi quello di trattare meglio e con più precisione il tumore al seno?

«Esatto. Una volta sviluppato il vettore, si dovrebbero ottenere due risultati: circoscrivere la massa tumorale e determinarne la morte. Questo anche grazie alla componente d’oro che, potendo essere surriscaldata con luce laser, danneggia irreversibilmente le cellule neoplastiche. Lo studio prevedrà la sintesi e caratterizzazione chimico-fisica del nanovettore, la sua coniugazione con farmaci anti-tumorali come il trastuzumab o la lectina, e la verifica della sua efficacia in vitro su cellule di tumore mammario».

 

Quali prospettive aprirà, anche a lungo termine, per la salute delle donne?

«A lungo termine si potranno avere importanti ricadute cliniche: l’aumento dell’efficacia e della selettività del trattamento terapeutico, che permetterebbe una riduzione della quantità di farmaco antitumorale per la paziente,  con un miglioramento della qualità di vita. Potrebbe anche essere usata nella diagnosi precoce».

Se ti dico scienza e ricerca, cosa ti viene in mente?

«Curiosità, scoperta, nuove conoscenza, progresso umano e sociale».

 

Quando hai capito che la tua strada era quella della scienza?

«Ho sempre voluto fare un lavoro che avesse a che fare con la scienza e la medicina. Da piccola sognavo di diventare un medico pediatra, poi crescendo ho sviluppato sempre più l’interesse per la ricerca, e per lo studio dei tumori in particolare, al punto che me ne occupai persino nella tesina per l’esame di maturità».

 

Hai comunque realizzato anche il sogno di aiutare i bambini malati.

«Sì, ho fatto volontariato in ospedale nei reparti pediatrici».

 

Qual è il lato negativo del tuo lavoro?

«La corsa a ostacoli per superare la condizione di “precarietà”. Alla lunga questo percorso può diventare logorante e far vacillare le proprie certezze per il proprio futuro. La speranza è comunque sempre in un lieto fine».

 

Una figura che ti ha ispirato nella tua vita.

«Senza ombra di dubbio i miei meravigliosi genitori».

 

Una cosa che vorresti assolutamente fare almeno una volta nella vita.

«Un viaggio a Capo Nord per vedere la luce del sole di mezzanotte con mamma e papà».

 

Un ricordo a te caro di quando eri bambina.

«Il cielo stellato d’estate che osservavo curiosa quando mio nonno spingeva il passeggino per riportare a casa mia sorella ed io. Le filastrocche di mia nonna e il canto delle cicale incorniciavano l’atmosfera. Indimenticabile».

 

fonte: http://www.francescalagatta.it/nora-la-biotecnologa-papasidero-cs-promette-annientare-tumore-al-seno-nanovettori/

Negli stati dove è legale il 25% dei malati di cancro sceglie di usare la cannabis

 

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Negli stati dove è legale il 25% dei malati di cancro sceglie di usare la cannabis

 

Negli stati dove l’uso medico della cannabis è legale, un malato di cancro su quattro sceglie di utilizzarla e quasi tutti cercano informazioni maggiori sulle sue proprietà terapeutiche. Questa la conclusione di una ricerca scientifica condotta nello stato di Washington (Usa) su 926 pazienti affetti da tumore.

Lo studio, condotto da una equipe di sette ricercatori presso il National Carcer Institute di Seattle, ha analizzato pazienti di entrambi i sessi di età compresa tra i 46 e i 66 anni, attraverso la somministrazione di una serie di questionari, allo scopo di verificare il tasso di utilizzo e di interesse riguardo alla cannabis tra i malati.

222 pazienti hanno dichiarato di aver utilizzato cannabis nell’ultimo anno. Tra questi, 193 ne facevano uso circa una volta a settimana, e 124 una o più volte al giorno. Non solo attraverso l’inalazione – che rimane comunque il metodo di assunzione più diffuso – ma anche attraverso l’ingestione di cibi a base di cannabinoidi.

Quanto alle motivazioni dell’utilizzo: la maggior parte dei pazienti ha dichiarato di utilizzare la cannabis per il trattamento del dolore, ma non mancano i pazienti che la utilizzano per contrastare i problemi di stomaco generati dai cicli di cura e per combattere lo stress che li ha colpiti dopo la scoperta della malattia.

Il 26% dei malati che utilizzano la cannabis ha affermato di ritenere che essa sia anche un farmaco direttamente efficace contro il cancro e di essere convinti che il loro tumore stia indietreggiando proprio grazie ai cannabinoidi.

Uno studio, per stessa ammissione dei ricercatori, condotto su numeri troppo piccoli per avere la pretesa di trarre conclusioni scientificamente certe, ma sufficiente per dimostrare ancora una volta come molti malati ritengano di ottenere benefici di vario tipo dall’utilizzo di cannabis.

Tra i 936 malati analizzati oltre il 75% ha richiesto di poter avere altre informazioni sulle qualità terapeutiche della cannabis, mostrando interesse ad un suo utilizzo. Frenato, a quanto pare, dalla scarsa inclinazione a fornire informazioni in merito da parte dei medici, anche negli stati dove la sua prescrizione è perfettamente legale. Meno del 15% dei pazienti ha infatti dichiarato di aver avuto informazioni sulla cannabis da parte dei medici; tutti gli altri si informano grazie ad amici, altri malati, parenti o media.

 

tratto da: http://www.dolcevitaonline.it/negli-stati-dove-e-legale-il-25-dei-malati-di-cancro-sceglie-di-usare-la-cannabis/

Il futuro della lotto al cancro è in Italia – A Palermo un equipe di eccellenza per la prima volta al mondo asporta un tumore stomaco senza bisturi!

 

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Il futuro della lotto al cancro è in Italia – A Palermo un equipe di eccellenza per la prima volta al mondo asporta un tumore stomaco senza bisturi!

 

Palermo, asportato tumore stomaco senza bisturi: prima volta al mondo

L’intervento all’Ismett: la paziente, 51 anni, è stata dimessa in tre giorni

Per la prima volta al mondo un tumore sottomucoso dello stomaco, che nasce cioè negli strati più profondi, è stato asportato radicalmente senza l’aiuto della chirurgia tradizionale ma solo grazie a una procedura endoscopica. A realizzare l’intervento, su una paziente di 51 anni, è stato l’Ismett di Palermo, l’istituto mediterraneo per i trapianti e terapie ad alta specializzazione. L’intervento è stato possibile grazie al nuovo sistema di sutura endoscopica che permette di «ricucire» il foro effettuato durante la procedura. La donna è stata sottoposta ad una vera e propria gastrectomia cuneiforme, ovvero un’asportazione di un tratto di tessuto dello stomaco a forma di cuneo. La seconda fase, quella di chiusura della parete gastrica è la più innovativa, spiegano i chirurghi Antonino Granata e Mario Traina: grazie ad uno strumento di sutura endoscopica di nuova generazione la parete gastrica è stata richiusa senza necessità di fastidiosi tagli nella parete addominale, o di dolorosi tubi di drenaggio.

Dimessa in tre giorni

La paziente è stata in grado di muoversi subito dopo il risveglio dall’anestesia, di rialimentarsi già dopo 48 ore senza alcun problema ed ha potuto lasciare l’ospedale solo dopo tre giorni dall’intervento. «Fino ad oggi questo tipo d’intervento è stato sempre eseguito solo per via chirurgica – spiegano gli esperti -. La letteratura scientifica riporta pochi tentativi di approccio endoscopico, solo in Cina alcuni interventi analoghi sono stati portati a termine ma con tecniche di sutura obsolete». Ogni anno, precisa Traina, si verificano in Italia tra 600 e 900 casi di tumore come quello asportato a Palermo. «La tecnica può essere utilizzata anche per altri tumori anche in altre parti dell’intestino come il retto il colon e l’esofago».

fonte: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/palermo/salute/17_ottobre_17/palermo-asportato-tumore-stomaco-senza-bisturi-prima-volta-mondo-5e6c87bc-b31d-11e7-93e7-547794075405.shtml

Cancro, lo studio inglese: solo il 35% dei nuovi farmaci allunga la vita

 

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Cancro, lo studio inglese: solo il 35% dei nuovi farmaci allunga la vita

Un articolo del British Medical Journal potrebbe scoraggiare i malati di cancro. Secondo questo studio firmato dai ricercatori del King’s College di Londra e della London School of Economics, infatti, la maggior parte dei farmaci anti-tumorali approvati dall’Agenzia europea per il farmaco (Ema) tra il 2009 e il 2013 non allunga la sopravvivenza e non migliora la qualità di vita.

Solo uno su tre migliora

A riportarlo è il magazine Newsweek, secondo cui lo studio inglese dimostra come solo 11 delle 68 indicazioni per farmaci approvati hanno prodotto benefici clinicamente significativi  a 5 anni dalla messa in commercio, valutati in termini di sopravvivenza e di qualità di vita. Dal 2009 al 2013, come riporta Quotidianosanita.it, l’Ema ha approvato l’uso di 48 farmaci oncologici per 68 indicazioni, e tra queste solo per il 35% delle indicazioni era stato certificato un aumento di sopravvivenza significativo e solo in un decimo dei casi era stato dimostrato un aumento della qualità di vita.

Perchè?

Secondo il dottor Vinay Prasad dell’Oregon Health and Sciences University,della Oregon Health and Sciences University, una delle cause di questi dati sarebbe il fatto che i pazienti sarebbero comprensibilmente disposti a provare dei farmaci non ancora testati per lunghi periodi, pur di avere un’opzione in più.

 

fonte: https://ilsalvagente.it/2017/10/09/cancro-lo-studio-inglese-solo-il-35-dei-nuovi-farmaci-allunga-la-vita/26627/

Gli studi di 2 università Inglesi contestano 48 farmaci antitumorali regolarmente approvati dall’Agenzia Europea del Farmaco: pochi o nulli i benefici in termini di sopravvivenza e qualità di vita! Chi lucra sulla nostra pelle?

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Gli studi di 2 università Inglesi contestano 48 farmaci antitumorali regolarmente approvati dall’Agenzia Europea del Farmaco: pochi o nulli i benefici in termini di sopravvivenza e qualità di vita! Chi lucra sulla nostra pelle?

King’s College di Londra e della London School of Economics sul British Medical Journal – 48 farmaci anti-cancro, spesso costosi, approvati dall’Agenzia europea del farmaco: benefici in termini di sopravvivenza o qualità di vita pochi o nulli!!

Dall’ANSA:

Tumori, studio britannico mette in dubbio il beneficio di 48 farmaci

Esame su medicinali approvati dall’Ue dal 2009 al 2013

Pochi o nulli i benefici in termini di sopravvivenza o qualità di vita: è questo il giudizio con cui i ricercatori del King’s College di Londra e della London School of Economics bocciano, sul British Medical Journal, 48 farmaci anti-cancro, spesso costosi, approvati dall’Agenzia europea del farmaco (Ema) tra il 2009 e 2013. Dopo un periodo minimo di 3,3 anni dalla loro entrata sul mercato, non sarebbero dunque emersi dati evidenti sui benefici di questi farmaci. Nel periodo esaminato, l’Agenzia ha approvato l’uso di 48 farmaci per il cancro per 68 indicazioni. Di queste, 8 (pari al 12%) sono state approvate sulla base di uno studio a singolo braccio di trattamento (cioè pazienti trattati con un solo farmaco). Al momento dell’approvazione da parte dell’Ema, solo per 24 indicazioni su 68 (pari al 35%) era stato dimostrato un aumento significativo della sopravvivenza, con un aumento di 1-5,8 mesi (2,7 mesi in media), e solo per 7 (10%) un miglioramento nella qualità di vita. Delle 44 indicazioni su cui non era stato dimostrato un miglioramento al momento dell’autorizzazione, questo è emerso successivamente, nel periodo post-marketing, solo per 3 (7%) in termini di sopravvivenza e per 5 (11%) come qualità di vita. Quindi, delle 68 indicazioni approvate dall’Ema e dopo un periodo medio di follow-up di 5,4 anni, solo 35 (51%) hanno mostrato un significativo miglioramento nella sopravvivenza o qualità di vita, mentre per 33 (49%) è rimasto incerto.

fonte: https://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/medicina/2017/10/06/tumori-studio-britannico-mette-in-il-dubbio-il-beneficio-di-48-farmaci_a81155f4-894f-417c-861a-190529d057a6.html

Chiaramente non è difficile capite perchè costose porcherie del genere siano state approvate dall’UE. C’è qualcuno che deve mangiarci, deve lucrarci. Sciacalli sulla pelle di gente malata e dei loro familiari. Le lobby  hanno un solo dio: il denaro. E che la Gente crepi pure innazi al suo altare!

By Eles

 

L’alcol è cancerogeno e l’industria lo ha deliberatamente nascosto!

 

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Alcol cancerogeno: i produttori nascondono la relazione tra alcol e cancro

L’alcol è cancerogeno, l’industria lo ha deliberatamente nascosto. Uno studio inglese e svedese dimostra la relazione tra alcol e cancro
L’alcol è cancerogeno e l’industria lo ha deliberatamente nascosto

“L’industria dell’alcol nasconde o minimizza il rischio di tumori associato al consumo di bevande alcoliche”. È questo il risultato dello studio condotto dai ricercatori della London School of Hygiene & Tropical Medicine e del Karolinska di Stoccolma.

Alcol ha proprietà cancerogene nascoste dalle aziende produttrici

Sebbene diversi studi scientifici abbiano dimostrano  la correlazione tra il consumo di alcool e forme tumorali al cavo orale, colon-retto, seno e fegato, tuttavia le aziende vinicole minimizzano o nascondono il fatto all’interno della loro comunicazione.

Durante il 2016, il gruppo di ricercatori ha analizzato 26 siti web di produttori vinicoli scoprendo che 24 su 26 di questi siti presentavano una comunicazione confusa sulla connessione tra alcol e cancro. dichiarando che non ci sono evidenze chiare, o negando palesemente questa connessione.

L’alcol è cancerogeno, lo dimostrano i risultatati di un studio inglese e svedese

“Bere alcol anche moderatamente aumenta il rischio di cancro, e la sensibilizzazione del pubblico è scarsa. Se ci fosse una maggiore conoscenza, per i produttori sarebbe una minaccia seria” ha spiegato Petticrew, il principale autore dello studio.

fonte: http://www.affaritaliani.it/medicina/alcol-cancerogeno-produttori-nascondono-la-relazione-tra-alcol-cancro-498564.html

Gli impressionanti numeri del cancro in Italia: il 40% dei casi di tumore sono evitabili.

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Gli impressionanti numeri del cancro in Italia: il 40% dei casi di tumore sono evitabili.

I numeri del cancro in Italia 2017: il 40% dei casi di tumore sono evitabili

Tumori: il 40% può essere evitato; si muore di più di tumore al pancreas; al Sud meno casi di tumore ma si sopravvive meno…Ecco I numeri del cancro in Italia

Cancro in Italia, presentato oggi al ministero della la settima edizione del volume “I numeri del cancro in Italia 2017” che fotografa l’universo cancro in tempo reale grazie al lavoro dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), dell’Associazione Italiana Registri Tumori (Airtum) e della Fondazione Aiom.

Tumori: il 40% dei casi sono evitabili

 

“È necessario continuare a promuovere campagne di sensibilizzazione perché’ il 40% dei casi di tumore può essere evitato seguendo uno stile di vita sano, e con la prevenzione si possono inoltre generare risparmi e liberare risorse che potrebbero essere indirizzate alla promozione di progetti di ricerca e alla disponibilità di nuove terapie”.

Lo scrive il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, nella prefazione del volume ‘I numeri del cancro in Italia 2017’, giunto alla settima edizione, grazie alla collaborazione tra l’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) e l’Associazione italiana dei registri tumori (Airtum).

“Resta ancora molto da fare – aggiunge Lorenzin – per combattere in maniera ancora più incisiva l’abitudine al fumo di sigaretta, in particolare per i giovani e per le donne, tra le quali continuano a crescere l’incidenza e la mortalità per tumore del polmone, direttamente correlato all’abitudine tabagica, e per una maggiore penetrazione dei programmi di screening, che in alcune aree del Paese presentano ancora bassi livelli di diffusione”
Sottolineando l’importanza della ricerca, dell’umanizzazione nel rapporto medico-paziente, Lorenzin ribadisce la necessità di avere “sempre di più lo sviluppo e la definizione di un approccio integrato e multidisciplinare sia in termini di strategia di cura sia per garantire una offerta adeguata di assistenza in continuità tra ospedale e territorio, vicino al domicilio, realizzando una presa in carico globale della persona nei suoi bisogni sanitari, sociali e relazionali attraverso l’integrazione dei vari attori istituzionali e non istituzionali, delle famiglie e delle associazioni”.

Tumori: 369mila stimati per 2017, il 52% riguarda maschi 

 

Sono 369mila i nuovi casi di tumore in Italia stimati nel 2017. Circa il 52% riguarda persone di sesso maschile (192.000), il 48% circa (177.000) quelle di sesso femminile. Nel 2016, viene ricordato, i nuovi casi erano stati 365.800. “L’incidenza è in netto calo negli uomini (-1.8% per anno nel periodo 2003-2017), legata principalmente alla riduzione dei tumori del polmone e della prostata, ed e’ stabile nelle donne, ma si deve fare di più per ridurre l’impatto di questa malattia, perché’ oltre il 40% dei casi è evitabile”, ha affermato Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom.

 

Tumori: più malati al Nord, ma minore sopravvivenza a Sud 

 

“Si conferma, anche nel rapporto I numeri del cancro in Italia 2017, un’Italia a due velocità per quanto riguarda il cancro: emerge infatti una forte difformità tra il numero di nuovi casi registrati al Nord rispetto al Centro e al Sud, sia negli uomini che nelle donne”. Lo ha detto Lucia Mangone, presidente Airtum,

“Al Nord – ha spiegato Mangone – ci si ammala di più rispetto al Sud. Il tasso d’incidenza tra gli uomini è più basso dell’8% al Centro e del 17% al Sud/Isole rispetto al Nord e per le donne del 5% e del 18%. Alla base di queste differenze vi sono fattori protettivi che ancora persistono al Sud, ma anche una minore esposizione a fattori cancerogeni (abitudine al fumo, inquinamento ambientale ecc). Per contro – ha aggiunto Mangone – al Sud si sopravvive di meno: nelle regioni meridionali, dove gli screening oncologici sono ancora poco diffusi, non si è osservata la riduzione della mortalità e dell’incidenza dei tumori della mammella, colon-retto e cervice uterina”.

 

Tumori: si muore più spesso per il tumore al pancreas, il tumore del colon-retto e il tumore al seno sono i più diffusi 

 

“La bestia nera in termini di mortalità in entrambi i sessi riguarda ancora il tumore del pancreas (solo 8% i pazienti vivi a 5 anni dalla diagnosi)”. Lo ha detto Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom, illustrando questa mattina al ministero della Salute i dati contenuti nel volume “I numeri del cancro in Italia 2017”.

I 5 tumori più frequenti nel 2017, ha poi aggiunto Pinto, sono quelle del colon-retto (53.000 nuovi casi), del seno (51.000), in crescita solo nelle fasce di età dove si è avuto un ampliamento dello screening, cioè fra i 45-49 anni e nelle over 70, del polmone (41.800), della prostata (34.800) e della vescica (27.000).

 

Tumori: “boom” di quelli al polmone fra donne (+49% in 10 anni) 

 

“E’ un vero e proprio boom di diagnosi di cancro del polmone fra le donne: 13.600 nel 2017 (+49% in 10 anni), dovuto alla forte diffusione del fumo fra le italiane”. E’ quanto si legge nel volume “I numeri del cancro in Italia 2017” che precisa inoltre che “crescono in entrambi i sessi anche i tumori del pancreas, della tiroide e il melanoma, mentre sono in calo le neoplasie allo stomaco e al colon-retto, grazie anche alla maggiore estensione dei programmi di screening”. Il tumore che ha fatto registrare nel 2014 il maggior numero di decessi, viene sottolineato, è quello al polmone (33.386), seguito da colon-retto (18.671), mammella (12.330 decessi), pancreas (11.186) e stomaco (9.557).

 

Tumori: Aiom, mortalità continua a diminuire 

 

Tuttavia, la buona notizia è che “La mortalità continua a diminuire in maniera significativa in entrambi i sessi come risultato di più fattori, quali la prevenzione primaria (in particolare la lotta al tabagismo), la diffusione degli screening su base nazionale e il miglioramento diffuso delle terapie in termini di efficacia e di qualità di vita in un ambito sempre più multidisciplinare e integrato”. Lo ha detto oggi Stefania Gori,

“Piu’ pazienti hanno lunghe sopravvivenze e più persone guariscono dal cancro: e questo è un importante risultato di sanità pubblica”, ha aggiunto Gori. Complessivamente, la sopravvivenza a 5 anni nelle donne raggiunge il 63%, migliore rispetto a quella degli uomini (54%), in gran parte determinata dal tumore del seno, la neoplasia più frequente fra le italiane, caratterizzata da una buona prognosi. I cittadini che si sono ammalati nel 2005-2009 hanno una sopravvivenza migliore rispetto a chi e’ stato colpito dalla malattia nel quinquennio precedente sia negli uomini (54% vs 51%) che nelle donne (63% vs 60%). Le percentuali più alte a 5 anni si registrano in Emilia-Romagna e Toscana sia negli uomini (56%) che nelle donne (65% donne). “Un bilancio nel suo complesso fortemente positivo – ha osservato Carmine Pinto, presidente nazionale Aiom – perché’, anche con minori risorse economiche disponibili in percentuale del PIL rispetto ai Paesi dell’Europa occidentale, la sanità pubblica italiana raggiunge questi importanti risultati.

 

fonte: http://www.affaritaliani.it/medicina/i-numeri-del-cancro-in-italia-2017-il-40-dei-casi-di-tumore-sono-evitabili-499243.html